Primo Piano

Pregare per la pace in Ucraina

26 Gennaio 2022 - Città del Vaticano - "Invito a pregare per la pace in Ucraina, e a farlo spesso nel corso di questa giornata: chiediamo con insistenza al Signore che quella terra possa veder fiorire la fraternità e superare ferite, paure e divisioni". Lo ha detto questa mattina Papa Francesco al termine dell'Udienza generale sottolineando che il popolo ucraino è "un popolo sofferente; ha sofferto la fame, ha sofferto tante crudeltà e merita la pace. Le preghiere e le invocazioni che oggi si levano fino al cielo tocchino le menti e i cuori dei responsabili in terra, perché facciano prevalere il dialogo e il bene di tutti sia anteposto agli interessi di parte. Per favore, mai la guerra". Il Papa ha invitato a pregare bper la pace  con il Padre Nostro: è - ha detto  - "la preghiera dei figli che si rivolgono allo stesso Padre, è la preghiera che ci fa fratelli, è la preghiera dei fratelli che implorano riconciliazione e concordia". (R.I)

Ucraina: a Bologna preghiera con il card. Zuppi

26 Gennaio 2022 - Bologna - Oggi  alle ore 19.30 nella basilica dei Santi Bartolomeo e Gaetano a Bologna il card. Matteo Zuppi presiederà la Veglia per la pace in Ucraina. Il momento di preghiera è proposto dalla Comunità di Sant’Egidio a seguito dell’appello lanciato da Papa Francesco domenica scorsa, durante l’Angelus, per una Giornata di preghiera per la pace per l’Ucraina. Alla Veglia parteciperà anche una rappresentanza della comunità greco-cattolica ucraina di Bologna guidata dal parroco Mykhaylo Boiko. Il card. Zuppi, inoltre, domenica 30 gennaio alle ore 9.50 visiterà, in segno di vicinanza e solidarietà, la parrocchia cittadina di San Michele degli Ucraini alla chiesa dei Leprosetti. «Nel territorio dell’Arcidiocesi di Bologna - afferma mons. Andrea Caniato, direttore dell’Ufficio diocesano Migrantes - ci sono più dei 6.000 cittadini Ucraini, in gran parte donne. Molti di loro partecipano attivamente alla vita della parrocchia greco-cattolica e di altre comunità ortodosse. Nonostante la diversità confessionale si percepisce da parte di tutti la fortissima apprensione per le tensioni che si stanno vivendo nel Paese. Non poche volte gli ucraini bolognesi hanno manifestato pubblicamente il loro desiderio di pace».
26 Gennaio 2022 -

Morti di freddo, sognando l’Europa

Milano - Sette morti per freddo, alle porte dell’Europa. A poche miglia da Lampedusa. Ce l’avevano quasi fatta. Erano riusciti ad imbarcarsi, ad attraversare il mare in tempesta, a sfuggire gli aguzzini libici. L’Europa, l’Italia era lì. A portata di mano. Ma non ce l’hanno fatta. Faceva troppo freddo. Impossibile resistere. Gli uomini della Guardia costiera, intervenuti insieme alla Ong spagnola Aita Mari, sono riusciti a salvare 280 persone che erano a bordo di un barcone di 20 metri, a circa 20 miglia a sud dell’isola di Lampedusa. Tre cadaveri sono stati trovati sul barcone. Altri quattro migranti, tutti cittadini del Bangladesh, sono morti poco prima di arrivare a terra. Tutti sarebbero deceduti per ipotermia. L’imbarcazione era partita dalla Libia tre giorni prima. E immediatamente è sdegno, rabbia e dolore. «Chiediamoci perché» si domanda e chiede don Carmelo Rizzo, parroco di Lampedusa da quattro mesi. «Il mio non è un appello ma una domanda. Alle istituzioni chiedo: perché ancora avviene tutto ciò? Perché tanta gente è ancora costretta a mettersi in mare con questo freddo e rischiare di morire?». Il barcone era stato individuato da un velivolo di Frontex e raggiunto da due motovedette della Guardia costiera partite da Lampedusa. Presenti in area una motovedetta della Guardia di Finanza e la nave della Ong Aita Mari, che hanno garantito attività di soccorso in sicurezza. Circa 280 i sopravvissuti, portati al centro di Contrada Imbriacola, «che al momento ha superato le 750 persone, con una capienza media di 250 posti. 400 persone saranno spostate su una nave quarantena», informa il parroco. «Forse questi morti non fanno più notizia perché il nostro Paese è occupato solo dal Covid e dall’elezione del Presidente della Repubblica? », si chiede: «In ogni caso è disarmante».

Per l’arcivescovo di Agrigento, Alessandro Damiano, «è il trionfo della disumanità».«Siamo già oltre l’indifferenza – ha aggiunto – e siamo all’ostilità perché si continuano a fare scelte precise per escludere. Muri e fili spinati... è il trionfo della disumanità, incalza il deserto delle coscienze».

L’ennesima tragedia, denuncia la Comunità di Sant’Egidio, «obbliga tutti a non restare indifferenti: non è accettabile morire di freddo a pochi metri dall’Europa». «Occorre che il nostro continente esca dal suo torpore e si preoccupi di salvare i tanti che sono ogni giorno in pericolo nel mare Mediterraneo – aggiunge Sant’Egidio – Ma è necessario, al tempo stesso, incrementare i corridoi umanitari - che hanno già offerto a oltre 4.300 profughi un preciso progetto di integrazione in Europa - e predisporre l’apertura di nuove vie di ingresso regolare per motivi di lavoro, come richiedono ormai da tempo molti imprenditori nel settore agricolo come in quello industriale e dei servizi alla persona».

