8 Agosto 2019 - Roma – “Il disastro di Marcinelle è stata una delle più tremende sciagure sul lavoro della storia dei popoli. Una disgrazia che portò via la vita di 262 persone, tra cui 156 nostri connazionali emigrati in Belgio con la speranza di potersi costruire una vita migliore. Un dramma dell'emigrazione che il nostro Paese non potrà mai dimenticare”.
Lo ha detto il Presidente del Senato Elisabetta Casellati ricordando la tragedia di Marcinelle dell'8 agosto 1956, causata da un incendio divampato nelle miniere di carbone Bois du Cazier.
“Una memoria che va coltivata e tramandata a chi verrà dopo di noi, per non far cadere nell'oblio i sacrifici patiti da quelle generazioni che si sono sacrificate per costruire un mondo migliore” ha concluso.
Primo Piano
Mattarella: la tragedia di Marcinelle è “parte della memoria collettiva dell’Italia e dei Paesi che ne furono colpiti”
8 Agosto 2019 - Roma – “Nel giorno in cui si commemora il sacrificio del lavoro italiano nel mondo desidero riaffermare la più partecipe vicinanza ai familiari delle vittime di Marcinelle e degli altri tragici eventi che hanno coinvolto i nostri connazionali all’estero, morti o feriti sul lavoro, prestato in condizioni difficili, per un futuro migliore per le proprie famiglie”. Lo scrive il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione del 63° anniversario della tragedia di Marcinelle evidenziando che la tragedia di Marcinelle, in particolare, “è parte della memoria collettiva dell’Italia e dei Paesi che ne furono colpiti. Il sacrificio di duecentosessantadue lavoratori, di cui centotrentasei connazionali, ci esorta a promuovere, oggi come in passato, migliori opportunità di lavoro e massime garanzie di sicurezza per tutti i lavoratori, in Italia, in Europa e nel mondo. La tutela di tutti i lavoratori e la incessante promozione dei loro diritti “costituiscono principi di civiltà irrinunciabili per ogni Paese e sono un obiettivo fondamentale nel processo di consolidamento della comune casa europea e dell’intera comunità internazionale”. (R.I.)
Moavero Milanesi: italiani nel mondo concreto ponte fra i vostri Stati di residenza e l’Italia
8 Agosto 2019 - Marcinelle - “Cari Amici italiani, ovunque siate nel mondo, dovete essere consapevoli del contributo prezioso che, con il vostro lavoro operoso, fornite al lusinghiero capitale di immagine e reputazione della Patria. Rappresentate un essenziale architrave, un’infrastruttura di collegamento, che è nostro dovere potenziare e valorizzare. Siete un concreto ponte fra i vostri Stati di residenza e l’Italia”. E’ quanto scrive in un messaggio il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi nel 63° anniversario della tragedia della miniera di Bois du Cazier, a Marcinelle, in Belgio, dove perirono 262 minatori, l’8 agosto del 1956. Giornata che in Italia è dedicata al Sacrificio del Lavoro italiano nel mondo. Il pensiero del titolare della Farnesina è andato in particolare, “con commozione, a tutti coloro che sono caduti mentre lavoravano, durante l’adempimento di un nobile dovere e l’esercizio di un diritto basilare di ogni persona”.
Il disastro di 63 anni fa, che causò la morte a 136 minatori italiani, “resta impresso nella memoria collettiva di noi italiani. Un dramma terribile, con vittime di undici nazionalità diverse, di cui nove di paesi europei”. La ricorrenza di oggi “solenne e importante” rende omaggio ai tanti italiani, lavoratrici e lavoratori, che hanno onorato e onorano la nostra Patria, ovunque nel mondo, con il valore della loro opera e del loro ingegno, animati da dedizione e desiderio di affermarsi nei paesi in cui si trovano”. Poiché l’Unione Europea – scrive ancora Moavero Milanesi - si trova alla vigilia dell’apertura di un nuovo ciclo di legislatura, “penso sia davvero importante che le Istituzioni UE indichino, rapidamente, le iniziative che intendono portare avanti” sul tema della sicurezza sul lavoro. In particolare, bisogna: “procedere verso sistemi di assicurazione europei per gli infortuni e le morti sul lavoro e pervenire a una maggiore armonia nelle pronunce giurisdizionali nazionali in materia; garantire il reale livellamento delle ingiustificabili disuguaglianze di trattamento, salariale e previdenziale, fra chi lavora in paesi UE differenti, allineandosi alle migliori regole e prassi vigenti; offrire a tutti una protezione sociale adeguata e moderna; tutelare i più vulnerabili e affermare la parità sostanziale tra donne e uomini, anche nella retribuzione; strutturare un sistema europeo di incisivo supporto a chi non ha un lavoro o desidera una formazione in vista di una riconversione professionale, finanziato dal bilancio dell’Unione; continuare a promuovere un mercato del lavoro europeo equo, dinamico e inclusivo”. Temi rilevanti e su ognuno l’Italia “non può non dare il suo contributo propositivo alla riflessione e all’azione comune nelle sedi UE. Lo stiamo facendo da tempo, forti della nostra solida esperienza legislativa, operativa e culturale, corroborata dagli stimoli delle comunità italiane all’estero, una fonte preziosa di ispirazione e un esempio vincente di affermazione sociale ed economica. Trovo che questo sia un modo tangibile per guardare avanti e stringerci al simbolo di Marcinelle in maniera fattiva e forte. Lo dobbiamo a chi morì nella miniera 63 anni fa, al lacerante dolore dei famigliari, alle tante vittime sul lavoro. Lo dobbiamo alla Costituzione della Repubblica, che la battezza ‘fondata sul lavoro’”. Il minsotro degli Estri ricorda, quindi, gli italiani che, soprattutto fra il XIX° e il XX° secolo, lasciarono le terre natie per cercare lontano “un futuro degno, per offrire di meglio ai propri figli. Sovente sono partiti affrontando l’ignoto con vaghe promesse, avventurandosi in viaggi incerti e pericolosi, e trovando condizioni impervie una volta arrivati a destinazione. Come altri europei, siamo