Primo Piano
Libertà da accompagnare
Papa Francesco: affrontare insieme la sfida migranti
Vescovi Sicilia, “a Lampedusa la comunità ha testimoniato la solidarietà evangelica”
Domenica la Giornata nazionale delle offerte per il sostentamento dei sacerdoti
Rom: oggi la proiezione del cortometraggio “Hero” e la presentazione di una ricerca
Lampedusa: chiesa aperta per i migranti
Milano - C’è un’immagine che rimarrà nella mente di don Carmelo Rizzo quando gli chiederanno di Lampedusa e di come l’isola ha affrontato l’onda d’urto di 7mila arrivi in un solo giorno. Settemila persone disperate, con poco o nulla, dopo l’orrore della prigionia libica e la pericolosa traversata in mare. Quelle case aperte. Tutte le case aperte dei lampedusani durante la notte. Per offrire cibo, acqua, qualche vestito e anche qualche giocattolo per i più piccoli. È una «bellissima Lampedusa» che aiuta. «Non ci aspettavamo certo questi numeri: con 7mila arrivi salta tutto, salta anche la dignità» ammette don Carmelo Rizzo, da due anni parroco dell’isola. Quello che è successo la scorsa notte è però, di converso, anche una «bella pagina di accoglienza ». È successo tutto in poco tempo: l’hotspot al collasso non era in grado di offrire alcun tipo di accoglienza e i migranti, disperati, si sono riversati lungo le strade dell’isola per cercare un po’ di cibo e conforto. «Hanno bussato alle porte e hanno trovato tutte le case aperte» racconta con una punta di orgoglio don Carmelo. Uomini, donne e bambini si sono radunati anche davanti alla chiesa. «Abbiamo aperto i saloni parrocchiali e le strutture della “Casa della fraternità” – prosegue – per cercare di offrire aiuto, la parrocchia è diventata un punto di raccolta per tutto quello che serve ai migranti».
Sullo sfondo, ovviamente, c’erano anche i contorni drammatici della crisi umanitaria, con il dolore per la piccola neonata di 5 mesi morta annegata mercoledì e per tutti i morti in mare. Sull’isola ieri è stato un giorno di lutto cittadino e ieri sera si è svolta anche una fiaccolata silenziosa, un momento di preghiera per tutte le vittime del mare. Sono tanti i lampedusani che anche per l’intera giornata di ieri, caratterizzata dai trasferimenti, «si stanno prodigando in qualsiasi modo cercando di assistere ed aiutare tutte le persone che sono arrivate in questi giorni. Desidero ringraziarli di cuore» ha detto il sindaco di Lampedusa, Filippo Mannino. «Ringrazio il parroco di Lampedusa e il vescovo che non hanno esitato un attimo – aggiunge – a mettere a disposizione i locali della Casa della Fraternità per ospitare donne, bambini e le categorie più vulnerabili. E ancora grazie alle forze dell’ordine e alla Croce Rossa che da giorni ininterrottamente stanno dando il massimo per gestire questo dramma umanitario».
Un’altra decina di migranti si sono presentati, questa volta per il pranzo, a casa del vigile del fuoco Antonello Di Malta. E come, nella tarda serata di mercoledì, mamma Teresa, la madre 84enne del pompiere, anche ieri si è rimessa ai fornelli per preparare altre due pentole di pasta asciutta. Tavola apparecchiata e bottiglie d’acqua ghiacciata, i migranti, anche loro minorenni - ma un gruppo diverso rispetto a quelli che vi avevano cenato la sera prima - hanno dimostrato di apprezzare molto la cucina di mamma Teresa. Lungo le strade del centro del paese numerosi lampedusani, vedendo girovagare giovani migranti in cerca di cibo, hanno fatto a gara per acquistare teglie di pasta o pezzi di rosticceria per consegnarle ai migranti che si sono seduti a pranzare nei tavoli dei locali.
