8 Aprile 2024 - Roma - Si celebra oggi, 8 aprile, la 54esima Giornata internazionale dei rom, sinti e caminanti, istituita in ricordo dell’8 aprile del 1971, quando a Londra si riunì il primo Congresso Internazionale delle popolazioni rom. E' una giornata di riflessione per guardare con occhi diversi e conoscere meglio questo popolo ancora molto discriminato. Nel mondo oggi sono circa 37 milioni i rom, sinti e caminanti. La maggioranza vive in Europa.
Sul tema della Giornata e sull'importanza della conoscenza di questo popolo si è soffermato oggi, nell'edizione delle 12 di TG2000 il direttore Generale della Fondazione Migrantes, mons. Pierpaolo Felicolo.
https://youtu.be/j18Ev6h5mow?si=4iB85XImheDRDspA
31 Marzo 2023 - Strasburgo - Undici “Ambasciatori dell'Istruzione inclusiva", provenienti da Albania, Bulgaria, Repubblica ceca, Ungheria, Portogallo, Romania, Repubblica slovacca e Regno Unito, si soino riuniti nei giorni scorsi per la prima volta per parlare di come promuovere un’istruzione inclusiva di qualità per i Rom e i Viaggianti nei loro rispettivi paesi nei prossimi mesi. Gli Ambasciatori, tra cui figurano attivisti per i diritti umani rom e non rom, ex studenti di scuole segregate e speciali, insegnati, dirigenti scolastici e giornalisti, hanno condiviso storie motivanti sull’istruzione inclusiva per il comune obiettivo di promuovere un’istruzione inclusiva di qualità per tutti i minori. La riunione che si è svolta a Strasburgo è stata l'occasione per aiutare a elaborare e a realizzare attività di comunicazione sul valore e sul vantaggio dell’istruzione inclusiva e della desegregazione scolastica. Gli Ambasciatori sosterranno inoltre gli insegnanti e le autorità scolastiche pertinenti al fine di migliorare i processi di apprendimento e governance per rispondere alle esigenze di tutti i minori, indipendentemente dalle loro differenze socio-economiche, etniche, linguistiche e di altra natura.
Questo progetto è condotto nel quadro del Progetto congiunto dell’Unione europea e del Consiglio d’Europa, Scuole inclusive: fare la differenza per i bambini rom.
21 Febbraio 2023 - Roma - Un sito per il Comitato Cattolico Internazionale per gli Zingari (CCIT). Da qualche giorno, infatti, è attivo il sito www.ccitsiganes.org, organismo che raduna persone, Rom, Sinti, Camminanti e gadje, sacerdoti, religiosi, laici, di ogni cultura, lingua, religione, ideologia, che sono impegnati o che desiderano impegnarsi insieme, in un comune cammino umano ed evangelico a partire dalla vita degli zingari. Il sito è emanazione della rivista Nevi Yag che inizia la sua pubblicazione sul digitale e smette quella cartacea. “È stata una decisione frutto di un paziente scambio, di vari confronti”, tra i membri dell’equipe di Nevi Yag, ma anche con i partecipanti del CCIT. È stata anche “una scelta sofferta e un po' difficile, memori soprattutto del cammino di Nevi Yag, i suoi inizi e di come pian piano la rivista si è sviluppata, anche grazie ai suoi fondatori, che l’hanno sempre desiderata come un legame tra il cammino del CCIT e questo ‘mondo di mondi’, che sono le vite dei Sinti e Rom. Quindi una rivista sempre con le orecchie aperte, capace di raccontare lo Spirito che anima il CCIT e capace di dialogare con un mondo sempre in cambiamento, nel bene e nel male”. Sul sito è possibile anche leggere, in pdf, l’ultimo numero della rivista “Nevi Yag”.
