Primo Piano

Tratta: una “tre giorni” a porte chiuse per 200 esperti internazionali

12 Aprile 2019 - Sacrofano - In Inghilterra gli organismi ecclesiali collaborano con la polizia per prevenire e puntare il traffico di esseri umani. «Perché nel mondo non c’è istituzione più capillare e attenta della Chiesa cattolica», hanno spiegato da Scotland Yard. In Brasile le religiose di diversi ordini percorrono i quartieri più rischiosi per sottrarre le ragazze allo sfruttamento sessuale. In Africa missionari e laici vengono minacciati ogni giorno perché denunciano le nuove schiavitù, minacciando gli affari degli schiavisti. In Oriente si moltiplicano i progetti per individuare e bloccare le cliniche dell’orrore, dove anche i minorenni vengono sottoposti all’espianto di organi. Sono migliaia le iniziative di ispirazione cattolica contro la tratta di esseri umani. E adesso, grazie al coordinamento della Sezione migranti e rifugiati della Santa Sede, potranno diventare la principale rete mondiale contro il 'contrabbando' di persone. Per tre giorni delegati da tutto il mondo si sono confrontati a Sacrofano per elaborare strategie operative agli Orientamenti pastorali approvati nello scorso febbraio dal Pontefice. L’incontro ha avuto lo scopo di «promuovere una comprensione più ampia e approfondita del fenomeno della tratta e contribuire a coordinare azioni volte a sradicarlo», hanno spiegato i promotori. Nel corso di sette sessioni di lavoro a porte chiuse si sono confrontati 200 tra vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose, coordinatori di progetti, rappresentanti di organizzazioni cattoliche e fondazioni ed esperti di tratta provenienti da varie parti del mondo. Tra essi anche un gruppo di una decina di giornalisti di testate internazionali (tra cui Avvenire), ai quali è stato chiesto di suggerire linee guida non solo per campagne di sensibilizzazione, ma ideare strumenti operativi per gli operatori della comunicazione. Nascerà, perciò, la prima rete internazionale di reporter investigativi che affronterà con inchieste sul campo il traffico di persone e le nuove schiavitù: dallo sfruttamento sessuale alla pedofilia, al mercato degli organi umani, al turismo sessuale. Un progetto di cooperazione tra media secondo modalità operative che impegneranno non solo la stampa di ispirazione cattolica. Attraverso gruppi di lavoro ad alta specializzazione è stato possibile «facilitare lo scambio di esperienze, punti di vista e pratiche efficaci nel ministero della Chiesa, affrontando la piaga della tratta», hanno ricordato padre Fabio Baggio e padre Michael Czerny, sottosegretari della sezione istituita da papa Francesco. Oltre 500 sono le proposte emerse per affrontare quelle che monsignor Paul Richard Callagher, Segretario per il rapporti con gli Stati, ha ribadito essere un «crimine contro l’umanità», ribadendo così il principio più volte richiamato in questi anni e ribadito ieri dal pontefice. «Abbiamo appreso – ha detto monsignor Marcelo Sanchez Sorondo, presidente della Pontificia Accademia delle Scienze – quanto straordinario sia il lavoro di quanti, in tutto il mondo, affrontano questa piaga cercando e proponendo soluzioni». (Nello Scavo)    

Ambasciatore Malta in Italia: “Nave Alan Kurdi? Situazione risolta nelle prossime ore”

12 Aprile 2019 - Roma - “Sono sicura che la situazione della nave Alan Kurdi, dell'Ong tedesca Sea-Eye, a largo delle coste di Malta, verrà risolta nelle prossime ore o domani. Ci sarà una soluzione. Purtroppo vuol dire che vedremo ancora casi come questo”. Lo ha detto ieri sera l’ambasciatore di Malta in Italia, Vanessa Frazier, ospite del programma Today su Tv2000.

Migranti: da ieri in Commissione la proposta di Legge della campagna “Ero Straniero”

12 Aprile 2019 - Roma- È iniziata, con l’approdo alla Commissione Affari Costituzionali della Camera, l’esame della proposta di legge di iniziativa popolare promossa dalla campagna “Ero Straniero – L’umanità che fa bene“, per superare la Bossi-Fini e una gestione del fenomeno migratorio puramente securitaria ed emergenziale. La proposta, dal titolo “Nuove norme per la promozione del regolare permesso di soggiorno e dell’inclusione sociale e lavorativa di cittadini stranieri non comunitari”, è stata depositata in Parlamento il 27 ottobre 2017 ed è sostenuta da 90.000 firme. Una nuova normativa che permetterebbe di governare i flussi con lungimiranza, unendo la domanda di legalità e di sicurezza dei cittadini con la tutela dei diritti di chi arriva. “L’attuale legislazione non offre altro canale d’ingresso legale se non quello della richiesta di protezione internazionale. Peraltro un canale sempre più impraticabile, dopo l’approvazione del decreto sicurezza. “Ero Straniero” propone canali d’ingresso per lavoro e nuove forme di regolarizzazione, che garantiscono maggiore legalità, sicurezza e coesione sociale, non solo per i cittadini stranieri, ma anche per le comunità che li accolgono”, commenta don Virginio Colmegna, presidente della Casa della carità. E aggiunge: “Siamo felici che la proposta venga finalmente messa in discussione e ci auguriamo che il suo esame sia occasione di dibattito politico ampio, perché è sempre più urgente ribadire che l’immigrazione, se è ben governata, è una risorsa e un’opportunità per il Paese”. La campagna “Ero Straniero”, è stata promossa da Casa della carità di Milano, Radicali Italiani, Acli, Arci, Asgi, Centro Astalli, Cnca, A Buon diritto, Cild, con il sostegno di decine di sindaci e organizzazioni, laiche e religiose.  

