Primo Piano

Mons. Perego: il muro di morte di  Melilla

27 Giugno 2022 - Roma - Ormai quella di venerdì sera a Melilla – con Ceuta, una delle città del confine di terra tra la Spagna e il Marocco – si delinea come una vera e propria strage di migranti tra l’Europa e l’Africa, la Spagna e il Marocco. Trentasette i morti, centinaia di feriti, soprattutto tra i migranti, ma anche tra gli agenti. La strage, solo l’ultima - tra quelle che in più di vent’anni hanno generato oltre 4000 morti tra i migranti siriani, palestinesi e oggi soprattutto subsahariani – è avvenuta in Marocco, che insieme alla Spagna, a metà  degli anni ’90, ha innalzato i primi due - a Ceuta (nel 1993) e a Melilla (nel 1996) - dei sedici muri che oggi sono alle frontiere europee. Un muro alto sei metri di recinzione, finanziato dall’Europa, come altri proposti nel piano europeo 2021-2027; come finanziati dall’Europa sono i respingimenti nel Mediterraneo dei migranti che partono dalla Libia o dall’Egitto o dalla Turchia come finanziati dall’Europa sono i campi dei richiedenti asilo della Turchia, del Marocco e della Libia. Alcuni, forse 1000 migranti, sono riusciti, grazie al sacrificio dei loro compagni di viaggio, a raggiungere il territorio spagnolo. Tra loro anche minori non accompagnati, un volto che sempre più stiamo vedendo mettersi in cammino, figli più che fratelli, che meritano una casa, una famiglia e non un muro di violenza e di sofferenze, non un muro di morte. Anche con loro siamo chiamati a costruire il nostro futuro, ci ha ricordato Papa Francesco nel Messaggio della prossima Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato. In realtà, le immagini che arrivano da Melilla in queste ore, sembrano negare questo invito: negare che le migrazioni siano una benedizione, per cedere invece alla chiusura, alla paura, ai limiti del confine. Anche questa strage, queste morti allontanano il processo di un’Europa solidale che sembrava camminare, grazie anche alla tragedia della guerra Ucraina e dei milioni di rifugiati accolti in Europa. “I muri sono immorali” gridò con tutte le sue forze, ormai gravemente malato, David Sassoli. I muri non servono a fermare migranti e rifugiati, come dimostrano i numeri sempre in crescita di migranti e rifugiati, quest’ultimi arrivati ormai a 100 milioni. Più che i muri servono strade, corridoi che in sicurezza accompagnino il cammino di chi fugge dalla guerra, dai disastri ambientali, dalla tratta, dalla miseria. Più che creare campi serve aprire le tante case chiuse, in paesi che si spopolano, tra le famiglie senza figli di un’Europa sempre più stanca e sempre più vecchia. I migranti e i rifugiati sono il dono di Dio per la nostra storia, le nostre città, che sono chiamate a ripensare i propri spazi, i luoghi di vita, di lavoro, di cultura, di fede facendo propria ‘la cultura dell’incontro’ che Papa Francesco non si stanca di richiamare, rifiutando la retorica dello scontro, del respingimento, dell’abbandono, dell’esclusione che alimenta troppe politiche migratorie. Abbattere i muri, i 16 dell’Europa e i 70 del mondo, sarebbe un atto di civiltà, di quella civiltà dell’amore di cui hanno parlato San Paolo VI e San Giovanni Paolo II, di quella fraternità che respiriamo nelle pagine della Caritas in veritate di Papa Benedetto XVI e della Fratelli tutti di Papa Francesco: un atto di democrazia. (Mons. Gian Carlo Perego - Arcivescovo, Presidente della Cemi e della Migrantes)  

Corigliano Rossano: ieri Santa Messa al Circo Orfei

27 Giugno 2022 - Corigliano-Rossano - All’interno dello chapiteau del Circo Greca Orfei, della famiglia Mavilla, con tappa nella Città di Corigliano- Rossano, nell’area urbana di Rossano, ieri si è celebrata una Santa Messa. Una iniziativa voluta dalla famiglia circense con la collaborazione dell'Ufficio Migrantes della diocesi di Rossano-Cariati, della Parrocchia Sacro Cuore, delle Pro Loco di Corigliano e Rossano coordinati da Giuseppe Calarota. La Santa Eucaristia è stata officiata dal parroco della Parrocchia Sacro Cuore, don Umberto Sapia e concelebrata da don Giuseppe Pisani, Vice Direttore dell’Ufficio Diocesano della Pastorale Migrantes. Un’esperienza “unica” quella vissuta nella Città del Codex, perché mai, fino ad ora  era stata celebrata una messa all’interno di un circo. Discreta la partecipazione dei fedeli anche a causa del caldo torrido e per l’ora (11) della celebrazione. Ma, per i presenti, l’entusiasmo è stato indescrivibile. Il Circo, essendo una comunità viaggiante, ha voluto, oltre il divertimento con gli spettacoli, dare testimonianza di quei valori essenziali che oggi stiamo perdendo: famiglia, tradizione, storia, cultura, fede. Toccanti, inoltre, la preghiera dei fedeli letta dal Direttore dell’Ufficio Diocesano Pastorale Migrantes Giovanni Fortino e la preghiera finale per i circensi proclamata da un componente della famiglia Mavilla, Ilaria Amico, estrapolate dal libretto “In preghiera, Circhi e Luna Park – comunità che camminano” edito dalla Fondazione Migrantes. L’animazione liturgica dei canti a cura di Giuseppe Calarota e di alcuni membri del coro parrocchiale. La famiglia Mavilla si è distinta anche per una “Serata di Solidarietà”, nei giorni scorsi, offerta ai bambini bisognosi ed i ragazzi diversamente abili della Città di Corigliano-Rossano. Questi, per l'occasione, hanno vissuto una serata all'insegna dell'inclusione e del divertimento. Lo spettacolo della solidarietà è stato reso possibile grazie alla collaborazione con l’Ufficio Migrantes della diocei e le Pro Loco sia di Rossano che di Corigliano. (G. C.)

