13 Giugno 2019 - Città del Vaticano - Sono molte oggi “le forme di schiavitù” a cui sono sottoposti ,milioni di persone. Lo denuncia oggi Papa Francesco nel messaggio per la terza Giornata Mondiale dei Poveri che si celebrerà il prossimo 17 novembre e che avrà come tema “La speranza dei poveri non sarà mai delusa”. Il pontefice fa un elenco dettagliato: “famiglie costrette a lasciare la loro terra per cercare forme di sussistenza altrove; orfani che hanno perso i genitori o che sono stati violentemente separati da loro per un brutale sfruttamento; giovani alla ricerca di una realizzazione professionale a cui viene impedito l’accesso al lavoro per politiche economiche miopi; vittime di tante forme di violenza, dalla prostituzione alla droga, e umiliate nel loro intimo”. “Come dimenticare, inoltre, i milioni di immigrati vittime di tanti interessi nascosti, spesso strumentalizzati per uso politico, a cui sono negate la solidarietà e l’uguaglianza?”, scrive il papa che nel messaggio sottolinea come “si possono costruire tanti muri e sbarrare gli ingressi per illudersi di sentirsi sicuri con le proprie ricchezze a danno di quanti si lasciano fuori” ma “non sarà così per sempre”. Il “giorno del Signore”, come descritto dai profeti “distruggerà le barriere create tra Paesi e sostituirà l’arroganza di pochi con la solidarietà di tanti. La condizione di emarginazione in cui sono vessati milioni di persone non potrà durare ancora a lungo. Il loro grido aumenta e abbraccia la terra intera”. Per papa Francesco “non è mai possibile eludere il pressante richiamo che la Sacra Scrittura affida ai poveri. Dovunque si volga lo sguardo, la Parola di Dio indica che i poveri sono quanti non hanno il necessario per vivere perché dipendono dagli altri. Sono l’oppresso, l’umile, colui che è prostrato a terra. Eppure, dinanzi a questa innumerevole schiera di indigenti, Gesù non ha avuto timore di identificarsi con ciascuno di essi: ‘Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me’”. (R.Iaria)
Primo Piano
Migrantes Piemonte Valle d’Aosta: “Pellegrini per la Pace” al Santuario Regina Pacis di Boves
13 Giugno 2019 - Cuneo - Una giornata di Pentecoste vissuta nell’incontro tra gruppi, paesi, lingue che si sono dati appuntamento per vivere una giornata di preghiera domenica 9 giugno 2019, presso il Santuario Regina Pacis, a Fontanelle di Boves (Cn), in occasione del “Pellegrinaggio dei popoli”, manifestazione annuale organizzata dal Coordinamento regionale Migrantes di Piemonte e Valle d’Aosta. Quest’anno l’incontro è stato ospitato nella Diocesi di Cuneo e organizzato dalla Migrantes di Cuneo.
Giunto alla sesta edizione, il Pellegrinaggio ha coinvolto circa ottocento persone di diverse etnie provenienti dalle diocesi di Alba, Asti, Cuneo e Torino.
“Pellegrini per la pace” è stato il tema della giornata, su cui i partecipanti hanno potuto riflettere e rivolgere le loro preghiere nei momenti dedicati: la mattina in tre diverse Vie Crucis e nella S. Messa celebrata a chiusura della manifestazione dal Vescovo di Asti Mons. Marco Prastaro, delegato regionale Migrantes. La giornata è stata anche occasione per condividere canti e balli tradizionali dei diversi paesi di provenienza dei pellegrini, nel parco adiacente il Santuario. “L’atmosfera che si è creata domenica ci riempie il cuore. Forse per merito del luogo e della disposizione del Santuario, i pellegrini erano stretti in un ‘abbraccio’ – afferma Don Giuseppe Costamagna, direttore della Migrantes di Cuneo a conclusione della manifestazione -. Un abbraccio che ricorda la Pentecoste e la Madonna”. A fare la loro parte sono stati anche i volontari e la comunità di Fontanelle che hanno partecipato all’organizzazione e agli eventi della manifestazione. “La banda del paese ha suonato per i pellegrini, il Rettore del Santuario, Don Giuseppe Panero, ha partecipato al Pellegrinaggio con grande coinvolgimento – continua Don Giuseppe Costamagna -. Domenica abbiamo potuto vivere la bellezza del sentirsi un’unica famiglia, nel rispetto delle diversità di ogni comunità”.
L’esperienza di comunione vissuta domenica al Santuario di Fontanelle di Boves dimostra quanto sia opportuno e urgente concentrarsi, oltre le parole, nel promuovere momenti di condivisione e di preghiera tra sorelle e fratelli cristiani, anche migranti, come ha sottolineato Sergio Durando, direttore della Migrantes regionale al termine della Santa Messa in Santuario: “Tutti possiamo diventare operatori di pace, ogni giorno, per costruire comunità più unite, solidali e aperte. Il Pellegrinaggio si sta chiudendo, ma parte da Fontanelle di Boves un’onda di testimoni e portatori di pace che si propagherà nel tempo e nello spazio, a partire dai nostri ambienti di vita quotidiana”.
