Primo Piano

Mons. Perego: sbarchi, segno di un mondo povero in movimento

26 Luglio 2022 - Roma - Continuano, anche in questa calda estate, gli sbarchi di persone e famiglie dell’Africa, dell’Asia e del Medio Oriente a Lampedusa, sulle coste siciliane e su altre coste del nostro Sud, e continuano i morti. I nostri vicini, dalle altre coste dello stesso Mare Mediterraneo non si rassegnano a vivere in situazione di guerra, di povertà di persecuzione, o in campi lager, ma si sono messi in cammino. A muoverli talora è la rabbia di essere vittime di Governi che investono più in armi che in salute e scuola, di multinazionali che sfruttano le loro terre, ma anche il desiderio di nuove situazioni di pace e di lavoro per costruire un futuro migliore. Per questo, gli sbarchi continueranno. Cosa fare? Anzitutto, non smobilitare, ma continuare e rafforzare a livello europeo la sicurezza nel Mediterraneo, tutelando chi si trova in mare. Inoltre, si dovrà investire nell’adeguamento e nella sicurezza dei porti importanti per gli arrivi dei migranti, oltre che in personale necessario per l’accompagnamento e la mediazione culturale, la tutela sanitaria. La Tutela di queste persone è la prima parola d’ordine, nel segno del rispetto della dignità di ogni persona. Viene successivamente l’identificazione e la valutazione se una persona abbia diritto a una forma di protezione internazionale, come i tanti minori, le donne in gravidanza, i malati, le vittime della tratta, le persone che provengono da situazioni di guerra o da disastri ambientali o da persecuzioni politiche o religiose. Chi non ha diritto a una forma di protezione internazionale ha comunque il diritto ad essere ascoltato, a una cura e al rispetto, prima del rimpatrio, laddove esistono accordi con i Paesi di provenienza come ad esempio per i tunisini. Un secondo impegno è quello di investire in cooperazione e sviluppo. Oggi l’emergenza ha anzitutto un nome: la povertà, la fame e la sete, le guerre di un Continente come l’Africa al di là del Mediterraneo. La drammatica mobilità delle persone, destinata ad aumentare nei prossimi anni, potrà essere gestita solo con grossi investimenti non in armi e in progetti di sfruttamento di queste terre, ma in azioni diplomatiche di mediazioni dei conflitti, in investimenti in cooperazione allo sviluppo, nel condono del debito estero dei Paesi più poveri, valorizzando anche il cammino migratorio di persone e famiglie come risorsa economica e sociale nel continente europeo, destinato nei prossimi anni – causa la denatalità – a dover far conto su imprenditorialità e manodopera di immigrati. Dall’Europa, la casa comune, sarà indispensabile, poi, che arrivino nuovi segnali di una consapevolezza e responsabilità politica comune: dell’accoglienza e dell’integrazione dei migranti e dei richiedenti asilo condivisa concretamente in maniera proporzionale dagli Stati membri; della valorizzazione delle migrazioni, con un’attenzione particolare alla mobilità delle persone, alla tutela di chi chiede una protezione internazionale, allo scambio di buone prassi. Ogni caduta in letture culturali, sociali e politiche delle migrazioni viziate da pregiudizi che alimentano conflittualità, soprattutto con le elezioni alle porte, continuano a generare violenze e morti, minano le nostre città, tradiscono la democrazia e non costruiscono il futuro insieme. (mons. Gian Carlo Perego - Presidente Cemi e Fondazione Migrantes)     Il testo è stato pubblicato sul sito www.famigliacristiana.it    

Corridoio umanitario per 300 afghani

26 Luglio 2022 - Roma - I primi nove afghani sono arrivati ieri a Fiumicino con un volo da Teheran, altri 200 sbarcheranno sempre a Roma provenienti da Islamabad domani e il giorno dopo toccherà ad un terzo gruppo, anche quest’ultimo in partenza dalla capitale iraniana: in tutto 300 persone che arriveranno nel nostro paese grazie al Protocollo d’intesa che vede da un lato il coinvolgimento di Viminale e Farnesina, dall’altro quello della Comunità di Sant’Egidio, della Cei, della Federazione delle Chiese Evangeliche Italiane, della Tavola Valdese e dell’Arci, in collaborazione con Acnur, Oim e Inmp (Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti ed il contrasto delle malattie della povertà).

