Primo Piano

Gmmr: la Giornata del migrante e del rifugiato in Italia a Piacenza. Domani il primo appuntamento

19 Settembre 2023 - Piacenza - “Liberi di scegliere se migrare o restare”: è questo il tema della Giornata mondiale del migrante e del rifugiato che si celebra domenica 24 settembre e che a livello nazionale avrà il suo centro a Piacenza. In quel giorno Rai Uno dalle ore 10.50 trasmetterà in diretta la messa dalla Cattedrale della città presieduta dal vescovo mons. Adriano Cevolotto e alla quale parteciperà anche il direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Pierpaolo Felicolo. Al termine della celebrazione nella Casa madre degli Scalabriniani una festa allietata dal concerto musicale di Domenico La Marca con la possibilità per tutti di visitare il Museo dell’emigrazione e quello dedicato al santo vescovo Scalabrini. L’iniziativa della Giornata è promossa dalla Fondazione Migrantes in collaborazione con le diocesi dell’Emilia Romagna e i loro Uffici Migrantes, con in prima linea quello piacentino, diretto da padre Mario Toffari. “La scelta di Piacenza - spiega il religioso - guarda a due santi emiliani, di nascita come Artemide Zatti da Reggio Emilia, di adozione come Giovanni Battista Scalabrini, comasco e vescovo di Piacenza per quasi trent’anni. È singolare il legame ideale che si è instaurato tra queste due figure che papa Francesco ha dichiarato santi il 9 ottobre 2022 in una gremitissima piazza San Pietro a Roma. Li accomuna l’emigrazione: costretta dalla povertà, la famiglia Zatti partì per l’Argentina nel 1897, mentre dieci anni prima Scala­brini aveva fondato la Congregazione dei Missionari di San Carlo inviandoli nelle Americhe”. In preparazione della Giornata del 24 è in programma una serata domani , mercoledì 20 settembre alle ore 20.30 alla Galleria Alberoni in via Emilia Parmense 67 a Piacenza. Verrà proiettato un video sulla vicenda della “Arandora Star”, nave inglese, carica di deportati tra cui molti emigrati originari dell’Appennino parmense e piacentino, che venne silurata da un sommergibile tedesco; dell’episodio parleranno Romeo Broglia e Giuseppe Conti. A seguire, interverranno Giulia Cassi e Moussa Lebchir (“C’è anche del bene”), Cherep Oleksandr, Bazylevych Olga e Lyudmyla Popovych (“La guerra: emigrazione non libera”), Nello Scavo, inviato del quotidiano di Avvenire (“Non liberi di partire, non liberi di restare”) ed Emanuele Ricifari, questore di Agrigento (“Lampedusa: isola della speranza o della disillusione”). Sarà poi la volta del confronto “Anche alle autorità è lecito sognare” con il vescovo mons. Adriano Cevolotto, il prefetto Daniela Lupo, la sindaca di Piacenza Katia Tarasconi e il questore Ivo Morelli; al termine, saluto finale a cura del vicario generale della diocesi don Giuseppe Basini. Intermezzi musicali con Patrizia Bernelich (pianoforte), Giammaria Conti (piva emiliana), Massimo Visalli (chitarra) e Maria Maddalena Scagnelli (voce). Coordinano la serata  Camilla Cesena e padre Toffari. Sabato 23 settembre alle 20.30 si terrà una veglia di preghiera nel chiostro della Casa madre degli Scalabriniani in via Torta 14 a Piacenza. “O emigrare o ru­bare”: padre Toffari ricorda l’espressione con cui i piacentini spiegavano a fine ’800 al vescovo Scalabrini le ragioni per cui erano costretti a lasciare la patria. “L’espressione - aggiunge - fa emergere un quadro va­riegato di un fenomeno che a quel tempo registrò flussi imponenti di emi­grazione, soprattutto dal­le aree della montagna piacentina, portando tantissime per­sone verso Londra, Pari­gi, New York, Buenos Ai­res, dove rimangono ag­gregazioni vivaci e anco­ra legate alle terre di ori­gine”. Il messaggio di papa Francesco per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato riafferma due diritti fondamentali, da sempre sottolineati nel Magistero sociale della Chiesa: il diritto di migrare e il diritto di vivere nella propria terra. “Spesso non si conoscono, o non si vogliono conoscere, le reali motivazioni delle partenze specialmente da luoghi dove c’è la guerra o si vivono situazioni di estrema povertà. Dovrebbe essere chiaro per tutti che, per comprendere, bisogna conoscere”, è il commento del direttore generale della Fondazione Migrantes mons. Pierpaolo Felicolo in un editoriale per la rivista “MigrantiPress” della Fondazione Migrantes e dedicata alla Giornata

Libertà da accompagnare

18 Settembre 2023 - Roma - La terra è di tutti e ogni per­sona ha diritto di muover­si liberamente senza alcuna limitazione. Papa Francesco nell’ultimo messaggio per la Giornata Mondiale del Migran­te e del Rifugiato che si cele­brerà il prossimo 24 settembre, sottolinea questa libertà. Il titolo scelto è “Liberi di sce­gliere se migrare o restare”. Due diritti fondamentali come il diritto di vivere nella propria terra o migrare liberamente. Diritti che oggi sono a rischio perché spesso non si cono­scono – o non si vogliono conoscere – le reali motivazioni delle partenze specialmente da luoghi dove c’è guerra o si vi­vono situazioni di estrema po­vertà. Dovrebbe essere chiaro per tutti che per comprendere bisogna conoscere. Spesso si è sentito, da più parti, dire: meno partenze in mare e meno morti. Uno slogan poco corretto se non si è mai avuto la possibilità di vedere in faccia persone provate dal dolore e che hanno visto la morte da vicino durante le loro traversa­te nel Mediterraneo. I racconti dei sopravvissuti non lasciano dubbi… Occorre conoscere le storie di questi uomini, donne e bambi­ni per avvicinarsi a compren­dere le motivazioni delle loro partenze. La Giornata Mondia­le del Migrante e del Rifugiato che ogni anno, da 109 anni, la Chiesa ci propone, riporta da­vanti ai nostri occhi il feno­meno «complesso e articolato» delle migrazioni, come scrive papa Bergoglio nel Messaggio: un fenomeno «la cui compren­sione esige l’analisi attenta di tutti gli aspetti che caratteriz­zano le diverse tappe dell’e­sperienza migratoria, dalla partenza all’arrivo, incluso un eventuale ritorno». Ed è questa la vera libertà: diritto al ritorno e diritto a rimanere nella pro­ pria terra. La Chiesa italiana, nel 2017, convinta di questo, ha lancia­to una campagna significati­va dal titolo “Liberi di partire liberi di restare” che ha visto protagonisti diversi uffici della Conferenza Episcopale Italiana (tra questi la Fondazione Mi­grantes) e associazioni catto­liche impegnate nella coopera­zione internazionale per dare una risposta concreta attraver­so progetti avviati nei Paesi di partenza dei flussi migratori, di transito e di arrivo. Una cam­pagna che oltre ad agire sul fronte culturale, ha sostenuto l’educazione e la formazione (anche professionale), l’infor­mazione in loco, i settori socia­le e sanitario, l’inserimento la­vorativo e l’accompagnamento di chi ha scelto volontariamen­te di tornare in Patria. Il cammino intrapreso dalla Chiesa italiana sul tema del­le migrazioni nel nostro Pa­ese ci impegna a sviluppare, come Fondazione Migrantes, una cultura dell’incontro, del­la tutela e della promozione del mondo dei migranti, liberi di partire e liberi di vivere nella propria terra. Una libertà che dobbiamo ac­compagnare... (mons. Pierpaolo Felicolo - Direttore generale Fondazione Migrantes)      

