Primo Piano

Tragedia nel mare Egeo: è di almeno tre morti e nove dispersi il bilancio del naufragio che si è consumato la scorsa notte

11 Gennaio 2024 - Roma - Il gommone sul quale viaggiavano si è ribaltato vicino alla costa intorno alle 3, di ieri mattina. Secondo l’aggiornamento della Guardia costiera, sono al momento 32 i superstiti. I primi 18 che si sono salvati erano stati rintracciati sull’isola ieri mattina, dopo che il loro gommone si era arenato sulle coste rocciose della località di Agios Georgios; nel pomeriggio, come riportato dalle autorità greche, altri 14 migranti sono stati identificati dopo che erano riusciti a sbarcare sull’isola. Secondo le dichiarazioni dei superstiti, a bordo dell’imbarcazione si trovavano complessivamente 36 persone. Proseguono intanto le ricerche dei dispersi, ma solo sulla terraferma a causa del divieto di navigazione per i forti venti che soffiano nella zona. Secondo informazioni locali, i sopravvissuti provengono dal Sudan e dall’Etiopia, mentre due vittime, un uomo e una donna, avevano meno di 30 anni ed erano di origine africana. Un’altra persona morta é stata identificata e si sta tentando di recuperarla. I restanti passeggeri sono fuggiti, secondo le autorità portuali, sulle montagne circostanti, ma non é escluso che alcuni di loro possano essere caduti in mare ed essere annegati. «Sull’imbarcazione c’erano 36 persone, 24 sono sopravvissute, 3 sono annegate e 9 persone risultano disperse – scrive Alarm Phone su “X” – Siamo scioccati e arrabbiati nell’apprendere di altre vite perse a causa dei confini mortali dell’Europa».

Migrantes Brescia: a Rezzato “Io Capitano”

11 Gennaio 2024 - Brescia - Giovedì prossimo, 18 gennaio, alle ore 20.30, presso il Cinema Teatro Lolek di Rezzato, l’Ufficio Migrantes della Diocesi di Brescia, nel cammino che la Diocesi ha intrapreso "Verso una Pastorale Migratoria Interculturale", ha organizzato, insieme ai Giovedì della Missione, la Cooperativa Kemay e Acec Brescia, la proiezione del film “Io Capitano” del regista Matteo Garrone. La visione del film sarà introdotta dalla testimonianza di un richiedente asilo che racconterà l’esperienza dal suo arrivo sulle coste italiane fino all’accoglienza in Brescia. “Io Capitano” narra l’odissea contemporanea in cui due giovani senegalesi, Seydou e Moussa, lasciano Dakar per raggiungere l’Europa, attraverso le insidie del deserto, gli orrori dei centri di detenzione in Libia e i pericoli del mare. Il film di Garrone è stato premiato al Festival di Venezia, ha ottenuto una candidatura al Golden Globes, ha ottenuto due candidature agli European Film Awards.

Gli oggetti del naufragio di Lampedusa 10 anni dopo: una mostra nell’eremo di Santa Caterina del Sasso

10 Gennaio 2024 - Varese - Una mostra nell’eremo di Santa Caterina del Sasso, in provincia di Varese, per ricordare i dieci anni della tragedia di Lampedusa del 3 ottobre 2013, ossia il naufragio di un peschereccio con oltre 500 persone a bordo e il recupero di 368 corpi di nazionalità eritrea. La mostra “La memoria degli oggetti. Lampedusa, 3 ottobre 2013. Dieci anni dopo”, organizzata da Carta di Roma e Zona, tramanda la memoria della tragedia del mare con gli oggetti, le fotografie e le testimonianze di chi ha vissuto il naufragio del 3 ottobre 2013, con le fotografie di Karim El Maktafi e i video di Valerio Cataldi. Interverranno  Marco Magrini, presidente della Provincia di Varese; mons. Franco Agnesi, vicario generale diocesi di Milano; Paola Barretta, portavoce Associazione Carta di Roma; fra’ Roberto Fusco, Fraternità francescana di Betania; Elena Castiglioni, Archeologistics.  L’Eremo di Santa Caterina del Sasso, la cui storia prende avvio da un naufragio, ospita la mostra dopo il primo allestimento del Memoriale della Shoah di Milano, grazie alla collaborazione di Provincia di Varese, Archeologistics srl e Fraternità Francescana di Betania.  E’ un progetto sostenuto con i fondi Otto per Mille dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai.  

