Primo Piano

Rapporto Immigrazione: la presenza straniera in Italia

Roma - I dati diffusi dall’ISTAT sulla popolazione residente mostrano che al 1° gennaio 2016 risiedevano in Italia 60.665.551 persone, di cui 5.026.153 di cittadinanza straniera (8,3%). Le donne straniere sono 2.644.666 (52,6%). La popolazione complessiva è diminuita rispetto all’anno precedente di 130.061 unità (-0,2%). Sono alcuni dati contenuti nel rapporto Immigrazione di Caritas Italiana e Fondazione Migrantes, presentato oggi a Roma.
A inizio 2016, il 58,6% degli stranieri vive nel Nord, mentre questa percentuale scende al 25,4% nel Centro, con un ulteriore calo nel Mezzogiorno (15,9%). Entrando nel dettaglio regionale, in tre regioni del Nord ed una del Centro è concentrata più della metà dell’intera popolazione straniera presente in Italia (56,2%). In particolare, si tratta della Lombardia (22,9%), del Lazio (12,8%), dell’Emilia Romagna (10,6%) e del Veneto (9,9%). Al 1° gennaio 2016, in Italia sono presenti 198 nazionalità, su un totale mondiale di 232 (fonte ONU), e dei cittadini stranieri presenti in Italia, oltre il 50% (oltre 2,6 milioni di individui) sono cittadini di un paese europeo. In particolare, poco più del 30% degli stranieri residenti (1,5 milioni) sono cittadini di un paese dell’Unione. La restante parte proviene dagli Stati dell’Europa Centro-Orientale non appartenenti all’UE (1,1 milioni).
I gruppi, le cui quote sono più consistenti, sono i romeni (22,9%), gli albanesi (9,3%) e i marocchini (8,7%): nel complesso, queste tre nazionalità rappresentano il 40,9% del totale degli stranieri residenti.

Scalabriniane: Italia ha oggi storie positive di integrazione

Roma - “E' bello raccontare la storia di quei rifugiati di Palermo che a breve parteciperanno ai lavori di recupero della Chiesa di San Giovanni dell'Origlione. E' bello raccontare la storia di altri rifugiati a Milano, Piacenza, Roma, che si impegnano partecipando al miglioramento della città. A San Pietro sono impegnati attivamente per la cura del territorio. La stessa piazza, tra l'altro, da cui il Papa nell'Angelus ha espresso la volontà di creare occasioni di dialogo. Bisogna raccontare una storia drammatica, quella del flusso enorme di rifugiati, partendo da quegli elementi virtuosi, e positivi, che stanno regalando sorrisi e speranze a tanti. Questa è l'ennesima prova che dalle crisi possono nascere grandi momenti”. E' quanto dichiara in una nota suor Neusa de Fatima Mariano, superiora generale delle suore Scalabrinianein occasione della Giornata internazionale del rifugiato.
“La creazione di una rete porta sempre processi di dialogo che fanno bene al mondo – ha aggiunto suor Neusa – Ciò vale soprattutto per i soggetti più fragili come le donne e i bambini. Lo scenario internazionale non è mutato perché ancora gli Stati devono affrontare le questioni migratorie in maniera organica: oltre al diritto di migrare va tutelato – e garantito – il diritto di non migrare. Dunque, è necessario evitare che scoinvolgimenti climatici, guerre, crisi politiche possano tradursi in richieste in massa di rifugiati – giustamente – disperati. A loro dobbiamo tendere una mano, accoglierli, e allo stesso tempo aiutarli ad essere felici. Ciò, perché nessuno rischia con piacere la propria vita, abbandona i loro affetti e la loro casa. Questo dobbiamo capirlo bene, tutti”.