«Non abbiamo ancora i numeri precisi – racconta Giovanna Di Benedetto di Save the children, in prima linea anche lei sull’isola – ma abbiamo visto tanti bambini. Sappiamo che molti sono soli, non accompagnati dai familiari. Questo avviene perché magari durante il viaggio si perdono o vengono separati o i genitori li affidano ad altri per il ricongiungimento con i familiari in Europa, una volta attraversato il Mediterraneo». Le statistiche parlano solitamente di un 10% di minori soli e, calcolatrice alla mano, sull’isola, nell’ultime 24 ore dovrebbero esserne arrivati un migliaio. «Con questi numeri tutto è più complicato e più difficile aggiunge – l’unica cosa da fare è trasferirli in un luogo dove poterli accogliere». Sul fronte degli arrivi intanto la scorsa notte c’è stata una tregua dopo 48 ore di caos e l’approdo di 2.154 migranti mercoledì (con 51 barchini) e di altri 5.112 con 110 natanti martedì. «La situazione all’interno dell’hotspot di Lampedusa è di circa 4.200 presenze ancora in diminuzione – spiega Francesca Basile, responsabile Migrazione della Croce Rossa italiana – La situazione è sicuramente complessa ma stiamo cercando gradualmente di ritornare alla normalità. Questo vuol dire che nonostante la situazione critica abbiamo comunque cercato di distribuire brandine alle persone per non farle dormire all’addiaccio, abbiamo fornito a tutti il cibo e anche nella giornata di oggi (ieri, ndr) tutti riceveranno quello di cui hanno bisogno, compatibilmente con la situazione». Intanto si muove anche la protezione civile regionale che, su impulso del governatore Renato Schifani, ha raccolto la richiesta avanzata in queste ore dal sindaco dell’isola e dalla prefettura di Agrigento per assicurare alloggio e un ricovero temporaneo consono a tutti i migranti . E con la tregua degli sbarchi continuano i trasferimenti disposti dalla prefettura di Agrigento per alleggerire l’hotspot di Contrada Imbriacola. I primi a partire ieri 453 migranti sulla nave Lampedusa diretta a Trapani, altri 480 sono stati trasferiti con la nave Veronesi diretta ad Augusta, altri 700 sulla nave di linea Galaxy e 300 sulla nave militare Orione diretta a Catania. (Daniela Fassini)
Vangelo Migrante: XXIV Domenica del tempo Ordinario (Vangelo Mt 18,21-35)
Papa: oggi ha ricevuto il regista di “Io Capitano”
Migrantes Torino: oggi l’avvio del festival dell’Accoglienza con mons. Repole e mons. Felicolo
14 Settembre 2023 - Torino - Parte oggi a Torino un mese di eventi con al centro il tema dell’accoglienza. Si tratta del Festival dell’Accoglienza promosso dall’Ufficio Migrantes della diocesi e che si snoderà sull’intero territorio.
48 giorni di Festival, 70 eventi, più di 200 relatori e il coinvolgimento di 40 sedi dislocate a Torino, in Piemonte e in altre Regioni in collaborazione con la Fondazione Migrantes, il Distretto sociale Opera Barolo e il patrocinio della Città di Torino e dell’Università degli Studi di Torino e con il sostegno della Fondazione Compagnia di San Paolo e della Fondazione CRT. Un festival che rappresenta “un fiore all’occhiello per la diocesi di Torino”, ha detto nel corso di una conferenza stampa l’arcivescovo della città, mons. Roberto Repole. A Torino ci sono – ha aggiunto - molte persone che vorrebbero confrontarsi sul tema dell’accoglienza e il festival è una occasione per riflettere a partire dal tema, scelto da papa Francesco, della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che si celebra il prossimo 24 settembre, “Liberi di scegliere se migrare o restare”. Spesso, ha spiegato mons. Repole, si emigra per necessità quindi è “importante realizzare un festival autentico sul tema dell’accoglienza a partire dalle cause della migrazione”. Dobbiamo interrogarci, secondo il presule, se “noi siamo capaci di educare i giovani sul tema dell’accoglienza, se abbiamo una forza educatrice per disinnescare le migrazioni forzate”. Accogliere non è solo la “prima accoglienza in emergenza: non ci si può fermare a questo ma si tratta di accogliere persone con le loro ferite, aspirazioni, aspettative”. Per mons. Repole “occorre un ripensamento dei nostri modelli sociali e antropologici affinché ci siano persone che se vogliono emigrare lo facciano liberamente. È necessario scoprire che abbiamo tutti a che fare con delle persone e con la loro dignità, e