Vescovi Nordest: conclusa assemblea su migrazioni e migranti

10 Gennaio 2024 - Venezia - Migrazioni e migranti come fenomeno epocale e incontro di persone e popoli: è stato questo il tema, affrontato da più versanti, della “due giorni” di confronto e approfondimento che ha impegnato i Vescovi del Triveneto insieme a 3 rappresentanti di ciascuna diocesi della Regione - sacerdoti, diaconi e fedeli laici -, a Cavallino (Venezia) presso la Casa diocesana di spiritualità S. Maria Assunta. “L’altro è sempre colto insieme come una risorsa e come una minaccia - ha affermato mons. Enrico Trevisi, Vescovo di Trieste, nell’introdurre i lavori -. Siamo legati all’altro. Gli altri possono essere fratelli oppure amici oppure sconosciuti, siamo in una stretta interdipendenza eppure gli altri ben presto risultano un legame che riduce la nostra aspirazione di autonomia, indipendenza e libertà. L’incontro, il confronto, il conflitto, l’integrazione sono sempre stati un problema con esiti diversificati e contraddittori. Ma dalla paura si può passare ad un ripensamento della propria identità, da raccontare e testimoniare allo straniero che arriva. Allo straniero va raccontato e testimoniato il Paese in cui si trova con i suoi valori condivisi. Bisogna ripensare la propria identità e saperla raccontare ai nuovi arrivati come anche ai giovani che, per certi versi, sembrano stranieri alla nostra cultura di provenienza”.  Sulle dimensioni del fenomeno - che in Italia e nelle nostre regioni si intreccia con il progressivo calo demografico e l’invecchiamento della popolazione - e su come governare le migrazioni è intervenuto Stefano Allievi (sociologo dell’Università di Padova) che ha indicato alcune linee che dovrebbero essere opportunamente perseguite per affrontare seriamente la questione: “O sapremo ricreare canali di immigrazione regolare, che oggi non esistono più, o continueremo a nuotare nel mare dei problemi dell’immigrazione irregolare. E’ giusto controllare i confini, è compito dello Stato ed è importante sapere chi entra e chi esce, ma questo non significa costruire muri. Bisogna saper ascoltare le paure, parlare con gli altri, ascoltare gli altri e saper raccontare agli italiani quello che veramente succede. E si tratta anche di uscire dalla distinzione in categorie, tra richiedenti asilo e migranti economici (di cui c’è molto bisogno). L’accoglienza va governata e non ci si può limitare ad essa, ci vogliono politiche di integrazione - dall’imparare la lingua all’inserimento nel tessuto culturale di un Paese, dal fornire strumenti all’offrire riconoscimenti importanti anche sul piano simbolico (ad esempio la cittadinanza alle seconde generazioni) - e bisogna essere disposti a spendere risorse per questo; non si possono avere accoglienza ed integrazione a costo zero. Più integrazione significa più sicurezza”. Ed ha, infine, ribadito l’importanza che la Chiesa mantiene e può avere sempre più, per la sua autorevolezza, nell’incidere sul dibattito pubblico e nei rapporti con le realtà istituzionali e la politica. Don Antonio Bortuzzo (biblista della Diocesi di Trieste) ha, quindi, ripercorso parole e racconti della Sacra Scrittura da cui emergono il rapporto con il “forestiero”, le ragioni e le riletture in chiave teologica del migrare di popoli, famiglie (compresa la Sacra Famiglia) e persone nella storia, invitando a rivedere - alla luce delle pagine bibliche e con spirito di discernimento - l’epoca attuale, provando anche a comprendere come sia possibile trasformare cammini spesso segnati da morte, odio, conflitti e tragedie in percorsi e “porte” di speranza. Vi è stata poi la testimonianza di mons. Domenico Mogavero (Vescovo emerito di Mazara del Vallo) che, sulla base dell’esperienza diretta nella Diocesi siciliana che ha guidato per oltre 15 anni fino al 2022, ha raccontato come le comunità cristiane possono e sono sempre più provocate ad essere luogo e occasione di incontro per genti provenienti da più parti: “C’è da avviare nella Chiesa una riflessione più ampia a partire dal fenomeno migratorio per ripensare, alla luce della realtà, un nuovo modo di dialogare con il mondo a cui raccontare la freschezza e la bellezza del Vangelo. Il rapporto con i migranti, che sono volti concreti e non oggetti, esca finalmente dalla marginalità pastorale o dall’emergenza per farli entrare di diritto nella nostra agenda pastorale e nella vita delle nostre Chiese”. Mons. Mogavero ha indicato alcune possibili linee pastorali - creare occasioni di carità solidale e di “ecumenismo della carità”, favorire l’inserimento e la partecipazione di persone e famiglie migranti cattoliche nelle comunità, la purificazione del linguaggio e il coraggio di alcune scelte profetiche - ed ha, infine, aggiunto: “L’integrazione è sempre un punto d’arrivo, un processo non breve che deve rimuovere sospetti e diffidenze e richiede dialogo, condivisione e - come stato intermedio - dei percorsi di inclusione e convivenza pacifica”.  L’intervento conclusivo è stato svolto da mons. Michele Tomasi, Vescovo di Treviso e delegato per la Pastorale sociale del Triveneto, che ha sottolineato la necessità di saper inquadrare il fenomeno migratorio nel suo orizzonte più ampio - che tiene conto anche degli scenari demografici e di mobilità umana - e comprendere che tale ambito tocca in profondità la vita e l’identità delle comunità cristiane: “Vale la pena, allora, affrontare le paure e le sfide con il metodo e lo stile di chi accende delle luci per cominciare a togliere qualche paura, di chi sa perseguire l’inclusività e la compassione, la capacità di incontrare le persone e condividere le esperienze. Siamo, infatti, convinti che tale fenomeno abbia un forte potenziale ri-generativo per le nostre comunità ecclesiali e civili”. I Vescovi, durante i momenti di dibattito, hanno espresso la consapevolezza del passo in avanti che la vastità e il perdurare strutturale del fenomeno migratorio - non visto più solo come problema ma come risorsa -  richiedono alle Chiese del Nordest, a partire dal contributo delle Commissioni regionali, sia negli aspetti di vita pastorale e annuncio missionario del Vangelo sia nelle relazioni con credenti e non credenti, con persone e comunità, nel dibattito pubblico e con i vari soggetti della vita politica, economica, culturale e lavorativa dei nostri territori. Hanno, infine, espresso l’auspicio che da parte delle istituzioni ed autorità civili siano posti al più presto segni concreti che aiutino migranti e comunità locali a favorire - nel rispetto, nella concordia e per esigenze di bene comune - l’inclusione ed una pacifica convivenza, ad esempio cominciando a prevedere modalità semplificate e con meno “pesi” burocratici negli ingressi regolari, nella concessione e nel rinnovo dei permessi di soggiorno ed anche offrendo il riconoscimento della cittadinanza a quanti da tempo vivono, sono nati o studiano nel nostro Paese.  

