Primo Piano

50 anni a servizio dell’Europa: il Ccee in planaria a Roma

8 Settembre 2021 -

Roma - Il Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (CCEE) celebra, quest’anno, il suo 50mo anniversario: fu istituito nel marzo del 1971 e, successivamente, approvato da San Paolo VI. Per celebrare questo evento giubilare, si svolgerà a Roma, dal 23 al 26 settembre 2021, l’annuale Assemblea Plenaria del CCEE, a cui partecipano i Presidenti delle Conferenze Episcopali di tutta Europa. Voluto come organismo di comunione tra le Conferenze Episcopali d’Europa, e avendo come fine la promozione e la custodia del bene della Chiesa, da 50 anni il CCEE si impegna, secondo il proprio statuto, a promuovere “l’esercizio della collegialità nella comunione gerarchica cum et sub romano pontefice; a favorire una più stretta cooperazione tra i vescovi e le Conferenze Episcopali per promuovere e ispirare la nuova evangelizzazione; a contribuire al dialogo ecumenico per l’unità dei cristiani; a offrire una testimonianza ecclesiale nella società europea”.

La sessione inaugurale della Plenaria sarà aperta dalla Celebrazione Eucaristica presieduta da Papa Francesco, nella Basilica di San Pietro, il 23 settembre prossimo alle ore 17. Al termine della Santa Messa con il Santo Padre, i partecipanti alla Plenaria si recheranno in visita alle tombe dei papi che hanno accompagnato il CCEE per un momento di preghiera.

Nel pomeriggio del 24 settembre, i Presidenti delle Conferenze Episcopali d’Europa saranno accolti al Quirinale dal Presidente della Repubblica Italiana, On. Sergio Mattarella.

Il tema scelto per la Plenaria, “CCEE, 50 anni a servizio dell’Europa, memoria e prospettive nell’orizzonte di Fratelli tutti”, vuole essere l’occasione per fare un’analisi della situazione europea, individuare gli elementi più significativi che influiscono sul tessuto ecclesiale e civile del nostro Continente e fare memoria viva delle radici cristiane insite nella sua storia. E per rinnovare l’impegno della Chiesa per l’edificazione dell’Europa, seguendo l’esortazione di Papa Francesco che, nel suo messaggio ai vescovi europei in occasione CCEE page 2 of 2dell’assemblea di Santiago de Compostela, li ha invitati a adoperarsi “per un nuovo umanesimo europeo, capace di dialogare, di integrare e di generare” perché l’Europa possa “crescere come una famiglia di popoli, terra di pace e di speranza”.

Il lavoro domestico cambia nazionalità

8 Settembre 2021 - Roma - A causa dei mutamenti socio-economici e demografici in corso, gli assistenti familiari in Italia (c.d. “badanti”) sono in costante aumento. Nel periodo 2011-2020, l’INPS certifica un aumento complessivo da 310 mila a 438 mila (+41%). Da un’anticipazione del Rapporto 2021 sul lavoro domestico redatto dall’Osservatorio "Domina" emerge che, se le donne straniere rappresentano la componente più numerosa (67,5%), negli ultimi anni sono cresciute sensibilmente le donne italiane (triplicate, da 36 mila a 106 mila) e oggi rappresentano il 24,3% del totale “badanti”. Inoltre, se consideriamo l’incremento di badanti registrato tra il 2011 e il 2020 (+127 mila), esso è dipeso per oltre la metà dalle donne italiane (+70 mila), mentre le donne straniere hanno contribuito all’incremento per il 33,4% (+43 mila). L’analisi per Regione effettuata dall’Osservatorio evidenzia una forte eterogeneità sul territorio nazionale: in otto Regioni (tutte del Sud e Isole) le donne italiane rappresentano più del 30% del totale “badanti”, e raggiungono addirittura il 72,4% in Sardegna. Alla base di questa situazione possono esserci diversi fattori: innanzitutto al Sud vi è una minore presenza straniera, per cui l’offerta di manodopera per quel tipo di mansione è ricoperta maggiormente dagli autoctoni. Inoltre, vi sono evidentemente meno opportunità di lavoro per le donne italiane, per cui il lavoro domestico diventa uno sbocco preferenziale. Infine, evidentemente giocano un ruolo anche la struttura demografica e l’organizzazione familiare. Confrontando le caratteristiche delle badanti italiane e straniere, l’Osservatorio "Domina" evidenzia poi altre informazioni: per quanto riguarda la classe d’età, le italiane risultano mediamente più giovani (48,7 anni, rispetto ai 51,8 delle straniere). In particolare, tra le straniere, il 27% ha più di 60 anni, mentre tra le italiane questa quota scende al 17%. Le badanti con meno di 30 anni, invece, rappresentano il 9% tra le italiane e solo il 3% tra le straniere. Ancora più ampio è il divario tra badanti italiane e straniere relativamente all’orario medio settimanale: le italiane lavorano mediamente 22,7 ore settimanali, contro le 38,3 ore delle straniere. In particolare, tra le straniere il 48,2% lavora più di 40 ore settimanali, mentre tra le italiane si scende al 12,0%. Al contrario, tra le italiane il 44,4% lavora meno di 20 ore settimanali, contro l’8,3% delle straniere.  

