Tag: Immigrati e rifugiati
La Spezia: dal papa anche migranti nigeriani
Torino: a Roma con i “nuovi italiani”
Torino - Zaino in spalla e sacco a pelo, sono partiti alle 23 della sera di Pasqua dalla chiesa dell’Immacolata Concezione di Torino, sede della cappellania latinoamericana della diocesi: tra i 550 ragazzi e ragazze che hanno aderito al pellegrinaggio promosso dalla Pastorale giovanile subalpina, si sono iscritti anche 50 adolescenti delle comunità etniche torinesi con i loro animatori, guidati dal diacono Eugenio Teresa Uiliamo, missionario della Consolata mozambicano. Un viaggio sostenuto anche dall’Ufficio Migrantes della diocesi che ha contribuito a pagare le quote d’iscrizione per i ragazzi con famiglie in difficoltà economica, tutti ospitati nell’oratorio salesiano Maria Ausiliatrice.
Un pullman “colorato” con giovani italiani, latino-americani e africani che si sono preparati insieme all’incontro con il Papa, come ci ha spiegato alla partenza suor Estella Luengas, messicana del Famulato cristiano, pellegrina con i giovani latinoamericani, «un’occasione unica per vivere insieme una pagina della enciclica Fratelli tutti. Tra loro anche 9 ragazze accompagnate da una mamma, Angel Okosun, del Gruppo ecumenico nigeriano della diocesi a cui aderiscono 50 famiglie cattoliche e pentecostali della parrocchia di San Giuseppe Cafasso nella periferia della città. Li abbiamo raggiunti al telefono ieri pomeriggio sulla strada del ritorno dopo due giorni faticosi ma che rimarranno scolpiti nella memoria di tutti «perché vedere il Papa da vicino è stata un’emozione unica e poi per i ragazzi era la prima volta che visitavano Roma – dice Queensley Eze, 20 anni, animatrice del Gruppo ecumenico –. Ciò che ha colpito di più le nostre ragazze, e anche me, è quando il Papa ci ha detto che è felice, dopo due anni in cui piazza San Pietro è stata vuota per il Covid, che siano proprio i giovani a tornare a riempirla ricordando che durante la pandemia lui, da solo, era in quella stessa piazza a parlare al mondo e anche a noi davanti alla tv. Ci siamo commossi, perché abbiamo capito che il Papa conta su di noi». Mamma Angel le fa eco: «I nostri ragazzi si portano a casa il dono grande di essere accolti dai loro coetanei provenienti da tutta Italia, di essersi sentiti come loro amati dal Papa che li ha incoraggiati a non aver paura, perché la vita è bella».
«Per i ragazzi figli di migranti – commenta il diacono Uliano – è stato importante capire che non sono i soli ad avere difficoltà, anche di integrazione, e questo grazie alle testimonianze dei giovani italiani che hanno parlato delle proprie sofferenze e crisi. È una spinta a uscire dai loro gruppi a non avere paura delle diversità, perché agli occhi del Signore siamo tutti uguali. E in piazza San Pietro attendendo il Papa abbiamo vissuto davvero un bel momento di fraternità in cui i nostri ragazzi si sono mischiati con i loro coetanei, cantando, pregando, raccontandosi le loro storie. Alcuni mi hanno detto che non dimenticheranno che il Papa li ha invitati ad avere coraggio, a non tenere dentro le paure ma di parlarne con gli amici, i genitori, gli educatori. Ecco il nostro impegno per il futuro: tenere per mano i nostri ragazzi e ripetere loro, con il Papa: non scoraggiatevi, fatevi aiutare, noi siamo con voi». Ad aspettare i ragazzi a Torino padre John Nkinga, missionario della Consolata, originario del Kenya: «Per i nostri adolescenti si è trattato di un’esperienza nuova che li porterà a “uscire” dalle proprie realtà etniche, che li aiuterà grazie all’invito del Papa a vivere la dimensione universale della fede che nelle nostra città non sempre è possibile». (Marina Lomunno - Avvenire)
Viminale: da inizio anno sbarcate 8.642 persone migranti coste italiane
Mediterraneo, morti e dispersi
Milano - Nella sola ultima settimana quattro naufragi e una donna morta uccisa da un colpo d’arma da fuoco mentre tentava di attraversare il mare dalla Turchia alla Grecia. Sono gli ultimi dati che arrivano dal Mediterraneo: dall’altra sponda delle migrazioni. Di chi tenta dal Nord Africa di raggiungere a tutti i costi l’Europa. Sono in tutto 35 i migranti morti nell’ultimo naufragio al largo delle coste libiche: ad aggiornare il drammatico bilancio è ancora una volta l’Oim, l’Organizzazione internazionale per le migrazioni.
