Tag: Immigrati e rifugiati

Cagliari : al Lazzaretto la Giornata mondiale di migranti e rifugiati

7 Settembre 2020 - Cagliari – « Mediterraneo, mare di meticciato e frontiera di pace”. Sarà il tema al centro della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che si celebra a Cagliari il 26 e 27 settembre, in due momenti. Sabato 26 alle 17.30, al Lazzaretto di Sant'Elia un convegno che ha come relatori Oliviero Forti, della Caritas Italiana, che propone una relazione sul tema: « Immigrazione e Mediterraneo. Oltre la crisi», e            mons. Francesco Cacucci, arcivescovo di Bari, che invece proporrà il tema «Mediterraneo, frontiera di pace», già presentato nell’incontro di Bari del 19-23 febbraio scorsi. Gli interventi saranno preceduti dai saluti dell'arcivescovo di Cagliari, mons. Giuseppe Baturi e dalle autorità civili ed istituzionali del territorio. L'incontro terminerà con la preghiera comunitaria, presieduta dal mons. Baturi, in memoria delle vittime nel Mediterraneo e omaggio floreale in mare. Domenica 27 invece alle 11.30, nella basilica di Nostra Signora di Bonaria, la celebrazione eucaristica presieduta da mons. Francesco Cacucci e concelebrata dall’arcivescovo di Cagliari, mons. Giuseppe Baturi, alla quale sono state invitate le comunitàà etniche, le associazioni di volontariato, i volontari Caritas e Migrantes e gli insegnanti di religione. Nel corso della due giorni, organizzata dall'Ufficio diocesano Migrantes e dalla Caritas, verrà anche presentato il Messaggio di papa Francesco per la Giornata mondiale: «Come Gesù Cristo, costretti a fuggire. Accogliere, proteggere, promuovere e integrare gli sfollati interni». Un tema che se trova maggiore attinenza nei continenti di emigrazione, come Africa, Asia e America, in Europa viene declinato con quella necessaria attenzione di cui anche il conduttore televisivo, Piero Angela, ha parlato in una recente trasmissione. Uno studio sul Dna degli antichi romani ha infatti mostrato  come la capitale dell'Impero sia stato crocevia di etnie. Secondo quanto individuato dagli studiosi la varietà genetica presente a quei tempi a Roma era decisamente ampia: individui provenienti da Nord Africa, Vicino Oriente, e regioni del Mediterraneo europeo, sono il segno di un continuo spostamento da e verso la capitale dalle diverse parti dell'Impero. Una commistione di popoli che conferma come la mobilità sia da sempre una caratteristica dell'umanità: ieri come oggi, il Mediterraneo è luogo di incontro di popoli di diverse etnie, capaci di costruire ponti e dialogo. Tema più che mai attuale quello dei migranti, alla luce della situazione dei giorni nostri.  In particolare da tempo si registrano tragedie del mare, con decine di persone morte nel Mediterraneo, specie nel canale di Sicilia, così come è continuo l'afflusso di migranti che sbarcano nelle coste sud occidentali della Sardegna. Le rotte algerine e tunisine sono particolarmente battute e per questo occorre che l'Europa si faccia carico dei problemi che bloccano lo sviluppo dell'intero continente africano. La mobilità umana è parte della storia del mondo, come dimostrano gli studi presentati di recente. Occorre governare il fenomeno. (Migrantes Cagliari)

Scalabriniane: diario da Lesbo (4)

4 Settembre 2020 - Lesbo - Uno dei momenti più commoventi, per una religiosa qui a Lesbo, è ricevere la comunione, in un momento di preghiera che coinvolge persone dalle nazionalità più diverse. Sulle pendici del monte di Moria, il momento comune di raccoglimento richiama una piccola rappresentanza di profughi. Don Gervais ha il compito di accompagnarci, di presentarci e commentarci le parole del Vangelo, in una comunità senza frontiere. E’ questo il momento forse più toccante per chi, tutti i giorni, porta nel cuore il pensiero di Cristo, del fondatore della Congregazione e dei suoi cofondatori. Le cene comunitarie ci raccontano bene cosa vuol dire aprirsi al mondo. Tra volontari italiani, siriani, afgani, congolesi si suggella l’amicizia, la solidarietà, e non manca il commiato nel segno della fede "per rivolgere insieme, tutti e fratelli, una preghiera al Signore" e consegnare a Lui, in buona sorte, tutti i profughi del mondo. Il lavoro qui a Lesbo è stato tanto, come la fatica, ma la gioia di esprimere materialmente la condivisione alla sofferenza dei rifugiati ha compensato il sudore versato. Lunghi pomeriggi a distribuire cibo, ad una media di mille persone al giorno. Poche a fronte di un esercito di 10mila dimenticati, quei "pochi" sono stati invitati a sedersi a un tavolo e sono stati serviti, non con le briciole cadute dal pranzo dei ricchi, ma con il vassoio dell'agape. Tra i fratini azzurri di Sant’Egidio, che danno speranza a chi è fuggito dai luoghi di sofferenza, c’eravamo anche noi, le suore dei migranti, le figlie del beato Giovanni Battista Scalabrini, con l'audacia missionaria della beata Assunta Marchetti e del venerabile Giuseppe Marchetti.