Giornata Mondiale del Rifugiato: eventi in tutta Italia per #porteapertesprar

Roma - Una rete attiva e radicata sul territorio che coinvolge e collabora con i cittadini e gli attori locali quella dei Comuni dello Sprar che, con quasi 200 appuntamenti in programma celebra la Giornata mondiale del rifugiato.
“Una giornata importante che ci spinge non solo a riflettere sulle condizioni di milioni di persone nel mondo in fuga da guerre e da gravi violazioni dei diritti umani, ma anche ad impegnarci per un’accoglienza organizzata sul territorio puntando sullo Sprar e sul suo ampliamento perché sia davvero il modello dell’accoglienza nel nostro paese con tutte le garanzie a tutela dei Comuni che già fanno parte delle rete e che hanno fatto una precisa scelta di solidarietà”. Il presidente dell’Anci e sindaco di Bari Antonio Decaro sottolinea così la grande partecipazione dei Comuni dello Sprar alla Giornata mondiale del rifugiato istituita il 4 dicembre del 2000 dall’ONU in occasione del cinquantennale della convenzione di Ginevra del 1951 sullo status di “rifugiato”.
Da Mirano a Matera, passando per Brescia, Potenza, Cremona, San Donà di Pieve, Salerno e Latina, tanti gli eventi organizzati dai comuni italiani, come mostre fotografiche, documentari, incontri pubblici e appuntamenti culinari con il “Refugee food festival”, all’insegna della solidarietà e della conoscenza reciproca tra cittadini e rifugiati.
Il filo rosso delle iniziative di quest’anno è ‘L'Italia che accoglie’: fino a luglio si svolgerà ‘Porte aperte Sprar’ evento con cui i centri Sprar, in collaborazione con l’Unhcr,  accolgono la cittadinanza per illustrare le attività che si svolgono all’interno delle strutture favorendo così l’incontro con gli operatori e le persone in accoglienza.
A far visita ai centri Sprar anche attori e personaggi dello spettacolo come Nicole Grimaudo allo Sprar di Caltagirone, Nancy Brilli in visita lo scorso 13 giugno all’atelier Acanthus delle donne rifugiate dello Sprar di Latina e Lino Guanciale in uno Sprar di Roma. 
Nell’ambito delle celebrazioni per la Giornata mondiale del rifugiato, Anci, Cittalia e il Servizio centrale dello Sprar presenteranno il 26 giugno a Roma (in Via dei Prefetti 46), il nuovo “Atlante Sprar”.
 

Mattarella: servono scelte strategiche mirate a combattere le cause dei conflitti e le ragioni profonde dell’esodo

Roma - "La ricorrenza della Giornata Mondiale del Rifugiato ci offre l'occasione per riflettere sul dramma di migliaia di uomini, donne e bambini costretti a fuggire da guerre e da situazioni di gravissima crisi". Lo ha dichiarato il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato che si celebra oggi. "La nostra attenzione e i nostri pensieri - ha aggiunto Mattarella - devono essere rivolti innanzitutto ai moltissimi che ogni giorno raggiungono le nostre coste. I flussi di profughi e di rifugiati sono realtà quotidiana, non più eventi occasionali, eccezioni dovute a crisi momentanee. Occorre, quindi, che il nostro approccio sappia superare la dimensione emergenziale per elaborare, come già stiamo facendo, sempre più efficaci risposte strutturali e di lungo periodo. Questo richiede un forte impegno e un lavoro costante, nella consapevolezza che non saranno interventi estemporanei a eliminare alla radice le cause che spingono così tante persone alla fuga". "Servono, invece, - ha proseguito il Capo dello Stato - scelte strategiche, lungimiranti e ben calibrate, volte a prevenire conflitti, a stabilizzare le regioni più a rischio del pianeta, a combattere le drammatiche conseguenze dei cambiamenti climatici. Scelte che riguardano l'intera comunità internazionale. Scelte che superino il - pur essenziale - momento dell'aiuto, perché mirate a combattere le cause dei conflitti e le ragioni più profonde dell'esodo. I flussi di rifugiati sono un fenomeno di portata globale, che manifesta i suoi effetti ben oltre i Paesi direttamente coinvolti. E' dunque indispensabile che in una logica di responsabilità condivisa tutti i membri della comunità internazionale sappiano dimostrare il proprio impegno a favore di questa parte così rilevante di umanità, in spirito di collaborazione e di solidarietà. Non si tratta solo di condivisione degli oneri dell'accoglienza, ma di assunzione di responsabilità nella gestione a livello globale dei flussi migratori. In questo contesto, l'Italia è consapevole del suo ruolo e di quanto è stato fatto, grazie al lavoro di tanti nostri concittadini - a volte in condizione di estrema difficoltà e a costo di sacrifici personali - per salvare vite umane e accogliere profughi e rifugiati, aventi diritto a protezione sulla base delle norme internazionali". La Giornata che si celebra oggi - ha concluso il Presidente Mattarella - "ci spinge a sottolineare la coerenza con i valori della Costituzione repubblicana delle iniziative assunte in materia dall'Italia, lontani da approcci di indifferenza se non ostilità verso le vittime di tragedie dell'umanità che si sviluppano ai confini dell'Europa".