Raccontare l’emigrazione al Nord America: per la Calabria scelta Tropea

8 Settembre 2021 - Roma – Il documentario “How I Got Here” (Come sono arrivato qui) prodotto da Forté Entertainment, sarà trasmesso in Canada da Super Channel e negli Stati Uniti da BYUtv: l’obiettivo è rinsaldare i legami culturali tra i genitori che hanno lasciato il proprio Paese e i figli nati in quello di adozione. Lo splendido borgo calabrese rappresenterà l’Italia. È un progetto, spiega l'agenzia Askanews, che ha come obiettivo rendere più forti i legami tra i figli degli emigrati e la terra di origine dei loro genitori. L’ha lanciato Forté Entertainment, società di produzione canadese, i cui show sono stati trasmessi da noti broadcaster come Discovery Channel e Food Network. Ora la nuova idea che vuole unire tutto il mondo. Si chiama ‘How I Got Here’, come sono arrivato qui. Si tratta di una serie di documentari che hanno come protagonisti un figlio e un genitore per intraprendere un viaggio che vuole andare alla scoperta del Paese d’origine. “Si immergeranno in speciale usanze – si legge nel in una nota di Forté Entertainment rivolto ai figli degli emigranti – si divertiranno con emozionanti attività e avranno l’opportunità di riunirsi con persone che sono state importanti nel passato dei loro genitori. Attraverso questa esperienza scopriranno in prima persona le sfide e i sacrifici che i genitori hanno dovuto superare per poter emigrare”. Se il Canada come gli Stati Uniti sono stati, e lo sono tuttora, meta della immigrazione da tutto il mondo, una delle puntate del documentario non poteva che avere l’Italia come protagonista. E per ritrovare le radici è stata scelta Tropea, la perla del Tirreno, la splendida cittadina calabrese, eletta ‘Borgo dei Borghi 2021’. Infatti a Tropea e anche a Scilla il 10 e 11 settembre arriverà la troupe di Forté Entertainment per le riprese, per raccontare questa volta il legame tra l’Italia, la Calabria e il Nord America, una storia che si può definire ultra secolare, ma questa volta a spiegarla davanti alle telecamere saranno l’emigrante e il proprio figlio. Ma non sarà soltanto l’opportunità per rivivere una vicenda personale, l’occasione servirà per ribadire la ricchezza e l’importanza della cultura italiana, un patrimonio unico, conosciuto e riconosciuto in ogni angolo del globo, ma che in questo particolare momento si unirà alla migrazione che da sempre ha avuto in particolare proprio la Calabria come luogo di partenza di centinaia di migliaia di italiani. E sullo sfondo, anzi come co-protagonista Tropea, poco più di 6.000 abitanti in provincia di Vibo Valentia, una storia che la leggenda vuole unire addirittura a Ercole che di ritorno da quelle che erano le sue Colonne, l’attuale Gibilterra, si sarebbe fermato sulle coste del Sud dell’Italia fondando la meravigliosa cittadina calabrese. E questo documentario sarà una storia a ritroso per ritrovare qualcosa che spesso si perde anche solo nel passaggio di un’unica generazione. ‘Come sono arrivato qui’ ha l’obiettivo di ridare valore, importanza, di far conoscere anche i piccoli dettagli di una cambio fondamentale come può essere quello di lasciare la propria terra, la propria nazione, per andare a ricostruirsi una vita in un Paese straniero. ‘How I got Here’ dopo essere stato prodotto da una compagnia canadese, sarà trasmesso in tv in tutto il Nord America, le prime emittenti che hanno acquistato i diritti per lo show sono state Super Channel, emittente del Canada e BYUtv degli Stati Uniti.

Afghanistan: “Comuni in prima linea su accoglienza ma necessario ampliamento del SAI”

7 Settembre 2021 - Roma - Le modalità di coinvolgimento dei Comuni nella gestione dell’accoglienza dei cittadini afgani giunti in Italia con l’evacuazione umanitaria. Questo è stato il focus al centro dei lavori della Commissione immigrazione dell’Anci che si è riunita questa mattina in seduta straordinaria in modalità videoconferenza. A prendere parte al dibattito il sindaco di Prato e delegato Anci all’immigrazione Matteo Biffoni, il presidente del Consiglio nazionale di Anci, Enzo Bianco, la presidente della Commissione parti opportunità Anci Simona Lembi, la presidente della Commissione welfare Anci Edi Cicchi, il sindaco di Reggio Emilia e delegato Anci al welfare, Luca Vecchi, il direttore di Anci Marche e coordinatore nazionale delle Anci regionali, Marcello Bedeschi e sindaci e amministratori locali di grandi e piccoli Comuni. “Immediatamente dopo il precipitare della situazione in Afghanistan abbiamo manifestato al Governo la piena disponibilità dei sindaci a collaborare per la protezione sui nostri territori dei cittadini e dei nuclei familiari afghani trasferiti in Italia”. Lo ha dichiarato il sindaco di Prato e delegato Anci alle politiche migratorie Matteo Biffoni che ha fatto il punto sull’impegno dei Comuni e dell’Anci anche sul tema dell’accoglienza delle donne e dei minori. “È stata una scelta politica ed umana condivisa e convinta – ha proseguito Biffoni -. Presupposto di tale collaborazione è sempre stato che l’accoglienza avvenga nell’ambito del Sistema SAI, per le ragioni ormai note e unanimemente condivise. E abbiamo infatti messo immediatamente a disposizione alcune centinaia di posti già disponibili della rete ma, come più volte ribadito, indicando come assolutamente necessario ed utile aumentare i posti del Sistema. L’attivazione di posti fuori dal Sai può essere una soluzione temporanea da ricondurre quanto prima a ordinarietà. Le accoglienze diverse dal Sai comportano costi che prima o poi ricadono sui Comuni e sulle comunità”. La Commissione immigrazione di oggi ha preso atto che, nonostante la disponibilità dimostrata da subito dal Ministero dell’interno, con cui le interlocuzioni sono state continue, “non abbiamo ancora ricevuto – ha chiarito Biffoni - alcuna puntuale indicazione, né certezza, circa l’avvio dei necessari percorsi per l’ampliamento della rete, che appare incomprensibilmente bloccato per mancanza di copertura finanziaria”. In Commissione i Comuni hanno espresso forte preoccupazione per il dilatarsi dei tempi. “In queste condizioni, gestire i tavoli territoriali con le Prefetture diventa esercizio non semplice, che Comuni e Anci regionali stanno gestendo con serietà e responsabilità. È necessario che lo strumento principale per operare, ovvero il decreto di ampliamento, sia approvato presto e munito delle procedure derogatorie, che Anci ha proposto, per consentire ai Comuni di attivare le strutture con tutta l’urgenza che l’attuale situazione rende necessario”. “Ci rivolgiamo dunque al Governo, e direttamente alla Presidenza del Consiglio, - ha concluso il delegato all’immigrazione - affinché questa impostazione che oramai tutti condividono, dallo stesso Ministero dell’Interno, alle Regioni, a tutti i Comuni che in questi giorni si sono generosamente esposti a favore dell’accoglienza, venga concretizzata. Diversamente, non solo non potremo garantire il nostro pieno contributo, ma, oltretutto e purtroppo, in mancanza dei necessari strumenti, neppure i doverosi percorsi di protezione e integrazione per i cittadini afghani”. Nei prossimi giorni Anci, Cittalia e il Servizio centrale del Sai attiveranno l’ “Osservatorio afghani”: un numero verde e un indirizzo email a cui tutti i Comuni, anche quelli che non fanno parte della rete SAI, potranno rivolgersi per avere chiarimenti e informazioni.  

