Primo Piano

Migrantes Cerignola: le iniziative per la GMMR

22 Settembre 2021 - Cerignola - Una serie di iniziative, domenica 26 settembre, in occasione della Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato. Le ha organizzate l’Ufficio Migrantes della diocesi di Cerignola. In particolare, l’appuntamento è alle 18 nella chiesa parrocchiale di San Rocco, a Stornara, con la Messa presieduta dal vescovo, mons. Luigi Renna. Al termine, l’associazione San Giuseppe Onlus presenterà i risultati del progetto europeo M4M – Migrants for Migrants, realizzato in collaborazione con partner provenienti da Francia, Romania, Grecia, Portogallo, Austria, che utilizza il “Buddy System”, metodo innovativo in cui due persone si monitorano e si aiutano a vicenda. Un aiuto fondamentale per chi deve cercare di stabilirsi in un Paese sconosciuto, con tutte le difficoltà che comporta: barriere linguistiche, differenze nelle norme sociali o lacune educative che impediscono l’accesso all’occupazione. M4M si rivolge ai migranti, rifugiati e richiedenti asilo appena arrivati nel Paese ospitante e ai professionisti dei servizi di integrazione. Lo scopo è quello di promuovere l’inclusione, facilitandone la responsabilizzazione e creando contatti sostenibili con associazioni, amministrazioni locali e servizi sociali. Alle 19,30, seguirà lo spettacolo musicale “In viaggio si diventa grandi”, il cui tema è l’immigrazione.

 

Viminale: da inizio anno sbarcate 43.372 persone sulle coste italiane

22 Settembre 2021 - Roma - Sono 43.372 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Di questi, secondo i dati del Viminale aggiornati a ieri mattina, 12.646 sono di nazionalità tunisina (29%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Bangladesh (5.454, 13%), Egitto (4.058, 9%), Costa d’Avorio (2.844, 7%), Iran (2.128, 5%), Guinea (1.800, 4%), Eritrea (1.575, 4%), Iraq (1.563, 4%), Sudan (1.496, 3%), Marocco (1.477, 3%) a cui si aggiungono 8.331 persone (19%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. 6.624 sono i minori stranieri non accompagnati ad aver raggiunto il nostro Paese via mare. I minori stranieri non accompagnati sbarcati sulle coste italiane lungo tutto il 2020 sono stati 4.687, 1.680 nel 2019, 3.536 nel 2018 e 15.779 nel 2017.  

MCI Olanda: il 3 ottobre l’apertura dell’anno pastorale con il Nunzio Apostolico

21 Settembre 2021 - Il 3 ottobre inizierà ufficialmente il nuovo anno pastorale della Missione Cattolica Italiana in Olanda con una celebrazione eucaristica presieduta dal Nunzio Apostolico, mons. Aldo Cavalli. “Celebreremo in modo solenne la Festa di San Francesco con una messa congiunta di tutte e tre le comunità nella chiesa di Matthiaskerk a Warmond alle ore 10:00”, dicono alla MCI che invita a “non abbassare la guardia contro il Covid-19, soprattutto nel rispetto delle persone più fragili della nostra comunità, ecco perché, nonostante alcune misure siano state allentate, abbiamo deciso di mantenere obbligatoria l’uso della mascherina durante le celebrazioni. È importante restare prudenti, il Covid-19 ci ha colpito inaspettatamente da vicino, Don Robert infatti è stato recentemente ricoverato all’ospedale di Westeinde a Den Haag, adesso è tornato a casa ed è fuori pericolo e le sue condizioni di salute stanno migliorando, giorno dopo giorno”. Don Robert ringrazia la comunità per la “vicinanza e l’affetto che gli sta dimostrando anche con la preghiera”. Le celebrazioni, dopo il periodo estivo, sono ripartite dal 5 Settembre.  

Mons. Massara: aprire il cuore all’accoglienza

21 Settembre 2021 - Fabriano - “La nostra terra ha sofferto il dramma del terremoto mentre queste famiglie hanno vissuto quello della guerra. Come noi abbiamo ricevuto tanta solidarietà in quei momenti e continuiamo a riceverla ancora oggi, ora spetta a noi aprire il nostro cuore e le nostre case per accogliere chi ha bisogno di aiuto e far risplendere nei loro occhi il sorriso che la guerra ha seppellito”. Con queste parole, mons. Francesco Massara, arcivescovo di Camerino-San Severino Marche e vescovo di Fabriano-Matelica, ha annunciato l’accoglienza in diocesi di tre famiglie afghane. La notizia è riportata dal settimanale diocesano “L’Appennino Camerte”. “La nostra terra – dichiara il presule – sarà per loro un luogo di speranza, dove respirare la bellezza della libertà. A questi nostri fratelli e sorelle do il benvenuto: le nostre case sono aperte per voi e i nostri cuori lo sono ancor di più. Possa risplendere sui vostri volti la gioia che vi è stata negata nella vostra terra”. Come sta avvenendo per diversi Comuni che hanno dato la disponibilità alla prefettura di ospitare le famiglie bisognose che arrivano dall’Afghanistan, anche la diocesi di Camerino si muove “per alleviare il dolore e le sofferenze di coloro che stanno vivendo il dramma della guerra”. Una delle tre famiglie è già arrivata nelle Marche, mentre le altre due arriveranno nei prossimi giorni. “L’arcivescovo ha dato la disponibilità, rispondendo alla richiesta delle prefetture, di accogliere queste famiglie – dice don Aldo Buonaiuto che si occuperà della gestione del programma di accoglienza –. Come sappiamo avevano bisogno di una risposta immediata e l’arcivescovo non si è tirato indietro, anzi ha pensato di dare una risposta attraverso alcune case dell’istituto di sostentamento del clero per cercare di dare a queste famiglie una prima accoglienza”. Come riporta il settimanale diocesano “le famiglie saranno accolte nel territorio diocesano ma continueranno a far capo alla prefettura, coordinati a livello nazionale. Seguiranno – spiega don Buonaiuto – un percorso di integrazione, dove i bambini andranno a scuola e per gli adulti si cercherà un lavoro, così che possano riprendere una vita normale, serena e felice”. Ma all’impegno della diocesi si è unita una vera e propria gara di solidarietà: “Il ringraziamento – dice il sacerdote – va alla solidarietà del territorio e di tutti coloro che hanno voluto contribuire, anche con piccoli gesti, per far sì, in pochissimo tempo, di arredare e mettere insieme le strutture. Il nostro ringraziamento va a tutte le persone che hanno concretamente aiutato la grande rete del volontariato cattolico, dell’associazionismo, dei laici che hanno ognuno contribuito a sostenere ed aiutare anche nella preparazione dell’accoglienza. È stato un bell’attestato di un popolo solidale, che ha compreso il dramma di queste persone e si è prodigato per dare il proprio contributo”. (SIR)      

