Primo Piano

Bianchi: presenza alunni stranieri ”grande occasione per ripensare alla scuola e al suo mandato”

17 Marzo 2022 - Roma – “Di fronte ad un compito così difficile e decisivo, che sollecita ad esprimere tutta la qualità inclusiva del nostro sistema scolastico, è necessario costruire alleanze nei diversi contesti territoriali, con il mondo delle istituzioni, degli enti locali, delle associazioni, del volontariato”. Lo scrive il ministro dell’Istruzione , Patrizio Bianchi, nell’introduzione agli “Orientamenti interculturali. Idee e proposte per l’integrazione di alunni e alunne provenienti da contesti migratori” presentato questa mattina a Roma presso l’Università di Roma Tre. Per il Ministro è “importante, come viene suggerito le documento, coinvolgere tutti gli studenti, indipendentemente dalla propria provenienza, insieme, in azioni di partecipazione attiva e reciproco scambio”. La presenza nella comunità scolastica – ricorda Bianchi – di alunni e studenti “portatori di ulteriori valori culturali, linguistici, religiosi, è certamente un elemento di complessità, ma può rivelarsi, come testimoniato da diverse positive progettualità scolastiche, anche una grande occasione per ripensare alla scuola e al suo mandato di fronte alle sfide del pluralismo socio culturale”. Durante la presentazione degli “Orientamenti” è stato anche consegnato ai partecipanti il volume “Di generazione in generazioni” pubblicato dalla Fondazione Migrantes nella collana “Quaderni” e curato da Delfina Licata e Vinicio Ongini”. Il volume ha la prefazione del Ministro Bianchi e ospita anche un interventi di mons. Gian Carlo ”Perego, Presidente della Fondazione Migrantes dal titolo “Per una educazione intergenerazionale”. (R.Iaria)

Bianchi: il dialogo è il “principale ponte che le giovani generazioni possono attraversare”

17 Marzo 2022 - Roma – “Stiamo attraversando un periodo di cambiamento culturale, che è stato accelerato, ma non iniziato, dalla complessa situazione pandemica. L’idea dietro a tale cambiamento ci invita a riflettere proprio sulla costruzione di ponti, che sottintende un approccio di fattiva collaborazione tra tutti gli attori istituzionali, sociali, culturali, economici, religiosi, territoriali. L’ottica è quella di un condiviso patto educativo, in cui l’istruzione si pone al centro del cambiamento culturale, facendo tesoro degli strumenti e delle proposte volte a rilanciare lo sviluppo del Paese, inserendoli in un quadro progettuale di condivisione integrata e di corre- sponsabilità educativa”. E’ quanto scrive il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, nel volume “Di generazione in generazione”, edito dalla Fondazione Migrantes nella collana “Quaderni” e diffuso questa mattina durante il convegno per la presentazione degli “Orientamenti interculturali. Idee e proposte per l’integrazione di alunni e alunne provenienti da contesti migratori”. Per Bianchi la scuola è “il battito della comunità, è il luogo in cui si formano cittadini attivi e partecipi, in cui si sviluppano i rapporti, le idee, le conoscenze e le convinzioni. I nostri giovani hanno dimostrato di intraprendere percorsi di crescita, coltivando e valorizzando il loro stesso senso di responsabilità, la partecipazione e il sentimento del bene comune. In un momento di rapido cambiamento culturale, emerge sempre più forte l’importanza del dialogo, fondamentale per la salvaguardia della memoria e del patrimonio culturale condiviso. Il dialogo – ha scritto Bianchi -  è il principale ponte che le giovani generazioni possono attraversare, che riescono ad approcciare abilmente anche attraverso il digitale, e che diventa un elemento fondante per la costruzione di una comunità umana equa ed inclusiva, che crea cittadini partecipi, impegnati a preservare i principi costituzionali di eguaglianza, democrazia, libertà e dignità umana”. (Raffaele Iaria)