Bari:una nonna in cartapesta accoglie la marionetta Amal

7 Settembre 2021 - Bari - Le ha baciato una mano, in segno di accoglienza e rispetto proprio come si fa con i neonati. Di fronte a lei una statua in cartapesta che le ha aperto le braccia in segno di benvenuto. Così, a Torre a mare a Bari è stata accolta Amal, la marionetta simbolo del festival itinerante dedicato ai diritti dei bambini rifugiati. "Valorizzare e sensibilizzare l'intera comunità alla tutela dei diritti umani e dell'infanzia, all'accoglienza, alla cultura delle diversità, al clima e all'educazione", è l'invito via social del garante per i diritti dell'infanzia e dell'adolescenza della Puglia, Ludovico Abbaticchio che ha raggiunto il porticciolo del barese. Il festival ha iniziato il suo viaggio il 27 luglio scorso e andrà avanti fino al prossimo 3 novembre attraversando otto Paesi: Turchia, Grecia, Italia, Francia, Svizzera, Germania, Belgio e Regno Unito. "Non è solo una marionetta, Amal è una bambina siriana rifugiata di 9 anni, in carne e ossa e rappresenta gli oltre 34 milioni di bambini rifugiati e sfollati, molti dei quali separati dalle loro famiglie - ricorda il garante - Ha vissuto una guerra, ha perso i genitori, è stata costretta a lasciare la sua terra e a viaggiare da sola, di notte e di giorno, attraversando i Paesi e la storia alla ricerca di un futuro. Amal ha paura. Come hanno paura oggi le migliaia di bambine e bambini, donne e uomini che cercano di lasciare la loro terra, l'Afghanistan, perché temono per la vita futura nel loro Paese". Abbaticchio sottolinea la presenza "di bambini e famiglie e rappresentanti delle comunità residenti in Puglia che sono un piccolo spaccato della città multietnica che rassicurerà Amal e le racconterà di una terra di ospitalità millenaria, aperta, la cui storia fatta di incontri e attraversamenti, insegna che qui nessuno è straniero". (Dire)  

Papa Francesco incontra un gruppo di rifugiati

7 Settembre 2021 - Città del Vaticano - Papa Francesco incontra un gruppo di rifugiati. L'incontro è avvenuto iera sera nell'Aula paolo VI. "Terminata la proiezione del film-documentario “Francesco”, organizzata dal regista e dalla Fondazione Laudato si', il Santo Padre ha raggiunto l’Atrio dell’Aula Paolo VI e si è intrattenuto con le circa 100 persone, senzatetto e rifugiati, invitate a vedere il film", ha detto il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Matteo Bruni. Tra di loro erano presenti una ventina di persone giunte dall’Afghanistan nelle ultime settimane, a cui il Papa "ha rivolto parole di affetto e di conforto". Al termine gli organizzatori dell'evento hanno "distribuito a tutti un pacco alimentare".

Unhcr: “serie criticità nell’accesso all’istruzione. Solo 34% si iscrive a scuole secondarie”

7 Settembre 2021 - Roma - I tassi di iscrizione scolastica e universitaria dei giovani rifugiati rimangono a livelli preoccupanti. È la denuncia contenuta nel rapporto su rifugiati e istruzione reso noto oggi dall’Unhcr (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati), che chiede “uno sforzo internazionale affinché i bambini e i giovani rifugiati abbiano la possibilità di frequentare la scuola secondaria”. In base ai dati raccolti dall’Unhcr in 40 Paesi, nel 2019-2020 la percentuale dei rifugiati iscritti alle scuole secondarie è stata solo del 34%, un dato che, in quasi tutti i Paesi, è inferiore rispetto alla percentuale di iscrizioni registrata tra i giovani della comunità ospitante. “I recenti progressi ottenuti nell’iscrizione scolastica dei bambini e dei giovani rifugiati sono ora a rischio”, ha affermato Filippo Grandi, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, “Per affrontare questa sfida occorre uno sforzo massiccio e coordinato ed è un impegno che non possiamo permetterci di ignorare”. L’Unhcr chiede agli Stati di “garantire il diritto all’istruzione secondaria per tutti i bambini, compresi i rifugiati, e di assicurarsi che essi vengano inclusi nei sistemi educativi nazionali e nei piani di offerta formativa”. Inoltre, “servono più scuole, materiali didattici appropriati, formazione degli insegnanti su materie specifiche, programmi per le ragazze adolescenti e investimenti in tecnologia e connettività per colmare il divario digitale”. I dati raccolti, inoltre, rivelano come nel periodo compreso tra marzo 2019 e marzo 2020, la percentuale di rifugiati iscritti alla scuola primaria era del 68%, mentre per l’istruzione superiore le iscrizioni si assestavano al 5%, un aumento di 2 punti rispetto all’anno precedente che rappresenta una possibilità di sviluppo e crescita per migliaia di rifugiati e per le loro comunità nonché un elemento di incoraggiamento per rifugiati più giovani che affrontano enormi sfide per poter studiare. Ma il livello di iscrizione all’istruzione superiore rimane ancora troppo basso se paragonato alle cifre globali.