Da Oriente e Occidente e in ogni lingua del mondo
13 Giugno 2019 - Milano – “Verranno dall’Oriente e dall’Occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli!” (Mt 8,11). Per alcuni secoli, le comunità cristiane del Mediterraneo furono composte da ex-pagani, favoriti nel loro approdo alla salvezza (come dice san Paolo) da una provvisoria e parziale infedeltà dell’Antico Israele. Ma una volta insediata nel mondo greco-romano, la Chiesa non ha visto nella profezia di Gesù una pericolosa eventualità da scongiurare con muri e porti chiusi. Ha invece inviato messaggeri fino ai popoli più lontani per favorire la loro entrata nel Regno.
Al Nord un monaco inglese di nome Winfrid (poi Bonifacio) irraggia la vita cristiana in tutta la Germania. A Est vanno Cirillo e Metodio, come maestri di fede e di una lingua scritta, base per la memoria dei popoli. Anche Federico Barbarossa venerava nei Magi evangelici le avanguardie di quei pagani dei quali si riconosceva erede e nel 1160 – certo poco rispettoso dello spirito di Betlemme – portava a Colonia come bottino le loro 'reliquie'. Francesco Saverio in Giappone e Matteo Ricci in Cina, come lo sforzo missionario di Ottocento e Novecento, pur tra ombre ed errori, testimoniano che mai l’orizzonte cristiano si è fermato ai confini di uno Stato, di un popolo, di una lingua. Oggi, mi domando, quanti cristiani conoscono il brano di Matteo da cui siamo partiti? Quanti avvertono la minaccia con cui quel brano si chiude “i figli del regno” – fattisi padroni abusivi della salvezza – “saranno gettati fuori”? Probabilmente molto pochi.
Di questa diffusa ignoranza siamo tutti colpevoli. Ma a questo si aggiunge altro veleno. Giorni fa, in un dibattito televisivo, un tale ha affermato – non contraddetto – che “i sovranisti sono comunitari” e “i progressisti sono elitari”. A parte gli equivoci contenuti nei termini 'sovranista' e 'progressista', il messaggio è chiaro: chi predica la chiusura dei confini (etnici, culturali, religiosi) ama la sua comunità; chi chiede apertura e accoglienza (e per questo lavora), non è amico del popolo, il quale vuole tenersi stretto quello che possiede e non essere disturbato da discorsi troppo elevati. Con ogni evidenza, due falsità di bassa lega.
Viene fatta una obiezione più seria: le affermazioni del Vangelo non sono soluzioni già pronte per i problemi del momento. Vero. Ci permettono però di giudicare idee e proposte. E ci indicano sempre una 'via d’uscita', che non distrugge la giusta sovranità e indirizza il progresso. Insegnare l’italiano ai profughi è un inizio di annuncio, se è vero – come è evangelicamente vero – che, ce lo ricorda papa Francesco, “si deve partire sempre dagli ultimi”. Pretendere che sia riconosciuta una civile e controllabile residenza ai richiedenti asilo è difesa evangelica della dignità umana. Trattare con amore ogni povero è obbedire a Lui. Ricordare ai nostri piccoli greggi, a Pentecoste e non solo, che il Cristo ha “altre pecore che non sono di questo ovile” e che il suo desiderio è quello di “un solo ovile e un solo pastore” è dovere di chi serve la Parola. Che risuona senza confini, in tutte le lingue del mondo. Realizzare i progetti di Cristo è impresa difficile e lunga. Ma contraddire i suoi desideri sarebbe semplicemente rinnegare il nostro essere cristiani. (Sandro Lagomarsini – Avvenire)
Torino: “Balon Mundial” con 40 squadre in campo
12 Giugno 2019 - Torino - Quaranta squadre di calcio si sfidano a Torino in Balon Mundial, considerata la Coppa del Mondo delle comunità dei migranti. Dal 15 giugno al 21 luglio giocheranno sui campi della Colletta 32 selezioni maschili e 8 femminili, in rappresentanza di 32 comunità di migranti presenti nel capoluogo piemontese. Parteciperanno all'iniziativa mille atleti.
La manifestazione, giunta alla 13/a edizione – scrive AnsaMed - avviene per la seconda volta con la partnership del Museo Egizio, la cui sede ha ospitato ieri il sorteggio dei gironi. Per l'occasione, ha annunciato la presidente del Museo, Evelina Christillin, l'Egizio aprirà le sue porte a tutti i giocatori, che potranno visitare le sue sale insieme a un accompagnatore al prezzo simbolico di 1 euro. E il 15 giugno, giorno di partenza dell'iniziativa, ci sarà un'apertura speciale con ingresso gratuito per tutti fino alle 23,30. “Lo sport, come la cultura - ha rimarcato Christillin - uniscono: noi siamo per i ponti, non per i muri. Anche queste manifestazioni, all'insegna dell'esserci come comunità, sono un modo per fare politica”.
