Primo Piano

Papa Francesco: aprire “sempre e ovunque strade di comunione”

Bologna -  Si è aperto ieri sera a Bologna l’incontro mondiale di preghiera per la pace promosso dalla Comunità di Sant’Egidio e dalla diocesi di Bologna. Un incontro, che si concluderà domani, che vede presenti 300 diversi esponenti di religioni e confessioni differenti riuntiti per riflettere e lanciare “Ponti di Pace” come recita il titolo del l’edizione 2018 del meeting promosso dalla comunità romana nello “Spirito di Assisi” voluto da Papa Giovanni Poalo II nel 1986. Quell’anno il pontefice, infatti, chiamò nella città del Poverello i capi religiosi di tutto il mondo. “Non possiamo rassegnarci al demone della guerra, alla follia del terrorismo, alla forza ingannevole delle armi che divorano la vita”, ha scritto ieri papa Francesco ai partecipanti all’iniziativa di Bologna sottolineando che non possiamo lasciare che “l’indifferenza si impadronisca degli uomini, rendendoli complici del male, di quel male terribile che è la guerra, la cui crudeltà è pagata soprattutto dai più poveri e dai più deboli”.
“Ponti di pace” è – spiega il pontefice - un invito a “creare connessioni che portino a incontri reali, legami che uniscano, percorsi che aiutino a superare conflitti e asprezze. Nel mondo globalizzato, dove purtroppo sembra sempre più facile scavare distanze e rintanarsi nei propri interessi – aggiunge -  siamo chiamati a impegnarci insieme per congiungere fra loro le persone e i popoli”. E’ urgente, per papa Francesco, “elaborare assieme memorie di comunione che risanino le ferite della storia”.  E’ urgente “tessere trame di pacifica convivenza per l’avvenire”: “non possiamo – scrive - sottrarci alla nostra responsabilità di credenti, chiamati, a maggior ragione nell’odierno villaggio globale, ad avere a cuore il bene di tutti e a non accontentarsi del proprio stare in pace. Le religioni, se non perseguono vie di pace, smentiscono sé stesse. Esse non possono che costruire ponti, in nome di Colui che non si stanca di congiungere il Cielo e la terra”.
Per Francesco le differenze non devono “metterci gli uni contro gli altri: il cuore di chi veramente crede esorta ad aprire, sempre e ovunque, vie di comunione”.
“La passione per la pace – conclude il Papa dopo ver ricordato il Sinodo dei Vescovi sui giovani in corsi in questi giorni in Vaticano -  – rende tutti più giovani dove realmente conta: nel cuore. Oggi, stringendovi gli uni accanto agli altri, uomini e donne di credo e generazioni diversi, mostrate che, con l’aiuto di Dio, costruire insieme la pace è possibile. È la strada da percorrere”. (Raffaele Iaria)
 
 

Migrantes Campania: determinante il rapporto degli stranieri in agricoltura e servizi alla persona

Salerno – In Campania l’apporto degli stranieri in agricoltura è “determinante perché abbiamo abbandonato la terra come risorsa economica”. Lo dice il direttore Migrantes regionale, Antonio Bonifacio in una intervista pubblicata questa mattina sulle pagine del Corriere della Sera Economia (Edizione Mezzogiorno). Per il direttore Migrantes  un altro ambito “rilevante”  è quello dei servizi alla persona, colf e badanti “sono figure insostituibili in molte famiglie”.
Bonifacio sottolinea che in economie con “un forte sommerso” come quella campana, è “lecito supporre un’offerta al ribasso degli stranieri, ma è provata una domanda di sfruttamento, facilitata dalla condizione di minacciabilità dei migranti per assenza di documenti e certificazioni per il rinnovo del permesso di soggiorno”. E rispondendo ad una domanda su come si può agevolare l’integrazione il direttore Migrantes evidenzia che quotidianamente italiani e stranieri hanno “un constante confronto, per cui è necessario promuovere conoscenza e dialogo, difendendo il valore dell’accoglienza per realizzare un’integrazione sulla base di valori condivisi che riconosca le diversità culturali”.
 

Svizzera: a Lucerna una piazza dedicata ai lavoratori bellunesi

 
Lugano - Sarà inaugurata il prossimo 18 ottobre a Lucerna, in Svizzera, una piazza agli emigrati bellunesi. Molti sono gli emigrati in Svizzera partiti da Belluno e che oggi risiedono a Lucerna e nell’intesa Svizzera.  A Lucerna, per esempio, la Viscoswisse, azienda del settore tessile, mandò in provincia di Belluno dei reclutatori per selezionare nuovo personale da adibire alla produzione. Deon, De Col, Lodi. Sono solo alcuni dei cognomi bellunesi che “timbravano” giornalmente la propria prestazione alla Viscoswisse. A distanza di mezzo secolo la sede della Viscoswisse presente a Emmenbruche, Lucerna, è stata chiusa. Al suo posto è stata realizzata un’area residenziale con negozi, appartamenti e piazze. Una di queste piazze sarà intitolata proprio a Belluno e ai suoi lavoratori per essersi spesi per lo sviluppo della Svizzera. Questa la scelta dell’amministrazione comunale di Emmenbrücke, Lucerna.
“Un riconoscimento importante da parte della Svizzera verso i nostri emigranti”, commenta – il presidente dell’Associazione Bellunesi nel Mondo, Oscar De Bona. E per dare maggiore spessore alla giornata del 18 ottobre l’Associazione realizzerà una mostra dedicata agli emigranti bellunesi che lavorarono alla Viscoswisse.
 