Papa Francesco: affrontare insieme la sfida migranti

18 Settembre 2023 - Città del Vaticano - "Venerdì mi recherò a Marsiglia per partecipare alla conclusione dei Rencontres Méditerranéennes, una bella iniziativa che si snoda in importanti città del Mediterraneo, riunendo responsabili ecclesiali e civili per promuovere percorsi di pace, di collaborazione e di integrazione attorno al mare nostrum, con un’attenzione speciale al fenomeno migratorio. Esso - ha detto ieri mattina papa Francesco al termine della preghiera mariana dell'Angelus - rappresenta una sfida non facile, come vediamo anche dalle cronache di questi giorni, ma che va affrontata insieme, in quanto essenziale per il futuro di tutti, che sarà prospero solo se costruito sulla fraternità, mettendo al primo posto la dignità umana, le persone concrete, soprattutto le più bisognose". Papa Francesco ha chiesto di accompagnarlo con la preghiera ed ha ringraziato "le autorità civili e religiose, e quanti stanno lavorando per preparare l’incontro a Marsiglia, città ricca di popoli, chiamata a essere porto di speranza. Già da ora saluto tutti gli abitanti, nell’attesa di incontrare tanti cari fratelli e sorelle". (R.Iaria)

Vescovi Sicilia, “a Lampedusa la comunità ha testimoniato la solidarietà evangelica”

18 Settembre 2023 -
Palermo - “I vescovi seguono con particolare apprensione gli ultimi sviluppi degli sbarchi a Lampedusa, dove la comunità attraverso gesti di umanità e di generosità, ha testimoniato la solidarietà evangelica, e in altre parti della Sicilia”. Così i pastori delle diciotto diocesi di Sicilia al termine della sessione autunnale di lavoro della Conferenza epicopale siciliana che si è svolta nei giorni scorsi a Palermo. Il passaggio è inserito nel comunicato finale dove si invitano le Autorità internazionali, nazionali e regionali ad "intervenire con sollecitudine per garantire una più regolare gestione dei flussi dei migranti in transito nell’Isola”. I vescovi siciliani rivolgono anche un “incoraggiamento” a tutte "le persone di buona volontà ad impegnarsi a diffondere la cultura dell’accoglienza per affermare la dignità di ogni persona che chiede aiuto e sostegno”.  

Domenica la Giornata nazionale delle offerte per il sostentamento dei sacerdoti

15 Settembre 2023 - Roma - I nostri sacerdoti sono affidati alla generosità dei fedeli per poter compiere la propria missione. “I sacerdoti, donando sé stessi, ci insegnano che Dio è la realtà più bella dell’esistenza umana”. Sono circa 32 mila in Italia i sacerdoti che - come evidenziato da Papa Francesco - si dedicano agli altri. Non solo ai più abbandonati ma ad ognuno di noi. Quotidianamente ci fanno spazio, ci offrono il loro tempo, dividono volentieri un pezzo di strada e ascoltano le nostre difficoltà. Per richiamare l’attenzione sulla loro missione, torna domenica 17 settembre la Giornata nazionale delle offerte per il sostentamento del clero diocesano, celebrata nelle parrocchie italiane. La Giornata – giunta alla XXXV edizione – permette di dire “grazie” ai sacerdoti, annunciatori del Vangelo in parole ed opere nell’Italia di oggi, promotori di progetti anticrisi per famiglie, anziani e giovani in cerca di occupazione, punto di riferimento per le comunità parrocchiali. Ma rappresenta anche il tradizionale appuntamento annuale di sensibilizzazione sulle offerte deducibili. Uno strumento di grande valore come spiega il responsabile del Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa, Massimo Monzio Compagnoni: “La Giornata è un appuntamento importante per dire ancora una volta ai fedeli quanto conti il loro contributo. Non è solo una domenica di gratitudine nei confronti dei sacerdoti, ma un’opportunità per ricordare che fin dalle origini le comunità si sono fatte carico di sostenere la Chiesa e questo dovrebbe, ancora oggi, essere il principio di base che spinge a farsi carico del sostentamento dei sacerdoti. Come allora l’impegno dei membri della comunità nel provvedere alle loro necessità è vitale. Le offerte da sempre, quindi, costituiscono un mezzo per sostenere tutti i sacerdoti, dal proprio parroco al più lontano. Basta anche una piccola somma ma donata in tanti”. Nonostante siano state istituite nel 1984, a seguito della revisione concordataria, le offerte deducibili sono ancora poco comprese e utilizzate dai fedeli che ritengono sufficiente l’obolo domenicale; in molte parrocchie, però, questo non basta a garantire al parroco il necessario per il proprio fabbisogno. Da qui l’importanza di un sistema che permette a ogni persona di contribuire, secondo un principio di corresponsabilità, al sostentamento di tutti i sacerdoti diocesani. “La Chiesa – aggiunge Monzio Compagnoni – grazie anche all’impegno dei nostri preti, è sempre al fianco dei più fragili e in prima linea per offrire risposte a chi ha bisogno”. Nate come strumento per dare alle comunità più piccole gli stessi mezzi di quelle più popolose, le offerte per i sacerdoti sono diverse da tutte le altre forme di contributo a favore della Chiesa cattolica, in quanto espressamente destinate al sostentamento dei preti al servizio delle 227 diocesi italiane; tra questi figurano anche 300 preti diocesani impegnati in missioni nei Paesi più poveri del mondo e 2.500 sacerdoti ormai anziani o malati, dopo una vita spesa al servizio degli altri e del Vangelo. L’importo complessivo delle offerte nel 2022 si è attestato appena sopra gli 8,4 milioni di euro in linea con il 2021. È una cifra ancora lontana dal fabbisogno complessivo annuo, che ammonta a 514,7 milioni di euro lordi, necessario a garantire a tutti i sacerdoti una remunerazione pari a circa mille euro mensili per 12 mesi. In occasione della Giornata del 17 settembre in ogni parrocchia i fedeli troveranno locandine e materiale informativo per le donazioni ed avranno la possibilità di ricevere un “dono speciale”: le riflessioni di Papa Francesco.  Nel sito www.unitineldono.it è possibile effettuare una donazione ed iscriversi alla newsletter mensile per essere sempre informati sulle numerose storie di sacerdoti e comunità che, da nord a sud, fanno la differenza per tanti.

