Primo Piano
Papa Francesco: il mondo grida libertà, ma poi è più schiavo
Città del Vaticano - Nell’omelia della Messa a Santa Marta papa Francesco, questa mattina, ha parlato di tre esempi di libertà: il fariseo Gamaliele, gli apostoli Pietro e Giovanni e Gesù stesso”, come riferisce Vatican News: “E io – ha chiesto – sono libero o sono schiavo delle mie ambizioni, delle ricchezze, della moda?”. La vera libertà è dare spazio a Dio nella vita e seguirlo con gioia anche nella sofferenza.
La Liturgia ci propone tre esempi di libertà: e noi siano liberi di pensare a mente fredda e dare spazio a Dio, nella nostra vita come Gamalièle? Siamo liberi di seguire Gesù con gioia anche nella sofferenza come Pietro e Giovanni? E siamo liberi dalle passioni, dalle ambizioni, dalla moda? O siamo come il mondo che è un po’ “schizzoide”: grida “libertà!” ma poi è più schiavo? Sono le domande con le quali ha chiuso l’omelia nella cappellina di Casa Santa Marta, commenyando lle letture del giorni tratte dagli Atti degli apostoli e dal Vangelo di Giovanni sulla moltiplicazione dei pani e dei pesci.
La libertà della quale parliamo in questo tempo pasquale – ha spiegato il Papa - è la libertà dei figli, che ci ha ridonato Gesù “con la sua opera redentrice”. La prima persona libera sulla quale ci fa riflettere la Liturgia è Gamaliele, il dottore della legge fariseo che, negli Atti degli apostoli, convince il sinedrio a liberare Pietro e Giovanni, in carcere per aver guarito un paralitico. Gamaliele, spiega Francesco, è un “uomo libero, pensa a mente fredda, li fa ragionare”, li convince che “il tempo fa il suo lavoro”. L’uomo libero non ha paura del tempo: lascia fare a Dio. Dà spazio, perché Dio agisca nel tempo. L’uomo libero è paziente. E questo era un ebreo – non era un cristiano, non aveva riconosciuto Gesù salvatore – ma era un uomo libero. Fa il suo pensiero, lo offre agli altri e è accettato. La libertà non è impaziente. Anche Pilato pensava bene, a mente fredda, prosegue Francesco, e si accorse che Gesù era innocente. “Ma non è riuscito a risolvere il problema, perché non era libero, era attaccato alla promozione”, “gli mancava il coraggio della libertà perché era schiavo del carrierismo, dell’ambizione, del suo successo”.
Il secondo esempio di libertà sono Pietro e Giovanni, “che avevano guarito il paralitico, e adesso erano davanti al sinedrio”. Il sinedrio alla fine li libera, ma li fa flagellare, anche se innocenti. Puniti ingiustamente, ricorda il Papa, “se ne andarono via dal sinedrio lieti di essere stati giudicati degni di subire oltraggi per il nome di Gesù”. “Questa è la gioia di imitare Gesù – commenta il Pontefice - È un’altra libertà: più grande, più larga, più cristiana”. Pietro poteva andare dal giudice e fare causa contro il sinedrio e chiedere un risarcimento. E invece era gioioso, come Giovanni “perché avevano sofferto in nome di Gesù”. Forse ricordavano le parole di Gesù: “Beati voi, quando sarete insultati, perseguitati, a causa mia. Beati voi”.
“Erano liberi nella sofferenza, per seguire Gesù”, spiega ancora Francesco. E’ l’atteggiamento cristiano: “Signore, tu mi hai dato tanto, hai sofferto tanto per me. Cosa posso fare per te? Prendi, Signore, la mia vita, la mia mente, il mio cuore, tutto è tuo”.
Questa è la libertà di “un innamorato di Gesù Cristo. Sigillato dallo Spirito Santo, con la fede in Gesù Cristo. Tu hai fatto questo per me, io faccio questo per te. Anche oggi ce ne sono tanti, in carcere, cristiani, torturati, che portano avanti questa libertà: di confessare Gesù Cristo”.