Cagliari: con mons. Baturi la giornata del rifugiato

27 Giugno 2022 -

Cagliari - Sarà l’arcivescovo di Cagliari, mons. Giuseppe Baturi, a concludere domani la Giornata mondiale del rifugiato organizzata nella sala dell’Affresco – ex Convento Cappuccini – a Quartu Sant’Elena. Ad organizzarla, nell’ambito del Progetto Sai (Sistema accoglienza e integrazione) San Fulgenzio, la Caritas diocesana di Cagliari e il Comune di Quartu Sant’Elena in collaborazione con l’Ufficio diocesano Migrantes. A introdurre i lavori saranno don Marco Lai, direttore della Caritas diocesana, e Graziano Milia, sindaco di Quartu Sant’Elena. È previsto un momento di dialogo tra i migranti accolti nel Sai e nei Cas (Centri di accoglienza straordinaria) della Caritas. Poi i giovani si confronteranno con l’arcivescovo e alcuni rappresentanti delle istituzioni.

L’alleanza degli occhi

27 Giugno 2022 - Roma - Venerdì 24 giugno una foto in prima pagina con titolo e rinvio a un servizio sul terremoto in Afghanistan che in quella data faceva registrare oltre mille morti e migliaia di feriti. Tra le vittime molti i bambini. Il giorno dopo, 25 giugno, sullo stesso giornale molte pagine sulla guerra in Ucraina precedute da altre sulla abolizione del diritto d’aborto negli Usa, sulla siccità, sul tetto al prezzo del gas ma nessuna riga sul terremoto in Afghanistan. Così anche il giorno successivo. Le ragioni dell’assenza possono essere molte e non si tratta di puntare il dito contro un giornale peraltro attento alle questioni internazionali. Com’è possibile che la notizia si sia sgonfiata velocemente e non sia seguito almeno un aggiornamento? Di fronte a un’ennesima tragedia che ha colpito un Paese già messo a durissima prova il silenzio pesa. Forse c’è un segnale da cogliere: i talebani, così sicuri di sé stessi, riconoscono l’incapacità di intervenire in soccorso delle popolazioni e si rivolgono all’occidente per chiedere aiuto. È un segnale che arriva da una tragedia che costringe il regime di Kabul a parlare con chi ha sempre ritenuto e ritiene suo nemico. Sta cambiando qualcosa nel pensiero di chi ha violato e viola sistematicamente i diritti umani a cominciare da quelli delle donne? Chiedere all’Onu di aiutare bambini e donne travolti dal terremoto e poi dal fango è opportunismo, provocazione o calcolo oppure lascia intravvedere un tentativo di dialogo? Se così fosse l’Onu avrebbe la possibilità e la responsabilità di non spezzare il filo soprattutto se sostenuta da un’opinione pubblica mondiale informata. Entrano in gioco i media ai quali non viene chiesto di allentare l’osservazione sulla guerra in Ucraina la cui crescente gravità non consente disattenzione ma di non mettere fuori pagina la tragedia afghana e quelle di altri Paesi. Anche nella narrazione della tragedia afghana di oggi e di ieri ritornano le immagini degli occhi dei bambini, occhi che vedono, che trasferiscono e custodiscono le ferite nella memoria. C’è un’alleanza mondiale tra gli occhi dei piccoli colpiti da violenza, diseguaglianza, indifferenza. È un’alleanza di volti sconvolti che si pone direttamente di fronte ai media come un grido che scuote la coscienza professionale ancor prima di altre. Non basta un’immagine in prima pagina, non bastano un titolo e un servizio ben fatti, non bastano le statistiche e le percentuali: c’è una professionalità quotidiana da portare all’altezza degli occhi delle bambine e dei bambini. (Paolo Bustaffa)

Migrantes: ancora aperte le iscrizioni al Corso di alta formazione

25 Giugno 2022 - Roma - Sono ancora aperte le iscrizioni al Corso di alta formazione organizzato dalla Fondazione Migrantes che si svolgerà dal 29 agosto al 2 settembre 2022 ad Alghero, in Sardegna. "Costruire il futuro con...", è il tema del corso al quale ci si può iscrivere entro il 30 giugno prossimo compilando la Scheda di iscrizione al Corso di alta formazione 2022 e facendola pervenire in tutte le sue parti insieme alla prenotazione del biglietto per il viaggio entro il 30 giugno agli indirizzi mail loretta@segreteria.it oppure segreteria.direzione@migrantes.it. Per maggiori informazioni: segreteria.direzione@migrantes.it – 06 6617901.