 

Veneti nel Mondo: conclusa l’assemblea annuale

Padova - Si è conclusa a Padova l’edizione 2018 della Consulta dei Veneti nel mondo presieduta dall’Assessore regionale ai Flussi migratori del veneto Manuela Lanzarin. I consultori veneti provenienti dai cinque continenti e dal territorio regionale, nell’esaminare il Piano triennale 2019-21 per la cui realizzazione sono stati stanziati 450 mila euro annui, hanno ribadito il valore fondamentale dell’Associazionismo nelle politiche della Regione come interfaccia nella progettazione delle varie iniziative a favore dei veneti nel mondo. La Consulta è stata ricevuta anche a Palazzo Ferro Fini a Venezia dal Presidente del Consiglio regionale Roberto Ciambetti e dal presidente della Sesta Commissione consiliare Alberto Villanova. I lavori della Consulta 2019 si terranno nel Bellunese, nella seconda metà di luglio.
 

Migrantes Senigallia: domenica la “Festa dei Popoli”

Senigallia – Si svolgerà domenica su iniziativa della Commissione diocesana Migrantes di Senigallia la “Festa dei popoli” dalle 16.30 alle 20 in piazza del Duca, con il patrocinio del Comune e la partecipazione di tante associazioni e realtà di migranti e italiani.
In preparazione questa sera, alle 21, al palazzetti Baviera a Senigallia ci sarà un convegno sugli Imprenditori migranti con esperienze e racconti. “Siamo dentro a una realtà fatta di persone provenienti da Paesi, religioni e culture diverse, che si ritrovano insieme per far conoscenza, festa e condividere questi sentimenti”, ha sottolineato il vescovo Mons. Franco Manenti: “non ci si evolve emarginando, ma integrando, ricordiamocelo anche grazie a questa opportunità”, ha aggiunto. (R.I.)
 

Indice globale fame: numero sfollati forzati in aumento

Milano -  “Il numero degli sfollati forzati è in aumento e la fame è spesso sia causa che conseguenza dello sfollamento: migrazione forzata e fame sono due problemi strettamente correlati che colpiscono le regioni più povere del mondo e segnate da conflitti”. E’ quanto si legge nel XIII Indice globale della fame 2018  prestentato oggi a Milano dal Cesvi.  Oggi  sono 68,5 milioni le persone in tutto il mondo costrette ad abbandonare la propria casa, tra cui 40 milioni di sfollati interni, 25,4 milioni di rifugiati e 3,1 milioni di richiedenti asilo (UNHCR). Il numero degli sfollati forzati – si legge nel rapporto - è in aumento e la fame è spesso sia causa che conseguenza dello sfollamento. Il rapporto delinea quattro linee guida per affrontare gli effetti del nesso fame – migrazione forzata: “Sostenere politiche tese a evitare i conflitti e a costruire la pace a tutti i livelli, oltre a politiche che rafforzino l’affidabilità e trasparenza dei governi in quanto la fame spesso è un effetto della loro incapacità di far fronte a disastri naturali”;  “La maggior parte dei flussi migratori forzati si protrae per molti anni, persino per generazioni. Serve rispondere all’emergenza con azioni umanitarie a lungo termine di contrasto all’insicurezza alimentare, promuovendo anche lo sviluppo delle comunità locali che ospitano gli sfollati”; “Se possibile, è opportuno assistere le persone costrette a migrare e vittime di insicurezza alimentare nei Paesi di origine, perché queste tendono a raggiungere i Paesi limitrofi, anch’essi poveri e bisognosi di supporto”; “Gli sfollati non perdono mai del tutto la loro capacità di agire e di resi­stere. Quindi è importante rafforzare tale resilienza, sostenere i mercati locali e rafforzare i sistemi di sostentamento, rendendo così le persone più autosufficienti e indipendenti”.
 

Papa Francesco: Gesù ci insegna ad essere “invadenti”

Città del Vaticano - Il tema della preghiera è stata al centro della meditazione di papa Francesco, questa mattina, a Santa Marta. Commentando il vangelo del giorno il pontefice ha detto che Gesù racconta ai suoi discepoli di un uomo che, a mezzanotte, bussa alla casa di un suo amico per chiedergli qualcosa da mangiare. E l'amico risponde che non è il momento opportuno, che è già a letto, ma poi si alza e gli dà quello che chiede. Papa Francesco sottolinea, riferisce Vatican News,  tre elementi: un uomo nel bisogno, un amico, un po’ di pane. E’ una visita a sorpresa quella dell’amico bisognoso e la sua è una richiesta insistente perché ha fiducia nell’amico che ha ciò che gli serve. Prega con “invadenza” e in questo modo, dice Francesco, il Signore ci vuole insegnare come si prega: “Si prega con coraggio, perché quando preghiamo abbiamo un bisogno, normalmente, un bisogno. Un amico è Dio: è un amico ricco che ha del pane, ha quello del quale noi abbiamo bisogno. Come se Gesù dicesse: ‘Nella preghiera siate invadenti. Non stancatevi’. Ma non stancatevi di che? Di chiedere. 'Chiedete e vi sarà dato'”. Ma, continua il Papa, “la preghiera non è come una bacchetta magica”, non è che appena noi chiediamo, otteniamo. Non si tratta di dire due “Padre Nostro” e poi di andarsene: “La preghiera è un lavoro: un lavoro che ci chiede volontà, ci chiede costanza, ci chiede di essere determinati, senza vergogna. Perché? Perché io sto bussando alla porta del mio amico. Dio è amico, e con un amico io posso fare questo. Una preghiera costante, invadente. Pensiamo a Santa Monica per esempio, quanti anni ha pregato così, anche con le lacrime, per la conversione del suo figlio. Il Signore alla fine ha aperto la porta”. E Francesco fa un altro esempio raccontando un fatto di cui lui è certo, accaduto a Buenos Aires: un uomo, un operaio, aveva una figlia in fin di vita, i medici non avevano dato alcuna speranza e lui ha percorso 70 chilometri per andare fino al Santuario della Madonna di Luján. E’ arrivato che era notte e il Santuario chiuso, ma lui ha pregato fuori tutta la notte implorando la Madonna: ‘Io voglio mia figlia, io voglio mia figlia. Tu puoi darmela’. E quando la mattina dopo è tornato all’ospedale ha trovato la moglie che gli ha detto: ‘Sai, i medici l’hanno portata per fare un altro esame, non si spiegano perché si è svegliata e ha chiesto da mangiare, e non c’è nulla, sta bene, è fuori pericolo’. Quell’uomo, conclude Francesco, sapeva come si prega. Il Papa invita a pensare anche ai bambini capricciosi quando vogliono qualcosa, e gridano e piangono dicendo: “Io voglio! Io voglio!” E alla fine i genitori cedono. Qualcuno però può domandarsi: ma Dio non si arrabbierà se faccio così? E’ Gesù stesso, afferma il Papa, che prevedendo questo ci ha detto: “Se voi che siete cattivi sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono”.  “È un amico: dà sempre il bene. Dà di più: io ti chiedo – ha spiegato papa Francesco - di risolvere questo problema e lui lo risolve e anche ti dà lo Spirito Santo. Di più. Pensiamo un po’: come prego? Come un pappagallo? Prego proprio con il bisogno nel cuore? Lotto con Dio nella preghiera perché mi dia quello di cui ho bisogno se è giusto? Impariamo da questo passo del Vangelo come pregare”.
 