stati, fino ai primi anni sessanta del novecento – in fondo, appena ieri – una nazione di emigrazione strutturale nel mondo. Lo testimoniano innumerevoli racconti, libri, film e canzoni. Un flusso immane dall’Italia che, seppure con numeri ben più contenuti, prosegue tuttora, ma con tratti diversi. Da un lato, riguarda abbastanza spesso persone qualificate, al punto che si parla di ‘fuga dei cervelli’; per loro, non di rado, l’esperienza estera consente di integrare il bagaglio professionale e di studi: poi, alcuni rientrano, mentre altri si stabiliscono fuori con una scelta definitiva o quasi. Dall’altro lato, oggi, all’interno dell’Unione Europea, vige il diritto alla libera circolazione e la libertà di risiedere in qualsiasi Stato membro; la stessa cittadinanza UE, che si affianca a quella nazionale, ci fa sentire meno stranieri, laddove un tempo eravamo tali, e il diritto UE ci protegge da ogni tipo di discriminazione. Un’evoluzione indubbia, dei cui frutti non beneficiavano ancora i nostri compatrioti che lavoravano e morirono a Marcinelle”. (Raffaele Iaria)
Arezzo: integrazione e lavoro per 80 migranti
8 Agosto 2019 - Arezzo - Lavoro e formazione come vie per favorire l’integrazione. L’accoglienza dei migranti ha bisogno di concretezza. E la diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro ha scelto di declinare fra aziende e aule la cultura dell’incontro cara a papa Francesco. È nato così il progetto “Immigrarezzo” che ha come obiettivo quello di «sostenere e promuovere la piena integrazione degli straniere presenti nel territorio», afferma Andrea Dalla Verde, vice direttore della Caritas diocesana che ha realizzato l’iniziativa. In un anno sono stati 80 i migranti incontrati. A sette di loro alcune imprese “amiche” hanno stipulato un contratto grazie alla segnalazione della Caritas diretta da don Giuliano Francioli. Sul fronte formativo, invece, sono state 15 le persone che hanno avuto la possibilità di frequentare corsi professionali e ottenere un attestato. «Abbiamo creato – sottolinea Dalla Verde – un sistema innovativo che ha portato la Caritas a confrontarsi direttamente con le aziende e con le agenzie formative professionali.
In pratica, abbiamo applicato l’indicazione di essere “Chiesa in uscita”. Invece di realizzare percorsi con i nostri organismi, abbiamo deciso di operare in rete prevedendo contributi per abbassare il costo del lavoro e il pagamento dei corsi».
Il progetto rientra nell’ambito della campagna Cei “Liberi di partire, liberi di restare”. E, su impulso dell’arcivescovo Riccardo Fontana, è stata già lanciata una “fase 2” che si articolerà in più ambiti. Oltre al lavoro e alla formazione, sono previsti servizi di prossimità per i richiedenti protezione che non sono più legati allo Stato italiano. «Così vogliamo dimostrare che attraverso un’accoglienza finalizzata alla piena inclusione sociale si possono raggiungere ottimi risultati », chiarisce Dalla Verde. Poi nel centro di ascolto della Caritas ad Arezzo saranno coinvolte alcune religiose straniere nei servizi per le famiglie di migranti e verrà attivato un percorso di osservazione domiciliare e di tutela per le donne e i bambini arrivati da oltre confine. Infine sarà promosso una sorta di gemellaggio con le diocesi di altri continenti: in particolare, sono in agenda scambi con Chiese del Medio Oriente e dell’Africa per «un’analisi pastorale, sociale e progettuale sui temi dei flussi migratori, della tratta, della guerra e dei problemi ambientali», conclude il vice direttore. (Giacomo Gambassi – Avvenire)
Mons. Marciante: “raggiungiamo con la luce della nostra preghiera e della nostra fede i nostri fratelli immigrati”
7 Agosto 2019 - Cefalù - “Noi tutti, stasera, come discepoli del Cristo Trasfigurato, vogliamo con la nostra preghiera stare accanto a quei nostri fratelli che hanno urgente bisogno di incontrare il volto luminoso del Cristo, di ricevere la Luce di Dio, la Sua gloria, e la Sua Speranza. Il nostro ricordo vada al prossimo più prossimo che abita a pochi passi da noi, ma che arriva da quelle aree del mondo tanto diverse dalle nostre. Tanto povere, abitate solo dal buio della disperazione, dal grido di guerre sanguinose, di morti anche innocenti”. Lo ha detto ieri sera, sul sagrato della Cattedrale di Cefalù, il vescovo mons. Giuseppe Marciante nel discorso alla cittadinanza, al termine della solenne festa del Santissimo Salvatore.
“Raggiungiamo con la luce della nostra preghiera e della nostra fede i nostri fratelli immigrati. Penso – ha detto mons. Marciante - a quelli che risiedono al centro di accoglienza di Piano Zucchi: li ho incontrati giorni fa. La compostezza dei loro gesti, di ogni loro movimento mi ha consegnato il disagio della gratitudine. Li ho osservati. Dai loro occhi traspariva tristezza, dolore. Erano occhi velati da paure mai raccontate, portavano le cicatrici di affetti spezzati. In quel centro è come se fossi stato ‘arrostito’ dalla grazia di Dio. Anche loro sono umani; hanno bisogno di progetti di Speranza. Non lasciamoci travolgere dall’odio, dal populismo e dalla paura dell’altro uomo. La luce del Cristo trasfigurato faccia nascere o rafforzi in noi la mentalità dell’accoglienza, dell’integrazione, ci spinga a un forte rinnovamento interiore che ci allontani dal vedere nel fratello immigrato un peso da portare, ma a considerarlo una risorsa”. Il vescovo cita alcuni dati relativi alla scuola dove sono iscritti oltre 850.000 minori provenienti da 160 diversi paesi del mondo: “siamo di fronte a una fonte di ricchezza inesauribile e spesso ancora inesplorata. Se la confrontiamo ad un’altra cifra, quella della diminuzione degli studenti italiani in Sicilia, pari a 11.000 unità l’anno. Ciò significa che ogni anno muore un paese. Impegniamoci a essere una Chiesa che decide di stare in piedi che impara a capire come gli "scarti" diventino pietra angolare”.
