Tag: Immigrati e rifugiati

Migrantes Caltanissetta: un video per essere vicini agli emigranti. Iniziativa di solidarietà per i migranti che vivono nel territorio

28 Dicembre 2020 - Caltanissetta - “Auguriamo un buon Natale ed un felice anno nuovo a tutti i migranti della diocesi di Caltanissetta che a causa della pandemia non sono potuti tornare nel loro paese di origine”. E’ l’augurio che ha voluto rivolgere ai migranti sparsi nel mondo la Migrantes diocesana  con un video . IL video si apre con un messaggio di speranza e di augurio  del vescovo, mons. Mario Russotto e con gli auguri e le immagini dai diversi paesi della diocesi.

L’Ufficio Migrantes di Caltanissetta non ha dimenticato, in questo Natale particolare, gli immigrati che vivono nel territorio diocesano, lontani dalla loro terra. A loro i volontari hanno portato doni natalizi nelle case di accoglienza Santa Barbara e San Giuseppe.

R.Iaria

Naufragio al largo della Tunisia: strage di donne, 4 erano incinte

26 Dicembre 2020 - Milano - Erano quasi tutte donne (un solo uomo) le 20 persone ritrovate morte al largo della costa della Tunisia a seguito del naufragio dell'imbarcazione a bordo della quale stavano tentando la traversata del Mediterraneo verso l'Italia. E quattro delle 19 donne erano incinte. Lo riferisce Mourad Torki, portavoce del tribunale della regione di Sfax, nel centro della Tunisia. Il naufragio è avvenuto giovedì. Le ricerche proseguono nel tentativo di trovare altre 13 persone che risultano disperse. Sempre secondo i dati forniti dal portavoce, quattro altri migranti sono stati salvati: uno resta sotto osservazione medica e un altro è fuggito dall'ospedale. L'imbarcazione, sovraccarica e in cattive condizioni - riferisce Avvenire - trasportava 37 persone di cui tre originarie della Tunisia e le altre dell'Africa sub-sahariana, ha riferito ancora il portavoce del tribunale regionale di Sfax. Le imbarcazioni della Guardia costiera tunisina e i sub della Marina, impegnati nelle ricerche, non hanno ritrovato ieri altri corpi né sopravvissuti. Nella zona ci sono forti venti e onde alte. I venti corpi sono stati recuperati da agenti della Guardia costiera e da pescatori locali, che li hanno portati a riva e trasferiti in sacchi bianchi in un vicino ospedale, dove sono state effettuate le autopsie. Le autorità tunisine fanno sapere che recentemente hanno intercettato diverse imbarcazioni cariche di migranti, e rilevano anche che il numero dei tentativi di partenza illegale è in crescita, in particolare tra la regione di Sfax e l'isola di Lampedusa. Le barche di migranti spesso partono dalle coste della Tunisia e dalla vicina Libia, con a bordo persone provenienti dal resto dell'Africa. Di recente a queste si è aggiunto anche un numero crescente di tunisini in fuga dalle difficoltà economiche che il Paese sta attraversando.

