Primo Piano

Ucraina: card.Czerny, “siamo chiamati a far nostro il loro dolore”

10 Marzo 2022 - Città del Vaticano - "Che arrivino a #Lesbo dal Nordafrica o dalla Siria, o in Ungheria scappando dall'#Ucraina in guerra, i profughi sono il volto di Cristo sulla Croce. Siamo chiamati a far nostro il loro dolore". E' quanto ha scritto, questa mattina, in un tweet dall'Ungheria il cardinale Michael Czerny, prefetto 'ad interim' del Dicastero vaticano per lo Sviluppo umano integrale, uno dei due porporati - l'altro e l'elemosiniere card. Konrad Krajewski - inviati dal Papa in Ucraina per portare il suo aiuto e la sua vicinanza alla popolazione in questi giorni sotto attacco russo.

Ucraina: la diocesi di Lucca accoglie i primi 32 profughi

10 Marzo 2022 -

Ucraina: le vittime, i profughi, l’Europa e i bei gesti che non bastano

10 Marzo 2022 - Roma - Prosegue tra gli stenti il tentativo di mettere in sicurezza i civili intrappolati nelle città ucraine sotto assedio. Gli accordi di cessate il fuoco dovrebbero coprire l’attivazione dei corridoi umanitari, ma le forze russe non hanno fermato i bombardamenti e molti hanno dovuto rinunciare a partire, bloccati in un’Ucraina, meridionale e orientale, in cui cominciano a mancare cibo, elettricità, medicinali, acqua. Il resto d’Europa aspetta queste persone e, nel frattempo, si prende cura dei due milioni di loro connazionali riusciti a varcare il confine. Mentre gli uomini rimangono a combattere, e anzi spesso rientrano in patria per contribuire alla resistenza, coloro che fuggono sono soprattutto donne e bambini: la metà dei profughi sono minori, per la maggior parte accompagnati dalla sola mamma. Per le madri in fuga da tutte le guerre e carestie del mondo, ha pregato Papa Francesco in occasione della Giornata internazionale della donna. In treno o in autobus, le ucraine e i loro figli raggiungono i Paesi confinanti, come la Polonia, in cui ha fatto ingresso oltre un milione di persone, o la Moldavia, che, con circa 100.000 profughi su una popolazione di tre milioni e mezzo di persone, è in proporzione il Paese che accoglie di più. La popolazione locale offre aiuto e intanto trema, nella consapevolezza che l’Ucraina potrebbe non essere l’ultimo Paese a solleticare il delirio imperialista del governo russo. Tra mille immaginabili difficoltà, si improvvisano ricoveri e centri d’accoglienza, si cercano fondi, si organizza la distribuzione di beni primari, si pensa ad una sistemazione più stabile per i profughi, destinandovi strutture pubbliche o case private e velocizzando i trasferimenti verso altri Paesi d’Europa. Anche in Italia, dove il Ministero dell’interno annuncia che già oltre 17.000 ucraini si sono ricongiunti con i propri familiari. Ed è l’Italia a richiamare l’Europa all’unità: per voce del Presidente del Consiglio Mario Draghi, che a Bruxelles ha definito la coesione, nelle sanzioni come nell’accoglienza, la nostra più grande forza davanti alla crisi, e per voce del Sindaco di Firenze Dario Nardella, intervenuto al summit di Marsiglia della rete Eurocities, che presiede, per convocare una grande manifestazione delle città europee il prossimo 12 marzo. Dall’incontro sul Mediterraneo che ha appena ospitato e dalla Carta di valori e intenti cui ha dato il nome, Firenze ha ereditato una missione di costruttrice di dialogo e pace che intende onorare: il suo territorio ospita già alcune centinaia di profughi, mentre la Misericordia, coordinata dalla Diocesi locale e dalla Chiesa ucraina, raccoglie beni di prima necessità da consegnare agli sfollati di guerra, tra Leopoli e le zone di confine. In questa cornice, il corteo di sabato dovrà incarnare la reazione alla guerra delle città e dei cittadini europei, simbolicamente uniti in un’unica piazza che grida pace. Ci si sente coinvolti e ci si sforza di contribuire, ognuno come può: comprando alimenti a lunga conservazione e regalando coperte, mettendo a disposizione una stanza a casa propria, organizzando passaggi in auto al di là del confine. Sventolando una bandiera arcobaleno e supplicando tutti insieme che finisca questa follia. La guerra è una pazzia, ha scandito Papa Francesco all’Angelus di domenica. Mentre sale il numero dei morti: l’Alto Commissariato ONU per i diritti umani stima oltre 400 civili uccisi in appena dieci giorni di guerra. 27 bambini tra loro. Oltre 800 feriti. Più difficile da accertare e oggetto di disputa tra fazioni nemiche, il conteggio delle morti tra i soldati dei due schieramenti certamente raggiunge diverse migliaia di unità. A che scopo questa sofferenza? “La guerra è una pazzia”. Prima dell’irreparabile, c’è ancora forse spazio per un appello, dei popoli della Chiesa e dell’Europa, il più forte che si può: “Fermatevi, per favore”. (Livia Cefaloni)  