Lesbo: per tutto il mese di Agosto la missione umanitaria della Comunità di Sant’Egidio

4 Settembre 2020 - Roma - È andata avanti tutto il mese di agosto la missione umanitaria della Comunità di Sant’Egidio nell’isola di Lesbo, che ha visto più di 150 volontari al fianco dei rifugiati e richiedenti asilo che “stazionano”, per mesi, a volte anni, nel campo di Moria. La situazione nel campo purtroppo non è facile. Nella “Jungle”, l'area che si stende negli oliveti sulla collina, non ci sono acqua, elettricità, servizi igienici. Solo polvere e fango, vento caldo e pioggia gelata, a seconda della stagione, e rifugi fatti con materiali di scarto: cartoni, pancali, teloni. Frequenti gli incendi, come quello di pochi giorni fa, per cause ancora da accertare, ma forse non accidentali, si legge sul sito della comunità.  Le persone passano le giornate senza far niente, nessuna scuola per i bambini (che sono la maggioranza della popolazione del campo), nessuna attività per gli adulti. Il campo è "tutt’oggi in lockdown, si può uscire solo per cure mediche, pratiche legali e acquisti inderogabili. All’interno qualcuno ha aperto un negozietto dove si possono acquistare pane, frutta e verdura, ci sono anche il barbiere e il sarto". Nel corso del mese le attività della Comunità si sono spostate dal frantoio in un luogo più vicino al campo, per permettere a più persone di venire al ristorante della solidarietà, senza dover chiedere alle autorità il permesso di uscire. In questi ultimi dieci giorni è stato un crescendo di numeri, più di 1.000 pasti giornalieri, 150 persone alla scuola di inglese (divise in due classi, principianti e intermedi), in prevalenza donne e ragazzi. E poi la Scuola della Pace, con oltre 300 bambini, un momento di festa, ma anche di studio, sempre nel rispetto delle regole anti-covid. Domenica 30 agosto è stata celebrata la liturgia, la prima dentro al campo, in un anfiteatro sulla collina, da dove si scorge in lontananza quel mare che separa l’Europa dalla Turchia e che ha inghiottito troppe vite innocenti. Commossa la partecipazione, insieme ai volontari, dei profughi, molti dei quali provenienti da paesi dell'Africa. Ormai la presenza di Sant’Egidio nel campo di Moria è nota ai rifugiati. "Siamo 'quelli della colomba", che non è solo un riferimento al nostro logo, ma anche un messaggio di pace e di speranza per donne e uomini segnati dalla sofferenza per il terribile viaggio che hanno dovuto affrontare, chi scappando dalla Siria, chi dall’Afghanistan, chi dall’Africa. Sono tanti i motivi per i quali hanno deciso di arrivare in Europa, ma tutti sognano una vita 'normale': la scuola per i bambini, un lavoro per gli adulti. Agosto è finito. La missione è appena all’inizio: dare un futuro a questi nostri amici".

Covid: “a Lesbo si rischia la catastrofe umanitaria”

4 Settembre 2020 -

Milano - Dopo il primo caso confermato nel campo di Moria a Lesbo, con oltre 80 contagi già registrati in totale sull’isola greca, la pandemia da coronavirus rischia adesso di causare centinaia di vittime tra uomini, donne e bambini, già stremati da condizioni di vita disumane. È l’allarme lanciato da Oxfam e dal Greek Council for Refugees, che chiedono un’azione immediata del governo greco e dell’Ue per evitare che l’emergenza si trasformi in una vera e propria catastrofe sanitaria. Nell’hotspot sopravvivono attualmente 12mila persone in uno spazio concepito per appena 3mila, di cui il 40% sono bambini, costretti a dormire all’aperto o ammassati in tende con appena 5-6 ore al giorno di accesso all’acqua e servizi igienici inadeguati soprattutto per far fronte alla diffusione del contagio.

Rapporto Unhcr: metà dei bambini rifugiati di tutto il mondo non frequenta la scuola

