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Mattarella: “Democrazia è camminare insieme”

5 Luglio 2024 - Pubblichiamo il discorso del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, alla cerimonia di apertura della 50ª Settimana Sociale dei Cattolici in Italia. Rivolgo un saluto di grande cordialità al Presidente della Conferenza Episcopale, ai Vescovi presenti, al Nunzio Apostolico; alle autorità di questa splendida parte dell’Italia, il Presidente della Regione, il Sindaco, gli altri Sindaci presenti; a tutti voi, ringraziandovi per l’invito e, soprattutto, per quello che fanno le Settimane Sociali. Democrazia. Parola di uso comune, anche nella sua declinazione come aggettivo. È ampiamente diffusa. Suggerisce un valore. Le dittature del Novecento l’hanno identificata come un nemico da battere. Gli uomini liberi ne hanno fatto una bandiera. Insieme una conquista e una speranza che, a volte, si cerca, in modo spregiudicato, di mortificare ponendone il nome a sostegno di tesi di parte. Non vi è dibattito in cui non venga invocata a conforto della posizione propria. Un tessuto che gli avversari della democrazia pretenderebbero logoro. L’interpretazione che si dà di questo ordito essenziale della nostra vita appare talora strumentale, non assunto in misura sufficiente come base di rispetto reciproco. Si è persino giunti ad affermare che siano opponibili tra loro valori come libertà e democrazia, con quest’ultima artatamente utilizzabile come limitazione della prima. Non è fuor di luogo, allora, chiedersi se vi sia, e quale, un’anima della democrazia. O questa si traduce soltanto in un metodo? Cosa la ispira? Cosa ne fa l’ossatura che sorregge il corpo delle nostre Istituzioni e la vita civile della nostra comunità? È un interrogativo che ha accompagnato e accompagna il progresso dell’Italia, dell’Europa. Alexis de Tocqueville affermava che una democrazia senz’anima è destinata a implodere, non per gli aspetti formali, naturalmente, bensì per i contenuti valoriali venuti meno. Intervenendo a Torino, alla prima edizione della Biennale della democrazia, nel 2009, il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, rivolgeva lo sguardo alla costruzione della nostra democrazia repubblicana, con la acquisizione dei principi che hanno inserito il nostro Paese, da allora, nel solco del pensiero liberal-democratico occidentale. Dopo la “costrizione” ossessiva del regime fascista soffiava “l’alito della libertà”, con la Costituzione a intelaiatura e garanzia dei diritti dei cittadini. L’alito della libertà, anzitutto, come rifiuto di ogni obbligo di conformismo sociale o politico, come diritto all’opposizione. La democrazia, in altri termini, non si esaurisce nelle sue norme di funzionamento, ferma restando, naturalmente, l’imprescindibilità della definizione e del rispetto delle “regole del gioco”. Perché – come ricordava Norberto Bobbio – le condizioni minime della democrazia sono esigenti: generalità ed eguaglianza del diritto di voto, la sua libertà, proposte alternative, ruolo insopprimibile delle assemblee elettive e, infine, non da ultimo, limiti alle decisioni della maggioranza, nel senso che non possano violare i diritti delle minoranze e impedire che queste possano, a loro volta, divenire maggioranza. È la pratica della democrazia che la rende viva, concreta, trasparente, capace di coinvolgere. Quali le ragioni del riferimento all’alito della libertà parlando di democrazia? Non è democrazia senza la tutela dei diritti fondamentali di libertà, che rappresentano quel che dà senso allo Stato di diritto e alla democrazia stessa. Il tema impegnativo che avete posto al centro della riflessione di questa Settimana sociale interpella quindi, con forza, tutti. La democrazia, infatti, si invera ogni giorno nella vita delle persone e nel mutuo rispetto delle relazioni sociali, in condizioni storiche mutevoli, senza che questo possa indurre ad atteggiamenti remissivi circa la sua qualità. Si può pensare di contentarsi che una democrazia sia imperfetta? Di contentarsi di una democrazia a “bassa intensità”? Si può pensare di arrendersi, “pragmaticamente”, al crescere di un assenteismo dei cittadini dai temi della “cosa pubblica”? Può esistere una democrazia senza il consistente esercizio del ruolo degli elettori? Per porre mente alla defezione, diserzione, rinuncia intervenuta da parte dei cittadini in recenti tornate elettorali. Occorre attenzione per evitare di commettere l’errore di confondere il parteggiare con il partecipare. Occorre, piuttosto, adoperarsi concretamente affinché ogni cittadino si trovi nelle condizioni di potere, appieno, prender parte alla vita della Repubblica. I diritti si inverano attraverso l’esercizio democratico. Se questo si attenua, si riduce la garanzia della loro effettiva vigenza. Democrazie imperfette vulnerano le libertà: ove si manifesta una partecipazione elettorale modesta. Oppure ove il principio “un uomo-un voto” venga distorto attraverso marchingegni che alterino la rappresentatività e la volontà degli elettori. Ancor più le libertà risulterebbero vulnerate ipotizzando democrazie affievolite, depotenziate da tratti illiberali. Ci soccorre anche qui Bobbio, quando ammonisce che non si può ricorrere a semplificazioni di sistema o a restrizioni di diritti “in nome del dovere di governare”. Una democrazia “della maggioranza” sarebbe, per definizione, una insanabile contraddizione, per la confusione tra strumenti di governo e tutela della effettiva condizione di diritti e di libertà. Al cuore della democrazia – come qui leggiamo – vi sono le persone, le relazioni e le comunità a cui esse danno vita, le espressioni civili, sociali, economiche che sono frutto della loro libertà, delle loro aspirazioni, della loro umanità: questo è il cardine della nostra Costituzione. Questa chiave di volta della democrazia opera e sostiene la crescita di un Paese, compreso il funzionamento delle sue Istituzioni, se al di là delle idee e degli interessi molteplici c’è la percezione di un modo di stare insieme e di un bene comune. Se non si cede alla ossessiva proclamazione di quel che contrappone, della rivalsa, della delegittimazione. Se l’universalità dei diritti non viene menomata da condizioni di squilibrio, se la solidarietà resta il tessuto connettivo di una economia sostenibile, se la partecipazione è viva, diffusa, consapevole del proprio valore e della propria necessità, della propria essenziale necessità. Nel cambiamento d’epoca che ci è dato di vivere avvertiamo tutta la difficoltà, e a volte persino un certo affanno, nel funzionamento delle democrazie. Oggi constatiamo criticità inedite, che si aggiungono a problemi più antichi. La democrazia non è mai conquistata per sempre. Anzi, il succedersi delle diverse condizioni storiche e delle loro mutevoli caratteristiche, ne richiede un attento, costante inveramento. Nella complessità delle società contemporanee, a elementi critici conosciuti, che mettono a rischio la vita degli Stati e delle comunità, si aggiungono nuovi rischi epocali: quelli ambientali e climatici, sanitari, finanziari, oltre alle sfide indotte dalla digitalizzazione e dall’intelligenza artificiale. Le nostre appaiono sempre più società del rischio, a fronteggiare il quale si disegnano, talora, soluzioni meramente tecnocratiche. È tutt’altro che improprio, allora, interrogarsi sul futuro della democrazia e sui compiti che le sono affidati, proprio perché essa non è semplicemente un metodo, bensì costituisce lo “spazio pubblico” in cui si esprimono le voci protagoniste dei cittadini. Nel corso del tempo, è stata più volte posta, malauguratamente, la domanda “a cosa serve la democrazia?”. La risposta è semplice: a riconoscere – perché preesistono, come indica l’art. 2 della nostra Costituzione – e a rendere effettive le libertà delle persone e delle comunità. Karl Popper ha indicato come le forme di vita democratica realizzino, essenzialmente, quella “società aperta” che può massimizzare le opportunità di costituzione di identità sociali destinate a trasferirsi, poi, sul terreno politico e istituzionale. La stessa esperienza italiana degli ultimi trent’anni ne è un esempio. Nei settantotto anni dalla scelta referendaria del 1946, libertà di impronta liberale e libertà democratica hanno contribuito, al “cantiere aperto” della nostra democrazia repubblicana, con la diversità delle alternative, le realtà di vita e le differenti mobilitazioni che ne sono derivate. La libertà di tradizione liberale ci richiama a un’area intangibile di diritti fondamentali delle persone, e alla indisponibilità di questi rispetto al contingente succedersi di maggioranze e, ancor più, a effimeri esercizi di aggregazione di interessi. La libertà espressa nelle vicende novecentesche, con l’irruzione della questione sociale, ha messo poi a fuoco la dinamica delle aspettative e dei bisogni delle identità collettive nella società in permanente trasformazione. È questione nota al movimento cattolico, se è vero che quel giovane e brillante componente dell’Assemblea Costituente, che fu Giuseppe Dossetti, pose il problema del “vero accesso del popolo e di tutto il popolo al potere e a tutto il potere, non solo quello politico, ma anche a quello economico e sociale”, con la definizione di “democrazia sostanziale”. A segnare in tal modo il passaggio ai contenuti che sarebbero stati poi consacrati negli articoli della prima parte della nostra Costituzione. Fra essi i diritti economico-sociali. Una riflessione impegnativa con l’ambizione di mirare al “bene comune” che non è il “bene pubblico” nell’interesse della maggioranza, ma il bene di tutti e di ciascuno, al tempo stesso; di tutti e di ciascuno, secondo quanto già la Settimana Sociale del ’45 volle indicare. Il percorso dei cattolici – con il loro contributo alla causa della democrazia- non è stato occasionale né data di recente, eppure va riconosciuto che l’adesione dottrinaria alla democrazia fu condizionata dalla “questione romana”, con il percorso accidentato della sua soluzione. Ma già l’ottava Settimana Sociale, a Milano, nel 1913, non aveva remore nell’affermare la fedeltà dei cattolici allo Stato e alla Patria – quest’ultima posta più in alto dello Stato – sollecitando, contemporaneamente, il diritto di respingere – come venne enunciato – ogni tentativo di “trasformare la Patria, lo Stato, la sua sovranità, in altrettante istituzioni ostili… mentre sentiamo di non essere a nessuno secondi nell’adempimento di quei doveri che all’una e all’altro ci legano”. Una espressione di matura responsabilità. Il tema che veniva posto, era fondamentalmente un tema di libertà – anche religiosa – e questo riguardava tutta la società, non esclusivamente i rapporti tra Regno d’Italia e Santa Sede. Ho poc’anzi ricordato la 19^ edizione della Settimana, a Firenze, nell’ottobre 1945. In quell’occasione, nelle espressioni di un giurista eminente – poi costituente – Egidio Tosato, troviamo proposto il tema dell’equilibrio tra i valori di libertà e di democrazia, con la individuazione di garanzie costituzionali a salvaguardia dei cittadini. La democrazia come forma di governo non basta a garantire in misura completa la tutela dei diritti e delle libertà: essa può essere distorta e violentata nella pretesa di beni superiori o di utilità comuni. Il Novecento ce lo ricorda e ammonisce. Anche da questo si è fatta strada l’idea di una suprema Corte Costituzionale. Tosato contestò l’assunto di Rousseau, in base al quale la volontà generale non poteva trovare limiti di alcun genere nelle leggi, perché la volontà