Film: Peripheric love, il mistero di nascere

10 Gennaio 2024 - Roma - Che il cinema, di questi tempi, racconti la storia di una gravidanza accettata in mezzo a mille difficoltà è già una notizia. Ancor più lo è se la protagonista è una giovane donna d'origine messicana immigrata in Italia, di nome (non a caso) Maria, che rimane «miracolosamente» incinta nonostante il marito, l'italiano Giorgio, sia sterile. È dunque un atto di coraggio quello compiuto dal regista svizzero Luc Walpoth con la vicenda narrata nel suo primo lungometraggio, Peripheric love, che domani arriva nelle sale italiane dopo l'anteprima di questa sera alle 21 al cinema Ambrosio di Torino, la città dove il film è ambientato in quanto capace di offrire un contesto della classe operaia e dell'immigrazione che meglio di altri definisce paure e desideri inespressi di un mondo in cui chi sta nel basso della scala sociale è forzatamente precario, instabile, cittadino a metà. Al cuore di Peripheric love c'è comunque la storia di un amore che una gravidanza inaspettata mette in crisi, ma che poi, come per «miracolo», si ricompone. È l'amore tra i rammentati Giorgio (Fabio Troiano) e Maria (Iazua Larios), persone semplici e genuine, che entra in crisi perché l'uno e l'altra si sentono sopraffatti dai desideri, dai bisogni e dalle paure dell'altro, in un contesto marcato da un ordine sociale che genera confusione, paura, marginalità, difficoltà di sentirsi a pieno titolo parte della comunità. Giorgio, tra l'altro, fa il guardiano notturno in una fabbrica in crisi, mentre Maria fa la cameriera proprio nella casa dei padroni dell'azienda dove lavora il marito. In questa situazione ciascuno dei due è spinto a cercare altrove la tenerezza e l'ascolto che non trova più nel coniuge, e si dischiude quindi a relazioni con nuovi confidenti: Maria dapprima nel rapporto amichevole, tenero, confidenziale e complice con il bambino della litigiosa famiglia in cui lavora, ma poi soprattutto nel conforto di padre Salvatore (Alessio Lapice), giovane sacerdote affascinato dal suo candore e dalla «miracolosa» gravidanza. Mentre Giorgio, dopo un'iniziale ostilità, si rifugia nell'affetto della transessuale Arlette (Christina Rosamilia). Ed è proprio questo gioco di caste relazioni uno degli aspetti più interessanti del film. L'importante, per chi cerca conforto, è trovare la persona giusta, disponibile, che ti sappia ascoltare. È dunque merito anche del sacerdote e della transessuale, o forse soprattutto di loro, se la futura nascita (voluta a tutti i costi da Maria, ma inizialmente osteggiata da Giorgio) diventa occasione di cambiamento e di rinnovamento. «Il film - dice il regista - aspira a portare il mistero della nascita nella sua misura umana e terrena, quella che finisce per attribuire alla natività un valore simbolico "rivoluzionario"». (Andrea Fagioli - Avvenire)  

Germania: domande di asilo raddoppiate nel 2023

9 Gennaio 2024 - Roma - Nel 2023 sono state circa 329mila le persone che hanno presentato domanda d'asilo iniziale in Germania. Si tratta di una crescita di oltre il 50% rispetto all'anno precedente. Lo dichiara l'Ufficio federale tedesco per le Migrazioni e i Rifugiati, come riporta Dpa. Includendo le domande successive, il valore sale a oltre 350mila domande. L'Ufficio ha elaborato lo scorso anno più di 260mila procedure di asilo. Circa la metà delle richieste hanno ottenuto lo status di protezione. Quasi 62mila domande sono state respinte e poco meno di 65mila procedure sono state interrotte ad esempio perché si tratta di domande che in seguito sono state ritirate. Quasi 23mila domande iniziali del 2023 hanno riguardato bambini di età inferiore a un anno nati in Germania. Con più di 104mila richieste di asilo dall'inizio dell'anno, la Siria è il Paese d'origine più rappresentato, davanti alla Turchia (62mila) e all'Afghanistan (53mila).  

Il Natale della tenerezza ha il volto dei ragazzi italiani e del loro abbraccio ai bambini rifugiati

9 Gennaio 2024 - Roma - Per il terzo anno consecutivo, i Giovani per la Pace sono tornati ad Atene nel periodo di Natale. Destinazione: il campo profughi di Schisto, alla periferia della capitale greca, dove la loro presenza sta diventando una tradizione attesa, durante l'estate e nel periodo natalizio. Nel campo ci sono un centinaio di bambini, che provengono da paesi in guerra come la Siria, l'Afghanistan e molti paesi africani. Anche per loro, come per Gesù, sembra non esserci posto. Da questa consapevolezza nasce la particolare cura e l'attenzione dei Giovani per la Pace per loro. Sono bambini poveri, deprivati di tanto. Non è facile infatti crescere in un campo profughi, senza spazi per giocare, o per studiare. Non ci sono colori: solo il grigio dei container, sopra il grigio della polvere del campo. L'arrivo dei Giovani per la Pace è un'irruzione di colori, musiche, proposte. Ma non si tratta solo di momenti di svago - che pure non sono secondari. La loro presenza fedele da anni è un riferimento umano e affettivo, un contributo alla convivenza tra i profughi, e rappresenta un motivo di speranza per tanti, come ha compreso - si legge sul sito della Comunità di Sant'Egidio - il Segretario Generale per la recezione dei richiedenti asilo, dr. Dimitris Iatrides (Secretary General for Reception of Asylum Seekers del Ministry of Migration & Asylum), che ha incontrato i responsabili dell'attività di Sant'Egidio ed ha espresso il desiderio di continuare e rafforzare la collaborazione con la Comunità in favore dei rifugiati, "ammirato di questi giovani che, non solo scelgono di trascorrere le loro vacanze estive ed invernali con i profughi, ma lo fanno in uno spirito di totale gratuità, cercando loro stessi i fondi per il viaggio e per le attività (pullman, pasti, regali di Natale)". Sono stati giorni di festa, e anche Babbo Natale è arrivato nel campo portando i regali a tutti. I Giovani per la Pace hanno ritrovato bambini che vivono lì da anni, incerti ancora sul loro futuro. "Non è la sorte di tutti, molti sono stati ricollocati e hanno trovato una destinazione definitiva, ma per chi rimane vedendo gli altri partire, la vita è ancora più dura", spiega la comunità.  