Messico: artisti italiani per Frida all’Istituto di Cultura
12 Giugno 2019 - Roma - Sarà l’Istituto di Cultura Italiana di Città del Messico ad ospitare, dal 20 giugno prossimo, la mostra “Omaggio a Frida” in onore dell’artista messicana nota per suoi dipinti ricchi di simbolismo. L’iniziativa è del presidente del Centro di Aggregazione Culturale di Ragusa, Amedeo Fusco, che ha coinvolto diversi artisti contemporanei italiani e non solo in un progetto che li ha visti protagonisti di mostre in molte città italiane. Si tratta di opere pittura, scultura, fotografie che in qualche modo rendono omaggio alla figura di Frida Kahlo y Calderón. Solo in Italia sono state migliaia le persone che hanno avuto modo di visitare la mostra: da Milano a Firenze, Cosenza, Trieste, etc.
Fusco, originario di Scala Coeli in Calabria, è un artista a tutto tondo. Ha recitato come attore di teatro, diretto commedie, intrepretato brani musicali…e scritto canzoni anche nel suo dialetto, quello calabrese. La sua storia lo ha portato oggi a vivere in Sicilia, a Ragusa ma non ha mai dimenticato la Calabria. E ne va orgoglioso, come ripete spesso nelle sue tante interviste a emittenti nazionali e locali. Lo scorso anno ha pubblicato anche un cd da titolo “Vita mija” dove si sente forte la nostalgia per la sua terra, un sentimento che coinvolge chiunque, per varie ragioni , lascia la propria terra, le proprie origini che però non dimentica… (R. Iaria)
Svezia: dal Consiglio delle Chiese no alla legge che limita permesso di residenza e ricongiungimenti familiari ai richiedenti asilo
12 Giugno 2019 - Roma - L’ufficio di presidenza del Consiglio delle Chiese svedese ha scritto oggi una lettera ai membri del parlamento a pochi giorni del voto del 18 giugno su una possibile estensione della validità della legge del 2016 che limitava le possibilità di ottenere la residenza in Svezia e i ricongiungimenti familiari per richiedenti asilo. Nella lettera - riferisce il Sir - che invita i membri del Riksdag a votare contro l’estensione della legge, si legge che “quando nel 2016 è stata introdotta la legge sulla restrizione, l’intenzione dichiarata dal governo era di ridurre il numero degli arrivi di richiedenti asilo in Svezia. È indiscutibile che questo numero sia diminuito, ma il nesso causale tra l’introduzione della legge e il numero nettamente in calo dei richiedenti asilo è tutt’altro che chiaro”. Sarebbe infatti legato ad altri fattori, come la chiusura della rotta dei Balcani occidentali e l’accordo Ue-Turchia. Secondo i leader delle Chiese la legge in questione avrebbe avuto “molte altre conseguenze negative” sulle possibilità di “una buona integrazione”, proprio per aver di fatto sostituito i permessi di soggiorno permanenti con permessi a “scadenza”, aver posto severi limiti ai ricongiungimenti famigliari e aver ridotto i diritti dei richiedenti asilo ad aiuti economici e sociali. Le Chiese sostengono quindi il no a un’estensione della legge, il ritorno alla legge ordinaria legge per lavorare negli anni a venire a una nuova legislazione.
Io accolgo: domani la presentazione della Campagna
12 Giugno 2019 - Roma - Dare visibilità a tutte quelle esperienze diffuse di solidarietà che contraddistinguono il nostro Paese: dalle famiglie che ospitano stranieri che non hanno più un ricovero alle associazioni che organizzano corridoi umanitari, dai tanti sportelli legali e associazioni di giuristi che forniscono gratuitamente informazioni e assistenza ai migranti a chi apre ambulatori in cui ricevere assistenza sanitaria gratuita e a chi coopera a livello internazionale per accompagnare le migrazioni forzate. È l’obiettivo della campagna ‘Io Accolgo’ che verrà presentata domani, giovedì 13 giugno in una conferenza stampa (presso l’Hotel delle Nazioni alle 12) da un ‘cartello’ di associazioni e movimenti. Tra i promotori anche la Fondazione Migrantes.
Frontex chiede all’Europa più collaborazione
12 Giugno 2019 - Roma - Secondo il direttore di Frontex, Fabrice Leggeri, la situazione dell’immigrazione “è migliorata in modo significativo. In totale, abbiamo registrato circa 30 mila attraversamenti irregolari di confine nell’Ue dall’inizio dell’anno. La maggior parte in Grecia, dove i migranti stanno attraversando il confine dalla Turchia. Ma il Mar Egeo è di nuovo il percorso numero uno”. Secondo il capo dell’agenzia europea per il controllo dei confini, l’Ue “resta sotto pressione, e lo resterà nei prossimi decenni. Pertanto, l’Ue e i suoi Stati membri devono anche collaborare strettamente con i Paesi di origine per rendere lì la vita più vivibile. La politica non dovrebbe limitarsi alla sola protezione delle frontiere”.