Il Regno-Caritas Italiana: una ricerca sulla percezione del fenomeno migratorio in Italia

Roma - “Se è vero che gli atteggiamenti xenofobi sono diffusi in una minoranza di italiani, è altrettanto vero che la maggioranza degli italiani non è per un’accoglienza incondizionata, a partire soprattutto da un giudizio circa la fragilità delle nostre istituzioni e dalla sfiducia che il fenomeno migratorio possa essere governato”. È quanto emerge da una ricerca promossa dalla rivista “Il Regno” e da Caritas Italiana, e curata dai professori Paolo Segatti e Federico Vegetti dell’Università Statale di Milano, che sarà pubblicata nel numero di ottobre della rivista diretta da Gianfranco Brunelli ed allegata al mensile “Italia Caritas”. “Abbiamo scelto di condividere con la rivista Il Regno un’indagine sul tema dell’atteggiamento degli italiani sul fenomeno migratorio – spiega don Francesco Soddu, Direttore di Caritas Italiana -, per fornire uno strumento di comprensione delle tendenze in atto e avviare una riflessione a livello nazionale e locale, che superi la mera dimensione della contrapposizione”. “Forse c’è stato un deficit di comprensione di quanto nel paese stava avvenendo – afferma ancora don Soddu. Le ferite aperte da una crisi economica tardivamente affrontata – con i suoi esiti di impoverimento e di incertezza – hanno probabilmente accelerato processi di ripiegamento, di evaporazione delle reti sociali, di isolamento individuale e di enfatizzazione del sentimento della paura dell’altro”.
Secondo i dati OCSE ed EUROSTAT nel 2017 l’Italia è il paese nel quale la distanza tra percezione su quanti siano i migranti legali e realtà è più grande. Tale percezione è inoltre in crescita rispetto al 2002. Tuttavia l’opinione pubblica italiana “non è la più miope tra quelle europee. Se rapportata al numero effettivo d’immigrati la distorsione di cui soffrono gli italiani nel 2017 è di gran lunga inferiore a quella di cui soffre l’opinione pubblica di molti paesi dell’Europa dell’Est. È però maggiore di quella di altre opinioni pubbliche occidentali”.  La questione sulla quale invece gli italiani si scostano in misura grossolana dalla realtà riguarda la quota d’immigrati irregolari, stimati dalla Fondazione ISMU nel 2017 a meno dell’1%. A fronte di questa stima, nell’ottobre 2017 ben il 47% degli italiani era convinto che la maggioranza degli immigrati fosse costituita da illegali. Ci superano solo i greci (59%). I vari dati analizzati dimostrano che né lo stato dell’economia nel 2017 rispetto a quello del 2007, né lo scostamento tra la percezione e la realtà del fenomeno migratorio – affermano i ricercatori -  “influiscono significativamente sul livello d’opinione dell’immigrazione come problema. Invece, la convinzione che il proprio paese e quindi le sue istituzioni siano gravate dalla corruzione ha un impatto decisivo. Nei paesi dove la stragrande maggioranza degli intervistati ritiene che la corruzione sia un fenomeno diffuso (come l’Italia, la Spagna e il Portogallo), la probabilità di considerare l’immigrazione più un problema che un’opportunità è di 24 punti percentuali superiore rispetto ai paesi dove la corruzione è un fenomeno meno sentito (come la Danimarca o la Finlandia). Detto altrimenti, nella percezione che gli immigrati rappresentino un problema ci sta anche la sensazione di vivere in uno Stato di cui non ci si può fidare, oltre che ovviamente l’esposizione al rischio rappresentato dagli eventuali comportamenti criminali degli stranieri residenti”. Per i ricercatori gli italiani sono meno accoglienti a causa della crisi economica. Se, sostine la ricerca la percentuale d’intervistati che percepiscono l’immigrazione come una minaccia (piuttosto che come un’opportunità) di natura culturale è meno del 40%, in diminuzione rispetto al 2001, gli italiani che vedono negli immigrati una minaccia economica sono invece in crescita. Nel 2018 circa il 55% degli intervistati percepisce l’impatto dell’immigrazione sull’economia italiana come negativo, un aumento di dieci punti percentuali rispetto al 2001. Infine i timori più diffusi tra gli italiani riguardano la sicurezza. Nel 2018 come nel 2001, il 60% degli intervistati esprime questo tipo di preoccupazioni, che sono condizionate anche dalla pratica religiosa, dall’orientamento politico e dal livello di istruzione. In particolare è quest’ultimo aspetto ad essere “preponderante, rispetto agli altri due, nel determinare la propensione ad accogliere o meno gli immigrati: i più preoccupati sono i meno istruiti, con una differenza tra coloro che hanno finito la scuola dell’obbligo e coloro che hanno finito l’università di 30 punti percentuali”.  Dal confronto complessivo tra il 2001 e il 2018 emerge inoltre che il peso politico-ideologico nel 2018 è probabilmente cresciuto rispetto al 2001, ma gli effetti dell’istruzione rimangono comunque maggiori.
Nella propensione all’accoglienza o meno è “determinante – si legge nella ricerca -  l’orientamento degli italiani rispetto alla propria identità nazionale, che innesca anche eventuali ‘pregiudizi’”. La disponibilità ad accogliere è aumentata negli ultimi 10 anni sia in Italia che in Francia quando l’immigrato viene descritto animato dalla volontà d’integrarsi. L’effetto è sensibile. Il che indica che “per un certo numero di italiani e francesi l’immigrato non è accettato incondizionatamente. Deve dimostrare di volersi integrare. Se lo fa può diventare simile a noi. L’integrazione è così possibile ad alcune condizioni. Tuttavia sia in Italia che in Francia le persone che vivono in modo spiccato la propria identità in senso etno-culturale non sono disponibili ad accogliere l’immigrato anche se egli viene descritto come una persona che vuole integrarsi. Lo stesso accade per quelli che tendono ad avere pregiudizi etnici. Gli atteggiamenti xenofobi sono dunque diffusi solo in una minoranza di italiani”.

