2 Settembre 2019 - Roma - Nei mesi estivi tantissime persone vivono belle vacanze al mare o nelle zone collinari e montuose dei Paesi mediterranei, visitandone il patrimonio artistico e archeologico ereditato dalle civiltà ebraica, egiziana, cretese, greca, romana, nate e sviluppate sulle sponde del Mare Nostrum. Il Mediterraneo è conosciuto e riconosciuto nel mondo intero per uno stile di vita, la sua “dieta” (enogastronomia), l’importanza del suo patrimonio: non a caso è la prima destinazione turistica mondiale. Mare e terra nello stesso tempo: la regione mediterranea stupisce per la sua bellezza naturale e storica.
Il simbolo riconosciuto di questa area del mondo è l’olivo. Il suo tronco, spesso tortuoso, sembra riassumere le sofferenze del passato, ma il suo frutto, piccolo e potente per l’olio che ne è estratto, è nutritivo, e nutre l’eredità intrinseca della civiltà mediterranea.
Al crocevia di tre continenti il mar Mediterraneo è la terra per eccellenza degli incontri, pacifici o conflittuali, tra differenti culture, religioni, identità. “Mediterraneo” è il mare dentro le terre. Mare di collegamento tra Europa, Africa e Asia, è delimitato da più di venti nazioni, con altrettante tradizioni e occasioni di meraviglia per i turisti e non solo.
Però il tempo della pace estiva è turbata troppo spesso da brutte notizie che vengono dal mare. Da tanto tempo, purtroppo, il Mediterraneo è diventato un ostacolo per migliaia di rifugiati che cercano in Europa una vita migliore, vedendo la stessa Europa come un eldorado. Le acque del mare sono un cimitero per numerosi disperati: bambini, donne, uomini. Un cimitero nel profondo del mare, dove i corpi spariscono nel nulla, senza nessuna cerimonia. Le cronache ci hanno raccontato di un mese d’agosto carico di drammi, ma anche di belle e coraggiose azione di salvataggio.
Tale cimitero è una sfida per l’Europa. È, ad esempio, la sfida di Lampedusa, isola diventata icona dei drammi del Sud, e delle difficoltà identitarie del Nord d’Europa che mostra evidenti difficoltà nel comprendere la portata “europea” delle pressioni migratorie in un mondo globale.
Lampedusa è una piccola isola italiana, di venti chilometri quadrati, con seimila abitanti che vivono soprattutto di turismo e pesca. È il territorio più a Sud d’Italia, il più vicino all’Africa, a 177 chilometri dalle costa della Tunisia, e 355 da quelle della Libia. Porta dell’Europa, rappresenta la speranza di vita migliore per gli africani del Nord come dell’Africa Subsahariana. Si imbarcano su natanti in pessime condizioni, vittime di trafficanti senza scrupoli che sfruttano la povertà. Tanti fra loro non giungono mai in un porto: barche e gommoni si rovesciano durante il viaggio senza che nessuno sia in grado di stimare esattamente il numero dei morti annegati.
Dopo l’ennesimo dramma, nel giugno 2013, Francesco, appena eletto Papa, decise di andare sul posto, l’8 luglio: “Ho sentito che dovevo venire qui oggi a pregare, a compiere un gesto di vicinanza, ma anche a risvegliare le nostre coscienze perché ciò che è accaduto non si ripeta”. L’omelia che pronunciò fu di una forza eccezionale, dal punto di vista umano e politico come dal punto di vista spirituale. Era una sfida per i governi tentati di irrigidire le legislazioni nazionali, e per i cristiani stessi. Il Papa denunciava i trafficanti di esseri umani e rendeva omaggio alle piccole comunità dell’isola e delle isole vicine, come Linosa, confrontate da anni ai flussi incessanti, senza aiuti. Denunciava “la cultura del benessere” che “ci rende insensibili alle grida degli altri”, e anche “la globalizzazione dell’indifferenza” perché “ci siamo abituati alla sofferenza dell’altro, non ci riguarda, non ci interessa, non è affare nostro!”.
Tale intervento risuona ancora oggi, sei anni dopo, come un monito particolarmente rivolto ai cristiani attraverso una domanda: “Dov’è il tuo fratello?”, e un’ingiunzione: “Non dimenticare la carne di Cristo che è la carne dei rifugiati; la loro carne è la carne di Cristo”. Sei anni dopo, questo discorso di Papa Francesco non è affatto invecchiato. Purtroppo conserva una estrema attualità nel momento in cui sono al potere in diversi Paesi europei partiti nazionalisti, populisti, talvolta xenofobi, e quando l’Unione europea è in difficoltà nel definire una politica di solidarietà tra gli Stati membri dell’Unione, per l’accoglienza dei migranti. (Jean-Dominique Durand – Sir)
Primo Piano
Nave Mare Jonio: “la Guardia costiera farà sbarcare ‘per motivi sanitari’ le ultime 31 persone rimaste a bordo”
2 Settembre 2019 - Roma - “Ci hanno appena comunicato che tra poco la Guardia costiera farà sbarcare ‘per motivi sanitari’ le ultime 31 persone rimaste a bordo della Mare Jonio”. Lo annuncia l’equipaggio della Nave Mare Jonio su Twitter. “La loro odissea è finita ed all’orizzonte si intravede un po’ di umanità. Benvenuti in Europa!”.