Italiani nel Mondo: in Argentina alla ricerca delle radici

10 Marzo 2022 - Bologna - Inizia con una una missione di ricerca nelle comunità emiliano-romagnole residenti in Argentina il progetto “Verso un turismo delle radici in Emilia-Romagna: memorie, immaginario, aspettative e desideri degli emigrati emiliano-romagnoli in Argentina e Brasile per un viaggio ospitale alla scoperta delle origini”. Dall’11 al 26 marzo, infatti, Marina Gabrieli, vincitrice della borsa di ricerca per il progetto omonimo - coordinato dal prof. Pierluigi Musarò, del Dipartimento di Sociologia e Diritto dell’Economia dell’Università di Bologna – si recherà in Argentina per indagare - attraverso l’osservazione diretta, interviste in profondità e un questionario - sul sentimento di appartenenza degli emiliano-romagnoli e i loro discendenti e sulle loro aspettative o abitudini di viaggio nei luoghi delle origini. Un focus speciale tratterà anche il tema della nuova mobilità, facendo leva sull’immagine che gli emiliano-romagnoli trasferitisi in suddetti paesi dal 2008 hanno del loro territorio di nascita e sulle modalità di fruizione dello stesso in occasione dei ritorni temporanei a casa. Inoltre, si analizzeranno le strategie messe in atto dal territorio regionale per la creazione e la promozione di un’offerta turistica rivolta ai viaggiatori delle radici, con un sguardo più dettagliato su quei comuni che sono stati particolarmente coinvolti nel fenomeno dell’emigrazione. La missione partirà da Mar del Plata con la partecipazione della ricercatrice a una due giorni dedicata al tema “viaggi delle radici” che include sabato 12 marzo la presentazione del documentario di Maxi Manzo “El vestido de Dora”, organizzata dal Consolato d’Italia a Mar Del Plata, e domenica 13 marzo un incontro dedicato alla comunità emiliano-romagnola che avrà luogo nella Granja Las Dos Marías – un agriturismo gestito da una famiglia originaria di Faenza - e organizzato dall’Asociacion Nuevas Generaciones Terra De Mar Del Plata.

Ucraina: mons. Perego (Migrantes), “questa tragedia faccia cadere i muri, tutti”

10 Marzo 2022 - Milano- «Forse questa guerra che viviamo da dentro e non alla finestra, mediata da persone che lavorano nelle nostre case, frequentano le nostre chiese, vivono nelle nostre città ci aiuterà ad aprire la mente e il cuore all’accoglienza di tutti i profughi, a spingere l’Europa a fare uno scatto di umanità e solidarietà, a ribadire il nostro “ripudio per la guerra” e a far cadere “i muri dentro e i muri fuori” (Gaber), che non ci aiutano a leggere la storia dalla parte degli ultimi e a deciderci per “una scelta preferenziale per i poveri”». Lo scrive mons. Gian Carlo Perego, presidente della Fondazione Migrantes in un editoriale che Famiglia Cristiana pubblica nel numero in edicola da oggi. «L’esodo», osserva monsignor Perego, «riguarda un grande Paese di 44 milioni di persone e potrà raggiungere e superare i 5 milioni di profughi che si aggiungono agli oltre 5 milioni di immigrati ucraini nel mondo. Abbiamo la guerra fuori casa, ai confini dell’Europa, e i profughi in casa: in Romania, in Polonia, in Ungheria e ora anche in Italia. E attraverso soprattutto il dolore delle migliaia di cosiddette “badanti”, che assistono i nostri bambini e i nostri anziani in casa, la parte più significativa degli oltre 250 mila ucraini presenti nelle nostre città e paesi, stiamo condividendo una guerra, la preghiera per la pace, il dolore per i morti, la preoccupazione per i familiari e stiamo accorgendoci, in Europa, che tutti i rifugiati e profughi hanno la stessa storia e chiedono a noi lo stesso dolore, la stessa preoccupazione, la stessa accoglienza». «Dalle nostre città è salito subito il grido: accogliamoli», puntualizza ancora monsignor Perego. «Abbiamo visto persone partire per l’Ucraina per accompagnare i familiari delle “badanti” che assistevano la propria madre anziana; abbiamo ammirato la solidarietà che è cresciuta attorno alle 150 comunità ucraine di rito greco-cattolico, assistite da oltre 60 sacerdoti, in collaborazione con Migrantes: cibo, medicinali, generi per i bambini hanno riempito camion e tir che sono partiti per Leopoli. Le Caritas si sono attivate per raccogliere la disponibilità di appartamenti e per ampliare le accoglienze diffuse nei Centri di accoglienza straordinaria (Cas) e nel Sistema di accoglienza e integrazione (Sai), in coordinamento con le prefetture, per costruire un filo diretto con le Caritas ucraine e la Caritas internazionale». Tutto questo, conclude monsignor Perego, deve «aiutare ad aprire menti e cuori all’accoglienza dei profughi. Tutti»

