Primo Piano

Mons. Pizzaballa: il dramma di tanti che “fuggono da situazioni di persecuzione e di povertà hanno cambiato il volto di molte delle nostre Chiese”

23 Febbraio 2020 -

Bari – I vescovi cattolici di 20 Paesi che si affacciano sul Mediterraneo durante l’incontro che si è svolto a Bari nei giorni scorsi, hanno insistito nel “rafforzare iniziative di conoscenza reciproca, anche agevolando gemellaggi di diocesi e parrocchie, scambio di sacerdoti, esperienze di seminaristi, forme di volontariato”. A dirlo, riassumendo i lavori dell’Incontro “Mediterraneo, frontiera di pace” davanti a papa Francesco nella Basilica di San Nicola a Bari, è stato l’amministratore apostolico del Patriarcato Latino di Gerusalemme, mons. Pierbattista Pizzaballa. “Venite e vedete” - ha etto “è stato il nostro motto. Finora, forse si è molto ‘parlato sulle Chiese e le loro realtà’. Ora bisogna passare al ‘parlare con le Chiese e le loro realtà. L’ospitalità, che è tipica della cultura mediterranea – ha detto mons. Pizzaballa - deve iniziare innanzitutto tra noi. In una realtà complessa e articolata come quella mediterranea, intendiamo farci carico delle sue contraddizioni, imparando e insegnando a viverla con speranza cristiana. Siamo solo all’inizio di un percorso che sarà lungo, ma certamente avvincente. Per questo abbiamo deciso di continuare a incontrarci, stabilmente, per poter poco alla volta, nei tempi che il Signore ci indicherà, costruire un percorso comune dove far crescere nei nostri contesti feriti e lacerati una cultura di pace e comunione”.

Questi giorni a Bari con i vescovi cattolici delle Chiese che affacciano sul Mediterraneo sono stati “una bella esperienza di Chiesa, che ci ha avvicinati l’uno all’altro più concretamente”, ha detto il presule: “ci siamo ascoltati e, soprattutto, ascoltato il grido che viene dai territori della sponda sud del Mare Nostrum; ci siamo scambiati esperienze e proposte e, infine, ci siamo dati alcune prospettive”. “Abbiamo voluto – ha quindi detto - ascoltare la realtà nella quale siamo calati. Il Mediterraneo da secoli è al centro di scambi culturali, commerciali e religiosi di ogni tipo, ma è anche stato teatro di guerre, conflitti e divisioni politiche e anche religiose”. Nel presente, “anziché diminuire, tutto ciò sembra aumentare. Guerre commerciali, fame di energia, disuguaglianze economiche e sociali hanno reso questo bacino centro di interessi enormi”. “Oggi – ha detto ancora mons. Pizzaballa - desideriamo chiedere perdono, in particolare, per aver consegnato ai giovani un mondo ferito” ed ha sottolineato che “le nostre Chiese del Nord Africa e del Medio Oriente sono quelle che pagano il prezzo più alto. Decimate nei numeri, rimaste piccola minoranza, non sono però Chiese rinunciatarie. Al contrario, hanno ritrovato l’essenziale della fede e della testimonianza cristiana. Sono comunità che anche a fronte di enormi difficoltà e addirittura di persecuzioni, sono rimaste fedeli a Cristo”. “La ’via della croce’ - ha aggiunto - è propria dell’esperienza delle Chiese del Mediterraneo”. Il vescovo ha quindi parlato del dramma di tanti che “fuggono da situazioni di persecuzione e di povertà e che hanno cambiato il volto di molte delle nostre Chiese”. Per mons. Pizzaballa il dialogo è “l’altra forma di espressione della nostra vita ecclesiale. Attraverso il dialogo ecumenico tra le Chiese ci impegniamo a organizzare stabilmente preghiere comuni per la pace; a istituire, laddove non esistano, comitati interreligiosi soprattutto con i credenti musulmani, per realizzare insieme opere di solidarietà e condivisione. Vogliamo fare crescere e trasformare in esperienza, la fratellanza e la solidarietà umana”. Prima di mons. Pizzaballa a salutare papa Francesco è stato il card. Vinko Puljic, arcivescovo di Sarajevo che ha voluto sottolineare che per i vescovi, provenienti da Paesi dove i cattolici sono minoranza, “questo ‘con-venire’ è un segno visibile dell’attenzione e della fraternità fra le Chiese del Mediterraneo”. Come Pastori “ci siamo fatti voce del dolore e della sofferenza delle nostre Chiese e dei nostri popoli”. Il tema dell'emigrazione anche nelle parole del card. Puljic. “Santo Padre – ha detto - a tutti noi è spezzato il cuore per la partenza di molti giovani, causata da guerre, ingiustizie e miseria. Tuttavia, siamo confortati da quei ragazzi che restano, mostrando un coraggio straordinario e un amore grande per il Paese e le persone con cui sono cresciuti”. (Raffaele Iaria)

Card. Bassetti: l’Incontro di Bari avvia un processo che richiede “una nuova disponibilità a coinvolgersi con un cuore grande”

23 Febbraio 2020 -

Bari - “La Sua presenza corona di grazia queste giornate di incontro e riflessione, di fraternità e condivisione”. Così il card. Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, ha salutato papa Francesco nella Basilica di San Nicola a Bari dove è in corso l’Incontro “Mediterraneo, frontiera di pace”. Una iniziativa – ha spiegato il porporato – che “attinge a radici antiche e profonde: incarna, infatti, la visione profetica di Giorgio La Pira, che sin dalla fine degli anni Cinquanta aveva ispirato i ‘dialoghi mediterranei’ e aveva anticipato lo spirito ecumenico che avrebbe soffiato, poi, con grande forza, nel Concilio”. Secondo La Pira – ha ricordato il card. Bassetti - i popoli dei Paesi rivieraschi, “con l’appartenenza alla comune radice di Abramo, condividono una visione della vita e dell’uomo che, nonostante le profonde differenze, è aperta ai valori della trascendenza. E da qui discende la visione comune non solo della sacralità di ogni vita umana, ma anche della sua intangibilità”.

