10 Luglio 2019 - Bruxelles) - Eurostat, l’ufficio di statistica dell’Ue, ha pubblicato ieri “People on the move”, una brochure digitale con le statistiche sulla mobilità delle persone in Europa legata a motivi di migrazione, istruzione, lavoro o turismo.
Divisa in quattro capitoli, la brochure racconta cittadini e abitanti del “melting pot europeo”, con dati su immigrazione ed emigrazione. Si legge, ad esempio che su “512 milioni di persone che vivevano nell’Ue nel 2018, il 7,8% aveva una nazionalità diversa dal proprio Paese di residenza: il 3,4% aveva la cittadinanza di un altro Stato membro dell’Ue e il 4,4% di uno Stato non membro dell’Ue”. In Lussemburgo, il 41% della popolazione appartiene a un altro Stato membro dell’Ue, seguito dal 13% di Cipro e dal 9% dell’Irlanda. Mentre invece le percentuali più alte di cittadini extra Ue si sono registrate in Estonia e Lettonia (entrambe al 14%). In Italia, i cittadini Ue erano il 2,6%, i non Ue il 5,9%. La pubblicazione dedica poi un capitolo alla mobilità (per motivi di studio e di lavoro) e uno ai mezzi di trasporto utilizzati: l’83% dei chilometri percorsi dagli europei è stato fatto con l’auto. Il capitolo contiene anche dati sui voli aerei, le tratte più percorse e gli aeroporti più frequentati (Heathrow con i suoi 78 milioni di passeggeri è in testa). L’ultimo capitolo riguarda invece il turismo e in generale gli spostamenti non dovuti a motivi professionali che hanno riguardato, nel 2017, il 62% degli europei. (Sir)
Primo Piano
Messico: l’unico muro per fermare i migranti è lo sviluppo economico, politico, culturale e sociale nei loro paesi di origine
9 Luglio 2019 - Città del Messico – “Il Messico vive una realtà senza precedenti. Secondo l'Istituto Nazionale della Migrazione (INM), si stima che, nei primi sei mesi di quest'anno, il flusso di migranti abbia già superato del 232% di quello registrato nel 2018, e sono circa 360 mila quelli senza documenti sparsi sul suolo nazionale o che sono già entrati negli Stati Uniti. Il sistema dell’immigrazione, sia nel nostro paese che negli Stati Uniti, parla di un fallimento, ma anche dell'urgente necessità di affrontare le cause profonde di questa crisi migratoria, in quanto l'unica ‘barriera’ che potrebbe fermare il flusso di migranti è lo sviluppo economico, politico, culturale e sociale nei loro paesi di origine": è quanto afferma l'editoriale del settimanale "Desde la fe", pubblicato dall'arcidiocesi di Mexico, nel suo numero di ieri, come riferisce Fides.
Negli ultimi giorni, con la foto che ha girato il mondo sulla tragica morte di un padre emigrante e di sua figlia mentre tentavano di attraversare il Rio Grande, molte istituzioni, cattoliche e non, hanno commentato il fenomeno della mobilità internazionale come conseguenza innegabile di un sistema di immigrazione fallito, la cui inflessibilità porta sempre più fratelli a decidere tra il loro futuro o la loro vita. L’ultima tragedia sabato 7 luglio, quando le agenzie hanno informato della tragica fine di una giovane migrante del Guatemala, morta nel deserto dell’Arizona. "La Chiesa, negli Stati Uniti e in Messico, ha chiaramente indicato che ciascuno dei fratelli che periscono nel tentativo di raggiungere il cosiddetto ‘sogno americano’, chiede giustizia al cielo, ma anche soluzioni umane per tutti coloro che hanno il desiderio legittimo di raggiungere migliori condizioni di vita" continua il testo della pubblicazione dell'arcidiocesi messicana, che prosegue: "La Chiesa considera con preoccupazione il sovraffollamento che si sta verificando ai confini meridionali e settentrionali del Messico. È una realtà che alcune diocesi sono sopraffatte dal numero di migranti che transitano attraverso il loro territorio, con problemi di esaurimento, disidratazione, ferimenti o aggressioni della criminalità organizzata e talvolta delle stesse autorità migratorie. Tuttavia l'assistenza viene ancora data ai fratelli, in maniera sempre organizzata"."Come sottolinea la Conferenza dell'Episcopato Messicano (CEM), riguardo a questo dramma, le autorità messicane sono responsabili di fare maggiori sforzi nell'attenzione ai migranti e di continuare a promuovere il dialogo e il negoziato trasparente nelle relazioni bilaterali, senza cadere nel ricatto o nelle minacce. Alle autorità nordamericane spetta promuovere il lavoro congiunto con i governi del Triangolo settentrionale e il governo del Messico per sradicare la violenza e migliorare le economie locali, dalle quali le persone sono costrette a emigrare. A tutti i messicani - specialmente a quelli che si definiscono cristiani – compete l’impegno a sradicare la xenofobia, a riconoscere e aiutare le famiglie che fuggono da violenze, persecuzioni e povertà estrema, e che si aspettano, nel nostro paese, di essere trattate con compassione e amore, ma soprattutto con dignità" conclude il testo.
“Minatori del Basso Agordino negli U.S.A: un convegno a Belluno
9 Luglio 2019 - Belluno - “Minatori del Basso Agordino negli U.S.A. La grande migrazione a Bingham Canyon (Utah) e negli Stati Uniti dalla fine dell'800 al 1939”. E’ la ricerca di Moreno De Zaiacomo che sarà presentata ad Agordo, presso la Biblioteca Civica il 12 luglio prossimo.
Consultando fogli di imbarco, censimenti americani, elenchi dei defunti e testimonianze epistolari dal lavoro dell’autore emerge un quadro ricco di nomi e storie che raccontano di partenze da Agordo, Gosaldo, La Valle, Rivamonte, Taibon e Voltago verso un altro mondo. Il Nuovo Mondo per eccellenza, quegli Stati Uniti “terra promessa” che regalarono a centinaia di emigranti agordini – perlopiù minatori – vicende diverse, fatiche comuni, sacrifici e speranze culminati in traiettorie e sorti alterne. La presentazione è promossa, fra gli altri, da Associazione Bellunesi nel Mondo e Biblioteca delle migrazioni “Dino Buzzati” e sarà trasmessa in diretta su Radio Abm e sulla pagina Facebook Bellunesi nel Mondo.
Autorità Garante Infanzia e UNHCR: presentato dossier sui Msna
9 Luglio 2019 - Roma - Quali sono i rischi, le vulnerabilità, i sogni e i bisogni dei minori stranieri non accompagnati (Msna) ospiti dei centri di prima e seconda accoglienza in Italia? La risposta arriva dal rapporto L’ascolto e la partecipazione dei minori stranieri non accompagnati in Italia frutto di un lavoro congiunto dell’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza (AGIA) e l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR). Il dossier è stato presentato oggi al Museo dell’Ara Pacis a Roma dalla Garante Filomena Albano e dal Portavoce UNHCR per il Sud Europa Carlotta Sami.