Maria appare per i rifugiati

Milano - È raro nella laica e laicista Francia trovare un film che affronti il tema della fede cristiana, con uno sguardo profondo su come il mistero agisca dentro di noi. Una sfida affrontata con coraggio e sincerità, anche se con qualche concessione alla fiction, dal regista Xavier Giannoli in L’apparizione. Un film, uscito in Francia a febbraio e plaudito dal quotidiano cattolico La Croix in cui il regista, figlio di cattolici praticanti ed ex scout, non credente ma in ricerca, ha voluto indagare l’aspetto intimo della fede. Il suo alter ego ha il volto rude e dolente di Vincent Lindon (un attore, è il caso di dirlo, in stato di grazia), nei panni di Jacques, famoso inviato di guerra scosso dalla morte di un amico, non credente, chiamato dal Vaticano a partecipare a una commissione di inchiesta canonica su una giovanissima veggente francese, Anna. Un tocco un po’ romanzesco, poiché se è vero che dette commissioni sono composte anche da laici, si tratta perlopiù di psicologi, medici e storici. Ma utile al dipanarsi di una indagine che assume presto quelli di un serrato giallo psicologico che ha il ritmo altalenante del dubbio. Si mostra una Chiesa con diverse sfaccettature, rigorosa nelle sue ricerche della verità, umanissima anche nell’eccesso di fiducia del buon padre francescano Borrodin mentore di Anna, ma anche che commette errori, come l’ambiguo sacerdote tedesco (che scade però nel cliché) che trasforma la veggente in un caso mediatico, con dirette televisive e internet, produzioni industriali di Madonnine e santini e smercio di reliquie. Una pressione che avrà le sue conseguenze sulla giovane. Sottolineare solo l’aspetto del business mediatico svilirebbe il senso delle apparizioni mariane, ma invece il regista, che ha uno sguardo rispettoso anche per i tanti fedeli che accorrono in cerca di speranza, è attento a porre come contraltare lo splendido messaggio della Vergine nella presunta apparizione. Un messaggio che parla di misericordia e di attenzione per gli ultimi e i poveri, che sono soprattutto i rifugiati che assistono alla messa o quelli filmati a Zaatari, il campo profughi più grande del mondo in Giordania al confine con la Siria. Qui sta il fulcro del messaggio universale di Maria, incarnato dall’amicizia tra la novizia Anna che si eleva verso il Cielo e la sua migliore amica, la musulmana Meriém, che si dedica ai poveri. Ma è il rapporto spirituale tra il disilluso Jacques e la mistica Anna il centro del film, con la scoperta della possibilità del divino da parte del reporter. Il vero “miracolo” sarà l’apertura del cuore di un uomo tormentato che, senza varcarne la soglia, accetterà il mistero della fede. (Angela Calvini)
Nel film, girato tra Francia, Siria e il campo profughi di Zaatari in Giordania, il messaggio mariano è legato alla misericordia verso i diseredati. E il reporter Vincent Lyndon accetterà il mistero della fede.
 

