Primo Piano
Migrantes: in Friuli Venezia Giulia la presentazione del Rapporto sul Diritto d’Asilo
Avvenire: la cittadinanza è un percorso a ostacoli
La giovane Italia oltre tutti gli ostacoli
Roma - L’atletica italiana che incanta, sotto il tetto della Emirates Arena di Glasgow, è giovane, sorridente e multietnica. Nel Mondiale in sala la contabilità azzurra registra due primizie, ossia undici finalisti e 50 punti nella classifica per piazzamenti, e un bottino di medaglie che non si raccoglieva dal 1991. È mancato l’oro, ma i quattro podi sono promettenti, perché riguardano il diciannovenne Mattia Furlani nel lungo, il ventunenne Lorenzo Simonelli nei 60 ostacoli, entrambi d’argento, la ventiquattrenne Zaynab Dosso nei 60 ostacoli e il ventiseienne Leonardo Fabbri nel getto del peso. Il lanciatore fiorentino, capitano del team in assenza degli olimpionici, aveva già assaggiato il podio individuale all’aperto, per gli altri è stato il battesimo di fuoco, peraltro ricevuto nel medesimo giorno, sabato. Quando durante i festeggiamenti notturni l’attaché della squadra, Nazareno Orlandi, ha scattato la foto col trio festante, nessuno nell’ambiente tricolore ha pensato al colore della pelle dei medagliati. È bastato postare lo scatto sui social, che nel giro di pochi minuti una miriade di beceri commenti ha riportato alla mente quanto accaduto sei anni fa, dopo la 4x400 dei Giochi del Mediterraneo di Tarragona. « Mi fa specie – racconta il direttore tecnico Antonio La Torre – che si sia tornato a discutere animatamente su questo aspetto dopo tanto tempo. L’atletica rispecchia l’Italia, bisogna prenderne atto. Dal 1960 ad oggi mancano nove milioni di persone tra i 20 e i 34 anni: non è colpa di chi arriva se noi non facciamo più figli. Se si vuole sopravvivere bisogna fare come hanno fatto altre nazioni, acquisendo intelligenze altrove. In Nazionale nessuno si accorge che il collega o la collega hanno la pelle di colore. Forse chi scrive certe cose dovrebbe venire a vedere i comportamenti concreti nel nostro ambiente». Punto e a capo, per parlare dei risultati dei tre pupilli e non delle loro sfumature cromatiche. «Furlani è sembrato essere di un altro pianeta, tanto è stato dirompente nel contendere lo scettro a Tentoglou. Simonelli si è posto al cospetto di Holloway senza paura e con una sfrontatezza educata. Dosso ha fatto sintesi dei trascorsi e ha portato lo sprint in rosa dove mancava dagli Anni Sessanta. Con le loro imprese hanno mandato un messaggio fortunitensi, te: si smetta di dire che i giovani sono babbei». A chi ritiene che i risultati siano l’effetto dell’onda lunga di Tokyo, il dt cambia le carte in tavola. «Siamo già giunti al passo successivo. I Giochi avevano modificato l’atteggiamento, facendo capire che ci si poteva provare. Ora si è instillata la mentalità vincente. Furlani all’ultimo salto ha cercato l’oro, non si è accontentato dell’argento». Il salto nullo del reatino era di 8.60, con 14 centimetri rubati alla pedana. Una considerazione che rimanda all’esperimento lanciato da World Athletics di misurare il salto effettivo: «Innanzitutto è un peccato che la decisione sia stata assunta solo dalla Federazione internazionale, senza coinvolgere gli atleti. I nostri esperti ci stanno riflettendo, ma un aspetto è già emerso: se il saltatore non si dovrà più preoccupare del segno, diventerà una gara di velocità, dove gli sta grandi sprinter, saranno avvantaggiati. Dall’altro lato, però, bisogna riflettere sul fatto che troppi nulli tolgano interesse e attrattività alla specialità. Bisogna cercare un compromesso, magari lavorando sul materiale dell’asse di battuta». Da qui ai prossimi mesi, prenderà forma la spedizione olimpica. « Massimo Stano è tornato grande, anche a livello mentale, quindi occhio ai marciatori. Marcell Jacobs