Scalabriniane: è morta sr. Manuela Simoes

25 Luglio 2022 -
Roma - E' scomparsa ieri sr. Manuela Simoes, religiosa scalabriana e molto attiva a fianco dei migranti. Sr. Simoens ha guidato l'Ufficio pastorale Migrantes della diocesi di Lamezia Terme e ha lavorato con l'ufficio Migrantes della diocesi di Reggio Calabria-Bova, "lasciando - ricorda la diocesi lametina -  a quanti hanno avuto il dono di conoscerla e di collaborare con lei, la testimonianza di una vita offerta a Dio e ai fratelli”. “In un periodo segnato dall’intensificarsi dei flussi migratori anche nella nostra città, in particolare nel periodo dell’emergenza nord-Africa, nel sorriso di suor Manuela donne, uomini, giovani e bambini giunti a Lamezia Terme e nel comprensorio hanno visto il ‘sorriso evangelico’ di chi, in nome di Cristo, apre la porta e spalanca le braccia sempre, a chi ha fame di amore, di speranza, di riscatto”, prosegue la nota, nella quale si sottolinea che “tutti ricordano il suo lavoro instancabile e professionale, il calore dei rapporti umani, la sempre pronta disponibilità per gli altri”. “La nostra Chiesa diocesana e la nostra città, insieme agli operatori e ai volontari che più strettamente hanno collaborato con lei, insieme alle sorelle e ai fratelli che oggi sono pienamente inseriti nella nostra comunità anche grazie al suo lavoro, oggi esprimono gratitudine al Signore per la sua vita e il suo servizio”. “Il nostro vescovo Serafino Parisi – concludono dalla diocesi – porge le condoglianze alla sua congregazione e la ringrazia per il suo servizio alla Chiesa degli ultimi. Ci uniamo alla preghiera delle sue consorelle scalabriniane perché il Signore possa accogliere suor Manuela con quel ‘venite benedetti dal Padre mio’, riservato a quanti, nel nome di Cristo, aprono la porta agli stranieri e agli ultimi di ogni tempo e di ogni luogo”. Durante gli anni di servizio nella comunità di Reggio Calabria - sottolinea la Migrantes di Messina- Lipari-S. Lucia del Mela. -avuto modo di conoscerla e apprezzarla per il suo impegno con i migranti e l’amore per la famiglia religiosa". "Siamo grati a Dio - sottolinea p. Gabriele Bentoglio, direttore Migrantes di Reggio Calabria-Bova -  per averla donata al Centro Ascolto della parrocchia di Sant'Agostino di Reggio Calabria - negli anni in cui ha servito donne e uomini, bambini e anziani con amore materno e totale dedizione, nello spirito missionario del Beato Giovanni Battista Scalabrini". Nel giorno ottavo della sua dipartita, domenica prossima, 31 luglio, alle ore 18,30, una messa di suffragio si terrà nella parrocchia  reggina. La Fondazione Migrantes ricorda la figura di sr. Manuela e delle sua famiglia religiosa a fianco dei migranti e delle attività della Migrantes e esprime le condoglianze alla superiora generale delle scalabriniane, sr. Neusa de Fatima Mariana e alla Provinciale sr. Milva Caro e alla consorelle scalabriniana.

Rom e sinti: è morta sr. Mercedes Amostegui

25 Luglio 2022 - Roma - Si è spenta ieri suor Mercedes Amostegui delle Suore Francescane Missionarie di Maria. E’ morta a Pamplona, in Spagna, dove era nata. Intenso nella sua vita l’impegno pastorale a fianco dei rom e sinti e molto vicina all’attività della Fondazione Migrantes insieme all’impegno delle sue consorelle. “Noi della Comunità di Sant’Egidio abbiamo conosciuto a Roma le suore Francescane Missionarie di Maria, quando erano accampate nel quartiere di Tor Bella Monaca, all’inizio degli anni Ottanta. Le Suore si fermavano spesso con i Sinti e con alcuni Rom Xoraxane, condividendo in modo semplice e concreto la loro vita quotidiana, vivendo con loro nell’ascolto e nella condivisione”, ricorda oggi Susanna Placidi della Comunità di Sant’Egidio. Stare con gli zingari -  diceva sr. Mercede durante sun convegno, nel 1990 promosso dal Pontificio Consiglio per i Migranti e gli Itineranti – “è una risposta al Vangelo che viviamo come Missionarie, pronte ad andare ovunque e a tutti per annunciare la salvezza, siamo inviate come priorità a coloro ai quali Cristo non è rivelato e a coloro tra i quali la Chiesa è meno presente… Desideriamo porci sulla linea dell’’Ultimo’ tentando di concretizzare la Parola: ‘Ultimo tra gli ultimi’, vivendo in carovana con la presenza di Cristo Eucarestia. Per noi l’evangelizzazione è fuori del tempo, fuori da schemi, fuori da programmi, essere Chiesa in mezzo ai Rom, cogliendo le occasioni offerte dalla vita quotidiana perché possano conoscere Dio e la sua Provvidenza che salva. Stabilire soprattutto un’amicizia nell’ascolto. Giorno per giorno in una dimensione di Fede che è Luce, Faro, forza alla nostra vita insignificante, ma cristianamente vera”. “Ricordiamo – ci dice Susanna Placidi -  con affetto tanti momenti vissuti insieme di preghiera e di amicizia con i Rom come quando Giovanni Paolo II venne a visitare i Rom accampati a Tor Bella Monaca, ma anche nei momenti bui degli sgomberi romani e nelle messe di Natale con i Sinti nei quartieri della periferia romana”, insieme a don Matteo Zuppi, oggi arcivescovo di Bologna, cardinale e presidente della Cei: “una presenza sempre vicina, silenziosa e attenta ai piccoli, fedele al Vangelo e pronta all’amicizia e all’ascolto. La accompagniamo con la nostra preghiera, che il Signore la accolga come donna di fede, appassionata al popolo Rom e Sinto, riposi in pace”. La Fondazione Migrantes ricorda questo impegno di sr. Mercedes e la affida al Padre ringraziando il Signore “per avercela donata” e come esempio di vicinanza a chi è più povero ed indifeso.