3 Settembre 2020 - Roma - Se in Italia la ripresa delle scuole resta un nodo ancora da sciogliere, a milioni di bambini rifugiati nel mondo il diritto all'istruzione continua a essere negato e il Covid-19 rischia di peggiorare ulteriormente la situazione. A dirlo è l'Acnur/Unhcr che oggi ha pubblicato il suo quinto rapporto dedicato all'istruzione, “Coming together for refugee education". Secondo l'Agenzia delle Nazioni Unite, «se la comunità internazionale non intraprenderà azioni immediate e coraggiose per contrastare gli effetti catastrofici della pandemia, il potenziale di milioni di giovani rifugiati che vivono in alcune delle comunità più vulnerabili al mondo sarà ulteriormente minacciato». Anche perché già prima del Covid la probabilità che un bambino rifugiato non ricevesse un'istruzione era due volte più elevata rispetto a quella di un suo coetaneo in condizioni più avvantaggiate. Ma adesso molti potrebbero non avere più l'opportunità di riprendere gli studi a causa della chiusura delle scuole, della difficoltà di pagare le tasse d'iscrizione, le divise o i libri di testo, oltre che dell'impossibilità di accedere alle tecnologie necessarie o del bisogno di lavorare per sostenere le proprie famiglie. «Metà dei bambini rifugiati di tutto il mondo non riceveva già un'istruzione - ha dichiarato l'Alto commissario, Filippo Grandi -. Dopo tutto quello che hanno patito, non possiamo provarli del futuro negando loro un'istruzione oggi». I dati raccolti nel rapporto, relativi al 2019, si basano su informazioni provenienti da dodici Paesi che accolgono oltre la metà dei bambini rifugiati di tutto il mondo. Stando ai numeri, mentre la percentuale di iscrizioni complessive all'istruzione primaria è pari al 77%, solo il 31% dei giovani risulta iscritto a quella secondaria e per quanto riguarda la superiore si arriva al 3%. In realtà benché si tratti di dati non paragonabili a quelli delle medie globali, il 2009 ha fatto registrare un aumento del 2% dei rifugiati iscritti alle scuole secondarie. Ma il Covid-19, scriva ancora l'Unhcr, «rischia di azzerare anche questi piccoli progressi». Per le bambine va ancora peggio. Le probabilità di accesso sono addirittura inferiori e il Malala Fund ha stimato che a causa del virus, la metà di tutte quelle rifugiate non farà ritorno in classe quando riapriranno le scuole, almeno per quanto riguarda il mese in corso: «Mi preoccupa specialmente l'impatto sulle bambine rifugiate - continua Grandi -. La comunità internazionale non può in alcun modo permettersi di fallire il compito di offrire loro le opportunità derivanti dall'istruzione». C'è poi un'altra questione, perché le minacce non sono legate soltanto alla pandemia. Gli attacchi ai danni delle scuole «costituiscono una triste realtà in aumento - si legge ancora in una nota dell'Acnur - e nel Sahel le violenze hanno costretto alla chiusura oltre 2.500 istituti danneggiando i percorsi scolastici di 350mila studenti». (Matteo Marcello - Avvenire)

Viminale: 19.765 i migranti sbarcate sulle coste italiane nel 2020

3 Settembre 2020 -

Roma - Sono 19.765 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane dall'inizio di quest'anno. Il dato è aggiornato dal Ministero dell'Interno alle 8 di questa mattina. Dei quasi 19.800 migranti sbarcati 7.895 sono di nazionalità tunisina (40%). Gli altri provengono da Bangladesh (3.048, 15%), Costa d’Avorio (911, 5%), Algeria (860, 4%), Pakistan (690, 3%), Sudan (686, 3%), Marocco (575, 3%), Somalia (555, 3%), Egitto (506, 3%), Guinea (355, 2%) a cui si aggiungono 3.684 persone (19%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione.

Migrantes Cosenza-Bisignano: una terza parrocchia della diocesi apre al progetto “Allarga lo spazio della tua tenda”

3 Settembre 2020 - 3 Settembre 2020 - Cosenza - Dopo le esperienze nelle parrocchie Sacro Cuore di Gesù e Madonna di Loreto e di Sant’Aniello a Cosenza, entra a far parte del progetto “Allarga lo spazio della tua tenda” anche la parrocchia Sant’Antonio di Rende. Ne dà notizia il direttore dell’ufficio Migrantes della diocesi, Pino Fabiano. “Dopo le prime due esperienze di una famiglia siriana accolta a Sant’Aniello e di due ragazzi di origine senegalese a Loreto, ora avviamo a Rende il percorso di un altro gruppo di ragazzi neo maggiorenni che lavorano e studiano” - spiega Fabiano -. “Le nostre sono esperienze di terza accoglienza per favorire l’integrazione, grazie anche alle comunità parrocchiali alla cui vita i protagonisti del progetto partecipano attivamente. Il direttore dell’Ufficio, che guida anche la Migrantes regionale, sottolinea la disponibilità del parroco, padre Luigi Loricchio, per un cammino che avrà anche momenti di musica e ricreazione. Pino Fabiano fa sapere che l’Ufficio è disponibile ad accompagnare altre parrocchie anche in altre zone della diocesi che vogliano intraprendere questo progetto, che risponde ai richiami di papa Francesco all’accoglienza e all’integrazione. Intanto per il prossimo 27 settembre è in programma la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, organizzata in collaborazione con le parrocchie, con il racconto delle esperienze di accoglienza realizzate. (Fabio mandato - Parola di Vita)  

Lampedusa: per il parroco “Meglio trasferire sulla terraferma”