Ventidue le strutture visitate in 11 regioni per un totale di 203 minorenni coinvolti (età media 17 anni) di 21 nazionalità diverse. Nell’ambito delle visite sono stati realizzati focus group e attività di partecipazione e ascolto. Al termine sono state adottate dall’Autorità garante raccomandazioni che rappresentano la sintesi e la voce dei ragazzi che hanno preso parte all’attività.
Tra le problematiche più segnalate, nell’80% dei centri visitati sono state rilevate diffuse e sostanziali carenze nelle informazioni e nelle attività di orientamento destinate ai ragazzi. Nel 53% è stata denunciata la mancanza di attività di socializzazione e nel 47% dei casi è risultato che la permanenza nei centri di prima accoglienza o emergenziali si è protratta ben oltre i 30 giorni massimi fissati dalla legge. I gestori dei centri hanno lamentato tempi lunghi per la nomina dei tutori. Insieme ai ragazzi hanno inoltre segnalato l’impossibilità di far giocare i giovani in squadre di calcio iscritte alla Figc, poiché per il tesseramento è richiesta la firma di autorizzazione da parte di un genitore.
L’80% dei minorenni coinvolti poi nelle attività di partecipazione ha chiesto approfondimenti e chiarimenti sulla procedura di richiesta di protezione internazionale e il 60% li ha chiesti sul funzionamento della Commissione territoriale, competente sulla valutazione delle richieste. Il 70% ha dichiarato di aver percepito ostilità o pregiudizi, mentre il 50% ha manifestato l’esigenza di condividere tempo e spazi con i coetanei italiani. Il 40% ha dichiarato di non essersi sentito coinvolto nelle scelte al proprio percorso legale in Italia.
“Ascolto e partecipazione sono stati gli assi su cui è stato sviluppato il ricco e articolato piano di lavoro realizzato in questi due anni con UNHCR”, dice Filomena Albano. “Grazie all’ascolto è stato possibile impostare le attività di partecipazione avviate nel 2018. Pur trattandosi di attività sperimentali le azioni hanno rappresentato una grande occasione di crescita. I giovani ospiti del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR) di Firenze e Pescara ad esempio hanno portato la loro testimonianza ai corsi di formazione per aspiranti tutori volontari. Quelli di Roma hanno partecipato a laboratori di fotografia che sono stati l’occasione per realizzare la mostra Io So(g)no, in esposizione al Museo dell’Ara Pacis dal 19 giugno. Le attività hanno permesso ai minori di sentirsi parte di un processo in cui loro, al pari degli adulti, sono stati parte attiva”.
“Quasi la metà della popolazione rifugiata nel mondo è costituita da bambini, molti dei quali trascorrono tutta la loro infanzia lontano da casa”, dichiara Carlotta Sami. “E’ molto importante collaborare con i minori stessi per garantire loro protezione, rafforzando i meccanismi di partecipazione attiva nelle decisioni che li riguardano, anche attraverso la collaborazione con le autorità nazionali come AGIA”.
Calabria: il 30 luglio parte il “Piccolo Festival delle Spartenze”
9 Luglio 2019 - Roma – Si svolgerà dal 30 luglio al 3 agosto a Paludi (Cs), il “Il Piccolo Festival delle Spartenze”, giunto alla quarta edizione. Il festival avrà poi un ulteriore evento in programma per il 17 agosto 2019. Si tratta de la “Notte dei Ricercatori Italiani nel Mondo. Il Festival nasce nel 2016 come un’iniziativa culturale finalizzata a riunire gli attori culturali, la società scientifica e gli enti territoriali del territorio per promuovere e sviluppare le comunità, utilizzando la migrazione in chiave positiva, come elemento interpretativo e di conoscenza: è “un contributo e un tributo alla nostra Italia e ai tanti italiani sparsi nel mondo”.
L’iniziativa sarà presentata giovedì 11 luglio alla Camera dei Deputati. A presentarla, tra gli altri i parlamentari eletti all’estero Fucsia Nissoli Fitzgerald e Nicola Carè insieme a Giuseppe Sommario, Ricercatore dell’Università Cattolica di Milano e Direttore artistico del Festival; Adolfo F.L. Baratta dell’Università degli Studi Roma Tre e Direttore Scientifico del Festival; Antonio Damasco, attore e Direttore della Rete Italiana di Cultura Popolare. Interverranno anche Vittoria Baldino, Deputata calabrese, Nicola Irto, Presidente Consiglio regionale della Calabria; Orlandino Greco, Consigliere Regione Calabria con delega all'emigrazione e Luigi Scaglione, Coordinatore del Centro Lucani nel Mondo e delle Consulte Nazionali.
MCI Germania: in pubblicazione il secondo volume della storia
9 Luglio 2019 - Francoforte - Mons. Silvano Ridolfi è stato incaricato dalla Delegazione delle Missioni cattoliche Italiane in Germania di curare anche il secondo volume della storia delle Comunità di lingua italiana in Germania. Verrà in particolare aiutato dal Coordinatore della Zona Nord don Pierluigi Vignola. Si inizierà con le Missioni al momento disponibili, di cui in fondo c’è già un testo quasi pronto (elaborato in occasione dei propri giubilei).
Mons. Ridolfi chiede l’aiuto di tutti, almeno per la preparazione della storia della propria Comunità. Il progetto in effetti, dice il delegato nazionale p. Tobia Bassanelli, è molto ambizioso: alla fine vorrebbe abbracciare tutte le Comunità. Per ognuna è prevista una presentazione di 15-20 pagine con foto. La presentazione del volume è prevista tra due anni in occasione dei primi settant’anni de il “Corriere d’Italia”, mensile delle MCI in Germania e Scandinavia,
Il volume prevede anche la storia del “Corriere d’Italia”.