Pastorale social?

11 Aprile 2019 - Roma - Sotto la lente d'ingrandimento questa volta finisce la prassi pastorale della Chiesa italiana, nell'intento di capire quanto e a che condizioni l'universo social possa costituire un'opportunità per costruire e consolidare rapporti, come per la stessa trasmissione della fede. Sono questi, infatti, i contenuti di una ricerca finanziata dall'Università Cattolica di Milano come "progetto di rilevante interesse": sarà realizzata nei prossimi tre anni per mettere a fuoco "Legami sociali e stili comunicativi di comunità". Coinvolgerà sociologi, pedagogisti, psicologi ed economisti, a testimonianza di quanto le nuove modalità della comunicazione siano un crocevia della vita quotidiana, nessun ambito escluso. (don Ivan Maffeis)

Papa Francesco: la tratta è una “mercificazione della persona umana”

11 Aprile 2019 - Città del Vaticano - La tratta è una “mercificazione della persona umana”. Papa Francesco ancora una volta lo ha ribadito questa mattina, nell’Aula Nuova del Sinodo in Vaticano, ricevendo in udienza i partecipanti alla Conferenza Internazionale sulla Tratta di Persone, organizzata dalla Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale che si è svolta a Sacrofano. La Tratta, nelle sue molteplici forme, costituisce una ferita “nel corpo dell’umanità contemporanea”, una “piaga profonda nell’umanità di chi la subisce e di chi la attua. La tratta, infatti, deturpa l’umanità della vittima, offendendo la sua libertà e dignità. Ma, al tempo stesso, essa – ha detto il pontefice - disumanizza chi la compie, negandogli l’accesso alla ‘vita in abbondanza’. La tratta, infine, danneggia gravemente l’umanità nel suo insieme, lacerando la famiglia umana e anche il Corpo di Cristo”. Quello dalla Chiesa è quindi non solo un impegno sociale ma una vera missione “evidente nella lotta contro ogni forma di tratta e nell’impegno proteso verso il riscatto dei sopravvissuti; una lotta e un impegno che hanno effetti benefici anche sulla nostra stessa umanità, aprendoci la strada verso la pienezza della vita, fine ultimo della nostra esistenza”. Nel suo discorso il papa ha quindi voluto ringraziare le tante congregazioni religiose impegnate a sconfiggere questa tragedia come “avanguardie” dell’azione missionaria della Chiesa contro ogni forma di tratta anche se c’è ancora da fare: “Gli uffici preposti delle Chiese locali, le congregazioni religiose e le organizzazioni cattoliche sono chiamati a condividere esperienze e conoscenze e ad unire le forze in un’azione sinergica che interessi i Paesi di origine, transito e destinazione delle persone oggetto di tratta”. La Chiesa, per rendere più adeguata ed efficace la sua azione deve sapersi avvalere dell’aiuto di “altri attori politici e sociali. La stipulazione di collaborazioni strutturate con istituzioni e altre organizzazioni della società civile sarà garanzia di risultati più incisivi e duraturi”. Infine il ricordo di Santa Giuseppina Bakhita, ridotta in schiavitù da bambina, venduta e comprata, ma poi liberata e “fiorita” in “pienezza come figlia di Dio”. Da qui la preghiera alla santa per tutti coloro che “si impegnano nella lotta contro la tratta”. (R.Iaria)

Dall’Italia al Brasile: foto che raccontano storie

11 Aprile 2019 - Belluno - Sono state recentemente caricate nel sito Centrostudialetheia.it delle foto di emigranti bellunesi e veneti che hanno scelto il Brasile come paese di destinazione e di speranza. Immagini che li ritraggono tra l’800 e il ‘900: delle vere e proprie testimonianze che raccontano storie, tutte diverse fra loro, ma per questo uniche e fondamentali per conoscere la nostra storia come emigrati, ma anche come immigrati. In questo viaggio fatto di fonti visive, si ripercorrerà in qualche modo alcune fasi di questo grande fenomeno e di come il Brasile si è trasformato in questo arco di tempo grazie ai lavori degli immigrati italiani, soprattutto bellunesi. Un percorso nel quale si conosceranno varie famiglie stanziate in diverse zone del paese oltreoceano (nel Rio Grande Do Sul, a Caxais Do Sul, a Bahia ecc) alcune delle quali con nomi che rimandano all’Italia (Nova Trento, Nova Vicenza, Nova Belluno chiamata anche Siderópolis, Nova Bassano, Nova Venezia). Tra le tante foto anche quelle di sacerdoti e missionari che hanno seguito pastoralmente questi migranti.