Mons. Nosiglia “l’accoglienza è l’investimento più prezioso che possiamo fare”

Torino -  “L’accoglienza dei poveri, e in questo caso dei rifugiati e immigrati, è l’investimento più prezioso che possiamo fare per noi stessi e per le nostre comunità”. Lo ha affermato ieri sera l’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, nel corso della veglia di preghiera “Morire di speranza”, promossa dalla Comunità Sant’Egidio, dalla Fondazione Migrantes e dalla Federazione delle Chiese evangeliche. Per il presule è necessario offrire “il massimo sostegno a questi nostri fratelli e sorelle perché possano affrontare e risolvere i loro problemi mediante la sicurezza della nostra accoglienza fraterna e del nostro impegno di sostegno concreto che li aiuti a superare le loro difficoltà e a trovare nel nostro Paese, nelle nostre case e comunità, una sistemazione dignitosa e serena come abbiamo noi”.

“Le difficoltà che incontriamo non devono turbarci e spaventarci”, ha aggiunto mons. Nosiglia, secondo cui “tocca a tutte le nostre comunità religiose e civili insieme, farsi carico della situazione dei minori migranti e rifugiati favorendo la loro inclusione sociale e risolvendo con giustizia ed equità i loro problemi, accompagnandoli nel loro inserimento scolastico e sociale nel nostro Paese”. Per Nosiglia, il riconoscimento dello ‘ius soli’ “è un segno di quella civiltà di cui il nostro Paese è sempre stato antesignano e promotore nel mondo”. “Polemiche e contrapposizioni – ha ammonito – non fanno certo onore a un Paese di emigranti che hanno trovato in molte nazioni del mondo accoglienza per sé stessi e i propri figli nati in quel Paese che li ha accolti”.

Giornata Mondiale del Rifugiato: domani colloquio sulle migrazioni con il card. Parolin

Roma -  Il Segretario di Stato presso la santa Sede, il card. Pietro Parolin e il giornalista Ferruccio De Bortoli si incontrano per un dialogo sulle migrazioni in occasione delle celebrazioni che il Centro Astalli organizza per la Giornata del Rifugiato 2017.
Il crescente fenomeno dei flussi migratori, che non ha precedenti su questa scala nella storia contemporanea, è riconducibile – si legge in una nota - a cause strutturali complesse e correlate tra loro. Guerre, disastri legati al cambiamento climatico e allo sfruttamento sregolato delle risorse, lo scandalo della povertà nelle sue varie dimensioni sono alcuni dei temi che verranno analizzati nell’incontro moderato da P. Federico Lombardi.
P. Camillo Ripamonti, presidente Centro Astalli, che aprirà il colloquio, sottolinea la particolare rilevanza che ha in questo momento celebrare la Giornata Mondiale del Rifugiato per tenere alta l’attenzione sule tema dei migranti e sulle loro storie sempre più trascurate da politiche e narrazioni emergenziali. “I rifugiati, vengono ridotti sempre più a flussi migratori, statistiche, numeri senza nome e senza volto, al fine di allontanarli dalla sensibilità e dall’incontro con i cittadini europei.  Con convinzione vogliamo dire che l'unico futuro possibile è un futuro comune. Oggi accompagnare i rifugiati ed essere con loro è il modo più pieno di vivere la nostra cittadinanza”.
L’incontro sul tema “Rifugiati: l’umanità non si arresta” - che si svolgerà preso la Pontificia Università Gregoriana alle 18,00 – sarà introdotto da  Marco Baliani e si concluderà con un messaggio di Melanny Hernandez rifugiata del Venezuela in Italia.