Il presule invita poi a non dimenticare “i nostri giovani con le valigie che lasciano la nostra terra per inseguire con tenacia e coraggio i loro sogni che spesso si trovano sulle cime impervie di un Tabor lontano diverse migliaia di chilometri dalla nostra splendida isola”. Anche qui alcuni dati: lo scorso anno oltre 128.000 connazionali hanno lasciato l’Italia; di questi, più di 24.000 erano minori, definiti “minori con la valigia”.
Le cifre sono “talvolta impietose”: quasi il 17% di questi minori ha meno di 14 anni: “non si tratta di un fenomeno transitorio. Chiediamo luce al Cristo trasfigurato per capire meglio il futuro e le profonde e radicali trasformazioni della geo-politica mondiale che ci toccano anche da vicino, coinvolgendo i nostri centri abitati. Tanti nostri connazionali e conterranei sbarcano a Londra, Berlino, Amsterdam, Parigi, New York, Sidney e perfino a Shangai”. Un numero sempre crescente di Italiani continua a raggiungere la Spagna: “si è stanchi di retribuzioni dimezzate, di lavoro sommerso non tutelato, di precari ancora non ancora stabilizzati dai nostri enti pubblici come la Regione e i nostri Comuni, di un paese che non riesce ancora a premiare il merito, di una burocrazia asfissiante, di una situazione perennemente stagnante. Talvolta ci si trova obbligati a una scelta atroce: o ci si accontenta di essere schiavi o si è costretti a partire. Siamo vicini a questo flusso inarrestabile, a questa emorragia di ristoratori, pizzaioli, camerieri, medici, commercialisti, muratori, insegnanti, giovani universitari e persino minori che sono costretti a imbarcarsi per un viaggio di sola andata, spesso senza ritorno”.
Papa Francesco: questa mattina un saluto “affettuoso” ai bambini profughi
7 Agosto 2019 - Città del Vaticano – Un “saluto affettuoso per i bambini profughi ospiti della cooperativa Auxilium” è stato rivolto questa mattina da Papa Francesco, al termine dell’udienza generale nell’Aula Paolo VI in Vaticano, con riferimento ai piccoli migranti ospitati dalla coop attiva al Cara di Castelnuovo di Porto, vicino a Roma.
Papa Francesco ha accolto i venti bambini insieme alle loro mamme. Sono – ha detto all’Ossrvatore Romano Angelo Chiorazzo – “storie di disperazione che stanno diventando coraggiosamente storie di rinascita” con “uno stile cristiano”, come testimonia l’esperienza del Centro Mondo Migliore, alle porte di Roma. In questi anni — ha aggiunto Chiorazzo — abbiamo presentato a Francesco le persone che cerchiamo di servire nel migliore dei modi: i giovani migranti che arrivano privi di tutto, donne e uomini con gravi problemi psichiatrici, e donne sfruttate e vittime di violenze che, con i loro figli, cercano una nuova vita”. Questa mattina Violetta e Viola, due gemelle bosniache di 10 anni, e Vanessa, una bambina albanese, hanno portato al Papa i loro disegni che raccontano, finalmente, una serenità ritrovata. Lo stesso vale per Zaharadden, 18 anni, promessa del calcio: lasciata sette anni fa la sua Nigeria con i genitori, e poi rimasto orfano, è stato aiutato dall’allenatore della squadra di Tripoli e, sbarcato in Italia, è oggi impegnato con Auxilium ad aiutare i ragazzi che, come lui, cercano un futuro migliore. Per incoraggiare questo servizio, riferisce il quotidiano della Santa Sede - accanto ai più fragili, Francesco ha simbolicamente firmato una tela su cui i bambini del Centro hanno impresso le loro mani per formare un albero, simbolo della vita. E ha benedetto una croce a forma di tau realizzata con i bottoni, segno della voglia delle giovane mamme di lavorare con umiltà e concretezza per il bene dei loro figli.
Marcinelle: il ricordo del Faim
7 Agosto 2019 - Roma - Il Forum delle Associazioni Italiane nel Mondo (Faim), al quale aderisce anche la Fondazione Migrantes, si unisce alla commemorazione del disastro di Marcinelle, avvenuta l'otto Agosto del 1956, dove perirono 262 lavoratori di cui 136 italiani “A quel tempo – si legge in una nota - i nostri emigranti erano chiamati ‘musi neri’, vivevano nelle baracche dei prigionieri di guerra in condizioni disastrose e arrivavano in Belgio non per scelta, ma perché l'emigrazione era rimasta l'unica possibilità di sopravvivenza. Oggi come allora si continua a morire di lavoro in Italia e nel mondo, non per fatalità, ma perché spesso i profitti vengono prima della sicurezza dei lavoratori”. Il Forum auspica che, “oltre alle iniziative per ricordare questo pezzo di storia della nostra emigrazione, le istituzioni italiane a tutti i livelli si impegnino per il sostegno alla nostra comunità emigrata e per mettere in campo scelte di politica economica che portino sviluppo e riequilibrio tra il nord e il sud Italia, che producano lavoro stabile e sicuro, per fare sì che l'emigrazione interna ed esterna diventi una scelta tra le tante e non l'ultima occasione per sopravvivere e migliorare le proprie condizioni economiche”.
