Primo Piano
Migrantes Marche: il 14 maggio incontro con sacerdoti stranieri
L’annuncio è stato dato ieri ai vescovi della regione che si sono riuniti, per la loro sessione primaverile, a Loreto.
Durante l’incontro – con al centro molti temi - i vescovi delle Marche hanno espresso “vivo ringraziamento” all' arcivescovo prelato di Loreto Mons. Fabio Dal Cin per la riuscita organizzazione della visita di Papa Francesco lunedì 25 marzo e hanno “reiterato la più sincera gratitudine al papa anche per aver voluto mostrare la sua vicinanza alla nostra regione sorvolando le zone terremotate”.
Prato: al via la III edizione del festival dedicato al Mediterraneo
Giunto alla sua terza edizione il Festival ripropone nel centro di Prato il dialogo tra le due sponde del Mediterraneo grazie a incontri ed eventi che porteranno al centro della scena artisti, intellettuali, economisti, imprenditori, musicisti e scrittori che si snoderanno tra il Museo del Tessuto, il Teatro Metastasio, la Biblioteca Lazzerini, il Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato.
Dieci i principali talk show del Festival: vero cuore dell’iniziativa, gli incontri sono pensati per testimoniare esperienze e aprire dibattiti su alcuni dei temi caldi dell’attualità: dall’economia all’informazione libera, dalle filiere del cibo all’attivismo femminile, dall’arte all’urbanistica.
CEI: da lunedì il Consiglio Permanente
All’ordine del giorno del Consiglio anche il tema della gestione delle risorse finanziarie secondo i criteri etici di responsabilità sociale, ambientale e di governance; la proposta di costituzione di un Servizio Nazionale per la pastorale delle persone con disabilità; un aggiornamento circa le Linee guida per la tutela dei minori nella Chiesa.
Azione Cattolica Puglia: oggi un convegno a Molfetta su “Volti rivolti. L’umanità che fa bene”
Corridoi umanitari: arrivati ieri 54 profughi dal Libano
Un modello che da tempo anche la CEI, attraverso Caritas e Migrantes, ha da tempo replicato in Etiopia, in collaborazione con Sant'Egidio, per portare in salvo finora centinaia profughi in fuga dalla dittatura in Eritrea, dal caos della Somalia, dalla guerra civile in Sud Sudan, dai bombardamenti sauditi in Yemen.
Meic Nola: “Dalla paura dell’altro al coraggio della fraternità”
“Quello delle migrazioni è uno dei grandi temi del presente e del futuro del mondo – ha dichiarato mons. Francesco Marino, vescovo di Nola, appoggiando il documento – e anche i nostri territori sono ormai coinvolti. Come cristiani e come cittadini non possiamo non interessarcene, provando a portare il nostro contributo costruttivo assieme a tutti gli uomini di buona volontà. Alla politica spetta la ricerca delle soluzioni più opportune, a noi compete annunciare che in Gesù Cristo, Dio ha voluto assumere la natura umana: la persona, dunque, è depositaria di una infinita dignità. Questa è la bussola che deve orientarci”.
Il messaggio ha raccolto le firme e il sostegno dell’Azione cattolica, dell’Ufficio di Pastorale Sociale e Lavoro, dell’Ufficio per la Pastorale Giovanile e dell’Associazione Medici Cattolici Italiani della Diocesi ed è aperto al sostegno di tutte le associazioni e movimenti ecclesiali che vorranno firmarlo nei prossimi giorni.
“Abbiamo avvertito l’esigenza di lanciare un messaggio alla Chiesa di Nola e al nostro territorio – hanno dichiarato Alfonso Lanzieri e Teresa Spadaro, rispettivamente presidente e vice-presidente del Meic nolano – affinché su tale tema continui una riflessione costante, non legata solo all'onda emotiva dei singoli episodi. Proprio per questo motivo, stiamo preparando per il prossimo mese di maggio un incontro pubblico per dare seguito concreto al documento. A breve daremo i dettagli. Siamo tutti consapevoli – hanno concluso Lanzieri e Spadaro della oggettiva complessità del fenomeno e della difficoltà della sua gestione politica. Ciò che vorremmo sottolineare, però, è da un lato la necessità di un’analisi all'altezza della sua complessità, e dall'altro il rispetto della dignità della persona e il valore dell’accoglienza come principi irrinunciabili”.
Mci Zimmerberg: un progetto missionario per il Perù
Migrantes Marche: il 14 maggio incontro con sacerdoti stranieri
L’annuncio è stato dato ieri ai vescovi della regione che si sono riuniti, per la loro sessione primaverile, a Loreto.