In Sicilia le veglie per chi è in mare
9 Luglio 2019 - Palermo - Tutti in piedi e con lo sguardo rivolto al mare: con un gesto semplice, la preghiera che la comunità cristiana rivolge a Dio per i fratelli defunti. Così è stata fatta memoria non dei migranti, ma di uomini, donne e bambini che hanno un volto e un nome, una storia e dei sogni infranti. Pozzallo, nel Ragusano, è una terra di approdo sul Mediterraneo, ha vissuto gli anni caldissimi degli sbarchi a ripetizione, ha imparato ad accogliere e includere. Per questo venerdì sera l’anfiteatro 'Pietre Nere' era gremito, per la veglia penitenziale in ricordo dei tanti morti del Mediterraneo diventato ormai un cimitero, come ha ricordato il vicario generale della diocesi di Noto, don Angelo Giurdanella. È una delle numerose iniziative che la Chiesa siciliana sta mettendo in campo per tenere alta l’attenzione sul tema dell’accoglienza, anche in occasione delle partecipatissime feste patronali in ogni angolo dell’isola, da Palermo ad Agrigento. La preghiera di Pozzallo è stata organizzata dalla diocesi e dalla Caritas di Noto, da Migrantes, Comunità Missionaria e We Care, sostenuta dall’amministrazione comunale.
«Li lasciamo annegare per negare» il titolo della veglia con un carattere penitenziale, per tutte quelle volte che «abbiamo ucciso con le parole», parole di paura e di odio, di astio «verso chi neanche si conosce».
«Sono rimasto tre giorni senza bere, in Libia: quell’acqua non si poteva bere, era quella del bagno. Poi ho capito che non avevo altra scelta, e l’ho bevuta. Ora non m’importa se qualcuno mi ferma, mi insulta perché sono nero... io so che sono vivo; lì non pensavo che sarei riuscito a continuare a vivere. C’erano momenti in cui la morte sarebbe stata una liberazione, perché la sofferenza era troppo grande» ha raccontato un giovane. E poi la testimonianza di un altro ragazzo: «Abbiamo visto tanti nostri compagni morire in mare. Un bambino ha bevuto acqua ed è morto... E io non potevo fare nulla. Ma ora noi dobbiamo fare, dobbiamo fare quello che loro non hanno potuto fare, loro sono con noi...».
E domenica scorsa è stato il primo giorno di festeggiamenti in onore di San Calogero, compatrono di Agrigento, proprio nel segno dei migranti. «Siamo fieri del nostro santo nero, ma aumenta il numero di coloro che rifiutano e disprezzano quanti arrivano da altre terre – ha detto il cardinale Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento, durante l’omelia –. Senza conoscerli, li definiscono tutti delinquenti e terroristi; molti di loro sono cristiani come noi, allora, mi domando, non potrebbe sbarcare anche qualche santo? Un altro San Calogero, insomma!». Il porporato ha condiviso il suo «stupore» per il fatto che «oggi, solo perché non si condivide il pensiero di alcuni, si diventa oggetto di insulti pesanti. Povera democrazia! ». Nei giorni scorsi, in occasione della presentazione del Festino per Santa Rosalia, la patrona di Palermo, era stato l’arcivescovo monsignor Corrado Lorefice a usare parole forti: «Siamo inquieti e preoccupati per la paura che ai nostri giorni sembra prevalere nel nostro Paese e in Europa e che viene seminata a piene mani da sedicenti profeti di sventure e propugnatori di neonazionalismi».
Per giorni, poi, il parroco di Lampedusa, don Carmelo La Magra, aveva trascorso le notti sul sagrato della chiesa di San Gerlando, assieme ad alcuni parrocchiani e attivisti dell’isola, per lanciare un messaggio di coraggio e fiducia ai migranti a bordo della Sea Watch 3. (Alessandra Turrisi – Avvenire)
Nel ricordo delle vittime del Mediterraneo
9 Luglio 2019 - Città del Vaticano - Festa dei popoli: era espressa già nel canto d’ingresso una delle coordinate della messa per i migranti celebrata da Papa Francesco nella basilica vaticana la mattina di lunedì 8 luglio, nel sesto anniversario della sua visita a Lampedusa. L’altra coordinata era quella del ricordo delle vittime dei naufragi nel Mediterraneo, rievocati durante la preghiera eucaristica, significativamente nella Giornata internazionale dedicata a questo mare, a lungo ponte di collegamento tra l’Europa e l’Africa e oggi purtroppo cimitero a cielo aperto, tomba per tanti disperati in cerca di un presente e di un futuro migliore.
Organizzata dalla sezione migranti e rifugiati del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, la celebrazione si è svolta all’altare della Cattedra, in un’atmosfera di grande raccoglimento, a tratti interrotto dal pianto di alcuni dei dieci piccoli, bambini e bambine, seduti nei primi banchi in braccio o accanto alle madri e alle volontarie che se ne prendono cura.
Con il Pontefice hanno concelebrato una dozzina di vescovi — tra i quali Guerino Di Tora, ausiliare di Roma e presidente della Fondazione Migrantes, e Melchisédec Sikuli Paluku, di Butembo-Beni, nella Repubblica Democratica del Congo — e una trentina di sacerdoti impegnati ogni giorno su questo fronte pastorale a incoraggiare, sostenere, accompagnare e accogliere: tra questi, i sottosegretari nel dicastero organizzatore, il gesuita Czerny e lo scalabriniano Baggio.
Vi hanno partecipato circa 250 persone tra migranti, rifugiati e quanti si sono prodigati per salvare le loro vite. Per volontà del Papa la messa si è svolta in forma riservata, quasi privata, per questo non è possibile raccontare le storie dei protagonisti.
Sono approdati in Italia provenienti dall’Africa, soprattutto, ma anche dal Medio oriente, dall’Asia e dall’America latina, per la maggior parte in fuga dalla guerra e dalla miseria. Al termine, nel salutarli tutti personalmente, Francesco è apparso visibilmente commosso.
Prendendo posto sotto la statua di san Domenico di Guzmán, fondatore dell’ordine dei predicatori, il Papa ha celebrato usando un pastorale di legno donatogli proprio a Lampedusa, in quella che fu la prima uscita in Italia del Pontificato. Nell’orazione colletta ha invocato «Dio, Padre di tutti gli uomini» — perché, ha spiegato, «per te nessuno è straniero, nessuno è escluso dalla tua paternità» — affinché guardi «con amore i profughi, gli esuli, le vittime della segregazione e i bambini abbandonati e indifesi»; invocando che «sia dato a tutti il calore di una casa e di una patria, e a noi un cuore sensibile e generoso verso i poveri e gli oppressi».
Alla preghiera dei fedeli sono state elevate, tra le altre, intenzioni in italiano per il vescovo di Roma «pastore e profeta a favore delle vittime della cultura dello scarto», in portoghese per i soccorritori nel mar Mediterraneo e in inglese per le persone che sono state soccorse «affinché siano accolte da tutti noi con amore, come un dono ricevuto» dal Signore.
