Primo Piano

UNHCR e OIM: “bene consenso UE su azione in Libia e nel Mediterraneo

23 Luglio 2019 - Roma - Filippo Grandi, alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), e António Vitorino, direttore generale dell’OIM (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni), accolgono “con soddisfazione il consenso sulla necessità di agire per porre fine alla detenzione arbitraria di rifugiati e migranti in Libia e intervenire nel Mediterraneo”, a seguito dei colloqui tra i 28 Stati Ue che si sono svolti ieri a Parigi. “La violenza che ha colpito Tripoli nelle ultime settimane ha reso la situazione disperata come mai prima e ha evidenziato l’urgenza con cui è necessario intervenire”, affermano. I due alti funzionari Onu invitano ad “avviare un processo di rilascio ordinato delle persone trattenute nei centri di detenzione, sia verso le aree urbane sia verso centri di accoglienza aperti che assicurino una ragionevole libertà di movimento, riparo, assistenza e protezione della propria incolumità, oltre a un monitoraggio indipendente e all’accesso regolare e incondizionato delle agenzie umanitarie”. “Alla luce dei rischi di abusi, maltrattamenti o morte – sottolineano -, nessuno dovrebbe essere ricondotto nei centri di detenzione in Libia dopo essere stato intercettato o soccorso in mare”. Anche l’impegno rinnovato ieri dagli Stati a prevenire la perdita di vite umane nel Mar Mediterraneo è, a loro avviso, “incoraggiante”: “Lo status quo, che vede le operazioni di ricerca e soccorso spesso lasciate all’intervento di imbarcazioni commerciali o di Ong, non può continuare. È necessario lanciare un’operazione di ricerca e soccorso guidata dagli Stati dell’Unione europea simile a quelle realizzate negli ultimi anni”. “È necessario riconoscere il ruolo fondamentale svolto dalle Ong: esse non devono essere criminalizzate né stigmatizzate per il soccorso di vite umane in mare – puntualizzano -. Alle imbarcazioni commerciali, sulle quali si fa sempre più affidamento per condurre operazioni di soccorso, non deve essere chiesto né di trasbordare sulle navi della Guardia costiera libica le persone soccorse, né di farle sbarcare in Libia, dato che non costituisce un porto sicuro”. UNHCR e OIM giudicano “promettenti” i colloqui sull’opportunità di “istituire un meccanismo di sbarco temporaneo e coordinato per le persone soccorse in mare e di condividere le responsabilità fra Stati in previsione della successiva fase di accoglienza. Chiediamo che tali colloqui continuino, poiché un approccio congiunto a questa situazione è nell’interesse di tutti”.  

Vescovi Usa: preoccupazione per voci su azzeramento programma reinsediamento rifugiati

23 Luglio 2019 - New York - Un servizio giornalistico pubblicato dal magazine “Politico” ha messo in allarme i vescovi americani. L’articolo, riferisce oggi l’agenzia Sir, segnala che l’amministrazione Trump intende azzerare il programma di reinsediamento negli Stati Uniti dei rifugiati in fuga dalle persecuzioni e dalle guerre. La notizia è stata definita “inquietante e contraria ai principi che abbiamo come nazione e popolo” ha scritto il vescovo Joe S. Vásquez, Presidente della Commissione per l’immigrazione della Conferenza Episcopale Usa. “Mi oppongo fermamente a qualsiasi ulteriore riduzione del programma di reinsediamento dei rifugiati”, ha dichiarato Vásquez, che considera l’aver offerto rifugio “a coloro che fuggono dalle persecuzioni religiose o di altra natura, una pietra miliare di ciò che ha reso grande questo Paese” e non accetta la decisione di porre fine al programma, proprio nel bel mezzo della più grande crisi umanitaria vissuta dall’inizio di questo secolo. Gli Usa, nel 1980, hanno approvato una legge sui profughi che consente l’ingresso di una media di 95mila rifugiati all’anno. Negli ultimi anni i numeri si attestano su un intervallo che va da 50 a 75mila unità. L’amministrazione Trump ha tagliato gli ingressi riducendoli a 45mila nel primo anno di governo, a 30mila nel 2019 e le previsioni, secondo questi tre funzionari raggiunti dal giornale, sarebbero pari a zero per il nuovo anno 2020. “Ogni rifugiato reinsediato negli Stati Uniti passa attraverso un ampio processo di controllo che spesso richiede da 18 mesi a due anni per essere completato”, ha osservato il presidente della Commissione precisando che il programma di accoglienza incorpora interviste dal vivo e diversi controlli approfonditi da parte di diverse agenzie e dipartimenti governativi. Inoltre, “molti di questi rifugiati hanno legami familiari negli Usa e rapidamente iniziano a lavorare per ricostruire le loro vite e arricchire le loro comunità”. Vasquez si augura che vengano ripristinati i numeri del precedente programma di reinsediamento, cioè 95mila, per “non lasciare i rifugiati in pericolo” e citando Papa Francesco invita a “lavorare per la ‘globalizzazione della solidarietà’ con i rifugiati, e non ad una globalizzazione dell’indifferenza”. L’ultimo rapporto del Dipartimento di Stato americano ha accertato che nel 2019 i primi 10 Paesi di origine per i rifugiati ammessi sono stati: Congo, Myanmar, Ucraina, Eritrea, Afghanistan, Siria, Iraq, Sudan, Burundi e Colombia. Non risultano i Paesi di frontiera o del Centro America, oggetto di ordini esecutivi particolarmente duri da parte del presidente.  

