Primo Piano

La sfida migratoria in Europa e negli USA: un convegno da domani in Sicilia

Agrigento – Da domani al 9 giugno 2017, nell’auditorium “Rosario Livatino” del Consorzio Universitario di Agrigento, si apriranno i lavori della Conferenza Internazionale “La sfida migratoria in Europa e negli USA politiche e modelli di accoglienza a confronto”.
Il Consorzio di Agrigento come capofila di un progetto di rilevanza internazionale, ha organizzato l’evento in collaborazione con la Stony Brook University di New York (dove la conferenza si sposterà nei giorni 3 e 4 novembre 2017) e la Fondazione Migrantes e cinque Università Italiane.
Otto sessioni di studio in due giorni, più la proiezione del docufilm “Fuocoammare”, (alla fine dell’ultima sessione del 9 giugno), alla quale prenderanno parte cinquanta  tra studiosi e ricercatori di Università di ogni parte d'Italia e dall’estero, affrontando il tema da più punti di vista, da quello sociale a quello giuridico, non tralasciando l’accoglienza come problema etico e morale, offrendo a coloro i quali assisteranno alla Conferenza, un quadro preciso della situazione in cui verte ed eventuali e probabili soluzioni al tema spinoso delle migrazioni, problema non più localizzato, bensì di interesse Internazionale.
Alla Conferenza i cui lavori saranno introdotti dal Presidente del Consorzio Universitario di Agrigento, Gaetano Armao e dal Presidente del Comitato Scientifico Marcello Saija, interverranno Istituzioni religiose militari, politiche e sociali. Tra questi l’Arcivescovo di Agrigento, il Card.  Francesco Montenegro, Mons Guerino Di Tora,  Presidente della Fondazione Migrantes, il Prefetto di Agrigento, Nicola Diomede, la Vice Presidente della Regione Sicilia Mariella Lo Bello  il Prorettore dell’Università di Palermo Fabio Mazzola.
 

Costruire ponti tra la gente: l’esperienza del progetto Intercongregazionale ad Agrigento

Agrigento - Da un anno e mezzo sono presenti, nella diocesi di Agrigento, tre suore del Progetto Intercongregazionale della Unione Internazionale delle Superiore Generali. Queste hanno declinato un Progetto Migranti Sicilia, nato in risposta all’appello di Papa Francesco ai religiosi dopo il primo
dei tanti naufragi a Lampedusa.
Le incontriamo nel loro appartamento, nel centro storico di Agrigento. Ad accoglierci con la cordialità di sempre sr. Vicky della Repubblica Democratica del Congo, sr Mària della Polonia e sr Lemlem dell’Eritrea. Le conosciamo da quando sono arrivate e più volte abbiamo avuto occasione di uno scambio sul tema che sta a cuore a loro e a noi Missionarie Secolari Scalabriniane: la presenza di migranti, ospiti soprattutto nelle comunità di prima e seconda accoglienza ad Agrigento. Le tre suore partecipano mensilmente all’incontro del Coordinamento Migranti, una sorta di riunione di aggiornamento che il Servizio Migrantes propone a persone ed istituzioni diocesane che, a diverso titolo e in modo diverso, operano a contatto con i nuovi arrivati di altra nazionalità.
Siete qui per un Progetto molto particolare: di che cosa si tratta?
Siamo qui ad Agrigento perché l’arcivescovo Francesco (il card. Montenegro, ndr) ha accettato di accoglierci nella sua diocesi, chiedendoci di essere una comunità che sia testimonianza del vivere insieme da diverse paesi, culture, congregazioni: “Il più importante non è quello che farete ma la
testimonianza della vostra vita comune”.
Siete infatti di nazionalità e congregazioni diverse, con carismi diversi. Non è una sfida?
A volte questa testimonianza è una missione in sé stessa. Può anche diventare un messaggio forte ed incoraggiante e un invito a credere che l’esperienza della Pentecoste può essere ancora viva e presente nella nostra realtà attuale. Nel vivere unite con differenti nazionalità, spiritualità, culture, etnie, lingue cerchiamo di essere ponte tra il popolo che ci accoglie e i migranti che provengono da
tante culture, etnie, religioni e paesi diversi. Nel servizio, mettiamo insieme le ricchezze dei nostri carismi, culture, esperienze per il bene della missione e di quelli di cui ci prendiamo cura. Ma non è sempre facile. Ciascuna di noi deve dare il meglio di sé perché questa comunità diventa ogni giorno
una Betania per noi e per quelli che si avvicinano a noi. Attualmente siamo in tre ad Agrigento, ma altre due comunità fanno parte del progetto: una a Caltanissetta e una a Ramacca (diocesi di Caltagirone). I vescovi di queste tre diocesi hanno chiesto una comunità internazionale e intercongregazionale: siamo riconoscenti a questi vescovi e a tutte le persone che ci hanno accolte.
Quali finalità vi proponete?
Lo scopo del progetto è quello di costruire ponti tra la popolazione che ci accoglie e i migranti che arrivano sul territorio. Per questo abbiamo tanti sogni e desideri: far conoscere la realtà dei migranti che spesso vivono ai margini e verso i quali ci sono tanti negativi pregiudizi; impegnarci insieme ad
altri a incoraggiare i migranti e ad aiutarli a integrarsi nelle società di accoglienza; collaborare con tutti i gruppi religiosi e laici che lavorano nello stesso ambito e con gli stessi scopi…condividendo idee, esperienze, informazioni a livello diocesano e, perché no? europeo, per migliorare i nostri impegni in favore di questi fratelli e sorelle marginalizzati. Unire le nostre forze per un migliore servizio.
Come vi siete trovate nell’ambiente agrigentino?
I primi mesi sono stati pieni di sfide: dovevamo conoscerci tra noi per costruire la comunità; scoprire il nuovo ambiente con il suo popolo, la sua cultura, imparare la lingua e trovare lavoro. Pian piano abbiamo trovato piccoli impegni qui e là (mensa della solidarietà, servizi diversi alla Caritas: ad esempio al centro di ascolto, al rifugio notturno; visite ai migranti all’ospedale, incontri
dei migranti per strada, collaborazione con alcune parrocchie in diversi ambiti, inclusa l’accoglienza dei migranti). Attualmente andiamo al centro di accoglienza di Siculiana, Villa Sikania per essere una presenza di chiesa tra i numerosi migranti che passano per il centro. Preghiamo, soffriamo
con loro, ma soprattutto, proviamo a risvegliare in loro la speranza nella situazione difficile che stanno vivendo. Da poco  siamo presenti anche in strutture più piccole di seconda accoglienza. Sentiamo ogni giorno l’importanza dell’invito del Papa ad andare alle periferie esistenziali, perché
questi fratelli e sorelle migranti sono tra i più vulnerabili della nostra società. La grande maggioranza di loro è vittima del vergognoso crimine contro l’umanità che è la “tratta degli esseri umani”. (Mariella Guidotti- Migrantes Agrigento)
 

