Primo Piano

Naufragio in mare: cinque dispersi (c’è una bimba)

13 Luglio 2023 -

Roma - Nuova ed ennesima tragedia del mare. Fra i numerosi arrivi registrati in questi ultimi giorni a Lampedusa c’è anche la testimonianza di un naufragio di cui in realtà si sa poco o nulla. Sarebbe avvenuto la notte scorsa fra le coste tunisine e quelle maltesi. E ci sarebbero vittime secondo quanto testimoniato dai superstiti, alcuni dei quali soccorsi e trasferiti sull’isola. Si tratta di quattordici migranti tratti in salvo e trasbordati da un peschereccio tunisino sulla nave della Guardia costiera Dattilo. Il gruppo, che sarebbe partito dalla Tunisia a bordo di un barchino poi ribaltatosi, é stato successivamente trasferito sulla motovedetta Cp305 che é arrivata nella notte al molo Favarolo di Lampedusa. Fra i soccorsi un uomo della Sierra Leone con una donna e un bambino e un nigeriano che ha riferito che la moglie e la figlioletta sono dispersi. Tratti in salvo pure una donna incinta della Sierra Leone accompagnata da un connazionale, e un’altra donna in stato di gravidanza del Camerun, con un uomo e quattro bambini. Una donna del Benin é stata, invece, soccorsa e portata a bordo dalla stessa motovedetta dal motopesca Hassil Salah. I 14 sopravvissuti raccontano che il naufraggio sarebbe avvenuto al confine fra le acque tunisine e quelle Sar maltesi: hanno parlato di una barca che si è all’improvviso inabissata. Complessivamente vi sarebbero 5 dispersi. tra cui una donna e una bambina appunto. Né i soccorritori della nave Dattilo, però né i militari delle motovedette della Capitaneria che si sono occupati delle evacuazioni mediche hanno trovato alcun riscontro: né pezzi del relitto o taniche galleggianti, né vestiario. I migranti verranno ascoltati dai poliziotti della Squadra mobile.

Intanto non si fermano gli arrivi sull’isola. Salgono a 10 gli approdi di ieri sull’isola. Sugli ultimi tre barchini, partiti da Sfax in Tunisia, c’erano 39 (11 donne e 2 minori), 44 (11 donne e 2 minori) e 45 (11 donne e 3 minori) persone originarie di Mali, Costa d’Avorio, Guinea, Sierra Leone, Burkina Faso, Camerun e Gambia. I tre gruppi sono stati portati all’hotspot di contrada Imbriacola dove la situazione rimane sempre critica con oltre 2.200 presenze. La prefettura di Agrigento, d’intesa con il Viminale, ha disposto il trasferimento di 530 persone con il traghetto d linea diretto a Porto Empedocle. Altre 178, con un volo charter, per Olbia. (D. Fas.)

Dalle tante periferie ai ghetti: quei minori soli dimenticati

13 Luglio 2023 -

Milano - Ci sono i minori soli che arrivano dal mare, quelli che spuntano improvvisamente nelle città, quelli che se ne vanno dalla famiglia verso un destino ignoto. La mappa degli under 18 stranieri non accompagnati è in forte crescita nel nostro Paese e le prime antenne a segnalarlo sono quelle attivate dai territori: i servizi sociali delle metropoli sanno che da mesi, ormai, la fila dei ragazzi fuori dalla porta dei loro uffici è andata allungandosi. Spesso non si sa da dove arrivino e dove siano diretti, quel che è certo è che occorre una presa in carico e per questo si attivano percorsi il più possibile personalizzati presso comunità per minori, associazioni e ovviamente scuole. Ma i percorsi da fare sono complicati, dall’individuazione dell’età dei ragazzi, innanzitutto, e poi dalle differenti storie personali di ciascuno. Un conto è la grande città, infatti, un altro la periferia della grande città, un altro ancora la “periferia della periferia”, com’è accaduto nella vicenda dei due bimbi morti nelle campagne tra Zapponeta e Manfredonia. Sono i casi delle campagne abbandonate e, più in grande, dei “ghetti” disseminati su e giù per la penisola: tante situazioni di irregolarità che vedono per protagonisti nuclei familiari, a volte con genitori giovanissimi, dove regna degrado e incuria: sono condizioni difficili, in cui anche le associazioni impegnate fanno fatica ad arrivare, con interventi efficaci. In questo senso, è cruciale la presenza di enti locali efficienti, pronti ad affrontare contesti difficili, a volte impenetrabili. Tanti piccoli, poi, vivono in situazioni familiari complicate: non sono soli, ma vengono lasciati soli perché i genitori non hanno altre soluzioni. Devono lavorare e hanno spesso orari impossibili per poter poi accudire i figli. Sono i casi dei minori scomparsi, come è accaduto recentemente anche con la piccola Kata, di origini peruviane, sparita nel nulla a Firenze.

Non è facile dare risposte a questo universo in movimento, che rappresenta una grande emergenza sociale. Secondo Save the Children, a maggio 2023 i minori non accompagnati accolti in Italia risultavano essere 20.510: di questi 3.881 sono bambini e bambine fino ai 14 anni di età. Dall’inizio del 2023 fino a metà giugno sono oltre 6mila i minori stranieri non accompagnati arrivati nel nostro Paese dopo aver attraversato il Mediterraneo: sebbene negli ultimi anni l’incidenza sugli arrivi via mare sia diminuita (15,8% nel 2021, 11,5% nel 2022, 11, 1% nel 2023), in termini assoluti i bambini e gli adolescenti approdati nel corso dell’anno sono più del doppio di quanti erano arrivati nello stesso periodo lo scorso anno (erano 2.505 il 13 giugno del 2022). L’Italia può vantare una delle migliori leggi in Europa in materia di protezione dei minori stranieri non accompagnati, la legge 47 del 2017, fortemente voluta dalla stessa Save the Children e dalle principali organizzazioni di tutela dei diritti di minori, migranti e rifugiati e dagli operatori del settore. Ciò che chiedono questi soggetti, però, è la piena attuazione del testo, poiché continuano ad esserci alcune criticità evidenti, a partire dalla situazione alle frontiere, fino alla risposta da strutturare meglio nei centri di prima accoglienza. Oggi a Manfredonia, sarà lutto cittadino in concomitanza con i funerali di Daniel e Stefan. Lo ha deciso il sindaco Gianni Rotice che ieri ha parlato di « profondo sgomento» per la vicenda dentro la comunità. Per tutta la giornata le bandiere esposte nel Palazzo di città e negli altri edifici pubblici saranno a mezz’asta. Gli esercizi commerciali abbasseranno le serrande per 10 minuti, dalle 16 alle 16.10, durante le esequie. (Diego Motta - Avvenire)

Cosenza: dal 27 agosto “Attraverso23”

13 Luglio 2023 - Cosenza - Dal 27 agosto al 2 settembre, con “Attraverso23”, una settimana piena di incontri, con l'ufficio Migrantes di Cosenza-Bisignano e ASCS - Agenzia Scalabriniana per la Cooperazione allo Sviluppo e con giovani con radici, colori e sapori diversi alle spalle per costruire un’Italia e un mondo multiculturale e multicolore. Ascoltando testimonianze e andando a conoscere persone e realtà che operano sul territorio a Cosenza e nei suoi dintorni, sperimentando varie sfumature che può avere l’accoglienza. Oltre al dialogo e l’ascolto, si andrà anche ad affiancare le realtà locali nello svolgimento dei servizi da loro svolti, che vanno dalla mensa a progetti artistici svolti in strutture di accoglienza, per diventare compagni di strada di persone più in difficoltà.