Ucraina: iniziative dell’Università di Ferrara

10 Marzo 2022 - Ferrara - Dall’inizio del conflitto in Ucraina, che ha colpito il cuore dell’Europa e non solo, l’Università di Ferrara ha immediatamente espresso ferma condanna alla guerra e ha messo in campo le proprie competenze organizzando una serie di iniziative per parlare del conflitto e delle sue implicazioni. Ha inoltre attivato un servizio di counseling per le sue studentesse e i suoi studenti di nazionalità ucraina e russa, ha aderito all’appello per la pace della CRUI e ha condiviso la dichiarazione della Carta per le Pari opportunità (Italian Diversity Charter) a condanna di quanto sta avvenendo. Il 3 marzo scorso si è svolto l’incontro online anche un incontro su “La guerra in Ucraina e le vie della pace”, organizzato dall’Università di Ferrara, dal Centro Macro Crimes - Centro studi giuridici europei sulla grande criminalità e dal Centro di Ateneo per la cooperazione allo sviluppo internazionale.  A presiedere il dibattito è stato Luca Baccelli, professore dell’Università di Camerino e presidente del Centro Jura Gentium con l’introduzione delle docenti Orsetta Giolo dell’Università di Ferrara e Valeria Verdolini dell’Università di Milano-Bicocca e l’intervento del professor Alessandro Colombo dell’Università di Milano. In chiusura è intervenuta Serena Forlati, direttrice del Dipartimento di Giurisprudenza di Unife. Hanno partecipato inoltre Alessandra Annoni (Unife), Roger Campione (Univ. Oviedo), Khrystyna Gavrysh (Unife), Olivia Guaraldo (Univr - Centro Hannah Arendt), Daniele Lugli (Movimento Nonviolento), Gian Carlo Perego (Fondazione Migrantes), Stefano Pietropaoli (Unifi), Filippo Ruschi (Unifi), Emilio Santoro (Unifi - Centro L'altro diritto), Mirko Sossai (UniRoma Tre), Andrea Spagnolo (Unito).  Nei prossimi giorni altri momenti di incontro e confronto.    

Calcio: il Cagliari inserisce anche giovane profugo ucraino

10 Marzo 2022 -

Cagliari - Potrà giocare e allenarsi dalla settimana prossima nel settore giovanile degli Under 14 del Cagliari Calcio, Artem, il ragazzo di 14 anni, arrivato insieme ad altri circa 60 bambini e ragazzini dall’Ucraina. La società rossoblu ha deciso di dare la possibilità al ragazzo di divertirsi insieme ad altri suoi coetanei. Per adesso, dunque, non si parla di questioni di natura tecnica. Originario di Odessa, il ragazzo è accompagnato dalla mamma affidataria. Tifoso del Manchester United, Artem giocava già come ala sinistra nel club di calcio giovanile per professionisti in Ucraina. Anche a Napoli intanto i bambini rifugiati della guerra potranno svolgere attività sportiva in sette circoli sportivi napoletani (Circolo Posillipo, Canottieri Napoli, Circolo Savoia, Rari Nantes, Lega Navale, Circolo Italia, Circolo del Tennis). L’iniziativa è partita dal Circolo Posillipo.