popolare poteva cambiare qualunque norma o regola. Lo fece Tosato con parole molto nette: “Noi sappiamo tutti ormai che la presunta volontà generale non è in realtà che la volontà di una maggioranza e che la volontà di una maggioranza, che si considera come rappresentativa della volontà di tutto il popolo può essere, come spesso si è dimostrata, più ingiusta e oppressiva che non la volontà di un principe”. Esprimeva un fermo no, quindi, all’assolutismo di Stato, a un’autorità senza limite, potenzialmente prevaricatrice. La coscienza dei limiti è un fattore imprescindibile per qualunque Istituzione, a partire dalla Presidenza della Repubblica, per una leale e irrinunziabile vitalità democratica. Guido Gonella, personalità di primo piano del movimento cattolico italiano, e poi statista insigne nella stagione repubblicana, relatore anch’egli alla Settimana di Firenze del ’45, non ebbe esitazioni nel rinvenire nelle Costituzioni, una “forma di vita – come disse – più alta e universale”, con la presenza di elementi costanti, “categorie etiche” le definì, e di elementi variabili, secondo le “esigenze storiche”, ponendo in guardia dei rischi posti da una eccessiva rigidezza conservatrice e da una troppo facile flessibilità demagogica che avrebbe potuto caratterizzarle, con il risultato di poter passare con indifferenza dall’assolutismo alla demagogia, per ricadere indietro verso la dittatura. Su questo si basa la distinzione tra prima e seconda parte della nostra Costituzione. Il messaggio fu limpido: sbagliato e rischioso cedere a sensibilità contingenti, sulla spinta delle tentazioni quotidiane della contesa politica. Come avviene con la frequente tentazione di inserire richiami a temi particolari nella prima parte della Costituzione, che del resto – per effetto della saggezza dei suoi estensori – regola tutti questi aspetti comunque, in base ai suoi principi e valori di fondo. La Costituzione seppe dare un senso e uno spessore nuovo all’unità del Paese e, per i cattolici, l’adesione ad essa ha coinciso con un impegno a rafforzare, e mai indebolire, l’unità e la coesione degli italiani. Spirito prezioso, come ha ricordato di recente il Cardinale Zuppi, perché la condivisione intorno ai valori supremi di libertà e democrazia è il collante irrinunciabile della nostra comunità nazionale. Pio XII, nel messaggio natalizio del 1944, era stato ricco di indicazioni importanti e feconde. Permettetemi di soffermarmi su quel testo per richiamarne l’indicazione che, al legame tra libertà e democrazia, unisce il tema della democrazia connesso a quello della pace. Perché la guerra soffoca, può soffocare, la democrazia. L’ordine democratico, ricordava il Papa, include la unità del genere umano e della famiglia dei popoli. “Da questo principio – diceva – deriva l’avvenire della pace”.  Con l’invocazione “guerra alla guerra” e l’appello a “bandire una volta per sempre la guerra di aggressione come soluzione legittima delle controversie internazionali e come strumento di aspirazioni nazionali”. Un grido di pace oggi rinnovato da Papa Francesco. Non si trattava di un dovuto “irenismo”, di uno scontato ossequio pacifista della Chiesa di fronte alla tragedia della Seconda Guerra Mondiale. Era, piuttosto, una ferma reazione morale che interpreta la coscienza civile, presente certamente nei credenti – e, comunque, nella coscienza dei popoli europei – destinata a incrociarsi con le sensibilità di altre posizioni ideali. Prova ne è stata la generazione delle Costituzioni del Secondo dopoguerra, in Italia come in Germania, in Austria, in Francia. Per l’Italia gli art. 10 e 11 della nostra Carta, volti a definire la comunità internazionale per assicurare e pervenire alla pace. Sarebbe stato il professor Pergolesi, sempre a Firenze 1945, ad affermare il diritto del cittadino alla pace, interna ed esterna, con la proposta di inserimento di questo principio nelle Costituzioni, dando così vita a una concezione nuova dei rapporti tra gli Stati. Se in passato la democrazia si è inverata negli Stati – spesso contrapposti e comunque con rigidi, insormontabili frontiere – oggi, proprio nel continente che degli Stati è stato la culla, si avverte l’esigenza di costruire una solida sovranità europea che integri e conferisca sostanza concreta e non illusoria a quella degli Stati membri. Che consenta e rafforzi la sovranità del popolo disegnata dalle nostre Costituzioni ed espressa, a livello delle Istituzioni comunitarie, nel Parlamento Europeo. Il percorso democratico, avviato in Europa dopo la sconfitta del nazismo e del fascismo, ha permesso di rafforzare le Istituzioni dei Paesi membri e di ampliare la protezione dei diritti dei cittadini, dando vita a quella architrave di pace che è stata prima la Comunità europea e adesso è l’Unione. Una più efficace unità europea – più forte ed efficiente di quanto fin qui siamo stati capaci di realizzare – è oggi condizione di salvaguardia e di progresso dei nostri ordinamenti di libertà e di uguaglianza, di solidarietà e di pace. Tornando alla riflessione sui cardini della democrazia, va sottolineato che la democrazia comporta il principio di eguaglianza – poc’anzi richiamato dal Cardinale Zuppi – perché riconosce che le persone hanno eguale dignità. La democrazia è strumento di affermazione degli ideali di libertà. La democrazia è antidoto alla guerra. Quando ci chiediamo se la democrazia possiede un’anima, quando ci chiediamo a cosa serva, troviamo agevolmente risposte chiare. Lo sforzo che, anche in questa occasione, vi apprestate a produrre per la comunità nazionale, richiama le parole con cui il Cardinale Poletti, nel 1988, alla XXX assemblea generale Conferenza Episcopale, accompagnò, dopo vent’anni, la ripresa delle Settimane Sociali: “diaconia della Chiesa italiana al Paese”. Con il vostro contributo avete arricchito, in questi quasi centoventi anni dalla prima edizione, il bene comune della Patria e, di questo, la Repubblica vi è riconoscente. La nostra democrazia ha messo radici, si è sviluppata, è divenuta un tratto irrinunciabile dell’identità nazionale – mentre diveniva anche identità europea – sostenuta da partiti e movimenti, che avevano raggiunto la democrazia nel corso del loro cammino e su di essa stavano rifondando la loro azione politica nella nuova fase storica. Oggi dobbiamo rivolgere lo sguardo e l’attenzione a quanto avviene attorno a noi, nel mondo sempre più raccolto e interconnesso. Accanto al riproporsi di tentazioni neo-colonialistiche e neo-imperialistiche, nuovi mutamenti geopolitici sono sospinti anche dai ritmi di crescita di Stati-continente in precedenza meno sviluppati, da tensioni territoriali, etniche, religiose che, non di rado sfociano in guerre drammatiche, da andamenti demografici e giganteschi flussi migratori. Attraversiamo fenomeni – questi e altri – che mutano profondamente le condizioni in cui si viveva in precedenza e che è impossibile illudersi che possano tornare. Dalla dimensione nazionale dei problemi – e delle conseguenti sfere decisionali – siamo passati a quella europea e, per qualche aspetto, a quella globale. È questa la condizione della quale siamo parte e nella quale dobbiamo far sì che a prevalere sia il futuro dei cittadini e non delle sovrastrutture formatesi nel tempo. All’opposto della cooperazione fra eguali si presenta il ritorno alle sfere di influenza dei più forti o meglio armati – che si sta praticando e teorizzando, in sede internazionale, con la guerra, l’intimidazione, la prevaricazione – e, in altri ambiti, di chi dispone di forza economica che supera la dimensione e le funzioni degli Stati. Risalta la visione storica e la sagacia di Alcide De Gasperi con la scelta di libertà del Patto Atlantico compiuta dalla Repubblica nel 1949 e con il suo coraggioso apostolato europeo. Venti anni fa, a Bologna, la 44^ Settimana si poneva il tema dei nuovi scenari e dei nuovi poteri di fronte ai quali la democrazia si trovava. È necessario misurarsi con la storia, porsi di fronte allo stato di salute delle Istituzioni nazionali e sovranazionali e dell’organizzazione politica della società. Nuovi steccati sono sempre in agguato a minare le basi della convivenza sociale: le basi della democrazia non sono né esclusivamente istituzionali né esclusivamente sociali, interagiscono fra loro. Cosa ci aiuta? Dare risposte che vedono diritti politici e sociali dei cittadini e dei popoli concorrere insieme alla definizione di un futuro comune. Vogliamo riprendere per un attimo l’Enciclica “Populorum progressio” di Paolo VI: “essere affrancati dalla miseria, garantire in maniera più sicura la propria sussistenza, salute, una partecipazione più piena alle responsabilità, al di fuori di ogni oppressione, al riparo da situazioni che offendono la loro dignità di uomini, godere di una maggiore istruzione, in una parola fare conoscere e avere di più per essere di più: ecco l’aspirazione degli uomini di oggi – diceva -, mentre un gran numero di essi è condannato a vivere in condizioni che rendono illusorio questo legittimo desiderio”. Vi è qualcuno che potrebbe rifiutarsi di sottoscrivere queste indicazioni? Temo di sì, in realtà, anche se nessuno avrebbe il coraggio di farlo apertamente. Anche per questo l’esercizio della democrazia, come si è visto, non si riduce a un semplice aspetto procedurale e non si consuma neppure soltanto con la irrinunziabile espressione del proprio voto nelle urne nelle occasioni elettorali. Presuppone lo sforzo di elaborare una visione del bene comune in cui sapientemente si intreccino – perché tra loro inscindibili – libertà individuali e aperture sociali, bene della libertà e bene dell’umanità condivisa. Né si tratta di una questione limitata ad ambiti statali. Mons. Adriano Bernareggi, nelle sue conclusioni della Settimana Sociale del ’45, – l’abbiamo poc’anzi visto nelle immagini – argomentò, citando Jacques Maritain, che una nuova cristianità si affacciava in Europa. L’unità da raggiungere nelle comunità civili moderne non aveva più un’unica “base spirituale”, bensì un bene comune terreno, che doveva fondarsi proprio sull’intangibile “dignità della persona umana”. Questa la consapevolezza che è stata alla base di una stagione di pace così lunga – che speriamo continui – nel continente europeo. Continuava l’allora Vescovo di Bergamo, “la democrazia non è soltanto governo di popolo, ma governo per il popolo”. Affrontare il disagio, il deficit democratico che si rischia, deve partire da qui. Dal fatto che, in termini ovviamente diversi, ogni volta si riparte dalla capacità di inverare il principio di eguaglianza, da cui trova origine una partecipazione consapevole. Perché ciascuno sappia di essere protagonista della storia. Don Lorenzo Milani esortava a “dare la parola”, perché “solo la lingua fa eguali”. A essere, cioè, alfabeti nella società. La Repubblica ha saputo percorrere molta strada, ma il compito di far sì che tutti prendano parte alla vita della sua società e delle sue Istituzioni non si esaurisce mai. Ogni generazione, ogni epoca, è attesa alla prova della “alfabetizzazione”, dell’inveramento della vita della democrazia. Prova, oggi, più complessa che mai, nella società tecnologica contemporanea. Ebbene, battersi affinché non vi possano essere più “analfabeti di democrazia” è causa primaria e nobile, che ci riguarda tutti. Non soltanto chi riveste responsabilità o eserciti potere. Per definizione, democrazia è esercizio dal basso, legato alla vita di comunità, perché democrazia è camminare insieme. Vi auguro, mi auguro, che si sia numerosi a ritrovarsi in questo cammino.

