Primo Piano

Mons. Baturi: “la paura costruisce bunker non case, scava trincee non piazze”

31 Agosto 2022 - Alghero - «La paura costruisce bunker non case, scava trincee non piazze». Lo ha detto questa mattina il segretario generale della Cei, mons. Giuseppe Baturi, nell’omelia della messa che ha aperto la terza giornata del Corso di Formazione promosso dalla Fondazione Migrantes ed in corso ad Alghero fino a venerdì. Per mons. Baturi per «costruire una casa serve tanta speranza, l’attesa fondata di una felicità condivisa con persone amate, la promessa di un bene da spartire nell’amicizia sponsale e nella comunità familiare. Per costruire una casa per la famiglia serve una grande gioia per un amore bello, una speranza che dà l’energia per la costruzione. Senza gratitudine, senza la gioia di un incontro amorevole, cosa possiamo costruire? Un bunker o una casa?». E commentando la pagina evangelica della liturgia odierna  ha evidenziato che Gesù annuncia il Regno di Dio e «rende operante nell’incontro sanante con gli uomini che hanno bisogno di salute e salvezza. Gesù – ha aggiunto - è testimone della notizia che annuncia, è stato mandato per essere carne e sangue di un Regno che libera gli uomini che vivono nelle città. Nelle città siamo inviati noi, adesso, a chinarci sugli uomini, a comandare al male, a toccare gli infermi e imporre le mani su di essi. Ecco, noi siamo per grazia chiamati ad essere mano e parola della misericordia di Cristo risorto, a testimoniare la notizia bella che annunciamo». “Costruire il futuro con…” è il tema scelto dalla Fondazione Migrantes per questo corso rivolto a tutti i direttori e collaboratori Migrantes delle diocesi Italiane in corso in Sardegna, la regione scelta dalla Commissione Cei per le Migrazioni per le celebrazioni nazionali della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato del prossimo 25 settembre. Ad aprire il vescovo di Alghero-Bosa, mons. Mauro Maria Morfino, il direttore regionale Migrantes, padre Stefano Messina, il direttore regionale della Caritas Raffaele Callia e una celebrazione eucaristica presieduta dall’arcivescovo di Oristano e vescovo di Ales-Terralba, mons. Roberto Carboni. Tra gli interventi quello del vescovo ausiliare di Milano Franco Agnesi e del direttore generale della Fondazione Migrantes, don Giovanni De Robertis. In Sardegna, nella cattedrale di Iglesias, il prossimo 25 settembre, la celebrazione nazionale per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, presieduta da mons. Giovanni Paolo Zedda, vescovo di Iglesias e delegato Migrantes della Conferenza Episcopale Sarda. In vista di questo appuntamento nelle parrocchie italiane e nelle Missioni cattoliche Italiane in Europa sta arrivando in questi giorni il numero della rivista “MigrantiPress” con il commento al messaggio di papa Francesco del presidente della Fondazione Migrantes, l’arcivescovo di Ferrara-Comacchio, Gian Carlo Perego e del direttore generale don De Robertis e con il contributo di diversi direttori degli Uffici Cei. (Raffaele Iaria)      

Migrantes: Corso formazione, verso una trasformazione della convivenza nella società e nella chiesa

31 Agosto 2022 - Alghero - Le migrazioni continuano ad essere una grande sfida per la società e la chiesa di oggi; tuttavia, l’approccio sembra essere ancora molto influenzato da una visione emergenziale. Il messaggio per la GMMR di quest’anno introducendo la preposizione “con” pone una sfida ed insieme una visione. Una sfida in quanto muove ad ampliare l’orizzonte di lettura e di azione di fronte al fenomeno migratorio segnato spesso dalla paura, dalla crisi, dal sensazionalismo, dalla strumentalizzazione delle persone che migrano a fini sociali, economici e politici. Questa visione ideologizzata intrappola continuamente le persone che vivono l’esperienza migratoria dentro certe categorie riduttive e stereotipate come quella del povero, del bisognoso da aiutare o dell’utile da tollerare. La comunicazione, la realtà sociale, economica e politica, la cultura, le istituzioni e persino le religioni diventano così il terreno dello scontro, dell’esclusione o dell’indifferenza verso l’altro. Oltre ad essere una sfida la preposizione “con” introduce anche una visione che, a partire da un fondamento biblico teologico, cerca di leggere e rispondere propositivamente alle sfide delle migrazioni definite “segno dei tempi”. Il fenomeno della mobilità umana come realtà storica con tutte le sue manifestazioni di opportunità, ma anche di ingiustizia e sofferenza diventa il luogo dove si incarna la storia della salvezza intesa come un cammino di speranza. Passare da un paradigma dell’azione sociopastorale per a quella con i migranti, rifugiati persone e comunità in mobilità non asserisce semplicemente al cambiamento di una proposizione, ma ad una diversa visione antropologica e fenomenologica delle migrazioni e delle persone coinvolte, così come dell’azione concreta che ne consegue. Si tratta in definitiva di mettere in luce non solo quali azioni sono da mettere in atto per i migranti, i rifugiati, sfollati, e persone in mobilità, ma soprattutto quale futuro vogliamo costruire oggi con loro. (p. Aldo Skoda*)   * Sintesi relazione sul tema "Verso una trasformazione della convivenza nella società e nella chiesa" - Corso Formazione Fondazione Migrantes "Costruire il futuro con" - Alghero 29 agosto-2 settembre 2022    