«Un altro naufragio: 29 dispersi e 6 cadaveri recuperati al largo della Libia – scrive su Twitter Flavio Di Giacomo, portavoce Oim per il Mediterraneo – Sono almeno 193 i migranti morti nel Mediterraneo Centrale nelle ultime 2 settimane e almeno 511 dall’inizio dell’anno. Ribadiamo la necessità di rafforzare il sistema di ricerca e soccorso in mare».
Una migrante è rimasta uccisa in uno scambio di colpi d’arma da fuoco sul confine tra la Grecia e la Turchia lungo il fiume Evros, che è anche il confine estero dell’Unione Europea. Secondo la ricostruzione fornita dalla polizia greca, la notte scorsa le guardie di confine greche hanno avvistato un gommone che partiva dalla parte turca e lo hanno invitato con gli altoparlanti a tornare indietro. A questo punto, secondo la ricostruzione degli agenti greci, dalla parte turca sarebbero partiti dei colpi, e le guardie di confine greche si sono riparate ed hanno esploso dei colpi in aria. Quattro migranti sono riusciti a raggiungere il versante greco, ma la polizia ha poi recuperato nel fiume il corpo della donna senza vita, colpita al petto da un colpo di arma da fuoco. I migranti hanno raccontato alla polizia di frontiera di aver pagato a trafficanti di Istanbul 2mila euro ciascuno per poter attraversare il fiume ed entrare in Europa.
E sempre lungo il confine turco, ma questa volta su terra, oltre 80 migranti sarebbero stati respinti denudati dalla Bulgaria. Altri 103 che tentavano di entrare in Ue sarebbero stati catturati. Le forze di sicurezza della Bulgaria hanno fermato 84 migranti entrati in modo irregolare dalla Grecia e li hanno respinti dopo averli denudati oltre il confine con la Turchia. Lo fanno sapere vari media turchi mostrando fotografie di alcune persone seminude in un bosco e citando dichiarazioni di membri delle forze di sicurezza di Ankara che hanno riportato le testimonianze dei migranti stessi. Il gruppo è stato intercettato dalle forze di sicurezza turche durante un pattugliamento nel distretto di Kofcaz, all’interno della regione turca della Tracia nei pressi del confine bulgaro. I migranti provengono da Afghanistan, Marocco, Siria e Iran. Sempre nella stessa zona, 103 persone con cittadinanza afghana, marocchina, tunisina, siriana e iraniana sono state fermate dalle forze di sicurezza turche, e successivamente trasferite in centri di rimpatrio, mentre tentavano di oltrepassare illegalmente il confine terrestre tra Turchia e Bulgaria per entrare in Unione europea.
Ma è altrettanto drammatico il bollettino che racconta delle migrazioni lungo il Mediterraneo centrale: qui, nell’ultima settimana, sono avvenuti almeno cinque naufragi con 23 corpi senza vita recuperati e almeno 70 persone risultate disperse. Questi sono i morti delle frontiere europee. «Un sistema di soccorso che non funziona, un tragico risultato delle politiche Ue sui confini» sottolinea la Ong Mediterranea Saving Humans. Proprio due anni fa si era consumata 'la strage di Pasquetta', quando nell’area di ricerca e soccorso maltese furono lasciate morire 12 persone e 53 superstiti furono consegnati agli aguzzini libici. «Una storia esemplare di morte, respingimenti illegali e diritti negati» ricorda la Ong Sea Watch che chiede anche «basta morti nel Mediterraneo». (Daniala Fassini)
Viminale: circa 8mila le persone migranti sbarcate sulle coste italiane
Integrazione, arriva la serie Rai “Bangla”
Roma - Arriva domani su RaiPlay Bangla La serie (dal 27 aprile al 6 maggio anche su Rai 3 alle 20.20), commedia che tratta la questione dell’integrazione in modo divertente: un giovane italiano di seconda generazione racconta cosa vuol dire essere musulmano praticante e vivere in un mondo lontano dai precetti dell’islam.
