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Caritas italiana sull’escalation militare in Siria: almeno 140mila sfollati. La presenza della Chiesa accanto alla gente

9 Gennaio 2026 - Nel "quadro drammatico" delle crisi internazionali, esposto anche da Leone XIV nell'Udienza concessa al Corpo diplomatico presso la Santa Sede, la situazione in Siria torna ad aggravarsi. A un mese dall’anniversario della Liberazione, quando in molte città e piazze si è celebrato il primo anno dalla caduta del regime del clan Assad, si è riaccesa la tensione ad Aleppo tra le SDF (forze armate a maggioranza curda) e l’esercito siriano. Lo denuncia un comunicato pubblicato l'8 gennaio 2026 dalla Caritas Italiana, che ricostruisce il contesto della nuova recrudescenza del conflitto che nasce nelle pieghe delle questioni aperte sui territori controllati dai curdi. Secondo le stime diffuse dall’Ufficio del Governatore di Aleppo, almeno 140.000 persone hanno abbandonato i quartieri teatro degli scontri. Alcuni sfollati hanno trovato rifugio presso parenti o conoscenti in altre zone della città, altri si sono diretti verso Afrin, mentre una parte è ospitata in centri predisposti dalla Protezione Civile Siriana. Anche alcune Chiese cristiane di Aleppo hanno aperto le porte agli sfollati, mettendo a disposizione gli spazi disponibili. Nel corso dell’offensiva vengono segnalati attacchi anche a ospedali, al dormitorio universitario e a circa 30 strutture governative. Secondo il vice ministro dell’Informazione Obada Kojan, il bilancio provvisorio è di 10 morti e 88 feriti, ma si teme che il numero possa aumentare. Da alcuni giorni sono sospese le lezioni nelle scuole e nelle università e risultano chiusi tutti gli uffici pubblici. Al momento non si registrano interruzioni significative dei servizi essenziali come acqua, elettricità e connessione internet. «In una situazione già estremamente fragile per il Paese - racconta da Aleppo Davide Chiarot, operatore di Caritas Italiana - questa nuova escalation pesa come un macigno sui sogni di pace e di ricostruzione della popolazione. Come Caritas Italiana ci stiamo attivando, in coordinamento con le realtà della Chiesa locale, per rispondere alle prime necessità più urgenti: coperte, materassi, pannolini e latte in polvere per i bambini, prodotti per l’igiene e cibo. È già stato acquistato un primo stock di pannolini per bambini e la distribuzione è attualmente in corso. La speranza è che si giunga quanto prima a un accordo per evitare che il conflitto si estenda ad altre zone del Paese e che gli sfollati possano rientrare nelle proprie case. Nei prossimi giorni valuteremo come rafforzare ulteriormente l’assistenza, in base all’evoluzione del conflitto».

Gaza, Cei: “Chiediamo con forza che cessi ogni forma di violenza inaccettabile contro un intero popolo e che siano liberati gli ostaggi”

24 Settembre 2025 - "Chiediamo con forza che a Gaza cessi ogni forma di violenza inaccettabile contro un intero popolo e che siano liberati gli ostaggi. Si rispetti il diritto umanitario internazionale, ponendo fine all’esilio forzato della popolazione palestinese, aggredita dall’offensiva dell’esercito israeliano e pressata da Hamas. Ribadiamo che la prospettiva di 'due popoli, due Stati' resta la via per un futuro possibile. Per questo, sollecitiamo il Governo italiano e le Istituzioni europee a fare tutto il possibile perché terminino le ostilità in corso e ci uniamo agli appelli della società civile". Inizia così la nota "Sia pace in Terra Santa!" firmata dai vescovi della Chiesa italiana riuniti a Gorizia per il Consiglio episcopale permanente della Cei. La nota preannuncia anche che "nei prossimi giorni, il Segretario Generale, S.E. Mons. Giuseppe Baturi, si recherà a Gerusalemme per esprimere solidarietà alla Chiesa di Terra Santa, verificare la possibilità di incrementare l’aiuto umanitario e di realizzare, come già avvenuto con alcune Conferenze Episcopali Regionali, una prossima visita fraterna da parte di rappresentanti dell’Episcopato italiano". Nel corso dei lavori, il Consiglio episcopale permanente ha provveduto, tra le altre, anche alla nomina a Coordinatore nazionale della pastorale dei cattolici filippini in Italia di don Gregory Ramon Dacer Gaston (Rettore del Pontificio Collegio Filippino a Roma).