Anche il Centro Astalli lancia un appello alle istituzioni, nazionali e sovranazionali, per non condannare «all’invisibilità uomini e donne in cerca di una vita dignitosa». «Ritorniamo a una politica che applichi le convenzioni internazionali, che abbia una visione di governo ispirata al rispetto dei diritti umani e che non lasci morire nell’indifferenza alcun essere umano» chiede padre Camillo Ripamonti.

Intato il sindaco di Lampedusa, Totò Martello, ieri è tornato a chiedere un impegno dell’Europa e dell’Italia «che – dichiara – non possono girarsi dall’altra parte, perché l’isola da sola non può farcela». Lo stesso appello del primo cittadino di Palermo. «Sette giovani bengalesi sono stati stroncati da ipotermia a poche miglia dalla costa di Lampedusa – ha detto Leoluca Orlando

– Ancora una volta, nell’indifferenza dell’Unione europea, si è consumata l’ennesima inaccettabile tragedia nel Mar Mediterraneo ».

Anche il portavoce dell’Organizzazione internazionale delle migrazioni, Flavio Di Giacomo, elencando i decessi in mare da inizio mese (35) e quelli complessivi del 2021 (1.581) chiede «che ci siano più navi di soccorso, in grado di intervenire in modo tempestivo e veloce per salvare in tempo le vite in pericolo e portare i migranti in un porto sicuro». (Daniela Fassini - Avvenire)

Comunità S.Egidio: non è accettabile morire di freddo a pochi passi dall’Europa

25 Gennaio 2022 -

Roma - L’ennesima tragedia del mare "obbliga tutti a non restare indifferenti: non è accettabile morire di freddo a pochi metri dall’Europa". La Comunità di Sant’Egidio esprime il suo "cordoglio" per i sette cittadini del Bangladesh che hanno perso la loro vita per ipotermia - alcuni sul barcone in cui viaggiavano, altri subito dopo lo sbarco a Lampedusa - e "si stringe attorno alle loro famiglie". Occorre che "il nostro continente esca dal suo torpore e si preoccupi di salvare i tanti che sono ogni giorno in pericolo nel mare Mediterraneo. Ma è necessario, al tempo stesso, incrementare i corridoi umanitari - che hanno già offerto a oltre 4.300 profughi un preciso progetto di integrazione in Europa - e predisporre l’apertura di nuove vie di ingresso regolare per motivi di lavoro, come richiedono ormai da tempo molti imprenditori nel settore agricolo come in quello industriale e dei servizi alla persona".

Migrates Roma: domani veglia di preghiera a santa Sofia per la pace in Ucraina

25 Gennaio 2022 - Roma - Domani, su iniziativa di Papa Francesco, si celebrerà una giornata di preghiera per l'Ucraina. A Roma l'iniziativa è a cura dell'Ufficio Migrantes della diocesi che ha promosso la preghiera dei Vespri nella chiesa di Santa Sofia (via Boccea, 478) alle ore 18 con la partecipazione del vescovo ausiliare di Roma e delegato Migrantes, mons.  Benoni Ambarus; il direttore dell’Ufficio Migrantes diocesano mons. Pierpaolo Felicolo e il rettore della basilica di Santa Sofia don Marco Jaroslav Semehen. La  veglia vedrà la partecipazione dei cappellani e dei referenti delle diverse comunità etniche; seguirà un momento di adorazione eucaristica. La comunità greco-cattolica ucraina a Roma si ritrova abitualmente in due luoghi di culto principali: la sede della missione con cura d’anime dei Santi Sergio e Bacco e la basilica minore di Santa Sofia. "Abbiamo scelto quest’ultima perché più grande",  spiega mons. Ambarus: "si tratta di una comunità formata soprattutto da donne, che lavorano come badanti, che hanno le loro famiglie, i mariti e i figli in Ucraina, e sono tutti terrorizzati da quello che sta accadendo ai loro confini, senza considerare la situazione di guerra del Donbass che va avanti già da diversi anni. Compiamo così un gesto di vicinanza spirituale alla comunità ucraina presente a Roma, come segno di vicinanza a tutto il popolo ucraino. Il nostro grido a Dio e a tutti è per la pace. Ogni guerra è una sconfitta per tutti". Il vescovo lancia anche un invito a tutte le comunità cristiane di Roma, affinché "durante le diverse celebrazioni di mercoledì 26 facciano una preghiera per l’Ucraina". "Desideriamo essere vicini al popolo. A Roma - aggiunge mons. Felicolo - la presenza della comunità ucraina si sente, è viva e vivace, tocchiamo con mano la loro ansia e la loro preoccupazione per questa situazione che dura da tempo. Questa sollecitazione di Papa ci invita ancora una volta a riunirci in preghiera". (R.I.)