La storia di Arjan: una gioventù in fuga dalla sua terra, tornato a casa per una vita di fede

25 Luglio 2022 - Andria - La fuga dalla propria terra è un tema caro. A latitudini diverse, per motivazioni altrettanto diverse, in tanti sono costretti a “fare le valigie”, almeno chi ne possiede una, per lasciare il proprio nido e sfidare la sorte altrove. Che siano di necessità di sopravvivenza, come purtroppo accade per sempre più migranti dei paesi africani, asiatici, europei in passato dilaniati da guerra e povertà, che sia per dissonanza rispetto ai propri obiettivi, la porta che si affaccia su un nuovo mondo si apre spesso, e talvolta non viene mai più riaperta dall’esterno. A volte ci vuole altro rispetto al costruire un sogno che viene portato poi, a distanza di tempo, nella terra natia. In diverse realtà nel continente africano la guerra è un fatto quotidiano, e la sua fine non è prevista in agenda. Allo stesso modo succede per fame e sete, abbandono e malnutrizione, clima e distruzioni dell’uomo. La volontà di tornare e l’occasione di farlo viaggiano su due linee parallele, ed è raro che una delle due prenda una direzione diversa. Nonostante questo, fede e speranza non vanno mai perse, soprattutto per chi riesce a ricostruirsi altrove, senza mai perdere la ricchezza di ciò che è stato o ciò che si nasconde dentro di sé. È la storia di queste persone che regala al mondo una possibilità di riscatto, affinché l’essere umano riesca a condurre una vita di scelte sue, oltre che di costrizioni. Commovente è l’esperienza di Arjan Dodaj, un ragazzo, all’epoca di 16 anni, costretto a lasciare l’Albania per venire in Italia, con il proposito di ripartire, o forse di cominciare davvero per la prima volta. Prima ancora di ciò che si nasconde dall’altra parte del ponte, è il viaggio a spaventare, perché può trasformarsi in una tragedia priva di voci, ma solo di numeri di una lista di chi non ce l’ha fatta. Quel viaggio Arjan l’ha compiuto in motoscafo, insieme ad altri giovani della sua stessa età, altri ancora più piccoli. È arrivato al largo della Puglia, passando la prima notte in un casolare diroccato. Da qui riceve un ordine, scambiato per consiglio, di camminare inesorabilmente seguendo i binari del treno. Arjan cammina, si ferma solo per resistenza. Arriva a Cuneo, dove aveva dei conoscenti, e da qui cerca di iniziare, di mettere in circolo le sue aspirazioni di serenità. Lavora prima come giardiniere, poi come saldatore. Ma un giorno incontra il volto fraterno della Chiesa, da cui viene accolto a braccia aperte come fonte di ricchezza di un singolo per la comunità intera e, da quel momento, la linea della sua vita e quella della fede si incrociano e si fanno inseparabili. Riceve il battesimo, frequenta il seminario a Roma e nel 2003 riceve la consacrazione al sacerdozio, per le mani di Giovanni Paolo II. Ogni vita può avere innumerevoli svolte, cambi di rotta, ostacoli da sormontare e gioie da coltivare. E il destino di Arjan, unito alla sua volontà, era quello di tornare nel luogo da cui tutto era partito, da cui lui era dovuto partire. Nel disegno di Dio c’è il ritorno nella terra natia, e il suo cuore rispondeva con lo stesso desiderio. Dapprima ritorna, nel 2021, come “sacerdote fidei donum” e, in seguito, come arcivescovo di Tirana-Durazzo. Ora conduce una quotidianità stabile nel suo paese, che intanto ha potuto iniziare ad accogliere e a riabbracciare, dopo essere stato obbligato a farsi lasciare. Vive e fa vivere di fede, circondato da una fonte inesauribile di speranza che oggi diventa ispirazione per chi, con lui, prega, e per chi conosce la sua storia. Ci sono voluti 29 anni da quel viaggio con poche aspettative nel mezzo dell’Adriatico, ma Arjan ora è sereno, la Chiesa rappresenta il suo porto sicuro. Come dovrebbe accadere sempre più, la storia di un singolo deve diventare modello di comunità. Il passo ultimo si farà quando nessuno dovrà vivere nell’obbligo di andar via e nel rischio di non poter mai abbracciare casa una seconda volta. Arjan, per quanto appaia errato dirlo, fa parte di un circolo ristretto: ha potuto voltarsi indietro ed esistere nel luogo in cui aveva smesso di farlo. Per tanti invece non c’è un’opzione, ma un rischio che la sua terra non abbia più un volto, schiacciata dalle ipocrisie di un uomo che spesso perde il senso del sé e dell’altro. Nell’opera di Gesù Cristo la pace non era una semplice condizione per l’esistenza di un popolo, ma l’elemento fondante della sua sopravvivenza. Se il viaggio è ricchezza, la Casa è il tetto dove ci sentiamo al sicuro, dove ogni insicurezza fa spazio alla certezza di un rifugio. Agli altri il dovere di rispettarlo. (don Geremia Acri – Migrantes Andria)

Assisi: il 4 ottobre sarà la Cei a offrire l’ olio a S. Francesco

23 Luglio 2022 - Assisi - Non sarà una regione, il prossimo 4 ottobre, festa di San Francesco d' Assisi, patrono d' Italia, ad offrire l' olio per la lampada votiva sulla tomba del Santo. Quest' anno l' invito è stato rivolto alla Conferenza Episcopale Italiana. Lo ha annunciato il cardinale presidente della Cei Matteo Zuppi. "Sarà un momento - ha spiegato il porporato - di gratitudine per quanti stanno aiutando il popolo italiano a far fronte agli effetti della pandemia. Sarà anche occasione per una preghiera speciale per l' Italia e per la pace".    