Gli 8 episodi sono la prosecuzione del diario di Phaim, ventenne nato e cresciuto a Torpignattara, a Roma.
Ancora naufragi e salvataggi
Milano - Oltre 800 persone arrivate a Lampedusa con barchini, in modo autonomo nell’ultimo fine settimana. Due naufragi al largo della Tunisia con decine di dispersi e solo pochi corpi recuperati, un altro dramma di fronte alle coste libiche con 4 morti e 19 dispersi e una nave Ong con a bordo 205 persone salvate da soccorsi in mare. Il bollettino che arriva dal Mediterraneo racconta ancora una volta la drammaticità dei flussi migratori che partono dal Nord Africa diretti in Europa. Dopo il naufragio di sabato, una seconda tragedia è avvenuta domenica al largo di Sfax, sempre in Tunisia. A denunciarlo è Alarm Phone, spiegando che sabato scorso una barca è affondata al largo della Tunisia. «Venti persone sono state soccorse, ma 6 sono ancora disperse e sono stati recuperati quattro corpi». Altre 30 persone non ce l’avevano fatta il giorno prima nell’altra tragedia raccontata. «Bisogna fermare il regime di frontiera omicida dell’Ue», dice l’Ong. E sempre domenica un’altra imbarcazione di legno con 20 migranti a bordo ha fatto naufragio al largo della libica Surman. Due persone sono state salvate – riferisce l’Oim in Libia – mentre sono stati recuperati quattro corpi senza vita; altre 14 persone sono date per disperse. Intanto chiede ripetutamente di poter raggiungere terra, in un porto sicuro, la nave Sea Watch con a bordo 205 persone salvate in una serie di soccorsi (anche drammatici) negli ultimi giorni al largo della costa libica. Ma l’Ong tedesca teme che diversi altri profughi siano annegati. In particolare, ha spiegato Sea Watch in un tweet, è stato fatto un salvataggio per un gommone che stava affondando con la guardia costiera libica presente sul posto. Molti migranti erano già in acqua e «su almeno 50 persone in difficoltà, ne abbiamo salvate 34», ha fatto sapere l’Ong, sottolineando che molte delle persone recuperate hanno bisogno di cure urgenti. «I sopravvissuti raccontano di aver visto annegare dei parenti – spiega la Ong –. Le esperienze traumatiche hanno lasciato segni fisici e psicologici. Lo staff medico sta curando molti naufraghi, ma la nave non è un ospedale. Il diritto alla vita deve valere per tutti». Cinque persone con gravi problemi di salute sono state evacuate dalla nave che ora si trova a poco più di dieci miglia a est dell’isola di Lampedusa. Oltre ai cinque migranti, tra cui due donne in gravidanza, anche una sesta persona ha lasciato la nave per accompagnare la moglie. A bordo restano 205 migranti: «Hanno urgente necessità di essere portati a terra e ricevere cure adeguate», dicono dalla Ong.