Il terzo esempio è Gesù stesso, che fa il miracolo della moltiplicazione dei pani. Alla fine la gente è entusiasta e Gesù capisce “che venivano a prenderlo per farlo re”. Allora si ritira di nuovo sul monte. “Si staccò dal trionfalismo. Non si lasciò ingannare da questo trionfalismo – commenta il Papa - Era libero”.
Come nel deserto, quando respinge le tentazioni di satana “perché era libero, e la sua libertà era seguire la volontà del Padre”. “E finirà nella croce. È l’esempio di libertà più grande: Gesù”. Che seguì la volontà del Padre per risanare la nostra figliolanza. “Pensiamo in questo giorno alla mia libertà, la nostra libertà”.
Messina: Cristianesimo e Islam per una Città plurale
Il terzo appuntamento è previsto giovedì 19 aprile 2018 alle ore 17.00, presso l’Istituto “Cristo Re” (viale Principe Umberto, 89 - Messina). Il tema di questo terzo incontro sarà: “La donna tra modernità e tradizione”.
“Come una cartina tornasole, la condizione della donna evidenzia - si legge in una nota- il livello culturale delle comunità sociali e religiose. È una questione complessa e urgente per la sua dimensione globale e interculturale. Di fatto la donna continua a essere un anello debole nelle società irrigidite nelle tradizioni e là dove la violenza può esplodere con conseguenze gravissime”.
Caritas Italiana: da lunedì convegno nazionale ad Abano Terme
Fedeli al mandato di Paolo VI e alla testimonianza di Mons. Nervo e Mons. Pasini che hanno fatto nascere e crescere la Caritas, i circa 600 tra direttori e operatori delle 200 Caritas diocesane e di Caritas Italiana “sono chiamati ad una riflessione fondamentale per tutto il loro servizio, che in questa era di crisi e di complessità̀ rafforzerà̀ l’impegno a esserci, abitare con responsabilità̀ il territorio, sperimentare con coraggio nuove forme di carità̀, sempre orientate allo sviluppo di comunità̀, con un’attenzione particolare ai giovani”.
Nella prima giornata, dopo la preghiera di apertura, presieduta Mons. Carlo Redaelli, Arcivescovo di Gorizia e membro di presidenza di Caritas Italiana, è previsto il saluto del Card. Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento e presidente di Caritas Italiana e il saluto delle Autorità̀ presenti. Sarà poi dato spazio a esperienze e voci di giovani, con il coordinamento delle giornalista Micaela Faggiani.
Fondazione Missio: la chiesa in uscita ha bisogno di missionari appassionati
“Con Papa Francesco le ‘osservazioni’ profetiche di padre Manna hanno trovato il terreno fertile per la loro piena applicazione» ha detto padre Biondi che ha continuato: “per padre Manna nell’evangelizzazione va ben distinto ciò che è essenziale-il messaggio di salvezza- dalle tradizioni occidentali. Il messaggio evangelico deve essere libero da ingerenze di qualsiasi tipo che nei secoli hanno inquinato il lavoro dei missionari”. Ha poi citato l’esortazione apostolica Gaudete et Exultate nei passi salienti dedicati alla missione: “la Chiesa non ha bisogno di tanti burocrati e funzionari ma di missionari appassionati, divorati dall’entusiasmo di comunicare la vera vita. I santi sorprendono, spiazzano, perché la loro vita ci chiama ad uscire dalla mediocrità tranquilla e anestetizzante”. (Miela Fagiolo D'Attilia)
Circolo degli Esteri: Vignali nuovo presidente
Luigi Maria Vignali, Direttore Generale per gli Italiani all’Estero e le Politiche Migratorie della Farnesina, succede all’Ambasciatore Alessandro Vattani, recentemente scomparso.