Esagerare

25 Luglio 2022 - Milano - Darcy viene dal Burundi, la zia l’ha portato in Italia a 18 mesi per farlo curare. Ricoverato all’ospedale Sant’Orsola di Bologna, i medici parlano di una situazione cerebrale compromessa con una speranza di vita di pochi anni. La neurologa dice che ha bisogno di cure, ma soprattutto di affetto. Propone a suor Cecilia di prenderlo con sé a Monte Tauro, nella comunità della Piccola Famiglia dell’Assunta nata dal carisma di don Dossetti, sulle colline riminesi. Ogni membro della comunità accompagna una persona disabile come fosse suo figlio, in una simbiosi totale: si mangia, si dorme, si prega insieme, si costruisce un legame che porta a conoscersi in tutte le pieghe. Suor Cecilia racconta: «Quando ero giovane desideravo un grande amore, qualcosa di esagerato, che non conoscesse limiti. Non mi accontentavo di rapporti banali. In questi anni con Darcy ho capito che Dio sta esaudendo il mio desiderio, vivere un amore totalmente gratuito che travalica ogni ostacolo fisico e intellettivo. Proprio come quello di Gesù per l’uomo». Darcy oggi ha vent’anni, una scoliosi ha compromesso parte del polmone sinistro, la respirazione è faticosa. «Ma lui vive, mi guarda, sorride, comunica a suo modo con me, percepisce di essere una persona amata, dentro tutti i suoi limiti. Le sembra poco?» (Giorgio Paolucci)

Bari: laureato il primo studente rifugiato afghano

23 Luglio 2022 - Roma - Con una tesi di laurea in Lingua e traduzione portoghese dal titolo “L’Arte della Diversità: tradurre le culture lusofone”, si è laureato in Lingue e Culture per il Turismo e la Mediazione Internazionale, all’Università Aldo Moro di Bari, il primo studente rifugiato afghano, Komeil, 27 anni. "Voglio continuare a studiare nell’ambito della mediazione e delle relazioni internazionali – dice Komeil –. Il mio sogno è di diventare ambasciatore. Per me l’Università è stato il luogo in cui mi sono sentito integrato, mi ha reso più forte e ho sentito la bellezza della diversità, e che mi ha aiutato a relazionarmi con il mondo esterno".  

A settembre il Festival delle Migrazioni a Torino

22 Luglio 2022 - Torino - Il Festival delle Migrazioni torna a Torino per la sua quarta edizione dal 27 settembre al 2 ottobre 2022, che anche quest’anno si snoda in vari luoghi della città, tra l’ex Cimitero di San Pietro in Vincoli, la Scuola Holden, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, le sedi della Migrantes Torino e Valdocco e il Giardino Pellegrino a Borgo Dora. Il tema della migrazioni, affrontato nelle sue possibili declinazioni, sarà al centro della sei giorni tra dibattiti, proiezioni, incontri, spettacoli teatrali e concerti. Apre il festival Cecilia Sala, giornalista e autrice del podcast Stories, attraverso il quale racconta una storia dal mondo ogni giorno, con un incontro sul rapporto tra guerra e informazione coordinato dal documentarista Davide Demichelis. Insieme a Emanuele Giordana, inviato di guerra, e Raffaele Crocco, direttore dell’Atlante delle Guerre e dei Conflitti del Mondo, si traccerà una mappa dei conflitti aperti (e dimenticati). I cambiamenti climatici e la migrazione saranno al centro dell’appuntamento con Gabriele Proglio, autore e ricercatore di Storia contemporanea presso l’Università di Scienze gastronomiche di Pollenzo. Il teatro si conferma vero e proprio cuore pulsante della kermesse: in scena, Alberto Boubakar Malanchino con il suo spettacolo Sid – Fin qui tutto bene, la storia di un ragazzo in carcere che si allena come boxeur, mentre il performer Rasid Nikolic porterà a Torino The Gipsy Marionettist. Sarà presente anche Francesca Farcomeni con il progetto teatrale Radio Ghetto, nato per raccontare in una modalità performativa l’esperienza vissuta all’interno dei ghetti dei braccianti agricoli. Spazio anche alla musica, con il concerto di Baba Sissoko. Il festival dialoga anche con l’arte attraverso la mostra E coglieremo i saperi delle nostre resistenze, in corso alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. Si tratta della prima personale in Italia della peruviana Daniela Ortiz: dipinti, ricami e installazioni per raccontare le Resistenze delle donne nei luoghi post bellici e coloniali. Fondazione Sandretto ospiterà inoltre uno degli spettacoli in programma. Confermato anche in questa edizione un appuntamento molto amato dal pubblico del Festival delle Migrazioni, quello della Cena delle cittadinanze: una lunga tavolata nel cortile di San Pietro in Vincoli sarà l’occasione per condividere il cibo portato da casa o i piatti proposti dalle cucine dal mondo presenti al festival, vivendo l’emozione di una cena tutti insieme.