“Italiani nel mondo. E la Chiesa con loro”: martedì l’ultima puntata

24 Giugno 2022 - Milano - Martedì 28 giugno 2022 andrà in onda - su Radio Mater dalle ore 17.30 alle ore 18.30 - l’ultima puntata, prima della pausa estiva, de «Gli italiani nel mondo. E la Chiesa con loro». La trasmissione presenta alcune Missioni cattoliche italiane, soprattutto europee. Due gli ospiti che dialogheranno con Massimo Pavanello, sacerdote della diocesi di Milano, ideatore e conduttore della rubrica, con la consulenza della Fondazione Migrantes. Col primo, don Domenico Locatelli, si parlerà di connazionali che rientrano in patria. Un’esperienza che ha vissuto direttamente. Da qualche anno è parroco di Montello (Bg), ma in precedenza è stato missionario con gli italiani in Svizzera e Belgio, oltre che direttore dell'Ufficio nazionale Migrantes per la pastorale con gli Italiani nel Mondo. La seconda ospite sarà Maria Grazia Galati che vive a Lussemburgo. È co-fondatrice della rivista «PassaParola Magazine». Tiene anche una rubrica radiofonica di lingua e cultura italiana. La giornalista presenterà una produzione, ora in via di montaggio, dal titolo: «L’arrivée de la jeunesse». Il docufilm racconta un secolo di immigrazione italiana nel Granducato. La pellicola ha ricevuto pure una sovvenzione della Chiesa italiana attraverso i fondi 8xmille. Il tema trattato dal film, arricchisce il bouquet che vede Esch-sur-Alzette, seconda città del Lussemburgo, Capitale europea della cultura 2022.

Radio Mater si può ascoltare - in Italia - attraverso la radio (sia in Fm sia in Dab) o la televisione (Digitale terrestre - Canale 403). In tutto il mondo, scaricando la app dedicata; oppure, all’indirizzo internet https://www.radiomater.org/it/streaming.htm

Card.Czerny: di speranza si continua a morire

24 Giugno 2022 - Roma – In tanti ieri sera nella Basilica di Santa Maria in Trastevere per una veglia di preghiera in ricordo delle vittime che ogni anno perdono la vita in mare alla ricerca di un futuro diverso. “Morire di speranza” la veglia promossa dalla Comunità di Sant’Egidio, Fondazione Migrantes, Centro Astalli, Caritas Italiana, Federazione Chiese Evangeliche in Italia, Scalabrini Migration International Network, ACLI, Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, ACSE. "Di speranza si continua a morire. Questa sera siamo insieme a ricordarli tutti. Ogni vittima ha un nome. A negare quel nome è un male che si cristallizza in strutture di peccato. Noi però siamo sentinelle del mondo nuovo", ha detto il card. Michael Czerny, prefetto del Dicastero vaticano per lo sviluppo umano integrale, durante la veglia: "Si può morire di speranza, nel mondo vecchio che abitiamo, perché non tutti sono liberi di andare dove desiderano, né di vivere come desiderano. I sogni di alcuni - il loro stesso impegno, la loro lotta per una vita dignitosa - sono negati da altri". "Per questo – ha aggiunto il porporato - ricordiamo i nomi di coloro che, anche quest'anno, nel Mediterraneo sono morti di speranza, cioè a causa della propria speranza - ha aggiunto il porporato -. Il 'Mondo vecchio' è quello in cui si alimentano le diseguaglianze, i conflitti e l'indifferenza". Secondo il card. Czerny "la tentazione di esercitare il potere come dominio dell'uomo sull'uomo è conseguente alla perdita della relazione con Dio: staccato dal Padre, diviso dal suo creatore, l'uomo non si riconosce più come chiamato a custodire e proteggere la fratellanza e il creato". "Così continua anche oggi a configurarsi il potere che logora e che ci logora - ha detto ancora -: porta al vertice e contrappone, separa, opprime, poi fa precipitare. Crea inferno per chi lo subisce, ma anche isola, svuota, imprigiona chi lo detiene". "Scompaiono i tratti umani - ognuno di noi è figlio - ed ecco la bestia, il mostro, il demonio", ha concluso il capo dicastero vaticano. Durante la veglia sono stati ricordati i 3.200 profughi che, da gennaio 2021 ad oggi, hanno perso la vita nel Mediterraneo e lungo le vie di terra, cercando di raggiungere l'Europa, alla ricerca di un futuro migliore. Tra gli altri, i 903 profughi provenienti dalla Libia e morti nell'ultimo anno, nelle acque libiche, maltesi o davanti alle coste italiane. Quindi i 323 bambini morti in Ucraina dall'inizio della guerra, la maggior parte nelle regioni di Donetsk, Kharkiv, Kiev e Chernihiv. 61.000 i morti e dispersi che dal 1990 ad oggi sono morti nel tentativo di raggiungere l'Europa. Di questi almeno 21.000 hanno perso la vita dal 2015 ad oggi".  