Trento: al Villaggio SOS accolte madri nigeriane

Trento – “Il mondo è un villaggio”, teorizzava il massmediologo Marshall McLuhan. Lo aveva forse anticipato l’orfano austriaco Hermann Gmeiner che, nel 1949, lanciò ad Imst la formula dei Villaggi SOS, esportata poi in 133 Paesi. Ed è entrato il mondo pochi giorni fa nel primo Villaggio SOS italiano, sorto a Trento nel 1963, dove in una delle 10 casette un tempo abitate solo da ragazzi italiani usciti dagli istituti e poi da famiglie in difficoltà si sono diffuse voci africane e profumi di spezie. Quattro donne nigeriane con i loro quattro bambini (uno dei quali venuto alla luce in Italia) hanno potuto riprendersi dalla fatica e dall’ansia del loro viaggio sui barconi grazie all’ospitalità della famiglia allargata del Villaggio. Dove questa volta la figura perno della mamma – anima educativa di ogni nucleo SOS – è rappresentata da una donna africana, con l’aiuto discreto degli operatori SOS che rinnovano così la loro tradizione d’accoglienza avviata negli anni Sessanta.
«Il Villaggio non poteva non fare la sua parte», osserva il presidente Alberto Pacher, già sindaco della città. «Perché questo progetto sia efficace serve l’aiuto di tutta la collettività», anticipa il direttore Giovanni Odorizzi, dentro la progettualità di un anno. Un esempio per quanti – Comuni e privati – fanno ancora fatica ad accogliere: aprire una casa o una porta in più – rendere il proprio Villaggio un mondo – è possibile anche laddove si affrontano ogni giorno le conseguenze del disagio infantile. (Diego Andreatta)
 
 

Rom e sinti: a Cosenza la seconda tappa 2017 di LabRom

Cosenza - Dopo la prima tappa di Sesto Fiorentino, LabRom (Laboratorio nazionale sulla “questione rom”) si sposta a Cosenza, dove, presso la Parrocchia San Nicola, sabato 10 e domenica 11 giugno verrà organizzato l’evento: “Ghetto Italia. La segregazione abitativa in Calabria: analisi, esperienze e proposte”. Giunto alla sua seconda annualità LabRom è uno spazio informale di conoscenza, incontro e confronto tra soggetti che a vario titolo si occupano della “questione rom” e delle questioni sociali che riguardano anche, ma non soltanto, i rom. LabRom nasce dall’esigenza di mettere in rete le conoscenze e le pratiche che ognuno ha sperimentato nei propri territori, valorizzandole in un processo di scambio e apprendimento reciproco. Il tema della segregazione abitativa sarà affrontato a Cosenza, esaminando i dati riferiti al fenomeno e presentando esperienze e racconti di vita, attraverso una prima analisi del fenomeno a livello nazionale e un focus rispetto alla Regione Calabria. Ampio spazio sarà dato all’aspetto propositivo rispetto alle possibili prospettive di uscita dalla dimensione “ghetto”.
Nel corso della due giorni sarà esposta la Mostra fotografica “Ruspe contro violini”, del giornalista Francesco Mollo, relativa allo sgombero della comunità rom rumena avvenuto nella città di Cosenza nel 2015. Tra i promotori dell’iniziativa di Cosenza l’ufficio diocesano Migrantes, l’Associazione 21 luglio, l’Associazione Mo.C.I. (Movimento Cooperazione Internazionale di Cosenza), l’Associazione Terra di Confine Onlus di Catanzaro.
 
 

Agrigento: l’8 e 9 giugno simposio su “La sfida migratoria in Europa e negli Usa”

Agrigento - “La sfida migratoria in Europa e negli Usa: politiche e modelli d’accoglienza a confronto” è il tema della conferenza internazionale che l’8 e il 9 giugno si terrà ad Agrigento, nell’Auditorium “Rosario Livatino”. I diversi aspetti delle migrazioni  e obiettivi, al centro della prima sessione del convegno, alla quale interverrà anche il Presidente della Fondazione Migrantes, Mons. Guerino Di Tora, saranno esplorati anche il 3 e 4 novembre 2017 alla New York State University at Stony Book per la seconda sessione.
Cause dei movimenti migratori; modelli di accoglienza; cultura e legislazione dell’accoglienza nel recente divenire prospettive per i Paesi d’esodo sono i temi principali della conferenza internazionale. Particolare attenzione sarà  rivolta alla prospettiva comparativa USA-EU.
A promuovere l’evento culturale, il Consorzio Universitario di Agrigento, la diocesi di Agrigento, l’Università degli Studi di Palermo, l’Università degli Studi di Messina, State University of New York at Stony Brook e la Fondazione Migrantes.
 