Rapporto Immigrazione: la formazione delle nuove famiglia

Roma - A fine 2015, i matrimoni in cui almeno uno dei due sposi è di cittadinanza straniera sono circa 24.018, pari al 14,1% delle nozze celebrate nel 2015. In un generale calo, tra il 2014 e il 2015, dei matrimoni del 2,4%, e di uno scarsamente significativo calo dei matrimoni con almeno un componente straniero (-0,9%), colpiscono due altre tendenze di segno opposto.
La prima riguarda l’aumento dei matrimoni di uno sposo straniero con una sposa italiana (+5,9%), la seconda è il calo dei matrimoni tra stranieri (-5,9%). Il dato emerge nel Rapporto Immigrazione di Caritas Italiana e Fondazione Migrantes presentato questa mattina a Roma.
Quasi il 50% delle nozze celebrate con almeno uno straniero è distribuito tra la Lombardia (17,4%), il Veneto (13,2%), l’Emilia-Romagna (9,6%) e il Lazio (9,0%).
I matrimoni celebrati in Italia tra cittadini entrambi stranieri sono oltre 6.000 (il 3,3% dei matrimoni totali) e si riducono di molto quando si considerano solo quelli in cui almeno uno dei due è residente (4.831 nozze in totale nel 2015). I matrimoni tra rumeni sono i più diffusi in valore assoluto (926 matrimoni nel 2015, pari al
19% del totale dei matrimoni tra sposi stranieri residenti), seguiti da quelli tra nigeriani (355 nozze, il 7,3%) e tra ucraini (313 matrimoni, il 6,5%).
Nel 2015, i matrimoni misti (in cui uno sposo è italiano e l’altro straniero) ammontano a 17.692. Il tipo prevalente è quello in cui è la sposa ad essere straniera: 13.642 nozze (il 77,1% di tutti i matrimoni misti). Gli uomini italiani che nel 2015 hanno sposato una cittadina straniera hanno nel 20% dei casi una moglie rumena, nel 12% un’ucraina e nel 6% una russa. Nel complesso, oltre una sposa straniera su due è cittadina di un paese dell’Est Europa. Le donne italiane che hanno sposato un cittadino straniero, invece, hanno scelto più spesso uomini provenienti dal Marocco (13%), dall’Albania (11%) e dalla Romania (6%). Complessivamente, in questo tipo di coppia, il 32% degli sposi è cittadino di un paese dell’Est Europa, il 27% di un paese africano.

Migrantes Tivoli: l’incontro del vescovo con i migranti

Tivoli – Nei giorni scorsi, presso la parrocchia Santa Maria Goretti in Villalba, si è tenuto l’annuale incontro del vescovo mons. Mauro Parmeggiani con gli immigrati, organizzato dall’ufficio pastorale Migrantes della diocesi. Erano presenti immigrati ospiti di alcuni centri di accoglienza del territorio, giovani studenti e famiglie di immigrati insieme agli operatori e volontari della Migrantes.
Dopo una preghiera iniziale e i saluti, don Denis Kibangu Malonda, parroco e incaricato diocesano della pastorale Migrantes, ha introdotto l’incontro presentando al pastore la speciale rappresentanza
dei migranti provenienti dall’Africa e dall’Asia. Si è notata anche la presenza di un’équipe pastorale ben consolidata con operatori e volontari impegnati ad accompagnare l’integrazione degli immigrati con un supporto morale e spirituale nelle attività di sportello d’ascolto e orientamento (ogni martedì dalle 10 alle 12), il corso di lingua italiana (ogni mercoledì, sempre dalle 10 alle 12) e le attività interculturali (ogni giovedì dalle 16 alle 18).
Dopo la lettura di alcuni estratti del messaggio di papa Francesco per la giornata mondiale del migrante e del rifugiato del 15 gennaio 2017, “Migranti minorenni, vulnerabili e senza voce”, l’incontro si è prolungato con le testimonianze di alcuni immigrati prima dell’intervento del vescovo. Tutto è avvenuto in un clima di dialogo in cui mons. Parmeggiani si è posto in ascolto per rispondere a domande e infondere coraggio e fiducia affinché anche in quest’ambito non manchi l’apporto della Chiesa tiburtina.
Infatti, fin dall’introduzione sono state sottolineate le spinose problematiche che vivono gli immigrati e in particolar modo i richiedenti asilo: le loro sofferenze vissute nelle terre di origine con guerre, persecuzioni religiose, carestie e povertà nonché i traumi subiti durante i viaggi i quali si possono definire come vera e propria lotta tra la vita e la morte. Questa sofferenza si legge con chiarezza sui loro volti e si prolunga ancora nella permanenza in questa terra che è stata la meta della speranza del loro migrare poiché a loro volta gli immigrati si sentono poco graditi e non sempre accolti. Il disagio si sperimenta ancora nei riguardi del futuro che appare senza la certezza di una vita dignitosa. Diverse domande rimangono: che sarà di noi domani? Che faremo? L’incubo di essere rimandati indietro, il permesso di soggiorno, ma ancora prima, l’acquisizione della lingua italiana, fondamentale per esprimersi, intendersi e potersi inserire nel mondo del lavoro al fine di integrarsi nel tempo con la cultura e la società di accoglienza. Questa realtà non può lasciare nessuno indifferente e richiede una sensibilità da parte di tutti e, come dice anche papa Francesco, bisogna «assicurare interventi tempestivi e capillari». Così il vescovo nel suo intervento ha riconosciuto l’urgenza e la necessità di costituire una rete più appropriata di servizi rivolta all’accoglienza, per accompagnare un sano processo di integrazione di questi fratelli e sorelle bisognosi di trovare nelle nostre comunità una testimonianza sempre più credibile dell’amore di Cristo di cui la Chiesa è espressione. Promuovere la scolarizzazione e la formazione professionale per rendere possibile l’inserimento lavorativo è la priorità. Il lavoro dà dignità alla vita umana e in ultimo deve essere questo l’obiettivo del nostro aiuto agli immigrati. La presenza di essi può essere una risorsa in questo senso come è stato finora con la realtà delle badanti nelle nostre famiglie. A conclusione dell’incontro il vescovo ha impartito la benedizione. L’agape seguita non poteva che essere una piacevole cena multietnica.