Creato nel 1936 con finalità di rappresentanza del Ministero degli Esteri, del circolo, oltre ai funzionari diplomatici e ai dipendenti del Ministero, possono farne parte anche diplomatici stranieri e un numero limitato di membri esterni. Con oltre ottant'anni di vita, il Circolo degli Esteri continua a rappresentare un luogo simbolo degli incontri internazionali, della vita sociale e degli eventi sportivi della Capitale. A Luigi Vignali gli auguri di buon lavoro della nostra redazione (R. Iaria)
Immigrati venezuelani in Colombia: l’accoglienza della Chiesa di frontiera
L’incontro si è tenuto nei giorni scorsi a Puerto Carreño, capoluogo del dipartimento di Vichada, che si trova sulle rive dell’Orinoco, il grande fiume che fa da frontiera naturale ai due paesi. Al termine i presenti hanno diffuso una dichiarazione in cui hanno espresso «grande preoccupazione» per la crescente ondata di migranti venezuelani che sta affluendo verso le città di confine come appunto Puerto Carreño e Inírida, capoluogo del dipartimento colombiano di Guainía. Un appello che partendo dalla consapevolezza della complessità della crisi venezuelana, mette in guardia dalle gravi ricadute sociali e richiama istituzioni pubbliche, società civile e realtà ecclesiali a mettere urgentemente in azione strutture di solidarietà e di accoglienza.
«L’arrivo dei cittadini del Venezuela — si legge nella dichiarazione — non si fermerà. La grandezza della crisi venezuelana e, soprattutto, le possibilità minime che possa essere risolta o ridimensionata a breve termine potrebbero travolgere le nostre precarie strutture di accoglienza e le possibilità di offrire un aiuto minimo».
Il documento avverte che la crescita degli immigrati sta generando insicurezza, sfiducia e in alcuni casi episodi di xenofobia da parte di diversi cittadini, che vedono i venezuelani come una minaccia per l’economia locale. E invita ad avere una particolare cura per minori, giovani e popolazioni indigene. Di conseguenza, si chiede una maggiore presenza del governo municipale e dipartimentale. «Tuttavia — prosegue la dichiarazione — pur sapendo che questo compito dev’essere assunto in primo luogo dalle realtà governative, come Chiesa abbiamo la ferma volontà di accogliere, ascoltare e accompagnare i nostri fratelli venezuelani, in modo tale che possano vivere con dignità da questo lato del confine che li ospita». Di qui anche l’appello alle diocesi, agli enti pubblici e privati perché uniscano le proprie forze per contribuire ad avere «un impatto positivo sulla promozione integrale della popolazione più vulnerabile».
Scalabriniani in cammino verso il XV Capitolo Generale
Papa Francesco: la testimonianza cristiana non vende la verità e dà fastidio
I 50 giorni del tempo pasquale - nota - sono stati per gli apostoli un “tempo di gioia” per la Risurrezione di Cristo. Una gioia vera ma ancora dubbiosa, timorosa, che si chiede come andranno le cose, mentre dopo, con la discesa dello Spirito Santo, la gioia diventa “coraggiosa”: prima “capivano perché vedevano il Signore, ma non capivano tutto”, erano contenti ma non riuscivano a capire. “E’ stato lo Spirito Santo a fargli capire tutto”.
Agli apostoli era stato proibito di predicare di annunciare Gesù eppure, dopo la liberazione dal carcere per mezzo di un Angelo, tornano ad insegnare nel tempio, ricorda il Papa. Come narra la Prima Lettura di oggi tratta dagli Atti (At 5,27-33), vengono quindi portati davanti al sinedrio dove il sommo sacerdote ricorda di avergli proibito di insegnare nel nome di Gesù. “Bisogna obbedire a Dio invece che agli uomini”: è la risposta di Pietro. La parola “obbedienza” torna, poi, anche nel Vangelo odierno (Gv 3,31-36). E il Papa la sottolinea perché “una vita di obbedienza” è quella che caratterizza gli apostoli che hanno ricevuto lo Spirito Santo. Obbedienza per seguire la strada di Gesù che “obbedì fino alla fine” come nell’Orto degli Ulivi. Obbedienza che consiste nel fare la volontà di Dio. L’obbedienza è il cammino che il Figlio “ci ha aperto”, dice Francesco, e il cristiano, quindi, “obbedisce a Dio”.
