Primo Piano

Papa Francesco a Studenti internazionali: “costruire una società più sana”

Città del Vaticano - “E’ importante che il periodo trascorso all’estero diventi una occasione di crescita umana e culturale per gli studenti e sia per loro un punto di partenza per tornare nel Paese di origine a dare il loro contributo qualificato e anche la spinta interiore a trasmettere la gioia della buona notizia”. A dirlo questa mattina è stato Papa Francesco ricevendo, nella Sala Clementina i partecipanti al IV Congresso Mondiale di pastorale per gli studenti internazionali promosso dal Pontificio Consiglio per i migranti e gli itineranti sul tema “Evangelii Gaudium di Papa Francesco e sfide morali nel mondo intellettuale degli studenti internazionali verso una società più sana”.. Per il papa l’obiettivo da tenere presente è proprio quello di “costruire una società più sana”: è “importante – ha detto – che le nuove generazioni vadano in questa direzione, si sentano responsabili della realtà in cui vivono e artefici del futuro”.
Per Papa Francesco oggi le “sfide morali da affrontare sono molte e non è sempre facile lottare per l’affermazione della verità e dei valori, soprattutto quando si è giovani. Ma con l’aiuto di Dio, e con la sincera volontà di fare il bene, ogni ostacolo può essere superato. Sono contento – ha aggiunto davanti ai giovani provenienti da 35 nazioni dei Cinque Continenti -  perché, se siete qui, è per dimostrare che le sfide non vi fanno paura, ma vi spronano a lavorare per costruire un mondo più umano. Non fermatevi mai e non scoraggiatevi, perché lo Spirito di Cristo vi guiderà, se ascolterete la sua voce”. Lo studio deve servire “per il bene dell’umanità”, ha spiegato sottolineando che alla concezione moderna dell’intellettuale, impegnato nella realizzazione di se stesso e in cerca di riconoscimenti personali, spesso senza tener conto del prossimo, è necessario “contrapporre un modello più solidale, che si adoperi per il bene comune e per la pace. Solo così il mondo intellettuale diventa capace di costruire una società più sana”. Infatti, ha ricordato, “chi ha il dono di poter studiare ha anche una responsabilità di servizio per il bene dell’umanità. Il sapere è una via privilegiata per lo sviluppo integrale della società; e l’essere studenti in un Paese diverso dal proprio, in un altro orizzonte culturale, permette di apprendere nuove lingue, nuovi usi e costumi. Consente di guardare il mondo da un’altra prospettiva e di aprirsi senza paura all’altro e al diverso. Questo porta gli studenti, e chi li accoglie, a diventare più tolleranti e ospitali”. Il pontefice ha quindi chiesto di perseguire “un’educazione che insegni a pensare criticamente e che offra un percorso di maturazione nei valori”, perché “in questo modo, si formano giovani assetati di verità e non di potere, pronti a difendere i valori e a vivere la misericordia e la carità, pilastri fondamentali per una società più sana”. L’arricchimento personale e culturale permette ai giovani di “inserirsi più facilmente nel mondo del lavoro, assicurandosi un posto nella comunità e diventandone parte integrante”. Che qualcuno scelga liberamente di andare a specializzarsi e a lavorare all’estero – ha evidenziato Bergoglio -  è “cosa buona e feconda; invece è doloroso che giovani preparati siano indotti ad abbandonare il proprio Paese perché mancano adeguate possibilità di inserimento.  Quello degli studenti internazionali è un fenomeno non nuovo, tuttavia intensificatosi a causa della cosiddetta globalizzazione, che ha abbattuto i confini spazio-temporali, favorendo l’incontro e lo scambio tra le culture. Ma anche qui assistiamo a risvolti negativi, come l’insorgere di certe chiusure, meccanismi di difesa di fronte alla diversità, muri interiori che non permettono di guardare il fratello o la sorella negli occhi e di accorgersi dei suoi reali bisogni. Anche tra i giovani – e questo è molto triste – può insinuarsi la ‘globalizzazione dell’indifferenza’, che ci rende ‘incapaci di provare compassione dinanzi al grido di dolore degli altri’. Così, capita che questi effetti negativi si ripercuotano sulle persone e sulle comunità”. Invece “vogliamo scommettere che il vostro modo di vivere la globalizzazione può produrre esiti positivi e attivare grandi potenzialità. Infatti voi studenti, passando del tempo lontano dal vostro Paese, in famiglie e contesti differenti, potete sviluppare una notevole capacità di adattamento, imparando a essere custodi degli altri come fratelli e del creato come casa comune, e questo è decisivo per rendere il mondo più umano. I percorsi formativi possono accompagnare e orientare voi giovani studenti in questa direzione, e possono farlo con la freschezza dell’attualità e l’audacia del Vangelo, per formare nuovi evangelizzatori pronti a contagiare il mondo con la gioia di Cristo, sino ai confini della terra”. Da qui l’incoraggiamento, citando Giovanni Paolo II, a essere
“sentinelle del mattino”, a esserlo “ogni giorno, con lo sguardo rivolto a Cristo e alla storia. Così – ha concluso -  riuscirete ad annunciare la salvezza di Gesù e a portare la sua luce in un mondo troppo spesso oscurato dalle tenebre dell’indifferenza, dell’egoismo e della guerra”.
In Italia gli studenti internazionali iscritti  ai corsi di laurea e di laurea magistrale negli atenei, nell’anno scolastico 2014-2015, sono il 4,3% dell’intera popolazione universitaria: circa 71.500. Considerando solo gli studenti venuti dal proprio Paese per iscriversi negli atenei italiani (autentici “studenti internazionali”) il numero scende a 38.700 e la percentuale sul totale si riduce al 2,3%. (Raffaele Iaria)
 