Giornata Mondiale del Rifugiato: le rotte della disperazione

Roma - Un fenomeno globale, segno di un’epoca. Nel mondo, oggi, una persona su 122 è un rifugiato. L’immigrazione assume contorni diversi da continente a continente, anche se alla sua base resta sempre una sola ragione: la fuga da guerre, violenze, sfruttamento, povertà e fame, e la ricerca di una vita migliore. Forse mai come oggi nella storia moderna il mondo deve fare i conti con milioni di disperati che chiedono pace, giustizia e uno sviluppo più equo. Per non dimenticare che dietro ognuno di loro c’è una storia da raccontare e un’esigenza che non può essere ignorata oggi, martedì 20 giugno, si celebra la giornata mondiale del rifugiato promossa dalle Nazioni Unite e che vedrà eventi e manifestazioni in tutto il mondo.

Nonostante dati e ricerche oggi a disposizione, è ancora molto complesso tracciare i confini precisi dell’immigrazione. Tuttavia, si possono individuare almeno quattro grandi aree che oggi sono particolarmente segnate da questo fenomeno. C’è in primis l’Europa, soprattutto il Mediterraneo. Nella sola giornata di domenica sono state soccorse 1700 persone al largo della Sicilia, fra Catania e Palermo. Secondo le Nazioni Unite, nel 2017 oltre 1770 persone sono già morte o risultate disperse nel tentativo di attraversare il Mediterraneo dalle coste africane. Dall’inizio dell’anno a giugno un totale di 71.418 migranti e rifugiati sono giunti in Europa via mare. Dopo l’accordo tra Unione europea e Turchia, la situazione sulla rotta balcanica sembra essersi normalizzata e il numero degli arrivi è drasticamente calato. Ma il grosso problema, in questo caso, è politico: Bruxelles e gli stati dell’Unione non riescono a trovare un accordo su un funzionale sistema di ricollocamenti. La questione ha provocato di recente uno scontro durissimo, con la commissione che ha varato sanzioni contro Ungheria, Repubblica Ceca e Polonia.

La seconda grande area è l’Africa. Qui la situazione è ancor più tragica ed è spesso ignorata dalla stampa internazionale. Il caso più recente, che ha riacceso i riflettori su questa drammatica realtà, è quello di sette africani ritrovati morti soffocati in un camion: erano stati abbandonati dai trafficanti di esseri umani in pieno deserto, a una cinquantina di chilometri a est di Tripoli. Un episodio analogo era avvenuto a febbraio a Khoms, con la morte di 13 migranti per abbandono e soffocamento. La loro storia, purtroppo, è quella di molti altri in fuga dal terrorismo che affligge la Nigeria e il Camerun, dove imperversano i jihadisti di Boko Haram. Decidono quindi di attraversare il deserto del Niger e del Mali con mezzi di fortuna, pagando trafficanti senza scrupoli. Il copione è sempre lo stesso: il mezzo si rompe, i trafficanti si fanno venire a prendere e scappano con una scusa, e i migranti proseguono a piedi. Ma la loro sorte, a quel punto, è già segnata.

A oriente, al confine tra Sudan e Sud Sudan c’è un altro tragico caso. Dallo scorso febbraio oltre trentamila persone hanno abbandonato le loro case a causa degli scontri tra esercito e gruppi di ribelli. Ora c’è il rischio di una catastrofe umanitaria con casi di colera e malnutrizione in aumento.