Durante l’incontro - con al centro molti temi - i vescovi delle Marche hanno espresso “vivo ringraziamento” all' arcivescovo prelato di Loreto mons. Fabio Dal Cin per la riuscita organizzazione della visita di papa Francesco lunedì 25 marzo e hanno “reiterato la più sincera gratitudine al papa anche per aver voluto mostrare la sua vicinanza alla nostra regione sorvolando le zone terremotate”.
Papa Francesco: il Giovedì Santo indosserà il grembiule donato da Francois Ayim
“Il Santo Padre ricevuto il dono - racconta mons. Lorefice - ha promesso a Francois che indosserà il grembiule in occasione della messa in ‘Coena Domini’ del prossimo Giovedì Santo”.
Tra i doni offerti a Papa Francesco anche una piccola croce copia di quella che campeggiava sopra il palco di piazza Politeama in occasione della visita del Papa a Palermo, opera del maestro Elia Li Gioi, realizzata con il legno dei barconi degli immigrati che approdano sulle nostre coste.
Papa Francesco: il cuore duro perde la fedeltà, diffama e calunnia il Signore
“Noi, tante volte, siamo sordi e non ascoltiamo la voce del Signore. Sì, ascoltiamo il telegiornale, il chiacchiericcio del quartiere: questo sì, lo ascoltiamo sempre”. Il Signore esorta però ad ascoltare la sua voce e non indurire il cuore. La Prima Lettura, tratta dal profeta Geremia (Ger 7,23-28), descrive proprio questa esperienza di Dio davanti al “popolo testardo, che non vuole ascoltare”, dice il Papa. Questo brano di Geremia è dunque “un po’ il lamento del Signore”: Dio ordina al popolo di ascoltare la sua voce legando questo alla promessa che sempre sarà il loro Dio e “voi - dice - sarete il mio popolo”. Ma il popolo non lo ha ascoltato, “le orecchie chiuse” anzi - sottolinea il Papa chiedendo ad ognuno di ascoltare cosa dice il Signore e pensare “se non ha fatto lo stesso” - “procedettero ostinatamente secondo il loro cuore malvagio e invece di rivolgersi verso di me, mi hanno voltato le spalle”.
“Il Signore non conta: io preferisco questo”, “sì, c’è Dio lì, ma io faccio le cose mie”, afferma Papa Francesco. Sempre nella Prima Lettura, Dio infatti ricorda, fin dall’uscita dall’Egitto, di aver inviato “con assidua premura tutti i miei servi, i profeti”, ma di non essere stato ascoltato: “anzi, hanno reso dura la loro cervice, divenendo peggiori dei loro padri”. “Dirai loro tutte queste cose”, dice il Signore, “ma non ti ascolteranno” e finisce quindi con “questa dichiarazione triste” che “è una testimonianza di morte”: “La fedeltà è sparita”: “Un popolo senza fedeltà, che ha perso il senso della fedeltà. E questa è la domanda che oggi la Chiesa vuole che noi ci facciamo, ognuno: ‘Io, ho perso la fedeltà al Signore?’ – ‘No, no, vado tutte le domeniche a Messa …’ – ‘Sì, sì: ma quella fedeltà del cuore: io ho perso quella fedeltà, o il mio cuore è duro, è ostinato, è sordo, non lascia entrare il Signore, si arrangia da solo con tre o quattro cose poi fa quello che vuole?’. Questa è una domanda per ognuno di noi: tutti dobbiamo farcela, perché la Quaresima serve a questo, per riseminare il nostro cuore. ‘Ascoltate oggi la voce del Signore’ è l’invito della Chiesa. ‘Non indurite il vostro cuore’. Quando uno vive con il cuore duro, che non ascolta il Signore, va oltre il non ascoltarlo e quando c’è qualcosa del Signore che non gli piace, lascia da parte il Signore con qualche pretesto, scredita il Signore, calunnia il Signore, diffama il Signore”.
