Primo Piano

Mons. Napolioni: la gratitudine per la nomina di Mons. Perego ad Arcivescovo di Ferrara

Cremona - “A Papa Francesco diciamo il nostro grazie, per questo sguardo di attenzione ad un figlio della Chiesa di Cremona, che ci ha aiutato e ci aiuterà ancora, anche da Ferrara, a non abbassare l’orizzonte della speranza, mentre andiamo incontro alle sfide del presente e del domani. Ora collaboreremo nella CEI e in una ulteriore fraternità tra Chiese, già fecondate dallo scambio di Pastori”. A dirlo questa mattina il vescovo di Cremona, Mons. Antonio Napolioni, dando nell’episcopio cremonese, l’annuncio della nomina di Mons. Gian Carlo Perego ad Arcivescovo di Ferrara-Comacchio. “Non si tratta di uno ‘scatto di carriera’, pur riconoscendo lo spirito di fede e di carità, le capacità umane e le competenze acquisite da don Gian Carlo nei molteplici servizi svolti in quasi 33 anni di sacerdozio”, ha aggiunto il presule: “si tratta di un evento dello Spirito, che avrà compimento sacramentale nel Rito di ordinazione, e sviluppo esistenziale nella gioia e nella fatica di ogni giorno. Il Signore ha preparato don Gian Carlo al compito apostolico e pastorale - che non si finisce mai di scoprire con stupore ed umiltà - attraverso l’educazione umana e cristiana ricevuta ad Agnadello, in famiglia e in parrocchia; attraverso il percorso vocazionale e di studio che gli ha fatto incontrare validi maestri a Cremona e a Roma, dove si è laureato in teologia nel 1996; nelle esperienze di vicario parrocchiale al Cambonino, nella segreteria dei vescovi Assi e Nicolini, quale insegnante e assistente di importanti aggregazioni ecclesiali. Fino alla più decisiva immersione nel mondo delle povertà, come Direttore della Caritas Cremonese, vicedirettore della Caritas italiana e dal 2009 ad oggi come Direttore della Fondazione Migrantes. Questo delle migrazioni – ha aggiunto il presule cremonese -  è il tema, anzi il dramma, cui in questi anni il nome di don Perego è stato associato dai media, e più ancora da quanti attualizzano ogni giorno il ‘vangelo dell’accoglienza’ sulle tante frontiere, non solo geografiche, del nostro Paese. Don Gian Carlo è sempre intervenuto con coraggio e misura, senso ecclesiale e realismo, correndo da una parte all’altra dell’Italia, come portavoce delle esigenze di giustizia e carità, cui Papa Francesco ci educa con passione instancabile”. (R.Iaria)
 

La gioia della Migrantes per la nomina ad Arcivescovo di Mons. Gian Carlo PEREGO

Roma - La Fondazione Migrantes si unisce alla gioia dei fedeli della diocesi di Cremona per la nomina di Papa Francesco, ad Arcivescovo di Ferrara-Comacchio, di Mons. Gian Carlo Perego, Direttore generale della Fondazione Migrantes. Nella scelta del Pontefice si legge, ancora una volta l’attenzione particolare verso il mondo migrante e della mobilità umana.
Alla guida della Fondazione Mons. Perego, attraverso molteplici incontri nelle varie diocesi italiane e Missioni Cattoliche Italiane all’estero, ha sottolineato la centralità della persona a partire dal mondo migrante in tutte le sue dimensioni: immigrati, rifugiati, richiedenti asilo, rom, sinti e camminanti, circensi, lunaparchisti, gente dello spettacolo viaggiante e italiani residenti all’estero.
Un impegno che certamente continuerà anche come Arcivescovo della Chiesa particolare di Ferrara- Comacchio -  dice il Presidente della Commissione CEI per le Migrazioni, Mons. Guerino Di Tora annunciando, nella sede della Migrantes, la nomina di Mons. Perego – che porterà avanti “con disponibilità, senso di responsabilità, lungimiranza nell’interpretare e rispondere alle reali situazioni del momento”.
I direttori degli uffici diocesani Migrantes, i delegati e coordinatori nazionali delle Missioni Cattoliche italiane all’estero, i cappellani etnici, il personale,  i collaboratori, e tutti i sacerdoti e volontari impegnati nella pastorale della mobilità umana esprimono gratitudine a papa Francesco e ringraziano Mons. Perego per il suo costante impegno accanto ai migranti.
Nato a Vailate (Cr), il 25 novembre 1960, Mons. Perego entra nel Seminario Vescovile di Cremona nell’autunno del 1971, dove frequenta le scuole medie e le scuole superiori, concluse con la maturità classica. Continua la sua permanenza in Seminario dove frequenta lo Studio teologico. Nel 1984, dopo l’ordinazione sacerdotale, consegue il baccalaureato in Teologia presso lo Studio teologico del Seminario, affiliato alla Facoltà teologica dell’Italia Settentrionale. Nello stesso anno è nominato vicario coadiutore della parrocchia di S. Giuseppe in Cremona. Nel frattempo, dal 1984 al 1992 è collaboratore di studio del Vescovo di Cremona Mons. Enrico Assi,  e nel gli anni 1993-1994 segretario del Vescovo di Cremona, Mons. Giulio Nicolini.
Dal 1988-1990 frequenta la Facoltà teologica dell’Italia Settentrionale, conseguendo la licenza in teologia sistematica (“cum laude”, 27/30) nell’anno accademico 1993 - 1994, con una tesi diretta dal prof. Giuseppe Colombo dal titolo: La teologia del ministero ordinato tra Rivoluzione e Restaurazione. Il “Trattato teologico sul ministero ecclesiastico” di don Luigi Lodigiani, giansenista cremonese.
Negli anni 1986-1994 è tra i fondatori e animatori a Cremona del Centro studi sul disagio e l’emarginazione giovanile, segue la nascita della cooperativa dei servizi per l’accoglienza degli immigrati, con un’attenzione particolare ai richiedenti asilo, rifugiati o in protezione temporanea. Collabora con il nascente Osservatorio dell’immigrazione della provincia di Cremona. E’ docente e responsabile del corso di teologia e pastorale della carità presso il Centro pastorale diocesano e segretario della Commissione sinodale carità. E’ amministratore parrocchiale in diverse parrocchie.
Negli anni 1994-1996 soggiorna a Roma, alunno del Pontificio Seminario Lombardo, dove frequenta i corsi di Dottorato in Teologia dogmatica presso la Pontificia Università Gregoriana e l’istituto Sacrum Ministerium, promosso dalla Congregazione del clero, per la formazione degli educatori nei seminari. Nei due anni segue anche alcune esperienze di assistenza degli emigranti italiani in Germania a Mettmann e Dusseldorf.
Dal settembre 1996 è in Diocesi a Cremona come insegnante di Patrologia e di Teologia Dogmatica (Cristologia, Sacramentaria, Escatologia) presso lo studio teologico del Seminario e di Introduzione alla Teologia: il mistero di Cristo, presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, sede di Cremona-Piacenza. Nel novembre 1996 ha conseguito il dottorato in Teologia Dogmatica (“summa cum laude”), con una tesi condotta sotto la guida del prof. Angel Anton, dal titolo: Un ministero ‘tutto spirituale’. La teologia del ‘Ministero ecclesiastico’ nel Giansenismo lombardo tra Rivoluzione e
Restaurazione: A. M. Pagani, P. Mola, L. Aliprandi, L. Tosi, G. Giudici, L. Lodigiani, G. B. Vertua (1755-1855), pubblicata dal Pontificio Seminario Lombardo (Milano, Glossa, 1997).
Dal 1997 al 2002 è Direttore della Caritas Diocesana di Cremona e Assistente Diocesano della FUCI e del MEIC. Nel 1997 entra come membro nominato dal Comitato di gestione regionale nel primo consiglio del CISVOL, il Centro servizi per il volontariato di Cremona-Lodi.
Dall’anno scolastico 2001-2002 è incaricato dall’Università Cattolica di Brescia, Dipartimento di scienze religiose, di tenere un corso sulla ‘Storia della Teologia del diaconato’ (2002-2010) prima e poi di Pastorale della carità (dal 2011).
Dal  2002 al 2006 è stato chiamato a Roma dalla Caritas Italiana come Responsabile dell’Area nazionale. E’ stato membro della Commissione nazionale povertà (2003-2007); della Consulta nazionale del servizio civile (dal 2002-2009) e dell’Osservatorio nazionale del volontariato (dal 2002-2009), oltre che partecipare a altre Commissioni e osservatori ministeriali (immigrazione, tratta, pari opportunità…).
Dal 1 ottobre 2006 è stato incaricato da Caritas Italiana di istituire un Centro documentazione unitario con la Fondazione Migrantes e di curare la nascita dell’Archivio per la storia della Caritas in Italia.
Nel 2009 è stato nominato Cappellano di Sua Santità. Dal 1 dicembre 2009 è Direttore generale della Fondazione Migrantes, organismo pastorale della Conferenza Episcopale Italiana. Dal 2012 al 2016 Consultore del Pontificio Consiglio per i migranti e gli itineranti.
Nell’anno accademico 2005-2006 ha insegnato al corso di Teologia pastorale dell’Istituto Redemptoris Mater della Pontifica Università Lateranense. Negli anni accademici 2005-2007 è stato docente incaricato al Master sull’immigrazione dell’Università Europea di Roma. Dal  2004 è insegnante di Teologia Dogmatica presso la Facoltà di Scienze delle Comunicazione LUMSA e docente di Dottrina sociale della Chiesa alla SPICeS (Scuola di Politica Internazionale Cooperazione e Sviluppo) promossa dalla FOCSIV in collaborazione con Caritas Italiana.
Dal marzo 2002 al marzo 2005 è stato membro della Commissione nazionale povertà ed esclusione sociale e dal 2007 al 2009 anche dell’Osservatorio nazionale contro la tratta e la prostituzione.
 