Inps: oltre 2000 i lavoratori extracomunitari

Roma  - Nell’anno 2015 il numero di cittadini extracomunitari conosciuti all’Inps, è di 2.143.337, di cui 1.948.260 lavoratori (90,9%), 81.619 pensionati (3,8%) e 113.458 percettori di prestazioni a sostegno del reddito (5,3%). – E’ quanto emerge dal sito dell’Istituto di previdenza italiano che ha pubblicato i nuovi dati aggiornati all’anno 2015 dell’Osservatorio sui Cittadini Extracomunitari (serie storica 2007-2015). 
 Analizzando la serie storica dal 2007 al 2015, si rileva, nel complesso, una crescita degli extracomunitari fino al 2009 (+8,1% nel 2008 e +16,5% nel 2009), un arresto nel 2010 (+0,3%), una crescita più attenuata fino al 2012 (+2,5% nel 2011 e +4,6% nel 2012), una lieve flessione fino al 2014 (-1,7% nel 2013 e -0,8% nel 2014) e una lieve crescita nel 2015 (+1,8%). Se si analizzano le singole tipologie, i lavoratori presentano un andamento altalenante con variazioni negative in particolare negli anni 2013 (-3,1%) e 2014 (-1,5%), mentre i pensionati e i percettori di prestazioni a sostegno del reddito crescono in maniera sostanziale per tutto il periodo. Nell’anno 2015, si riscontra una lieve ripresa dei lavoratori (+1,5%), un incremento dei pensionati (+9,7%) e una stabilizzazione dei percettori di prestazioni a sostegno del reddito.
Nel 2015, i paesi i cui cittadini sono maggiormente rappresentati tra gli extracomunitari sono l’Albania (273.201), seguita dal Marocco (251.729), dalla Cina (204.560), dall’Ucraina (167.012), dalle Filippine (113.565) e dalla Moldavia (103.920). Nel complesso queste sei nazioni, totalizzano più della metà del totale degli extracomunitari conosciuti all’Inps. Analizzando nel dettaglio la distribuzione degli extracomunitari per Paese di cittadinanza e tipologia di prestazione, si vede che la popolazione in cui predominano i lavoratori è la Cina, per la quale su 204.560 soggetti, il 98,9% di essi è lavoratore lo 0,7% è pensionato e lo 0,4% percepisce una prestazione a sostegno del reddito; seguono il Bangladesh (95,3% lavoratori, 0,9% pensionati, 3,7% percettori di prestazioni a sostegno del reddito) e l’India (94,8% lavoratori, 1,8% pensionati, 3,4% percettori di prestazioni a sostegno del reddito).
La percentuale più alta di percettori di prestazioni a sostegno del reddito (disoccupati) è invece totalizzata dall’Ucraina per la quale, su 167.012 soggetti, 17.475 sono percettori di prestazioni a sostegno del reddito (10,5% ), l’86,6% sono lavoratori e il 2,9% sono pensionati. Il Paese in cui sono presenti il maggior numero di pensionati, sia in termini assoluti che relativi è l’Albania, che totalizza 18.482 pensionati su un totale di 273.201 soggetti (6,8%).
La maggior parte degli extracomunitari si concentra tra i 30 e i 39 anni di età (31,0%), il 28,5% di essi ha un’età compresa tra i 40 e i 49 anni e il 17,9% ha meno di 30 anni. Solo il 6,3% dei soggetti ha dai 60 anni in su. Se si analizza la distribuzione territoriale, risulta che il 63,4% degli extracomunitari risiede o ha una sede di lavoro in Italia settentrionale, mentre il 23,5% si trova in Italia centrale e solo il 13,1% è nell’Italia meridionale e isole.  Se però si confronta la numerosità degli extracomunitari rispetto al numero di residenti nell’area geografica di riferimento, si vede che per ogni 1.000 residenti il numero di extracomunitari è 49 in Italia settentrionale, 42 in Italia centrale e 13 in Italia meridionale e isole.
Nell’anno 2015, il numero di extracomunitari che svolge un lavoro dipendente è pari a 1.611.059, con una retribuzione media annua di €12.068,60. All’interno delle diverse tipologie di lavoratori dipendenti extracomunitari vi sono però notevoli differenze. I lavoratori dipendenti del settore privato non agricolo sono 1.072.897, e presentano una retribuzione media annua pari a €14.197,21 ( €15.541,62 per gli uomini e €11.243,74 per le donne). Nel settore privato agricolo lavorano in totale 131.250 extracomunitari, con prevalenza di genere maschile (tasso di mascolinità 81,5) e percepiscono una retribuzione di €8.036,81 (€8.318,67 gli uomini e €6.798,65 le donne). I lavoratori domestici extracomunitari sono 406.912 e si caratterizzano per una netta prevalenza di genere femminile (tasso di mascolinità 17,9) che può vantare una retribuzione superiore a quella degli uomini (€7.906,73 contro €7.067,01 degli uomini).
Nell’anno 2015, il numero di extracomunitari pensionati è pari a 81.619 con un importo medio annuo delle prestazioni pari a €6.995,79; di questi 49.852 sono percettori di sole pensioni assistenziali (61,1%), 17.277 percepiscono una pensione di tipo IVS (21,2%), 9.071 una sola pensione di tipo indennitario (11,1%), mentre solo il restante 6,6% percepisce più di una pensione di tipologia diversa. Negli ultimi tre anni il numero dei pensionati extracomunitari è cresciuto del 19,5% passando da 68.302 a 81.619.
 
 

CEI: on line il sussidio di Avvento

Roma - “Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci”: la profezia di Isaia dà il titolo al Sussidio per l’Avvento e il Natale 2016 online sul sito della Conferenza Episcopale Italiana. Nella presentazione, il Segretario Generale monsignor Nunzio Galantino spiega: “Sul piano personale, si tratterà di accogliere più a fondo l’appello che viene dallo Spirito di Pace; lasciando correggere, in particolare, il nostro modo di guardare gli ‘altri’: Dio ci fa intuire che nell’altro, o meglio, nei fratelli, è presente una possibile trasfigurazione, che è per tutti urgente, ma che troppo spesso è velata dietro il vivere di chi è povero, scartato, oggetto di violenza, privato di avvenire”. Sul piano comunitario, “andranno continuamente rigenerate le speranze, per non appiattirsi nello statu quo, e rilanciare invece – non le utopie – ma il disegno di un mondo più abitabile, e di una vita ultima in Dio, da annunciare senza stancarsi. E’ la strada maestra di un Avvento autentico, che ci conduce a celebrare ‘in spirito e verità’ il Natale del Signore, come trasfigurazione dell’umano che ‘nella pienezza del tempo’ (Gal 4,4) si fa annuncio e profezia del Regno di Dio, che è in mezzo a noi”. L’auspicio di Mons. Galantino è che il Sussidio, “in continuità dinamica con il Convegno ecclesiale di Firenze, in piena sintonia con il Magistero di Papa Francesco – fatto di gesti e parole assai eloquenti che ci interpellano – possa favorire nelle comunità cristiane una fruttuosa accoglienza dell’unico Dono, capace di trasfigurare la nostra umanità e di liberare un’esistenza troppo angustiata dalle nostre preoccupazioni, per entrare in un tempo nuovo, gioioso nel ringraziamento e lieto nella comunione”. I contributi – Parola di Dio, liturgia, catechesi – sono scanditi in dieci momenti diversi: le quattro domeniche d’Avvento, la solennità dell’Immacolata Concezione (8 dicembre), il Natale, la solennità della Santa Famiglia (30 dicembre), la solennità di Santa Maria Madre di Dio (1° gennaio), l’Epifania e il Battesimo del Signore (8 gennaio).
 