Chiesa Greco-Cattolica Ucraina: da oggi il Sinodo a Roma
2 Settembre 2019 - Roma - Cominceranno con una udienza con Papa Francesco questa mattina e proseguiranno fino al 10 settembre, i lavori del Sinodo della Chiesa Greco Cattolica Ucraina, che si tiene quest’anno a Roma.
I 50 vescovi della Chiesa Greco-Cattolica Ucraina, stabiliti nella terra madre, ma anche negli Stati Uniti, in America Latina, in Australia e Medio Oriente, discuteranno sul tema “La comunione e l’unità nella vita e testimonianza della Chiesa Ucraina oggi”.
Il Sinodo della Chiesa Greco Cattolica Ucraina si tiene a Roma per celebrare due anniversari: il cinquantesimo anniversario della consacrazione della Basilica di Santa Sofia, “casa” dei greco-cattolici ucraini a Roma, che consacrata dal card. Josyp Slipyi alla presenza di Papa Paolo VI; e il novantesimo anniversario dei primi incontri dei vescovi greco-cattolici ucraini, che il Metropolita Sheptycky cominciò a Roma nel 1929. Fu poi a Roma che ripresero le riunioni sinodali della Chiesa Greco Cattolica Ucraina, allora in diaspora, dopo il Concilio Vaticano II.
La convocazione del Sinodo a Roma in occasione di queste due celebrazioni rappresenta una occasione proficua per i vescovi ucraini di riconfermare la fedeltà come corpo sinodale al successore di Pietro, si legge in una nota. L’apertura del Sinodo è iniziata ieri, 1 settembre, con la celebrazione liturgica nella Basilica di Santa Sofia, pro-cattedrale, vale a dire seconda cattedra del Capo della Chiesa Greco Cattolica Ucraina. Alla celebrazione ha preso parte il card. Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione delle Chiese Orientali; il card. Domenico Calcagno, presidente emerito dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica; i 50 vescovi che prendono parte al Sinodo. Dopo la celebrazione è stata consacrata la croce che celebra l’anniversario.
Domani ai lavori prenderà parte il card. a Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano mentre il 4 settembre è previsto un intervento del card. Angelo de Donatis, vicario del Papa per la diocesi di Roma e amministratore apostolico sede vacante del recentemente costituito esarcato apostolico per i fedeli cattolici ucraini in Italia.
Il 5 settembre, si terrà in Santa Maria Maggiore alle ore 15 una Liturgia in occasione del 100esimo anniversario della morte della beata Yosafata Gordashevska, beatificata da Giovanni Paolo II durante il suo viaggio in Ucraina nel 2001.
Il 6 settembre sarà commemorato il 35esimo anniversario dalla morte del card. Josyp Slipyi, e sarà ospite il card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia – Città della Pieve e presidente della Conferenza Episcopale Italiana.
Il 7 settembre, i vescovi del Sinodo visiteranno il Pontificio Istituto Orientale, dove sarà presentato il programma “Cristianesimo di Kiev”, una ricerca sulle radici del cristianesimo di Kiev ispirata e sostenuta da Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk, Padre e Capo della Chiesa Greco-Cattolica Ucraina.
Il Sinodo si concluderà il 10 settembre, con la firma degli atti sinodali.
Card. Montenegro: “fate scendere i migranti della Mare Jonio”
2 Settembre 2019 - Roma – La Nave Mare, con a bordo ancora 31 migranti, da cinque giorni è in mezzo al mare. Nel pomeriggio di ieri per tre dei migranti a bordo c'è stata così l'evacuazione medica a Lampedusa.
Ai tanti appelli si è unito anche l’arcivescovo di Agrigento, il card. Francesco Montenegro sottolineando che con forza mi unisco all’appello lanciato dall’equipaggio della Nave Mar Jonio ormeggiata ad alcune miglia da Lampedusa; si tratta di “una situazione umanitaria gravissima per la mancanza di acqua potabile e per le condizioni del mare in costante peggioramento”. Dalla nave sono stati fatti trasbordare prima 64 migranti (fra cui donne incinte, bambini e persone in precarie condizioni di salute) e poi altre tre persone. Il trasbordo “sembrava aprire uno spiraglio in questa ennesima vicenda che vede compromettere e danneggiare la dignità di quei nostri fratelli che – scrive il porporato - prima ancora di essere migranti, sono persone umane già messe a dura prova – nei loro Paesi di provenienza – da guerre, violenze e carestie. Purtroppo assistiamo a una forma ingiustificata di durezza” nei confronti di queste persone che sono “rimaste a bordo e che ormai sono stremate fisicamente e psicologicamente, dopo diversi giorni di sosta in alto mare, sballottati dalle onde e privati del sacrosanto diritto di salvaguardare la loro vita”. Il card. Montenegro fa appello alle autorità competenti affinché “al più presto si decidano di permettere alla Mare Jonio di attraccare e di permettere ai migranti ancora a bordo di avere le necessarie cure mediche e l’approvvigionamento di acqua e cibo. Nella situazione drammatica che si è venuta a creare l’equipaggio sta facendo un lavoro straordinario che merita un grande apprezzamento; sono uomini e donne – scrive ancora l’arcivescovo di Agrigento - che hanno assicurato ai migranti l’assistenza, il sostegno e l’affetto per reggere a una prova così estenuante. Speriamo, per loro e per i migranti, che la Mare Jonio sia messa nelle condizioni di mettersi al riparo dalle onde e di entrare nel porto di Lampedusa. Prima di qualsiasi disputa politica vi sono i diritti umani che vanno difesi sempre e comunque. Il primato della dignità della persona umana per la Chiesa cattolica e per qualsiasi convivenza civile è un principio irrinunciabile. In virtù di questo principio, per favore, fate scendere i migranti della Mare Jonio!