Rom: oggi la proiezione del cortometraggio “Hero” e la presentazione di una ricerca

15 Settembre 2023 - Torino - Nuova tappa della campagna di sensibilizzazione contro l’antiziganismo coordinata dalla cooperativa sociale Liberitutti. Questa sera a Cascina Falchera a Torino proiezione del cortometraggio contro l'antiziganismo che insieme a una ricerca dell’Università di Padova è una delle principali azioni di Hero (Housing and Employment for ROma people). Un progetto che coinvolge l'Italia, la Germania e l'Ungheria e promuove l'integrazione delle minoranze Rom combattendo l'antiziganismo e la discriminazione nell'accesso alla scuola, al lavoro e all'alloggio. La campagna di sensibilizzazione, ha preso il via in occasione della giornata internazionale dei Rom, l’8 aprile scorso. Ora continua grazie al seminario-concerto dell’Alexian Group: sarà un viaggio di conoscenza che porta sul palco i ritmi della musica etnica rom. Anche in questa occasione – spiega un comunicato - l’obiettivo del progetto è quello di far riflettere, ai vari livelli, sulla mancata integrazione, sugli stereotipi e la sfiducia verso le comunità rom. A Torino e provincia i rom e sinti sono 1600.

Lampedusa: chiesa aperta per i migranti

15 Settembre 2023 -

Milano - C’è un’immagine che rimarrà nella mente di don Carmelo Rizzo quando gli chiederanno di Lampedusa e di come l’isola ha affrontato l’onda d’urto di 7mila arrivi in un solo giorno. Settemila persone disperate, con poco o nulla, dopo l’orrore della prigionia libica e la pericolosa traversata in mare. Quelle case aperte. Tutte le case aperte dei lampedusani durante la notte. Per offrire cibo, acqua, qualche vestito e anche qualche giocattolo per i più piccoli. È una «bellissima Lampedusa» che aiuta. «Non ci aspettavamo certo questi numeri: con 7mila arrivi salta tutto, salta anche la dignità» ammette don Carmelo Rizzo, da due anni parroco dell’isola. Quello che è successo la scorsa notte è però, di converso, anche una «bella pagina di accoglienza ». È successo tutto in poco tempo: l’hotspot al collasso non era in grado di offrire alcun tipo di accoglienza e i migranti, disperati, si sono riversati lungo le strade dell’isola per cercare un po’ di cibo e conforto. «Hanno bussato alle porte e hanno trovato tutte le case aperte» racconta con una punta di orgoglio don Carmelo. Uomini, donne e bambini si sono radunati anche davanti alla chiesa. «Abbiamo aperto i saloni parrocchiali e le strutture della “Casa della fraternità” – prosegue – per cercare di offrire aiuto, la parrocchia è diventata un punto di raccolta per tutto quello che serve ai migranti».

Sullo sfondo, ovviamente, c’erano anche i contorni drammatici della crisi umanitaria, con il dolore per la piccola neonata di 5 mesi morta annegata mercoledì e per tutti i morti in mare. Sull’isola ieri è stato un giorno di lutto cittadino e ieri sera si è svolta anche una fiaccolata silenziosa, un momento di preghiera per tutte le vittime del mare. Sono tanti i lampedusani che anche per l’intera giornata di ieri, caratterizzata dai trasferimenti, «si stanno prodigando in qualsiasi modo cercando di assistere ed aiutare tutte le persone che sono arrivate in questi giorni. Desidero ringraziarli di cuore» ha detto il sindaco di Lampedusa, Filippo Mannino. «Ringrazio il parroco di Lampedusa e il vescovo che non hanno esitato un attimo – aggiunge – a mettere a disposizione i locali della Casa della Fraternità per ospitare donne, bambini e le categorie più vulnerabili. E ancora grazie alle forze dell’ordine e alla Croce Rossa che da giorni ininterrottamente stanno dando il massimo per gestire questo dramma umanitario».

Un’altra decina di migranti si sono presentati, questa volta per il pranzo, a casa del vigile del fuoco Antonello Di Malta. E come, nella tarda serata di mercoledì, mamma Teresa, la madre 84enne del pompiere, anche ieri si è rimessa ai fornelli per preparare altre due pentole di pasta asciutta. Tavola apparecchiata e bottiglie d’acqua ghiacciata, i migranti, anche loro minorenni - ma un gruppo diverso rispetto a quelli che vi avevano cenato la sera prima - hanno dimostrato di apprezzare molto la cucina di mamma Teresa. Lungo le strade del centro del paese numerosi lampedusani, vedendo girovagare giovani migranti in cerca di cibo, hanno fatto a gara per acquistare teglie di pasta o pezzi di rosticceria per consegnarle ai migranti che si sono seduti a pranzare nei tavoli dei locali.

«Non abbiamo ancora i numeri precisi – racconta Giovanna Di Benedetto di Save the children, in prima linea anche lei sull’isola – ma abbiamo visto tanti bambini. Sappiamo che molti sono soli, non accompagnati dai familiari. Questo avviene perché magari durante il viaggio si perdono o vengono separati o i genitori li affidano ad altri per il ricongiungimento con i familiari in Europa, una volta attraversato il Mediterraneo». Le statistiche parlano solitamente di un 10% di minori soli e, calcolatrice alla mano, sull’isola, nell’ultime 24 ore dovrebbero esserne arrivati un migliaio. «Con questi numeri tutto è più complicato e più difficile aggiunge – l’unica cosa da fare è trasferirli in un luogo dove poterli accogliere». Sul fronte degli arrivi intanto la scorsa notte c’è stata una tregua dopo 48 ore di caos e l’approdo di 2.154 migranti mercoledì (con 51 barchini) e di altri 5.112 con 110 natanti martedì. «La situazione all’interno dell’hotspot di Lampedusa è di circa 4.200 presenze ancora in diminuzione – spiega Francesca Basile, responsabile Migrazione della Croce Rossa italiana – La situazione è sicuramente complessa ma stiamo cercando gradualmente di ritornare alla normalità. Questo vuol dire che nonostante la situazione critica abbiamo comunque cercato di distribuire brandine alle persone per non farle dormire all’addiaccio, abbiamo fornito a tutti il cibo e anche nella giornata di oggi (ieri, ndr) tutti riceveranno quello di cui hanno bisogno, compatibilmente con la situazione». Intanto si muove anche la protezione civile regionale che, su impulso del governatore Renato Schifani, ha raccolto la richiesta avanzata in queste ore dal sindaco dell’isola e dalla prefettura di Agrigento per assicurare alloggio e un ricovero temporaneo consono a tutti i migranti . E con la tregua degli sbarchi continuano i trasferimenti disposti dalla prefettura di Agrigento per alleggerire l’hotspot di Contrada Imbriacola. I primi a partire ieri 453 migranti sulla nave Lampedusa diretta a Trapani, altri 480 sono stati trasferiti con la nave Veronesi diretta ad Augusta, altri 700 sulla nave di linea Galaxy e 300 sulla nave militare Orione diretta a Catania. (Daniela Fassini)