Italiani all’estero: parte il rilascio della Carta d’identità elettronica

22 Luglio 2019 - Roma - Il Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Enzo Moavero Milanesi, ha controfirmato, nei giorni scorsi, il decreto interministeriale sulle modalità di emissione della Carta d’Identità Elettronica per gli italiani all’estero, completando l’iter iniziato con la firma del Ministro dell’Interno Matteo Salvini. Il nuovo documento sarà rilasciato dalla nostra rete diplomatico-consolare italiana e consentirà agli italiani residenti negli Stati membri dell’Unione Europea e nei Paesi in cui la carta d’identità garantisce libertà di circolazione (Andorra, Città del Vaticano, Islanda, Liechtenstein, Norvegia, Principato di Monaco, San Marino e Svizzera) di fruire delle più innovative tecnologie nel settore della sicurezza documentale. Il rilascio delle Carte di Identità Elettroniche inizierà, a partire dal  prossimo 20 settembre, nelle sedi ‘pilota’ di Vienna, Atene e Nizza, e dopo un breve periodo di rodaggio sarà possibile anche negli altri Paesi.  

Narrazioni rom sull’Olocausto: una conferenza a Cracovia

22 Luglio 2019 - Cracovia -“Narrazioni rom sull’Olocausto. Rappresentazione, rimembranza e memoria collettiva”. E’ questo il tema di una conferenza internazionale che si svolgerà nei giorni 1-2 agosto prossimi presso l’Università pedagogica di Cracovi. L’iniziativa è promossa dalla Divisione antidiscriminazione del Consiglio d’Europa per commemorare rendere omaggio ai 500mila sinti e rom uccisi da regime nazista. Nel corso di una cerimonia presso il campo di concentramento e di sterminio di Auschwitz, Jeroen Schokkenbroek, direttore della Divisione, parlerà dell’azione del Consiglio d’Europa per prevenire e combattere il dilagare del razzismo, dell’antisemitismo e dell’antiziganismo in Europa. In concomitanza, il 2 agosto, giornata europea di commemorazione delle vittime dell’olocausto dei Rom, una cerimonia si terrà sul piazzale antistante il Palais de l’Europe, sede del Consiglio a Strasburgo alle ore 12, per segnare il 75° anniversario del 2 agosto 1944, giorno in cui furono sterminati circa 3mila rom nelle camere a gas del cosiddetto “Zigeunerlager” (campo degli Zingari) di Auschwitz-Birkenau. (R.I.)  

Un murales per l’integrazione

22 Luglio 2019 - Massa Carrara - Le piacciono gli orizzonti, specialmente quelli sul mare e i papaveri e allora  ha creato un paesaggio di campi sullo sfondo di un orizzonte marino ed ha lasciato tutto intorno tracce di papaveri per tener unito il filo che conduce alla sua opera: il nuovissimo murales interno al piano terra dell’Hotel Dora di Ilaria Melis,  che è stato inaugurato ieri che ha segnato l’inizio del nuovo percorso che l’Associazione Casa Betania vuole dare alla struttura. Sul murales di Ilaria Melis, pittrice e muralista sarda, diplomata all’Accademia di Belle Arti di Carrara sono spuntati i fiori realizzati dai ragazzi  richiedenti asilo ospitati da Casa Betania in una parte della struttura del Dora. Si tratta di un progetto finanziato dalla Fondazione Migrantes che la pittrice sarda ha coordinato con Casa Betania che si inserisce nel restyling del piano terra dell’albergo, nel quale si trovano un bar e un ristorante. “Ognuno ha progettato proprio fiore e poi dipinto dentro il murales perché il messaggio che volevo dare è che ognuno ha diritto di piantare il proprio fiore nella terra. La  terra è di tutti, l’Italia è  di tutti”: ha detto la Melis: “ho deciso di realizzare il murales  nel salotto in una zona dove non c’è luce e sembrava senza vita. Mi hanno aiutato una decina di ragazzi ospiti di Casa Betania provenienti da paesi e culture diverse. Hanno realizzato il progetto del fiore e poi lo hanno dipinto nel murales. Alcuni all’inizio erano impacciati ma poi  hanno capito che non aveva importanza che il fiore fosse perfetto e che l’importante è la potenza della diversità di tutti i fiori insieme. Per me è stato molto significativo collaborare con  questi ragazzi che sono quasi tutti miei coetanei e mi ha permesso di instaurare nuovi rapporti di amicizia e scambio culturale”. “Si Tratta di un progetto artistico sociale in parte finanziato da Migrantes che ha coinvolto italiani e stranieri   – ha spiegato Sara Vatteroni di Casa Betania – e  che è nato dalla condivisione della passione per gli orizzonti che  ci ha avvicinato ad Ilaria Melis. I nostri orizzonti ovviamente spaziano nel sociale e puntano ad ampliare la prospettiva di una struttura come il Dora che è inserita in un contesto sociale tutt’altro che facile. L’hotel è posto ad un crocevia strategico lungo le strade che da un lato salgono ai monti dall’altro scendono al mare e si trova lungo il fiume quasi come un luogo d’approdo. Al terzo piano della struttura abbiamo circa una ventina di richiedenti asilo che gestiamo in accordo con la Prefettura e con un servizio di controllo diurno e notturno. Il numero dei rifugiati, tuttavia,  tenderà a diminuire date le nuove leggi ma quegli spazi potrebbero essere destinati agli studenti dell’Accademia. Al secondo piano ci sono invece una decina di camere con le quali a settembre faremo ripartire l’attività alberghiera. A piano terra  c’è il bar che riaprirà a breve con la particolarità del alcolfree  che vorremmo diventasse un luogo d’incontro e di divulgazione di cultura. Attiveremo il servizio di bookcrossing e ospiteremo presentazioni di libri e letture pubbliche. La zona in cui si trova l’hotel Dora è problematica da sempre ma il nostro progetto punta a diventare  uno  spazio dove si genera qualcos’altro di artistico e culturale. Vogliamo rappresentare una risorsa e non un problema per il quartiere”. “Ci sarà anche un aspetto ambientale nel servizio del bar del Dora – ha aggiunto Giulia Severi di Casa Betania – abbiamo scelto di accettare la plastica raccolta in giro per destinarla allo smaltimento differenziato in cambio di libri da leggere. Sarà possibile scambiare i libri ed anche disporre di libri in lingua perché molti dei ragazzi sono anglofoni o francofoni”.  