“Mal di mare” ovvero “mar di male”

7 Settembre 2021 - Roma - Si parte. Finalmente si parte. Anzi no. Il mare è grosso, ruvida ironia di chi – come il mare – giganteggia per essenza. Nella quiete come nella tempesta s’impone quest’essere in sè incontrollabile con movenze capricciose. Oggi è agitato. Decide il suo ritmo e ti invita al suo ballo. Non gl’importa se tu vuoi ballare. Il mare decide il ritmo e tu se vuoi accetti l’invito. Il capitano di Astral – nave della piccola flotta di Open Arms - decide di declinare per prudenza più che pudore. Non ci aspettavamo di attendere. Nessuno quando parte sospetta mai di dover attendere ma l’attesa è lì pronta ad aspettarti. Anche dall’altra parte del fianco di questo orizzonte d’acqua in questo stesso momento si sta attendendo con trepidazione che la frenesia delle onde cali per gonfiare il soffio della speranza accesa negli occhi di migranti di terra e mare per deporla in una caricatura d’imbarcazione. Anche loro in attesa. Atroce attesa. Di questi improvvisati naviganti in fuga non conosciamo il volto ma sappiamo che c’incontreremo o faremo di tutto perché ciò accada. Noi e loro con curiosa incrociata intensità. C’è una bellezza commovente nell’intenzionalità di un incontro. E anche l’attesa pare addomesticata. E’ un gioco di specchi in cui ognuno dai fianchi opposti dell’immenso mare cercherà con avidità l’altro nella danza d’acqua che ci è stata preparata. Ci cercheremo perché la danza è a due e noi siamo entrati in pista per fare questo ballo insieme. Un dubbio: chi ha pensato alla musica per le danze? E su quale cadrà la scelta? A questo provvederà Dio quando verrà il momento. (don Luigi Usubelli - Mci Barcellona)  

Viminale: da inizio anno sbarcate 39.928 persone migranti sulle coste italiane

6 Settembre 2021 -
Roma - Sono  39.928 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Di questi 11.275 sono di nazionalità tunisina (28%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Bangladesh (5.278, 13%), Egitto (3.580, 9%), Costa d’Avorio (2.782, 7%), Iran (1.753, 4%), Guinea (1.646, 4%), Eritrea (1.557, 4%), Marocco (1.464, 4%), Sudan (1.459, 4%), Iraq (1.214, 3%) a cui si aggiungono 7.920 persone (20%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. I dati sono del Ministero degli Interni e sono aggiornati alle 8 di questa mattina. Sempre secondo questi dati 5.931 sono i minori stranieri non accompagnati ad aver raggiunto il nostro Paese via mare.

The Walk, il viaggio della piccola Amal

6 Settembre 2021 - Roma - E’ dedicato ai diritti dei bambini rifugiati, il grande Festival itinerante The Walk, Il Cammino tradotto letteralmente in italiano. 8mila chilometri che la piccola Amal, una marionetta gigante, percorrerà da luglio a novembre. Partita il 27 luglio da Gaziantemp, città di confine tra Siria e Turchia, è passata in Grecia, in Italia sarà presente dal 7 al 19 settembre, per poi proseguire verso la Francia, il Belgio, la Germania, per giungere in Inghilterra, a Manchester tappa finale, il 3 novembre 2021. The Walk è un progetto per sensibilizzare quante difficoltà affrontano i bambini che fuggono dalle guerre. Amal, che significa speranza, è un marionetta alta tre metri e mezzo e rappresenta una bambina siriana di 9 anni rifugiata. Amal per ricordare i 34milioni di bambini rifugiati e sfollati, molti dei quali separati dalle loro famiglie. Il messaggio che The Walk lancia, attraverso la piccola Amal è “Non dimenticatevi di noi”. La marionetta è stata creata dalla grande società Handspring Puppet Company, creatori delle marionette per il cinema, con la direzione artistica di Amir Nizar Zuabi. Al progetto hanno aderito oltre 250 tra partner e artisti coinvolti negli eventi che si terranno durante le tappe del lungo percorso. Il progetto è prodotto da grandi nomi internazionali come il regista Stephen Daldry, da Tracey Seaward, dal drammaturgo e antropologo britannico David Lan. Tra i partner: l’UNHCR, Emergency, il Manchester International Festival, il National Theatre, l’Institut du Monde Arabe, La Criée Théâtre National de Marseille, La Monnaie, Ruhrfestspiele Recklinghausen; tra gli italiani il Teatro di Roma, il MAXXI, il Piccolo Teatro di Milano, il Teatro Pubblico Pugliese, e non solo. Come ambasciatori  molti tra attori, attrici, registi internazionali, tra gli altri, per l’Italia Elena Sofia Ricci, Marco Baliani, Luigi De Laurentis, Franco Nero e Edoardo Ponti, ma ci sono nomi come Gillian Anderson, Noma Dumezweni, Jude Law e lo scultore Anish Kapoor. Per la permanenza in Italia della piccola Amal  14 sono le città che la ospiteranno con eventi e manifestazioni organizzati con i Partner locali.  Tutti gli spettacoli sono gratuiti, si possono seguire sia attraverso i canali social che di persona dove è consentito. The Walk ha sviluppato programmi educativi per mettere in contatto i giovani rifugiati e le comunità che li accolgono. Le scuole e i giovani possono partecipare, un programma approfondito di attività, realizzato in sei lingue e illustrato dall’artista siriana Diala Brisly, con una sezione dedicata agli insegnanti, si può scaricare dal sito https://www.walkwithamal.org/it/educativo/. E’ stata lanciata una grande raccolta fondi per permettere questo viaggio ad Amal, tutte le notizie si trovano sul sito https://www.kickstarter.com/projects/goodchance/the-walk-the-most-ambitious-public-artwork-of-our-time. (Nicoletta Di Benedetto)    