Card. Czerny: ho visto la guerra negli occhi dei profughi

17 Marzo 2022 - Dall’8 all’11 marzo, il card. Michael Czerny, prefetto ad interim del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale ha visitato l’Ungheria per portare ai rifugiati ucraini e a coloro che li accolgono l’abbraccio e la benedizione del Papa. Giunto a Budapest si è diretto a est, a Barabás, punto di passaggio della frontiera per i profughi ucraini. Di lì ha potuto spingersi per qualche kilometro in territorio ucraino, raggiungendo la città di Berehove. Ascoltiamo le sue riflessioni al rientro, mentre si prepara per una missione analoga, questa volta in Slovacchia, che comincia il 16 marzo. Di seguito una sua riflessione pubblicata sul sito di "Aggiornamenti Sociali"   Ho visto la guerra, ma non direttamente, perché la regione in cui sono stato finora è stata risparmiata dal conflitto: l’ho vista negli occhi delle donne e degli uomini che ho incontrato: persone sradicate, smarrite, che in uno zaino o in una borsa della spesa portano tutto quello che è loro rimasto. Respirano e camminano, ma si può dire che hanno “perso la vita”, anzi che la guerra gliel’ha tolta, e non hanno ancora cominciato a costruirne una nuova. Per questo sembrano cavarsela meglio gli immigrati stranieri: erano numerosi in Ucraina, solo gli studenti erano circa 75mila, da Africa, Asia e America Latina. Anche loro fuggono insieme alla popolazione ucraina, anche loro hanno solo uno zaino o una valigia, ma non hanno “perso la vita”, anche se alcuni hanno dovuto fare i conti con episodi di razzismo durante il viaggio. La maggioranza dei profughi sono donne e bambini, e per loro si aggiunge la minaccia della tratta. Vengono da una storia – quella del mondo sovietico – in cui hanno imparato a diffidare da tutto ciò che è pubblico o statale; così stanno alla larga dai pullman organizzati dal Governo e questo fa il gioco dei trafficanti, che si avvicinano e offrono un passaggio su un’auto privata. Ma non ho visto solo questo, anzi ho visto soprattutto altro: tante persone impegnate a fare la pace, avvicinandosi ai profughi, proprio mentre i soldati sono impegnati a fare la guerra, spesso da lontano, guardando lo schermo di un computer, perché si combatte una guerra tecnologica. È un vero esercito di pace che si è mobilitato per le iniziative di accoglienza e solidarietà, a tanti diversi livelli. C’è la solidarietà degli Stati, che in pochi giorni hanno messo in piedi infrastrutture e snellito le procedure che consentono l’ingresso legale ai profughi, che mettono a disposizione gli autobus o consentono di viaggiare gratuitamente sui treni; c’è quella dei funzionari pubblici che mandano avanti le operazioni. Poi c’è la solidarietà organizzata dalle ONG, dalle Chiese e dalle comunità religiose: tutte quelle presenti sul territorio che ho visitato – cattolici di rito latino e orientale, ortodossi, protestanti ed ebrei – capaci di collaborare in uno spirito di ecumenismo pratico. Quella che mi ha colpito di più è la solidarietà spontanea della gente comune. Degli ungheresi, certo, ma anche di tante persone che ho incontrato, arrivate dall’Italia, dal Belgio, dalla Spagna…: hanno lasciato quello che stavano facendo e sono partite guidando per migliaia di kilometri, a proprie spese, per arrivare alla frontiera ucraina, scaricare gli aiuti che hanno portato e caricare le persone che ospiteranno a casa propria. Ho visto un’Europa capace di mettere da parte chiusure e paure, capace di aprire le porte e le frontiere, anziché costruire muri e steccati. Ho visto europei capaci di comportarsi ancora come il buon samaritano, caricando su auto e pullman – non più su un cavallo o un asino – degli sconosciuti trovati “mezzi morti” lungo le strade che portano al confine. Prego perché, una volta terminata questa crisi, l’Europa e gli europei non tornino indietro, ma restino aperti e accoglienti! In poche parole, ho visto Fratelli tutti in azione, nelle mani e nei volti delle persone, nelle loro azioni e nelle loro parole. Penso che come Chiesa abbiamo qui un grande compito da svolgere: mentre la Santa Sede e la sua diplomazia continuano a cercare strade per far cessare il conflitto, offrendosi anche come mediatori, a un altro livello dobbiamo impegnarci per sostenere e rinforzare questo sforzo di solidarietà. Ce ne sarà bisogno perché la crisi potrebbe prolungarsi, ma soprattutto perché una volta tornata la pace, servirà la stessa solidarietà, forse persino più grande, per accompagnare le persone nel ritorno a casa, perché possano riprendersi quella vita che adesso sembrano aver smarrito, superare i lutti, le ferite e le sofferenze che la guerra lascerà sul territorio dell’Ucraina, e costruire un futuro di pace per il proprio Paese. L’impegno degli uomini e delle donne dell’Ucraina è già cominciato. Al rientro a Roma mi hanno raccontato un fatto accaduto a Medyka, città polacca di frontiera. Alcuni trafficanti cercavano di convincere le donne in fuga a salire su due autobus che le avrebbero portate in Danimarca, per inserirle nel giro della prostituzione. Altre donne ucraine, già residenti in Polonia, hanno chiesto che venisse controllata l’identità di questi trafficanti, che rapidamente sono spariti. Ora le donne ucraine si stanno organizzando per impedire che fatti di questo genere si ripetano. Possiamo solo immaginare quello che riusciranno a una volta che potranno tornare a casa, con lo stesso spirito e la stessa determinazione. Per dare un futuro all’Ucraina è indispensabile che tacciano le armi, ma non basta: serve che i profughi possano rientrare, rimettersi al lavoro, tornare a scuola… Un Paese non può vivere senza i suoi cittadini! La settimana scorsa sono partito per «un viaggio di preghiera, di profezia e di denuncia». Così è stato. Ma al rientro posso dire che è stato anche un viaggio di testimonianza, di amore e di speranza. Con questo spirito riparto ora per la Slovacchia. (card. Michael Czerny)