sta bene, si sta allenando e debutterà in aprile negli Stati Uniti. Salterà i primi due raduni della 4x100, ma si unirà al gruppo a Miami prima di volare a Nassau per i Mondiali di specialità a inizio maggio. I due picchi di forma per Europei e Olimpiadi sono compatibili e la rassegna continentale casalinga servirà soprattutto ai giovani per imparare a gestire la pressione». Nei prossimi due anni (2025 a Nanchino e 2026 a Torun) andranno in scena le ultime edizioni dei Mondiali indoor. Poi la rassegna diventerà il Mondiale su pista corta, aprendo a due scenari: la possibilità che si svolga all’aperto su strutture temporanee, magari allestite dentro gli stadi calcistici, oppure che possa approdare finalmente in Africa, continente finora tagliato fuori dai grandi eventi. Il Mondiale all’aperto ‘27 sarà a Pechino, per il ‘29 la favorita è l’India, che intanto ha già avviato la discussione per i Giochi 2036. A Glasgow c’era il progettista della cittadella dello sport alla periferia di Ahmedabad: ha preso appunti e parlato con Sebastian Coe, che nel ‘25 si candiderà alla presidenza del Cio. Elezioni in Grecia, ma non ad Atene: si voterà nel villaggio vacanze di Costa Navarino, in Messenia, e il giuramento avverrà a Olimpia. (Mario Nicoliello - Avvenire)
Corridoi umanitari: in arrivo oggi 97 rifugiati
Roma - Nuovo corridoio umanitario di Arci, Sant’Egidio e Unhcr: 97 rifugiati evacuati dai campi di detenzione della Libia, dove sono stati vittime di torture e altri gravi maltrattamenti sono in arrivo oggi a Roma. Tra di loro anche alcune persone particolarmente fragili dal punto di vista sanitario. Provenienti da diversi paesi africani (Eritrea, Etiopia, Repubblica Centrafricana, Somalia, Sudan e Sud Sudan), dalla Palestina e dalla Siria, i rifugiati verranno ospitati in diverse regioni italiane e, secondo il modello consolidato dei corridoi umanitari, subito avviati verso l’integrazione. Il loro arrivo in Italia è reso possibile dal protocollo firmato lo scorso dicembre da Ministero dell’Interno, Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Unhcr - Agenzia Onu per i rifugiati, Arci, Comunità di Sant’Egidio, Federazione delle Chiese Evangeliche e Inmp, che permetterà a 1.500 rifugiati che necessitano di protezione internazionale, di essere evacuati dalla Libia all’Italia nell’arco di tre anni. I rifugiati atterreranno oggi pomeriggio al Terminal 5 dell’Aeroporto Internazionale Leonardo da Vinci di Fiumicino.
Mci Romania: mons. Pierpaolo Felicolo visita la comunità italiana



“Migrazioni e religioni”: domani seminario a Milano all’Università Cattolica
Migranti: da inizio anno sbarcate 4.638 persone migranti sulle coste italiane
Dal 7 marzo il IX Forum sulle Migrazioni di Agrigento
Migrantes Sicilia: narrare le migrazioni alla luce del Vangelo come critica alle narrazioni ideologiche
4 Marzo 2024 - Caltanissetta - Si è svolto a Caltanissetta, lo scorso fine settrimana, il primo incontro annuale della Commissione dell’Ufficio Regionale Migrantes della Conferenza Episcopale Siciliana. Quindici le Diocesi che hanno preso parte all’appuntamento, con la presenza in entrambe le giornate di mons. Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo, membro della Commissione Episcopale per le Migrazione della CEI e vescovo delegato Migrantes della CESi. Mentre, per un contributo all’approfondimento e alla riflessione, è stato invitato il teologo gesuita p. Felice Scalia. Nel pomeriggio di venerdì 1 marzo si sono succeduti i saluti del direttore regionale, diacono Santino Tornesi, e di mons. Lorefice. A seguire, si è dato inizio ai lavori coordinata dal dott. Mario Affronti, vicedirettore regionale. Nel primo intervento, il diacono Tornesi ha restituito un quadro generale sulla pastorale delle migrazioni nelle Chiese di Sicilia grazie alla lettura