Ucraina: l’onda lunga dei profughi

10 Marzo 2022 -

Bruxelles - Il flusso di profughi dall’Ucraina appare inarrestabile. In un solo giorno ieri sono arrivate 143.959 persone nei Paesi confinanti, ha affermato l’Alto Commissariato Onu, portando il totale a 2.155.271 rifugiati in meno di due settimane. Per Unicef sono 1 milione i bambini in fuga. Oltre la metà dei profughi si trovano in Polonia, che ne accoglie al momento 1,29 milioni, altri 441.000 sono ripartiti tra Ungheria, Slovacchia, Romania, 235.000 in altri Stati Ue (il resto in Moldavia, Bielorussia e Russia). Una crisi senza precedenti dal Dopoguerra, basti dire che in quella del 2015-16, sin qui considerata epocale, arrivarono 2,5 milioni nel giro di due anni. L’Alto commissariato prevede che si arriverà ad almeno 4 milioni, l’Ue parla di 7 milioni. «L’Unione – ha dichiarato l’Alto rappresentante Ue Josep Borrell – sosterrà e proteggerà quanti fuggono dall’aggressione russa, a prescindere dalla loro nazionalità e provenienza. L’Ue mobiliterà anche tutti i suoi strumenti per aiutare i Paesi che li ospitano». La questione approda oggi al Consiglio Europeo informale che riunisce i leader a Versailles. L’Ue si è mossa con inusitata rapidità. Quello che più salta agli occhi è l’approvazione in tempo record, la scorsa settimana all’unanimità, dell’attivazione della direttiva sulla protezione temporanea del 2001, per la prima volta in assoluto. Gli ucraini, che non hanno bisogno di visto e possono circolare nell’Ue per 90 giorni, potranno poi restare fino a un massimo di tre anni nel Paese Ue dove si sono recati, senza dover chiedere asilo e avendo accesso a mercato del lavoro, istruzione e servizi. Un capitolo a sé sono i cittadini terzi in fuga dalla guerra (secondo l’Oim sono 109.000 quelli giunti nei Paesi confinanti, tra cui molti studenti dall’Africa e dall’Asia). Per i non ucraini residenti di lunga data in Ucraina, i vari Stati Ue potranno applicare o la direttiva Ue o le norme nazionali (compromesso indispensabile per ottenere il via libera dei Paesi dell’Est). Gli altri vengono rimpatriati, a meno che non siano bisognosi di protezione, o gli Stati membri decidano di ospitarli comunque. Ieri comunque la Commissione Europea ha lanciato una pagina Web destinata a chi fugge dall’Ucraina, con informazioni su come attraversare la frontiera, i propri i diritti e gli spostamenti dentro l’Ue. Non si parla, per ora, di ridistribuzione, semmai sono gli ucraini a «ridistribuirsi » da sé grazie alla possibilità di circolare liberamente nell’Ue. La questione potrebbe però porsi a breve, vista le gigantesche dimensioni dell’esodo. Già attiva è una «piattaforma di solidarietà», coordinata dalla Commissione, in cui ogni Stato membro Ue può indicare la propria disponibilità di posti. Un’idea che circola a Bruxelles è un meccanismo di solidarietà volontario, nel caso i numeri diventino ingestibili per i Paesi di frontiera: alcuni rifugiati sarebbero trasferiti in altri Stati membri Ue. Per ora, però, nessuno degli Stati più esposti lo ha richiesto. Complessivamente, la Commissione ha stanziato 500 milioni di euro, di cui 85 milioni destinati all’Ucraina, 5 milioni alla Moldavia, per fornire cibo, acqua, assistenza sanitaria, rifugi. Altri 330 milioni di questo fondo saranno usati per un pacchetto per assistenza diretta ai profughi sia in Ucraina, sia nell’Ue, con attenzione soprattutto a bambini e anziani. Bruxelles ha inoltre attivato il Meccanismo di protezione civile Ue, con l’invio in Ucraina di veicoli, kit medici, tende, coperte, sacchi a pelo, Anche la Polonia ne ha chiesto l’intervento, chiedendo soprattutto farmaci e prodotti medicali. Ventisei Stati Ue, tra cui l’Italia, stanno contribuendo. Si è attivata anche Frontex, l’agenzia delle frontiere esterne, che ha inviato 200 suoi funzionari per aiutare ad accelerare le procedure di accoglienza al confine ucraino. La Commissione ha inoltre proposto un’«Azione di coesione per i profughi in Europa » (Care), una normativa che consentirebbe maggior flessibilità nel finanziamento di numerose misure a sostegno dei profughi. Altri 10 miliardi di euro potranno esser prelevati da React-EU, creato per contribuire alla risposta alla crisi pandemica. (Giovanni Maria Del Re)

Piccola speranza tra gli orrori: le bombe non fermano la carità

10 Marzo 2022 -

Milano - Domenica scorsa al termine dell’Angelus Papa Francesco ha reso noto di aver inviato in Ucraina due cardinali: l’elemosiniere Konrad Krajewski e Michael Czerny, prefetto ad interim del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale. Il primo è entrato in Ucraina dalla frontiera polacca, mentre il secondo lo ha fatto dall’Ungheria, dove ha tenuto incontri istituzionali e ha visitato le strutture di accoglienza dei rifugiati. Il Pontefice aveva sottolineato che «la presenza di due cardinali lì, sul posto, non rappresenta solo la presenza del Papa, ma simbolizza la presenza di tutto il popolo cristiano che vuole stare vicino e dire: “La guerra è una follia! Fermatevi, per favore! Guardate, quanta crudeltà!”». L’elemosiniere pontificio ha raccontato ai media vaticani lo sforzo imponente messo in campo, dalla sicurezza relativa di Leopoli, per raggiungere anche chi è ancora sotto le traiettorie dei missili e fatica o è impedito a imbarcarsi nella fuga tra le sponde di corridoi umanitari troppo fragili. «Io – ha riferito – mi trovo nei dintorni di Leopoli, per motivi di sicurezza non diciamo dove. Qui arrivano soprattutto i grandi aiuti dalla comunità europea attraverso la Polonia. Tutto viene scaricato in grandi depositi e da qui poi partono i tir per Kiev, per Odessa, verso il sud nel Paese». La «bella notizia», dice con soddisfazione il cardinale Krajewski, «è che tutti questi aiuti arrivano ancora a destinazione, nonostante i bombardamenti». Glielo hanno confermato i vescovi di Kiev, di Odessa, di Karkhiv, lo stesso nunzio apostolico, con i quali è in contatto. Ed è su questo aspetto in particolare, sottolinea il porporato, che è intervenuto in modo pratico il sostegno del Papa: «Qui hanno difficoltà a reperire il gasolio e dunque, attraverso l’Elemosineria, il Santo Padre ha pagato molti viaggi di tir, dei grandi camion che portano gli aiuti umanitari all’interno dell’Ucraina». «Sappiamo che la fede – ha poi confidato – riesce a spostare le montagne, così leggiamo nel Vangelo, e ne siamo sicuri. Penso che riusciremo a fermare questa guerra proprio con la nostra preghiera, con la nostra fede».