Asti: migranti ripuliscono il centro

22 Luglio 2019 -

Asti - Il senso dell’iniziativa sta tutto nel nome della manifestazione: “Prendiamoci cura della nostra città”. L’hanno promossa l’associazione Senegalo- Italiana di Asti e l’associazione Gambiani Asti insieme al Comune, al centro provinciale istruzione adulti (Cpia), all’associazione Ananse, alla cooperativa sociale “Fa Servizi” con il supporto della municipalizzata per i servizi pubblici e la promozione di diversi consiglieri, dedicandola a Isac Dieng, senegalese scomparso di recente. Così, dopo un dibattito dedicato al progetto, qualche giorno fa con sacchi, scope, ramazze e palette alla mano, una ventina di giovani si sono impegnati a ridare decoro a corso Matteotti e alla piazza antistante la stazione ferroviaria: luoghi dalla forte presenza multietnica in cui la condizione di degrado iniziava a essere intollerabile, tanto da innescare segnalazioni e reazioni dei residenti. Il sindaco di Asti, Maurizio Rasero, l’ha presentata come “un esempio di buona cittadinanza da parte di cittadini, che siano nati qui o altrove non importa” e questo è stata.

Idrissa Gueye, presidente dell’associazione Senegalo- Italiana di Asti, ha ricordato che al suo arrivo in città, vent’anni fa, viveva proprio in corso Matteotti. “Ormai mi sento astigiano, mando i miei figli nelle scuole locali e come chiunque viva la città devo pensare al suo decoro. Questo è quello che dico ai miei connazionali: non è bello per nessuno vedere dei luoghi pieni di giovani che non fanno nulla, bevono e sporcano. È comprensibile poi che ci sia razzismo, perché la gente ci ritiene responsabili del degrado”. “La situazione di corso Matteotti non è rosea – ha spiegato ancora Gueye –. Dispiace pensare che molte attività siano sull’orlo della chiusura, negozianti italiani e stranieri che si sono magari spaccati la schiena per ritagliarsi un proprio spazio. Chi vive in questa zona deve sentirsi tranquillo. Non siamo solo noi a sporcare e disturbare ma capiamo di apparire come i responsabili di questo senso di insicurezza. Si lamentano anche gli stranieri e a ragione. Arrivare ad Asti e vedere la zona della stazione così ridotta è un brutto biglietto da visita per la città. Oggi le nazionalità si mescolano, noi come comunità senegalese ci stiamo dando delle regole per normare le scelte della nostra gente. Se ogni gruppo curasse una parte, queste zone sarebbero tranquille e pulite”. “Ho accolto con felicità questo progetto nato dal basso – ha detto il sindaco –. Dall’inizio del mio mandato ho conferito personalmente più di 200 cittadinanze a nuovi italiani e tutti erano orgogliosi di essere arrivati a un passo di integrazione così importante. Questo passo prevede diritti, perché siamo tutti uguali e nessuno può limitarli, ma anche doveri dettati dalla legislazione e dalla morale. La nostra città ha conosciuto prima l’immigrazione nazionale e di recente quella straniera. Questo esempio è un segnale che certifica la presenza di tanti amici che vogliono integrarsi. Sono molto orgoglioso di essere il sindaco di questo territorio, speriamo anche di esportare l’iniziativa”. (Marianna Natale)

Una manicure per dare speranza

22 Luglio 2019 - Cosenza - Le faranno belle per provare a restituire loro un sorriso, per aiutarle a rialzarsi, convincerle che non è tutto finito e non sono condannate a una vita infelice. Come Josefa, la donna camerunese salvata il 17 giugno dello scorso anno da “Open Arms” dopo che una motovedetta di Tripoli l’aveva abbandonata in mare poiché non voleva tornare nelle mani dei libici. Le volontarie a bordo le avevano steso lo smalto alle dita delle mani per rassicurarla e farla parlare ma le foto delle sue unghie rosse accesero l’odio in rete. È altrettanto convinta del potere terapeutico anche della manicure Angela Gagliardi, giovane cosentina presidente della onlus Apis (Associazione informazione e prevenzione sanitaria) che grazie alla fornitura gratuita della Ladybird House sta distribuendo a una serie di istituti di bellezza calabresi, e non solo, kit destinati a donne migranti, vittime di violenza, sole, povere o in difficoltà a causa di altre ragioni. “Sono provati i legami tra manicure e benessere psicologico. Certo non basta da solo ma è un aiuto, un appiglio cui aggrapparsi per provare a risalire – spiega la professionista richiamando il concetto e l’importanza dell’empowerment femminile, l’alleanza tra donne che genera una forza benefica –. A tutte le donne dev’essere data la possibilità di sentirsi bene e belle, rimanendo uniche ma con le stesse possibilità”. Anche con una manicure. (Domenico Marino – Avvenire)  