delle risposte ai questionari compilati dai direttori diocesani dell’Isola. Tanti gli elementi emersi per dare ancora più vigore all’azione pastorale e alla sinergia tra i diversi contesti. Il secondo intervento della Giornata ha riguardato la progettazione e il contributo della Fondazione Migrantes attraverso i fondi dell’8 per mille della Chiesa Cattolica. Una comunicazione per dare gli elementi formativi a quanti vogliono accedere alle risorse per realizzare i loro interventi sul territorio. Andrea Sturniolo, operatore della Migrantes diocesana di Patti, ha esposto quelli che sono i criteri da seguire per la compilazione del formulario e per la rendicontazione. Mentre, subito dopo, i referenti delle 6 Diocesi che hanno avuto finanziato il progetto per questo nuovo anno si sono alternati per fare una sintesi di quanto andranno a realizzare. Nel secomdo giorno, 2 marzo, i lavori sono stati introdotti e coordinati dal direttore regionale mentre il primo intervento è stato affidato a p. Felice Scalia, teologo gesuita della diocesi di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela che si è soffermato su come le migrazioni interpellano la Chiesa e la società civile; sulle responsabilità di chi continua a impoverire in nome del progresso; sulle politiche disumane che cancellano i diritti fondamentali di ogni persona. Certamente, secondo p. Scalia, in tutto questo la Chiesa non è stata a guardare ma a volte ha mostrato "tanta difficoltà" nel lasciarsi coinvolgere e nel promuovere processi generativi per permettere al Vangelo, a “tutte” le pagine del Vangelo, di tornare al centro della vita ecclesiale.
Il secondo intervento è stato quello di mons. Lorefice a cui è stato chiesto di raccontare l’esperienza di questo primo anno nella qualità di vescovo delegato Migrantes delle Chiese di Sicilia. Lo ha fatto con la passione e la familiarità che lo contraddistinguono, e citando le sue parole, lo ha fatto “con una meditazione ad alta voce, perché camminiamo insieme da un anno e condividiamo la chiamata del Signore a questo servizio alla mobilità umana che proviamo a vivere con pienezza e responsabilità”. La chiamata che arriva dal “Signore della storia che ci ha scelti per portarci al cuore del giudizio definitivo sulla storia, che si muove verso il riscatto, verso il compimento delle beatitudini”. Come ha ricordato il l'arcivescovo, “si tratta di un luogo teologico che noi dobbiamo recuperare per dare forza al nostro servizio”. Mons. Lorefice ha poi voluto condividere, alla luce di questo primo anno di servizio, alcune riflessioni e possibili piste pastorali:
- la pastorale delle migrazioni può sembrare una diaconia marginale dal punto di vista ecclesiale ma è certamente evangelica. Perché sta dalla parte degli emarginati, e questo ci dà la certezza di stare dalla parte di Cristo, l’emarginato per eccellenza;
- dobbiamo narrare le migrazioni alla luce del Vangelo come critica alle narrazioni ideologiche. Noi abbiamo il diritto di fare arrivare la narrazione evangelica e della codificazione dei diritti umani. Di dare voce a chi non ha voce;
- dobbiamo avviare processi generativi per aiutare le nostre comunità. Non è facile, ha detto mons. Lorefice, ma non ci dobbiamo scoraggiare, e l’équipe diocesana Migrantes deve sentirsi investita di questo compito;
- valorizzare la progettazione, compresa quella sostenuta dalla Fondazione Migrantes, capace di costruire dei “segni” che siano fecondi e spingano i processi generativi. Perché la “carne umana” possa risplendere in tutta la sua bellezza;
- ottimizzare il convenire della Commissione regionale quale spazio per cogliere il dono della nostra marginalità ecclesiale, per aiutare le Chiese di Sicilia a mettere al centro il Cristo presente negli scarti umani e che la Casa comune produce sempre più.