Mazara del Vallo: giovani di origine africana e nati in Italia danno vita al ristorante Habibi

21 Settembre 2021 - Mazara del Vallo - Il nome lo hanno scelto dalla lingua araba: “Habibi”, che significa “amore, tesoro”. Protagonisti sono una decina di giovani di diversi Paesi del bacino mediterraneo e sub sahariani. Alcuni di loro sono nati in Italia da genitori tunisini e altri provengono dai percorsi di accoglienza Sai nelle case gestite a Mazara del Vallo dalla Casa della comunità Speranza. Insieme hanno fondato una cooperativa agricola “Terre senza frontiere”, poi sempre a Mazara hanno aperto un ristorante che hanno chiamato così. Rispondendo alla campagna “Liberi di partire, liberi di restare”, promossa da Cei e Fondazione Migrantes, è stato pensato un progetto alla luce di una considerazione: creare percorsi di formazione e inserimento lavorativo per giovani provenienti da diverse parti del Mediterraneo. Lo scopo è quello di limitare i flussi di migrazione forzata. Il progetto sostenuto dalla campagna si articola in Sicilia, a Mazara del Vallo, e in Tunisia. “Un piccolo segno per dare sia nelle terre d’origine sia in Italia la possibilità di rimanere grazie a una proposta di formazione e di lavoro – spiegano i promotori –. Si vuole evitare che i figli delle persone immigrate a Mazara vadano via, terminate le scuole, perché non trovano lavoro”. Prima la fondazione della cooperativa che sviluppa un percorso nell’agricoltura, poi l’apertura un anno dopo del ristorante in modo da dare una possibilità di lavoro ad alcuni giovani originari di alcuni Paesi africani e italiani, far gustarne i sapori tipici. Grazie al contributo della Fondazione Migrantes, della Fondazione Haiku ai fondi dell’8×1000 alla Chiesa cattolica, il sogno è diventato realtà. Tra i ragazzi che vi lavorano Naures, 22 anni, nata da genitori tunisini: “Attraverso il cibo le persone sono curiose di conoscere la nostra storia, chiedono delle nostre origini, perché siamo qui in Italia. A volte cambiano la loro prospettiva su di noi”. “Il nostro obiettivo – spiega Saleem, 20 anni, aiuto cuoco – è quello di far conoscere ai clienti le nostre origini. E ci riusciamo”.  

Migrantes Latina: la GMMR in diocesi con il vescovo mons. Crociata

21 Settembre 2021 - Latina - Il prossimo 26 settembre è fissata la 107ª Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato (GMMR). Per questa occasione l’Ufficio Migrantes di Latina-Terracina-Sezze-Priverno ha organizzato una concelebrazione eucaristica plurilingue presso la parrocchia Stella Maris a Latina Lido, presieduta dal vescovo, mons. Mariano Crociata. Parteciperanno i sacerdoti che celebrano in diocesi le messe festive in lingua straniera, insieme con le comunità di migranti presenti sul territorio diocesano. Sempre l’Ufficio Migrantes ha invitato i parroci ad animare le comunità parrocchiali, affinché, come ha scritto san Paolo «un solo corpo, un solo spirito, una sola fede, un solo battesimo», tutti «ci si senta più famiglia ed aprirci alla relazione con gli altri, siano essi cattolici, cristiani o di altre fedi. La sfida culturale è quella dell’incontro, del dialogo e dell’accettazione, pur nelle differenze».

Migrantes Modena: la GMMR in diocesi

21 Settembre 2021 - Modena - Domenica 26 settembre è la 107ª Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato. Il tema scelto da Papa Francesco è «Verso un noi più grande». La Fondazione Migrantes ha curato la realizzazione di alcuni materiali per vivere al meglio questo storico appuntamento della Chiesa italiana con sussidi per adulti, giovani e bambini, locandine, spunti di riflessione e per l’omelia, commenti al messaggio del Papa e altro ancora. Nella diocesi di Modena-Nonantola la Messa verrà celebrata alle 15 dal vicario generale monsignor Giuliano Gazzetti.  