Il rito è stato diretto da monsignor Marini, maestro delle Celebrazioni liturgiche pontificie, coadiuvato dai cerimonieri Peroni e Dubina. Particolarmente espressivi i canti eseguiti dal Grande coro dell’associazione Hope (speranza) di Torino, attiva in seno alla pastorale giovanile della Chiesa italiana. Soprattutto quello iniziale, quando con una toccante immagine auspicava «una vita di fraternità» per dare «ali a una nuova umanità», a questo «mondo che cammina nelle tenebre».(Osservatore Romano)
Don La Magra: “continueremo a schierarci dalla parte degli ultimi secondo la legge del Vangelo”
8 Luglio 2019 - Città del vaticano - “Il fatto che, dopo sei anni, il Papa ancora una volta voglia ricordare la sua visita a Lampedusa significa che Lampedusa continua a rappresentare un simbolo forte nel mondo delle migrazioni, rappresenta tutto ciò che accade riguardo ai migranti e questo per noi è una grande responsabilità”.
Don Carmelo La Magra, parroco di San Gerlando, l’unica parrocchia di Lampedusa, è appena uscito dalla Messa che Papa Francesco ha celebrato oggi all’altare della Cattedra della basilica di San Pietro nel sesto anniversario della sua visita a Lampedusa, alla presenza di 250 migranti, e confida al Sir, a caldo, le sue emozioni. “In questi giorni dicevo ai miei parrocchiani che siamo chiamati ad essere, come ci chiede il Vangelo, la lampada posta sul moggio e non sotto il letto perché chi ci guarda trovi luce e quell’orientamento del Vangelo che noi vogliamo dare al nostro servizio sull’isola”.
“Gli sbarchi proseguono quasi quotidianamente; continuano ad arrivare dalla Libia molti profughi, ma che questi sbarchi hanno risalto mediatico solo quando a portare i migranti sono le Ong. Purtroppo, per la lotta che viene fatta a questi soccorritori – osserva il sacerdote -, a pagare un prezzo altissimo sono i migranti costretti a prolungare ulteriormente la loro attesa del porto sicuro, a subire senza colpa le conseguenze di vicende politiche, mediatiche, burocratiche, e si tratta di persone fragili, estremamente provate”.
“Abbiamo visto e rivisto in questi giorni – aggiunge don La Magra – che cosa accade nei centri i centri di detenzione in Libia. Il Papa ne ha parlato anche domenica all’Angelus, il Paese non riesce più a garantire la sicurezza di nessuno e la situazione è estremamente fragile. Bisognerebbe mettere al sicuro almeno i soggetti più vulnerabili. Qualcuno parla di 6000 persone che la Libia potrebbe lasciare uscire ma anche se fossero poco di più che cosa sono poche migliaia di persone in confronto all’Europa intera. È come accogliere una nave da crociera, solo che i turisti di una nave da crociera portano benessere e di loro non abbiamo paura”.
Di qui l’auspicio del sacerdote: “Mi auguro che ognuno faccia la sua parte, il nostro esempio magari è visibile ma ognuno e ovunque può fare qualcosa. Il Papa ci ha ricordato che la Chiesa guarda sempre dalla parte degli ultimi; se ognuno si schiera dalla parte degli ultimi possiamo fare tanto. Questo non è il momento delle lotte e delle contrapposizioni; noi non urliamo contro nessuno, andiamo avanti facendo la nostra parte al servizio degli ultimi, mettendo in pratica la nostra legge principale che è quella del Vangelo”.
Albissola: Messa in comunione col Papa per i migranti morti in mare
8 Luglio 2019 - Albissola - In comunione con Papa Francesco, la Caritas di Savona-Noli, la Migrantes diocesana, la Fondazione ComunitàServizi onlus e la parrocchia N.S. della Concordia in Albissola Marina, propongono una preghiera in suffragio per tutti i migranti morti in mare, con la celebrazione della Messa presieduta da don Adolfo Macchioli, questa sera alle 18.30 nel giardino di Casa Rossello, via Italia 51 Albissola Marina.
Nel sesto anniversario della sua visita a Lampedusa, Francesco ha celebrato nella Basilica vaticana con 250 persone tra migranti, rifugiati e quanti si sono impegnati per salvare la loro vita, ricordando tutti i morti nel mar Mediterraneo nel tentativo di attraversarlo (https://migrantesonline.it/2019/07/08/papa-francesco-gli-ultimi-gridano-al-signore-chiedendo-si-essere-liberati-dai-mali-che-li-affliggono/).
Migrantes: oggi mons. Di Tora a Tv 2000 per parlare di migrazioni
8 Luglio 2019 -
Roma - In occasione del sesto anniversario della visita del Pontefice a Lampedusa, l’8 luglio del 2013, Papa Francesco ha celebrato oggi, nella Basilica di San Pietro, una messa per i Migranti.
Alla celebrazione hanno partecipato circa 250 persone tra migranti, rifugiati e quanti si sono impegnati per salvare la loro vita.
Nel ricordo di quanti sono morti per sfuggire alla guerra e alla miseria e per incoraggiare coloro che ogni giorno si prodigano per sostenere, accompagnare e accogliere i migranti e i rifugiati, “il Diario di Papa Francesco” su Tv2000 ospita dalle 17.30 alle 18.00, con la conduzione di Nicola Ferrante, mons. Guerino Di Tora, vescovo ausiliare di Roma, presidente della Commissione Episcopale per le Migrazioni e Presidente della Fondazione Migrantes.
Card. Montenegro: aumenta il numero di coloro che rifiutano quanti arrivano da altre terre
8 Luglio 2019 - Agrigento – “Siamo fieri del nostro santo nero, ma aumenta il numero di coloro che rifiutano e disprezzano quanti arrivano da altre terre. Senza conoscerli, li definiscono tutti delinquenti e terroristi; molti di loro sono cristiani come noi”. Lo ha tetto ieri il card. Francesco Montenegro, arcivescovo di Palermo, nell’omelia della messa celebrata in occasione della festa del patrono san Calogero.
Il card. Montenegro ha rivelato il suo “stupore” per il fatto che “oggi, solo perché non si condivide il pensiero di alcuni, si diventa oggetto di insulti pesanti”. “Povera democrazia! Continuando di questo passo si tornerà al far west (e i segnali ci sono), quando il prepotente decideva la sorte degli altri”. Per il porporato essere cristiani “non significa essere religiosi ma essere più umani, tanto da rassomigliare a Gesù di Nazareth. Non sono gli atti religiosi a farci cristiani, ma lo schierarsi dalla parte della sofferenza di Dio nella vita del mondo. Il Vangelo richiede non di fare delle cose, ma di fare delle scelte. Essere, cioè, come diceva Paolo, ‘cittadini degni del Vangelo’, cioè persone che trovano nella Parola di Dio la ‘marcia’ in più per vivere valori come la giustizia, il rispetto, l’onestà, la legalità”.