Gaza, Leone XIV: il popolo palestinese sopravvive “in condizioni inaccettabili” ed è “costretto con la forza a spostarsi ancora una volta dalle proprie terre”

17 Settembre 2025 - Durante l'udienza generale di oggi, Leone XIV ha fatto un nuovo forte appello sulla situazione in Terra Santa. Queste le parole del Santo Padre: "Esprimo la mia profonda vicinanza al popolo palestinese a Gaza, che continua a vivere nella paura e a sopravvivere in condizioni inaccettabili, costretto con la forza a spostarsi ancora una volta dalle proprie terre. Davanti al Signore Onnipotente che ha comandato: «Non ucciderai» (Es 20,13) e al cospetto dell’intera storia umana, ogni persona ha sempre una dignità inviolabile, da rispettare e da custodire. Rinnovo l’appello al cessate-il-fuoco, al rilascio degli ostaggi, alla soluzione diplomatica negoziata, al rispetto integrale del diritto umanitario internazionale. Invito tutti ad unirsi alla mia accorata preghiera, affinché sorga presto un’alba di pace e di giustizia".

A Gaza urge cessate il fuoco. Caritas Gerusalemme: “Un sistema umanitario in caduta libera”

15 Luglio 2025 - La crisi umanitaria a Gaza ha raggiunto un livello di devastazione senza precedenti. Gli operatori di Caritas Gerusalemme operano in mezzo a una situazione tragica e complessa rispetto alla quale la comunità internazionale dimostra la propria impotenza e, al tempo stesso, la mancata volontà di individuare vie realistiche di soluzione, al di là dei ricorrenti proclami. In una comunicazione, resa nota nella giornata di ieri, la Caritas Gerusalemme di fronte a una realtà evidente e sconcertante - "ogni settore della vita civile è al collasso" - ha lanciato "un appello urgente per un intervento internazionale per prevenire ulteriori perdite di vite umane e di dignità umana" per:
  • Richiedere un cessate il fuoco immediato;
  • Garantire un accesso umanitario senza ostacoli;
  • Garantire la protezione dei civili, in particolare dei bambini e delle famiglie sfollate.
Nella nota si fa riferimento a "un sistema umanitario in caduta libera": la fame acuta ha colpito l’intera popolazione; oltre l’80% delle infrastrutture WASH (Acqua, servizi igienico-sanitari e igiene) si trova in zone di conflitto attivo; gli ospedali sono sovraffollati e con risorse insufficienti; le famiglie sono sempre più esposte a violenza di genere. In tutto questo orrore, oltre 15.800 studenti e 700 membri del personale scolastico hanno perso la vita e l'istruzione è praticamente bloccata. Inoltre, si stima che 1,3 milioni di persone abbiano urgente bisogno di rifugi di emergenza, mentre l’accesso umanitario è stato gravemente ostacolato. Oltre 680 camion rimangono bloccati al confine. La carenza di carburante minaccia di far precipitare Gaza in un blackout totale delle comunicazioni. "Nonostante gli immensi rischi - si legge nella nota - Caritas Gerusalemme è presente sul campo, offrendo supporto essenziale attraverso:
  • 10 punti medici e una clinica centrale a Gaza City;
  • Assistenza psicosociale per bambini e donne traumatizzati;
  • Assistenza in denaro per aiutare i più vulnerabili a soddisfare i bisogni primari;
  • Continua advocacy per un cessate il fuoco immediato e una pace duratura.
“Non passa giorno senza che pensiamo al nostro personale, che rischia tutto per servire gli altri. Quando finirà questa follia? Quando il mondo riconoscerà la sacralità della vita? Quando la popolazione di Gaza vivrà una vita normale? Basta”.

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