Migrantes Albano: iniziative per la GMMR

21 Settembre 2021 - Albano – In vista della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, che la Chiesa celebrerà domenica prossima, il direttore dell’ufficio diocesano Migrantes di Albano, don Luis Fernando Lopez, ha inviato una lettera alle comunità parrocchiali della diocesi, per aiutarle a preparare e vivere questo appuntamento. «È proprio nelle comunità parrocchiali – scrive don Luis Fernando Lopez – attraverso i nostri operatori pastorali e gruppi apostolici, che siamo chiamati ad arrivare con il messaggio del Papa ed avviare iniziative che vengano incontro ai nostri fratelli più vulnerabili». Il materiale per l’animazione delle diverse attività, compresa anche la locandina, è disponibile sul sito internet della Fondazione Migrantes. «Auguro alle comunità – conclude il direttore dell’ufficio diocesano – un buon cammino; e che il Buon Dio possa sempre benedire il nostro impegno per la costruzione di un mondo migliore, di un “noi” sempre più grande».  

Non solo formazione: la forza di Scuola Cantiere Sophia

21 Settembre 2021 - Roma - Se sei nero, un euro in meno. Sono i termini contrattuali - quando si riesce ad avere un contratto - tra un bracciante e il suo datore di lavoro. Una discriminazione sorpresa e denunciata dai sindacati della Flai Cgil, che hanno contestato lo sfruttamento che accade nelle campagne piemontesi: un lavoro tosto e duro, svolto per molte ore sotto al sole cocente, per una paga misera, raccogliendo frutta nei campi. Diritti sbiaditi, calpestati ai quali spesso i migranti rinunciano per mancanza di informazioni o semplicemente per necessità. Molto spesso infatti chi arriva nel nostro Paese viene catapultato in una realtà che non conosce, finendo in balia degli eventi e delle persone. “Questa notizia ci lascia sconvolti, anche se purtroppo, accade più spesso di quanto possiamo pensare. Lo abbiamo imparato in questi anni. Molti ragazzi migranti che abbiamo accompagnato in percorsi e progetti infatti ci hanno raccontato storie simili: sfruttamento, abbandono a sé stessi, degrado e solitudine. Per questo, all'inizio sono sempre molto diffidenti, e prima di aprirsi con noi passa molto tempo”, spiega Giuseppe, educatore di Sophia Impresa Sociale che in questi anni ha formato moltissimi ragazzi. L’ultima “impresa” è stata la “Scuola Cantiere Sophia”, percorso di formazione ai mestieri artigianali che, con il sostegno di Fondazione Cattolica Assicurazioni e dell’Elemosineria Apostolica di Papa Francesco ha avviato 15 giovani ad operare interventi di manutenzione nelle parrocchie di Roma. “La parte più importante è creare un legame. Un rapporto personale che vada oltre alla semplice formazione professionale o al semplice ‘ti do una mano’: un accompagnamento a 360 gradi che riesca a far comprendere ai ragazzi la loro unicità, i propri diritti; e ancora la relazione con colleghi e con amici, l'importanza della fiducia in sé e negli altri”, continua Giuseppe. “L’esistenza di una squadra di lavoro con un obiettivo preciso, la manutenzione delle parrocchie di Roma, permette ai giovani di focalizzarsi meglio e pensare alle proprie qualità e limiti in relazione agli altri”. E i frutti di questo tipo di percorso sono sempre maturati, come testimoniano i racconti dei ragazzi seguiti, che, inseriti nel mondo del lavoro, prendono in mano il proprio percorso. “Siamo come una famiglia. Giuseppe è molto bravo, riesce a spiegare a tutti” commenta Mustafa Ibrahim che ha terminato con successo la prima parte di “Scuola Cantiere Sophia”. Il giovane del Sudan lavora adesso come magazziniere presso una nota catena di arredamento fai da te, ma ha fatto un piccolo passo in più verso il suo sogno di diventare muratore nel suo paese d'origine.  (Alessio Mirtini)  

