Primo Piano

Rapporto Asilo 2018: i dati chiave

Ferrara - Sulle “rotte” precarie e, nel complesso, sempre più chiuse del Mediterraneo orientale, centrale e occidentale, nel 2017 hanno raggiunto via mare l’Europa 171.694 migranti e rifugiati. Erano stati 363.504 nel 2016 e ben 1.011.712 nel 2015. Gli arrivi sono aumentati solo nel Mediterraneo occidentale. Sono alcuni dati presenti nel Rapporto Asilo 2018 della Fondazione Migrantes presentato questo mattina a Ferrara.
Sempre nelle acque del Mediterraneo, la ”frontiera”  più letale del mondo, il triennio ha registrato un triste record di vittime nel 2016, 5.143, contro le 3.771 del 2015. Nel 2017 il dato è sceso a 3.119; ma rispetto al 2016 è aumentata, sia pure di poco, l’incidenza dei morti sul totale di coloro che si sono imbarcati: oggi perdono la vita nelle acque del Mare Nostrum (ma si tratta sempre di stime per difetto) quasi 2 persone ogni 100 partite, mentre nel 2016 il dato si era attestato su poco più di una su 100.
In Italia nel 2017 il contatore degli arrivi si è fermato a 119.369 persone, il 34% in meno rispetto alle 181.436 del 2016 (erano state 153.842 nel 2015). Il primo Paese di provenienza si conferma la Nigeria, seguita da Guinea, Costa d’Avorio, Bangladesh, Mali ed Eritrea. Secondo dati del ministero dell’Interno, nel 2017 hanno chiesto protezione in Italia circa 130 mila persone (per la prima volta il numero supera gli arrivi via mare durante l’anno). Nel 2016 i richiedenti asilo erano stati 123.600, e 83.970 nel 2015.
Sempre secondo dati del Viminale, nel 2017 sono stati esaminati circa 80 mila richiedenti asilo. È stata accordata protezione a oltre 30 mila di essi. Ma una larga maggioranza, poco sotto il 60%, si sono visti respingere la loro domanda. Questa percentuale è rimasta analoga a quella registrata nel 2016, dopo due anni di forte crescita. Alla fine del 2017 erano in accoglienza nel nostro Paese 183.681 richiedenti asilo e rifugiati: appena il 3 per mille dei residenti. Sono 7 le esperienze di accoglienza in famiglia locali o nazionali studiate nell’approfondimento ad hoc del rapporto: negli ultimi tre anni oltre 400 nuclei familiari vi hanno accolto almeno 500 persone (soprattutto rifugiati ma anche richiedenti asilo); 4 di esse sono finanziate con fondi SPRAR, una con fondi CAS, una (“Rifugiato a casa mia” di Caritas nazionale e Caritas diocesane) con fondi CEI dell’8 per mille e una tramite fund raising e donazioni private.
Il rapporto si conclude, prima di un’appendice che riporta i 20 Punti di azione proposti dal Dicastero vaticano per la promozione dello sviluppo umano integrale in vista dei Global Compact ONU di questo 2018, con quattro proposte per superare l’attuale crisi (un vero e proprio «vicolo cieco») del diritto d’asilo in Europa: se accolte, queste proposte avrebbero positive ricadute sull’intera società del vecchio continente, oltre che, naturalmente, sui percorsi di integrazione degli stessi rifugiati: 1) un nuovo regolamento “di Dublino” finalmente aderente al principio di solidarietà e di equa ripartizione delle responsabilità tra gli Stati; 2) il rifiuto dei concetti di “Paese terzo sicuro” e di “Paese di primo asilo”, ad oggi solo proposti dall’UE ma in insanabile contrasto con la tradizione giuridica europea in materia di asilo; 3) l’introduzione di un regolamento UE che disciplini il “reinsediamento” dei rifugiati da Paesi terzi prevedendo per gli Stati membri obblighi chiari; 4) un’estensione della protezione sussidiaria, ancorandola alla tutela dei diritti e delle libertà fondamentali garantiti dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali.
 
 
 

Migrantes: focus del Rapporto Asilo all’accoglienza in famiglia

Ferrara - L’approfondimento del report 2018 del Rapporto Asilo 2018 della Migrantes è dedicato all’accoglienza in famiglia di richiedenti asilo e rifugiati: una pratica e un laboratorio di progettualità che nel nostro Paese ha una storia ormai quasi decennale, iniziata dal basso, dalla volontà, dall’intuizione e dalla dedizione di pochi, come spesso accade in questo campo. Ma che ha le potenzialità per diventare molto più diffusa e per far crescere nuovi “spazi” di incontro e di relazione solidale (invece che di chiusura e contrapposizione), di cui hanno tanto bisogno sia il nostro Paese che l’Europa.
 

Rapporto Asilo 2018: qui Europa, qui Italia

Ferrara - Tre le prospettive “geografiche” del nuovo “Rapporto Asilo 2018” della Fondazione Migrantes presentato questo mattina a Ferrara, per altrettante sezioni:
• l’Europa: da una parte, le politiche e le pratiche dell’Unione europea nel campo della protezione internazionale in questi ultimi due anni, un tempo in cui si sono aperte gravi divaricazioni, sia tra le dichiarazioni e i fatti delle politiche attuate, sia tra le politiche stesse e le sensibilità e progettualità di una parte di società civile; dall’altra parte, il lungo, deludente processo di riforma del Regolamento “di Dublino”;
• le questioni “a cavallo” fra Europa e Italia: gli accordi di collaborazione internazionale e di “riammissione” con i Paesi provenienza di migranti e rifugiati; e la reale tutela dei minori (siamo davvero un «modello» a livello europeo per la protezione dei minori stranieri non accompagnati?...).
• l’Italia: in che modo il nostro Paese ascolta la voce dei richiedenti asilo dopo l’approvazione del decreto “Minniti-Orlando” e la cancellazione del grado di appello? Ma anche: qual è lo “stato dell’arte”, quali sono le prassi e le progettualità italiane rispetto ai quattro verbi indicati da papa Francesco?
 