Mattarella: italiani ed europei “siamo chiamati alla solidarietà e all’aiuto nei confronti delle popolazioni terribilmente colpite”

17 Marzo 2022 -

Roma - «Italiani ed europei siamo chiamati alla solidarietà e all’aiuto nei confronti delle popolazioni terribilmente colpite, e all’impegno perché si fermino i combattimenti, si ritirino le forze di occupazione e venga ripristinato il diritto internazionale». Lo ha dtto questa mattina il Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella in occasione della Giornata dell'Unità Nazionale aggiungendo che «ora più che mai i simboli della Repubblica Italiana, in cui gli italiani si riconoscono, ci inducono a riflettere sull’importanza della libertà, della democrazia, sul valore dei diritti dell’uomo, primo dei quali è il diritto a vivere in pace». Oggi l’Italia celebra la giornata dell’Unità Nazionale, della Costituzione, dell’Inno e della Bandiera, commemorando il 161° anniversario del raggiungimento dell’unità del Paese: «una storia lunga e travagliata, che - ha detto Mattarella - ha portato a realizzare gli ideali di indipendenza, libertà, democrazia propri al Risorgimento e alla lotta di Liberazione e realizzati pienamente con la nascita della Repubblica e l’approvazione della Carta Costituzionale. La coesione e i valori che uniscono gli italiani hanno reso forte la nostra comunità, consentendole di affrontare e superare prove e difficoltà grandissime, come la tremenda pandemia e le sue conseguenze. La indivisibilità della condizione umana - ha concluso - ci deve spingere oggi, con fermezza, insieme agli altri paesi che condividono i valori democratici, ad arginare e a battere le ragioni della guerra aperta dalla Federazione Russa al centro dell’Europa». (Rafaele Iaria)

 