Mons. Galantino: agli immigrati “ridiamo quello che abbiamo tolto”

Roma - Gli immigrati che arrivano in Occidente “vengono in buona parte da Paesi nei quali i nostri Paesi sono andati a prendere tutto quello che potevano” o a “rompere degli equilibri”. È la denuncia fatta a Roma dal Segretario Generale della CEI, Monsignor Nunzio Galantino, intervenuto, ieri sera, alla Camera dei deputati a un incontro su “Equità, etica e distribuzione al tempo dell’economia digitale”. Galantino, riferisce l’agenzia Sir,  ha portato l’esempio dell’Iraq e della Libia, domandando: “Chi è andato lì a rompere degli equilibri?”. O del Congo, dove “c’era un’unica strada per portare all’aeroporto le risorse che venivano portate via”. “Saddam Hussein o Gheddafi – ha riconosciuto il presule – non erano certamente brave persone, ma mantenevano degli equilibri”, che l’Occidente ha fatto saltare. E “ora che queste persone si trovano in difficoltà noi siamo i primi a dire ‘non ti conosco’”. Un comportamento etico, invece, porta a chiedersi – ha osservato Mons. Galantino – “se c’è una responsabilità mia in quel processo che ha portato quelle persone a venire qui”, comportandosi di conseguenza. Allora “quando la Chiesa interviene” in aiuto dei migranti “restituisce” e altrettanto dovrebbe fare la politica. Agli immigrati in fuga da guerra e povertà “ridiamo quello che abbiamo tolto”, ha concluso il Segretario Generale della CEI, “attendendo che nei loro Paesi di provenienza si creino situazioni meno gravi di quelle che anche noi abbiamo contribuito a creare”.
 

Cei : profughi iracheni sotto un tetto sicuro

Roma - Sono più di ottomila le famiglie di rifugiati iracheni accolte dalla Caritas in Giordania. Di queste,settecento versano in condizioni di totale indigenza: sono cristiani fuggiti dalla piana di Ninive portando con sé solo ciò che indossavano. Attraverso Caritas-Giordania, la Chiesa italiana ha destinato 2 milioni e 200mila euro, dai fondi dell’8xmille, per garantire a queste persone il pagamento dell’affitto per tutto il 2017. Oltre ad Amman, queste famiglie saranno ospitate  a Madbah, Zarqa e Balqa, dove troveranno un minimo di garanzie, in attesa di soluzioni più stabili. La somma destinata dalla CEI sarà stanziata in due tranche: la seconda sarà versata sulla base della rendicontazione di come sia stata spesa la prima.
 

Pedagogia interculturale alla Bicocca di Milano: cooperare come antidoto alle “paure virali”

Milano - In Italia la presenza di alunni stranieri ha avuto un’escalation esponenziale nell’ultimo decennio: dai 400 mila studenti nel 2006 agli 800 mila nel 2016. Da questo presupposto appare evidente che occorre sviluppare, sin dai banchi di scuola, un’educazione alla pluralità, basata sulla valorizzazione dei punti di forza dell’altro e sulla ricerca di cooperazioni possibili ed attuabili. La conoscenza reciproca ha il potere di ridurre le paure legate all’alterità. La scuola è un laboratorio sociale in cui i minori imparano ad autoregolarsi e a porsi in interazione ed interdipendenza positiva. Sono queste le prospettive dell’incontro di “Pedagogia interculturale e della cooperazione” che si terrà, nel pomeriggio di oggi, presso l’Università di Milano Bicocca, dove la prof.ssa Alessia Agliati ed un gruppo di studenti di psicologia dialogheranno con Damiano Meo, insegnante ed autore del pamphlet “Storie di semola e semplicità” (Tau – Migrantes). Le tematiche che verranno affrontate saranno principalmente tre: lo sviluppo di una mentalità interculturale, il ruolo della scuola nel processo di inclusione sociale e le buone pratiche da incrementare per favorire un sereno sviluppo bio-psico-sociale del minore migrante. Sviluppare un “saper fare interculturale” ha lo scopo di avvicinare ad una migliore comprensione dell’altro, evitando o minimizzando possibili errori comunicativi, gaffes culturali, stereotipi e “paure virali”. Interagire è l’unico antidoto alle barriere. 
 

Italiani all’estero: il palinsesto di Tv2000 Italia

Roma – Da alcuni mesi Tv2000 è presente, con un proprio palinsesto, sui canali internazionali con il progetto “Tv2000 Italia” rivolto alle comunità di lingua italiana in Oceania, Nord America (Canada e presto Stati Uniti) e America Latina.
Tv2000 Italia” propone un palinsesto appositamente costruito per i connazionali all’estero utilizzando i contenuti che l’emittente manda in onda a livello nazionale.
La selezione dei programmi che vengono trasmessi comprende , il contenitore del mattino, “Bel tempo si spera”, l’approfondimento di salute e benessere, “Il mio medico”, e la rubrica di cucina “Quel che passa il convento”. Spazio anche al programma sull’attualità “Siamo noi”, alle inchieste sui diritti dei consumatori di “Attenti al lupo”,  ai due settimanali culturali “Effetto notte”, sul cinema, e “Retroscena” sul teatro; il programma “Borghi d’Italia”, un itinerario settimanale nella storia, nell’arte e nelle tradizioni del Bel Paese,  il programma sul mondo dei viaggi, “Il mondo insieme”, quello sulla Divina Commedia, “Nel mezzo del cammin”; il reality sull’ora di religione, “Buongiorno professore”,  e altri  realizzati dalla testata giornalistica come la rassegna stampa quotidiana, il Tg , “Il Post” e “ TgTg”.  Ampio lo spazio dedicato agli appuntamenti di Papa Francesco, dalle udienze del mercoledì alle quotidiane omelie di Santa Marta, senza trascurare le cerimonie, i viaggi, le visite e gli eventi giubilari.
Attualmente “Tv2000 Italia” è visibile sul satellite Intelsat in chiaro, per Australia e Nuova Zelanda, e su Intelsat 21, per Nord e Sud America.
 