Martedì Krajewski ha incontrato l’arcivescovo maggiore Sviatoslav Shevchuk, capo della Chiesa greco-cattolica ucraina, e il metropolita di Leopoli dei latini Mieczyslaw Mokrzycki. I tre, riferisce il segretariato romano di Shevchuk, hanno potuto anche parlare direttamente con Papa Francesco. Durante la telefonata, Krajewski ha raccontato al Pontefice le prime impressioni della visita, e in particolare quello che ha visto sul territorio polacco, da dove è entrato in Ucraina. Il Papa è stato inoltre aggiornato sul programma della visita del suo inviato in Ucraina, precedentemente discusso dai partecipanti all’incontro. Krajewski non ha una data di fine missione, perché il Pontefice gli ha dato istruzioni di rimanere in Ucraina il tempo necessario per fornire sostegno al popolo ucraino a nome della Sede Apostolica. Shevchuk ha commentato che «il Papa vuole essere presente di persona attraverso il suo inviato. È questo lo scopo della sua visita». Oggi comunque, è prevista la visita ai centri di assistenza sociale della Chiesa greco-cattolica ucraina, e la partecipazione ad una preghiera congiunta con i rappresentanti del Consiglio pan-ucraino delle Chiese e delle Organizzazioni religiose. Secondo Krajewski, i profughi sono grati alla comunità europea per gli aiuti e le preghiere. È stata la stazione di Keleti, punto di partenza per i viaggi internazionali, la prima tappa del viaggio in Ungheria del cardinale Czerny. Da lì ogni giorno da settimane scendono dai treni circa 2500 persone, assistite da Caritas e Ordine di Malta. Nel pomeriggio di martedì la visita del porporato gesuita al centro accoglienza di Sant’Egidio nella chiesa di San Pietro Canisio. Nello scalo di Keleti, riferisce VaticanNews, Czerny ha incontrato anche un gruppo di giovani di colore. Ieri poi ha visto il vice premier ungherese, Zsolt Semjén, che ha ribadito la disponibilità del governo ad accogliere i profughi 'senza limiti'. Quindi ha attraversato la frontiera ucraina, direzione Beregove, villaggio della Transcarpazia, per incontrare un gruppo di profughi assistiti dalla locale chiesa greco cattolica. (Gianni Cardinale - Avvenire)

Ucraina, Olena e Gaetana: due donne contro la guerra

9 Marzo 2022 - Palermo - C’è voluta una guerra per conoscere meglio la cartina geografica dell’Ucraina. Eppure, quel Paese è sempre stato vicino a noi, nelle donne e negli uomini che abitano le nostre case, che vivono le nostre città. Una mappa fatta di carne e sangue. Secondo gli ultimi dati messi a disposizione dal Comune di Palermo, nel capoluogo siciliano vivono 230 cittadini provenienti dall’Ucraina. Si tratta in gran parte di donne, in molti casi impegnate come collaboratrici domestiche o assistenti familiari. Persone, insomma, che rappresentano un fondamentale pilastro nella vita di molte famiglie. La domenica pomeriggio molti di questi lavoratori beneficiano di una manciata ora di riposo. Giusto il tempo per incontrare qualche connazionale in centro e trascorrere qualche momento di svago. Nei pressi della centralissima via della Libertà incontriamo Cristiana e Olena (nomi di fantasia). La loro conversazione non può che avere al centro i giorni terribili che sta vivendo l’Ucraina.  Le notizie che passano in tv sono drammatiche, ma non si avvicinano neppure alla tragicità di ciò che il popolo ucraino sta vivendo. “Nei bombardamenti sono morti molti bambini”, dice Olena, visibilmente angosciata. Entrambe sono costantemente in contatto con i familiari rimasti in patria. Le notizie che arrivano dal fronte non sono per nulla rassicuranti. “La nostra città è Kherson, vicino Odessa. I nostri parenti ci dicono che ci sono molti convogli della Croce Rossa Internazionale bloccati. Trasportano viveri e aiuti, ma i russi non li lasciano passare”. Un solo desiderio anima entrambe le donne: “Pace, vogliamo solo pace. Dio ci doni la pace”. Le voci dei cittadini ucraini somigliano tanto a quelle di chi, nel nostro Paese, ha vissuto la guerra e ricorda con orrore quel tempo. Come Gaetana, novantenne, originaria di Corleone. Al tempo dello scoppio del secondo conflitto mondiale aveva appena 9 anni, ma ricorda ancora nitidamente quel periodo della sua vita. “A quel tempo noi bambini non avevamo mai visto un aereo. Ricordo che un giorno, di colpo, ne vedemmo cinque passare sulle nostre teste. Neanche il tempo di meravigliarci per quella visione e gli aerei iniziarono a sganciare le bombe. Fu terribile. Siamo stati anche noi sfollati, senza cibo e senza un posto in cui dormire. Guardo le immagini della guerra in Ucraina e rivedo quel tempo della mia infanzia. Prego il Signore che intervenga per portare la pace in quel territorio e nel mondo intero”. Cristiana e Gaetana, due età, due mondi tanto diversi eppure vicinissimi. Due voci che si uniscono a quella di Papa Francesco nel definire la guerra una pazzia e nell’innalzare al Cielo una supplica di pace. (Luca Insalaco)      