Mons. Felicolo: serve una accoglienza “intelligente”

11 Aprile 2019 - Roma – “La paura, alimentare la paura dei migranti, è il peggiore dei modi per affrontare la dimensione umana del fenomeno della migrazione. La paura ci fa chiudere, ci fa reagire in modo istintivo, la paura fa comodo, è utile e talvolta strumentale a chi la produce. La paura genera altra paura”. A parlare è Mons. Pierpaolo Felicolo, direttore dell’Ufficio Migrantes della diocesi di Roma in una intervista al periodico del Masci, “Strade Aperte”. Per il sacerdote nella paura “perdiamo di vista i nostri valori. L’altro diviene un nemico da cui difendersi”. Se poi la paura diviene da “individuale collettiva”, allora “si corre anche il serio rischio di fenomeni di reazione sociale non sempre controllabili. Tutto ciò va evitato”. E questo si evita – spiega Mons. Felicolo – attraverso la conoscenza dell’altro, “andando incontro all’altro per capirne le ragioni, le motivazioni, la disperazione della sua esistenza. La conoscenza dell’altro è come un faro che si accende sull’umanità delle persone. La conoscenza è luce, la paura è il buio. Dobbiamo perseguire la luce; dobbiamo, attraverso la conoscenza, sviluppare, e far nostro, il tema dell’accoglienza. Perché la buona accoglienza nasce dall’ascolto, dalla compartecipazione, dalla misericordia, dalla condivisione. La conoscenza allontana la paura e genera la buona accoglienza. E si accoglie prima con il ‘cuore’ e poi con la ‘mente’. Si accoglie con piccoli e grandi gesti, si accoglie personalmente o in modo comunitario. Si accoglie aprendo noi stessi alla speranza che le Persone possano cambiare e migliorare il proprio destino”. Per questo occorre quella che il direttore Migrantes chiama accoglienza “intelligente”. Ancora prima delle “regole” – spiega -  serve “intelligenza” nel “comprendere cosa proporre nell’interesse del Paese e cosa offrire a queste Persone. L’accoglienza intelligente non è solo una questione di carattere economico ma è la giusta predisposizione personale e sociale ad includere l’altro, a farlo sentire parte di un progetto di inclusione sociale. Serve rispetto dell’altro, delle sue debolezze, dei suoi bisogni. La mancata accoglienza, il respingimento generano solitudine, abbandono, talvolta forme di violenza. Tutto ciò sviluppa un circolo di negatività che si può interrompere solo attraverso un ‘paziente cammino d’integrazione”. Per Mons. Felicolo si può accogliere in tanti modi e cita l’esempio del piccolo centro del crotonese dove gli abitanti si  si sono gettati in mare, al buio ed al freddo, per salvare la vita di 51 curdi la cui barca a vela stava affondando nel mare antistante Crotone. “Quanta umanità in quel gesto bellissimo di accoglienza. Prima di tutto, la vita delle persone, poi parliamo di ‘regole’ e di come gestire sul piano organizzativo e politico il fenomeno dei migranti. Se non mettiamo davanti a tutto la vita, ogni risposta, anche la migliore sul piano organizzativo, rischia di essere vuota, inconsistente. Accogliere è accettare l’altro, conoscerlo, donargli qualcosa ben sapendo che un gesto d’amore può cambiare il verso di una ‘esistenza negata’”. (Raffaele Iaria)

Un aperitivo a base di culture

11 Aprile 2019 - Padova - Un aperitivo insieme per incrociare mondi e culture più o meno lontane da noi. Nasce così 'Aperitivi dell’altro mondo', iniziativa che ha preso il via questa settimana al Centro universitario di Padova. Un’iniziativa di giovani per altri giovani che trova promotori l’Ufficio missionario diocesano, i Comboniani e Medici con l’Africa-Cuamm. L’appuntamento di martedì aveva come titolo 'Etiopia: riscoprire umanità': a raccontare questo 'altro mondo' sono stati alcuni giovani che frequentano il percorso Gim (Giovani impegno missionario) dei Comboniani, condividendo con altri coetanei l’esperienza vissuta in Etiopia attraverso il cibo gustato, i volti e le storie incontrati, accompagnati dalla musica proposta dal Gruppo Rinascita, formato da richiedenti asilo, accompagnati da padre Lorenzo Snider, missionario Sma. Un modo per stare insieme e insieme allargare gli orizzonti condividendo esperienze, musica, compagnia. Gli 'Aperitivi dell’altro mondo' torneranno mercoledì 8 maggio con un altro gruppo di giovani che hanno vissuto l’esperienza del percorso 'Viaggiare per condividere': tra loro ci sarà chi è stato in Mozambico nelle missioni dei padri Dehoniani e chi ha vissuto l’esperienza del campo di lavoro 'Io ci sto' promosso dagli Scalabriniani in Puglia, realizzato insieme a un gruppo di migranti. (Sara Melchiorri)    

Mattarella in Giordania incontra la comunità italiana

11 Aprile 2019 - Amman – Nel suo viaggio in Giordania il Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, ha incontrato anche la comunità italiana lì presente. “Vi ringrazio molto per quanto fate. La nostra presenza nel mondo – ha detto Mattarella - si qualifica innanzitutto per il senso di umanità dei rapporti e per come viene vissuta l’amicizia personale tra i popoli. Questo è quello che rende il nostro Paese accetto nel mondo e benvoluto nel mondo”. Tra le tappe del Presidente l’Ospedale nel campo profughi di Zaatari a Al Mafraq  e l’Arsenale dell’Incontro del Sermig di Ernesto Olivero a Madaba: “due tra le tante espressioni della vicinanza tra Italia e la Giordania”, ha detto.  