Con questo Incontro – ha quindi aggiunto il presidente della Cei - “abbiamo iniziato a mettere in pratica questa visione, mettendoci in ascolto del Signore e cercando i segni dei tempi nelle parole e nella testimonianza offerta dalla presenza e dalla storia di ciascuno. Ne sono parte le ricchezze delle molteplici tradizioni liturgiche, spirituali, ecclesiologiche: ricchezze che, mentre ci distinguono, contribuiscono a rendere viva e preziosa l’esperienza della comunione”.

Il card. Bassetti ha detto che i lavori sono stati caratterizzati dal metodo sinodale e che “segna – ha detto - l’avvio di un processo, che richiede da parte di ciascuno una nuova disponibilità a coinvolgersi con un cuore grande”. (Raffaele Iaria)

“Mediterraneo, frontiera di pace”: anche migranti al pranzo conclusivo con i vescovi

23 Febbraio 2020 - Bari – Sarà la Fiera del Levante ad aprire le porte ai partecipanti all’evento “Mediterraneo, frontiera di pace”,che ha riunito a Bari 58 vescovi cattolici di 20 Paesi che si affacciano sul Mare Nostrum. Oggi, infatti, il padiglione “Il Villaggio di San Nicola” ospiterà il pranzo conclusivo, con un menù tipico della tradizione barese, al quale prenderà parte anche un migranti accolti nel territorio diocesano, senzatetto e detenuti. (R.I.)

“Mediterraneo frontiera di pace”: una preghiera mariana e la firma del documento finale da consegnare al Papa

22 Febbraio 2020 -

Bari - Il Mediterraneo rappresenta “una comune casa dei popoli”. Ala vigilia della visita di Papa Francesco a Bari per la conclusione dell’Incontro “Mediterraneo, frontiera di pace” promosso dalla Cei. Il venerabile Giorgio La Pira, negli anni della guerra fredda – scrive l’arcivescovo di Bari-Bitonto, mons. Franco Cacucci sulla prima pagine del quotidiano della Santa Sede “Osservatore Romano - convoco’ a Firenze i Convegni per la pace e la civiltà cristiana e poi i Colloqui mediterranei. Il punto di partenza - spiega il presule che domani accoglierà Papa Francesco - era quello dell’inadeguatezza della guerra a risolvere i conflitti e della inevitabilità del negoziato: l’unica strategia capace di governare l’epoca della decolonizzazione e della presa di coscienza della fondamentale comunanza di destino dei popoli”. Il mare sulle cui rive sono “sorte le prime civiltà in Oriente e in Occidente, è un paradigma della fratellanza universale”, aggiunge il presule , che evidenzia come il Mediterraneo “ci vede fratelli in nome di Dio. Per La Pira la radice comune per gli ebrei, i cristiani e i musulmani è Abramo. Il Mediterraneo, quindi, è il ‘grande lago di Tiberiade’”.

Nel pomeriggio di oggi l’evento “Sulla stessa barca” che ha chiuso il meeting dei vescovi del Mediterraneo, i quali nella giornata di oggi hanno firmato in documento finale che sarà consegnato domani a Papa Francesco. Un documento che è stato  deciso di non rendere pubblico  e che raccoglie sensibilità diverse su numerosi temi come quello dei migranti. 

“Il Mediterraneo – ha detto il presidente della Cei, il card. Gualtiero Bassetti intervenendo all'evento del Petruzzelli alla presenza di molti vescovi e del presidente del parlamento Europeo, Davide Sassoli - torni ad essere una frontiera di pace e i popoli che abitano sulle rive del Mediterraneo non siano più rivali inteso come nemici, ma gli abitanti delle rive che stanno di fronte, quindi amici”. E in serata una preghiera mariana per la pace nella cattedrale di Bari. Durante la preghiera i 58 vescovi cattolici in rappresentanza dei 20 Paesi del Mediterraneo renderanno omaggio alla Madonna Odegitria, molto venerata in Puglia ma cara anche alle Chiese d’Oriente. (Raffaele Iaria)

