Primo Piano

Emilia Romagna: quei preti in dono alle Chiese sorelle

Bologna - Una preziosa occasione di incontro e di condivisione, si è tenuta lo scorso martedì nel seminario di Imola, tra sacerdoti che hanno svolto un periodo di ministero all’estero e sacerdoti stranieri che sono in servizio presso le diocesi dell’Emilia Romagna. E non solo sacerdoti, in realtà, ma anche religiosi e religiose che si sono incontrati a Imola per iniziativa di due uffici regionali: «Missio» e «Migrantes». Vengono chiamati «Fidei donum» dal titolo di una enciclica di Pio XII che avviò gli scambi di clero tra le chiese, nel segno della cooperazione missionaria. L’incontro è stato pensato anche per focalizzare l’attenzione sul valore profondamente ecclesiale di questo scambio, ma anche sugli aspetti problematici che emergono dalla esperienza concreta. A introdurre l’argomento il vescovo di Asti, mons. Marco Prastaro, originario della diocesi di Torino, che ha svolto in passato un servizio pastorale in Kenya. «Nella Chiesa di oggi si parla molto di cooperazione missionaria fra le varie realtà diocesane – ha detto il vescovo Prastaro –. Continua ad essere importante la cultura dell’incontro e, in questa direzione, si inserisce anche il servizio dei “Fidei donum”. Ciò diventa possibile, però, – ha concluso – se si riconosce nell’altro il depositario di un dono». Don Felice Tenero della diocesi di Verona ha invece alle spalle un servizio in Brasile ed è, attualmente, formatore presso la Fondazione «Cum» per la cooperazione missionaria tra le Chiese. «La vera sfida della Chiesa odierna è ripensarsi da un punto di vista ecclesiale – commenta don Tenero –. Questo pare propizio oggi, in un periodo nel quale la comunità cristiana sta riflettendo su se stessa divenendo – prosegue – un laboratorio di nuove proposte». Don Mathiew Malik Faye, originario del Senegal e attualmente coordinatore nazionale Migrantes dei cappellani dell’Africa francofona in Italia, ha dato voce in particolare ai numerosi operatori pastorali che – per i motivi più diversi – sono introdotti nel servizio pastorale della diocesi italiane e, in particolare, a quanti sono dediti all’assistenza spirituale degli immigrati. «Sono in tanti a vivere un vero e proprio shock culturale quando giungono in Europa – ha raccontato –. Molti di loro provengono da realtà diocesane molto più giovani delle nostre e culturalmente molto diverse all’interno delle quali, ad esempio, l’incontro e l’ascolto del loro vescovo è la norma. Tante piccole e grandi differenze che – conclude – spesso li spiazzano». (Don Andrea Caniato – Direttore Migrantes Emilia Romagna)

Migrantes Marche: il 14 maggio incontro con sacerdoti stranieri

Loreto - Martedì 14 maggio prossimo a Loreto, è previsto un incontro promosso dall’Ufficio Migrantes regionale, dei sacerdoti non italiani che svolgono il loro ministero nelle diocesi marchigiane.
L’annuncio è stato dato ieri ai vescovi della regione che si sono riuniti, per la loro sessione primaverile, a Loreto.
Durante l’incontro – con al centro molti temi - i vescovi delle Marche hanno espresso “vivo ringraziamento” all' arcivescovo prelato di Loreto Mons. Fabio Dal Cin per la riuscita organizzazione della visita di Papa Francesco lunedì 25 marzo e hanno “reiterato la più sincera gratitudine al papa anche per aver voluto mostrare la sua vicinanza alla nostra regione sorvolando le zone terremotate”.
 
 

Prato: al via la III edizione del festival dedicato al Mediterraneo

Prato - Ospiti internazionali, mostre fotografiche, talk show, libri, cinema e musica. Torna a Prato dal 5 al 7 aprile 2019 “Mediterraneo Downtown”, il festival italiano sul Mediterraneo contemporaneo, promosso da COSPE onlus, Comune di Prato e Regione Toscana in collaborazione con Libera, associazioni, nomi e numeri contro le mafie, Amnesty International e Legambiente Italia.
Giunto alla sua terza edizione il Festival ripropone nel centro di Prato il dialogo tra le due sponde del Mediterraneo grazie a incontri ed eventi che porteranno al centro della scena artisti, intellettuali, economisti, imprenditori, musicisti e scrittori che si snoderanno tra il Museo del Tessuto, il Teatro Metastasio, la Biblioteca Lazzerini, il Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato.
Dieci i principali talk show del Festival: vero cuore dell’iniziativa, gli incontri sono pensati per testimoniare esperienze e aprire dibattiti su alcuni dei temi caldi dell’attualità: dall’economia all’informazione libera, dalle filiere del cibo all’attivismo femminile, dall’arte all’urbanistica.
                                                                                                          
 