Accoglienza: domani la presentazione a Milano del volume di don Mimmo Zambito

Milano - Sarà presentato domani, mercoledì 7 giugno, alle ore 18 nella Sala delle Assemblee Ubi Banca a Milano il volume "Accoglienza", una riflessione proposta da don Mimmo Zambito, già parroco di Lampedusa.
Testimone diretto e attento osservatore dei fatti accaduti sull’isola e dell’immane tragedia degli sbarchi di migranti, delle loro morti e dell’opera immensa dei loro salvataggi, don Mimmo Zambito indaga con puntualità e attenzione il tema dell’accoglienza e rilancia le provocazioni che esso pone alle coscienze di ogni donna e uomo del nostro tempo. Con un linguaggio estremamente ricco di immagini e suggestioni, cariche di emotività e passione per l’umanità sofferente, Zambito offre un saggio di grande efficacia capace di far riflettere, discutere e orientare l’impegno civile, sociale ed ecclesiale verso nuovi orizzonti.
«Accoglienza – dice don Mimmo – è questione attualissima: sollecita a occupare spazi o piuttosto a generare processi nel tempo? Ci sollecita a guardare insieme alla realtà oppure a scontrarci sul terreno delle ideologie? Accoglienza è questione di cura, di custodia, di chinarsi a prestare ascolto, soccorso e infine comunque a proteggere.» L’analisi sulla parola è aperta dalla riflessione sull’icona biblica dell’incontro tra il profeta Elia e la vedova di Sarepta di Sidone, proposta da don Bortolo Uberti.
 

Le migrazioni hanno un Film Festival

Roma - Il link tra cibo e integrazione è forte e se n’è reso ben conto Carlin Petrini, anima di Slow Food e fondatore dell’Università di Scienze Gastronomiche che promuove a Pollenzo (Cuneo) dal 10 al 12 giugno il Migranti Film Festival. Si tratta di una rassegna di 2509 film provenienti da 113 paesi, di cui 174 italiani. «Il Migranti Film Festival di Pollenzo nasce da un’esigenza degli studenti e punta su una visione olistica della gastronomia. La formazione degli studenti si rafforza grazie all’esperienza dei viaggi didattici. Gli studenti volevano raccontare la relazione che instaurano con l’altro e i film sono uno strumento di confronto » racconta Dario Leone, direttore artistico della rassegna, che vuole presentare il tema dal punto di vista culturale e non solo come emergenza sociale. Carlo Petrini, si è detto «orgoglioso di questi nostri ragazzi che in due mesi e con solo 20mila euro sono riusciti a dare vita a un festival di questa portata, che ha una valenza politica oltre che estetica, come dimostra anche la risposta di una straordinaria giuria. La volontà di questo festival è affiancare a film belli ed emotivamente coinvolgenti un messaggio politico. I fenomeni migratori non vanno governati, ma accompagnati. Non ha senso rigenerare vecchi hotel e trasformarli in strutture di accoglienza, è evidente l’intento del profitto. Senza il coinvolgimento della comunità non c’è ospitalità».
 

Papa Francesco: ipocrisia uccide le comunità, linguaggio cristiano sia veritiero

Città del Vaticano -  “L’ipocrisia non è il linguaggio di Gesù”, né deve esserlo dei cristiani giacché “l’ipocrita è capace di uccidere una comunità”. E’ quanto affermato da Papa Francesco nella Messa mattutina a Casa Santa Marta. Il Pontefice ha ribadito che, seguendo l’esempio di Gesù, il linguaggio dei cristiani deve essere veritiero ed ha messo in guardia dalle tentazioni dell’ipocrisia e dell’adulazione.
“Ipocriti”. Papa Francesco ha messo l’accento nell’omelia a Santa Marta su questa parola che Gesù usa tante volte per qualificare i dottori della legge. Sono ipocriti, ha osservato, perché “fanno vedere una cosa ma ne pensano un’altra, come la stessa etimologia della parola dice”. L’ipocrisia non è il linguaggio di Gesù, non è il linguaggio dei cristiani. Questi dottori della legge “parlano, giudicano”, ma pensano un’altra cosa. Questa è l’ipocrisia.
“E l’ipocrisia non è il linguaggio di Gesù. L’ipocrisia non è il linguaggio dei cristiani. Un cristiano non può essere ipocrita e un ipocrita non è cristiano. Questo è così chiaro. Questo è l’aggettivo che Gesù usa di più con questa gente: ipocrita. Vediamo come procedono questi. L’ipocrita sempre è un adulatore o in tono maggiore o in tono minore ma è un adulatore”.
Costoro, infatti, cercano di adulare Gesù. “Gli ipocriti – è stato il suo commento – sempre incominciano con l’adulazione”. L’adulazione, ha proseguito Francesco, è anche “non dire una verità, è esagerare, è far crescere la vanità”. Ha così rammentato il caso di un prete, “conosciuto tanto tempo fa”, che si beveva “tutte le adulazioni che gli facevano, era la sua debolezza”.
L’adulazione, ha detto ancora, incomincia “con cattiva intenzione”. E’ il caso proprio dei dottori della legge, come narra il passo del Vangelo odierno, che mettono alla prova Gesù, cominciando con l’adulazione e ponendo poi una domanda per farlo cadere in fallo: “E’ giusto pagare a Cesare, è giusto?”:
“L’ipocrita ha questa doppia faccia. Ma Gesù conoscendo la loro ipocrisia, dice chiaramente: ‘Perché volete mettermi alla prova, portatemi un denaro, voglio vederlo’. Sempre Gesù agli ipocriti e agli ideologici risponde con la realtà. La realtà è così, tutto l’altro è o ipocrisia o ideologia. Ma questa è la realtà: portatemi un denaro. E fa vedere come è la realtà, risponde con quella saggezza del Signore: ‘Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare - la realtà era che il denaro aveva l’immagine del Cesare - e quello che è di Dio a Dio’”.
Il terzo aspetto, ha soggiunto il Papa, “è che il linguaggio dell’ipocrisia è il linguaggio dell’inganno, è lo stesso linguaggio del serpente a Eva, è lo stesso”. Comincia con l’adulazione per poi distruggere le persone, persino “strappa la personalità e l’anima di una persona. Uccide le comunità”. “Quando ci sono ipocriti in una comunità – ha ammonito – c’è un pericolo grande lì, c’è un pericolo molto brutto”. Il Signore Gesù ci ha detto: “Sia il vostro parlare: sì, sì, no, no. Il superfluo procede dal maligno”.
“Quanto male fa alla Chiesa l’ipocrisia”, ha detto con amarezza il Pontefice. E ha messo in guardia da “quei cristiani che cadono in questo atteggiamento peccaminoso che uccide”:
“Ricordiamo questo: incomincia con l’adulazione, soltanto si risponde con la realtà. Non mi vengano con queste storie, la realtà è questa, come con l’ideologia, questa è la realtà. E alla fine è lo stesso linguaggio del diavolo che semina quella lingua bifida nelle comunità per distruggerle. Chiediamo al Signore che ci custodisca per non cadere in questo vizio dell’ipocrisia, del truccarci l’atteggiamento ma con cattive intenzioni. Che il Signore ci dia questa grazia: ‘Signore, che io mai sia ipocrita, che sappia dire la verità e se non posso dirla, stare zitto, ma mai, mai, un’ipocrisia’”. (A. Gisotti)
 