Il dolore dell’umanità, le braccia dell’accoglienza

9 Marzo 2022 - Roma - La forza di alcune immagini vale più di ogni parola spesa per esprimere emozioni, sentimenti o concetti. Ha fatto il giro del mondo la foto del Cristo Salvatore della cattedrale armena di Leopoli, rimosso e portato in un bunker, al sicuro dagli attacchi militari. In quel Volto sofferente del Cristo è impresso il grido di dolore di quanti stanno soffrendo per il conflitto in atto e per ogni sopruso all’umanità. Le mani che, con cura, mettono al riparo la statua, sembrano esprimere la tensione verso l’accoglienza e la pacificazione. Uno scatto può sostenere pensieri e riflessioni altre che spiegano il senso vero dell’ascolto. È quell’“ascoltare con l’orecchio del cuore” di cui parla papa Francesco nel messaggio per la 56ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali. (Vincenzo Corrado)

Parlamento Europeo: risoluzione per dire no al razzismo

9 Marzo 2022 - Bruxelles - In una risoluzione adottata martedì, i deputati europei chiedono ai media di porre fine alla diffusione di narrazioni stigmatizzanti che disumanizzano i membri di particolari gruppi etnici o razziali, e l’interruzione dei finanziamenti UE e statali ai media che promuovono discorsi di odio e xenofobia. Inoltre, i deputati propongono che gli organismi di regolamentazione del settore audiovisivo di tutti i Paesi UE dispongano del potere di infliggere sanzioni per programmi che promuovono contenuti discriminatori o razzisti. Il testo non legislativo è stato approvato con 495 voti favorevoli, 109 contrari e 92 astensioni. Secondo l'Agenzia dell'UE per i diritti fondamentali, il 45% delle persone di origine nordafricana, il 41% dei rom e il 39% delle persone di origine subsahariana subiscono una discriminazione sulla base del loro background etnico o di immigrazione. Secondo un sondaggio Eurobarometro del 2019, oltre la metà degli europei ritiene che la discriminazione razziale sia diffusa nel loro paese, con "l’essere rom" (61% degli intervistati), “origine etnica" (59%) e "colore della pelle" (59%) come primi tre motivi di discriminazione identificati dai cittadini.  

Mci Olanda: raccolta fonfi in aiuto dei rifugiati dell’Ucraina

9 Marzo 2022 - Roma - La Missione Cattolica Italiana in Olanda  aderisce alla raccolta fondi Vastenactie avviata delle diocesi olandesi per dare un aiuto concreto per i rifugiati dell'Ucraina. Attraverso l'European Catholic Charity Network, Vastenactie aiuta ad accogliere l'enorme flusso di profughi, in Ucraina e nei paesi limitrofi. Sono stati allestiti rifugi in vari luoghi dove possono recarsi i profughi. Le organizzazioni di beneficenza forniscono servizi di base come acqua pulita, cibo, vestiti e riparo. Le organizzazioni cattoliche come questa hanno legami diretti con la Chiesa locale. Donare a queste organizzazioni significa - spiegano alla Mci - dare aiuto direttamente al popolo ucraino. Domenica prossima, 13 marzo, durante le Sante Messe  tutte le offerte verranno devolute in questa raccolta.

Tragedia in mare:  50 i migranti morti 

9 Marzo 2022 -

Milano - Un altro naufragio fantasma. Di cui non si è saputo nulla. È accaduto una settimana fa circa ma si è avuto notizia solo ieri. Cinquanta persone sarebbero 'scomparse' nel nulla del Mediterraneo, in fuga dalla Libia e in navigazione verso l’Europa. La tragedia è avvenuta il 27 febbraio scorso, al largo di Sabrata, informa Alarm Phone, il 'centralino' civile di volontari per le imbarcazioni di migranti in pericolo. Almeno cinquanta le persone che hanno perso la vita.

«Delle 50 persone a bordo, nessuna è sopravvissuta. Oltre dieci corpi sono stati trovati sulle coste libiche. Il regime Ue dei confini uccide ancora le persone migranti». Ma potrebbe non essere l’unica tragedia del mare dell’ultima settimana. Non si hanno più notizie anche di una barca con 60 migranti partita dalla Tunisia, ormai cinque giorni fa. «I parenti ci chiedono di un gruppo di 60 persone – scrive ancora Alarm Phone – non sono ancora arrivate». Le autorità ci dicono di non avere informazioni su cosa sia accaduto loro. Chiediamo risposte».

Ucraina: dalla Cattedrale degli ucraini di Roma la preghuiera del Rosario su Tv2000

9 Marzo 2022 -

Roma - Sarà la Chiesa Cattedrale dei Santi Martiri Sergio e Bacco a Roma ad ospitare questa sera alle 20.50 la recita del Rosario trasmessa da Tv2000, da radio InBlu2000 e su Facebook, nell’ambito dell’iniziativa «prega per noi». Al centro, l’invocazione della pace per l’Ucraina.Per questo il Rosario sarà recitato in questo luogo di culto cattolico di rito bizantino-ucraino nel centro storico di Roma, nel rione Monti, in piazza Madonna dei Monti.Dal 2019 è Cattedrale dell’esarcato apostolico per i fedeli cattolici ucraini di rito bizantino residenti in Italia. A presiedere la preghiera mariana sarà il vescovo Dionisio Lachovicz, dal 2019 esarca apostolico in Italia.