 

Mons. Perego: il saluto alla diocesi di Ferrara-Comacchio

Ferrara -“La bellezza artistica di questa città, ereditata dal Rinascimento, accompagnata dalla bellezza naturale, la bellezza umana di relazioni sociali, culturali, religiose rinnovate da nuovi incontri e legami con persone e popoli diversi, con un’attenzione preferenziale per i piccoli, i malati e i poveri, sapranno dare speranza e futuro alla città di Ferrara, di Comacchio e a tutte le nostre comunità del territorio diocesano. Le scelte di libertà, di responsabilità, di partecipazione della Chiesa di Ferrara-Comacchio, abbattendo i muri e nel rispetto dell’autonomia delle cose terrestri, saranno al servizio di questa rinnovata ‘bellezza’”. Sono queste le prime parole che Mons. Gian Carlo Perego rivolge alla comunità diocesana di Ferrara- Comacchio dopo l’annuncio della sua nomina ad arcivescovo della diocesi. “Saluto e abbraccio la Chiesa di Ferrara-Comacchio, di cui la Provvidenza, attraverso la nomina di Papa Francesco, ha voluto che io fossi  da oggi pastore e guida”, scrive neo arcivescovo ricordando come negli ultimi secoli, la Chiesa di Ferrara-Comacchio abbia avuto pastori della diocesi di origine di Mons. Perego, e cioè quella di Cremona. Nel XIX secolo il card. Ignazio Giovanni Cadolini (1794-1850), amico dell’abate Gioberti, e nel XX secolo l’arcivescovo Natale Mosconi (1904-1988), amico di don Mazzolari e padre conciliare. “C’è una sorta di legame” tra la Chiesa di Cremona e quella di Ferrara-Comacchio, forse – si legge nel testo di saluto -  “generato dal comune corso del fiume Po e dalle meravigliose oasi naturali, che si mantiene nel tempo, quasi per generare uno scambio, oserei dire, di ragioni della fede e del cuore che caratterizzano la ricca storia di due comunità cristiane. E’ in questo flusso di fede e di grazia che mi inserisco oggi come Pastore della Chiesa di Ferrara-Comacchio, perché la mia debolezza possa essere sostenuta, accompagnata, rafforzata nel cammino tra voi e con voi. Tra voi e con voi presbiteri, mi sento parte di una famiglia che è chiamata al servizio ministeriale, con coerenza, nella correzione fraterna, con gioia. Con voi diaconi v- scrive ancora il neo arcivescovo -  mi sento più sicuro nel conoscere la vita delle persone: occhi, orecchie, bocca di una vita sociale che è luogo dell’evangelizzazione. Tra voi e con voi consacrati e consacrate raffinerò il gusto del silenzio e della preghiera insieme all’attenzione agli ultimi, ai piccoli di cui attualizzate il carisma. Tra voi e con voi laici, uomini e donne, leggerò e guarderò alla vita familiare, politica e sociale con gli occhi, le sofferenze, le gioie e le speranze di chi vive la quotidianità di una testimonianza di fede. Tra voi e con voi giovani, alla ricerca di una vocazione, di una storia originale di fede, tra studio e lavoro e non occupazione, cercherò di essere compagno di strada, come Gesù con i discepoli di Emmaus, per saper leggere i ‘segni dei tempi’. A voi malati assicuro fin da ora una vicinanza nella preghiera. A tutti voi, chiedo un po’ di pazienza nei miei confronti, perché sappia entrare in questo cammino di Chiesa che mi consegna, quasi fosse un tesoro da porre in nuove mani, il confratello Arcivescovo Mons. Luigi Negri, che ringrazio fin da ora per la sua vicinanza”. Un saluto Mons. Perego rivolge anche all’Arcivescovo emerito Mons. Paolo Rabitti, “già pastore di questa Chiesa particolare”. “Desidero salutare e abbracciare anche questa città di Ferrara, che credo imparerò ad amare come il mio paese di campagna dove sono cresciuto e diventato presbitero, Agnadello, e la mia città di Cremona dove ho vissuto la prima metà del mio ministero presbiterale prima di passare a Roma, al servizio della Conferenza Episcopale Italiana, in Caritas Italiana e poi alla Fondazione Migrantes”.
 