Viminale: da inizio anno sbarcate 73.414 persone migranti sulle coste italiane

12 Luglio 2023 -
Roma - Sono finora 73.414 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Di questi  8.394 sono di nazionalità ivoriana (11%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Guinea (7.669, 10%), Egitto (7.371, 10%), Bangladesh (6.351, 9%), Pakistan (5.988, 8%), Tunisia (4.792, 7%), Siria (3.896, 5%), Burkina Faso (3.523, 5%), Camerun (2.280, 3%), Mali (2.126, 3%) a cui si aggiungono 21.024 persone (29%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Il dato è stato fornito oggi dal ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina.

Comunità, antitodo alla solitudine

12 Luglio 2023 - Solitudine digitale: un efficace ossimoro per fotografare la realtà. L’espressione, già nota a studiosi e addetti ai lavori, ha suscitato grande attenzione negli ultimi giorni per la relazione annuale del presidente del Garante per la protezione dei dati personali, Pasquale Stanzione. “Se confondiamo la persona con la sua immagine – ha detto tra l’altro –, se non interveniamo sul male che si compie, ma lo filmiamo, rinunciamo a cogliere, della tecnica, le sue straordinarie potenzialità inclusive e ci condanniamo a un’inconsapevole solitudine digitale, celata da una malintesa idea di connessione totale”. L’analisi attenta e puntuale apre alla presa di coscienza: occorre invertire la tendenza! Se è vero che il digitale può aprire alla socialità, è altrettanto vero che il dispositivo può ingabbiare nell’egocentrismo. La cura alla solitudine è la comunità, soprattutto se è educante anche nel digitale. (Vincenzo Corrado)

Canaria: dispersi tre barconi di migranti

12 Luglio 2023 - Roma - Si affievoliscono di ora in ora le speranze di trarre in salvo i circa 300 migranti a bordo di tre imbarcazioni disperse da oltre una settimana al largo delle Canarie. Ieri, una di esse — una piroga presumibilmente partita dal Senegal — era stata avvistata dai soccorritori spagnoli mentre sorvolavano la zona in aereo. Ma poi, una volta giunti sul posto via mare, non hanno trovato nulla. Non è stato chiarito, inoltre, se le ricerche proseguiranno ulteriormente. Salvataggio riuscito, invece, per 200 persone in difficoltà nel Mediterraneo centrale: ieri, la nave ong la Humanity 1 ha effettuato quattro diversi interventi per andare in aiuto di alcuni barconi salpati dalla Tunisia. Tra i migranti soccorsi c’erano molte donne, una delle quali in avanzato stato di gravidanza, e diversi bambini. Infine, ancora un’ondata di sbarchi ha raggiunto l’isola siciliana di Lampedusa, dove ieri sono approdati, complessivamente, 218 naufraghi.

Mons. Moscone su bimbi annegati a Manfredonia: “dramma legato all’immigrazione, trovare soluzioni a problemi zone periferiche”

12 Luglio 2023 - Roma - “Ancora un altro dramma legato all’immigrazione è accaduto nel territorio della nostra arcidiocesi in questo anno 2023: diventa sempre più necessaria la presa di coscienza responsabile dell’opinione pubblica e l’impegno concreto delle Istituzioni civili per trovare vie di soluzione agli enormi problemi delle zone periferiche del territorio comunale, poste nella grande pianura del Tavoliere, ove ormai con scadenze ravvicinate vediamo morire di stenti, miseria, mancata custodia di minori e mancanza di sicurezza troppe persone”. Lo denuncia mons. Franco Moscone, arcivescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo, all’indomani della morte di due fratellini di 6 e 7 anni, di nazionalità rumena, annegati in una vasca per la raccolta di acque piovane, utilizzate per l’irrigazione, nelle campagne di Fonterosa. “Serve per i fratelli e sorelle migranti un piano serio di accoglienza, che permetta loro di usufruire di case sicure, servizi sociali appropriati ed ambienti comuni per rendere la loro vita dignitosa e degna: sono lavoratori delle nostre terre e delle nostre imprese agricole che meritano tutte le garanzie, come qualsiasi cittadino”, prosegue il vescovo: “Ancor più i bambini, loro figli, che molto spesso sono lasciati soli per molte ore a motivo del lavoro dei genitori o per ricerca di elemosine e viveri”. Per mons. Moscone, “alla emigrazione è legato anche il grave problema dell’infanzia molto spesso lasciata senza alcun controllo da parte dei genitori, impegnati nei lavori dei campi, e soprattutto privata della necessaria, insostituibile istruzione, primaria ed educativa. Non possiamo ricordarci di loro solo quando succedono disgrazie come la morte di questi due piccoli”. Quindi, il vescovo si rivolge “ai genitori addolorati, che abbraccio fraternamente, a tutti i migranti presenti tra noi, ai tanti operatori e volontari che cercano di portare aiuto e solidarietà fattiva ai migranti”.  