Vangelo Migrante:XIII Domenica del Tempo Ordinario | Vangelo (Lc 9,51-62)

23 Giugno 2022 - Dopo le Solennità che scaturiscono direttamente dalla Pasqua torna il tempo ordinario, quello illuminato dalla domenica, la Pasqua della settimana. E, subito, il Vangelo riparte dalla sequela di Gesù. Non è banale far notare che Gesù si muove. Cosa vuol dire? Vuol dire che Gesù va anche seguito oltre che ascoltato, compreso, analizzato, … riflettuto. La relazione con Gesù, quella iniziale e quella postuma, richiede una mobilità di cuore, di anima, di mente e… di corpo, tutt’altro che scontata. Nel Vangelo si dice che Gesù (sceso dal Tabor, il luogo dell’ascolto) “prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme”. Gesù non è un’errante vagabondo, ha una meta. La meta di cui ci parla l’evangelista, coincide con il tempo in cui si compirà l’atto d’amore più grande della storia: “mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto.” Eppure alcuni non lo accettano in modo esplicito: come i Samaritani che si rifiutano di accoglierlo. Dinanzi alla faccenda, i discepoli chiedono a Gesù il permesso di risolvere la questione con un atto di potenza. Gesù rifiuta ogni atto che suppone violenza, e per questo li rimprovera, e, senza nemmeno commentare la faccenda né mostrare una qualche preoccupazione, prosegue il suo cammino. Se uno va verso qualcosa che è grande, non si volta al piccolo e sa accogliere anche un rifiuto, un no. Dinanzi a quell’Amore grande, quel rifiuto mette ancora di più in evidenza che l’amore noi si impone. Mai. Gesù non si perde appresso a cose seconde; e lo stesso chiede a tutti coloro che vogliono o sono chiamati a seguirlo. Ad un tale che gli disse: “Ti seguirò dovunque tu vada”, Gesù si preoccupa di far comprendere che con Lui non c’è posto per quel ‘dovunque’. Gesù non ha spazi. Seguire Gesù è qualcosa di così grande che è persino destabilizzante: chi segue Gesù lo segue fino al cielo e non avrà mai su questa terra una residenza stabile. Con Gesù, come con l’amore, i conti non tornano. Il suo amore non ha una mira su questa terra ma va oltre la morte. Così per il discepolo: solo il Padre è la meta. Quel Padre che viene prima anche dei padri terreni: “A un altro disse: seguimi. E costui rispose: Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre!” Gesù non si riferisce all’atto della sepoltura, che resta un atto di misericordia, ma alla relazione con la propria storia, famiglia, passato. Il bisogno di mettere dapprima a posto questi conti e poi seguire il Signore, è un desiderio che non troverà mai la sua definitività. Il passato è lì con le sue irrisolutezze. E tale resterà. Il Signore non chiede un taglio fine a se stesso ma fa presente che non esiste una condizione migliore di un’altra per volgersi al bene. Il bene può essere fatto sempre: “lascia che i morti seppelliscano i loro morti: tu invece va’ e annuncia il regno di Dio”. Lo stesso varrà anche per l’altro giovane che si propone di seguirlo, ma solo dopo essersi congedato dai parenti. Non è adatto per il Regno di Dio chi si volge indietro. Stare con Gesù vuol dire stare con Lui e vivere fino in fondo la relazione con Lui. L’unica condizione è: rispondere! (p. Gaetano Saracino)

Migranti, sì a meccanismi di solidarietà in 18 Stati

23 Giugno 2022 - Roma - Diciotto Stati membri, tra cui l’Italia, e tre Stati associati, hanno adottato una dichiarazione sull’attuazione di un meccanismo temporaneo di solidarietà per rispondere alle difficoltà migratorie degli Stati membri di primo ingresso che si affacciano sul Mediterraneo. Lo ha annunciato la presidenza francese del Consiglio Ue, dando seguito alla svolta fatta filtrare nelle scorse settimane da Parigi e dalla stessa Commissione Ue. Il contributo di solidarietà assumerà la forma di ricollocamento, cioè di una vera e propria presa in carico in uno Stato membro di richiedenti asilo già registrati in un Paese di primo ingresso. E per gli Stati che non accetteranno questa forma di solidarietà ci saranno altri contributi, finanziari o di personale, per la gestione dei confini.