Mazara del Vallo: Vescovo telefona a capomissione nave “Mare Ionio”

25 Gennaio 2022 - Mazara del Vallo - «Seppur lontano fisicamente sono con voi con l’affetto". Lo ha detto il vescovo di Mazara del Vallo, mons. Domenico Mogavero a Sheila Melosu, 35 anni, palermitana e capomissione della nave “Mare Jonio” della flotta civile europea “Mediterranea Saving Humans”. «Parlare di accoglienza dovrebbe essere scontato – ha detto Mogavero – ma non sempre è così». Rivolgendosi alla Melosu il vescovo ha detto che «insieme dobbiamo scardinare logiche e ideali di chi non vuole sentirne di accoglienza dei nostri fratelli, di prendersi cura di chi ha bisogno, anche di salvezza». Qualche settimana fa, prima che la “Mare Jonio” mollasse gli ormeggi del porto di Trapani, l’equipaggio aveva incontrato a bordo i vescovi di Trapani e Palermo, mons. Pietro Maria Fragnelli e Corrado Lorefice.

Sbarco Lampedusa: i morti salgono a 7

25 Gennaio 2022 - Lampedusa - Salgono a sette le vittime dell'ultimo sbarco avvenuto nella notte a Lampedusa: tre cadaveri sono stati trovati sul barcone, dai militari della Guardia di finanza e della Capitaneria di porto, al momento del soccorso. Altri quattro migranti, riferisce l'Ansa -  sono morti poco prima di arrivare sulla terraferma. Tutti sarebbero deceduti per ipotermia. Il barcone era stato avvistato a circa 24 miglia dalla costa di Lampedusa quando è scattato il soccorso.

Chiesa cilena: un progetto di accoglienza e integrazione dei migranti di ampio respiro

25 Gennaio 2022 - Roma - Prosegue l’impegno della Chiesa cilena nell’accoglienza e integrazione dei numerosi migranti che giungono nel Paese, cercando di dare vita a progetti dettati non solo dall’emergenza. Ultima in ordine di tempo è l’iniziativa della fondazione sociale Novo Millennio, appartenente all’arcidiocesi di Concepción, che – come segnala direttamente al Sir l’arcivescovo, mons. Fernando Chomali – ha lanciato sabato scorso il progetto “Accogliere, proteggere, integrare e promuovere”, con l’obiettivo di fornire spazi ai migranti e alle loro famiglie che sono arrivati nella regione.
La campagna, finanziata con i fondi del governo regionale, fornirà sostegno finanziario alle comunità e alle parrocchie dove sono state avviate le iniziative di orientamento, alloggio, aiuto alimentare e consulenza e che hanno richiesto l’uso risorse, a causa dei bisogni che si presentano. L’assistente sociale Valentina Vergara, che opera nell’ambito della Pastorale sociale, ha spiegato che è stata costituita una triade di professionisti, assistente sociale, psicologa e consulente legale, che fornirà consulenza, inizialmente, a cinque parrocchie che si sono fatte carico dell’accoglienza. “Siamo chiamati non solo a parlare, ma soprattutto ad agire – ha spiegato l’arcivescovo Chomali -. Attraverso questo progetto mettiamo in atto un intervento complessivo e spero che altre istituzioni di aggiungano”.

