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Demenza e migranti anziani, in Italia cure a ostacoli: pochi mediatori e servizi non adeguati

12 Aprile 2026 - I più fragili fra i fragili. Gli stranieri sopra i 60 anni, residenti in Italia e affetti da disturbi cognitivi, sono costretti ad affrontare numerosi ostacoli per accedere a cure e percorsi diagnostici. La loro popolazione è cresciuta e si stima che su 590mila persone, circa 45mila convivano oggi con la demenza. Al fenomeno si dedicano i ricercatori del progetto Immidem, coordinato dall’Istituto superiore di sanità (Iss) e avviato con il finanziamento del ministero della Salute nell’ambito dei fondi della ricerca finalizzata del 2016. I dati emersi dal lavoro portato avanti mostrano un uso disomogeneo dei servizi e la frequente interruzione dei percorsi di cura per le persone straniere affette da demenza. Secondo una survey nazionale, condotta su 343 Centri per disturbi cognitivi e demenze (Cdcd) nel 2019, si stima che oltre 4.500 migranti siano stati presi in carico dai servizi specialistici, ma con risorse ancora insufficienti. Solo il 6,7% dei Centri infatti dispone di materiale informativo multilingue, il 10,5% offre interpreti professionali e il 37,3% può contare sulla presenza di un mediatore culturale. Un’altra analisi, condotta in 18 Centri che ha coinvolto 823 pazienti, quasi la metà dei quali con una storia migratoria, ha mostrato come le persone risultino mediamente più giovani al momento della valutazione (73,0 vs 78,5 anni), presentino una maggiore vulnerabilità linguistica (bassa competenza in italiano nel 21,9% dei casi) e reti familiari più fragili, pur avendo una complessità clinica sovrapponibile a quella dei pazienti italiani. Il lavoro compiuto dai ricercatori ha messo in luce in questi anni l’esigenza di adottare un approccio multidisciplinare per gestire i pazienti. “Un approccio multisettoriale è fondamentale per comprendere i complessi bisogni di salute dei migranti con demenza, individuare le barriere che queste persone e i loro caregiver incontrano nell’accesso alle risorse sociosanitarie e sviluppare politiche culturalmente appropriate”, spiega Marco Canevelli, docente del dipartimento di Neuroscienze Umane della Sapienza Università di Roma. “In questa prospettiva, istituzioni governative, agenzie di sanità pubblica, mondo accademico, operatori sanitari, organizzazioni non governative attive in ambito umanitario e associazioni di pazienti rappresentano interlocutori essenziali per sviluppare strategie collaborative realmente inclusive”. Come per il resto della popolazione anziana in Italia, la crescita costante dell’incidenza delle demenze in quella straniera è un dato ineluttabile. “A causa dell’invecchiamento progressivo della popolazione – osserva il professor Canevelli –, un numero crescente di migranti, così come di persone native, è e sarà esposto al rischio di sviluppare malattie croniche correlate all’età e già oggi convive con demenza e altri disturbi cognitivi”.
“Questa transizione demografica ed epidemiologica non è un fenomeno transitorio, ma rappresenta e rappresenterà una sfida permanente e strutturale per il nostro Servizio sanitario. I dati raccolti dal progetto Immidem hanno confermato che le demenze tra i migranti sono in netto aumento nel nostro Paese e hanno inoltre documentato una più frequente insorgenza di casi anche in età presenile”.
Centrale, è anche il contributo dei mediatori culturali, essenziali per una valutazione accurata e culturalmente appropriata. Il progetto Immidem ha curato la traduzione e l’adattamento in italiano di strumenti per la valutazione cognitiva. “La survey dei Centri per i disturbi cognitivi e le demenze (Cdcd) condotta nell’ambito del progetto Immidem ha evidenziato importanti criticità nei servizi, quali la scarsa presenza e la difficoltà nel ricorrere a interpreti professionali e mediatori culturali, lo scarso impiego di strumenti di valutazione cognitiva cross-culturale, la mancanza di materiale informativo sulle demenze tradotto in altre lingue, la limitata esperienza e competenza degli operatori sul tema della demenza nelle persone culturalmente e linguisticamente diverse. Queste carenze devono rappresentare l’oggetto di politiche sanitarie mirate”. I ricercatori non sottovalutano un altro aspetto: la sottodiagnosi del fenomeno. La causa è “riconducibile a barriere linguistiche e culturali e a carenze strutturali che precludono o ritardano l’accesso ai servizi sociosanitari”, conferma Canevelli. Per far uscire dall’ombra i casi “è fondamentale condurre attività di sensibilizzazione – suggerisce – per aumentare i livelli di consapevolezza ed alfabetizzazione sanitaria sul tema della demenza e combattere lo stigma”.
“È inoltre cruciale investire sulla formazione del personale sociosanitario e sull’adozione di strumenti di valutazione cross-culturali per implementare percorsi diagnostici e assistenziali sensibili alle diversità culturali”.