Vescovi Emilia Romagna: pregare per la pace in Ucraina e accogliere i profughi

8 Marzo 2022 - Bologna - I Vescovi della Ceer, Conferenza Episcopale dell’Emilia-Romagna, come espresso nella riunione a Bologna il 7 marzo, presieduta dal card. Matteo Zuppi, Arcivescovo di Bologna, partecipano «al dolore del popolo ucraino causato da una guerra che sta distruggendo città e paesi, con un numero crescente di morti, di feriti e di profughi». La Ceer, aderendo all’appello di Papa Francesco a tutti i fedeli per innalzare una corale e continua preghiera per la pace, anche in comunione con le altre Chiese, invita «le Unità Pastorali, le parrocchie, le comunità religiose, le famiglie a gesti concreti di solidarietà nei confronti del popolo ucraino e dei Paesi confinanti verso cui si dirigono i profughi. Invita, inoltre, a favorire ogni azione, coordinata dalle Caritas diocesane dell’Emilia-Romagna in dialogo con i cappellani delle comunità greco-cattoliche ucraine, a favore dei profughi, il cui numero cresce sempre più, di giorno in giorno: dalla raccolta fondi alla disponibilità di appartamenti o all’accoglienza in strutture e in famiglie, con una particolare attenzione alle donne, alle madri con i loro figli». I Vescovi della Ceer esortano, quindi, a un’accoglienza «ordinata e puntuale: seguendo le indicazioni delle istituzioni e a un particolare sostegno alle persone, soprattutto donne, e famiglie ucraine – oltre 33.000 – che vivono nella nostra regione, preoccupate e angosciate per i propri cari». E raccomandano le indicazioni prescritte e ricordano in merito che va data comunicazione entro 48 ore alla Questura dei nomi delle persone accolte, poi l’invio dei profughi alle strutture sanitarie dell’ASSL per il tampone e le vaccinazioni, e, subito dopo l’entrata in vigore del permesso di protezione temporanea, l’inizio delle procedure per regolarizzare la presenza e la tutela. La Ceer, inoltre, informa che le Caritas diocesane dell’Emilia-Romagna rafforzeranno anche una relazione particolare con il Convento San Francesco a Sighet in Romania, che sta accogliendo numerosi profughi in fuga dall’Ucraina. E a questo scopo, nei prossimi giorni partiranno tre operatori della Caritas di Reggio Emilia per supportare il Convento nel lavoro di accoglienza. I Vescovi dell’Emilia-Romagna rinnovano la preghiera per la pace in Ucraina e l’appello ad accogliere i profughi e sottolineano che «preghiera e accoglienza camminano insieme e rafforzano la comune invocazione di pace che sale dalle chiese e dalle città perché cessi questa nuova, inutile strage».

Ucraina: telefonata del card. Parolin a ministro Esteri Russo

8 Marzo 2022 - Città del Vaticano - "Confermo la telefonata tra il Cardinale Segretario di Stato e il Ministro degli Esteri russo". Il Cardinale - ha detto oggi ai giornalisti il Direttore della Sala Stampa della Sala Stampa della Santa Sede, Matteo Zuppi - ha trasmesso "la profonda preoccupazione di Papa Francesco per la guerra in corso in Ucraina e ha riaffermato quanto detto dal Papa domenica scorsa all’Angelus. In particolare ha ribadito l’appello perché cessino gli attacchi armati, perché si assicurino dei corridoi umanitari per i civili e per i soccorritori, perché alla violenza delle armi si sostituisca il negoziato". In questo senso, infine, il Segretario di Stato - ha concluso Bruni -  "ha riaffermato la disponibilità della Santa Sede 'a fare di tutto, a mettersi al servizio per questa pace'”.

Giornata internazionale della donna: Scalabriniane, migranti e rifugiate risorse per le comunità

8 Marzo 2022 -
Roma - Ottanta donne hanno sognato un futuro migliore e hanno ottenuto la possibilità di realizzarlo. Tante sono le migranti, rifugiate e vittime di tratta in condizioni di semiautonomia che sono state ospiti in questi anni di Chaire Gynai, un progetto realizzato a Roma dalle Suore Missionarie Scalabriniane in coordinamento con diverse istituzioni ecclesiali, civili e Congregazioni religiose. Dal 2018 le Suore Scalabriniane hanno dato vita a una rete che permette alle persone di poter avere un programma personalizzato di integrazione. «I progetti sono tutti differenti, calati sulla singola donna – spiega Raffaella Bencivenga, psicologa che coordina il percorso educativo insieme a Sr. Maria del Rosario Bolaños, direttrice di Chaire Gynai – Fondamentale è l’accompagnamento e l’orientamento delle donne. Molte di loro, in questo modo, hanno ottenuto contratti a tempo indeterminato, sono diventate libere professioniste, hanno rafforzato la loro identità e la loro famiglia». «In questo momento in cui il mondo è sconquassato da drammi globali, l’esperienza di Chaire Gynai dimostra che le donne migranti e rifugiate sono una grande risorsa per la comunità, perché con il loro coraggio intraprendono percorsi per la ricostruzione della loro vita e dei loro figli», commenta Sr Janete Ferreira, Animatrice Generale dell’Apostolato delle Scalabriniane.