Papa Francesco: il 5 ottobre il nuovo Concistoro. Tra i nuovi cardinali Zuppi e p. Czerny
2 Settembre 2019 - Città del Vaticano - Sesto Concistoro del suo Papato con dieci nuovi cardinali dalle periferie del mondo più tre cardinali non elettori.
Ieri mattina, a sorpresa, Papa Francesco, al termine della preghiera mariana dell’Angelus (iniziata in ritardo perché bloccato da un guasto dell’ascensore, ndr) ha annunciato per il 5 ottobre un nuovo
Concistoro con nomine che vanno dal Congo al Guatemala, dal Marocco all’Indonesia. Per l’Italia l’arcivescovo di Bologna, Mons. Matteo Zuppi. “La loro provenienza esprime la vocazione missionaria della Chiesa che continua ad annunciare l’amore misericordioso di Dio a tutti gli uomini della Terra”, ha detto Papa Francesco.
Tra le nomine anche p. Michael Czerny, gesuita, Sottosegretario della Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale.
Con loro Mons. Miguel Angel Ayuso Guixot, Presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso; Mons. Jose Tolentino Medonca, archivista e bibliotecario; Mons. Ignatius Suharyo Hardjoatmodjo, arcivescovo di Jakarta; Mons. Juan de la Caridad Garcia Rodriguez, arcivescovo de San Cristobal de la Habana; Mons. Fridolin Ambongo Besungu, arcivescovo di Kinshasa; Mons. Jean-Claude Hollerich, arcivescovo di Lussemburgo; Mons. Alvaro Ramazzini Imeri, vescovo di Huehuetenamgo; Mons Cristobal Lopez Romero, arcivescovo di Rabat.Tre gli ultraottantenni: Mons. Michael Louis Fitzgerald, arcivescovo emerito di Nepte; Mons. Sigitas Tamkevicius, arcivescovo emerito di Kaunas e Mons. Eugenio Dal Corso, vescovo emerito di Benguela. (R. Iaria)
Papa Francesco: dal 4 al 10 settembre in Africa
30 Agosto 2019 - Città del Vaticano – Inizierà il prossimo 4 settembre il viaggio internazionale di Papa Francesco in tre paesi dell’Africa Occidentale: Mozambico, Madagascar e Mauritius. La visita inizierà dalla capitale del Mozambico, Maputo dove visiterà, in forma provata, la Casa Matteo 25 di Maputo, una iniziativa della nunziatura apostolica nello Stato africano in collaborazione con poco più di 20 congregazioni religiose locali, nata per aiutare i giovani e i bambini di strada, che non hanno nulla da mangiare e, spesso, non sanno nemmeno dove dormire, ricorda Vatican News.
Dal 6 settembre la visita proseguirà in Madagascar è previsto il 6 settembre. Tra gli appuntamenti attesi, quello con i giovani nel campo diocesano di Soamandrakizay e la celebrazione eucaristica della mattina successiva alle 10. Poi la visita alla Città dell'amicizia e la preghiera per i lavoratori nel cantiere di Mahatazana. Il 9 settembre nelle Mauritius con messa al monumento di Maria Regina della Pace e la visita privata al santuario di Père Laval. Il 10 il rientro a Roma.
In Italia le comunità dei tre paesi si stanno preparando a questa visita con diversi momenti di preghiera. Nel nostro Paese vivono oltre 6mila persone provenienti dalle Mauritius, oltre 1500 dal Madagascar e qualche centinaio dal Mozambico.