Migrantes Reggio Emilia: un incontro per conoscere i cattolici cinesi in Italia

Reggio Emilia - Quanti sono i cinesi? Perché arrivano in Italia, come vivono, in cosa credono? Come incontrarli, conoscerli, lasciarsi accogliere da loro? come condividere con loro la nostra fede e il Vangelo? L'Associazione Rabbuni insieme all’Ufficio Migrantes della diocesi di Reggio Emila-Guastalla propone una serata per conoscere e lasciarsi interrogare “sul nostro cammino con una delle comunità straniere più numerose e meno conosciute”. L’appuntamento è per sabato 3 dicembre alle ore 21,00 presso la Chiesa di S. Alberto a Reggio Emilia in Via Einstein 5.
All’incontro interverrà sr. M. Chiara Sagario, della Piccola Famiglia dell’Assunta che da anni cammina con le famiglie cinesi all'interno del 'Centro Italia-Cina' di Savignano (Fc).
“Aspettiamo tutti coloro che hanno voglia di saperne di più e di pensare a nuovi cammini anche nella nostra Chiesa”, sottolinea una nota.
 

Roma: una conferenza dedicata al Holodomor (La grande fame) in Ucraina

Roma - Il 4 dicembre a Roma si terrà la conferenza del famoso storico italiano Ettore Cinnella dedicata alla Grande Carestia (Holodomor) in Ucraina. L'evento è stato promosso dall’Associazione "Santa Sofia" in occasione della commemorazione delle vittime di questa grande tragedia del popolo ucraino. Ettore Cinnella, noto studioso italiano di storia dell'Europa orientale, è autore del libro dedicato al Holodomor “Ucraina. Il genocidio dimenticato del 1932-33”. La sua opera è frutto di molti anni di ricerca. Nelle pagine del libro l'autore riporta numerosi fatti riguardanti la carestia provocata e abilmente sfruttata dal governo sovietico come forma di massacro del popolo ucraino. Il libro è uno dei pochi studi sul Holodomor condotti e pubblicati all’estero. Si tratta del secondo incontro della comunità ucraina con Cinnella; il primo si è tenuto lo scorso anno in occasione della presentazione del libro alla comunità ucraina. La conferenza avrà luogo nell'edificio principale dell’Associazione "Santa Sofia" (via di Boccea, 478), con inizio alle ore 12:00.
 
 

Belluno: presentazione del libro “carne da miniera”

Belluno - A settant’anni dalla firma del primo accordo tra Italia e Belgio (23 giugno 1946) che finì per portare complessivamente circa 65.000 nostri connazionali in fondo alle miniere belghe (accordo poi ridefinito “braccia in cambio di carbone), l’Associazione Bellunesi nel Mondo e la Biblioteca delle migrazioni “Dino Buzzati”, in collaborazione con Isbrec, Gruppo Alpini San Gregorio nelle Alpi, Squadra Protezione Civile San Gregorio nelle Alpi, Pro Loco San Gregorio nelle Alpi, Circolo Acli San Gregorio nelle Alpi e Comune di San Gregorio nelle Alpi, propongono una serata di approfondimento dal titolo: “Carne da miniera. Vita e morte nelle viscere della terra”. L’evento – che si svolgerà sabato 3 dicembre alle ore 20.30, a San Gregorio nelle Alpi presso la Sala Consiliare (Via Caduti del Lavoro, 8) – vuole essere un’occasione per riflettere sulla triste realtà del lavoro in miniera e sulla difficile vita dei minatori, molti dei quali partiti dalla provincia di Belluno verso svariate destinazioni. In particolare, si vuole riportare a galla una questione rimasta perlopiù nascosta, ossia quella dei numerosi italiani (e tra essi diversi bellunesi) deceduti sul lavoro, a causa di incidenti nelle miniere, o a seguito del lavoro – e per cause ad esso collegate – per via della silicosi. L’iniziativa prevede, pertanto, due momenti: la presentazione dell’ultimo libro del giornalista, scrittore ed editore padovano Walter Basso “Carne da Miniera. Le storie e le stragi degli italiani invisibili nelle miniere del Belgio dal 1946 al 1973″. Un libro che oltre a riportare per la prima volta un elenco di nomi pressoché completo degli italiani deceduti in incidenti nelle miniere del Belgio, ricostruisce il quadro del vissuto nelle miniere, di “quel mondo al rovescio dove il cielo non è spazio vuoto e libertà di respiro ma una coltre immensa di terra e roccia”, come scrive l’autore; la proiezione, con il commento di Mirco Melanco, regista, documentarista e docente universitario presso il DAMS di Padova, di alcuni documentari di Giuseppe Taffarel girati in varie località della provincia di Belluno e dedicati ai temi del lavoro in miniera e della silicosi. Il giorno seguente, domenica 4 dicembre, sempre a San Gregorio nelle Alpi, in occasione della Festa di Santa Barbara, si terrà un ulteriore momento commemorativo, a ricordo dei minatori  scomparsi e di quanti sono caduti sul lavoro e in emigrazione.

Campania: l’ex convento dei frati comunità per minori

Salerno - Alla presenza di monsignor Antonio De Luca, vescovo di Teggiano-Policastro, è stata inaugurata a Polla (Salerno) la Comunità alloggio per Minori gestita dalla Cooperativa Sociale “L’Opera di un Altro”. La struttura comunale è un ex convento dei cappuccini intitolata a “Padre Damasceno”, il frate cappuccino che nel 1600 da Lacedonia giunse a Polla.
Nella comunità alloggio hanno già trovato accoglienza sedici minori stranieri non accompagnati, provenienti dalla Costa D’Avorio, dalla Guinea, dal Mali, dal Togo e dal Senegal. I minori, di età compresa tra i tredici e i diciassette anni, sono arrivati nel territorio diocesano nei mesi scorsi in seguito agli sbarchi di migranti presso il porto di Salerno.
Attualmente sono sei le comunità alloggio per minori gestite dalla cooperativa “L’Opera di un Altro” di Sala Consilina. Le comunità ubicate a Montesano sulla Marcellana, nella frazione Arenabianca, a Polla, ad Atena Lucana, a Sassano e a Postiglione ospitano minori stranieri non accompagnati.
All’evento, che conferma l’attenzione del territorio al processo di accoglienza, hanno partecipato oltre al vescovo De Luca, il sindaco di Polla, Rocco Giuliano, il procuratore della Repubblica presso il tribunale di Lagonegro, Vittorio Russo, il prefetto di Salerno Salvatore Malfi, il presidente
della cooperativa Domenico D’Amato e padre Ippolito Stabile. (Avvenire)
 