La mia parrocchia: famiglia di famiglie senza frontiere

26 Dicembre 2020 - Messina - Per questo tempo liturgico, Tempo di Natale, viene proposta una riflessione che ci inviti a guardare con occhi diversi e più vigili alla famiglia migrante, nucleo di uomini e donne costretti costantemente ad armonizzare il proprio mondo con quello del Paese che li ospita e li accoglie. Si tratta di una realtà in continua costruzione che, inevitabilmente, aiuta anche la nostra a non restare uguale a se stessa. Otto spunti da leggere, rileggere e meditare, per una narrazione altra, a tratti scomoda, che ci invita a guardare all’altro in maniera complessa e, per ciò stesso, mai banale. Il peso della responsabilità verso la famiglia di origine. Le persone che decidono di emigrare sono sempre portatrici di un progetto famigliare. Sentono su di sé la responsabilità di rispondere ai bisogni che hanno determinato la decisione di partire e alle attese che la loro partenza ha generato. Si sentono responsabili di un investimento affettivo e anche economico che la famiglia ha fatto su di loro, spesso indebitandosi fortemente. Attualmente, l’impossibilità di ottenere un visto sul passaporto e quindi di poter prendere un normale volo aereo, obbliga ad affrontare viaggi rischiosissimi, di cui spesso al paese di partenza non si è abbastanza consapevoli. Le prove che le persone migranti oggi devono affrontare operano una selezione già alla partenza: partono le persone meglio attrezzate per affrontarle e queste persone sentono sulle proprie spalle tutto il peso della responsabilità di cui sono caricate. Il migrante è un uomo di confine, in tensione fra due mondi.  La frontiera oltrepassata segna profondamente la sua vita: rimane come una ferita di demarcazione fra il “suo” mondo, ormai non più suo, ed il nuovo mondo, il mondo dell’“altro”, che non potrà mai essere veramente suo. Le persone migranti non partono perdenti: investono anzi molta energia nel proprio progetto di riuscita. Esse hanno da affrontare il difficile passaggio dello sradicamento.   Nonostante le pesanti penalizzazioni (dovute spesso alla nostra paura di far posto a un commensale non invitato) di solito realizzano un loro progetto.  A volte anzi accumulano conoscenze ed esperienze umane che portano ad un notevole allargamento degli orizzonti e delle capacità critiche. Nessuno parte per sempre, solitamente si pensa che nel giro di qualche anno si tornerà per migliorare la situazione a casa. E invece per nove persone su dieci il progetto deve cambiare e si deve adattare a una situazione economica e sociale molto diversa da quella sperata. Di qui la necessità di pensare a crearsi una famiglia qui o farsi raggiungere da coniuge e figli che sono rimasti al paese. Le dinamiche della famiglia immigrata sono particolari e aggiungono complessità alla comune vita delle famiglie. È normalmente all’interno delle mura domestiche che l’immigrato coltiva la sua identità di origine, ed è qui che misura la “distanza culturale” che lo separa dal mondo circostante. La famiglia è soprattutto il luogo della trasmissione dei saperi sociali, che vengono attinti molto spesso dalla religione e si basano sul rispetto dei genitori (e degli adulti in genere) e sul senso della comunità. Al paese questa funzione era supportata dall’intero contesto sociale.  Dentro casa il padre faceva rispettare certe regole, fuori casa i figli erano sorvegliati dal gruppo adulto e presi in carico dalla comunità. In emigrazione i genitori sono soli a portare il peso della tradizione e il ruolo della trasmissione della cultura viene spesso compresso fra le mura domestiche.  I modelli esterni incombono come una minaccia per la missione di cui i genitori si sentono investiti.  Come minimo essi tendono ad imporre ai figli la conoscenza e l’uso della lingua domestica, mentre questi la vivono con fastidio.  Il loro più grande smarrimento è costatare che i figli aspirano a essere come i loro coetanei del mondo di fuori.  Nello sforzo di “salvare i figli”, spesso è il richiamo religioso a diventare il simbolo della resistenza “Nell’incontro fra culture, infatti, la religione è l’ultimo baluardo ad arrendersi” (R. Bastide).  È così che molti immigrati, con l’arrivo dei figli, ricuperano un profondo attaccamento alla pratica religiosa prima trascurata. Paradossalmente il problema fondamentale per la famiglia immigrata è la “comunicazione”.  Il suo isolamento, conseguente ai processi di emarginazione, oltre che abitativo è psicologico. Quel che è valorizzato e desiderabile per i genitori è svalorizzato e disprezzato dai figli e viceversa.  Ciò implica non solo conflitto con i genitori, ma anche rottura con il loro sistema di valori. I traguardi divergono.  La scelta dei genitori è innescata su una educazione che li aveva resi adulti partecipi di una società locale, mentre i figli puntano all’affermazione psicologica di sé. I genitori, infatti, anche se emigrando hanno scelto la realizzazione personale, fanno sempre riferimento alla società dove sono stati educati come membri di un gruppo. Inoltre, questa contrapposizione viene aggravata dalla negatività dell’immagine dei genitori rimandata dal contesto locale. E i genitori reagiscono a questo deprezzamento cercando ancor più di tener fermi alcuni punti, per loro fondamentali, della propria cultura. Seduti tra due sedie. I giovani immigrati, soprattutto nella fase scolastica, vivono in due ambiti principali di socializzazione, che sono la scuola e la famiglia.  Sono di conseguenza contesi fra due appartenenze: quella dei genitori (e del gruppo etnico) e quella della scuola (e della società locale): Essi vivono perciò una tensione identitaria che li costringe a dibattersi in una ambivalenza difficilmente risolvibile, per la difficoltà di coniugare le due appartenenze senza disporre di uno spazio “neutro” o di contesti di sostegno per una elaborazione emotivamente più serena. La ricerca di identità corrisponde al bisogno di punti di riferimento stabili per sentirsi sicuri e provare benessere.  Infatti, il cercare di aumentare la propria stima di sé e la stima che si riceve dagli altri è una delle motivazioni fondamentali della vita psicologica e sociale di ciascuno. Sebbene ogni giovane straniero abbia un nome, un ruolo sociale, una precisa origine etnica o una famiglia attraverso cui possiamo identificarlo, viene visto solo come “immigrato”, cioè tramite un filtro stigmatizzante che evoca marginalità ed estraneità.  Mentre vorrebbe sentirsi qui come a casa sua, noi lo etichettiamo a vita come “straniero”: diverso e inferiore. Il vedere in lui anzitutto un immigrato, è un modo per sancirne l’esclusione.  Una tale identità egli non se la sente: la subisce come un ruolo che gli viene imposto.  Insomma, omologando gli stranieri fra loro, li segreghiamo. E noi? A volte sappiamo così poco di loro, che proviamo inquietudine nei loro confronti: una realtà confusa e poco conosciuta mette naturalmente apprensione.  Ma di solito simili pregiudizi cadono quando si instaurano dei rapporti individuali. Occorre dunque anzitutto far emergere dal fondale inquietante indistinto volti che diventino delle persone precise, da cui levare tutte le etichette ingombranti.  E poi scommettere su tutte quelle loro potenzialità che il pregiudizio ci impediva di vedere. Non si tratta di crogiolarsi in ingenui ottimismi o in paternalismi condiscendenti e deresponsabilizzanti.  La vita che i giovani immigrati hanno davanti è dura: non hanno perciò bisogno di alibi o di sentirsi solo ripetere quello che non possono fare, quel che non possono avere, quel che non possono essere.  Hanno bisogno che qualcuno gli dia l’opportunità di fare e di avere qualcosa, di essere finalmente qualcuno.   … alcune domande per lasciarci interpellare
  • La mia parrocchia conosce e trova il modo di avvicinare le persone straniere di fede cristiana che sono sul suo territorio?
  • Le famiglie straniere trovano momenti di vicinanza e accoglienza nella comunità parrocchiale, almeno per i momenti più importanti della nascita di un figlio o del dolore di una perdita?
  • Quando organizziamo eventi della comunità parrocchiale, pensiamo a invitare esplicitamente anche le persone e le famiglie straniere?
  • Le comunità di stranieri possono trovare spazi di incontro nei locali della mia parrocchia?

(Germano Gartatto, coordinatore del progetto educativo "Il viaggio della vita" promosso a Lampedusa dalla Fondazione Migrantes)

  La scheda completa per il Tempo di Natale,  con consigli per la riflessione e la preghiera, curato dall'Ufficio Migrantes di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela è pubblicata sul numero di Gennaio del mensile "MigrantiPress".  