Papa Francesco a Bari: il programma della giornata di domani

22 Febbraio 2020 - Bari - Papa Francesco sarà a Bari domani, domenica 23 febbraio, in occasione dell’incontro di riflessione e spiritualità “Mediterraneo, frontiera di pace”, promosso dalla Conferenza Episcopale Italiana, al quale parteciperanno i vescovi cattolici di 19 Paesi che si affacciano sul Mare Nostrum. Il Papa partirà in elicottero dall'eliporto del Vaticano alle 7 per atterrare alle 8.15 a piazzale Cristoforo Colombo, a Bari, dove sarà accolto dall'arcivescovo di Bari-Bitonto, Mons. Francesco Cacucci, da Michele Emiliano, Presidente della Regione Puglia, da Antonella Bello- mo, Prefetto di Bari e da Antonio Decaro, Sindaco di Bari. Alle 8.30, nella Basilica di San Nicola, incontrerà i Vescovi del Mediterraneo e pronuncerà il suo discorso. L’incontro sarà aperto dall'introduzione del Card. Gualtiero Bassetti, Presidente della CEI, e vedrà gli interventi del Card. Vinko Puljić, arcivescovo di Vrhbosna e Presidente della Conferenza Episcopale di Bosnia ed Erzegovina, di Mons. Pierbattista Pizzaballa, Amministratore Apostolico “sede vacante” del Patriarcato Latino di Gerusalemme, e il ringraziamento di Mons. Paul Desfarges, arcivescovo di Alger (Algeria) e Presidente della Conferenza Episcopale Regionale del Nord Africa. Al termine, Papa Francesco scenderà nella Cripta per venerare le reliquie di San Nicola e saluterà la comunità dei Padri Domenicani. Uscendo dalla Basilica, sul sagrato, rivolgerà un saluto ai fedeli presenti. Alle 10.45 presiederà la concelebrazione eucaristica in Corso Vittorio Emanuele II e reciterà la preghiera dell’Angelus. Alla celebrazione anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella e il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Alle 12.30 ripartirà in elicottero alla volta del Vaticano, dove atterrerà alle 13.45. (R.I.)

Card. Bassetti: fare una distinzione tra migranti e profughi “altrimenti si continua a fare una grande confusione”

22 Febbraio 2020 -

Bari - Fare una distinzione tra migranti e profughi “altrimenti si continua a fare una grande confusione”. A dirlo, questa mattina, il card. Gualtiero Bassetti rispondendo alle domande dei giornalisti, nel breefing dell’incontro a Bari sul tema “Mediterraneo, frontiera di pace”, promosso dalla Conferenza Episcopale Italiana. Per il porporato “il fenomeno migratorio c’è sempre stato e sempre ci sarà”: dall’Italia partono tanti giovani, “anche – ha detto - troppi, ma non sono profughi. Profughi sono quelli che hanno motivi per partire: guerre, persecuzioni, ideologie contrarie, e che sono costretti a lasciare le loro nazioni”.

Il presidente della Cei ha quindi parlato dell'esperienza dei corridoi umanitari nata per “rispondere a quella necessità di accoglienza e di accompagnamento” di cui parla Papa Francesco. “Come sarebbe bello – ha quindi aggiunto - se nell'accoglienza si coinvolgessero sempre di più le nostre famiglie, come è accaduto in Libano”. Ma l’accoglienza “non basta: è “necessaria l’integrazione. Bisogna creare attorno alle persone - ha aggiunto - un clima di amicizia e di affetto perché’ possa crescere e maturare un clima di famiglia". “Le migrazioni sono una grandissima perdita per noi ed un grande peso per voi”, ha detto poi il card. Louis Raphaël Sako, patriarca di Babilonia dei Caldei spiegando che i giovani “vanno via perché non c’è pace, non c’è sicurezza”. (R. Iaria)​

Card. Bassetti: al papa un documento “sostanzioso” dall’Incontro di Bari

22 Febbraio 2020 -

Bari – Non finirà a Bari l’ incontro di riflessione e spiritualità “Mediterraneo, frontiera di pace”: il sistema della sinodalità che è stato sperimentato non sarà archiviato: il modello di dialogo messo in atto si ripeterà, con l’obiettivo di far dialogare e collaborare le Chiese locali. “Questa è stata solo la prima tappa”, ha detto oggi il card. Gualtiero Bassetti, presidente della Cei nel breefing con i giornalisti: “siamo convinti che questo sia soltanto l’inizio di un cammino che era necessario intraprendere, per dare la nostra risposta col Vangelo ai problemi della Chiesa, alle nostre Chiese e alla società di oggi”, ha aggiunto durante la conferenza stampa comnclusiva dell’incontro facendo un bilancio di questi quattro giorni durante i quali “si è fatta luce sulla nostra conoscenza, i nostri rapporti, i nostri problemi. Prima ci chiamavamo fratelli come titolo, dopo queste giornate ci diciamo fratelli perché lo siamo realmente”. Il card. Bassettiha quindi proposto di costituire un Forum in ogni Conferenza episcopale nazionale, “per affrontare i temi emergenti, il più importante dei quali è quello della pace, che va continuamente conquistata, che ci sfugge sempre di mano”. E parlando del documento che sarà consegnato domani a Papa Francesco il cardinale lo ha definito “Un punto d’appoggio sostanzioso”: “Abbiamo scritto una pagina che io ho definito bella”. “Vogliamo ha quindi aggiunto - essere pastori con l’odore delle pecore, come ci chiede il Santo Padre”. (R.I.)

Il cammino della speranza: una mostra a Bari fino al 1 marzo

22 Febbraio 2020 - Bari - Un evento collaterale all’incontro di riflessione e di spiritualità: “Mediterraneo Frontiera di Pace” - in corso a Bari fino a domani e che sarà concluso da Papa Francesco - ha avuto inizio sabato 15 febbraio 2020 e si protrarrà fino al 1 marzo. Nell’antica Chiesa Santa Teresa dei Maschi ubicata nella Città Vecchia del capoluogo pugliese, opere di vari artisti, spagnoli, italiani, siriani, libici e irakeni, sono state esposte per illustrare la tematica: popolazioni in fuga da territori in guerra che attraversano il Mediterraneo in cerca di pace e libertà. Questo esodo doloroso è stato rappresentato dall’artista pugliese Miranda Santoro, che ha dipinto un gruppo di fuggiaschi di varie età che si incamminano verso la speranza di una nuova vita. Il cammino della speranza rappresenta il fenomeno migratorio che oggi interessa e coinvolge tutta l’Europa e chiede precise risposte e soluzioni condivise. Altre tematiche, collegate ai flussi migratori, quali lo sradicamento dalla propria terra d’origine, le lacerazioni famigliari, l’incertezza del futuro, il respingimento, l’approdo e la rinascita, sono state illustrate graficamente, e con sculture di vari materiali. La Mostra ha contribuito a sviluppare la cultura del dialogo, della solidarietà, della pace, che tanto necessitano al Mediterraneo e a tutto il mondo. La città di Bari si è proposta ancora una volta come promotrice e protagonista di incontri tra diverse spiritualità, sui temi della pace, dell’accoglienza, dell’ascolto e del dialogo, tenendo fede alla sua tradizione millenaria che la vede crocevia di diversi popoli, civiltà e religioni, che come i raggi di una ruota convergono verso un centro e da esso si dipartono. (S. P. D.) ​