Cresce la fragilità dei senza dimora

9 Gennaio 2024 - Roma - Cominciamo male. Solo nella prima settimana del 2024 sono già morti 12 senza dimora. Morti spesso senza un nome, un volto e quindi senza storia. Rischia così di ripetersi la strage degli invisibili dello scorso anno (310 morti) e del 2022, quando i morti furono addirittura 400. Uccisi a volte dal freddo e dal fuoco per scaldarsi o dalle malattie, dalle violenze, difficilmente dalla fame. Perché l’Italia almeno sul cibo resta generosa grazie alle mense di carità, alle parrocchie e alle associazioni che girano distribuendo coperte e pasti caldi a chi non ha un riparo o non vuole entrare nei rifugi a bassa soglia aperti dai Comuni per l’inverno, luoghi che salvano molte vite. Il più delle volte il vero killer è la solitudine, quasi mai una scelta. A volte per chi è solo è più facile di quel che sembra cadere senza rete. Ci si trova dimenticati e nascosti negli angoli più impensati, come il pronto soccorso di un ospedale, il ripostiglio di un garage, la sala di attesa di una stazione o di un aeroporto dove bastano un vestito “normale” e un trolley a celare una deprivazione assoluta che dovrebbe essere inaccettabile. Eliminiamo l’alone di romanticismo che circonda i “vagabondi”. Gli invisibili sono una realtà drammatica e complessa. Chi rovina in basso fin sulla strada somma alla povertà spesso ereditata e alla bassa scolarità traumi come un divorzio, un licenziamento o un fallimento, dipendenze da sostanze, da alcol e da azzardo, patologie psichiatriche e fisiche non curate, o il carcere che emargina chi esce senza una rete. Se a questo si associa la valanga di sfratti, ripresi a rotta di collo dopo il Covid, i salari da fame per i lavori e la penuria di case popolari o in affitto a canoni accessibili, è evidente che questi poveri sono gli scarti della nostra economia cui fa riferimento papa Francesco. Cittadini senza cittadinanza perché senza diritti. Non importa se sei italiano, se al momento del censimento non hai una residenza, non risulti iscritto in anagrafe e perdi carta di identità, tessera sanitaria, pensione. Diventi invisibile. Per quello a metà degli anni 90 il terzo settore ha inventato la residenza anagrafica presso vie fittizie o segretariati sociali. Gli invisibili che ignoriamo per paura o indifferenza, anche se magari dormono nell’auto parcheggiata sempre sotto casa, sono la cartina di tornasole dell’inefficienza di un sistema di welfare sempre più ristretto e inadatto a proteggere i diritti essenziali di cittadini multiproblematici. In più sono sottostimati. Secondo i dati dell’Istat sono circa 100mila le persone senza fissa dimora iscritte in anagrafe, in maggioranza uomini e per il 38% stranieri. Ma la cifra sale considerando chi non è iscritto in anagrafe perché senza residenza e gli stranieri irregolari. Un popolo che crescerà, come fa intuire la tendenza al sovraffollamento carcerario, con 9mila detenuti circa in più rispetto alla capienza delle celle nel 2023, la diffusione della malattia mentale, per la quale l’Italia è fanalino di coda europeo come spesa sanitaria, e l’inevitabile aumento di arrivi di profughi. Per combattere il killer della solitudine servono risposte da una politica che non lasci nessuno indietro anziché disprezzare chi è considerato un perdente. (Paolo Lambruschi)  

Oim: “in 8 giorni 4 naufragi”

9 Gennaio 2024 -

Milano - L’anno nuovo porta sempre il bilancio, in numeri, cifre e fatti dell’anno vecchio. Altrettanto avviene per i morti nel Mediterraneo. I migranti che tentano di raggiungere l’Europa rischiando la vita su una barchetta insicura, sovraffollata e costata come un volo transoceanico in business class. Nella sola settimana tra il 26 dicembre e il 3 gennaio, settimana solitamente dedicata alle festività natalizie in famiglia, ebbene proprio in questi giorni di gioia, pace e felicità sono in tutto 108 i migranti morti in mare e dispersi a causa di quattro naufragi avvenuti al largo della Libia. «Il 2023 si è chiuso con un totale di 2.383 morti nel Mediterraneo Centrale – scrive Flavio Di Giacomo, portavoce dell’Oim, l’Organizzazione internazionale per le migrazioni – e purtroppo il 2024 è già iniziato con un naufragio che il 3 gennaio ha provocato 35 vittime al largo di Zwara». Sono 108 i migranti morti e dispersi in 4 naufragi avvenuti al largo della Libia dal 26 dicembre al 3 gennaio, aggiunge Di Giacomo. Nella rotta del Mediterraneo centrale nel 2023 sono morti 974 migranti mentre 1.372 sono stati dichiarati dispersi. Sono i dati dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) in Libia che mostrano un notevole aumento di morti e dispersi, rispettivamente 529 e 848 nel 2022 e 662 e 891 nel 2021. L’Oim sottolinea inoltre che sono stati 17.025 i migranti intercettati nel 2023 dalla Guardia costiera libica e riportati nel Paese nordafricano, 1.234 solo nella settimana dal 24 al 30 dicembre 2023. I migranti intercettati e riportati in Libia erano stati, sempre secondo l’Oim, 32.425 nel 2021 e 24.684 nel 2022. «A una settimana dall’inizio del 2024, continuiamo ad assistere alla violenta brutalità del letale regime di confine della “Fortezza Europa”» scrive su “X” Alarm Phone. « Nessuno dovrebbe rischiare la vita in mare in questo modo. I nostri cuori sono con le famiglie degli scomparsi» aggiunge confermando gli ultimi due naufragi del 2023, al largo della Libia, dello scorso 28 e 29 dicembre con almeno 78 persone morte.

Fa sempre discutere anche la vicenda dei porti lontani assegnati dall’Italia alle navi che hanno fatto soccorsi in mare, costringendo le Ong ad allungare i tempi (e i costi) delle missioni. Senza parlare del fatto di non poter fare, come in passato, salvataggi multipli, e poter “massimizzare” in questo modo l’impegno umanitario. «A causa delle nuove normative italiane, dall’anno scorso siamo costretti a sbarcare in porti lontani del nord. Durante l’inverno, questo viaggio diventa particolarmente difficile» sottolinea Medici senza frontiere. La nave dell’associazione umanitaria ha lasciato il porto di Ravenna, dove ha sbarcato le 336 persone salvate nel Mediterraneo, e si sta dirigendo verso il canale di Sicilia. Le condizioni del mare sono particolarmente difficili e il maltempo in corso dovrebbe almeno per qualche giorno tenere lontano le partenze dal Nord Africa (Libia e Tunisia). Negli ultimi 12 mesi, secondo i dati forniti dal Viminale, l’aumento degli arrivi si è attestato su un +50%. Un trend che sembra essere confermato anche nel primo giorno del 2024.