Migrantes: Mons. Perego nuovo arcivescovo di Ferrara-Comacchio

Città del Vaticano - E’ il Direttore Generale della Fondazione Migrantes, Mons. Gian Carlo Perego, il nuovo Arcivescovo di Ferrara-Comacchio. La nomina, questa mattina, da parte di Papa Francesco ed annunciata contemporaneamente dal Bollettino della sala Stampa della Santa Sede, nella diocesi di origine del sacerdote, quella di Cremona, nella nuova diocesi di Ferrara-Comacchio e nella sede della Fondazione Migrantes.
Mons. Perego, dal 2009 Direttore Generale della Fondazione Migrantes, è nato a Vailate (Cr), il 25 novembre 1960. Ordinato sacerdote nel 1984, consegue il baccalaureato in Teologia presso lo Studio teologico del Seminario, affiliato alla Facoltà teologica dell’Italia Settentrionale. Nello stesso anno è nominato vicario coadiutore della parrocchia di S. Giuseppe in Cremona. Nel frattempo, dal 1984 al 1992 è collaboratore di studio del Vescovo di Cremona Mons. Enrico Assi,  e nel gli anni 1993-1994 segretario del Vescovo di Cremona, Mons. Giulio Nicolini. Negli anni 1986-1994 è tra i fondatori e animatori a Cremona del Centro studi sul disagio e l’emarginazione giovanile, segue la nascita della cooperativa dei servizi per l’accoglienza degli immigrati, con un’attenzione particolare ai richiedenti asilo, rifugiati o in protezione temporanea. Collabora con il nascente Osservatorio dell’immigrazione della provincia di Cremona. E’ docente e responsabile del corso di teologia e pastorale della carità presso il Centro pastorale diocesano e segretario della Commissione sinodale carità. E’ amministratore parrocchiale in diverse parrocchie. Negli anni 1994-1996 soggiorna a Roma, alunno del Pontificio Seminario Lombardo, dove frequenta i corsi di Dottorato in Teologia dogmatica presso la Pontificia Università Gregoriana e l’istituto Sacrum Ministerium, promosso dalla Congregazione del clero, per la formazione degli educatori nei seminari. Nei due anni segue anche alcune esperienze di assistenza degli emigranti italiani in Germania a Mettmann e Dusseldorf. Dal settembre 1996 è in Diocesi a Cremona come insegnante di Patrologia e di Teologia Dogmatica (Cristologia, Sacramentaria, Escatologia) presso lo studio teologico del Seminario e di Introduzione alla Teologia: il mistero di Cristo, presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, sede di Cremona-Piacenza. Dal 1997 al 2002 è Direttore della Caritas Diocesana di Cremona e Assistente Diocesano della FUCI e del MEIC. Dal  2002 al 2006 è stato chiamato a Roma dalla Caritas Italiana come Responsabile dell’Area nazionale. E’ stato membro della Commissione nazionale povertà (2003-2007); della Consulta nazionale del servizio civile (dal 2002-2009) e dell’Osservatorio nazionale del volontariato (dal 2002-2009), oltre che partecipare a altre Commissioni e osservatori ministeriali (immigrazione, tratta, pari opportunità…). Dal 1 ottobre 2006 è stato incaricato da Caritas Italiana di istituire un Centro documentazione unitario con la Fondazione Migrantes e di curare la nascita dell’Archivio per la storia della Caritas in Italia.  Nel 2009 è stato nominato Cappellano di Sua Santità. Dal 1 dicembre 2009 è Direttore generale della Fondazione Migrantes, organismo pastorale della Conferenza Episcopale Italiana. Dal 2012 al 2016 Consultore del Pontificio Consiglio per i migranti e gli itineranti.
I direttori degli uffici diocesani Migrantes, i delegati e coordinatori nazionali delle Missioni Cattoliche italiane all’estero, i cappellani etnici, il personale,  i collaboratori, e tutti i sacerdoti e volontari impegnati nella pastorale della mobilità umana esprimono gratitudine a Papa Francesco e ringraziano Mons. Perego per il suo costante impegno accanto ai migranti e per il grande contributo dato alla Migrantes. (Raffaele Iaria)
 

Sei straniero? Al San Giuseppe si impara l’italiano (gratis)