14 Febbraio 2023 - Bruxelles - Il Consiglio d’Europa richiama l’Italia sulla tutela delle minoranze linguistiche “numericamente inferiori”. “Non è stato adottato alcun quadro legislativo nazionale specifico per la protezione di Rom e Sinti. L’Italia dovrebbe adottare tutte le misure necessarie”. È quanto emerge dal parere pubblicato dal Comitato consultivo sulla Convenzione quadro per la protezione delle minoranze nazionali del Consiglio d’Europa. In Italia, “il ritratto negativo di Rom e Sinti rimane diffuso nella percezione generale, anche sui social media”. I diritti delle minoranze sono protetti e attuati in modo molto asimmetrico: la tutela delle minoranze linguistiche storiche “è ulteriormente rafforzata” in Valle d’Aosta, Friuli-Venezia Giulia e il Trentino-Alto Adige. Anche “l’insegnamento nelle e delle lingue minoritarie è asimmetrico” nel Paese. “Occorre compiere degli sforzi per assicurare accesso continuo, nelle aree rurali o di montagna, all’insegnamento nelle lingue minoritarie”, si ribadisce. Inoltre, si invitano le autorità a “migliorare l’efficienza del meccanismo per il sostegno delle lingue e delle culture minoritarie attraverso, tra l’altro, l’adattamento della legislazione alle priorità delle minoranze linguistiche, comprese quelle numericamente inferiori, e la semplificazione delle procedure di concessione per accedere ai finanziamenti, rendendoli più sostenibili”. Infine, il parere chiede di prevedere i programmi Rai anche nelle lingue minoritarie e la rappresentanza delle comunità linguistiche negli organi di monitoraggio dei media.
27 Gennaio 2023 - Roma - La Giornata della memoria è “un appuntamento che impone a tutti non solo di ricordare la brutalità compiuta, ma di contrastare ogni forma di razzismo, antisemitismo e discriminazione” che “sono semi insidiosi, che riappaiono in maniera inquietante, che si nutrono di indifferenza e ignoranza, giustificano atteggiamenti e parole, sempre pericolose, come ad esempio il razzismo digitale”. Lo dichiara il card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, in occasione della Giornata della memoria. Per il cardinale, la ricorrenza del 27 gennaio “onora la memoria di quelle vittime, ci aiuta a capire il nostro passato (perché sono nostri fratelli e sorelle), a raccoglierne la dolorosa eredità consegnata perché ci rendiamo conto e non accada più”: “Non si deve trasmettere soltanto un’informazione ma occorre toccare il cuore. In un momento così difficile, pieno di inquietanti semi di violenza, confrontandoci con la terribile logica della guerra frutto sempre della crescita di inimicizia e disprezzo della vita, la memoria delle vittime deve imporci un nuovo impegno per costruire un mondo di pace”. Citando Etty Hillesum, il card. Zuppi conclude: “Fratelli tutti, la grande visione riproposta da Papa Francesco, è possibile a tutti e necessaria per tutti, consapevoli che non può essere solo un auspicio ma un impegno”.
(Foto Siciliani - Gennari/SIR)
19 Gennaio 2023 - Torino - Dal 23 gennaio (inaugurazione alle 18) al 3 febbraio presso il «beeozanam community hub» di via Foligno 14 a Torino sarà allestita la mostra fotografica «Parrajmos (divoramento) sul tema «Rom e Sinti il genocidio dimenticato». Ingresso libero dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 18. Per informazioni e prenotazioni visite guidate: 348.8257600.
