Primo Piano

Quaresima e Coronavirus: l’atteggiamento giusto di questi giorni

17 Marzo 2020 - “In quei giorni, Azarìa si alzò e fece questa preghiera in mezzo al fuoco e aprendo la bocca disse: ‘Non ci abbandonare fino in fondo, per amore del tuo nome, non infrangere la tua alleanza; non ritirare da noi la tua misericordia, per amore di Abramo, tuo amico, di Isacco, tuo servo, di Israele, tuo santo, ai quali hai parlato, promettendo di moltiplicare la loro stirpe come le stelle del cielo, come la sabbia sulla spiaggia del mare. Ora invece, Signore, noi siamo diventati più piccoli di qualunque altra nazione, oggi siamo umiliati per tutta la terra a causa dei nostri peccati. Ora non abbiamo più né principe né profeta né capo né olocausto né sacrificio né oblazione né incenso né luogo per presentarti le primizie e trovare misericordia. Potessimo essere accolti con il cuore contrito e con lo spirito umiliato, come olocausti di montoni e di tori, come migliaia di grassi agnelli. Tale sia oggi il nostro sacrificio davanti a te e ti sia gradito, perché non c’è delusione per coloro che confidano in te. Ora ti seguiamo con tutto il cuore, ti temiamo e cerchiamo il tuo volto, non coprirci di vergogna. Fa’ con noi secondo la tua clemenza, secondo la tua grande misericordia. Salvaci con i tuoi prodigi, da’ gloria al tuo nome, Signore’.” (Dan 3, 25.34-43). Questo è il testo della prima lettura di oggi: la Parola di Dio, e dunque Dio stesso, viene in nostro aiuto e ci dà una chiave interpretativa e un criterio operativo per questi tempi difficili e su come viverli. Non facendo polemica, battendo i piedi e pretendendo una prassi liturgica come se niente fosse cambiato: “Ora non abbiamo più né principe né profeta né capo né olocausto né sacrificio né oblazione né incenso né luogo per presentarti le primizie e trovare misericordia”, e la nostra fede è chiamata a riconoscere anche in queste privazioni un modo dell’amore di Dio per noi, una situazione favorevole per la nostra revisione di vita, il nostro pentimento, la nostra conversione. Questo ci mette davanti, oggi, la Parola di Dio. A noi accettare questa interpretazione del presente, oppure preferirle quella delle nostre pretese, delle nostre fissazioni, delle nostre illusioni. Se Dio ha parlato, c’è ben poco da aggiungere. (Alessandro Di Medio – Sir)

Centro Astalli: cordoglio per la morte di una bambina a Lesbo. Una “tragedia evitabile di cui l’Unione europea deve sentire tutto il peso della responsabilità”

17 Marzo 2020 - Roma – “Rimanere indifferenti mentre migliaia di migranti vivono in Europa in condizioni disumane è inaccettabile e profondamente ingiusto oltre che rappresentare una grave violazione dei principi cardine della nostra civiltà”. Così il Centro Astalli che esprime “profondo cordoglio e dolore” per la morte di una bambina di sei anni a causa di un incendio scoppiato nel campo per migranti e rifugiati di Moria, sull’isola greca di Lesbo. Padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli, parla di una “tragedia evitabile di cui l’Unione europea deve sentire tutto il peso della responsabilità” aggiungendo che “solidarietà e responsabilità condivisa tra gli Stati membri salverebbero la vita a persone innocenti tra cui moltissimi bambini, in maniera sostenibile per tutti, senza gravare su un solo Paese, in questo momento così difficile per i governi e l’intera comunità internazionale”. Per il Centro Astalli ricollocazione, redistribuzione e immediata dei migranti dalla Grecia e interruzione degli accordi con la Turchia “risolverebbero una situazione che ormai da tempo è una vergogna per tutta l’Europa”.    

Migranti: via mare i flussi tornano a crescere

17 Marzo 2020 - Milano - Il numero di migranti arrivati in Europa attraverso la rotta del Mediterraneo centrale, a febbraio, è sceso di quasi tre quarti rispetto al mese precedente, a poco più di 450. Ma nei primi due mesi del 2020 si registra un aumento del 762%, rispetto ai primi due mesi del 2019. Il totale dei migranti rilevati a gennaio–febbraio è di 2.232. Sono i dati mensili di Frontex. A febbraio il numero di attraversamenti delle frontiere dell’Ue sulle principali rotte migratorie è sceso del 42%, a 6.200, rispetto al mese precedente. Ma il numero totale di migranti arrivati nei primi due mesi del 2020 ha raggiunto quota 16.900, il 27% in più rispetto allo stesso periodo del 2019.  