Costruire ponti e non muri

22 Febbraio 2020 -

Roma - Da Bari per guardare all’intera area del Mediterraneo e dell’Africa e lanciare un messaggio per costruire ponti e non muri. Da mercoledì cinquantotto vescovi delle Chiese dei Paesi che si affacciano sul Mare Nostrum sono qui a Bari per un evento che il presidente della Cei, il card. Gualtiero Bassetti,ha definito “una sorta di Sinodo sul Mediterraneo”. E domani, domenica 23 febbraio, l’attesa visita di Papa Francesco – al quale sarà consegnato un testo frutto del dialogo e del confronto delle giornate di Bari - che concluderà l’incontro sul tema “Mediterraneo, frontiera di pace”. Quel Mediterraneo che Giorgio La Pire, il sindaco santo come veniva chiamato a Firenze, paragonava al grande lago di Tiberiade. E proprio La Pira – come ha detto il card. Bassetti – ha ispirato questo incontro che invita ancora una volta ad interrogarsi sul ruolo del Mare nostrum nella società odierna e “recuperare le radici culturali che hanno lo hanno innervato”: ne nasce “la responsabilità di uno sguardo profetico”, che aiuti a leggere questa opportunità di confronto e condivisione come “un piccolo segno dei tempi”, per “osare la pace e fondarla sul diritto, la giustizia sociale, la riconciliazione, la salvaguardia del creato”.  

E’ un sogno?  Lo dirà la cronaca ma non si può vivere senza sogno e senza speranza mentre i problemi nel Mediterraneo si avvitano su se stessi. La civiltà mediterranea non è un’isola che sprofonda, diceva La Pira perché  alla base ha tre pilastri come Gerusalemme, Atene e Roma. Ma per reggersi ha bisogno di costruttori di pace. “Se il Mediterraneo è il concentrato, o meglio la cartina di tornasole dei problemi del mondo, non possiamo far finta di non vedere quello che accade. E neppure possiamo scivolare nella rassegnazione”, ha detto il Card. Bassetti spiegando che la guerra, in più punti, è l’esito di “scelte miopi e interessate”.

Ecco allora essere “ponte” tra culture diverse per un mondo nuovo e, come recita il titolo del convegno, “frontiera di pace”.  (Raffaele Iaria)

 

Mediterraneo frontiera di pace”: in attesa del papa si lavora al documento finale

22 Febbraio 2020 -

Bari – Fervono i preparativi nella città di Bari per l’arrivo, domani, di Papa Francesco. Fervono anche i lavori dell’Incontro “Mediterraneo frontiera di Pace” voluto dalla Cei e che sarà concluso dal pontefice. Al Papa i 58 vescovi in rappresentanza di 20 Paesi dell’area mediterranea consegneranno un documento mentre i lavori di questi giorni hanno toccato diversi temi per il futuro di quest’area.

Ieri, durante breefing con i giornalisti l’invito, tra le altre cose, ai politici europei a promuovere corridoi umanitari per i profughi. “Abbiamo davanti ai nostri occhi il dramma dei rifugiati. Lo vediamo nelle isole della Grecia e in Libia. Sono una vergogna per l’Europa. Noi parliamo tanto dei valori europei ma li dimentichiamo completamente quando dobbiamo aiutare. L’appello che rivolgiamo è di aprire corridoi umanitari”, ha detto il card. Jean-Claude Hollerich, arcivescovo di Lussemburgo e presidente della Commissione degli episcopati dell’Unione europea (Comece). L’arcivescovo nei giorni scorsi aveva scritto una lettera alle Conferenze episcopali dell’Unione europea insieme ai cardinali Konrad Krajewski, elemosiniere di Papa Francesco, e Michael F. Czerny, sotto-segretario del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale per chiedere a parrocchie, comunità religiose, monasteri e santuari di tutta l’Europa di accogliere “almeno una famiglia di rifugiati” aderendo al progetto dei corridoi umanitari. “Non so come la lettera sarà accolta dalle nostre diocesi e dalle parrocchie ma ho visto che c’è un grande interesse e ho ricevuto mail da parte di molti politici che chiedono di prendere contatto. Vediamo”; ha detto il porporato: “dobbiamo rimanere realisti ma se c’è una sola vita salvata, vale la pena farlo”. Il cardinale di Lussemburgo ha anche lanciato un appello all'Unione europea affinché si doti di una “politica comune” e utilizzi “tutti i mezzi” previsti anche dal Trattato di Dublino “per aiutare la gente, per essere fedeli al Vangelo”. “Vogliamo anche fare un appello alla politica perché combatta le cause delle migrazioni e si impegni per la pace, la dignità umana, la libertà religiosa”, ha quindi aggiunto.