Alcune settimane fa le Chiese europee hanno offerto accoglienza per un congruo gruppo di migranti rinchiusi nei controversi centri di accoglienza sulle isole greche. A Lesbo si era recato anche il cardinale elemosiniere Konrad Krajewski, che aveva portato la concreta carezza di papa Francesco e aprendo la strada al dialogo con il governo di Atene che presto potrebbe annunciare la riapertura dei corridoi umanitari verso Paesi disposti ad accogliere migranti e profughi.
Migranti venezuelani: preoccupazione organizzazioni religiose e umanitarie, preoccupazione per decisione Perù di aprire frontiera solo a chi è provvisto di visto umanitario
12 Giugno 2019 - Roma - “Preoccupazione per la decisione adottata dal Perù lo scorso 6 giugno, la quale chiede alle persone venezuelane di esibire un visto umanitario per accedere al territorio peruviano”: viene espressa da un nutrito numero di organizzazioni ecclesiali e sociali di tutta l’America Latina, appartenenti al Gruppo di lavoro per la mobilità umana dei venezuelani. Una nota diffusa ieri mette in luce che il provvedimento, destinato a entrare in vigore a partire dal 15 giugno, “invece che essere di carattere umanitario, si trasformerà in una barriera inaccessibile” che impedirà l’ingresso in Perù a “una popolazione che ha diritto alla protezione internazionale”.
Infatti, “questa nuova restrizione ha un impatto diretto sulla possibilità di accedere al diritto di chiedere e ricevere asilo da parte delle persone che forzatamente sono costrette a uscire dal Venezuela”.
La nota ricorda che il provvedimento è già stato preso dal Cile lo scorso anno e si è risolto in un fallimento, visto che solo il 30% dei migranti venezuelani ha presentato la documentazione, mentre la maggioranza continua a entrare con il visto turistico.
Le organizzazioni firmatarie della nota ricordano che “è totalmente contraddittorio affermare la violazione dei diritti umani che si vive nel territorio venezuelano e, al tempo stesso, chiudere le frontiere a questa popolazione”. Agli Stati le organizzazioni chiedono, sulla scorta delle indicazioni date dall’Onu attraverso l’UNHCR, di facilitare l’ingresso e la concessione di asilo ai venezuelani che continuano a lasciare il loro Paese. (Sir)
Ancora partenze: 61 persone riportate in Libia
12 Giugno 2019 - Roma - Una sessantina di migranti, quasi tutti provenienti dal Sudan, sono stati recuperati ieri dalla Guardia costiera libica su un gommone alla deriva che si trovava a “92 miglia a nord-ovest di Khoms”, quindi a est di Tripoli. Lo riferisce un post pubblicato nel pomeriggio dalla pagina Facebook della Marina libica. I 61 migranti erano tutti uomini (49 i sudanesi) tranne una donna del Togo. In cinque hanno dichiarato di provenire dal Bangladesh e gli altri dal Benin (4), Ciad e Mali. L’intervento, innescato da “una richiesta di soccorso” lanciata dallo stesso gommone, è stato compiuto dalla motovedetta “Obari”. Dopo aver ricevuto “le necessarie cure umanitarie e mediche”, i migranti sono stati affidati al “centro di accoglienza” dell’Autorità per la lotta all’immigrazione illegale di “Souk al Khoms”, riferisce nella nota la Marina libica riferendosi implicitamente a una località situata un centinaio di chilometri in linea d’aria a est di Tripoli. Nonostante, infatti, il calo degli arrivi in Italia, e la riduzione drastica di navi civili di salvataggio, le partenze dalla Libia non si sono azzerate. Da inizio anno, infatti, a fronte di 2.144 arrivi sulle coste italiane via mare, altre 2.747 persone sono state intercettate e riportate in Libia dalla cosiddetta guardia costiera di Tripoli. Tra loro anche circa 270 bambini (dati ACNUR aggiornati al 10 giugno). Nei fatti, sono ad oggi di più le persone costrette a tornare nel Paese da cui cercano di fuggire, e dove sono in corso violenti scontri, nonostante tutte le organizzazioni internazionali abbiamo ormai formalmente dichiarato che la Libia non può essere considerato un porto sicuro.
Papa Francesco: il rapporto di gratuità con Dio ci aiuta a servire gli altri
12 Giugno 2019 - Città del Vaticano - Dare gratis quello che si è ricevuto da Dio gratis. L’omelia di Papa Francesco ieri alla Messa a Casa Santa Marta è stata tutta incentrata sulla gratuità di Dio e, quindi, sulla gratuità da avere con gli altri, sia con la testimonianza sia con il servizio. L’invito è quindi ad allargare il cuore perché la grazia venga. La grazia, infatti, non si acquista. E a servire il popolo di Dio, non a servirsene.