Migrantes Bergamo: un video “Qui dove il Natale accade”

24 Dicembre 2020 - Bergam - “Qui dove il Natale accade”. E' il titolo che l’Ufficio Migrantes di Bergamo, guidato da don Sergio Gamberoni, ha preparato, insieme alle comunità Cattoliche straniere che vivono in diocesi, per fare gli auguri di Natale. Nel video tante tradizioni dei vari Paesi di provenienza dei migranti per  un Natale “plurale” e "per Tutti"!

Migrantes Torino: il 6 gennaio la festa dei Popoli con mons. Nosiglia

24 Dicembre 2020 - Torino - Mons. Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino e Susa  presidierà la Santa Messa dell’Epifania del Signore e della Festa dei Popoli nel duomo del città mercoledì 6 gennaio alle10.30. Per esigenze di sicurezza potranno entrare in chiesa al massimo 200 persone, pertanto la celebrazione sarà limitata ai rappresentanti delegati dalle diverse comunità etniche, spiega una nota della Migrantes di Torino.

Messico: profughi senza diritti in ostaggio fra le due frontiere

24 Dicembre 2020 - Milano - Lo chiama l’appuntamento. E non può mancarlo, nemmeno a Natale. Come ogni mattina, anche domani si alzerà presto, si vestirà in fretta, preparerà il piccolo Guillermo ed uscirà. Camminerà a passo deciso fino al fiume in bilico fra due Stati e due nomi. Rio Bravo dicono sulla riva dove si trova Alicia, a Nuevo Laredo, in Messico. Rio Grande l’hanno ribattezzato sulla sponda opposta, dove cominciano gli Usa. Da lì questa honduregna 25enne anche domani potrà vedere distintamente el otro lado. E riempire la voragine della nostalgia per suo marito Hernán, che sta 250 chilometri più a nord lungo l’Interstate 35, a San Antonio, in Texas. È partito un notte di oltre sei mesi fa con un coyote, trafficante di esseri umani. Non sa come abbia attraversato: se a nuoto o strisciando in uno dei molti tunnel clandestini sotto il confine. Sa solo che per lei e Guillermo, quasi tre anni, era «troppo pericoloso», come le ripetevano tutti. Meglio – avevano deciso dopo discussioni infinite – rispettare la “procedura”. Ovvero attendere che i tribunali statunitensi riprendessero ad esaminare le richieste d’asilo, ferme dallo scorso marzo a causa della pandemia. Nessuno dei due immaginava che ci volesse tanto. E che lei e suo figlio trascorressero questo Natale sospesi tra due frontiere. Come il Rio dai due nomi. E come oltre 67mila aspiranti rifugiati, giunti negli Usa nell’ultima parte del 2019 e rimandati dall’altra parte del confine in base al programma Remain in Mexico firmato dall’Amministrazione Trump con il governo messicano. In gran parte sono famiglie con bambini fuggiti dalla violenza bellica del Centro America che si sono consegnate alla polizia di frontiera Usa nella speranza di avere diritto all’asilo. Il loro numero è cresciuto in modo esponenziale l’anno scorso: +456 per cento, come hanno denunciato le Agenzie Onu per i rifugiati (Acnur) e l’Infanzia (Unicef). «Il paradosso è che sono stati mandati ad attendere l’esito della domanda nel Nord del Messico, una zona altrettanto pericolosa come quelle da cui sono scappati. Solo a Nuevo Laredo, i due terzi dei migranti che assistiamo ci hanno detto di essere stati vittima di sequestro», spiega Antonio Caradonna, coordinatore dei progetti sui migranti di Medici senza frontiere (Msf) in Messico. Remain in México ha, in pratica, gettato tra le braccia dei narcos, che controllano ampie porzioni di territorio, gli aspiranti rifugiati. Un bottino prezioso: ognuno ha un parente o amico negli Usa a cui estorcere almeno un po’ di denaro. In alternativa, i loro corpi possono essere rivenduti nei mercati del sesso, degli organi, del lavoro forzato. Il presidente eletto Joe Biden ha promesso di eliminare il programma che il Covid ha prolungato a tempo indeterminato. Non sarà facile, però, riportare decine di migliaia di richiedenti asilo di colpo negli Usa. Specie ora che, dopo la pausa da coronavirus, il flusso è ripreso con forza. «Nel Nord del Messico ancora non si nota. Ma nel Sud è evidente – prosegue Caradonna –. Da qualche mese, il numero di pazienti nelle nostre strutture di Tabasco e Veracruz, calato del 60-70 per cento, sta ritornando ai livelli prepandemia». Lucas ripete che non passerà il Natale a Coatzacoalcos, da dove comincia il viaggio de La Bestia, il treno merci sul cui tetto gli irregolari centroamericani cercano di raggiungere il Nord. È rimasto bloccato nella cittadina del Veracruz dopo essere stato aggredito da un gruppo criminale. Lucas, 18 anni appena compiuti, se l’è cavata con un proiettile nel polpaccio. Dall’attacco, tuttavia, ha perso le tracce dei due compagni di viaggio con cui era partito all’inizio di dicembre da San Pedro Sula, in Honduras. O meglio era scappato dalle minacce delle maras, gang che tengono in ostaggio le baraccopoli centramericane. Un problema cronico che il Covid e relativi crisi hanno acuito. Questo spiega il nuovo esodo. Eduardo, 17 anni, è partito a ottobre, da El Salvador. Natale, però, lo passerà a casa: a metà viaggio è stato intercettato e rispedito indietro un mese dopo, proprio quando gli uragani Eta e Iota si sono abbattuti sul suo Paese. «I miei hanno perso tutto. Devo riprovare: se raggiungerò gli Usa potrò lavorare e aiutare la mia famiglia. Ho già lo zaino pronto». ( Lucia Capuzzi - Avvenire)  

Ministero Immigrazione Irak: apprezzamento per  lavoro p. Boudagh nel rientro di rifugiati nella Piana di Ninive