In Famiglia: Giacomo e Giovanni

25 Gennaio 2022 - Nella vita di Gesù vi è un’altra coppia di fratelli che ha un ruolo importante fra i suoi discepoli e che ci capita, leggendo i Vangeli, di vedere molto spesso associati. Sono Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedeo e – così ipotizza qualche studioso – di Salome. Una famiglia di pescatori, probabilmente piuttosto agiata, che viveva a Betsaida, sulle rive del Lago di Galilea come la famiglia di Simone e Andrea. Giovanni, proprio insieme ad Andrea, aveva lasciato le reti per seguire il Battista e a lui, o almeno alla sua comunità viene attribuita la stesura del quarto Vangelo. Egli è quello che non nominandosi direttamente si definisce “il discepolo che Gesù amava”, colui che gli è accanto durante l’ultima cena, ma soprattutto l’unico che resta ai piedi della croce e a cui Gesù affida la madre. Ma suo fratello? Il fratello è plausibile che sia stato maggiore di età, perché è a lui che viene aggiunto “figlio di Zebedeo”. Possiamo immaginare che anche lui sia stato chiamato da Giovanni che lo invita ad unirsi a quelli che si fidano di Gesù, sono affascinati dalla sua parola e lo scelgono come maestro. Poi diventa proprio uno dei più intimi, tanto che il trio Pietro, Giacomo e Giovanni diviene una “scelta nella scelta” da parte di Gesù. Loro tre sono i privilegiati che assistono alla Trasfigurazione del Signore (Mc 9, 2), sempre e solo a loro tre Gesù chiede di seguirlo quando ridona la vita alla figlia di Giairo (Lc 8, 51) e sono ancora loro tre a cui, nel momento più doloroso, nella notte dell’Orto degli Ulivi, il maestro chiede (invano) di stare svegli con lui, per condividere la paura tutta umana per quello che lo attende. Dunque, Giacomo uno dei migliori? Un duro e puro? Uno di quelli che seguirebbe Gesù in capo al mondo ed è disposto a dare la vita per lui? Non proprio o, meglio, non solo questo. A Giacomo e suo fratello Giovanni Gesù dà un soprannome fin dalla loro chiamata: i boanerghes, che in aramaico significa “figli del tuono”. Pur con temperamenti diversi, i due dovevano essere accomunati da una grande passione, da un’emotività che non sapevano facilmente trattenere, un entusiasmo facile a tracimare nel fanatismo. Un episodio conferma la loro nomea: Gesù e i dodici passano da un villaggio di Samaritani, che quando capiscono che sono diretti verso Gerusalemme, città che non considerano santa, non vogliono accoglierli. I due fratelli hanno uno scatto violento e chiedono al maestro: "Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?", ma Gesù si volta e li rimprovera con la pazienza severa di chi constata che non lo conoscono ancora bene, non hanno capito come opera Dio in lui (Lc 9, 54-55). Non è difficile immaginare come abbiano potuto reagire, magari ricevendo i rimproveri anche degli altri compagni, subito pronti a mettere alla berlina la loro impacciata irruenza. L’occasione, però, in cui Giacomo e Giovanni sono ancora più vicini alla nostra debolezza di uomini è quando loro madre chiede a Gesù che i due figli possano sedere uno alla destra e uno alla sinistra nel Suo regno (Mt 20, 20-23). Proprio quando Gesù rivela che a Gerusalemme, dove stanno andando, sarà arrestato, condannato, flagellato e crocifisso, ma il terzo giorno resusciterà, questa madre se ne esce con la richiesta più ingenua ed ottusa. La donna, verosimilmente spinta dai figli (nel Vangelo di Marco, sono loro direttamente a chiedere la “raccomandazione”) è di certo devota al suo rabbì, lo segue da tempo insieme ad altre donne che si occupano del sostentamento dei dodici, ma dimostra di non aver capito nulla di quel regno di cui parla. Prenotarsi dei posti nella gloria del Paradiso non è possibile nella logica di totale dedizione che il Signore sta per manifestare pienamente. Gesù – ci pare di vederlo un po’ sconfortato – dice che non sanno quello che stanno chiedendo, che dovrebbero desiderare di bere il suo calice e Giacomo lo farà (perché sarà il primo dei dodici a venire martirizzato da re Erode Agrippa I nel 44 d.C. come ci dicono gli Atti degli Apostoli: At 12, 2), ma in questo momento è ancora lontano dal donare la vita, tutto intriso di vanagloria e desiderio di primeggiare. Gli altri discepoli si arrabbiano con i due fratelli ed è l’occasione perché Gesù con pazienza riveli ancora una volta la logica rovesciata del suo regno di salvezza: “tra voi non sarà così”: siamo chiamati a servire, non ad essere serviti. Consolante apprendere che non sia bastato camminare a fianco del Signore, averlo a portata di mano, giorno dopo giorno, vedere con i propri occhi i suoi prodigi per convertire pienamente il proprio animo. Allora c’è speranza per tutti, anche per noi! Allora la misericordia di Dio non si ferma di fronte anche alle défaillance più vergognose: possiamo metterci a nudo, confessare a cosa ci spingerebbe un’immaginazione tutta proiettata su noi stessi e la nostra comfort zone, Gesù non si scandalizza, ci prende per mano, ci porta con sé fino al momento decisivo, ci fa sperimentare che la sua gloria passa inevitabilmente per la morte di croce, che non c’è salvezza fuori di essa, ma Lui è lì, con noi, da allora e per sempre e abbiamo tutta la vita, fino all’ultimo secondo, per riuscire a capirlo e a viverlo. (Giovanni M. Capetta - Sir)

Lampedusa: 280 migranti sbarcati a Lampedusa, tre morti

25 Gennaio 2022 - Lampedusa - Tre migranti che erano su un'imbarcazione diretta a Lampedusa sono morti. Il barcone con 280 persone a bordo, la maggior parte provenienti dal Bangladesh e dell'Egitto, è approdato - riferisce l'Ansa - in nottata sull'isola dopo essere stato soccorso dalle motovedette. "Ancora una tragedia, ancora una volta piangiamo vittime innocenti - dice il sindaco di Lampedusa e Linosa Totò Martello - qui continuiamo a fare la nostra parte tra mille difficoltà".

Mci Berna: un questionario sullo “stato di salute” della Missione

24 Gennaio 2022 - Berna - La Missione Cattolica di Lingua Italiana di Berna ha lanciato un questionario online per mettersi in ascolto delle famiglie italofone presenti nel territorio e capire “ hi siamo e il cammino che possiamo fare insieme”. Il questionario è rivolto a tutti perché “crediamo – spiegano alla Mcli - sia importante ascoltare ogni voce e dare valore ad ogni opinione”. Come dice papa Francesco, “dobbiamo cercare di essere una Chiesa in uscita e, proprio in quest’anno dedicato alla famiglia, desideriamo capire i bisogni della comunità, sapere come state”. Il questionario è strutturato in 3 sezioni: domande di carattere generale, rapporto famiglia e fede, rapporto famiglia e Missione. “Vogliamo ascoltare ogni voce, dare importanza ad ogni opinione, considerare ogni esperienza per conoscere meglio la comunità e diventare sempre più una famiglia di famiglie”. Per partecipare al questionario https://findmind.ch/c/Pz3a-222v

Gli italiani nel mondo. E la Chiesa con loro: martedì una puntata con la comunità italiana di Bruxelles