 

Migrantes: presentato oggi il Rapporto Asilo 2018

Ferrara - Accogliere, proteggere, promuovere, integrare: sono esigenze sentite dai diversi governi d’Europa e da quello italiano in particolare, non solo a parole, ma nella pratica delle politiche che essi mettono in atto? E quanto lo sono, allo stesso tempo, per la società civile italiana ed europea?
Questi gli interrogativi che fanno da sfondo alle analisi, ai dati e alle proposte del rapporto Il Diritto d’asilo. Accogliere, proteggere, promuovere, integrare, lo studio che la Fondazione Migrantes dedica al mondo dei richiedenti asilo e rifugiati per il secondo anno consecutivo e che è stato presentato questa mattina a Ferrara. 
Anche quest’anno la pubblicazione si fa guidare e interrogare da papa Francesco, in particolare dai quattro verbi-azione del suo Messaggio per la 104ª Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato.
 

Migrantes: Domani a Ferrara la presentazione del “Rapporto Asilo 2018”

Ferrara - All’interno della cornice dei suoi studi che trattano specificatamente la mobilità umana, la Fondazione Migrantes dedica, per il secondo anno consecutivo, un’analisi specifica al mondo dei richiedenti asilo facendosi guidare e interrogare dal Messaggio di Papa Francesco per la 104^ Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato (celebrata il 14 Gennaio 2018), che ha proposto quattro verbi molto significativi “Accogliere, Proteggere, Promuovere ed Integrare”.
Il Diritto d’asilo - Report 2018 prova a chiedersi quanto l’accogliere, il proteggere, il promuovere e l’integrare siano già delle esigenze attuali per i governi europei e italiani, non solo nella teoria, ma anche e soprattutto nelle pratica delle politiche che stanno realizzando, e quanto lo siano allo stesso tempo per la società civile italiana ed europea.
Si mostra l’evidenza e si dà testimonianza di alcune prassi e progettualità che già all’interno e all’esterno della Chiesa stanno andando verso una direzione non solo di accoglienza e protezione, ma anche di incontro, di conoscenza e di scambio.
L’approfondimento del presente volume è dedicato per questo all’accoglienza in famiglia, una pratica e una progettualità che rispetto ai richiedenti asilo e rifugiati ha una storia quasi decennale in Italia, iniziata dal basso, dalla volontà e dall’intuizione di pochi, come spesso accade in questo campo. Questa forma di accoglienza ha le potenzialità per diventare molto più diffusa e per far crescere nuove possibilità di incontro e di relazione: può aumentare cioè quegli spazi di comprensione e solidarietà, invece che di chiusura e contrapposizione, di cui hanno così tanto bisogno sia il nostro paese che l’Europa.
Il volume “Il diritto d'asilo- Report 2018 Accogliere, Proteggere, Promuovere, Integrare”  sarà presentato a Ferrara (Sala Estense, P.tta Municipale, 14) mercoledì 21 febbraio 2018  (ore 9,30-12,30). Interverranno, per i saluti istituzionali,  S.E. Mons. Giancarlo Perego, Arcivescovo di Ferrara-Comacchio, Avv. Tiziano Tagliani, Sindaco di Ferrara, Dott. Michele Campanaro, Prefetto di Ferrara e Dott. Giancarlo Pallini, Questore di Ferrara.
Seguirà una Tavola rotonda sul tema “Le sfide in Italia e in Europa, l’accoglienza in famiglia e le prove di comunità interculturali” moderata da Mariacristina Molfetta e Chiara Marchetti alla quale interverranno Gianfranco Schiavone e Maurizio Veglio, autori di saggi dello stesso volume mentre il Direttore Generale della Fondazione Migrantes, Don Gianni De Robertis trarrà le conclusioni.
Durante il convegno sono previste anche alcune testimonianze.
 
 

Papa Francesco: domenica incontra alcuni migranti della parrocchia San Gelasio I Papa

Roma - Papa Francesco, durante la visita di domani a prossima, 25 febbraio presso la parrocchia di San Gelasio I Papa, in via Fermo Corni a Ponte Mammolo a Roma si tratterà a colloquio con due giovani, di 18 e 25 anni, provenienti dal Gambia e ospitati in parrocchia. Ad accogliere il pontefice, domenica pomeriggio, l’arcivescovo Vicario per la diocesi di Roma mons. Angelo De Donatis, il Vescovo ausiliare per il settore Nord, mons. Guerino Di Tora, Presidente della Fondazione Migrantes, il parroco don Giuseppe Raciti ed altri collaboratori della parrocchia. Dopo alcuni incontri il pontefice presiederà la liturgia eucaristica che vedrà la concelebrazione degli altri parroci dell’XI Prefettura di Roma, dei parroci emeriti e di alcuni sacerdoti amici della comunità. La proclamazione della seconda lettura della liturgia sarà affidata a un parrocchiano non vedente.
 