Mons. Charles Jude Scicluna, arcivescovo di Malta e presidente della Conferenza episcopale di Malta ha invitato a “trasformare la xenofobia in xenofilia, anche con una presenza pacificatrice sui media”, ma distinguendo tra i compiti della comunità ecclesiale e quelli della politica. Il presule ha quindi ricordato il prossimo viaggio, il 31 maggio, di papa Francesco a Malta: “Il Papa viene per chiederci di continuare nel nostro impegno di accoglienza dei migranti”, ha detto spiegando che visiterà una comunità cattolica antichissima, “caratterizzata da una tradizione secolare di accoglienza che trova le sue radici nella bellezza dell’accoglienza narrata nel capitolo 28 degli Atti degli Apostoli”. “Ma viene anche per chiedere di continuare con l’accoglienza, in nome di quella filantropia mostrata allora per 276 persone, tra cui gli apostoli Paolo e Luca”. Si registra, ha quindi detto il vicepresidente della Cei e coordinatore del Comitato organizzatore dell’evento di Bari, mons. Antonino Rastanti - “un’unanime volontà e richiesta che non finisca tutto qui, perché non vogliamo fare un evento chiuso in se stesso. Quelli di cui abbiamo parlato in questi giorni non sono problemi semplici e noi non abbiamo la pretesa di risolverli. C’è piuttosto – ha spiegato - l’esigenza di approfondire e studiare ulteriormente la complessa e diversificata situazione del nostro mare Mediterraneo, a partire dal contributo che le nostre comunità possono offrire”. (Raffaele Iaria)​

Mons. Gallagher: “E’ responsabilità anche della Chiesa risolvere conflitti Mediterraneo”

21 Febbraio 2020 - Roma -  “La responsabilità della Chiesa è impegnarsi per il bene dei popoli e contribuire a risolvere i conflitti e portare una nuova speranza per i Paesi che si trovano in difficoltà. Abbiamo tutti una responsabilità comune”. Lo ha detto il Segretario della Santa Sede per i Rapporti con gli Stati, Mons. Paul Richard Gallagher, in un’intervista esclusiva a Tv2000 durante lo speciale dedicato all’incontro di Bari ‘Mediterraneo, frontiera di pace’ promosso dalla Conferenza Episcopale Italiana. “Il Papa – ha aggiunto Mons. Gallagher  a Tv2000 - ha un grande affetto per la città di Bari anche per il suo significato per tutto il mondo cristiano. È un ponte tra il cristianesimo occidentale e orientale. È una città simbolica e perfetta per lanciare di nuovo l’invito a tutti i cristiani a impegnarsi per il bene dell’umanità”.

“Mediterraneo, frontiere di pace”: in diretta su Tv2000 l’evento “Sulla stessa barca”

21 Febbraio 2020 - Roma - Musica, storie, poesia, comicità. Tv2000 trasmette in diretta dal Teatro Petruzzelli di Bari, domani sabato 22 febbraio ore 15.50, l’incontro di riflessione e spettacolo “Sulla stessa barca” in occasione dell’incontro “Mediterraneo, frontiera di pace” promosso dalla Conferenza episcopale italiana. L’evento sostiene l’impegno per la pace che coinvolge tutti, non solo i cristiani. I protagonisti delle storie e gli artisti che si alternano sul palco provano a costruire – ognuno a suo modo, attraverso le parole, la musica, il vissuto – un ponte verso l’altra parte del Mediterraneo, a partire dalla consapevolezza di abbattere luoghi comuni e pregiudizi. Lo spettacolo è condotto da Arianna Ciampoli, Beatrice Fazi, Michele La Ginestra, Paola Saluzzi e Antonio Stornaiolo con la partecipazione del comico Alessio Giannone, in arte Pinuccio. Tre i fili conduttori che legano le performance. Il primo è ironico, per raccontare la realtà percepita, quella a cui fa più comodo credere; il secondo è esperienziale, per narrare che con l’impegno la realtà si può trasformare in meglio; il terzo è artistico, per dire che la musica, la poesia, l’arte in generale, possono parlare a tutti, contribuendo alla riflessione e a far cambiare la mentalità ottusa che spesso si fonda sui pregiudizi. L’evento è scritto da Rossella Rizzi e Gida Salvino con la regia di Antonio Ammirati.    

MCI Germania-Scandinavia: don Federico alla MCI di Mannheim

21 Febbraio 2020 - Francoforte - Dopo 20 anni di impegno pastorale nella Missione Cattolica Italiana di Karlsruhe, dove operava  dall’agosto del 2000, dal primo di febbraio don Antonio Federico è passato alla MCI di Mannheim, come “Kooperator” dell’Amministratore don Theo Hipp, che dal primo di giugno 2019 ha preso la responsabilità della Comunità italiana, succedendo a don Valerio Casula, che aveva terminato il suo secondo quinquennio di guida della Comunità italiana. Il decreto di nomina del 21 gennaio 2020, a cura del vescovo ausiliare, Mons. Peter Birkhofer, incaricato per le Comunità d’altra Madre Lingua, oltre alle competenze pastorali che gli vengono assegnate come Vicario, descrive tutto l’ampio territorio della Missione di Mannheim, comprensivo dei decanati di Mannheim, Heidelberg-Weinheim, Wiesloch, Kreichgau, Mosbach-Buchen e Tauberbischofsheim. Delle 4 Comunità italiane della diocesi di Freiburg, è questa di Mannheim quella che registra la maggior presenza di italiani, sottolinea il delegato nazionale delle MCI, p. Tobia Bassanelli che augura un proficuo lavoro a do Federico.  