Vangelo Migrante: XXIV Domenica del tempo Ordinario (Vangelo Mt 18,21-35)

14 Settembre 2023 -
La giustizia non può non essere invasa e pervasa dalla misericordia. Dio giudica giustificando, gli uomini giudicano giustiziando. Il Signore ci esorta e ci incoraggia ad aprirci alla forza del perdono, perché nella vita non tutto si risolve con la giustizia. C’è bisogno dell’amore viscerale e materno di Dio che è insieme giustizia e misericordia. È interessante chiederci, alla luce dell’invito di Gesù a non quantificare la misura del perdono, su quale versante giocare la connessione tra giustizia e misericordia: su quello dell’intelligenza che spesso risulta essere aridità di sentimenti, difficoltà di rapporti, astrattezza di vissuto, opinabilità di giudizio, o su quello dell’amore che è grande nel perdono, sensibile nei rapporti, delicato nei giudizi, profondo nei sentimenti, duraturo nell’espressione? Non creiamoci, dunque, un tribunale nel cuore in cui gli altri sono gli accusati ed i colpevoli e noi gli innocenti perseguitati: non condanniamo, non giudichiamo, scopriamo la via della misericordia e del perdono, non pretendiamo che valga soltanto il nostro giudizio, facciamo luce sulle situazioni, pronti a cambiare e a fare strada alla verità che non possediamo ma ci possiede. Il Vangelo di questa domenica è un’esortazione forte e chiara a spezzare la spirale della vendetta e la catena dell’odio, disarmando la prigione del rancore e dell’ira, un invito accorato a pronunciare con prudenza, accortezza e cautela la quinta delle sette domande sulle quali è costruita la preghiera del “Padre Nostro”, di cui questa parabola sembra quasi una parafrasi: “Rimetti a noi i nostri debiti, come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori”. La parola centrale è il “come” (kàtos), non solamente nel suo significato di complemento di paragone, ma soprattutto nella sua accezione “causale”: perdonarci vicendevolmente “siccome” lui ci ha perdonati e continua a perdonarci mediante il suo Spirito, appunto, per il fatto, che anche noi siamo messi in grado, siamo messi nelle condizioni di perdonarci gli uni gli altri come il Signore ha fatto e continua a fare con noi, facendoci incamminare verso quella felicità che prova il “Dio in ginocchio” nel servire le sue amate creature. Noi non siamo in grado di cambiare gli altri, possiamo solo, e con fatica, cambiare noi stessi. È attraverso questo cambiamento-trasformazione che possiamo avvicinarci a qualsiasi “altro”, che saprà, forse, cogliere l’amore ri-conquistato nella libertà. È l’arte di ricominciare che richiede coraggio, resilienza e adattabilità. Il coraggio che ci spinge a intraprendere nuove strade, a metterci in gioco e a superare le resistenze interiori che possono ostacolarci; la resilienza come capacità di affrontare le avversità, le sfide e le delusioni senza soccombere; l’adattabilità come spinta a modificare i nostri comportamenti, le nostre abitudini e le nostre aspettative in risposta alle nuove circostanze. Insomma, un viaggio che richiede impegno, pazienza e un profondo lavoro interiore, un’opportunità straordinaria per la crescita personale, un cambiamento positivo e il raggiungimento di nuovi obiettivi e realizzazioni. Chi blocca questo circolo virtuoso della misericordia condanna se stesso al fallimento. Il risentimento ci fa coniare la moneta falsa del giudizio e della calunnia. Il perdono, invece, ci aiuta a far splendere sul nostro volto il sole della giustizia e lo splendore della bontà. (Doriano Vincenzo De Luca)

Papa: oggi ha ricevuto il regista di “Io Capitano”

14 Settembre 2023 - Città del Vaticano - Nel primo pomeriggio di oggi, a Casa Santa Marta, papa Francesco ha ricevuto il regista Matteo Garrone, accompagnato da alcuni membri del cast del film “Io Capitano”. Ne da notizia la Sala Stampa della Santa Sede aggiungedo che è prevista una proiezione speciale della pellicola, organizzata dal Dicastero per la Comunicazione, oggi alle ore 18:00 nella sala della Filmoteca Vaticana, alla presenza del regista, di alcuni dei protagonisti e di Mamadou Kouassi, dalla cui esperienza diretta è stata tratta la trama del film. Il film, vincitore alla Mostra del Cinema di Venezia, racconta il tratto che sfugge alla cronaca della migrazione mediterranea, quello che parte da molto lontano e si interrompe in vista delle nostre coste, dove chi ce l’ha fatta riceve soccorso, rifugio e forse l’opportunità di una vita migliore. E lo ha voluto  raccontare  dal punto di vista di chi lo percorre.

Migrantes Torino: oggi l’avvio del festival dell’Accoglienza con mons. Repole e mons. Felicolo