 

Migranti: salvate 600 persone

Roma - Con la tregua del maltempo, riprendono puntuali le partenze dalla Libia. Sono circa 600 i migranti tratti in salvo nel fine settimana, da guardia costiera libica e Ong. A Messina, ieri pomeriggio è giunta la nave Corsi della Guardia costiera italiana con a bordo 208 persone, soccorse domenica pomeriggio dalla Ong spagnola Open arms. Una donna nigeriana, salvata poche ore prima, ha dato alla luce una bimba proprio sul pattugliatore della Capitaneria di porto.  La donna è stata trasbordata e trasferita in ospedale a Siracusa. A Porto Empedocle, con il coordinamento della Guardia costiera, sono giunti 69 migranti, tra cui una decina di minori e una donna, di nazionalità tunisina, soccorsi dalle motovedette. Un gruppo di 70 migranti, tra uomini, donne e bambini, sono stati soccorsi al largo di Trapani. Dall’altra parte del Mediterraneo, la guardia costiera libica ha intercettato e riportato a Tripoli 324 persone in navigazione verso l’Europa. Intanto, alla frontiera franco-italiana, diverse associazioni (tra cui Amnesty International, Msf, Asgi, Diaconia Valdese, Intersos, Terre des Hommes, WeWorld) si sono mobilitate per aiutare i migranti che si presentano alla frontiera francese a sostenere i propri diritti. La missione si è resa necessaria,  spiegano, «perché le autorità francesi continuano a negare i diritti dei migranti, malgrado le numerose condanne di queste pratiche da parte dei tribunali locali».
 

Esercizi spirituali Papa Francesco: contro l’accidia, amare come Gesù

Ariccia - E’ l’accidia, la perdita del sapore di vivere, il perno della riflessione, stamani, di don Josè Tolentino de Mendonça, il sacerdote che sta predicando gli Esercizi spirituali al Papa e alla Curia Romana ad Ariccia. Nella prima Meditazione di questa mattina - terzo giorno di Esercizi spirituali - ricorda che l’accidia talvolta ci assale e ci fa ammalare. E’ in fondo il contrario della sete, filo conduttore di queste meditazioni, riferisce Vatican News.
Quando rinunciamo alla sete, allora cominciamo a morire. Quando desistiamo dal desiderare, dal trovare gusto negli incontri, nelle conversazioni, negli scambi, nell'uscita da noi stessi, nei progetti, nei lavori, nella preghiera stessa. Quando diminuisce la nostra curiosità per l'altro, la nostra apertura all'inedito, e tutto ci suona come un riscaldato déjà vu che avvertiamo come un peso inutile, incongruente e assurdo, che ci schiaccia.
Sembra che la vita che “io vivo” sia quella di un’altra persona, ricordava Kierkegaard mentre Evagrio Pontico parlava del “demone dell’accidia” e Cassiano parlava delle conseguenze nella vita del monaco: in sostanza un’insoddisfazione profonda, che porta alla perdita dell’entusiasmo. La stessa Evangelii gaudium mette in guardia dalla “psicologia della tomba”, che porta ad attaccarsi ad una tristezza dolciastra.
La contemporaneità “ha medicalizzato l’accidia affrontandola come una patologia che va trattata dal punto di vista psichiatrico”. “Anche dentro un quadro clinico” – avverte il sacerdote - “è evidente che l’accidia o gli stati depressivi” non si possono curare solo con le “pastiglie” ma “devono coinvolgere nella cura la persona intera”. “Ci sono molte sofferenze nascoste la cui origine dobbiamo scoprire che si radica nel mistero della solitudine umana”. E quindi rimangono un tema dell’itinerario spirituale.
C’è poi un altro problema che “si estende sempre più”: il burnout”, che letteralmente significa “bruciarsi”, un esaurimento emotivo, che può colpire anche i sacerdoti. In generale quando ci si sente abbandonati rimane solo un vuoto” da riempire di angoscia o con falsi palliativi come la mondanità, l’alcol, i social network, il consumismo o l’iperattività. C’è chi porta le ferite di lutti o fallimenti, chi quelle di abbandono o abusi di quando erano bambini, chi della povertà economica, chi della guerra.
Due le figure che possono far capire questa dinamica. Nella storia di Giona si vede come questo dialogo tra sordi sia spesso il nostro rapporto con Dio nel quale non si ode perché si è “riluttanti al contenuto della volontà di Dio”, alla logica della Sua misericordia. Giacobbe invece lottò con Dio fino all’alba: in lui c’è un desiderio di vita mentre Giona è “capriccioso”, collide con il desiderio di vita di Dio che vuole introdurre tutti in una relazione esistenziale nuova. La tristezza legata all’accidia ricorda poi quella del giovane ricco, che obbediva a tutti i comandamenti ma nell’ora decisiva preferì i suoi beni  invece dell’avventura aperta di vivere nella fiducia : “non è raro – afferma don Josè Tolentino de Mendonça – che la nostra tristezza provenga da questa incapacità”.
Bisogna dunque fare un esame sulla devitalizzazione del desiderio: non sempre il problema è l’eccesso di attività quanto di non avere le motivazioni adeguate.
La risposta a tutto questo è Gesù. Il legame con Lui passa necessariamente per la configurazione nella Passione: “il nostro cuore matura in quella capacità di arrivare al punto di soffrire per ciò e coloro che si amano alla sua maniera”. Nella parola della sposa dell’Apocalisse “vieni”, si rivela la necessità profonda che la Chiesa prova in rapporto alla venuta dello Spirito, come metteva in rilievo anche Simone Weil.
In questa parola c'è la traccia di tutto ciò di cui abbiamo bisogno, la ragione del nostro grido, la ragione della nostra speranza e, molte volte, la ragione della nostra disperanza, del nostro fallimento, della nostra stanchezza, e la necessitò di superare tutto questo in Dio. Colui al quale oggi diciamo “Vieni!” è lo stesso che ci dice: «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me».
 