Don De Robertis: Australia meta “ambita” dai giovani italiani
8 Luglio 2019 - Roma - L’Australia non rappresenta una meta “insolita ma sempre più ambita” dei giovani italiani. Sono infatti sempre più numerosi così “come sempre più corposo si è rivelato il numero di chi ha voluto rimanere in Australia ottemperando agli obblighi di legge dello Stato del Commonwealth”. A sottolinearlo è oggi il Direttore generale della Fondazione Migrantes, don Giovanni De Robertis, presentando il volume “88 giorni nelle farm australiane. Un moderno rito di passaggio”, a cura di Michele Grigoletti e Giuseppe Casarotto, promosso dall’organismo pastorale della Cei e presentato oggi in Senato. Si tratta di un testo che “nasce dall’esigenza di raccontare questa presenza partendo dagli stessi protagonisti ovvero dalla narrazione di sé e dei loro percorsi migratori”. Dal volume emerge, secondo don De Robertis, “un messaggio positivo della mobilità come esperienza arricchente e quanto sia importante accettare le sfide e le difficoltà che la migrazione comporta per mettere in atto un cambiamento di sé vero, reale, totale”. Dal Direttore generale della Migrantes l’impossibilità di “tacere su quanto spesso lo spostamento fuori dell’Italia possa per molti, soprattutto giovani in questo particolare momento storico, trasformarsi nel restare imbrigliati nelle maglie oscure del lavoro irregolare, dello sfruttamento e delle condizioni di vita al limite della povertà”. Di qui l’esigenza di “ritenere fondamentale accompagnare e sostenere nella mobilità di ieri e di oggi il migrante perché il suo viaggio, da qualsiasi luogo di partenza e verso qualsivoglia destinazione, sia sempre esperienza umana dignitosa e feconda”.
88 giorni nelle farm australiane: il dovere di comprendere i giovani che partono e che ritornano
8 Luglio 2019 - Roma - La maggior parte dei ragazzi che abbiamo conosciuto dall’altra parte del mondo torneranno in Italia perché, oltre alle restrittive regole migratorie australiane che ne limitano il flusso, vogliono dare una “seconda possibilità” al loro paese. Nelle interviste pubblicate nel volume “88 giorni nelle farm australiane. Un moderno rito di passaggio”, promosso dalla Fondazione Migrantes emerge l’amore per l’Italia e dopo questa esperienza si sentono, e sono, più maturi, più capaci, più motivati. I ragazzi che tornano hanno grandi potenzialità e vogliono spendere qui in Italia ciò che hanno imparato.
Le testimonianze presenti in questo volume sono preziose perché ci rivelano chiaramente cosa i giovani vorrebbero dall’Italia e ci fanno capire in che cosa bisogna investire: nella meritocrazia; nella valorizzazione dell’ambiente naturale; nella necessaria integrazione delle diversità; nel riconoscimento lavorativo dei giovani in un’ottica di apertura alle proposte sperimentali. Non è vero che vogliono un posto di lavoro sicuro, vogliono la sicurezza di un lavoro. Non un impiego da difendere a tutti i costi perché terrorizzati dal perderlo, ma la possibilità di licenziarsi senza timore perché di sicuro ci sono altre possibilità.
Uno degli obiettivi della ricerca è di comprendere questi giovani per poterli aiutare a costruire un futuro migliore, per capire cosa li spinge a partire e per creare le condizioni perché queste partenze non siano più necessarie.
C’è un elemento fondamentale che accomuna i ragazzi che sono partiti per un’esperienza all’estero e quelli che sono rimasti qua: tutti vogliono un’Italia migliore. I giovani che abbiamo conosciuto sono pronti a spendersi per realizzarla e ci auguriamo che il loro entusiasmo e la loro motivazione diventino contagiosi per tutta la “generazione millennials”.
Molti giovani rientrano spesso in Italia con maggiore motivazione ed entusiasmo. Sono pronti a impegnarsi, a dare il meglio di sé e noi abbiamo il dovere di provare a comprenderli.
88 giorni nelle farm australiane. Un moderno rito di passaggio: il volume Migrantes
8 Luglio 2019 - Roma - Promosso dalla Fondazione Migrantes è stato presentato questa mattina al Senato il volume 88 giorni nelle farm australiane. Un moderno rito di passaggio.
La ricerca è strutturata in 5 sezioni:
Viaggiare e lavorare in Australia con il visto vacanza-lavoro: 88 giorni e più. Gli ultimi dati mostrano un costante flusso di giovani italiani verso l’Australia e un, altrettanto, costante utilizzo dell’esperienza degli 88 giorni nel settore dell’agricoltura; sono infatti più di 2.000 i giovani che ogni anno usufruiscono del secondo visto vacanza-lavoro. Negli ultimi tredici anni, dal 2005 al 30 giugno 2018, 114.804 giovani italiani di età compresa tra i 18 e i 30 anni sono giunti in Australia con un visto vacanza-lavoro. Di questi, 18.237 persone (15,9% del totale) hanno ottenuto il rinnovo di tale visto dopo aver completato 88 giorni di lavoro presso aziende agricole. L’Italia è la terza nazione europea che, dal punto di vista percentuale, rinnova maggiormente il secondo visto vacanza-lavoro in Australia – preceduta solo dai cittadini estoni e irlandesi – e gli 88 giorni sono un fenomeno costante tra i giovani italiani: sono il 24,8% gli italiani che rinnovano il visto per altri dodici mesi, rispetto al 14,2% dei coetanei francesi e al solo 7,7% dei giovani tedeschi. Grazie all’elaborazione di circa 63 mila nuovi record, estratti da un database del Dipartimento d’Immigrazione australiano, vengono rivelate le principali zone di raccolta e i nomi delle località australiane dove i giovani lavorano. I dati esposti chiariscono che talvolta l’esperienza nelle lontane campagne australiane non si conclude dopo i necessari 88 giorni ma procede per alcuni mesi ancora, a significare che per qualcuno la campagna diventa una nuova dimensione di vita.
Per facilitare la comprensione delle singole testimonianze raccolte nel volume il primo capitolo procede con un’analisi globale del contenuto e con una mappatura delle parole chiave presenti nelle testimonianze al fine di capire le motivazioni della partenza, i benefici degli 88 giorni trascorsi in farm e i valori personali riscoperti da questa scelta di vita. È stato inoltre necessario comprendere il significato che i giovani intervistati hanno dato al concetto di Italia e Australia perché, se il punto di partenza rappresenta negatività e mancanza di realizzazione e il punto d’arrivo positività e speranza, gli 88 giorni diventano necessariamente un passaggio voluto per proseguire la residenza in Australia. Il capitolo si conclude con l’analisi dei titoli delle testimonianze e l’interpretazione che gli intervistati danno all’esperienza degli 88 giorni in farm da loro riassunta con una singola parola o con una brevissima frase, un’esperienza spesso definita come “unica”, “rivelatrice”, “una prova di coraggio”, “costruttiva” e “formativa”.