E sul tema, Ylva Johansson, la commissaria europea per gli Affari interni, scuote gli Stati membri. «Le nostre società, i nostri mercati del lavoro sono a corto di personale e abbiamo bisogno che la migrazione legale avvenga in modo ordinato» ha dichiarato a margine della conferenza a cui ha partecipato ad Atene dal nome “Soluzioni europee alla sfida comune della migrazione”. La commissaria ha sottolineato la necessità di affrontare le «sfide attuali » e di «investire nei canali legali per l’immigrazione regolare». La commissaria Ue ha poi spiegato che ogni anno 3,5 milioni di migranti entrano in Europa legalmente e 300.000 irregolarmente e che è necessario fare di più per permettere al sistema di canali regolari di funzionare meglio, invocando al contempo un’alleanza globale contro i trafficanti.(Daniela Fassini - Avvenire)

Migrantes Campania: ieri celebrazione comunità cattolica indiana a Nocera Inferiore

8 Gennaio 2024 - Salerno - Si è svolta ieri al Monastero di Santa Chiara in Nocera Inferiore la celebrazione della Santa Messa della comunità cattolica indiana di rito latino alla presenza di fr. Paul Sunny, coordinatore etnico nazionale della comunità indiana di rito latino e a oltre un ceninaio di fedeli. La liturgia di rito latino è stata fortemente voluta dalla comunità locale e resa possibile grazie alla disponibilità ed impegno della diocesi di Nocera Inferiore – Sarno, nella persona del vescovo mons. Giuseppe Giudice in sintonia e collaborazione con la Fondazione Migrantes, con il direttore generale mons. Pierpaolo Felicolo, con la Migrantes Campania, nelle persone di Mons. Giuseppe Mazzafaro, vescovo di Cerreto Sannita-Telese-Sant’Agata de’ Goti e  delegato Migrantes della Conferenza Episcopale Campana e di Antonio Bonifacio, incaricato Migrantes Campania e membro della Consulta Nazionale Migrantes. L’esperienza liturgica e pastorale vissuta ieri - spoega Bonifacio -  arricchisce il territorio diocesano di Nocera nella cura delle comunità etniche presenti che vivono, lavorano e sono inserite nel tessuto sociale e vengono accompagnate e guidate nel cammino di Fede dai referenti don Jobby, per la comunità indiana malabarese, e don Paul per la comunità indiana di rito latino".

Viminale: da inizio anno sbarcate 552 persone sulle coste italiane

8 Gennaio 2024 -
Roma - Sono 552 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno secodo il dato diffuso dal ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina. Di questi 182 sono di nazionalità bengalese (33%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Siria (117, 21%), Tunisia (45, 8%), Gambia (43, 8%), Pakistan (32, 6%), Sudan (32, 6%), Egitto (15, 3%), Guinea (14, 2%), Mali (3, 0,5%), Senegal (2, 0,3%) a cui si aggiungono 67 persone (12%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Fino ad oggi sono stati 55 i minori stranieri non accompagnati ad aver raggiunto il nostro Paese via mare. Il dato è aggiornato sempre oggi.

Migrantes Ferrara-Comacchio: Festa dei Popoli con mons. Perego

8 Gennaio 2024 - Ferrara – “Con l’Epifania il Natale si apre al mondo, non esiste più ‘straniero o ospite’, ma tutti siamo figli e fratelli”. Lo ha detto l’arcivescovo di Ferrara-Comacchio, mons. Gian Carlo Perego, presidente della Fondazione Migrantes, nell’omelia in occasione della celebrazione della Festa dei Popoli celebrata, su iniziativa della Migrantes diocesana, nella Basilica di San Francesco a Ferrara. Ad animare la liturgia – alla presenza dei diversi gruppi etnici della diocesi – il coro multietnico diretto da don Rodrigo Akakpo, responsabile diocesano Migrantes Molti i canti in lingua con strumenti tradizionali  ma anche balli soprattutto africani . "Questa ‘ricchezza delle genti’ – ha detto il presule - è la destinataria della salvezza che il Dio con noi porta” sottolineando che nel cammino sinodale “ci deve non far dimenticare il ‘tutti’ a cui è destinata la salvezza, perché il nostro cammino non si fermi nei recinti ecclesiali, ma raggiunga la città, il mondo, con un grande spirito missionario”. Parlando poi dei Magi mons. Perego evidenzia che il loro cammino è “un cammino di fraternità, perché i Magi rappresentano il mondo. E nel cammino i magi incontrano la difficoltà di Erode che non crede al senso del loro cammino. I Magi sono liberi di partire e di restare. Anche nel nostro cammino di costruzione di un mondo fraterno troviamo difficoltà - come l'indifferenza, l'odio, l'egoismo - ma dobbiamo confidare nella Parola del Signore e nei ‘segni dei tempi’, come hanno fatto i Magi”. Durante la celebrazione anche la preghiera del “Padre Nostro” è stata recitata nelle varie lingue poiché la Chiesa conferisce grande rilevanza alla lingua materna dei migranti, attraverso la quale esprimono la mentalità, le forme di pensiero, di cultura e i caratteri stessi della loro vita spirituale e delle tradizioni delle loro Chiese di origine. Quest’anno la celebrazione è stata arricchita ulteriormente dal gemellaggio con l’Ufficio Migrantes di Bergamo, presente con un centinaio di rappresentanti accompagnati dal direttore don Sergio Gamberoni: è – ha detto mons. Perego – il segno della condivisione di un cammino di fede e di Chiesa”. (Raffaele Iaria)