“E’ quello che è successo a Gesù con la gente”, dice il Papa richiamandosi alla pagina del Vangelo di oggi (Lc 11,14-23), per far comprendere cosa significhi screditare il Signore. Gesù faceva dei miracoli, guariva gli ammalati “per far vedere che aveva il potere di guarigione anche delle anime, dei cuori nostri. E questi ostinati cosa hanno detto? ‘E’ per mezzo di Belzebù, il capo dei demoni, che Egli scaccia i demoni’”, ricorda Francesco che nota come “screditare il Signore” sia “il penultimo passo di questo rifiuto del Signore”. Prima, non ascoltarlo lasciando che il cuore divenga duro, poi screditarlo. Manca solo “l’ultimo passo dal quale non c’è ritorno, che è la bestemmia contro lo Spirito Santo”, prosegue il Papa che ricorda le forti parole di Gesù, al termine di questo Vangelo: “Gesù cerca di convincerli, ma non va … E alla fine, così come il profeta finisce con questa frase chiara – ‘la fedeltà è sparita’ – Gesù finisce con un’altra frase che può aiutarci: ‘Chi non è con me, è contro di me’. ‘No, no, io sono con Gesù, ma a una certa distanza, non mi avvicino troppo’: no, questo non esiste. O sei con Gesù, o sei contro Gesù; o sei fedele o sei infedele; o hai il cuore obbediente o hai perso la fedeltà. Ognuno di noi pensi, oggi, durante la Messa e poi durante la giornata: un po’ ci pensi. ‘Come va la mia fedeltà? Io, per rifiutare il Signore, cerco qualche pretesto, qualche cosa e scredito il Signore?’. Non perdere la speranza. E queste due parole – ‘la fedeltà è sparita’ e ‘chi non è con me è contro di me’ – ancora lasciano spazio alla speranza, anche a noi”.
Il Papa conclude l’omelia ricordando però che si è chiamati a ritornare al Signore, come si esorta a fare nell’Acclamazione al Vangelo: “Ritornate a me con tutto il cuore”, dice il Signore, “perché sono misericordioso e pietoso”. “Sì, il tuo cuore è duro come questa pietra”, “tante volte mi hai screditato per non obbedirmi”, “ma ancora c’è tempo”: “Ritornate a me con tutto il cuore’, dice il Signore, ‘perché io sono misericordioso e pietoso: io dimenticherò tutto. A me importa che tu venga da me. Questo è quello che importa, dice il Signore. E dimentica tutto il resto. Questo è il tempo della misericordia, è il tempo della pietà del Signore: apriamo il cuore perché Lui venga in noi”.
Bari: a febbraio 2020 l’incontro “Mediterraneo, frontiera di pace” promosso dalla CEI
E La Pira aveva descritto la “crisi storica” di quegli anni con parole che valgono anche oggi: nuovi popoli e nazioni “si presentano alla ribalta della storia determinando così immensi spostamenti negli equilibri e negli orientamenti”.
Quello di bari sarà una sorta di “Sinodo” mediterraneo destinato a coinvolgere tutte le Chiese rivierasche: dal Nord Africa a Italia, Francia e Spagna; dal Medio Oriente ai Balcani passando per Malta e Cipro. Già definito il titolo: “Mediterraneo, frontiera di pace” suggerito da quanto aveva detto papa Francesco proprio a Bari incontrando lo scorso 7 luglio i capi delle comunità cristiane del Medio Oriente.
“Il termine ‘frontiera’ è una parola chiave per capire il Mediterraneo”, spiega il presidente della CEI, il card. Gualtiero Bassetti. Non intesa, però, come separazione, bensì come “inizio”, “spirito di frontiera” che consente “di andare oltre l’esistente, di cogliere le sfide”, dice il porporato di fronte al comitato scientifico e organizzatore che si è riunito per la prima volta nei giorni scorsi nella sede romana della Conferenza episcopale italiana. “Abbiamo sperimentato, alla luce della storia, che non c’è pace senza Mediterraneo”, ha detto il porporato: “Questo mare unisce e divide il mondo. E coloro che soffrono di più per queste divisioni sono i poveri: bastano le cronache degli ultimi anni a dimostrarlo”. Sarà “un cammino aperto”, sottolinea il segretario generale della CEI, Mons. Stefano Russo, vescovo di Fabriano-Matelica. L’evento di Bari intende essere il “punto di partenza” ma al tempo stesso la “fase conclusiva di un itinerario che coinvolgerà l’intera Chiesa italiana”, osserva. L’impegno è “sentire le voci e le speranze delle Chiese del Mediterraneo”. Il “meeting” avrà al centro “l’ascolto e lo scambio fraterno” con l’intento di “comprendere quale contributo le nostre Chiese possano e debbano offrire nel bacino dove ci è dato di vivere”, ribadisce il vescovo di Acireale e vice-presidente della CEI per l’Italia meridionale, Mons. Antonino Raspanti, coordinatore del comitato. “Non sarà solo un appuntamento ad intra”, afferma don Giovanni De Robertis, Direttore generale della Fondazione Migrantes, che esorta a costruire una “visione mediterranea radicata nel Vangelo”.