Mattarella: Italiani all’estero rendono il nostro Paese protagonista nel mondo

22 Luglio 2019 - Roma - “E’ la prima volta, da quando la Dante è stata fondata, che il suo congresso avviene fuori dal territorio italiano. E non è certo un caso che questo avvenga in Argentina, Paese da sempre legato all’Italia, anzitutto per il gran numero di suoi cittadini di origine italiana; per i tanti italiani che vi sono immigrati, e i loro discendenti”. Lo ha scritto il Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, in un messaggio ai partecipanti dell’83° Congresso Internazionale della Società Dante Alighieri che si è svolto a Buenos Aires dal 18 al 20 luglio. Il Capo dello Stato ha quindi rivolto “un pensiero affettuoso” ai tanti “figli, e nipoti, di italiani, che vivono, con orgoglio, e con grande passione, l’attaccamento alla Madrepatria. L’Italia vi vuol bene, vi apprezza molto; e vi ha sempre presenti”, ha scritto sottolineando che la “Patria non si esaurisce nel suo territorio: è un ideale, un sentimento di appartenenza: a una storia, a una cultura, a una tradizione, a un sistema di valori. Ci si può sentire - ed essere - italiani, pur essendo lontani migliaia di chilometri. Circostanza, questa, ormai, non più di ostacolo a una relazione intensa e costante. Si può, inoltre, essere amici dell’Italia, amando, conoscendo e coltivando la sua arte, la sua cultura, la sua musica, la sua cucina; e praticando la sua lingua. La globalizzazione, per un verso, rende i soggetti nazionali più piccoli. Ma, d’altro lato – aggiunge Mattarella -  proietta idee, culture, consuetudini e prodotti dell’ingegno e dell’arte, in uno spazio, immensamente più vasto. In questo spazio, di dimensioni planetarie, e di grande dinamismo, la lingua italiana può trovare, e trova, ulteriore impulso e ancor maggiore interesse. Si tratta di una sfida affascinante; e ineludibile”. Per il Presidente della repubblica Italiana “Italiani, e amici dell’Italia, all’estero, rendono il nostro Paese ancor più suggestivo; e più protagonista nel mondo”. (Raffaele Iaria)  

UNHCR: fornita assistenza sanitaria a 10,5 milioni di rifugiati nel 2018

19 Luglio 2019 - Roma - Nonostante il livello senza precedenti raggiunto dai continui esodi forzati nel mondo, l’anno scorso circa 10,5 milioni di rifugiati hanno ricevuto assistenza sanitaria grazie a programmi di sanità pubblica, all’attività dell’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, e di altri partner. Il dato è stato diffuso nel Global health review annuale dell’UNHCR, pubblicato oggi. Il rapporto mette in evidenza le misure in materia di assistenza sanitaria, nutrizione, e accesso ai servizi idrici e igienico-sanitari adottate a favore di rifugiati, richiedenti asilo e comunità ospitanti in 51 Paesi d’accoglienza. “La maggior parte dei rifugiati, l’84%, è stato accolto in regioni in via di sviluppo in cui i servizi di base sono già sotto pressione; di conseguenza, i sistemi sanitari nazionali devono essere più che mai sostenuti per garantire ai rifugiati e alle comunità locali l’accesso a cure salvavita e assistenza sanitaria di base,” ha dichiarato George Okoth-Obbo, assistente Alto Commissario per le operazioni dell’UNHCR. Dal rapporto emerge che tra i progressi registrati nel 2018 vi è il calo del tasso di mortalità dei bambini rifugiati di età inferiore ai 5 anni, un importante indicatore dell’impatto delle misure sanitarie in contesti di emergenza. I tassi di mortalità registrati per questi bambini sono migliorati, passando da una media di 0.4 casi ogni 1.000 al mese, nel 2017, a 0.3 casi su 1.000 nel 2018. Ciò è avvenuto nonostante lo scorso anno si siano registrati continui arrivi di rifugiati provenienti da luoghi come il Myanmar, il Sud Sudan e la Repubblica Democratica del Congo nei Paesi confinanti. In 37 Paesi ospitanti, la maggior parte dei rifugiati ha accesso a vaccinazioni e cure per la tubercolosi, l’Hiv e la malaria al pari dei cittadini. Nell’80% dei Paesi in cui l’UNHCR sostiene le attività nel settore sanitario, il 90% delle donne rifugiate ha partorito in strutture dotate di personale qualificato – la misura più efficace per ridurre la mortalità materna e neonatale e la morte del feto. Nel corso dell’anno, gli operatori e i partner dell’UNHCR hanno dovuto far fronte a diverse epidemie, come quelle di difterite e casi sospetti di morbillo in Bangladesh, o di colera e febbre emorragica virale in Kenya e Uganda. Anche la malnutrizione rimane un problema molto preoccupante per la salute dei rifugiati. Persistono elevati livelli di anemia e rachitismo rispetto a quanto registrato nel corso dell’anno precedente, a causa dell’insicurezza alimentare.

Usa: manifestazione contro le politiche migratorie. Arrestati preti, suore e leader cattolici

19 Luglio 2019 - New York - Sono entrati nella rotonda d’ingresso al Senato con in mano le foto dei bambini migranti, morti nelle strutture di custodia del governo federale degli Stati Uniti d’America. Incuranti degli avvertimenti degli agenti, cinque degli attivisti si sono sdraiati sul pavimento del Campidoglio formando una croce umana e in coro hanno intonato i nomi delle piccole vittime: “Darlyn, Jakelin, Felipe, Juan, Wilmer, Carlos”. La polizia è dovuta intervenire arrestandoli, mentre giacevano a terra e cantavano. È successo ieri, come si legge in un articolo del Sir, a Washington nell’ambito della manifestazione organizzata dal Centro Colomban per la difesa e la sensibilizzazione, dalla Conferenza dei superiori maggiori maschili, dalla Conferenza dei Gesuiti di Canada e Usa, dalla Conferenza delle religiose degli Stati Uniti, da Pax Christi Usa e altri, per protestare contro le politiche di immigrazione messe in atto alla frontiera, in particolare nei confronti dei bambini. Poco prima di manifestare, gli attivisti avevano pregato, ascoltato testimonianze di migranti terrorizzati dall’idea di perdere i propri figli e hanno letto anche i messaggi dei vescovi arrivati a sostegno di questa manifestazione di disobbedienza civile. In manette sono finiti anche suore, membri di parrocchie e altri leader cattolici, portati via mentre recitavano l’Ave Maria. Tra i 70 arrestati c’è anche suor Pat Murphy, una religiosa di 90 anni, che lavora con migranti e rifugiati a Chicago e che da ben 13 anni organizza tutti i venerdì veglie di preghiera settimanali davanti all’agenzia delle migrazioni. “Il trattamento dei migranti dovrebbe oltraggiare tutte le persone di fede”, ha ribadito suor Pat e con lei lo ha ripetuto anche suor Ann Scholz, della Conferenza delle responsabili delle religiose americane: “Siamo qui perché il Vangelo ci obbliga ad agire e siamo indignati per il trattamento orribile riservato alle famiglie e in particolare ai bambini”. “Questo trattamento non può continuare nel nostro nome”, ha concluso la suora.