Settimana sociale: card. Zuppi, “non vogliamo che i confini siano muri o peggio trincee”

5 Luglio 2024 - (Trieste) “Andiamo fieri di questa storia e siamo felici di vivere questi giorni a Trieste, in una terra di confine, segnata dal dialogo interculturale, ecumenico e interreligioso, da tanta sapienza antica e recente, porta che unisce est e ovest, nord e sud, ma anche terra segnata da ferite profonde che non si sono del tutto rimarginate. I troppi morti ci ammoniscono a non accettare i semi antichi e nuovi di odio e pregiudizio. Mai”. Lo ha ha garantito il card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, durante la cerimonia di apertura della Settimana sociale di Trieste, davanti al presidente Mattarella. "Non vogliamo che i confini siano muri o, peggio, trincee, ma cerniere e ponti!”, ha esclamato il cardinale: “Lo vogliamo perché questo è il testamento di chi sulle frontiere ha perso la vita. Lo vogliamo per quanti, a prezzo di terribili sofferenze, si sono fatti migranti e chiedono di essere considerati quello che sono: persone! Il Vangelo ci aiuta a capire che siamo fatti gli uni per gli altri, quindi gli uni con gli altri. La nostra casa comune richiede un cuore umano e spiritualmente universale”. M.Michela Nicolais - AgenSir

Il saluto di Mons. Enrico Trevisi, Vescovo di Trieste, alla cerimonia di apertura della 50ª Settimana Sociale dei Cattolici in Italia. 

5 Luglio 2024 - Pubblichiamo il saluto di Mons. Enrico Trevisi, Vescovo di Trieste, alla cerimonia di apertura della 50ª Settimana Sociale dei Cattolici in Italia.  Benvenuti a Trieste. La Chiesa cattolica di lingua italiana e di lingua slovena, ma anche tutte le Chiese e le confessioni religiose, un po’ incuriosite di questo grande evento, vi accolgono con gioia. Tanti vi hanno già raccontato qualcosa di Trieste. Io vi racconto un’esperienza. La grande tovaglia realizzata dagli studenti. Viene da dire che lo Spirito soffia davvero dove vuole e non sappiamo da dove viene e dove va (Gv 3,8). Sono stati alcuni insegnati che si sono posti l’interrogativo: come aiutare le nostre classi a lavorare sul tema della settimana sociale dei cattolici? Certo si può ragionare di partecipazione e di democrazia, ma si può anche sperimentare la partecipazione: e così, nella logica della peer education gli studenti delle superiori sono andati ad aiutare quelli delle medie e quelli delle medie quelli delle elementari. Ma non solo per ragionare di cosa vuol dire “partecipare”, ma anche per realizzare una lunghissima tovaglia, in un’esperienza estetica-operativa (ispirati dall’artista fra’ Sidival Fila). Si è partiti dalle famiglie, dalle case. Ogni studente doveva scegliere una stoffa significativa della sua famiglia che in qualche modo raccontasse un pezzo di storia, di vita familiare: per esempio un pezzo di una vecchia coperta di quando si era bambini; un pezzo di maglietta di calcio con la quale, accompagnati dal papà si andava a giocare; un pezzo di una tovaglia logora attorno alla quale tante volte si aveva mangiato insieme… A scuola si sono portati questi pezzi di stoffa e si è imparato a cucirli, aiutati dai più grandi. È bella la metafora: la scuola come l’istituzione che insegna a creare legami, a tessere legami di storie familiari. Su questi pezzi di stoffa ciascuno ha scritto qualcosa: chi il proprio nome, chi uno slogan che riassumesse un qualche aspetto di cosa significhi “partecipare”. Ne è saltata fuori una tovaglia di 90 metri e larga 180 centimetri. Vi hanno collaborato quasi 2000 ragazzi. Sia di scuole di lingua italiana che di lingua slovena. Poi l’hanno stesa in piazza Unità di Italia. I più grandi – circa 1100, più i loro insegnanti – vi hanno pranzato attorno. E poi dai loro zainetti hanno estratto pasta, riso, tonno, passata di pomodoro… per i poveri, per quelli che a quella mensa non c’erano. E si sono raccolte ben più di 12 ceste piene. È il miracolo della condivisione. Dalla partecipazione alla condivisione. Dalle famiglie e dalle loro storie, per la mediazione della scuola, si è arrivati – tutti sorridenti – al centro della città: piazza Unità d’Italia. La scena era bellissima: e non è mancata l’ispirazione di cogliervi come una grande tovaglia di altare, attorno alla quale tutti si è affamati, e non solo di pane ma dell’Amore di Dio. Tutti bisognosi di Lui. E saziati da Lui. Per ripartire ricordando chi ancora non ha partecipato a quella mensa. Un tessuto è fatto di trama e ordito, cioè da due sistemi di fili. L’insieme di fili longitudinali è chiamato ordito; il sistema di fili orizzontali è chiamato trama. Tuttavia nella nostra lingua ci sono vocaboli che dicono la contraddizione e l’inganno che possono serpeggiare in una società: ordire e tramare. “Ordire e tramare un complotto”. Ecco la partecipazione distorta. Vi auguro invece di saper contribuire a rilanciare l’apporto dei cattolici alla costruzione della società civile e della nostra democrazia. A me la metafora della grande tovaglia degli studenti triestini evoca tanti bei pensieri di autentica partecipazione. Buon lavoro a tutti.