CEI: da lunedì il Consiglio Permanente

Roma – Si svolgerà a Roma dal 1 al 3 aprile la sessione primaverile del Consiglio Episcopale Permanente della CEI. Dopo l’Introduzione del Presidente, il  card. Gualtiero Bassetti i lavori prevedono una riflessione in vista dell’Assemblea Generale ordinaria (Roma, 20-23 maggio), che sarà dedicata a Modalità e strumenti per una nuova presenza missionaria e quindi un confronto sugli Orientamenti pastorali della Chiesa in Italia.
All’ordine del giorno del Consiglio anche il tema della gestione delle risorse finanziarie secondo i criteri etici di responsabilità sociale, ambientale e di governance; la proposta di costituzione di un Servizio Nazionale per la pastorale delle persone con disabilità; un aggiornamento circa le Linee guida per la tutela dei minori nella Chiesa.
 

Azione Cattolica Puglia: oggi un convegno a Molfetta su “Volti rivolti. L’umanità che fa bene”

Molfetta - La questione dell’immigrazione deve “essere considerata come un’opportunità, per continuare a tessere legami di vita universali e tendenti all’unità dei popoli. Siamo profondamente radicati in un ideale evangelico che sostiene appieno il valore dell’umanità che trova senso ed espressione nella fratellanza universale”. Lo scrive la delegazione pugliese di Azione Cattolica, aderendo alla campagna sui nuovi stili di vita “Volti rivolti. L’umanità che fa bene”, promossa dall’Azione Cattolica di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi che sarà presentata oggi nell’aula magna del seminario regionale “Pio XI” di Molfetta, alle 19.30. Al convegno interverranno Giusi Nicolini, già sindaco di Lampedusa e Linosa, e don Gianni De Robertis, Direttore generale Fondazione Migrantes. Sarà, inoltre, presente anche il vescovo della diocesi pugliese, Domenico Cornacchia. “La grande capacità di accoglienza e ospitalità” dei pugliesi – prosegue la nota della AC regionale, che vuole promuovere la campagna associativa a tutte le associazioni diocesane di Puglia – negli ultimi anni è stata “fortemente viziata e minata da atteggiamenti dilaganti su scala più ampia e che rimandano alla paura del diverso, ai falsi miti della criminalità di importazione o della crisi occupazionale derivata dall’esubero di una forza lavoro straniera”. Esiste tuttavia “una fetta considerevole della società civile” che invece si colloca su posizioni nettamente contrarie che sostengono il valore imprescindibile del fenomeno migratorio per la crescita culturale ed economica della nazione e riconoscono le ragioni più profonde legate alla fuga dalla povertà e dalla guerra”. (sir)
 

Corridoi umanitari: arrivati ieri 54 profughi dal Libano

Roma -  “È una gioia oggi. È la gioia di vedervi felici. Conosco i campi profughi in Libano. Sono luoghi tristi e poveri. Non c’è niente. Abbiamo visto le immagini delle città siriane distrutte dalla guerra. Qui troverete tutto un altro mondo. Vi chiediamo di essere anche voi protagonisti del mondo migliore di domani in Italia. Noi vi accogliamo. Siete nostri fratelli e sorelle. Andiamo avanti insieme. Benvenuti”. Con queste parole cariche di emozione il presidente della Comunità di Sant’Egidio, Marco Impagliazzo, ha accolto a Fiumicino 54 profughi siriani dal Libano grazie ai corridoi umanitari promossi dalla Comunità, dalla Federazione delle Chiese evangeliche in Italia e dalla Tavola valdese, in accordo con i ministeri dell’Interno e degli Esteri. Come le oltre 2.000 persone arrivate finora nel nostro Paese (tra cui circa 1.500 giunte dal Libano), i rifugiati saranno accolti da associazioni, parrocchie e comunità in diverse Regioni italiane e subito avviati in un percorso d’integrazione attraverso l’apprendimento della lingua per gli adulti, la scuola per i minori e l’inserimento lavorativo, una volta ottenuto lo status di rifugiato.
Un modello che da tempo anche la CEI, attraverso Caritas e Migrantes, ha da tempo replicato in Etiopia, in collaborazione con Sant'Egidio, per portare in salvo finora centinaia profughi in fuga dalla dittatura in Eritrea, dal caos della Somalia, dalla guerra civile in Sud Sudan, dai bombardamenti sauditi in Yemen.
 