I giovani del Mediterraneo “ambasciatori” di fraternità

12 Luglio 2023 -

Roma - A 81 anni il cardinale Gualtiero Bassetti ha ancora voglia di sognare. «Speriamo che tra dieci anni possiamo ringraziarvi per il lavoro che avete svolto e auguriamoci che tra venti anni sia possibile leggere sui libri di storia che un gruppo di giovani del Mediterraneo ha interrotto la spirale di morte della guerra e costruito un mondo di pace». Sorride l’ex presidente della Cei mentre si rivolge a quaranta ragazzi arrivati in Italia dai Paesi che si affacciano sul grande mare. Le loro radici affondano in Libano o in Francia, in Tunisia o in Terra Santa, in Bosnia ed Erzegovina o a Cipro, in Albania o in Siria. Tutti indicati dai vescovi delle proprie nazioni tramite le Conferenze episcopali o i Sinodi delle Chiese orientali. Quaranta testimoni di fraternità che formano il Consiglio dei giovani del Mediterraneo. È l’opera-segno, l’eredità che la Cei lascia a Firenze, la città che nel febbraio 2022 ha accolto il secondo Incontro dei vescovi del Mediterraneo dopo quello d’esordio a Bari nel 2020. Un doppio “G20 ecclesiale” voluto dal cardinale Bassetti quando era alla guida dell’episcopato italiano e ispirato alla profezia di pace del sindaco “santo” Giorgio La Pira. «Sono stati due grandi eventi nella storia della Chiesa: per la prima volta i vescovi cattolici di una zona che unisce tre diversi continenti si sono radunati per pregare e discutere insieme sul presente e sul futuro di questa regione », dice ai ragazzi. E subito aggiunge: «Voi vi trovate qui come un frutto fecondo dell’Incontro di Firenze, una splendida follia». Perché a distanza di oltre un anno dall’appuntamento che, assieme ai presuli, aveva chiamato a raccolta nel capoluogo toscano anche i sindaci del bacino, si insedia la consulta che intende abbracciare le sponde del Mediterraneo. Una sorta di piccolo Sinodo, tutto laico, in cui siede chi ha dai 18 ai 28 anni. Ieri nella sede dell’Azione cattolica a Roma l’abbraccio di Bassetti ai ragazzi riuniti per la prima volta. Stamani in Vaticano l’incontro con l’arcivescovo Paul Gallagher, segretario per i rapporti con gli Stati. Poi la partenza verso Firenze dove domani il Consiglio “giovane” verrà consegnato alla città in Palazzo Vecchio alla presenza del cardinale Giuseppe Betori e del segretario generale della Cei, Giuseppe Baturi, e dove inizieranno i lavori. Ai ragazzi Bassetti ricorda che il Mediterraneo va considerato un «mare che unisce e non divide» e chiede di spendersi per il «dialogo» che «deve portare alla costruzione di ponti e all’abbattimento di muri di ogni tipo: dell’indifferenza, della sofferenza, dell’ingiustizia e dei confini militarizzati». Poi affida loro quattro «stelle» prese a prestito da La Pira e da inserire nell’agenda del Consiglio: la «promozione della persona umana»; la necessità di «aiutare i poveri»; la vocazione sociale di «combattere le ingiustizie»; la ricerca di «vie di pace». «Non siamo davanti a un convegno ma a un percorso dal basso incentrato su due dimensioni fondanti del pensiero del sindaco “santo”: i giovani e il Mediterraneo. Il punto di partenza è creare una vicinanza umana e quindi una condivisione di esperienze di vita», racconta Patrizia Giunti, presidente della Fondazione La Pira. È una delle quattro realtà fiorentine cui la Cei affida il “parlamentino”. «Il progetto – aggiunge Angiolo Rossi, direttore della Fondazione Giovanni Paolo II promossa dalle diocesi della Toscana – è quello di mettere in contatto e fare dialogare in modo sistemico le comunità cattoliche del “mare nostrum” attraverso giovani liberi da pregiudizi o stereotipi che troppo spesso hanno condizionato anche le stesse relazioni tra le Chiese».

A Firenze i ragazzi saranno ospiti dell’Arma dei Carabinieri che aprirà le porte della Scuola brigadieri e marescialli. Ed è stato messo a punto un programma – anche con la Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze – che li porterà a scoprire la città, a incontrare i coetanei fiorentini, a visitare la mensa Caritas, a pregare per la pace nell’abbazia di San Miniato al Monte. E poi nel fine settimana la tappa lungo la costa tirrenica nel villaggio “La Vela” dell’Opera per la gioventù La Pira che da trent’anni organizza campi estivi per giovani d’Oriente e d’Occidente. «Serve iniziare a pensare e agire da mediterranei – sottolinea il presidente dell’Opera, Gabriele Pecchioli –. E occorre farlo da credenti e cittadini che sono proiettati anche sul versante del dialogo interreligioso e culturale». Secondo il cammino tracciato dai vescovi, i ragazzi-consiglieri si incontreranno una volta all’anno in presenza a Firenze e poi in varie sessioni online. I lavori di questi giorni si terranno nel Centro internazionale studenti La Pira. «La nostra esperienza ci dice che i giovani sono ambasciatori di relazioni nuove – conclude il direttore Marco Salvatori –. Ed è la diplomazia dell’amicizia e della simpatia una delle vie fondamentali per avvicinare i popoli e quindi le nazioni». (Giacomo Gambassi)

Farnesina: il 13 luglio primo Forum sulla libertà religiosa

11 Luglio 2023 -
Roma - Si svolgerò a Roma, il prossimo 13 giugno, il primo dei forum sulla libertà religiosa promosso dall’Inviato speciale del Ministro degli affari esteri e della Cooperazione internazionale per la promozione della libertà religiosa e per la tutela delle minoranze religiose nel mondo (con particolare riferimento a quelle cristiane), Davide Dionisi. Si partirà da un focus sul Pakistan. Ad aprire i lavori  il Ministro degli esteri italiano, Antonio Tajani. Seguiranno gli interventi dell’Ambasciatore del Pakistan in Italia, Ali Javed, di Tabassum Yousaf, Avvocata presso l’Alta Corte della provincia del Sindh, Alessandro Monteduro,  Direttore Aiuto alla Chiesa che Soffre (Acs) – Italia, Valeria Martano della Comunità di Sant’Egidio, Andrea Benzo, Coordinatore della Farnesina per il dialogo interreligioso, Daniela Canclini, coordinatrice dei Programmi di formazione del Volontariato Internazionale per lo Sviluppo, Sara Fumagalli, Direttore esecutivo di Umanitaria Padana Onlus e Mobeen Shahid docente presso la Pontificia Università Urbaniana. Obiettivo delle conferenze, spiegano gli organizzatori, “è mantenere un dialogo aperto, trasparente e regolare con le confessioni religiose e con i governi, fondato sul riconoscimento della loro identità e del loro contributo specifico. Tale dialogo è necessario per rispettare i principi di un autentico pluralismo e per la costruzione di una autentica democrazia”. Con tali iniziative, inoltre, “si vuole aiutare a far sì che ci sia un più equilibrato rapporto tra società civile e comunità dei credenti, nel segno di una accresciuta armonia e di un mutuo arricchimento di libertà e cosciente partecipazione”.

Il neo cardinale Marchetto: “continuare a garantire i diritti”

11 Luglio 2023 - Roma - Tra i nuovi cardinali nominati domenica da papa Francesco mons. Agostino Marchetto, per anni segretario dell’allora Pontificio Consiglio per i Migranti e gli Itineranti. 83 anni il neo cardinale è stato nunzio apostolico in Madagascar e Mauritius, poi in Tanzania e infine in Bielorussia prima di essere nominato, da Giovanni Paolo II, segretario del Pontificio Consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti che svolse fino al 2010. “Il movimento dei popoli c’è sempre stato, solo che adesso è affinato dal riconoscimento della dignità di ciascun essere umano, dalla necessità di rispettarne i diritti, i nuovi e quelli fondamentali”, dice oggi al quotidiano “Avvenire” rispondendo ad una domanda di Riccardo Maccioni sul tema dei migranti oggi. Il giornalista poi si sofferma sui rom e sinti sottolineando l’impegno di Marchetto per il loro riconoscimento come vittime della Shoah: “In Europa sembra siano dieci milioni, cioè la minoranza più numerosa della realtà del continente. Sono stati vittime di genocidio come gli ebrei, e come loro hanno diritto a una riparazione”. Il card. Marchetto evidenzia la necessità di incontrarsi “anche ci sono difficoltà. La loro cultura porta dei valori molto belli. Penso ad esempio all’importanza della famiglia”. Oggi “bisogna continuare a garantire i diritti, le necessità delle persone in movimento, in tutte le loro espressioni. Umane, spirituali e cristiane”. (R.Iaria)

Muti in Giordania anche per i profughi

11 Luglio 2023 -

 

Amman ( Giordania) - Ha il suo volto. Ha i suoi occhi. Ha le sue mani la Giordania. Il volto, le mani, gli occhi di questo metro e dieci di ragazzino. Chi lo sa il suo nome. “Una moneta italiana” ti dice scandendo bene le parole. Glielo deve aver insegnato il padre. Che oltre la Porta sud del sito archeologico di Jerash, «questa bella porta» dice mentre al tramonto ti indica il passaggio che porta verso il colonnato e poi al Tempio di Zeus, ha un banchetto: calamite, ventagli, cappelli di paglia per ripararsi dal sole, kefiah che ti mette in testa senza fare troppi complimenti – «questo regalo» insiste mentre i vicini di bancarella fanno partire L’italiano di Toto Cotugno a tutto volume. «Una moneta italiana» ti dice invece, inseguendoti sulle strade di polvere, quel ragazzino di sette o otto anni al massimo, allungandoti un pacchetto di cartoline avvolte nella plastica, foto di Jerash un po’ sbiadite dal sole. Lo fa con quelle mani – e guardandoti con quegli occhi un po’ sfuggenti – che sono il presente e il futuro della Giordania. Che sa di speranza.

