Primo Piano
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Migranti: via mare i flussi tornano a crescere
Papa Francesco prega per gli anziani che soffrono questo momento in modo speciale
Spettacolo circense sui social: l’esperienza del circo Takimiri
Migrantes: occorre una “certa fantasia della carità, che l’amore può generare”
Roma - Gli uffici della Fondazione Migrantes sono chiusi fino al 25 marzo ma “cerchiamo di restare a disposizione via mail o telefono”, scrive oggi il direttore generale don Gianni de Robertis, in una lettera inviata ai direttori regionali e diocesani Migrantes e agli operatori pastorali informandoli di aver ricevuto alcune richieste di aiuto da circhi e dai rom e sinti.
Con la Caritas Italiana – scrive don de Robertis – “abbiamo scritto a tutte le Caritas diocesane, e so che sono già venute in soccorso del circo” in varie zone d’Italia mentre con un circo, attualmente in Grecia, “abbiamo provveduto noi”.
“Come ci ha ricordato ieri Papa Francesco all'Angelus, facciamo in modo che il popolo, particolarmente i migranti che spesso vivono già in condizioni precarie, non si senta abbandonato da noi, pur osservando e facendo osservare le prescrizioni sanitarie che, ricordo, non servono a proteggere solo noi ma tutti dalla diffusione del contagio. Occorre per questo anche una certa fantasia della carità, che l'amore può generare”, aggiunge il sacerdote che chiede a tuuti di comunicare notizie, suggerimenti, buone pratiche presenti nelle diocesi “che possono essere condivise anche da altri”. Si può utilizzare l’indirizzo del direttore derobertis@migrantes.it.
Potete anche inviare a r.iaria@migrantes.it se si tratta di notizie che possiamo pubblicare sul nostro quotidiano online che è attivi anche in questi giorni.
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Quaresima e Coronavirus: tempo di revisione della vita
“Signore, salvaci!”Ed ecco che il caos oceanico di questo virus ribollente diventa qualcosa su cui possiamo poggiare i piedi senza affondare, se siamo uniti al Signore: tutto è per noi, anche questa vicenda confusa e pericolosa. Tutto è per noi, se impariamo a guadare l’esistenza con gli occhi del Risorto. Persino il digiuno dai Sacramenti può essere per noi, se lo viviamo nella fede, nell’obbedienza, in spirito autenticamente quaresimale. Ed è per noi anche questa forzata distanza dai nostri cari, questo digiuno necessario (e doveroso) dal contatto fisico, dagli abbracci, dai baci, dalle feste e dai ritrovi.
In fondo, il deserto non è forse il setting più adeguato alla Quaresima?Quante volte, nella vita ordinaria, abbiamo dato baci, strette di mano e abbracci vuoti, formali, “tanto per”. Eppure, quanto è importante tornare a imparare il lessico dei gesti, il rispetto della gradualità nel contatto e nella vicinanza, la custodia dell’altro nella sua alterità, di cui non posso appropriarmi afferrandolo! La nostra reclusione, che è nostro compito rispettare per amore, può trasformarsi in un ritiro prolungato, in cui fare una sostanziosa revisione di vita. In questi giorni posso soffermarmi a riflettere su quali sono le relazioni davvero importanti per me – è semplice: quelle che mi mancano davvero! Proverò magari anche a chiedermi se il linguaggio dei miei gesti, così come quello delle mie parole, fino a oggi è sempre stato autentico (“sì, sì”, “no, no”), oppure ho talvolta mentito con un abbraccio o una stretta di mano, non dando al gesto esteriore il contenuto (di amicizia, di lealtà, di comunione) che avrebbe dovuto avere. Tutto è per noi: quando riusciremo dalla nostra quarantena quaresimale, forse ci approcceremo all’altro con più circospezione; prendiamo sul serio la lezione della vita, e facciamo in modo che l’esitazione divenga delicatezza, e che il nostro accesso al corpo dell’altro, con un contatto che deve dire solo fraternità, non sia mai più banalizzato. (Alessandro Di Medio - Sir)
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Vangelo Migrante: il commento alla III domenica di Quaresima (Vangelo Gv 4, 5-42. La Samaritana)
Il primo è l’incontro con la Samaritana.
Dio attende al pozzo della storia, paziente e rispettoso, un luogo dove per necessità occorre passare. L’umanità ferita se n’è andata e, di tanto in tanto, deve tornare ad attingere acqua per andare avanti. Come la donna Samaritana: essa sa che può caricarsela solo un po’ alla volta e per questo deve passarci spesso.
Gesù è là e chiede. Umiliandosi nel chiedere da bere permette alla donna, simbolo dell’umanità, di volgergli lo sguardo. Non pretende attenzione né contesta le sue carte sporche. Le ferite sono squarci attraverso i quali fa passare la sua luce per offrire non un pozzo ma una sorgente, non gli amori ma l’Amore.
E rivela che dinanzi ad una donna e, per di più, samaritana c’è il Dio di ogni uomo. Non quello delle identità e delle appartenenze, dei primati e dei distinguo ma quello che abita la storia, le fragilità e i bisogni di tutto l’uomo.
La scelta da fare è se tornare ad abbeverarci a pozzi esauriti o esauribili o passare alla fonte da dove l’acqua sgorga.
Il Risorto che adoreremo a Pasqua è questa fonte che zampilla per la vita eterna. (P. Gaetano Saracino)