MCI Zimmerberg: un progetto missionario per il Perù
Parlamento Europeo: i deputati chiedono all’UE e ai suoi Stati membri di adottare misure per affrontare il razzismo
In una risoluzione non legislativa adottata martedì con 535 voti favorevoli, 80 contrari e 44 astensioni, il Parlamento esorta le autorità europee e nazionali a “sviluppare politiche antirazziste e a porre fine alla discriminazione in settori quali istruzione, alloggi, sanità, giustizia penale, partecipazione politica e migrazione”.
Alla luce dei crescenti attacchi afrofobi, i deputati chiedono alla Commissione europea e agli Stati membri dell'UE di “riconoscere le sofferenze razziste, discriminatorie e xenofobe che subiscono gli afro-europei e di offrire una protezione adeguata contro queste disuguaglianze, per garantire che i crimini di odio siano adeguatamente indagati, perseguiti e sanzionati. Inoltre, le persone di origine africana dovrebbero essere prese maggiormente in considerazione negli attuali programmi di finanziamento e nel prossimo quadro finanziario pluriennale (2021-2027)”.
Nella risoluzione si “incoraggiano le istituzioni e gli Stati membri UE ad affrontare e correggere, ove possibile, le ingiustizie e i crimini contro l'umanità perpetrati in passato in nome del colonialismo europeo”. I deputati “suggeriscono di adottare alcune forme di risarcimento, come scusarsi pubblicamente e restituire i manufatti rubati ai loro Paesi d'origine”. Il Parlamento chiede inoltre ai Paesi dell'UE di “declassificare i loro archivi coloniali e presentare una prospettiva globale sul colonialismo e la schiavitù nei programmi scolastici”.
Attualmente in Europa vivono circa 15 milioni di persone di origine africana che si trovano ad affrontare “discriminazioni persistenti e sono soggetti a stereotipi negativi profondamente radicati”. È dimostrato che i bambini afro-europei “ricevono voti più bassi a scuola rispetto ai loro omologhi bianchi, e che il loro tasso di abbandono scolastico è nettamente superiore”.
Garante Detenuti: “nel 2018 le persone rimpatriate sono state complessivamente 6398”
“Né è possibile guardare positivamente la riduzione della pressione sul nostro Paese della migrazione verso il continente europeo senza rivolgere lo stesso sguardo al numero di morti in quel mare che un tempo era nostrum in quanto condiviso da entrambe le sponde e che ora si è tramutato in un muro – ha sottolineato il garante -. E continuando a illuderci di non sapere – noi tutti come Europa – quali siano le condizioni sofferte dalle persone che affrontano il mare nel Paese da cui molti partono, dopo aver compiuto un percorso denso di stenti e di ricatti”.
Papa Francesco: un’ingiustizia bloccare le navi di Open Arms
Évole ha incontrato Papa Francesco lo scorso venerdì 22 marzo a Roma. Durante il colloquio durato più di un'ora, il Papa non ha esitato su nessuna delle questioni sollevate dal giornalista de laSexta, come i casi di abusi sessuali commessi da religiosi, il ruolo delle donne nella chiesa, la memoria storica, la disuguaglianza o l'immigrazione e rifugiati. L'intervista esclusiva andrà in onda integralmente domenica 31 marzo sulla tv spagnola laSexta.
Va ricordato che a gennaio la Capitaneria di porto di Barcellona aveva negato alle tre navi della Ong Proactiva Open Arms il permesso di lasciare il porto catalano per raggiungere il Mediterraneo Centrale e proseguire nella attività di ricerca e soccorso delle vite dei naufraghi, in arrivo dalla Libia. Un provvedimento che è apparso contraddittorio: pur volendo garantire la sicurezza delle persone salvate e degli equipaggi ha finito per impedire il salvataggio di altre vite in mare, lasciando uno dei confini più letali al mondo (con oltre 17mila morti negli ultimi 5 anni, secondo le stime più attendibili di ACNUR e IOM, ndr), il Mediterraneo centrale sguarnito di navi di soccorso.
Soltanto la nave Alan Kurdi della ong tedesca SeaEye in questo momento è l'unica imbarcazione ad aver ripreso il mare e i pattugliamenti nel Mediterraneo centrale a ridosso di Sabrata.