Istat: ancora elevata la povertà assoluta tra gli stranieri

23 Giugno 2022 - Roma - Gli stranieri in povertà assoluta sono oltre un milione e 600mila, con una incidenza pari al 32,4%, oltre quattro volte superiore a quella degli italiani (7,2%). Rispetto al 2020 si registra un incremento della povertà assoluta per gli stranieri sia nel Centro che nel Mezzogiorno (rispettivamente 27,5% e 40,3%), mentre al Nord si riduce l’incidenza di povertà assoluta individuale, trainata dal calo dell’incidenza osservata per gli italiani. Lo afferma l'Istat, l'Istituto di statistica italiano secondo il quale le famiglie in povertà assoluta sono nel 68,7% dei casi famiglie di soli italiani (quasi 1 milione e 350mila) e per il restante 31,3% famiglie con stranieri (oltre 614mila), pur rappresentando queste ultime solo il 9% del totale. Per le famiglie con almeno uno straniero l’incidenza di povertà assoluta è pari al 26,3% (25,3% nel 2020); è al 30,6% per le famiglie composte esclusivamente da stranieri (in crescita rispetto al 26,7% del 2020) e al 5,7% per le famiglie di soli italiani (valore non significativamente diverso rispetto a quello del 2020). La criticità per le famiglie con stranieri è più marcata nei comuni periferia area metropolitana e nei comuni con più di 50.000 abitanti (28,6%, contro il 5,6% delle famiglie composte da soli italiani). A livello territoriale, l’incidenza più elevata si registra nel Mezzogiorno, con quote di famiglie di soli stranieri in povertà oltre quattro volte superiori a quelle delle famiglie di soli italiani (rispettivamente 37,6% e 8,8%). Nel Nord, le famiglie di soli stranieri registrano valori dell’incidenza pari al 30,2% mentre nel Centro i valori sono più contenuti (25,9%). Rispetto al 2020, segnali di peggioramento si registrano per le famiglie di soli stranieri a livello nazionale (si arriva al 30,6% da 26,7%), mentre segnali di miglioramento si registrano per le famiglie miste in tutta Italia (l’incidenza scende dal 22,2% al 17,0% nel 2021) e per le famiglie di soli italiani del Nord (dal 5,4% al 4,3%). Nelle famiglie con stranieri in cui la persona di riferimento è in cerca di occupazione, l’incidenza della povertà assoluta è in forte crescita e pari al 43,5% (dal 29,1% del 2020, per un totale di oltre 74 mila famiglie); se la persona di riferimento è occupata, la condizione di povertà riguarda invece una famiglia su quattro (24,7%). Le famiglie con almeno uno straniero in cui sono presenti minori mostrano un’incidenza di povertà pari al 30,7% (325mila famiglie), ma il sottoinsieme delle famiglie di soli stranieri con minori presenta una crescita maggiore dei segnali di disagio (36,2% dal 28,6% del 2020), che è oltre quattro volte superiore a quello delle famiglie di soli italiani con minori (8,3%). Nel Mezzogiorno e nel Nord l’incidenza supera il 30,0% nelle famiglie con stranieri dove sono presenti minori, (rispettivamente 37,1% e 30,5%, contro il12,9% e il 5,7% delle famiglie di soli italiani con minori). Si nota inoltre un andamento opposto per le famiglie miste con minori del Nord, che vedono ridurre il valore dell’incidenza al 22,8% dal 32%, mentre quelle con almeno uno straniero e minori del Centro registrano rispetto al 2020 un peggioramento dell’incidenza (al 26,8% dal 18,9% del 2020).

Coldiretti: 358mila stranieri nei campi

23 Giugno 2022 - Roma - In Italia un prodotto agricolo su quattro viene raccolto in Italia da mani straniere con 358mila lavoratori provenienti da ben 164 Paesi diversi che sono impegnati nei campi e nelle stalle fornendo più del 29% del totale delle giornate di lavoro necessarie al settore. E’ quanto afferma la Coldiretti sottolineando che l’agricoltura rappresenta uno straordinario elemento di integrazione e di prospettiva di futuro per gli stranieri che arrivano nel nostro Paese mentre l’Italia ha necessità di mettere in campo tutte le risorse possibili per affrontare le conseguenze della guerra in Ucraina su mercati e produzioni. Sono molti i “distretti agricoli” dove i lavoratori immigrati sono una componente bene integrata nel tessuto economico e sociale come nel caso – spiega la Coldiretti – della raccolta delle fragole nel Veronese, della preparazione delle barbatelle in Friuli, delle mele in Trentino, della frutta in Emilia Romagna, dell’uva in Piemonte fino agli allevamenti da latte in Lombardia dove a svolgere l’attività di bergamini sono soprattutto gli indiani. I lavoratori stranieri occupati in agricoltura – continua la Coldiretti – sono per la maggior parte provenienti da Romania, Marocco, India e Albania, ma ci sono rappresentanti di un po’ tutte le nazionalità. Si tratta soprattutto di lavoratori dipendenti a tempo determinato che arrivano dall’estero e che ogni anno attraversano il confine per un lavoro stagionale per poi tornare nel proprio Paese spesso stabilendo delle durature relazioni professionali oltre che di amicizia con gli imprenditori agricoli. ma cresce anche la presenza di stranieri – precisa la Coldiretti – alla guida delle imprese agricole con quasi 17mila titolari di nazionalità diversa da quella italiana   Per questo – afferma la Coldiretti - occorre velocizzare il rilascio dei nulla osta necessari per consentire ai lavoratori extracomunitari, già ammessi all’ingresso con il decreto flussi pubblicato a gennaio di poter arrivare in Italia per lavorare nelle imprese agricole al più presto. Non è possibile che per colpa della burocrazia – precisa la Coldiretti – le imprese perdano il lavoro di una intera annata agraria dopo aver affrontato peraltro un pesante aumento dei costi di produzione determinato dalla guerra in Ucraina. Rispetto all`anno scorso – precisa la Coldiretti – le quote di lavoratori extracomunitari ammessi per decreto in Italia è stato alzato a 69mila e di questi, la fetta riservata all`agricoltura è di 42mila posti, a fronte dei quali sono però pervenute circa 100mila domande.   Ma, con strumenti concordati con i sindacati, occorre anche offrire ai percettori di ammortizzatori sociali, studenti e pensionati italiani l’opportunità di collaborare temporaneamente alle attività nei campi – conclude Coldiretti – che chiede “un piano per la formazione professionale e misure per ridurre la burocrazia e contenere il costo del lavoro con una radicale semplificazione che possa garantire flessibilità e tempestività di un lavoro legato all’andamento climatico sempre più imprevedibile”.   ​