Ucraina: incontro online tra il papa Francesco e il patriarca Kirill

17 Marzo 2022 - Città del Vaticano - Si è tenuto, ieri pomeriggio, un colloquio telematico fra papa Francesco e Sua Santità Kirill, Patriarca di Mosca e di tutta la Russia. Lo ha confermato il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Matteo Bruni informando che all’incontro hanno preso parte anche il card. Kurt Koch, Presidente del Pontificio Consiglio per l’Unità dei Cristiani, e il Metropolita Hilarion di Volokolamsk, Capo del Dipartimento di Relazioni Esterne del Patriarcato di Mosca. Il colloquio ha avuto al suo centro la guerra in Ucraina e il ruolo dei cristiani e dei loro pastori nel "fare di tutto perché prevalga la pace". Papa Francesco ha ringraziato il Patriarca per questo incontro, "motivato dalla volontà di indicare, come pastori del loro popolo, una strada per la pace, di pregare per il dono della pace, perché cessi il fuoco", ha detto Bruni. "La Chiesa – il Papa ha convenuto con il Patriarca - non deve usare la lingua della politica, ma il linguaggio di Gesù". "Siamo pastori dello stesso Santo Popolo che crede in Dio, nella Santissima Trinità, nella Santa Madre di Dio: per questo dobbiamo unirci nello sforzo di aiutare la pace, di aiutare chi soffre, di cercare vie di pace, per fermare il fuoco". Entrambi hanno sottolineato l'eccezionale importanza del processo negoziale in corso perché, ha detto il Papa: "Chi paga il conto della guerra è la gente, sono i soldati russi ed è la gente che viene bombardata e muore”. "Come pastori – ha continuato il Papa - abbiamo il dovere di stare vicino e aiutare tutte le persone che soffrono per la guerra. Un tempo si parlava anche nelle nostre Chiese di guerra santa o di guerra giusta. Oggi non si può parlare così. Si è sviluppata la coscienza cristiana della importanza della pace”. E, convenendo con il Patriarca quanto “Le Chiese sono chiamate a contribuire a rafforzare la pace e la giustizia” Papa Francesco concludeva: "Le guerre sono sempre ingiuste. Perché chi paga è il popolo di Dio. I nostri cuori non possono non piangere di fronte ai bambini, alle donne uccise, a tutte le vittime della guerra. La guerra non è mai la strada. Lo Spirito che ci unisce ci chiede come pastori di aiutare i popoli che soffrono per la guerra".         (Foto Vatican Media)

Ue accusa Gb: ucraini respinti alla frontiera

17 Marzo 2022 -
Milano - L' emergenza profughi in fuga dall' Ucraina torna a creare tensioni tra Londra e Bruxelles, sollevando nuove critiche sul modo in cui il Regno Unito gestisce la crisi dei rifugiati. In un' informativa al Parlamento europeo, la commissaria Ue agli Affari Interni, Ylva Johansson, ha riferito di «problemi con gli ucraini che cercano di andare in Regno Unito» ma, una volta arrivati a Calais, «non riescono a salire sui treni perché serve un visto» per entrare nel Paese e «devono tornare a Parigi per richiederlo». Nei giorni scorsi, Londra è finita nel mirino delle critiche per non aver esentato i profughi provenienti dall' Ucraina dall' obbligo del visto, a differenza di quanto disposto dall' Ue. Una decisione che ha rallentato l' afflusso dei rifugiati nel Paese: finora dei tre milioni di persone scappate dall' Ucraina, solo 5.500 hanno ottenuto il visto per entrare nel Regno Unito a fronte di circa 20mila domande presentate. Il premier Boris Johnson ha continuato a difendere il piano di accoglienza sostenendo la scorsa settimana che il Paese è «assolutamente determinato ad essere il più generoso possibile». Una versione che stride con le parole di Johansson che ha chiesto a più riprese e senza successo alla ministra degli Interni britannica, Priti Patel, di inviare funzionari a Calais per velocizzare il rilascio dei visti. Intanto l' Ue è tornata a lanciare l' allarme sul rischio di tratta di esseri umani e di sfruttamento per chi scappa dall' Ucraina. «Tanti minori non accompagnati sono entrati nell' Ue e abbiamo segnalazioni di donne e bambini scomparsi di cui non si ha traccia», ha affermato Johansson.