1 Settembre 2020 - Lampedusa - A Lampedusa, complice il mare calmo, c’è tensione per l’affollamento dell’hot spot dovuto ad un maxi-sbarco, sabato notte, di un peschereccio proveniente dalla Libia con 370 migranti del Bangladesh e del Senegal. Una trentina di barchini sono arrivati dalla Tunisia venerdì scorso. Il centro di Contrada Imbriacola, che può contenere solo duecento persone, ne ha ora circa 1.200 ammassati in condizioni disumane, con persone che dormono in terra, senza servizi igienici a sufficienza. 307 sono state trasferite nelle ultime ore. Anche stavolta la parrocchia di San Gerlando ha messo a disposizione, per l’emergenza, la Casa della fraternità, per dare almeno un tetto ai più vulnerabili, tra cui donne incinte e bambini. Il Viminale ha annunciato di aver avviato le procedure per far arrivare altre tre navi quarantena, che si aggiungeranno alle due già al largo di Lampedusa. Ieri pomeriggio al Comune di Lampedusa una riunione con alcuni imprenditori dell’isola, per decidere come organizzare lo sciopero minacciato dal sindaco Totò Martello. Un piccolo gruppo di manifestanti leghisti sta protestando esponendo cartelli con le scritte “Stop immigrati”, “Governo criminale”. Don Carmelo La Magra, parroco di Lampedusa, è sempre in prima linea nell’azione umanitaria. Oltre a dare la disponibilità dei locali parrocchiali, nei giorni scorsi ha officiato una piccola preghiera per il migrante morto, della Guinea Bissau, recuperato dall’imbarcazione “Louise Michel”, finanziata dal famoso street artist Bansky per effettuare salvataggi. Sui social don Carmelo ha postato la scritta #Blacklivesmatter: sullo sfondo il cimitero di Lampedusa e la camera mortuaria dove è ancora il corpo del giovane migrante senza nome. “Se lo slogan vale per l’America dovrebbe valere per tutti, anche in Europa – afferma al Sir -. Ogni vita ha valore”. “La situazione reale nell’isola non è come nel 2011 perché le persone sono nell’hotspot e nella Casa della fraternità, non ci sono migranti che invadono l’isola come viene detto – precisa  il parroco -. Certo tutte queste persone sono in grave disagio, dormono a terra, sotto gli alberi, non ci sono servizi igienici per tutti,  e questo è disumano”. La parrocchia ha offerto la Casa della fraternità “ma è sempre complicato gestire tutto quando i numeri sono così alti”. “La nostra richiesta al governo – afferma don La Magra – è che non vengano trattenute così tante persone a Lampedusa.  La permanenza nell’hot spot non è rispettosa dei diritti degli esseri umani, perché non ci sono gli spazi e i servizi necessari”. E a proposito della presenza delle navi delle Ong precisa: “Se non si vogliono altri a soccorrere in mare lo facciano le navi militari, per portarli subito in altri luoghi. Magari Lampedusa può essere usata solo per i soccorsi più urgenti”. Don La Magra pensa onestamente che le navi quarantena “siano inutili, anche perché si riempiono subito. Rimangono bloccate 14 giorni con persone già visitate e che hanno fatto il tampone. E se ci fosse improvvisamente un positivo sarebbe anche peggio. Sarebbe meglio alleggerire la pressione sull’isola portando le persona sulla terraferma, perché non possono stare ammassati nel centro in quelle condizioni”.  Le navi, prosegue, “sarebbero più utili se facessero la spola tra Porto Empedocle e Lampedusa. Anche perché non sono numeri ingestibili se trasferiti in altri posti”. Il parroco di Lampedusa apprezza l’iniziativa dell’artista Bansky, che ha finanziato di tasca propria una missione di salvataggio: “Dovrebbero seguirla in tanti. Continuiamo ad assistere a tragedie perché non ci sono vie legali e non ci sono salvataggi in mare. Rappresenta un segno, perché una sola barca non risolve ma ci dice che è possibile farlo”. Nel frattempo anche le Ong Sea Watch e Open arms hanno ripreso il mare. “Si è vero, c’è fermento ma speriamo non vengano considerate un ostacolo come in passato”, commenta.  “Il governo sembra sempre preoccupato per le Ong – osserva – allora potrebbe mettere a disposizione le navi militari per i soccorsi. Non ci interessa chi lo fa, purché qualcuno lo faccia, come nel 2013 quando c’era la missione Mare nostrum”. (Patrizia Caiffa - SIR)

Migrantes Calabria su incendio barcone: oggi si è persa umanità nel pensiero e nel linguaggio

1 Settembre 2020 - Cosenza - L'Ufficio Migrantes Calabria raccoglie “l’invito dell’arcivescovo di Crotone-Santa Severina, mons. Raffaele Panzetta, all’indomani della tragica morte in mare di tre migranti, "a restare fedeli al Vangelo”. “Sui social - dice il direttore regionale, Pino Fabiano - si sono scatenati linguaggi e comportamenti che impoveriscono una intera comunità. Rispetto alla morte e a persone che affogano nel mare, oggi si è persa un po’ umanità nel pensiero e anzitutto nel linguaggio”. Il direttore Migrantes lancia “un appello ancora una volta a non generalizzare e a rendersi conto che gli sbarchi continuano” e che “c’è bisogno di canali umanitari" sull'esempio di quelli già avviati dalla Cei - attraverso Caritas Italiana e Fondazione Migrantes - e dalla Comunità di Sant’Egidio”.