Tavolo Asilo: “Accoglienza da riformare in sei proposte”

23 Giugno 2022 - Roma -  Sei proposte per riformare il sistema di accoglienza italiano e per rendere "compiuta", dopo venti anni, la riforma della protezione per chi arriva in Italia in fuga da guerre e persecuzioni. Idee che vanno dal superare il sistema binario tra le gestione dello Stato e quella degli enti locali e dal bloccare la proliferazione dei centri di accoglienza sanitaria, passando per la garanzia di standard adeguati ed uniformi e per la valorizzazione del ruolo delle famiglie, fino ad arrivare all’attuazione di una progettazione condivisa e alla permanente consultazione del Terzo settore. Il tavolo Asilo e Immigrazione (Tai), la coalizione delle organizzazioni della società civile impegnate per la tutela delle persone di origine straniera nel nostro Paese tra cui ci sono Fondazione Migrantes, Acli, Caritas Italiana, Centro Astalli, Comunità di Sant’Egidio, chiede così al governo di rimettere mano alla legge Bossi-Fini. E lo fa sulla base di un’indagine realizzata tra gli op eratori che lavorano nei progetti territoriali, da cui emerge «la profonda condivisione nel modello di accoglienza diffusa, accompagnata però dalla scarsa legittimazione politica e istituzionale». Ecco perché c’è bisogno di un restyling. «Quest’anno ricorrono i vent’anni della legge Bossi-Fini – spiega Filippo Miraglia di Arci e coordinatore del Tai – Eppure in tutti questi anni non si è riusciti ad abbandonare un approccio emergenziale per strutturare un sistema che risponda realmente alle esigenze del nostro Paese e delle persone che arrivano qui a chiedere protezione». La loro proposta di riforma dell’accoglienza parte da un punto fondamentale: superare il sistema binario. Per questo il Tavolo Asilo chiede un trasferimento delle funzioni amministrative ai Comuni per la gestione ordinaria dell’accoglienza territoriale e trasformare il Sai (Sistema di accoglienza e integrazione) da programma a sistema unico. Inoltre, secondo le organizzazioni, bisogna superare la volontarietà da parte degli enti locali nell’assumere la scelta su se e quando aderire, nonché uscire dal sistema di accoglienza. Come pure valorizzare l’accoglienza in famiglia all’interno del sistema istituzionale. «Dai primi anni 2000 si sono sviluppate esperienze indipendenti all’interno delle famiglie italiane – sottolinea perciò Fabiana Musicco, direttrice di Refugees Welcome – ma ad oggi tutto questo rimane a livello di sperimentazione».

Papa Francesco: “una società diventerebbe fredda e invivibile senza famiglie accoglienti”

23 Giugno 2022 -
Città del Vaticano - “Le famiglie sono luoghi di accoglienza, e guai se venissero a mancare!”. Lo ha detto ieri pomeriggio papa Francesco nel discorso con cui ha concluso il Festival “The beauty of family”, primo atto dell’Incontro mondiale delle famiglie, in corso a Roma fino al 26 giugno. “Una società diventerebbe fredda e invivibile senza famiglie accoglienti”, ha proseguito Francesco ringraziando la famiglia di Pietro ed Erika, che ha accolto Iryna e Sofia in fuga dall’Ucraina “sconvolta dalla guerra”. “Avete dato voce a tante persone la cui vita è stata sconvolta dalla guerra in Ucraina”, l’omaggio a queste ultime: “Vediamo in voi i volti e le storie di tanti uomini e donne che hanno dovuto fuggire dalla loro terra. Vi ringraziamo perché non avete perso fiducia nella Provvidenza, e avete visto come Dio opera in vostro favore anche attraverso persone concrete che vi ha fatto incontrare: famiglie ospitali, medici che vi hanno aiutato e tanti altri uomini dal cuore buono. La guerra vi ha messe di fronte al cinismo e alla brutalità umana, ma avete incontrato anche persone di grande umanità. Il peggio e il meglio dell’uomo!”. “È importante per tutti non rimanere fissati sul peggio, ma valorizzare il meglio, il tanto bene di cui è capace ogni essere umano, e da lì ripartire”, il consiglio di Francesco, che ha ringraziato anche Pietro ed Erika “per aver raccontato la vostra storia e per la generosità con cui avete accolto Iryna e Sofia nella vostra già numerosa famiglia”. “L’accoglienza è proprio un carisma delle famiglie, e soprattutto di quelle numerose!”, la tesi del Papa: “Si pensa che in una casa dove si è già in tanti sia più difficile accogliere altri; invece nella realtà non è così, perché le famiglie con molti figli sono allenate a fare spazio agli altri. E questa, in fondo, è la dinamica propria della famiglia. In famiglia si vive una dinamica di accoglienza, perché anzitutto i coniugi si sono accolti l’un l’altro, come si sono detti a vicenda il giorno delle nozze: ‘Io accolgo te’. E poi, mettendo al mondo i figli, hanno accolto la vita di nuove creature. E mentre nei contesti anonimi chi è più debole viene spesso rigettato, nelle famiglie, invece, è naturale accoglierlo: un figlio con disabilità, una persona anziana bisognosa di cure, un parente in difficoltà che non ha nessuno… Questo dà speranza”.