In Famiglia: Mosè

21 Settembre 2021 - Tra i protagonisti della storia biblica Mosè è uno dei personaggi di maggiore fascino e con una vicenda alquanto avventurosa. Egli è l’uomo che il Signore sceglie per condurre il suo popolo fuori dal paese di Egitto, ma è anche quello a cui Dio affida le parole dell’Alleanza, le famose tavole della Legge. Mosè è un uomo di cui possiamo intuire fin dall’infanzia una particolare predilezione, ma anche un carico di responsabilità enorme. La sua nascita già lo pone in una condizione di precarietà e privilegio allo stesso tempo. Per paura che venga soppresso, la madre lo affida al Nilo in un cestello di papiro. La figlia del faraone lo trova e ne ha compassione e la sorella del bimbo che ha visto tutto ottiene che sia affidato alla madre naturale perché lo allatti fino allo svezzamento (Es 2, 1-10). Poi di questo ragazzo cresciuto alla corte del faraone come figlio adottivo non sappiamo più niente fino a quando non si macchia di un omicidio: uccide un egiziano che vede alzare la mano contro un ebreo, lui sa della sua origine, si sente chiamato in causa e ha uno scatto di violenza. La voce si sparge ed egli per paura di essere incarcerato, fugge a Madian, sui monti, dove il pastore Ietro lo prende a lavorare con sé e gli dà anche in moglie la figlia Sipporà (Es 2, 11-22). Come di consueto la storia così lineare non appartiene ai disegni di Dio. Mosè è protagonista di una vera e propria vocazione: il Signore si manifesta a lui nel roveto ardente che non si consuma e lo invita a tornare in Egitto, proprio da dove è fuggito e a liberare il suo popolo, ad essere il suo condottiero e profeta fra gli Israeliti (Es 3). Di fronte a tutto questo Mosè, l’unico uomo che parlerà “faccia a faccia” con Dio, si sente del tutto inadeguato, mette avanti le mani, dice che non potrà essere lui a parlare per conto di Dio perché è balbuziente dalla nascita. A questo punto fa il suo ingresso un altro fratello importante: Aronne, il levita. Il Signore è come se dicesse a Mosé: hai sempre avuto questo alleato fedele e a te complementare, come hai fatto a non immaginare che te lo avrei messo a fianco a servizio della missione comune a voi affidata? (Es 4, 10-17). Da questo momento il fido Aronne è sempre al fianco del fratello, gli fa da megafono… Mosé parla con Dio, Aronne col faraone, con il popolo… sono inseparabili e svolgono funzioni differenti. Questa è la bellezza della loro relazione e a questa si aggiunge quella della sorella Maria che avevamo conosciuto all’inizio della storia. Maria, anch’essa definita profetessa, canta mirabilmente, seguita dalle altre donne, dopo che il popolo ha passato indenne il Mar Rosso e l’esercito egiziano è stato sbaragliato (Es 15, 20-21). Allora ci rendiamo conto che Mosè non è lasciato solo, ha delle persone con cui condivide il peso della missione, i suoi fratelli sono preziosi eppure l’insidia è dietro l’angolo. Quando Mosé “tarda” a scendere dal Monte Sinai, dove è a colloquio con Dio, il popolo insorge, fa ressa contro Aronne e in sostanza lo induce a cedere alla tentazione di forgiarsi un idolo, il vitello d’oro. Mosé sarà molto duro con il fratello al suo ritorno perché questi non ha saputo tenere il punto, si è fatto persuadere da coloro che – dice la Bibbia – “non avevano più freno” (Es 32). Si tratta di una vicenda significativa: sono saltati i ruoli e Aronne non è più nel suo… cede al volere della folla, il suo carisma non basta. La giusta via è percorsa quando ognuno sa quale sia il suo compito e mantiene il suo posto nella cordata. Anche in un’altra occasione i fratelli di Mosè perdono il loro ruolo solidale nei confronti del fratello, leader indiscusso del popolo. È una vicenda raccontata nel capitolo 12 del libro dei Numeri (Nm 12, 1-16): Maria e Aronne rivendicano un ruolo superiore di quello che hanno avuto nel coadiuvare il fratello e come pretesto gli rimproverano di non avere una moglie ebrea, ma etiope e a questo punto l’ira di Dio non si fa attendere: Maria viene colpita nel corpo e resa lebbrosa. A sorpresa è Mosè stesso a intercedere perché la sorella non muoia e così avviene: dopo alcuni giorni di quarantena la donna viene riammessa nella comunità. “Non allargarsi”, potremmo dire oggi, è questo che ci viene chiesto, anche in famiglia, dove fra fratelli è auspicabile che viva l’amore. Ognuno ha il suo compito e a quello è chiamato e quando qualcuno sbaglia, c’è sempre bisogno di un surplus di misericordia, di pazienza, di capacità di perdono. Mosè si comporta da uomo di pace e non approfitta del favore di Dio per rivalersi sulla sua congiunta che lo aveva diffamato. Ancora una volta il racconto biblico non ci narra la perfezione della famiglia ideale, ma come, all’interno delle dinamiche tutte umane che si sviluppano nella relazione famigliare, il Signore sappia valorizzare i germi di bene che gli uomini e le donne seminano lungo il loro cammino, anche dopo aver sbagliato, anche dopo essere caduti. L’uomo di Dio non è chi non cade, ma chi, sperando in Lui, sa rialzarsi. (Giovanni M. Capetta - Sir)  

Migrantes Savona: Messa del vescovo a Valleggia per la GMMR

20 Settembre 2021 - Savona - Sarà la comunità parrocchiale di Valleggia ad ospitare, come lo scorso anno, la “festa dei popoli” in occasione della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato. Domenica 26 settembre, alle ore 15 nel campo sportivo di Valleggia o, in caso di maltempo, nella chiesa del Santissimo Salvatore, il vescovo. Mons. Gero Marino presiederà l’Eucaristia che vedrà la partecipazione delle comunità etniche presenti nel territorio diocesano. La Messa è organizzata dall’Ufficio diocesano Migrantes e ufficio Missionario diretto da Davide Carnemolla e padre Enrico Redaelli, e vedrà letture e canti animati dalle comunità cattoliche indiana, ucraina, paraguayana ed ecuadoriana. Quest’anno, inoltre, la “festa dei popoli” sarà legata al cammino che la chiesa diocesana farà verso la Marcia nazionale della pace, che avrà luogo a Savona il 31 dicembre prossimo. “Il tema della 107ma Giornata mondiale del migrante e del rifugiato - spiegano Davide Carnemolla e padre Enrico Redaelli - è quello suggerito da papa Francesco ‘Verso un noi sempre più grande’. Appare forse illusione di sognatori pensare ad un noi più grande mentre nel mondo sono in atto processi globali di chiusura ed esclusione, ma l’ascolto della Parola del Signore che richiama al disegno di Dio nella storia diviene per tutti chiamata ad una responsabilità che si traduca in scelte di incontro e accoglienza nel presente. ‘Verso un noi sempre più grande’ vuole così indicare un chiaro orizzonte per il nostro comune cammino in questo mondo”.  