Università Urbaniana: parte il corso in Religioni e Dialogo interreligioso

22 Luglio 2022 - Roma - La facoltà di Missiologia della Pontificia Università Urbaniana di Roma propone per il biennio 2022 – 2024 il corso in Religioni e Dialogo interreligioso. Il corso di formazione è ispirato ai criteri interdisciplinari e transdisciplinari e propone un cammino di perfezionamento accademico finalizzato a presentare ed approfondire un aspetto ben specifico della verità cristiana. Le finalità del corso si basano su tre punti fondamentali:  sviluppare competenze relative alla conoscenza specialistica nel campo delle grandi religioni dell’umanità e delle loro interconnessioni nei diversi contesti culturali; offrire una formazione qualificata al dialogo interreligioso, sia nei diversi contesti che nei singoli dialoghi tra le diverse religioni dell’umanità; assicurare specifiche competenze interreligiose e interculturali per fronteggiare le sfide e i mutamenti relativi al rapporto tra le religioni, le culture e la società, partendo dalle fonti per giungere agli sviluppi storico-culturali contemporanei. Al corso possono iscriversi tutti coloro che sono in possesso di un titolo per l’accesso universitario del Paese di origine, o altro titolo universitario. Infatti è aperto agli studenti già in possesso di titoli universitari magistrali e di primo livello, agli insegnanti di religione cattolica e materie umanistiche, agli studenti con baccellierato in scienze religiose, agli studenti appartenenti a religioni diverse dal cristianesimo, ai missionari e operatori missionari. Ma è rivolto anche ai mediatori culturali inseriti nei centri di accoglienza, ai ricercatori universitari e operatori nell’ambito delle relazioni internazionali, ai responsabili di progetti educativi e formativi di sviluppo e integrazione, agli agenti pastorali, e ai membri di comunità di vita contemplativa. Il corso ha l’obiettivo di fornire a coloro che operano a livello internazionale una conoscenza adeguata delle principali religioni e di sviluppare competenze specifiche in ambito interreligioso e interculturale. Il corso ha la durata di due anni accademici, divisi in quattro semestri; la lingua adottata è l’italiano, la modalità è mista, sia in presenza che a distanza. Le iscrizioni sono aperte dal 30 giugno al 30 settembre 2022. Per maggiori informazioni www.urbaniana.edu.

Studenti internazionali: una scuola dedicata a Giorgio La Pira in Angola

22 Luglio 2022 - Milano - Josè e Xavier sono due fratelli angolani che hanno avuto la fortuna di poter completare gli studi universitari in Italia. Hanno trovato un punto di riferimento nel Centro internazionale Giorgio La Pira di Firenze, dove hanno frequentato corsi di lingua italiana e attività formative e dove sono nate amicizie con giovani di culture diverse che hanno spalancato i loro orizzonti. Due anni fa il padre, appena andato in pensione, ha messo a disposizione la sua liquidazione: una bella somma, con cui avrebbero potuto permettersi molti lussi. Ma i due fratelli hanno deciso di usarli per costruire una scuola in Angola, che oggi è frequentata da 500 bambini. La retta è accessibile anche a famiglie che non hanno grandi disponibilità finanziarie, ai più indigenti vengono riservate borse di studio. La scuola è intitolata a Giorgio La Pira, in memoria di un personaggio legato alla storia del loro Paese, al continente africano, al sogno di promuovere l’incontro tra popoli e culture, e come debito di riconoscenza per l’accoglienza ricevuta a Firenze. Josè e Xavier, memori della loro storia, sono convinti che l’investimento più redditizio è l’educazione dei giovani. È la destinazione che hanno dato al denaro donato dal padre, è da lì che si può ripartire per dare alla loro terra un futuro migliore. (Giorgio Paolucci)    

Vangelo Migrante: XVII Domenica del Tempo Ordinario | Vangelo (Lc 11,1-13)

21 Luglio 2022 - Gesù dedicava tempi prolungati alla preghiera. I discepoli lo ammiravano ma allo stesso tempo constatavano la loro incapacità di pregare. Di qui il desiderio di imparare a pregare: “Signore, insegnaci a pregare”. Gesù accoglie la richiesta e insegna loro il Padre nostro. Non tanto la ripetizione di una formula (i discepoli ne conoscevano già molte) ma innanzitutto l’atteggiamento indispensabile ad ogni preghiera, il modo autentico per stare dinanzi a Dio; quello da cui scaturiscono tutte le forme di preghiera: l’ascolto, la richiesta di perdono, il ringraziamento e la lode, la domanda. Padre: immette nel clima del rapporto tra padre e figlio. Padre è la parola che ci fa riconoscere Suoi figli e fratelli tra noi; libera dalla paura, dalla solitudine, dal rimorso, dal peccato, dal fallimento; è la certezza di essere amati anche quando crolla tutto il mondo attorno a noi, anche quando siamo noi a crollare. Sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno sono le cose più importanti da cercare e praticare. L’opera di santificazione del suo nome e la costruzione del suo regno, producono un atteggiamento interiore di grande serenità e, al contempo, la disponibilità a fare la propria parte, ad offrire una piccola ma importante collaborazione. Il Padre non abbandonerà mai questo suo compito: è all’altezza ed è sempre all’opera. Sappiamo già che il suo regno è destinato a compiersi in pienezza. Ma vuole farlo con chi prega! Il pane, il perdono, le prove: Le tre domande che seguono danno concretezza alla fiducia nel Padre e all’impegno di collaborazione da parte dell’orante. Il pane indica tutte le realtà indispensabili per vivere: il cibo, il vestito, la casa, ma anche il rispetto, l’amicizia, la stima… Chiederlo a Dio vuol dire riconoscere che il creato, la vita, la nostra esistenza dipendono da lui. Chiedere a Dio il pane vuol dire anche assumere le nostre responsabilità per guadagnarci, attraverso le nostre capacità e il nostro lavoro, il cibo e quanto serve per vivere in modo dignitoso. Per se stessi e per i fratelli. I torti, le liti, le offese inevitabilmente avvelenano le relazioni tra gli uomini. Inutile sognare su questa terra un regno perfetto, dove tutto questo possa essere definitivamente superato. Esiste solo la strada del perdono per ristabilire la fraternità. La domanda di non abbandonarci alla tentazione, di renderci forti nel tempo della prova indica soprattutto il pericolo di non fidarsi di Gesù nelle vicende della vita per lasciarsi guidare dai desideri superficiali e in apparenza capaci di promettere un grande piacere. L’interesse personale e il benessere immediato rischiano di diventare i criteri fondamentali che guidano l’esistenza: il ‘pane’ solo per sé e l’incapacità di perdonare sono in concreto le forme più comuni della tentazione. Dopo le parole e gli atteggiamenti della preghiera, Gesù segnala con fermezza, attraverso due brevi parabole, la necessità di essere insistenti nella preghiera. La fiducia ostinata con la quale Gesù ci chiede di rivolgerci a Dio, ci ricorda che la preghiera non serve tanto per cambiare la realtà, ma per cambiare noi stessi. Bussare, chiedere, cercare, insistere non serve per spiegare meglio a Dio quello di cui abbiamo bisogno, ma per imparare a guardare la realtà con gli occhi di Dio. Ecco spiegata la preghiera e la sua necessità: l’esercizio continuo della nostra conversione alla volontà di Dio. Una pratica laboriosa e faticosa. Ma non impossibile. Dinanzi a un Dio che non sta certo a guardare e basta! (p. Gaetano Saracino)      