23 Dicembre 2020 -   Roma - Il ministero per l’Immigrazione e gli sfollati iracheno ha espresso apprezzamento per il lavoro svolto da padre Salar Suleiman Boudagh, direttore dell’Ufficio per la ricostruzione della Piana di Ninive (sezione nord) in sostegno e assistenza allo stesso ministero per quanto riguarda la chiusura dei campi profughi, il ritorno su base volontaria degli sfollati nella Piana di Ninive e la distribuzione degli aiuti ai bisognosi. Lo rende noto il sito Baghdadhope che cita fonti del ministero. Il ministro dell’immigrazione, Evan Faeq Yakoub Jabro, ha dichiarato che “padre Boudagh ha contribuito al ritorno di 3.000 famiglie sfollate alle proprie zone di origine supervisionando personalmente la distribuzione degli aiuti a queste persone, così come quelli consegnati a più di un migliaio di persone del distretto di Alqosh”. “Un animo nobile”, ha continuato il ministro, “si riconosce nei tempi difficili; ringraziamo lui e la sua squadra perché hanno riportato il sorriso sui volti degli sfollati e riconosciamo il grande ruolo avuto dalla Chiesa e dai sacerdoti nel loro ritorno alle aree di origine”. (Sir)  

Vicini e vigilanti: un progetto Migrante a Palermo

22 Dicembre 2020 -

Palermo - Avvicinandoci al termine di questo anno molto particolare ci fermiamo un attimo a riflettere sull’esperienza fatta con il Progetto “Una Sola Famiglia Umana”, con cui la Fondazione Migrantes ci ha consentito di attivare uno sportello di ascolto legale, sanitario e di ricerca lavoro presso la Parrocchia San Nicolò da Tolentino di Palermo in stretta collaborazione con il parroco Padre Adriano Titone.

Abbiamo svolto con fatica le attività di ascolto e rallentati dalle tante restrizioni ministeriali legate all’ancora attuale emergenza sanitaria dovuta al Covid 19, ma questo non ci ha visto arrendevoli anzi sempre più determinati a dare ascolto a chi ha manifestato in vari modi le tante difficoltà legate sia alla parte amministrativa e burocratica relativa ai documenti necessari per ottenere i tanti bonus previsti dal governo - con maggiori difficoltà per le persone straniere - sia alla ricerca di lavoro per chi lo ha perso durante la pandemia e si è ritrovato in serio disagio economico e sociale.

Abbiamo collaborato in stretta sinergia con l’associazione APICOLF, soprattutto nell’attività di ricerca ed offerta di lavoro, cercando di dare risposte concrete a quelle famiglie in cerca di sostegno in termini di assistenza familiare e mediando le condizioni di regolarizzazione dei rapporti di lavoro che si sono attivati.

Con lo spirito che contraddistingue il nostro servizio, seguendo le orme di chi come Padre Adriano Titone e Padre Sergio Natoli che ci hanno sempre sostenuto ed hanno sostenuto le tante esigenze di molte famiglie che si sono rivolte a noi, abbiamo affrontato delle difficoltà con momenti di crescita e di sperimentazione ingegnosa di modalità alternative di essere operativi. Ciascuno ha cercato in vari modi di non fermarsi e di restare attento anche al solo e semplice ascolto in quei momenti di lockdown in cui potevamo solo rispondere al telefono, ma per molti utenti del nostro sportello ha significato davvero tanto, essere ascoltati e supportati nelle piccole operazioni amministrative e burocratiche da compiersi solo a distanza.

Si è lavorato inoltre in rete con altre associazioni locali per dare risposte agli innumerevoli bisogni emersi a causa della pandemia. Si pensi dalla distribuzione di generi di prima necessità distribuiti dalla Parrocchia e persino consegnati a domicilio laddove è stato necessario; alle innumerevoli segnalazioni alle Unità di Strada Notturne per portare un pasto caldo ai senza dimora, con annessa segnalazione ai Servizi Sociali territoriali competenti e potremmo raccontare anche di persone che poi hanno riscattato la loro condizione avviando percorsi di autonomia abitativa e lavorativa. Abbiamo messo in campo la voglia di esserci, utilizzando varie competenze professionali (legali, mediche, sociali, spirituali, etc.) al completo servizio di chi si è rivolto a noi, cercando di fare quanto possibile per dare risposte concrete e di confidare anche nella costante preghiera di chi ci ha accompagnati nel percorso, non sempre facile.

In preparazione a questo Santo Natale abbiamo cercato di tradurre in operatività le parole del nostro amato Papa Francesco, facendo nostri i termini "Vicinanza" e "Vigilanza". La preghiera permette a Dio di starci vicini, libera dalla solitudine e dà speranza, ma la vigilanza, l’attenzione ai bisogni dell’altro ci permette di ridestarci dal sonno dell’indifferenza.

Ecco il nostro servizio è un’ottima palestra per la nostra anima e quest’anno tanto difficile che speriamo porti via tante difficoltà, ci ha proprio insegnato che non possiamo cadere nel sonno dell’indifferenza, non possiamo anestetizzarci al solito “ho fatto il mio dovere, non posso fare altro..”, no! Dobbiamo reinventarci cercando di non lasciare nulla di intentato, perché spesso il nostro semplice ed umile ascolto è un conforto per quelle persone che vivono momenti di grande scoraggiamento, soprattutto in un momento in cui ci sentiamo tanto distanti e spesso soli. Siamo certi che neppure il famigerato Virus Covid-19, potrà toglierci l’amore per il prossimo e la speranza di esserci sempre per chi ha bisogno, riscoprendo il vero senso del Natale nella sua pura essenza.

Che questo tempo natalizio ed il nuovo anno siano un tempo prosperoso e fecondo e, perché no, pieno di sana positività!