MCI Svizzera: don Todeschini nuovo coordinatore nazionale

20 Settembre 2021 - Zurigo - Don Egidio Todeschini, responsabile della Missione Cattolica Italiana di Schaan – Marbach, è il nuovo coordinatore nazionale per le Missioni Cattoliche di Lingua Italiana in Svizzera per il quinquennio 2022/2026. Lo ha nominato la Conferenza Episcopale Svizzera. Don Todeschini terminerà il suo ministero pastorale nella diocesi di San Gallo e in quella di Vaduz – Principato del Liechtenstein il 31 Dicembre prossimo e inizierà il suo servizio di coordinazione per le MCLI il prossimo primo gennaio. «Siamo grati alla Chiesa in Svizzera per questa nomina che conferma l’apprezzamento per le comunità di lingua italiana e per i missionari, le religiose, i religiosi e i laici che quotidianamente si prodigano per i fedeli di lingua italiana in Svizzera e per i nostri connazionali in Svizzera”, dice don Carlo De Stasio, attuale coordinare nazionale. Don Egidio Todeschini, sacerdote della Diocesi di Bergamo, è arrivato in Svizzera nel lontano 1973. È stato sacerdote nelle MCI di Yverdon, Morges, Herisau e Hochdorf. È stato dal 1982 al 1998 Direttore del “Corriere degli Italiani”. Attualmente è coordinatore delle MCLI nella Diocesi di San Gallo. “Di cuore auguro a don Egidio di sperimentare un servizio di coordinazione ricco di buoni frutti per la Chiesa in Svizzera, per i missionari e tutto il personale delle MCLI, per le tante comunità cattoliche in Svizzera che custodiscono il bagaglio di fede e cultura della Chiesa in Italia, radici che non si spezzano ma che si allungano ad abbracciare ciò che incontrano’”, aggiunge don De Stasio. A don Todeschini l’augurio di un proficuo ministero da parte della Fondazione Migrantes. (R. Iaria)    

Viminale: da inizio anno sbarcate 43.354 persone migranti sulle coste italiane

20 Settembre 2021 - Roma - Sono 43.354 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Di questi 12.638 sono di nazionalità tunisina (29%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Bangladesh (5.454, 13%), Egitto (4.058, 9%), Costa d’Avorio (2.844, 7%), Iran (2.128, 5%), Guinea (1.800, 4%), Eritrea (1.575, 4%), Iraq (1.563, 4%), Sudan (1.496, 3%), Marocco (1.477, 3%) a cui si aggiungono 8.321 persone (19%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Il dato è stato diffuso dal ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina.

Migrantes Siena: le celebrazioni

20 Settembre 2021 - Siena - Il titolo della 107ma Giornata Mondiale del Migrante e del rifugiato che si celebrerà domenica 26 settembre, ha come tema: “Verso un NOI sempre più grande”. Il Messaggio di Papa Francesco  per questa Giornata è un richiamo ad allargare, proprio come figli dell’ Unico Padre Dio, e come cattolici, l’orizzonte esistenziale del nostro abitare questo mondo. Il Papa fa appello ai membri della Chiesa Cattolica, perché siano sempre più cattolici, universali, inclusivi, “capaci di abbracciare tutti per fare comunione nella diversità, armonizzando le differenze”. (…)  “Nell’ incontro con la diversità degli stranieri, dei migranti, dei rifugiati, e nel dialogo interculturale che ne può scaturire ci è data l’opportunità di crescere come Chiesa, di arricchirci mutuamente. In effetti, dovunque si trovi, ogni battezzato è a pieno diritto membro della comunità ecclesiale locale, membro dell’unica Chiesa, abitante nell’ unica casa, componente dell’unica famiglia”. Questo è verissimo: chi frequenta le nostre comunità cristiane può sentirsi accolto, a casa sua, voluto bene, stimato. Il Papa ci chiede di costruire un mondo sempre più inclusivo: non ripiegati su noi stessi e i nostri interessi a discapito del bene universale, non ecclesiocentrici, né eurocentrici, né occidentalicentrici, ma globalizzati. Questa è la prospettiva dell’umanità: la creazione della casa comune, compresa la natura. La nostra Chiesa di Siena, in occasione della Giornata Mondiale vuole dar seguito al proposito formulato nel Convegno Regionale Caritas – Missio - Migrantes del 06 marzo 2021, avente tema: "NESSUNO SI SALVA DA SOLO”. Ecco perché domenica 26 settembre abbiamo pensato a un incontro di riflessione e di condivisione tra “addetti” alla accoglienza e alla assistenza dei migranti e profughi che abbiamo qui sul nostro territorio. Abbiamo invitato all’ incontro sia i referenti delle Caritas Parrocchiali, Associazioni di volontariato di ispirazione cristiana, Confraternite, Misericordie, San Vincenzo, e sia i referenti di realtà laiche (Cooperative, Empori, Mense dei poveri, Banchi Alimentari, Sportelli di Servizio, Centri di Ascolto, Servizi sociali). Abbiamo bisogno di conoscerci meglio, per condividere e coordinarci e integrarci sempre più. In un prossimo futuro è auspicabile che una condivisione e collaborazione ci sia anche con altre comunità cristiane e non cristiane. Per prepararci meglio all' incontro a Montarioso si terrà un incontro con il card. Augusto Paolo Lojudice, Vescovo delegato Migrante della Conferenza Episcopale Toscana.  I dati che potremo raccogliere saranno uno strumento utile per fare una miglior mappatura dei servizi di carità e di assistenza erogati nel nostro territorio, e così favorire una rete di solidarietà che potrebbe venire, al momento giusto, divulgata in modo che sempre più utenti bisognosi vi possano accedere. (don Doriano Carraro e don Domenico Poeta, referenti Servizio Migrantes diocesano)        