Srilankesi in Italia: la festa di Nostra Signora di Madhu a Roma

27 Maggio 2024 - Roma - Come ogni anno, l’ultima domenica del mese di maggio ha visto la comunità cattolica dello Sri Lanka di Roma celebrare la festa dedicata a Nostra Signora di Madhu presso la parrocchia di Santa Maria dei Pellegrini all’Infernetto (Roma). La solenne celebrazione eucaristica che si è svolta domenica 26 maggio è stata presieduta da don Isira Jayasuriya, vice cappellano per la comunità srilankese a Roma, hanno concelebrato mons. Neville Joe Perera, Coordinatore nazionale per gli immigrati cattolici dello Sri Lanka in Italia, e don Deninton Subasinghe. “Quest’anno la festa della madonna di Madhu è ricaduta nel giorno della solennità della Santissima Trinità, questo ci deve far riflettere […] lo Spirito Santo ha agito in Maria, serva umile del Signore e agisce in ognuno di noi” ha detto don Deninton durante l’omelia. “Tutti noi, seppur peccatori e con mancanze aiutiamo il Signore a portare avanti il Suo progetto universale per la creazione; lo Spirito opera in tutti gli esseri indipendentemente che siano collaboratori o non del Suo progetto divino; affidiamoci senza paura a Maria” Augurando a tutti una buona festa, mons. Neville ha ringraziato don Isira Jayasuriya, vice-cappellano della comunità Srilankese a Roma, che con i tanti volontari ha organizzato la celebrazione eucaristica e la festa. Dopo la Santa Messa, i festeggiamenti sono continuati con il pranzo comunitario e un momento di musica e svago. (Riccardo Nelumdeniya)

 Taranto: domenica la XX Festa dei Popoli su “Dio cammina con il suo popolo”

16 Maggio 2024 -

Taranto -  La Festa dei popoli giunta alla ventesima edizione a Taranto si celebrerà in Concattedrale.domenica prossima 19 maggio alle ore 16,30 E’ l'incontro annuale delle comunità etniche presenti nel territorio della diocesi e racchiude  l' attenzione quotidiana di Migrantes diocesana ad ogni persona attraverso lo Sportello itinerante immigrazione, soprattutto per donne in difficoltà. È un momento molto atteso in quanto le comunità delle nazionalità diverse sono felici di esprimere e far conoscere la  cultura del proprio Popolo e la propria identità.  Le migrazioni non interessano solo l'Italia e l'Europa ma tutto il Pianeta. Negli Stati del mondo sono ormai quasi 300 milioni i migranti, di cui 110 milioni i rifugiati, profughi e sfollati. E non saranno certo i muri o gli allontanamenti che fermerà l'istinto dell'uomo a preservare la propria vita e quella della propria famiglia a causa di guerra, cambiamenti climatici o semplicemente dalla fame e sete. In questa Festa dei popoli vogliamo essere vicino al popolo ucraino, al popolo palestinese al popolo israeliano ed  a tutti i popoli africani ed asiatici che tutti insieme invocano la pace con la fine delle guerre.  Il tema di questa XX edizione della Festa dei Popoli  è “Dio cammina con il suo Popolo”,  indicato da Papa Francesco nel suo messaggio per la 110ª Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato che si svolgerà l’ultima domenica di settembre. "L’intenzione del Pontefice è quella di promuovere una riflessione sulla dimensione itinerante della Chiesa, con uno sguardo particolare rivolto ai migranti, che sono icona contemporanea della Chiesa in cammino. Papa Francesco, in particolare, ha voluto sottolineare l’importanza di camminare insieme, sinodalmente, superando ogni ostacolo e minaccia, per raggiungere la vera patria. L’Arcivescovo, Mons. Ciro Miniero presiederà la S. Messa concelebrata con i Sacerdoti delle diverse etnie presenti nel territorio. Le comunità etniche vestiranno con i loro costumi, e si pregherà in varie lingue, per un momento di grande fratellanza e comunione.

Seguiranno momenti di interscambio culturali negli stand nello spazio antistante la Concattedrale che daranno  possibilità d’incontro  tra le comunità  di diversa nazionalità e la comunità italiana. Quest’anno presenteranno la propria cultura anche gli sbandieratori di Oria, con delle pillole di storia medievale italiana. La Festa dei Popoli nell’incontro annuale del Vescovo con tutto il popolo della Diocesi che comprende le comunità etniche presenti è un bellissimo momento unico di festa.  Sarà un occasione per far sentire la voce diretta dei popoli ed insieme pregheremo Dio per la pace”. (Marisa Metrangolo)

Messina: oggi la presentazione del Rapporto Immigrazione

16 Maggio 2024 - Messina - La rete "Trame migranti", composta dal Dipartimento Cospecs-UniMe e da associazioni che sul territorio messinese lavorano con le persone coinvolte nella mobilità umana, oggi, giovedì 16 maggio, presso l'Eolian Milazzo Hotel (Salita Cappuccini, 21 – Milazzo (Me), promuove un Seminario dal titolo “La Formazione degli Operatori e la Salute delle Persone Rifugiate”, in cui verrà affrontato il tema delle migrazioni a partire dal XXXII Rapporto Immigrazione “Liberi di scegliere se migrare o restare”, curato da Caritas Italiana e Fondazione Migrantes. Sarà Simone Varisco ad aprire i lavori per illustrare i dati contenuti e analizzati in questa nuova edizione che si concentra sulla scelta di lasciare il proprio Paese di origine: le ragioni della partenza, le insidie del viaggio, le sfide dell’inclusione, le ricchezze di una società plasmata da molteplici apporti sociali, culturali, spirituali ed economici. Dopo la presentazione del Rapporto, interverranno Carmen Falleta, presidente dell’Associazione Matumaini Speranza onlus di Milazzo, padre Georges Mizigi, sacerdote dell’Ordine di Sant’Agostino e Sasha Agati , primario del Centro Cardiologico Pediatrico Mediterraneo Bambino Gesù di Taormina, sul tema “Prendersi Cura delle Persone: dalla Formazione alla Salute. Una Narrazione senza Confini”. A seguire, prenderà la parola Anna Schepis, referente dell’ambulatorio di etnopsichiatria del Csm Me nord dell’ASP di Messina, sul tema “I luoghi della salute. Esperienza clinica al CSM con i migranti”. Chiuderanno gli interventi Nadia Modafferi e Fabrizio Di Vincenzo, psicologi dell’Associazione Coopisa di Reggio Calabria, con una relazione dal titolo “Tras-formazione culturale: il processo formativo dell’equipe nell’emersione e nella presa in carico della vulnerabilità”. La conduzione dell’incontro sarà affidata a Andrea Nucita , docente dell’Università di Messina - Dip. Cospecs e membro del Comitato scientifico del Progetto “Trame Migranti”.

Massa Carrara: il 31 maggio convegno su “Dalla carta di Siena alla Carta di Palermo”

14 Maggio 2024 -

Diaconato: concluso a Messina il percorso formativo sul tema della mobilità umana

14 Maggio 2024 -
Messina - Si è concluso sabato scorso a Messina il percorso formativo, curato dall’Ufficio pastorale Migrantes della diocesi di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela, per i diaconi permanenti della diocesi. Nell’ultimo appuntamento – il sesto del progetto formativo – si è affrontato il tema “Pastorale delle migrazioni e ministero diaconale: animazione e servizio per una Chiesa spiritualmente feconda”. L’ultima relazione è stata affidata – dopo la preghiera iniziale e il saluto di mons. Tindaro Cocivera, delegato arcivescovile per la cura pastorale dei diaconi permanenti, al diacono Enzo Petrolino della diocesi di Reggio Calabria-Bova, presidente della Comunità del Diaconato in Italia e direttore della rivista “Il diaconato in Italia”. Questo percorso ha “consegnato – dice il direttore Migrantes della diocesi di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela, Santino Tornesi – “nuovi stimoli per il ministero diaconale, che nella ‘Chiesa povera’ di Papa Bergoglio deve solo mettere in moto la fantasia pastorale, che non può e non deve mancare in chi ha come modello la figura di Cristo servo, Figlio di Dio venuto al mondo per liberare l’umanità da ogni forma di schiavitù”. L’attenzione e la cura verso la pastorale della mobilità umana “ha aiutato – spiega Tornesi – tanti diaconi a uscire dalle sacrestie e sperimentare la bellezza dei confini allargati, dove l’andare incontro significa opportunità per leggere nel volto del migrante la presenza di Dio che ha un progetto sulla sua Chiesa. (Raffaele Iaria - Agenzia Sir)

Rapporto Italiani nel Mondo: sabato la presentazione a Belluno

14 Maggio 2024 -

Belluno - Vecchia e nuova mobilità in Italia, con un focus sui flussi migratori dal Veneto. Questi i temi al centro dell’incontro che l'Associazione Bellunesi nel Mondo, Assostampa Belluno, Sindacato dei giornalisti del Veneto e la diocesi di Belluno-Feltre promuove per sabato 18 maggio. L'evento avrà al centro la presentazione di dati e approfondimenti del Rapporto Italiani nel Mondo e vedrà gli interventi della sociologa Delfina Licata sul tema  “Il Rapporto Italiani nel Mondo: transnazionalità, vecchie e nuove partenze, arrivi”; dello storico e parlamentare del  Pd Toni Ricciardi su “L’emigrazione italiana tra passato e presente”  del docente Riccardo Giumelli sul tema “L’altro Veneto: un percorso tra emigrazione, immaginario e radici”. I lavori saranno moderati da Marcella Corrà, già caporedattore del Corriere delle Alpi e membro del comitato di redazione del mensile “Bellunesi nel mondo”.