Coldiretti: fare presto con iter burocratico per l’ingresso di migranti con il nuovo decreto flussi

10 Aprile 2019 - Roma - Scatta la corsa all’ingresso di 18 mila lavoratori stagionali non comunitari in Italia sulla base del Decreto Flussi 2019. Il provvedimento che regola l’arrivo di manodopera straniera in Italia – spiega la Coldiretti – è stato appena pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale e prevede la presentazione fino al 31 dicembre 2019 delle domande telematiche di ingresso attraverso il sistema attivo sul sito del Ministero dell’Interno. La quota riguarda lavoratori subordinati stagionali di Albania, Algeria, Bosnia-Herzegovina, Corea (Repubblica di Corea), Costa d’Avorio, Egitto, El Salvador, Etiopia, Macedonia, Filippine, Gambia, Ghana, Giappone, India, Kosovo, Mali, Marocco, Mauritius, Moldova, Montenegro, Niger, Nigeria, Senegal, Serbia, Sri Lanka, Sudan, Tunisia, Ucraina. Dal “click day”, fissato per mercoledì 24 aprile – sottolinea la Coldiretti – è possibile presentare le domande di ingresso on line per i lavoratori stagionali non comunitari che troveranno occupazione soprattutto in agricoltura che, insieme al turismo, è il settore con maggiori opportunità occupazionali in particolare nelle grandi campagne di raccolta delle principali produzioni Made in Italy: dalla frutta alla verdura, dai fiori al vino fino, ma anche negli allevamenti. In totale – evidenzia la Coldiretti – fra stagionali e permanenti sono 345mila i lavoratori stranieri impiegati in agricoltura, per un totale di giornate di occupazione pari a 29.437.000. Viene anche confermata la quota di 100 lavoratori non stagionali di origine italiana da Argentina, Uruguay, Venezuela e Brasile oltre a 4.750 conversioni di permessi per lavoro stagionale in permessi di soggiorno per lavoro subordinato che consentiranno a molte aziende agricole di stabilizzare il rapporto con i propri dipendenti stranieri entrati in questi anni con i flussi stagionali, spiega Coldiretti. In base all’ultimo Testo Unico sull’Immigrazione – si legge in una nota -– risultano semplificati anche i requisiti per la richiesta del permesso stagionale pluriennale e la procedura di accoglimento dell’istanza per “silenzio-assenso”, essendo sufficiente che lo straniero abbia fatto regolare ingresso con permesso di soggiorno stagionale almeno una volta nei cinque anni precedenti per potervi avere accesso. “Adesso occorre fare presto con l’iter burocratico sia in Italia che nei nostri consolati all’estero al fine di consentire alle imprese di poter assumere il personale nel momento del bisogno – aggiunge la Coldiretti – i lavoratori immigrati sono una componente bene integrata nel tessuto economico e sociale come nel caso della raccolta delle fragole nel Veronese, della preparazione delle barbatelle in Friuli, delle mele in Trentino, della frutta in Emilia Romagna, dell’uva in Piemonte fino agli allevamenti da latte in Lombardia dove a svolgere l’attività di bergamini sono soprattutto gli indiani mentre i macedoni sono coinvolti principalmente nella pastorizia”.    

Flussi migratori: pubblicato il decreto su Gazzetta Ufficiale

10 Aprile 2019 - Roma – “A titolo di programmazione transitoria dei flussi d'ingresso dei lavoratori non comunitari per l'anno 2019, sono  ammessi  in  Italia, per motivi di lavoro subordinato stagionale e  non  stagionale  e  di lavoro  autonomo,  i  cittadini  non  comunitari  entro   una   quota complessiva massima di 30.850 unità”. E’ quanto prevede il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 12 marzo – pubblicato sulla gazzetta Ufficiale di ieri, 9 aprile – “Programmazione transitoria dei flussi d’ingresso dei lavoratori non comunitari nel territorio della Stato per l’anno 2019”.