Bellunesi nel mondo: domenica a Canale d’Agordo la festa annuale

19 Luglio 2019 - Roma - Il paese di Papa Luciani, Canale d’Agordo, è pronto ad ospitare la tradizionale “Festa dei Bellunesi nel Mondo”. L’evento si terrà nella giornata di domenica 21 luglio e vedrà la partecipazione di molti emigranti provenienti da tutto il mondo, oltre alla attiva presenza degli ex emigranti. Il programma prevede alle ore 10.30 ritrovo in piazza a Canale d’Agordo; ore 11.00 Santa Messa concelebrata dal Vescovo di Belluno-Feltre Mons. Renato Marangoni, con la partecipazione del coro “Val Biois”; seguirà il saluto delle autorità presenti; ore 12.30 corteo con i gagliardetti delle Famiglie Bellunesi e delle Associazioni locali dal centro del paese fino alla “Baita del Cacciatore” (circa 600 metri di camminata). La giornata proseguirà con il pranzo e un intrattenimento musicale con il sindaco di Vigo di Cadore. Grazie al supporto della Fondazione Papa Luciani si avrà la possibilità di visitare il museo a lui dedicato presente nel centro del paese con una visita guidata a cura del direttore Loris Serafini. “Ringrazio il sindaco Colcergnan”, sono le parole del presidente dell’Associazione Bellunesi nel Mondo Oscar De Bona, “gli Alpini, la riserva di Caccia, la Famiglia Ex emigranti dell’Agordino e tutte le persone di Canale d’Agordo per la preziosa collaborazione  e disponibilità”. “Proprio in questi giorni”, conclude De Bona, “assieme al direttore Marco Crepaz ho potuto verificare l’ottima organizzazione e il luogo stupendo che ospiterà i nostri emigranti, i nostri  soci e simpatizzanti. Vi aspettiamo a Canale d’Agordo”.  

Lussemburgo: un questionario sulla situazione degli italiani

19 Luglio 2019 - Roma – Un questionario per conoscere le problematiche degli italiani che vivono in Lussemburgo. L’iniziativa è della FILEF Nuova Emigrazione Belgio e EPN asbl in collaborazione Espatriando Lussemburgo, Libreria italiana del Lussemburgo e PassaParola Magazine. Il questionario è disponibile al seguente link: forms.gle/FYa9biMSBMYmGzJe9 e rimarrà aperto fino a settembre prossimo. Secondo il Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes gli italiani in Lussemburgo sono oltre 28mila.

Ritorno al campo rom di Giugliano

19 Luglio 2019 -

Giugliano in Campania - « È vero che ci sgomberano di nuovo?». C’è preoccupazione, paura e anche un po’ rabbia, nella voce dei rom di Giugliano, sgomberati il 10 maggio dal campo dove vivevano da tre anni e finiti in una azienda abbandonata. Hanno sentito del nuovo censimento dei rom che vivono nei campi, ordinato dal ministro Salvini in vista di nuovi sgomberi. Per loro, sono 450 di origine bosniaca, il 60% minori, sarebbe l’ottavo in meno di venti anni.

«Se ci sgomberano di nuovo per noi è finita» denuncia Giuliano. Il ministro ha scritto nella circolare che i primi ad essere sgomberati sono i campi abusivi e questo di Giugliano lo è. Dopo l’ultimo sgombero, il 10 maggio, non è stata offerta nessuna vera soluzione alternativa e finalmente definitiva. Oltre che rispettosa delle persone. Nulla, assolutamente nulla. «Ora sono qui, in una azienda abbandonata, vicino allo svincolo di un importante asse stradale, tra macerie, fango, senza acqua nè luce», scrivevamo due mesi fa. E così è ancora oggi. E, come al solito, il provvisorio diventa definitivo o quasi. Dimenticate e abbandonate, la famiglie hanno costruito baracche con materiale rimediato. Ormai quasi non ci sono più spazi. «Viviamo ingabbiati. I bambini giocano per strada ma è pericoloso con le macchine che corrono». Siamo accanto a uno svincolo. E i bambini ci corrono incontro, quando arriviamo insieme a don Francesco Riccio, parroco di San Pio X e responsabile dell’ufficio comunicazioni sociali della diocesi di Aversa, uno dei pochi a non averli dimenticati, assieme ai volontari della Caritas diocesana e a fratel Rafael, laico lasalliano che viene da Secondigliano. Riconosco il bimbo che due mesi fa era corso verso di me sorridendo e tenendo stretti in pugno due pacchetti di biscotti che mi voleva offrire. È sempre scalzo, come tutti i bimbi, e ancora più sporco, come tutti i bimbi. Ma sorride sempre, come tutti i bimbi. «Alcuni di loro saranno ospitati nel grest parrocchiale che sta per iniziare. E quattro adolescenti verranno con noi al campo di Ac sul monte Faito. Vogliamo che si incontrino con gli altri ragazzi, che si conoscano. È il primo passo per un percorso di vera inclusione. Partire dai bambini per coinvolgere le famiglie rom e della parrocchia».