 

Meic Nola: “Dalla paura dell’altro al coraggio della fraternità”

Nola - Si intitola “Dalla paura dell’altro al coraggio della fraternità” il documento del “Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale” (Meic) della diocesi di Nola, scritto con l’obiettivo di avviare sul territorio “una riflessione sul fenomeno della migrazione che sembra caratterizzare il nostro tempo” dato l’atteggiamento che “tanti nostri connazionali assumono verso i migranti trattati con indifferenza quando non con esplicita ostilità”. Da qui il richiamo centrale del testo “al valore della centralità della persona e della sua inalienabile dignità”.
“Quello delle migrazioni è uno dei grandi temi del presente e del futuro del mondo – ha dichiarato mons. Francesco Marino, vescovo di Nola, appoggiando il documento – e anche i nostri territori sono ormai coinvolti. Come cristiani e come cittadini non possiamo non interessarcene, provando a portare il nostro contributo costruttivo assieme a tutti gli uomini di buona volontà. Alla politica spetta la ricerca delle soluzioni più opportune, a noi compete annunciare che in Gesù Cristo, Dio ha voluto assumere la natura umana: la persona, dunque, è depositaria di una infinita dignità. Questa è la bussola che deve orientarci”.
Il messaggio ha raccolto le firme e il sostegno dell’Azione cattolica, dell’Ufficio di Pastorale Sociale e Lavoro, dell’Ufficio per la Pastorale Giovanile e dell’Associazione Medici Cattolici Italiani della Diocesi ed è aperto al sostegno di tutte le associazioni e movimenti ecclesiali che vorranno firmarlo nei prossimi giorni.

“Abbiamo avvertito l’esigenza di lanciare un messaggio alla Chiesa di Nola e al nostro territorio – hanno dichiarato Alfonso Lanzieri e Teresa Spadaro, rispettivamente presidente e vice-presidente del Meic nolano – affinché su tale tema continui una riflessione costante, non legata solo all'onda emotiva dei singoli episodi. Proprio per questo motivo, stiamo preparando per il prossimo mese di maggio un incontro pubblico per dare seguito concreto al documento. A breve daremo i dettagli. Siamo tutti consapevoli – hanno concluso Lanzieri e Spadaro  della oggettiva complessità del fenomeno e della difficoltà della sua gestione politica. Ciò che vorremmo sottolineare, però, è da un lato la necessità di un’analisi all'altezza della sua complessità, e dall'altro il rispetto della dignità della persona e il valore dell’accoglienza come principi irrinunciabili”.

Mci Zimmerberg: un progetto missionario per il Perù

La Missione Cattolica Italiana di Zimmerberg è da sempre impegnata nel sostenere progetti di carità in varie Paesi del Mondo. Quest’anno l’impegno è a sostegno dei missionari che operano nelle regioni remote e deserte delle Ande e in altri paesi dell'America Latina. In queste zone, fa sapere la Mci nella sua pagina pubblicato sul “Corriere degli Italiani” - vivono famiglie in condizioni di estrema miseria, dove scarseggiano sia la corrente elettrica che l’acqua, non ci sono strade asfaltate e sono molto difficili da raggiungere. La situazione “spesso si aggrava ulteriormente”: in questo momento, ad esempio, sia il nord che il sud del Perù è stato colpito da forti inondazioni, molte famiglie hanno perso il poco che avevano e manca, in varie aree, l’acqua potabile. Nel corso di quest’anno verranno destinate a loro diverse collette domenicali e verrà inoltre organizzata una serata informativa dove verrà illustrato nel dettaglio il lavoro di questi missionari e verranno date le indicazioni per sostenere progetto.
 

Migrantes Marche: il 14 maggio incontro con sacerdoti stranieri

Loreto - Martedì 14 maggio prossimo a Loreto, è previsto un incontro promosso dall’Ufficio Migrantes regionale, dei sacerdoti non italiani che svolgono il loro ministero nelle diocesi marchigiane.
L’annuncio è stato dato ieri ai vescovi della regione che si sono riuniti, per la loro sessione primaverile, a Loreto.
Durante l’incontro - con al centro molti temi - i vescovi delle Marche hanno espresso “vivo ringraziamento” all' arcivescovo prelato di Loreto mons. Fabio Dal Cin per la riuscita organizzazione della visita di papa Francesco lunedì 25 marzo e hanno “reiterato la più sincera gratitudine al papa anche per aver voluto mostrare la sua vicinanza alla nostra regione sorvolando le zone terremotate”.
 

Papa Francesco: il Giovedì Santo indosserà il grembiule donato da Francois Ayim

Palermo - “Tu lavi i piedi a me?” è la scritta ricamata su un grembiule regalato da Francois Ayim della Missione speranza e carità di Palermo a Papa Francesco al termine dell'udienza generale di ieri in piazza San Pietro dove sono intervenuti da Palermo quasi duecento pellegrini e una ventina tra presbiteri, diaconi e seminaristi, guidati dall'arcivescovo mons. Corrado Lorefice che hanno restituito la visita del pontefice a Palermo lo scorso 15 settembre, nella ricorrenza del XXV anniversario del martirio di don Pino Puglisi. In quella circostanza Francois aveva espresso al Papa il desiderio di andare a Roma a visitare i luoghi della Fede.
“Il Santo Padre ricevuto il dono - racconta mons. Lorefice - ha promesso a Francois che indosserà il grembiule in occasione della messa in ‘Coena Domini’ del prossimo Giovedì Santo”.
Tra i doni offerti a Papa Francesco anche una piccola croce copia di quella che campeggiava sopra il palco di piazza Politeama in occasione della visita del Papa a Palermo, opera del maestro Elia Li Gioi, realizzata con il legno dei barconi degli immigrati che approdano sulle nostre coste.
 