 

Messina: pellegrinaggio delle comunità srilankesi al Santuario della Madonna di Tindari

14 Maggio 2024 -
Messina - Domenica scorsa,  12 maggio, si è svolto il pellegrinaggio annuale delle Comunità cattoliche srilankesi  residenti in Sicilia  al Santuario della Madonna del Tindari. Sono stati migliaia i fedeli che da ogni parte dell'Isola  e da altre città italiane hanno raggiunto il promontorio che si affaccia sul Golfo di Patti e su cui sorge il Santuario.
La processione con il simulacro della Madonna è partito alle ore 11 dal “giardino degli ulivi” per raggiungere la Basilica, dove mons. Raymond Kingsley Wikramasinghe, vescovo della Diocesi srilankese di Galle, ha presieduto la celebrazione eucaristica. L’evento è stato curato dalla Cappellania cattolica srilankese di Messina, guidata da Fr. Phillip Xystus Perera (R.I.)

Imprese migranti: al via la collaborazione tra Unioncamere, Banca Etica e PerMicro

13 Maggio 2024 -

Roma - Per 36 aspiranti imprenditori stranieri residenti in Italia si apre la possibilità di richiedere finanziamenti per l’avvio dell’attività. Lo stabilisce l’accordo di collaborazione stipulato tra Unioncamere - l'Unione italiana delle Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, l'ente pubblico che unisce e rappresenta istituzionalmente il sistema camerale italiano – Banca Etica – prima e unica banca in Italia dedita esclusivamente alla finanza etica – e PerMicro – intermediario specializzato nell’erogazione di crediti finalizzati all’inclusione finanziaria di famiglie e imprese. L’accordo stabilisce che ai migranti di prima e seconda generazione, che partecipino ai percorsi di formazione del progetto  del Futuraepromosso dal ministero del Lavoro e delle politiche sociali e realizzato da Unioncamere e da sei Camere di commercio (Roma, Torino, Milano, Verona, Pavia, Bari)venga segnalata questa possibilità. PerMicro valuterà le richieste degli aspiranti imprenditori affiancandoli nella stesura del business plan e dell’istruttoria per la richiesta di finanziamento, effettuando la valutazione del merito creditizio e deliberando, in caso positivo, la concessione del credito che verrà erogato da PerMicro su un conto corrente acceso presso Banca Etica. L’intesa - spiega una nota - è in continuità con gli obiettivi della seconda annualità del progetto Futuraeche mira ad accompagnare la nascita e la crescita di imprese e attività di lavoro autonomo di cittadini e cittadine migranti attraverso percorsi di orientamento, formazione e affiancamento allo start up. Tra gli obiettivi di Futurae anche quello di integrare, nel percorso di formazione per l’avvio di impresa, il sostegno finanziario con programmi di microcreditoL’accordo in essere ha anche la potenzialità, alla luce dei risultati conseguiti, di essere eventualmente esteso, in futuro, a tutte quelle attività di sostegno all’imprenditoria straniera promosse dall’insieme del sistema camerale.

Ascensione: guardare al cielo con i piedi piantati in terra

13 Maggio 2024 -
Città del Vaticano - Mettiamoci nei panni dei suoi discepoli: lo hanno seguito, ascoltato, accompagnato lungo le strade della Palestina, fino a Gerusalemme per assistere alla sua morte. Tutti i loro sogni, le loro attese sono svanite in quel venerdì di sofferenza e di dolore. Poi la gioia di averlo ritrovato: non sono più “soli”, è tornato per loro e per quanti hanno creduto e vissuto le sue parole. Quaranta giorni dopo la Pasqua, di nuovo Gesù scompare in una nuvola, come leggiamo in Marco: è “elevato in cielo e sedette alla destra del Padre”. Quaranta giorni come il tempo da lui trascorso nel deserto, digiunando giorno e notte, come gli anni nel deserto trascorsi dal popolo di Israele. Antico e Nuovo Testamento che camminano assieme, per descrivere un tempo di attesa, ma anche di cambiamento, di conversione. Di nuovo un abbandono? No, ora hanno un compito ben preciso: “andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura […] mentre il Signore agiva insieme a loro”. E poi quelle parole di due uomini in vesti bianche: Gesù, che è stato in mezzo a loro, poi assunto in cielo, “tornerà un giorno allo stesso modo in cui lo avete visto andare in cielo”.  Ascensione, un guardare al cielo con i piedi piantati in terra; un camminare avendo come meta la Gerusalemme celeste; pellegrini provvisori in questo momento che trascorriamo sulle strade della vita terrena; tempo nel quale, nelle parole dell’autore sconosciuto di A Diogneto, i cristiani “dimorano nella terra, ma hanno la loro cittadinanza nel cielo”. Non si tratta, dunque, di trascorrere la vita fermi a contemplare il cielo attendendo un segno, piuttosto siamo chiamati a guardare un po’ oltre il nostro naso, ad alzare gli occhi per cercare di scrollarci di dosso le nostre piccolezze, le nostre miserie. E quel ritorno al Padre, afferma Francesco nelle parole al Regina caeli, non è “uno staccarsi da noi, ma piuttosto come un precederci alla meta, che è il cielo”. Belle le due immagini che il Papa propone: salire verso la cima di una montagna, un camminare “con fatica e, finalmente, a una svolta del sentiero, l’orizzonte si apre e si vede il panorama. Allora tutto il corpo ritrova forza per affrontare l’ultima salita”. E poi la “cordata”: Gesù, “asceso al Cielo, trascina con sé come in una ‘cordata’. È lui che ci svela e ci comunica, con la sua Parola e la grazia dei Sacramenti, la bellezza della Patria verso la quale siamo incamminati”. E in questo salire insieme “il passo di uno è un passo per tutti” e “nessuno deve perdersi né restare indietro, perché siamo un corpo solo”. L’Ascensione “non è un andarsene in una zona lontana del corso” scriveva Benedetto XVI nel libro Gesù di Nazareth, ma “vicinanza permanente”. E poi c’è il compito che Gesù affida ai suoi, un agire “passo dopo passo, gradino dopo gradino”, ovvero, come leggiamo nel Vangelo, “annunciare il Vangelo, battezzare, scacciare i demòni, affrontare i serpenti, guarire i malati”. Camminare e leggere i segni dei tempi, direbbe don Tonino Bello, perché “siamo stati mandati nel mondo non per rintanarci nelle nostre chiese e chiuderci per fare le nostre processioni all’interno”; siamo comunità, scriveva ancora, “non per noi, non per autoesaltarci, ma siamo cristiani per gli altri, per il mondo”. Il nostro camminare alla sequela di Gesù, dice Papa Francesco, significa “compiere le opere dell’amore: donare vita, portare speranza, tenersi lontano da ogni cattiveria e meschinità, rispondere al male col bene, farsi vicini a chi soffre”. Significa ancora non essere ancorati “alle cose che passano, o ai soldi, o ai successi, o ai piaceri”; non isolarsi, chiudersi, ma “amare i fratelli con animo grande e disinteressato e sentirli compagni di cammino”. Nelle parole che pronuncia dopo la recita della preghiera mariana, il Papa rinnova il suo appello alla pace in Ucraina, Palestina, Israele e Myanmar; e rinnova il suo appello “per uno scambio generale di tutti i prigionieri tra Russia e Ucraina, assicurando la disponibilità Santa Sede a favorire ogni sforzo al riguardo, soprattutto per quelli gravemente feriti e malati. (Fabio Zavattaro - Sir)

Foligno: una festa con ragazzi di diversi etnie

10 Maggio 2024 - Foligno -In occasione della festa del Santo Patrono della parrocchia di San Pietro Apostolo in Sant’Eraclio, molti gli incontri e le attività durante tutta la settimana scorsa. Il tema e il filo conduttore delle giornate è stato “vivere la missione da protagonisti e non da spettatori, nell’impegno sociale, per la dignità delle persone, per la pace di tutti i popoli”.  Abbiamo trascorso un bellissimo pomeriggio, venerdì 3, maggio con i ragazzi dell’oratorio e della scuola elementare, tra un tiro alla fune ed un percorso ad ostacoli, tra una corsa con i sacchi e una partita di pallone, il clou è stato rompere la "Pignatta" (gioco tradizionale dove i bambini a turno, bendati cercano di colpire la pignatta. Chi ci riesce è il vincitore, mentre tutti gli altri si divertono a raccogliere il bottino!). Circa sessanta ragazzi hanno preso possesso di una piazza appositamente liberata per loro. Insieme hanno gioito ed esultato, hanno fatto il tifo per la loro squadra ed hanno anche stretto la mano ai loro avversari, sportivamente. Accomunati da un solo spirito, quello del gioco, perché il gioco è una delle poche parole di comprensione universale. C’erano bambini nati a Sant’Eraclio, in Marocco, in Equador, in Albania, in Algeria, in Romania, in Ucraina, ecc. Universale anche il cibo, la merenda multietnica che si è potuta degustare, grazie alla partecipazione di tutti i genitori. Profumi speziati, sapori decisi, un tè caldo alla mente a una torta saporita. Tanta gente diversa, per usi e costumi, ma uguale nel cuore, nei gesti e nell’affetto gioioso verso tutti i ragazzi. (Martina Ferri- Migrantes Foligno)