Istat: nel 2015 calano i figli di coppie straniere

Roma - È proseguita anche nel 2015 la diminuzione della fecondità in Italia, in atto dal 2010. Un fenomeno che coinvolge sempre più anche i genitori stranieri. Ne dà conferma l’Istat, nel report “Natalità e fecondità della popolazione residente – Anno 2015”. Nell’ultimo anno il numero medio di figli per donna è sceso a 1,35 (1,46 nel 2010) con una riduzione per le italiane (in media 1,27 figli nel 2015 contro 1,34 nel 2010), e un crollo per le donne straniere (1,94 a fronte di 2,43 di 5 anni prima). “Continua il calo dei nati da genitori entrambi stranieri”, rileva l’Istat: nel 2015 scendono a 72.096 (quasi 3mila in meno rispetto al 2014) facendo registrare anche una flessione sul totale delle nascite (pari al 14,8%). Non solo: “per il secondo anno consecutivo – prosegue l’Istat – scende il numero di nati con almeno un genitore straniero: sono quasi 101mila nel 2015, pari al 20,7% del totale dei nati a livello medio nazionale”. Per quanto riguarda la nazionalità, sono di origine rumena le donne che hanno partorito più figli nel 2015 (oltre 19mila nati), seguite dalle marocchine, con quasi 12mila, dalle albanesi, con poco più di 9mila e dalle cinesi con 4mila. “Queste quattro comunità – osserva l’Istat – raccolgono il 47% delle nascite da madri straniere residenti in Italia”. Da rilevare anche “l’elevata propensione a formare una famiglia con figli tra concittadini (omogamia) delle comunità maghrebine, cinesi e, più in generale, di tutte le comunità asiatiche e africane” rispetto a ciò che avviene per “le donne ucraine, polacche, moldave, russe e cubane”, le quali “mostrano un’accentuata propensione ad avere figli con partner italiani più che con connazionali”.
 

Italiani in Australia: tavola rotonda su “I Diritti Dei Lavoratori Migranti”

Sydney – Nei giorni scorsi si è tenuta a Sydney la conferenza dal titolo “A Fair Go: Rights at Work for Migrants, Refugees and Asylum Seekers”, che ha voluto approfondire la tematica dei diritti (sul posto di lavoro) dei lavoratori migranti, dei rifugiati e dei richiedenti asilo. L’evento è stato organizzato dall’associazione Settlement Services International di Sydney e ha visto la partecipazione di Michele Grigoletti dell’equipe “Australia Solo Andata” che ha presentato il trailer del video reportage “88 giorni nelle farm australiane” e lo studio-ricerca “Giovani Italiani in Australia: un viaggio da temporaneo a permanente” (Tau Editrice, 2016) sulla recente migrazione di giovani italiani in Australia. Video e ricerca sono il risultato di due anni di studio promossi da Fondazione Migrantes, l’organismo pastorale della CEI, sensibile alla tematica della migrazione italiana nel mondo.
Tra i relatori, oltre a Michele Grigoletti di “Australia Solo Andata”, hanno partecipato Nicola Piper Professor di International Migration all’Università di Sydney dove è anche direttrice del Sydney Asia Pacific Migration Centre; Mel Gatfield segretaria di United Voice, sindacato il cui scopo è quello di ottenere migliori condizioni di lavoro; Jenny Stanger National Manager di Salvos The Freedom Partnership to End Modern Slavery, che affronta le varie forme di schiavitù in Australia. La serata è stata moderata dalla giornalista Anna Patty del Sydney Morning Herald.
I relatori hanno risposto alle domande: “Che cosa si può fare per migliorare la conoscenza dei diritti dei lavoratori stranieri in Australia? Cosa deve essere fatto con i datori di lavoro? Che ruolo possono svolgere le organizzazioni di migranti nell’ottenere condizioni più eque sul posto di lavoro?”. Recenti articoli di stampa in Australia hanno evidenziato come i lavoratori migranti siano altamente vulnerabili sul posto di lavoro: salari bassi, salari non pagati, condizioni di lavoro non sicure, casi di sfruttamento e abusi non sono rari, questo capita nei lavori agricoli nei piccoli paesi di campagna sia nel settore della ristorazione delle grandi metropoli australiane.
La situazione dei “temporary workers” ovvero dei lavoratori temporanei è sempre più sotto i riflettori dell’opinione pubblica e questo è dovuto al costante flusso di giovani stranieri che continuano ad arrivare in Australia spesso nella speranza di ottenere una residenza permanente. È utile ricordare una distorsione delle politiche migratorie australiane che da un lato ha generato una migrazione temporanea senza limiti al numero di individui a cui è consentito di entrare in Australia, dall’altro ha limitato i posti disponibili annualmente per residenze permanenti. Oggi in Australia ci sono 1,5 milioni di residenti temporanei, ma solo 190 mila posizioni disponibili per nuovi residenti permanenti e questo sbilanciamento ha creato una situazione spesso favorevole ai datori di lavoro che trovano un’enorme disponibilità di manodopera a basso costo.
Nel capitolo intitolato “Il lavoro nero nella ristorazione” all’interno della ricerca “Giovani Italiani in Australia: un viaggio da temporaneo a permanente”, gli autori Michele Grigoletti, Silvia Pianelli e Alessandro Giuliano, analizzano la situazione di molti studenti italiani in Australia che trovano difficile potersi mantenere in modo autonomo e indipendente con il limite di ore lavorative imposto dal visto studente (40 ore ogni 2 settimane). Per questo molti giovani trovano nel lavoro in nero l’unica strada per ovviare al problema economico, esponendosi a condizioni di lavoro che, anche se non vengono sempre percepite come situazioni di sfruttamento e di lavoro sottopagato, di fatto privano il lavoratore di ogni diritto. Lavorare in nero è spesso considerato dai giovani stessi una sorta di passaggio normale, quasi obbligatorio, che si inserisce all’interno di un percorso migratorio. Il ruolo degli organi governativi sia in Italia che in Australia, delle istituzioni quali Comites e delle associazioni d’emigrazione è quello di fornire non solo un aiuto pratico ai nuovi migranti ma di fornire in maniera strutturata e corretta informazioni precise prima e dopo la partenza, a questo si aggiunge il ruolo fondamentale degli studiosi che con ricerche specifiche portano alla luce un mondo sommerso poco conosciuto. Molto deve essere ancora fatto per i giovani italiani in Australia, alla cui situazione di temporaneità si aggiunge spesso l’inaspettata precarietà lavorativa legata alla mancanza di conoscenza dei propri diritti.
 