 

Roma : si parla di integrazione alla Casa del Cinema

Roma - L’immigrazione e l’integrazione degli stranieri nella nostra società saranno il filo conduttore della serata, in programma oggi alla Casa del Cinema di Roma, condotta dal Direttore di Avvenire, Marco Tarquinio. Durante l’incontro sarà proiettata la pellicola restaurata “Rocco e i suoi fratelli”, film diretto nel 1960 da Luchino Visconti, interpretato da Alain Delon, Annie Girardot e Renato Salvatori. Al dibattito parteciperanno l’Arcivescovo Vincenzo Paglia, Presidente della Pontificia Accademia per la vita, il Prefetto Mario Morcone, già Capo di Gabinetto del Ministro dell’Interno e Capodipartimento per le libertà civili e l’immigrazione e il Presidente della Moschea di Roma Khalid Chaouki. L’iniziativa è dell’Associazione “Visioni& Illusioni”, presieduta da Giuliano Montaldo, che festeggia i suoi tre anni di attività. Spunto per la riflessione sarà anche il romanzo “Il ponte della Ghisolfa” di Giovanni Testori.
 

Un permesso di 6 mesi ai migranti “invisibili”

Roma - Obi, Antony, Daniel e Cristian ballano uscendo dalla Questura di Frosinone. In mano hanno un foglio che vuole dire speranza. È il documento col quale ritireranno tra oggi e domani il permesso di soggiorno temporaneo di sei mesi. Mentre viene accelerato l’iter per la richiesta di asilo. «Grazie Dio», quasi cantano. «Grazie perché ci hai ascoltato». «Siamo fortunati, grazie alla provvidenza di Dio». Parole che fanno emergere la grande fede di questi ragazzi nigeriani,  passati in poco più di un mese dalla revoca dell’accoglienza al riconoscimento dei loro diritti. Ringraziano i poliziotti che gentilmente fanno le domande per riempire i moduli. Ringraziano il Ministero dell’Interno che, dopo gli articoli di Avvenire, si è mosso per risolvere una situazione che li aveva fatti finire per strada,  salvati solo dall’intervento di don Onofrio Cannato e della comunità della parrocchia 'Beata Maria Vergine Refugium Peccatorum' agli Altipiani di Arcinazzo, paesino di 200 abitanti a 900 metri, tra le montagne del Frusinate. Qui vivevano da otto mesi in un Cas gestito dalla cooperativa 'Tre Fontane', assieme ad altri cento richiedenti asilo. All’inizio di gennaio erano scesi per strada protestando per i gravissimi ritardi nelle pratiche per la richiesta di asilo e per le condizioni di vita nel centro, prima un albergo fallito e poi due villette. Per quella protesta erano stati 'puniti' in cinque, con la revoca dell’accoglienza, finendo per strada. Ma per fortuna era scattata la solidarietà di don Onofrio, sostenuto dal vescovo di Anagni-Alatri, monsignor Lorenzo Loppa.  Questo Avvenire ha raccontato in due articoli del 21 gennaio e del 13 febbraio. Che hanno messo in moto l’intervento del Viminale, come ci confermano al ministero. «In Questura sono stati gentilissimi – ci spiega don Onofrio –. E hanno assicurato ai ragazzi che saranno chiamati a brevissimo dalla commissione per la richiesta d’asilo.  Pensi che sono appena in due a gestire 3.800 pratiche. Speriamo che ora si pensi anche agli altri». Intanto al Cas la situazione è migliorata, almeno per i bagni, non più uno ogni 12 persone ma uno ogni 5. Ma i migranti non parlano con nessuno, hanno timore. Anche se qualcuno continua a frequentare la parrocchia. «La cosa positiva – riflette ancora don Onofrio – è che abbiamo sollevato le coscienze.  Abbiamo messo in risalto una situazione che nessuno conosceva. E non si tratta solo di qua. Anche a Fiuggi sono stati revocati altri sette richiedenti asilo. Sono stati accolti in case private per non lasciarli per strada. Mi hanno chiamato per chiedere aiuto o almeno informazioni su cosa fare». Gli Altipiani come esempio di accoglienza.  Così ha chiamato la Caritas di Fiuggi perché una famiglia nigeriana,  con una bimba di 10 mesi, sempre agli Altipiani, si trova in una situazione di fame. Il padre aveva un’attività a Subiaco ma ha dovuto chiuderla. E ora si vergogna a chiedere. Temono lo sfratto. «Intanto ho arginato portandogli un po’ di viveri e ho fatto un appello ai parrocchiani. E li affideremo a un avvocato per evitare che siano cacciati». Nei prossimi giorni in parrocchia ci sarà una festa a sorpresa per i giovani migranti. Ma don Onofrio riflette ancora sul ruolo della comunità cristiana. «Sono stanco ma felice, per un obiettivo raggiunto insieme, come cristiani, da voi come giornale fino all’ultimo che si è messo a disposizione per vivere una Quaresima che non si priva ma dona ». Una storia che sta girando al bene. Con forti coincidenze. «Ho riflettuto che per caso ho accolto questi ragazzi nella Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato. Ora un altro segno nella Quaresima. Dio vorrà dirci altro? Forse meno privazioni e più generosità? Più coraggio? Certo tutto questo ci insegna che quando siamo fedeli al Vangelo possiamo dire davvero ancora tanto e dare ancora tanto». (Antonio Maria Mira – Avvenire)  
 
 

Viminale: fino ad oggi 4.864 migranti sbarcati

 Roma – Sono stati 4.864 i migranti  sbarcati, dal 1 gennaio ad oggi, sulle coste italiane, il 51,64% in meno rispetto allo stesso periodo del 2017  e il 26,37% in meno rispetto allo stesso periodo del 2016 (6.606). Il dato è stato fornito dal Ministero dell’Interno. Sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco, il Paese da cui è arrivato il maggior numero di migranti è l’Eritrea (1.312), davanti a Tunisia (803), Pakistan (279), Nigeria (252), Libia (233), Costa d’Avorio (208), Senegal (170), Guinea (168), Nigeria (151) e Marocco (137). I minori stranieri non accompagnati  fino al 12 febbraio sono stati  621.
 