Da Insieme ai sacerdoti a Uniti nel dono

6 Settembre 2021 - Roma - Cambio di logo e di nome, rinnovamento del sito e del trimestrale d’informazione del Servizio Promozione CEI: sono queste le importanti novità che caratterizzeranno la comunicazione delle offerte deducibili. La rinnovata immagine è stata lanciata i primi di settembre tramite l’online del nuovo sito www.unitineldono.it, sui social e sulla stampa e poi verrà ribadita in occasione della XXXIII Giornata nazionale delle offerte per il sostentamento dei sacerdoti in programma il 19 settembre 2021. Una domenica di comunione tra preti e fedeli, affidati gli uni agli altri. È il tradizionale appuntamento che sottolinea l’unione dei membri della comunità nel provvedere alle necessità della Chiesa con una scelta di condivisione. Una Giornata che quest’anno sarà un’occasione anche per il lancio dei nuovi strumenti di comunicazione. “La nuova immagine è frutto di un anno di ascolto delle comunità - spiega il responsabile del Servizio Promozione per il sostegno economico alla Chiesa cattolica, Massimo Monzio Compagnoni - e dell’analisi delle loro esigenze. Abbiamo tradotto le indicazioni ed i suggerimenti ricevuti in una comunicazione univoca mediante la realizzazione di un unico logo ed un solo nome che accomunerà il sito e il trimestrale d’informazione del Servizio Promozione CEI. Un cambio di rotta dettato dalla necessità di creare un sistema di media integrato, composto da un magazine cartaceo ed un’area digitale, che comprende sito e social, pensata soprattutto per i giovani adulti di età compresa tra i 40 ed i 60 anni. Notizie, eventi ed aggiornamenti saranno disponibili grazie ad una redazione giornalistica che curerà i rapporti con il territorio e con la comunità dei donatori”. Da Insieme ai sacerdoti a Uniti nel dono per mettere in evidenza, dunque il valore della comunità stretta intorno al proprio sacerdote. Un’idea veicolata anche dal nuovo logo, che rappresenta un albero stilizzato formato da una mano protesa e da un insieme di foglie, una delle quali di un colore diverso dalle altre. È un’immagine che esprime unione e condivisione, accoglienza e generosità, partecipazione corale e unicità del contributo di ciascuno. Sottoposto all’attenzione dei donatori abituali, tramite una ricerca di mercato, il nuovo logo ha ricevuto un’accoglienza positiva proprio poiché esprime il collegamento tra appartenenza e dono. Anche il sito, online da settembre, mette al centro la comunità, sostegno imprescindibile per i sacerdoti, raccontando storie di coraggio e condivisione. Un nuovo layout, semplice ed intuitivo, permette di accedere alle news, ai progetti del territorio, alle testimonianze dei sacerdoti, anche attraverso i racconti in prima persona contenuti nei filmati, e alle modalità di donazione. “Ogni Offerta destinata al sostentamento del clero – conclude Monzio Compagnoni - è il segno concreto della vicinanza dei fedeli, un mezzo per raggiungere tutti i sacerdoti, dal più lontano al nostro. Tanto più in questo anno e mezzo segnato dal Covid, in cui i preti diocesani hanno continuato a tenere unite le comunità disperse, incoraggiando i più soli e non smettendo di servire il numero crescente di nuovi poveri. Oggi più che mai i nostri sacerdoti sono annunciatori di speranza, ci sostengono nel vivere il Vangelo affrontando le difficoltà con fede e generosità, rispondendo all’emergenza con la dedizione”. Le offerte raggiungono i 33.000 sacerdoti al servizio delle 227 diocesi italiane e, tra questi, anche sacerdoti diocesani impegnati all’estero e circa 3.000 sacerdoti, ormai anziani o malati, dopo una vita spesa al servizio agli altri e del Vangelo. Le offerte per i sacerdoti si aggiungono all’obolo domenicale, non lo sostituiscono. Destinate all’Istituto centrale sostentamento clero, che poi le redistribuisce equamente tra tutti i sacerdoti, sono uno strumento che ha origine dalla revisione concordataria del 1984 che istituì l’8xmille e le offerte deducibili, strumenti che differiscono tra loro nelle modalità e in parte nelle finalità. Da oltre trent’anni infatti il clero italiano non riceve più la congrua, ed è responsabilità di ciascun fedele partecipare al suo sostentamento attraverso le offerte. È possibile donare con carta di credito direttamente dal sito www.unitineldono.it o tramite il numero verde 800 825000; donare con bollettino postale, bonifico bancario o infine fare una donazione diretta presso gli Istituti diocesani Sostentamento Clero. E il contributo, è importante ricordarlo, è deducibile fino ad un massimo di 1.032,91 euro l’anno.

Afghanistan: al lavoro i Focolari per accogliere i profughi

6 Settembre 2021 - Roma - Il Movimento dei Focolari in Italia ha lanciato un appello per concretizzare l’accoglienza già dopo i primi ponti aerei che hanno portato i profughi afghani nel nostro Paese: dal 26 agosto è partito infatti un invito attraverso le comunità locali dei Focolari e le tante persone impegnate a vari livelli in reti locali o nazionali per l’accoglienza e l’accompagnamento degli immigrati. L’appello invita a valutare la possibilità di aprire i centri del movimento, istituti religiosi, canoniche, case parrocchiali, ma anche le proprie case; a intercettare chi sia disposto a collaborare per questa emergenza affiancando i profughi in arrivo; ad avviare collaborazioni con enti e organizzazioni locali. Un lavoro in itinere, che deve “coniugare” – si legge in una nota  - l’iniziativa privata con i sistemi di accoglienza predisposti dal Ministero dell’Interno, e che sta già muovendo i primi passi concreti, in consonanza con quanto auspicato da papa Francesco: che tutti gli afghani “sia in patria, sia in transito, sia nei Paesi di accoglienza”, possano “vivere con dignità, in pace e fraternità coi loro vicini”. Le risposte non hanno tardato ad arrivare: singole persone hanno messo a disposizione la loro esperienza professionale, le proprie abitazioni, o case libere. Tra i primi a rispondere all’appello, un’infermiera di Bergamo: “Tra un turno e l’altro, sono a disposizione per qualunque necessità”. Altri hanno offerto le proprie competenze legali, sanitarie, o relative alla formazione scolastica. Una famiglia della Lombardia, con cinque figli piccoli, si è detta disponibile ad ospitare un bambino. “Non solo famiglie – spiegano al Movimento -  ma vocazioni varie che rispondono al costante invito del Papa ad aprire le canoniche, le chiese; il mondo religioso si interroga su come mettersi a disposizione: è così per un gruppo di religiosi dei paesi vesuviani. Ci sono poi intere comunità focolarine - come a Pesaro, Milano, Cosenza - che si sono riunite per capire come unire le forze e trovare un luogo da mettere a disposizione per accogliere qualcuno”.   Proseguono anche i contatti con alcuni enti e cooperative dalle idealità condivise, che possano sostenere ed affiancare con gli strumenti idonei questa accoglienza fatta in famiglia, come la cooperativa Fo.Co. (Chiaramonte Gulfi, RG) e l’associazione Nuove Vie per un Mondo Unito (Roma). Ancora nel Lazio, a Marino, l’accoglienza è già in atto da parte della cooperativa e onlus Una città non basta, che si è attivata immediatamente. Al Centro Mariapoli di Castelgandolfo alcune famiglie afghane sono state ospitate fin dai primi giorni dell’emergenza.