Davanti all’altro

Andria - Si chiama “davanti all’altro” il film sul razzismo, interamente girato ad Andria, che sarà presentato in prima assoluta, domani, venerdì 12 ottobre 2018, nella Multisala Roma in via Flavio Giugno, 6 ad Andria. A seguire ci saranno una serie di proiezioni dal 16 al 20 ottobre presso l'Officina San Domenico in via Sant'Angelo dei Meli, 36 alle ore 21:30.
Il film “davanti all’altro” parla dell'incontro conflittuale tra un gruppo di diciassettenni andriesi e alcuni migranti di diverse nazionalità africane. Il film è stato realizzato in collaborazione con gli studenti del corso di cinema del Liceo Scientifico “Nuzzi” e del Liceo Classico “Troya” di Andria ed è stato prodotto grazie allo sforzo congiunto della Casa Accoglienza “S. Maria Goretti” e dell’Ufficio Migrantes della Diocesi di Andria (grazie anche al sostegno dell’otto per mille della Chiesa Cattolica), la Banca di Credito Cooperativo, Teledehon, Fondazione Puglia, Matarrese ristorazione, e una serie di piccoli finanziatori dal basso (crowdfunding).
Tutti gli interpreti del film sono attori non professionisti alla loro prima esperienza cinematografica. Il film è prodotto esecutivamente dall’associazione Malearti, musicato da Ovest di Tahiti ed è diretto dal regista Riccardo Cannone.
La Casa Accoglienza “S. Maria Goretti” e l’Ufficio Migrantes della Diocesi di Andria, non sono nuove a queste esperienze formative, perché da anni promuovono con il Vangelo, la Costituzione Italiana e la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo la cultura della convivialità, dell’incontro e della pace con l’Altro, perché ‘l’altro è l’altra parte di me’.
Per combattere il clima di odio, razzismo, indifferenza e disumanità, che si abbatte nella nostra società è necessario e doveroso consegnare alle nuove generazioni strumenti fondamentali, che permettano di conoscere e fare esperienza diretta del fenomeno migratorio, partendo proprio dall’incontro, dal tu per tu con l’altro.
È dal viso che bisogna muoversi. Il viso di qualsiasi persona vivente, esprime una verità unica, irripetibile e originale. Il viso di una persona è una piccola tessera, che compone il puzzle meraviglioso dell’umanità. Il viso accorcia ogni tipo di distanza, è il luogo dove l’umanità si incontra per la costruzione di legami relazionali, fondando una interpretazione della realtà antropocentrica anziché indifferente, consumistica, anonima e sconosciuta. Il viso di ogni persona, che sia dai tratti mediterranei, asiatici, scandinavi e africani è il crocevia di espressioni sentimentali universali. Senza dimenticare che l’uomo riconosce gli stati d’animo di un caro amico, conoscente o sconosciuto dalla semplice osservazione del viso. (Don Geremia Acri – Direttore Migrantes Andria)
 

Ventiquattro ore nei panni di un rifugiato: il gioco di ruolo per i ragazzi

Roma - Una nuova identità, un’altra famiglia, una diversa nazionalità: 24 ore nei panni di una persona costretta a lasciare il proprio paese, la Somalia, per cercare di raggiungere un posto sicuro, l’Italia.
“Giovani in Movimento”, il progetto promosso dai Giovani della Croce Rossa Italiana e cofinanziato dall’Agenzia Nazionale Giovani nasce dall’esigenza di contrastare la xenofobia promuovendo un percorso di conoscenza reale dei fenomeni migratori.  Una formazione "learning by doing" in cui i giovani under 30 con minori opportunità affronteranno in prima persona per un giorno intero le mille difficoltà della fuga. Durante la simulazione incontreranno sul loro percorso vari ostacoli, le insidie di una lingua sconosciuta, una nuova realtà tutta da scoprire, abitudini completamente diverse dalle proprie per poi arrivare in Europa e quindi in Italia.
Il progetto vuole, spiegano i promotori, promuovere nei giovani una sensibilità nei confronti delle diversità per contrastare sentimenti di xenofobia e intolleranza.
Dopo la realizzazione del primo gioco di ruolo e del conseguente corso di formazione a Pinerolo (Torino, 22 - 25 Settembre), che ha visto la partecipazione di 23 giovani provenienti da 4 Regioni diverse, sono aperte le iscrizioni per i prossimi appuntamenti che si svolgeranno a Medesano (PR) il 20 e 21 Ottobre e nuovamente a Pinerolo (TO) il 27 e 28 Ottobre. Si possono iscrivere i ragazzi dai 18 ai 30.I costi di viaggio per i partecipanti sono a carico della Croce Rossa, iscrizioni aperte fino al 14 Ottobre per numero massimo 30 partecipanti per ciascun appuntamento.
 

Migrantes Messina: “Parola di Dio: accoglienza e migrazioni”

Messina - Otto incontri mensile sul tema “Parola di Dio: accoglienza e migrazioni”. E’ quanto propone l’Ufficio Migrantes della diocesi di Messina, - Lipari - Santa Lucia del Mela. Si tratta di un percorso di preghiera, riflessione e formazione alla luce della Parola di Dio aperto a tutti. Un percorso di otto tappe, dove grazie a mons.  Giuseppe Costa, don Roberto Romeo, don Piero Di Perri, fra Gregorio Battaglia, sr. Catena Lo Turco e Stefania Feminò si tratteranno temi come accoglienza, fraternità, ospitalità e dialogo. Gli incontri inizieranno venerdì 26 ottobre alle ore 19,00 presso la chiesa di Sant’Elia a Messina e termineranno il 17 maggio 2019. Incontri - spiega il direttore Migrantes Santino Tornesi, che vogliono essere “un tempo di Parola che sussurra al cuore e si fa proposta, che non urla e non si impone”.
 