14 Settembre 2023 - Torino - Parte oggi a Torino un mese di eventi con al centro il tema dell’accoglienza. Si tratta del Festival dell’Accoglienza promosso dall’Ufficio Migrantes della diocesi e che si snoderà sull’intero territorio. 48 giorni di Festival, 70 eventi, più di 200 relatori e il coinvolgimento di 40 sedi dislocate a Torino, in Piemonte e in altre Regioni in collaborazione con la Fondazione Migrantes, il Distretto sociale Opera Barolo e il patrocinio della Città di Torino e dell’Università degli Studi di Torino e con il sostegno della Fondazione Compagnia di San Paolo e della Fondazione CRT.  Un festival che rappresenta “un fiore all’occhiello per la diocesi di Torino”, ha detto nel corso di una conferenza stampa l’arcivescovo della città, mons. Roberto Repole. A Torino ci sono – ha aggiunto - molte persone che vorrebbero confrontarsi sul tema dell’accoglienza e il festival è una occasione per riflettere a partire dal tema, scelto da papa Francesco, della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che si celebra il prossimo 24 settembre, “Liberi di scegliere se migrare o restare”. Spesso, ha spiegato mons. Repole, si emigra per necessità quindi è “importante realizzare un festival autentico sul tema dell’accoglienza a partire dalle cause della migrazione”. Dobbiamo interrogarci, secondo il presule, se “noi siamo capaci di educare i giovani sul tema dell’accoglienza, se abbiamo una forza educatrice per disinnescare le migrazioni forzate”. Accogliere non è solo la “prima accoglienza in emergenza: non ci si può fermare a questo ma si tratta di accogliere persone con le loro ferite, aspirazioni, aspettative”. Per mons. Repole “occorre un ripensamento dei nostri modelli sociali e antropologici affinché ci siano persone che se vogliono emigrare lo facciano liberamente. È necessario scoprire che abbiamo tutti a che fare con delle persone e con la loro dignità, e riconoscerla: persone che hanno dei valori, tradizioni, ferite, attese”. Un festival che riveste un ruolo importante per questa città con uno sguardo anche alla realtà nazionale in un tempo di arrivi significativi, ha detto mons. Pierpaolo Felicolo, direttore generale della Fondazione Migrantes: “arrivi che portano sempre più ad un incontro e l’incontro, ogni incontro nuovo con persone nuove, rappresenta una ricchezza ma anche fatica. Il tema della mobilità ha segnato e segna ancora oggi la storia economica, politica, culturale del nostro Paese. Una storia che va letta con occhi nuovi per evitare letture ideologiche che ne cambiano la fisionomia. È questo è stato ed è uno degli impegni costanti della Migrantes, la Fondazione della CEI nata 36 anni fa per essere a fianco di coloro che sono in mobilità”. Mons. Felicolo ha evidenziato come l’attenzione ai fatti è un “presupposto importante per la crescita di un interesse pastorale e sociale e per una lettura del fenomeno migratorio. Studiare, informare e formare sono le parole chiavi che aiutano a costruire una nuova relazione diffusa e intelligente, con un’attenzione preferenziale ai più deboli come i migranti  che arrivano, spesso, nelle nostre città e rimangono ai margini”. Per mons. Felicolo “solo l’incontro aiuta a costruire relazioni che vincono la paura, aprono al confronto, invitano al dialogo. Le città crescono nella misura in cui si riconoscono le persone che nascono, crescono e vivono in esse. Ecco perché è importante, sul piano culturale, un’azione di sensibilizzazione e di formazione che aiuti a superare luoghi comuni, pregiudizi che creano ancora di più distanze tra la città e i poveri”. Bisogna “accompagnare il cambiamento con segni di speranza nei nostri territori”. Il direttore generale della Migrantes ha quindi parlato dell’importanza della cittadinanza  in relazione al fenomeno migratorio nel nostro Paese che vuol dire “riconoscere, proteggere e attribuire diritti a tutela dell’identità culturale come bene costitutivo della dignità umana”. La cittadinanza è “il primo segno di accoglienza nelle nostre città dove possono e debbono convivere uomini e donne con lingue e cittadinanze di origine diverse”. Il festival si svolgerà da oggi fino al 30 ottobre: un arco temporale in cui si celebreranno la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato (domenica 24 settembre), la Giornata della Memoria e dell'Accoglienza (martedì 3 ottobre), la Giornata Europea contro la Tratta di Esseri Umani (mercoledì 18 ottobre) e la Giornata Missionaria Mondiale (domenica 22 ottobre). Il tema-guida di quest’anno è la libertà: “Liberi di scegliere se migrare o restare” come ha sottolineato Papa Francesco nel suo messaggio per la GMMR 2023. “Certamente la libertà di movimento delle persone rimane un orizzonte importante a cui tendere e per cui lavorare”,  sottolinea Sergio Durando, direttore Migrantes della diocesi di Torino e curatore del Festival: “in questo momento le persone non sono libere, ma sempre più ‘costrette’ a lasciare i loro Paesi o a non potersi muovere e crescono le restrizioni di ogni tipo alla mobilità, soprattutto nei Paesi più ricchi. In particolare – prosegue – stiamo assistendo un po’ ovunque a uno smantellamento del sistema dell’accoglienza. Inoltre, aumentano i conflitti nel mondo e il Festival vuole essere un’occasione per approfondire, attraverso quattro incontri, la situazione critica di cinque Paesi: Sudan, Somalia, Eritrea, Etiopia e Afghanistan (con un focus sulla condizione delle donne). La manifestazione – afferma – rimane uno strumento per condividere e incoraggiare le esperienze di accoglienza che esistono e che sono importanti per tutti: minori, anziani, persone con background migratorio, uomini e donne di ogni età e provenienza. Quest'anno inoltre – conclude Durando - ricorrono i 10 anni della tragedia di Lampedusa e per il 3 ottobre è in programma un grande raduno di studenti delle scuole presso lo Stadio Olimpico di Torino”.