Festival della migrazione: oltre 1500 le presenze

Modena - Una risposta straordinaria quella della comunità modenese e non solo (diverse sono state le presenze da tutta Italia) al Festival della migrazione, la cui prima edizione si è conclusa domenica 27 novembre. Oltre 1500 persone sono intervenute ai sei convegni, hanno preso parte agli spettacoli organizzati per tutte e tre le serate del Festival (proiezione dei docufilm “Io sto con la sposa” e “Dream is reality” e il laboratorio afrobeat curato dal jazzista Guglielmo Pagnozzi al Vibra) e hanno visitato la mostra-installazione “Scappare la guerra” del fotografo Luigi Ottani nel chiostro del Dipartimento di Giurisprudenza di Unimore (che rimarrà aperta fino al 15 dicembre). Una partecipazione sorprendente che ha gremito le sedi scelte per ospitare la manifestazione (Teatro Tempio, aula convegno del Dipartimento di Giurisprudenza e Centro Famiglia di Nazareth) a testimonianza di come ci sia un forte interesse sul tema e una evidente necessità di approfondimento.
Luca Barbari, presidente di Porta Aperta, stila un bilancio e lancia una proposta: “Questa prima edizione del Festival è andata oltre le nostre previsioni: la risposta del pubblico è stata molto positiva e i contenuti sono stati di alto livello per tutte e tre le giornate. Ora cosa resta da fare? Dare concretezza alle tante idee emerse. Ecco perché lanciamo una proposta, nella scia di quanto detto sia dal vescovo di Modena, Mons. Erio Castellucci, che del direttore della Fondazione Migrantes, Mons. Gian Carlo Perego.  Perego, in particolare, ha invitato a dare un tetto ai migranti, anche attraverso la raccolta di disponibilità di case. Come Porta Aperta ci offriamo come garanti e sollecitiamo la grande generosità dei modenesi a mettere a disposizione appartamenti e case sfitte per poter accogliere, con dignità e rispetto”. Il tema scelto per questa prima edizione, promossa da Fondazione Migrantes, associazione Porta Aperta Onlus, Dipartimento di Giurisprudenza di Unimore e IntegriaMo, con il patrocinio di Regione Emilia -Romagna e Comune di Modena e il sostegno di Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, è stato il “Diritto al viaggio: noi e loro” del quale si è parlato la prima giornata con il supporto di nomi importanti del panorama giornalistico italiano: Giampaolo Musumeci, Jacopo Storni e Domenico Quirico. Il secondo giorno del Festival ha visto, la mattina, una tavola rotonda tra esperti di diritto da tutta Italia e, il pomeriggio, un suggestivo dibattito teologico e antropologico con i preziosi contributi di Mons. Perego, Francesco Remotti e Paolo Cianconi che hanno spaziato dalla Laudato si’ di papa Francesco alla identità e postmodernità. La terza e ultima giornata del Festival della migrazione ha visto diverse testimonianze, tra le quali, quella di Alessandra Morelli dell’ Unhcr che ha esortato a “fare appello senza vergogna alla nostra umanità” e Cecile Kyenge, che ha sottolineato la necessità di “dotarci di una legge nazionale per l'integrazione archiviando la Bossi-Fini che criminalizza l'immigrazione e genera clandestinità”. Nel pomeriggio suggestioni dall’Etiopia con la scrittrice italo-etiope Gabriella Ghermandi e i toccanti racconti di ‘viaggio’, dall’Africa all’Italia, passando per la Libia in guerra e il Mediterraneo, di Camara, Mamadiang e Mamadou Yaya.
 
 

Migranti: è record di sbarchi e di morti

Roma – Il 2016 sarà l’anno record degli arrivi. Manca ancora un mese alla fine dell’anno ma ad oggi è già stato superato il numero - fino ad ora più alto - del 2014. I dati diffusi ieri dal Viminale confermano 171.299 migranti sbarcati via mare dal 1° gennaio ad oggi. Nel 2014 si registrarono complessivamente 170.100 arrivi. Si tratta di un aumento del 19% rispetto al 2015. Anche sul fronte dell’accoglienza i numeri sono esplosi: le persone ospitate dal sistema nazionale oggi sono 176.720,
con un significativo balzo in avanti rispetto alle 103.792 dell’anno scorso. È record anche per i numeri sui minori non accompagnati: nei primi dieci mesi dell’anno ne sono arrivati 22.772, contro i 12.360 di tutto il 2015. E purtroppo, numeri importanti anche per le vittime delle traversate: almeno 4.164 secondo le ultime rilevazioni dell’OIM - Organizzazione internazionale per le Migrazioni - dalle sole coste nordafricane all’Italia. Per quanto riguarda invece le nazionalità, i nigeriani rappresentano il gruppo più nutrito (35.716 arrivi) seguiti da eritrei, (20mila), cittadini della Guinea (12.352), della Costa d’Avorio (11.406) e del Gambia (11.022).
Ma il vero problema non è tanto sui numeri degli arrivi che aumentano, giorno dopo giorno, con le continue ondate di sbarchi ma soprattutto sul mancato ricollocamento previsto dal programma dell’Unione europea e fino ad oggi solo in piccolissima parte attuato. A fronte del previsto trasferimento di 40mila profughi dall’Italia in due anni, finora, in oltre un anno, i ricollocati sono stati soltanto 1.758, quasi tutti eritrei. (D.F.)
 