Papa Francesco: Santa Teresa della Croce esempio contro ogni forma di intolleranza
7 Agosto 2019 - Città del Vaticano – Dopodomani la Chiesa celebra la festa di Santa Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein), Vergine e Martire, Compatrona d’Europa. Lo ha ricordato questa mattina Papa Francesco al termine dell’Udienza Generale invitando tutti a “guardare alle sue scelte coraggiose, espresse in un’autentica conversione a Cristo, come pure nel dono della sua vita contro ogni forma di intolleranza e di perversione ideologica”. (R.I.)
Marcinelle: ricordare per non dimenticare
7 Agosto 2019 - Roma - Nel mese di agosto, esattamente l’8, in Italia si celebra la Giornata nazionale del Sacrificio del Lavoro italiano nel mondo. Era infatti l’8 agosto del 1956 quando nella miniera di carbone Bois du Cazier di Marcinelle, in Belgio, scoppiò un incendio causato dalla combustione d’olio ad alta pressione innescata da una scintilla elettrica provocando la morte di 262 persone: di questi 136 erano lavoratori italiani emigrati.
Una tragedia che restò e resta scolpita nella memoria del nostro Paese: non possiamo non ricordare quello che è successo in un periodo storico, come più volte ricordato dalla Fondazione Migrantes, in cui si è aperta una nuova stagione di emigrazione italiana. Una occasione, questa giornata, che “non deve farci abbassare la guardia sulla tutela dei diritti dei lavoratori migranti in Europa per evitare che, come succede spesso, siano costretti a subire orari e trattamenti sui posti di lavoro che non tutelano la loro dignità”. Nello stesso tempo ricordare Marcinelle e le altre tragedie che hanno visto la morte di lavoratori italiani all’estero, vuol dire custodirne la memoria e ricordare le origini della nostra emigrazione. Il loro sacrificio ha scritto lo scorso anno il presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, “è destinato a richiamare alla memoria di tutti noi il valore delle sofferenze e del coraggio dei migranti in terra straniera alla ricerca di un futuro migliore per le loro famiglie, da costruire con il loro lavoro…La promozione dell’occupazione e la tutela piena della salute dei lavoratori costituiscono, oggi come ieri, sfide fondamentali nell’attuale contesto economico europeo e nel quadro del processo di integrazione continentale, nel cui ambito lo sviluppo del ‘pilastro sociale’ appare irrinunciabile”.
Oggi, quindi, il nostro sguardo e la nostra attenzione va a Marcinelle dove domani mattina, a ricordare quei morti, saranno 262 rintocchi di campana, uno per ogni minatore scomparso seguiti da altre 10 per i caduti in tutte le miniere del mondo. In rappresentanza del Governo italiano sarà presente la Vice-Ministra Emanuela Del Re. (Raffaele Iaria)
Marcinelle: ricordare per non dimenticare
7 Agosto 2019 - Roma - Nel mese di agosto, esattamente l’8, in Italia si celebra la Giornata nazionale del Sacrificio del Lavoro italiano nel mondo. Era infatti l’8 agosto del 1956 quando nella miniera di carbone Bois du Cazier di Marcinelle, in Belgio, scoppiò un incendio causato dalla combustione d’olio ad alta pressione innescata da una scintilla elettrica provocando la morte di 262 persone: di questi 136 erano lavoratori italiani emigrati.
Una tragedia che restò e resta scolpita nella memoria del nostro Paese: non possiamo non ricordare quello che è successo in un periodo storico, come più volte ricordato dalla Fondazione Migrantes, in cui si è aperta una nuova stagione di emigrazione italiana. Una occasione, questa giornata, che “non deve farci abbassare la guardia sulla tutela dei diritti dei lavoratori migranti in Europa per evitare che, come succede spesso, siano costretti a subire orari e trattamenti sui posti di lavoro che non tutelano la loro dignità”. Nello stesso tempo ricordare Marcinelle e le altre tragedie che hanno visto la morte di lavoratori italiani all’estero, vuol dire custodirne la memoria e ricordare le origini della nostra emigrazione. Il loro sacrificio ha scritto lo scorso anno il presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, “è destinato a richiamare alla memoria di tutti noi il valore delle sofferenze e del coraggio dei migranti in terra straniera alla ricerca di un futuro migliore per le loro famiglie, da costruire con il loro lavoro…La promozione dell’occupazione e la tutela piena della salute dei lavoratori costituiscono, oggi come ieri, sfide fondamentali nell’attuale contesto economico europeo e nel quadro del processo di integrazione continentale, nel cui ambito lo sviluppo del ‘pilastro sociale’ appare irrinunciabile”.
Oggi, quindi, il nostro sguardo e la nostra attenzione va a Marcinelle dove domani mattina, a ricordare quei morti, saranno 262 rintocchi di campana, uno per ogni minatore scomparso seguiti da altre 10 per i caduti in tutte le miniere del mondo. In rappresentanza del Governo italiano sarà presente la Vice-Ministra Emanuela Del Re. (Raffaele Iaria)
Marcinelle: domani le celebrazioni in Belgio
7 Agosto 2019 - Charleroi – Oggi e domani a Marcinelle e al Bois du Cazier le commemorazioni del 63° anniversario del disastro minerario che causò la morte di 262 persone: tra questi 136 italiani. Le celebrazioni inizieranno questa aera con la deposizione di fiori al Monumento internazionale del Lavoro e una celebrazione eucaristica presso il sito del Bois du Cazier alle ore 18.00 la celebrazione eucaristica. Alle 19.00 l’inaugurazione di una installazione dedicata all’Età del Carbone. Domani mattina, 63mo anniversario della tragedia, presso il sito del Bois du Cazier la benedizione della Campana “Maria Mater Orphanorum” e duecentosessantadue rintocchi della campana in memoria delle vittime. Seguiranno i discorsi ufficiali, la deposizione di fiori dalle Associazioni di ex minatori presso il Monumento “Alle Vittime” e la visita al cimitero di Marcinelle dove è previsto un momento di raccoglimento e deposizione di fiori presso i monumenti “Ai Minatori” e “Sacrificio dei Minatori Italiani”. Alle 12,00, presso il sito del Bois du Cazier, ricevimento del console generale d’Italia, David Michelu. Alle celebrazioni parteciperanno la Vice-Ministra degli Affari Esteri, Emanuela Del Re che nell’ambito del suo saluto, leggerà il messaggio del Ministro degli Affari Esteri, Enzo Moavero Milanesi. Il Console Generale Michelut consegnerà infine l’onorificenza della Stella al Merito del Lavoro a Michele Russo, Vice-Presidente uscente della Fondazione “Bois du Cazier”. E' atteso anche il messaggio del Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella. (R.I.)