Migrantes: Corso formazione, conflitti, ambiente e migrazioni

31 Agosto 2022 - Alghero - Qui si vuole proporre un quadro dei fenomeni ambientali e dei conflitti che causano movimenti migratori nel mondo che sia un po’ “più reale” di quello che viene solitamente presentato nelle nostre società dai media e alcuni movimenti politici. I conflitti in corso nel mondo in questo momento sono molti di più di quelli che si raccontano, specialmente in questo momento in Europa dove l’attenzione è rivolta quasi completamente al conflitto tra Russia e Ucraina. Per avere un’idea dei molteplici conflitti che causano movimenti migratori importanti è sufficiente consultare il sito della Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, nell’area dedicata alle emergenze. Questo sguardo sulla realtà globale serve a non fare distinzioni tra conflitti “degni di nota” e conflitti che si ignorano in modo da evitare anche la distinzione tra migranti “veri” e degni di essere accolti e migranti “clandestini” e “invasori” che non sono degni della nostra attenzione e accoglienza. Purtroppo i criteri di valutazione dei migranti non sono oggettivi, ma pesantemente influenzati da considerazioni politiche, culturali, economiche, razziali e anche religiose, anche se spesso non vogliamo riconoscerlo. Bisogna rompere con questa ipocrisia che è figlia di una mentalità eurocentrica e di un retroterra coloniale. Per quanto riguarda l’ambiente, il cambiamento climatico sta avvenendo ad una velocità inusitata al punto che anche gli scienziati dicono di trovarsi in territorio sconosciuto. I fenomeni del forte aumento delle temperature e della siccità che stanno causando danni ingenti all’agricoltura e mancanza di cibo in tutto il mondo; dello scioglimento dei ghiacciai e delle calotte popolari con il conseguente innalzamento del livello del mare e altri disastri climatici stanno già provocando il movimento di milioni di persone, sfollati climatici interni e internazionali. Alcune ricerche su questo tema prevedono che entro il 2050 ci saranno 200 milioni di sfollati climatici nel mondo. Un pianeta che si deve preparare non solo ad agire insieme per prevenire o gestire responsabilmente e con decisioni e azioni concrete questi fenomeni, ma deve anche dotarsi degli strumenti necessari affinché le persone colpite dal cambiamento climatico non siano abbandonate a sé stesse. Costruire il futuro insieme ai migranti e ai rifugiati vuol dire ascoltare e mettere in pratica gli orientamenti di un magistero ecclesiale che si è dimostrato estremamente attento a queste problematiche soprattutto nelle due encicliche di papa Francesco Laudato si’ del 2015 e Fratelli tutti del 2020. (Gioacchino Campese*)   * Sintesi relazione sul tema "Conflitti, ambiente e migrazioni: quali prospettive - Corso Formazione Fondazione Migrantes "Costruire il futuro con" - Alghero 29 agosto-2 settembre 2022  

Papa Francesco: “donare pace alla popolazione irachena”, “dialogo e fraternità vie maestre per affrontare difficoltà”

31 Agosto 2022 -
Città del Vaticano - “Seguo con preoccupazione gli avvenimenti verificatisi a Baghdad negli ultimi giorni”. Lo ha rivelato Papa Francesco prima dei saluti ai fedeli di lingua italiana che concludono l’udienza in Aula Paolo VI. “Imploriamo Dio nella preghiera di donare pace alla popolazione irachena”, l’appello del Pontefice: “L’anno scorso ho avuto la gioia di visitarla e ho sentito il grande desiderio di serenità e di convivenza pacifica per le diverse comunità religiose che la compongono. Dialogo e fraternità sono le vie maestre per affrontare le attuali difficoltà”.

Vacanza con salvataggio profughi per italiani

31 Agosto 2022 - Roma - Era la notte del 25 agosto quando l’equipaggio di italiani in navigazione sul catamarano Lucile, di Marco Luigi dal Monte Casoni, veleggiando nel tratto di mare davanti all’isola greca di Kos, raccoglie un grido di aiuto. E la vacanza si trasforma nel salvataggio di un giovane, di circa venticinque anni, che dalla Siria stava tentando di raggiungere l’Europa. Con lui altri due migranti, non si sa se sono ancora dispersi in mare. «Abbiamo sentito una voce, era sopravvento, non ci siamo resi conto subito. Poi abbiamo capito, veniva dal mare», è il racconto pieno di emozione dell’avventura vissuta dal gruppo di amici.

Centro Astalli: “chi propone certe misure non sa cosa sia la democrazia”

30 Agosto 2022 - Roma - «Chi descrive migranti disperati che attraversano il Mediterraneo in cerca di democrazia, pace, libertà come nemici minacciosi da cui difenderci con blocchi e respingimenti, dimostra di non sapere cosa siano democrazia, pace, libertà». Lo afferma in un tweet il Centro Astalli, servizio dei Gesuiti per i rifugiati, toccando un tema che è anche al centro della campagna elettorale in Italia. Il servizio dei Gesuiti per i rifugiati è un’organizzazione cattolica internazionale, attiva in 57 nazioni, il cui compito è accompagnare, servire e difendere i diritti dei rifugiati e degli sfollati. Il Centro Astalli è da 40 anni impegnato in Italia, risponde ogni anno alle esigenze di 17mila migranti forzati, di cui 10mila nella sola sede di Roma.  

Migrantes Emilia Romagna: gioia per la canonizzazione di mons. Scalabrini e Artemide Zatti