Viminale: 19194 i migranti approdati nel 2020 sulle coste italiane

31 Agosto 2020 - Roma - Sono 19.194 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno secondo i dati, aggiornati a questa mattina alle 8, del Ministero dell'Interno. Dei quasi 19.200 migranti sbarcati in Italia nel 2020, 7.885 sono di nazionalità tunisina (41%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Bangladesh (3.041, 16%), Costa d’Avorio (911, 5%), Algeria (858, 4%), Pakistan (667, 3%), Sudan (643, 3%), Marocco (569, 3%), Somalia (549, 3%), Egitto (494, 3%), Guinea (355, 2%) a cui si aggiungono 3.222 persone (17%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Sempre secondo il Viminale sono 84.557 i migranti accolti su tutto il territorio nazionale di cui 1.248 negli hot spot della Sicilia, 59.900 nei centri di accoglienza e 23.409 nei centri Siproimi. La Regione con la più alta percentuale di migranti accolti è la Lombardia (13%, in totale 11.129 persone), seguita da Emilia Romagna (10%), Lazio, Piemonte e Sicilia (9%), Campania (7%), Toscana e Veneto (6%).

Frati Minimi su incendio barca migranti: “non si puó rimanere indifferenti dinanzi ad un simile accaduto”

31 Agosto 2020 - Paola - "Non si puó rimanere indifferenti dinanzi ad un simile accaduto. S. Francesco di Paola farebbe udire forte la sua voce a difesa della dignità umana, in questo caso profondamente lesa". E' quanto si legge nel profilo facebook del Santuario di Paola," cuore della fede di Calabria"dopo l'incedio del barcone dei migranti a Crotone che ha causato la morte di tre migranti e il ferimento di alcuni uomini di soccorso della Guardia di Finanza. Dal santuario calabrese  - dice  ilcorrettore provinciale dell'Ordine dei Minimi fondato da San Francesco di Paola - "si alza un appello urgente a riscoprire la sussidiarietà, valore umano e cristiano eminentemente esercitato dal santo Patrono della nostra Regione, anche in tempi di pandemia". (R.I.)

Diocesi di Crotone-Santa Severina:” l’odio e l’indifferenza nei confronti dei migranti” è “contrario all’autentica pietà cristiana”

31 Agosto 2020 - Crotone - La tragedia che si è consumata ieri a largo della costa di Praialonga nel comune di Isola Capo Rizzuto "scuote profondamente le nostre coscienze di uomini e di credenti" e "ci spinge a chiedere perdono a Dio per questa ennesima tragedia dell’emigrazione". E' quanto scrive la diocesi di Crotone-Santra Severina in una nota dopo l'incendio di un barcone con a borod migranti che ha causato la morte di tre persone e il ferimento di un finanziaere. La comunitèà diocesana "piange per la morte di questi nostri tre fratelli migranti, dei quali pur non conoscendo i nomi, intuiamo la tragica storia di sofferenza, e spera che i dispersi (o il disperso) siano ritrovati salvi". la cuoria diocesana è vicina anche agli uomini della Guardia di Finanza rimasti feriti nelle operazioni di soccorso, così come "ci sentiamo in dovere di ringraziare e di lodare tutti gli uomini e le donne dello Stato, delle associazioni di volontariato e del personale medico e paramedico per la dedizione con cui si stanno adoperando nei soccorsi dei superstiti e nella ricerca dei dispersi. Riteniamo - si legge ancora nella nota - che sia proprio il prendersi cura del prossimo, senza distinzione di razza, lingua, sesso, religione, il valore più alto della nostra Repubblica di cui come cattolici ci sentiamo orgogliosamente ispiratori e parte integrante". La diocesi calabrese, guidata dall'arcivescovo mons. Angelo Raffaele Panzetta fa suo l’appello di papa Francesco, che proprio domenica scorsa, 23 Agosto, durante l’Angelus in Piazza San Pietro, ricordava ai credenti e alla comunità internazionale che "Il Signore ci chiederà conto di tutti i migranti caduti nei viaggi della speranza, vittime della cultura dello scarto" e fa appello al Governo Italiano, alla Commessione Europea e alla comunità internazionale perché "non lascino nulla di intentato nel favorire l’accoglienza dei migranti e la risoluzione dei conflitti interni ai loro Paesi che li costringono alla fuga. In questo momento siamo altresì increduli e turbati per l’aria d’odio e d’indifferenza che si respira sui social e ci preoccupa e rammarica sapere che anche tra chi si professa cristiano e cattolico ci si abbandoni a giudizi e a considerazioni che rasentano il razzismo". Da qui l'invito a tutti i responsabili politici ed amministrativi "del nostro paese a farsi carico dei problemi sociali che esasperano la nostra gente e che il Corona Virus ha aggravato ancora di più, guardando con lungimiranza ai valori di civiltà sanciti dalla nostra Costituzione, gli unici in grado di traghettarci verso una società più giusta, con meno disuguaglianze e più attenta ai bisogni dei cittadini più fragili. Come figli dell’unico Padre misericordioso, credenti in Gesù Cristo, che si è fatto prossimo di tutti, soprattutto dei più poveri e degli ultimi, riteniamo che l’odio e l’indifferenza nei confronti dei migranti, sia contrario all’autentica pietà cristiana". Il Vangelo di Gesù, attraverso la Dottrina Sociale della Chiesa - ssi legge ancora nelle nota - ricorda che ogni uomo è, "in quanto figlio di Dio, chiamato a realizzarsi in modo dignitoso secondo giustizia e carità". Pertanto è "eticamente inammissibile rifiutarsi di accogliere i migranti perché, come ricorda il Concilio Vaticano II 'Dio ha destinato la terra e tutto quello che essa contiene all'uso di tutti gli uomini e di tutti i popoli, e pertanto i beni creati devono equamente essere partecipati a tutti, secondo la regola della giustizia, inseparabile dalla carità'".  La Diocesi di Crotone- Santa Severina mentre si augura che "i toni più aspri si stemperino", presenta a Dio tutte "le vittime innocenti delle disuguaglianze mondiali e incoraggiamo, con rinnovato slancio, a favorire nel nostro territorio percorsi di integrazione, di fratellanza e di tutela dei più fragili e dei più poveri, perché nessuno tra di noi abbia a soffrire e a sentirsi escluso e scartato".