Migranti e desaparecidos in Messico. Mons. Guardiola (CEM): “Non possiamo tacere ma vogliamo anche agire”

Città del Messico - "Non possiamo tacere, ma oltre a parlare vogliamo anche agire”. Appare risoluto, Mons. Alfonso Gerardo Miranda Guardiola, Segretario Generale della Conferenza Episcopale Messicana (CEM), oltre che vescovo ausiliare di Monterrey, intervistato dal Sir sulla reazione della  Chiesa messicana alla spirale di violenza nella quale è caduto il Paese. Drammatico il bollettino delle uccisioni (in particolare di sacerdoti e giornalisti), delle persone scomparse, di atti violenti. Il narcotraffico pervade come un cancro la società. In seguito allo storico viaggio di papa Francesco dello scorso anno, "tutta la Chiesa è chiamata ad alzare la voce in modo chiaro" afferma Mons. Miranda richiamando i  pronunciamenti di CEM, Dipartimenti pastorali, singoli vescovi. "Abbiamo attivato - spiega - un Osservatorio su ciascuna delle due grandi situazioni che maggiormente ci interpellano: i migranti e le persone scomparse. Alcune stime parlano di almeno 30mila desaparecidos in venticinque anni". La maggior parte sepolta in fosse clandestine e mai identificata. Oltre alla denuncia, la Chiesa del Messico punta a dare vita a progetti pastorali di accompagnamento delle vittime della violenza e dei loro familiari: "Un Progetto nazionale per la Costruzione della pace" di cui si sta occupando Mons. Carlos Garfias Merlos, arcivescovo di Morelia e responsabile del settore “Giustizia, pace e riconciliazione” della Cem, che ha chiesto un Piano pastorale per la pace in ogni diocesi: formazione di sacerdoti, centri di ascolto e la costruzione di "reti tra i vari attori impegnati nella costruzione della pace: Chiesa, Governo, società civile, professionisti…". Importante il dialogo della Chiesa con il Governo." Stiamo per festeggiare i 25 anni di ristabilimento delle relazioni tra Governo e Chiesa". Quanto ai migranti, Mons. Miranda segnala la "ottima relazione di lavoro tra vescovi delle diocesi frontaliere sia messicane che statunitensi". "Non sappiamo che cosa si siano detti", è il commento all'incontro del Papa con Trump; "sappiamo solo che dobbiamo continuare ad operare in difesa della dignità dei migranti".
 
 

Venezuela: Papa Francesco incontrerà i vescovi del Paese

Città del Vaticano – Giovedì, 8 giugno, Papa Francesco riceverà in udienza il Consiglio di Presidenza della Conferenza Episcopale del Venezuela. L'incontro – spiega il direttore della Sala Stampa della santa Sede, Greg Burke,  è stato “richiesto dalla medesima Conferenza Episcopale che desidera parlare con il Papa della situazione del Venezuela”. Recentemente – ha riferito l’agenzia vaticana Fides - l’arcivescovo di Caracas, il card. Jorge Urosa Savino, ha chiesto “la soluzione del problema politico ed economico” del paese, “la cessazione della violenza, la fine della repressione del popolo nelle manifestazioni, il rispetto dei diritti umani, in particolare verso i detenuti politici, la riconciliazione e la pace”. Un Pase, quello venezuelano, che attraversa una crisi economica senza precedenti e che tocca molti dei 125mila (secondo i tali del rapporto “Italiani nel Mondo” della Fondazione Migrantes) italiani che vivono in questo Paese. Sono tanti, infatti, i nostri connazionali anziani e pensionati che si rivolgono agli uffici consolari chiedendo aiuto per l’acquisto di generi alimentari e medicine  o una visita medica, etc.
Attraverso un comunicato, l’Ambasciata d’Italia in Venezuela ha precisato che “i fondi per l’assistenza, il cui ammontare è stato recentemente aumentato dal Governo italiano, sono prioritariamente destinati ai concittadini che si trovino in condizioni di indigenza e che saranno valutate dagli Uffici consolari in Venezuela”. Recentemente l’Ambasciata italiana ha informato che “i fondi per l’assistenza, il cui ammontare è stato recentemente aumentato dal Governo italiano, sono prioritariamente destinati ai concittadini che si trovino in condizioni di indigenza e che saranno valutate dagli Uffici consolari in Venezuela”
 