Papa Francesco: il cuore duro perde la fedeltà, diffama e calunnia il Signore

Città del Vaticano - E’ un forte invito alla conversione quello che Papa Francesco rivolge stamani nell’omelia della Messa a Casa Santa Marta. Intessendo la sua riflessione sulla Parola proposta dalla Liturgia odierna, il Papa, riferisce VaticanNews, mette in guardia, con forza, dall’avere un cuore che non ascolta la voce del Signore e, facendo così per “giorni, mesi, anni”, diventa “come la terra senza acqua", “si indurisce”. E quando c’è qualcosa che non gli piace, scredita e calunnia il Signore. Nel Vangelo odierno Gesù è chiaro: “Chi non è con me, è contro di me”. “O hai il cuore obbediente, o hai perso la fedeltà”, ricorda Francesco.
“Noi, tante volte, siamo sordi e non ascoltiamo la voce del Signore. Sì, ascoltiamo il telegiornale, il chiacchiericcio del quartiere: questo sì, lo ascoltiamo sempre”. Il Signore esorta però ad ascoltare la sua voce e non indurire il cuore. La Prima Lettura, tratta dal profeta Geremia (Ger 7,23-28), descrive proprio questa esperienza di Dio davanti al “popolo testardo, che non vuole ascoltare”, dice il Papa. Questo brano di Geremia è dunque “un po’ il lamento del Signore”: Dio ordina al popolo di ascoltare la sua voce legando questo alla promessa che sempre sarà il loro Dio e “voi - dice - sarete il mio popolo”. Ma il popolo non lo ha ascoltato, “le orecchie chiuse” anzi - sottolinea il Papa chiedendo ad ognuno di ascoltare cosa dice il Signore e pensare “se non ha fatto lo stesso” - “procedettero ostinatamente secondo il loro cuore malvagio e invece di rivolgersi verso di me, mi hanno voltato le spalle”.
“Il Signore non conta: io preferisco questo”, “sì, c’è Dio lì, ma io faccio le cose mie”, afferma Papa Francesco.  Sempre nella Prima Lettura, Dio infatti ricorda, fin dall’uscita dall’Egitto, di aver inviato “con assidua premura tutti i miei servi, i profeti”, ma di non essere stato ascoltato: “anzi, hanno reso dura la loro cervice, divenendo peggiori dei loro padri”. “Dirai loro tutte queste cose”, dice il Signore, “ma non ti ascolteranno” e finisce quindi con “questa dichiarazione triste” che “è una testimonianza di morte”: “La fedeltà è sparita”: “Un popolo senza fedeltà, che ha perso il senso della fedeltà. E questa è la domanda che oggi la Chiesa vuole che noi ci facciamo, ognuno: ‘Io, ho perso la fedeltà al Signore?’ – ‘No, no, vado tutte le domeniche a Messa …’ – ‘Sì, sì: ma quella fedeltà del cuore: io ho perso quella fedeltà, o il mio cuore è duro, è ostinato, è sordo, non lascia entrare il Signore, si arrangia da solo con tre o quattro cose poi fa quello che vuole?’. Questa è una domanda per ognuno di noi: tutti dobbiamo farcela, perché la Quaresima serve a questo, per riseminare il nostro cuore. ‘Ascoltate oggi la voce del Signore’ è l’invito della Chiesa. ‘Non indurite il vostro cuore’. Quando uno vive con il cuore duro, che non ascolta il Signore, va oltre il non ascoltarlo e quando c’è qualcosa del Signore che non gli piace, lascia da parte il Signore con qualche pretesto, scredita il Signore, calunnia il Signore, diffama il Signore”.
“E’ quello che è successo a Gesù con la gente”, dice il Papa richiamandosi alla pagina del Vangelo di oggi (Lc 11,14-23), per far comprendere cosa significhi screditare il Signore. Gesù faceva dei miracoli, guariva gli ammalati “per far vedere che aveva il potere di guarigione anche delle anime, dei cuori nostri. E questi ostinati cosa hanno detto? ‘E’ per mezzo di Belzebù, il capo dei demoni, che Egli scaccia i demoni’”, ricorda Francesco che nota come “screditare il Signore” sia “il penultimo passo di questo rifiuto del Signore”. Prima, non ascoltarlo lasciando che il cuore divenga duro, poi screditarlo. Manca solo “l’ultimo passo dal quale non c’è ritorno, che è la bestemmia contro lo Spirito Santo”, prosegue il Papa che ricorda le forti parole di Gesù, al termine di questo Vangelo: “Gesù cerca di convincerli, ma non va … E alla fine, così come il profeta finisce con questa frase chiara – ‘la fedeltà è sparita’ – Gesù finisce con un’altra frase che può aiutarci: ‘Chi non è con me, è contro di me’. ‘No, no, io sono con Gesù, ma a una certa distanza, non mi avvicino troppo’: no, questo non esiste. O sei con Gesù, o sei contro Gesù; o sei fedele o sei infedele; o hai il cuore obbediente o hai perso la fedeltà. Ognuno di noi pensi, oggi, durante la Messa e poi durante la giornata: un po’ ci pensi. ‘Come va la mia fedeltà? Io, per rifiutare il Signore, cerco qualche pretesto, qualche cosa e scredito il Signore?’. Non perdere la speranza. E queste due parole – ‘la fedeltà è sparita’ e ‘chi non è con me è contro di me’ – ancora lasciano spazio alla speranza, anche a noi”.
Il Papa conclude l’omelia ricordando però che si è chiamati a ritornare al Signore, come si esorta a fare nell’Acclamazione al Vangelo: “Ritornate a me con tutto il cuore”, dice il Signore, “perché sono misericordioso e pietoso”. “Sì, il tuo cuore è duro come questa pietra”, “tante volte mi hai screditato per non obbedirmi”, “ma ancora c’è tempo”: “Ritornate a me con tutto il cuore’, dice il Signore, ‘perché io sono misericordioso e pietoso: io dimenticherò tutto. A me importa che tu venga da me. Questo è quello che importa, dice il Signore. E dimentica tutto il resto. Questo è il tempo della misericordia, è il tempo della pietà del Signore: apriamo il cuore perché Lui venga in noi”.
 