Migrantes Cesena-Sarsina: ieri la Festa dei Popoli con mons. Felicolo

8 Gennaio 2024 - Cesena –“Siamo qui perché questa è la casa del Signore, la casa di tutti”. Così ha esordito ieri pomeriggio, a Cesena, il direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Pierpaolo Felicolo, presiedendo, nella chiesa parrocchiale di Santo Stefano, la celebrazione della messa in occasione della "Festa dei popoli" promossa dall’Ufficio Migrantes della diocesi di Cesena-Sarsina, dalla Caritas diocesana e dall'Ufficio missionario. La celebrazione ha visto la presenza di oltre un centinaio di immigrati di diverse etnie presenti in diocesi. Durante la liturgia letture, preghiere dei fedeli e canti in diverse lingue con l’animazione di un gruppo di “Pasquaroli” (in dialetto romagnolo pasquarul)  che nel periodo dell’Epifania girano per le case ad annunciare la Manifestazione del Signore cantando alcuni brani della tradizione. A celebrare con mons. Felicolo diversi cappellani etnici e sacerdoti impegnati nella pastorale con gli immigranti nella diocesi romagnola. Tra loro anche mons. Silvano Ridolfi, 94 anni, per molti anni impegnato nella pastorale migratoria a livello nazionale e diocesano. Alla celebrazione ha fatto pervenire un messaggio anche il vescovo della diocesi, mons. Douglas Regattieri, assente perché in India. “Possiamo avere tradizioni diverse, venire da culture diverse, esercitare culti diversi, avere la pelle diversa: ma niente – ha scritto il presule - potrà mai dividerci e impedirci di sentirci tutti i fratelli, uniti dalla stessa fede e stretti dalla medesima carità”. La festa dei popoli – ha quindi aggiunto – “ci fa sentire tutti i fratelli, figli dell’unico Padre. E per questo tutti siamo impegnati ad amarci e servire quelli che sono più in necessità. La festa dei popoli consolida la nostra carità. Questa sola edifica un mondo più unito e fraterno”. Ai partecipanti alla liturgia una icona dipinta su mattonella raffigurante la scena del Battesimo di Gesù mentre ai bambini è stata consegnata una calza con doni. (Raffaele Iaria)                                                                   

Migrantes Forlì-Bertinoro: celebrata ieri la Festa dei Popoli

8 Gennaio 2024 - Forlì - Ieri, domenica 7 gennaio, la Diocesi di Forlì- Bertinoro ha celebrato nella chiesa parrocchiale di S. Paolo in Forlì la Festa dei Popoli, giunta alla sua 20a edizione. La celebrazione eucaristica, presieduta dal vescovo mons. Livio Corazza, coadiuvato dai cappellani etnici, ha visto la partecipazione di oltre 140 fedeli delle Comunità cattoliche rumena, ucraina, polacca, africana francofona, africana anglofona e indiana del Kerala che hanno animato con letture e cori in lingua originale la S. Messa, peraltro molto partecipata anche dalla Comunità locale. E’ seguito un momento di festa con il pranzo comunitario preparato dalle stesse Comunità che si sono espresse anche in canti e musiche tradizionali dei paesi di origine. (Walter Neri)

Napoli: festa dei popoli e coro con bambini rom nel Duomo della città

8 Gennaio 2024 - Napoli – Anche a Napoli la festa dei Popoli. Nel Duomo della città celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo ausiliare della città, mons. Michele Autuoro. presidente della Fondazione Missio della Cei. Molti i momenti significativi della celebrazione che ha visto la presenza di tanti immigrati con costumi tradizionali. Canti e danze di vari paesi del mondo hanno caratterizzato l’intera liturgia animata dai diversi gruppi etnici presenti e dal coro “Millecolori”, composto di bambini e giovani, rom e napoletani, provenienti dalle zone più marginali del quartiere di Scampia. Il coro - sostenuto, fra gli altri, dalla Fondazione Migrantes - ha cantato anche, in dialetto napoletano, l’antico inno, attributo a Sant’Alfonso, "Quanno nascette Ninno". Durante l’omelia mons. Autuoro ha sottolineato che il significato profondo dell'arrivo dei Magi è un messaggio di pace e di fratellanza soprattutto in questo tempo di guerra e sofferenza in diverse parti del mondo. (Raffaele Iaria)    

Migrantes Vicenza: un’Epifania segnata dal vero incontro con molti popoli

8 Gennaio 2024 - Vicenza - “La vostra presenza qui è importante per noi perché ci ricorda che molte persone credono ancora in un mondo di pace, giustizia e solidarietà”. Con queste parole il vescovo di Vicenza. Mons. Giuliano Brugnotto, ha accolto nella mattina del 6 gennaio i 26 giovani ucraini ospiti di alcune famiglie dell’Azione Cattolica vicentina dall’1 al 7 gennaio. Si tratta di metà di un gruppo di 50 ragazzi, gli altri sono stati ospitati da alcune famiglie dell’Azione Cattolica di Bologna. L’incontro è stato realizzato nella comunità delle Suore Orsoline del Sacro Cuore di Maria a a Vicenza, poco prima della Messa dei popoli. Anche i giovani accolti hanno voluto ringraziare la diocesi di Vicenza ed il Vescovo in particolare, soprattutto perché i legami creati in questa settimana diventano segni di speranza per loro che ieri sono partiti per rientrare in Ucraina. Hanno voluto sottolineare che desideravano raccontare la fortezza del loro popolo per testimoniare anche la convinzione che l’impegno delle diverse chiese, compresa quella italiana, potrà aiutarli in tanti modi. La richiesta dei giovani ucraini di rinsaldare i legami nati in questi giorni di permanenza italiana è stata subito raccolta da mons. Brugnotto: durante la Messa dei popoli, promossa dall'ufficio Migrantes della diocesi, celebrata in cattedrale alle 10,30 il Vescovo ha fatto salire in presbiterio tutti i ragazzi ucraini con alcune delle famiglie ospitanti spiegando all’assemblea il motivo della loro presenza. Nell'omelia il vescovo  ha voluto sottolineare il tema della luce collegandolo alla presenza dei giovani ucraini: “Oggi è la festa della luce, della gioia, della missione. È la festa della luce che apre i nostri cuori alla gioia e ci spinge ad andare a tutte le genti per condividerla. Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce [cit. del profeta Isaia, ndr]”. Mons. Brugnotto ha continuato dicendo che quello dell’Epifania potrebbe esser considerato “un annuncio che sembra del tutto fuori luogo in un tempo come quello in cui viviamo. Anche al tempo di Isaia la tenebra ricopriva la terra e una nebbia fitta avvolgeva i popoli. La tenebra delle guerre e dell’odio avvolgono ancora la terra. Ne sono testimoni questi giovani provenienti dall’Ucraina che ho fatto salire qui in presbiterio. E pure le tenebre della vita quotidiana sembrano non avere un senso perché segnate da paure e tristezze, ferite e malattie, debolezza e morte. Ma sono questi stessi giovani, che hanno affrontato un viaggio di condivisione a illuminare sentieri nuovi di vita. Loro ci attestano che a risplendere è la gloria del Signore. Mi hanno chiesto poco fa di sentire – come chiesa – la vita insieme con loro, cioè di sentire comuni le gioie e le fatiche gli uni degli altri. Hanno bisogno di sentire la forza della fede”. Sempre nell’omelia, raccontando l’esperienza del Cammino di pace dell’1 gennaio, mons. Brugnotto ha ricordato che “la sera del primo gennaio, al termine del cammino di pace, un bambino mi ha posto una domanda tanto semplice quanto complicata: “perché ci sono le guerre?” Vi possono essere tanti motivi legati a circostanze locali. Ma se apriamo lo sguardo a tutti i popoli – come ci sollecita spesso papa Francesco – la risposta va individuata nell’iniqua distribuzione dei beni che non garantisce a tutte le persone il diritto di non migrare. Si dovrebbe essere liberi di scegliere se migrare o restare, garantendo a tutti il diritto di una vita dignitosa”, ha concluso il Vescovo citando il tema del Messaggio di Papa Francesco per la 109° giornata del migrante e del rifugiato. L’assemblea numerosa, molto variopinta e festosa, ha rappresentato con canti, danze, lingue (9 quelle usate nei diversi momenti della celebrazione) e fisionomie differenti il senso dell’Epifania, cioè la manifestazione al mondo del Re delle genti. Erano presenti i cappellani ed i fedeli provenienti da tutta la diocesi e dai 16 Centri pastorali per migranti di fede cattolica: 7 a Vicenza (per filippini, ghanesi, nigeriani, romeni, srilankesi, latinoamericani e ucraini), 3 a Bassano del Grappa (per filippini e ghanesi, latinoamericani e ucraini), 2 a Schio (per ghanesi, nigeriani e romeni), 2 a Valdagno (ucraini e ghanesi) e poi uno ad Arzignano (per ghanesi), uno a Creazzo (per africani francofoni).  