La terza grande area è l’America centrale. Il confine fra Messico e Stati Uniti, di cui si parla di nuovo molto dopo che il presidente statunitense, Donald Trump, ha avviato la pianificazione di un muro per limitare l’immigrazione clandestina, non è un tema nuovo: da decenni è un argomento sensibile e che riguarda centinaia di migliaia di persone che ci vivono intorno, e altrettante centinaia di migliaia di persone che ogni anno cercano di attraversarlo illegalmente. Quello fra Messico e Stati Uniti è il confine più trafficato al mondo, con circa 350 milioni di attraversamenti legali ogni anno, e uno di quelli più sorvegliati. Dal 2005 a oggi gli Stati Uniti hanno speso 132 miliardi di dollari per rafforzarne la sicurezza, aumentandola progressivamente ogni anno. E la cifra è destinata a salire.

Molto più poliedrica e contraddittoria è invece l’ultima, quarta area: il sudest asiatico. Qui, accanto ai classici flussi migratori interni, ci sono casi di aperta violazione dei diritti umani. I migranti e rifugiati asiatici, appartenenti il più delle volte a minoranze etniche e religiose, provengono principalmente da Afghanistan e Myanmar. Nella grande sub-regione del Mekong il confine che divide Myanmar dalla Thailandia (a nord-ovest) e la frontiera tra quest’ultimo paese e la Cambogia (a sud-est) sono i più varcati della regione. Nel biennio 2014-2015, l’Unhcr ha registrato circa 95.000 sbarchi di navi-peschereccio alla deriva nel mare delle Andamane e nel golfo del Bengala, avendo Thailandia e Malesia come principali siti di approdo. La Thailandia rimpatria deliberatamente ogni anno centinaia di rifugiati e richiedenti asilo appartenenti a diversi gruppi etnici: rohingya, lao hmong, khmer krom e chin. La Malesia, invece, offre ospitalità a quasi 140.000 rifugiati provenienti dal Myanmar (di cui 75.000 rohingya), su un totale di 154.000 stranieri registrati nel paese, privi loro malgrado dei documenti anagrafici e del diritto di cittadinanza. Come riportato da varie organizzazioni non governative, i membri della minoranza kaichin sono vittime di angherie e intimidazioni da parte delle forze di sicurezza locali, sistematicamente minacciati con l’arresto nel tentativo di estorcere loro del denaro. Stesso discorso vale per i rohingya, minoranza presa di mira sia in patria che in Malesia, dove l’accesso alle cure di primo soccorso sono possibili solo grazie all’ottenimento di un documento di identità da parte dell’agenzia Onu per i rifugiati di Kuala Lumpur. (Osservatore Romano)

Mons. Becciu: riconoscere la dignità di ogni persona

Città del Vaticano – “Il Vaticano non si è ancora espresso, rispettiamo la decisione del Parlamento italiano, ma è chiaro che vorremmo che si riconoscesse la dignità delle persone che arrivano in Italia”. A dirlo l’arcivescovo Angelo Becciu, sostituto della Segreteria di Stato della Santa Sede, rispondendo ad alcune domande sullo ius soli temperato, al centro del dibattito politico di questi giorni. Il presule auspica che “a chi nasce qui in Italia venga riconosciuta la cittadinanza”. E cita le parole del segretario della Cei: “Come dice anche monsignor Nunzio Galantino, come Chiesa noi siamo vicino a chi è nella necessità, nella debolezza e a chi ha bisogno di essere protetto”.

Papa Francesco: a gennaio in Cile e Perù

Città del Vaticano -  Accogliendo l’invito dei rispettivi Capi di Stato e Vescovi, Papa Francesco compirà un Viaggio Apostolico in Cile dal 15 al 18 gennaio 2018, visitando le città di Santiago, Temuco e Iquique, e in Perú dal 18 al 21 gennaio 2018 visitando le città di Lima, Puerto Maldonado e Trujillo. A riferirlo il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Greg Burke spiegando che il programma del viaggio sarà pubblicato nelle prossime settimane.
Soddisfazione per la notizia dalle comunità cilena e peruviana che vivono in Italia e dalle comunità italiane presenti in questi Paesi.

Don De Robertis: mettere al centro l’incontro

Città del Vaticano - "Non credo molto alle discussioni, perché spesso si parte da preconcetti e da pregiudizi, ma credo invece proprio nell’incontro". A dirlo è oggi il neo direttore generale della Fondazione Migrantes, don Gianni De Robertis...