Bari: a febbraio 2020 l’incontro “Mediterraneo, frontiera di pace” promosso dalla CEI

Bari - Si ispira ai “Colloqui mediterranei” voluti a Firenze da Giorgio La Pira l’Incontro per la pace che si terrà a Bari nel 2020. Era stato il sindaco terziario domenicano e francescano – che aveva governato il capoluogo toscano al 1951 al 1957 e dal 1961 al 1965 – a ideare quei “Colloqui” che avevano lo scopo di “cooperare alla costruzione della pace” fra “i popoli e le nazioni”, disse in apertura del primo dei quattro appuntamenti. Era il 1958.
E La Pira aveva descritto la “crisi storica” di quegli anni con parole che valgono anche oggi: nuovi popoli e nazioni “si presentano alla ribalta della storia determinando così immensi spostamenti negli equilibri e negli orientamenti”.
Quello di bari sarà una sorta di “Sinodo” mediterraneo destinato a coinvolgere tutte le Chiese rivierasche: dal Nord Africa a Italia, Francia e Spagna; dal Medio Oriente ai Balcani passando per Malta e Cipro. Già definito il titolo: “Mediterraneo, frontiera di pace” suggerito da quanto aveva detto papa Francesco  proprio a  Bari incontrando lo scorso 7 luglio i capi delle comunità cristiane del Medio Oriente.
“Il termine ‘frontiera’ è una parola chiave per capire il Mediterraneo”, spiega il presidente della CEI, il card. Gualtiero Bassetti. Non intesa, però, come separazione, bensì come “inizio”, “spirito di frontiera” che consente “di andare oltre l’esistente, di cogliere le sfide”, dice il porporato di fronte al comitato scientifico e organizzatore che si è riunito per la prima volta nei giorni scorsi nella sede romana della Conferenza episcopale italiana. “Abbiamo sperimentato, alla luce della storia, che non c’è pace senza Mediterraneo”, ha detto il porporato: “Questo mare unisce e divide il mondo. E coloro che soffrono di più per queste divisioni sono i poveri: bastano le cronache degli ultimi anni a dimostrarlo”. Sarà “un cammino aperto”, sottolinea il segretario generale della CEI, Mons. Stefano Russo, vescovo di Fabriano-Matelica. L’evento di Bari intende essere il “punto di partenza” ma al tempo stesso la “fase conclusiva di un itinerario che coinvolgerà l’intera Chiesa italiana”, osserva. L’impegno è “sentire le voci e le speranze delle Chiese del Mediterraneo”. Il “meeting” avrà al centro “l’ascolto e lo scambio fraterno” con l’intento di “comprendere quale contributo le nostre Chiese possano e debbano offrire nel bacino dove ci è dato di vivere”, ribadisce il vescovo di Acireale e vice-presidente della CEI per l’Italia meridionale, Mons. Antonino Raspanti, coordinatore del comitato. “Non sarà solo un appuntamento ad intra”, afferma don Giovanni De Robertis, Direttore generale della Fondazione Migrantes, che esorta a costruire una “visione mediterranea radicata nel Vangelo”.
 