30 Agosto 2022 -
Bologna - L’annuncio della imminente Canonizzazione di due beati - dato da Papa Francesco al termine del Concistoro di sabato - è motivo di gioia speciale per la Migrantes dell’Emilia Romagna: entrambi i futuri santi - il vescovo Giovanni Battista Scalabrini e il laico salesiano Artemide Zatti - sono infatti legati tanto al nostro territorio, quanto al mondo della migrazione, nei decenni a cavallo tra il 19mo e il 20mo secolo. 
Il beato Scalabrini fu vescovo di Piacenza dal 1876 al 1905, segnalato a Papa Pio IX da San Giovanni Bosco. Nei primi decenni post-unitari - molto complicati nel rapporto tra la Chiesa e il Regno d’Italia - Scalabrini fu infaticabile nelle ripetute visite pastorali al territorio e nella promozione di nuovi metodi di catechesi. Colpito dal numero crescente di italiani che lasciavano il territorio per emigrare oltreoceano, fondò due congregazione religiose, una maschile e una femminile, proprio per l’assistenza spirituale agli emigrati italiani, aiutandoli ad integrarsi nelle società che venivano a crearsi anche con il loro contributo, soprattutto nelle Americhe. Egli stesso compì due visite pastorali tra gli italiani nel Nord America e in Brasile e propose alla Santa Sede la creazione di quello che diventerà il Dicastero che avrà una attenzione speciale alla pastorale dei migranti e degli itineranti.
La storia di Artemide Zatti è invece proprio quella di un giovane, costretto dalla necessità a lasciare a 17 anni il suo paese di Boretto (RE), sulle rive del Po, e a emigrare in Argentina. Frequentando gli ambienti salesiani di Bahìa Blanca, decise di seguire le orme di don Bosco, ma contrasse la TBC prendendosi cura di un prete malato. Ottenuta la guarigione, decise di dedicare tutto se stesso alla cura degli infermi, giungendo ad amministrare da solo un intero ospedale, nel quale egli stesso operava come infermiere, prendendosi cura giorno e notte dei più bisognosi.
La Canonizzazione di Scalabrini e di Zatti ripropone all’attenzione di tutta la Chiesa il tema dell’accompagnamento pastorale dei migranti e riaccende una luce in particolare sul fenomeno sempre più evidente della emigrazione italiana: ad oggi si contano 5,6 milioni di italiani residenti all’estero (erano meno di 5 milioni solo nel 2016). 
Scriveva Scalabrini nel 1899: «L’emigrazione può essere un bene o un male individuale o nazionale, a seconda del modo e delle condizioni in cui si compie, ma è quasi sempre una risorsa umana. È un diritto naturale, inalienabile». (Mons. Juan Andrés Caniato - direttore Ufficio Migrantes Emilia-Romagna)

Festival: le voci di Afrobrix, i neri d’Italia

30 Agosto 2022 - Brescia - Dal 2 al 4 settembre a Brescia si terrà la terza edizione “Afrobrix”, il primo festival italiano dedicato all’afro discendenza. Musica, cultura, arte e cinema con l’obiettivo precipuo di valorizzare tutte le realtà afrodiscendenti e afroeuropee partendo dal contesto socioculturale in cui queste vivono. Venerdì 2 settembre alle 20.30 si inaugura la kermesse bresciana con la novità di quest’anno: “Afrobrix Artistic Contest”. 16 artisti emergenti da tutta Italia si esibiranno dal vivo con un brano che hanno proposto allo staff del festival e saranno valutati da tre speciali giudici: l’influencer e maestro di danze afro e cultura Hip-Hop John Cedar alias Momo, il rapper e produttore bresciano Tommy Kuti e la cantautrice Anna Bassy. Alle 22 il concerto degli E.D.A. (acronimo di Essere Diversi Aiuta oppure Ecologisti Daltonici Automatici), progetto del cantante Sidy Casse ex XFactor di origini senegalesi ma di adozione lumezzanese. Sabato 3 settembre, dalle ore 21, il concerto di Awa Sanè, artista nata a Brescia da mamma italiana a papà senegalese. Infine, tra i tanti appuntamenti grande chiusura domenica 4 settembre, dalle ore 21, con l’esibizione dei primi tre classificati di “Afrobrix Artsitic Contest”. Dalle 21.30, concerto di Nehemiah Brown and the Gospel Spirit, dove il pastore e maestro assieme alle voci Kavinya Ndumbu artista del Kenya e di Marzia Duarte preveniente da Capo Verde, propone al pubblico un repertorio gospel e spiritual autentico, creando un’atmosfera intensa, elettrica, ricca di spiritualità e di gioia. Dalle 22.30 live di Arsène Duevi, musicista del Togo in Italia dal 2002.

“Attraverso Cosenza”: iniziato il campo estivo promosso dalla Migrantes di Cosenza-Bisignano

30 Agosto 2022 -
Cosenza - Una giornata intensa quella che abbiamo vissuto ieri, ricca di attività che ci vedranno impegnati per i prossimi tre  giorni. Siamo stati divisi in 3 gruppi che saranno impegnati in 3 diverse attività, nello specifico: la realizzazione di un murales, la composizione di un puzzle, e l’indispensabile servizio mensa. Qui l’appetito è davvero tanto!
Dopo pranzo abbiamo trascorso del tempo insieme, giocando e cantando, che ci ha dato la possibilità di stringere ancora di più l’amicizia tra di noi. Avremo modo di dirvi qualcosa di più sui nostri compagni di viaggio.
Nel pomeriggio abbiamo visitato il centro storico della città di Cosenza e ammirato, tra l’altro, la bellezza del Duomo di Cosenza, anche noto col nome di cattedrale di Santa Maria Assunta, e conosciuto la sua interessante storia. Non per niente, dal 2011, il Duomo è stato dichiarato “Patrimonio testimone di una cultura di pace dell’UNESCO”. Ottocento anni di storia e meraviglie!
Infine, dopo cena, ci siamo riuniti per parlare della giornata che abbiamo trascorso. Sono state delle esperienze meravigliose soprattutto il legame che si è creato tra di noi. Non vediamo l'ora di continuare anche domani. (Giovani Migrantes Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela)