I sacerdoti, invece, che volevano comandare, hanno regolato il tutto, con una mancia: “la tangente è arrivata fino al Sepolcro”. Così risolve le cose il mondo, spiega il Papa, cioè “con cose mondane”. La prima è “il denaro”, il cui signore è il diavolo. Gesù stesso, infatti, dice che non si possono servire due signori.
La seconda caratteristica degli apostoli è “la testimonianza”: “la testimonianza cristiana dà fastidio”, nota il Papa. Un po’ magari cerchiamo una via di compromesso “fra il mondo e noi” ma “la testimonianza cristiana non conosce le vie di compromesso”. “Conosce la pazienza di accompagnare le persone che non condividono il nostro modo di pensare, la nostra fede, di tollerare, di accompagnare, ma mai di vendere la verità”, ribadisce: Primo, obbedienza. Secondo, testimonianza, che dà tanto fastidio. E tutte le persecuzioni che ci sono, da quel momento fino ad oggi … Pensate ai cristiani perseguitati in Africa, in Medio Oriente … Ma ce ne sono di più che nei primi tempi oggi, in carcere, sgozzati, impiccati per confessare Gesù. Testimonianza fino alla fine.
La concretezza degli apostoli è, poi, il terzo aspetto sul quale si sofferma il Papa: parlavano di cose concrete, “non di “favole”. Quindi, come gli apostoli hanno visto e toccato, “ognuno di noi” - dice - ”ha toccato Gesù nella propria vita”: Succede che tante volte i peccati, i compromessi, la paura ci fanno dimenticare questo primo incontro, dell’incontro che ci ha cambiato la vita. Eh, si ci porta un ricordo, ma un ricordo annacquato; ci fa diventare cristiani ma “all’acqua di rose”. Annacquati, superficiali. Chiedere sempre la grazia allo Spirito Santo della concretezza. Gesù è passato nella mia vita, per il mio cuore. Lo Spirito è entrato in me. Poi, forse, ho dimenticato ma, la grazia della memoria del primo incontro.
Quindi, è tempo di chiedere la gioia pasquale: Chiediamola gli uni per gli altri, ma quella gioia che viene dallo Spirito Santo, che dà lo Spirito Santo: la gioia dell’obbedienza pasquale, la gioia della testimonianza pasquale e la gioia della concretezza pasquale.
ACNUR: 1 vittima ogni 14 arrivi
Dal primo gennaio al 9 aprile, a fronte di 16.089 persone che hanno attraversato il Mediterraneo per raggiungere l’Europa, ben 521 non ce l’hanno fatta. Nello stesso periodo di un anno fa, con 37.235 arrivi si registrarono 809 morti (fonte missingmigrants.iom.int).
Negli ultimi mesi, sottolinea il rapporto dell’agenzia Onu, si è inoltre registrato un deterioramento molto preoccupante della salute dei nuovi arrivati dalla Libia. “Un numero crescente di persone infatti sbarca in precarie condizioni di salute, mostrando segni di estrema debolezza e magrezza”.“Per rifugiati e migranti viaggiare verso l’Europa e al suo interno continua a essere molto pericoloso” aggiunge Pascale Moreau, direttrice dell’Ufficio per l’Europa di ACNUR. Si stima che oltre 3.100 persone abbiano perso la vita in mare l’anno scorso lungo le rotte verso l’Europa, rispetto alle 5.100 del 2016. Altre 521 sono morte o risultano disperse dall’inizio del 2018. Oltre ai decessi in mare, nel 2017 ci sono state almeno altre 75 persone lungo le rotte terrestri che hanno perso la vita alle frontiere esterne dell’Europa o durante il viaggio in Europa, insieme a continue e preoccupanti segnalazioni di respingimenti. Dal primo gennaio di quest’anno, i decessi via terra registrati in Italia sono 5: si tratta di migranti morti nel tentativo di passare le frontiere, lungo le linee ferroviarie di Ventimiglia, al confine col Canton Ticino e al Brennero. O nascosti sotto un tir. “L’accesso al territorio e a procedure di asilo