24 Gennaio 2022 -
Roma –  Domani una nuova puntata, la quinta,  de «Gli italiani nel mondo. E la Chiesa con loro».  Due saranno i collegamenti. Il primo, con Don Gregorio Aiello residente a Genk e responsabile della locale Missione Cattolica Italiana. Il secondo, con don Claudio Visconti e Alessia Martinelli. Entrambi attivi nel Foyer Cattolico Europeo di Bruxelles, all’interno del quale la comunità di lingua italiana è presente sin dalla fondazione. Il buon nome degli italiani, in quella nazione, è stato onorato da generazioni di emigrati e dal loro faticoso lavoro. Stima hanno raccolto pure figure apicali. Come Paola Ruffo di Calabria, nata in Italia, attualmente regina madre dei Belgi; e David Sassoli, presidente del Parlamento europeo, scomparso prematuramente lo scorso 11 gennaio. La trasmissione – in diretta su Radio Mater dalle ore 17.30 alle ore 18.30, l’ultimo martedì di ogni mese – presenta alcune Missioni cattoliche italiane, soprattutto europee. Esse, sono animate da circa 700 operatori (laici/laiche consacrati e non, sacerdoti diocesani e religiosi, suore). La rubrica è ideata e condotta da Massimo Pavanello, sacerdote della diocesi di Milano, con la consulenza della Fondazione Migrantes. Come ascoltare la Radio: Radio www.radiomater.org si può ascoltare – in Italia – attraverso la radio o la televisione. In tutto il mondo, scaricando la app dedicata; oppure, all’indirizzo internet https://www.radiomater.org/it/streaming.htm  

Papa Francesco: ascoltare con il cuore la storie dei migranti

24 Gennaio 2022 - Città del Vaticano - "La realtà delle migrazioni forzate è una problematica complessa e nessuno ha la ricetta pronta per risolverla". Lo scrive oggi Papa Francesco nel Messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali che si celebra il prossimo 29 maggio sul tema "Ascoltare con l'orecchio del cuore". Per il Papa per "vincere i pregiudizi sui migranti e sciogliere la durezza dei nostri cuori, bisognerebbe provare ad ascoltare le loro storie. Dare un nome e una storia a ciascuno di loro. Molti bravi giornalisti lo fanno già. E molti altri vorrebbero farlo, se solo potessero. Incoraggiamoli! Ascoltiamo queste storie! Ognuno - scrive il Pontefice - poi sarà libero di sostenere le politiche migratorie che riterrà più adeguate al proprio Paese. Ma avremo davanti agli occhi, in ogni caso, non dei numeri, non dei pericolosi invasori, ma volti e storie di persone concrete, sguardi, attese, sofferenze di uomini e donne da ascoltare". (R.I.)

Lavoratori migranti? Sì, ma…: la visita della delegazione Migrantes e Caritas alla tendopoli di San Ferdinando