Torino - Se sei straniero studente, lavoratore, professionista, cerchi un lavoro o l’hai perso, desideri apprendere o migliorare la conoscenza della lingua e della cultura italiana anche per preparare l’esame di licenza media al Collegio San Giuseppe di Torino c’è la proposta che fa per te. Riparte nelle prossime settimane la scuola serale gratuita di lingua e cultura italiana curata da un gruppo di volontari, docenti in pensione ed ex allievi del prestigioso collegio torinese dei Fratelli delle Scuole Cristiane, la congregazione fondata da san Giovanni Battista de La Salle.
Il corso – che segue le orme del fondatore che inventò a fine 1600 le scuole domenicali dedicate agli studenti lavoratori -  nasce da una lunga tradizione dell’Istituto torinese di attenzione alle necessità educative e scolastiche  di chi fa più fatica. «Nel 1960»,  spiega Guido Gribaudi, ingegnere in pensione, ex allievo del San Giuseppe e già presidente dell’Associazione degli ex allievi, «a Torino c’era una forte richiesta di disegnatori  e così con alcuni ex allievi mettemmo su una scuola serale per lavoratori, la maggior parte immigrati dal Sud Italia intitolata a fratel Teodoreto. Furono centinaia i giovani che, grazie ai nostri corsi, diventarono disegnatori e impararono la lingua inglese».
Col passare degli anni le ondate immigratorie sono cambiate: ai giovani e alle famiglie italiane giunte dal Meridione sono subentrati gli immigrati extracomunitari, che sbarcano a Torino per studiare soprattutto al Politecnico o alla ricerca di una vita migliore. «Fu fratel Bruno Bordone che nel 2009 ci invitò a riprendere la scuola serale con un corso di lingua e cultura italiana per stranieri che desse anche la possibilità di sostenere gli esami di terza media, le cosiddette 150 ore», spiega Paolo Ripa di Meana, ex allievo, coordinatore dell’Associazione Signum Fidei che favorisce l’approfondimento del carisma lasalliano «La nostra associazione così si è presa in carico di riprendere i corsi serali e di orientarli alle esigenze dei giovani stranieri spesso in difficoltà con la nostra lingua e la nostra cultura».
«In questi anni» spiega Aida Dell’Oglio, già docente al San Giuseppe ed ora insegnante di italiano e cultura generale ai corsi serali «abbiamo avuto allievi africani, sudamericani, filippini, marocchini, egiziani, macedoni, canadesi e australiani: chi di loro frequenta il Politecnico ha una buona conoscenza dell’italiano e necessita di approfondire la grammatica e la nostra cultura, chi invece si trasferisce a Torino alla ricerca di lavoro o già lavora come badante o domestico spesso non comprende la nostra lingua o ha necessità di conseguire la licenza media per cercare un impiego. I nostri corsi quindi si differenziano a seconda delle esigenze».  
Per informazioni ed iscrizioni  ai corsi serali si può chiamare al 331.2564957 o inviare una mail a scuolaserale@collegiosangiuseppe.it oppure rivolgersi alla portineria del Collegio in via San Francesco da Paola 23. Il corso, gratuito, ha sede nelle aule messe a disposizione dal Collegio e viene avviato appena si raggiunge un numero congruo di iscritti; le lezioni e si tengono tutti i lunedì e il giovedì dalle 18.30 alle 20.30. ( Marina Lomunno – La Voce e il Tempo )
 
 
 

Casale Monferrato: incontro con p. Zerai su “Il telefono sempre acceso”

Casale Monferrato - Sarà “Il telefono sempre acceso” il tema dell’incontro che nella serata di oggi, martedì 14 febbraio, vedrà protagonista a Casale Monferrato padre Mussie Zerai, il sacerdote eritreo noto come l’“angelo dei profughi”. L’iniziativa, che sarà ospitata dalle 21 presso il Salone Immacolata della Curia Vescovile in piazza Nazari di Calabiana, è promossa dall’Ufficio Migrantes di Casale Monferrato e dall’associazione Eforum, con il patrocinio del Comune di Casale Monferrato. Fondatore e presidente dell’agenzia Habeshia, padre Zerai si è rivelato in molti casi “l’ultimo appiglio dei barconi in difficoltà” nelle traversate del Mediterraneo e – ricordano gli organizzatori – per questo “è stato candidato al Premio Nobel per la Pace 2015”. “Nel corso della serata – proseguono – racconterà la sua esperienza di profugo e l’impegno per la difesa dei migranti”. Domani mattina, alle 9, nell’aula magna di Palazzo Hugues – sede del Centro provinciale per l’istruzione degli adulti (Cpia) “Alberto Manzi” di Casale Monferrato – padre Zerai incontrerà gli studenti degli istituti scolastici cittadini.
 

Soccorsi e sbarchi: 54% da gennaio

Milano - Nuovi numeri aggiornati diffusi dal Viminale. Sono 9.447 i migranti sbarcati in Italia dall’inizio dell’anno. Le cifre, aggiornate a ieri, evidenziano un aumento del 53% rispetto ai 6.123 migranti registrati nello stesso periodo dello scorso anno e ai 3.851 del 2015. L’impennata degli sbarchi è avvenuta soprattutto nelle ultime due settimane. Secondo i fati diffusi da Frontex, infatti, il numero degli arrivi, nel mese di gennaio, sempre sulle coste italiane, è calato del 16% rispetto allo stesso mese di un anno fa: 4.400 persone, in calo del 46% rispetto a dicembre 2016. L’agenzia europea per il controllo delle frontiere esterne sottolinea che la principale ragione per il calo dei flussi migratori è stato il peggioramento delle condizioni meteorologiche nel Mediterraneo centrale, che hanno reso quasi impossibile attraversare quel tratto di mare per quasi tutto il mese di gennaio. Per quanto riguarda invece le nazionalità dei migranti sbarcati quest’anno, 1.657 persone hanno dichiarato di provenire dalla Guinea, 1.303 dalla Costa d’Avorio, 1.099 dalla Nigeria, 948 dal Senegal, 793 dal Gambia, 751 dal Marocco, 479 dal Mali, 442 dal Bangladesh, 261 dal Pakistan, 216 dal Camerun. Dall’inizio dell’anno sono giunti in Italia 395 minori stranieri non accompagnati, che vanno ad aggiungersi ai 25.846 sbarcati nel 2016. Sono attualmente presenti negli hotspot e nei centri di prima accoglienza 174.912 persone corrispondente a circa lo 0,3% dell’intera popolazione italiana.
 