Morto il migrante che commosse il Papa

30 Agosto 2022 - Roma - È morto il giovane originario del Ghana per il quale un intero paese, Vignale Monferrato, nell’Alessandrino, si era mobilitato per pagargli il viaggio dall’Italia in Africa affinché potesse riabbracciare il padre. Il suo caso era stato svelato da papa Francesco, commosso, durante l’Angelus del 6 febbraio scorso. Gravemente malato, John Baldri, che nel Monferrato aveva trovato lavoro in un’azienda agricola dopo essere arrivato a Lampedusa su un barcone partito dalla Libia, aveva espresso come ultimo desiderio di potere tornare in Ghana per rivedere la famiglia. A Vignale gli hanno cosi organizzato il viaggio, per lui e un accompagnatore, e pagato tutte le spese, comprese quelle per le costose medicine. Ora il giovane voleva tornare ancora in Italia: «purtroppo non c’è riuscito – racconta Ernesta Corona, sindaca di Vignale – John è morto in quel Ghana, dove, dopo aver saputo della malattia incurabile, aveva desiderato tornare. E, grazie alla generosità della comunità di Vignale, ha potuto fare quell’ultimo viaggio e reincontrare la famiglia». Il pontefice aveva citato la storia di John e della comunità del paese monferrino come esempio di «santi della porta accanto ». Scoperta la malattia terminale, dopo il ricovero all’hospice di Casale Monferrato, «non lo abbiamo mai abbandonato – aggiunge la prima cittadina – Con la parrocchia e compaesani generosi abbiamo raccolto la somma necessaria per il viaggio aereo di rimpatrio e le cure necessarie, morfina compresa. È stato forte e ottimista fino alla fine. Nella missione dei Salesiani, dove il medico lo curava. I suoi infiniti “Grazie” riempivano il cuore. Stiamo pensando a come ricordarlo per sempre».

«L’integrazione degli immigrati frontiera dell’innovazione sociale»

30 Agosto 2022 -  Milano - «Aiutando me stessa ad integrarmi in un nuovo Paese, ho aiutato anche gli altri». Quando, qualche anno fa, l’allora 31enne Handan Akarsu aveva lasciato la sua Ankara per seguire in Italia il marito, Giuseppe Scarabello, uno psicoterapeuta e formatore di Treviso, aveva nelle tasche una laurea in Ingegneria chimica, una in Business management e un master in Salute e sicurezza sul posto di lavoro. Si era lasciata alle spalle un solido lavoro come esperta di formazione al ministero turco del Lavoro e della Sicurezza, non parlava bene la nostra lingua e ciò che vedeva davanti a sé erano solo dubbi, incertezze e porte chiuse. È stato grazie ai migranti e ai rifugiati politici, in particolare all’associazione padovana 'Popoli Insieme' che dal 1990 si occupa della loro integrazione, se Handan ha potuto cominciare a lavorare per l’innovazione sociale; ha iniziato a scrivere progetti comunitari con l’obiettivo di aiutare queste persone ad inserirsi nel contesto sociale, a fare rete, a produrre essi stessi innovazione contribuendo a costruire un ecosistema più equo e inclusivo. Insieme con il marito ha dato inoltre vita, nel 2019, all’associazione di promozione sociale 'Sides Aps' che attualmente conta 11 soci e 19 volontari e ha all’attivo nove importanti progetti internazionali. Oggi, la trentacinquenne imprenditrice turco-italiana è consulente nell’ambito dei progetti dell’Unione Europea, è business coach ed esperta di sicurezza sul luogo di lavoro; il suo impegno è concentrato sul cambiamento positivo della società e, anche per questa ragione, aspira a lavorare molto di più con i giovani. «Vorrei fornire loro gli strumenti grazie a cui sentirsi cittadini del mondo», spiega. La strada per raggiungere questi importanti obiettivi non è stata, come detto, molto facile per lei. «In Turchia avevo una vita attiva, un lavoro che mi entusiasmava ma una volta arrivata in Italia mi sono trovata quasi ad un punto morto, in una condizione in cui non sapevo fare nulla: ho sofferto molto, specialmente nei primi sei mesi. Mi era stato anche suggerito, poiché ero donna e straniera, di cercare lavoro in un’impresa di pulizie, o di provare a fare la badante o, ancora, di seguire dei corsi per visagista: ho sempre avuto un grande rispetto per tutti i lavori ma ero un ingegnere e, prima di provare a fare altro, mi volevo impegnare per costruire qualcosa di più affine ai miei studi e alle mie competenze », ricorda l’imprenditrice sociale. «Ho frequentato tanti corsi di formazione, ho fatto un’application, invano, per un Phd alla facoltà di Ingegneria industriale a Padova finché un giorno, grazie ad un ex collega di lavoro e ad un progetto dell’Università turca rivolto ai migranti, sono entrata in contatto con l’associazione Popoli Insieme, che ho inserito come partner nel programma e con cui poi ho continuato a collaborare, scrivendo molti altri progetti, facendo formazione e ricerca, creando connessioni ». Un passo alla volta, Handan Akarsu ha riconquistato fiducia e determinazione, diventando, tra l’altro, un apprezzabile punto di riferimento per molti di coloro che vogliono migliorare il mondo con il proprio lavoro. Dal 2019, quando ha costituito l’APS di cui è presidente, ha rafforzato una rete di relazioni tra l’Italia e la Turchia e l’ha poi estesa ad altri paesi europei, ha intrapreso diverse collaborazioni con istituzioni, Ong, aziende private, università, cooperative sociali e ambientali, associazioni, soprattutto quelle che si occupano di persone in condizioni di difficoltà - oltre ai migranti, i ragazzi che abbandonano la scuola, le persone disabili, chi non ha più un’occupazione - e di promozione di una nuova cultura del lavoro. Inoltre, continuando a studiare, a formarsi e a maturare nuove esperienze, è diventata consulente per progetti europei di sviluppo e cambiamento sociale e labour coach associata alla prestigiosa International Coach Federation; organizza e realizza progetti di formazione per aziende, università e associazioni sui temi del coaching, del project management & developement e della facilitazione di gruppi ed è project manager e ricercatrice/formatrice in molti progetti Erasmus Plus. «Innovazione sociale significa saper rispondere a nuovi bisogni della comunità attraverso nuove soluzioni, strategie e modelli: è quel cambiamento virtuoso capace anche di creare nuove cooperazioni (tra pubblico, privato e terzo settore). Il mio lavoro ha come fine l’equità sociale, l’inclusione, la creazione di un ambiente più sostenibile per tutti: è una piccola goccia ma so che ha la forza necessaria per creare un impatto positivo duraturo». (Monica Zornetta - Avvenire)    