La riflessione di Papa Francesco, riferisce VaticanNews, parte dal brano del Vangelo (Mt 10,7-13) sulla missione degli apostoli, la missione di ognuno dei cristiani, se inviato. “Un cristiano non può rimanere fermo”, la vita cristiana è “fare strada, sempre”, ricorda il Papa commentando le parole di Gesù nel Vangelo: “Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demoni”. Questa è dunque la missione e si tratta di “una vita di servizio”: “La vita cristiana è per servire. È molto triste quando troviamo cristiani che all’inizio della loro conversione o della loro consapevolezza di essere cristiani, servono, sono aperti per servire, servono il popolo di Dio, e dopo finiscono per servirsi del popolo di Dio. Questo fa tanto male, tanto male al popolo di Dio. La vocazione è per ‘servire’, non per ‘servirsi di’”.
La vita cristiana è poi “una vita di gratuità”. Sempre nel brano del Vangelo proposto dalla Liturgia di oggi, il Signore va al nocciolo della salvezza: “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”. La salvezza “non si compra”, “ci è data gratuitamente”, ricorda il Papa sottolineando che Dio, infatti, “ci salva gratis”, “non ci fa pagare”. E come Dio ha fatto con noi, così “noi dobbiamo fare con gli altri”. E proprio questa gratuità di Dio “è una delle cose più belle” : “Sapere che il Signore è pieno di doni da darci. Soltanto, chiede una cosa: che il nostro cuore si apra. Quando noi diciamo ‘Padre nostro’ e preghiamo, apriamo il cuore, perché questa gratuità venga. Non c’è rapporto con Dio fuori dalla gratuità. Delle volte quando abbiamo bisogno di qualcosa di spirituale o di una grazia, diciamo: ‘Mah, io adesso farò digiuno, farò una penitenza, farò una novena …’. Va bene, ma state attenti: questo non è per ‘pagare la grazia’, per ‘acquistare’ la grazia; questo è per allargare il tuo cuore perché la grazia venga. La grazia è gratuita”.
Tutti i beni di Dio sono gratuiti, prosegue Papa Francesco avvertendo però che il problema è che “il cuore si rimpiccolisce, si chiude” e non è capace di ricevere “tanto amore gratuito”. Non bisogna mercanteggiare con Dio, ricorda poi il Papa, “con Dio non si tratta”.
Poi c’è l’invito a dare gratuitamente. E questo, sottolinea il Papa, è specialmente “per noi pastori della Chiesa”, “per non vendere la grazia”. “Fa tanto male”, dice, quando si trovano dei pastori che fanno affari con la grazia di Dio: “Io farò questo, ma questo costa tanto, questo tanto…”. La grazia del Signore è gratuita e “tu – dice - devi darla gratuitamente”: “Nella nostra vita spirituale abbiamo sempre il pericolo di scivolare sul pagamento, sempre, anche parlando con il Signore, come se noi volessimo dare una tangente al Signore. No! La cosa non va lì! Non va per quella strada. ‘Signore se tu mi fai questo, io ti darò questo’, no. Io faccio questa promessa, ma questo mi allarga il cuore per ricevere quello che è lì, gratuito per noi. Questo rapporto di gratuità con Dio è quello che ci aiuterà poi ad averlo con gli altri sia nella testimonianza cristiana sia nel servizio cristiano sia nella vita pastorale di coloro che sono pastori del popolo di Dio. Strada facendo. La vita cristiana è andare. Predicate, servite, non ‘servirsi di’. Servite e date gratis quello che gratis avete ricevuto. La vita nostra di santità sia questo allargare il cuore, perché la gratuità di Dio, le grazie di Dio che sono lì, gratuite, che Lui vuole donare, possano arrivare al nostro cuore. Così sia”.
“Mediterraneo Requiem”: in memoria delle vittime del mare
11 Giugno 2019 - Roma - Il 24 giugno alle ore 21, nella chiesa di Sant'Ignazio di Loyola a Roma, verrà eseguito il Requiem di Fauré op.48 per soli, coro e pianoforte. L'evento - organizzato dal Comitato Nazionale Fondazioni Lirico Sinfoniche e dal Teatro Baretti di Torino - intende offrire alla cittadinanza un momento di raccoglimento e riflessione sulla tragedia dei migranti che quotidianamente muoiono nei nostri mari. All’evento partecipano diversi cori provenienti da diverse città italiane.
…E non riuscimmo a riveder le stelle
11 Giugno 2019 - Roma - “Non è ignota ai migranti l’esperienza del dover cercare la vita altrove, dove si pensa che ci possa essere ancora un futuro, una speranza, sapendo i rischi a cui si va incontro. Rischia invece di rimanere vaga e lontana, per chi non ne fa diretta esperienza, l’asprezza di perdere tutti i propri riferimenti, insieme alle persone care e magari a tanti innocenti”. Lo scrive il Card. Gualtiero Bassetti, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, nella prefazione al volume “…E non riuscimmo a riveder le stelle” di Salvatore Martino edito da Tau e inserito nella collana Testimonianze e Esperienze delle Migrazioni della Fondazione Migrantes. Per il cardinale le notizie dei drammi, che “non cessano, producono a volte nella nostra cultura un senso di assuefazione e quasi di inflazione, con relativa perdita di valore. Analogamente, interrogandosi a posteriori sulle possibili concause del numero impensabile di vittime dell’Olocausto, George Steiner lo collegava all’inerzia prodotta dal fatto che le cifre elevate avessero perso, nei bollettini dell’epoca, ogni significato”.