“Io, fuggito da Aleppo, volontario della Colletta alimentare”: l’esperienza di Ahmed

Milano - La varietà delle situazioni di vita offerte quotidianamente esprime nuove esperienze per raggiungere grandi orizzonti mai pensati prima, contribuendo alla crescita personale di tutti e arricchendo l’esperienza di vita.
Sono rientrato in Italia da poche settimane, proveniente dalla città di Aleppo, in Siria, con la mia famiglia, aiutati dall’ambasciata italiana di Damasco, dopo aver vissuto anni di guerra e accumulato esperienze drammatiche, con negli occhi gli orrori causati dai conflitti armati combattuti in mezzo ai civili. Un processo di disumanizzazione, di traumi interminabili, dove morivano tutti senza distinzione tra militari, milizie paramilitari e civili.
In Italia non sono mancate le espressioni di grande solidarietà nei nostri confronti, che non potremo dimenticare. Una bellissima festa della solidarietà è stata celebrata sabato scorso da tanti italiani in occasione della ventesima edizione della Giornata nazionale della Colletta alimentare.
Ciò che mi ha più colpito è stata la generosità di gente di ogni condizione sociale che ha accolto l’invito dei volontari, donando sacchetti pieni di cibo. Ho sentito un ragazzo che diceva: “Finché abbiamo opportunità, faremo del bene a tutti”. La carità, ovvero il senso del dono, ha generato a catena una sovrabbondante solidarietà umana in ogni parte d’Italia. Anche la partecipazione di centinaia di volontari stranieri appartenenti alle varie comunità etniche e religiose presenti in Italia,
ha dimostrato che la solidarietà non ha confini. D’altronde, tale azione generosa e spontanea non può essere vista come un fenomeno circoscritto o limitato nel tempo, ma sottolinea che la solidarietà umana è un fenomeno sconfinato che nutre l’animo umano esattamente come lo è la misericordia divina.
Ho partecipato personalmente a quest’evento meraviglioso insieme alla mia famiglia, e quindi ho potuto osservare da vicino, stando all’entrata di un supermercato di Tropea di Vibo Valentia, quanto
fossero vere le parole di Papa Francesco: “Non si può distogliere lo sguardo e voltarsi dall’altra parte per non vedere le tante forme di povertà che chiedono misericordia”.
Nonostante la crisi economica la gente comune non ha rinunciato ad offrire il proprio aiuto, come accade quasi ogni giorno in Italia in posti come Lampedusa. Il senso di fare la carità, che anima tantissimi, e che dovrebbe animare tanti altri in futuro, è un valore che deve essere trasmesso da generazione a generazione, e che accomuna tutta l’umanità. (Ahmed Bakie- Avvenire)
 

Argentina: ieri colletta nazionale di aiuto ai migranti e ai rifugiati

Buenos Aires - Come ogni anno nella prima domenica di Avvento, ieri è stata promossa in tutte le parrocchie, le chiese, le scuole e i centri missionari dell’Argentina, la Colletta nazionale di aiuto ai migranti, ai rifugiati, ai richiedenti asilo che si trovano in una situazione di vulnerabilità sociale ed economica. Organizzata dalla Commissione Episcopale per le Migrazioni ed il turismo, che ha come missione la promozione, l’animazione e il coordinamento dell’evangelizzazione nell’ambito della mobilità umana, l’iniziativa, informa l’agenzia Fides, ha consentito di raccogliere aiuti che saranno destinati a circa 5.000 persone assistite dalla stessa Commissione e dalle équipes diocesane di tutto il paese. Per promuovere la Colletta, la Commissione ha diffuso un manifesto, un comunicato radiofonico e un video, che riprendono il Messaggio di Papa Francesco per la Giornata del Migrante.
 

Scalabriani: oggi il 129mo anniversario di Fondazione

Roma - Sono trascorsi 129 anni da quando il vescovo Mons. Giovanni Battista Scalabrini, nella chiesa di Sant’Antonino in Piacenza, ricevendo nelle sue mani, l’atto di impegno solenne dei primi due missionari di dedicarsi alla nuova missione e di osservare il “regolamento provvisorio”, dette inizio alla famiglia religiosa dei Missionari di San Carlo – Scalabriniani. Il tempo trascorso da quel lontano 1887, scrive per l'occasione P. Alessandro Gazzola, superiore generale della Congregazione, “ha visto un avvicendarsi di momenti di entusiasmo e di situazioni critiche, di ripresa degli ideali fondativi e di eventi sofferti, a volte sconfortanti, di esempi straordinari di eroicità di tanti confratelli missionari, di chiusure di posizioni storiche, come pure di aperture e impegni pastorali una volta impensabili”.
“Il futuro che si apre davanti a noi”, aggiunge p. Gazzola, “con un mondo in cui cresce sempre più il continuo migrare di uomini e donne quasi sempre in condizioni drammatiche, colloca la nostra missione e la nostra Congregazione nel cuore delle sfide che interpellano la Chiesa stessa”. Quanto appena intuito nel 1887 dal beato Scalabrini ha trovato lungo gli anni missionari generosi e tra di loro dei veri e propri “profeti”. “Il passato”, continua il Superiore generale, “irrobustito da una storia fatta con sacrifici, scelte, santità di vita e gesta da parte di numerosi missionari scalabriniani”, costituisce le “radici”, senza le quali “la nostra storia, non solo diventerebbe incomprensibile, ma sarebbe destinata a morire”.
Nella complessa modalità di espressione del fenomeno migratorio negli ultimi decenni, non si può restare sordi al grido di umanità che scuote varie nazioni nel mondo, snodi cruciali e dolorosi di passaggio per milioni di persone. P. Gazzola invita perciò uomini e donne di buona volontà, ad accogliere “il lamento delle persone strappate alla loro terra e all’affetto dei propri cari a causa della fame, della guerra, delle carestie, delle ingiustizie, dei cambiamenti climatici, delle persecuzioni” in quanto  costituisce “un appello di fronte al quale non è possibile ‘girarci dall’altra parte’”.
 