Migrantes: da oggi ad Alghero il Corso di Alta Formazione sul tema della GMMR

29 Agosto 2022 - Roma - “Costruire il futuro con…” è il tema scelto dalla Fondazione Migrantes della Cei per il corso di Alta Formazione per tutti i direttori e collaboratori Migrantes delle diocesi Italiane che si svolgerà, da oggi ad Alghero, in Sardegna, la regione scelta dalla Commissione Cei per le Migrazioni per le celebrazioni nazionali della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato del prossimo 25 settembre. Ad aprire il convegno il vescovo di Alghero-Bosa, mons. Mauro Maria Morfino, il direttore regionale Migrantes Sardegna, padre Stefano Messina che presenterà il corso, una relazione affidata al direttore regionale della Caritas Raffaele Callia e  una celebrazione eucaristica presieduta dall’arcivescovo di Oristano e vescovo di Ales-Terralba, mons. Roberto Carboni. Tra gli interventi previsti durante la settimana, che si concluderà il 2 settembre, quello del vescovo ausiliare di Milano Franco Agnesi, del segretario generale della Cei, l’arcivescovo di Cagliari mons. Giuseppe Baturi e del direttore generale della Fondazione Migrantes, don Giovanni De Robertis. In Sardegna, nella cattedrale di Iglesias, il prossimo 25 settembre, la celebrazione nazionale per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, presieduta da mons. Giovanni Paolo Zedda, vescovo di Iglesias e delegato Migrantes della Conferenza Episcopale Sarda. In vista di questo appuntamento nelle parrocchie italiane e nelle Missioni cattoliche Italiane in Europa sta arrivando in questi giorni il numero della rivista “MigrantiPress” con il commento al messaggio di papa Francesco del presidente della Fondazione Migrantes, l’arcivescovo di Ferrara-Comacchio, mons. Gian Carlo Perego e del direttore generale don De Robertis e con il contributo di diversi direttori degli Uffici Cei. (Raffaele Iaria)

Migrantes: a Frascati il convegno di pastorale con i rom e sinti

29 Agosto 2022 - Roma – "Costruiamo il futuro con i rom e sinti": questo il tema del convegno di pastorale con i rom e sinti che si svolgerà – su iniziativa della Fondazione Migrantes – a Frascati dal 9 all’11 settembre. L’incontro – che sarà aperto dal direttore generale della Fondazione Migrantes, don Gianni de Robertis – prevede testimonianze, momenti di confronto e di preghiera oltre che alcune relazioni sulla pastorale con i rom e sinti.

Costruiamo un futuro di pace dove nessuno è escluso: concluso il convegno europeo dei Giovani per la Pace

29 Agosto 2022 -

Amsterdam - Si è concluso ieri ad Amsterdam l’incontro internazionale dei 1000 Giovani per la Pace, accorsi nella capitale dei Paesi Bassi da 15 Paesi europei, tra cui l’Ucraina, con una delegazione numerosa proveniente da Kiev, Kharkiv, Leopoli, Ivano-Frankivsk, Cherson e Donetsk. Tre giorni di amicizia, dibattito e riflessione su diversi temi – ecologia, migrazioni, povertà – che hanno dato voce alle speranze di questo movimento giovanile legato alla Comunità di Sant’Egidio e hanno consolidato il suo impegno a diffondere, ogni giorno, una cultura solidale e inclusiva a scuola, in università e nelle periferie, accanto a bambini in difficoltà, senza dimora, anziani e rifugiati.

“Siamo liberi di lavorare per la pace, di essere felici e di aiutare gli altri. Sogniamo insieme un futuro senza guerra e violenza”, ha detto Marco Impagliazzo nell’assemblea plenaria. “Costruiamo comunità in cui ciascuno si senta a casa, un luogo in cui vincere le paure del presente. Le paure si vincono solo stando con gli altri. Anna Frank ha trovato nel diario un amico e nelle parole la forza per resistere. Etty Hillesum è andata al campo di Westerbock ad aiutare i suoi fratelli che da lì venivano smistati nei campi di sterminio. Avere degli ideali ha salvato la vita di Anna e Etty”, ha osservato il presidente di Sant’Egidio, invitando a raccogliere l’eredità di queste due giovani ebree olandesi che hanno conosciuto l’orrore della seconda guerra mondiale e della Shoah.

Durante il convegno anche una conferenza di Mario Giro sulla difficile situazione internazionale e la guerra in Ucraina, la visita alla casa di Anna Frank e al Memoriale nazionale delle vittime dell’Olocausto, una manifestazione per la pace nel centro di Amsterdam e una festosa liturgia eucaristica presieduta da mons. Johannes Hendriks, vescovo di Haarlem-Amsterdam, alla presenza di mons. Giancarlo Dellagiovanna della Nunziatura Apostolica nei Paesi Bassi. Al termine dell’incontro i Giovani per la Pace si sono dati appuntamento l’anno prossimo a Padova e Venezia per una nuova tappa di Global Friendship.