Mentre racconta questo, il parroco prende appunti con le richieste che gli fanno. «Don Francesco, aiutaci tu». E si preoccupa soprattutto per la loro salute. La bimba più piccola, poco più di due mesi, dopo aver vissuto per settimane in un’auto, ora sta in una piccola baracca. Respira male, ha catarro, piange. Il parroco organizza la visita di un pediatra. Una donna racconta di aver avuto vari svenimenti. È andata al pronto soccorso e le hanno detto che deve fare una tac. Ma come? Dove? Ne ha diritto? Anche di questo si occuperà don Francesco, che ha coinvolto come volontari alcuni medici dell’ospedale di Giugliano. Continuiamo il giro accompagnati da una frotta di bambini. Scherzano, giocano, ci prendono per mano. Arriviamo in fondo al campo. Sotto a un capannone di metallo, Fabrizio ha costruito la sua baracca e ne è molto orgoglioso. È di legno e soprelevata, per evitare l’umidità, l’unica del campo. «L’ho quasi finita ma se ci sgomberano di nuovo è lavoro sprecato» dice anche lui preoccupato. E giustamente. Ha 26 anni e cinque figli, il più grande 8 anni. «Sono nato e cresciuto in Italia. Mio padre è arrivato qui più di trenta anni fa. Ed è sepolto nel cimitero di Giugliano. Io ho avuto sette sgomberi. Avrò anche l’ottavo?».

È il nuovo incubo per questa comunità passata da un campo nell’area industriale, a quello vicino a un centro commerciale, a un altro vicino a un’enorme discarica, fino al penultimo in un fossato. Ma almeno lì c’era l’acqua che vanno a prendere ancora adesso facendo un paio di chilometri. Niente luce e solo alcuni bagni chimici, arrivati da alcuni giorni. Ma sono pochi e così ci si arrangia con latrine autocostruite. Sono così da due mesi. E da due mesi l’unica soluzione proposta sono dei fondi europei che il Comune ha a disposizione, 5mila euro a famiglia, ora saliti a 8mila, per trovare sistemazioni autonome. Ma chi affitta una casa ai rom? E molti non si vogliono separare. Così ora si cercano casolari da acquistare per 2 o 3 famiglie, coi soldi del comune e di qualche benefattore. Ma non è meno difficile. E mentre la soluzione non arriva, mentre la precarietà ancora una volta si organizza, torna lo spettro dello sgombero. Per fortuna i piccoli non lo percepiscono. Una bimba, 5 anni, guarda con interesse i miei braccialetti, ricordo di altre emergenze. Mi chiede quello colorato che mi ha regalato un immigrato africano. «Tieni, è tuo». E corre via felice. Mi sento tirare la maglietta. È la sorella maggiore, 7 anni. Ha in mano un suo braccialetto di plastica. Me lo porge sorridendo. «Hai regalato il tuo a mia sorella e io ti regalo il mio» dice con gentilezza. Ecco le persone che dovrebbero essere sgomberate. Eppure la compatrona di Giugliano, la Madonna della Pace, è chiamata 'zingarella' per il colore scuro del viso. Zingarella, proprio come le due sorelline.(Antonio Maria Mira – Avvenire)

Sant’Egidio: 1000 giovani europei ad Auschwitz

18 Luglio 2019 - Roma - A 80 anni dallo scoppio della seconda guerra mondiale, 1000 giovani provenienti da 16 Paesi europei saranno a Cracovia, dal 19 al 21 luglio, per partecipare all’incontro “A Global Friendship to live Together in Peace”. In un tempo caratterizzato dalla reviviscenza di pregiudizi antisemiti e razzisti, dalla diffusione di slogan e atteggiamenti intolleranti e dalla crescita, specie tra i giovani, di movimenti nazionalisti, sovranisti e xenofobi in tutta Europa, il movimento dei Giovani per la Pace - legato alla Comunità di Sant’Egidio e impegnato, ogni giorno, nelle periferie con i bambini in difficoltà, i senza dimora, gli anziani soli - promuove un grande incontro internazionale per lanciare un messaggio di unità e pace. I giovani, studenti universitari e delle scuole superiori, faranno memoria dell’orrore della seconda guerra mondiale, dell’abisso della Shoah e del Porrajmos (lo sterminio di Rom e Sinti), convinti che continui a essere un riferimento decisivo per il futuro dell’Europa, per costruire una civiltà del convivere e società inclusive. Ascolteranno la testimonianza di Lidia Maksymowicz, sopravvissuta da bambina al campo di sterminio di Auschwitz Birkenau e vittima di esperimenti medici nazisti. Sabato 20 luglio, la visita al museo del campo di Auschwitz e una marcia silenziosa nel campo di sterminio di Birkenau, con la deposizione di corone di fiori al monumento memoriale delle vittime del lager, saranno l’espressione dell’impegno a contrastare ogni forma di violenza e razzismo.