Papa Francesco prega per gli anziani che soffrono questo momento in modo speciale

17 Marzo 2020 - Città del Vaticano – Una preghiera dedicata agli anziani. "Oggi preghiamo per gli anziani che soffrono questo momento in modo speciale, con una solitudine interna molto grande e anche con tanta paura”, ha detto Papa Francesco questa mattina iniziando la liturgia eucaristica mattutina da Casa Santa Marta e trasmessa dai media vaticani. Il papa ha chiesto di pregare il Signore perchè sia vicino ai nostri nonni, gli dia forza. Loro ci hanno dato vita, saggezza e forza. Anche noi siamo vicini a loro con la preghiera”. Commentando il vangelo del giorno il pontefice si è soffermato sul evidenziando che “Dio non è venuto per condannare, ma per perdonare”. Dio dimentica tutti i nostri peccati quando perdoniamo. “Dio perde la memoria dei nostri peccati, ci perdona, ma ci chiede di fare lo stesso, di imparare a perdonare, di non portare la croce non feconda del rancore. Per entrare in cielo dobbiamo perdonare. Ci vuole coerenza di amore, perdonare di cuore”. E ha pregato perché il “Signore ci aiuti a non esser superbi ma magnanimi nel perdono. Perdoniamo, perchè se non perdono non sarò perdonato”. Al termine un momento di adorazione eucaristica e la benedizione conclusiva del pontefice. (R.Iaria)  

Spettacolo circense sui social: l’esperienza del circo Takimiri

16 Marzo 2020 - Roma - “Avete sempre scelto di entrare voi nel Circo Takimiri per divertirvi ed emozionarvi e vi ringraziamo perché la nostra è una tradizione che dura da più di 60 anni... Oggi siamo noi ad entrare nelle vostre case per farvi rivivere le magie del Circo!”. Così per due giorni – sabati e domenica scorsa – il circo Takimiri ha portato il suo spettacolo sui canali social con lo slogan #noicidivertiamoanchedacasa. In questo periodo anche i circhi sono fermi e il portare un po’ di gioia, spiensieratezza e svago in questi giorni fa parte della loro mission. Saranno tre gli interventi via social che il circo takimiri proporrà per il suo pubblico. “Un po’ di divertimento per voi ed anche per noi artisti che non possiamo lavorare ma che con questa idea continuiamo a fare quello che ci rende felice e per cui siamo destinati... Senza il pubblico e gli applausi è dura ma se ci fate sentire comunque il vostro calore sarà tutto più facile!”, si legge sul profilo facebook del circo. Il Circo Takimiri ha compiuto più di 60 anni ed è ancora in attività “grazie all’affetto che il pubblico ha sempre dimostrato alla nostra famiglia ed al mondo dello spettacolo decidendo di entrare nel nostro tendone per vedere i nostri show, così oggi saremo noi ad entrare nelle loro case per regalare emozioni e speriamo tanto divertimento soprattutto ai bambini”, spiegano in una nota. (R.Iaria)  

Migrantes: occorre una “certa fantasia della carità, che l’amore può generare”

16 Marzo 2020 -

Roma - Gli uffici della Fondazione Migrantes sono chiusi fino al 25 marzo ma “cerchiamo di restare a disposizione via mail o telefono”, scrive oggi il direttore generale don Gianni de Robertis, in una lettera inviata ai direttori regionali e diocesani Migrantes e agli operatori pastorali informandoli di aver ricevuto alcune richieste di aiuto da circhi e dai rom e sinti.

Con la Caritas Italiana – scrive don de Robertis – “abbiamo scritto a tutte le Caritas diocesane, e so che sono già venute in soccorso del circo” in varie zone d’Italia mentre con un circo, attualmente in Grecia, “abbiamo provveduto noi”.

“Come ci ha ricordato ieri Papa Francesco all'Angelus, facciamo in modo che il popolo, particolarmente i migranti che spesso vivono già in condizioni precarie, non si senta abbandonato da noi, pur osservando e facendo osservare le prescrizioni sanitarie che, ricordo, non servono a proteggere solo noi ma tutti dalla diffusione del contagio. Occorre per questo anche una certa fantasia della carità, che l'amore può generare”, aggiunge il sacerdote che chiede a tuuti di comunicare notizie, suggerimenti, buone pratiche presenti nelle diocesi “che possono essere condivise anche da altri”. Si può utilizzare l’indirizzo del direttore derobertis@migrantes.it.

Potete anche inviare a r.iaria@migrantes.it se si tratta di notizie che possiamo pubblicare sul nostro quotidiano online che è attivi anche in questi giorni.

Mons. Beschi: “questa settimana sono morti troppi sacerdoti”