Migranti: a Trapani sbarca anche una bimba orfana di 15 mesi

Milano – C’è anche una bimba di 15 mesi, orfana, fra i 125 migranti sbarcati ieri mattina al porto di Trapani dalla nave Ong Vos Hestia di Save the Children. La bimba ha perso la madre in un naufragio durante la traversata in mare, sabato scorso. Di lei, dopo la prima assistenza, si occuperanno i Servizi sociali del Comune di Trapani.
Dei 125 migranti trasportati dalla nave, una decina ha ustioni chimiche; 25 sono i minori e solo 4 di loro risultano accompagnati. Tanti minorenni soli anche a Pozzallo: la nave Golfo Azzurro della Ong spagnola Procativa Open arms ha sbarcato 389 migranti, tra cui, 91 donne – sei delle quali incinte - 9 neonati e 11 bimbi; 84 i minori non accompagnati. Sarebbero tutti stati recuperati durante due operazioni distinte, da un peschereccio e da un gommone in difficoltà. Con questi ultimi arrivi, da gennaio ad oggi sono esattamente 60.388 gli stranieri sbarcati, in aumento del 24,26% rispetto allo stesso periodo del 2016. Il picco degli arrivi si è registrato a maggio (22.953). Provengono soprattutto da: Nigeria (8.590), Bangladesh (6.863) e Guinea (5.594). Sono 6.193 i richiedenti asilo ricollocati in altri Paesi europei (la relocation è aggiornata al 26 maggio) con Germania in testa. Si tratta di 5.686 adulti e 504 minori accompagnati. Soltanto 3 sono invece i minori non accompagnati ricollocati. Dall’inizio dell’anno al 19 maggio i minori stranieri arrivati soli in Italia sono 6.242. Intanto dalla Libia arrivano nuove e terribili notizie. Sette migranti africani sarebbero morti soffocati in un camion frigorifero abbandonato da trafficanti, a una cinquantina di chilometri a est di Tripoli. Lo scrive il sito Libya Akhbar citando "responsabili libici". I migranti morti erano rimasti chiusi nel camion per due giorni assieme ad altre 28 persone, tra cui cinque donne, a Gars Garabulli, un "noto punto di partenza" per l’Italia. La notizia è confermata anche alla France presse da un funzionario della lotta all’immigrazione irregolare. «A bordo c’erano 35 migranti clandestini. Sfortunatamente sette di loro erano già morti. I 28 sopravvissuti sono stati soccorsi e stanno bene», ha detto Adel Mostafa. Non è invece chiaro perché i trafficanti abbiano abbandonato il veicolo e i migranti. (D. Fas. – Avvenire)
 

Papa Francesco: fare opere di misericordia è condividere, compatire e rischiare

Città del Vaticano - Le opere di misericordia non siano un fare l’elemosina per scaricarsi la coscienza, ma condividere e partecipare alla sofferenza degli altri, anche a proprio rischio e lasciandosi scomodare. Così il Papa nella Messa del mattino celebrata a Casa Santa Marta nel giorno in cui la Chiesa ricorda San Bonifacio martire, apostolo della Germania.
Lo spunto per l’omelia di Papa Francesco è la prima lettura, tratta dal Libro di Tobia. Gli ebrei sono stati deportati in Assiria: un uomo giusto, di nome Tobi, aiuta i connazionali poveri e - a rischio della propria vita – seppellisce di nascosto gli ebrei che vengono uccisi impunemente. Tobi prova tristezza di fronte alla sofferenza degli altri. Di qui la riflessione sulle 14 opere di misericordia corporale e spirituale. Compierle - spiega Francesco - non significa solo condividere ciò che uno possiede, ma compatire: “Cioè soffrire con chi soffre. Un’opera di misericordia non è fare una cosa per scaricare la coscienza: un’opera di bene così sono più tranquillo, mi tolgo un peso di dosso … No! E’ anche compatire il dolore altrui. Condividere e compatire: vanno insieme. E’ misericordioso quello che sa condividere e anche compatire i problemi delle altre persone. E qui la domanda: io so condividere? Sono generoso? Sono generosa? Ma anche quando vedo una persona che soffre, che è in difficoltà, anche io soffro? So mettermi nelle scarpe altrui? Nella situazione di sofferenza?”.
Agli ebrei deportati in Assiria era vietato seppellire i propri connazionali: potevano essere a loro volta uccisi. Così Tobi rischiava. Compiere opere di misericordia – afferma il Papa – significa non solo condividere e compatire, ma anche rischiare: “Ma tante volte si rischia. Pensiamo qui, a Roma. In piena guerra: quanti hanno rischiato, incominciando da Pio XII, per nascondere gli ebrei, perché non fossero uccisi, perché non fossero deportati! Rischiavano la pelle! Ma era un opera di misericordia salvare la vita di quella gente! Rischiare”.
Papa Francesco sottolinea altri due aspetti. Chi compie opere di misericordia può essere deriso dagli altri - com’è capitato a Tobi – perché è considerata una persona che fa cose pazze invece di starsene tranquilla. E poi è uno che si lascia scomodare: “Fare opere di misericordia scomoda. ‘Ma io ho un amico, un’amica, malato, vorrei andare a visitarlo, ma non ho voglia … preferisco riposare o guardare la tv … tranquillo’. Fare le opere di misericordia sempre è subire scomodità. Scomodano. Ma il Signore ha subìto la scomodità per noi: è andato in croce. Per darci misericordia”.
Chi “è capace di fare un’opera di misericordia” - sottolinea il Papa – è “perché sa che lui è stato misericordiato, prima; che è stato il Signore a dare la misericordia a lui. E se noi facciamo queste cose, è perché il Signore ha avuto pietà di noi. E pensiamo ai nostri peccati, ai nostri sbagli e a come il Signore ci ha perdonato: ci ha perdonato tutto, ha avuto questa misericordia” e noi “facciamo lo stesso con i nostri fratelli”. “Le opere di misericordia - conclude Francesco - sono quelle che ci tolgono dall’egoismo e ci fanno imitare Gesù più da vicino”. (Sergio Centofanti – Radio vaticana)
 