Germania: un portale per gli italiani di Monaco

10 Aprile 2019 - Monaco di Baviera - La LMU, Università Ludwig Maximilian di Monaco di Baviera, presenta un progetto linguistico per raccogliere storie, impressioni, immagini sulla presenza italiana nella città bavarese. Lo scopo del portale, informa il mensile delle Missioni cattoliche Italiane in Germania e Scandinavia “Corriere d’Italia”,  è quello di documentare come le forme di migrazione e mobilità italiane siano cambiate nel tempo e come la dimensione urbana di Monaco di Baviera si sia lasciata trasformare dalla “comunità” italiana. Il sito – dice Thomas Krefeld -  è nato da “una costellazione particolare, quando un mio vecchio interesse linguistico, che risale almeno al 2002 e che non si è mai spento, è stato riacceso da due progetti di ricerca svolti nella scuola di dottorato della LMU. Indovinare chi sono le autrici non è difficile, visto questa intervista. Attraverso la piattaforma si vuole unire il tema della lingua italiana e degli italiani in Germania all’orizzonte dei nuovi media, basati sull’utilizzo di internet. Grazie proprio a questo sviluppo telematico è diventato molto più facile per le scienze umanistiche entrare in contatto con le persone che vivono le realtà descritte e analizzata dalla linguistica . D’altro canto, le stesse persone hanno la possibilità di partecipare a un discorso che coinvolge la (loro) vita quotidiana e la ricerca scientifica”. L’idea della piattaforma – spiega Sara Ingrosso - è nata nel febbraio 2018 a seguito di una conferenza di divulgazione scientifica organizzata per far conoscere le dinamiche storiche, sociologiche e linguistiche della migrazione e della recente mobilità dall’Italia verso Monaco di Baviera. Riteniamo fondamentale – aggiunge - dare continuità alla ricerca su queste tematiche e ampliare la nostra rete di divulgazione scientifica. Allo stesso tempo riteniamo che i protagonisti delle nuove migrazioni e mobilità non siano soltanto degli spettatori passivi, ma che debbano essere dei partecipanti attivi. Per questo abbiamo pensato di creare una piattaforma in cui gli utenti possano caricare direttamente le proprie impressioni”. La piattaforma – aggiunge Teresa Barberio - “Monaco italiana” nasce da “una visione che è quella di creare una rete tra gli italiani a Monaco di Baviera, spesso anche definita come ‘la città più a Nord d’Italia’. Infatti, secondo i dati dell’Istituto di Statistica di Monaco vivono attualmente in città 27.869 cittadini italiani, un numero molto alto che classifica il gruppo degli italiani al terzo posto (dopo turchi e croati) come maggiore presenza straniera sul territorio”.  

Cosenza: domani la presentazione del volume “L’Afrique c’est chic”

10 Aprile 2019 - Roma - “Mi sento male – mi dice Mauro con un filo di voce – ma non è niente, mi è già capitato, ma ogni volta che vado in ospedale non mi trovano mai nulla; ormai con questi disturbetti ci convivo”, aggiunge quasi per rassicurarmi. Gli sento il polso, decisamente accelerato e aritmico. “Mi devo stendere”, aggiunge mentre poggia la testa al muro. Bene, penso tra me e me, è giunto il momento di provare il servizio di telemedicina. Avevo previsto questa fase dell’inaugurazione, ma mai avrei pensato che il primo paziente potesse essere un malato vero e per di più italiano. In pochi minuti gli elettrodi sono sul torace e sugli arti di Mauro e poco dopo il teleconsulto è pronto per essere inviato, in codice rosso, alla categoria “Cardiologia”. Dopo soli nove minuti, arriva la risposta dai colleghi del San Camillo di Roma. Segue un WhatsApp privato del cardiologo romano con un consiglio piuttosto perentorio. “Metti l’amico tuo sotto Eparina e spediscilo in Italia prima possibile”. Ma Mauro si sente meglio, non ne vuole assolutamente sapere di interrompere una missione appena iniziata; anzi, è decisamente soddisfatto di avere una diagnosi a un disturbo che si presentava da anni e che in Italia non era mai riuscito a documentare e diagnosticare. Il fatto che tutto questo sia accaduto in uno sperduto villaggio africano non solo ha dell’incredibile ma è la riprova che il servizio che abbiamo appena avviato a Kapeni funziona decisamente bene.” Così, con un aneddoto decisamente particolare, il dott. Michelangelo Bartolo, angiologo presso l’ospedale San Camillo di Roma, racconta un episodio dei suoi tanti viaggi in Africa, dove da molti anni realizza progetti di telemedicina, questa volta al contrario. L’esperienza del dott. Bartolo è raccolta nel volume in “L’Afrique c’est chic. Diario di viaggio di un medico euro-africano” (Infinito Edizioni), dove con ironia e molta sensibilità, si propongono nuovi orizzonti e ci aiuta a guardare alla globalizzazione con occhi diversi. Il volume sarà presentato domani, 11 aprile, a Cosenza, presso il Salone degli Stemmi del Palazzo Arcivescovile. A presentarlo, modera da don Enzo Gabrieli, direttore dell’Ufficio Comunicazioni Sociali della diocesi di Cosenza-Bisignano e vice presidente Fisc, oltre all’autore, don Battista Cimino, Gino Murgi e Pino Fabiano, direttore Migrantes della Calabria.  Concluderà i lavori l’arcivescovo Mons. Francesco Nolè.