Rosa De Luca

 

Istat: rumeni e cinesi scelgono spesso nomi italiani

21 Dicembre 2020 - Roma - Si chiamano prevalentemente Adam, Amir e Rayan ma anche Matteo, Leonardo, Mattia e Alessandro i bambini stranieri nati da genitori residenti nel nostro Paese. Lo si evince dal Report sulla natalità e fecondità della popolazione residente in Italia elaborato dall’Istat. Anche per le bambine straniere il primato spetta a Sofia, come per la totalità delle nate residenti, seguito da Sara, Emma e Amira. Rispetto alla graduatoria generale, in quella dei nomi dei nati stranieri la variabilità è maggiore: i primi trenta nomi maschili e femminili coprono circa il 14% del totale dei nomi dei nati stranieri. Le preferenze dei genitori stranieri si differenziano a seconda della cittadinanza. Considerando le quattro cittadinanze per maggior numero di nati da genitori entrambi stranieri, si nota come la tendenza a scegliere per i propri figli un nome diffuso nel paese ospitante sia più spiccata per le comunità rumena e cinese. Così è frequente che i bambini rumeni si chiamino Luca, Matteo o Leonardo, ma anche David e Gabriel; i nomi delle bambine rumene sono Sofia, Sofia Maria, Maria, Emma e Arianna. I bambini cinesi si chiamano prevalentemente Leonardo e Alessio, ma anche Kevin, William e Justin; i nomi delle bambine cinesi sono Emily, Sofia, Elisa, Gioia e Chloe. I bambini albanesi iscritti in anagrafe per nascita più frequentemente si chiamano Aron, Noel, Liam e Kevin, ma anche Enea; il nome più diffuso tra le bambine è Aurora, seguito da Amelia, Emma, Noemi e Emily. Un comportamento opposto si riscontra per i genitori del Marocco, che prediligono per i loro figli nomi legati alle tradizioni del loro paese d’origine: soprattutto Amir, Adam, Rayan, Youssef e Jad e per i bambini, Amira, Sara, Nour, Jannat, e Lina per le bambine.    

Istat: Si riduce il contributo alla natalità dei cittadini stranieri

21 Dicembre 2020 - Roma  - Dal 2012 al 2019 diminuiscono i nati con almeno un genitore straniero (quasi 15 mila in meno) che, con 92.360 unità, costituiscono il 22% del totale dei nati, oltre 4.200 in meno solo nell’ultimo anno. Lo evidenzia il Report su Natalità e fecondità della popolazione residente in Italia elaborat dall’Istat. I nati da genitori entrambi stranieri, scesi per la prima volta sotto i 70 mila nel 2016 (69.379), sono 62.918 nel 2019 (15,0% sul totale dei nati), poco più di 2.500 nati in meno rispetto al 2018. Questo – spiega l’Istituto di Statistica italiano -  è anche l’effetto delle dinamiche migratorie nell’ultimo decennio. “Le grandi regolarizzazioni del 2002 hanno dato origine, negli anni 2003-2004, alla concessione di circa 650 mila permessi di soggiorno, in gran parte tradotti in un ‘boom’ di iscrizioni in anagrafe dall’estero (oltre 1 milione 100 mila in tutto), che ha fatto raddoppiare il saldo migratorio rispetto al biennio precedente. Le boomers, che hanno fatto il loro ingresso o sono ‘emerse’ in seguito alle regolarizzazioni – si legge nel Report -  hanno realizzato nei dieci anni successivi buona parte dei loro progetti riproduttivi nel nostro Paese, contribuendo in modo importante all’aumento delle nascite e della fecondità di periodo”. Ma le cittadine straniere residenti, che finora hanno parzialmente riempito i “vuoti” di popolazione femminile ravvisabili nella struttura per età delle donne italiane, stanno a loro volta “invecchiando”. La dinamica migratoria “si è attenuata con la crisi degli ultimi anni, pur restando positiva come avviene ormai da oltre venti anni”. In Italia, inoltre, sono sempre più rappresentate le comunità straniere caratterizzate da un progetto migratorio in cui le donne lavorano e mostrano minori livelli di fecondità. È il caso delle donne ucraine, moldave, filippine, peruviane ed ecuadoriane, che hanno alti tassi di occupazione, prevalentemente nei servizi alle famiglie. Anche per queste ragioni il contributo delle cittadine straniere alla natalità della popolazione residente “si va lentamente riducendo” sottolinea l’Istat: “si osservano due tendenze divergenti tra i nati in coppia mista e quelli con entrambi i genitori stranieri. I primi, passati da 23.970 del 2008 a 29.442 del 2019, presentano un andamento oscillante a partire dal 2010. I nati da genitori entrambi stranieri, dopo un incremento sostenuto fino al 2012, sono invece diminuiti di 16.976 unità nell’arco dei 7 anni. Il crescente grado di “maturità” dell’immigrazione nel nostro Paese, testimoniato anche dal notevole aumento delle acquisizioni di cittadinanza italiana, rende però sempre più complesso misurare i comportamenti familiari dei cittadini di origine straniera. Si riscontra, infatti, un numero rilevante di acquisizioni di cittadinanza proprio da parte di quelle collettività che contribuiscono in modo più cospicuo alla natalità della popolazione residente”. Lo scorso anno hanno acquisito la cittadinanza italiana 127.001 stranieri, il 12,9% in più rispetto all'anno precedente. Le donne sono 66.890, il 52,7% del totale, e, di queste, il 62,2% ha un’età compresa tra 15 e 49 anni. Le donne albanesi divenute italiane nel 2019 sono oltre 13 mila, quasi il 20% del totale; quelle marocchine circa 8.300 (12,5%) e quelle di origine rumena poco meno di 6 mila (8,9%). Nel complesso, queste collettività rappresentano oltre il 40% del totale delle acquisizioni di cittadinanza da parte di donne straniere nel 2019, con quote in età feconda rispettivamente pari a 62,4%, 55,8% e 65,8%.  Al Nord più di un nato su cinque ha genitori entrambi stranieri. Al primo posto tra i nati stranieri iscritti in anagrafe si confermano i bambini rumeni (12.215 nati nel 2019), seguiti da marocchini (8.687), albanesi (6.684) e cinesi (3.121). Queste quattro comunità rappresentano quasi la metà del totale dei nati stranieri (49,3%). L’incidenza delle nascite da genitori entrambi stranieri sul totale dei nati è notoriamente molto più elevata nelle regioni del Nord (21,2% nel Nord-est e 21,1% nel Nord-ovest) dove la presenza straniera è più stabile e radicata e, in misura minore, in quelle del Centro (17,4%); nel Mezzogiorno l’incidenza è molto inferiore rispetto al resto d’Italia (6,1% al Sud e 5,3% nelle Isole). Nel 2019 è di cittadinanza straniera un nato su quattro in Emilia-Romagna (25%), il 22% dei nati in Lombardia, circa un nato su cinque in Veneto, Liguria, Toscana e Piemonte. La percentuale di nati stranieri è decisamente più contenuta in quasi tutte le regioni del Mezzogiorno, con l’eccezione dell’Abruzzo (10%). “L’impatto dei comportamenti procreativi dei cittadini stranieri – sottolia l’Istat - è più evidente se si estende l’analisi al complesso dei nati con almeno un genitore straniero, ottenuti sommando ai nati stranieri le nascite di bambini italiani nell’ambito di coppie miste. La geografia è analoga a quella delle nascite da genitori entrambi stranieri ma con intensità più elevate: in media nel 2019 ha almeno un genitore straniero oltre il 30% dei nati al Nord e il 25,5% al Centro; al Sud e nelle Isole le percentuali scendono a 9,5% e 8,7%. Le regioni del Centro-nord in cui la percentuale di nati da almeno un genitore straniero è più elevata sono Emilia-Romagna (34,6%), Lombardia (31,3%), Liguria (29,7%), Veneto (29,9%) e Toscana (28,7%). Considerando la cittadinanza delle madri, al primo posto si confermano i nati da rumene (15.630 nati nel 2019), seguono quelli da marocchine (11.078) e albanesi (8.425); queste cittadinanze coprono il 41,7% delle nascite da madri straniere residenti in Italia.  