 

MCI Zimmerberg: un progetto missionario per il Perù

Zimmerberg - La Missione Cattolica Italiana di Zimmerberg è da sempre impegnata nel sostenere progetti di carità in varie Paesi del Mondo. Quest’anno l’impegno è a sostegno dei missionari che operano nelle regioni remote e deserte delle Ande e in altri paesi dell'America Latina.  In queste zone, fa sapere la MCI nella sua pagina pubblicato sul “Corriere degli Italiani” - vivono famiglie in condizioni di estrema miseria, dove scarseggiano sia la corrente elettrica che l’acqua, non ci sono strade asfaltate e sono molto difficili da raggiungere. La situazione “spesso si aggrava ulteriormente”: in questo momento, ad esempio, sia il nord che il sud del Perù è stato colpito da forti inondazioni, molte famiglie hanno perso il poco che avevano e manca, in varie aree, l’acqua potabile. Nel corso di quest’anno verranno destinate a loro diverse collette domenicali e verrà inoltre organizzata una serata informativa dove verrà illustrato nel dettaglio il lavoro di questi missionari e verranno date le indicazioni per sostenere progetto.
 

Parlamento Europeo: i deputati chiedono all’UE e ai suoi Stati membri di adottare misure per affrontare il razzismo

Bruxelles - I deputati europei chiedono all'UE e ai suoi Stati membri di adottare misure per affrontare il razzismo “costante che le persone di origine africana si trovano ad affrontare oggi in Europa”.
In una risoluzione non legislativa adottata martedì con 535 voti favorevoli, 80 contrari e 44 astensioni, il Parlamento esorta le autorità europee e nazionali a “sviluppare politiche antirazziste e a porre fine alla discriminazione in settori quali istruzione, alloggi, sanità, giustizia penale, partecipazione politica e migrazione”.
Alla luce dei crescenti attacchi afrofobi, i deputati chiedono alla Commissione europea e agli Stati membri dell'UE di “riconoscere le sofferenze razziste, discriminatorie e xenofobe che subiscono gli afro-europei e di offrire una protezione adeguata contro queste disuguaglianze, per garantire che i crimini di odio siano adeguatamente indagati, perseguiti e sanzionati. Inoltre, le persone di origine africana dovrebbero essere prese maggiormente in considerazione negli attuali programmi di finanziamento e nel prossimo quadro finanziario pluriennale (2021-2027)”.
Nella risoluzione si “incoraggiano le istituzioni e gli Stati membri UE ad affrontare e correggere, ove possibile, le ingiustizie e i crimini contro l'umanità perpetrati in passato in nome del colonialismo europeo”. I deputati “suggeriscono di adottare alcune forme di risarcimento, come scusarsi pubblicamente e restituire i manufatti rubati ai loro Paesi d'origine”. Il Parlamento chiede inoltre ai Paesi dell'UE di “declassificare i loro archivi coloniali e presentare una prospettiva globale sul colonialismo e la schiavitù nei programmi scolastici”.
Attualmente in Europa vivono circa 15 milioni di persone di origine africana che si trovano ad affrontare “discriminazioni persistenti e sono soggetti a stereotipi negativi profondamente radicati”. È dimostrato che i bambini afro-europei “ricevono voti più bassi a scuola rispetto ai loro omologhi bianchi, e che il loro tasso di abbandono scolastico è nettamente superiore”.
 
 

Garante Detenuti: “nel 2018 le persone rimpatriate sono state complessivamente 6398”

Roma - Il garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale nel 2018 ha monitorato 34 rimpatri forzati, in particolare verso la Tunisia e la Nigeria: “Le persone rimpatriate sono state complessivamente 6398 – ha ricordato il garante Mauro Palma, nella Relazione al Parlamento 2019, a Palazzo Montecitorio, a Roma -. Numero importante, ma ben distante dalla possibilità di utilizzare tale strumento in modo sistematico e significativo, nel contesto degli attuali limitati accordi bilaterali, nel doveroso e assoluto rispetto del principio di non rinviare le persone verso Paesi in cui possano essere a rischio di trattamenti inumani o degradanti se non di tortura”. Per Palma, “meglio incrementare invece i rimpatri volontari e sviluppare altre riflessioni su come affrontare nel contesto europeo un tema che ha una dimensione epocale e non congiunturale”.
“Né è possibile guardare positivamente la riduzione della pressione sul nostro Paese della migrazione verso il continente europeo senza rivolgere lo stesso sguardo al numero di morti in quel mare che un tempo era nostrum in quanto condiviso da entrambe le sponde e che ora si è tramutato in un muro – ha sottolineato il garante -. E continuando a illuderci di non sapere – noi tutti come Europa – quali siano le condizioni sofferte dalle persone che affrontano il mare nel Paese da cui molti partono, dopo aver compiuto un percorso denso di stenti e di ricatti”.
 