Nei tre paesi vivono anche italiani: in Madagascar 465; Mauritius 445 e in Mozambico 608 italiani. (R.Iaria)
Mattmark: un’eredità per gli italiani in Svizzera
30 Agosto 2019 - Zurigo – Il 30 agosto di 54 anni fa una grande tragedia dell’emigrazione italiana a Mattmark in Svizzera dove si stava edificando la diga in terra più grande d'Europa. Quella mattina una valanga di oltre due milioni di metri cubi di ghiaccio travolse e seppellì le baracche, la mensa e le officine sottostanti causando la morte di 88 persone: tra queste 56 italiani. Morirono, sul colpo, 88 lavoratori; e di questi 56 erano italiani. “La presenza italiana nella vita sociale, culturale ed economica in Svizzera è caratterizzata da luci e ombre, che hanno concorso a dare smalto alla variegata quotidianità di un paese tra i più ricchi a livello planetario. Si tratta di numerose storie che si alimentano dei sacrifici e dell’operosità di tanti operai, dei successi dei singoli professionisti e dell’incommensurabile protagonismo del mondo associativo italiano”, ricorda oggi il segretario generale del Cgie (Consiglio Generale degli Italiani all’estero), Michele Schiavone in una nota: “è l’esempio di un modello di successo capace di rinnovarsi e di proporsi anche nel tempo della mobilità, della libera circolazione, delle merci e dei servizi. Una presenza vincente in Svizzera, la nostra, che ha contribuito in modo decisivo al progressivo mutamento di tradizioni e abitudini, dei costumi e dei modelli di vita spalmando quell’essenza di cui è portatore il genio italico”. Oggi i nostri connazionali – sottolinea Schiavone - godono di alta considerazione nelle istituzioni, nel mondo economico e produttivo elvetico. In particolare, le giovani generazioni di italiani si muovono a briglie sciolte nei settori artistici, sportivi, commerciali e imprenditoriali. Ma non è sempre stato così. Lungo i sentieri della modernizzazione della Svizzera, gli italiani sono passati attraverso le forche caudine della xenofobia, del razzismo, delle infanzie rubate”. Ha segnato la nostra storia il sacrificio di tante vittime sul lavoro: nelle fabbriche, nella costruzione di strade, gallerie, ferrovie e opere civili, tra le quali alcune tragedia come Mattmark e Lötschberg. Da quelle tragedie iniziarono, evidenzia ancora Schiavone, “le battaglie sostenute dai sindacati che portarono ad un graduale mutamento delle assicurazioni sociali e dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori sui luoghi di lavoro”. L’eredità di Mattmark è “il lascito di grande responsabilità dal quale trarre ispirazione per affrontare con consapevolezza le opportunità che si presentano nel mondo del lavoro in piena trasformazione e in continua competizione tra sistemi produttivi. Porre rimedio alle storture che costringono milioni di persone a mettersi in cammino alla ricerca del lavoro, costituisce l’emergenza di questo inizio di millennio”. (R. Iaria)
Mons. Fragnelli a istituzioni nazionali e internazionali: “elaborare urgentemente strategie lungimiranti per i poveri del Mediterraneo”
30 Agosto 2019 - Trapani - “La nostra Chiesa si unisce a tutti coloro che – in qualsiasi modo – si ribellano ad una politica che ‘galleggia’ e ‘lascia galleggiare’ le coscienze nell’indifferenza”. Lo afferma il vescovo di Trapani, Mons. Pietro Maria Fragnelli, in un appello alle istituzioni nazionali e internazionali per sollecitare politiche strutturali e lungimiranti per far fronte alla condizione dei “poveri del Mediterraneo”. “La cronaca dei poveri che si avventurano sui barconi nel Mediterraneo e si affidano alle incerte risposte istituzionali, che lasciano spazio alle iniziative private degli operatori umanitari, sarà sempre ‘cronaca minore’ rispetto alle notizie dell’attualità politica nazionale ed europea che attraggono i grandi media”, rileva il vescovo, secondo cui, “sarà sempre usata per le schermaglie di parte”. “Tuttavia – prosegue – per la Chiesa e, soprattutto per le Chiese di Sicilia, quella dei poveri del Mediterraneo non sarà mai cronaca minore! È cronaca che sconvolge il nostro sistema di vita, sociale e culturale, prima ancora che religioso”.
“Ci chiediamo come queste notizie di bambini, donne e adulti – che potrebbero essere i nostri bambini, le nostre donne, i nostri adulti – possano entrare concretamente nell’agenda politica”, aggiunge Mons. Fragnelli, che ammonisce: “Siccome il problema è prevalentemente politico, non possiamo tacere un appello alle istituzioni nazionali ed internazionali chiamate, urgentemente, ad elaborare strategie lungimiranti per i poveri del Mediterraneo”.
MCI Genk: domenica una messa con Mons. Bertolone
30 Agosto 2019 - Genk - L’arcivescovo di Catanzaro-Squillace e Presidente della Conferenza Episcopale Calabra, Mons. Vincenzo Bertolone, in questi giorni visiterà la Missione Cattolica Italiana di Genk, in Belgio, guidata da don Gregorio Aiello.
La visita si concluderà domenica, 1 settembre con una celebrazione eucaristica nella Chiesa Sacra Famiglia di Genk.
A Genk è presente una comunità italiana con circa 10mila presenze. La loro realtà è raccontata, da oltre 30 anni, da Radio Internazionale, la radio che trasmette dalla Missione Cattolica Italiana e che ha a cuore, come dice don Aiello, la valorizzazione della lingua e della cultura delle varie comunità di immigrati presenti nel territorio. (R. Iaria)
Brasile: un agosto all’insegna della cultura italiana
30 Agosto 2019 -
San Paolo - Un agosto fitto di proposte culturali italiane quello che si sta concludendo a San Paolo. Per i cento anni dalla nascita di Primo Levi, è stata presentata al Centro Culturale Tapera Tapera' la nuova edizione in brasiliano delle poesie del grande scrittore torinese ('Mil Sois', casa editrice Todavia). Mauricio Santana Dias il traduttore ha curato l’evento che ha visto alternarsi nella lettura tre poeti brasiliani. Inoltre è ancora aperta presso il Centro della memoria del Museo ebraico di San Paolo la mostra fotografica 'Viaggio per l'Italia ebraica' di Alberto Jona Falco. Sempre nell'ambito della letteratura Igiaba Scego, la scrittrice italiana di origini somale, si è incontrata con i suoi lettori nella Biblioteca Mario de Andrade, la più importante biblioteca pubblica di San Paolo, e al Festival LiterCultura di Curitiba in vista del prossimo lancio dell’edizione in portoghese del suo romanzo Oltre Babilonia. Inoltre sono ripresi i gruppi di lettura in vista della Fiera del libro italiano organizzata dall’Istituto italiano di cultura.