Studenti internazionali: da oggi il IV Congresso Mondiale di Pastorale

 
Città del Vaticano – Da oggi al 2 dicembre si terrà a Roma, presso l’Hotel Casa tra Noi, il IV Congresso Mondiale di Pastorale per gli Studenti Internazionali promosso e organizzato dal Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti. Un incontro, dal tema “Evangelii Gaudium di Papa Francesco e sfide morali nel mondo intellettuale degli studenti internazionali verso una società più sana”, per riflettere sulla pastorale della Chiesa nel mondo universitario alla luce dell’Esortazione Apostolica di papa Francesco.
A confrontarsi saranno i circa 130 iscritti provenienti da 36 Paesi dei cinque Continenti. I lavori si apriranno oggi pomeriggio con il saluto del card. Antonio Maria Vegliò, Presidente del Pontificio Consiglio, che solleciterà i partecipanti a vivere da cristiani all’interno degli Atenei. Il Congresso ha come obiettivo quello di aiutare i responsabili della formazione di questi giovani a mettere in atto cambiamenti pastorali necessari per affrontare nuove sfide, anche attraverso le linee guida contenute nell’Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium di Papa Francesco.
Particolare attenzione sarà posta allo studio delle opportunità che nascono dall’incontro tra culture e credo differenti, anche attraverso interventi di rappresentanti buddisti, induisti, islamisti e della religione sikh. Saranno presenti al Congresso anche alcuni studenti internazionali che porteranno le loro esperienze personali e guideranno le tavole rotonde.
Momento importante sarà l’Udienza con il Pontefice in programma per giovedì 1 dicembre.
Gli studenti internazionali fanno parte del grande ambito della mobilità umana. Il numero di giovani che, durante il percorso formativo, decide di intraprendere questa strada è in continuo aumento tanto che nel 2015, a livello mondiale, è stata superata la soglia dei 5 milioni e, nell’anno accademico 2015/2016, solo negli Stati Uniti d’America, sono stati oltre un milione gli studenti stranieri arrivati da altri Paesi. Scopo primario di chi decide di studiare all’estero è la specializzazione in materie specifiche ma, per tanti, è anche un’occasione per costruirsi un futuro migliore, soprattutto per chi proviene da Paesi poveri. Per varie cause quali crisi economiche e conflitti interni, molti giovani si sentono costretti a lasciare casa e università per continuare gli studi in zone più favorevoli, ne sono un esempio i movimenti interni all’Africa che vedono studenti dell’area Subsahariana spostarsi verso il nord del Paese. A livello mondiale, inoltre, offerte economiche più favorevoli e diversità culturali stanno spingendo gli studenti verso nuove mete come Cina, Singapore, Australia, Malaysia, Giappone e Corea del Sud. La Chiesa ha il compito di offrire una presenza costante e concreta ai giovani che, seppur per brevi periodi, decidono di trascorrere un lasso di tempo a studiare in un Paese diverso dal proprio, anche attraverso una particolare cura dell’accompagnamento verso l’incontro personale con Cristo. È importante avere riguardo della vita quotidiana dello studente internazionale tenendo conto delle sue potenzialità e le sue problematiche legate, soprattutto, all’integrazione con culture, abitudini e religioni differenti. Pertanto, la Chiesa si impegna a preparare la comunità che riceve i giovani a un’adeguata accoglienza e, allo stesso tempo, a formare gli studenti all’apertura all’altro e alla condivisione della propria cultura. L’obiettivo è educare i giovani a essere costruttori di un futuro migliore e gioiosi evangelizzatori nel loro Paese di origine. Tutto questo lavoro si realizza partendo dagli ambiti universitari come luoghi privilegiati per uno scambio interculturale ed ecumenico.
 
 
 
 
 

Mons. Di Cerbo in visita gli italiani in Inghilterra

Alife - Incontro tra fratelli legati da una storia comune, da valori e sogni identici, dagli stessi sacrifici e progetti di futuro: così Mons. Valentino Di Cerbo, vescovo di Alife-Caiazzo,  ha descritto l’incontro con la comunità italiana che ha visitato a Worthing, città britannica sul mare di 98mila abitanti, nella contea del West Sussex. Durante la sua breve permanenza nella città, il Vescovo ha avuto la possibilità di conoscere numerose famiglie originarie della diocesi di Alife-Caiazzo, e con esse tante altre di diverse regioni d’Italia che ormai in questo luogo hanno stabilito le loro vite e il loro lavoro. Con lui un gruppo di collaboratori e una rappresentanza dell’Amministrazione comunale di Alife. Mons. Di Cerbo ha sognato di abbracciare coloro che decine di anni fa hanno lasciato il territorio matesino per cercare lavoro e fortuna altrove portando con sé il seme di un’italianità che non viene meno, e che emerge a gran forza nello sguardo nostalgico dei più anziani che il Pastore ha incontrato oltremanica. Come in Italia, Di Cerbo ha incontrato anziani, ammalati, famiglie e nelle parrocchie ha ascoltato i racconti di vita e di fede di molti. Anche qui, come in Diocesi, si è posto in ascolto delle loro storie. Sentono il legame con l’Italia, con la famiglia e gli amici che vedono ogni 3 o 4 anni i nostri italiani all’estero; si sono ritagliati un posto d’onore nella terra di sua maestà la Regina passando da lavori più umili a posizioni professionali di tutto rispetto, ma questo successo sembra non bastare, sembra non aver mai interrotto il sogno di essere felici in Italia. Tuttavia per molti di essi indietro non si torna: la vita è sotto l’Union Jack e nel totale rispetto delle leggi britanniche, delle tradizioni religiose e popolari che man mano hanno imparato a conoscere ed amare con la dovuta espressione ‘però l’Italia è sempre l’Italia’ e nessuna altra spiegazione in merito. Mancano gli affetti, i sorrisi, le serate con gli amici e i parenti, una vita sociale ben realizzata e matura. Manca tutto questo ai tanti che risiedono a Worthing, o nella vicina Brigthon e nelle città più a nord. A chi pensa che l’emigrazione sia un fenomeno di alcune decine di anni fa, la risposta viene dall’esperienza recente di altri che dall’Alto Casertano sono partiti per motivi di studio, o per la necessità di sostenere la famiglia rimasta ad Alife, a Piedimonte Matese etc…Mons. Valentino Di Cerbo ne ha ascoltate di queste storie, quelle di mezzo secolo fa e quelle che nuovamente si affacciano sulla scena dei viaggi da una nazione all’altra. Il Pastore ha incoraggiato, ha stretto la mano, ha portato il sorriso e il calore che in questa terra cercano in tanti, ma soprattutto ha detto ‘grazie’.
“Grazie per quello che rappresentate qui in Inghilterra con la vostra originalità,  il senso del dovere, la professionalità nel mondo del lavoro, la solidarietà tra voi e con quanti bussano alla vostra porta sapendo di trovare nelle case di voi italiani il calore e l’attenzione necessari”: queste le parole del Vescovo in occasione della messa celebrata con la comunità italiana presso la parrocchia di St Mary of Angels, dove molti dei nostri italiani, sono stati battezzati, hanno fatto la prima comunione e poi si sono sposati. Ha voluto visitare anche alcuni ammalati il Vescovo portando non solo la speranza della fede, ma l’aria di casa confermando la premura e l’attenzione e il pensiero costanti che dall’Italia vola verso il nord dell’Europa, continuamente a sostenere la solitudine ma anche i successi dei nostri fratelli. Sul prossimo numero di “Claurs”, il mensile della diocesi, servizi approfonditi sulla visita.