Tavolo Asilo: crisi ucraina e accoglienza degli sfollati in Italia

8 Marzo 2022 - Roma - Trentadue organizzazioni nazionali che fanno parte del Tavolo Asilo e immigrazione hanno inviato una nota urgente al Presidente del Consiglio Draghi, alla Ministra dell’Interno Lamorgese e al Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Orlando in relazione alla crisi ucraina e all’accoglienza degli sfollati in Italia. In particolare le osservazioni e proposte riguardano il riconoscimento della protezione temporanea anche alle persone che sono fuggite dall'Ucraina nelle settimane precedenti il 24 febbraio 2022 o che comunque in tale data già si trovavano nel territorio dell’Unione (per vacanza, lavoro, studio o altri motivi) e che, a causa del conflitto armato, non possono ritornare in Ucraina; prevedere "procedure semplificate per la verifica della cittadinanza ucraina dei richiedenti, del godimento della protezione internazionale in Ucraina,  nonché del legame famigliare o parentale dei familiari, dal momento che il conflitto in atto può impedire alle persone di dimostrare il possesso di tali requisiti in via documentale; di differire il termine per l’esame delle domande di riconoscimento della protezione internazionale prevedendo che il richiedente possa intanto beneficiare comunque del regime di protezione temporanea; prevedere modalità semplificate e veloci per consentire un allontanamento temporaneo dal territorio nazionale dei beneficiari di protezione temporanea, nonché dei cittadini/e ucraini/e presenti in Italia ancora in attesa della definizione della procedura di emersione; riconoscere la protezione temporanea anche a cittadini di paesi terzi che soggiornavano in Ucraina e che non possono ritornare in condizioni sicure nel proprio paese di origine; ampliare il sistema di accoglienza e integrazione, in particolare il sistema SAI, anche sostenendo concretamente le forme di “accoglienza esterna” (per esempio in famiglia) nell’ambito del sistema pubblico; coinvolgere il Tavolo Asilo e Immigrazione nella definizione degli strumenti operativi e legislativi che definiranno le modalità di gestione dell’accoglienza nel nostro Paese".

Ucraina: Usmi e Cism, “dobbiamo osare l’integrazione scolastica degli studenti in fuga dalla guerra”

8 Marzo 2022 - Roma - “Gli attuali scenari di guerra, che hanno sconvolto i nostri giorni, interpellano le coscienze e invitano ad essere costruttori di pace. La vicina Ucraina, terra martoriata dalla insensatezza di questo conflitto, necessita di concrete e urgenti risposte”. Lo scrivono madre Yvonne Reungoat, presidente dell’Usmi nazionale, e padre Luigi Gaetani, presidente della Cism nazionale. “Le scuole pubbliche paritarie sono impegnate, accanto alle scuole pubbliche statali, ad accogliere i bambini/ragazzi profughi in età scolare, pellegrini verso la nostra Penisola, dando loro una speranza e garantendo il diritto all’istruzione”, dicono, ribadendo che “le scuole pubbliche paritarie si confermano in prima linea, anche in questa emergenza – come in quella del Covid -, in dialogo e collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, a garantire e promuovere il rispetto e la dignità dei diritti fondamentali di ogni individuo, iniziando da quello all’istruzione e alla formazione”. Madre Reungoat e padre Gaetani si dicono “convinti, come sottolinea il capo Dipartimento della Pubblica Istruzione Stefano Versari, che dobbiamo osare l’integrazione scolastica degli studenti in fuga dalla guerra, assicurando loro l’inserimento, il più possibile vicino ai luoghi presso cui questi ultimi trovano asilo, nel mondo della istruzione”. “Abbiamo già chiesto ai superiori maggiori, come scuole Usmi e Cism, di allargare ‘lo spazio della tenda’ (Isaia 54,2) e accogliere bambini e adolescenti ucraini inserendoli, previo consenso del Ministero della P.I. e delle Prefetture, nei contesti educativi riconosciuti del nostro Paese, consentendo loro e alle famiglie di sperimentare la cultura dell’inclusione e della socialità. Infatti, l’accoglienza non è mai uno slogan vuoto, ma impegno esigente della società civile di ogni Paese”, osservano, concludendo: “Noi vogliamo esserci su questa linea di confine, non vogliamo sprecare questa occasione che è già patto educativo, impegnando le forze e mettendo a disposizione le strutture per ricostruire contesti di pace, di solidarietà verso i più fragili e vulnerabili, aprendo spazi di comunione, perché la pace è comunione, come ricordava don Tonino Bello”.