Per quanto riguarda l’offerta cinematografica l'evento saliente è stato il Festival 8 1/2 nel Cinema Espaco Itau' di San Paolo alla presenza del Console Generale Filippo La Rosa e con il regista Marco Tullio Giordana come ospite d'onore. Il Festival 8 ½, che tocca 12 città brasiliane, si conferma la principale rassegna di cinema italiano nel Paese con oltre 300 proiezioni di film di prima visione. La cerimonia di inaugurazione è stata organizzata nell’Ambasciata d’Italia che dà il suo patrocinio al Festival.
A completare l’offerta culturale la quinta edizione del ciclo di musica barocca 'Itinerancia Musical Ruspoli', dedicata al Principe Francesco Maria Ruspoli, grande benefattore delle arti nel primo Settecento. Alla presenza dei Consoli Generali d'Italia e di Ungheria, nella chiesa di Nossa Senhora da Boa Morte nel centro storico di San Paolo, sono state eseguiti recitativi e arie in italiano composti da Alessandro Scarlatti (1660-1725) e Georg Friedrich Haendel (1685-1759).
Nave Mare Jonio: appello a Conte delle organizzazioni sociali
30 Agosto 2019 - Roma - “La Libia non può essere considerata porto sicuro ed è proprio dall’inferno libico che quelle persone stavano fuggendo, dopo aver subito ogni tipo di violenza e vessazioni. Pertanto l’ipotesi di rimandare in Libia, ricorrendo alla cosiddetta guardia costiera libica, quelle persone in fuga, è da ritenersi irresponsabile e contraria al diritto internazionale”. Lo scrivono diverse organizzazioni sociali in una lettera indirizzata al presidente del Consiglio incaricato Giuseppe Conte, in riferimento al salvataggio di un gruppo di 98 naufraghi in acque internazionali, davanti alla Libia, da parte della Mare Jonio, nave della piattaforma della società civile italiana Mediterranea. Considerando il momento in cui “le condizioni climatiche avverse rendono difficile la navigazione e complicano la situazione di salute già precaria dei migranti a bordo, occorre agire con urgenza”. “Sapere che il Viminale ha deciso di far scendere a terra donne, bambini e ammalati è una buona notizia ma ribadiamo la necessità e l’urgenza di fornire da parte dell’Italia l’accesso ad un porto alla Mare Jonio per procedere allo sbarco di tutte le persone a bordo in conformità con il nostro ordinamento giuridico”, è l’auspicio delle organizzazioni. Tra i primi firmatari: Acli, ActionAid, Amnesty International Italia, Arci, Asgi, Caritas Italiana, Centro Astalli, Cnca, Comunità di Sant’Egidio, Comunità Papa Giovanni XXIII, Emergency, Fcei-Mediterranean Hope, Intersos, Medici senza frontiere, Oxfam Italia, Save the Children Italia. “Facciamo appello al presidente incaricato Giuseppe Conte e alla futura coalizione di governo affinché l’Italia promuova con urgenza un programma di ricerca e salvataggio a livello europeo, che preveda un meccanismo rapido e funzionale di sbarco e la conseguente eventuale ripartizione dei naufraghi salvati, nella direzione di soluzioni sostenibili e strutturate nella legislazione e nelle politiche europee”. (Sir)
Missio: aperte ad Assisi le Giornate di Spiritualità Missionaria
30 Agosto 2019 - Assisi - Vengono da tutte le diocesi d’Italia gli oltre 180 partecipanti alla 17esima edizione delle Giornate nazionali di Formazione e spiritualità missionaria promosse da Missio, Organismo pastorale della CEI e dall’Ufficio nazionale per la cooperazione missionaria tra le Chiese, iniziate ieri pomeriggio presso la Domus Pacis di Assisi.
Don Giuseppe Pizzoli, Direttore di Missio, ha spiegato che “il nostro incontro serve a prepararci all’importante appuntamento dell’Ottobre missionario, che quest’anno si svolgerà in un contesto straordinario: Papa Francesco ha voluto che la Chiesa universale celebrasse un Mese Straordinario Missionario per rilanciare la dimensione ad gentes. Ne abbiamo particolarmente bisogno in Europa dove il numero dei missionari è in sensibile recessione”. Ma non dobbiamo farci scoraggiare dai numeri delle vocazioni in calo, dice ancora don Pizzoli o “considerare la missione come un lusso o un’appendice pastorale. C’è bisogno di rilanciare la missione come la radice stessa della pastorale, sulla base di quanto detto dal Concilio Vaticano II che la Chiesa o è missionaria o non è. Non riusciamo ad essere una Chiesa in uscita se siamo troppo impegnati a considerare i nostri limiti, eppure è importante non perdere mai di vista la necessità di essere una realtà dinamica. Questo mese è straordinario perché ci vuole aiutare a rilanciare questa identità universale in virtù della dimensione missionaria. Anche per la solidarietà le nostre diocesi, le nostre parrocchie sono state investite dell’impegno missionario dalla Fidei Donum in poi, ma oggi si rischia l’eccesso opposto perché ogni Chiesa locale si occupa della ‘sua’ missione, del suo progetto. Si può dire che c’è quasi una ‘privatizzazione della missione’ verso questo o quel Paese in particolare. Invece dobbiamo portare dentro le nostre parrocchie e comunità il respiro della Chiesa universale che porta il Vangelo fino agli estremi confini della terra”.