Raffaele Iaria

Incendio su barcone: tre morti e un disperso al largo di Crotone

31 Agosto 2020 - Crotone - Il dolore e l'angoscia, lo choc e la disperazione. Sono i sentimenti che traspaiono dagli occhi e dai primi, concitati racconti dei migranti sopravvissuti all'ennesima tragedia del mare, avvenuta al largo delle coste crotonesi. Per cause ancora da accertare, a bordo del barcone che li stava trasportando, è avvenuta una violenta esplosione, che ha causato finora tre vittime (una donna e due uomini) e un disperso. Sono tre e non quattro, come si era appreso in un primo tempo, i migranti morti nell'incendio del barcone davanti la costa del crotonese ed uno è ancora disperso. Secondo una prima ricostruzione della Prefettura di Crotone, a bordo del barcone viaggiavano, complessivamente, 21 migranti. Altri 13 erano sbarcati nella notte a Sellia Marina, dove il barcone era stato intercettato da una motovedetta della Gdf che aveva iniziato a scortarlo verso il porto di Crotone. Durante il tragitto, per ragioni ancora da verificare (potrebbe essersi trattato di cause accidentali, una scintilla venuta a contatto col carburante, ma c'è pure chi ipotizza uno "zampino" di possibili scafisti a bordo) è avvenuta la tremenda esplosione che ha causato 5 feriti tra i migranti (due con gravi ustioni sono stati trasferiti in elisoccorso nell'ospedale di Catanzaro) e altri due feriti tra i militari della Guardia di finanza (uno forse con frattura a una gamba), che stavano attuando l'operazione di soccorso. Sulle cause dell'esplosione indagano le forze dell'ordine, coordinate dalla procura di Crotone. (Vincenzo R. Spagnolo – Avvenire)

Viminale: 17.985 persone migranti sbarcate sulle nostre coste

28 Agosto 2020 -
Roma - Sono 17.985 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Il dato è agiornato a questa mattina alle 8 dal Ministero degli Interno. Dei quasi 18.000 migranti sbarcati in Italia nel 2020, 7.581 sono di nazionalità tunisina (42%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Bangladesh (2.803, 16%), Costa d’Avorio (911, 5%), Algeria (834, 5%), Sudan (620, 3%), Pakistan (580, 3%), Marocco (564, 3%), Somalia (480, 3%), Egitto (446, 2%), Guinea (355, 2%) a cui si aggiungono 2.811 persone (16%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione.

Lampedusa: prosegue il piano del governo per liberare l’hotspot

28 Agosto 2020 -

Lampedusa - La nave quarantena "Azzurra" ha attraccato ieri al porto di Cala Pisana, a Lampedusa. Si tratta della seconda imbarcazione presa a noleggio dal governo per ospitare i migranti ed effettuare la necessaria sorveglianza sanitaria prima dell’accoglienza a terra. Mercoledì era stata la volta della nave "Aurelia'", che ha imbarcato 273 migranti ospiti dell’hotspot locale, 60 dei quali positivi al Coronavirus. Secondo quanto è stato reso noto dal Viminale, tra il primo e il secondo viaggio, sono 850 i migranti trasferiti dall’isola.