CEI: in arrivo 67 persone dal Niger con corridoi umanitari

21 Febbraio 2020 - Roma – Arriveranno con corridoi umanitari, martedì 25 febbraio, 67 profughi dal Campo di transito in Niger gestito dall’UNHCR, che accoglie persone evacuate dai centri di detenzione libici. Il loro ingresso in Italia è reso possibile dal Protocollo di intesa tra lo Stato italiano e la Conferenza Episcopale Italiana che agisce tramite Caritas Italiana e Fondazione Migrantes. La CEI, grazie a questi protocolli e ai fondi dell’8x1000 ha organizzato negli ultimi anni - in particolare tramite la Caritas Italiana e col sostegno delle comunità locali - corridoi umanitari, reinsediamenti ed evacuazioni umanitarie da Medio Oriente e Africa. È stato possibile in tal modo – si legge in una nota della CEI - offrire vie di accesso ordinate e sicure ai paesi europei a migliaia di richiedenti asilo in condizioni di vulnerabilità, individuati nei campi profughi di Etiopia, Sudan, Giordania e oggi per la prima volta anche dal Niger. Si tratta questa volta per lo più di persone di nazionalità sudanese, alcune sono del Camerun, del Togo e c’è una famiglia di siriani con problemi di salute. Tutte hanno “sperimentato le dure condizioni dei centri in Libia”. Alle ore 14.00, all'aeroporto di Fiumicino, è prevista l’accoglienza ai profughi in arrivo e una conferenza stampa con la partecipazione di Mons. Stefano Russo, Segretario Generale della CEI; Alessandra Morelli, Rappresentante UNHCR in Niger; Oliviero Forti, Resp. Pol. migratorie e protezione internazionale di Caritas Italiana e rappresentanti del Ministero dell’Interno e del Ministero degli Affari Esteri e Cooperazione internazionale.  

Roccucci: il fenomeno migratorio è “questione mediterranea”, ed è “questione di tutte le Chiese del Mediterraneo

21 Febbraio 2020 - Bari - Il fenomeno migratorio è “questione mediterranea”, ed è “questione di tutte le Chiese del Mediterraneo, in modo particolare perché il mare è diventato spazio in cui si consumano tragici viaggi della speranza che sovente si concludono con la morte”. A dirlo questa mattina Adriano Roccucci, ordinario di Storia contemporanea all’Università Roma Tre, aprendo la terza giornata dell’incontro “Mediterraneo frontiera di Pace” promosso dalla CEI e che si concluderà domenica con la visita di Papa Francesco. Alcune stime riportano il numero di oltre 19.000 morti nel Mediterraneo tra il 2013 e il 2019. Di fronte a questa enorme tragedia – ha detto Roccucci durante la sua relazione sul tema “Speranza cristiana e Mediterraneo. Le sfide di un cambiamento d’epoca”  - “non si può far finta di niente innanzitutto per un senso di umanità. Così come non si può far finta di niente di fronte alla condizione di profughi e migranti nei campi sulle isole greche o in Libia. È una domanda che riguarda tutti, chi vive a nord del mare e chi vive a sud o a est di esso. La coscienza dei cristiani, di ogni cristiano, non può non esserne inquietata e interrogata”. Dalla “commozione” per quelle morti in mare e dall’impegno per evitarne altre è nata l’esperienza dei corridoi umanitari che “garantiscono a rifugiati, a famiglie e persone in condizioni di vulnerabilità, di raggiungere l’Europa dal Libano e dal Corno d’Africa in modo legale e sicuro”. Nel 2017 nel mondo sono stati registrati 258 milioni di migranti. Il fenomeno delle migrazioni non è solo questione europea, ma è questione mediterranea, ha sottolineato il relatore aggiungendo che “i flussi della mobilità raggiungono il Mediterraneo dall’Asia e dall’Africa subsahariana”. In quei continenti “altre guerre e condizioni di povertà alimentano i movimenti migratori, resi ineluttabili anche dai grandi e crescenti squilibri demografici”. Roccucci ha quindi ricordato quanto scritto nella loro dichiarazione comune sull’isola di Lesbo il Papa, il Patriarca di Costantinopoli e l’Arcivescovo ortodosso di Atene: la tragedia della migrazione “è fondamentalmente una crisi di umanità, che richiede una risposta di solidarietà, compassione, generosità”. La posta in gioco, su cui misurarsi, è “alta”. L’insegnamento dei papi, a partire da Pio XII fino a Francesco – ha detto Roccucci -  ha “riproposto alla Chiesa il dovere cristiano dell’accoglienza e alla società l’appuntamento ineludibile con il migrante”. Il relatore ha quindi evidenziato come il fenomeno delle migrazioni “suscita reazioni di paura e di chiusura, spesso alimentate ad arte e manipolate. Un discorso nazionalista si accompagna a tali reazioni. Viene messa in discussione l’universalità della Chiesa. Oggi – ha continuato -  si pone in modo nuovo e pregnante la domanda sulla dimensione universale del cattolicesimo in comunità tentate dalla chiusura, dall’etnicismo, dal nazionalismo, mentre si affacciano modelli di nazional-cattolicesimo”. Accogliere, proteggere, promuovere e integrare: questa è “la risposta che la Chiesa indica al fenomeno delle migrazioni contemporanee e che occorre tradurre in azioni concrete, in proposte alla società, in una cultura da diffondere”. La condizione dei migranti – ha quindi spiegato il docente di Roma Tre - rivela “una lesione della dignità della persona umana, in altre parole una violazione dei diritti umani fondamentali. Si vengono formando società esclusive, fondate sulla logica dello scarto, che colpisce i più poveri e vulnerabili. Il mondo mediterraneo è attraversato da linee di separazione che insistono sulla disuguaglianza. Sono linee mobili che la perdurante crisi economica ha contribuito a spostare allargando l’area degli esclusi. A volte queste linee diventano muri invalicabili”. E l’iniquità, “frutto delle ingiustizie e delle discriminazioni, agisce all’interno delle società nazionali. È un fenomeno che riguarda anche i paesi dell’Europa mediterranea”. (R.Iaria)  