Don Pizzoli ha concluso il suo intervento ricordando che le Giornate di Assisi si chiudono l’1 settembre, Giornata per la custodia del Creato e che quest’anno nel Mese di ottobre sarà celebrato il Sinodo dell’Amazzonia. Una coincidenza di date dagli orizzonti straordinari, visti dalle colline della terra umbra in cui visse san Francesco. (Miela Fagiolo D’Attilia)
Torino: completato il trasloco dei profughi dal Villaggio olimpico
29 Agosto 2019 - Torino - Gli ultimi 370 profughi che occupavano l’ex villaggio olimpico Moi lo scorso 30 luglio sono stati allontanati senza alcun disordine e ricollocati in strutture messe a disposizione dalle istituzioni locali, attraverso il privato sociale, e dalla Diocesi di Torino. Alcuni sono stati inseriti nei progetti Sprar e accolti, attraverso la Croce Rossa, presso i centri di Settimo Torinese e Castel d’Annone in provincia di Asti.
Grazie al progetto «Migranti, un’opportunità di inclusione» messo a punto dal Comune e dal Ministero dell’Interno in sinergia con la Prefettura, la Regione Piemonte, la Compagnia di San Paolo e la Diocesi di Torino sono tornate libere anche le ultime due delle quattro palazzine del villaggio occupato. Il primo edificio era stato evacuato un anno fa, le cantine lo scorso autunno, il secondo palazzo in primavera.
«La vicenda del Moi», ha sottolineato l’arcivescovo mons. Cesare Nosiglia, «è stata vissuta dalla Diocesi come una sfida e un’opportunità che poteva segnare la vita della nostra Città e costituire un modello per l’intero Paese. C’è voluto del tempo: fin dall’inizio abbiamo deciso di non procedere allo sgombro forzato, ma di accompagnare le persone perché potessero comprendere quanto il progetto fosse vantaggioso per dare dignità e speranza in un futuro migliore alle numerose persone
coinvolte». Dal 2013 fino ad un anno fa erano oltre mille i migranti che dimoravano nelle strutture di via Giordano Bruno in condizioni igienicosanitarie precarie.
«Il piano ora prosegue con percorsi di formazione professionale, inserimenti lavorativi e abitativi», ha evidenziato il vicesindaco e assessore al Welfare Sonia Schellino, «per rafforzare il percorso di inclusione e accompagnare le famiglie e i singoli che occupavano le palazzine a raggiungere il maggior grado di autonomia possibile. Anche le persone accolte dalla Croce Rossa il prossimo autunno, quando saranno disponibili ulteriori posti presso strutture del Terzo Settore, verranno trasferite e seguite passo passo nel percorso verso l’autonomia». Il progetto ha subito un’accelerata dovuta al crescente degrado degli stabili e delle condizioni di vita dei loro abitanti. La liberazione degli edifici è stata possibile anche grazie ad ulteriori fondi stanziati dal Ministero dell’Interno e dalla Regione Piemonte, che ha messo a disposizione 500 mila euro.
La Compagnia di San Paolo per l’intero progetto, che ora prosegue con l’accompagnamento dei migranti verso la stabilità, ha stanziato 4 milioni e 800 mila euro.
«Il piano», ha commentato il sindaco Chiara Appendino, «è stato possibile solo grazie al lavoro in rete tra i diversi soggetti istituzionali del territorio. È il sistema Torino che funziona».
Entro l’autunno partirà anche il piano per la riqualificazione della zona delle palazzine. «Mi auguro», ha concluso mons. Nosiglia, «che questa esperienza possa rappresentare un modello anche per altri ambiti di particolare criticità e precarietà, nella nostra città, come sono la situazione dei campi rom, dei senza dimora, dell’accoglienza nei dormitori e i problemi del lavoro e della casa». (Stefano Di Lullo – La Voce e Il Tempo)
GMMR: continua la campagna comunicativa
29 Agosto 2019 - Città del Vaticano - Manca poco alla Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato (GMMR) che si celebrerà domenica 29 settembre 2019. Per l’occasione, Papa Francesco celebrerà una Santa Messa in Vaticano, e “ci chiede di unirci alla celebrazione con il motto Non si tratta solo di migranti”. In vista di questo appuntamento, la campagna comunicativa della Sezione Migranti e Rifugiati continua.
Il tema “Non si tratta solo di migranti” questo mese è sviluppato nel sottotema “Si tratta di tutta la persona, di tutte le persone".
Nel video che la Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per lo Sviluppo Umano Integrale propone questo mese, papa Francesco ricorda che attraverso il servizio, l’incontro e l’accoglienza, si offrono opportunità ai più deboli e vulnerabili.
Finora i sottotemi trattati sono stati: “Si tratta anche delle nostre paure”, “Si tratta della carità”, "Si tratta della nostra umanità" e “Si tratta di non escludere nessuno”, “Si tratta di mettere gli ultimi al primo posto”.
La celebrazione in Vaticano sarà la celebrazione ufficiale anche della Giornata per l'Italia. Sarà, infatti, presente, una folta rappresentanza della Chiesa Italiana.