Migrantes Salerno-Campagna-Acerno: i migranti “trovino nei fratelli cristiani, nei paesi di arrivo, l’accoglienza evangelica”

21 Dicembre 2020 - Salerno – Il Natale “vogliamo viverlo con la scelta di ‘prossimità’, cioè la scelta di essere e farci prossimo a tutti coloro che incontriamo nella nostra quotidianità, in casa, in condominio, a lavoro, a scuola, in occasione della spesa, dell’impegno sociale. Vogliamo viverlo nella forte volontà ed auspicio che, sebbene la necessità sanitaria ci distanzi fisicamente, nessuno si senta solo, nessuno sia lasciato solo, nessuno sia lasciato senza uno sguardo di attenzione, di cura, di affetto che lo faccia sentire importante, che lo faccia rinascere nella Speranza confidando in Dio e nel fratello e nella sorella nessuno sia lasciato solo senza un sorriso ed una parola di Accoglienza, di Incontro, di Conforto, di Amicizia, nessuno sia lasciato solo senza una mano tesa di Saluto, di Sostegno, di Aiuto, di Fratellanza”. E’ quanto scrive in una lettera alle comunità migranti il direttore Migrantes della diocesi di Salerno-Campagna-Acerno, Antonio Bonifacio, in vista del Natale. “Ci apprestiamo a vivere – scrive Bonifacio - il Santo Natale, la grande festa della nostra fede, la festa che celebra Dio che si fa Uomo e viene ad abitare in mezzo a noi. Vogliamo rivolgere la nostra preghiera a Dio per affidargli i tanti migranti che nel mondo saranno, in questo giorno, lontani dalla propria terra, dalla propria famiglia, dalla propria comunità parrocchiale, affinché trovino nei fratelli cristiani, nei paesi di arrivo, l’accoglienza evangelica”. Il direttore Migrantes invita a condividere la preghiera che Papa Francesco, nell’enciclica Fratelli Tutti, invita a recitare, in “sintonia ed unità di cuori come fratelli e sorelle, uomini e donne di buona volontà, nel rivolgerci a Dio. Vogliamo recitarla in comunione fraterna in occasione del pranzo del Santo Natale”. ​  

Scomparso in Messico il “padre dei migranti”

21 Dicembre 2020 - Milano - Il Covid l'ha ucciso venerdì sera, Giornata Onu dedicata ai migranti. Una data evocativa. A quel popolo in fuga a cui Pedro Pantoja, sacerdote gesuita, aveva dedicato la vita. Fin da giovane quando, appena entrato nella Compagnia, accompagnava i braccianti messicani sfruttati nei vigneti della California. Fino all’ultimo, il religioso di 76 anni è rimasto ad assistere i profughi nel rifugio Belém di Saltillo, da lui fondato nel 2004, insieme al vescovo uscente, Raul Vera Lopez. Non solo un luogo dove i migranti ricevano cibo e alloggio: il centro ha più volte denunciato le violenze perpetrate sugli irregolari dal crimine organizzato e dai pezzi di istituzioni corrotte da quest’ultimo. Padre Pedro ha collezionato minacce di morte e premi internazionali per la sua difesa dei diritti umani. A entrambi non badava troppo: preferiva continuare il lavoro quotidiano di cura agli ultimi. Là l’ha colpito il virus il primo dicembre. Si è aggravato sabato scorso, quando è stato ricoverato in ospedale. La diocesi di Saltillo ha espresso forte dolore per la sua scomparsa. Al cordoglio si sono unite le principali organizzazioni per i diritti umani, inclusa l'Onu. Con padre Pantoja sono 129 i sacerdoti morti in Messico per la pandemia che ha stroncato anche quattro vescovi. (Lucia Capuzzi - Avvenire)  

Campagna “Io accolgo”: “primo passo” il superamento dei decreti sicurezza ma “resta molto da fare”

21 Dicembre 2020 - Roma - “Un primo risultato positivo, utile e importante per aprire un nuovo ciclo di riforme sull’intera gestione del sistema immigrazione in Italia”. Con queste parole i rappresentanti della campagna IoAccolgo salutano la conversione in legge dei Decreti Immigrazione avvenuta n Senato. “Crediamo che sia anche una nostra prima vittoria, sin dall’inizio abbiamo contrastato in tutti i modi le evidenti storture presenti nei decreti Salvini che ora vengono superati, anche se ancora non in maniera definitiva e abbiamo lavorato insieme per una nuova normativa che rispettasse i diritti dei cittadini migranti, sottolineano i promotori della Campagna in un post su facebook.