Spettacolo Viaggiante: oggi mons. Pizziolo alle giostre di Oderzo

21 Luglio 2022 - Vittorio Veneto - E’ consuetudine che durante le antichissime fiere dedicate a Santa Maria Maddalena ad Oderzo, in provincia di Treviso, sosti un luna park con attrazioni per grandi e piccoli; anzi per la zona del trevigiano questa fiera estiva rappresenta spesso le novità delle nuove giostre. Questa mattina, nello spazio dell’autoscontro della famiglia Carraro, il vescovo di Vittorio Veneto, mons. Corrado Pizziolo, ha presieduto l’Eucarestia concelebrata insieme a direttore dell’Ufficio Migrantes della diocesi e responsabile regionale della pastorale per la gente dello spettacolo viaggiante, don Mirko Dalla Torre. Il presule, nell’omelia, si è rivolto alle famiglie dello spettacolo viaggiante presenti auspicando che la ripartenza post-covid sia positiva per la gioia di tanti e per l’economia delle famiglie  circensi e lunaparkiste molto provate negli ultimi due anni a causa della pandemia. Commentando il Vangelo del giorno il vescovo ha evidenziato che anche una giostra o un circo possono diventare una parabola attraverso la quale il Signora ci parla. E – ha detto mons. Pizziolo - ci parla della festa e della gioia nel seguire la via che il Signore ci indica. La diocesi di Vittorio Veneto – dice a www.migrantesonline.it don Mirko Dalla Torre – in questo periodo si è molta impegnata nella cura e nella vicinanza concreta di coloro che  sono stati presenti nel territorio, fermi senza poter esercitare la loro arte e il loro lavoro. (Raffaele Iaria)  

Papa Francesco: il card. Lojudice guiderà anche la diocesi di Montepulciano-Chiusi-Pienza

21 Luglio 2022 - Città del Vaticano - Il card. Paolo Lojudice, arcivescovo di Siena-Colle Val d'Elsa-Montalcino, è stato chiamato da papa Francesco a guidare anche la diocesi di Montepulciano-Chiusi-Pienza unendo le due Sedi episcopali in "persona Episcopi". Ordinato sacerdote il 6 maggio 1989 per la Diocesi di Roma nel 2015 è stato nominato vescovo ausiliare di Roma e il 6 maggio 2019 chiamato alla guida della diocesi di Siena-Colle di Val d’Elsa- Montalcino. Nel Concistoro del 28 novembre 2020 è stato creato cardinale da papa Francesco. Oggi è anche membro del Dicastero per i Vescovi e all’interno della Cei  fa parte della Commissione episcopale per le Migrazioni ed è delegato Migrantes della Conferenza Episcopale Toscana.  "Ringrazio il Santo Padre per avere voluto, ancora una volta, accordarmi la sua fiducia affidandomi questo nuovo servizio per la Chiesa di Montepulciano-Chiusi-Pienza che avrò la gioia di incontrare in occasione del mio ingresso in diocesi il prossimo 3 settembre", ha detto il porporato: "la Chiesa mi chiede di accogliere sotto la mia responsabilità un'altra comunità diocesana, la vostra anzi la 'nostra', quella di Montepulciano, Chiusi, Pienza", la cui storia "articolata, complessa" "ci dimostra l'intenso legame tra le nostre due diocesi". Al card. Lojudice gli auguri della Fondazione Migrantes per un proficuo ministero.