La fede di Josepha

Roma - Avevano fatto il giro del mondo le immagini di Josepha, una donna di origini camerunensi rimasta, nel mese di luglio scorso, per due giorni in mare tra i resti di un gommone. La donna era stata  salvata dalla nave Open Arms arrivata poi nel porto di Palma di Maiorca.
Ieri un messaggio ai suoi soccorritori, dopo tre mesi: “Buon giorno a tutti. Vi penso sempre, vi faccio gli auguri. Quanto a me… volevo dirvi che questa mattina ho finalmente ricominciato a camminare”.
Sempre ieri ha voluto che il quotidiano “Avvenire” pubblicasse integralmente un suo messaggio. Avvenire, con la foto del testo originale lo pubblica oggi. Eccolo:  “Ero in mare con molte persone dall’Africa. Quando mi hanno abbandonata, loro sono andati via con un’altra barca, ho pensato che ero già morta. Ho cominciato a pregare, invocando la Stella del Mare. Le ho detto: ‘Mamma, tu sei mia madre, sei la Stella del Mare, e qui siamo solo io e te. Fa un miracolo, e vieni qui a trovarmi’. A Gesù ho detto: ‘Padre, tu sei mio padre. Io so che tu sei qui e so che niente è impossibile per te. Non lasciarmi qui. Io non ho paura’. Dunque, ho cominciato a cantare una preghiera. Quando ho finito la canzone, sono caduta nel sonno, fino al momento in cui mi sono ritrovata qui, su questa barca. Qui sono con persone dal cuore grande. Si stanno prendendo cura di me. In tutta la mia vita, prima di adesso, non avevo mai incontrato persone come queste”.
Un documento che trasmette tutto il dramma delle lunghe ore alla deriva, ma comunica soprattutto una forte fede.
 

Fondazione Moressa: gli stranieri regolari producono il 9% del PIL italiano

Roma - La presenza degli stranieri in Italia  non ha modificato solo l’aspetto demografico, ma anche quello economico. Nel 2011 gli occupati stranieri erano pari al 9%, nel 2017 hanno raggiunto quota 10,5. Questi 2,4 milioni di occupati producono un valore aggiunto pari a 131 miliardi (8,7% del valore aggiunto nazionale). E’ quanto si legge nel Rapporto annuale sull’economia dell’immigrazione della Fondazione Moressa e pubblicato con il contributo della CGIA di Mestre e con il patrocinio di OIM e MAECI. Il Rapporto, presentato questa mattina  a Roma, oltre a fotografare l’impatto economico e fiscale dell’immigrazione in Italia, si concentra sull’invecchiamento demografico in corso in Italia e sui cambiamenti in atto. Per quanto riguarda i lavoratori stranieri la Fondazione Moressa evidenzia che si tratta di occupazione “complementare”: la maggior parte degli occupati stranieri svolge lavori poco qualificati (e quindi faticosi e poco retribuiti), mentre gli occupati italiani si collocano nelle professioni più qualificate. Non è da sottovalutare – scrivono i ricercatori della Fondazione - nemmeno l’apporto degli imprenditori stranieri che rappresentano il 9,2% del totale imprenditori, dato in crescita negli ultimi cinque anni del 16,3% in controtendenza con la diminuzione degli italiani (-6,4).
I lavoratori stranieri, si legge ancora nel testo, dichiarano 27,2 miliardi di euro (stima) e versano 3,3 miliardi di euro di IRPEF. Inoltre il loro contributo previdenziale è pari a 11,9 miliardi di euro che aiuta a finanziare il nostro sistema di protezione sociale. Redditi ed imposte sono inferiori alla media italiana in quanto provengono da lavori poco qualificati. “Un aumento della mobilità sociale degli stranieri inciderebbe in modo positivo sull’impatto fiscale italiano”, sottolineano gli autori. Nel rapporto di evidenzia anche che nel 2050 la popolazione anziana in Italia crescerà del 47%, e con essa anche la richiesta di Welfare che dovrà essere soddisfatta da una popolazione in età lavorativa (pop. 15-64 anni) inferiore del 18% rispetto ad oggi. In questo contesto si inserisce la crescita degli ultimi anni della popolazione immigrata che ha in parte “rallentato l’invecchiamento della popolazione”. Il problema reale per la sostenibilità economica del paese è che a diminuire sarà la popolazione dai 15 ai 64 anni che subirà una contrazione di 7 milioni, mentre la popolazione con almeno 65 anni aumenterà di 6 milioni. Mantenendo lo stesso livello occupazionale del 2017 gli occupati diminuirebbero di quasi 4 milioni, mentre aumenterebbero i pensionati arrivando allo stesso numero degli occupati. A questo trend preoccupante va aggiunto il numero sempre crescente di italiani che stanno lasciando il paese; dal 2011 al 2017 il saldo migratorio è negativo e pari a -391 mila. Si tratta nella maggior parte di potenziali lavoratori che esportiamo all’estero; giovani ed istruiti. Nello stesso periodo nel nostro paese la popolazione straniera è cresciuta di 1,1 milioni senza contare le oltre 800 mila naturalizzazioni. Rispetto agli italiani gli stranieri sono più giovani ed il loro saldo naturale è positivo, per questo incidono sulla spesa pubblica solo con il 2,1%.
 
 

Comece: la sicurezza deve proteggere tutti “inclusi migranti e rifugiati”

Bruxelles - “È un diritto fondamentale di tutti gli esseri umani quello di vivere in dignità nel proprio Paese d’origine senza essere costretti a spostarsi”. È un punto fermo della riflessione che sta conducendo la Commissione degli episcopati della comunità europea (Comece) in relazione al tema delle migrazioni e che rilancia in una nota  sul sito ripreso dal Sir. In particolare difesa della libertà religiosa e cooperazione europea allo sviluppo sono oggi le due strade da percorrere per affrontare alla radice le cause profonde delle migrazioni. Una cooperazione che “non dovrebbe basarsi su approcci ideologici, né strumentalizzare popoli e Paesi, ma andare a beneficio delle persone da tutti i punti di vista, compresi il benessere spirituale e morale”. Allo stesso tempo, tuttavia, ricorda ancora la Comece, tutti hanno il diritto “di lasciare qualsiasi Paese, incluso il proprio”, come riconosce la Dichiarazione universale dei diritti umani. Nei numerosi incontri a cui partecipa in queste settimane, la Comece si sta facendo portavoce di queste istanze e che nascono in primo luogo dal suo monitorare la situazione delle migrazioni e riflettervi, nel contesto del gruppo di lavoro della Comece sulle migrazioni e l’asilo che si riunisce regolarmente (prossimo appuntamento il 22 novembre). Tra gli elementi che la Comece evidenzia su questo tema dalle mille sfaccettature, anche “il principio secondo cui la sicurezza dovrebbe mirare a proteggere gli individui, le famiglie e le comunità, inclusi migranti e rifugiati”.
 