Battesimo, nuovo compleanno

8 Gennaio 2024 -
Città del Vaticano - Lo abbiamo appena lasciato adagiato nella mangiatoia tra Maria e Giuseppe per farsi vedere e toccare, piccolo nella sua grandezza, visitato dai tre re Magi; questa domenica lo vediamo adulto sulle rive del Giordano, uomo tra gli uomini, nella sua prima manifestazione pubblica: il battesimo. Ma fermiamoci un momento sul giorno dell’Epifania. Don Tonino Bello commentava l’incontro dei Magi dicendo che una volta visto il bambino e la madre “si potrebbe concludere che vissero felici e contenti”. E invece no, dopo aver offerto i doni fecero ritorno alle loro terre “per un’altra strada”. Così diceva che “da allora sarà sempre così per chi lo ha trovato e poi vuole rimanere con lui: bisogna saper cambiare strada, per non perderlo, anzi, per non perdersi”. Torniamo allora al Vangelo. Marco ci racconta con poche parole quanto accade con Giovanni Battista il quale con poche parole manifesta la conclusione della sua missione mentre accoglie colui che non avrebbe battezzato solo con acqua ma con lo Spirito Santo. L’evangelista è sobrio nella sua descrizione, non ha raccontato la nascita e nemmeno l’infanzia di Gesù, per lui tutto ha inizio sulle rive del Giordano, con il battesimo, gesto simbolico che porta con sé l’elemento della purificazione: quell’acqua fa rinascere, da spazio a un altro uomo. Nella sua essenziale descrizione, Marco racconta così quel momento: Gesù “uscendo dall’acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba”. Dal cielo una voce proclama: “tu sei il figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento”. Gesù va da Giovanni Battista “inaugurando il suo ministero – dice Papa Francesco all’Angelus – e mostra così di voler stare vicino ai peccatori, di essere venuto per loro, per noi tutti che siamo peccatori”. In mattinata, nella Cappella Sistina, il Papa ha battezzato 16 bambini, affermando, nella breve omelia che pronuncia senza testo scritto, che i piccoli sono i veri “protagonisti in questa cerimonia, perché loro oggi daranno anche a noi la testimonianza di come si riceve la fede: con innocenza e con apertura di cuore”. Celebrando nella Cappella Sistina il rito del battesimo nel 2009, Benedetto XVI ricordava che “il bambino non è proprietà dei genitori, ma è affidato dal Creatore alla loro responsabilità, liberamente e in modo sempre nuovo, affinché essi lo aiutino ad essere un libero figlio di Dio”. E il battesimo “è l’arcobaleno divino sulla nostra vita, la promessa del grande sì di Dio, la porta della speranza e, nello stesso tempo, il segno che ci indica il cammino da percorrere in modo attivo e gioioso per incontrarlo e sentirci da lui amati”. È anche l’evento durante il quale, afferma Papa Francesco, “Dio viene in noi, purifica e guarisce il nostro cuore dal peccato, ci fa suoi figli per sempre”. Per questo ha sottolineato, ancora una volta, l’importanza di fare memoria del giorno del battesimo, una data che è un “nuovo compleanno” che va ricordato e festeggiato. Il battesimo, ha quindi affermato il vescovo di Roma, “ci ha resi a nostra volta figli di Dio”; ancora è Dio che viene in noi, purifica e guarisce il nostro cuore, ci fa suoi figli per sempre, suo popolo, sua famiglia, eredi del Paradiso”. Di qui l’invito che il Papa rivolge alle persone presenti in piazza San Pietro, ma anche a tutti noi: “prendiamoci l’impegno di cercare e di ricordare la data del nostro Battesimo”, perché da quel giorno il Signore “non solo è con noi, ma in noi”. Dopo la preghiera mariana, Francesco ha ricordato che le chiese orientali, che seguono il calendario Giuliano, celebrano il Natale, e ha augurato loro che il Signore “le ricolmi di luce, di carità e di pace”. La pace che manca in Ucraina, in Palestina, in Israele e anche in molte altre parti del mondo. La preghiera del Papa è per questi popoli, per le popolazioni del Congo colpite da inondazioni e per le persone sequestrate in Colombia per le quali chiede la “liberazione senza condizioni”; un gesto, dice, “che è un dovere davanti a Dio, favorirà anche un clima di riconciliazione e di pace nel Paese”. (Fabio Zavattaro - Sir)