 

Papa Francesco: un’ingiustizia bloccare le navi di Open Arms

Roma – “Tenere ferma la nave è un’ingiustizia. Perché lo fanno? Per farli annegare?” così ha risposto Papa Francesco al giornalista spagnolo Jordi Évole alla domanda se sapesse che “nel porto di Barcellona è stata bloccata la nave di Open Arms”. 
Évole ha incontrato Papa Francesco lo scorso venerdì 22 marzo a Roma. Durante il colloquio durato più di un'ora, il Papa non ha esitato su nessuna delle questioni sollevate dal giornalista de laSexta, come i casi di abusi sessuali commessi da religiosi, il ruolo delle donne nella chiesa, la memoria storica, la disuguaglianza o l'immigrazione e rifugiati. L'intervista esclusiva andrà in onda integralmente domenica 31 marzo sulla tv spagnola laSexta.
Va ricordato che a gennaio la Capitaneria di porto di Barcellona aveva negato alle tre navi della Ong Proactiva Open Arms il permesso di lasciare il porto catalano per raggiungere il Mediterraneo Centrale e proseguire nella attività di ricerca e soccorso delle vite dei naufraghi, in arrivo dalla Libia. Un provvedimento che è apparso contraddittorio: pur volendo garantire la sicurezza delle persone salvate e degli equipaggi ha finito per impedire il salvataggio di altre vite in mare, lasciando uno dei confini più letali al mondo (con oltre 17mila morti negli ultimi 5 anni, secondo le stime più attendibili di ACNUR e IOM, ndr), il Mediterraneo centrale sguarnito di navi di soccorso.
Soltanto la nave Alan Kurdi della ong tedesca SeaEye in questo momento è l'unica imbarcazione ad aver ripreso il mare e i pattugliamenti nel Mediterraneo centrale a ridosso di Sabrata.
In questo momento tutte le altre navi delle Ong sono bloccate nei porti, pur non essendoci provvedimenti giudiziari a loro carico, ma a causa di cavilli burocratici. Oltre a Open Arms (che dispone di tre vascelli) sono ferme la nave Aquarius di SOS Mediterranée in Francia. La nave era stata originariamente oggetto di inchiesta dalla procura di Catania, ma poi il provvedimento di sequestro non è stato mai notificato, mentre l’indagine a Catania volge verso l’archiviazione. A Malta, sempre con pretesti amministrativi, è bloccata la Lifeline, dell’omonima Ong. Nello scorso gennaio in segno di solidarietà con i volontari costretti a restare in porto era salito a bordo della nave l’arcivescovo maltese Scicluna. Sono poi state fermate da inchieste giudiziarie, senza che sia mai stati o avviato alcun processo, la nave del’ong tedesca Jugend Rettet a Trapani e la Mare Jonio a Lampedusa, in attesa che la procura di Agrigento decida se prorogare il sequestro probatorio o consentire all'equipaggio di Mediterranea di riprendere il mare. (Nello Scavo – Avvenire.it)
 

Quando suor Concetta fa notizia

Roma - 85 anni, da quasi 60 in Africa. In bianco come il Papa, ma più piccola ed esile. Ieri mattina  Papa Francesco ha voluto, per qualche minuto, portarla fuori dalla penombra nella quale ha speso la vita, per dirle semplicemente e di cuore “grazie”. Forse magari l’ha messa un po’ in imbarazzo, ma ci ha voluto ricordare in maniera tangibile che le buone notizie non solo ci sono, ma mandano avanti il mondo. Proprio come la vita umile e nascosta di questa suora ostetrica, che nella “sua” Africa ha fatto nascere quasi quattromila bimbi.
“Il vostro lavoro è grande – ha detto il Papa a suor Concetta, e con lei a tutti quelli che si spendono, in silenzio, per il Vangelo -. Voi bruciate la vita seminando la parola di Dio con la vostra testimonianza. E in questo mondo voi non fate notizia”.
A noi, missionari dell’informazione, il compito di far sì che non solo l’albero che cade, ma anche la foresta che cresce faccia notizia. (d. Ivan Maffeis)
 

Campania: il 29 marzo la presentazione del Rapporto Immigrazione

Avellino – Sarà presentato a Serino (Av) il prossimo 29 marzo il “Rapporto Immigrazione” di Caritas Italiana e Fondazione Migrantes.
Dopo i saluti di  Vito Pelosi e Antonio Martino, rispettivamente sindaco e assessore alle Politiche Sociali del Comune di Serino interverranno Claudio Marra dell’Osservatorio Politiche Sociali dell’ Università di Salerno e tra gli autori del Rapporto; Carmine De Blasio, Direttore Generale Consorzio A5, Carlo Mele direttore della Caritas diocesana di Avellino e la sociologa Antonietta Sarno.
In Campania, secondo il rapporto Immigrazione, risiedono circa 260 mila stranieri.
 