In morte di un figlio

29 Agosto 2022 -

Milano - Doveva essere un ragazzo coraggioso. Uno di quelli che, tra le macerie della Siria o in un campo profughi, si dicono: io in Europa arriverò, vivo o morto. Di quelli, forse, che lo hanno promesso alla madre: arriverò in Occidente, troverò lavoro, e un giorno voi mi raggiungerete. In Europa quel ragazzo è arrivato, ma morto peggio di un cane, soffocato dal caldo in un container e incastrato nel suo rifugio, da cui inutilmente ha tentato di uscire. Agnadello, nel Cremonese, nel polo logistico dove approdano Tir carichi di merce da ogni dove. È la mattina del 24 agosto. Un autista che ha caricato quel container in un porto del Sud spalanca il portellone e trova il corpo di un uomo inerte, come contorto fra le lamiere. L’ambulanza è inutile, l’uomo è morto da diverse ore. Ma, all’esame radiografico, le ossa risultano quelle di un ragazzo. Le etichette dei jeans sono scritte in arabo siriano. È tutto quello che per ora si sa del clandestino trovato ad Agnadello: arrivato in Europa, sì, ma morto, e di una morte terribile. La storia è sulle principali agenzie di stampa, sui giornali locali, su non molti quotidiani, in un colonnino: di migranti morti nei Tir se n’è visti tanti, non è una notizia.

Ma sforziamoci con un esercizio di immaginazione. Quel ragazzo, non ancora diciott’anni. Nel 'nostro' mondo, poco più che un bambino. Gli occhi scuri, i capelli neri. Se veniva dalla Siria, un’atroce guerra negli occhi. Se fuggiva dai campi in cui la Turchia costringe i profughi, la miseria come unico orizzonte, per sé e per i suoi fratelli.

A quell’età però, se si è già visto tutto, nella testa si è uomini. Se si è forti fisicamente e audaci, si crede di poter vincere ogni prova. Sono questi che partono, selezionati dalla disperazione e dal coraggio. Acqua, un cellulare, un fascio di banconote, del cibo in scatola: uno zaino da niente, per un lunghissimo viaggio. Gli abbracci, l’addio. In camion, chissà come nascosto, fino a Istanbul.

Quale babele il porto, nell’incrocio di cento lingue, nel fragore delle gru che caricano. Chi propone al ragazzo quel passaggio di certo sa che maledetto caldo arroventi le lamiere sui mercantili nel Mediterraneo, ad agosto. Il ragazzo non lo sa, oppure crede di farcela comunque. Il mazzo di banconote passa da una mano all’altra, il clandestino entra nel rifugio, e magari al primo momento gli pare anche accogliente.

Magari telefona a casa: ce l’ho fatta, arriverò in Italia.

Dal suo buco nel buio avverte che la nave si muove, esulta. L’aria è già bollente. Il ragazzo si rannicchia su sé stesso e cerca di dormire. Si risveglia, beve avidamente, dorme di nuovo. Si rialza e batte, disperato, da dentro la sua prigione, ma nessuno lo sente.

E neppure l’autista che carica il container sul Tir sente niente. Dorme, o è già moribondo il 'clandestino'? Quanto regge un adolescente forte, in una cella d’acciaio rovente di sole?

Che la coscienza gli sia venuta a mancare, viene da pregare – e tuttavia, ancora ne aveva abbastanza per cercare di uscire da quella tana. Che non abbia capito, nell’agonia, come tutto stava finendo: il viaggio, la speranza, la sua breve vita. Nemmeno diciott’anni secondo le lastre, batte l’agenzia Agi. Diventa una 'breve' in cronaca. Questo siamo diventati. Nel crollo demografico, mentre la manodopera per i lavori più duri manca, i siriani e afghani e curdi più determinati a vivere muoiono così. Proprio certi, che non ne abbiamo bisogno? (E ne vengono su tanti da noi, di ragazzi così?)

Ma, temiamo, di queste storie si leggerà sempre di meno. Vecchio e impaurito, il Primo Mondo non vuole vedere i suoi borghi abbandonati, i figli che mancano. E anche noi, non ci stiamo indurendo? Quel ragazzo, i suoi occhi, sua madre, le promesse, e poi il buio, la paura, l’aria che brucia in gola. Sappiamo fermarci un istante e almeno immedesimarci nell’ignoto senza visto e senza più patria né bandiera ? Se c’è ancora questa fessura in noi, c’è ancora forse speranza. Se qualcuno, leggendo, si ferma a dire una preghiera. Per quel ragazzo e per tutti quelli che vorrebbero solo lavorare onestamente e vivere qui: lo vorrebbero disperatamente – al punto di sfidare una simile morte. Quando ci decideremo a dare loro strade e rotte di migrazione che non s’inabissino nel dolore e sino alla morte? (Marina Corradi  - Avvenire)

Italiani nel mondo: domani il 57 anniversario della tragedia di Mattmark

29 Agosto 2022 - Roma - Ottantotto morti : 56 italiani. È il 30 agosto 1965, ore 17,15, quando 2 milioni di metri cubi staccatisi dal ghiacciaio dell’Allalin in meno di 30 secondi seppellirono sotto 50 metri di ghiaccio e detriti le baracche, la mensa e le officine degli operai della diga di Mattmark, in Svizzera. Una tragedia che segnò l’intero paese. La maggioranza delle vittime erano della provincia di Belluno (17), 7 provenivano da San Giovanni in Fiore, in Calabria. «L’emigrazione dei nostri connazionali e il sacrificio che questa ha comportato hanno segnato l’identità dell’Italia e anche lo stesso processo d’integrazione europea», ha scritto Sergio Mattarella lo scorso 8 agosto in occasione della Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel mondo. Ieri a Sedico (BL) commemorazione di quella tragedia davanti al monumento degli emigranti presenti nel piazzale Vittime di Mattmark con la presenza dei gonfaloni dei comuni di Sedico e Sospirolo, i gagliardetti delle Famiglie Ex emigranti e degli Alpini. Sabato la commemorazione nel piazzale della Diga a Mattmark con una celebrazione eucaristica e la presenza dell’ambasciatore d’Italia Silvio Mignano, rappresentanti delle istituzioni ed alcuni candidati al Parlamento italiano per la circoscrizione estero (R.Iaria)