Il secondo capitolo si incentra sull’analisi dei concetti espressi dai giovani italiani in risposta alle parole stimolo “Italia” e “Australia”. In tutto sono state raccolte 740 parole di risposta suddivise in cinque livelli e raggruppate in due categorie che identificano i significati positivi e quelli negativi; è stata poi conteggiata la frequenza delle ripetizioni e stilata la classifica delle risposte; infine sono stati mappati i percorsi d’associazione e approfondita l’analisi dei fenomeni inconsci attraverso il confronto tra le parole di primo e quinto livello.
È possibile affermare che l’Italia è definita come casa, famiglia, cultura, cibo e sapori ma allo stesso tempo si presentano immagini e sentimenti negativi quali corrotta e malgestita, vecchia e arretrata, chiusa e paradossale. L’Australia, invece, è spesso associata al concetto di opportunità e di libertà e ad altri termini positivi quali serenità, natura, meritocrazia, ricchezza e multietnica. Molte delle parole che i giovani italiani utilizzano per descrivere le due nazioni sono linguisticamente di significato opposto, l’Italia e l’Australia risultano essere agli antipodi non solo geograficamente ma anche dal punto di vista sociale, economico e culturale. Nella loro onestà però i giovani non risparmiano qualche parola di critica anche verso l’Australia perché, dopo una prolungata permanenza in territorio, hanno scoperto la solitudine e l’isolamento e hanno trovato un Paese apparentemente superficiale con valori culturali differenti. Il viaggio in Australia mostra esattamente i due lati della medaglia, da una parte l’opportunità di crescita e di realizzazione personale in un ambiente favorevole, dall’altra la lontananza dagli affetti e dalla propria radice culturale. I giovani dimostrano comunque di amare l’Italia e grazie a un periodo di distacco riscoprono l’unicità di questo rapporto d’amore.
Prendendo spunto dai racconti dei giovani viaggiatori, il terzo capitolo affronta dal punto di vista socio-psicologico temi quali la sensazione di immobilismo vissuta in Italia contrapposta alla dinamicità della società australiana, le potenzialità non sfruttate dei giovani, l’importanza della gratificazione e della meritocrazia nel lavoro, la riscoperta di una natura wild, di rapporti umani intensi e di un’esistenza più semplice e libera da convenzioni sociali.
Il capitolo analizza in dettaglio i concetti di opportunità e possibilità legati al tema del limite e del confine. I confini valicati nel viaggio in Australia sono diversi, quello fisico-geografico è il più evidente ma non il più importante, esiste anche un confine relazionale, comunicativo, culturale e sociale al quale i giovani sono chiamati ad adattarsi rapidamente. Si analizza poi il concetto di libertà, una delle parole che più spesso emergono nelle testimonianze; in farm i lavoratori devono sottostare a regole, divieti e ordini dei contadini e dei caporali, gli 88 giorni sono una situazione volontariamente cercata ma pur sempre limitativa, eppure il senso di libertà accompagna i giovani quasi sempre. Il testo ci spiega per quale motivo i ragazzi si percepiscono più liberi mentre lavorano nella campagna australiana senza nessun comfort e lontano da casa, piuttosto che quando sono, ad esempio, in un ufficio della propria città vicini agli amici e alla famiglia.
Nelle testimonianze dei giovani backpackers si ritrovano molti degli elementi tipici e fondanti dei riti di passaggio che legano alle tre fasi principali: la separazione, la fase liminale e la riaggregazione. Anche per i giovani “viaggiatori” nelle farm vi è una fase di separazione dalla propria famiglia e comunità, un distacco importante sia temporalmente sia fisicamente; il lavoro duro in zone rurali e quindi isolate rispetto ai centri urbani rappresenta bene una fase di liminalità, infine dopo gli 88 giorni di sacrifici il rientro alla vita di prima ma con uno “status” simbolicamente diverso documentato dal rinnovo del visto riassume l’ultima fase. Nel capitolo si approfondiscono altri aspetti tipici dei riti di legittimazione quali l’istituzione che sancisce ufficialmente il passaggio e le “communitas”, i gruppi di soggetti che devono affrontare il rito. In farm i giovani creano gruppi coesi in cui vi è un accentuato senso di solidarietà, comunità e vicinanza; le relazioni tendono ad essere genuine e sostenute da una comunicazione schietta e immediata in cui la spontaneità del rapporto e l’assenza di gerarchie sono elementi caratteristici.
La parte centrale del volume è composta dalla raccolta di più di 80 testimonianze scritte in prima persona dai giovani che hanno affrontato l’esperienza delle farm. Presentate in ordine d’età dei protagonisti, le testimonianze mostrano la varietà delle esperienze; raccontano le difficoltà incontrate nella ricerca di una farm e la fortuna, o meno, di trovare buoni datori di lavoro; descrivono il lavoro e le tipologie di frutta e verdura raccolte; raccontano dei legami d’amicizia, del riscoperto rispetto, della meritocrazia e della loro capacità di adattamento, e descrivono il desiderio di viaggiare in libertà scoprendo un continente nuovo.
Le testimonianze ci svelano che cosa spinge molti giovani a considerare l’esperienza di vita e di lavoro in una farm australiana un’esperienza dura ma edificante al punto da volerne proseguire la permanenza oltre il periodo minimo richiesto; le testimonianze raccolte ci fanno capire che cosa rende l’esperienza in farm un’esperienza unica e indimenticabile. Il viaggio in Australia e il lavoro nelle farm segnano, per molti giovani, lo spartiacque tra un prima e un dopo, un momento di transizione importante, un’esperienza che lascia un segno indelebile nella loro vita. Ciò che spinge i giovani a lasciare l’Italia è la ricerca di una occupazione ma ciò che trovano, una volta giunti dall’altra parte del mondo, è molto di più. I ragazzi alla fine dell’esperienza australiana, e soprattutto dopo le farm, si ritrovano più adulti, più liberi dalle paure, dai blocchi psicologici, dalle convenzioni sociali soffocanti di una società italiana che vede con sospetto la diversità di pensiero, più consapevoli delle proprie possibilità e meno spaventati dai propri limiti. Nel suo insieme le testimonianze ci permettono di capire il valore simbolico degli 88 giorni nella formazione di nuovi eroi.