Lampedusa: questa sera una fiaccolata per ricordare la piccola Traore

14 Settembre 2023 - Milano - Lampedusa è diventata di nuovo, in poche ore, il simbolo del nostro Paese: in migliaia cercano di entrare, ma rischiano di essere respinti. Da una parte c’è l’umanità dolente dei profughi, dall’altra l’impegno delle autorità, che però faticano a contenere gli arrivi. Così si sono scatenate tensioni, al molo Favaloro, mentre nel Mediterraneo si consumano nuove tragedie. All’alba di mercoledì, durante un’operazione di salvataggio da parte della Guardia costiera una neonata di cinque mesi è finita in acqua insieme ad altri migranti ed è annegata. Si chiamava Traore: la sua mamma, una ragazza di 17 anni, la teneva stretto tra le braccia e non voleva lasciarla, ma mentre tutti annaspavano cercando di rimanere a galla, nella concitazione generale, la piccola è andato giù, inghiottita dai flutti. È bastato un attimo e quando è riemersa, ancora avvinghiata al seno materno, già non respirava più. L’orrore davanti al porto, dopo l’incubo della traversata. Oggi per la piccola sull'isola sarà lutto cittadino: «L'intera comunità è attonita per la morte della piccola e interpretando il profondo dolore per quanto successo - ha detto il sindaco Filippo Mannino - invitiamo tutti i concittadini a esprimere la loro partecipazione al lutto sospendendo le loro attività in segno di rispetto». È previsto un momento di raccoglimento in piazza Garibaldi alle 20, subito dopo la Messa, e a seguire una fiaccolata. E sono tanti i lampedusani che in queste ore «si stanno prodigando in qualsiasi modo cercando di assistere ed aiutare tutte le persone che sono arrivate in questi giorni. Desidero ringraziarli di cuore» ha aggiunto il sindaco, che grazie ha voluto dire anche «al parroco e al vescovo che non hanno esitato un attimo - ha aggiunto - a mettere a disposizione i locali della Casa della Fraternità per ospitare donne, bambini e le categorie più vulnerabili». Nello stesso momento in cui la neonata moriva, l'altra notte, una giovane donna ospite del centro di accoglienza di contrada Imbriacola dava alla luce una bambina. Un lampo di gioia nella disperazione di chi è fuggito da guerre, persecuzioni e miserie. Ed è anche accaduto, martedì pomeriggio, che una giovane in vacanza a Lampedusa, Francesca Matina, palermitana di 31 anni, abbia salvato quattro migranti naufragati da un’imbarcazione con a bordo 48 persone che si è schiantato sulla scogliera della Tabaccaia: la giovane si è tuffata dal motoscafo dove si trovava con gli zii e un amico, e ha portato in salvo uno per uno i malcapitati che gridavano “aiuto”. Un gesto eroico. Poi, anche gli altri profughi sono stati recuperati dalle guardie costiere. La situazione intanto resta drammatica: da ieri sera sono iniziati trasferimenti massicci dall'isola, ma il flusso degli sbarchi sembra inarrestabile. Mercoledì mattina i migranti presenti sull’isola erano 6.792, dislocati, oltre che nell’hotspot, dove sono ammassati oltre l’inverosimile (dieci volte sopra la capienza per cui è attrezzato), anche in vari punti del porto, soprattutto sui moli: ieri i migranti, stanchi ed esasperati per la lunga attesa di una “sistemazione” hanno protestato vivacemente e ci sono stati momenti di forte tensione per tutta la giornata, con tafferugli e interventi delle forze dell’ordine per placare gli animi. Disordini e attimi di panico anche nel centro di accoglienza per la distribuzione dei pasti: diverse centinaia di migranti si sono accalcati per arrivare prima ai sacchetti con il cibo e le bottigliette d’acqua. Oltre 1.600 gli arrivi dalla mezzanotte di martedì. Tante le famiglie con minori. «Nell’isola ormai tutto è provvisorio – sostiene il parroco don Carmelo Rizzo –, per i nuovi arrivati non c’è nemmeno dove poggiare un letto o la possibilità di andare in bagno: è davvero un’apocalisse». «L’impatto sulla popolazione c’è eccome – conclude –, fino a 1.000 arrivi al giorno si riusciva a gestirli sia pure con fatica ma ora il molo è allo stremo: come la tieni la gente, la polizia inizia a dover usare i manganelli e i migranti si riversano in paese, bisogna svuotare l’hotspot subito». Sull’ennesima emergenza a Lampedusa, la Croce Rossa Italiana, tramite la responsabile migrazioni, Francesca Basile, sostiene invece che «la gestione dell’accoglienza sta reggendo» ed è «concentrata in particolare sui più fragili, ma è evidente che deve continuare a funzionare in queste ore il processo dei trasferimenti, che ha consentito di mantenere la situazione sotto controllo. È importante però – precisa la rappresentante della Cri – anche sotto il profilo umanitario che l’hotspot non vada oltre una soglia critica di presenze». Intanto, non mancano gli strascichi e le reazioni sulle mosse di Germania e Francia: il governo tedesco ha infatti deciso di sospendere i ricollocamenti dei richiedenti asilo dall’Italia (nell’ultimo anno Berlino ha accolto 1.042 profughi sui 124 mila arrivati sulle coste italiane) mentre l’esecutivo di Parigi ha dichiarato che rafforzerà i controlli, e quindi i respingimenti, ai confini con il nostro Paese, almeno finché non tornerà a rispettare il regolamento di Dublino che impone una valutazione delle domande di protezione internazionale da parte delle autorità dei Paesi di primo ingresso tenuti a riprendersi i migranti in seguito entrati in altri Stati dell’Unione Europea. «Ma l’immigrazione è un problema europeo e deve essere risolto con la partecipazione di tutti i Paesi» ha affermato il vicepremier e ministro degli esteri, Antonio Tajani. Ma nel frattempo il governo tedesco ha attenuato una posizione che all’inizio sembrava intransigente: «Accoglieremo ancora migranti se si torna al regolamento di Dublino». (Fulvio Rizzi - Avvenire)

Mons. Crociata: ”gestione dei flussi non deve offuscare la necessaria fraternità nei confronti dei migranti in situazioni vulnerabili”

14 Settembre 2023 -
Bruxelles - “Le attuali sfide nella gestione dei flussi migratori non devono offuscare la necessaria fraternità nei confronti dei migranti in situazioni vulnerabili, né indebolire i legami di solidarietà tra gli Stati membri dell’Ue”. È quanto ribadisce mons. Mariano Crociata, presidente della Commissione delle Conferenze episcopali dell’Unione europea (Comece), commentando al Sir la presa di posizione di Francia e Germania riguardo alla gestione dei flussi migratori che giungono via mare nel nostro Paese. La Francia ha schierato forze dell’ordine alla frontiera di Mentone mentre la Germania ha annunciato di aver sospeso i processi di selezione dei richiedenti asilo che arrivano in Germania dall’Italia nell’ambito del “meccanismo di solidarietà volontaria” nell’ambito del “meccanismo di solidarietà volontaria”. “È fondamentale – dice mons. Crociata – istituire un meccanismo di coordinamento strutturato tra gli Stati europei che possa garantire soluzioni eque in materia di migrazione e asilo, coinvolgendo la cooperazione degli Stati terzi e della comunità internazionale. Un tale meccanismo dovrebbe migliorare l’approccio europeo nell’accogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti e i rifugiati nelle nostre società. Esso sarebbe, inoltre, un segno tangibile di solidarietà concreta tra gli Stati membri dell’Unione europea”. Mons. Crociata lancia un appello: “Come vescovi europei, reiteriamo il nostro invito all’Ue e alle cancellerie dei suoi membri ad accelerare i negoziati sul Patto europeo su migrazione e asilo, con la speranza di vedere risultati concreti entro la fine della legislatura europea a metà 2024”.

Migranti: i detenuti donano al Papa una tela per ricordare la tragedia di Cutro

13 Settembre 2023 - Città del Vaticano - Il 26 febbraio scorso, a Steccato di Cutro, il caicco “Summer love”, stipato all’inverosimile di migranti, naufragò a pochi metri dalla spiaggia con 94 morti accertati, di cui 35 minori. Per ricordare una delle più grandi tragedie dell’immigrazione i detenuti della Casa circondariale di Crotone hanno voluto donare a Papa Francesco questa mattina durante l'udienza generale una tela, contenuta in una teca di vetro, in cui - spiega l'Osservatore Romano - è riprodotto proprio il drammatico evento. «La realizzazione dell’opera è anche un modo per dar voce ai detenuti — ha raccontato il cappellano del carcere di Crotone, don Oreste Mangiacapra — che sono sensibili a tematiche come queste, dimostrando di voler cambiare e prepararsi, una volta scontata la pena, a un vero reinserimento sociale, umano e lavorativo come ha sempre auspicato il Pontefice». L’opera, ha aggiunto Federico Ferraro, garante comunale dei diritti dei detenuti, «rappresenta tutto il sentimento di condivisione dei reclusi per le vittime e di vicinanza ai sopravvissuti e alle famiglie".