Mons. Cacucci: “nel Mediterraneo si vive una Chiesa di popolo”

21 Febbraio 2020 - Bari - “Nel Mediterraneo si vive una Chiesa di popolo”. Lo ha detto Mons. Francesco Cacucci, Arcivescovo di Bari-Bitonto, intervenendo alla prima conferenza stampa dell’incontro “Mediterraneo, frontiera di pace”, in corso a Bari per iniziativa della CEI. Sia nella sponda Nord che nella sponda Sud del Mediterraneo, l’analisi del vescovo, “la Chiesa vive, anche se è minoritaria: è una Chiesa che vive la realtà immersa nel popolo. È una Chiesa di popolo che ha bisogno di essere sostenuta”. “Spesso noi abbiamo una visione legata al turismo, mentre conosciamo meno le Chiese che vivono nel Medio Oriente o nel Nord Africa”, ha lamentato Cacucci a proposito del Mediterraneo. Di qui l’importanza della conoscenza reciproca tra le Chiese, che iniziative come quella di Bari si propongono di incrementare: “Dobbiamo e vogliamo collaborare insieme in modo più sistematico. Questo aiuterebbe anche la vecchia Europa a vivere come Chiesa di popolo”. Tra i temi trattati nel primo momento di confronto tra i 58 vescovi partecipanti, provenienti dai diversi Paesi – ha riferito l’arcivescovo di Bari-Bitonto – figurano i gemellaggi tra le diocesi e la questione dei “fidei donum” come cartina di tornasole dell’attività missionaria.

Don De Robertis: la vera causa di guerre e migrazioni sono gli interessi economici che stanno lacerando i Paesi

21 Febbraio 2020 - Bari – “La realtà del Mediterraneo è complessa ed è importante osservarla da diversi punti di vista. Lo sguardo che abbiamo dalla riva Nord spesso è molto diverso da quello che hanno coloro che vivono sull'altra sponda e in Medio Oriente”. E’ quanto dice don Giovanni De Robertis, Direttore generale della Fondazione Migrantes in una intervista all’edizione on line di  “Famiglia Cristiana” parlando da Bari dove è in corso l’Incontro “Mediterraneo frontiera di pace” promosso dalla CEI. Quali sono le necessità che emergono soprattutto dai Paesi da cui si emigra di più? “Queste piccole comunità cristiane – risponde il sacerdote alla domanda di Annachiara Valle -  chiedono aiuto. E poi c'è una denuncia precisa e cioè che la vera causa di guerre e migrazioni sono le grandi potenze, gli interessi economici che stanno lacerando i Paesi. Più che una questione di religioni è una questione di questi interessi che impoveriscono i popoli. I poveri aumentano ancora mentre i ricchi sono sempre di meno e più potenti. Questa situazione sociale ed economica pesa molto su questi Paesi. D'altra parte – aggiunge il direttore di Migrantes -  anche noi del Sud Italia, anche se in forma più attenuata, viviamo questa situazione che costringe all'esodo tanti giovani anche nostri. Non ci sentiamo del tutto fuori da queste problematiche”.

Card. Bassetti: la vicinanza ai fratelli tedeschi”

20 Febbraio 2020 - Bari -  “In questo momento, pieni di commozione, siamo vicini ai nostri fratelli tedeschi per quello che è avvenuto: questo terribile scempio, questo attentato che offende profondamente la dignità umana”. Con queste parole il card. Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, commenta la strage avvenuta nella notte ad Hanau, nell’Assia tedesca. Intorno alle 22, un killer ha aperto il fuoco prendendo di mira i bar notoriamente frequentati dalla comunità turca. 9 le vittime, con 4 feriti che sarebbero in condizioni gravissime, ma è al momento di 11 il totale dei morti, dopo che il corpo senza vita dell’autore della strage è stato trovato nella sua abitazione insieme a quello della madre. Il killer è un cittadino tedesco, estremista di destra. Gli inquirenti hanno ritrovato un messaggio in cui lo stragista ha scritto che alcuni popoli, che non si possono più espellere dalla Germania, devono essere annientati. La notizia è giunta anche a Bari dove sono riuniti da ieri sera 58 vescovi e delegati di 20 Conferenze episcopali dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo. “Chi semina odio, raccoglie tempesta”, dice il cardinale commentando la motivazione che ci sarebbe dietro la strage di questa notte. E aggiunge: “Siamo uniti, siamo solidali e assicuro le preghiere della Conferenza episcopale italiana e delle Conferenze episcopali di tutti i Paesi bagnati dal Mediterraneo riuniti qui a Bari”.