«Un paese e un popolo straordinari che siamo venuti ad onorare perché offrono rifugio e accoglienza a chi scappa dalla guerra» dice Riccardo Muti davanti al muro di pubblico in piedi sui gradoni del teatro romano di Jerash. Nord della Giordania, nazione dove il 30% della popolazione è costituito da rifugiati. Siriani, prevalentemente. A Jerash ci sono anche quindici di loro che abitano nel campo profughi dell’Acnur-Unhcr di Zaatari, a una manciata di chilometri dalla Siria, sono arrivati grazie a un permesso speciale del ministro dell’Interno. Qui, nel sito archeologico che parla anche un po’ italiano (nostri sono gli scavi al Tempio di Artemide), il maestro ha voluto portare l’edizione 2023 de “Le vie dell’amicizia” di Ravenna festival, invitato dal governo di questo paese ancora giovane – Amman, la capitale, è una città cantiere, sterminata, dove si continuano a costruire case. Il ponte di fratellanza in musica da Ravenna (venerdì il concerto nella città romagnola) è approdato nell’antica città romana distrutta dal terremoto, che chiamano la Pompei d’Oriente. E a Pompei “Le vie dell’amicizia” approdano stasera. Distrutta, Jerash, ma ancora bellissima nei suoi frammenti di templi, piazze, cardi e decumani – e anche qui, carabinieri italiani lavorano ad un progetto europeo per insegnare ai giordani la conservazione del patrimonio culturale.

« Perché anche qui affondano le nostre radici. Che sono radici spirituali e culturali » non si stanca di ricordare Muti. Il Giordano scorre a pochi chilometri rendendo fertile il deserto di pietra della Giordania. La Terra Santa e Gerusalemme te le sei lasciate alle spalle atterrando ad Amman su un volo con una carovana di musicisti (duecento tra ragazzi dell’Orchestra giovanile Luigi Cherubini e voci del coro Cremona Antiqua di Antonio Greco) partita da Ravenna e approdata domenica (ancora una volta, dici guardando l’elenco delle ventisette tappe de “Le vie dell’amicizia”) in Medio Oriente. Israele e Palestina perennemente inquieti, da una parte. Dall’altra la Siria, con le ferite della guerra e del terremoto che (ormai) in troppi hanno dimenticato. Ferite che, dal 1997, quando fece rotta verso la Sarajevo in ginocchio per il conflitto dei Balcani, Muti prova a medicare attraverso la musica. Nel Teatro romano di Jerash, Gluck con il secondo atto di Orfeo ed Euridice – e il racconto di Orfeo (che è il controtenore Filippo Mineccia) che riporta in vita la sposa non può non farti pensare alla forza dell’amore che, forse, potrebbe riportare la pace dove oggi si combatte. Poi il Casta diva della Norma di Bellini affidato a Monica Conesa, «un inno del Mediterraneo» per Muti, e Il canto del destino di Brahms. Pagine che si impastano a melodie tradizionali di Giordania e Siria – le cantano Razek-François Bitar, Mirna Kassis, Zain Awad e Ady Naber, le suonano Saleh Katbeh e Elias Aboud. Il tramonto infuoca la sera di Jerash. Muti attacca l’introduzione dell’aria più celebre della Norma. E parte il canto del muezzin. Il maestro posa la bacchetta. Aspetta. Come già successo a El Djem, in Tunisia, nel 2005, in un altro Viaggio dell’amicizia.

« Perché è una preghiera». Poi attacca un’altra preghiera. «Spargi in terra quella pace che regnar tu fai nel ciel» canta la sacerdotessa. «Per dire ancora una volta – spiega Muti – che la musica può insegnare un metodo per provare a risolvere i problemi del mondo. Lo vediamo, non senza commozione, facendo musica con ragazzi italiani, giordani e siriani che suonano insieme e si capiscono benissimo. La dimostrazione che c’è una parte positiva del mondo che ci dà speranza mentre un’altra parte del mondo continua a pensare a fare la guerra».

La guerra che dalla Siria ha portato nel campo profughi di Zaatari 80mila persone. Vivono oltre il filo spinato e i carri armati nella cittadella costruita dal 2012, subito dopo lo scoppio della guerra, dall’Alto commissariato Onu per i rifugiati: dodici distretti distribuiti su 5.3 km quadrati, ospedali (uno è affidato all’Italia in collaborazione con la Giordania), scuole, centri commerciali e la via dello shopping. Un sistema bancario interno, tante attività gestite dai rifugiati per promuovere un’economia di sostentamento del campo. Una città che produce l’energia necessaria grazie a una grande distesa di pannelli solari. «La metà della popolazione qui ha meno di 18 anni. Ogni settimana nascono tra i sessanta e i settanta bambini. Ventitremila quelli nati dal 2012» dice Adam Nord, coordinatore del campo. Saluta Riccardo Muti arrivato nel cam-po profughi attraversando la Giordania, un deserto di pietra soffocato dalla plastica – brandelli se ne vedono ovunque, attaccati alle cancellate, avvolti intorno agli alberi, fatti viaggiare dal vento. Prima di suonare a Jerash Muti ha voluto essere a Zaatari, per un concerto con musiche siriane organizzato mettendo delle sedie sull’erba sintetica del campo di calcio. Musiche intrise di malinconia che il maestro segue attento, tra un selfie e una stretta di mano con i profughi che gli si fanno attorno. A loro Muti e Ravenna festival regalano strumenti musicali: oud, la tipica chitarra mediorientale, migwiz, una specie di flauto, e violini.

A Zaatari la sera si fa musica insieme. Poca televisione, ma tanti social. « Ma non so se facciamo il loro bene mostrandogli questo volto dell’Occidente» sorride Muti. Per lui e per Ravenna festival il campo è rimasto aperto in via eccezionale fino a sera per il concerto dei musicisti del campo, tanti che suonano per passione, qualcuno lo fa di mestiere insegnando a scuola o dando lezioni. Ahmad appena ha ricevuto il suo migwiz lo estrae dalla custodia e si mette a suonarlo. E parte una danza con gli ospiti del campo che si danno la mano e girano in cerchio, coinvolgendo gli italiani in questo ritmo mediorientale. Uomini da una parte, donne dall’altra perché siamo in un paese dove oltre il 90% degli 11 milioni di abitanti è musulmano, i cristiani sono l’1.4%. «Però con le ragazze ci scriviamo tramite social» racconta Akram, vent’anni, che studia ingegneria elettronica. Per molti il futuro è incerto. Vivono da undici anni in un limbo. Anche se escono per studiare e lavorare. Il governo giordano concede permessi di lavoro a seconda delle esigenze del mercato. Permessi temporanei che durano al massimo sei mesi. Attualmente ce ne sono 4mila.