16 Marzo 2020 - Roma - “Pur essendo noi molto numerosi il numero dei sacerdoti morti questa settimana e quello di coloro che sono ancora in una situazione particolarmente grave è veramente elevato”. Lo ha detto il vescovo di Bergamo, mons. Francesco Beschi, in un'intervista a InBlu Radio, il network delle radio cattoliche della Cei, sull' emergenza coronavirus. “A conforto deve dire anche che questa settimana – ha aggiunto il vescovo di Bergamo - 20 sacerdoti nel giro di qualche giorno sono migliorati notevolmente e altri sono già usciti dall'ospedale. Questo è un segno che ci conforta molto. Stiamo vivendo questa pena condividendola con quella delle nostre comunità insieme al numero dei contagiati, dei malati e un elevato numero di morti. Non siamo separati dalla nostra comunità nemmeno nel passaggio della morte”. “In questi ultimi 15 giorni – ha proseguito il vescovo di Bergamo a InBlu Radio – ho visto una generosità crescente da parte di tutti. Oggi siamo nelle nostre case e vedo tessere dei legami di vicinanza veramente significativi. Dentro questo orizzonte è emersa la generosità dei sacerdoti con la sofferenza iniziale di non poter più celebrare la messa con i fedeli. Anche oggi, con tutte le dovute precauzioni, siamo vicini alla gente nella consapevolezza che da un verso portiamo Gesù e dall' altro potremmo diventare portatori del virus. Sta crescendo molto la relazione attraverso media e social, adesso è l'unico modo che ci permette di essere vicino a tutti”. “Bisogna fare attenzione – ha concluso il vescovo di Bergamo a InBlu Radio – perché i tempi saranno ancora lunghi. Siamo passati da una certa indifferenza a una consapevolezza e comprensione reciproca maggiore. Adesso bisogna che questa condivisione si mantenga nelle prossime settimane”.

Quaresima e Coronavirus: focalizzarsi e non disperdersi

16 Marzo 2020 -   È possibile che quanto stia per scrivere risulti impopolare, ma d’altro canto “se cercassi ancora di piacere agli uomini, non sarei servitore di Cristo!” (Gal 1, 10). Ebbene, variando sul tema della possibile valorizzazione di questo periodo, vorrei condividere con voi una riflessione sui “flashmob” che stanno popolando le vie (fin troppo poco) deserte e le piazze (ancora non abbastanza) vuote delle nostre città. Oggi, dal terrazzo della mia parrocchia, più volte ho sentito risuonare tentativi di canti in coro riecheggiare da un palazzo all’altro (chiaramente, sempre fuori tempo per distanze e capacità), casse di stereo a tutto volume, grida, applausi estemporanei per una non meglio precisata solidarietà… Da un punto di vista antropologico, tutto ciò è comprensibile e intenerisce il cuore: la gente, affacciandosi dai balconi e dalle finestre, si mette a cantare, a gridare, ad applaudire… tutti cercando di farsi coraggio come possono, e in questo modo provando forse ad abbattere il muro della solitudine, e della paura che incombe. Ma è davvero questo il rimedio alla sfida che la paura della morte ci ha lanciato? Cercare di coprirla con grida, con musica sparata a palla, con applausi che risuonano nel vuoto? Cosa resta, dopo? Quando la musica si spegnerà, e gli applausi cesseranno, e le grida si zittiranno, “quando tremeranno i custodi della casa e si curveranno i gagliardi e cesseranno di lavorare le donne che macinano, perché rimaste poche, e si offuscheranno quelle che guardano dalle finestre e si chiuderanno i battenti sulla strada; quando si abbasserà il rumore della mola e si attenuerà il cinguettio degli uccelli e si affievoliranno tutti i toni del canto; quando si avrà paura delle alture e terrore si proverà nel cammino” (Qo 12, 3-5), magari per timore del colpo di tosse o dello starnuto di un passante. Un’ilarità becera e spumeggiante, esattamente come la schiuma della bevanda da cui prende l’attributo, dura poco, e lascia un gusto amaro in bocca. Se la strategia che proviamo per vincere la paura è l’esagitazione e l’evasione, questo non sconfigge il nemico che ci attende rientrati dal balcone: la paura. Questo non è un tempo di evasione alle periferie dell’essere, è piuttosto un tempo che ci invita a focalizzarci, ad andare al cuore, al centro, all’essenziale. È un tempo che ci invita a stare, a riflettere, a fare silenzio per ascoltare. È, in breve, il tempo di Quaresima, oggi più eloquente che mai. Verranno i giorni della gioia e della vittoria, ma non sono questi: questi sono i giorni della serietà necessaria, e dell’attenzione; i giorni della cura, della vigilanza e della sobrietà. Questi sono giorni in cui prendere sul serio, e in cui prendersi sul serio. Non dobbiamo avere paura della serietà, perché è la condizione di possibilità di un avvenire migliore, e di un amore più solido. Non solo non dobbiamo temere, ma dobbiamo desiderare il silenzio: sarà Dio a riempire questo vuoto. Lasciamolo fare. Non dobbiamo avere paura della Quaresima: essa ci prepara a vivere al meglio la Pasqua. Aggiungo di sfuggita… non dobbiamo temere neppure la morte: è la maestra austera che ci insegna ad amare la vita, e che ci fa passare alla Vita eterna. (Alessandro Di Medio – Sir)            

Papa Francesco: i riti della Settimana Santa si svolgeranno in assenza di fedeli e in diretta streaming

16 Marzo 2020 - Città del Vaticano - “A motivo dell’attuale emergenza sanitaria internazionale tutte le Celebrazioni Liturgiche della Settimana Santa si svolgeranno senza la presenza” dei tanti pellegrini che tradizionalmente chiedevano di partecipare ai riti. Inoltre, fino al 12 aprile le udienze generali del Papa e le recite dell’Angelus “saranno fruibili in diretta streaming sul sito ufficiale di Vatican News” e attraverso i consueti canali di diffusione delle immagini in mondovisione. Lo so legge sul sito della Prefettura della Casa Pontificia che spiega che i riti della Settimana Santa si svolgeranno in assenza di fedeli.