Papa Francesco: “non dimentichiamo l’Ucraina”

22 Giugno 2022 -
Città del Vaticano - “I bambini che erano con me nella papamobile erano ucraini”. A rivelarlo, al termine dell’udienza di oggi, prima dei saluti ai fedeli di lingua italiana, è stato papa Francesco che tramite loro ha manifestato ancora una volta la sua vicinanza al popolo ucraino. “Non dimentichiamo l’Ucraina, non perdiamo la memoria della sofferenza di quel popolo martoriato!”, ha detto.

Migrantes-Inps: il 4 luglio convegno su “Italia, pensioni e mobilità: storie di partenze e di ritorni”

22 Giugno 2022 - Roma - “Italia, pensioni e mobilità: storie di partenze e di ritorni”. Questo il tema del convegno che si svolgerà a Roma il prossimo 4 luglio, alle ore 11, presso Palazzo Wedekind (Piazza Colonna, n. 366). Al convegno, promosso dall’Inps (Istituto Nazionale di Previdenza Sociale) e dalla Fondazione Migrantes, interverranno, fra gli altri, il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, il Presidente della Fondazione Migrantes, l'arcivescovo mons. Gian Carlo Perego, il Direttore Generale dell’INPS, Vincenzo Caridi, il Direttore Generale per gli italiani all’estero e le politiche migratorie MAECI, Luigi Maria Vignali moderati da Federico Luperi, Giornalista ADNKRONOS.

#Stopthewarnow: Carovana della pace a Odessa guidata da mons. Savino

22 Giugno 2022 - Roma - Mons. Francesco Savino, Vescovo di Cassano Ionio e Vice Presidente della CEI, parteciperà dal 26 al 29 giugno alla “Carovana della pace” a Odessa, in Ucraina, per esprimere la vicinanza e la solidarietà delle Chiese che sono in Italia a quanti soffrono per il conflitto in corso. L’iniziativa è promossa dalla rete #Stopthewarnow, che riunisce 175 associazioni, movimenti ed enti impegnati in azioni nonviolente e umanitarie. “Dentro le paradossali contraddizioni di una guerra che, in quattro mesi, secondo le fonti delle Nazioni Unite, ha registrato diecimila vittime civili, non possiamo non schierarci dalla parte di tutte le vittime testimoniando la non violenza attiva che è l’opposto dell’indifferenza. Contro la violenza, la sopraffazione, la guerra avvertiamo l’esigenza di essere una interposizione di pace nei luoghi di conflitto”, afferma monsignor Savino.  Ad Odessa sono previsti incontri con i rappresentanti delle istituzioni, con le associazioni e con famiglie di profughi provenienti da Mykolaiv, Kherson e da altre zone colpite dal conflitto. Il 29 giugno, sulla via del ritorno, è in programma a Chisinau un incontro con Mons. Anton Coşa, Arcivescovo cattolico della Moldavia, e con la Caritas locale. La visita sarà occasione per consegnare aiuti umanitari, segno di vicinanza concreta, ma rappresenterà soprattutto un gesto dal forte valore simbolico ed educativo. “Senza alcuna strumentalizzazione – sottolinea monsignor Savino – vogliamo testimoniare che la pace è possibile. Dalla guerra, da ogni guerra si esce tutti sconfitti. La guerra non è mai una soluzione”.

Ucraina: finora oltre 137mila profughi hanno raggiunto l’Italia

21 Giugno 2022 -
Roma - Sono 137.385 le persone in fuga dal conflitto in Ucraina arrivate finora in Italia, 130.164 delle quali alla frontiera e 7.211 controllate dal compartimento Polizia ferroviaria del Friuli Venezia Giulia. Ne dà notizia il Viminale precisando che “sul totale, 72.365 sono donne, 21.224 uomini e 43.796 minori”. Le principali città di destinazione dichiarate all’ingresso in Italia rimangono Milano, Roma, Napoli e Bologna.

Salvati 900 migranti nel Canale di Sicilia

21 Giugno 2022 - Roma - Sono saliti ad oltre 900 i migranti salvati nel Canale di Sicilia e in attesa dell’assegnazione di un porto sicuro sulle coste italiane. Gli ultimi due salvataggi, rispettivamente di 23 e 29 persone, hanno portato il totale dei migranti a bordo della Sea Watch 4 a 313 persone. Altri 483 sono a bordo della Sea Eye 4, tratti in salvo in più operazioni. Per alcuni di loro si tratta dell’ottavo giorno a bordo. Una ventina sono già stati trasferiti in Sicilia per questioni sanitarie. Gli ultimi 113 sono invece a bordo della nave Aita Mari dell’ong spagnola Salvamento maritimo humanitario. A bordo, riferiscono gli operatori, si acuiscono le tensioni tra naufraghi di diverse nazionalità. Emergenza anche nel Canale della Manica. Il ministero dell’Interno francese ha fatto sapere come nella prima metà del 2022 siano risultati in forte aumento i tentativi di attraversamento verso la Gran Bretagna da parte di migranti. Fino al 13 giugno, sono stati individuati 777 casi di attraversamento e tentativi di traversata su piccole imbarcazioni, che hanno coinvolto oltre 20.000 migranti, con una crescita del 68% rispetto allo stesso periodo del 2021.