19 Gennaio 2023 - Trieste - Ieri a Trieste, in piazza della Libertà, è stata posta la prima pietra di inciampo a un rom e sinto in Italia. È un fatto storico che si deve all’alleanza e alla collaborazione tra l’associazionismo dei giovani rom e giovani ebrei (UCRI Unione Comunità Romanès in Italia UGEI), dice Stefano Pasta in un post. La posa è avvenuta nel luogo in cui Romano Held suonava; oltre al rabbino di Trieste Alexander Meloni e a Gunter Denmig (l’artista inventore delle pietre di inciampo), i protagonisti sono stati i parenti e discendenti di Romano, oltre a diversi rappresentanti delle comunità rom e sinti. Romano Held era nato a San Pier d’Isonzo, il 21 gennaio 1927, da Alberto Held, un sinto italiano, e Maria Hudorovic, una romnì istriana. Gli Held sono una famiglia di musicisti che ha vissuto nella zona di Trieste fino a quando, negli anni Quaranta e in particolare dopo l’armistizio, si spostano sui monti sopra a Udine, nella zona di Fagagna, per sfuggire ai nazisti. Il 1 maggio 1944, Romano fu arrestato mentre si stava muovendo con la propria carovana, all’età di soli 17 anni, grazie alla delazione di un collaborazionista fascista. Come si legge nei documenti che con Luca Bravi "abbiamo ritrovato all’Archivio di Stato di Udine, in quanto ‘girovago’ - scrive Pasta - venne immediatamente condotto al carcere di Udine fino al 31 maggio 1944. Romano Held risulta sulla lista dei presenti sul convoglio partito da Trieste, il 31 maggio 1944, con destinazione Dachau (fermate intermedie a Udine e Gorizia)". Giunto al lager il 2 giugno 1944, registrato con la matricola 69525. Viene liberato dall’armata americana a Dachau nell’aprile del 1945. Tornato in Italia, a Trieste Romano riprende l’attività familiare di musicista nelle principali piazze della città, tra cui piazza della Libertà. Anche a causa delle pessime condizioni di salute patite nel lager, morì a Trieste nel 1948, a soli 21 anni. La posa della prima pietra di inciampo d’Italia a un rom e sinto è l’esito di "un percorso biennale. Sono molto contento di aver partecipato alle ricerche e al cammino per restituire una parte di memoria dimenticata, insieme a Luca Bravi, Simone Santoro, Gennaro Spinelli, Bernadette Fraioli".
9 Novembre 2022 - Napoli - Associazione 21 luglio, in partenariato con la Diocesi di Napoli e Comitato Campano Con i Rom, e con il patrocinio del Comune di Napoli, organizza l’evento “LabRom. Laboratori sulla questione rom in Italia”. LabRom, evento che si replica su scala nazionale in altre città metropolitane italiane, rappresenta uno spazio all’interno del quale amministrazioni pubblici e organizzazioni hanno la possibilità di far emergere bisogni, illustrare “buone pratiche”, confrontarsi sulle problematiche legate alla presenza di comunità rom in emergenza abitativa. All’evento parteciperanno, tra gli altri: il Vice-Sindaco e Assessore all’Urbanistica del Comune di Napoli Laura Lieto, l’Assessore al Welfare del Comune di Napoli Luca Trapanese, il referente sulla questione rom dell’Ufficio Nazionale Anti Discriminazioni Razziali presso la Presidenza del Consiglio di Ministri, Roberto Bortone, il rappresentante di Associazione 21 luglio Carlo Stasolla, il rappresentante del Comitato Campano Con i Rom padre Alex Zanotelli.
L'evento si terrà venerdì 11 novembre alle ore 9,00 presso la Chiesa Santa Maria della Speranza dei Padri Gesuiti a Napoli (Via Arcangelo Ghisleri 5).
3 Ottobre 2022 - Roma – Una delegazione di operatori pastorali con i rom e i sinti provenienti da Alicante (Spagna), si sono incontrati questa mattina a Roma con una delegazione della Fondazione Migrantes guidata dal direttore generale, mons. Pierpaolo Felicolo e con Alessandra Silvi del Dicastero per la Promozione dello Sviluppo Umano Integrale.
Gli operatori spagnoli hanno illustrato le loro attività per aiutare nell’integrazione e inclusione il popolo gitano e hanno voluto ascoltare, dalla voce del direttore Migrantes, come la chiesa italiana lavora accanto a questa popolazione. E’ stata l’occasione – dice mons. Felicolo - per uno scambio di esperienze e di conoscenza per un maggior coordinamento su questa pastorale poco conosciuta ma molto importante che la Chiesa italiana ha affidato alla Migrantes.
Roma – “Costruiamo il futuro con i rom e sinti”: questo il tema del convegno di pastorale con i rom e sinti che si svolgerà – su iniziativa della Fondazione Migrantes – a Frascati da oggi a domenica 11 settembre.
L’incontro – che sarà aperto dal direttore generale della Fondazione Migrantes, don Gianni De Robertis – prevede testimonianze, momenti di confronto e di preghiera oltre che alcune relazioni sulla pastorale con i rom e sinti.