 

Esclusi gli stranieri: a rischio il concorso per 800 cancellieri

Firenze - Finisce davanti ai giudici il concorso per cancelliere bandito dal Ministero della Giustizia: il tribunale di Firenze lo ha sospeso ordinando di ammettere alle prove anche i candidati comunitari e gli stranieri in regola col permesso di soggiorno, che erano stati esclusi. Ma il Ministero ha impugnato la sentenza e martedì 6 ci sarà l’udienza. La vicenda, che riguarda le prove per 800 posti da assistente giudiziario, richiama, specularmente, quella dei direttori dei musei: in quel caso i nominati sono stati «bocciati» dal Tar perché stranieri. Più volte il Guardasigilli Andrea Orlando aveva ricordato che, a 20 anni dall’ultima selezione, il concorso era una risposta alla cronica mancanza di personale amministrativo negli uffici giudiziari.
Le domande presentate dai candidati sono state 308.385. La platea dei partecipanti, spiegava un comunicato del Ministero, era composta per il 61% da donne e il 39% da uomini; per il 47% da diplomati e il 53% da laureati; per il 68% da candidati del sud, il 21% del centro e l’11% del nord. Campania (65.227 candidati), Sicilia (62.479) e Lazio (39.006) le regioni più rappresentate. Nessuno straniero, però, perché il bando prevedeva il possesso della cittadinanza italiana. Ed è stato proprio questo a provocare la battuta d’arresto. Una signora albanese, Mehillaj Orkida, assistita dalla onlus L’Altro Diritto si è opposta. L’associazione, tramite il suo presidente, il professor Emilio Santoro, docente al Dipartimento scienze giuridiche dell’Università di Firenze, ha prima presentato una diffida al ministero, in cui si specificava che la richiesta della cittadinanza italiana costituisse una discriminazione vietata dalla normativa italiana e Ue. In mancanza di risposte è così partito il ricorso accolto il 27 maggio dal tribunale di Firenze e contro cui si è appellato il ministero della Giustizia che rischia di dover far svolgere nuovamente le prove.
 
 

“Non sei un nemico”: il laboratorio che insegna il linguaggio dell’accoglienza

Roma - Si è concluso all’Università Europea di Roma il quarto anno del Laboratorio di comunicazione 'Non sei un nemico!', fondato e diretto dal giornalista Carlo Climati. L’obiettivo è sensibilizzare i giovani ad una nuova forma di comunicazione, a creare linguaggi che possano rappresentare un ponte, contribuendo all’accoglienza e all’abbattimento di muri, ostacoli, sospetti e diffidenze. «Papa Francesco ci invita a vivere la cultura dell’incontro», ha detto Climati. Un messaggio molto importante, che tutti possiamo mettere in pratica attraverso i piccoli gesti della vita quotidiana». In questo senso il Laboratorio, attraverso testimonianze concrete, ha cercato di mostrare ai giovani che esiste un mondo silenzioso, fatto di costruttori di pace e di dialogo, che sembra quasi non fare notizia». Come sempre sono state esplorate diverse forme di comunicazione: dal giornalismo ai social network, dalla musica alla radio, dalla televisione ai fumetti, dalle relazioni virtuali al dialogo nella vita quotidiana. Le attività del Laboratorio 'Non sei un nemico!' riprenderanno ad ottobre 2017.
 
 