Migrantes Cagliari: venerdì convegno in preparazione alla GMMR

20 Settembre 2021 - Cagliari - Venerdì 24 settembre nell’aula Maria Lai della Facoltà di Scienze Economiche, Giuridiche e Politiche dell’Università di Cagliari, in occasione della 107ma Giornata mondiale del  migrante e del rifugiato. Si svolgerà il seminario “Verso un noi sempre più grande” organizzato dall’Ufficio Migrantes della Diocesi di Cagliari in collaborazione con la Caritas diocesana, con l’Università di Cagliari, con l’Ordine dei giornalisti della Sardegna e con l’UCSI Sardegna. L’iniziativa sarà un’occasione di riflessione sugli scenari attuali della mobilità umana tra flussi migratori e crisi geopolitiche, e sull’ascolto delle culture alla luce del messaggio di Papa Francesco in occasione della Giornata, con un focus sull’accoglienza e sui percorsi di inclusione portati avanti dalla Diocesi di Cagliari. Dopo i saluti di  Francesco Mola, Rettore dell’Università degli Studi di Cagliari, di mons. Giuseppe Baturi, arcivescovo di Cagliari, di Stefano Usai, Presidente della Facoltà di Scienze Economiche, Giuridiche e Politiche (Università di Cagliari), di p. Stefano Messina, direttore Ufficio Migrantes di Cagliari, ci saranno le relazioni di Luigi Sabbarese, professore di diritto canonico presso la Pontificia Università Urbaniana di Roma su “Una Chiesa sempre più cattolica. In ascolto delle culture”; di Nicola Melis professore di storia e istituzioni dell’Africa presso il Dipartimento di Scienze politiche e sociali dell’Università di Cagliari su “Flussi migratori e crisi geopolitiche tra realtà culturali e strumentalizzazioni”; di Alessandro Cao, referente immigrazione della Caritas diocesana di Cagliari su “La mobilità umana oggi: la sfida dell’accoglienza e dell’inclusione nell’esperienza della Chiesa di Cagliari”. Seguirà il dibattito coordinato da Francesco Birocchi, presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Sardegna.  

Servire, liberi dalla tentazione del potere

20 Settembre 2021 - Città del Vaticano - Per la strada, lungo la via; parole che ricorrono spesso nella narrazione di Marco. Immagine reale come la strada che conduce a Gerusalemme e che Gesù percorre con i suoi discepoli. Questa domenica l’evangelista racconta che Gesù e i dodici stanno attraversando la Galilea per fermarsi a Cafarnao. Immagine simbolica dell’itinerario che ogni singolo deve compiere per essere definito un discepolo del Signore. È lungo la via che il discepolo impara a camminare sulle tracce del Cristo, ne conosce il volto, il segreto del suo cammino, la meta cui tende tutta la sua vita. È lungo la via che il discepolo scopre anche la sua debolezza, la sua fragilità, e capisce che il Signore sempre cammina avanti. Anche in questa pagina del Vangelo si affaccia la debolezza umana. Gesù, scrive Marco, aveva raccontato ai suoi discepoli, per la seconda volta, cosa accadrà al figlio dell’uomo: “viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà”. Parole oscure per quanti lo seguivano. Consegnare, uccidere, risorgere: è in questi tre verbi che si riassume la vicenda pasquale di Gesù, e che nella Bibbia troviamo nelle storie dei profeti, inviati da Dio per comunicare la sua parola agli uomini. Avvenimenti incomprensibili per i discepoli, che, infatti, discutono, “per la strada”, non di quanto hanno ascoltato dal maestro, ma di chi tra loro è il primo, il più importante. Così una volta giunti nella casa a Cafarnao, per la vergogna lasciano senza risposta la domanda di Gesù: “di cosa stavate discutendo per la strada?”. Ancora una volta il Signore stravolge la logica umana e dice loro: essere più grande non vuol dire prevalere sull’altro. “Il valore di una persona – ricorda papa Francesco all’Angelus – non dipende più dal ruolo che ricopre, dal successo che ha, dal lavoro che svolge, dai soldi in banca”. Ciò che conta è essere segno concreto per il prossimo, perché “la grandezza e la riuscita, agli occhi di Dio, hanno un metro diverso: si misurano sul servizio. Non su quello che si ha, ma su quello che si dà. Vuoi primeggiare? Servi. Questa è la strada”. La parola servizio, oggi “un po’ sbiadita, logorata dall’uso”, ha un significato “preciso e concreto”, e non è una “espressione di cortesia”. Servire è camminare lungo la strada segnata da Gesù: “la nostra fedeltà al Signore dipende dalla nostra disponibilità a servire”. E questo costa, dice il Papa, “sa di croce”, ma crescendo la “cura e la disponibilità verso gli altri” si diventa più liberi. “Più serviamo, più avvertiamo la presenza di Dio. Soprattutto quando serviamo chi non ha da restituirci, i poveri, abbracciandone le difficoltà e i bisogni con la tenera compassione: e lì scopriamo di essere a nostra volta amati e abbracciati da Dio”. Marco, nel Vangelo, ci offre una immagine che più di tante parole ci fa capire come il Signore legge il potere: l’immagine di un bambino, piccolo, probabilmente povero; uno scarto potremmo dire con il linguaggio di Francesco. Quel bambino è innalzato come risposta alla discussione “per la strada” degli apostoli. Nel Vangelo, “il bambino non simboleggia tanto l’innocenza, quanto la piccolezza. Perché i piccoli, come i bambini, dipendono dagli altri, dai grandi, hanno bisogno di ricevere. Gesù abbraccia quel bambino e dice che chi accoglie un piccolo, un bambino, accoglie lui”. Si deve servire, evidenzia Francesco, soprattutto “coloro che hanno bisogno di ricevere e non hanno da restituire. Accogliendo chi è ai margini, trascurato, accogliamo Gesù. E in un piccolo, in un povero che serviamo riceviamo anche noi l’abbraccio tenero di Dio”. È la chiesa del grembiule cara a don Tonino Bello. Essere il più grande, per Gesù, non è porsi sopra gli altri, sgomitare, ma essere ai piedi dell’altro. Servire significa essere liberi dalla tentazione del potere. Così Francesco pone domande – “che noi possiamo farci” – ai fedeli: “seguo Gesù, mi interesso a chi è più trascurato? Oppure, come i discepoli quel giorno, vado in cerca di gratificazioni personali?”. Ancora: “intendo la vita come una competizione per farmi spazio a discapito degli altri […] dedico tempo a qualche ‘piccolo’, a una persona che non ha i mezzi per contraccambiare? Mi occupo di qualcuno che non può restituirmi o solo dei miei parenti e amici?”. (Fabio Zavattaro – Sir)    