Migrantes Modena: domenica una veglia per la pace in Ucraina

16 Marzo 2022 -

Modena - A pochi giorni dall’invasione russa in Ucraina, siamo stati invitati dalla comunità greco-cattolica ucraina di Modena alla Divina liturgia. I rapporti con questa comunità, una piccola realtà nel contesto modenese, datano da lungo tempo, almeno 15 anni. La loro partecipazione alle iniziative dell’Ufficio Pastorale Migrantes, specialmente alla Giornata mondiale del migrante, è stata sempre puntuale, segno della volontà di partecipare alla nostra Chiesa locale. Quella domenica, però, ci siamo sentiti a disagio. Ci siamo sentiti dire che noi, i cristiani indigeni modenesi, non potevamo capire. Cosa non potevamo capire? Non è facile a dirsi. Probabilmente il senso di angoscia che questa comunità, insieme alla lontananza, prova per i propri amici, famigliari che sono ancora esposti alle bombe e alle violenze o sono in viaggio lungo strade pericolose per raggiungere la salvezza. Ma forse non è nemmeno “capire” il problema, quello che ci chiedono questi nostri fratelli e sorelle è farci carico un po’ della loro angoscia e della loro paura, in modo che il loro carico sia almeno un po’ più leggero. Insomma ci chiedono di metterci al loro fianco, specialmente nel lungo periodo, quando i riflettori si affievoliranno anche sulla guerra in Ucraina. C’è un altro aspetto che abbiamo colto, derivante dall’intensità della preghiera, dalla convinzione che effettivamente con la preghiera sarebbero stati ascoltati. E qui c’è un’altra cosa che tutti possiamo fare, per evitare, prima o poi, di finire per legittimare o giustificare la violenza e la guerra con la religione. Nella liturgia cattolica la preghiera per la pace viene suggellata dallo scambio della pace (Covid permettendo), l’unico momento in cui la relazione passa attraverso il contatto corporeo. In questo momento possiamo fare in modo che la preghiera per la pace diventi una effettiva comunione di fratellanza e sorellanza, certamente con il popolo ucraino, ma anche con quello russo.

Con questo intento, domenica 20 marzo, sarà celebrata a livello interdiocesano una Veglia di preghiera per la pace, presieduta dal vescovo Erio Castellucci nella chiesa di Regina Pacis, alle 21. L’invito è rivolto alle comunità parrocchiali delle diocesi, delle Chiese sorelle e delle comunità immigrate, per estendere la preghiera per la pace a tutto il mondo in questo momento di tensione che investe l’Europa. Poi ci sono i profughi ucraini. In questi giorni sono decine le persone già arrivate o in arrivo anche a Modena. Specialmente donne con bambini e quindi ancora una volta famiglie spezzate, con i padri e i mariti distanti non solo geograficamente, ma in guerra. Siamo sicuri che, ancora una volta, la macchina della solidarietà modenese saprà rispondere in maniera adeguata. Ma forse, da questa esperienza che stiamo vivendo insieme al popolo ucraino, possiamo fare di più. Non solo fare l’accoglienza, ma essere accoglienti. Pensate come sarebbe bello se i nostri fratelli e sorelle che scappano dalla guerra fossero accolti da una sorta di “comitato” di benvenuto; cose non formali ma semplici, a livello di parrocchia, di quartiere, in modo che sappiano che gli vogliamo bene, che condividiamo la loro sofferenza e che possono contare su di noi. Se riusciamo a farlo in questa occasione, magari ci aiuta a diventare tutti più accoglienti verso coloro che sono arrivati e arriveranno: ossia più umani. E con questo surplus di umanità, diamo un’altra spinta per buttare la guerra fuori dalla storia. (Giorgio Bonini - Direttore Migrantes Modena-Nonantola)

Seoul: studentessa di italianistica Ambasciatrice per un giorno

16 Marzo 2022 -

Papa Francesco prega per la pace in Ucraina con la preghiera scritta dall’arcivescovo di Napoli