Il posto dell’umile

29 Agosto 2022 - Citta del Vaticano - Diciannove giorni prima, nella notte del 9 aprile 2009, un terremoto di magnitudo 5,8 aveva praticamente raso al suolo la città e ucciso 309 persone. Il 28 aprile a L’Aquila arriva Papa Benedetto XVI e, superando le resistenze degli addetti alla sicurezza, entra nella basilica di Santa Maria di Collemaggio ferita dalla violenza del sisma e avvolta dalle impalcature. Pochi passi per raggiungere la teca con i resti di Papa Celestino V, e poi quel gesto che ancora oggi, dopo la rinuncia del 2013, fa riflettere: si toglie il pallio, e lo pone sul cristallo. Domenica Papa Francesco entra nella basilica di Collemaggio, ancora sotto restauro, e si ferma a pregare davanti la teca di Pietro del Morrone monaco eremita benedettino, eletto Papa nel 1294 con il nome di Celestino V. Per la prima volta un Papa compie il rito dell’apertura della Porta santa della basilica, battendo tre volte sull’anta di sinistra con un ramo d’ulivo del Getsemani: è la 728ma Perdonanza celestiniana. Un tempo di perdono, dice Francesco, che non deve limitarsi a una sola volta l’anno, “ma sempre. È così, infatti, che si costruisce la pace, attraverso il perdono ricevuto e donato”. È il Papa del “gran rifiuto”, come si legge nel terzo canto dell’Inferno della Divina Commedia di Dante. Ma “Celestino V non è stato l’uomo dei ‘no’, è stato l’uomo dei ‘si’” dice Francesco nell’omelia della messa celebrata sul piazzale della basilica. Questo perché, ricorda, “non esiste altro modo di realizzare la volontà di Dio che assumendo la forza degli umili. Proprio perché sono tali, gli umili appaiono agli occhi degli uomini deboli e perdenti, ma in realtà sono i veri vincitori, perché sono gli unici che confidano completamente nel Signore e conoscono la sua volontà”. È ai miti che Dio rivela i suoi segreti: “nello spirito del mondo, che è dominato dall’orgoglio, la Parola di Dio di oggi ci invita a farci umili e miti. L’umiltà non consiste nella svalutazione di sé stessi, bensì in quel sano realismo che ci fa riconoscere le nostre potenzialità e anche le nostre miserie”. Celestino è stato “testimone coraggioso del Vangelo” e in lui “noi ammiriamo una Chiesa libera dalle logiche mondane e pienamente testimone di quel nome di Dio che è la Misericordia”. Ci ha lasciato “il privilegio di ricordare a tutti che con la misericordia, e solo con essa, la vita di ogni uomo e di ogni donna può essere vissuta con gioia. Misericordia è l’esperienza di sentirci accolti, rimessi in piedi, rafforzati, guariti, incoraggiati”. Omelia nel giorno in cui il Vangelo pone in primo piano la parabola del banchetto nuziale e della scelta del posto da occupare: “quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto”. Ovviamente non è una lezione di galateo, né tantomeno una forma di protocollo da rispettare; ciò che Cristo mette in evidenza, nel brano lucano, è l’umiltà: è il messaggio delle beatitudini, della capacità di scegliere una strada diversa da quella che il mondo propone; di non seguire le mode, spesso passeggere, del tempo. Il valore di ognuno non dipende dal posto che occupa in questo mondo. “L’uomo non è il posto che detiene, ma è la libertà di cui è capace e che manifesta pienamente quando occupa l’ultimo posto, o quando gli è riservato un posto sulla Croce”. E il cristiano sa che la sua vita è “una carriera alla maniera di Cristo … Finché non comprenderemo che la rivoluzione del Vangelo sta tutta in questo tipo di libertà, continueremo ad assistere a guerre, violenze e ingiustizie, che altro non sono che il sintomo esterno di una mancanza di libertà interiore. Lì dove non c’è libertà interiore, si fanno strada l’egoismo, l’individualismo, l’interesse, la sopraffazione”. L’Aquila sia davvero “capitale di perdono, di pace e di riconciliazione”; e per l’intercessione di Maria auspica “per il mondo intero il perdono e la pace” Il Papa ha voluto presenti in prima fila i familiari delle vittime del terremoto che hanno realizzato una Cappella della Memoria: “la memoria è la forza di un popolo, e quando questa memoria è illuminata dalla fede, quel popolo non rimane prigioniero del passato, ma cammina e cammina nel presente rivolto al futuro, sempre rimanendo attaccato alle radici e facendo tesoro delle esperienze passate, buone e cattive. E con questo tesoro e queste esperienze va avanti”: Jemo ’nnanzi! (Fabio Zavattaro - Sir)

Scalabriniani: proclamando Santo mons. Scalabrini papa Francesco “invita ad avere il suo sguardo d’accoglienza e d’amore verso tutti”

27 Agosto 2022 - Roma - Mons. Giovanni Battista Scalabrini è stato "un vescovo che si è dedicato completamente al ministero nella diocesi, ma ha saputo anche guardare oltre, a chi era costretto a lasciare la propria terra”. Lo ha detto oggi padre Leonir Chiarello, superiore generale dei Missionari di San Carlo fondati da mons. Scalabrini che sarà proclamato Santo il prossimo 9 ottobre. Il neo Santo “ha dato una risposta concreta al fenomeno della migrazione, coinvolgendo la Chiesa, il Governo, la società e chiamando tutti ad una presa di coscienza. Ha combattuto - ha detto ancora p. Chiarello - quello che il Santo Padre chiama ‘la cultura dell’indifferenza e dello scarto’. Proclamandolo Santo, Papa Francesco ci invita ad avere il suo sguardo d’accoglienza e d’amore verso tutti”. (R.Iaria)

Scalabriniane: “grande gioia l’annuncio della canonizzazione di monsignor Scalabrini”