Mons. Pennisi: “un porto sicuro italiano” per le persone salvate dalla nave Mare Jonio
29 Agosto 2019 - Monreale - “Esprimo la mia profonda solidarietà ai volontari di Mediterranea Saving Humans per il salvataggio dei migranti fra cui diverse donne e diversi bambini in condizione di salute precaria”. Il messaggio ai volontari della Ong, che con la nave Mare Jonio hanno tratto in salvo numerosi migranti nel Mediterraneo, giunge, riferisce il Sir, da mons. Michele Pennisi, arcivescovo di Monreale. “In nome degli elementari principi di umanità e dei valori cristiani – aggiunge il presule – auspico che al più presto venga data loro la possibilità di essere accolti in un porto sicuro italiano, trattandosi per di più di una nave che batte bandiera italiana”.
Messico: incontro nazionale delle strutture ecclesiali che accolgono migranti
29 Agosto 2019 - Roma - “Vogliamo essere voce profetica e di speranza. Mantenere una posizione sulla linea di Papa Francesco. Incrementare il dialogo con le istituzioni”. Con l’auspicio che il governo federale, i governi statali e municipali tengano conto che “non si tratta solo di migranti, ma di vincere le nostre paure”, come ha scritto Papa Francesco, e si possa così collaborare “nel generare politiche inclusive, nelle quali la vasta esperienza della Chiesa e di altre istituzioni potrebbe essere illuminante per arrivare a una vera e propria migrazione ordinata”.
Questi gli auspici contenuti nel comunicato finale presentato ieri in una conferenza stampa dalla Conferenza episcopale messicana, alla vigilia della Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, al termine dell’incontro con i responsabili delle 130 strutture di accoglienza per migranti, tra case del migrante, mense e centri di accoglienza e primo soccorso, con il coordinamento della Pastorale della mobilità umana. Il documento finale, firmato dal responsabile di tale dimensione pastorale, mons. José Guadalupe Torres Campos, vescovo di Ciudad Juárez, sottolinea che le strutture di accoglienza sono “la prima porta che i migranti toccano” e che “non possiamo lasciarli alla deriva”, in accordo con i principi del Vangelo.
In particolare, si legge nella nota, “vogliamo essere i portavoce dei nostri fratelli che chiedono di entrare nel territorio degli Stati Uniti e sono detenuti alla frontiera sud del Messico, attraverso un muro umano della Guardia nazionale, essere la voce di coloro che chiedono di essere facilitati nel loro cammino con un salvacondotto e vengono ignorati, di quei fratelli che mentre sono in viaggio sono osteggiati o fatti oggetto di estorsione da parte di agenti di vario tipo o da parte del crimine organizzato”. (Sir)
Karachi: nuovo accordo con università per corsi di italiano
29 Agosto 2019 - Roma - Firma di un memorandum of understanding a Karachi tra il Consolato italiano e The Institute of Business Management per continuare e incrementare i programmi di insegnamento della Lingua italiana. L’IOBM è una prestigiosa Università privata locale, fondata nel 1994 con il quale – si legge sul sito del Ministero degli Affari Esteri italiano - la collaborazione è cominciata nel 2016. All’epoca un’insegnante italiana, retribuita in parte dall’università e in parte con i fondi della Farnesina, stanziati a questo scopo, cominciò un corso base. L’italiano è entrato quindi nelle Facoltà di Economia aziendale, Economia sociale e Informatica come lingua straniera facoltativa a scelta tra francese, arabo, cinese e tedesco.
Dalla firma del primo memorandum la domanda di italiano non ha cessato di crescere, tanto che nel 2018 è stato aggiunto anche un corso di livello intermedio con l’inserimento di una seconda insegnante. Tra il penultimo e l’ultimo anno accademico 2018-19 si è passati da 14 studenti a 79 a conferma di un trend che dimostra l’interesse per la lingua e la cultura italiana.
In aggiunta ai corsi di lingua dal 2011 la stessa università ha un accordo di scambio con la Facoltà di economia dell’università di Firenze che ha visto in questi anni 15 studenti pachistani andare a studiare in Italia. La scelta dell’italiano viene spiegata dai ragazzi con il loro desiderio a recarsi in Italia, sia per studiare che per turismo e con un grande amore per l’arte e l’architettura italiana.
Vescovi Perù: “in un paese multietnico, dignità e integrazione per tutti”
28 Agosto 2019 - Lima – "Siamo un paese di tutte le razze (‘Todas las sangres’ ndr), multietnico e multiculturale, in cui c'è spazio per tutti e tutti dobbiamo lavorare per una vita dignitosa, basata sull'interculturalità, per la piena integrazione sociale; siamo un paese con una immensa geografia, varia e ricca, di cui dobbiamo sapere come gestire la ricchezza, dando priorità ai bisogni dei più poveri ed emarginati”. Così recita il messaggio della Conferenza Episcopale Peruviana, emesso alla fine della sua 114 assemblea plenaria conclusa nei giorni scorsi. Il testo, riferisce l’Agenzia Fides, lancia un appello alla comunità nazionale sulla realtà sociale e la crisi politica che vive il paese. Il testo dei vescovi cita "Todas las sangres", opera dello scrittore peruviano José María Arguedas pubblicata nel 1964. Il romanzo, molto conosciuto, ha l'intento di fotografare l'insieme della vita peruviana, con delle rappresentazioni degli scenari geografici e sociali di tutto il paese. Il titolo si riferisce alla varietà razziale, regionale e culturale della nazione peruviana.