Tra il primo e il secondo blocco di testimonianze sono inserite 20 pagine di illustrazioni; degli acquerelli nei quali la giovane illustratrice – Carlotta Duranti – ha voluto riassumere in maniera buffa e ironica le differenze tra Italia e Australia. In questo intermezzo intitolato “Before & After Oz” –viene evidenziato come si cambia e soprattutto che cosa cambia dopo un’esperienza di vita all’estero. I disegni mostrano la capacità di analizzare lo stesso fatto da prospettive diverse, il prima e il dopo appunto, ed evidenziano i differenti punti di vista che il giovane è capace di “acquisire” grazie al viaggio dall’altra parte del mondo. Realistiche sono le illustrazioni che mettono in evidenza l’ansia del giovane prima dell’arrivo in farm, la vita d’ufficio o nel traffico cittadino, per poi svelare una realtà fatta da una piacevole e rilassante vita di campagna che regala amicizie da tutto il mondo e dove si ritrova il piacere della guida tra paesaggi infiniti e incontaminati; divertenti le illustrazioni che mettono a confronto la differenza di comportamenti sotto il sole nei due emisferi, la capacità di adattamento nel contatto con la natura anche quando si tratta di animali per i quali si prova repulsione come, ad esempio, gli scarafaggi e il cambiamento fisico dopo un solo anno d’Australia; altre tavole sono dedicate al confronto delle relazioni fra maschi e femmine nei due continenti e svelano i corteggiamenti e gli incontri fatti al pub o al semaforo evidenziandone le differenze culturali; non mancano, infine, i disegni che ritraggono il lavoro nello smistamento della frutta e il confronto con i lavoratori asiatici definiti dei “robot” e la conclusione dei famigerati 88 giorni che rendono il giovane libero di viaggiare e di riassaporare l’Australia nella sua pienezza.
L’ultima parte del volume è dedicata alla sezione fotografica. Questa sezione raccoglie le fotografie più significative che i giovani hanno scattato in prima persona durante la loro avventura in farm. Le fotografie mostrano i vari aspetti dell’esperienza di vita nelle campagne australiane: il primo giorno, le persone e i luoghi di lavoro, i tipi di raccolto, il duro lavoro sotto alte e scottanti temperature, gli animali incontrati (ragni e serpenti), le amicizie, i gruppi e i legami creati, gli alloggi, le albe e i tramonti, il contatto con la natura e la tranquillità di spazi aperti e sconfinati, e infine la conclusione degli 88 giorni, la fine dell’esperienza australiana, il ritorno in Italia e l’abbraccio con i propri cari.
Ogni fotografia è corredata da una didascalia e da un commento che i giovani protagonisti hanno scritto per esporre le riflessioni e gli stati d’animo di quel particolare momento, e dove fanno affiorare le loro emozioni più profonde. Gli scatti fotografici (anche selfie e autoscatti), scelti tra le centinaia di ragazzi che si sono avvicinati alla realizzazione di questo progetto, ci mostrano le tappe di un viaggio fisico, quello che il giovane deve affrontare e completare per l’ottenimento del secondo visto vacanza-lavoro, tuttavia le didascalie e i testi ci raccontano anche di un’altro tipo di viaggio: un viaggio interiore, psicologico, un viaggio di riscoperta, di crescita, di maturazione e di trasformazione. Solo un’attenta lettura delle testimonianze presenti in questa pubblicazione ci permetterà di comprendere in pieno l’importanza e il significato profondo di questa esperienza di vita nelle lontane farm australiane.
Papa Francesco: gli ultimi “gridano al Signore” chiedendo si essere liberati dai mali che li affliggono
8 Luglio 2019 - Città del Vaticano - Il pensiero di Papa Francesco va nuovamente oggi agli “ultimi” che “ogni giorno gridano sl Signore chiedendo di di essere liberati dai mali che li affliggono”. L’occasione è il sesto anniversario della visita del Pontefice sull’isola di Lampedusa che il papa ha voluto ricordare con una celebrazione eucaristica nella Basilica di San Pietro insieme a 250 migranti accompagnati da volontari e da rappresentanti della Chiesa italiana che si occupano del tema della mobilità. Per Papa Francesco “sono gli ultimi ingannati e abbandonati a morire nel deserto; sono gli ultimi torturati, abusati e violentati nei campi di detenzione; sono gli ultimi che sfidano le onde di un mare impietoso; sono gli ultimi lasciati in campi di un’accoglienza troppo lunga per essere chiamata temporanea”. Essi – ha detto - sono “solo alcuni degli ultimi che Gesù ci chiede di amare e rialzare. Purtroppo le periferie esistenziali delle nostre città sono densamente popolate di persone scartate, emarginate, oppresse, discriminate, abusate, sfruttate, abbandonate, povere e sofferenti. Nello spirito delle Beatitudini siamo chiamati a consolare le loro afflizioni e offrire loro misericordia; a saziare la loro fame e sete di giustizia; a far sentire loro la paternità premurosa di Dio; a indicare loro il cammino per il Regno dei Cieli. Sono persone, non si tratta solo di questioni sociali o migratorie! “Non si tratta solo di migranti!”, nel duplice senso che i migranti sono prima di tutto persone umane, e che oggi sono il simbolo di tutti gli scartati della società globalizzata”.
Il pontefice riprende l’immagine della scala di Giacobbe. “In Gesù Cristo il collegamento tra la terra e il Cielo – ha detto - è assicurato e accessibile a tutti. Ma salire i gradini di questa scala richiede impegno, fatica e grazia. I più deboli e vulnerabili devono essere aiutati”.
“Mi piace allora – ha proseguito il Papa - pensare che potremmo essere noi quegli angeli che salgono e scendono, prendendo sottobraccio i piccoli, gli zoppi, gli ammalati, gli esclusi: gli ultimi, che altrimenti resterebbero indietro e vedrebbero solo le miserie della terra, senza scorgere già da ora qualche bagliore di Cielo”. Si tratta, quindi, “di una grande responsabilità, dalla quale nessuno si può esimere se vogliamo portare a compimento la missione di salvezza e liberazione alla quale il Signore stesso ci ha chiamato a collaborare. So che molti di voi, che sono arrivati solo qualche mese fa, stanno già aiutando i fratelli e le sorelle che sono giunti in tempi più recenti. Voglio ringraziarvi per questo bellissimo segno di umanità, gratitudine e solidarietà”, ha concluso. (R.I.)
L’Italia come un garage e l’Australia come un’autostrada.
8 Luglio 2019 - Roma - Molti ragazzi partono oggi dall’Italia per poi lavorare nelle farm australiane. Sono giovani ricchi di energia, idee, entusiasmo, e sono frizzanti come lo si deve essere a vent’anni. Sono inizialmente insicuri, confusi e titubanti ma anche volenterosi, capaci e intraprendenti; si impegnano fino all’estremo delle forze nell’affrontare sfide e difficoltà quotidiane per raggiungere l’obiettivo del secondo visto vacanza-lavoro, e ottengono piccoli e grandi risultati. Sono ragazzi, spiega il volume 88 giorni nelle farm australiane. Un moderno rito di passaggio, promosso dalla Fondazione Migrantes ed presentato oggi al senato - innamorati dell’Italia che sentono il bisogno di un’esperienza totalmente nuova. Nei loro racconti portano un conflitto di appartenenza: l’Italia rimane la loro casa ma per poter crescere scelgono l’Australia. Essi sono come auto da corsa, percepiscono l’Italia come un garage e l’Australia come un’autostrada. Si sentono “Ferrari in garage”.