24 Gennaio 2022 - San Ferdinando - A che punto siamo con l’assistenza dei lavoratori migranti nelle tendopoli della Piana di Gioia Tauro? La domanda è d’obbligo, dopo anni di discussioni. Ma non c’è da aspettarsi grandi risposte. Infatti, gli insediamenti di migranti sparsi nella zona industriale e nelle campagne della Piana di Gioia Tauro continuano ad essere visti come un problema d’emergenza, invece di sollecitare soluzioni strutturali e di lungo periodo. Per uscire dalla fase d’urgenza non basta la mera assistenza caritativa, come quella dell’erogazione di fondi per organizzare la mobilità sul territorio o per persuadere i migranti a lasciare le baraccopoli. La questione deve essere affrontata nella globale complessità delle sue dinamiche. La storia di queste installazioni risale soprattutto ai fatti di Rosarno, nel 2010, quando i lavoratori stanziali vennero “trasferiti” dai centri abitati alle tensostrutture provvisorie, dando vita a “ghetti di periferie esistenziali”. E così, negli ultimi anni, il nome di San Ferdinando è associato alla tendopoli, che è diventata il simbolo di quelle piaghe che suscitano ribrezzo e dolore solo in occasione di tragedie sfiorate o avvenute, quasi sempre causate da incendi nelle baracche fatte di legno, lamiere e altri materiali di fortuna, che hanno sostituito le tende progressivamente smantellate, a partire da agosto 2020. Non c’è da sorprendersi se divampavano roghi causati dai fuochi che i migranti accendono per scaldarsi o dai cortocircuiti provocati dal sovraccarico dell’impianto elettrico che rifornisce la baraccopoli. Del resto, tutta l’area è abbandonata al degrado, da sempre carente di servizi e igiene, con montagne di immondizia che quasi formano il perimetro dell’insediamento! Chi si occupa di gestire questa realtà deve continuamente fare i conti con l’avvicendarsi di nuove presenze, che quasi sempre provocano tensioni e conflitti, in un territorio che da una parte inutilmente denuncia l’isolamento e l’abbandono delle istituzioni, dall’altra non sa offrire soluzioni civili a fenomeni di questo tipo perché patisce la presenza capillare delle organizzazioni mafiose. I residenti, per quanto possono, si danno da fare per rendere meno disumana la precaria convivenza in quell’area, anche grazie alla disponibilità di alcuni Progetti, a qualche intervento delle amministrazioni locali, al sostegno di associazioni ed enti privati. Anche la Chiesa fa la sua parte, specialmente guardando con favore e sostenendo tutte le iniziative che mirano ad affrontare la crisi del comparto agricolo e a contrastare la piaga del caporalato. La creazione di “foresterie stagionali”, con dignitosi moduli abitativi, potrebbe almeno costituire il primo passo verso l’agognata inclusione sociale. Poi, l’abolizione delle lungaggini legislativo-burocratiche, il controllo delle forze dell’ordine per impedire lo sfruttamento dei lavoratori e la vigilanza contro la violenza e le sopraffazioni mafiose permetterebbero ai migranti stanziali di uscire dal “limbo” dell’irregolarità. Proprio per trattare questi temi, nel Palazzo del Governo, a Reggio Calabria, l’undici gennaio scorso ho partecipato all’ultimo Consiglio Territoriale sull’Immigrazione, che si è occupato soprattutto delle aree di insediamento di San Ferdinando, Rosarno e Taurianova. Poi, il 24 gennaio, si è concretizzata l’urgenza di esprimere la presenza attiva degli organismi ecclesiali e sostenere l’importante opera della Chiesa diocesana in quell’area: guidata dal vescovo Giuseppe Schillaci, incaricato della pastorale Migrantes  nella Conferenza episcopale calabra, una delegazione si è recata nella tendopoli di San Ferdinando per esprimere solidarietà a chi vive in quell’area. Oltre al vescovo Francesco Milito, ordinario della diocesi di Oppido-Palmi, vi erano alcuni direttori Caritas e Migrantes, regionali e diocesani, che hanno lanciato un appello alle istituzioni, alle imprese e alla comunità civile e religiosa con il seguente comunicato stampa: “Dopo l’ennesimo incendio che nella notte di San Silvestro ha avvolto nelle fiamme la tendopoli di San Ferdinando, con la distruzione di una ventina di baracche che per fortuna non ha causato nessun ferito o morto, è sempre più urgente programmare un intervento che miri al superamento di questa realtà con l’obiettivo di ridare dignità alle persone che ormai da tempo vivono in una condizione di marginalità inaccettabile. Come Delegazione Caritas e Commissione Migrantes della Calabria, guidati da Mons. Schillaci – vescovo incaricato CEC Caritas/Migrantes e da Mons. Milito – vescovo di Oppido-Palmi, siamo presenti oggi, presso la tendopoli/baraccopoli di San Ferdinando, per ribadire la nostra solidarietà ai tanti lavoratori migranti presenti ed alle tante realtà di base, ecclesiali e non, che sono impegnate per una risoluzione definitiva per il superamento dell’ormai storica situazione del ghetto infernale. Vogliamo fare un appello alle istituzioni nazionali, regionali e locali perché intervengano con un provvedimento deciso e definitivo che garantisca dignità nell’accoglienza delle persone e che non sia più l’ennesima struttura emergenziale che diventa poi soluzione definitiva. Crediamo che sia opportuno andare verso l’individuazione di soluzioni abitative sicure e adeguate diffuse nel territorio attraverso anche una organizzazione dei trasporti che faciliti gli spostamenti nell’intera area. Facciamo appello inoltre alle imprese sane della Piana e di tutta la Regione perché garantiscano condizioni dignitose e redditualmente accettabili ai migranti per consentire loro il reperimento con maggiore facilità sul mercato privato di immobili in locazione. In ultimo, ci appelliamo all’intera comunità religiosa e civile, perché superi il pregiudizio e la diffidenza e con slancio generoso, per come sanno fare i calabresi, metta in campo iniziative di ospitalità diffusa per garantire una dignità ai lavoratori migranti impegnati nella Piana di Gioia Tauro e nelle altre realtà di lavoro agricolo della regione”. (p. Gabriele Bentoglio, direttore Migrantes Reggio Calabria-Bova)

Papa Francesco: appello e giornata per la pace in Ucraina

24 Gennaio 2022 - Città del Vaticano – Un appello per la pace in Ucraina è stato rivolto ieri da Papa Francesco che ha anche indetto, per mercoledì 26 gennaio, una giornata di preghiera per la pace. “Seguo con preoccupazione l'aumento delle tensioni che minacciano di infliggere un nuovo colpo alla pace in Ucraina e mettono in discussione la sicurezza nel continente europeo, con ripercussioni ancora più vaste”, ha detto il Pontefice: “faccio un accurato appello a tutte le persone di buona volontà perché elevino preghiere a Dio Onnipotente affinché ogni azione e iniziativa politica sia al servizio della fratellanza umana più che di interessi di parte", ha aggiunto. "Per questo e con preoccupazione – ha concluso -  viste le tensioni attuali, propongo che mercoledì prossimo, 26 gennaio, sia una giornata di preghiera per la pace". (R.I.)  