Papa Francesco: Dio ama manifestarsi nella relazione e nel dialogo con l’ispirazione del cuore”
7 Agosto 2019 - Città del Vaticano - “Negli Atti degli Apostoli la predicazione del Vangelo non si affida solo alle parole, ma anche ad azioni concrete che testimoniano la verità dell’annuncio. Si tratta di ‘prodigi e segni’ che avvengono per opera degli Apostoli, confermando la loro parola e dimostrando che essi agiscono nel nome di Cristo. Accade così che gli Apostoli intercedono e Cristo opera, agendo ‘insieme con loro’ e confermando la Parola con i segni che l’accompagnano”- Lo ha ricordato, oggi, Papa Francesco, nella prima udienza generale dopo il periodo di riposo. Oggi, infatti, il pontefice ha ripreso, nell’Aula Paolo VI, le udienze generali del Mercoledì. Al centro le catechesi sugli Atti degli Apostoli.
“Tanti segni, tanti miracoli che hanno fatto gli Apostoli sono – ha detto il Papa - una manifestazione della divinità di Gesù”: “ci troviamo oggi dinanzi a una guarigione, a un miracolo, al primo racconto di guarigione del Libro degli Atti. Esso ha una chiara finalità missionaria, che punta a suscitare la fede”. “Pietro e Giovanni – ha aggiunto - vanno a pregare al Tempio, centro dell’esperienza di fede d’Israele, a cui i primi cristiani sono ancora fortemente legati. I primi cristiani pregavano nel Tempio di Gerusalemme. Luca registra l’ora: è l’ora nona, cioè le tre del pomeriggio, quando il sacrificio veniva offerto in olocausto come segno della comunione del popolo col suo Dio; e anche l’ora in cui Cristo è morto offrendo sé stesso ‘una volta per sempre’. E alla porta del Tempio detta ‘Bella’ vedono un mendicante, un uomo paralitico fin dalla nascita”. “Perché era alla porta quell’uomo?!, si è chiesto il Papa: “la Legge mosaica impediva di offrire sacrifici a chi avesse menomazioni fisiche, ritenute conseguenza di qualche colpa. Ricordiamo che per un cieco alla nascita il popolo domanda a Gesù: ‘Questo è cieco per i suoi peccati o dei suoi parenti, genitori?’ C’è sempre una colpa dietro a una malformazione in quella mentalità. E in seguito era stato negato loro persino l’accesso al Tempio”. Così, “lo storpio, paradigma dei tanti esclusi e scartati della società, è lì a chiedere l’elemosina come ogni giorno, alla porta”. Ma “accade qualcosa di imprevisto: arrivano Pietro e Giovanni e s’innesca un gioco di sguardi. Lo storpio guarda i due per chiedere l’elemosina, gli apostoli invece lo fissano, invitandolo a guardare verso di loro in un modo diverso, per ricevere un altro dono. Lo storpio li guarda e Pietro gli dice: ‘Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, alzati e cammina!’”. Dunque, “gli apostoli hanno stabilito una relazione, perché questo è il modo in cui Dio ama manifestarsi, nella relazione, sempre nel dialogo, sempre nelle apparizioni, sempre con l’ispirazione del cuore, sono le relazioni di Dio con noi, attraverso un incontro reale tra le persone che può accadere solo nell’amore”. Il papa chiede una Chiesa che "guarda" e non "chiude gli occhi", che "accoglie", "solleva" e "accompagna", una Chiesa che crea "ponti di amicizia e di solidarietà al posto di barriere". (R.I.)
Agorà dei Popoli: dal 10 agosto la quarta edizione del meeting dei giovani a S. Maria di Leuca
7 Agosto 2019 - Santa Maria di Leuca - Si svolgerà dal 10 al 14 agosto a Santa Maria di Leuca '#Cartadileuca 2019 - Mediterraneo: Agorà dei popoli', la quarta edizione del Meeting internazionale dei giovani per la pace nel mondo. L' appuntamento è promosso dal Parco culturale ecclesiale 'Terre del Capo di Leuca - De finibus terrae', sodalizio promosso dalla diocesi di Ugento - Santa Maria di Leuca. 'Carta di Leuca' è un evento annuale al quale sono invitate centinaia di giovani di vari Paesi del Mediterraneo con culture, sensibilità e religioni diverse. Vengono proposte giornate di incontro, di confronto e - attraverso le 'Tende della convivialità' - di conoscenza reciproca. 'Carta di Leuca' è anche un appello, rivolto dai giovani ai potenti della Terra affinché si impegnino ad attuare azioni concrete di fraternità, di rispetto dei diritti umani, di cooperazione e di pace. C' è anche 'Verso un' alba di pace', marcia notturna silenziosa, interculturale e interreligiosa, che si snoda simbolicamente a lume di candela, dalla tomba di don Tonino Bello al santuario di Santa Maria di Leuca. L'edizione di quest' anno del meeting prenderà il via sabato prossimo, alle 19.30, presso la tomba di don Tonino Bello al cimitero di Alessano, con l' intervento del vescovo mons. Vito Angiuli e i saluti di Giancarlo Piccinni, presidente della Fondazione don Tonino Bello. Domenica 11 agosto, nella chiesa madre Natività Beata Vergine Maria di Tricase ci sarà alle 19 una solenne celebrazione eucaristica, cui seguirà, alle 20.15, presso le Sale del trono di Palazzo Gallone il convegno 'Mediterraneo: Agorà dei popoli'. Tra gli interventi quelli del card. Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento e di Sihem Djebbi, professoressa dell' università di Parigi che parlerà de 'La Primavera araba, otto anni dopo'. Martedì 13 agosto, alle 23.30, sul sagrato del cimitero di Alessano, dopo il saluto di don Gianni De Robertis, direttore generale della Fondazione Migrantes, ci sarà lo spettacolo 'Mediterraneo: agorà dei popoli', curato dai giovani partecipanti a Carta di Leuca. Gli stessi giovani saranno protagonisti della marcia notturna, che prenderà il via alle 2 di mattina di mercoledì 14 agosto e raggiungerà alle 6 S. Maria di Leuca. Alle 7 mons. Angiuli presiederà la s. messa sul sagrato del santuario. Al termine, dopo i saluti istituzionali, sarà proclamata '#Cartadileuca2019'.