27 Agosto 2022 -
Roma - “L'annuncio della data della canonizzazione del nostro fondatore Giovanni Battista Scalabrini riempie di gioia noi Suore Missionarie Scalabriniane. Questo periodo sarà un gioioso percorso di avvicinamento al giorno in cui sarà proclamato Santo. Lui, padre dei migranti, è la testimonianza di un impegno cristiano a tutela degli ultimi, una voce che nei tempi d'oggi risuona quanto mai necessaria e attuale”. Lo ha detto suor Neusa de Fatima Mariano, superiora generale delle Suore Missionarie di San Carlo Borromeo/Scalabriniane. “Tutta la Congregazione vive in comunione questo momento, con l'intera famiglia scalabriniana, con tutti i migranti e rifugiati, perché è consapevole che l'eredità di Scalabrini è la missione con i migranti, un carisma per i tempi moderni. Scalabrini è un santo e il suo percorso di santità è stato per e con i migranti”, aggiunge suor Neusa.

Papa Francesco ai nuovi cardinali: missione è “apertura a tutti i popoli, all’orizzonte del mondo, alle periferie ancora ignote”

27 Agosto 2022 -
Città del Vaticano - Nuovi cardinali per la Chiesa Cattolica. Oggi pomeriggio papa Francesco, nella basilica di san Pietro, in occasione del Concistoro pubblico da lui convocato,  ha letto la formula di creazione e ha proclamato i nomi dei nuovi venti cardinali. Il rito è proseguito con la professione di fede dei porporati e il giuramento di fedeltà e obbedienza a Papa Francesco e ai suoi successori. I nuovi cardinali si sono quindi inginocchiati davanti al Papa ed hanno ricevuto lo zucchetto, la berretta cardinalizia e l'anello cardinalizio. Questi i nomi dei nuovi cardinali: mons. Arthur Roche, arcivescovo-vescovo emerito di Leeds, prefetto del Dicastero per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti; mons. Lazzaro You Heung-sik, arcivescovo-Vescovo emerito di Daejeon, prefetto del Dicastero per il Clero; mons. Fernando Vérgez Alzaga, arcivescovo tit. di Villamagna di Proconsolare, presidente della Pontificia Commissione per lo Stato della Città del Vaticano e Presidente del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano; mons Jean-Marc Aveline, arcivescovo di Marseille (Francia); Mons. Peter Ebere Okpaleke, vescovo di Ekwulobia (Nigeria); mons. Leonardo Ulrich Steiner, arcivescovo di Manaus (Brasile); mons. Filipe Neri António Sebastião do Rosário Ferrão, arcivescovo di Goa e Damão (India); mons. Robert Walter McElroy, vescovo di San Diego (U.S.A.); mons. Virgilio do Carmo da Silva, arcivescovo di Díli (Timor Orientale); mons. Oscar Cantoni, vescovo di Como; mons. Anthony Poola, arcivescovo di Hyderabad (India); mons. Paulo Cezar Costa, arcivescovo di Brasília (Brasile); mons. Richard Kuuia Baawobr, vescovo di Wa (Ghana) che non era presente perchè ieri, come ha detto papa Francesco  - all'arrivo a Roma "si è sentito male per un problema al cuore, ha avuto un intervento ed è ricoverato" ed ha chiesto di pregare per lui; mons. William Seng Chye Goh , arcivescovo di Singapore (Singapore);  mons. Adalberto Martínez Flores, Arcivescovo di Asunción (Paraguay); mons. Giorgio Marengo, vescovo titolare di Castra severiana, prefetto apostolico di Ulaanbaatar (Mongolia); mons. Jorge Enrique Jiménez Carvajal, arcivescovo emerito di Cartagena (Colombia); mons Arrigo Miglio, arcivescovo emerito di Cagliari; padre Gianfranco Ghirlanda, già Rettore della Pontificia Università Gregoriana; mons. Fortunato Frezza, arcivescovo titolare di Treba. “Il Signore - ha detto il papa durante l'omelia -  ci chiama nuovamente a metterci dietro a Lui, a seguirlo sulla via della sua missione. Una missione di fuoco – come quella di Elia –, sia per quello che è venuto a fare sia per come lo ha fatto. E a noi, che nella Chiesa siamo stati presi tra il popolo per un ministero di speciale servizio, è come se Gesù consegnasse la fiaccola accesa, dicendo: Prendete, come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi”. Commentando  il brano del Vangelo di Luca: “Sono venuto a gettare il fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso!” papa Francesco ha spiegato che "il Signore vuole comunicarci il suo coraggio apostolico, il suo zelo per la salvezza di ogni essere umano, nessuno escluso”: “Vuole comunicarci la sua magnanimità, il suo amore senza limiti, senza riserve, senza condizioni, perché nel suo cuore brucia la misericordia del Padre. E dentro questo fuoco c’è anche la misteriosa tensione, propria della missione di Cristo, tra la fedeltà al suo popolo, alla terra delle promesse, a coloro che il Padre gli ha dato e, nello stesso tempo, l’apertura a tutti i popoli, quella tensione universale, all’orizzonte del mondo, alle periferie ancora ignote”. “Questo fuoco - ha quindi aggiunto -  potente è quello che ha animato l’apostolo Paolo nel suo instancabile servizio al Vangelo, nella sua corsa missionaria guidata, spinta sempre in avanti dallo Spirito e dalla Parola. È anche il fuoco di tanti missionari e missionarie che hanno sperimentato la faticosa e dolce gioia di evangelizzare, e la cui vita stessa è diventata vangelo, perché sono stati anzitutto dei testimoni. Questo, fratelli e sorelle, è il fuoco che Gesù è venuto a ‘gettare sulla terra’, e che lo Spirito Santo accende anche nei cuori, nelle mani e nei piedi di coloro che lo seguono. Il fuoco di Gesù, il fuoco che porta Gesù”. (R.Iaria)