Tagriz sogna la Germania. Ha 42 anni e un figlio, Baatol, di 16 che segue corsi di fotografia. Firas ha 23 anni, è di Homs. Muti ha regalato un oud al padre, Mahmood, 62 anni “il maestro” del campo. Che tutti conoscono e stimano. «La vita è dura. Si lavora per piccoli periodi» racconta Firas. Sorride il suo amico Mohammed, 24 anni di Dar’a. Lui studia musica. Suona (benissimo) il violino. Mentre suona lo riprende con il cellulare Quais, arrivato anche lui da Dar’a nel 2015. Si muove su una carrozzina per un problema genetico. «Mi piace la musica, specialmente quella inglese. Il mio sogno? Viaggiare. E lavorare come programmatore di computer». Sogni. Che servono a coltivare una speranza. Quella della Giordania. Quella della Siria. E, forse, del mondo. Una speranza cha oggi ha il volto, gli occhi, le mani piagate dalla malattia di Quais. (PierAchille Dolfini - Avvenire)

 

Cei: approvate le Linee guida per la “fase sapienziale” del Cammino sinodale

10 Luglio 2023 -
(Foto Siciliani - Gennari/SIR)
Roma - Una “sessione breve ma intensa” quella del Consiglio episcopale permanente che si è riunito straordinariamente sabato 8 luglio, con 10 vescovi in presenza a Roma e 21 in video collegamento (2 assenti giustificati), per condividere, discutere e approvare le Linee guida per la “fase sapienziale” del Cammino sinodale delle Chiese in Italia. La riunione è stata presieduta dal card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, che in apertura dei lavori ha espresso gratitudine per la vicinanza e l’affetto manifestatigli in occasione delle visite compiute a Kiev e Mosca quale Inviato del Santo Padre. Nel comunicato finale della Cei, si precisa che il cardinale si è detto “commosso per la partecipazione e la preghiera delle comunità ecclesiali e di tante persone”, definendo questi sentimenti “una conferma di quanto la Chiesa faccia propria l’ansia di pace che è di tutti”. Nella situazione attuale, ha affermato facendo riferimento al contesto di conflitto, “è predominante l’aspetto umanitario che, liberato da qualsiasi strumentalizzazione, rappresenta una via per proteggere i più deboli e favorire una grammatica di dialogo e di pace”. I vescovi hanno rinnovato al presidente la loro solidarietà orante, ribadendo “la volontà di pace e il desiderio di essere operatori di riconciliazione con la preghiera, l’accoglienza e la carità operosa”. Il Consiglio permanente si è quindi concentrato sul documento per la tappa sapienziale del percorso sinodale, mettendo in luce la bellezza del camminare e la necessità di farlo secondo indicazioni chiare, utili a procedere nella direzione auspicata da Papa Francesco. Dopo i primi due anni di ascolto narrativo, che hanno coinvolto centinaia di migliaia di fedeli in tutta Italia, il Cammino dovrà ora proseguire con la fase dedicata alla lettura spirituale delle narrazioni emerse per poi culminare in quella profetica (2024-2025). In quest’ottica, il tempo del discernimento aiuterà a individuare quali dinamiche ecclesiali devono essere modificate per promuovere la missione, rendendo alcuni meccanismi più snelli e più capaci di annuncio del Vangelo. Nei diversi interventi è stato sottolineato come il frutto più importante di questi anni sia proprio la riscoperta della bellezza della comunità cristiana e di dirsi appartenenti al popolo di Dio in cammino per annunciare il Vangelo. Secondo i vescovi, “tale bellezza deve diventare sempre di più giudizio comune e azione di evangelizzazione”. Il Consiglio permanente ha dunque approvato le Linee guida con le integrazioni emerse durante i lavori, insieme al cronoprogramma che scadenzerà le tappe successive del Cammino. Entrambi i testi verranno consegnati alle Chiese in Italia nei prossimi giorni.

Ismu: la maggioranza degli stranieri continua ad essere cristiana

10 Luglio 2023 - Milano - Nonostante una lieve contrazione in termini assoluti rispetto all’inizio del 2022, l'Ismu stima che al 1° gennaio 2023 gli stranieri residenti in Italia di religione cristiana (prevalentemente ortodossi, cattolici, evangelici e copti) si confermano ancora una volta come il gruppo maggioritario per appartenenza religiosa: ISMU stima che nel complesso siano poco meno di 2,7 milioni (al 1° gennaio 2022 erano circa 2,8 milioni), contro i quasi 1,5 milioni di stranieri residenti di fede musulmana (stabili in numerosità rispetto a dodici mesi prima). Passando all’analisi delle singole appartenenze religiose, al 1° gennaio 2023 al primo posto si posizionano gli ortodossi, che rappresentano il 29,9% del totale delle appartenenze religiose tra gli immigrati (l’anno precedente erano il 28,9%). Essi ritornano a superare in numerosità i musulmani la cui quota d’incidenza al 1° gennaio 2023 è del 29,8% (in lieve aumento rispetto al 1° gennaio 2022, data in cui si attestavano al 29,5%). In terza posizione troviamo i cattolici con il 16,8% d’incidenza (contro il 17,2% di dodici mesi prima).  In termini assoluti la componente ortodossa torna così a superare la cifra di 1,5 milioni di stranieri residenti in Italia al 1° gennaio 2023, mentre i musulmani risultano ancora un poco al di sotto di tale quota. In diminuzione invece i cattolici che si fermano a 844mila unità (contro le 892mila del 2022).  Per quanto riguarda le provenienze si stima che più di un quarto dei musulmani residenti in Italia al 1° gennaio 2023 sia di cittadinanza marocchina, per un totale di 413mila persone. Seguono gli albanesi (154mila), i bangladeshi (130mila) e i pakistani (129mila). Per quanto riguarda i cattolici, tra le nazionalità più numerose si contano i filippini (137mila) e gli albanesi (86mila). Tra i cristiani ortodossi primeggiano invece i rumeni (876mila), che da soli rappresentano quasi tre quinti di tale componente religiosa tra gli stranieri, seguiti da ucraini (213mila) e moldovi (95mila). Per quanto riguarda gli ucraini la loro presenza è stimata a circa 242mila. Tra di loro si contano in particolare 213mila ortodossi e 13mila cattolici.  Secondo le informazioni diffuse dal Dipartimento della Protezione Civile, tuttavia, sono stati quasi 174mila gli ingressi in Italia dall’Ucraina durante il 2022 e se, per chi non si è iscritto in anagrafe in Italia, "ipotizziamo la medesima distribuzione religiosa dei loro connazionali residenti, è realistico calcolare in particolare ulteriori 136mila ucraini ortodossi sul territorio nazionale, per un totale di 349mila ucraini con tale fede religiosa", si legge nel Reporto dell'Ismu.  