rapide, eque ed efficienti per chi cerca protezione internazionale sono fondamentali. Gestire le frontiere e garantire protezione ai rifugiati in conformità agli obblighi internazionali degli Stati non si escludono a vicenda né sono incompatibili» dichiara Moreau. Il rapporto dell’UNHCR sottolinea anche gli abusi e le estorsioni subite da rifugiati e migranti per mano di trafficanti, contrabbandieri o gruppi armati lungo varie rotte verso l’Europa. Le donne, soprattutto quelle che viaggiano da sole, e i minori non accompagnati rimangono particolarmente esposti al rischio di violenza sessuale e di genere lungo le rotte verso l’Europa e in alcune località all’interno dell’Europa. Mentre il numero complessivo di traversate del Mediterraneo è rimasto molto al di sotto dei livelli del 2016, il rapporto UNHCR rileva anche un aumento degli arrivi in Spagna e in Grecia nell’ultima parte del 2017. Lo scorso anno, la Spagna ha registrato un aumento del 101% rispetto al 2016, con 28.000 nuovi arrivi. I primi mesi del 2018 mostrano una tendenza simile, con un incremento degli arrivi del 13% rispetto allo scorso anno. Anche in Grecia si è registrato un aumento del 33% tra maggio e dicembre del 2017. (Daniela Fassini)
CIR: al via la quinta edizione del concorso per cortometraggi sul diritto d’asilo
Acli Germania: il 14 e 15 aprile il Congresso nazionale
Mci Gross-Gerau: 50 anni di vita
Migrantes: a maggio la presentazione della storia dell’organismo pastorale CEI
L’articolazione in cinque volumi segue la scansione dei settori pastorali tradizionalmente di competenza dell’UCEI/Migrantes: emigrazione italiana all’estero, rom e sinti, circensi e gente dello spettacolo viaggiante, immigrazione straniera e profughi in Italia. Precede i volumi un testo istituzionale.
Un cammino attraverso cinquant’anni di pastorale, dai documenti d’archivio ai tweet di papa Francesco, che attinge alla memoria storica e al magistero pontificio e della Chiesa in Italia. Ciò allo scopo di evidenziare il carattere di coralità che per tradizione appartiene non soltanto all’operato dell’UCEI prima e della Fondazione Migrantes poi, ma anche all’approccio dell’intera Chiesa alle diverse forme della mobilità umana.
Belgio: domani la consegna del Premio Roma a David Van Reybrouck
Lo scrittore David Van Reybrouck è uno storico e saggista belga. La sua opera letteraria è molto ampia e comprende libri di storia, saggi politici, editoriali. I suoi scritti presentano un intreccio avvincente di reportage, biografia e analisi storico- politica che rende la sua prosa unica e affascinante. Egli ha contribuito, in modo innovativo, provocatorio e stimolante, al dibattito politico sulla democrazia e sul suo futuro. Due opere di David Van Reybrouck sono state tradotte in italiano – “Congo” e “Contro le Elezioni” – rendendo lo scrittore belga apprezzato anche dai lettori italiani. La consegna del “Premio Roma” è un tributo al valore e al rilievo dell’opera di Van Reybrouck, spiegano i promotori.
Alla cerimonia di consegna saranno presenti rappresentanti del mondo politico, diplomatico, culturale ed artistico. Nathalie Gilson, Assessore per le Finanze, l’Ambiente, il Patrimonio e l’Infanzia del Comune di Ixelles, riceverà dall’On.le Davide Bordoni un omaggio dell'Assemblea Capitolina.
Sempre domani mattina, alle ore 10.00, la delegazione del Premio verrà ricevuta, in forma ufficiale, dal Presidente del Parlamento Europeo, On. Antonio Tajani a cui il Presidente del Premio, Dott. Aldo Milesi, consegnerà un particolare riconoscimento. Terminata la cerimonia, la delegazione potrà visitare questa prestigiosa e storica sede.