Papa Francesco: una preghiera per i malati e per le famiglie che sono a casa

16 Marzo 2020 - Città del Vaticano – “Continuiamo a pregare per gli ammalati. Penso alle famiglie, chiuse, i bambini non vanno a scuola, forse i genitori non possono uscire; alcuni saranno in quarantena. Che il Signore li aiuti a scoprire nuovi modi, nuove espressioni di amore, di convivenza in questa situazione nuova”. Così Papa Franceso ha iniziato la celebrazione di oggi a Casa Santa Marta in diretta sui media vaticani spiegando che questa è “un’occasione bella per ritrovare i veri affetti con una creatività nella famiglia”. Da qui la preghiera per la famiglia, perché “i rapporti nella famiglia in questo momento fioriscano sempre per il bene”. Durante l’omelia il pontefice, commentando le letture del giorno ha evidenziato un atteggiamento umano, ma non di buono spirito: lo sdegno”. “Dio ci fa capire che Lui agisce sempre nella semplicità: nella semplicità, nella casa di Nazareth, nella semplicità del lavoro di tutti i giorni, nella semplicità della preghiera … Le cose semplici. Invece, lo spirito mondano ci porta verso la vanità”.  

Papa Francesco: oggi pomeriggio preghiera a Santa Maria Maggiore

15 Marzo 2020 - Città del Vaticano - Questo pomeriggio, poco dopo le 16:00, Papa Francesco ha lasciato il Vaticano in forma privata e si è recato in visita alla Basilica di Santa Maria Maggiore, per rivolgere una preghiera alla Vergine, Salus populi Romani, la cui icona è lì custodita e venerata. A comunicarlo ai giornalisti il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Matteo Bruni. Successivamente, facendo un tratto di Via del Corso a piedi, come in pellegrinaggio, il pontefice  ha raggiunto la chiesa di San Marcello al Corso, dove si trova il Crocifisso miracoloso che nel 1522 venne portato in processione per i quartieri della città perché finisse la “Grande Peste” a Roma. "Con la sua preghiera, il Santo Padre - ha detto Bruni - ha invocato la fine della pandemia che colpisce l’Italia e il mondo, implorato la guarigione per i tanti malati, ricordato le tante vittime di questi giorni, e chiesto che i loro familiari e amici trovino consolazione e conforto. La sua intenzione si è rivolta anche agli operatori sanitari, ai medici, agli infermieri, e a quanti in questi giorni, con il loro lavoro, garantiscono il funzionamento della società". (R.Iaria) Foto Vatican Media  

Quaresima e Coronavirus: passeremo anche questo Mar Rosso

15 Marzo 2020 -
Roma - “Il Signore è in mezzo a noi sì o no?” (Es 17, 7). Questa domanda del popolo d’Israele arrabbiato e assetato nel deserto conclude la prima lettura di oggi, e sicuramente risuona nel cuore e sulle labbra di molti di noi. Eppure bisogna fare attenzione, perché, come anche il testo ammonisce, è una domanda blasfema: è una sfida lanciata a Dio, di cui facilmente ci si dimentica nei momenti di crisi. Risponde il salmo 95 nel suo responsorio: “Ascoltate oggi la voce del Signore: non indurite il vostro cuore.”
Che Quaresima particolare… pensavamo che avremmo spiegato il senso di queste letture ai nostri catecumeni, e invece loro non possiamo neppure incontrarli, in questi giorni tanto particolari, in cui persino gli scrutini che avrebbero dovuto prepararli al loro Battesimo sono rinviati. No, questa Parola quest’anno non è solo per loro: è per tutti noi, che pure ci diciamo già figli di Dio quando tutto va bene.
Stiamo attenti a non indurire il nostro cuore, esasperati e delusi.
Il cuore è la sede della memoria, tant’è che ricordare, re-cordari, significa proprio risvegliare quello che è nel cuore: non dobbiamo diventare stolti, non ci dobbiamo dimenticare.
Cosa? Quello che san Paolo ci ricorda, appunto, nella seconda lettura, e cioè che “la speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato”.
In questi giorni cruciali, dobbiamo accettare di stare, di non scendere da questa croce fatta di dubbio, di incertezza, di delimitazioni: Dio non ci deluderà
Passeremo anche questo Mar Rosso, che pure ci sembra tumultuoso e invalicabile, e andremo oltre. Un passo ancora nella vita.
Sia chi vuole recriminare e disperarsi, sia chi vuole sperare troverà argomenti nell’attuale situazione del mondo. C’è chi sta cogliendo l’occasione per accusare, inveire, erigere barriere, minacciare. E noi? Saremo in grado di continuare a sperare, ad amare, a fidarci?
In fondo, di cosa stiamo vivendo? In questa Quaresima che ci sta spogliando delle nostre vite di sempre, cosa si rivela fondamentale per noi?
“Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato,” ci dice il Signore oggi, dicendolo ai suoi che provano a ridurre tutto a una banale questione di sopravvivenza (Gv 4, 31-34).
Ma tu vuoi davvero solo sopravvivere? E poi?
C’è data una possibilità in più: amare ulteriormente. Amare la volontà di Dio per come essa ad oggi si palesa, vivere una sincera obbedienza filiale abitando il presente per come esso ci viene dalle mani di Dio.
Per fare questo senza ridurlo a un sovrumano sforzo della testa, dobbiamo ricordare, rispolverare nel cuore tutti i ricordi in cui ci siamo sentiti salvati da Dio.
Il Dio che ci è stato fedele fino a oggi, perché oggi dovrebbe cambiare?
Stiamo stretti a suo Figlio, stiamo stretti a Lui anche sotto la Croce.
La Pasqua arriverà. (Alessandro Di Medio - Sir)