Le pietre, lo sgombero e il censimento

18 Luglio 2019 - Assisi - San Francesco aiutaci a comprendere. Pietre ai braccianti foggiani impegnati a lavorare per un futuro di speranza, censimento per le minoranze etniche, rom in primo luogo, che spesso vivono in condizioni abitative a dir poco precarie, sgombero per i non graditi. La foto del bimbo coi libri in mano, il suo sguardo arrabbiato e avvilito mi fa soffrire. San Francesco ci sei necessario, non voglio giudicare ma aiutaci a comprendere che cosa sta accadendo alla nostra fragile umanità... (P. Enzo Fortunato)

Faim: lingua “fondamentale risorsa” per la diffusione della cultura italiana nel mondo

18 Luglio 2019 - Il Forum delle Associazioni Italiane nel Mondo (Faim)  sottolinea oggi “l’importanza della lingua italiana quale fondamentale risorsa per la diffusione della cultura, della storia di emancipazione civile e sociale, del “buen vivir” italiano apprezzato nel mondo”.  Un ruolo decisivo in questo lungo processo durato oltre cento anni è stato – si legge in un messaggio inviato al presidente della Società Dante Alighieri, Andrea Riccardi -  in occasione del Congresso internazionale che inizia oggi in Argentina -  e viene svolto dalle migliaia di associazioni italiane che nel “mantenere e diffondere la nostra lingua hanno rafforzato il legame con l’Italia e hanno tutelato la nostra identità in ogni paese di emigrazione, integrandola con le altre culture incontrate e consentendo che anche oggi che si possa continuare a parlare di italianità e di italiani nel mondo”. Per il Faim “la promozione della lingua italiana è un obiettivo unificante sia sul versante dell’emigrazione che dell’immigrazione del nostro paese” e il Congresso della Dante Alighieri rappresenta “una occasione per riflettere su quanto bisogna ancora fare e, nello stesso tempo, per individuare i mezzi e le risorse per coinvolgere al meglio le nostre comunità e i nostri giovani all’estero, affinché possano tornare ad essere protagonisti della propria crescita individuale e collettiva, per contribuire allo sviluppo del nostro Paese e della cooperazione tra l’Italia e i paesi di arrivo”. (R.I.)

Ruffini: “altro importante passo in avanti nella definizione dell’assetto del Dicastero”

18 Luglio 2019 -
Città del Vaticano - “Con le nomine di oggi viene compiuto – e attraverso la valorizzazione di risorse interne – un altro importante passo in avanti nella definizione dell’assetto del Dicastero per la Comunicazione”. Così Paolo Ruffini, prefetto del Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede, commenta le nomine ufficializzate oggi per la direzione della Sala Stampa vaticana e la vice-direzione editoriale del Dicastero. “La Sala Stampa ha un nuovo direttore, Matteo Bruni, che conosce perfettamente la macchina e che si è fatto negli anni apprezzare per le sue capacità umane e professionali” mentre “la Direzione editoriale, dopo la nomina del direttore avvenuta a dicembre, ha ora due vice direttori di grandissima professionalità, sensibilità e competenza”. “Alessandro Gisotti e Sergio Centofanti – prosegue il prefetto – contribuiranno, sotto la guida del direttore Andrea Tornielli, a migliorare sempre di più l’offerta integrata dei nostri media, dove entrambi sono cresciuti”. “Ad Alessandro Gisotti, che ha guidato ad interim per più di sei mesi la Direzione della Sala Stampa e che passa il testimone a Matteo Bruni, va un mio grazie particolare”, aggiunge Ruffini, sottolineando come “quelli appena trascorsi sono stati mesi molto impegnativi. E nonostante avesse comunicato già all’inizio del suo mandato la propria disponibilità a svolgere il ruolo di direttore solo per un periodo limitato di tempo, nonostante dunque il poco tempo a disposizione ed una agenda fitta di appuntamenti importanti che richiedevano il massimo sforzo di comunicazione, Gisotti ha svolto il suo servizio con dedizione assoluta e professionalità, fornendo anche un intelligente contributo alla nuova definizione organizzativa della Direzione”. “La direzione della Sala Stampa, che si completerà con il vice direttore, vede ora la sua nuova struttura quasi definita. Sono sicuro che Matteo Bruni – conclude Ruffini – saprà guidarla con competenza, saggezza, lungimiranza e spirito di squadra, contribuendo al suo assetto definitivo con l’obiettivo di fornire il migliore servizio possibile a una corretta informazione”.

Gisotti: nella Chiesa e nella Santa Sede l’informazione conta e deve contare sempre di più

18 Luglio 2019 - Città del Vaticano -  “Sono grato al Santo Padre per il privilegio che mi ha dato di poter essere il suo portavoce in un periodo così intenso del Pontificato e di offrirmi ora l’opportunità di continuare a servirlo come Vice-Direttore Editoriale dei media vaticani. Gli sono grato per avermi sempre sostenuto come un padre. Ringrazio il Papa, il Prefetto del Dicastero per la Comunicazione e i Superiori della Segreteria di Stato per aver rispettato la mia scelta - comunicata all’inizio del mandato e successivamente confermata - di svolgere questo ruolo tanto importante per un tempo limitato. Un tempo che permettesse, pur in presenza di un’agenda fitta di avvenimenti, di portare la Sala Stampa ad un nuovo assetto, come da comune impegno preso sei mesi fa con il Prefetto Paolo Ruffini”. Così il direttore “ad interim” della Sala Stampa della Santa  Sede, Alessandro Gisotti, nominato oggi Vice direttore del Dicastero per la comunicazione e che, quindi, dal 22 luglio, lascia l’incarico a Matteo Bruni, chiamato da Papa Francesco alla direzione della Sala Stampa della Santa Sede. “Come dichiarato al momento della mia nomina, il 31 dicembre scorso – sottolinea Gisotti - ho assunto l’incarico con spirito di servizio, cosciente del momento eccezionale e inedito per la Sala Stampa, a causa delle improvvise dimissioni del suo Direttore e della sua Vice-Direttrice. In questo semestre così impegnativo - anche e soprattutto per la mia famiglia - ho avuto il sostegno totale del Prefetto Paolo Ruffini e dei miei colleghi della Sala Stampa ai quali va tutta la mia gratitudine. Particolarmente positivo per me è stato anche il rapporto con i colleghi giornalisti. Un rapporto – aggiunge - contraddistinto dal rispetto reciproco, pur in momenti di inevitabile confronto. In tale contesto, mi piace ricordare - tra le iniziative realizzate durante la mia direzione – l’intitolazione della sala di lavoro dei giornalisti della Sala Stampa al Direttore Joaquín Navarro-Valls. Un segno per sottolineare che, nella Chiesa e nella Santa Sede, l’informazione conta e deve contare sempre di più. Sono sicuro che Matteo Bruni saprà dirigere al meglio la straordinaria squadra della Sala Stampa. A lui vanno non solo i miei migliori auguri di successo, ma anche la mia disponibilità a collaborare”. A Gisotti il ringraziamento della nostra redazione per la collaborazione  e gli auguri di un proficuo lavoro. (R.Iaria)  