Ucraina, card. Zuppi: “la preghiera aprirà nei cuori degli uomini propositi e soluzioni di pace”

10 Luglio 2023 -
Roma - “La pace richiede l’impegno di ciascuno. Inizia nei nostri contesti, dal non disprezzare nessuno fino al rispetto dell’altro, dall’essere sempre ognuno fratello di tutti. La preghiera, infine, aprirà nei cuori degli uomini propositi e soluzioni di pace. Il terribile conflitto in Ucraina c’è lo chiede in maniera impellente”. Lo ha scritto il card. Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, nel messaggio inviato al vescovo di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo, mons. Gerardo Antonazzo, per la celebrazione di ringraziamento alla Madonna Assunta che si è tenuta ieri nella concattedrale di Cassino-Città della pace. “Desidero far giungere la mia partecipazione al vostro ricordo della Madonna Assunta, e unirmi alla preghiera, con l’intercessione di Maria, perché si venga presto alla ‘desideratissima’ pace”, ha affermato il porporato, sottolineando che “quello per la pace è un impegno che prendiamo nel nome di Gesù che c’è l’ha affidata e conquistata a caro prezzo, e anche in nome di tutte le vittime uccise dalla guerra”. “Voi di Cassino lo sapete bene”, il tributo del card. Zuppi, per il quale “le migliaia di ragazzi e giovani che sono sepolti ci ammoniscono a non sciupare il dono della pace e a cercarla per chi ne è stato privato”. “Come Chiesa – ha proseguito il presidente della Cei – iniziamo dal proteggere i più deboli dei deboli, i bambini. Come la povera vedova del Vangelo chiediamo pace e giustizia dal giudice iniquo della guerra che rende tutti vulnerabili”. “Siate operatori di pace”, l’esortazione conclusiva del card. Zuppi.

La nostra vita è piena di miracoli

10 Luglio 2023 -
Città del Vaticano - La sorpresa dell’Angelus di domenica, XIV del tempo ordinario, è nell’annuncio del prossimo Concistoro che Papa Francesco presiederà il 30 settembre. Saranno creati 21 i nuovi cardinali, tre ultraottantenni, portando così a 136 il numero dei porporati in un possibile Conclave, 16 votanti in più rispetto al tetto fissato da Paolo VI e confermato da Giovanni Paolo II. Tra i nomi alcune sorprese: monsignor Víctor Manuel Fernández, appena nominato prefetto del Dicastero per la dottrina della fede, monsignor Stephen Chow Sau-Yan, Vescovo di Hong Kong, nomina importante, ponte con le autorità di Pechino, e monsignor Stephan Ameyu Martin Mulla arcivescovo di Juba, Sud Sudan, paese visitato lo scorso febbraio, dove la pace, disse il Papa il 4 febbraio, “è un cammino tortuoso ma non più rimandabile”. Due gli italiani: monsignor Claudio Gugerotti, prefetto del Dicastero per le chiese orientali e monsignor Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, il primo a ricevere la berretta porpora in una terra dove continuano le violenze, come ricorda Francesco nel dopo Angelus, auspicando tra israeliani e palestinesi la ripresa di un “dialogo diretto al fine di porre termine alla spirale di violenze e aprire strade di riconciliazione e di pace”. Angelus nella domenica in cui leggiamo, in Matteo, che Gesù prega il Padre e lo ringrazia “perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli”. Quanto è diversa dalla nostra la logica di Dio che chiama beati i “poveri di spirito”, i sofferenti, i perseguitati, gli operatori di pace. Nell’Antico Testamento è il profeta Zaccaria – è la prima lettura – che annuncia la salvezza messianica operata da un re “giusto e vittorioso, umile”, che cavalca un asino. L’immagine di Gesù che entra in Gerusalemme su un umile asino. Ma cosa sono le cose per cui Gesù loda il Padre, e chi sono i piccoli che le accolgono. Innanzitutto, il Signore ricorda le opere, ovvero i ciechi che riacquistano la vista, i lebbrosi purificati, i poveri ai quali è annunciato il Vangelo. Dice Francesco: “Dio si rivela liberando e risanando l’uomo, e lo fa con un amore gratuito, un amore che salva”. Per questo Gesù loda il Padre, perché “la sua grandezza consiste nell’amore e non agisce mai al di fuori dell’amore”. Grandezza che “non è compresa da chi presume di essere grande e si fabbrica un dio a propria immagine: potente, inflessibile, vendicativo. In altre parole, questi presuntuosi non riescono ad accogliere Dio come Padre; chi è pieno di sé, orgoglioso, preoccupato solo dei propri interessi convinto di non aver bisogno di nessuno”. Corazìn, Betsàida e Cafarnao sono tre città dove Gesù ha compiuto molte guarigioni. Lo ricorda il Papa per dire che gli abitanti “sono rimasti indifferenti alla sua predicazione”, per loro i miracoli sono stati “eventi spettacolari” ma “esaurito l’interesse passeggero, li hanno archiviati, magari per occuparsi di qualche altra novità del momento. Non hanno saputo accogliere le grandi cose di Dio”. Non così i piccoli e Gesù loda il Padre “per i semplici che hanno il cuore libero dalla presunzione e dall’amor proprio”. I piccoli ricorda Papa Francesco sono come i bambini “si sentono bisognosi e non autosufficienti, sono aperti a Dio e si lasciano stupire dalle sue opere”. I piccoli, afferma ancora il Papa, “sanno leggere i suoi segni, meravigliarsi per i miracoli del suo amore”. La nostra vita ricorda il vescovo di Roma “è piena di miracoli, è piena di gesti d’amore”, ma un “cuore chiuso, un cuore blindato” non ha la capacità di stupirsi; dobbiamo lasciarci impressionare come “la pellicola di un fotografo”. L’atteggiamento del giusto “davanti alle opere di Dio: fotografarle nella mente le sue opere perché si imprimano nel cuore, per poi svilupparle nella vita, attraverso tanti gesti di bene”. Così chiede: “mi lascio meravigliare come un bambino dal bene […] oppure ho perso la capacità di meravigliarmi?”. Non è mancata, nel dopo l’Angelus, la preghiera per l’Ucraina e la gratitudine per quanti operano “per il salvataggio di migranti in mare”; parole all’indomani della lettera a dieci anni dal viaggio a Lampedusa: “la morte di innocenti, principalmente bambini … è un grido doloroso e assordante che non può lasciarci indifferenti. È la vergogna di una società”. (Fabio Zavattaro - Sir)

Card. Montenegro a Lampedusa: “accogliamo sorridenti Gesù nei fratelli che vengono dall’altro continente”.