2 Settembre 2022 - Alghero - Si concluderà oggi con una celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo di Alghero, Mauro Morfino e dalla presentazione del messaggio di papa Francesco per la prossima Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato da parte del direttore generale della Fondazione Migrantes, don Gianni De Robertis, il corso di formazione “Costruire il futuro con…” promosso ad Alghero dalla Fondazione Migrantes e rivolto a tutti i direttori e collaboratori delle diocesi Italiane. Durante la settimana molti interventi e testimonianze. Tra queste quella dell'ex sindaco di Alghero, Mario Bruni, che ha portato l'esperienza della propria Amministrazione nell'inclusione di cittadini rom e sinti in città, nel superamento dei campi. Sullo stesso tema, Antonello Nuvole (collaboratore dell'ufficio Migrantes di Cagliari) ha presentato il libro "Il cammino dei rom in Sardegna", da lui scritto. «Bisogna conoscere il popolo Rom per potergli offrire la possibilità di integrarsi nella vita sociale delle nostre città. Conoscere più da vicino dal punto di vista sociale, culturale, artistico e religioso il popolo Rom e Sinto che vive in Sardegna», ha detto.
16 Agosto 2022 - Roma - Ricorrono domani, 17 agosto, dieci anni dalla morte di don Bruno Nicolini, uno dei sacerdoti pionieri nella pastorale con il mondo dei rom. Aveva 85 anni e aveva dedicato a questo mondo oltre 50 anni della sua vita. Fin dal lontano 1958, infatti, quando vice parroco a Bolzano, aveva iniziato ad occuparsi dei Rom e Sinti nella sua diocesi. Qui aveva fondato l’Opera Nomadi. Fu chiamato a Roma da Papa Paolo VI per continuare ad occuparsi della pastorale dei Rom nella diocesi capitolina nel 1964 dove aveva preparato, nello spirito del Concilio Vaticano II, il primo grande incontro europeo tra il popolo Rom e Papa Paolo VI, a Pomezia nel 1965.
Ha creato il Centro Studi Zingari, punto di riferimento culturale per molti per la comprensione della lunga storia dei Rom in Europa.
Dalla fine degli anni ’80 è stato responsabile per la Diocesi di Roma della cappellania per la pastorale dei Rom e Sinti.
“Con la morte di don Bruno Nicolini i rom hanno perso un padre e un amico, la Chiesa in Italia un pastore attento a riconoscere e tutelare il popolo rom, la Migrantes un collaboratore fedele e intelligente fino agli ultimi incontri degli operatori rom e sinti nei mesi scorsi”, dice oggi il presidente della Commissione Cei per le Migrazioni e della Fondazione Migrantes, mons. Gian Carlo Perego. Don Nicolini – ha aggiunto il presule - è stato “un protagonista della nuova stagione conciliare della Chiesa, aiutando a sentire i rom ‘di casa nella Chiesa’, valorizzando percorsi di giustizia e di cittadinanza dei rom attraverso l’Opera Nomadi da lui fondata e la conoscenza storica e culturale del popolo rom attraverso il Centro Studi zingari, fondato con Mirella Karpati”.
I funerali si sono svolti il 18 agosto di dieci anni fa nella Basilica di Santa Maria in Trastevere presieduti dall’attuale presidente della Cei, il card. Matteo Zuppi che nell’omelia ha sottolineato che il sacerdote nella sua vita “si è fatto nomade. Ha camminato molto, in tanti modi. Si è messo in viaggio con attenzione intelligente e libera, appassionata e profonda; con una carità esigente, mai pigra e soddisfatta di sé, sempre, sempre alla ricerca, inquieta perché innamorata. Ha amato quanto Gesù e la Chiesa stessa il popolo dei rom e dei sinti”.
“In questo giorno lo accogliamo in questa casa di amore, dedicata all’Assunta, dove ha celebrato, quando i suoi passi si erano fatti lenti e incerti, negli ultimi anni, il giorno del Signore”, ha aggiunto l’allora vescovo ausiliare Zuppi ripercorrendo la vita del sacerdote che ha trascorso gli ultimi anni in una casa della Comunità di Sant’Egidio: “lo accompagniamo con molto affetto nell’ultimo tratto del suo cammino. Peraltro morto nel giorno della memoria di san Rocco, santo pellegrino, che superava anche la frontiera più difficile, quella che allontana dalla sofferenza e dalla malattia. Bruno ha cercato di superare la frontiera del pregiudizio”.