Torino: a fuoco il campo nomadi

Torino - Un incendio nel campo rom di via Germagnano, a Torino, ha fatto riemergere tensioni latenti con i residenti dei quartieri limitrofi. Secondo le ricostruzioni, nella notte tra mercoledì e giovedì, sarebbe stato nuovamente acceso un rogo per bruciare rifiuti e materiale plastico: un fumo nero, acre, si è immediatamente alzato nell’aria, rendendo l’atmosfera irrespirabile. Non è la prima volta che accade. Una cinquantina di residenti del quartiere Rebaudengo, definendosi «esasperati», è allora scesa in strada e ha bloccato il traffico della strada ad alta percorrenza lì vicino, tentando poi di entrare nel campo rom. Solo l’intervento dei poliziotti, schierati davanti all’ingresso in tenuta antisommossa, ha impedito che la tensione salisse ulteriormente, fino a un vero e proprio scontro. I roghi sono stati spenti dai Vigili del fuoco ma, nel frattempo, alcuni residenti hanno anche provato a distruggere delle baracche che si trovano ai limiti del campo. «La situazione è insostenibile e la zona è completamente degradata. Abbiamo paura per la nostra sicurezza personale – dicono i residenti della zona - e, a causa di questi roghi, temiamo anche per la nostra salute». A fine marzo, in realtà, il Consiglio Comunale di Torino aveva approvato all’unanimità un ordine del giorno che invitava Sindaca e Giunta comunale ad attivarsi presso la Regione Piemonte affinché fosse «individuato un adeguato piano di biomonitoraggio su un campione di cittadini residenti in aree adiacenti le baraccopoli torinesi – dove vengono spesso appiccati incendi per bruciare materiali di composizione eterogenea – e un campione di residenti in aree più lontane dai roghi tossici». Si chiedeva anche di monitorare chi lavora o fa volontariato nella zona. Intanto, il lavoro per l’integrazione continua, pur tra mille difficoltà. Don Claudio Curcetti è stato missionario in Africa e ora fa parte dell’Ufficio pastorale migranti (Migrantes) dell’Arcidiocesi di Torino. Da quattro anni si occupa di questo tema: «A Torino l’anno scorso si è già liberato un altro campo rom in Lungo Stura e, come diocesi, ci siamo impegnati insieme alle istituzioni per collocare diverse famiglie in delle vere case. Anche in questo caso è necessario seguire la stessa modalità, puntando sui giovani e sulla scolarizzazione. Il solo sgombero non serve a nulla, se non a spostare i problemi da un’altra parte. Noi ci stiamo impegnando per trovare loro una casa, ma sarà comunque necessario continuare a seguirli, in un vero processo di integrazione». (Danilo Poggio – Avvenire)
 
 

Card. Bassetti: “l’equazione migrante-criminale è un pregiudizio radicato nell’egoismo”

Roma – “Sono veri e propri crocifissi della storia coloro che si imbarcano sulle carrette del mare diretti verso l’Europa. Spesso riescono ad approdarci, talvolta muoiono in quei mari diventati cimiteri delle loro speranze e del loro desiderio di pace, riscatto, dignità. Purtroppo anche nella nostra Italia solidale emerge un’indole del rifiuto favorita dalla crisi e amplificata dalla demagogia”. A dirlo il nuove presidente della Cei in una lunga intervista al quotidiano Avvenire parlando dei migranti e rifugiati che arrivano sulle nostre coste. Per il presidente dei vescovi italiani “l’equazione migrante-criminale, proposta anche dai media, non è solo una falsità ma anche un pregiudizio radicato nell’egoismo. È necessario superare l’indifferenza e anteporre ai timori un generoso atteggiamento di accoglienza”. La Chiesa italiana – ha aggiunto il card. Bassetti – “sta dando l’esempio anche ricevendo critiche cui, però, non bada. Inoltre tante famiglie e associazioni sono diventate ‘abbraccio caloroso’ per chi fugge dalle guerre e dalla miseria. Di fronte agli sforzi italiani, l’Europa dovrebbe fare molto di più. Basta muri, fili spinati, decisioni di stampo nazionalistico. Se l’Europa vuole essere casa comune, deve partire proprio da un rinnovato e differente impegno nel campo dell’accoglienza. Accoglienza che significa anche rispetto da parte di chi arriva di regole e tradizioni. Il che non vuol dire cancellazione delle differenze ma arricchimento reciproco senza imposizioni o stravolgimenti. Certo – spiega Bassetti -  i fenomeni migratori si affrontano andando alle radici, ossia intervenendo sulle cause che li provocano”. Il porporato evidenzia la campagna CEI “Liberi di partire, liberi di restare” che prevede una progettazione a partire dalle realtà locali nei Paesi d’origine, in quelli di transito e in Italia.
 

Da gennaio 60.200 sbarcati Anci: l’accoglienza diffusa è vincente

Roma - Con i quasi diecimila arrivi nell’ultima settimana, il conto degli sbarchi nel 2017 ha superato quota 60mila, il 29% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, quando erano stati 46mila. Secondo i dati aggiornati, diffusi dal Viminale, i nigeriani sono in testa tra le nazionalità delle persone sbarcate (8.120), seguiti da bengalesi (7.567) e guineani (6.144). In cinque mesi, i minori non accompagnati giunti in Italia via mare sono 6.242, ma il dato non conteggia ancora i numerosi arrivati degli ultimi giorni. La Lombardia rimane sempre la regione con il maggior numero di migranti ospitati (il 13% del totale), seguita da Campania e Lazio (9%). E proprio la distruzione dei migranti sul territorio è stato uno dei temi affrontati ieri nel corso di un vertice al Viminale tra il ministro Marco Minniti e il presidente dell’Anci e sindaco di Bari, Antonio Decaro, accompagnato dal delegato per le politiche migratorie, Matteo Biffoni. «Un incontro molto positivo» lo ha definito Decaro. «A distanza di soli cinque mesi dal concreto avvio del piano di ripartizione nazionale dei richiedenti asilo e rifugiati – spiega il presidente dell’Anci – abbiamo raggiunto un buon risultato: le graduatorie pubblicate dimostrano che i Comuni stanno rispondendo con un graduale incremento dei posti Sprar. Naturalmente per noi amministratori è fondamentale che la clausola di salvaguardia sia davvero rispettata: i Comuni che presentano progetti per l’accoglienza devono vedersi garantito un numero di migranti proporzionato alla popolazione residente. È l’accoglienza diffusa l’unico sistema che garantisce l’integrazione e tutela i cittadini. Va garantito il diritto di chi viene accolto ma nel rispetto del diritto di chi accoglie».
 