Sud Sudan: leader riuniti in Vaticano

10 Aprile 2019 -

Città del Vaticano - La speranza è che si sia davvero a una svolta per uno dei conflitti che hanno maggiormente insanguinato negli ultimi anni il cuore dell’Africa. Il Sud Sudan, il Paese più giovane del mondo con i suoi sette anni e mezzo di vita, assiste finalmente ad un momento di speranza. Il presidente Salva Kiir e il suo rivale e vicepresidente Riek Machar prenderanno parte infatti da oggi in Vaticano ad un ritiro spirituale assumendosi, secondo il direttore ad interim della Sala Stampa della Santa Sede, Alessandro Gisotti, «l’impegno comune per la pace». Papa Francesco ha infatti approvato la proposta presentata dall’arcivescovo di Canterbury, Justin Welby, di organizzare un ritiro spirituale per le massime autorità civile ed ecclesiastiche del Sud Sudan presso la Domus Santa Marta. L’obiettivo, secondo Gisotti, è di «offrire, da parte della Chiesa, un’occasione proficua per la riflessione e la preghiera, nonché per l’incontro e la riconciliazione, in uno spirito di rispetto e di fiducia, a coloro che in questo momento hanno la missione e la responsabilità di lavorare per un futuro di pace e di prosperità del popolo sud sudanese». Il momento conclusivo del ritiro, nel pomeriggio di domani, vedrà l’intervento di Papa Francesco, che pronuncerà il suo discorso.

Alarm phone: “20 persone su un gommone in difficoltà, 8 sono caduti in mare”

10 Aprile 2019 - Roma - Alarm phone, il servizio telefonico che usano le persone migranti che tentano la traversata nel Mediterraneo per segnalare il rischio naufragi, è stato chiamato stamattina verso le 6 da 20 persone, incluse donne e bambini, in difficoltà al largo della Libia. Segnalano che “8 persone sono cadute in mare e sono scomparse. Hanno perso il motore, l’acqua sta entrando nella barca. Le autorità sono informate”.

Migrantes Roma: concluso il percorso formativo sul tema delle migrazioni

10 Aprile 2019 - Roma - L’incontro, il dialogo interreligioso, la conoscenza sono le uniche strade percorribili per costruire ponti, in un contesto storico in cui si registrano particolari tensioni sociali: basti pensare alle proteste di Torre Maura verificatesi nei giorni scorsi per il trasferimento di 70 rom. Se ne è parlato sabato mattina, 6 aprile, nell’ultimo appuntamento di quest’anno del percorso di formazione e informazione missionaria. Un dibattito a due voci sul tema: “La diversità religiosa come fattore della migrazione. La sfida dell’evangelizzazione e una sua rilettura alla luce del rispetto delle diversità”. Promosso dal Centro diocesano per la cooperazione missionaria tra le Chiese e dall’Ufficio Migrantes diocesano, l’incontro, moderato dalla giornalista Stefania Falasca (Avvenire), ha visto al tavolo dei relatori Ambrogio Bongiovanni, docente di pedagogia del dialogo interreligioso, e Shahrzad Houshmand, teologa musulmana ed esperta di teologia islamica e di teologia fondamentale cristiana e per questo da tempo impegnata nel dialogo fra islam e cristianesimo. La teologa si è soffermata a lungo sul documento sulla “Fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune” firmato da Papa Francesco e dal grande imam di Al-Azhar Ahamad al-Tayyib il 4 febbraio scorso ad Abu Dhabi. Un testo «vitale» per questo momento storico, da divulgare nelle scuole, nelle università, nelle istituzioni pubbliche «per mostrare al mondo che la falsa teoria dello scontro tra le civiltà non è reale», ha affermato Shahrzad Houshmand. Ribadendo che il dialogo interreligioso è «possibile, fattibile e concreto se siamo veri credenti», ha ricordato che nel 2019 ricorre l’800° anniversario dell’incontro tra san Francesco d’Assisi e il sultano al-Malik al-Kāmil avvenuto a Damietta, in Egitto, nel 1219. «Questo deve essere l’anno della rivolta della misericordia, della fratellanza e dell’incontro – ha aggiunto la teologa musulmana -, solo così potremo essere costruttori di ponti». Per Houshmand, il Vangelo va proposto senza oppressioni, seguendo l’esempio di Papa Francesco che evangelizza in modo «eccezionale, luminoso e concreto mostrando ai musulmani un volto amico e fraterno». Ha ricordato quindi alcuni momenti delle ultime visite di Bergoglio negli Emirati Arabi e in Marocco improntati sulla pace, sull’unità e sulla fraternità, affermando che «non esiste evangelizzazione più forte» di quella trasmessa con la testimonianza e i gesti concreti. Di religione musulmana, Shahrzad ha dichiarato di amare «profondamente il volto di Gesù», Colui che si china per lavare i piedi del prossimo e muore in croce per tutti. «I gesti di Papa Francesco – ha concluso – scuotono i cuori dei musulmani e fanno amare Gesù. Questa è nuova evangelizzazione perché non si ferma davanti alle diversità di lingue, culture e religioni mentre il mondo occidentale ha dimenticato le radici cristiane». Sull’importanza della conoscenza delle proprie radici si è soffermato Bongiovanni, secondo il quale «l’incontro con l’altro è possibile solo se si è consapevoli della propria identità. Oggi ci viene proposta un’identità chiusa, statica, senza fondamento antropologico, si parla di identità italiana». A tal proposito ha ammesso di avere «molta paura» dello “spettro” del manifesto della razza del 1938 nel quale si ritrovano «espressioni usate oggi nel linguaggio pubblico sulla razza italica. C’è fabbrica dell’odio e schizofrenia culturale». Da qui l’esigenza di promuovere occasioni di incontro con l’altro, che bisogna considerare «provvidenziale» perché è nell’incontro con il prossimo che si ha «l’occasione di approfondire la propria fede». Per il vescovo incaricato del Centro per la cooperazione missionaria tra le Chiese, Mons. Paolo Lojudice, (segretario della Commissione CEI per le Migrazioni e vescovo delegato Migrantes per il Lazio, ndr) oggi «siamo carenti sulla sensibilità religiosa» e sarebbe quindi auspicabile organizzare numerosi incontri che mettano in luce «la sensibilità cristiana che portano dentro tante persone che professano altre religioni». Il monito quindi è ad «accogliere chiunque» affinché non si ripetano le «scene del pane calpestato che fanno molto male», ha aggiunto riferendosi a quanto accaduto a Torre Maura nei giorni scorsi, quartiere nel quale il vescovo è nato e cresciuto. «Torre Maura non è quella emersa ultimamente – ha concluso – ma è necessario lavorare sul dialogo». (Roberta Pumpo – RomaSette)