Il vento e la brezza

Roma - Due premi Nobel per la pace, due finestre spalancate che lasciano entrare un po’ di luce nel buio di una società che diversi analisti e opinionisti definiscono ammalata di rancore e di risentimento.
Sono Nadia Murad, yazida, e Denis Mukwege, congolese: hanno lottato pagando di persona contro “l’uso delle violenza sessuale come arma di guerra”.
Due storie diverse che pongono con grande sofferenza il tema dei diritti umani di fronte al ricorso a crimini che sono frutto di un odio rivolto non tanto verso le singole vittime quanto verso un nemico che si vuole vincere distruggendo la vita di innocenti e di indifesi. Una storia mostruosa che si pensava ormai consegnata agli archivi e alle biblioteche.
Chi ha letto le pagine che raccontano fatti di stupro bellico ha sentito sulla propria pelle un brivido raggelante. Si è chiesto come sia stato possibile trascinare in un abisso di disumanità tante persone, soprattutto tante donne. E come questo possa accadere ancora oggi. Chi pone le domande si ritrova senza risposte, si sente completamente disarmato di fronte a uno sfregio al corpo e all’anima che i demoni della guerra e del male ritengono necessario per sconfiggere il nemico.
Il vento della disumanità soffia sul mondo e costringe uomini, donne e bambini a fuggire verso confini dove il più delle volte sono eretti muri, reti di filo spinato oppure si trovano navi bloccate in mare.
È vero, quello delle frontiere chiuse è un vento del tutto diverso da quello della violenza sessuale in guerra ma è pur sempre un vento che soffia sul rifiuto dell’altro, lacera il tessuto sociale, impedisce la crescita della cultura del dialogo, della giustizia, della pace.
Come risponderanno le future generazioni dei popoli poveri alle future generazioni dei popoli ricchi che hanno chiuso la loro porta?
Reagiranno come un vento vendicativo e distruttivo oppure come con una brezza di riconciliazione e di pace?
Una risposta è venuta nei giorni scorsi da Nadia Murad e Denis Mukwege.
Da entrambi, come da molti altri che hanno scelto la loro stessa strada, viene una brezza, lieve e silenziosa, che pur non avendo forza mediatica sostiene e stimola gesti di umanità. Gesti che permettono all’uomo di guardarsi allo specchio senza abbassare gli occhi.
Ed è nel silenzio di questa brezza che si può percepire quella Presenza che prende la parola nella coscienza per chiedere a ogni uomo, credente e non credente: “Che ne hai fatto del forestiero, del povero, dell’uomo?”. Domande che rompono la crosta della disumana indifferenza. (Paolo Bustaffa)
 
 

Vescovi Usa: “accogliere è una pietra miliare della nostra storia”

New York - Si dicono rattristati e preoccupati i vescovi statunitensi dopo le ultime decisioni del Presidente Trump in merito ai rifugiati e all’accesso alle politiche di assistenza per gli immigrati legali presenti sul territorio Usa. L’amministrazione Trump ha pubblicato negli scorsi giorni il documento che stabilisce il numero di rifugiati ammessi negli Stati Uniti per il 2019: 30mila. Si tratta della cifra più bassa proposta negli ultimi 38 anni, da quando cioè il programma di reisedimento per persone fuggite alle guerre e alle persecuzioni è stato inaugurato. Il tetto annuo stabilito negli scorsi anni era di 98mila e la decisione di queste settimane lo ha ridotto di oltre due terzi, senza che sia stata avviata una formale e obbligatoria consultazione con il Congresso. Il vescovo Joe S. Vasquez, presidente della Commissione per le migrazioni della Conferenza episcopale, riferisce il Sir, ha denunciato l’ambiguità del procedimento e ha proposto all’amministrazione di lavorare insieme per comprendere più da vicino le situazioni di chi è costretto a fuggire a causa delle persecuzioni, soprattutto i bambini e le minoranze religiose.
“Possiamo e dobbiamo fare di più”, ha ribadito Vasquez: “Il reinsediamento nel nostro Paese è un modo per vivere la chiamata del Vangelo ad accogliere persone e famiglie senza opzioni praticabili per rimanere dove sono o tornare a casa”. Il vescovo esprime dolore e inquietudine per una norma che lascerà nel pericolo moltissime persone “e taglierà un sistema di protezione, in un momento di bisogno umanitario globale senza precedenti, contraddice chi siamo come nazione. Siamo stati benedetti con vaste risorse che ci rendono capaci di accogliere in sicurezza coloro che fuggono da un pericolo, dalla violenza, dalla tortura o dalle persecuzioni religiose. Accogliere è una pietra miliare della nostra storia e chiudere le porte a chi cerca sicurezza non è del nostro popolo e non esprime chi siamo”.
Intanto, sempre alla fine di settembre, il Dipartimento per la sicurezza nazionale (Dhs) ha proposto di cambiare le modalità di accesso degli immigrati legali alle politiche di sicurezza e assistenza. L’irrigidimento delle politiche federali nel concedere i fondi priverà di servizi medici e sociali vitali per la salute e il benessere di migliaia di famiglia e “aumenterà la paura tra i tanti immigrati che lavorano e lottano per realizzare insieme a tutti il sogno americano”, ha dichiarato il vescovo Frank Dewane, Presidente della Commissione per lo sviluppo nazionale e sociale della Conferenza Episcopale.
 