9 Luglio 2023 - Lampedusa - “Sono passati dieci anni dal primo viaggio apostolico di papa Francesco. Viaggio, secondo me, iniziato a Lampedusa ma non ancora concluso. Venne per piangere le vittime della migrazione, della cultura dello scarto e dell’indifferenza”. Lo ha detto questa mattina il card. Francesco Montenegro, nella celebrazione eucaristica, nella parrocchia di Lampedusa, a conclusione di tre giorni in ricordo del X° anniversario della visita nell’Isola, di papa Francesco. L’iniziativa – promossa dall’Apostolato del Mare della Cei, dalla Fondazione Migrantes e dalla diocesi di Agrigento – si inserisce nelle celebrazioni per la Domenica del Mare che si celebra oggi. Molto spesso, “voi di Lampedusa e Linosa – ha detto il porporato -  avete visto queste donne e uomini piangere e avete pianto con loro, e non solo il 3 ottobre di dieci anni fa; li avete soccorsi ravvisando in loro fame e sete di speranza e desiderio di vita migliori; avete persino aperto le vostre case perché avessero il ristoro di una doccia, il tepore di un tè… e la consolazione di un abbraccio. Avete condiviso il pesce pescato da voi stessi con loro, coi quali lo avete arrostito e mangiato. Avete pregato insieme, pur nel rispetto di altre fedi e altri riti. E, con i loro sguardi ricchi di speranza ma carichi di orrore, avete ascoltato le loro storie di persecuzioni, di stupri e vessazioni, di percosse violente e molestie di ogni genere… insieme alla struggente nostalgia di casa e degli affetti più cari”. Per il card. Montenegro la fraternità è “la festa della paternità di Dio. Invochiamo lo Spirito perché ciò avvenga. È vero che la fraternità la vogliamo e costruiamo noi, ma è vero che è dono dello Spirito. Senza lo Spirito che è Pace, Giustizia, Amore, Libertà, Verità, la fraternità rischia di essere semplice velleità.  Continuiamo perciò con Papa Francesco il viaggio della speranza, cominciato da qui; non stanchiamoci; il Crocifisso sopra l’altare che il Papa ci ha regalato ce lo ricordi; osiamo come Papa Francesco, non lasciamolo solo ma soprattutto accogliamo sorridenti Gesù nei fratelli che vengono dall’altro continente”. (Raffaele Iaria - www.migrantesonline.it)

Vangelo Migrante: Domenica 9 luglio – Vangelo Mt 11,25-30

9 Luglio 2023 -
Per conoscere il Signore bisogna ri-conoscere la propria povertà e smettere di vivere in adorazione del proprio ego: il centro non sei tu. Si racconta che San Francesco, dopo il bacio al lebbroso, quel giorno, per la prima volta, smise di adorare se stesso: in altri termini cominciò a conoscere tutto e tutti, non secondo la carne, ma secondo lo Spirito, come ci dice la Seconda Lettura. È lo Spirito che ci mostra la nostra debolezza, ovvero che da soli non riusciamo a fare il bene. In nome della nostra ragione, spesso, diventiamo piuttosto violenti, perché stanchi e oppressi.  La Prima Lettura parla di un re giusto e umile che cavalca l’asina e rialza chiunque è caduto: “Egli rigetta le armi della guerra e sceglie le armi della pace”. Ebbene, la seconda parte di questo Vangelo ci esorta a prendere il “giogo” di Cristo (è una parola molto bella, da cui vengono i termini “coniuge”, “coniugio”), che è la Legge con cui non si entra nel dovere, ma nella vera obbedienza: è la sottomissione, l’arte di entrare nella vita: non si può sempre solo dire che non va bene; non si può solo oscillare tra il subire tutto e il distruggere tutto. La vita ti mette un giogo sulle spalle: o lo porti con Dio o lo porti con la tua umanità. Con la nostra ragione creeremo solo l’oppressione nostra o l’oppressione dell’altro. Il “giogo” è, invece, andare al ritmo di Cristo e con Lui portare il peso della realtà. Non riusciremmo, da soli, neanche a fare il bene, perché anche il bene potrebbe diventare pesante e potremmo ribellarci al bene nella vita. Il problema non è essere uguali o pensarla allo stesso modo. Spesso il giogo era portato da un bue più grande e da un bue più piccolo: non si riesce mai a portarlo da soli. Il problema non è la diversità, ma, potremmo dire, è la comunione: rigare dritto, imparando da Colui che è “mite e umile di cuore”, da Colui che è dolce e sa cercare il ristoro di colui che Lui ama. Dio, nell’ entrare nella nostra povertà, è delicato: apriamoGli la porta e allora righeremo dritti. È un invito non è una pretesa:” Venite a me”, dice il Signore. È questo il passaggio dal vivere da soli al vivere da coniugi. È questa la frase meravigliosa che Enrico Petrillo si sentì pronunciare da sua moglie Chiara Corbella negli ultimi attimi della sua vita sulla terra: “Chiara è veramente così dolce questo giogo?” – “Sì, Enrico, perché lo portiamo con Cristo”. Da Cristo impariamo: la vera mitezza, l’arte di scegliere la giusta battaglia; la vera umiltà, l’arte di fare da soli ma non da soli, cioè da coniugi, sposati da Cristo per sposare la realtà. Se il giogo lo portiamo con Lui non ci schiaccia, ma in Lui troveremo il vero riposo e il vero ristoro. Apriamoci al vero riposo. (Francesco Buono)

Migrantes: visita e celebrazione nell’hotspot di Lampedusa

9 Luglio 2023 - Lampedusa - Si concluderà oggi, con una solenne celebrazione eucaristica nella chiesa parrocchiale di Lampedusa, presieduta, in lingua francese, da mons. Alexis Leproux, vicario generale della diocesi di Marsiglia e concelebrata dal card. Francesco Montenegro, mons. Giancarlo Perego, mons. Pier Paolo Felicolo, la tre giorni in ricordo del 10 anniversario della visita nell’Isola, di papa Francesco. L’iniziativa – promossa dall’apostolato del Mare della Cei, dalla Fondazione Migrantes e dalla diocesi di Agrigento – si inserisce nelle celebrazioni per la Domenica del Mare.  Ieri pomeriggio il card. Montenegro, e l’arcivescovo di Ferrara-Comacchio, mons. Gian Carlo Perego, presidente della Fondazione Migrantes, hanno officiato una messa all'interno dell'hotspot di Lampedusa e hanno pregato, assieme a numerosi immigrati cattolici presenti nella struttura di prima accoglienza di contrada Imbriacola, per quanti hanno perso la vita nei tanti viaggi per raggiungere l’Europa. Prima della celebrazione una visita all’hot spot di Lampedusa insieme al Direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Pierpaolo Felicolo, del Vicario episcopale per i migranti di Marsiglia Mons. Alex Leproux e del direttore Migrantes di Agrigento, don Aldo Sciabbarasi. Una visita – dice a www.migrantesonline.it il presidente della Fondazione Migrantes, mons. Perego  - che  ha “regalato un incontro con i volti di tanti giovani africani, molti dei quali minorenni, in una struttura che conserva tutta la sua precarietà, nonostante gli sforzi della Croce rossa e la presenza continua di un viceprefetto. Precarietà unità ad emergenza  sono le due caratteristiche di una gestione degli sbarchi che non è cambiata in dieci anni”. I volti dei 1400 migranti del centro di Lampedusa – aggiunge il presule – “portano con se i segni, le ferite di un’indifferenza che da dieci anni l’Europa non ha superato e che continua a segnare la sua politica.  Senza uno scatto di umanità e di solidarietà il Mediterraneo continuerà ad essere il Mare della morte e non il mare della vita. La Messa che abbiamo celebrato con i nostri fratelli e sorelle migranti è stato il segno di condivisione del Pane di vita che solo può costruire fraternità”. E' stata un’esperienza "forte, emozionante  che apre il cuore al fratello e alla sorella che chiede aiuto a Dio e a noi". ha detto il direttore Migrantes di Agrigento; abbiamo pregato per loro e con loro ci siamo sentiti abbracciati da Dio  che è misericordia. I fratelli migranti erano contenti per questa opportunità che è stata loro offerta, hanno partecipato anche in maniera attiva cantando in francese, leggendo le letture desiderosi di Gesù, della sua Parola e del suo Corpo spezzato. Aver celebrato la Messa – conclude don Aldo Sciabbarasi – nel giorno del X anniversario della visita del Papa a Lampedusa ci ha fatto sì di ricordare ancora una volta quel monito 'Dov’è tuo fratello?'" (Raffaele Iaria)  