Ceis su Giornata Mondiale del Rifugiato: facciamo comunità non assistenzialismo

Roma - Al Centro Italiano di Solidarietà don Mario Picchi la celebrazione della Giornata mondiale del rifugiato si celebrerà domani 20 giugno 2017, a partire dalle 17, nella sede di via Appia Nuova, 1251, nel quartiere Capannelle di Roma. “Roma Città Aperta 20 giugno 2017” è il titolo della manifestazione che sarà aperta dai saluti di Roberto Mineo, presidente del CeIS, e di Roberto Zaccaria, presidente del Consiglio Italiano per i Rifugiati. Il Servizio di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR) del Centro Italiano di Solidarietà don Mario Picchi attualmente accoglie venti uomini singoli. “I migranti e i rifugiati da noi - spiega il presidente Mineo - non vengono assistiti, ma facciamo comunità insieme con loro. Essi, infatti, sono coinvolti in prima persona nella gestione e cura dei luoghi dove vivono, nelle attività sportive e culturali. Questo ovviamente insieme a tutto l’iter previsto per ottenere lo status di rifugiato e nello studio della lingua italiana. Al CeIS, infatti, i migranti sono all’interno di un sistema integrato partecipando a tutte le attività complementari del Centro: dalla cura dell’orto, per esempio, alla ristrutturazione delle fontane che si trovano all’interno del complesso che li ospita. Attività, quest’ultima, realizzata in collaborazione con gli studenti del Liceo artistico statale ‘Giulio Carlo Argan’ di Roma. Una testimonianza concreta dell’alternanza scuola/lavoro che i migranti ospiti del CeIS sono chiamati a vivere e di cui da noi fanno quotidianamente esperienza”. (F.A.G.)
 

Mons. Di Tora: Ius Soli “diritto fondamentale”

Roma - "Il buonismo non c’entra. Qui si tratta di un diritto fondamentale della persona che l’Europa ha già riconosciuto nella stragrande maggioranza delle nazioni”. A dirlo, ieri, il presidente della Fondazione Migrantes e della Commissione Cei per le migrazioni, mons. Guerino Di Tora, in una intervista al Corriere della Sera. “Del resto, come cristiani – ha aggiunto il presule -  andare incontro alle persone in una realtà  umana che ci unisce mi pare doveroso”. Non si tratta oggi di "aprire a realtà nuove ma riconoscere una situazione che già  esiste. Si tratta di riconoscere – ha spiegato mons. Di Tora - la cittadinanza a coloro che di fatto sono già italiani: figli di genitori da tempo in regola nel nostro Paese o giovani che studiano qui e, anche se non nati in Italia, sono integrati. Da una legge simile abbiamo solo da guadagnare”.

Dalla parte dei rifugiati

Roma - Ogni giorno nel Mediterraneo vengono raccolti e accompagnati ai porti,  quando non inghiottiti dai flutti, centinaia di migranti in fuga, spesso vittime di trafficanti. Con Papa Francesco, in occasione della Giornata mondiale del Rifugiato, promossa  dall' ONU,  vogliamo ripetere che “oggi più che mai dobbiamo stare dalla parte dei rifugiati...donne,  uomini, bambini in fuga da conflitti, violenze e persecuzioni”. Questa “scelta preferenziale” chiede una concreta  attenzione a costruire un sistema di accoglienza diffuso, con la responsabilità di tutti, che eviti sprechi e corruzione, che moltiplichi “le opportunità di incontro fraterno e di vera conoscenza reciproca”, come ha detto Papa Francesco all'Angelus di ieri, domenica 18 giugno.
Troppi luoghi comuni viziano l'informazione e le conoscenze del mondo dei migranti forzati che arrivano tra noi, nelle nostre città.  Come ha ricordato sempre papa Francesco ieri, “l'incontro personale con i rifugiati dissipa paure e ideologie distorte e diventa fattore di crescita di umanità,  capace di fare spazio  a sentimenti di apertura e alla costruzione di ponti”. Con questi sentimenti, come Fondazione Migrantes, invitiamo a vivere la Giornata mondiale del Rifugiato, che si celebra il 20 giugno, andando a visitare nelle nostre comunità un centro, una realtà di accoglienza di richiedenti asilo e rifugiati: una visita e un incontro personale che allargherà la conoscenza e aiuterà una relazione fraterna.