(Elisabetta Gramolini/SIR)

“Oggi chi è il mio prossimo”. Presentato il Secondo Rapporto Europeo sullo stato dell’equità in salute. L’intervento del card. Zuppi

18 Marzo 2026 - Presentato a Roma il Secondo Rapporto Europeo sullo stato dell’equità in salute (HESRi2), nell’ambito dell’evento “Oggi chi è il mio prossimo”, organizzato dal Consiglio delle conferenze episcopali d’Europa (Ccee), dalla Conferenza episcopale italiana (Cei) e dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Tra i relatori, il presidente della Cei, il card. Matteo Zuppi con un intervento su “Il ruolo delle Conferenze Episcopali nazionali alla luce dei cambiamenti sociali ed economici che impattano sulla salute in Europa”. "Quando si intendono cercare le migliori condizioni di salute per i popoli europei - ha detto il card. Zuppi -, non possiamo non fare riferimento alla storia del Continente europeo: gli ospedali, i lazzaretti, le strutture di ricovero nascono dal senso cristiano di voler dare una risposta alla domanda: chi è mio fratello? [...] La memoria si fa presente a noi per indicarci l’esigenza di andare nella direzione di un rinnovato senso di corresponsabilità, di superamento dei confini nazionalistici, di egoismi tecnologici o economici. Se molti problemi rimangono aperti, il settore sanitario si presta ad una osservazione fondamentale nella sua semplicità: i virus ed i batteri non conoscono frontiere o dazi doganali; così come non riconoscono i brevetti industriali. L’attenzione come Conferenze Episcopali che possiamo avere è quella di scoprire ogni giorno che la cura della salute è molto più globale di quanto si possa immaginare. La pace dei popoli passa dal riconoscere la dignità di ogni vita umana, fin dal suo manifestarsi [...]"..

Assistenza sanitaria per cittadini iscritti nell’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (Aire) extra Ue: dalla Camera il primo “sì”

28 Novembre 2025 - La Camera ha approvato il 27 novembre scorso con 162 voti a favore, 1 contrario e 29 astenuti la proposta di legge in materia di assistenza sanitaria in favore dei cittadini iscritti nell'Anagrafe degli italiani residenti all'estero (Aire), residenti in Paesi che non appartengono all'Unione europea e non aderiscono all'Associazione europea di libero scambio. Il testo passa ora al Senato. Il provvedimento interviene su una questione rimasta irrisolta per anni: la difficoltà, per chi vive stabilmente all’estero, di mantenere un legame effettivo con il Servizio sanitario nazionale. Oggi, infatti, l’iscrizione all’Aire – pur essendo un obbligo e la condizione necessaria per accedere a diritti consolari fondamentali – comporta automaticamente la perdita della tessera sanitaria e dell’assistenza continuativa in Italia, salvo le sole prestazioni urgenti garantite un massimo di novanta giorni. La normativa vigente finisce dunque per rappresentare un vero disincentivo all’iscrizione anagrafica, con conseguenze che incidono su più ambiti della vita civile. In questo modo, invece, chi vive all’estero potrà nuovamente avere un medico di base e un accesso ordinato alle prestazioni del servizio sanitario durante i rientri nel Paese. L’accesso al Ssn sarà però subordinato al pagamento di un contributo annuale. Il testo approvato fissa la quota a duemila euro all’anno, non frazionabili, con decorrenza dalla data di rilascio della tessera sanitaria nazionale. (fonte: Agenzia 9 Colonne)

Avezzano (AQ), un protocollo di intesa per la mediazione culturale nei consultori

13 Maggio 2025 - Lunedì 12 maggio, nella Sala riunioni del Consultorio di Avezzano è stato firmato il protocollo d’intesa tra l’Area Marsica della Asl 1 Abruzzo e la Diocesi di Avezzano per l’integrazione della mediazione culturale nei servizi Socio Sanitari offerti dai consultori familiari. Il protocollo è stato firmato dalla dottoressa Antonella Busico per la Asl 1 Abruzzo e dal vescovo, S.E. mons. Giovanni Massaro, per la Diocesi. L’intesa mette a sistema prassi operative già consolidate dalla collaborazione realizzata tra gli enti nei mesi precedenti e intende favorire l’accesso ai servizi sanitari e socio-sanitari delle persone con background migratorio, migliorare la comunicazione tra gli operatori sanitari e gli utenti stranieri, promuovere la conoscenza e la consapevolezza dei diritti sanitari tra le comunità migranti e in particolare le opportunità di diagnosi, cura, prevenzione ed educazione offerte dai consultori. I mediatori culturali, selezionati dal servizio Migrantes della diocesi di Avezzano, saranno coinvolti oltre che nell’affiancamento degli operatori sanitari nelle prestazioni consultoriali anche in attività di educazione, sensibilizzazione e promozione della salute materno-infantile, dell’affettività e della prevenzione e il contrasto della violenza di genere. I servizi sanitari e le cure mediche non sono facilmente accessibili a tutti coloro che risiedono più o meno stabilmente nel territorio nazionale. Ciò purtroppo vale in particolar modo per chi proviene da paesi non comunitari e si trova in una condizione socio-economica di marginalità. L’intento dell'iniziativa è quello di accompagnare gli utenti che, con il percorso migratorio, hanno perso la rete di rapporti sociali  e il supporto di esperienze e pratiche familiari, al confronto con gli usi e i costumi italiani, anche nel contesto sanitario e socio-sanitario. «È un segno concreto di un impegno condiviso per l’umanizzazione della cura - ha detto mons. Massaro -, per una sanità che si fa prossimità, ascolto, inclusione. Il servizio di mediazione culturale – con spirito evangelico – vuole essere proprio questo: un ponte. Un gesto concreto per dire a ogni donna, a ogni famiglia, a ogni migrante: “Tu sei il benvenuto, tu sei atteso, la tua dignità è riconosciuta”».