“L’accoglienza che verrà: i volti, le voci, le storie”: un convegno a Roma

Roma - Il ruolo dell’operatore Sprar e le prospettive dell’accoglienza. Sono i focus principali dell’incontro di domani, martedì 20 febbraio, a Roma, presso l’Auditorium Parco della Musica (Sala Sinopoli), nell’ambito della prima Conferenza nazionale delle operatrici e degli operatori dello Sprar “L’accoglienza che verrà: i volti, le voci, le storie”. La Conferenza è organizzata  da Anci e ministero dell’Interno.
Ai lavori parteciperanno Matteo Biffoni, sindaco di Prato e delegato Anci all’Immigrazione, Gerarda Pantalone, capo Dipartimento per le Libertà civili e l’Immigrazione del ministero dell’Interno, Daniela Di Capua, direttrice del Servizio centrale Sprar, Annalisa Giovannini di Cittalia – Fondazione Anci ricerche. A moderare il dibattito sarà il Segretario generale dell’Anci Veronica Nicotra.
I lavori si chiuderanno con gli interventi di Antonio Decaro, presidente dell’Anci e sindaco di Bari, e del ministro dell’Interno Marco Minniti.
 

Esercizi spirituali: le meditazioni per Papa Francesco e la Curia Romana

Città del Vaticano - La settimana dedicata da Papa Francesco e dai collaboratori della Curia agli Esercizi spirituali si apre con una meditazione incentrata sul tema de "La scienza della sete". Ne dà notizia Vatican News.
L'ultima frase pronunciata da Gesù nel libro dell'Apocalisse è un invito: "Chi ha sete, venga". E' da qui che il predicatore portoghese don Josè Tolentino de Mendonça, sviluppa la sua riflessione per guidarci a capire i contorni di quell' "abbondanza" di quella "gratuità" di vita che il figlio di Dio offre all'uomo e a valutare la sua risposta oggi. Gesù promette di dissetarci riconoscendo che siamo "incompleti e in costruzione": Lui sa "quanti ostacoli ci frenano" e quante "derive ci ritardano". Siamo "così vicini alla fonte e andiamo così lontano". Nel desiderio e nella sete sono infatti due sentimenti contrastanti, spiega don Josè: l'attrazione e la distanza, il trasporto e la vigilanza. E allora la domanda da porsi è: noi desideriamo Dio? Sappiamo riconoscere la nostra sete? Ci diamo il tempo di decifrarla?
Da questi interrogativi il predicatore si addentra in un percorso che va dalla Bibbia, ai testi del drammaturgo Ionesco, alle pagine del Piccolo principe di Saint- Exupéry, per evidenziare i contorni effettivi della sete come bisogno fisico, come riconoscimento dei nostri limiti, della nostra vulnerabilità estrema. "La sete ci priva del respiro, ci esaurisce, ci sfinisce. Ci lascia assediati e senza forze per reagire", afferma, "ci porta al limite estremo". "Si capisce come non sia facile esporsi alla sete". Se dovessimo raccontare la parabola della nostra sete, prosegue don José, forse emergerebbero i tratti di Jean, il protagonista maschile de "La sete e la fame" di Ionesco. E' una figura divorata da un "infinito vuoto", da un'inquietudine che nulla sembra poter placare e che lo rende un "uomo senza radici, nè casa, incapace di creare legami, perduto nel vuoto del labirinto in cui ascolta solo il rumore solitario dei propri passi".
Ecco la sete dell'uomo di oggi. Una sete che, spiega il predicatore, "si tramuta nella disaffezione nei riguardi di ciò che è essenziale, in una incapacità di discernimento". Il consumismo oggi non è solo materiale è anche spirituale, e "quel che si dice dell'uno aiuta a capire l'altro". Il fatto è che le nostre società, afferma, che "impongono il consumo come criterio di felicità trasformano il desiderio in una trappola": ogni volta infatti che pensiamo di appagare la nostra sete in una" vetrina", in un "acquisto", in un "oggetto", il possesso comporta la sua svalutazione, e questo fa crescere in noi il vuoto. L'oggetto del nostro desiderio, afferma quindi don José, è un "ente assente" è un "oggetto sempre mancante". Eppure aggiunge, "il Signore non cessa di dirci 'Chi ha sete, venga; chi desidera, beva gratuitamente l'acqua della vita' ".
Ci sono molti "modi di ingannare i bisogni e di adottare un atteggiamento di evasione spirituale senza mai prendere coscienza che siamo in fuga", conclude don José: " tiriamo in ballo sofisticate ragioni di redditività e di efficacia" sostituendo con esse l' "auscultazione profonda del nostro spazio interiore e il discernimento della nostra sete". Invece non esistono "pillole in grado di risolvere meccanicamente i nostri problemi". Da qui l'invito conclusivo del predicatore portoghese, in questa seconda giornata di Esercizi spirituali: rallentiamo il "nostro passo", "prendiamo coscienza dei nostri bisogni", sediamo alla tavola della fede, non per ragioni materiali o economiche, ma "per ragioni di vita". La sete di "relazioni, di accettazione e di amore" è presente in ogni essere umano, è un patrimonio " biografico" che siamo chiamati a riconoscere e di cui rendere grazie. Non è una cosa banale e allora "riponiamo in Dio la nostra sete".
 