Di mons. Nicolini il card. Zuppi ha ricordato, nell'omelia per i funerali di dieci anni fa, il dialogo con le istituzioni sempre improntato “alla ricerca di soluzioni giuste e soprattutto durature e rispettose della dignità della persona”, anche se “non possiamo non constatare come incredibilmente, ed è un’amarezza e anche una promessa a don Bruno, la condizione dei rom è ancora tanto lontana da condizioni minime di rispetto” a causa di scarsa determinazione e lungimiranza, “come se occuparsi di rom sia una concessione mal sopportata e non un diritto da garantire”. Per Zuppi il sacerdote ha lasciato “la passione per la Chiesa, per il Vangelo e per gli ultimi. E gli zingari purtroppo sono spesso gli ultimi perché in molti casi nei confronti degli zingari il pregiudizio è forte. Noi, ci insegna don Bruno, dobbiamo amare i poveri per quello che sono, il Signore ci chiede di amare i poveri e di riconoscere i fratelli più piccoli, senza chiedergli né certificati penali né certificati fiscali né certificati di bontà o di cattiveria, bisogna volergli bene e basta. In don Bruno dobbiamo riconoscere un testimone che ci ha insegnato e ci ha aiutato ad amare e a conoscere e anche a valorizzare la grande tradizione, la grande cultura dei Rom". (R.Iaria)
Bratislava - In occasione della Giornata di commemorazione delle vittime dell’Olocausto dei Rom, l’Ambasciatrice italiana a Bratislava, Catherine Flumiani, ha partecipato all’inaugurazione di una mostra sulle persecuzione dei Rom durante la Seconda Guerra Mondiale ospitata dal Museo dell’Olocausto di Sered. Assieme alle autorità slovacche e membri del corpo diplomatico presenti ha visitato il nuovo allestimento, le cui finalità sono state illustrate dal Direttore del Museo Martin Korcok e dal curatore della mostra Matej Beranek e che offre al pubblico numerose testimonianze, documenti e materiale fotografico. Sono state altresì presentate attività di volontariato da parte di alcuni ragazzi della comunità Rom in Slovacchia.
3 Agosto 2022 - Latina - Ad un mese dall’incendio del campo rom Al Karama di Latina una nota degli uffici Caritas e Migrantes della diocesi di Latina-Terracina-Sezze-Priverno circa la situazione che vivono oggi gli sfollati e dei piani futuri per la loro sistemazione. Da anni le persone abitanti nel campo nomadi di Borgo Montello sono seguite dai volontari Caritas e Migrantes della diocesi laziale i quali si sono attivati anche nell’immediatezza dello sgombero del campo a seguito dell’incendio continuando ad assistere gli sfollati nell’attuale allocazione presso il Polo fieristico Ex Rossi Sud.