Rom e Sinti: il 20 maggio a Catania un convegno per “superare i luoghi comuni per una società più inclusiva”

10 Maggio 2024 -
Catania - “Sinti e rom: superare i luoghi comuni per una società più inclusiva”. Questo il tema di un convegno promosso dagli Uffici per la pastorale dei problemi sociali e del lavoro e e della pastorale dei migranti della diocesi di Catania che si svolgerà il prossimo 20 maggio alle ore 16,30 presso i locali del Museo diocesano. Dopo i saluti di don Alfio Carbonaro e don Carlo Palazzolo, rispettivamente direttore dell’Ufficio per la Pastorale sociale e del lavoro e dell’Ufficio per la pastorale dei migranti della diocesi siciliana, interverranno, come relatori, l’assessore per i problemi sociali della città, Bruno Brucchieri e don Cristian Di Silvio, sacerdote della diocesi di Sora-Cassino-Pontecorvo-Aquino.  Don Carlo Palazzolo, direttore dell’ufficio per la pastorale dei migranti della diocesi di Catania, ricorda le parole di Papa Paolo VI al campo Rom di Pomezia del 1965 “Voi nella Chiesa non siete ai margini, ma, sotto certi aspetti, voi siete al centro, voi siete nel cuore” e sottolinea come in queste parole “possiamo riconoscere anche un richiamo per tutta la Chiesa ad un senso di responsabilità e di prossimità evangelica verso i nostri fratelli e sorelle Sinti e Rom”. Per don Palazzolo sono molti i “luoghi comuni e pregiudizi che nutriamo nei confronti di questo popolo che non conosciamo e ciò non aiuta alla creazione di una società più fraterna”. Il convegno del prossimo 20 maggio vuole essere una proposta “non solo alla comunità diocesana, ma a tutti coloro che nutrono una seria passione per l’edificazione di una società più inclusiva” per “riflettere, conoscere e guarire dai pregiudizi che polarizzano il mondo e le nostre fraternità”. Una occasione – spiega don Palazzolo – per “ricucire quella distanza tra mente e cuore che, mutuando le parole di Papa Francesco, genera tante volte la tentazione dello scarto e della chiusura verso le persone, che hanno la nostra stessa dignità”. (Raffaele Iaria - Agenzia Sir)

Papa Francesco: migranti, a “nessuno sia negato il diritto di costruire un futuro migliore”

10 Maggio 2024 - Città del Vaticano – “Non potranno mancare segni di speranza nei riguardi dei migranti, che abbandonano la loro terra alla ricerca di una vita migliore per sé stessi e per le loro famiglie. Le loro attese non siano vanificate da pregiudizi e chiusure; l’accoglienza, che spalanca le braccia ad ognuno secondo la sua dignità, si accompagni con la responsabilità, affinché a nessuno sia negato il diritto di costruire un futuro migliore”. Lo scrive Papa Francesco nella Bolla d’indizione del Giubileo 2025, Spes non confundit. Ai tanti esuli, profughi e rifugiati, che “le controverse vicende internazionali obbligano a fuggire per evitare guerre, violenze e discriminazioni – scrive il Papa - siano garantiti la sicurezza e l’accesso al lavoro e all’istruzione, strumenti necessari per il loro inserimento nel nuovo contesto sociale. La comunità cristiana sia sempre pronta a difendere il diritto dei più deboli”. E ‘invito a  “spalancare con generosità le porte dell’accoglienza, perché a nessuno venga mai a mancare la speranza di una vita migliore. Risuoni nei cuori la Parola del Signore che, nella grande parabola del giudizio finale, ha detto: ‘Ero straniero e mi avete accolto’, perché ‘tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli l’avete fatto a me’ (Mt 25,35.40)”. La Porta Santa della Basilica di San Pietro in Vaticano sarà aperta “il 24 dicembre del presente anno 2024, dando così inizio al Giubileo Ordinario. La domenica successiva - si legge nella Bolla -  29 dicembre 2024, aprirò la Porta Santa della mia cattedrale di San Giovanni in Laterano, che il 9 novembre di quest’anno celebrerà i 1700 anni della dedicazione. A seguire, il 1° gennaio 2025, Solennità di Maria Santissima Madre di Dio, verrà aperta la Porta Santa della Basilica papale di Santa Maria Maggiore. Infine, domenica 5 gennaio sarà aperta la Porta Santa della Basilica papale di San Paolo fuori le Mura. Queste ultime tre Porte Sante saranno chiuse entro domenica 28 dicembre dello stesso anno”. Papa Francesco stabilisce ancora che “domenica 29 dicembre 2024, in tutte le cattedrali e concattedrali, i Vescovi diocesani celebrino la santa Eucaristia come solenne apertura dell’Anno giubilare, secondo il Rituale che verrà predisposto per l’occasione. Per la celebrazione nella chiesa concattedrale, il Vescovo potrà essere sostituito da un suo Delegato appositamente designato. Il pellegrinaggio da una chiesa, scelta per la collectio, verso la cattedrale sia il segno del cammino di speranza che, illuminato dalla Parola di Dio, accomuna i credenti. In esso si dia lettura di alcuni brani del presente Documento e si annunci al popolo l’Indulgenza Giubilare, che potrà essere ottenuta secondo le prescrizioni contenute nel medesimo Rituale per la celebrazione del Giubileo nelle Chiese particolari”. Durante l’Anno Santo, che nelle Chiese particolari terminerà domenica 28 dicembre 2025, “si abbia cura che il Popolo di Dio possa accogliere con piena partecipazione sia l’annuncio di speranza della grazia di Dio sia i segni che ne attestano l’efficacia. Il Giubileo Ordinario terminerà con la chiusura della Porta Santa della Basilica papale di San Pietro in Vaticano il 6 gennaio 2026, Epifania del Signore. Possa la luce della speranza cristiana – scrive ancora papa Francesco - raggiungere ogni persona, come messaggio dell’amore di Dio rivolto a tutti! E possa la Chiesa essere testimone fedele di questo annuncio in ogni parte del mondo!”. (Raffaele Iaria)

Rapporto Diritto d’Asilo: a Trento il 16 maggio la presentazione

9 Maggio 2024 -
Trento - Sarà presentato il prossimo 16 maggio a Trento l'edizione 2023 del  volume della Fondazione Migrantes sul Diritto d'asilo. L'iniziativa - promossa dalla Cattedra di Diritto delle Migrazioni, Master in Diritto e Politiche delle Migrazioni, Centro Astalli di Trento, Caritas Bolzano e diocesi di Trento - si svolgerà presso la Sala Conferenze “Fulvio Zuelli” della Facoltà di Giurisprudenza. I lavori saranno introdotti e moderati da Donata Borgonovo Re, docente di Diritto delle Migrazioni e del Master DIRPOM. Interverranno Ulrich Stege, Direttore del programma di Cliniche legali IULC e Co-Autore ("Le frontiere esterne dell’UE: una tragedia annunciata"); Maria Cristina Molfetta della Fondazione Migrantes ; Luigi Gallo di Caritas Bolzano; Stefano Canestrini del Centro Astalli di Trento; don Mauro Leonardelli dell'area testimonianza e Impegno Sociale della diocesi.

Mci Germania: nel fine settimana Meeting dei giovani a Monaco di Baviera

9 Maggio 2024 - Monaco - Si ritroveranno a Monaco di Baviera, dal 10 al 12 maggio, i giovani delle Missioni cattoliche italiane in Germania per il loro Meeting annuale. Tema dell’incontro scelto per questa edizione è tratto dal Vangelo di Luca “Allora domando: ‘Ma voi chi dice che io sia?’ (Luca 9,20). L’incontro inizierà con la presentazione dei lavori a cura della pastorale giovanile delle Missioni cattoliche Italiane venerdì sera e proseguirà poi, nei giorni successivi, con la visita alla città di Monaco la mattina di sabato e nel pomeriggio, alle 17, adorazione eucaristica  e catechesi mentre in serata sono previsti momenti ricreativi. Domenica 12 maggio alle 11.30 la conclusione del Meeting con una solenne celebrazione eucaristica presieduta dal delegato nazionale delle Missioni cattoliche italiane in Germania e Scandinavia, don Gregorio Milone insieme ad altri sacerdoti che seguono pastoralmente gli emigrati cattolici di lingua italiana in Germania. Attualmente le Missioni cattoliche italiane in Germania sono circa 80 con altrettanti sacerdoti. “Sarà un fine settimana all’insegna del confronto – spiegano alla Delegazione delle Mci in Germania – della crescita spirituale ed umana ma anche per offrire ai nostri giovani la possibilità di incontrarsi ed intensificare legami di amicizia e condivisione delle esperienze”. (Raffaele Iaria - Agenzia Sir)  