Migrantes Gaeta per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato

20 Settembre 2021 - Gaeta – L’orizzonte che ci propone la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, che si celebra domenica prossima, ci delinea una comunità sempre più unita e solidale. Papa Francesco intitola il suo messaggio per questa giornata “Verso un noi sempre più grande”. Per prepararci dobbiamo chiederci se stiamo pregando, pensando, riflettendo e operando affinché questo noi sia sempre più inclusivo. La costituzione dogmatica Lumen Gentium del Concilio Vaticano II, descrivendo la Chiesa, usa l’immagine del popolo d’Israele che, camminando insieme, ha attraversato il deserto verso la terra promessa. “Il tempo presente ci mostra che il noi voluto da Dio è rotto e frammentato, ferito e sfigurato”. Sopraffatti dalle difficoltà ci si sente più uniti o si preferisce isolarsi convinti di salvarsi da soli? (Maria Giovanna Ruggieri, - direttore Ufficio diocesano Migrantes Gaeta)    

Dietro le parole ostili

20 Settembre 2021 - Roma - Male parole, insulti, frasi intrise di disprezzo e di odio, minacce verbali che annunciano gesti violenti sono un giorno sì e un giorno no sui media. Ai tradizionali soggetti destinatari di pietre verbali si sono aggiunti quelli che nel tempo della pandemia ricordano che non esiste una libertà individuale senza una libertà collettiva. Quello che accade nei social è noto. Cosa sta succedendo nell’uomo? La domanda ritorna ogni qual volta i media notiziano parole che offendono, feriscono e vanno oltre la volgarità. Qualcuno denuncia la pericolosità e la contagiosità di un virus che indebolisce il pensiero e le relazioni. Sembra impossibile opporsi all’onda. Minimizzare la portata di battute offensive e spesso intimidatorie può diventare una connivenza. Il linguaggio dà la misura culturale ed etica di chi lo utilizza, mette in evidenza altezze ma anche bassezze e mediocrità che hanno rispettivamente riflessi positivi e negativi sulla formazione della coscienza. La storia e la cronaca sono stracolme di tragedie che hanno avuto origine dalla banalizzazione delle parole ostili. Il linguaggio infettato dal disprezzo, che non è neppure più quello dell’osteria o del porto, colpisce soprattutto i diversi, i più fragili, i più soli. Gian Marco Centinaio, ex ministro, riferendosi a un caso locale di male parole, ha scritto: “Chi fa politica deve rendersi conto che quando parla o scrive ha delle responsabilità, anche quando magari fa battute. C’è un’etica da rispettare anche se scrivi al tuo migliore amico”. Dunque, non tutti sono disposti a sminuire la pericolosità di parole scagliate come pietre. Un esempio: l’associazione non profit “ParoleO_stili”, nata a Trieste nel 2017, è impegnata in un percorso di “sensibilizzazione ed educazione contro l'ostilità delle parole, online e offline”. Coinvolgendo diversi soggetti è giunta alla redazione e alla diffusione del “Manifesto della comunicazione non ostile”. (www.paroleostili.it). “Si tratta - si legge nella presentazione - di un'esortazione civile alla scelta responsabile delle parole che si usano, all'ascolto, alla discussione, financo al silenzio”. La giornalista Fabiana Martini che di questa associazione è l’ideatrice afferma: “La violenza verbale resta un tema che le comunità locali sentono di dover affrontare con urgenza, poiché tutti viviamo le sue conseguenze sociali. E se le cose non sono così tanto migliorate su scala globale, è pur vero che sta crescendo una consapevolezza locale diffusa sul fatto che le parole non sono mai neutre, ma hanno delle conseguenze di cui siamo responsabili”. Il percorso culturale ed educativo non sarà troppo lungo se si costruiranno alleanze tra genitori, insegnanti, educatori, istituzioni. (Paolo Bustaffa)        