Migrazioni: conferme, novità e nodi irrisolti dopo il vertice di Malta

Bruxelles - Il Consiglio europeo "informale" (secondo una curiosa definizione ufficiale), svoltosi a Malta venerdì 3 febbraio, dove si è discusso principalmente di migrazioni e, a margine, del futuro dell'Ue, ha evidenziato alcune conferme, ha portato qualche novità e ha lasciato sul terreno molteplici nodi irrisolti. Quando si affronta il tema migratorio ci sono di mezzo vite umane: per cui non sono consentite banalizzazioni, semplificazioni, levate di scudi o vuoti slogan razzisti, come accade sempre più spesso anche da dichiarazioni di politici irresponsabili. Inoltre si ha conferma che la complessità stessa del fenomeno ha cause remote ma ricadute urgenti: una risposta a tali, crescenti flussi di persone in fuga da povertà e violenza non può che considerare le une e le altre, prospettando interventi immediati e azioni di più lungo respiro. Terza conferma: i movimenti migratori sono un aspetto strutturale della nostra epoca e hanno orizzonti mondiali: vanno affrontate con tale visione e sono, in tal senso, "problema" di tutti gli Stati; forse a Malta se ne sono accorti anche quei - numerosi - governi di Paesi membri dell' Ue che hanno finora girato la faccia dall' altra parte, sperando di lasciare tutto il peso su Italia, Malta e Grecia. La novità è duplice. L' Italia ha presentato a Malta, tramite il premier Paolo Gentiloni, l' accordo siglato il 2 febbraio con il governo libico di Fayez al Sarraj, per ridurre le partenze di migranti verso l' Europa attraverso il mar Mediterraneo; l' accordo - questo il secondo aspetto - è stato apprezzato e sostenuto da tutti i leader presenti, con un "sì" unanime. Il contenuto dell' accordo e l' appoggio Ue sono stati efficacemente riassunti dal presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk. "Abbiamo concordato misure operative immediate che dovrebbero contribuire a ridurre il numero dei migranti irregolari e nel contempo salvare vite umane". "Forniremo - ha spiegato il politico polacco - formazione, equipaggiamento e supporto alla guardia costiera libica per fermare i trafficanti di esseri umani e rafforzare le operazioni di ricerca e salvataggio. Erogheremo assistenza economica alle comunità locali in Libia per migliorare la loro situazione e aiutarle a dare ricovero ai migranti bloccati. Collaboreremo inoltre con l'Organizzazione internazionale per le migrazioni al fine di intensificare i rimpatri volontari dalla Libia verso i Paesi di origine. Tali azioni prioritarie saranno attuate mediante ulteriori fondi europei. Ovviamente agiremo nel pieno rispetto dei diritti umani, del diritto internazionale e dei valori europei". In questa direzione è stato "accolto con favore il memorandum d' intesa firmato dal primo ministro italiano e da quello libico come un ulteriore segnale importante e incoraggiante che la situazione sta per cambiare in meglio. L' Unione europea e le nostre azioni sosterranno l' Italia e la Libia. È una responsabilità che condividiamo". Non da ultimo i (tanti) nodi irrisolti. Qui l' elenco è davvero articolato. Anzitutto le obiezioni giunte da Migrantes, Caritas e ong di vario calibro che operano per l' accoglienza e integrazione dei migranti: l' accordo con la Libia è siglato con un governo che controlla solo una parte del territorio nazionale per cui le partenze dei barconi e la tratta potrebbero spostarsi geograficamente, lasciando però irrisolto il problema degli esodi via mare; resta poi tutto da approfondire il discorso dei campi profughi in Libia e in altri Paesi africani, in situazioni disumane; interrogativi suscitano quindi le modalità con le quali avverrebbero i rimpatri dalla Libia ai Paesi di partenza dei migranti. Altre questioni aperte riguardano: il reale rispetto, sempre nel campo delle migrazioni di massa, del diritto internazionale e del diritto di asilo, che sono punti fermi di qualsiasi civiltà moderna; la necessità di trovare fondi e risorse umane per sostenere il pur ben disposto governo di Tripoli per frenare i flussi; la condivisione delle responsabilità circa l' accoglienza e l' integrazione delle centinaia di migliaia di migranti che in Europa sono già arrivati, senza scaricare tutto sull' Italia (è l' impegno dei ricollocamenti dinanzi ai quali i partner Ue fanno orecchie da mercante); la messa in moto di reali progetti di sostegno e di cooperazione allo sviluppo con l' Africa (ma non solo), per aiutare il continente più povero del pianeta a crescere ed emanciparsi, dove i suoi "figli" possano trovare un' esistenza degna, evitando loro di dover fuggire da casa per costruirsi una vita altrove. (Gianni Borsa - Sir)
 

MCL: L’VIII rapporto sulla DSC nel mondo sul “il caos delle migrazioni, le migrazioni nel caos”

Roma - “Il caos delle migrazioni, le migrazioni nel caos”: è il titolo scelto quest’anno per l’VIII Rapporto sulla Dottrina Sociale della Chiesa nel mondo - a cura dell’Osservatorio Cardinale Van Thuan ed edito da Cantagalli – che verrà presentato a Roma, il prossimo mercoledì 15 febbraio, dalle ore 17.00, presso la sala Marconi di Radio Vaticana, in piazza Pia 3 a Roma.
Un appuntamento che anche quest’anno il Movimento Cristiano Lavoratori si è fatto carico di organizzare dedicando l’attenzione al tema delle migrazioni. Per Carlo Costalli, Presidente del MCL, “il tema di questo VIII Rapporto - le migrazioni - si imponeva all’Osservatorio come obbligato, data la vastità del fenomeno, le sofferenze ad esso collegate, la destabilizzazione internazionale che provoca e da cui è provocato e i tanti fenomeni con esso collegati, non ultimo l’insicurezza per il futuro che caratterizza le persone che emigrano ma anche quelle che le accolgono. Economia, politica, cultura, religione: non c’è un ambito della nostra vita sociale che non sia interessato e spesso sconvolto dal fenomeno delle migrazioni. Non c’è nemmeno un ambito geografico che ne sia immune”.
Alla presentazione, che sarà aperta dal saluto del Presidente MCL, Carlo Costalli, interverranno il Presidente dell’Osservatorio Cardinale Van Thuan nonché Arcivescovo di Trieste, Mons. Giampaolo Crepaldi, l’economista e banchiere Ettore Gotti Tedeschi, il Prof. Rafael Rodriguez-Ponga, Presidente della Fondazione Umanismo y Democracia nonché Presidente della Plataforma Internacional de Coperacion y Migracion. Il dibattito sarà introdotto e moderato dal giornalista di Avvenire, Andrea Galli.
 