Card. Zuppi e mons. Crociata: lettera alla “Cara Unione europea”

8 Maggio 2024 -

Roma - Domani si celebra la Giornata dell'Europa. In questa occasione  e in vista delle elezioni europee del prossimo 8 e 9 giugno pubblichiamo la Lettera all’Unione europea del card. Matteo Maria Zuppi, presidente della Cei, e di mons. Mariano Crociata, presidente della Comece

Cara Unione europea,darti del tu è inusuale, ma ci viene naturale perché siamo cresciuti con te. Sei una, sei “l’Europa”, eppure abbracci ben 27 Paesi, con 450 milioni di abitanti, che hanno scelto liberamente di mettersi insieme per formare l’Unione che sei diventata. Che meraviglia! Invece di litigare o ignorarsi, conoscersi e andare d’accordo! Lo sappiamo: non sempre è facile, ma quanto è decisivo, invece di alzare barriere e difese, cancellarle e collaborare. Tu sei la nostra casa, prima casa comune. In questa impariamo a vivere da “Fratelli Tutti”, come ha scritto un tuo figlio i cui genitori andarono fino alla “fine del mondo” per cercare futuro. Nel cuore un desiderio Ti scriviamo perché abbiamo nel cuore un desiderio: che si rafforzi ciò che rappresenti e ciò che sei, che tutti impariamo a sentirti vicina, amica e non distante o sconosciuta. Ne hai bisogno perché spesso si parla male di te e tanti si scordano quante cose importanti fai! Durante il Covid lo abbiamo visto: solo insieme possiamo affrontare le pandemie. Purtroppo, lo capiamo solo quando siamo sopraffatti dalle necessità, per poi dimenticarlo facilmente! Così, quando pensiamo che possiamo farcela da soli finiamo tutti contro tutti. Dagli inizi ad oggi Non possiamo dimenticare come prima di te, per secoli, abbiamo combattuto guerre senza fine e milioni di persone sono state uccise. Tutti i sogni di pace si sono infranti sugli scogli di guerre, le ultime quelle mondiali, che hanno portato immense distruzioni e morte. Proprio dalla tragedia della Seconda guerra mondiale – che ha toccato il male assoluto con la Shoah e la minaccia alla sopravvivenza dell’umanità intera con la bomba atomica – è nato il germe della comunità di Paesi sovrani che oggi è l’Unione europea. C’è stato chi ha creduto che le nazioni non fossero destinate a combattersi, che dopo tanto odio si potesse imparare a vivere assieme. Tra quelli che ti hanno pensata e voluta non possiamo dimenticare Robert Schuman, francese, Konrad Adenauer, tedesco, e Alcide De Gasperi, italiano: animati dalla fede cristiana, essi hanno sentito la chiamata a creare qualcosa che rendesse impossibile il ritorno della guerra sul suolo europeo. Hanno pensato con intelligenza, ambizione e coraggio. Non sono mancati momenti difficili, ma la forza che viene dall’unità ha mostrato il valore del cammino intrapreso e la possibilità di correggere, aggiustare, intendersi. La Comunità europea venne concepita nel 1951 attorno al carbone e all’acciaio, materie allora indispensabili per fare la guerra, per prevenire ogni velleità di farne uso ancora una volta l’uno contro l’altro. In realtà quei tre grandi uomini, e tanti altri con loro, hanno cercato di più, e cioè la riconciliazione tra i popoli e la cancellazione degli odi e delle vendette. Trovare qualcosa su cui lavorare insieme, anche solo sul piano economico, come dimostrano i Trattati firmati a Roma nel 1957, è stato l’inizio di un cammino che ha visto poco alla volta nuovi popoli entrare nella Comunità e, dopo la caduta del muro di Berlino, nel 1989, il cambiamento del nome, nel 1992, in Unione europea, e l’allargamento, nel 2004, ai Paesi dell’allora Patto di Varsavia, ben dieci in una volta. I problemi non sono mancati, ma quanto sono stati importanti la moneta unica e l’abbattimento delle barriere nazionali per la libera circolazione delle persone e delle merci! Ultimo, l’accordo sulla riforma con il Trattato di Lisbona, entrato in vigore nel 2009. Il senso dello stare insieme Cara Unione europea, sei un organismo vivo, perciò forse viene il momento per nuove riforme istituzionali che ti rendano sempre più all’altezza delle sfide di oggi. Ma non puoi essere solo una burocrazia, pur necessaria per far funzionare organizzazioni così complesse come quella che sei diventata. Direttive e regolamenti da soli non fanno crescere la coesione. Serve un’anima! In questi anni abbiamo visto compiere passi avanti significativi, quando per esempio hai accompagnato alcuni Paesi a superare le crisi economiche, ma abbiamo anche dovuto registrare fasi di stallo e difficoltà. E queste crescono quando smarriamo il senso dello stare insieme, la visione del nostro futuro condiviso, o facciamo resistenza a capire che il destino è comune e che bisogna continuare a costruire un’Europa unita. Il ritorno della guerra Perciò, qualche volta ci chiediamo: Europa, dove sei? Che direzione vuoi prendere? Sono questi anche gli interrogativi del Papa: “Guardando con accorato affetto all’Europa, nello spirito di dialogo che la caratterizza, verrebbe da chiederle: verso dove navighi, se non offri percorsi di pace, vie creative per porre fine alla guerra in Ucraina e ai tanti conflitti che insanguinano il mondo? E ancora, allargando il campo: quale rotta segui, Occidente?” (Discorso, Lisbona, 2 agosto 2023). In tutti questi anni siamo molto cambiati e facciamo fatica a capire e a tenere vivo lo spirito degli inizi. Dopo un così lungo periodo di pace abbiamo pensato che una guerra su territorio europeo sarebbe stata ormai impossibile. E invece gli ultimi due anni ci dicono che ciò che sembrava impensabile è tornato. Abbiamo bisogno di riprendere in mano il progetto dei padri fondatori e di costruire nuovi patti di pace se vogliamo che la guerra contro l’Ucraina finisca, e che finisca anche la guerra in corso in Medio Oriente, scoppiata a seguito dell’attacco terroristico del 7 ottobre scorso contro Israele, e con essa l’antisemitismo, mai sconfitto e ora riemergente. Lo dice così bene anche la nostra Costituzione italiana: è necessario combattere la guerra e ripudiarla per davvero! Se non si ha cura della pace, rischia sempre di tornare la guerra. Lo diceva Robert Schuman nella sua Dichiarazione del 9 maggio 1950, che ha dato avvio al processo di integrazione europea: “L’Europa non è stata fatta: abbiamo avuto la guerra”. Egli si riferiva al passato, ma le sue parole valgono anche oggi. L’unità va cercata come un compito sempre nuovo e urgente. Non dobbiamo aspettare l’esplosione di un altro conflitto per capirlo! Il ruolo internazionale e la tentazione dei nazionalismi Che ruolo giochi, Europa, nel mondo? Vogliamo che tu incida e porti la tua volontà di pace, gli strumenti della tua diplomazia, i tuoi valori. Risveglia la tua forza così da far sentire la tua voce, così da stabilire nuovi equilibri e relazioni internazionali. Le tue divisioni interne non ti permettono di assumere quel ruolo che dalla tua statura storica e culturale ci si aspetterebbe. Non vedi il rischio che le tue contrapposizioni intestine indeboliscano non solo il tuo peso internazionale ma anche la capacità di far fronte alle attese dei tuoi popoli? Tanti pensano di potere usufruire dei benefici che tu hai indubbiamente portato, come se fossero scontati e niente possa comprometterli. La pandemia o le periodiche proteste, ultima quella degli agricoltori, ci procurano uno sgradevole risveglio. Capiamo che tanti vantaggi acquisiti potrebbero svanire. Il senso della necessità però non basta a spingere sempre e tutti a superare le divisioni. Alcuni vogliono far credere che isolandosi si starebbe meglio, quando invece qualunque dei tuoi Paesi, anche grande, si ridurrebbe fatalmente al proverbiale vaso di coccio tra vasi di ferro. Per stare insieme abbiamo bisogno di motivazioni condivise, di ideali comuni, di valori apprezzati e coltivati. Non bastano convenienze economiche, poiché alla lunga devono essere percepite le ragioni dello stare insieme, le uniche capaci di far superare tensioni e contrasti che proprio gli interessi economici portano con sé nel loro fisiologico confrontarsi. Ha detto Papa Francesco: “In questo frangente storico l’Europa è fondamentale. Perché essa, grazie alla sua storia, rappresenta la memoria dell’umanità ed è perciò chiamata a interpretare il ruolo che le corrisponde: quello di unire i distanti, di accogliere al suo interno i popoli e di non lasciare nessuno per sempre nemico. È dunque essenziale ritrovare l’anima europea” (Discorso, Budapest, 28 aprile 2023). Vorremmo che tutti sentissimo l’orgoglio di appartenerti, Europa. Oggi appare distante, a volte estraneo, tutto ciò che sta oltre i confini del proprio Paese. Eppure, le due appartenenze, quella nazionale e quella europea, si implicano a vicenda. La tua è stata fin dall’inizio l’Unione di Paesi liberi e sovrani che rinunciavano a parte della loro sovranità a favore di una, comune, più forte. Perciò non si tratta di sminuire l’identità e la libertà di alcuno, ma di conservare l’autonomia propria di ciascuno in un rapporto organico e leale con tutti gli altri. Valori europei e fede cristiana Le nostre idee e i nostri valori definiscono il tuo volto, cara Europa. Anche in questo la fede cristiana ha svolto un ruolo importante, tanto più che dal suo sentire è uscito il progetto e il disegno originario della tua Unione. Come cristiani continuiamo a sentirne viva responsabilità; e del resto troviamo in te tanta attenzione alla dignità della persona, che il Vangelo di Cristo ha seminato nei cuori e nella tua cultura. Soffriamo non poco, perciò, nel vedere che hai paura della vita, non la sai difendere e accogliere dal suo inizio alla sua fine, e non sempre incoraggi la crescita demografica. “Penso – dice il Papa – a un’Europa che non sia ostaggio delle parti, diventando preda di populismi autoreferenziali, ma che nemmeno si trasformi in una realtà fluida, se non gassosa, in una sorta di sovranazionalismo astratto, dimentico della vita dei popoli. […] Che bello invece costruire un’Europa centrata sulla persona e sui popoli, dove vi siano politiche effettive per la natalità e la famiglia […], dove nazioni diverse siano una famiglia in cui si custodiscono la crescita e la singolarità di ciascuno” (Discorso, Budapest, 28 aprile 2023). Il tema dei migranti e le sue implicazioni Cara Europa, tu non puoi guardare solo al tuo interno. Non si può vivere solo per stare bene, ma stare bene per aiutare il mondo, combattere l’ingiustizia, lottare contro le povertà. Ormai da decenni sei il punto di arrivo, il sogno di tante persone migranti che da diversi continenti cercano entro i tuoi confini una vita migliore. Tanti vogliono raggiungerti perché sono alla ricerca disperata di un futuro. E molti, con il loro lavoro, non ti aiutano forse già a prepararne uno migliore? Non si tratta di accogliere tutti, ma che nessuno perda la vita nei “viaggi della speranza” e tanti possano trovare ospitalità. Chi accoglie genera vita! L’Italia è spesso lasciata sola, come se fosse un problema solo suo o di alcuni, ma non per questo deve chiudersi. Prima o poi impareremo che le responsabilità, comprese quelle verso i migranti, vanno condivise, per affrontare e risolvere problemi che in realtà sono di tutti. Tu rappresenti un punto di riferimento per i Paesi mediterranei e africani, un bacino immenso di popoli e di risorse nella prospettiva di un partenariato tra uguali. Compito essenziale perché in realtà un soggetto sovranazionale come l’Unione non può sussistere al di fuori di una reciprocità di relazioni internazionali che ne dicano il riconoscimento e il compito storico, e che promuovano il comune progresso sociale ed economico nel segno dell’amicizia e della fraternità. Compiti e sfide Cara Europa, è tempo di un nuovo grande rilancio del tuo cammino di Unione verso una integrazione sempre più piena, che guardi a un fisco europeo che sia il più possibile equo; a una politica estera autorevole; a una difesa comune che ti permetta di esercitare la tua responsabilità internazionale; a un processo di allargamento ai Paesi che ancora non ne fanno parte, garanzia di una forza sempre più proporzionata all’unità che raccogli ed esprimi. Le esigenze di innovazione economica e tecnica (pensiamo all’Intelligenza Artificiale), di sicurezza, di cura dell’ambiente e di custodia della “casa comune”, di salvaguardia del welfare e dei diritti individuali e sociali, sono alcune delle sfide che solo insieme potremo affrontare e superare. Non mancano purtroppo i pericoli, come quelli che vengono dalla disinformazione, che minaccia l’ordinato svolgimento della vita democratica e la stessa possibilità di una memoria e di una storia non falsate. Insieme alle riforme istituzionali democraticamente adottate, c’è bisogno di far crescere un sentire comune, un apprezzamento condiviso dei valori che stanno alla base della nostra convivenza nell’Unione europea. Ci vuole un nuovo senso della cittadinanza, un senso civico di respiro europeo, la coscienza dei popoli del continente di essere un unico grande popolo. Ne siamo convinti: è innanzitutto questo senso di comunità di cittadini e di popoli che ci chiedi di fare nostro, cara Europa. Le prossime elezioni Le prossime elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo e la nomina della Commissione europea sono l’occasione propizia e irripetibile, da cogliere senza esitazione. Purtroppo, a farsi valere spesso sono le paure e il senso di insicurezza di fronte alle difficoltà. Anche questo andrebbe raccolto e ascoltato per mostrare come proprio tu sia lo strumento e il luogo per affrontare e vincere paure e minacce. Facciamo appello, perciò, a tutti, candidati e cittadini, a cominciare dai sedicenni che per la prima volta in alcuni Paesi andranno a votare, perché sentano quanto sia importante compiere questo gesto civico di partecipazione alla vita e alla crescita dell’Unione. Non andare a votare non equivale a restare neutrali, ma assumersi una precisa responsabilità, quella di dare ad altri il potere di agire senza, se non addirittura contro, la nostra libertà. L’assenteismo ha l’effetto di accrescere la sfiducia, la diffidenza degli uni nei confronti degli altri, la perdita della possibilità di dare il proprio contributo alla vita sociale, e quindi la rinuncia ad avere capacità e titolo per rendere migliore lo stare insieme nell’Unione europea. L’augurio che ti facciamo, cara Unione europea, è che questa tornata elettorale diventi davvero un’occasione di rilancio, un risveglio di entusiasmo per un cammino comune che contiene già, in sé e nella visione che proietta, un senso vivo di speranza e di impegno motivato e convinto da parte dei tuoi cittadini. Un nuovo umanesimo europeo Sogniamo perciò ancora con Papa Francesco: “Con la mente e con il cuore, con speranza e senza vane nostalgie, come un figlio che ritrova nella madre Europa le sue radici di vita e di fede, sogno un nuovo umanesimo europeo, ‘un costante cammino di umanizzazione’, cui servono ‘memoria, coraggio, sana e umana utopia'” (Discorso, Vaticano, 6 maggio 2016).
(Foto Calvarese/SIR)