Brasilia: conclusa la terza edizione “Ambasciata Porte Aperte”
7 Agosto 2019 - Brasilia - Si è conclusa la terza edizione dell'iniziativa “Ambasciata Porte Aperte”, promossa dall'Ambasciata d'Italia a Brasilia e che ha consentito al pubblico di ammirare la bellezza architettonica e artistica dell'edificio che accoglie la sede diplomatica, progettato dal celebre ingegnere civile italiano Pier Luigi Nervi. L'edificio, dalla struttura imponente e di notevole pregio architettonico e valore artistico, è meta abituale dei turisti che visitano la capitale brasiliana oltre che di architetti e ingegneri e, più in generale, di un pubblico appassionato di arte e cultura italiana. A visitarla, in occasione della manifestazione “Ambasciata Porte Aperte”, sono stati, tra gli altri, studenti di architettura, ingegneria e design, membri di associazioni locali, funzionari e diplomatici in servizio presso Ambasciate e Organizzazioni Internazionali nonche' famiglie con bambini, provenienti anche da altre città brasiliane.
Il pubblico, oltre all'opera architettonica di Nervi, ha potuto ammirare i saloni della Residenza ristrutturati dai due famosi designer brasiliani di origine italiana, i fratelli Humberto e Fernando Campana insieme a Federlegno Arredo, nonché le opere di arte moderna e contemporanea che fanno parte della collezione dell'Ambasciata, tra cui "Natura Tropicale" di Candido Portinari. Contemporaneamente all'iniziativa “Ambasciata Porte Aperte” nei saloni della sede diplomatica è stata allestita la mostra fotografica “Cenas Venezianas” di Francisco Andrade, un vero e proprio viaggio nel Carnevale di Venezia attraverso le maschere, le strade e i canali della Serenissima. Data l'alta affluenza di pubblico e le richieste di prenotazioni inevase l'Ambasciata ha in progetto di replicare l'iniziativa nel prossimo mese di ottobre in occasione della Settimana della Lingua Italiana nel mondo e della Giornata del Contemporaneo.
Decreto Sicurezza bis è legge: alcuni commenti
6 Agosto 2019 - Roma – L’approvazione, ieri sera con voto di fiducia al Senato, del “decreto sicurezza bis” prevede “disposizioni urgenti” in materia di contrasto all’immigrazione illegale e di ordine e sicurezza pubblica, stabilendo tra l’altro che spetta al ministero dell’interno, e non a quello delle infrastrutture, “limitare o vietare l’ingresso, il transito o la sosta delle navi nel mare territoriale” alla Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia. Per il il Presidente della Fcei Luca Maria Negro la legge “non ha nulla a che fare con la sicurezza degli italiani e degli immigrati ma, nelle esplicite intenzioni del ministro dell’Interno che se lo intesta, ha il solo obiettivo di criminalizzare le Ong che operano nelle azioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo”. Negro ha ricordato che ancora ieri, a Lampedusa – come segnalato anche da Mediterranean Hope, osservatorio sulle migrazioni della Fcei che opera sull’isola – sono continuati gli sbarchi di migranti: “Da mesi continuano gli sbarchi autonomi sulle coste italiane e negli ultimi mesi il numero dei rimpatriati dalla Germania in base al regolamento di Dublino ha superato il numero degli sbarcati in Italia ma, invece di cercare una soluzione europea a un problema di natura globale, si punta sulle Ong l’arma delle maximulte e dei sequestri”. Gli evangelici esprimono con forza “contrarietà a questo provvedimento, dettata dalle ragioni della nostra coscienza di cristiani la cui fede si esprime nell’accoglienza e nella protezione della vita umana”.
Il Centro Astalli esprime “seria preoccupazione”: “Destano – si legge in una nota - allarme la misure volte a ostacolare o impedire le attività di soccorso di migranti in mare da parte delle navi private, in un momento in cui gli Stati europei hanno cessato ogni operazione di salvataggio nel Mediterraneo. Lasciare i migranti in Libia o farli morire nel Mediterraneo, oltre che indegno, non è di certo un deterrente per chi, costretto alla fuga da guerre, persecuzioni o gravi necessità, in assenza di alternative legali, non si fermerà davanti ai pericoli del mare o delle carceri libiche”.
Il Centro Astalli torna a ribadire che la “gestione delle migrazioni è tema europeo che richiede impegno comune e assunzione di responsabilità per giungere a soluzioni condivise nel rispetto della vita e della dignità umana”. “Con l’approvazione del decreto sicurezza bis si scrive una pagina buia della storia democratica dell’Italia”, spiega il presidente del Centro Astalli, p. Camillo Ripamonti: “mentre paura e odio vengono profusi ad arte per alimentare distrazione e indifferenza di massa si colpisce con stupefacente semplicità il cuore della nostra costituzione, della nostra storia, dei nostri principi di civiltà. Convenzioni internazionali e diritti umani calpestati con norme demagogiche contro la solidarietà”.