 

MCI Svizzera: “bel segnale” il si alle facilitazioni per la naturalizzazione delle terze generazioni

Zurigo - Il risultato dell’ultima consultazione in Svizzera sulle “facilitazioni per la naturalizzazione delle terze generazioni” rappresenta un “bel segnale, in un momento storico nel quale crescono a dismisura le paure e la voglia di alzare muri”. A dirlo oggi è il coordinatore nazionale delle Missioni Cattoliche Italiane in Svizzera, don Carlo de Stasio, commentando il “Sì” degli svizzeri, con il 60,4 % dei voti a favore, ad una modifica costituzionale che consenta ai nipoti di immigrati sotto i 25 anni di affrontare meno ostacoli per ottenere il passaporto elvetico. “ Siamo consapevoli che le paure, le diffidenze, molte volte la non conoscenza dell’altro – aggiunge don De Stasio -  sono facili strumenti utilizzati per rincorrere chiusure e il non dialogo. Tuttavia, il risultato in controtendenza –  ovvero che la maggioranza degli elettori e dei Cantoni si sia espressa a favore di questa iniziativa – testimonia come la presenza degli stranieri in Svizzera si sia radicata nei decenni e, soprattutto, come a quest’ultimi sia stato riconosciuto un ruolo importante, se non centrale, per la crescita e la prosperità di un paese che dal secondo dopoguerra ha registrato tassi di crescita molto significativi e una presenza di stranieri senza precedenti nella storia”. Per il coordinatore delle MCI “riconoscere finalmente come cittadini a tutti gli effetti i nipoti delle generazioni che hanno segnato indelebilmente la storia degli ultimi decenni della Svizzera, non può che rappresentare un segnale di speranza per tutta la vicenda migratoria in Europa. Conoscersi, parlarsi, integrarsi nel rispetto delle diversità sono e dovranno continuare ad essere l’orizzonte verso il quale la convivenza tra le persone deve guardare”. (R. Iaria)
 

Migrantes: giovedì la presentazione del “Rapporto Asilo”

Torino - All’interno della cornice dei suoi studi che trattano specificatamente la mobilità umana, la Fondazione Migrantes, all’inizio del 2017, dedica un’analisi specifica al mondo dei richiedenti asilo, partendo da una prospettiva storica che cerca di “afferrare” i tempi e le cause di un fenomeno che accompagna, da sempre, la cosiddetta “era delle migrazioni”. Esso, di recente, è “ripreso”, rendendosi visibile e allarmando, complice sicuramente una consistenza numerica più importante ma anche una informazione volta spesso più a “preoccupare” che a “informare”.
Questi temi sono affrontati nel volume “Il diritto d’Asilo. Minori rifugiati vulnerabili e senza voce che sarà presentato a Torino il prossimo 16 febbraio. Un volume che prova attraverso le sue sezioni principali – Europa, Italia e MSNA – a muoversi su piani diversi.
Sul piano dell’analisi, cercando di rendere conto dello “stato di salute” del diritto d’asilo negli ultimi due anni, mentre prova anche a leggerlo con una maggiore profondità temporale per capire come mai si è arrivati a questi nodi irrisolti così complessi, sia in Unione Europea che in Italia.
Fornisce quindi una lettura puntuale e critica, ma oltre a queste analisi, ipotizza anche delle strade percorribili per iniziare a gestire con diversa responsabilità il fenomeno delle persone in fuga, la loro accoglienza e i successivi percorsi di accompagnamento all’autonomia.
La presentazione, per la prima volta in Italia, sarà giovedì 16 febbraio – dalle ore 14,30 alle 17,30 – presso la sala Multimediale in Corso Regina Margherita, 174 a Torino. Interverranno, per i saluti istituzionali,  S.E. Mons. Cesare Nosiglia, Arcivescovo di Torino e la Dr.ssa Monica Cerutti, Assessore alle Politiche giovanili, Diritto allo studio universitario, Cooperazione decentrata internazionale, Pari opportunità, Diritti civili, Immigrazione della Regione Piemonte.
Seguirà una Tavola rotonda sul tema “Il Diritto d’Asilo: le sfide in Europa e in Italia” moderata da Mariacristina Molfetta e Delfina Licata della Fondazione Migrantes, alla quale interverranno Chiara Marchetti, Elena Rozzi, Gianfranco Schiavone, Maurizio Veglio mentre il Direttore Generale della Fondazione Migrantes, Mons. Gian Carlo Perego tratterà il tema “La Chiesa in Italia e l’accoglienza”. (R.I.)
 

Migrantes Benevento su Vitulano: il welfare non è più sufficiente

Benevento - “Come Chiesa noi difendiamo la cultura dell'accoglienza. In ogni volto che bussa alla nostra porta noi riconosciamo il volto di Cristo”. A dirlo è il direttore Migrantes e vice direttore della Caritas della diocesi di Benevento, don Sergio Rossetti dopo che il sindaco di Vitulano, un comune di tremila abitanti del Sannio, ha deciso, attraverso un’ordinanza,  di dire no all’arrivo di altri profughi e chiudendo la strada di accesso al centro di accoglienza, un agriturismo. Successivamente, dopo una trattativa con il prefetto per la riduzione del numero degli arrivi, ha liberato l’accesso alla struttura chiusa poi dalla Prefettura.  “Il fenomeno della migrazione attualmente “non è più definibile come ‘emergenza’”, ha detto don Rossetti: “è un fenomeno strutturale che coinvolge le coscienze di tutti noi, cattolici e no, e non possiamo non farcene carico con responsabilità umana e civile. Noi qui a Benevento abbiamo già sperimentato l'accoglienza integrata attraverso gli SPRAR (il Sistema per la Protezione dei Richiedenti Asilo e dei Rifugiati) che riteniamo sia l'unico vero sistema di accoglienza in cui principalmente i ‘fratelli’ che arrivano da noi sono tutelati come persone e come futuri cittadini italiani”. Proprio su questo tema, giovedì prossimo 16 febbraio, la Caritas diocesana di Benevento presenterà il Progetto “Comuni del Welcome”: si tratta – spiega il direttore Migrantes che sostiene l’iniziativa -  di un Manifesto con il quale “invitiamo i piccoli comuni della Campania (quelli con meno di 7.000 abitanti) a scegliere se essere o no ‘welcome’. Oggi non si può più aspettare. Nel Manifesto chiediamo a tutti i Comuni della Campania di fare una scelta civile, ma anche etica: fare, cioè, ‘rete’ con noi per la presentazione di progetti SPRAR, di progetti per l'attivazione del Sostegno all'Inclusione Attiva e di progetti per l'attivazione dei Piani Terapeutico-Riabilitativi (PTRI) con Budget di salute. Il welfare, da solo, - conclude don Rossetti -  non è più sufficiente. Deve necessariamente fare un passo verso il welcome”.
 