Papa Francesco: oggi incontra 30 rifugiati accolti dalla diocesi di Roma

 
Roma - “L’abbraccio a trenta rifugiati. Così, di fatto, il Papa aprirà questa sera il convegno 2017 della diocesi di Roma, nel complesso del Laterano, a pochi passi dalla basilica di San Giovanni in Laterano, cattedrale di Roma. Poco prima di rivolgere il suo discorso di apertura del Convegno (sul tema dell’educazione degli adolescenti) agli oltre duemila partecipanti riuniti in cattedrale, Francesco incontrerà trenta rifugiati accolti dalle parrocchie di Roma, alla vigilia della Giornata mondiale del rifugiato”.
A darne notizia è il settimanale diocesano di Roma, “Roma Sette”, spiegando che il Papa “in persona si farà messaggio di accoglienza”, per “mostrare concretamente il suo affetto a chi ha vissuto drammi che segnano a volte in maniera indelebile la propria vita”. Oggi, attorno alle 18.30, prosegue il settimanale, “il Papa sarà davanti a quei volti. Perché la Chiesa di Roma abbia a cuore innanzitutto i poveri. Un invito che hanno ben compreso le 38 tra parrocchie e istituti religiosi che hanno dato ospitalità finora a 121 persone, 57 in prima accoglienza e 64 in seconda accoglienza, a partire dall’appello rivolto da Francesco durante l’Angelus del 6 settembre 2015. Quel vibrante appello ha lasciato il segno: oltre 135 telefonate, il coinvolgimento di 20 famiglie, e i numeri indicati prima che dicono nei fatti una solidarietà incarnata”. Ed è proprio questa solidarietà, conclude “Roma Sette”, che “oggi si concretizzerà davanti al Papa”.

Mons. Perego: Ius soli “strumento indispensabile”

Roma - La cittadinanza ai bambini, figli di stranieri nati in Italia è “uno strumento indispensabile”. Parla al quotidiano “La Repubblica il direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Gian Carlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio.
Per il presule già nelle ultime due settimane sociali dei cattolici italiani la “Chiesa ha chiesto una nuova legge. La riteniamo indispensabile.  Questa legge aiuterebbe – ha spiegato - diversi ragazzi a trovare più facilmente lavoro e aiuterebbe la nostra economia. Fra l’altro non si tiene conto che il 75% degli italiani vuole la legge”, come ha dimostrato la campagna di “L’Italia sono anch’io”.

Mons. Galantino: il tema della cittadinanza è molto serio e va trattato in mondo serio

Bologna - Nei giorni scorsi, durante la discussione del procedimento, al Senato, sulla legge di cittadinanza per i bambini, figli di immigrati, nati in Italia, si sono verificati incidenti. “Basta con gazzarre ignobili, perfino in Aula al Senato”, ha detto ieri il segretario generale della Cei, mons. Nunzio Galantino, sottolineando che il tema “è molto importante, va trattato in modo molto serio”.  Partecipando alla “Repubblica delle Idee” a Bologna, il presule ha voluto evidenziare che “le leggi sono perfettibili. Ma un conto è analizzarle nel merito per migliorarle. Un altro è vedere che tra i contrari c’è chi neanche legge il testo e fa politica unicamente per rincorrere il proprio successo perché vuol fare solo il proprio interesse”.

Papa Francesco: l’incontro con i rifugiati dissipa paure e ideologie distorte

Città del Vaticano - “Oggi più che mai dobbiamo stare dalla parte dei rifugiati”. E’ l’appello lanciato ieri mattina da Papa Francesco al termine dell’Angelus in Piazza San Pietro, davanti a 20mila fedeli. Nella Solennità del Corpus Domini, il pontefice, dopo aver messo l’accento sulla forza che ogni cristiano può trovare nell’Eucaristia , ha ricordato che il 20 giugno si celebra la Giornata mondiale del rifugiato, promossa dall’Onu. Lo sguardo del pontefice è andato a donne, uomini, bambini in fuga da conflitti, violenze e persecuzioni: “Ricordiamo anche nella preghiera quanti di loro hanno perso la vita in mare o in estenuanti viaggi via terra”, ha etto sottolineando che le loro storie di “dolore” e di “speranza possono diventare opportunità di incontro fraterno e di vera conoscenza reciproca. Infatti, l’incontro personale con i rifugiati dissipa paure e ideologie distorte, e diventa fattore di crescita in umanità, capace di fare spazio a sentimenti di apertura e alla costruzione di ponti”. (R.Iaria)