 

MCI: è morto don Del Fabbro, missionario con gli italiani in Francia e Svizzera

Udine - Si svolgeranno domani alle ore 15, nella Chiesa di Villa Santina, i funerali di don Gino Del Fabbro, morto sabato scorso a pochi mesi dal suo centesimo compleanno. Stasera, nella stessa chiesa, la recita del Rosario.
Nato nel 1917 don Del Fabbro,  ordinato sacerdote nel 1942, dedicò la sua vita pastorale agli emigrati italiani, prima in Francia e poi in Svizzera. In Francia  promosse asili per i bambini figli degli emigrati italiani e corsi di lingua francese mentre in Svizzera operò per 50 anni.  La Fondazione Migrantes partecipa al dolore della famiglia e della diocesi di Udine.
 
 

Fus 2018: per circo e spettacolo viaggiante riconfermato il fondo del 2017

Roma - Si è tenuta venerdì scorso la Consulta per lo Spettacolo, sotto la presidenza del ministro ai Beni e attività culturali Dario Franceschini. Il totale del riparto per il 2018 resta sostanzialmente invariato rispetto al 2017. Attività circensi e spettacolo viaggiante non fanno differenza. Con l’1,48% dell’importo complessivo del Fus, i due settori si sono visti confermare i 4.957.722,57 euro dello scorso anno.


 

Mons. Zuppi con Nikodim in visita ai moldavi

Bologna - Sono trascorsi cinque anni da quando il cardinale Carlo Caffarra ha concesso al patriarcato ortodosso di Mosca l’utilizzo della Chiesa ex–parrocchiale delle Muratelle, perché vi potesse svolgere le sue funzioni la parrocchia moldava intitolata Protezione della Madre di Dio.
Domenica scorsa la comunità, guidata dal protopresbitero padre Trifan Bulat ha accolto per la prima volta la visita di un vescovo del patriarcato di Mosca che ha celebrato la Divina Liturgia pontificale, dando così anche il crisma della ufficialità alla vita liturgica e pastorale di una comunità cristiana molto vivace. Al suo arrivo in chiesa, il vescovo Vladika Nikodim, della eparchia moldava di Edinet e Briceni, ha ricevuto il saluto cordiale dell’arcivescovo di Bologna, monsignor Matteo Zuppi, che ha rinnovato le espressioni di gioia e di soddisfazione per l’amicizia profonda che lega la comunità ortodossa con la diocesi bolognese. Il vescovo Vladika Nikodim ha rappresentato a monsignor Matteo Zuppi il saluto del Patriarca di Mosca Kirill, del Metropolita di Moldavia Vladimir e dell’Arcivescovo Antonio che ha la cura pastorale delle parrocchie italiane del patriarcato di Mosca e gli ha fatto dono di un engolpion, la sacra icona che i Vescovi orientali portano sul petto come segno distintivo della loro missione pastorale, e anche di una delle prime copie del Vangelo che la chiesa ortodossa moldava ha approvato per l’uso liturgico.
In segno di gratitudine, padre Trifan Bulat con i fedeli della sua parrocchia bolognese, ha donato a monsignor Matteo Zuppi una artistica icona dell’evangelista San Matteo, di cui porta il nome.
Per avere un’idea della vitalità di questa comunità, si può rilevare come nei cinque anni della sua esistenza, si sono celebrati alle Muratelle più di trecento matrimoni e più di settecento battesimi, anche a testimonianza di un forte attaccamento alla vita e alla fede da parte di una delle nazionalità più numerose della immigrazione presente sotto le due torri.
L’arcivescovo di Bologna monsignor Matteo Zuppi, in risposta al saluto del vescovo Vladika Nikodim, ha affermato l’importanza della esistenza di questa comunità per la città e la Chiesa di Bologna, ma anche per la Chiesa cattolica bolognese: «La vostra fede è un sostegno anche per la nostra». Monsignor Matteo Zuppi ha espresso poi la sua profonda soddisfazione perché la chiesa delle Muratelle, da tempo chiusa, ha potuto tornare ad essere casa di Dio e casa di preghiera e si augurato che l’amicizia tra i nostri popoli e le nostre chiese possa crescere fino al punto di diventare piena comunione. Durante la sua permanenza a Bologna, il vescovo Vladika Nikodim, ha salutato e incoraggiato anche la parrocchia russa ortodossa di San Basilio, dove lunedì mattina ha celebrato la Liturgia della festa dei Santi Gerarchi Basilio, Gregorio e Crisostomo.
«Avete un buon vescovo», aveva esclamato l’arcivescovo di Bologna monsignor Zuppi, al termine dell’incontro avvenuto alle Muratelle, constatando di persona la bontà e l’energia con la quale Vladika Nikodim esortava e incoraggiava i fedeli a leggere le Sante Scritture e a perseverare nella preghiera e nella vita cristiana. (Andrea Caniato, direttore Ufficio diocesano Migrantes)
 

Libia: recuperati 10 corpi del naufragio del 2 febbraio

Roma - Per alcune ore si è temuto di un nuovo naufragio in Libia. Le voci sul web si sono riconcorse finché la marina militare di Tripoli ha smentito con una nota ufficiale pubblicata sul suo profilo Facebook. I militari hanno invece confermato il ritrovamento dei cadaveri di dieci migranti annegati davanti alle coste libiche di Zuara. Si tratta dei migranti morti nel naufragio dello scorso 2 febbraio, in cui persero la vita una novantina di persone, perlopiù di origine pachistana. I corpi «decomposti» sono stati recuperati negli ultimi due giorni, precisa nel comunicato pubblico la Marina libica. «Alcuni sono stati identificati e uno di loro era un giovane libico considerato scomparso». Dall’inizio dell’anno, sono complessivamente 404 i migranti morti nel Mediterraneo mentre tentavano di raggiungere l’Europa. Due settimane fa, l’ultima tragedia, confermata dall’OIM, l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni. Un naufragio da 'almeno 90 dispersi' col recupero però di solo dieci corpi e due sopravvissuti.
 