GMMR: a Piacenza la Giornata nazionale in Italia

13 Settembre 2023 - Roma - Domenica 24 settembre si celebra la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato. In Italia le celebrazioni principali si svolgeranno nella regione Ecclesiastica dell’Emilia Romagna. L’iniziativa è promossa dalla Fondazione Migrantes, in collaborazione con la Conferenza episcopale dell’Emilia Romagna e con gli uffici diocesani Migrantes. Il programma prevede, come momento centrale, una solenne liturgia eucaristica a Piacenza, nel Duomo dedicato a Santa Maria Assunta e Santa Giustina, presieduta dal vescovo di Piacenza-Bobbio, mons. Adriano Cevolotto. Concelebreranno con lui i vescovi della regione, i direttori diocesani e il direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Pierpaolo Felicolo. La Santa Messa sarà trasmessa in diretta su Rai Uno. La Giornata sarà prece­duta da un incontro mer­coledì 20 settembre nella Sala degli Arazzi al Colle­gio Alberoni di Piacenza. Durante questo evento, si farà memoria della trage­dia del mare del 2 luglio 1940, quando la nave in­glese Arandora Star, cari­ca di deportati tra cui molti emigrati originari dell’Appennino parmen­se e piacentino, venne si­lurata da un sommergibi­le tedesco. Il vescovo mons. Adria­no Cevolotto insieme alle principali autorità citta­dine, si metterà in dialo­go per ricordare le vitti­me e rinnovare l’impor­tanza di non dimenticare le lezioni apprese dalla storia. Sabato 23 settembre al­le 20.30 si terrà in prepa­razione, alla Giornata, una veglia di preghiera nella Casa madre degli Scala­briniani. Il direttore Migrantes della diocesi di Piacenza-Bobbio, p. mario Toffari, sottolinea come la scelta di Piacenza per la Giornata sia molto significativa, in quanto la città, che ha avuto come vescovo Scalabrini, ha “una lunga storia di emi­grazione e porta con sé tutta la drammaticità del­la prima migrazione emi­liana”: I piacentini di al­lora dicevano al loro Ve­scovo: “o emigrare o ru­bare”, ricorda p. Toffari: “l’espressione fa emergere un quadro va­riegato di un fenomeno, che a fine ‘800 e nella pri­ma metà del ‘900 registrò  flussi imponenti di emi­grazione, soprattutto dal­le aree marginali della montagna piacentina, portando tantissime per­sone verso Londra, Pari­gi, New York, Buenos Ai­res, dove rimangono ag­gregazioni vivaci e anco­ra legate alle terre di ori­gine”. (Raffaele Iaria)    

Da Berlino stop ai richiedenti provenienti dall’Italia

13 Settembre 2023 - Roma - I processi dei richiedenti asilo che arrivano in Germania dall'Italia nell'ambito del "meccanismo di solidarietà volontaria" sarebbero stati interrotti, come comunicato a Roma con una lettera ad agosto. Il ministero tedesco dell'Interno ha spiegato che a causa della "forte pressione migratoria verso la Germania" e della "continua sospensione dei trasferimenti di Dublino", "l'Italia è stata informata" la selezione dei migranti è stata "rinviata fino a nuovo ordine".

Viminale: da inizio anno sbarcate 123.863 persone migranti sulle coste italiane

13 Settembre 2023 -
Roma - Sono 123.863 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno secondo i dati forniti oggi dal ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina. Di questi 14.792 sono di nazionalità guineana (12%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Costa d’Avorio (14.098, 12%), Tunisia (11.363, 9%), Egitto (8.411, 7%), Bangladesh (7.485, 6%), Burkina Faso (6.673, 6%), Pakistan (6.253, 5%), Siria (4.990, 4%), Camerun (4.228, 4%), Mali (4.190, 3%) a cui si aggiungono 41.380 persone (32%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione.

Mons. Felicolo: camminare accanto ai migranti italiani nel mondo

13 Settembre 2023 - Lucca -  L’Italia continua a “cambiare sotto i nostri occhi. Il movimento di persone è globale e gli italiani ne fanno parte da protagonisti. Numeri dalla lettura complessa, percorsi difficili da rintracciare e seguire. Noi cerchiamo di farlo ogni anno con il Rapporto Italiani nel Mondo e vediamo costantemente come gli italiani si perdono nella mobilità globale, nella cittadinanza europea e cosmopolita, nel bisogno di lavoro soddisfacente fuori dei confini nazionali”. Lo ha detto ieri sera a Lucca il direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Pierpaolo Felicolo, durante la presentazione - promossa dall'Associazione "Lucchesi nel Mondo" presieduta da Ilaria Del Bianco -  del volume “Dalle Bancarelle alle Gipsoteche” di Bruno Micheletti ed edito da Tau nella collana “Testimonianze e esperienze delle Migrazioni”. Per mons. Felicolo nella mobilità, soprattutto italiana, è importante il “collegamento tra storia e attualità, tra ieri ed oggi”.  Il direttore Migrantes ha sottolineato che bisogna essere “attenti a ciò che accade per essere sempre pronti a camminare accanto ai migranti, per seguire gli italiani che partono da ciascuna diocesi italiana fino ad ogni luogo in cui decidono di risiedere sia esso in Europa o oltre oceano. Questo compito lo portiamo avanti con serietà collaborando con tutti coloro che, a vari livelli, si occupano della stessa tematica e proponendoci come interlocutori attivi nel processo decisionale delle riforme che vanno inevitabilmente pensate e applicate per una società italiana che ha un ineguagliabile passato di mobilità, un altrettanto straordinario presente migratorio e che sicuramente sarà caratterizzata da un significativo futuro migratorio”. La storia raccontata nel libro è come scrivono il presidente di Migrantes, mons. Gian Carlo Perego e il vescovo di Lucca, mons. Paolo Giulietti, “una storia di mani devote all’arte, una storia di uomini e di donne, di presbiteri, di santi e sante, beati e beate. È una storia di luoghi, di movimenti nel tempo e nello spazio, in Italia e al di là di quelli che, nel tempo, ne sono stati i confini. È una storia di storie, di una e più professioni che finiscono col caratterizzare e valorizzare i luoghi di partenza. È la storia di un’arte nata e tramandata all’interno dei monasteri e dei conventi cittadini e di come poi, piano piano, a seguito di varie vicende, dai laboratori di clausura uscì e si diffuse sul territorio italiano e oltre, nel mondo. È una storia che coniuga locale e globale: glocal”. Nel suo intervento mons. Felicolo ha evidenziato l’importanza della cultura, dell’educazione e della produzione creativa rappresentata da questa arte. Educazione e cultura che oggi, a causa di vari fattori, “rischiano concretamente di impoverire e di deprimere la storia finora costruita a favore di una ‘storia’ che mette al centro il valore del successo a qualunque costo. Noi cerchiamo di ‘combattere’ questa deriva con una serie di ricerche e pubblicazioni che si aprono al mondo senza dimenticare la nostra storia”. L’attenzione ai fatti – ha detto ancora il direttore Migrantes - è “un presupposto importante per la crescita di un interesse pastorale e sociale che dovrebbe guidare la formazione della coscienza cristiana, perché sappia ritrovare personalmente e in comunità, nelle parrocchie e nelle diocesi, i gesti, i segni e i percorsi per dire ed educare la fede in un mondo che cambia come ci insegna la mobilità dei giovani (e non solo) che oggi vivono in contesti internazionali”.