Mci Germania: la solidarietà e la vicinanza dopo gli eventi di Hanau

20 Febbraio 2020 - Roma - Tutte le comunità della diocesi di Fulda, in Germania, sono state invitate a includere una preghiera, domenica prossima, per le vittime di Hanau dove nove persone sono state uccise in due locali gestiti da curdi. L'attentatore - un giovane, descritto di estrema destra, è stato poi trovato morto nella sua abitazione insieme alla madre. Stasera  è prevista,  sull'antica piazza del mercato della cittadina (99mila abitanti di cui oltre venticinquemila stranieri)  una veglia di preghiera alla quale parteciperà anche la comunità italiana che, attraverso il responsabile della Missione Cattolica Italiana, p. Antonio Gelsomino,  esprime vicinanza ai cittadini di Hanau e alle famiglie dei morti e feriti e si dice, insieme all'intera comunità,  "colpiti per questa tragedia”. Una “tragedia” che si aggiunge ad altri episodi di intolleranza avvenute nelle settimane scorse, sottolinea il delegato nazionale delle Missioni cattoliche Italiane in Germania e Scandinavia, p. Tobia Bassanelli evidenziando che questi atti creano "allarme in tutti noi" e "preoccupano seriamente la società civile intera": l’odio è veleno per la società e crea paura. E la reazione in diverse città contro la xenofobia rappresenta un segno positivo”. In Germania il razzismo e la xenofobia sono “più accentuati proprio nelle regioni e città dove vi è una particolare situazione sociale; dove  il tasso di precarietà è più alto”, aggiunge il missionarioitaliano di Hamburg, don Pierluigi Vignola sottolineando che gli italiani in Germania si impegnano "in un percorso di integrazione che porta ad una società aperta, democratica e solidale, senza razzismo e discriminazione". In Germania, secondo il rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes, risiedono circa 765 mila italiani mentre nella città di Hanau sono 4000 i nostri connazionali.

Papa Francesco: essere cristiani significa accettare la via di Gesù, fino alla croce

20 Febbraio 2020 - Città del Vaticano - “La gente chi dice che io sia?”, “Voi che cosa dite?”. Sono le domande contenute nel brano del Vangelo della liturgia di oggi ed è da queste domande che Papa Francesco prende spunto per la sua riflessione questa mattina nella messa a casa Santa Marta, come riferisce Vatican News.  Il Vangelo, afferma, ci insegna le tappe, già percorse dagli apostoli, per sapere chi è Gesù. Sono tre: conoscere, confessare, accettare la strada che Dio ha scelto per Lui. Conoscere Gesù è ciò che “facciamo tutti noi quando - osserva il Papa - prendiamo il Vangelo, cerchiamo di conoscere Gesù, quando portiamo i bambini al catechismo (…) quando li portiamo a Messa”, ma è solo il primo passo, il secondo è confessare Gesù: “E questo noi, da soli, non possiamo farlo. Nella versione di Matteo Gesù dice a Pietro: ‘Questo non viene da te. Te lo ha rivelato il Padre’. Possiamo confessare Gesù soltanto con la forza di Dio, con la forza dello Spirito Santo. Nessuno può dire Gesù è il Signore e confessarlo senza lo Spirito Santo, dice Paolo. Noi non possiamo confessare Gesù senza lo Spirito. Perciò la comunità cristiana deve cercare sempre la forza dello Spirito Santo per confessare Gesù, per dire che Lui è Dio, che Lui è il Figlio di Dio”. Ma qual è lo scopo della vita di Gesù, perché è venuto? Rispondere a questa domanda significa compiere la terza tappa sulla via della conoscenza di Lui. E il Papa ricorda che Gesù cominciò ad insegnare ai suoi apostoli che doveva soffrire, venire ucciso e poi risorgere: “ confessare Gesù è confessare la sua morte, la sua resurrezione; non è confessare: ‘Tu sei Dio’ e fermarci lì, no: ‘Tu sei venuto per noi e sei morto per me. Tu sei risorto. Tu ci dai la vita, Tu ci hai promesso lo Spirito Santo per guidarci’. Confessare Gesù significa accettare la strada che il Padre ha scelto per Lui: l’umiliazione. Paolo, scrivendo ai Filippesi, dice: ‘Dio inviò suo Figlio, il quale annientò se stesso, si fece servo, umiliò se stesso, fino alla morte, morte di croce’. Se non accettiamo la strada di Gesù, la strada dell’umiliazione che Lui ha scelto per la redenzione, non solo non siamo cristiani: meriteremo quello che Gesù ha detto a Pietro: ‘Va’ dietro a me, Satana!’”. Papa Francesco fa notare che Satana sa bene che Gesù è il Figlio di Dio, ma che Gesù rifiuta la sua “confessione” come allontana da sé Pietro quando respinge la via scelta da Gesù. “Confessare Gesù - afferma infatti Papa Francesco - è accettare la strada dell’umiltà e dell’umiliazione. E quando la Chiesa non va per questa strada, sbaglia, diventa mondana”: “E quando noi vediamo tanti cristiani buoni, con buona volontà, ma che confondono la religione con un concetto sociale di bontà, di amicizia, quando noi vediamo tanti chierici che dicono di seguire Gesù, ma cercano gli onori, le vie fastose, le vie della mondanità, non cercano Gesù: cercano se stessi. Non sono cristiani; dicono di essere cristiani, ma di nome, perché non accettano la via di Gesù, dell’umiliazione. E quando leggiamo nella storia della Chiesa di tanti vescovi che hanno vissuto così e anche di tanti papi mondani che non hanno conosciuto la strada dell’umiliazione, non l’hanno accettata, dobbiamo imparare che quella non è la strada”. Il Papa conclude con l’invito a chiedere “la grazia della coerenza cristiana” per “non usare il cristianesimo per arrampicarsi”, la grazia di seguire Gesù nella sua stessa via, fino all'umiliazione.