Ieri “il grado di umanità del nostro Paese si è corrotto. La politica ha tradito la Costituzione, i sogni e gli ideali di chi l’ha pensata e scritta e delle convenzioni internazionali”, ha detto don Luigi Ciotti, presidente Libera e Gruppo Abele: “siamo davanti ad una scelta politica indegna per un Paese che vuole essere democratico non solo di nome ma di fatto un Paese civile. La politica esca dai tatticismi, dai giochi di potere e riduca le distanze sociali e si lasci guidare dai bisogni delle persone”.
La devozione dei boliviani alla Madonna di Urkupina
6 Agosto 2019 - Lodi - Nel mondo, ed anche nel nostro Paese, la comunità boliviana ha festeggiato la Madonna di Urkupina, la Vergine dell’Integrazione, una delle ricorrenze religiose più importanti in Bolivia.
La storia narra la leggenda di una giovane pastorella nata in una famiglia molto povera che ogni giorno portava le pecore al pascolo sulla collina pietrosa di Urkopina. Un giorno l'immagine di una donna 'celeste' le apparve dicendole di prendere alcune pietre e portarle a casa. La ragazza obbediente lo fece, caricandosele in una borsa sulle spalle fino alla sua piccola casa. Una volta rientrata, aprì la borsa e fu sorpresa nel vedere che le pietre si erano trasformate in argento.
Quando nel paese di Quillacollo iniziò a diffondersi la storia, gli abitanti cominciarono ad avere fede nella vergine miracolosa di Urkupina e iniziarono ad andare in pellegrinaggio sulla collina. Da allora la festività di "Urkupina" è celebrata ogni anno nel mese di agosto. Sabato scorso i boliviani del lodigiano si sono ritrovati per partecipare, nel duomo di Lodi, ad una celebrazione presieduta da don Angelo Dragoni. Prima della celebrazione il saluto di don Andrea Tenca, direttore dell’Ufficio Migrantes diocesano sottolineando che questa Madonna è anche “nostra perchè tutti noi siamo battezzati dalla Chiesa universale e voi siete un dono per la Chiesa di Lodi”.
“Voi siete venuti dalla Bolivia per cercare, nonostante tutti i sacrifici, un futuro migliore per voi e per i vostri figli. Un futuro migliore si trova con il lavoro, certo, ma soprattutto mantenendo salda la fede in Dio”, ha detto nell’omelia don Dragoni.
Dopo la celebrazione un intenso momenti di preghiera davanti ai piedi della Madonna accompagnata da canti tradizionali boliviani. (R.Iaria)
Migrantes: “il racconto degli italiani nel Mondo” oggi a Nembro
6 Agosto 2019 - Nembro – Sarà presentato questa sera a Nembro (Bg), nell’ambito della 24^ edizione della Festa dell’Emigrante, il “RIM JUNIOR 2018-2019 - Il racconto degli Italiani nel Mondo”, lo studio realizzato dalla Fondazione Migrantes che racconta il mondo delle migrazioni italiane ai più giovani.
A presentare il volume, nella sede del Museo della miniera e dell’emigrante di Nembro, don Domenico Locatelli, già direttore dell’Ufficoo di pastorale per gli taliani nel mondo della Fondazione Migrantes seguito da alcune testimonianze degli studenti di Nembro coinvolti nel viaggio di istruzione “Ritorno al futuro” e la rappresentazione teatrale “L’urlo di Marcinelle”. Le iniziative della festa dell’Emigrante sono iniziate domenica 4 agosto con il laboratorio didattico: Il carbone e i fossili. Realizzazione di calchi in gesso di reperti originali. Ieri proiezione di filmati relativi alle migrazioni di ieri e di oggi. Domani, in conclusione della festa il ritrovo al Museo della Miniera e dell’Emigrazione con il saluto delle Autorità locali presenti e commemorazione delle vittime della tragedia di Marcinelle seguita dalla visita al Museo della Miniera e dell’Emigrazione e alla mostra fotografica “Io soccorritore a Marcinelle”.
La festa si concluderà al Santuario dello Zuccarello con una celebrazione eucaristica.
“No a un mondo dove gli uni cacciano gli altri: le diocesi scendono in campo
6 Agosto 2019 - Roma - Fraternità, solidarietà, dignità contro paura, odio, sovranismo. Sono le parole che ricorrono negli interventi di domenica di vescovi e diocesi, a commento di quanto accade fuori e dentro il Parlamento. «Stiamo rimpiccolendo la storia nostra e quella degli altri, ripiegandoci verso particolarismi e corporativismi, con scelte istintive, linguaggi aggressivi, intrisi di violenza, gesti assurdi come il lancio di sassi, creando uno scontro con quelli che sono i principi di umanità – sono state le parole dell’arcivescovo di Foggia-Bovino, monsignor Vincenzo Pelvi, nella messa in ricordo dei 16 braccianti immigrati morti un anno fa in due incidenti stradali, ma anche dei 9 ragazzi feriti in aggressioni a colpi di pietra – . Non accogliere significa regredire, rifiutare il principio dello stare insieme. Noi come credenti non possiamo desiderare un mondo piccolo dove gli uni cacciano gli altri. Dobbiamo superare paura e odio che hanno fatto presa tra la nostra gente. Abbiamo un futuro comune da costruire e quindi dobbiamo pulirlo nell’oggi cercando di curare questi legami che si spezzano ». Invece «ora coi decreti sicurezza gli immigrati perdono non solo il permesso di soggiorno ma anche il lavoro». Riflessioni analoghe quelle del vescovo di Cassano all’Jonio, monsignor Francesco Savino, in occasione della Festa della Stella Maris. «La Madonna ci indichi la strada del vero senso da dare alle paure, che non possono essere l’industria di una propaganda politica. No alla sicurezza che non garantisce gli ultimi, che è solo strumento di autocentralità dei sovranisti. Questo decreto altro non è che elevare a sistema istituzionale la disumanità». E un appello ai senatori, in particolare a quelli eletti nel Sannio, è stato lanciato dallo sportello di Ascolto fragilità 'Do it together' della cooperativa sociale iCare e dalla Caritas della diocesi di Cerreto Sannita-Telese-Sant’Agata de’ Goti, e firmato da varie associazioni. «Ad un 'Decreto sicurezza bis' che lede la dignità della persona, annegando l’etica sui temi del soccorso in mare e del respingimento dei rifugiati, e che viola la nostra Costituzione e trattati e convenzioni internazionali, noi diciamo NO! La carità, la solidarietà e la fraternità non possono e non devono essere considerate un crimine». (A.M.M. - Avvenire)