Intanto è corsa contro il tempo a Lampedusa per svuotare l’hotspot di contrada Imbriacola, al collasso dopo la raffica di arrivi dello scorso weekend quando sull’isola sono sbarcati oltre 800 migranti. Domenica in 127 sono stati imbarcati sul traghetto di linea diretto a Porto Empedocle, stessa sorte ieri per altri 104 migranti, che in serata hanno raggiunto la cittadina dell’Agrigentino. In rada a cala Pisana c’è anche la nave quarantena Moby Dada: 300 i posti disponibili a bordo. Nel centro dell’isola, con i nuovi trasferimenti, restano in più di 400 a fronte di una capienza massima di 250. La prefettura, nelle prossime ore, predisporrà altri trasferimenti. Le avverse condizioni del mare, intanto, per il momento hanno fermato gli sbarchi. Sono 6.938 i migranti giunti in Italia, via mare, da inizio anno. In calo rispetto agli 8.505 di un anno fa ma il doppio rispetto ai 2.971 del 2020 (primo anno fra l’altro della pandemia). Aumentano anche le persone che non ce la fanno a raggiungere le coste dell’Europa. Sono complessivamente 475 i migranti morti in mare da inizio anno. Numeri purtroppo destinati ad aumentare con le persone scomparse durante la navigazione e di cui non si è mai saputo nulla. La rotta più letale resta quella del Mediterraneo centrale, tra Libia e Italia e Malta. Ed è proprio lungo questa rotta che è tornata in mare la nave Ong Mare Jonio di Mediterranea Saving Humans. «Torniamo in mare per salvaguardare la vita umana, proteggere e accogliere chi fugge dalla Libia. La nostra nave Mare Jonio è salpata da porto di Mazara del Vallo verso la zona Sar del Mediterraneo centrale» ha annunciato nei giorni scorsi l’organizzazione umanitaria. (Daniele Fassini - Avvenire)
Papa: ultimi tratti della Via Crucis a famiglie russa e ucraina e migrante
Fai-Cisl: una mozione parlamentare sui ghetti per tutelare i lavoratori sfruttati
“Fratelli tutti”: cerimonia interreligiosa nel ghetto di Borgo Mezzanone
Foggia -Si è svolta domenica nella chiesa del ghetto di Borgo Mezzanone, nel foggiano, la cerimonia 'Fratelli Tutti', organizzata dalla Fai-Cisl nell’ambito delle iniziative del congresso nazionale. L’incontro ha riunito sotto lo stesso tetto cattolici, musulmani e protestanti, in un momento di preghiera e riflessione sulla pace e l’unità tra i popoli.
«Questo è un tempo che tende a dividerci tutti – ha detto il segretario generale Onofrio Rota intervenendo alla cerimonia – invece noi condividiamo sentimenti e idee, e lo facciamo qui, in un luogo che è simbolo di fatica e solitudine. Pregare insieme qui per molti di noi è un gesto normalissimo, però è anche una scelta molto bella, rivoluzionaria, di coraggio, di fratellanza».
Sullo sfondo dell’iniziativa, un messaggio politico forte contro il caporalato e lo sfruttamento. Da tanti anni, denuncia il sindacato, la politica chiude gli occhi davanti a insediamenti come questi, ma ciò non ha portato nulla di buono per nessuno. Soprattutto, non ha portato nulla di positivo per i migranti, per i lavoratori, per le famiglie che giungono in Italia e in Europa per conquistare una vita dignitosa, libera, felice. «Qui – ha detto Rota – non ci sono prospettive di felicità, possibilità di emancipazione. Non vogliamo che si ripetano le violenze, le morti per il freddo, per i roghi, per la fatica nei campi. Non vogliamo che le persone cerchino lavoro rivolgendosi agli sfruttatori, persone che fingono di essere amici dei lavoratori, ma in realtà sono veri e propri trafficanti di esseri umani». Sono intervenuti alla cerimonia l’imam Zakariya Mutah, Erika Szilagyi, presidente del Consiglio della Chiesa Evangelica Valdese di Foggia, il Pastore Charles Ojieaga, sacerdote della Garden of Jesus Christ Church di Borgo Mezzanone e mons. Franco Moscone, vescovo di Manfredonia, che ha concluso la cerimonia sottolineandone il valore nell’ottica della «comune paternità di ogni persona e di tutta l’umanità, nella prospettiva che dobbiamo imparare a non fare più la guerra, a trasformare le lanci in falci e le spade in aratri, a trasformare i nostri cuori in cuori che accolgono e non dividono. Il lavoro autentico, libero da ogni sfruttamento, dall’illegalità – ha concluso Moscone in segno di condivisione delle azioni del sindacato – è lo strumento più grande per costruire la giustizia e aprire la strada della pace».