Santa Sede: Matteo Bruni nuovo direttore della Sala Stampa

18 Luglio 2019 - Città del Vaticano – Matteo Bruni è il nuovo direttore della Sala Stampa della Santa Sede dal prossimo 22 luglio. Lo ha nominato questa mattina Papa Francesco in sostituzione di Alessandro Gisotti, finora direttore “ad interim”. Bruni, nato il 23 novembre 1976 a Winchester in Gran Bretagna lavora dal luglio 2009 presso la Sala Stampa della Santa Sede, dove ha seguito le operazioni di accreditamento dei giornalisti e la gestione delle comunicazioni operative alla stampa in qualità di coordinatore della Sezione Accrediti. Dal 2013 ha assunto la responsabilità dell’organizzazione e dell’accompagnamento della stampa ammessa al volo papale in occasione dei viaggi internazionali del pontefice. All’inizio del 2016 è divenuto Coordinatore del settore Media Operations e Accrediti della Sala Stampa della Santa Sede, in tale ruolo ha coordinato la partecipazione della stampa ai diversi eventi del Giubileo della Misericordia. È impegnato da tempo, in ambito ecclesiale, in progetti di cooperazione umanitaria e in programmi di sostegno agli anziani. Nella stessa giornata il Papa ha anche nominato Sergio Centofanti e Alessandro Gisotti Vice- Direttori della Direzione Editoriale del Dicastero per la Comunicazione, sempre a  far data dal 22 luglio 2019. A Bruni, Centofanti e Gisotti  gli auguri di un proficuo lavoro. (Raffaele Iaria)  

Società Dante Alighieri: da oggi l’83 congresso internazionale in Argentina

18 Luglio 2019 - Roma – Si terrà da oggi a sabato 20 luglio a Buenos Airese, in Argentina, l’83° Congresso Internazionale della Società Dante Alighieri sul tema “Italia, Argentina, mondo: l’italiano ci unisce”. Un titolo che apre all’incontro tra i due Paesi, con la partecipazione del Presidente della Repubblica Argentina Mauricio Macri e del Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella, che hanno inviato ai congressisti i loro video messaggi di saluto. Tra le molte autorità italiane e argentine, oggi saranno presenti la Vice Presidente della Repubblica Argentina Gabriela Michetti, il Ministro argentino dell’Istruzione, della Cultura, della Scienza e della Tecnologia Alejandro Oscar Finocchiaro e il Sottosegretario di Stato del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Ricardo Antonio Merlo. Il Sistema Italia sarà rappresentato attraverso il programma governativo “Vivere all’Italiana”, con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, e il Forum Italia-Argentina. “Occorre creare sempre più una rete di simpatia attorno all’Italia e al mondo italiano” dichiara il Presidente della Società Dante Alighieri Andrea Riccardi. “Italsimpatia significa connettere pezzi d’Italia facendo sistema, creando sinergie e progetti concreti per promuovere l’identità italiana. Abbiamo il desiderio di ascoltarci e dialogare su un orizzonte internazionale, dove la Dante si presenta come uno strumento rinnovato per promuovere il mondo in italiano e il Sistema Italia nel mondo”. Al centro dei lavori congressuali ci saranno la promozione della cultura e la diffusione della lingua italiane, la crescita e lo sviluppo dell’Italia con le sue industrie culturali: editoria, cinema e audiovisivo, restauro e smart cities. In collaborazione con Rai Teche, in esclusiva per i congressisti, sarà inoltre proiettata un’ampia intervista ad Andrea Camilleri, scomparso ieri all’età di 94 anni. In evidenza il valore della buona comunicazione per l’immagine positiva dell’Italia grazie alla presenza del giornalista argentino Luis Novaresio, recentemente insignito dell’onorificenza di “Cavaliere dell'Ordine della Stella d'Italia”, e dell’italiano Ferruccio De Bortoli, che interverrà con la lectio magistralis “L’eterna giovinezza del libro di carta (e delle librerie, luoghi di incontro e di socialità)”. Saranno inoltre condivise le migliori pratiche della rete Dante per la promozione linguistica e culturale. Ieri una anticipazione del Congresso con una giornata di formazione per i docenti di italiano organizzata dal PLIDA della Società Dante Alighieri. Sotto l’insegna dell’italiano che unisce, nella mattinata conclusiva di sabato 20 luglio si terrà la tavola rotonda “Da Dante a Borges”, una conversazione tra il Segretario Generale della Dante Alessandro Masi, la Presidente della Fondazione e del Museo Borges Maria Kodama e il Presidente della Fondazione Sur Juan Javier Negri.  Il 21 luglio, il Presidente Andrea Riccardi inaugurerà la mostra Lucio Fontana. Los Orígenes, nella sede del Museo Castagnino di Rosario, la città di origine dell’artista celebrato nel mondo per i suoi “tagli” e per lo Spazialismo. L’esposizione, realizzata con il Patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività culturali e con la collaborazione del Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma e del Comitato della Dante di Rosario, si potrà visitare fino al 21 agosto 2019.