La cerimonia di consegna del Premio Roma allo scrittore David Van Reybrouck, sarà occasione, ha sottolineato l’Ambasciatrice Elena Basile, di rinnovo dell’amicizia e della cooperazione culturale italo-belga e rafforzerà i legami fra le città di Roma e Bruxelles.
FAIM: rafforzare la rappresentanza associativa degli italiani nel mondo
A fronte di questi numeri, l’elettorato attivo – si legge in una nota del Faim diffusa oggi - continua a diminuire; solo circa un quarto degli aventi diritto ha votato; ciò mostra che, “al netto delle riconfermate inefficienze e difficoltà di gestione del voto per corrispondenza, oltre la metà dei potenziali elettori non si esprime, mentre, allo stesso tempo, la nuova e più recente emigrazione non è in condizione di votare in quanto solo in minima parte è ricompresa negli elenchi Aire”. Nella relazione introduttiva a nome del Comitato di Coordinamento, il Portavoce, Rino Giuliani ha evidenziato gli effetti causati dai cambiamenti sociali, ha illustrato il lavoro svolto in quest’ultimo anno e le prospettive di impegno futuro che ripropongono il Faim come soggetto di ampia rappresentanza sociale autonoma che ha la responsabilità di assumere la domanda di tutele, di sicurezza e di welfare che emerge dagli italiani all’estero, cui in questi anni “non è stata data risposta e che, con la nuova emigrazione, si ripropongono in termini ancora più pregnanti”.
“L’obiettivo da perseguire - ha osservato Giuliani - è di mettere a disposizione delle nostre comunità all’estero un forte soggetto associativo sempre più rappresentativo; di costruire, a tal fine, alleanze sociali trasparenti e forti su contenuti condivisi (in particolare con il mondo del terzo settore); di promuovere la crescita delle reti associative FAIM nelle regioni e all’estero”.
L’adesione al Faim di altre 16 associazioni che si aggiungono alle 85 già presenti in assemblea, è un segnale “incoraggiante. Le associazioni costituiscono una ricchezza collettiva fondamentale che va tutelata e sostenuta nell’interesse di tutti”, spiga la nota del Faim.
Il Consiglio direttivo, approvando le relazioni integrate dagli interventi che si sono succeduti ha riaffermato la necessità: di “riconoscimento dell’Associazionismo degli italiani nel mondo e di un quadro di sostegno attivo alla propria insostituibile azione, obiettivo che dovrà essere assunto in questa legislatura”, di “un sostegno al rilancio qualificato del CGIE e dei Comites, cui il FAIM intende contribuire con l’apertura di confronti positivi sulle questioni prioritarie”; “in un contesto di grande crescita della presenza italiana all’estero e di nuova emigrazione, il nuovo Parlamento e il nuovo governo sono chiamati a dare risposte concrete su tutte le materie inerenti. E’ a tal proposito particolarmente apprezzabile la riconfermata importanza delle leggi di iniziativa popolare - su cui il mondo dell’emigrazione può impegnarsi - condividendo il richiamo alla centralità del parlamento e al ritorno a una corretta e coerente produzione legislativa come recentemente affermato dal presidente della Camera”. Inoltre il Faim è “pronto a confrontarsi e a dare il suo contributo su tutte le più urgenti questioni; il coinvolgimento dell’associazionismo costituisce un indispensabile elemento di rafforzamento delle politiche attive e delle azioni rivolte ai connazionali, a partire dai bisogni di orientamento della nuova emigrazione fino alle opportunità di valorizzazione culturale, formativa ed economica, nella prospettiva del sistema paese”. Da qui la richiesta di partecipare “fin d’ora” al gruppo di lavoro in preparazione della Conferenza Stato-Regioni-Provincie Autonome- Cgie, e alle altre iniziative in programma.
Padova: da giovedì il Convegno missionario nazionale dei seminaristi
Accoglienza e integrazione… le risate intelligenti
“Benvenuti a casa mia”, il nuovo film di Philippe de Chauveron, ribalta, sempre in forma di commedia, la prospettiva politica del suo precedente, fortunato lungometraggio “Non sposate le mie figlie” (oltre 12 milioni di spettatori in patria).