16 Marzo 2022 -

Città del Vaticano - Papa Francesco ha voluto concludere l'Udienza generale di questa mattina con l'invito a pregare per la pace in Ucraina. E lo ha fatto leggendo il testo di una preghiera composta dall’arcivescovo di Napoli, mons. Mimmo Battaglia, e inviata alla comunità diocesana partenopea. Questo il testo della preghiera, presa in prestito dal Papa e affidata così ai fedeli di tutto il mondo: “Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi misericordia di noi peccatori! Signore Gesù, nato sotto le bombe di Kiev, abbi pietà di noi! Signore Gesù, morto in braccio alla mamma in un bunker di Kharkiv, abbi pietà di noi! Signore Gesù, mandato ventenne al fronte, abbi pietà di noi! Signore Gesù, che vedi ancora le mani armate all’ombra della tua croce, abbi pietà di noi! Perdonaci Signore, se non contenti dei chiodi con i quali trafiggemmo la tua mano, continuiamo ad abbeverarci al sangue dei morti dilaniati dalle armi. Perdonaci, se queste mani che avevi creato per custodire, si sono trasformate in strumenti di morte. Perdonaci, Signore, se continuiamo ad uccidere nostro fratello, se continuiamo come Caino a togliere le pietre dal nostro campo per uccidere Abele. Perdonaci, se continuiamo a giustificare con la nostra fatica la crudeltà, se con il nostro dolore legittimiamo l’efferatezza dei nostri gesti. Perdonaci la guerra, Signore. Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, ti imploriamo! Ferma la mano di Caino! Illumina la nostra coscienza, non sia fatta la nostra volontà, non abbandonarci al nostro agire! Fermaci, Signore, fermaci! E quando avrai fermato la mano di Caino, abbi cura anche di lui. È nostro fratello. O Signore, poni un freno alla violenza! Fermaci, Signore!”.

(Foto Vatican Media/Sir)

Ucraina: vicario generale dell’esarcato cattolico ucraino in Italia, “questa guerra è un piano diabolico che si sta realizzando”

16 Marzo 2022 - Milano - «Questa guerra è un piano diabolico che si sta realizzando. Il nostro popolo sta rispondendo unito, soprattutto con la preghiera, a questa aggressione».  Padre Teodosio Roman Hren, vicario generale dell’esarcato apostolico per i fedeli cattolici ucraini di rito bizantino residenti in Italia, si confida in un’intervista che Famiglia Cristiana pubblica nel numero da domani in edicola. «In Italia cattolici e ortodossi vengono nelle nostre chiese per invocare, insieme, la pace. Noi accettiamo tutti. Abbiamo organizzato diversi incontri, pellegrinaggi, veglie notturne per pregare il Signore affinché doni la pace, non solo in Ucraina, ma in tutto il mondo. La guerra è un male dove non ci sono vincitori, perdono tutti. E per noi quando c’è una guerra, penso allo Yemen, ma pure ad altre zone del mondo, è un dolore». «Anche in Ucraina si sta pregando insieme», puntualizza padre Teodosio Roman Hren. «Ci sono gli ortodossi membri della Chiesa ortodossa di Mosca che fa capo al patriarca Kirill e c’è la Chiesa ortodossa autocefala che nel 2017 ha ricevuto la capacità di autogoverno dal Patriarca di Costantinopoli, cosa alla quale Mosca ha risposto rompendo la comunione con Bartolomeo. Con la guerra, sappiamo che alcune cose sono cambiate perché anche gli ortodossi russi residenti in Ucraina sono contro la guerra, contro l’aggressione e non accettano quello che succede. Diverse parrocchie sono passate alla Chiesa ortodossa ucraina e anche quelle che sono rimaste unite con Mosca hanno smesso di commemorare Kirill durante le liturgie (come se in quelle cattoliche non si pregasse più a Messa per il Papa, ndr). Oggi, in realtà,  i fedeli in Ucraina non si dividono: ortodossi e cattolici, a prescindere dal diritto e dalla confessione, si aiutano e pregano. Il nostro popolo si sta opponendo al male».