La domenica del Papa: la guarigione del cuore comincia dall’ascolto

6 Settembre 2021 - Città del Vaticano - Effatà, apriti. Gesù ha lasciato Tiro e si trova a Sidone, territorio della Decàpoli, “verso il mare di Galilea”, luogo abitato da pagani. Il Vangelo di questa domenica si apre con questa breve introduzione di carattere geografico; in questo modo Marco ci dice che siamo ancora in un territorio di non credenti, e anche l’uomo, un sordomuto, che viene portato al Papa per chiederne la guarigione, è, con molta probabilità, un pagano. Un uomo gravemente colpito nella sua dimensione comunicativa, incapace, cioè, di ascoltare e di parlare. Menomazione fisica, che ha anche una “particolare valenza simbolica”, immagine, forse, del non credente incapace di ascoltare la Parola e nell’impossibilità di portarla agli altri. Commentando il brano del Vangelo, papa Francesco, affacciandosi in piazza San Pietro, per il consueto appuntamento domenicale della preghiera mariana, ricorda che c’è una “sordità interiore”, la “sordità del cuore”, che è ancora più grave di quella fisica, che, dice il Papa, “oggi possiamo chiedere a Gesù di toccare e risanare”. Benedetto XVI utilizzava l’immagine del deserto, e diceva che il deserto più profondo “è il cuore umano, quando perde la capacità di ascoltare, di parlare, di comunicare con Dio e con gli altri. Si diventa allora ciechi perché incapaci di vedere la realtà; si chiudono gli orecchi per non ascoltare il grido di chi implora aiuto; si indurisce il cuore nell’indifferenza e nell’egoismo”. Ecco la parola straordinaria che cambia la storia: effatà, cioè apriti. “Tutti abbiamo gli orecchi, ma tante volte non riusciamo ad ascoltare. Perché?”, si chiede il Papa. È “quella sordità interiore”, cioè “la sordità del cuore”. Siamo presi “dalla fretta, da mille cose da dire e da fare, non troviamo il tempo per fermarci ad ascoltare chi ci parla. Rischiamo di diventare impermeabili a tutto e di non dare spazio a chi ha bisogno di ascolto: penso ai figli, ai giovani, agli anziani, a molti che non hanno tanto bisogno di parole e di prediche, ma di ascolto”. Per questo, afferma ancora Francesco, Gesù ha sì toccato la lingua del sordomuto, ma prima ha toccato gli orecchi. Di qui la domanda che rivolge ai presenti, domanda “per tutti noi, ma in modo speciale per i preti, per i sacerdoti: “come va il mio ascolto? Mi lascio toccare dalla vita della gente, so dedicare tempo a chi mi sta vicino per ascoltare?”. Prima “ascoltare, poi rispondere”, cioè praticare l’apostolato dell’orecchio, come ha affermato più volte Francesco. Quindi rivolgendosi ai preti il Papa dice: “il sacerdote deve ascoltare la gente, non andare di fretta, ascoltare, e vedere come può aiutare, ma dopo avere sentito”. Poi guarda alla vita in famiglia, e dice: “quante volte si parla senza prima ascoltare, ripetendo i propri ritornelli sempre uguali! Incapaci di ascolto, diciamo sempre le solite cose, o non lasciamo che l’altro finisca di parlare, di esprimersi, e noi lo interrompiamo. La rinascita di un dialogo, spesso, passa non dalle parole, ma dal silenzio, dal non impuntarsi, dal ricominciare con pazienza ad ascoltare l’altro, ascoltare le sue fatiche, quello che porta dentro. La guarigione del cuore comincia dall’ascolto. Ascoltare”. Così il Signore: “facciamo bene a inondarlo di richieste, ma faremmo meglio a porci anzitutto in suo ascolto”, dice Francesco. D’altra parte, è lo stesso Gesù che mette in primo piano l’ascolto, e quando “gli domandano qual è il primo comandamento risponde: ascolta, Israele”. Poi aggiunge: “amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore […] e il prossimo come te stesso”. Ma prima c’è l’ascolto. Così Francesco dice: “ci ricordiamo di metterci in ascolto del Signore? Siamo cristiani ma magari, tra le migliaia di parole che sentiamo ogni giorno, non troviamo qualche secondo per far risuonare in noi poche parole del Vangelo. Gesù è la Parola: se non ci fermiamo ad ascoltarlo, passa oltre”. Angelus nel quale il Papa rivolge il suo pensiero all’Afghanistan, prega per i più vulnerabili, per gli sfollati “abbiano l’assistenza e la processione necessarie”, e chiede per tutti gli afghani dignità, pace e fraternità con i vicini. Poi ricorda il viaggio, domenica prossima, in Ungheria e dice: possa “l'Europa a testimoniare non solo con le parole ma con i fatti e opere d'accoglienza il buon annuncio del Signore che ci ama e ci salva”. (Fabio Zavattaro - Sir)