Dipartimento Usa: “quattro milioni di sfollati a rischio tratta”

21 Luglio 2022 - Washington - Gli ucraini in fuga dalla guerra rischiano di diventare vittime di tratta di esseri umani, perché «il 90% dei rifugiati sono donne e bambini», secondo il rapporto annuale sulla tratta di esseri umani del Dipartimento di Stato Usa. «Il rapporto di quest’anno è stato pubblicato nel mezzo di una crisi umanitaria senza precedenti – ha affermato il segretario di Stato americano Antony Blinken –. L’insensata invasione russa dell’Ucraina e i suoi devastanti attacchi in tutto il Paese hanno causato dolore e sofferenza incredibili e hanno costretto milioni di cittadini ucraini a fuggire per mettersi al sicuro. Siamo profondamente preoccupati per i rischi di tratta di esseri umani che potrebbero dover affrontare sia gli sfollati all’interno del Paese, che quelli che fuggono dall’Ucraina, di cui circa il 90% sono donne e bambini». Secondo il rapporto, l’invasione su vasta scala ha costretto quattro milioni di persone a lasciare l’Ucraina nelle prime cinque settimane di guerra e ha spostato G quasi 6,5 milioni di persone all’interno dei suoi confini, per un totale di quasi un quarto della popolazione ucraina. Il rapporto fa riferimento anche alle valutazioni di funzionari del governo ucraino, secondo cui, a partire dalla fine di marzo 2022, le forze russe hanno trasferito migliaia di ucraini in Russia, di cui alcuni in aree remote. Secondo la stampa, molti di questi ucraini sono stati trasferiti con la forza. Questi cittadini sono altamente vulnerabili alla tratta di esseri umani, afferma il rapporto, evidenziando anche gli sforzi dei Paesi europei volti a proteggere i rifugiati ucraini da potenziali trafficanti di esseri umani. In particolare, in Austria, il cui confine è stato attraversato da 175.000 rifugiati nel marzo 2022, lo Stato ha finanziato campagne di informazione per i rifugiati, campagne educative per gli studenti delle scuole secondarie, programmi televisivi e volantini distribuiti nei loro luoghi di soggiorno. Campagne simili sono state condotte dai governi di Belgio, Bulgaria, Repubblica Ceca, Polonia, Danimarca, Estonia e altri Paesi.

Inclusione digitale, responsabilità formativa

21 Luglio 2022 - Roma - “Vorrei anche incoraggiarvi a considerare le molte comunità nel nostro mondo che restano escluse dallo spazio digitale, facendo dell’inclusione digitale una priorità della vostra pianificazione organizzativa. Facendo ciò, darete un contributo significativo alla diffusione di una cultura della pace radicata nella verità del Vangelo”. Le parole rivolte da Papa Francesco ai partecipanti al Congresso mondiale di Signis (Seul, 15-18 agosto 2022) tracciano un orizzonte ben preciso e, per nulla, scontato. La riflessione diventa impegno concreto: non aumentare il “digital divide” ma favorire l’inclusione e l’alfabetizzazione digitali. Ritorna la responsabilità formativa che passa anche da un patto sociale (o digitale) perché nessuno sia escluso. (Vincenzo Corrado)

Leopoli capitale dei rifugiati: “l’esodo non si è fermato”

21 Luglio 2022 -

Leopoli - Non sono valigie di viaggiatori o turisti quelle che ancora si vedono alla stazione di Leopoli. Nell’atrio e nel piazzale di fronte si continua ad arrivare per fuggire dalla guerra ma anche per rientrare in Ucraina. Le partenze non hanno certo i numeri dei primi giorni del conflitto quando, come raccontano qui, «la città era un immenso aeroporto dove tutti si muovevano lungo le strade con valigie, zaini e sacchetti in mano». Ma l’esodo prosegue: soprattutto dall’Est e dal Sud del Paese, dove ai missili russi che cadono ogni giorno si aggiungono gli appelli delle autorità all’evacuazione delle zone “ad alto rischio”. E si lascia ancora il Paese. Non con i treni perché sono stati cancellati i convogli che collegano la città con la vicina Polonia, a meno di settanta chilometri. Ma con gli autobus che partono a decine ogni giorno. Verso Cracovia, verso Varsavia, persino verso il Portogallo. Ma anche per Kiev dove c’è chi ha scelto di tornare. Appena fuori la stazione tre gazebo sono i punti di primo soccorso per chi ha lasciato tutto. I volontari offrono tè freddo o piccoli panini. Accampati, nelle panchine intorno, tutti coloro che sono in attesa del loro futuro prossimo.

Certo, Leopoli resta la “capitale” dei rifugiati. Su poco meno di un milione di abitanti, i profughi sono 200mila: un quinto della “sua” gente. Sistemati ovunque: in edifici pubblici, nelle famiglie, nelle parrocchie ma soprattutto nelle scuole e nelle palestre. E adesso si profila un’emergenza nell’emergenza. «L’amministrazione comunale – racconta l’arcivescovo Mieczyslaw Mokrzycki che guida la Chiesa di rito latino – ha stabilito che dal 1° settembre riprendano le lezioni. E la domanda che tutti si fanno è: dove andranno quanti sono alloggiati nei plessi e negli impianti sportivi? Perché ogni scuola ha la sua palestra. E non solo vanno liberate le aule ma anche le strutture connesse. Si parla di migliaia di rifugiati da ricollocare». Per ora la risposta non c’è.

Ma c’è il “terrore” dell’inverno. Le temperature scendono fino a venti gradi sotto zero. «Si ipotizzano già problemi per il riscaldamento – spiega Mokrzycki –. E vale anche per noi come arcidiocesi che stiamo accogliendo oltre 4.500 sfollati in molte strutture sparse sul territorio. Però alcune diventano inadeguate quando le temperature crollano».