Alto Adige: ex maestre ucraine in cattedra per i rifugiati

16 Marzo 2022 - Bolzano - Insegnanti ucraine venute in Alto Adige per lavorare come badanti torneranno in cattedra per insegnare nella madrelingua ai bambini che fuggono dalla guerra: è il progetto dell’Intendenza per le scuole in lingua tedesca dell’Alto Adige. Lo ha riferito la sovrintendente scolastica, Sigrun Falkensteiner. Finora sono circa 400 i rifugiati arrivati dall’Ucraina a Bolzano e provincia, soprattutto donne e bambini. «Per i minori prevediamo sia l’inserimento nelle classi esistenti sia la creazione di classi d’accoglienza» spiega Falkensteiner. Per il reperimento dei docenti di madrelingua le autorità scolastiche fanno affidamento su insegnanti presenti tra gli stessi rifugiati, ma soprattutto sulle numerose ucraine che lavorano da anni in provincia di Bolzano soprattutto come come badanti o collaboratrici domestiche.  

Ucraina: in San Pietro oggi alle 17 la Messa con Parolin

16 Marzo 2022 -

Roma - Una Messa per la pace in Ucraina sarà celebrata oggi alle 17 nella Basilica di San Pietro. A presiederla, il cardinale segretario di Stato vaticano, Pietro Parolin, con la partecipazione del corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede. Più volte nei giorni scorsi il porporato ha garantito la piena disponibilità a mediare per porre fine al conflitto. In particolare sabato, parlando ai media vaticani, Parolin, oltre a condannare «lo scempio della guerra», aveva sottolineato che si avverte chiaramente «il bisogno di iniziative politico diplomatiche di ampio respiro. La Santa Sede è disposta a fare tutto ciò che è possibile in questo senso». Accanto all’azione diplomatica il Vaticano sta mettendo in campo un forte impegno sul fronte umanitario attraverso la presenza nella zona del conflitto dei cardinali Konrad Krajewski e Michael Czerny.  Guarda alla guerra anche “Prega con noi”. Tv2000 e radio InBlu2000 invitano a ritrovarsi, stasera alle 20.50, alla recita del Rosario per la pace in Ucraina trasmesso su Tv2000, InBlu2000, e su Facebook e dedicato in particolare alle vittime innocenti della guerra, agli anziani, alle mamme e ai bambini sotto le bombe o in fuga. La preghiera dalla Basilica di Santa Sofia, chiesa nazionale degli ucraini a Roma, sarà guidata da monsignor Giorgio Gallaro, segretario della Congregazione per le Chiese orientali.

Ucraina: si mobilitano gli italiani nel Regno Unito

15 Marzo 2022 -
Londra - Momenti di preghiera, raccolte fondi e anche il coraggio di partire subito, per portare provviste e medicinali alle vittime della guerra. Così la comunità italiana del Regno Unito ha risposto all’emergenza ucraina. “Dedicheremo la messa della quarta domenica di Quaresima, che ricorre il 27 marzo, agli ucraini, pregando e chiedendo ai fedeli di fare un’offerta”, spiega padre Andrea Fulco, della parrocchia italiana di saint Peter a Londra. Uno dei suoi parrocchiani, Paolo Arrigo, è partito subito, al quarto giorno di guerra, con un amico, per portare medicinali e viveri alle vittime della guerra a Lublin, al confine tra Polonia e Ucraina. La sua storia è stata raccontata dalla Bbc e da altri media britannici. “Non mi bastava fare un’offerta”, racconta Paolo Arrigo al Sir. “Sentivo il bisogno di un gesto più concreto. Appena arrivati ci siamo registrati con la polizia che ci ha chiesto di portare una mamma con due figli di 14 e 17 anni nella città polacca di Katowice”. L’uomo è ripartito con il figlio diciottenne, domenica scorsa, per un’altra missione.

Mci Ungheria: testimonianze e riflessioni a Radio Mater

15 Marzo 2022 -

 Milano - Martedì 22 marzo 2022, andrà in onda la settima puntata de «Gli italiani nel mondo. E la Chiesa con loro». La trasmissione - in diretta su Radio Mater dalle ore 17.30 alle ore 18.30, l’ultimo martedì di ogni mese - presenta alcune Missioni cattoliche italiane, soprattutto europee. Esse, sono animate da circa 700 operatori (laici/laiche consacrati e non, sacerdoti diocesani e religiosi, suore). Lo spazio radiofonico di marzo, ospiterà alcune testimonianze dall’Ungheria. Si collegheranno il francescano fra Sergio Tellan, delegato della locale Comunità cattolica italiana e Ida Addesa, impegnata nella medesima MCI, sposata con un ungherese.