Papa Francesco: accogliere quanti cercano una nuova vita

6 Settembre 2021 - Città del Vaticano - “Molti Paesi” aprano le porte a “quanti cercano una nuova vita”, offrendo loro “accoglienza e protezione”. Papa Francesco ieri, dopo la preghiera mariana dell’Angelus, ha parlato della situazione dell’Afghanistan e ha rivolto un appello all’accoglienza di quanti fuggono dal quel Paese. “In questi momenti concitati che vedono gli afghani cercare rifugio – ha detto il Papa - prego per i più vulnerabili tra loro. Prego che molti Paesi accolgano e proteggano quanti cercano una nuova vita. Prego anche per gli sfollati interni, affinché abbiano l’assistenza e la protezione necessarie”. Papa Francesco auspica che i giovani afghani possano “ricevere l’istruzione, bene essenziale per lo sviluppo umano” e tutti gli afghani, “sia in patria, sia in transito, sia nei Paesi di accoglienza, vivere con dignità, in pace e fraternità coi loro vicini”. L’appello del Papa arriva a pochi giorni dal suo viaggio che da domenica prossima lo porterà prima a Budapest (dove, in un'intervista, ha detto che "non sa" se incontrerà il premier Viktor Orban, tra i portabandiera delle chiusure dei confini agli immigrati) e poi in Slovacchia: quindi, come lui stesso afferma, "nel cuore dell'Europa". (R.Iaria)

Germania: 3,6 milioni di cattolici di origine straniera

3 Settembre 2021 - Francoforte - La Conferenza Episcopale Tedesca  ha pubblicato, nei giorni scorsi, il fascicolo sui dati 2020/2021 della Chiesa locale. A pagina 43 si parla delle Comunità d’altra madre lingua. Secondo questo breve resoconto, al momento ci sono in Germania 3,6 milioni di cattolici con almeno una cittadinanza straniera, il 15,8% della chiesa cattolica tedesca. Provengono da circa 200 paesi e in genere parlano una lingua diversa dal tedesco. Per la loro assistenza pastorale le diocesi hanno eretto circa 450 Comunità d’altra madre lingua, suddivise in 35 gruppi linguistici, in cui operano circa 500 sacerdoti, tra diocesani e religiosi. I gruppi maggiori sono i polacchi, gli italiani, i croati, gli spagnoli ed i portoghesi. La pagina è corredata dalla foto dell’altare del “Pane di San Giuseppe” che annualmente viene fatto nella Missione Cattolica Italiana di  Gross-Gerau. La pagina sul Cammino Sinodale dedica la foto a Isabella Vergata, la rappresentante delle Comunità d’altra madre lingua nel Synodaler Weg. 

Sassari: accoglienza dei profughi afghani

3 Settembre 2021 -

Sassari - Stremati ma felici di essere arrivati a destinazione. E' questo lo stato d'animo dei profughi afghani che sono arrivati a Sassari  dopo lunghe e faticose ore di viaggio. Visibilmente disorientati, sono stati accolti nella Casa delle Figlie della Carità di via Solari, opportunamente preparata per ospitare gruppi di famiglie e singole persone. Nel gruppo di 26 persone la maggior parte sono donne, due delle quali in stato di gravidanza avanzato. Una decina i minori di cui due molto piccoli e alcuni adolescenti. Il sorriso di suor Andreana e delle altre suore della comunità ha contribuito a trasmettere serenità in questa prima fase, che si baserà nell'assicurare ai rifugiati un'accoglienza in una dimensione domestica e familiare. All'arrivo la cena è stata preparata da una mamma siriana, arrivata a Sassari dal Libano un anno e mezzo fa insieme al marito e ai suoi tre figli, attraverso i corridoi umanitari. Sarà lei a occuparsi della cucina in questi primi giorni.

Per garantire un'effettiva accoglienza, la Diocesi di Sassari si avvarrà dell’ausilio di mediatori linguistici. Soltanto pochi conoscono l’inglese mentre uno di loro parla qualche parola di italiano. In questi primi giorni, osservando e conoscendo le singole situazioni, si imposterà l’organizzazione più adeguata per rendere il più sereno possibile il loro soggiorno e predisporre il percorso di inserimento secondo appositi accordi con gli enti preposti. I diversi servizi verranno assicurati dall’Accademia Casa di popoli, culture e religioni.

Mci Germania e Scandinavia: è morto don Fausto Quai

3 Settembre 2021 - Francoforte - E’ morto, nei giorni scorsi, all’età di 81 anni, sua casa a Susans di Majano, in provincia di Udine , don Fausto Quai, all’età di 81 anni. Per anni sacerdote impegnato nelle Missioni cattoliche Italiane in Germania. Don Quai era nato nel 1940 a Susans, frazione di Maiano, ed era stato ordinato sacerdote nel giugno del 1966 a Udine dal vescovo, mons. Giuseppe Zaffonato. Dopo alcune esperienze pastorali in diocesi nel 1977 è stato inviato come sacerdote per gli italiani in Germania. Qui è rimasto per 27 anni, operando a Rastatt (nel Baden-Württemberg, diocesi di Freiburg) a Saarbrücken e Saarlouis (nel Saarland, diocesi di Trier), a Biberach (diocesi di Rottenburg-Stuttgart) e infine sempre in questa diocesi a Ravensburg, nel sud della Germania. E’ rientrato nella sua diocesi di origine nel 2005 dove ha assunto nuovi compiti pastorali, aiutando brevemente prima a Majano e poi a Lignano, e diventando parroco di Trasaghis nel 2006, dove era attualmente sempre molto attivo. “Qui in Germania lo ricordiamo ancora con tanto affetto e riconoscenza, per la sua bontà e la sua cultura, per il suo grande impegno pastorale ma anche per la sua spiccata attenzione ai problemi sociali, la sua dedizione ai più bisognosi”, dice il delegato nazionale delle Missioni cattoliche Italiane in Germania e Scandinavia, p. Tobia Bassanelli. Il funerale, presieduto dall’arcivescovo di Udine mons. Andrea Bruno Mazzocato, si è celebrato nella chiesa di Trasaghis. La salma è stata tumulata nel cimitero di Susans. “Siamo vicini con le nostre condoglianze e la preghiera ai familiari ed alla diocesi. Grati per tutto il bene seminato in Germania”, conclude p. Bassanelli. Alla famiglia di don Fausto e alla diocesi di Udine la vicinanza e la preghiera della Fondazione Migrantes.