Papa Francesco: riscoprire e approfondire il valore della comunione che unisce tutti i membri della Chiesa

15 Marzo 2020 - Città del Vaticano - “In questi giorni Piazza San Pietro è chiusa, perciò il mio saluto si rivolge direttamente a voi che siete collegati attraverso i mezzi di comunicazione”. Per la seconda domenica consecutiva Papa Francesco recita la preghiera dell’Angelus dalla Biblioteca del Palazzo Apostolico e sottolinea che in questa situazione di epidemia, “nella quale ci troviamo a vivere più o meno isolati, siamo invitati a riscoprire e approfondire il valore della comunione che unisce tutti i membri della Chiesa. Uniti a Cristo non siamo mai soli, ma formiamo un unico Corpo, di cui Lui è il Capo. È un’unione che si alimenta con la preghiera, e anche con la comunione spirituale all’Eucaristia, una pratica molto raccomandata quando non è possibile ricevere il Sacramento. Questo lo dico per tutti, specialmente per le persone che vivono sole”. Il pontefice ha, quindi, rinnovato la “vicinanza a tutti i malati e a coloro che li curano. Come pure ai tanti operatori e volontari che aiutano le persone che non possono uscire di casa, e a quanti vanno incontro ai bisogni dei più poveri e dei senza dimora”. “Grazie tante – ha poi aggiunto a braccio - per tutto lo sforzo che ognuno di voi fa per aiutare in questo momento tanto duro”: “Il Signore vi benedica, la Madonna vi custodisca”. Prima della preghiera dell’Angelus il papa ha detto che “in questo momento sta finendo a Milano la Messa che il Signor Arcivescovo celebra nel Policlinico per gli ammalati, i medici, gli infermieri, i volontari. Il Signor Arcivescovo è vicino al suo popolo e anche vicino a Dio nella preghiera. Mi viene in mente la fotografia della settimana scorsa: lui da solo sul tetto del Duomo a pregare la Madonna. Vorrei ringraziare anche tutti i sacerdoti, la creatività dei sacerdoti”. “Tante notizie mi arrivano dalla Lombardia su questa creatività. È vero – ha quindi aggiunto - la Lombardia è stata molto colpita. Sacerdoti che pensano mille modi di essere vicino al popolo, perché il popolo non si senta abbandonato; sacerdoti con lo zelo apostolico, che hanno capito bene che in tempi di pandemia non si deve fare il ‘don Abbondio’. Grazie tante a voi sacerdoti”. E commentando il Vangelo della liturgia odierna ha detto che al centro del dialogo tra Gesù e la Samaritana “c’è l’acqua. Da una parte, l’acqua come elemento essenziale, che appaga la sete del corpo e sostiene la vita. Dall’altra, l’acqua come simbolo della grazia divina, che dà la vita eterna. La promessa dell’acqua viva che Gesù ha fatto alla Samaritana è divenuta realtà nella sua Pasqua: dal suo costato trafitto sono usciti sangue ed acqua. Cristo, Agnello immolato e risorto, è la sorgente da cui scaturisce lo Spirito Santo, che rimette i peccati e rigenera a vita nuova".Come la Samaritana, “chiunque – ha detto il Papa - incontra personalmente Gesù vivo sente il bisogno di raccontarlo agli altri, così che tutti arrivino a confessare che Gesù è veramente il salvatore del mondo, come dissero poi i compaesani di quella donna. Anche noi, generati a vita nuova mediante il Battesimo, siamo chiamati a testimoniare la vita e la speranza che sono in noi”. (R.Iaria)  

Papa Francesco: un pensiero agli ammalati e a quelli che garantiscono  un servizio in questo momento critico della società