Migrantes Piemonte-Valle d’Aosta: ad Asti il pellegrinaggio annuale dei migranti

8 Maggio 2024 - Torino - Giunto alla sua nona edizione, il Pellegrinaggio dei popoli promosso dalla Migrantes Piemonte si terrà domenica 16 giugno nella città di Asti. Attese mille persone provenienti dalle diverse diocesi del Piemonte e Valle d'Aosta, originarie dell’Africa, America Latina e Asia. L’incontro delle comunità etniche è un momento di festa e di preghiera, sottolinea la Migrantes regionale  e vede partecipare, ogni anno in una sede diversa, centinaia di pellegrini. La scorsa edizione si è svolta presso il Colle don Bosco a Castelnuovo don Bosco, la precedente al Santuario Regina Pacis a Fontanelle di Boves, mentre il prossimo 16 giugno la giornata sarò diffusa per diversi centri nella città di Asti. Il programma prevede l'esibizione degli sbandieratori e della banda musicale cittadina e i saluti di mons. Marco Prastaro, Vescovo di Asti e vescovo incaricato della Migrantes regionale; di Maurizio Rasero, Sindaco di Asti e diSergio Durando, Coordinatore regionale Migrantes. Seguranno catechesi per gruppi linguistici, una festa aperta alla cittadinanza con danze e canti dal mondo e la celebrazione eucaristica presieduta da mons. Prastaro presso la cattedrale di Asti, con la partecipazione del coro multietnico di Torino.

Papa Francesco: i migranti, “lavorando, contribuiscono allo sviluppo economico e sociale del Paese che li accoglie e di quello da cui provengono”

8 Maggio 2024 - Città del Vaticano -  Non bisogna dimenticare la questione che riguarda la relazione tra "lavoro dignitoso e migrazione". Lo ha ricordato oggi papa Francesco ricevendo in Udienza i partecipanti alla Consultazione “La cura è lavoro, il lavoro è cura” del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale. "Per molte ragioni - ha detto il Pontefice -  sono tante le persone che emigrano in cerca di lavoro, mentre altre sono costrette a farlo per fuggire dai loro Paesi di provenienza, spesso dilaniati dalla violenza e dalla povertà. Queste persone - ha spiegato -  anche a causa di pregiudizi e di una informazione imprecisa o ideologica, sono spesso viste come un problema e un aggravio per i costi di una Nazione, mentre essi in realtà, lavorando, contribuiscono allo sviluppo economico e sociale del Paese che li accoglie e di quello da cui provengono". Papa Francesco è tornato quindi a parlare della "poca natalità" evidenziando che i Paesi ricchi "non fanno figli: tutti hanno un cagnolino, un gatto, tutti, ma non fanno figli. La denatalità è un problema, e la migrazione viene ad aiutare la crisi che provoca la denatalità. Questo è un problema molto grave". Tuttavia - ha detto il Papa - "molti migranti e lavoratori vulnerabili non sono ancora pienamente integrati nella pienezza dei diritti, sono cittadini 'di seconda', restando esclusi dall’accesso ai servizi sanitari, alle cure, all’assistenza, ai piani di protezione finanziaria e ai servizi psicosociali". (Raffaele Iaria)