 

Sinodo dei Vescovi: attenzione ai giovani migranti

Città del Vaticano – Una maggiore attenzione ai “giovani migranti” e a coloro, particolarmente,  che “vivono nei campi di rifugiati”. E’ una delle richieste formulate dai padri sinodali nelle relazioni dei Circoli Minori, 14, resi noti oggi dalla Sala Stampa della Santa Sede. Una richiesta presente in diversi interventi emersi con l’invito, in uno dei gruppi francofoni a chiedersi “come la Chiesa possa accompagnare questi giovani” sia nei loro Paesi di origine sia in quelli di arrivo, “approfondendo la riflessione sul fenomeno migratorio e aiutando a trovare soluzioni che rispettino la dignità della persona umana”. “Essere giovani è comunque un grande dono, specie se si pensa alle tante opportunità oggi offerte dall’ampliamento vertiginoso delle conoscenze e dalle possibilità connesse al multiculturalismo e alle sfide delle nuove  tecnologie, cui un’educazione scolastica adeguata dovrebbe ben formare. Non di meno – si legge in una delle relazioni di uno dei Circolo in lingua italiana - vanno tenute in conto le debolezze sperimentate dai giovani, da quelle relative a contesti di famiglie ferite o in difficoltà economiche, a quelle delle paure e delle insicurezze davanti al futuro, specie dove la crisi degli ultimi anni sembra precludere possibilità di impiego reale delle proprie capacità naturali e acquisite”. Una “particolare condizione di fragilità”, è scritto nel testo -  è quella dei giovani migranti “ spesso costretti a cercare un futuro migliore fuggendo da situazioni di guerra, di fame, di corruzione e di mancanza di democrazia, sedotti dal miraggio di un benessere illusorio. I flussi migratori – prosegue la relazione – sono favoriti anche da contesti di rapida crescita demografica sproporzionata alle possibilità reali delle famiglie”. Si tratta di un fenomeno diffuso nell’intero “villaggio globale”. Occorrerebbe “un maggiore impegno per promuovere opportunità nei Paesi di provenienza, e in ogni caso una collaborazione internazionale per offrire canali di legalità e di sicurezza ad una sfida così complessa. Non va trascurata poi la condizione delle seconde generazioni, spesso animate dal desiderio di tagliare i ponti con le proprie radici per meglio integrarsi nelle società in cui si trovano”.  (Raffaele Iaria)

70 anni di Costituzione italiana: una pubblicazione in Germania.

Francoforte - È in corso di distribuzione il volume “70 anni di Costituzione - 70 Jahre Deutsche Verfassung” che i Com.It.Es di Germania hanno pubblicato in occasione del duplice anniversario delle Costituzioni italiana e tedesca.
Il volume bilingue - italiano e tedesco - offre i testi delle due Costituzioni nella versione originale ed in quella tradotta.
Era il 1° gennaio del 1948 quando in Italia entrò in vigore la Costituzione Italiana, seguita a solo un anno di distanza in Germania dalla Legge Fondamentale Tedesca.
Come a ogni celebrazione di quella data storica per due popoli che, dopo d’allora, avrebbero camminato verso un nuovo futuro di libertà e diritti grazie a un complesso di leggi poste alla base del proprio ordinamento giuridico, i Comitati degli italiani all’estero e il Consiglio Generale degli italiani all’estero di Germania - Intercomites - hanno pensato di proporre i due testi corretti e aggiornati in una pubblicazione bilingue. 
Il volume verrà distribuito soprattutto ai giovani ma anche alle istituzioni, alle associazioni, agli enti culturali e di ricerca, alle scuole e università, alle biblioteche, ai comuni e a tutti coloro che sono impegnati nel dialogo italo-tedesco e nell’integrazione dei nostri connazionali in Germania.
Questa pubblicazione – dice Tommaso Conte, Coordinatore per la Germania dei Comitati degli Italiani all’Estero in una nota - è per la rappresentanza all’estero una conferma dell’impegno di tutti coloro che ogni anno si occupano dello scambio culturale e politico fra i due Paesi, convinti che questo lavoro possa “rappresentare un significativo contributo al dialogo italo-tedesco, dialogo che può contare, da una parte e dall’altra, sull’esperienza di una storia lunga settant’anni”.
Alla pubblicazione hanno aderito i Com.It.Es. di Berlino, Colonia, Dortmund, Francoforte, Friburgo, Hannover, Monaco, Saarbrücken, Stoccarda, Wolfsburg.
 

Vignali: il 15% degli irregolari sono minori

Roma – “Intendiamo rafforzare la consapevolezza sui rischi, anche alla luce del fatto che sempre più spesso le rotte migratorie coinvolgono migranti vulnerabili e soprattutto minori: siamo quasi al 15% di minori stranieri non accompagnati sul totale dei migranti irregolari che arrivano in Italia”. Così oggi Luigi Maria Vignali, direttore generale della Farnesina per gli Italiani all'estero e le politiche migratorie. Le dichiarazioni sono state rilasciate nella sede del ministero degli Esteri, durante la conferenza di presentazione del progetto “Cinemarena”.
“L'Easo, l'Ufficio europeo di sostegno dell'Asilo, evidenzia come i racket della tratta mirino soprattutto a famiglie e bambini” ha sottolineato Vignali: le famiglie “che lasciano partire minori non accompagnati lo fanno perché spesso, complice l'ignoranza, vengono incentivate”. (Dire)