Il volumetto raccoglie 18 poesie che raccontano il dramma che oggi vivono migliaia di uomini e donne alla ricerca di un futuro diverso per loro e le loro famiglie e che vuole “sensibilizzare al tema della mobilità” che richiede “sicuramente il parlare ai cuori e nulla può, come le poesie, riuscire a porsi alla stessa altezza del sentimento umano”, scrive il direttore generale della Fondazione Migrantes, Don Giovanni de Robertis: il tema dell’arrivo di tanti uomini e donne via mare che sfuggono alla guerra si dipana attraverso fotogrammi, pennellate donate da parole semplici, dirette, oserei definirle nude”. E alle parole si accompagnano immagini che il fotografo Romano Siciliani ha messo al “servizio delle poesie, testi e immagini che per un lettore di fede possono trasformarsi in preghiere”. La lettura politica delle migrazioni, nonostante il tema sia di estrema attualità e segno dei tempi, “sembra essere guidata – scrive De Robertis – con sempre più miopia: si respingono le persone in fuga da crisi e da conflitti che arrivano via mare permettendo di fatto, attraverso le leggi approvate, un ingresso solo irregolare in Italia”. (R.Iaria)
Migrantes Tivoli: sabato la Festa dell’Integrazione
11 Giugno 2019 - Tivoli – L’Ufficio pastorale Migrantes della diocesi di Tivoli organizza anche quest’anno una festa dell’integrazione interculturale, che si terrà sabato prossimo nella parrocchia Santa Maria del Popolo di Villalba di Guidonia.
Questa festa è un evento ecclesiale e cittadino che si propone come luogo di incontro, di conoscenza e di condivisione della ricchezza culturale tra i vari gruppi dei migranti presenti nel nostro tessuto comunitario e sociale insieme al popolo italiano che accoglie.
Come nelle procedenti edizioni, la festa si svolgerà in tre momenti essenziali: un convegno, una celebrazione Eucaristica e una festa dei popoli. Quest’anno il convegno propone una riflessione sul tema “Migranti e Rifugiati: un’opportunità di arricchimento interculturale”; la Messa sarà il momento centrale della comunione in Cristo e sarà animata da varie espressioni
liturgiche e dai canti delle comunità etniche; infine la serata sarà allietata con musiche, balli e gastronomia dei vari popoli. Con questo evento si mira a raggiungere alcuni degli obiettivi di cui la Migrantes si fa carico nel cammino della Chiesa. Innanzitutto sensibilizzare la comunità Cristiana affinché, anche la realtà del migrante, possa essere parte integrante di essa come occasione di comunione e di cattolicità senza dimenticare che essa rappresenta anche un significativo luogo di evangelizzazione. Dall’altra parte offrire ai migranti l’espressione di quella premura pastorale che la Chiesa, maestra in umanità, non può far mancare a nessuno dei figli di Dio; così pure la promozione di un’integrazione autentica come la definisce papa Francesco: “Il verbo integrare si traduce in aprire spazi di incontro interculturale, favorire l’arricchimento reciproco e promuovere percorsi di cittadinanza attiva”. Infatti, la promozione dell’integrazione è prima di tutto professare la nostra fede di essere Chiesa costituita da Cristo, il quale ci ha redenti “uomini di ogni tribù, lingua, popolo e nazione e ha fatto di noi” la sua Chiesa ( Apocalisse 5,9–10).
Pertanto riconoscere la ricchezza reciproca, che siamo gli uni per gli altri, diventa esigenza primaria del nostro cammino ecclesiale. Questa festa è in effetti un’occasione per creare comunione attraverso quelle fraterne relazioni che permettono di vederci negli occhi come fratelli e di accoglierci come uomini e donne che amano la vita, la solidarietà e la voglia di stare insieme. Obiettivo dell’incontro è quello di abbassare il muro della diffidenza, della paura e dello sguardo dallo straniero. In questo modo ognuno porta lo zaino della vita, con l’esperienza del proprio vissuto e con il cuore che è abitazione di amicizia e di verità. Il difficile cammino dell’integrazione nasce dall’incontro, dalla stretta di mano, dal sorriso che offriamo come sincera volontà di stare insieme nella pace e nello scoprire che l’altro è dono, anzi perla preziosa che circonda come un diadema luminoso il cammino della mia vita. Le varie culture che ci contraddistinguono e che dipingono di speranza il nostro cammino di vita si devono trasformare in volani di progresso, volani di accesso e volani d’integrazione. È nella cultura che si superano i conflitti. È nella cultura che ci ritroviamo tutti, uomini e donne, in cerca di una civiltà dell’accoglienza, della reciproca responsabilità e dell’armoniosa convivenza.