CEI: Dal 1° febbraio “TuttixTutti”

Roma - “Anche quest’anno sarà un successo per tutti”. È lo slogan che promuove il concorso per le parrocchie TuttixTutti, promosso dalla C.E.I. a livello nazionale, che è ripartito il 1° febbraio. Ogni parrocchia potrà parteciparvi iscrivendosi online su www.tuttixtutti.it, creando un gruppo di lavoro, ideando un progetto di solidarietà e organizzando un incontro formativo per promuovere il sostegno economico alla Chiesa cattolica.
La novità principale dell’edizione 2018 è la durata del concorso che passa da 3 a 4 mesi; le parrocchie avranno così un mese in più a disposizione per preparare ed inviare le proprie candidature ed organizzare gli incontri formativi. Le iscrizioni saranno aperte dal 1° febbraio mentre la proclamazione dei vincitori avverrà il 30 giugno tramite la pubblicazione sul sito www.tuttixtutti.it.
Dieci i premi, compresi tra €1.000 e €15.000, attribuiti dalla Giuria composta dai membri del Servizio per la Promozione del Sostegno Economico alla Chiesa cattolica, che selezionerà i 10 progetti di solidarietà considerati più meritevoli secondo i criteri di valutazione pubblicati sul sito (http://www.tuttixtutti.it/Doc/CriteriValutazione.pdf) e giudicherà la qualità degli incontri formativi realizzati.
“Il nostro concorso nazionale ha contribuito, in sette anni di storia, - afferma Matteo Calabresi, responsabile del Servizio Promozione della C.E.I. - alla realizzazione di moltissimi progetti di utilità sociale che offrono risposte concrete ai bisogni delle famiglie, dei giovani e degli anziani. Penso in particolare ad alcune parrocchie in contesti sociali a rischio o caratterizzati da povertà e disoccupazione anche giovanile. Tutte le parrocchie iscritte, inoltre, potrebbero ricevere un contributo economico per l’organizzazione di incontri formativi volti a spiegare alle comunità come funziona il sistema di ‘sostegno economico alla Chiesa’, in un’ottica di formazione e trasparenza”.
Anche quest’anno, infatti, le parrocchie che si impegneranno a formare i propri fedeli organizzando un incontro formativo, secondo i criteri indicati nel regolamento disponibile su  www.sovvenire.it/incontriformativi, potrebbero ricevere un contributo variabile tra €500 e €1.500 a seconda della qualità dell’incontro organizzato. Si tratta di prevedere un appuntamento mirato a promuovere i valori del Sovvenire come la trasparenza, la corresponsabilità, la comunione, la solidarietà nel rispetto delle linee guida presenti nel regolamento.
“Negli anni passati siamo rimasti colpiti dalla fantasia e dallo spirito d’iniziativa delle parrocchie che hanno aderito al bando nazionale - prosegue Matteo Calabresi - presentando progetti di utilità sociale a sostegno delle più svariate situazioni di disagio e fatica emergenti dal territorio; lo scorso anno sono state ben 453 le parrocchie iscritte con migliaia di persone coinvolte e centinaia di progetti presentati. I vincitori hanno potuto avviare iniziative utili a tutta la comunità come nel caso del progetto presentato dalla Parrocchia San Lazzaro di Lecce, 1° premio edizione 2017, che ha realizzato uno spazio socio-lavorativo per italiani e stranieri in grave emarginazione, o, tra le altre proposte, l’avviamento dell’orto sociale, ideato dalla Parrocchia SS. Trinità di Scalea che si è aggiudicata il 2° premio, con il coinvolgimento di nonni, adulti e giovani; od anche il 3° classificato, la parrocchia San Simpliciano di Milano, che ha pensato ad un servizio per persone senza fissa dimora che, grazie al sostegno della comunità parrocchiale, potranno sentirsi finalmente a casa. Mi auguro che, anche quest’anno, le parrocchie partecipino numerose al nostro concorso per offrire risposte tangibili alle esigenze della collettività.”
Per partecipare a TuttixTutti con la propria parrocchia basta ideare un progetto di solidarietà, organizzare un incontro formativo e iscriversi online sul sito www.tuttixtutti.it, in accordo con il parroco, a partire dal 1 febbraio.  Tutti gli approfondimenti sono disponibili su www.tuttixtutti.it e sulle pagine Facebook e Twitter.
Facebook: https://www.facebook.com/CeiTuttixTutti/
Twitter: https://twitter.com/CeiTuttixTutti
 