Migrantes Pozzuoli: la cultura dell’incontro bene comune per il dialogo

Pozzuoli – “E’ importante costruire lo spirito dell’incontro tra le etnie e non rimanere isolate o creare ghetti ma cercare sempre lo spirito dell’incontro con altri popoli per vivere una maggiore integrazione soprattutto per le nuove generazioni. Le relazioni non sono unilaterali ma bilaterali e multilaterali, nel rispetto reciproco, unità nella diversità per un mondo pacifico ed umano. La cultura dell’incontro è un bene che deve essere sentita come un bene comune necessario per dialogo indispensabile nella pacifica convivenza dell’umanità”.  E’ l’intervento del direttore dell’ufficio Migrantes della diocesi di Pozzuoli don Paul John Opara, per la serata diocesana delle migrazioni celebrata Domenica 5 Febbraio, presso la Parrocchia ‘Gesù Divino Maestrò nella forania di Quarto Flegreo.  Continua don Opara, “a volte paura, insicurezza e pregiudizi sono le barriere che impediscono di favorire e promuovere la cultura dell’incontro tra le etnie e cosi si rischia di chiudersi nel proprio guscio perdendo la ricchezza dell’altro e di una visione globale della vita”.  Nella sua omelia, don Gennaro Guardascione, vicario foraneo e parroco della parrocchia ‘Gesù Divino Maestrò’, che ha presieduto la Santa Messa, ha ricordato tanti nostri giovani laureati e non, che sono stati costretti anche loro a lasciare l’Italia per emigrare all’estero per lavoro ed altro. Don Gennaro ha manifestato il dissenso dell’esclusione e chiusura o la costruzione di muri anziché il ponte dell’amicizia e dell’accoglienza. Il mondo parla diverse lingue; Francese, Tedesco, Inglese, Spagnolo, Arabo, Russo, Swahili, Malayalam, ecc. Balliamo e giochiamo con multi colori, colori della fantasia di Dio, d’unità e di armonia, chi non vuole seguire resta a casa, solo. Prima della celebrazione eucaristia animata da un gruppo di giovanissimi figli di immigrati hanno fatto l’accoglienza nell’arrivo delle persone attraverso canti popolari napoletani, danza e musica etnica del paese di origine. Ci sono stati tanti ministranti di diverse etnie, uomini e donne, famiglie e tantissimi bambini che hanno pregato utilizzando la preghiera composta per la giornata mondiale del migrante e del rifugiato dal tema: “Minorenni migranti, vulnerabili e senza voce”. E prima della conclusione della celebrazione Eucaristica, una ragazza Africana con una signora Italiana hanno anche loro recitata la preghiera dedicata per “la giornata della Tratta degli esseri umani”...  “Sono bambini, non schiavi”. “Speriamo – si legge in una nota - che i capi delle nazioni e le persone responsabili decidano su questa piaga dell’umanità, specialmente delle giovanissime ragazze e dei bambini indifesi e vulnerabili”. La serata e la celebrazione Eucaristica sono state trasmesse in diretta dalla Rete Televisiva locale “QUARTO CANALE FLEGREO” Dialogos. Alla fine, la serata si è conclusa con balli, danze e una festa sobria per tutti in un clima davvero fraterno. Don Opara ha ringraziato il Comune di Quarto e la popolazione per i loro impegni nella pacifica convivenza con le persone migranti da diversi anni.
 
 

Rossano: celebrata la III Giornata Mondiale contro la tratta

Rossano -  Mercoledì 8 Febbraio in tutte le diocesi sparse nel mondo si è celebrata la III giornata mondiale contro la Tratta. Il tema di quest’ anno è stato “Sono bambini! No schiavi “. Ogni due minuti, una bambina o bambino è vittima dello sfruttamento sessuale. Nel mondo, più di 200 milioni di minori lavorano, di cui 73 milioni hanno meno di 10 anni. Di questi piccoli, ogni anno ne muoiono 22mila a causa di incidenti di lavoro. Negli ultimi trent’anni, si calcola che sono stati circa 30 milioni i bambini coinvolti nella tratta. “Ascoltiamo il grido di tanti bambini schiavizzati, nessuno resti indifferente al loro dolore” scrive Papa Francesco in un tweet. La Giornata si celebra nel giorno in cui si ricorda la memoria liturgica di Santa Bakhita, che conobbe nella sua vita le sofferenze della schiavitù. Anche la diocesi di Rossano-Cariati è “fortemente colpita da tante piaghe tra cui quella dello sfruttamento degli esseri umani”, si legge in una nota: “questo sfruttamento prende diverse sembianze come quella del caporalato o quella delle giovani ragazze che sono costrette a prostituirsi sulle nostre strade o dei piccoli bambini che davanti ai semafori o davanti alla vetrine dei negozi che chiedono la carità”. La celebrazione della giornata è stata fortemente voluta dall’ Arcidiocesi Rossano-Cariati e in collaborazione con l’Ufficio Migrantes. Durante la celebrazione della Santa Messa nella Parrocchia Madonna del Buon Consiglio in contrada Amica si è pregato “ per i nostri piccoli fratelli che vengono umiliati e sfruttati e inoltre si è pregato per tutte le varie forme di sfruttamento. Noi dell’Ufficio Migrantes siamo attenti a queste problematiche - dice don Giuseppe Pisani - in particolare i più piccoli” . (Antonio La Banca)
 

Migrantes su Vitulano: ancora una volta penalizzati sono i richiedenti asilo

Roma - “Giustamente il sindaco fa riferimento a un recente accordo tra Ministero dell’Interno e ANCI  che prevede che nei Comuni dove si attivi uno SPRAR, gradualmente e in maniera proporzionale, si arrivi alla chiusura dei CAS. L’accordo tra Ministero  dell’Interno e ANCI   giustamente  va nella direzione di una responsabilità  di  tutti i Comuni per un’accoglienza diffusa sul territorio nazionale di mediamente tre migranti ogni mille abitanti, che può certamente evitare  grandi concentrazioni numeriche in pochi Comuni  e, al tempo stesso, favorire un inserimento sociale e culturale dei richiedenti asilo”. A dirlo è il direttore generale della Fondazione Migrantes commentando la notizia del sindaco di Vitulano, nel Sannio,  che ha detto no a nuovi arrivi di migranti ed emesso un’ordinanza che impone un blocco fisico (con un cumulo di terra) all’unica strada di accesso. Successivamente raggiunge un’intesa con la Prefettura sul numero
dei rifugiati da accogliere (da 34 a 12), il blocco viene rimosso, e alla fine giunge anche la decisione del prefetto di chiudere la struttura privata.
Per Mons. Perego “Il problema vero, però, è che  il passaggio da 150.000 accoglienze nei CAS e nei CARA dei richiedenti asilo  agli SPRAR, dove oggi sono accolti 23.000 richiedenti asilo e rifugiati,  ha bisogno di tempi certamente non brevi. Pertanto, era importante spiegare ai sindaci, compreso quello di Vitulano, che prima di arrivare a questo regime virtuoso fosse necessario che dai meno di 1.000 comuni con uno SPRAR si passasse a tutti gli 8.000 Comuni. Più comunicazione istituzionale, anche in questo caso non sarebbe stata inutile, soprattutto per i richiedenti asilo che ne hanno fatto le spese e si sono sentiti rifiutati”. (R. Iaria)
 