Nel contesto odierno in cui la realtà dell’immigrazione è diventata una delle maggiori sfide della società, la testimonianza della Chiesa può essere provvidenziale per non alimentare gli eccessi in un senso o in un altro ma portare la luce di Cristo che ci chiama alla fede, alla carità e alla speranza. (don Denis Kibangu Malonda - Direttore Ufficio Migrantes Tivoli)
Centro Astalli: dolore e cordoglio per le vittime di oggi davanti all’isola di Lesbo
11 Giugno 2019 - Roma – “Esprimiamo dolore e cordoglio per le vittime di questa ennesima tragedia in mare”. E’ quanto scrive in una nota il Centro Astalli commentando la notizia della morte di almeno 7 persone, in un naufragio nel mar Mediterraneo. Le vittime, due bambine, 4 donne e un uomo, viaggiavano su un barcone affondato questa mattina davanti alle coste dell’isola di Lesbo, in Grecia. Al momento dei soccorsi 57 migranti sono stati tratti in salvo dalla Guardia Costiera greca, intervenuta sul posto. “La perdita di queste vite umane – scrive il Centro Astalli - è prezzo troppo alto da pagare. La vita e la dignità delle persone non possono essere ignorate. Già vittime di guerre, violazioni dei diritti umani e disuguaglianze nei loro paesi, sono vittime anche dell’indifferenza e degli atteggiamenti di chiusura dei governi europei. Chiediamo nell’immediato operazioni di salvataggio coordinate che salvino chi è costretto a fuggire dalla guerra, l’attivazione di vie legali per chi ha diritto di chiedere asilo, visti e quote di ingresso che permettano di gestire in sicurezza i flussi migratori verso l’Europa”.
Consiglio d’Europa: migranti e minoranze sono usati come “capri espiatori”
11 Giugno 2019 - Strasburgo - “Il populismo xenofobo continua a segnare l’attuale clima politico in Europa. Alimenta una retorica ostile ai migranti, che spesso nutre discorsi di odio razzista, spezza tabù e provoca altre espressioni di odio. Questa banalizzazione contrasta nettamente con le norme che erano state finora rigorose nel discorso pubblico ed è un fenomeno molto inquietante”. È il rapporto annuale della Commissione europea contro il razzismo e l’intolleranza (Ecri – organismo del Consiglio d’Europa) pubblicato, riferisce il Sir, oggi che fotografa questa situazione. Motivo di particolare preoccupazione sono “le intenzioni di figure politiche populiste, che cercano di dividere le società in base a criteri nazionali, etnici o religiosi”. “L’ideologia loro/noi”, si legge ancora nel rapporto, “mette in pericolo le società inclusive e rischia di compromettere i principi basati sulla tolleranza, fondamento delle società democratiche europee”. Questo pensiero oggi si respira anche “nei partiti politici tradizionali e nei governi nazionali”, non più solo in quelli estremisti. L’Europa, segnala ancora il rapporto, “incontra una crescente opposizione all’idea un tempo data per acquisita, per cui il multiculturalismo è un elemento positivo e desiderabile per le nostre società”. Migranti e minoranze sono usati come “capri espiatori” per rispondere alle “crescenti preoccupazioni dell’opinione pubblica per il cambiamento economico, geopolitico e tecnologico”. A mancare secondo l’Ecri è una “reazione rapida con un chiaro messaggio di segno contrario”.
Barcone affonda davanti a Lesbo: sei morti
11 Giugno 2019 - Roma - Un barcone carico di migranti è affondato questa mattina davanti alle coste dell'isola di Lesbo, in Grecia, provocando la morte di almeno sei persone: lo riportano i media internazionali, che citano la Guardia Costiera greca. Almeno 57 persone sono state tratte in salvo.(Ansamed).
Costituzione e Migrazioni: un dibattito domani a Roma
11 Giugno 2019 - Roma - “Poiché anche voi foste stranieri nel paese d'Egitto’ Costituzione, città, migrazioni”. Questo il tema di un incontro che si svolgerà domani sera presso la Chiesa di San Francesco del Caravita all’interno degli eventi della mostra Exodus esposta nella Chiesa.