Papa Francesco: “nel 2019 un mese straordinario per le missioni”

Città del Vaticano - Un tempo forte e di riflessione per rimettere a fuoco la missionarietà della Chiesa: è l’iniziativa annunciata da papa Francesco durante l’udienza di sabato scorso in Vaticano, con i 179 partecipanti all’Assemblea generale delle Pontificie opere missionarie. A questo obiettivo verrà dedicato infatti il mese di ottobre del 2019. «Per rinnovare l’ardore e la passione – ha detto Bergoglio – ho accolto con molto favore la vostra proposta, elaborata assieme alla Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli, di indire un tempo straordinario di preghiera e riflessione sulla missio ad gentes. Chiederò a tutta la Chiesa di dedicare il mese di ottobre dell’anno 2019 a questa finalità». All’incontro era presente il prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli, il cardinale Fernando Filoni. Il 2019 è stato scelto anche per un dato fortemente simbolico nella vita della Chiesa cattolica: cade in quell’anno il centenario della Lettera apostolica Maximum illuddi papa Benedetto XV, in cui si ricorda quanto sia necessaria all’efficacia dell’apostolato la santità della vita. «Desidero che la celebrazione dei 100 anni della Maximum illud, nel mese di ottobre 2019, sia un tempo propizio affinché la preghiera, la testimonianza di tanti santi e martiri della missione, la riflessione biblica e teologica, la catechesi e la carità missionaria contribuiscano ad evangelizzare anzitutto la Chiesa – ha concluso il Papa – così che essa, ritrovata la freschezza e l’ardore del primo amore per il Signore crocifisso e risorto, possa evangelizzare il mondo con credibilità ed efficacia evangelica».
 

Ismu: sempre più numerosi i nuovi cittadini italiani (ed europei)

Roma - Nell’ultimo decennio i dati sulle acquisizioni di cittadinanza italiana hanno registrato un forte aumento: si è passati da 29mila nel 2005, a 66mila nel 2010 e a 100mila nel 2013. Dal 2013 la crescita è stata notevole, sino al picco di ben 178 mila nel 2015. Sulla scia di tale progressione, Istat nel 2016 stima 205mila acquisizioni di cittadinanza italiana, dunque un nuovo record.
Sono diventati italiani soprattutto molti di coloro che appartengono a comunità di antico insediamento e che hanno dunque maturato i requisiti di residenza o naturalizzazione: albanesi e marocchini in testa.
Negli ultimi anni è cambiata molto infatti la modalità con cui si ottiene la cittadinanza: se negli anni ‘90 e in parte nel 2000 era largamente maggioritario il matrimonio con cittadino/a italiano/a (gli anni delle migrazioni giovani e individuali), oggi (e velocemente in pochi anni) sono divenute prevalenti le acquisizioni ottenute a seguito di residenza regolare e continuativa sul territorio italiano (sintomo del processo di stabilizzazione delle presenze). Quasi parallelamente sono aumentati i giovani e giovanissimi che hanno ottenuto la cittadinanza perché trasmessa dai genitori e i 18enni che lo hanno scelto.
Se nel 2012 oltre 20mila cittadinanze erano state concesse a seguito di matrimonio (un terzo del totale), nel 2015 tale modalità ha rappresentato solo il 9,4% dei casi. La naturalizzazione o residenza oggi è diventata la modalità prevalente: più di 90mila nel 2015, pari al 51%. La trasmissione/elezione (modalità che interessa quasi esclusivamente i minori e i giovani) rappresenta oggi il 39,7%.
E’ molto significativo infatti il dato relativo alle età dei nuovi cittadini: il 40% di tutte le cittadinanze ottenute nel 2015 ha riguardato giovani fino ai 19 anni, divenuti italiani tramite trasmissione automatica dai genitori o per scelta al compimento dei 18 anni. Si tratta di un numero importante di giovani nati in Italia o ricongiunti che diventano italiani grazie a queste modalità previste dalla legislazione attuale. Dunque non solo nuovi cittadini, ma anche sempre più nuove famiglie italiane.
In Lombardia, prima in classifica, si riscontra la più alta percentuale di acquisizioni per trasmissione/elezione. Come è noto anche rispetto ai fenomeni demografici l’Italia presenta importanti variabilità in relazione ai diversi contesti regionali: la Lombardia oltre a detenere il primato per numero di nuovi cittadini nel 2015 (un quarto di tutte le acquisizioni) registra la più alta percentuale di cittadinanze ottenute tramite trasmissione/elezione (44,4%), dunque il più alto numero di giovani nuovi italiani. Nel Lazio e nelle regioni meridionali è più alto rispetto alla media nazionale il dato relativo alla modalità di acquisizione per matrimonio con cittadino/a italiano/a (oltre il 20% in Sardegna e Basilicata, tra il 14 e il 18% nelle altre regioni). In Friuli Venezia Giulia, Liguria e Umbria prevalgono le naturalizzazioni (56-58%).
L’Italia è al primo posto in Europa per numero di acquisizioni di cittadinanza. Nuovi cittadini italiani significa anche nuovi cittadini europei. L’Italia è il Paese UE che ha dato il maggior contributo per numero di acquisizioni di cittadinanza: un nuovo cittadino europeo su 5 è divenuto italiano. L’Italia è così salita al primo posto nella graduatoria europea per numero di acquisizioni di cittadinanza (21% del totale). Mentre nel nostro Paese le acquisizioni di cittadinanza aumentano, nel resto dell’Europa diminuiscono: secondo i dati Eurostat nel 2015 sono 840mila i cittadini stranieri che hanno ottenuto la cittadinanza di uno degli Stati Membri, il 6% in meno rispetto al 2014 e il 14% in meno rispetto al 2013, anno in cui furono quasi 1 milione le acquisizioni di cittadinanza nell’Unione Europea. In termini assoluti la diminuzione più significativa ha interessato la Spagna (-91mila rispetto al 2014), l’aumento più importante appunto l’Italia con +48mila acquisizioni in un anno.