Bergamo: l’integrazione al cinema

10 Aprile 2019 - Bergamo - Sedersi davanti al grande schermo per scoprire un volto diverso delle migrazioni. Ecco il coraggioso obiettivo dell’Integrazione Film festival, che si terrà tra Bergamo e Sarnico dal oggi al 14 aprile e vedrà in concorso 15 opere sul tema dell’inclusione sociale. Attraverso il linguaggio del cinema, così diverso per potenza espressiva da quello dei media televisivi, autori e interpreti provano a raccontare modelli di convivenza possibile fra etnie, culture e religioni. Giunto alla 13esima edizione, l’evento cambia nome (prima si chiamava “C’è un tempo per… l’integrazione”) per sottolineare un deciso salto di qualità, favorito dalla stretta collaborazione con l’associazione cinefila Lab 80 e la Cooperativa Ruah, il braccio operativo della Caritas orobica che accompagna il complicato cammino dei migranti nella società italiana. «Negli ultimi anni l’esposizione mediatica delle migrazioni è stata accompagnata da toni sempre più esasperati – spiega il direttore artistico Giancarlo Domenghini –. Abbiamo deciso di reagire alzando il tiro: siamo nati come rassegna, quando iniziava ad affacciarsi il fenomeno delle seconde generazioni. Oggi l’asticella si alza ed è una sfida sia per noi che per chi fa cinema: a registi e attori chiediamo di anticiparci quanto accadrà, mostrarci la prospettiva positiva dell’integrazione. E le opere in concorso dimostrano che la sfida è stata colta e vinta, nei vari modi in cui i diversi autori si esprimono: chi con l’ironia, chi con la poesia, chi con la provocazione». Registri diversi, finalità identica: usare il cinema come arma di educazione di massa, capace di promuovere nuovi punti di vista che favoriscano comprensione e tolleranza reciproche. Lo spiega bene Laura Resta, responsabile dell’area cultura di Cooperativa Ruah: «Abbiamo scelto di investire risorse per far crescere questo Festival. Vogliamo sensibilizzare la cittadinanza con nuovi racconti e rappresentazioni dell’integrazione tra persone di diversa appartenenza culturale che vivono nello stesso territorio. Il cinema ci consente di affrontare e approfondire il tema dell’integrazione con un taglio nuovo, positivo, culturale e artistico, uscendo così dai cliché emergenziali o socio-assistenziali». Ad aprire il Festival (ingresso gratuito, orari e informazioni su www.iff-filmfestival.com) sarà, fuori concorso, Indovina chi ti porto per cena di Amin Nour, cortometraggio che racconta i dolori del giovane somalo Momo, preoccupato dall’incontro con i genitori della sua fidanzata russa: come reagiranno di fronte alla sua pelle scura? Tra le opere in concorso My Tyson di Claudio Casale, storia di boxe ambientata sullo sfondo della comunità nigeriana di Tor Bella Monaca a Roma, e Il mondiale in piazza (nella foto) di Vito Palmieri: dopo l’esclusione azzurra dai mondiali, nel profondo Sud un gruppo di tifosi organizza un mondiale parallelo: Italia contro squadre composte da migranti. Ma i figli di stranieri nati da noi, si chiede il regista, a quale squadra appartengono? Una bella domanda. (Marco Birolini – Avvenire)  