A partire dal libro "La Costituzione: un manuale di convivenza", edito da Paoline dialogheranno Mons. Guerino Di Tora vescovo ausiliare di Roma e presidente della CEMi e della Fondazione Migrantes; Giovanni Maria Flick, presidente emerito della Corte costituzionale e autore del volume, Alberto Quadrio Curzio, presidente emerito dell'Accademia Nazionale dei Lincei e Rocco Buttiglione, già parlamentare e docente universitario. Modererà l’incontro Angelo Zema, Direttore del settimanale “RomaSette”
Papa Francesco: “gridano le persone in fuga ammassate sulle navi, in cerca di speranza”
11 Giugno 2019 - Città del Vaticano - “Gridano le persone in fuga ammassate sulle navi, in cerca di speranza, non sapendo quali porti potranno accoglierli, nell’Europa che però apre i porti alle imbarcazioni che devono caricare sofisticati e costosi armamenti, capaci di produrre devastazioni che non risparmiano nemmeno i bambini”. A denunciarlo ancora una volta è stato il Papa, ricevendo in udienza, ieri, i membri della Roaco, in occasione della loro plenaria. “Questa è l’ipocrisia di cui ho parlato”, ha commentato a braccio papa Francesco: “Siamo qui consapevoli che il grido di Abele sale fino a Dio, come ricordavamo proprio a Bari un anno fa, pregando insieme per i nostri fedeli in Medio Oriente”.
“Insieme al lamento e al pianto, sentirete in questi giorni voci di speranza e consolazione”, ha proseguito il pontefice: “Sono gli echi di quella instancabile opera di carità che è resa possibile anche attraverso ciascuno di voi e gli organismi che rappresentate. Essa manifesta il volto della Chiesa e contribuisce a renderla viva, in particolare alimentando la speranza per le giovani generazioni. I giovani hanno il diritto di sentirsi annunciare la parola affascinante ed esigente di Cristo e, come abbiamo avuto modo di condividere durante l’Assemblea del Sinodo dei Vescovi dello scorso ottobre, quando incontrano un testimone autentico e credibile non hanno paura di seguirlo e di interrogarsi sulla loro vocazione”. “Vi prego di proseguire e aumentare l’impegno perché nei Paesi e nelle situazioni che sostenete i giovani possano crescere in umanità, liberi da colonizzazioni ideologiche, con il cuore e la mente aperti, apprezzando le proprie radici nazionali ed ecclesiali e desiderosi di un futuro di pace e di prosperità, che non lasci indietro nessuno e nessuno discrimini”: “Quest’anno, i giovani dell’Etiopia e dell’Eritrea – dopo la tanto sospirata pace tra i due Paesi – abbandonando le armi sentono vere le parole del Salmo: ‘Hai mutato il mio lamento in danza’”.
“Sono certo che i giovani sentono forte il richiamo a quella fraternità sincera e rispettosa di ciascuno, che abbiamo richiamato con il Documento sottoscritto ad Abu Dhabi insieme al Grande Imam di Al-Ahzar”, ha concluso il Papa: “Aiutatemi a farlo conoscere e a diffondere quella alleanza buona per il futuro dell’umanità in esso contenuto. E impegniamoci tutti a preservare quelle realtà che ne vivono il messaggio già da anni, con un particolare pensiero alle istituzioni formative, scuole e università, tanto preziose specie in Libano e in tutto il Medio Oriente, laboratori autentici di convivenza e palestre di umanità a cui tutti possano facilmente accedere”.
Mese del rifugiato: numerose le iniziative a Savona
10 Giugno 2019 - Savona - Il 20 giugno si celebra la Giornata mondiale del rifugiato, un’iniziativa internazionale e come sempre avrà una sua declinazione anche sui territori. A Savona è previsto un calendario di appuntamenti. A organizzare e promuoverlo, col patrocinio di Comune e Provincia di Savona, realtà diocesane come Caritas, fondazione ComunitàServizi (ente gestore per la Provincia e il Comune di Savona del progetto di accoglienza richiedenti asilo Sprar) e Migrantes, ma anche quelle impegnate sul medesimo fronte, come Progettocittà e Arci senza dimenticare NuovoFilmstudio.
Giovedì prossimo 13 giugno alle 20.30 al NuovoFilmstudio proiezione del film “Dove bisogna stare” di Daniele Guaglianone: in sala saranno presenti il regista e alcuni ospiti che porteranno la loro testimonianza di accoglienza. Venerdì 14 giugno, alle 20.45, sul palco dei Cattivi Maestri alle Officine Solimano nella Vecchia Darsena, spettacolo “Il fantasma di Balestrino” con protagonisti “I Foresti” la compagnia teatrale della Migrantes della diocesi di savona nata nel 2014-2015 in seguito a un corso di teatro all’interno della scuola di italiano nel 2009. Oltre che dall’Italia, gli attori provengono da diversi paesi: dal Brasile all’Egitto, dalla Spagna alla Nigeria, dal Marocco alla Russia. Nella stessa sede mercoledì 19 giugno alle 20.30 “Oro Blu” di Mohamed Bah. Venerdì 21 dalle 17, “Porti chiusi, porte aperte” festa alla casa della mondialità di via Luigi Corsi 25 con attività per bambini, musica, danze e cibo per tutti. Infine giovedì 27 giugno alle 20.30, nella sala del NuovoFilmstudio, proiezione di “Libero” di Michel Toesca: in sala sarà presente il regista e l’autore del libro “Il passo della morte. Storie i immagini lungo la frontiera fra Italia e Francia”.