Il “miracolo” di mamma Maria: dal Perù a Cosenza per curare la figlia

28 Agosto 2020 -
Cosenza - "Non sapevo una parola d’italiano, ero spaesata e preoccupata, non potevo permettermi l’albergo... Quello che è successo è stato un miracolo di Dio". Si chiama Maria ed è una mamma peruviana con gli occhi segnati dall’angoscia per la figlia ventenne malata di leucemia. Sandy, la ragazza, era arrivata in Italia per l’Erasmus e presto agli studi aveva affiancato il volontariato allo Sprar di San Giorgio Albanese, paesino dell’entroterra cosentino. Ma il 4 gennaio ha dovuto essere ricoverata nel reparto di Ematologia dell’Annunziata di Cosenza, presso cui è ancora in cura con terapie sia domiciliari sia in corsia. Appena saputa la notizia, mamma Maria è volata in Italia assieme al figlio più grande per assisterla. Ma come fare? Per fortuna a Casa nostra, centro diurno della Caritas cosentina, ci sono suore messicane con cui la donna può esprimersi in spagnolo, spiegarsi e trovare conforto. La catena della solidarietà qui è forte, ramificata; miracolosa, come sostiene Maria. Le trovano casa all’associazione 'Gianmarco De Maria', creata per accogliere i familiari di minori ricoverati all’Annunziata dai genitori di un bambino strappato alla vita da un tumore. Così Maria viene raggiunta dall’altro figlio, Danny, e dal marito Odon. Nelle stanze della 'De Maria', ricavate in un vecchio convento, incontrano poi Rosa, giovane spagnola anche lei in Italia per un Erasmus e poi fermatasi per amore e per lavoro; è lei a fare da traduttrice, mentre l’associazione e la sua straordinaria macchina di volontariato e assistenza provvedono al resto, dalle medicine alle incombenze burocratiche, ai necessari spostamenti: «Qui è davvero una famiglia, un aiuto fondamentale. È come essere a casa», raccontano Maria e Odon. Infine, grazie al parroco ecuadoriano di Sant’Agostino don Victor, la famiglia può persino partecipare alla messa in spagnolo. Tra l’altro, senza più permesso di soggiorno per ragioni umanitarie a causa dei decreti sicurezza, mamma Maria non potrebbe rimanere in Italia per assistere Sandy; ma l’emergenza Covid (che sta ferendo anche il Perù) al momento non permette comunque di tornare a casa: un 'effetto collaterale' del virus, finalmente positivo. (Domenico Marino - Avvenire)

Sicilia: il Tar sospende l’ordinanza migranti

28 Agosto 2020 -

Palermo - Le misure adottate "sembrano esorbitare dall’ambito dei poteri attribuiti alle regioni" e rischiano di "ingenerare difficoltà di coordinamento tra le autorità", anzi "potrebbero proprio esse stesse creare le condizioni di potenziale pericolo per la salute e l’incolumità pubblica che avrebbero, invece, inteso scongiurare", vista la difficoltà di "organizzare nei ristretti tempi indicati l’attività di sgombero in condizioni di sicurezza" degli hotspot. Il presidente della terza sezione del Tar di Palermo, Maria Cristina Quiligotti, ha accolto l’istanza cautelare presentata dal governo nazionale e ha sospeso l’esecutività dell’ordinanza del presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, che prevede lo sgombero e la chiusura degli hotspot e dei centri di accoglienza per migranti presenti sull’Isola per un presunto rischio sanitario legato all’emergenza Covid. La camera di consiglio per la trattazione collegiale è stata fissata per il 17 settembre prossimo, ma il giudice amministrativo, nel decreto di sospensiva, entra già nel merito del giudizio. Alla base dell’impugnazione da parte del presidente del Consiglio e del ministro dell’Interno c’è la considerazione che la gestione del fenomeno migratorio è competenza dello Stato, non delle Regioni. Le misure previste dall’ordinanza "involvono e impattano in modo decisivo sull’organizzazione e la gestione del fenomeno migratorio nel territorioitaliano, che rientra pacificamente nell’ambito della competenza esclusivadello Stato ai sensi dell’art. 117 della Costituzione" si legge nel decreto cautelare. Il giudice del Tar smonta proprio le fondamenta su cui si basa l’iniziativa fortemente contestata del governatore siciliano, si spinge a dire che "l’esistenza di un concreto aggravamento del rischio sanitario legato al Covid- 19 tra la popolazione locale, quale conseguenza del fenomeno migratorio…appare meramente enunciata, senza che risulti essere sorretta da un’adeguata e rigorosa istruttoria". Anche sulla chiusura dei porti scrive: "La disposta chiusura dei porti all’accesso dei natanti di qualsiasi natura trasportanti migranti sembra esorbitare parimenti dalla competenza regionale". (A.T.)