Trentino: giovedì la presentazione del “Rapporto Immigrazione”

Trento - Una fotografia dell'immigrazione in Trentino. Questo in sintesi il “Rapporto Immigrazione” in Trentino promosso dal Cinform che sarà presentato giovedì 16 febbraio 2017, a  Trento (Aula Magna) l'edizione 2016 del Rapporto sull’immigrazione in Trentino La ricerca è curata dai sociologi Maurizio Ambrosini, Paolo Boccagni e Serena Piovesan. La presenza dei “nuovi cittadini” sul territorio provinciale è fotografata dal Rapporto prendendo in esame indicatori che analizzano l'ambito demografico, lavorativo, scolastico e sanitario senza dimenticare la dimensione abitativa, con particolare attenzione, in questa nuova edizione, anche al tema dei richiedenti protezione internazionale, informa una nota. Aprirà i lavori l'assessore provinciale alla Salute e Politiche sociali Luca Zeni, cui seguiranno gli interventi, fra gli altri, dei curatori Maurizio Ambrosini, Paolo Boccagni e Serena Piovesan.
 
 

“Roma, città multiculturale”: un convegno a Roma

Roma – “Roma, città multiculturale. Cosa succede nella nostra città? Un nuovo volto e nuove Sfide”. E’ questo il tema di un convegno che si svolgerà a Roma, sabato 18 febbraio dalle 10,00 alle 12,00 (Pontificio Seminario Maggiore, Piazza San Giovanni in Laterano, 4) promosso dall’Ufficio Migrantes e dal Centro missionario della diocesi di Roma.
Al convegno, moderato da Paola Springhetti, interverranno p. Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli, e l’urbanista Carlo Cellamare dell’Università “La Sapienza” di Roma. “E’ un convegno  - dice il direttore Migrantes, Mons. Pierpaolo Felicolo - che ci riguarda molto da vicino perché la tematica coinvolge tutto il mondo dell’emigrazione che ci vede protagonisti nella città di Roma”.
 

Caccia agli irregolari negli Usa: 3 milioni di immigrati a rischio deportazione

Washington D.C. - Dopo la sconfitta in tribunale, Donald Trump si appresta a firmare un nuovo decreto che renda più difficile l’ingresso negli Stati Uniti ad alcune categorie di persone. Nel frattempo, il governo Usa ha già cominciato a mettere in atto un altro ordine esecutivo, con il quale il Presidente Usa ha promesso di deportare tre milioni di immigrati senza documenti. Nell’ultima settimana sono state infatti «migliaia gli arresti in centinaia di raid in almeno sei Stati» da parte degli uomini dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE). Le operazioni, che secondo le autorità sono dirette contro criminali, hanno coinvolto in realtà anche migranti irregolari senza precedenti penali e con figli in possesso di cittadinanza statunitense – un gruppo che l’Amministrazione Obama aveva protetto dall’espulsione.
Il decreto del 25 gennaio scorso del nuovo capo della Casa Bianca amplia invece enormemente le linee guida inviate da Washington agli agenti dell’immigrazione sulle categorie da arrestare con urgenza. Oltre ad aver seminato paura nelle comunità di migranti, i raid hanno provocato un esodo di richiedenti asilo verso il Canada, raggiunto spesso a piedi attraversando campi innevati.
Ieri il Presidente Usa ha anche ribadito la sua determinazione a costruire il muro al confine con il Messico, respingendo le stime dei media che il suo costo sarà ben più alto delle previsioni della Casa Bianca.
Trump sabato ha però riservato le sue più velenose invettive via Twitter alla magistratura federale, colpevole di aver sospeso il suo stop all’ingresso negli Stati Uniti dei cittadini di sette Paesi islamici e dei rifugiati. «Il nostro sistema legale è a pezzi!», ha scritto il neo-presidente. Il capo dello staff della Casa Bianca, Reince Priebus, ha insistito che un appello alla Corte Suprema resta possibile, ma il presidente si è detto impaziente di ribadire il suo bando con un nuovo decreto. (Avvenire.it)
 
 

Svizzera: sì a “cittadinanza facile” per nipoti immigrati

Zurigo - Sì degli svizzeri alla naturalizzazione facilitata per i giovani stranieri di terza generazione: chiamati alle urne, gli elettori elvetici hanno approvato con il 60,4 % dei voti a favore una modifica costituzionale che consenta ai nipoti di immigrati sotto i 25 anni di affrontare meno ostacoli per ottenere il passaporto rosso crociato.
 

Migrantes “deludono” gli interventi urgenti in materia di immigrazione

 
Roma - “Deludono” gli interventi urgenti in materia d'immigrazione approvati dal Consiglio dei ministri venerdì scorso. A dirlo è il Direttore generale della Fondazione Migrantes, Mons. Gian Carlo Perego,  commentando un decreto che  prevede nuove misure sul fronte dell'immigrazione. Tra i motivi della delusione il “coniugare protezione internazionale e immigrazione illegale, immigrazione e sicurezza”. Per il direttore dell’organismo pastorale della CEI “si sognano centri di rimpatrio in ogni regione funzionali a un rimpatrio più  facile, ma in condizioni non chiare di tutela; mancano completamente misure che riconoscano il valore premiale di percorsi di inserimento sociale e culturali avviati da oltre un anno (neppure i lavori socialmente utili servono a questo), dimenticando il popolo sempre più numeroso di diniegati; nessun accenno al servizio civile per i rifugiati; la semplificazione dei procedimenti di esame non significa immediatamente capacità di riconoscere al meglio le storie dei richiedenti asilo e le forme migliori di protezioni”.
“Si è persa un'occasione importante – conclude Mons. Perego -  per percorsi e scelte già sperimentate sui territori,  nelle città e nei comuni e che favoriva dialogo sociale, inclusione sociale, sicurezza sociale dei richiedenti asilo e rifugiati”.