Card. Bassetti: “basta pifferai magici”
6 Agosto 2019 - Roma - Cita san Francesco d’Assisi per dire che «i cattolici devono avere “fede retta e speranza certa” », come sosteneva il Poverello, «senza mettersi in fila dietro i pifferai magici di turno». E subito aggiunge: «I falsi profeti ci sono sempre stati e sempre ci saranno. I simboli religiosi valgono solo nel contesto di una fede vissuta, altrimenti sono una sterile ostentazione». Il presidente della Cei, cardinale Gualtiero Bassetti, dialoga con il direttore dell’Osservatore Romano, Andrea Monda, nel giorno in cui il Parlamento approva il decreto sicurezza-bis. Ma è solo una coincidenza. Nessun riferimento al provvedimento. Perché la conversazione pubblicata dal quotidiano della Santa Sede era programmata da tempo e conclude, come scrive lo stesso Monda, la lunga serie di interviste che, a partire da quella a Giuseppe De Rita del 22 maggio, sono state pensate per «avviare un dibattito, aperto a credenti e a non credenti, sulla profonda crisi che la società sta vivendo e sul ruolo che la Chiesa può svolgere per ridare speranza all’uomo contemporaneo», annota il direttore. Il cardinale spiega che non è «una novità» il fatto che l’uomo abbia «sempre cercato di farsi dio di se stesso». Ma oggi la deriva è più evidente. Perché, da un lato, «si è accelerato in nome della “qualità della vita” e dei “diritti individuali” il distacco dell’uomo da una visione cristiana dell’etica». E, dall’altro, «si è andata affermando, in nome del “nemico esterno”, islamico o migrante, una cultura identitaria escludente». In entrambi i casi, chiarisce il presidente della Cei, «c’è una negazione della caritas, dell’humanitas, della pietas e dell’universalismo cattolico». Da qui il richiamo alla necessità di «cristiani autentici» che sono «al tempo stesso miti e rivoluzionari». Secondo Bassetti, la mitezza rimanda alla «sobrietà dei comportamenti ». L’essere rivoluzionari significa «andare contro lo spirito del mondo: egoistico, nichilistico, consumistico e xenofobo». Serve pertanto «uno sguardo profetico». E il porporato annuncia: «Come Chiesa italiana cerchiamo di mettere in pratica la profezia di La Pira sul Mediterraneo dando vita a un incontro con tutti i vescovi del Mediterraneo, nel nome della pace, dei poveri e del dialogo tra culture e fedi diverse».
Nell’intervista l’arcivescovo di Perugia-Città della Pieve tiene a far sapere che in Italia «siamo ancora una Chiesa di popolo, sebbene un popolo molto più piccolo di quello di 50 anni fa» che ha sempre più bisogno di «fraternità fra laici e presbiteri ». E parla dell’«eccezionale cambiamento d’epoca» che stiamo attraversando. Segnato anche da una «secolarizzazione» che non solo è «ideologica e laicista ma banalmente consumistica e nichilista». Anzi, ammette, si tratta di «una secolarizzazione di sopravvivenza mondana: “si salvi chi può”, “difendo prima i miei interessi” e il “mio desiderio è un diritto” potrebbero essere gli slogan». Bassetti definisce anche «in profonda crisi » la cultura dell’«umanesimo europeo». Inevitabile – insiste – che in questa situazione «il messaggio cristiano scandalizzi l’uomo moderno più che in passato. Scandalizza la sacralità della vita, la santità della famiglia e scandalizza la povertà, gli scarti della società come i clochard o i migranti ». Perciò occorre un «nuovo umanesimo» frutto anche di «un nuovo incontro con i non credenti». (Giacomo Gambassi – Avvenire)
Decreto sicurezza bis: in tanti rispondono all’appello di don Ciotti per chiedere ai senatori di non votarlo
5 Agosto 2019 - Roma - “La disumanità non può diventare legge” scritto su cartelloni, su fogli ma anche sulla spiaggia presto è diventato una mobilitazione virale sui social. In tanti hanno risposto all’appello di don Luigi Ciotti, presidente di Libera e Gruppo Abele, per una mobilitazione per chiedere ai senatori di non votare il #decretosicurezzabis che è arrivato oggi in aula al Senato.
Dai 200 giovani di Libera presenti a Trappeto all’equipaggio della Goletta Verde di Legambiente, dai tanti villeggianti che sui lidi o sulla spiaggia hanno esposto il cartello con la scritta “la disumanità non può diventare legge”. Mobilitazione a Riace, all’Asinara in Trentino. I volontari di Libera e Legambiente impegnati nei campi di formazione in tutta Italia si sono mobilitati per promuovere appello della precedente, finalità e scopi restano però gli stessi: restringere sempre più l’area dei diritti e dunque della civiltà – aveva dichiarato don Ciotti, lanciando l’appello alla mobilitazione -. Mi auguro che i senatori sentano la responsabilità non solo politica ma anche etica di questo voto. Bocciare questo decreto significa riaprire nel nostro Paese un varco alla speranza, ricongiungere la nostra Italia alla parte migliore della sua storia: quella costruita da tante persone oneste, ospitali e solidali, ribelli alle parole e agli atti dei demagoghi e dei prepotenti”. (Sir)