Lampedusa: il ricordo della visita di papa Francesco e la Giornata del Mare

8 Luglio 2023 -
Lampedusa - Rammentare, ricordare, fare memoria e trasformare in memoriale ciò che si vuole mantenere vivo. Il saluto di mons. Alessandro Damiano, arcivescovo di Agrigento, ha aperto il percorso commemorativo della Giornata del Mare in corso a Lampedusa, organizzata dall’Apostolato del mare della Conferenza episcopale italiana, dalla Fondazione Migrantes e dalla diocesi di Agrigento a dieci anni dalla visita di Papa Francesco nell’Isola. Il suo intervento davanti al sagrato della chiesa parrocchiale San Gerlando è stato dedicato al significato della memoria e quello che comporta oggi nella vita dell’uomo e del cristiano il decidere di volere ricordare. “‘Fare memoria’ o, il meno usato, ‘rammentare’, rimandano alla mente, all’intelligenza, ma non coinvolgono il cuore. Il verbo ‘ricordare’, invece, etimologicamente racchiude in sé la parola ‘cuore’, ed è quindi un ritornare al passato, pensandolo ‘con cuore’, ‘cordialmente’. Ma noi non siamo qui solo per ‘rammentare’ – ha detto il presule -, cioè un ripensare mentalmente un evento passato, ma che poi ci lascia indifferenti. Nemmeno possiamo fermarci a ‘ricordare’, ossia a un tornare indietro nel tempo ricordando, appunto, un fatto passato ‘con sentimento’, ma di un sentimento ‘da salotto’, che si tramuta in un sentimentalismo che non ci scomoda, alla fin fine, più di tanto. V’è un terzo significato – ha aggiunto mons. Damiano – e lo troviamo nella Bibbia: nelle Scritture Sacre si parla, più che di memoria, di ‘memoriale’. Non è un semplice ritornare con la mente – ‘fare memoria’ – e nemmeno un ritornare con il cuore – ‘ricordare’ – al passato, ma è un far vivere il passato, un rinverdirlo, un renderlo presente qui ed ora, un – si direbbe oggi – ‘implementarlo’”. Allora l’augurio dell’arcivescovo, pastore della Chiesa agrigentina: “Questo decennale non sia solo ‘memoria’, ma ‘memoriale’ biblicamente inteso; ovvero un far emergere e riemergere nella nostra mente, nel nostro cuore, nella nostra volontà, nelle nostre azioni concrete, tutto quanto Papa Francesco ci ha detto in quell’occasione e renda attuali ancora oggi, la nostra capacità d’accoglienza, di prontezza nel dare un aiuto concreto, nel mostrare un sorriso sincero a chi approda a questa “porta d’Europa”, quale è divenuta Lampedusa in questi anni. Sì, perché, come ha detto Gesù: “Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25, 40). Solamente così le acque salate, salmastre del mare non saranno rese più salate e più amare dalle lacrime di chi v’è morto e di chi, rimasto in vita, piange i suoi cari. E – ha aggiunto citando il titolo dell’iniziativa – chi di noi ha pianto?”.  Davanti al porto di Lampedusa, seconda tappa prima dell'arrivo a "Porta d'Europa"  la riflessione su “Il mare è vita”, cuore della Giornata del Mare. A raccontare del “grido del mare che è già grido dell’uomo e viceversa” è stato don Bruno Bignami, direttore dell’Ufficio nazionale Cei dell’Apostolato del mare: “L’indifferenza nei confronti dei migranti, denunciata più volte da papa Francesco sia in Laudato si’ che in Fratelli tutti, non è che la punta di un iceberg di un modello etico e sociale. Il paradosso è lampante: se dal mare arrivano merci è segno di prosperità economica, ma se arrivano persone ci si allarma fino a chiudere occhi e cuore. I recenti casi di Cutro e del Mar Egeo ce lo ricordano, così come non sappiamo più contare le tragedie ripetutesi nel tempo”. Don Bignami ha evidenziato come “il mare fa sentire l’uomo straniero, mentre dovrebbe farci vivere lo straniero come uomo” e ha denunciato che “l’indifferenza di fronte al fenomeno migratorio va di pari passo con l’indifferenza di fronte ai temi ambientali”: “il mare – ha detto – raccoglie l’eco del grido della terra e del grido dei poveri. I cambiamenti climatici hanno aumentato la precarietà del mare. Cresce la temperatura, cambiano le specie viventi che emigrano da un mare all’altro, la maggiore acidità delle acque marine mette in pericolo la fauna, la biodiversità è a rischio. Ecco il grido della terra”.  
 

Don Sciabbarasi: “serve una Europa più accogliente”

8 Luglio 2023 -
Lampedusa - Il percorso commemorativo, a 10 anni dalla visita di papa Francesco a Lampedusa, si è snodato in tre tappe per “incontrare l’uomo”, un andare che ricordi ad ognuno “la nostra condizione di pellegrini in questo mondo, di migranti”, un “richiamare alla coscienza i nostri doveri di esseri umani, di cittadini e di credenti e i diritti di ogni altro uomo che abita questa terra”, ha detto don Aldo Sciabbarrasi, direttore Migrantes della diocesi di Agrigento. Un percorso iniziato dal sagrato della Chiesa parrocchiale di San Gerlando e arrivato al monumento "Porta d’Europa", passando per il porto. Una commemorazione voluta dall'Ufficio dell'Apostolato del mare della Conferenza episcopale italiana, dalla Fondazione Migrantes e dalla diocesi agrigentina sul tema “Chi di noi non ha pianto? Il mare luogo di vita”. La "Porta d'Europa" rappresenta "la speranza di avere - ha detto il direttore Migrantes - un’Europa più umana, più sensibile, più accogliente nel senso più bello e vero del termine, un’Europa che abbia veramente aperta la porta che si affaccia sul Mediterraneo e che dia pronta e dignitosa accoglienza ai fratelli e alle sorelle che arrivano da noi senza colpa se non quella di cercare una vita dignitosa se non addirittura la salvezza della loro stessa vita”. "Partire dal sagrato della chiesa parrocchiale di Lampedusa - ha spiegato al Sir -  ha significato uscire dal tempio per andare incontro all’uomo,  portare fuori l’annuncio di salvezza agli uomini e donne di questo nostro tempo dentro questa nostra storia segnata da aspetti positivi e aspetti negativi”.