Sant’Egidio: “L’immigrazione è una opportunità: meno burocrazia e più lavoro”

21 Giugno 2022 - Roma - "L’immigrazione è un’opportunità. E va colta non solo per i cittadini stranieri che scelgono il nostro Paese come luogo di residenza e lavoro, ma anche per le famiglie e le imprese, in una parola per 'il sistema Italia', afflitto da una grave crisi demografica e dalla difficoltà a reperire lavoratori in tanti settori". Lo ha detto questa mattina Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio, in una conferenza stampa alla presenza di numerosi lavoratori immigrati e di volontari da anni impegnati al loro fianco. Il bisogno di lavoratori è "strutturale", soprattutto per il comparto turistico - 380mila secondo il ministro Garavaglia -, l’autotrasporto e la logistica, professioni a basso livello di competenza. Ma all’appello mancano anche numerosi lavoratori per la cura della persona, soprattutto infermieri e badanti, la cui mancanza mette in seria difficoltà il modello italiano di welfare familiare, soprattutto per gli anziani e le persone con disabilità, proprio ora che il governo si sta avviando verso un’ampia domiciliarizzazione delle cure e dell’assistenza. "Il decreto flussi 2022, entrato in vigore lo scorso 17 gennaio - ha detto Impagliazzo - ha allargato le quote di ingresso regolare rispetto a quelle degli anni precedenti, circa 76mila persone. Purtroppo non ha ancora prodotto risultati apprezzabili per un’eccessiva lentezza. Inoltre, come peraltro più volte segnalato da Sant’Egidio, inspiegabilmente sono state escluse alcune nazionalità (Perù, Colombia, Ecuador), le cui comunità sono ben integrate nel nostro Paese. Una contraddizione, a danno anche della società italiana". Si calcola che la media degli ingressi di cui il nostro Paese avrebbe bisogno per soddisfare le richieste dei vari settori produttivi sia di circa 200 mila l’anno. Il presidente di Sant’Egidio ha proposto "la reintroduzione del 'soggetto garante responsabile", figura prevista nell’ordinamento fino alla legge Bossi-Fini". Il “soggetto garante responsabile” potrebbe assumere un ruolo determinante (sia che si tratti di persone fisiche sia di un’impresa o un’associazione) nel facilitare la prima fase di ingresso, la sistemazione alloggiativa e il reperimento di un’occupazione lavorativa. "Rilancio ufficialmente questa proposta alle forze politiche più attente al fenomeno dell’immigrazione nel nostro Paese: occorre un intervento del legislatore per rendere strutturale la figura del garante responsabile", ha affermato. Infine Impagliazzo ha evidenziato alcuni gravi ritardi nelle procedure relative alla regolarizzazione del 2020. "Dopo due anni, su 207mila domande, solo 128mila pratiche sono state definite, spesso con un rifiuto". La causa? "Un’eccessiva discrezionalità da parte delle prefetture: in alcune province (Bologna e Palermo) sono state respinte fra il 3 % e il 5 % delle domande; mentre a Napoli il 32 %, a Roma il 26 % con ancora 11mila pratiche da esaminare". Segnalando il forte ritardo delle risposte nelle due città più popolose, come Milano, e la stessa Capitale, dove si prevede che i “no” alla regolarizzazione, una volta ultimato l’iter, potrebbero anche raggiungere il 50 % delle domande presentate. A questo proposito da Sant’Egidio viene anche rilanciata la proposta di eliminare alcuni requisiti che rischiano di far fallire la procedura di regolarizzazione, come l’obbligo di idoneità alloggiativa, "un impegno illogico, se lo si chiede a persone, già da tempo residenti in Italia senza permesso di soggiorno, e di conseguenza costrette a vivere in abitazioni di fortuna o comunque informali, che invece potrebbero avere affitti regolare dopo aver ottenuto un permesso di soggiorno", ha concluso Impagliazzo.

Calabria: premio San Giovanni al sacerdote ucraino don Semehen

21 Giugno 2022 - Soveria Mannelli - Si terrà domani sera alle 18, presso la Chiesa di San Giovanni Battista di Soveria Mannelli, la cerimonia di consegna del premio “San Giovannino, testimoni della giustizia e della pace” assegnato a don Marco Yaroslav Semehen, direttore dell'Ufficio Migrantes dell'Esarcato degli Ucraini in Italia e rettore della Basilica di Santa Sofia a Roma, la chiesa dei cattolici ucraini di rito bizantino che ha visto qualche mese fa anche la visita del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il premio San Giovannino – promosso dall’Arcipretura di Soveria Mannelli retta da don Roberto Tomaino – giunto ormai alla sua quarta edizione si pone l’obiettivo di indicare alla società e, in primo luogo ai fedeli, esempi di uomini e donne che con il loro agire hanno saputo rendere, come San Giovanni Battista, testimonianza alla giustizia e alla verità. Il premio a Don Marco Yaroslav assume  - spiega don Tomaino - un significato particolare: "premiando don Marco si vuole infatti in un certo qual modo omaggiare anche il popolo ucraino che subisce da quattro mesi una brutale aggressione che ha portato alla morte oltre quattro mila civili. Don Yaroslav si è distinto per l’accoglienza ai profughi ucraini giunti in Italia ai quali ha saputo offrire non solo beni di prima necessità ma anche assistenza spirituale". La cerimonia di premiazione sarà seguita dalla celebrazione dei vespri celebrati secondo il rito cattolico bizantino.