Bologna: domani Festa dei Popoli con il card. Zuppi

5 Gennaio 2024 - Bologna - Domani, Festa dell’Epifania, alle ore 17.30 l’arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, il card. Matteo Zuppi, celebrerà la Messa dei Popoli in cui verranno utilizzate 13 lingue per le letture, i canti e le preghiere, e saranno portati ai piedi della statua di Gesù Bambino, da parte di alcuni fedeli vestiti con abiti tradizionali, doni caratteristici delle comunità etniche presenti in Diocesi.  La festa della Epifania celebra la manifestazione di Gesù Cristo come salvatore di tutti i popoli, ricorda la diocesi. Nel pellegrinaggio dei Magi dal lontano oriente verso la Casa di Betlemme, è prefigurato il cammino di tutti i popoli verso la luce della fede, nella ricchezza e la varietà delle lingue e delle culture. Questo è il motivo che sta alla base della Messa dei Popoli, celebrata ogni anno in cattedrale. Sono 13 quest’anno le lingue utilizzate per i canti, le letture e le preghiere, mentre il coro sarà composto da cantori provenienti dalle comunità cattoliche degli immigrati a cura della Migrantes diocesana.  La bellezza della cosiddetta “Messa dei Popoli” consiste anzitutto - si legge in una nota -  nella profonda verità del modo in cui viene celebrata: l’utilizzo di molte lingue diverse, le sonorità utilizzate che vanno dai ritmi africani fino alle struggenti melodie dei popoli ispanici non sono semplicemente elementi giustapposti gli uni agli altri, ma l’unico ambiente profondamente spirituale, che manifesta visivamente la comunione dei doni diversi e la profonda unità nella fede di queste comunità. La Chiesa riconosce grande importanza alla lingua materna dei migranti, attraverso la quale essi esprimono la mentalità, le forme di pensiero e di cultura ed i caratteri stessi della loro vita spirituale e delle tradizioni delle loro Chiese di origine.  Il gruppo tanzaniano delle Suore Minime dell’Addolorata canteranno il salmo responsoriale in lingua swahili, mentre le letture bibliche saranno proclamate in inglese e polacco. Alla preghiera universale si pregherà in francese per la Chiesa, in romeno per il Papa e i vescovi, in ucraino per la pace tra i popoli, in bengali per i governi e gli organismi internazionali, in arabo per i bambini, in malayalam per i giovani, in portoghese per le vocazioni al sacerdozio, in cingalese per gli ammalati, in cinese per le famiglie, in tagalog per i migranti, in eritreo per quanti subiscono violenza, in tamil per tutti i presenti al rito. Alla processione offertoriale, aperta da bambini cingalesi in costumi tradizionali che porteranno l’omaggio della luce, con i doni per l’Eucaristia, saranno presentati dalle comunità doni rappresentativi del proprio paese che saranno destinati ad opere di carità, mentre il coro delle comunità latino-americane eseguirà i canti. Particolarmente toccante il momento del Padre nostro che ognuno dei presenti reciterà contemporaneamente nella propria lingua natale: un piccolo momento di apparente confusione dal sapere profondamente pentecostale. Per quanto riguarda l’attività di Migrantes, si segnala in questo anno l’organizzazione della comunità di lingua malayalam, che raggruppa fedeli provenienti dal Kerala (India), soprattutto religiose e studenti universitari, che celebrano la Liturgia secondo il rito siro-malabarese, secondo l’antica tradizione che risale all’apostolo Tommaso.

Migrantes Palermo: Festa dei popoli con mons. Lorefice

5 Gennaio 2024 - Palermo - Come ogni anno, il 6 gennaio la Cattedrale di Palermo sarà la “casa di tutti i popoli” dove saranno accolti uomini, donne e bambini provenienti dai cinque continenti ma che vivono nella diocesi siciliana: immigrati e nativi che formano una sola famiglia umana, una sola famiglia dei figli Dio. La Cattedrale si colorerà quindi anche quest’anno delle diversità culturali dei fedeli che prenderanno parte alla “Messa dei Popoli” grazie al coinvolgimento e all’animazione dell’Ufficio Migrantes diocesano. Alle ore 10.00 sul sagrato della Cattedrale si ritroveranno i rappresentanti dei diversi Paesi che inviteranno i fedeli a manifestare la volontà di voler vivere in armonia rinunciando alla guerra che insanguina il mondo ed anche la terra dove tutto è cominciato con un bimbo venuto per portare amore e pace. Successivamente avrà inizio la marcia dei bambini verso l’altare: i piccoli troveranno ad accoglierli l’arcivescovo di Palermo Mons. Corrado Lorefice che condividerà con loro la volontà di dire "no alle ingiustizie – perché non ci sarà pace sulla terra senza giustizia – e alle guerre – perché non si può vivere di giustizia sulla terra senza il perdono -. I bambini saranno il segno di speranza di quell’umanità che vuole traghettare verso la pace. Ai piedi del bambinello porteranno ramoscelli di ulivo". Alle ore 11.00 avrà inizio la Celebrazione Eucaristica nella Solennità dell’Epifania del Signore presieduta dal presule e animata dalle comunità etniche della Chiesa di Palermo, coordinate dal coro interculturale “Arcobaleno di popoli”.  

Migrantes Vicenza: domani festa dei Popoli con mons. Brugnotto

5 Gennaio 2024 - Vicenza -  Domani in Cattedrale alle 10,30 il vescovo di Vicenza, mons.  Giuliano Brugnotto, presiederà la tradizionale Messa dei popoli, che viene curata in particolare dall’Ufficio diocesano Migrantes, perché ricorda l’incontro dei Magi con il Bambino Gesù, segno della manifestazione divina a tutti i popoli del mondo. Il tema per il 2024 è “Migranti: liberi di scegliere se migrare o restare”. Quest’anno a Vicenza vi sarà dunque una nota mondiale particolare con la presenza anche dei giovani ucraini accolti in diocesi dall’1 al 7 gennaio, che ripartiranno il giorno dopo per la loro terra d’origine.  Nella Diocesi vicentina sono 16 i Centri pastorali per migranti di fede cattolica: 7 a Vicenza (per filippini, ghanesi, nigeriani, romeni, srilankesi, latinoamericani e ucraini), 3 a Bassano del Grappa (per filippini e ghanesi, latinoamericani e ucraini), 2 a Schio (per ghanesi, nigeriani e romeni), 2 a Valdagno (ucraini e ghanesi) e poi uno ad Arzignano (per ghanesi), uno a Creazzo (per africani francofoni).