15 Marzo 2020 - Città del Vaticano - “Questa domenica di Quaresima tutti insieme preghiamo per gli ammalati, per le persone che soffrono”: così papa Francesco ha introdotto, questa mattina, la celebrazione eucaristica nella cappella di Santa Marta. “Oggi vorrei fare – ha aggiunto - con tutti voi una preghiera speciale per le persone che con il loro lavoro garantiscono il funzionamento della società: i lavoratori delle farmacie, dei supermercati, del trasporto, i poliziotti. Preghiamo per tutti coloro che stanno lavorando perché in questo momento la vita sociale, la vita della città, possa andare avanti”. Il Papa commenta, poi, nell’omelia, l’incontro tra Gesù e la Samaritana raccontata nel Vangelo di oggi e ha sottolinewat che “non si può essere discepoli di Gesù senza la propria verità, quello che siamo. Non si può essere discepoli di Gesù soltanto con le argomentazioni”. La samaritana, per il Papa, “ha avuto il coraggio di dialogare con Gesù perché questi due popoli non dialogavano fra loro. Ha avuto il coraggio di interessarsi della proposta di Gesù, di quell’acqua, perché sapeva che aveva sete. Ha avuto il coraggio di confessare le sue debolezze, i suoi peccati; anzi, il coraggio di usare la propria storia come garanzia che quello era un profeta. ‘Mi ha detto tutto quello che ho fatto’”. Gesù va alla ricerca del dialogo “senza nascondere le cose, senza doppie intenzioni”, ha spiegato Francesco: “Sono così. E così parlo con il Signore, come sono, con la mia verità. E così, dalla mia verità, per la forza dello Spirito Santo, trovo la verità: che il Signore è il Salvatore, colui che è venuto per salvarmi e per salvarci”. (R.I.)      

Quaresima e Coronavirus: tempo di revisione della vita

14 Marzo 2020 - In questi giorni inusuali e critici, abbiamo deciso di applicare uno sguardo pasquale a tutta la vicenda dell’epidemia, anzi, della pandemia del Coronavirus, e dei suoi risvolti per la nostra vita. Ora finalmente potremo immedesimarci con tutti quei poveri fuggiaschi che, cercando speranzosi la vita su sponde diverse da quelle della loro patria ferita dalla fame e dalla guerra, si sono messi in mare, e lì sono morti. Come deve essere, stare a mala pena a galla, nel mare profondo e tenebroso, gelati e spauriti, mentre – ecco! – si vede un’onda immane che s’innalza, e man mano si avvicina, pronta ad abbattersi e a travolgere tutto e tutti, trascinando nei gelidi abissi? Ora tocca a noi, che stiamo a galla nelle nostre case, incerti sul domani, mentre l’onda (statistica) del contagio s’innalza, e si prepara ad abbattersi su di noi… Ma no, non può essere tutto qui. “Signore, salvami!” grida Pietro mentre affonda, non più sicuro della sua fede (cfr. Mt 14, 30). E il Signore, che nel segno del suo dominio sull’acqua anticipa la sua Pasqua, afferra rapido Pietro, e lo riporta alla vita.
“Signore, salvaci!”
Ed ecco che il caos oceanico di questo virus ribollente diventa qualcosa su cui possiamo poggiare i piedi senza affondare, se siamo uniti al Signore: tutto è per noi, anche questa vicenda confusa e pericolosa. Tutto è per noi, se impariamo a guadare l’esistenza con gli occhi del Risorto. Persino il digiuno dai Sacramenti può essere per noi, se lo viviamo nella fede, nell’obbedienza, in spirito autenticamente quaresimale. Ed è per noi anche questa forzata distanza dai nostri cari, questo digiuno necessario (e doveroso) dal contatto fisico, dagli abbracci, dai baci, dalle feste e dai ritrovi.
In fondo, il deserto non è forse il setting più adeguato alla Quaresima?
Quante volte, nella vita ordinaria, abbiamo dato baci, strette di mano e abbracci vuoti, formali, “tanto per”. Eppure, quanto è importante tornare a imparare il lessico dei gesti, il rispetto della gradualità nel contatto e nella vicinanza, la custodia dell’altro nella sua alterità, di cui non posso appropriarmi afferrandolo! La nostra reclusione, che è nostro compito rispettare per amore, può trasformarsi in un ritiro prolungato, in cui fare una sostanziosa revisione di vita. In questi giorni posso soffermarmi a riflettere su quali sono le relazioni davvero importanti per me – è semplice: quelle che mi mancano davvero! Proverò magari anche a chiedermi se il linguaggio dei miei gesti, così come quello delle mie parole, fino a oggi è sempre stato autentico (“sì, sì”, “no, no”), oppure ho talvolta mentito con un abbraccio o una stretta di mano, non dando al gesto esteriore il contenuto (di amicizia, di lealtà, di comunione) che avrebbe dovuto avere. Tutto è per noi: quando riusciremo dalla nostra quarantena quaresimale, forse ci approcceremo all’altro con più circospezione; prendiamo sul serio la lezione della vita, e facciamo in modo che l’esitazione divenga delicatezza, e che il nostro accesso al corpo dell’altro, con un contatto che deve dire solo fraternità, non sia mai più banalizzato. (Alessandro Di Medio - Sir)  

Papa Francesco prega per i malati del Covid-19 per le famiglie specialmente quelle con persone con disabilità