Sulla scia del titolo originale, “À bras ouverts”, “Benvenuti a casa mia” propone la storia di un intellettuale di sinistra, uno scrittore di successo sposato con una ricca ereditiera, che durante un dibattito televisivo del quale egli promuove il suo nuovo romanzo, intitolato appunto “A braccia aperte”, invita idealmente tutti i benestanti ad accogliere nelle proprie case i più bisognosi.
Quella stessa sera, dopo aver accettato (per non perdere la faccia) la sfida lanciata dal suo avversario in studio, ossia mettere in pratica ciò che aveva appena suggerito ai ricchi, una sgangherata famiglia rom bussa alla porta della sua lussuosa villa con piscina. “Benvenuti a casa mia”, che riporta sullo schermo Christian Clavier e Ary Abittan, già interpreti di “Non sposate le mie figlie”, si appoggia su un semplicismo narrativo e su un tratto caricaturale che rischiano a volte di banalizzare un tema complesso, delicato e divisivo, ma al registro comico non si può rimproverare chissà quale volontà sociologica.
Lungi dall’essere un pamphlet, eppure niente affatto estraneo al clima rovente dei nostri giorni, il film di de Chauveron tenta a suo modo una ‘sintesi’ complessiva delle griglie sociali contemporanee, ben distanziate le une dalle altre ma, come testimonia il maggiordomo indiano della
coppia borghese, tutte accomunate dagli stessi pregiudizi nel guardare a chi sta peggio.
Scivolando da una situazione buffa ad un’altra, “Benvenuti a casa mia” accumula volutamente tanti cliché, sia nei confronti della gauche benpensante, simboleggiata dall’homme engagé dalle camicie firmate e dalla sua vacua consorte, sia verso la rumorosa famiglia rom ospitata in giardino. Raffigurata, anche se affettuosamente, nella sua rozza ritualità folcloristica.
Il tema dell'immigrazione coniugato in forma di commedia trova una sponda cinematografica anche in Italia. “Contromano”, il film diretto e interpretato da Antonio Albanese (che torna alla regia dopo sedici anni), ha per protagonista un cinquantenne milanese preciso e abitudinario, che si sveglia tutte le mattine nello stesso modo, beve lo stesso caffè nello stesso bar, apre il suo negozio di calze senza mai tardare di un minuto. È questo, per lui, il bello della vita: le cose che non cambiano. Convinto che il segreto di una società civile risieda nel rispetto della disciplina, Mario accoglie con sgomento e irritazione la presenza davanti al suo negozio di un senegalese venditore ambulante di calzini. Così, deciso a “rimettere le cose a posto”, escogita un piano tanto semplice quanto folle: rapire il giovane di colore e riportarlo a casa sua…
Sul filo del paradosso, e con il sorriso sulle labbra, “Contromano” affronta dunque una questione di strettissima attualità, in una pellicola on the road che ovviamente vede complicarsi le situazioni con l'entrata in scena della presunta sorella del giovane africano. Dietro la sua corazza burbera, in realtà
il commerciante milanese nasconde un animo gentile. Così, attingendo ad un repertorio di sguardi, più che di parole, di immagini, più che di gag, nel suo film Albanese riversa non la tracotanza volgare di Cetto La Qualunque (specchio deformante di una certa Italia), bensì la malinconica sensibilità di un uomo solo, intristito dalle sue stesse, immutabili abitudini. Il ritratto, anche questo, di un Paese in cerca di se stesso e messo alla prova dalla mutazione genetica della società contemporanea. (Paolo Perrone – La Voce E il Tempo)
“Viaggiatori sul fuoco – canto senza fine”: a Belmonte Calabro il progetto “Ex convento” per l’integrazione tra italiani e immigrati
“Ex Convento” è un progetto di integrazione. Un percorso animato dal ‘teatro di comunità’ che intende far leva sul senso di appartenenza al territorio, sulla condizione di ‘chi lascia la propria terra natìa e arriva in un paese nuovo dove vuole mettere radici’. L’associazione “I frati” ideatrice e promotrice del progetto sottolinea come l’iter progettuale “si sviluppi intorno al teatro di figura e ai riti, alla ritualità della musica, dell’acqua e del cibo”. Oltre a quello teatrale si svilupperanno altri due percorsi: uno prenderà forma all’interno della comunità “per intercettare e accogliere le singole voci di studenti o abitanti della comunità; le storie, le fiabe, la ritualità saranno successivamente ri-scritte e ri-drammatizzate. In programma anche delle interviste sul tema dell’immigrazione-migrazione”. Il secondo percorso è basato sulla visione di alcuni film sulla cultura e la storia rumena.