Corte di Giustizia Ue: assegni di maternità a stranieri con permesso

3 Settembre 2021 - Bruxelles - L'Inps dovrà versare l’assegno di natalità e di maternità anche ai cittadini di Paesi terzi titolari di permesso unico a prescindere dalla durata della loro permanenza in Italia. È il verdetto della Corte di giustizia Ue, in risposta a una richiesta della Corte costituzionale. Al centro il caso di vari cittadini terzi titolari di permesso unico di soggiorno e lavoro, basato sulla direttiva Ue 2011/98. A loro l’Inps aveva rifiutato il versamento degli assegni, spiegando che le persone in questione non possedevano i requisiti necessari previsti dalla legge 190/2014 e dal decreto 151/2001, e cioè essere titolari di uno status di soggiornanti di lungo periodo (almeno cinque anni). La questione è arrivata nelle aule giudiziarie, finché la Corte suprema di cassazione l’ha sottoposta alla Corte costituzionale. La Consulta, a quel punto, a sua volta si è rivolta alla Corte Ue ritenendo che il divieto di discriminazioni arbitrarie e la tutela della maternità e dell’infanzia (garantite dalla Costituzione italiana), debbano essere interpretati alla luce del diritto comunitario. La risposta dei giudici europei è arrivata: il requisito della residenza di lunga durata viola il diritto Ue. Anzitutto, l’Italia ha rinunciato alla facoltà prevista dalla direttiva di limitare la parità di trattamento dei cittadini terzi. E, si legge in un comunicato della Corte, «l’assegno di natalità e l’assegno di maternità rientrano nei settori della sicurezza sociale per i quali i cittadini di Paesi terzi beneficiano del diritto alla parità di trattamento previsto da detta direttiva». Del resto, dicono ancora i giudici Ue, l’assegno di natalità «viene concesso automaticamente ai nuclei familiari che rispondono a determinati criteri oggettivi definiti ex lege, prescindendo da ogni valutazione individuale e discrezionale delle esigenze personali del richiedente». E per la concessione di quello di maternità si guarda solo all’assenza di altre indennità di maternità (ad esempio del datore di lavoro) e alla situazione economica della madre, «senza – sottolinea ancora la Corte – che l’autorità competente possa tener conto di altre circostanze personali». Questo, insomma, deve valere anche i per i cittadini terzi. Quale sarà l’impatto finanziario e pratico, a questo punto, resta ancora tutto da vedere. (Giovanni Maria Del Re - Avvenire)

Le Chiese europee su Afghanistan: “Dare prova di umanità”

3 Settembre 2021 -  Bruxelles - «È tempo di dare prova di umanità di fronte alla crudeltà vissuta dagli afghani, di dimostrare che i valori dell’Ue non sono una vuota retorica ma sono principi guida pratici che portano ad azioni basate su norme etiche, al di là delle mere considerazioni politiche o economiche». È l’appello lanciato da Christian Krieger, presidente della Conferenza delle Chiese europee (Kek), e dal cardinale Jean-Claude Hollerich, presidente della Commissione delle Conferenze episcopali dell’Unione Europea (Comece). «Invitiamo tutte le parti – scrivono Krieger e Hollerich nella dichiarazione diffusa dal Sir – a lavorare incessantemente per la pace attraverso il dialogo e il rispetto dello Stato di diritto e dei diritti umani fondamentali di tutti. Facciamo appello alla comunità internazionale affinché protegga le persone bersaglio dell’oppressione e le cui vite sono a rischio, come attivisti della società civile, difensori dei diritti umani, giornalisti, artisti e membri di minoranze etniche e sessuali, nonché cristiani e altre comunità religiose». Comece e Kek – preoccupati per il considerevole afflusso di profughi afghani nei Paesi vicini – chiedono, in particolare, all’Unione Europea di contribuire alla creazione di corridoi umanitari, trasferimento e altri passaggi sicuri, per portare i rifugiati in luoghi sicuri. «Incoraggiamo inoltre – si legge nel messaggio – gli Stati membri dell’Ue a garantire sicurezza di residenza agli afghani già presenti nell’Ue e a fermare ogni espulsione verso l’Afghanistan»

Vangelo Migrante: XXIII domenica del Tempo Ordinario – B (Vangelo Mc 7,31-37)

2 Settembre 2021 - Per la sua predicazione Gesù sceglie un itinerario che congiunge città e territori estranei alla tradizione religiosa di Israele; percorre le frontiere della Galilea, alla ricerca di quella dimensione dell’umano che ci accomuna tutti e che viene prima di ogni divisione culturale, religiosa, razziale. È qui che gli portano un sordomuto. Un uomo imprigionato nel silenzio ma ‘portato’ da una piccola comunità di persone che gli vogliono bene, presso quel maestro straniero, per il quale ogni terra straniera è patria. E lo pregano di imporgli la mano. Ma Gesù fa molto di più: non gli basta imporre le mani in un gesto ieratico, vuole mostrare l’umanità e l’eccedenza, la sovrabbondanza della risposta di Dio. Lo prende in disparte, lontano dalla folla: occhi negli occhi. Inizia a comunicare così. Pone le dita sugli orecchi del sordo. Secondo momento della comunicazione: il tocco delle dita e delle mani parlano senza parole. Poi con la saliva tocca la sua lingua. Gesto intimo, coinvolgente, come a dire: “ti do qualcosa di mio, il respiro e la parola, simboli dello Spirito”. Gesù non disdegna i contatti, perché la salvezza passa attraverso i corpi, non è ad essi estranea, né li rifugge come luogo del male. E, guardando quindi verso il cielo, emette un sospiro e gli dice: “Effatà”, cioè: Apriti! In aramaico, nel dialetto di casa, nella lingua del cuore, quasi soffiando l’alito della creazione: “Apriti, come si apre una porta ad un forestiero! Apriti dalle tue chiusure, libera la bellezza e le potenzialità che sono in te. Apriti agli altri e a Dio, anche con le tue ferite’. Le ferite possono trasformarsi in feritoie attraverso le quali far passare la luce. E subito gli si aprono gli orecchi, si scioglie il nodo della sua lingua e colui che era sordomuto, parla correttamente. Una sequenza eloquente: prima gli orecchi; perché sa parlare solo chi sa ascoltare. Gesù non guarisce perché ci si metta al suo seguito; guarisce per creare uomini liberi. “Gloria di Dio è l’uomo vivente”. Sì, proprio l’uomo che torna a pienezza di vita. (p. Gaetano Saracino)