14 Marzo 2020 - Città del Vaticano – Papa Francesco prega per i malati del Covid-19 e, questa mattina durante la messa a Casa Santa Marta, diffusa dai media vaticani, ha rivolto anche un pensiero particolare alle famiglie, specialmente quelle con persone con disabilità. “Continuiamo a pregare per le persone ammalate in questa pandemia. Oggi – ha detto - vorrei chiedere una speciale preghiera per le famiglie, famiglie che da un giorno all’altro si trovano con i bambini a casa perché le scuole sono chiuse per sicurezza e devono gestire una situazione difficile e gestirla bene, con pace e anche con gioia. In modo speciale penso alle famiglie con qualche persona con disabilità. I centri di accoglienza diurni per le persone con disabilità sono chiusi e la persona rimane in famiglia. Preghiamo per le famiglie perché non perdano la pace in questo momento e riescano a portare avanti tutta la famiglia con fortezza e gioia”. E commentando il vangelo del giorno sottolinea che “un padre sa soffrire in silenzio. Un padre guarda il tempo. Lascia passare dei momenti brutti”. Intanto, di fronte alla situazione che si è venuta a creare a causa del coronavirus, Papa Francesco ha deciso che la Santa Messa da lui celebrata a Santa Marta alle ore 7:00 ogni mattina continui ad essere trasmessa in diretta anche la prossima settimana, inclusa la celebrazione di domani, 15 marzo. Per rispettare le norme che impongono il divieto di assembramenti al fine di evitare il diffondersi del virus COVID-19, la preghiera dell’Angelus del Santo Padre di domenica 15 marzo e l’Udienza Generale di mercoledì 18 marzo – fa sapere una mota della Sala Stampa della Santa Sede - saranno trasmessi in diretta televisiva, anche sul sito Vatican News, e le immagini saranno distribuite da Vatican Media ai media che ne faranno richiesta, in modo da raggiungere comunque i fedeli di tutto il mondo. (R.Iaria)    

Vangelo Migrante: il commento alla III domenica di Quaresima (Vangelo Gv 4, 5-42. La Samaritana)

14 Marzo 2020 - Roma – Per tre domeniche il Vangelo di Giovanni ci accompagnerà, attraverso alcuni segni, nel Mistero di Gesù: chi è, da dove viene e dove ci porta. Scopriamoli.

Il primo è l’incontro con la Samaritana.

Dio attende al pozzo della storia, paziente e rispettoso, un luogo dove per necessità occorre passare. L’umanità ferita se n’è andata e, di tanto in tanto, deve tornare ad attingere acqua per andare avanti. Come la donna Samaritana: essa sa che può caricarsela solo un po’ alla volta e per questo deve passarci spesso.

Gesù è là e chiede. Umiliandosi nel chiedere da bere permette alla donna, simbolo dell’umanità, di volgergli lo sguardo. Non pretende attenzione né contesta le sue carte sporche. Le ferite sono squarci attraverso i quali fa passare la sua luce per offrire non un pozzo ma una sorgente, non gli amori ma l’Amore.

E rivela che dinanzi ad una donna e, per di più, samaritana c’è il Dio di ogni uomo. Non quello delle identità e delle appartenenze, dei primati e dei distinguo ma quello che abita la storia, le fragilità e i bisogni di tutto l’uomo.

La scelta da fare è se tornare ad abbeverarci a pozzi esauriti o esauribili o passare alla fonte da dove l’acqua sgorga.

Il Risorto che adoreremo a Pasqua è questa fonte che zampilla per la vita eterna. (P. Gaetano Saracino)

Viminale: da inizio anno 2.596 persone sbarcate sulle coste italiane

13 Marzo 2020 - Roma – Sono 2.596 i migranti sbarcati sulle coste italiane dall’inizio dell’anno. Il dato, diffuso dal ministero degli Interni, è aggiornato a questa mattina alle 8. In base a quanto dichiarato dai migranti arrivati 440 sono di nazionalità bengalese (17%). Dall’Algeria (308, 12%), dalla Costa d’Avorio (283, 11%), Sudan (245, 9%), Somalia (172, 7%), Tunisia (137, 5%), Guinea (121, 5%), Mali (115, 4%), Marocco (112, 4%), Nigeria (70, 3%) a cui si aggiungono 593 persone (23%) provenienti da altri Stati. Fino ad oggi sono stati 459 i minori stranieri non accompagnati ad aver raggiunto il nostro Paese via mare.