Nell’occasione, con Massimo Pavanello - sacerdote della diocesi di Milano, ideatore e conduttore della trasmissione, con la consulenza della Fondazione Migrantes - gli ospiti descriveranno anche le attività che i nostri connazionali stanno svolgendo a Budapest, in ordine all’accoglienza dei profughi provenienti dalla confinante Ucraina. Radio Mater si può ascoltare - in Italia - attraverso la radio (sia in Fm sia in Dab) o la televisione (Digitale terrestre - Canale 403). In tutto il mondo all’indirizzo internet https://www.radiomater.org/it/streaming.htm

Ucraina: il sindaco di Kiev invita papa Francesco

15 Marzo 2022 -
Città del Vaticano - "Il Santo Padre ha ricevuto la lettera del sindaco della Capitale ucraina ed è vicino alle sofferenze della città, alla sua gente, a chi ne è dovuto fuggire e a chi è chiamato ad amministrarla". Lo dice, in una dichiarazione ai giornalisti, il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Matteo Bruni aggiungendoi che Papa Francesco "prega il Signore che siano protetti dalla violenza. E per loro e per tutti ribadisce l’appello fatto domenica scorsa con la Preghiera dell’Angelus: 'Davanti alla barbarie dell’uccisione di bambini, di innocenti e di civili inermi non ci sono ragioni strategiche che tengano: c’è solo da cessare l’inaccettabile aggressione armata, prima che riduca le città a cimiteri”". (R.I.)

Ucraina: Onu, quasi 3 milioni i rifugiati

15 Marzo 2022 - Roma - I profughi provenienti dall'Ucraina continuano ad aumentare e oggi il loro numero sfiora la soglia dei 3 milioni. Secondo gli ultimi dati dell'Onu, dal 24 febbraio, data del primo attacco russo  un totale di 2.952.026 rifugiati hanno attraversato il confine ucraino per cercare rifugio all'estero. I dati, aggiornati al 14 marzo e riferiti su un'apposita pagina del sito dell'Agenzia Onu per i rifugiati (Unhcr), indicano che oltre la stragrande maggioranza delle persone in fuga è giunta in Polonia (quasi 1,8 milioni di profughi), seguita dalla Romania (olre 422.000) e dalla Moldavia (quasi 340.000).  

Decreto Flussi: scade il 17 marzo la presentazione delle domande

15 Marzo 2022 - Roma- Scade il 17 marzo 2021 il termine per la presentazione delle domande di ingresso dei lavoratori extracomunitari attraverso la procedura telematica prevista dal Decreto Flussi che ammette l’ingresso per 42 mila lavoratori stagionali; 20 mila lavoratori subordinati in edilizia, turismo e autotrasporto; 700 per autonomi; 7 mila, infine, per conversione di altri permessi, ad esempio per studio, tirocinio e formazione professionale. Si ricorda che la compilazione dei moduli di domanda deve essere effettuata attraverso la procedura telematica accessibile all’indirizzo web nullaostalavoro.dlci.interno.it. (A.Pertici)  

Ucraina: domani la recita del Rosario dalla basilica di Santa Sofia

15 Marzo 2022 -

Roma - Tv2000 e InBlu2000 invitano i fedeli, le famiglie e le comunità religiose a ritrovarsi domani, mercoledì 16 marzo alle 20.50, per recitare insieme il Rosario per la pace in Ucraina trasmesso su Tv2000 (canale 28, e 157 Sky), InBlu2000, e su Facebook e dedicato in particolare alle vittime innocenti della guerra, agli anziani, alle mamme e ai bambini sotto le bombe o in fuga dalle loro case. La preghiera sarà trasmessa dalla Basilica di Santa Sofia, chiesa nazionale degli ucraini a Roma, con mons. Giorgio Gallaro, Segretario della Congregazione per le Chiese Orientali.