Festival della Migrazione: “soddisfatti del superamento dei decreti sicurezza”

19 Dicembre 2020 - Modena  - “Al termine del festival della Migrazione abbiamo posto all’attenzione una agenda con proposte per una gestione seria e articolata delle politiche migratorie. Tra questi punti il superamento dei cosiddetti ‘decreti sicurezza’. Salutiamo con favore l'approvazione del nuovo decreto e auspichiamo che la nostra agenda venga assunta come un programma per questa legislatura”. Lo afferma Edoardo Patriarca, portavoce del Festival della Migrazione. L’agenda proposta a fine novembre, infatti, sui decreti sicurezza diceva: “Anzitutto salutiamo con favore il decreto ‘Lamorgese’: reintroduce una forma di protezione umanitaria per gestire i casi che non rientrano nella rigida normativa per i rifugiati, archivia la criminalizzazione delle Ong (anche se le multe, seppur ridotte, rimangono), reintroduce modalità di assistenza nei confronti dei richiedenti asilo puntando sulla collaborazione con gli enti locali, consente l’iscrizione anagrafica nei comuni di residenza, pone il divieto di espulsione per chi ha conseguito una vita strutturata in Italia. Auspichiamo sia l’inizio per promuovere nuove forme di partecipazione e coprogettazione, una visione che oltre alla logica dell’accoglienza e della protezione possa inverare anche la politica dell’inclusione con una rete diffusa su tutto il territorio che sia sottratta all’emergenza e coinvolga quanto più è possibile il dinamismo del Terzo Settore e degli Enti Locali”. Patriarca conclude: “Abbiamo chiuso una stagione davvero triste e inutile e siamo tornati a due anni fa. Ora chiediamo alla politica, presente durante le giornate del nostro festival, di valutare con serietà le proposte della nostra agenda”.

Migrantes Cosenza-Bisignano: domenica messa con i migranti presieduta da mons. Nolè

18 Dicembre 2020 -   Cosenza - Domenica 20 dicembre l'arcivescovo di Cosenza - Bisignano, mons. Francesco Nolè, incontrerà le comunità migranti e con lor celebrerà una liturgia eucaristica nella cattedrale di Cosenza. “Sarà un momento per celebrare il Natale e per ritrovarci con le comunità migranti”, dice Pino Fabiano, direttore della Migrantes diocesana. Alla celebrazione saranno così presenti la comunità filippina, ucraina, russa, ecuadoregna, bulgara, rumena, polacca e africana anglofona. “In un momento dove ancora risulta complicato pensare di organizzare anche momenti di socialità, ci è sembrato doveroso ritrovarci per pregare insieme al nostro vescovo e a quanti vorranno unirsi insieme a noi nella preghiera sempre nel rispetto delle norme anti-Covid”, aggiunge Fabiano che ha promosso l'incontro.

Eurostat: pandemia frena arrivi e richieste di asilo

18 Dicembre 2020 -

Roma - Durante il terzo trimestre del 2020, 111.700 richiedenti asilo per la prima volta hanno presentato domanda di protezione internazionale negli Stati membri dell’Unione europea. Lo segnala Eurostat in occasione della Giornata del migrante, registrando un aumento del 132% rispetto al secondo trimestre del 2020. “Tuttavia, nonostante questo aumento, il numero di domande era ancora inferiore a quello dei periodi di rendicontazione pre Covid-19 del terzo (159.900) e del quarto trimestre del 2019 (177.200). Con 18.100 richiedenti per la prima volta nel terzo trimestre del 2020, i siriani sono rimasti il gruppo più numeroso di persone in cerca di protezione internazionale, davanti agli afgani (11.200 richiedenti per la prima volta) e ai venezuelani (9.600). Il numero più alto di richiedenti è stato registrato in Germania (con 27.200 richiedenti), seguita dalla Spagna (26.900) e Francia (21.700). “Le domande di protezione internazionale pendenti sono quelle che sono state presentate in qualsiasi momento e sono ancora all’esame delle autorità nazionali competenti alla fine del periodo di riferimento. In altre parole, si riferiscono allo stock di domande per le quali le decisioni sono ancora in sospeso. Alla fine di settembre 2020, 790.800 domande di protezione erano all’esame delle autorità nazionali”.

Scalabriniani: “Commissione Ue e Stati membri si facciano garanti del pieno rispetto delle norme più basilari del diritto comunitario e internazionale”