Papa Francesco: appelli per la Libia, per il Marocco e per la pace in Ucraina

13 Settembre 2023 -
Città del Vaticano - "Il mio pensiero va alle popolazioni della Libia, duramente colpite da violenti piogge che hanno provocato allagamenti e inondazioni, causando numerosi morti e feriti come anche ingenti danni”. Lo ha detto il Papa, al termine dell’udienza generale di oggi, durante i saluti ai fedeli di lingua italiana. “Vi invito ad unirvi alla mia preghiera per quanti hanno perso la vita, per i loro familiari e per gli sfollati”, ha proseguito Francesco: “Non manchi la nostra solidarietà verso questi fratelli e sorelle così provati per questa calamità”. “Il mio pensiero va anche al nobile popolo marocchino che ha sofferto questi terremoti”, l’altro appello del Papa: “Preghiamo per il Marocco, preghiamo per gli abitanti: che il Signore gli dia forza di riprendersi dopo questo terribile agguato che ha passato”.
Papa Francesco ha invitato a continuare a "pregare per la pace nel mondo, specialmente nella martoriata Ucraina, le cui sofferenze sono sempre presenti alla nostra mente e al nostro cuore”.

Preghiera per la pace: “Cadano presto i muri per i migranti che fuggono dalle guerre”

13 Settembre 2023 -

Berlino - "Cadano presto i muri, visibili e invisibili, che dividono i popoli in Europa, Asia, Africa, nelle Americhe, in mezzo al mare Mediterraneo per i migranti che fuggono dalle guerre! Cadano i muri del cuore che accecano e non fanno vedere che l'altro è mia sorella e mio fratello!". E' quanto si legge nell'Appello per la Pace firmato ieri sera a Berlino dai rappresentanti delle Religioni mondiali che per tre giorni - su iniziativa della Comunità di Sant'Egidio -  hanno pregato per la pace e "lo hanno fatto in questo luogo in cui parla la storia: memoria della guerra e del muro che divideva l'Europa. Proprio qui - scrivono - abbiamo capito che nessun muro è per sempre". "Sentiamo oggi con più forza - prosegue l'appello al termine di tre giorni di incontri e preghuera sul tema "L'audacia della pace " - la nostra responsabilità e insieme ci facciamo mendicanti di pace. Non basta la prudenza, è il tempo dell'audacia! Per questo, a nome di chi non ha voce, diciamo forte: 'Nessuna guerra è per sempre!' Pace non significa arrendersi all'ingiustizia: significa uscire dall'ingranaggio del conflitto che rischia di ripetersi all'infinito e che nessuno sembra più riuscire a controllare". "Siamo consapevoli che o riusciremo a porre fine alle guerre o le guerre porranno fine all'umanità", dicono ancora i rappresentanti delle religioni mondiali che il prossimo anno si sono dati appuntamento a Parigi: "il mondo, la nostra casa comune, è uno solo: ci è stato dato in eredità e tale lo dobbiamo lasciare alle future generazioni. Liberiamolo dall'incubo nucleare! Ripartiamo con la politica del disarmo, fermiamo subito il rumore delle armi". Per questo occorre "l'audacia della pace, il coraggio di cominciare a parlarsi mentre c'è ancora la guerra". "Abbiamo l'urgenza di ascoltare il grido soffocato della pace. Dialogare oggi, mentre parlano le armi, non indebolisce la giustizia ma crea le condizioni di una nuova architettura di sicurezza per tutti. Ripartiamo insieme dal dialogo che è la medicina più efficace per la riconciliazione dei popoli. La pace è sempre possibile!". Ai partecipanti all'incontro anche un messaggio di papa Francesco. "Continuiamo - scrive il Pontefice - a pregare per la pace senza stancarci, a bussare, con spirito umile e insistente alla porta sempre aperta del cuore di Dio e alle porte degli uomini. Chiediamo che si aprano vie di pace, soprattutto per la cara e martoriata Ucraina". "Non abbiamo paura di diventare 'mendicanti di pace', unendoci alle sorelle e ai fratelli delle altre religioni, e a tutti coloro che non si rassegnano all'ineluttabilità dei conflitti", esorta papa Francesco. "Occorre infatti andare avanti per valicare il muro dell'impossibile, eretto su ragionamenti che appaiono inconfutabili, sulla memoria di tanti dolori passati e di grandi ferite subite", aggiunge: "È difficile, ma non è impossibile. Non è impossibile per i credenti, che vivono l'audacia di una preghiera speranzosa. Ma non dev'essere impossibile nemmeno per i politici, per i responsabili, per i diplomatici". (Raffaele Iaria)  

Alluvioni in Libia: trovati anche corpi di migranti

12 Settembre 2023 -
Roma - “Qui a Tripoli la situazione é calma e non ci sono problemi. Al momento dicono che ci sono circa 3.000 morti ma sicuramente i numeri saranno molto più alti. Sono stati trovati anche corpi di migranti”. A parlare al Sir è mons. George Bugeja, vicario apostolico di Tripoli, in Libia, a proposito delle devastanti inondazioni che hanno colpito la Cirenaica, la regione nord orientale del Paese, in seguito al passaggio del ciclone Daniel. Nella Tripolitania, la regione a nord-ovest dove è ubicata la capitale libica finora il tempo è buono: “Si aspetta un po’ di pioggia ma non sembra che ci saranno problemi – dice il vescovo –. Il disastro ha colpito in modo particolare Derna, in Cirenaica, a causa di due dighe che non hanno resistito e hanno rotto mura e argini, con la conseguenza che l’acqua accumulata dentro é uscita all’improvviso, con fango e detriti che hanno distrutto case e strade e portato tutto fino al mare”. Derna è una città costiera, la quarta più grande del Paese, con 120.000 abitanti. Il crollo delle due dighe ha fatto defluire 33 milioni di metri cubi d’acqua, distruggendo centinaia di case e cinque quartieri residenziali. Difficile l’accesso a queste zone, le squadre di soccorso e i cittadini hanno dovuto estrarre a mani nude dalle macerie centinaia di vittime. Monsignor Bugeja esprime parola di vicinanza e solidarietà alle popolazioni colpite: “Sono tutti nelle nostre preghiere. Il Signore della Misericordia dia sollievo ai feriti e a chi ha perso i propri cari e sostegno ai soccorritori negli aiuti di emergenza e assistenza”. Intanto la Croce rossa internazionale parla di almeno 10.000 dispersi. Confermati dai servizi di emergenza libici oltre 2.300 morti. Molti sono stati seppelliti in fosse comuni nel cimitero di Martouba, a una ventina di chilometri alle porte di Derna. Le autorità contrapposte di Cirenaica e Tripolitania, che si dividono il potere esecutivo, hanno chiesto aiuti umanitari alla comunità internazionale, tra cui macchinari pesanti, forniture mediche e cibo. La Turchia, che sostiene il governo di Bengasi (la Cirenaica), ha inviato tre aerei con personale di ricerca e salvataggio subacqueo e assistenza logistica. L’Italia ha attivato la Protezione civile ma nella zona non sono presenti Ong italiane.