Enna: la paura non ferma l’accoglienza

Enna - La paura non ferma la volontà di accogliere e Pietraperzia, ferita, ribadisce la propria scelta di apertura e vicinanza. Il colpo di fucile a pallettoni esploso nella notte tra mercoledì e giovedì contro una finestra della casa canonica interparrocchiale adibita all’accoglienza di 21 giovani migranti non ha fermato l’impegno dell’associazione Don Bosco 2000 che di loro si occupa. Tantomeno quello del paese che, anzi, è più compatto e deciso nel proseguire per la strada intrapresa. Nell’ennese il giorno dopo lo sgomento è diventato volontà e tenacia. Si è discusso molto e diverse proposte sono state avanzate perché arrivasse chiaro il segnale di condanna dell’atto e di vicinanza e solidarietà a chi ha subito: manifestazioni, raccolte di firme e finanche una fiaccolata. Alla fine la scelta è stata, però, quella dell’impegno fattivo e quotidiano che ha trovato d’accordo singoli e gruppi, come anche alcune associazioni sportive locali che stanno progettando attività comuni.
«Come si combatte un tale vile gesto? Con l’amicizia, perché uniti non siamo solo 21 – dice Salvatore Nicoletti, presidente dell’associazione sportiva locale –, ma il doppio, il triplo e all’infinito. Solo mettendoci in gioco possiamo scoprirci persone che riescono a superare il muro della diversità e del pregiudizio». I componenti dell’associazione sportiva hanno deciso in chat, all’unanimità, di essere accanto ai migranti e di coinvolgerli. Hanno raggiunto la struttura con tanto di logo tra le mani e hanno chiesto ai giovani ospiti di apporvi la firma perché «tra amici ci si conosce per nome e, giocando con loro, questo vogliamo essere: amici che condividono spazi, tempo e passioni. Loro amici e di quanti altri vivranno nel nostro paese, al di là della provenienza, del colore della pelle, della cultura e della fede».
L’idea dell’incontro attraverso lo sport piace molto ai giovani ospiti della casa canonica interparrocchiale di Pietraperzia che faranno la loro parte: puliranno il campetto della struttura che li accoglie e lì giocheranno con i ragazzi del paese.
La reazione e la risposta dei pietrini non toglie gravità al gesto che il sindaco Antonio Bevilacqua ha definito «un atto criminale ingiustificabile, intollerabile ed inqualificabile che ha attentato alla vita di persone con chiaro intento terroristico». Aldilà dell’ipotesi di reato, polizia e carabinieri insieme sono al lavoro per risalire all’identità di chi ha premuto il grilletto.
E dalla Chiesa locale arriva l’appello alla conversione. «Non si tratta solo di modificare scelte e modi, ma di cambiare il cuore. Come Chiesa abbiamo scelto di renderci presenti nella maniera più efficace possibile – dice don Osvaldo William Brugnone, vicario foraneo di Pietraperzia –, e cioè attraverso la preghiera: è così che noi parliamo. Preghiamo per i nostri fratelli migranti, ma anche per chi ha commesso il vile atto. La presenza massiccia di fedeli durante la messa con il nostro vescovo di Piazza Armerina Rosario Gisana, è testimonianza del cuore attento della gente che abita il nostro paese. Quella preghiera e l’abbraccio ai ventuno migranti e all’associazione che di essi si occupa è l’unica risposta possibile». (C.Ippolito – Avvenire)
 
 

Sinodo Vescovi: ascoltare tutti

Città del Vaticano - “Ascolteremo i giovani dal vivo, in diretta, per cercare di comprendere meglio la loro situazione: cosa pensano di se stessi e degli adulti, come vivono la fede e quali difficoltà incontrano a essere cristiani, come progettano la loro vita e quali problemi riscontrano nel discernimento della loro vocazione, come vedono la Chiesa oggi e come invece la vorrebbero…”. Con queste parole il card. Lorenzo Baldisseri, segretario generale della Segreteria del Sinodo dei vescovi, ha illustrato gli obiettivi della riunione pre-sinodale del Sinodo dei giovani, in programma dal 19 al 24 marzo. “Si tratta un evento in cui i giovani saranno gli attori e i protagonisti”, ha specificato durante la conferenza stampa di presentazione, presso la Sala Stampa della Santa Sede: “Non si parlerà soltanto di loro, ma saranno loro stessi a raccontarsi: con il loro linguaggio, il loro entusiasmo e la loro sensibilità. Il prossimo Sinodo dei vescovi vuole essere, infatti, non solo un Sinodo sui giovani e per i giovani, ma anche un Sinodo dei giovani e con i giovani”. Tra i giovani da ascoltare, ha annunciato Baldisseri, “ci saranno in particolare quelli che provengono da situazioni di disagio e dalle ‘periferie esistenziali’, giovani che spesso non hanno la possibilità di farsi sentire per far conoscere la loro situazione e le loro attese. Ci saranno poi giovani non cattolici, non cristiani e non credenti, perché l’ascolto dei giovani si realizzi il più possibile a 360 gradi”. “La riunione pre-sinodale sarà l’occasione per metterci al passo dei giovani”, ha spiegato il cardinale: “Tenendo bene a mente che il Sinodo è per definizione un cammino fatto insieme, vogliamo mostrare cosa significa concretamente camminare insieme ai giovani, a tutti i giovani nessuno escluso”. “Camminare con i giovani significa anche individuare specifici cammini pastorali, che consentano alle comunità cristiane di consolidare i loro progetti di pastorale giovanile, adeguandoli alle esigenze dei giovani di oggi”, ha proseguito il segretario del Sinodo, informando che “alla riunione pre-sinodale, insieme ai giovani, parteciperanno alcuni genitori, educatori, sacerdoti, operatori pastorali ed esperti del mondo giovanile, per ascoltare anche chi vive accanto ai giovani e possiede gli ‘strumenti’ per leggere dal di dentro e in profondità la loro situazione”. In questo modo, “si vuole anche proporre un metodo di scambio e di collaborazione intergenerazionale, favorendo il dialogo tra giovani e adulti, che spesso nella realtà quotidiana faticano a comunicare tra loro”. La riunione pre-sinodale intende suscitare, inoltre, “dinamiche di partecipazione fondate sull’incontro fra culture, condizioni di vita, fedi e discipline, elaborando un modello da poter riproporre nelle diverse realtà ecclesiali”. “Ci interrogheremo su come aiutare i giovani a cercare e a trovare il senso della loro vita, alla luce della specifica prospettiva vocazionale che Papa Francesco ha voluto imprimere al cammino sinodale”, ha reso noto Baldisseri.