Scalabriniani: morti e dispersi nell’oblio più totale

Roma - Negli ultimi due giorni nel Mediterraneo si sono registrati 5 sbarchi e 41 sono le persone che  risultano disperse e che, secondo l’Onu, nessuno sta cercando: né Libia né Italia, né ONG alle quali è, di fatto, “impedita l’azione di search and rescue (SAR) nel mare. Nessuna nave umanitaria, quindi, ma non per questo uno stop alle partenze dal Nord Africa”, scrivono oggi i missionari scalabriniani in una nota.  
“Come Chiesa e come singoli cristiani non possiamo esimerci dal denunciare il silenzio disumano che avvolge il Mediterraneo e chi attraversandolo - e perdendo ahimè la vita - cerca un futuro una volta ancora in questi ultimi giorni. Il piano di “distrazione di massa” al quale assistiamo è frutto di una sedazione profonda che l’Ue vorrebbe attuare, concentrando la sua attenzione, guarda caso, su ben altri piani, quelli economico-finanziari, resi ovvi dalla visita e dai patti firmati dal presidente cinese Xi Jinping con vari paesi dell’Unione”, afferma p. Claudio Gnesotto, Presidente della Agenzia Scalabriniana per la Cooperazione allo Sviluppo.
“Morti e dispersi nell’oblio più totale! E’ questa la condizione delle tante persone che si vedono costrette a migrare e che da troppo tempo restano vittime ‘inascoltate’ di politiche che viaggiano ‘al di sopra e al di là’ dei loro interessi e dei loro diritti fondamentali”, aggiunge p. Gnesotto. 
 
 

Svizzera: la pastorale dei migranti, una grande opportunità per la Chiesa cattolica

Zurigo - “Se riusciamo ad intensificare la convivenza tra fedeli locali e immigrati e a rendere la loro coabitazione più gratificante, la cura pastorale dei migranti rappresenta una grande opportunità per la Chiesa cattolica in Svizzera”: così si è espresso Mons. Jean-Marie Lovey, vescovo di Sion, responsabile della Pastorale dei migranti nella Conferenza dei Vescovi svizzeri, commentando il rapporto sulla “Pastorale dei migranti in Svizzera”. Secondo kath.ch – ripresa dall’agenzia Fides circa un terzo dei membri della Chiesa cattolica in Svizzera proviene dalla migrazione, una presenza che segna in molti modi la vita ecclesiale. Per tener conto del multilinguismo e della diversità culturale, circa 110 missioni o cappellanie forniscono assistenza pastorale a questi fedeli. Ogni anno vengono celebrati circa 21.000 servizi religiosi in oltre 20 lingue e riti. I dati e le informazioni fornite dal rapporto sono stati pubblicati ieri, 25 marzo, dopo essere stati discussi dalla Conferenza episcopale svizzera (CES) e dalla Conferenza centrale cattolica romana della Svizzera (RKZ) che lo ha commissionato. Questo documento infatti fa parte di un progetto – scrive Fides -  sul futuro della pastorale dei migranti, intrapreso congiuntamente dalla CES e dalla RKZ, ed esamina la situazione attuale e fa il punto su cinque aspetti: Diversità della realtà pastorale: un problema o una opportunità? Modelli futuri e possibili evoluzioni delle missioni. Sensibilizzazione delle persone attive nella pastorale tradizionale e nel ministero dei migranti. Focalizzare il mandato dell'Ufficio Migrazione sui compiti pastorali. Rafforzamento del principio di sussidiarietà a livello di compiti finanziari e amministrativi, e distribuzione più equa dei fondi.
“La Chiesa cattolica è contrassegnata dal sigillo della diversità. Tutti i cattolici battezzati ne fanno parte su un piano di parità – è scritto nel rapporto -. La pastorale dei migranti è una componente fondamentale della Chiesa cattolica…fa parte della Chiesa cattolica come istituzione caratterizzata dalla diversità e dai molteplici bisogni da soddisfare. Un approccio lucido alla cura pastorale dei migranti offre la possibilità di diventare più consapevoli della convivenza tra i fedeli e di rafforzarla, nonché di promuovere la coesistenza improntata al rispetto reciproco e all’apertura”.
I risultati di questa ampia e documentata analisi della situazione della pastorale dei migranti, con i suoi punti di forza e di debolezza, indicano che “si impone un cambiamento, già parzialmente in corso” sottolinea il testo, “passando da una visione incentrata sui problemi ad un approccio mirato alle opportunità”, ciò consentirebbe non solo di tenere in maggiore considerazione le diversità linguistiche, ma anche “la diversità delle realtà della vita, della cultura e delle tradizioni dei cattolici e delle loro comunità”. Allo stesso tempo offrirebbe il vantaggio di “rafforzare la consapevolezza di appartenere alla stessa Chiesa diffusa in tutto il mondo”.