18 Dicembre 2020 -

Roma - “Risulta che, alla data di ottobre 2020, siano 6.770 i richiedenti asilo e migranti accolti in campi situati nella Federazione della Bosnia Erzegovina. Si stima che il numero di coloro che dormono all’addiaccio o in palazzi abbandonati nel Cantone di Una Sana e altrove nel Paese va da 2.000 a 3.500 persone”. Questi i numeri che “Dunja Mijatović, Commissaria per i diritti umani del Consiglio d’Europa ha messo nero su bianco pochi giorni fa, supportati dai recenti video ‘rubati’ alle frontiere interne ed esterne dell’Ue e divenuti virali a conferma delle accuse già presentate in questi anni”: lo ricorda una nota diffusa oggi dai Missionari Scalabriniani, in occasione della Giornata internazionale per i diritti dei migranti. “Quei fotogrammi raccolti sul campo non lasciano troppi dubbi, le sequenze sono dure, le urla sono intollerabili. Colpiscono in particolare le clip ‘riprese’ da un ragazzo afghano che dice di aver nascosto il cellulare negli slip ed aver potuto così girarle e alla fine denunciare l’accaduto”, sottolinea fratel Gioacchino Campese, presidente della Ascs-Agenzia Scalabriniana per la cooperazione allo sviluppo.“Le riammissioni a catena, denuncia anche l’Ics (Consorzio Italiano di Solidarietà-Ufficio rifugiati di Trieste), con cui dal confine italo–sloveno ‘si deportano illegalmente i rifugiati fino in Bosnia, hanno l’effetto di esporre le persone a condizioni inumane e a un rischio di morte: vanno pertanto immediatamente fermate’. E fatti simili – prosegue la nota dei Missionari Scalabriniani – accadono anche in Bosnia dove vengono da tempo denunciati episodi di violenza ed uso estremo della forza da parte della polizia”. Di qui la denuncia: “Come Missionari Scalabriniani, nell’occasione della Giornata internazionale per i diritti dei migranti 2020, ripetiamo che non è accettabile restare muti una volta di più su questi respingimenti violenti, utilizzati, di fatto, come principale se non unico ‘strumento di controllo dei confini’ con gli Stati europei”. E l’appello: “La Commissione europea e gli Stati membri della Ue, inclusa l’Italia, devono con urgenza farsi garanti del pieno rispetto delle norme più basilari del diritto comunitario e internazionale, attualmente calpestate e ignorate di fatto”.

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Cagliari: domani l’incontro di mons. Baturi con il mondo migrante

18 Dicembre 2020 - Cagliari – Domani, sabato 19 dicembre 2020, dalle ore 9 alle 13.30, l’arcivescovo di Cagliari, Mons. Giuseppe Baturi incontrerà le comunità di immigrati presenti nel territorio diocesano in Episcopio nell’ambito dell’iniziativa È Natale, il vescovo incontra gli immigrati. Promossa dalla Caritas diocesana di Cagliari in collaborazione con l’Ufficio diocesano Migrantes l’iniziativa vedrà la presenza delle autorità locali, del direttore della Caritas diocesana don Marco Lai e del direttore dell’Ufficio diocesano Migrantes p. Stefano Messina, oltre che dei rappresentanti delle principali comunità immigrate di diverse nazionalità, nel pieno rispetto delle normative anti-covid. L’iniziativa prevede un momento di saluto e conoscenza, in cui le singole comunità, divise in gruppi, saliranno nella sede vescovile per lo scambio di auguri e per un’offerta reciproca del messaggio di pace, sulla linea dall’ultima enciclica di Papa Francesco Fratelli tutti, in cui quest’ultimo considera indispensabile, riconoscendo la dignità di ogni persona umana, “far rinascere tra tutti un’aspirazione mondiale alla fraternità”  

Viminale: da inizio anno sbarcate 33.312 persone migranti sulle coste italiane

17 Dicembre 2020 -
Roma - Sono 33.312 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Degli oltre 33.300 migranti sbarcati in Italia nel 2020, 12.731 sono di nazionalità tunisina (38%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Bangladesh (4.132, 12%), Costa d’Avorio (1.807, 6%), Algeria (1.379, 4%), Pakistan (1.358, 4%), Egitto (1.206, 4%), Sudan (1.099, 3%), Marocco (996, 3%), Afghanistan (950, 3%), Somalia (876, 3%) a cui si aggiungono 6.778 persone (20%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione.

Parlamento Ue: rivedere accordo di Dublino

17 Dicembre 2020 -
Bruxelles - Il regolamento Dublino III del 2013 attribuisce “una responsabilità sproporzionata su una minoranza di Stati membri, soprattutto nei periodi di grande afflusso di migranti”. Lo attesta una risoluzione del Parlamento europeo (approvata con 448 voti favorevoli, 98 contrari e 149 astensioni): l’attuale legislazione, in sostanza, non garantirebbe “un’equa ripartizione delle responsabilità tra gli Stati membri né un rapido accesso alle procedure di asilo”. Per questa ragione, gli eurodeputati chiedono “l’introduzione di un meccanismo di solidarietà per garantire la continuità del diritto fondamentale di asilo nell’Unione e la ripartizione delle responsabilità tra gli Stati membri”. “L’inadeguata applicazione della gerarchia dei criteri – aggiunge una nota dell’Eurocamera –, in particolare l’uso eccessivo del criterio del Paese di primo ingresso, e l’inefficace attuazione dei trasferimenti, hanno aumentato la pressione su alcuni Stati”, ovvero Grecia, Italia, Malta, Cipro e Spagna. I deputati “deplorano che il Consiglio, contrariamente al Parlamento, non abbia preso posizione sulla proposta di riforma del regolamento di Dublino del 2016”, bloccando così il processo e lasciando che l’Unione disponesse dello “stesso insieme di norme che si sono dimostrate inefficaci nella gestione di un numero elevato di arrivi”. I deputati chiedono maggiori risorse e capacità per gli Stati membri in prima linea, finché il sistema di Dublino non sarà riformato. Il Parlamento, riunito questa settimana in plenaria, ha adottato, con 512 voto favorevoli, 134 contrari e 49 astensioni, una seconda risoluzione sull’attuazione dell’attuale direttiva sui rimpatri. I deputati sottolineano che “una politica di rimpatrio efficace è uno degli elementi fondamentali di una politica dell’Ue in materia di asilo e di migrazione ben funzionante” e che dal 2015 il numero di decisioni di rimpatrio eseguite è in diminuzione, non necessariamente a causa della diminuzione degli ingressi irregolari. Tuttavia, “l’efficacia della politica Ue di rimpatrio non dovrebbe essere misurata solo in termini di tassi di rimpatrio, ma anche in base alla sostenibilità degli stessi e all’attuazione delle garanzie dei diritti fondamentali, al rispetto delle garanzie procedurali e all’efficacia dei rimpatri volontari”. (G.B. - Sir)