Cei: stanziato mezzo milione di euro dai fondi otto per mille a sostegno del Banco Alimentare

13 Marzo 2020 - Roma - La Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana, accogliendo una richiesta di sostegno della Fondazione Banco Alimentare Onlus, ha deciso oggi lo stanziamento di mezzo milione di euro dai fondi otto per mille, che i cittadini destinano alla Chiesa cattolica, in favore delle attività di una rete che comprende 21 Banchi in tutta Italia. “L’attuale contingenza - dichiara il presidente della Fondazione, Giovanni Bruno - ci sta mettendo a dura prova e presto potrebbero risentirne le oltre 7.500 strutture caritative con noi accreditate che sostengono circa 1.500.000 di persone. Le nostre spese per far fronte alla situazione aumentano. Se continuerà così, saremo messi in grave difficoltà e costretti, presumibilmente, a ridurre l’attività”. Il sostegno della Chiesa italiana vuol essere – spiega una nota della Cei - un segno concreto di prossimità, oltre che un invito a tutti a non cedere alla paura e alla diffidenza verso il prossimo. La fede, la speranza e la carità ci chiamano a una nuova fantasia, con cui affrontare insieme l’emergenza e le sue conseguenze.  

L’appello dell’ACNUR: “Dopo 9 anni di guerra il mondo non dimentichi Idlib”

13 Marzo 2020 - Milano - Quando la crisi in Siria è ormai entrata nel suo decimo anno, il popolo siriano continua a essere vittima di una tragedia immane. A denunciare l'immutata gravità della situazione è l'ACNUR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati. “Da quando il conflitto è iniziato nel marzo 2011, uno ogni due uomini, donne o bambini sono stati costretti, spesso più di una volta, alla fuga. Oggi, quella siriana è la popolazione rifugiata di dimensioni più vaste su scala mondiale”. Nonostante la maggior parte dei rifugiati presenti nei Paesi limitrofi viva al di sotto della soglia di povertà, i siriani fuggiti “fanno tutto il possibile per guadagnarsi da vivere e investire in un futuro per sé e per le proprie famiglie: i rifugiati conservano la speranza di far ritorno a casa, ma si impegnano per contribuire alle economie dei Paesi che li accolgono con generosità”. Nella Siria nordoccidentale, da dicembre 2019 gli scontri hanno causato la fuga di almeno un milione di persone, attualmente in condizioni disperate”. Molte delle aree che ospitano campi profughi, allestiti con tende, sono da tempo sotto la neve. “Gli ultimi nove anni - afferma l'ACNUR - hanno rappresentato anche una storia di eccezionale solidarietà. I governi e le popolazioni di Turchia, Libano, Giordania, Iraq, Egitto, nonché di alcuni Paesi al di fuori della regione, hanno assicurato ai siriani protezione e sicurezza aprendo loro scuole, ospedali, e le proprie case. Grazie ai generosi contributi di governi donatori, del settore privato e dei singoli cittadini, gli aiuti hanno potuto essere intensificati. A quella che era cominciata come una risposta umanitaria si è aggiunto l’impegno di attori chiave per lo sviluppo, come la Banca Mondiale, che assicura sostegno strutturato a governi e istituzioni dei Paesi di accoglienza, rafforzando le capacità di resilienza delle comunità di accoglienza e dei rifugiati”. Dal 2012 a oggi, oltre 14 miliardi di dollari hanno finanziato il Piano regionale di risposta alla crisi di rifugiati e per la resilienza (Refugee Response and Resilience Plan/3RP), implementato da una coalizione di oltre 200 partner e coordinato dall'Acnur e daUndp. Numerosi altri interventi sono stati assicurati mediante accordi di cooperazione bilaterale e altri meccanismi multilaterali. “La crisi entra ormai nel suo decimo anno e desidero esortare tutta la comunità internazionale a non dimenticare coloro che continuano a restare sfollati all’interno della Siria - dichiara Filippo Grandi, Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati - e quanti sono stati costretti a fuggire oltre confine. È nostro dovere riconoscere e sostenere la generosità mostrata dai Paesi limitrofi, essendosi trattato di uno dei più grandi gesti di solidarietà degli ultimi decenni. Tuttavia, dobbiamo continuare a garantire il nostro sostegno. Sono necessari sforzi ulteriori”. In questi nove anni, afferma l'ACNUR, “la sfida maggiore è stata quella di riuscire a mantenere ed espandere il sostegno a tutta la regione”. A fronte di una richiesta di 5,4 miliardi di dollari, “il Piano 3RP per il 2019 è stato finanziato per il 58 per cento. Il divario tra esigenze reali e risorse disponibili si allarga inarrestabilmente. La carenza di aiuti e l’accesso limitato a servizi sanitari e istruzione generano un aumento dei costi giornalieri e rischiano di spingere le famiglie rifugiate in un’irreversibile spirale di vulnerabilità. Per la disperazione, alcuni rifugiati sono costretti a ritirare i propri figli da scuola per farli lavorare. Altri riducono il numero di pasti. Altri ancora si danno alla prostituzione, contraggono matrimoni precoci, cadono vittime di lavoro minorile”. Sostegno è inoltre necessario per quanti desiderino usufruire del diritto di fare ritorno a casa. Il Global Compact sui Rifugiati, approvato dalle Nazioni Unite nel dicembre 2018, offre a governi e settore privato un modello per l’approccio di tutta la società alle crisi di rifugiati, mediante l’attuazione di una risposta più efficiente e un’equa condivisione di responsabilità. Le vite dei rifugiati siriani e delle comunità che li accolgono dipendono da tali misure.