Associazionismo: è morto Carlo Ciofi

17 Settembre 2021 - Roma - Una notizia dolorosa quella della scomparsa di Carlo Ciofi. Un amico della Migrantes che con l'associazione di appartenenza il CTIM (Comitato tricolore italiani nel mondo) ha dato lustro ai nostri emigrati all'estero con la propria vicinanza e solidarietà. Sempre presente nelle tante occasioni inerenti sia i connazionali all'estero che gli immigrati in Italia apportando un solido contributo dettato dai tanti anni di lavoro: dapprima con l'allora Ministro per gli italiani nel mondo, Mirko Tremaglia, poi il CGIE (Consiglio Generale Italiani all'Estero), infine con il Faim (Forum associazioni italiane all'estero). Di carattere gioviale e sempre pronto a mediare alla ricerca di soluzioni soddisfacenti per tutti. "Sentiremo il peso della sua mancanza , ma ci resterà il ricordo indelebile della sua altruità". La Migrantes partecipa al lutto che ha colpito la sua famiglia con il ricordo nelle preghiere. I funerali, sabato 18 settembre, ore 15,00, chiesa Santa Rita da Cascia via Acquaroni a Roma.

Offerte per i sacerdoti: il 19 settembre la Giornata nazionale

17 Settembre 2021 - Roma - Torna domenica 19 settembre la Giornata nazionale delle offerte per il sostentamento del clero, giunta quest’anno alla 33ª edizione e celebrata in tutte le 26 mila parrocchie italiane. È una iniziativa che richiama l’attenzione delle comunità sulla missione dei sacerdoti, sulla loro opera e sulle offerte che sono dedicate al loro sostentamento. “La Giornata Nazionale non è solo una domenica di gratitudine nei confronti dei sacerdoti ma è un’occasione per far comprendere ai fedeli quanto conta il loro contributo. Il sacerdote è un riferimento al nostro fianco che per svolgere il proprio compito ha bisogno di sostegno e supporto per vivere una vita decorosa. – sottolinea il responsabile del Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica, Massimo Monzio Compagnoni – Le offerte rappresentano il segno concreto dell’appartenenza ad una stessa comunità di fedeli e costituiscono un mezzo per sostenere concretamente tutti i sacerdoti, dal più lontano al nostro. Tanto più in questo anno e mezzo segnato dal Covid, in cui da mesi i preti diocesani continuano a tenere unite le comunità provate dalla pandemia, promuovono progetti anti-crisi per famiglie, anziani e giovani in cerca di occupazione, incoraggiano i più soli e non smettono di servire il numero crescente di nuovi poveri”. Nonostante siano state istituite nel 1984, a seguito della revisione concordataria, le offerte deducibili sono ancora poco comprese ed utilizzate dai fedeli, che ritengono sufficiente l’obolo domenicale; in molte parrocchie, però, questo non basta a garantire al parroco il necessario per il proprio fabbisogno. Da qui l’importanza di uno strumento che permette a ogni persona di contribuire, secondo un principio di corresponsabilità, al sostentamento di tutti i sacerdoti diocesani e che rappresenta un segno di appartenenza e comunione. L’importanza di questa unione è sottolineata anche dal nuovo nome attribuito alle offerte che da Insieme ai sacerdoti diventano Uniti nel dono per mettere, ancor più, in evidenza il principio di reciprocità e condivisione che rende forti le comunità parrocchiali e il valore della comunità stretta intorno al proprio parroco. “I nostri sacerdoti hanno bisogno della vicinanza e dell’affetto delle comunità – aggiunge Monzio Compagnoni -. Oggi più che mai ci spingono a vivere il Vangelo affrontando le difficoltà con fede e generosità, rispondendo all’emergenza con la dedizione”. In quest’ottica comunitaria la Giornata Nazionale sarà organizzata in collaborazione con Azione Cattolica e Avvenire, uniti nella promozione di valori comuni alla base del sostentamento dei sacerdoti. Domenica 19 infatti in tutte le edicole sarà possibile trovare, allegato al quotidiano, uno speciale interamente dedicato alla Giornata e diffuso sul territorio grazie alla partecipazione attiva dei gruppi di Azione Cattolica. Ma non solo. La Giornata aprirà un periodo dedicato al sostentamento del clero supportato anche dalla programmazione di TV2000 che, tra le varie iniziative, ospiterà anche una “maratona-tv” lunedì 27 settembre: presenti ospiti istituzionali, testimonial e storie dalle nostre comunità parrocchiali. In occasione della Giornata del 19 settembre in ogni parrocchia i fedeli troveranno locandine e materiale informativo per le donazioni. Destinate all’Istituto Centrale Sostentamento Clero, le offerte permettono, dunque, di garantire, in modo omogeneo in tutto il territorio italiano, il sostegno dell’attività pastorale dei circa 33.000 sacerdoti diocesani. Infatti da oltre 30 anni questi non ricevono più uno stipendio dallo Stato, ed è responsabilità di ogni fedele partecipare al loro sostentamento. Le offerte raggiungono circa 33.000 sacerdoti al servizio delle 227 diocesi italiane e, tra questi, anche 300 sacerdoti diocesani impegnati in missioni nei Paesi del Terzo Mondo e 3.000 sacerdoti, ormai anziani o malati, dopo una vita spesa al servizio agli altri e del Vangelo. L’importo complessivo delle offerte nel 2020 si è attestato sopra gli 8,7 milioni di euro rispetto ai 7,8 milioni del 2019. È una cifra ancora lontana dal fabbisogno complessivo annuo che, nel 2020, è ammontato a 529,9 milioni di euro lordi, ma testimonia il desiderio di ripartire e di partecipare attivamente alla vita della Chiesa. Il dato 2020 è di oltre 109 mila offerte: un riconoscimento da parte dei fedeli al grande impegno profuso dai sacerdoti nel difficile anno della pandemia.