Col laboratorio di teatro di figura oltre ad apprendere le diverse fasi per la costruzione di una messa in scena, “si useranno tecniche psicologiche, sociologiche e di democrazia partecipativa – evidenziano i promotori del progetto - per sviluppare le idee in gruppo, come un unico nucleo creativo, senza gerarchie, imparando a valorizzare i punti di forza di ciascun membro del gruppo”. Scopo precipuo è quello di coinvolgere persone con origini e storie diverse: dalla popolazione locale (italiani e immigrati per creare uno scambio e reciproca conoscenza tra la cultura calabrese e quella rumena), alle persone residenti nel centro di accoglienza e a chi vorrà parteciparvi provenendo anche da altre regioni d’Italia”.
Il lavoro artistico e d’incontro verterà sulle culture popolari: la mitologia, le fiabe, la ritualità del pane. Diverse le linee di lavoro che prevedono degli incontri – intervista con gli alunni della scuola, la popolazione locale, gli immigrati rumeni e quelli dei centri accoglienza. Gli incontri saranno degli scambi culturali per ‘raccontarsi storie, tradizioni, fiabe, riti e per lavorare al successivo step: la drammatizzazione”. La proiezione di opere filmiche rumene sarà in collaborazione con la rete di Arci Calabria e le sue sedi territoriali. Il calendario progettuale prevede anche incontri di approfondimento all’istituto comprensivo di Belmonte sulla tematica dell’immigrazione; distribuzione di questionari sul tema dell’immigrazione tra gli spettatori delle performance e raccolta dati. L’iniziativa progettuale include anche un laboratorio di costruzione di marottes e grandi maschere che riprodurranno le figure della mitologia popolare, individuate dai racconti. Il progetto si concluderà a giugno con la performance “Viaggiatori sul fuoco - canto senza fine”. Quest’ultima fase del progetto costituirà una residenza artistica intensiva guidati da professionisti teatrali qualificati. “La realizzazione della performance conclusiva – sottolineano gli esponenti del sodalizio promotore - avrà carattere inedito e verrà rappresentata, in forma itinerante, nel territorio di Belmonte Calabro all’interno della struttura dell’Ex Convento dei Cappuccini”.
Inoltre “il lavoro di documentazione video sarà successivamente utilizzato per promuovere e diffondere il lavoro svolto che caratterizza il progetto. Si organizzeranno degli incontri in collaborazione con i partner, all’interno delle proprie reti, al fine di incentivare la riflessione e l’incontro”. In occasione degli incontri con i vari partner saranno proiettati i video/racconto dell’esperienza progettuale; previsto anche l’allestimento di una mostra con le maschere e le marottes realizzate durante i laboratori con tanto di discussione e confronto finale. “Come dono e scambio – tengono a evidenziare i rappresentanti dell’associazione ‘I frati’ - si chiederà ai partecipanti di donarci una poesia, un racconto o un contributo video della loro nuova “casa”.
Sono iniziati in questi giorni i laboratori all’istituto comprensivo di Belmonte con la raccolta di storie, fiabe e racconti; il 6 maggio si terrà la festa rumena; dal 7 al 10 giugno il progetto si animerà col laboratorio di maschere e marottes; dal 17al 20 giugno sarà allestita la messa in scena nello spazio della parata; il 21 giugno l’evento finale concluderà l’iter progettuale.