La Domenica del Papa: Gesù è oggi

24 Gennaio 2022 - Città del Vaticano - Ieri terzo anno per volere di Papa Francesco, dedicata alla Parola di Dio. Parola che svela il vero volto di Dio e nello stesso tempo ci porta all’uomo. Perché “la sacra Scrittura non ci è stata data per intrattenerci, per coccolarci in una spiritualità angelica, ma per uscire incontro agli altri e accostarci alle loro ferite”. C’è un “oggi” che deve alimentare la nostra presenza in mezzo alle donne e agli uomini del nostro tempo. I testi della liturgia domenicale ci propongono in Neemia – uno scritto di 450 anni prima di Cristo – una descrizione dell’ascolto della Parola, e la benedizione finale che potremmo accostare alle nostre celebrazioni, quasi continuità in un “oggi” che la chiesa, con Luca, ci propone. Avevamo lasciato Gesù a Cana, il primo miracolo; lo troviamo a Nazareth, le sue origini, o meglio le origini della sua famiglia terrena. Rivolgendosi a Teofilo – in greco amico di Dio – l’evangelista spiega che la sua narrazione è vera, racconta fatti normali, azioni che potremmo racchiudere nell’espressione “come al solito”: insegnava nelle Sinagoghe, Gesù, e il sabato, come al solito, era nel tempio a leggere le scritture. Gesti abituali, se vogliamo ripetitivi, ma la novità della prima predica è proprio nel passo di Isaia: “lo spirito del Signore Dio è su di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare il lieto annuncio ai poveri, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi, a proclamare l’anno di grazia del Signore”. Un programma niente male, quasi manifesto, diremmo noi oggi, di un possibile impegno di governo. Ma, come sappiamo, il regno che Gesù proclama non è di questa terra, né come gli uomini lo vorrebbero. Ma torniamo a Luca. Riavvolto il rotolo, gli sguardi dei fedeli sono su Gesù; un silenzio carico di tensione rotto da queste parole: “oggi si è compiuta questa scrittura che voi avete ascoltato”. Oggi. La Bibbia, anche oggi, svela a noi chi è davvero Dio, afferma Francesco nell’omelia nella basilica di San Pietro, celebrazione durante la quale ha conferito, per la prima volta, i ministeri di lettori e catechisti a 16 laici, tra cui due donne una pakistana e una coreana. La Bibbia ci dice che Dio “non è un padrone arroccato nei cieli, ma un Padre che segue i nostri passi. Non è un freddo osservatore distaccato e impassibile, un Dio ‘matematico’. È il Dio-con-noi, che si appassiona alla nostra vita e si coinvolge fino a piangere le nostre lacrime”. La sua Parola parla anche oggi a chi sa ascoltare “per riaccendere la speranza dentro le ceneri delle tue paure, per farti ritrovare la gioia nei labirinti delle tue tristezze, per riempire di speranza l’amarezza delle solitudini”. È una parola che nutre e rinnova la fede perché “abbatte i falsi idoli, smaschera le nostre proiezioni, distrugge le rappresentazioni troppo umane di Dio e ci riporta al suo volto vero, alla sua misericordia”. Gesù ancora una volta pone al centro della sua vita e delle relazioni la Parola di Dio, e ciò che “riempie di senso con la potenza dello Spirito è l’oggi”. Così il Papa, all’Angelus, riflette sulle “nostre prediche e i nostri insegnamenti” che “rimangono generici, astratti, non toccano l’anima e la vita della gente”, perché mancano della forza dell’oggi di Gesù. “Oggi ti sta parlando. Sì, a volte si ascoltano conferenze impeccabili, discorsi ben costruiti, che però non smuovono il cuore e così tutto resta come prima. Anche tante omelie – lo dico con rispetto ma con dolore – sono astratte, e invece di svegliare l’anima l’addormentano”. Se manca l’oggi di Gesù, afferma il vescovo di Roma, la predicazione “scade nel moralismo o in concetti astratti; presenta il Vangelo con distacco, come se fosse fuori dal tempo, lontano dalla realtà. Questa non è la strada. Ma una parola in cui non pulsa la forza dell’oggi non è degna di Gesù e non aiuta la vita della gente”. Gesù a Nazareth afferma che “è inviato per andare incontro ai poveri”. E i poveri di oggi sono i migranti che muoiono in mare “perché non li lasciamo sbarcare. E questo alcuni lo fanno in nome di Dio”. Sono, ancora, le donne e gli uomini che in Ucraina vivono il rischio di un conflitto che “mette in discussione la sicurezza in Europa e nel mondo”. Per questo Francesco invita a celebrare, il 26 gennaio, una giornata di preghiera per la pace. (Fabio Zavattaro - Sir)

Papa Francesco: dolore per morti in mare

24 Gennaio 2022 - Città del Vaticano -  "Quanto dolore sentiamo nel vedere i nostri fratelli e sorelle morire sul mare perché non li lasciano sbarcare! E questo, alcuni lo fanno in nome di Dio". Lo ha detto, con sofferenza e sconcerto papa Francesco ieri mattina nell'omelia della Messa celebrata nella Basilica di San Pietro in occasione della III Giornata della Parola di Dio rivolgensosi alla tragedia delle stragi di migranti. Una Parol, quella di Dio,  che "ci mette in crisi. Non ci lascia tranquilli, se a pagare il prezzo di questa tranquillità è un mondo lacerato dall'ingiustizia e dalla fame, e a farne le spese sono sempre i più deboli. Sempre pagano i più deboli". Ieri, durante la liturgia, il Pontefice ha celebrato, per la prima volta, il rito di conferimento del ministero di lettore (a sei laiche e laici da varie parti d'Italia e da Corea, Pakistan e Ghana) e di catechista (a otto laiche e laici dall'Amazzonia peruviana, dal Brasile, Italia, Ghana, Polonia e Spagna) ed ha chiesto di rimettere "la Parola di Dio al centro della pastorale e della vita della Chiesa. Ascoltiamola, preghiamola, mettiamola in pratica", avvertendo che essa "non ci astrae dalla vita, ma ci immette nella vita, nelle situazioni di tutti i giorni, nell'ascolto delle sofferenze dei fratelli, del grido dei poveri, delle violenze e delle ingiustizie che feriscono la società e il pianeta, per non essere cristiani indifferenti, ma operosi, creativi, profetici". (R.Iaria)