«A un mese dall’incendio che, lo scorso 2 luglio, ha distrutto il cosiddetto “campo rom di Al Karama”, una nota dell’Associazione 21 luglio, che da anni svolge attività di analisi e studio sulle condizioni delle comunità rom in emergenza abitativa nel nostro Paese e sulle politiche a loro rivolte, sottolinea di nuovo e con forza la necessità che la riflessione si allarghi, fino a toccare la vera questione, che Caritas e Migrantes della diocesi di Latina-Terracina-Sezze-Priverno pongono da sempre: cioè se quella sistemazione, in un “campo”, dislocato ai margini del territorio comunale, in una situazione di completa emarginazione, ben distante dagli occhi e dai cuori di tutti, sia dignitosa, rispettosa cioè della dignità di quelle persone, neonati, minori, anziani, donne e uomini, costretti a vivere in un “ghetto”. Di questo infatti si tratta, per il pensiero che c’è dietro, per come il campo viene trattato e vissuto, e per l’immaginario collettivo», si legge nella nota dei due uffici: "eppure, quando per quel luogo si scelse un nome, tanti anni fa (era il tempo dell’attuazione della Legge Martelli, sull’immigrazione, e sembrava dovesse essere il fiore all’occhiello per l’accoglienza degli immigrati), si optò per Al Karama, termine arabo che vuol dire “dignità”. Ma pochi immigrati hanno goduto di dignità in quel luogo, abbandonato dopo pochi anni, con uno sperpero enorme di denaro pubblico. Sicuramente – la dignità – non l’hanno trovata le famiglie rom che fino ad oggi l’hanno utilizzato come un rifugio. Un rifugio oggi diventato una trappola, che il 2 luglio ha rischiato di essere letale e da cui ora le stesse famiglie rom devono tenersi alla larga». Caritas e Migrantes, facendo proprie le preoccupazioni e le attese delle persone di Al Karama, e anche dei tanti volontari e cittadini che le hanno seguite e sostenute negli anni (e lo fanno ancora oggi nell’area ex-Rossi Sud), chiedono che «la politica faccia la sua parte, mettendo fine, una volta per tutte, alle lungaggini burocratiche, alle decisioni rinviate, ai protocolli mai realizzati. E invitano i futuri decisori della città a mettere le persone di Al Karama al centro di un confronto onesto, aperto e chiaro, che è l’unica possibilità concreta per superare definitivamente il concetto stesso di “campo”».
2 Agosto 2022 - Roma - Il 2 agosto di ogni anno è diventata la Giornata della memoria dell'olocausto dei rom e dei sinti. Le legge antirazziali hanno colpito anche le persone e famiglie rom e sinte, portando alla morte nei lager almeno 500.000 persone rom e sinti, tra cui molti bambini.
La memoria ha sempre uno sguardo all'attualità ed oggi anche ad ogni forma di violenza, di disprezzo, di abbandono, di umiliazione delle persone e famiglie rom e sinte. Il loro stile di vita, che talora ci provoca per l'essenzialità, il senso della provvisorietà, è motivo di riflessione e contestazione sul nostro stile di vita. L'amore alla famiglia, alla vita, ai piccoli e agli anziani forse ha qualcosa da insegnare alle nostre famiglie e alle nostre città. È un giorno, il 2 agosto, che ricorda fino a che punto possa arrivare il disprezzo per un altro uomo, di un'altra religione o minoranza, per essere vigili affinchè non ritorni in altre forme di violenza e disumanità nelle nostre città. È un giorno per ricordare e riflettere, ma anche per impegnarci per un mondo fraterno, dove non esistono più minoranze - come ci ricorda Papa Francesco nell'enciclica Fratelli tutti - ma uomini e donne in cammino insieme nella storia. (Mons. Gian Carlo Perego - Presidete Cemi e Fondazione Migrantes)
2 Agosto 2022 - Roma - “Nella Giornata europea della memoria dell’Olocausto dei Rom, commemoriamo le centinaia di migliaia di vittime Rom dell’Olocausto che hanno sofferto e sono state uccise sotto il regime nazista”. Lo dichiarano in una nota congiunta la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, la vicepresidente Vera Jourova e la commissaria Ue Helena Dalli. “Non dimenticheremo mai la persecuzione dei Rom durante l’Olocausto. Non possiamo nemmeno chiudere gli occhi di fronte alle sfide e alle discriminazioni che la minoranza Rom deve ancora affrontare”, aggiungono. “Lavoriamo a stretto contatto con i nostri Stati membri per combattere l’antiziganismo. Quest’anno presenteremo una prima valutazione delle strategie nazionali per i Rom. Nella nostra Unione, ci impegniamo per l’apertura, la tolleranza e il rispetto della dignità umana per tutte le persone. Solo con questo spirito possiamo combattere il razzismo e la discriminazione”, concludono.
Oggi, 2 agosto, la commissaria Dalli visiterà il campo di concentramento nazista di Auschwitz-Birkenau. Dalli incontrerà un gruppo di giovani, molti ucraini e i sopravvissuti dell’Olocausto con l’obiettivo di mantenere viva la memoria.