Scalabriniane: diario da Lesbo (3)

27 Agosto 2020 - Lesbo - Si chiama Fazi, ha 11 anni. E’ fuggita dall’Afghanistan per continuare a vivere. Ora si trova a Lesbo e, alla sua età, ai più piccoli insegna quel po’ che sa in inglese. Le Suore Scalabriniane, nell’ambito della loro missione svolta grazie alla collaborazione con la Comunità di Sant’Egidio, l’hanno incontrata. Fazi si trova nel campo profughi di Moria, luogo dove la dignità umana sembra essere cosa sconosciuta. La formazione ha i colori delle suore e della Comunità e passa dai sorrisi e dai piccoli grandi gesti di animazione che viene fatta.  E’ bello vedere come nonostante il momento di crisi proprio i bimbi ancora disegnino a colori. Hanno voglia di casa, di serenità e si adattano per come possono, in questo momento. Il sole sorge ogni giorno su quelle baracche costruite da frasche e pezze di teli di plastica. Arrampicarsi sui pendii del campo non è cosa facile. I migranti arrivano qui passando dalla Turchia, a due passi da quest’isola. Sembra l’ultima tappa di un viaggio che invece è solo il punto intermedio. Fra le tende ci sono fili che reggono i panni messi ad asciugare: danno il senso dell’umanità in cammino. Molti sono i bisogni essenziali a cui rispondere: cibo e igiene personale in primis. Amare è prendersi cura degli altri, è l’obiettivo della missione scalabriniana che si sviluppa nella terra di questi luoghi ma che si alimenta stando vicini ai rifugiati, tenendo presente come le sfide siano sempre dietro l’angolo. Fazi è un simbolo di chi ha gli occhi che guardano con stupore l’arcobaleno e le onde del mare, la natura e gli altri. Fazi guarda con occhi Cristiani, è il fuoco ardente di chi ama vivere. La vita ha sempre una Fazi accanto a noi.

Viminale: 17.604 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane nel 2020

27 Agosto 2020 - Roma - Sono 17.604 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Il dato è del Ministero dell’Interno ed è aggiornato alle 8 di questa mattina. Degli oltre 17.600 migranti sbarcati, 7.268 sono di nazionalità tunisina (41%). Gli altri provengono da Bangladesh (2.803, 16%), Costa d’Avorio (911, 5%), Algeria (808, 5%), Sudan (620, 3%), Pakistan (580, 3%), Marocco (564, 3%), Somalia (480, 3%), Egitto (446, 3%), Guinea (355, 2%) a cui si aggiungono 2.769 persone (16%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione.  

Associazioni: un giorno di digiuno, come segno di protesta contro l’indifferenza e di solidarietà con i migranti

27 Agosto 2020 -
Roma - - “Gridare tutta la nostra indignazione, metterci il nostro corpo e non solo la faccia, esigere un cambio di rotta dell’Italia e dell’Europa, complici delle stragi dei migranti, di fronte agli ennesimi crimini di omissione di soccorso! Non ci resta che questo, dopo le ultime tragedie del Mare Nostrum”. Lo scrivono i firmatari di una lettera-appello dopo l’ennesima strage avvenuta nel Mediterraneo con la morte di 45 persone, tra cui cinque bambini, la notte tra il 14 e il 15 agosto. Al naufragio del gommone partito dalla Libia sono scampate 36 persone: “Ai morti – si legge nel documento – si aggiunge la sorte dei sopravvissuti che, recuperati da un peschereccio, una volta portati sulla terraferma, sono stati trasferiti in un centro di detenzione libico, uno di quelli gestiti dal governo di Tripoli. Si tratterebbe, secondo le prime informazioni, di cittadini provenienti da Senegal, Mali, Ciad e Ghana”. Prosegue l’appello: “Subito dopo quella strage, in meno di una settimana, ne sono avvenute altre tre: il bilancio totale è di 100 morti e altre 160 persone sparite dopo aver preso il largo! Non possiamo restare a guardare e a contare senza muoverci! È gravissimo che sia proprio l’Italia a finanziare la guardia costiera libica. Il governo italiano continua nei fatti le politiche di respingimento dei migranti violando il diritto internazionale che prevede l’obbligo di accoglienza dei profughi che scappano da guerre e da violazioni di diritti umani. Inoltre l’Italia tiene ancora bloccate nei porti ben quattro navi che potrebbero salvare altri migranti”. I firmatari propongono due iniziative da attuare venerdì 28 agosto: un giorno di digiuno, come segno di protesta contro l’indifferenza e di solidarietà con i migranti, e una foto da condividere sui social con il proprio volto e un cartello con scritto “#esefossimonoiadaffogare?Adessobasta!”. Tra i firmatari della lettera: Associazione Casa Amadou, Associazione Laudato si’, Centro Astalli, Ciac (Centro immigrazione asilo e cooperazione) Cimi (Conferenza degli Istituti missionari italiani), Comitato 3 ottobre, Commissione Giustizia e Pace dei Missionari Comboniani, Comunità comboniana di Castelvolturno (Ce), Emmaus Italia, Fondazione Casa della carità (Angelo Abriani), Gim (Giovani impegno missionario), Gruppo Abele, Libera, Nigrizia, ResQ-People Saving People, Suam (Segretariato unitario animazione missionaria degli Istituti missionari).