Il viaggio down under rappresenta l’occasione per un cambiamento profondo e la farm è il luogo che facilita la trasformazione.
88 giorni nelle farm australiane: presentata al Senato una ricerca Migrantes.
8 Luglio 2019 - Roma - Oggi è stato presentato a Roma, il volume 88 giorni nelle farm australiane. Un moderno rito di passaggio. Promosso dalla Fondazione Migrantes, organismo pastorale della Conferenza Episcopale Italiana ed edito da Tau, il volume è il risultato di un percorso di ricerca iniziato con la pubblicazione del volume intitolato Giovani italiani in Australia: un viaggio da temporaneo a permanente e corredato dal video-reportage 88 giorni nelle farm australiane e continuato successivamente all’interno del Rapporto Italiani nel Mondo 2017 con la pubblicazione del capitolo I rientri dall’Australia della generazione vacanza-lavoro: cambiamenti e aspettative future, nel quale si trovano le prime analisi di quello che oggi è diventata una ricerca completa. Tale percorso di ricerca ha visto gli autori – Michele Grigoletti e Giuseppe Casarotto – incontrare e dialogare, negli ultimi 5 anni, con centinaia di giovani italiani che hanno concluso l’esperienza di vita e di lavoro nelle lontane campagne australiane. Il volume raccoglie più di 80 testimonianze, scritte in prima persona da chi ha affrontato l’esperienza delle farm, ed è corredato dalle fotografie che i giovani hanno scattato durante la loro avventura. Gli scatti ci mostrano le tappe del viaggio che il giovane deve affrontare per l’ottenimento del secondo visto vacanza-lavoro, tuttavia i testi ci parlano anche di un viaggio interiore, di crescita e di maturazione. Dopo le farm i ragazzi si riscoprono più adulti, più liberi dalle paure, dai blocchi psicologici, più consapevoli delle proprie possibilità e meno spaventati dai propri limiti. Attraverso l’analisi delle testimonianze il volume ci svela perché gli 88 giorni nelle farm australiane possono essere considerati un “moderno rito di passaggio”, un periodo duro ma edificante nel quale si ritrovano molti degli elementi tipici dei riti di passaggio che sono sempre caratterizzati da tre fasi principali: la separazione, la fase liminale e la riaggregazione.
I racconti autobiografici sono preceduti da alcuni saggi che ci permettono di capire le motivazioni della partenza, i benefici degli 88 giorni trascorsi in farm e i valori riscoperti da questa scelta di vita; rivelano le principali zone di raccolta e i nomi delle località australiane dove i backpackers lavorano e affrontano dal punto di vista socio-psicologico temi quali le potenzialità non sfruttate dei giovani, l’importanza della gratificazione e della meritocrazia nel lavoro, la riscoperta di una natura wild, di rapporti umani intensi e di un’esistenza più semplice e libera da convenzioni sociali. Il volume è accompagnato da acquerelli nei quali l’illustratrice ha voluto riassumere, in maniera ironica, le differenze tra Italia e Australia.
Papa Francesco: appello e messa per i migranti oggi in Vaticano
8 Luglio 2019 -
Città del Vaticano - Nel corso dell’Angelus domenica di ieri Papa Francesco ha chiesto di "pregare per le povere persone inermi uccise o ferite dall’attacco aereo che ha colpito un centro di detenzione di migranti in Libia”. La comunità internazionale – ha detto il pontefice riferendosi a quanto accaduto alcuni giorni fa - non può tollerare fatti così gravi. Prego per le vittime: il Dio della pace accolga i defunti presso di sé e sostenga i feriti” auspicando che siano organizzati in modo esteso e concertato i “corridoi umanitari per i migranti più bisognosi". Dal 2016, quando sono partiti i progetti dei corridoi umanitari – prima con la Comunità di Sant’Egidio insieme alle Chiese Evangeliche in Italia e poi con la Conferenza Episcopale Italiana che agisce tramite la Caritas Italiana e la Fondazione Migrantes - sono oltre 2.500 i profughi arrivati in Europa con questa modalità: la maggior parte in Italia ma ci sono anche esperienze di corridoi umanitari con Francia, Belgio e Andorra.
Questa mattina il pontefice, in occasione del VI anniversario della visita a Lampedusa, celebrerà una Messa per i Migranti, alle ore 11, nella Basilica di San Pietro. Parteciperanno- spiega il direttore della Sala stampa della Santa Sede, Alessandro Gisotti –circa 250 persone tra migranti, rifugiati e quanti si sono impegnati per salvare la loro vita. Gisotti spiega inoltre che alla celebrazione, presieduta dal Papa all’Altare della Cattedra, prenderanno parte solo le persone invitate dalla Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, a cui “il Santo Padre ha affidato la cura dell’evento”. Papa Francesco – aggiunge il direttore della Sala Stampa – “ desidera che il momento sia il più̀ possibile raccolto, nel ricordo di quanti hanno perso la vita per sfuggire alla guerra e alla miseria e per incoraggiare coloro che, ogni giorno, si prodigano per sostenere, accompagnare e accogliere i migranti e i rifugiati”.
Per la Fondazione Migrantes sarà presente il vescovo, Mons. Guerino Di Tora, Presidente della Fondazione e della Commissione CEI per le Migrazioni. (Raffaele Iaria)
Migrantes: questa mattina la presentazione di “88 Giorni nelle farm australiane”
8 Luglio 2019 - Roma – Sarà presentato al Senato, questa mattina 8 luglio, il volume “88 giorni nelle farm australiane. Un moderno rito di passaggio”. Si tratta di una ricerca della Fondazione Migrantes curata da Michele Grigoletti e Giuseppe Casarotto.
Ad aprire i lavori, moderati da Isabella Liberatori dell’Agenzia Nove Colonne, il senatore, eletto all’Estero, Francesco Giacobbe e i saluti di don Giovanni De Robertis, Direttore generale della Fondazione Migrantes. Seguiranno gli interventi dei curatori della ricerca Grigoletti e Casarotto, di Riccardo Giumelli dell’Università di Verona ed Eleonora Camilli dell’agenzia Redattore Sociale.
A concludere Luigi Maria Vignali, Direttore Generale per gli Italiani all’Estero e le Politiche Migratorie del MAECI.