In questo momento tutte le altre navi delle Ong sono bloccate nei porti, pur non essendoci provvedimenti giudiziari a loro carico, ma a causa di cavilli burocratici. Oltre a Open Arms (che dispone di tre vascelli) sono ferme la nave Aquarius di SOS Mediterranée in Francia. La nave era stata originariamente oggetto di inchiesta dalla procura di Catania, ma poi il provvedimento di sequestro non è stato mai notificato, mentre l’indagine a Catania volge verso l’archiviazione. A Malta, sempre con pretesti amministrativi, è bloccata la Lifeline, dell’omonima Ong. Nello scorso gennaio in segno di solidarietà con i volontari costretti a restare in porto era salito a bordo della nave l’arcivescovo maltese Scicluna. Sono poi state fermate da inchieste giudiziarie, senza che sia mai stati o avviato alcun processo, la nave del’ong tedesca Jugend Rettet a Trapani e la Mare Jonio a Lampedusa, in attesa che la procura di Agrigento decida se prorogare il sequestro probatorio o consentire all'equipaggio di Mediterranea di riprendere il mare. (Nello Scavo – Avvenire.it)
Quando suor Concetta fa notizia
“Il vostro lavoro è grande – ha detto il Papa a suor Concetta, e con lei a tutti quelli che si spendono, in silenzio, per il Vangelo -. Voi bruciate la vita seminando la parola di Dio con la vostra testimonianza. E in questo mondo voi non fate notizia”.
A noi, missionari dell’informazione, il compito di far sì che non solo l’albero che cade, ma anche la foresta che cresce faccia notizia. (d. Ivan Maffeis)
Campania: il 29 marzo la presentazione del Rapporto Immigrazione
Dopo i saluti di Vito Pelosi e Antonio Martino, rispettivamente sindaco e assessore alle Politiche Sociali del Comune di Serino interverranno Claudio Marra dell’Osservatorio Politiche Sociali dell’ Università di Salerno e tra gli autori del Rapporto; Carmine De Blasio, Direttore Generale Consorzio A5, Carlo Mele direttore della Caritas diocesana di Avellino e la sociologa Antonietta Sarno.
In Campania, secondo il rapporto Immigrazione, risiedono circa 260 mila stranieri.
Scalabriniani: morti e dispersi nell’oblio più totale
“Come Chiesa e come singoli cristiani non possiamo esimerci dal denunciare il silenzio disumano che avvolge il Mediterraneo e chi attraversandolo - e perdendo ahimè la vita - cerca un futuro una volta ancora in questi ultimi giorni. Il piano di “distrazione di massa” al quale assistiamo è frutto di una sedazione profonda che l’Ue vorrebbe attuare, concentrando la sua attenzione, guarda caso, su ben altri piani, quelli economico-finanziari, resi ovvi dalla visita e dai patti firmati dal presidente cinese Xi Jinping con vari paesi dell’Unione”, afferma p. Claudio Gnesotto, Presidente della Agenzia Scalabriniana per la Cooperazione allo Sviluppo.
“Morti e dispersi nell’oblio più totale! E’ questa la condizione delle tante persone che si vedono costrette a migrare e che da troppo tempo restano vittime ‘inascoltate’ di politiche che viaggiano ‘al di sopra e al di là’ dei loro interessi e dei loro diritti fondamentali”, aggiunge p. Gnesotto.
Svizzera: la pastorale dei migranti, una grande opportunità per la Chiesa cattolica
“La Chiesa cattolica è contrassegnata dal sigillo della diversità. Tutti i cattolici battezzati ne fanno parte su un piano di parità – è scritto nel rapporto -. La pastorale dei migranti è una componente fondamentale della Chiesa cattolica…fa parte della Chiesa cattolica come istituzione caratterizzata dalla diversità e dai molteplici bisogni da soddisfare. Un approccio lucido alla cura pastorale dei migranti offre la possibilità di diventare più consapevoli della convivenza tra i fedeli e di rafforzarla, nonché di promuovere la coesistenza improntata al rispetto reciproco e all’apertura”.
I risultati di questa ampia e documentata analisi della situazione della pastorale dei migranti, con i suoi punti di forza e di debolezza, indicano che “si impone un cambiamento, già parzialmente in corso” sottolinea il testo, “passando da una visione incentrata sui problemi ad un approccio mirato alle opportunità”, ciò consentirebbe non solo di tenere in maggiore considerazione le diversità linguistiche, ma anche “la diversità delle realtà della vita, della cultura e delle tradizioni dei cattolici e delle loro comunità”. Allo stesso tempo offrirebbe il vantaggio di “rafforzare la consapevolezza di appartenere alla stessa Chiesa diffusa in tutto il mondo”.