Migrantes: oggi visita alla tendopoli di San Ferdinando con il vescovo Schillaci

24 Gennaio 2022 -
San Ferdinando – Questa mattina, alle ore 10, una delegazione della Caritas e della Migrantes Regionale della Calabria, visterà la tendopoli di San Ferdinando a Rosarno per esprimere solidarietà a chi vive in quell’area, specie dopo l’incendio dei giorni scorsi. Una visita – spiega una nota – che “non vuole essere mera apparenza, ma concreta vicinanza a chi è costretto a vivere lontano dalla propria terra”. Situazione simile, come ha detto papa Francesco alla famiglia di Nazaret che “ha subito tale umiliazione e sperimentato in prima persona la precarietà, la paura, il dolore di dover lasciare la propria terra. Ancora oggi tanti nostri fratelli e tante nostre sorelle sono costretti a vivere la medesima ingiustizia e sofferenza. La causa è quasi sempre la prepotenza e la violenza dei potenti. Anche per Gesù è accaduto così”. A volere fortemente questa visita il vescovo della diocesi di Lamezia Terme, monsignor Giuseppe Schillaci, delegato Caritas e Migrantes della Conferenza Episcopale Calabra, che non manca di rimarcare che “l’umanità oggi cresce nella misura in cui sa guardare verso chi è più piccolo”. Insieme a monsignor Schillaci, il vescovo della diocesi di Oppido mamertina-Palmi, mons. Francesco Milito, i direttori diocesani Caritas e Migrantes della Calabria e  Oliviero Forti, referente nazionale dell’Ufficio Immigrazione di Caritas Italiana (R.I.)

La Preghiera dei fedeli di domenica 23 gennaio 2022

23 Gennaio 2022 -     Fratelli e sorelle, in Gesù Cristo si compiono le Sacre Scritture e le nostre vite trovano la loro pienezza. Presentiamo a Dio Padre le nostre intenzioni, per vivere pienamente la sua Parola.  Preghiamo insieme e diciamo: Si compia in noi, o Padre, la tua Parola 1 – “Lo Spirito del Signore è sopra di me e mi ha consacrato”. Il Papa, i Vescovi, i Presbiteri e i Diaconi siano, come Gesù, docili all’azione dello Spirito Santo e come Gesù annunciatori della misericordia di Dio. Noi ti preghiamo. 2 – “Lo Spirito del Signore è sopra di me a portare ai poveri il lieto annuncio”. La Chiesa tutta, riscopra che evangelizzare i poveri, soccorrerli come Gesù e servirli per Gesù, è la missione, la vocazione di ogni battezzato. Noi ti preghiamo. 3 – “Lo Spirito del Signore è sopra di me, per liberare chi è oppresso”. I Lettori, i Catechisti e quanti diffondono la Parola di Dio nelle comunità, si mettano in ascolto del grido di dolore di tanti nostri fratelli e sorelle e del creato continuamente ferito. Noi ti preghiamo. 4 – “Lo Spirito del Signore è sopra di me, ad annunziare il dono della vista ai ciechi”. Ciascuno di noi, che ogni domenica accoglie la Parola di Dio e da essa si fa illuminare, possa esperimentare la presenza viva di Cristo in mezzo a noi. Noi ti preghiamo. Ti ringraziamo Padre per il tuo Figlio che hai inviato in mezzo a noi. Fa’ che con la grazia dello Spirito Santo, sappiamo accoglierlo nei nostri cuori. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen.

Migrantes e Caritas Calabria: lunedì visita alla tendopoli di San Ferdinando con il vescovo Schillaci

21 Gennaio 2022 - San Ferdinando - Lunedì 24 gennaio alle ore 10 una delegazione della Caritas e della Migrantes Regionale visterà la tendopoli di San Ferdinando a Rosarno per esprimere solidarietà a chi vive in quell’area, specie dopo l'incendio dei giorni scorsi. Una visita - spiega una nota - che "non vuole essere mera apparenza, ma concreta vicinanza a chi è costretto a vivere lontano dalla propria terra". Situazione simile, come ha detto papa Francesco alla famiglia di Nazaret che “ha subito tale umiliazione e sperimentato in prima persona la precarietà, la paura, il dolore di dover lasciare la propria terra. Ancora oggi tanti nostri fratelli e tante nostre sorelle sono costretti a vivere la medesima ingiustizia e sofferenza. La causa è quasi sempre la prepotenza e la violenza dei potenti. Anche per Gesù è accaduto così”. A volere fortemente questa visita il vescovo della diocesi di Lamezia Terme, monsignor Giuseppe Schillaci, delegato Caritas e Migrantes della Conferenza Episcopale Calabra, che non manca di rimarcare che “l’umanità oggi cresce nella misura in cui sa guardare verso chi è più piccolo”. Insieme a monsignor Schillaci, sarà presente Oliviero Forti, referente nazionale dell'Ufficio Immigrazione di Caritas Italiana e i direttori diocesani Caritas e Migrantes della Calabria. (R.I.)