riconoscerla: persone che hanno dei valori, tradizioni, ferite, attese”. Un festival che riveste un ruolo importante per questa città con uno sguardo anche alla realtà nazionale in un tempo di arrivi significativi, ha detto mons. Pierpaolo Felicolo, direttore generale della Fondazione Migrantes: “arrivi che portano sempre più ad un incontro e l’incontro, ogni incontro nuovo con persone nuove, rappresenta una ricchezza ma anche fatica. Il tema della mobilità ha segnato e segna ancora oggi la storia economica, politica, culturale del nostro Paese. Una storia che va letta con occhi nuovi per evitare letture ideologiche che ne cambiano la fisionomia. È questo è stato ed è uno degli impegni costanti della Migrantes, la Fondazione della CEI nata 36 anni fa per essere a fianco di coloro che sono in mobilità”. Mons. Felicolo ha evidenziato come l’attenzione ai fatti è un “presupposto importante per la crescita di un interesse pastorale e sociale e per una lettura del fenomeno migratorio. Studiare, informare e formare sono le parole chiavi che aiutano a costruire una nuova relazione diffusa e intelligente, con un’attenzione preferenziale ai più deboli come i migranti che arrivano, spesso, nelle nostre città e rimangono ai margini”. Per mons. Felicolo “solo l’incontro aiuta a costruire relazioni che vincono la paura, aprono al confronto, invitano al dialogo. Le città crescono nella misura in cui si riconoscono le persone che nascono, crescono e vivono in esse. Ecco perché è importante, sul piano culturale, un’azione di sensibilizzazione e di formazione che aiuti a superare luoghi comuni, pregiudizi che creano ancora di più distanze tra la città e i poveri”. Bisogna “accompagnare il cambiamento con segni di speranza nei nostri territori”. Il direttore generale della Migrantes ha quindi parlato dell’importanza della cittadinanza in relazione al fenomeno migratorio nel nostro Paese che vuol dire “riconoscere, proteggere e attribuire diritti a tutela dell’identità culturale come bene costitutivo della dignità umana”. La cittadinanza è “il primo segno di accoglienza nelle nostre città dove possono e debbono convivere uomini e donne con lingue e cittadinanze di origine diverse”.
Il festival si svolgerà da oggi fino al 30 ottobre: un arco temporale in cui si celebreranno la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato (domenica 24 settembre), la Giornata della Memoria e dell'Accoglienza (martedì 3 ottobre), la Giornata Europea contro la Tratta di Esseri Umani (mercoledì 18 ottobre) e la Giornata Missionaria Mondiale (domenica 22 ottobre).
Il tema-guida di quest’anno è la libertà: “Liberi di scegliere se migrare o restare” come ha sottolineato Papa Francesco nel suo messaggio per la GMMR 2023. “Certamente la libertà di movimento delle persone rimane un orizzonte importante a cui tendere e per cui lavorare”, sottolinea Sergio Durando, direttore Migrantes della diocesi di Torino e curatore del Festival: “in questo momento le persone non sono libere, ma sempre più ‘costrette’ a lasciare i loro Paesi o a non potersi muovere e crescono le restrizioni di ogni tipo alla mobilità, soprattutto nei Paesi più ricchi. In particolare – prosegue – stiamo assistendo un po’ ovunque a uno smantellamento del sistema dell’accoglienza. Inoltre, aumentano i conflitti nel mondo e il Festival vuole essere un’occasione per approfondire, attraverso quattro incontri, la situazione critica di cinque Paesi: Sudan, Somalia, Eritrea, Etiopia e Afghanistan (con un focus sulla condizione delle donne). La manifestazione – afferma – rimane uno strumento per condividere e incoraggiare le esperienze di accoglienza che esistono e che sono importanti per tutti: minori, anziani, persone con background migratorio, uomini e donne di ogni età e provenienza. Quest'anno inoltre – conclude Durando - ricorrono i 10 anni della tragedia di Lampedusa e per il 3 ottobre è in programma un grande raduno di studenti delle scuole presso lo Stadio Olimpico di Torino”. Lampedusa: questa sera una fiaccolata per ricordare la piccola Traore
Mons. Crociata: ”gestione dei flussi non deve offuscare la necessaria fraternità nei confronti dei migranti in situazioni vulnerabili”
Migranti: i detenuti donano al Papa una tela per ricordare la tragedia di Cutro
GMMR: a Piacenza la Giornata nazionale in Italia