Unhcr e Anci: ampliare il sistema di accoglienza diffusa
Più casa, meno mercato
Commissione Episcopale Migranti Romania: importante imparare dall’esperienza della Migrantes

Piacenza: il vescovo Cevalotto con alcuni migranti sul Monte Penna
Card. Zuppi: la vita di chi è in pericolo sia sempre difesa
Per non dimenticare la tragedia di Cutro: domani a Cosenza la presentazione di un libro
1 Marzo 2024 - Cosenza - Domani, sabato 2 marzo 2024, alle ore 17.00 nei locali dello Sportello Rosa (Cittadella del Volontariato) in in Via degli Stadi a Cosenza per ricordare un anno dalla tragedia di Cutro, verrà presentato il libro “Adotta una storia. Gli studenti del Polo Brutium intervistano gli alunni immigrati del Centro Provinciale Istruzione Adulti”, pubblicato dalla casa editrice cosentina Progetto 2000. Adotta una storia nasce dopo la tragedia di Cutro, che ha suscitato diverse reazioni sui flussi di migranti, che mettono a rischio la vita e quella dei figli, spinti dal desiderio di cambiare il proprio destino e tentare di realizzare quel sogno di libertà e benessere negato nella terra di origine.
Ancora oggi molti non riescono a capire le motivazioni di questa fuga di massa e non immaginano i disagi economici, sociali e ambientali che affliggono questi popoli. Il Polo BRUTIUManitario, costituito dall’associazione “Agape”, Istituto scolastico Polo “Brutium” e il CSV di Cosenza, per creare un centro di volontariato, ha realizzato il percorso progettuale Adotta una storia, in collaborazione con il CPIA “Valeria Solesin” di Cosenza. Nel volume, curato da Pierpaolo Lopreiato sono state raccolte 17 interviste, raccolte dagli studenti cosentini, che servono per far conoscere storie di vita vissute da persone che, spesso, sono invisibili, vittime dell’indifferenza dell’egoismo, di atteggiamenti di razzismo che dobbiamo abbattere, iniziando proprio dalle giovani generazioni, per creare una società più inclusiva, nella quale prevalgano sentimenti di fratellanza e solidarietà.
La copertina del volume - Mare nostrum - è stata realizzata dalla prof.ssa Assunta Mollo e mostra un popolo di migranti, senza volto, a significare che il lasciare la propria terra per altri lidi, è un'esperienza di tutti, ieri dei nostri nonni, oggi di chi cerca un mondo diverso.
L'incontro sarà introdotto e moderato dalla giornalista Pilerio Pellegrino,: sono previsti i saluti di Flora Barone (responsabile dello Sportello Rosa) e di Costantina Bartella (presidente dell'Associazione Agape di Cosenza). Gli interventi saranno di Rosita Paradiso, dirigente scolastica del Polo Tecnico Scientifico Brutium di Cosenza, del curatore del volume Pierpaolo Lopreiato e dell'editore Demetrio Guzzardi. Nel corso della serata la poetessa Annalina Paradiso, leggerà alcune sue poesie "Per non dimenticare la tragedia di Cutro".
Senegal: almeno 24 migranti morti dopo che la loro imbarcazione è affondata
Migrantes Cosenza-Bisignano: domani la presentazione del fumetto “In fuga”
Vangelo Migrante: III di Quaresima (Gv 2,13-25)
Da oggi al Cinema: tra le novità “Dune. Parte Due”.
Roma - Nel passaggio di testimone tra febbraio e marzo, a prenotare la vetta del botteghino è “Dune. Parte Due” (Warner Bros.) del regista canadese Denis Villeneuve, con Timothée Chalamet, Zendaya, Rebecca Ferguson, Florence Pugh e Austin Butler. Villeneuve rimette in campo tutti gli elementi che avevano entusiasmato nel primo capitolo della saga uscito nel 2021, firmando uno stiloso kolossal persino migliore del precedente. A colpire è soprattutto la sua regia, acuta e vigorosa. “Dune. Parte Due” - da oggi al cinema - è un racconto giocato tra fantastico e sfumature distopiche, con evidenti richiami ai deragliamenti del presente, disseminato anche da un simbolismo religioso.