“In questa varietà , che non è esente da forme di discriminazione culturale, etnica e socioeconomica, vi è una prospettiva di speranza che scommette sui processi di integrazione e sulla costruzione dell'identità peruviana, basata sul rafforzamento delle identità che compongono la nostra patria", si legge nel messaggio.
"La gravità dei casi di corruzione continua a essere scioccante. Tuttavia – prosegue il messaggio - la nostra speranza è incoraggiata dai progressi compiuti nei processi di lotta contro questo virus sociale. La relazione tra la sicurezza giuridico-economica, richiesta dai grandi investimenti, come quelli nel settore minerario, e le esigenze ambientali che privilegiano l'agricoltura e la sicurezza delle popolazioni vulnerabili appare problematica".
"Siamo ugualmente preoccupati per l'Amazzonia, fonte di vita che copre i due terzi del nostro territorio nazionale; la sua grande biodiversità e le popolazioni indigene che la abitano devono essere curate", dicono i Vescovi. I Presuli vogliono "ricordare la responsabilità dello Stato di garantire coesione, unità e organizzazione alla società civile". Ecco perché richiamano "alla responsabilità e solidarietà di ogni settore sociale in questo momento... La Chiesa continuerà a camminare a fianco al suo popolo, condividendo il destino per riuscire a fare un Perù migliore, per tutti", conclude il testo.
Soccorso gommone con 22 bambini a bordo: “almeno 6 persone morte”
28 Agosto 2019 - Roma - E’ stato intercettato prima dell’alba il gommone dei bambini. Mai così tanti, mai così piccoli su un barcone di migranti. Alla fine sulla nave umanitaria intervenuta con due gommoni di soccorso si contano 98 persone. Erano alla deriva da due giorni e due notti senza ne acqua ne cibo. L’avvistamento visivo ha permesso di raggiungere rapidamente il gonfiabile per metà completamente afflosciato.
In totale si contano 22 bimbi al di sotto dei dieci anni, alcuni di pochi mesi. Delle 26 donne, 8 sono in gravidanza, alcune agli ultimi mesi di gestazione. Tra i 50 maschi, a un primo screening, almeno sei sono minori non accompagnati, ma in queste ore l’equipaggio di Mediterranea sta visitando ciascuno dei naufraghi.
I bambini sono stati rinvenuti in condizione di ipotermia, anche alcune donne necessitano di cure mediche urgenti che vengono prestate dagli operatori umanitari. Alcuni ragazzi hanno segni di evidenti torture, sembra con lesioni serie agli arti, tanto da non riuscire a salire a bordo di Mare Jonio autonomamente. Mare Jonio sta contattando le autorità marittime per chiedere un porto sicuro di sbarco.
La notte scorsa quando il gommone ha cominciato a sgonfiarsi, un gruppo di uomini è caduto in acqua, almeno 6 di essi risultano dispersi, e stando alle testimonianze provenivano da Senegal, Costa d'avorio e Mali.
Se l'avvistamento del "barcone dei bambini" fosse arrivato qualche ora dopo, in mare vi sarebbe stata l'ennesima strage degli innocenti.
La mare Jonio ha chiesto al centro di coordinamento dei soccorsi italiano l'assegnazione di un porto sicuro di sbarco, ma la risposta che è arrivata da Roma indica all'equipaggio di rivolgersi alla cosiddetta Guardia Costiera Libica. (Nello Scavo, a bordo della Mare Jonio – Avvenire)
Tragedia Mattmark: il 1° settembre la commemorazione a Sedico
28 Agosto 2019 - Belluno - Quest’anno ricorrono 54 anni dalla catastrofe di Mattmark (Svizzera). 88 lavoratori, di cui 56 italiani – 17 bellunesi – morirono sotto l’implacabile massa di ghiaccio, roccia e fango in quell’infausta giornata del 30 agosto 1965. In pochi istanti si consumava “un dramma che ha ferito profondamente la nostra terra e che è doveroso non dimenticare, tragico esempio delle sofferenze che hanno segnato la storia della nostra emigrazione”, scrive in una nota l’Associazione Bellunesi nel Mondo. La Famiglia Ex emigranti “Monte Pizzocco”, con il patrocinio dell’Associazione Bellunesi nel Mondo e dei Comuni di Cesiomaggiore, San Gregorio nelle Alpi, Santa Giustina, Sedico e Sospirolo, organizza una cerimonia, in ricordo di questa tragedia sul lavoro, nella giornata di domenica 1° settembre. Il programma prevede alle 10.45 la Santa Messa nella chiesa parrocchiale di Mas di Sedico; seguirà il corteo accompagnato dal suono delle campane, con il gonfalone del Comune di Sedico e i gagliardetti delle Famiglie Ex emigranti, degli Alpini e delle associazioni locali con deposizione di una corona d’alloro al monumento dei Caduti sul Lavoro e in Emigrazione presente in via Buzzati a Mas di Sedico. “Ringrazio la Famiglia ‘Monte Pizzocco’”, dice il presidente Abm Oscar De Bona, per ricordare ogni anno questa “immane tragedia. Il prossimo anno la nostra Associazione è intenzionata a organizzare un viaggio proprio a Mattmark per commemorare il 55° anniversario”.