Papa Francesco: cedere al fallimento è la desolazione cristiana

10 Aprile 2019 - Città del Vaticano - A volte i cristiani “preferiscono il fallimento”, che lascia spazio alle lamentele, all'insoddisfazione, “campo perfetto per la semina del diavolo”. Nell’omelia della Messa celebrata nella cappella della Casa Santa Marta, ieri Papa Francesco ha riflettuto, come riferisce Vatican News, sulla “stanchezza”, raccontata nel Libro dei Numeri (Nm 21,4-9). “Il popolo di Dio – si legge – non sopportò il viaggio”: “l’entusiasmo” e la “speranza” della fuga dalla schiavitù in Egitto si erano sbiaditi poco alla volta sulla riva del mare e poi nel deserto, arrivando a mormorare contro Mosè. “Lo spirito di stanchezza ci toglie la speranza”, ha rimarcato il Pontefice, “la stanchezza è selettiva: sempre ci fa vedere il brutto del momento che stiamo vivendo e dimenticare le cose buone che abbiamo ricevuto”: “E noi, quando siamo in desolazione, non sopportiamo il viaggio e cerchiamo rifugio o negli idoli o nella mormorazione, o tante cose … Questo è un modello per noi. E questo spirito di stanchezza in noi cristiani ci porta anche a un modo di vivere insoddisfatto: lo spirito di insoddisfazione. Tutto non ci piace, tutto va male … lo stesso Gesù ci ha insegnato questo quando dice di questo spirito di insoddisfazione che noi siamo come i bambini che giocano”. Alcuni cristiani cedono al “fallimento”, a volte hanno “paura delle consolazioni”, ha proseguito Papa Bergoglio, “paura della speranza”, “paura delle carezze del Signore”, conducendo “una vita da prefiche mancate”: “Questa è la vita di tanti cristiani. Vivono lamentandosi, vivono criticando, vivono nella mormorazione, vivono insoddisfatti. ‘Il popolo non sopportò il viaggio’. Noi cristiani tante volte non sopportiamo il viaggio. E la nostra preferenza è l’attaccamento al fallimento, cioè la desolazione. E la desolazione è del serpente: il serpente antico, quello del Paradiso terrestre. E’ un simbolo, qui: lo stesso serpente che aveva sedotto Eva e questo è un modo di far vedere il serpente che hanno dentro, che morsica sempre nella desolazione”. Trascorrere la vita a lamentarsi: capita a quanti “preferiscono il fallimento”, “non sopportano la speranza”, “non sopportarono la risurrezione di Gesù”: “Fratelli e sorelle, ricordiamo questa frase soltanto: ‘Il popolo non sopportò il viaggio’. I cristiani non sopportano il viaggio. I cristiani non sopportano la speranza. I cristiani non sopportano la guarigione. I cristiani non sopportano la consolazione. Siamo più attaccati all’insoddisfazione, alla stanchezza, al fallimento. Il Signore ci liberi da questa malattia”.

Mattarella in Giordania visita un campo profughi

9 Aprile 2019 - Roma -Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella è giunto nel Regno Hascemita di Giordania dove è in Visita Ufficiale fino all’11 aprile, accompagnato dal Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Enzo Moavero Milanesi. Primo appuntamento del Presidente Mattarella al Campo Profughi di Zaatari a Al Mafraq. Aperto nel 2012, Zaatari è considerato uno dei campi di rifugiati più grande al mondo. In particolare, il Capo dello Stato ha visitato l’Ospedale e il centro UN Women, entrambi sostenuti da finanziamenti italiani. “L’esperienza di questo campo è davvero straordinaria. È, appunto, una città con un’assicurazione di servizi e di assistenza di prim’ordine che ne fa, oltre che il campo più grande al mondo, un esempio di come va gestito un campo profughi”, ha detto il capo dello Stato. Mattarella  ha salutato le autorità presenti e il responsabile dell’UNHCR, l’Agenzia dell’ONU “che – ha detto il Presidente della Repubblica -  testimonia la solidarietà della comunità internazionale che deve, per la verità, esprimersi in maniera ancora maggiore considerato l’impegno generoso e molto forte che la Giordania ha assunto”. “La Giordania – ha proseguito – riceve l’ammirazione dell’Italia per l’accoglienza generosa che ha fatto nei confronti di profughi siriani e anche di altre nazionalità, sull'esperienza già fatta negli ultimi decenni”. “Questo rientra nel ruolo del Regno hascemita che è un punto di serenità, di solidarietà e di riferimento fondamentale nel Medioriente”, ha concluso Mattarella, ribadendo “l’impegno dell’Italia a continuare nel sostegno e nella solidarietà con la Giordania, con la speranza di poter intensificare il suo aiuto”.

Anglofoni in Italia: una giornata di ritiro in Campania

9 Aprile 2019 - Aversa - Domenica scorsa, 7 aprile,  presso la Rettoria dello Spirito Santo in Sant'Antimo, le comunità francofone del territorio hanno vissuto una giornata di ritiro spirituale, organizzata in collaborazione con la Fondazione Migrantes e le diocesi di Aversa e di Napoli. L’evento risponde all’esigenza di prendersi cura dei migranti per promuovere atteggiamenti e opere di fraterna accoglienza, stimolando la società civile e religiosa a valorizzare le varie culture, si legge in una nota. La Giornata di Ritiro Spirituale per Le Comunità Francofone si è sviluppata in vari momenti: dalla meditazione sul tema “Sfide per le Comunità Cristiane - Sfide dell'incontro e della testimonianza autentica” alla celebrazione della Santa Messa, seguita dalla condivisione del pranzo. Tra gli interventi della Giornata quello di Don Mathieu Malick Faye, Coordinatore Nazionale Migrantes delle Comunità Cattoliche Africane Francofone; Don Evaristo Rutino, Direttore Ufficio Migrantes della diocesi di Aversa; Padre Laurianus, Cappellano delle Comunità Francofone presenti nella Diocesi di Aversa; Padre Gustave, Cappellano delle Comunità Francofone presenti nella Diocesi di Napoli.