Appena dietro il palazzo arcivescovile il parco dedicato al padre culturale dell’Ucraina, Taras Shevchenko, è un gigantesco hub dell’ospitalità. Il dipartimento di fisica dell’Università con la sua palestra ha aperto le porte a centocinquanta famiglie. Si dorme sui materassi poggiati sopra il pavimento e su qualche bancale; si stendono i panni nei fili che vanno da un canestro alla pertica; si mangia su due casse di legno trasformate in tavola.

«È difficile vivere così – sostiene l’arcivescovo –. Se poi aggiungi il fatto che hai già esaurito tutti i risparmi e non hai un lavoro, la situazione è al limite della sopportazione. Per questo si sceglie di tornare. Almeno una famiglia ritrova la sua terra». In un angolo del parco è nato l’unico “villaggio prefabbricato” di Leopoli: l’ha donato il governo polacco, come indica la bandiera che al cancello sventola accanto a quella ucraina. Cinquantasei container con tre posti letto ciascuno sono le case dei rifugiati. Ma niente cucine e bagni: quelli sono in comune. Una mamma allatta un piccolo di pochi mesi mentre altri due figli giocano sull’asfalto. Accanto un anziano sulla sedia a rotelle si riscalda al sole. «Sono salvo – sussurra –. È ciò che conta di più». (Giacomo Gambassi - Avvenire)

Migranti: 33.817 le persone sbarcate sulle coste italiane

20 Luglio 2022 -
Roma - Sono 33.817 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane dall'inizio dell'anno secondo i dati forniti oggi dal ministero degli Interni. Di questi 5.990 sono di nazionalità egiziana (18%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Tunisia (5.917, 17%), Bangladesh (5.860, 17%), Afghanistan (3.292, 10%), Siria (2.111, 6%), Costa d’Avorio (1.276, 4%), Eritrea (984, 3%), Guinea (913, 3%), Iran (762, 2%), Pakistan (692, 2%) a cui si aggiungono 6.020 persone (18%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione.

Sant’Egidio: un anno di impegno collettivo che ha incluso nella campagna vaccinale migliaia di persone considerate “invisibili”

20 Luglio 2022 -
Roma - Ha aperto un anno fa, l'hib vaccinale voluto dalla Comunità di San'Egidio, rivolto alle persone più fragili, soprattutto a chi non aveva accesso alla campagna vaccinale. Ribattezzato subito "l'Hub degli invisibili", ha al suo attivo cifre importanti: circa 17.000 persone vaccinate, più dell'80% dei quali privi al servizio sanitario, sarebbero rimasti esclusi dalla campagna di immunizzazione. Nei giorni scorsi la festa per questo "compleanno", insieme ai numerosi amici, volontari e sanitari (sono circa 140) che hanno reso possibile quest'opera, che riveste un carattere straordinario, soprattutto per l'aver reso possibile l'emersione e l'inclusione del popolo degli "esclusi" (quasi 14.000) dalla campagna vaccinale, si legge in una nota. Il presidente della Comunità di Sant'Egidio, Marco Impagliazzo, ha ricordato che nel libro intervista del Generale Figliuolo, colui che ha gestito l'emergenza Covid in Italia, l’HUB è ampiamente citato come esempio di un'esperienza riuscita, che ha permesso di raggiungere tanti stranieri, poveri ed anziani solie di inserirli nel sistema sanitario pubblico. Ha poi mostrato il disegno che il Premio Nobel per la fisica Giorgio Parisi, ha realizzato e regalato alla Trattoria degli Amici: un grafico che illustra l'efficacia delle dosi di vaccino e spiega inmaniera semplice e visiva l’importanza delle dosi di vaccinazione contro il Covid 19. L'impegno dell'hub vaccinale - che non si è mai interrotto - prosegue in questi mesi, e continua ad essere un approdo per chi cerca protezione dal virus e il giusto accesso al diritto alla salute, che è di tutti.

Mons. Chomali: “vergogna e impotenza per la morte di tre venezuelani in un container, fa male vedere l’indifferenza”

20 Luglio 2022 -
(Foto: diocesi di Concepcion)
Rom - “Il Cile è malato”. Lo scrive, in una lettera pubblicata ieri sul quotidiano “El Mercurio”, l’arcivescovo di Concepción, mons. Fernando Chomali, che esprime “vergogna e impotenza per la morte di tre fratelli venezuelani in un container, mentre cercavano un po’ di calore”. Il fatto è accaduto nei giorni scorsi a Coronel, centro che si trova a pochi chilometri a sud di Concepción, sulla costa del Pacifico, nella regione del Bío Bío. Tre persone anziane, due donne e un uomo, migranti venezuelani senza dimora, come migliaia di connazionali, hanno acceso una stufa in un container, per trovare riparo dal freddo e sono morte soffocate per le esalazioni di monossido di carbonio. Nella lettera - citata oggi dal Sir -  mons. Chomali ha affermato che “fa male vedere l’indifferenza di fronte a questa notizia; e ciò che conferma che la società è gravemente malata”. È del tutto “schizofrenico” che convivano “nel modo più naturale il fatto che migranti muoiano in situazioni subumane e la pubblicità che incoraggia le persone a comprare anche appartamenti. Ci siamo abituati a persone che muoiono per strada per il freddo e la fame e, d’altra parte, l’ostentazione si presenta in tutte le sue forme”. L’arcivescovo evidenza, nel contempo, lo sforzo compiuto dalla Chiesa per sostenere le persone in situazioni vulnerabili, ma in un contesto di indifferenza “che fa male”. Da qui l’invito ad “allargare lo sguardo e a scommettere su una solidarietà chiara ed efficace”.