25 Luglio 2022 - Roma - Si è spenta ieri suor Mercedes Amostegui delle Suore Francescane Missionarie di Maria. E’ morta a Pamplona, in Spagna, dove era nata. Intenso nella sua vita l’impegno pastorale a fianco dei rom e sinti e molto vicina all’attività della Fondazione Migrantes insieme all’impegno delle sue consorelle.
“Noi della Comunità di Sant’Egidio abbiamo conosciuto a Roma le suore Francescane Missionarie di Maria, quando erano accampate nel quartiere di Tor Bella Monaca, all’inizio degli anni Ottanta. Le Suore si fermavano spesso con i Sinti e con alcuni Rom Xoraxane, condividendo in modo semplice e concreto la loro vita quotidiana, vivendo con loro nell’ascolto e nella condivisione”, ricorda oggi Susanna Placidi della Comunità di Sant’Egidio. Stare con gli zingari - diceva sr. Mercede durante sun convegno, nel 1990 promosso dal Pontificio Consiglio per i Migranti e gli Itineranti – “è una risposta al Vangelo che viviamo come Missionarie, pronte ad andare ovunque e a tutti per annunciare la salvezza, siamo inviate come priorità a coloro ai quali Cristo non è rivelato e a coloro tra i quali la Chiesa è meno presente… Desideriamo porci sulla linea dell’’Ultimo’ tentando di concretizzare la Parola: ‘Ultimo tra gli ultimi’, vivendo in carovana con la presenza di Cristo Eucarestia. Per noi l’evangelizzazione è fuori del tempo, fuori da schemi, fuori da programmi, essere Chiesa in mezzo ai Rom, cogliendo le occasioni offerte dalla vita quotidiana perché possano conoscere Dio e la sua Provvidenza che salva. Stabilire soprattutto un’amicizia nell’ascolto. Giorno per giorno in una dimensione di Fede che è Luce, Faro, forza alla nostra vita insignificante, ma cristianamente vera”.
“Ricordiamo – ci dice Susanna Placidi - con affetto tanti momenti vissuti insieme di preghiera e di amicizia con i Rom come quando Giovanni Paolo II venne a visitare i Rom accampati a Tor Bella Monaca, ma anche nei momenti bui degli sgomberi romani e nelle messe di Natale con i Sinti nei quartieri della periferia romana”, insieme a don Matteo Zuppi, oggi arcivescovo di Bologna, cardinale e presidente della Cei: “una presenza sempre vicina, silenziosa e attenta ai piccoli, fedele al Vangelo e pronta all’amicizia e all’ascolto. La accompagniamo con la nostra preghiera, che il Signore la accolga come donna di fede, appassionata al popolo Rom e Sinto, riposi in pace”. La Fondazione Migrantes ricorda questo impegno di sr. Mercedes e la affida al Padre ringraziando il Signore “per avercela donata” e come esempio di vicinanza a chi è più povero ed indifeso.
Roma - "Riscoprire memoria e farlo insieme", intrecciando i fili del proprio percorso a quelli della città che ti ha accolto secoli fa. È l'obiettivo dell'inaugurazione oggi a Bologna, a Porta Galliera, in piazza XX Settembre, della targa commemorativa dei 600 anni dalla prima testimonianza dell'arrivo di romanì, rom e sinti in città (1422-2022) e in Italia. L'iniziativa, che si tiene alla porta d'ingresso del centro della città proprio per rimarcare sul valore dell'accoglienza, d'intesa tra Comune e Regione, colloca sotto l'arco della porta che sorge tra stazione e autostazione una targa dedicata alla "plurisecolare memoria di accoglienza della città" e dei sei secoli, appunto, trascorsi dal 18 luglio 1422, il giorno in cui dalle cronache cittadine emerge che erano stati accolti dalle autorità comunali i "pellegrini egiziani", oggi romanì, rom e sinti, fuggiti dai Balcani. Sempre le cronache raccontano che una pellegrina partorì sotto i portici in Campo Grande, oggi piazza 8 Agosto, come ricorda Clancy sul posto.
Il testo scelto per la targa commemorativa, informa l'agenzia Dire - è quello della cronaca Rampona che, assieme alla cronaca Varignana: entrambe sono conservate tra i codici della Biblioteca universitaria di Bologna in via Zamboni 33-35, a Palazzo Poggi, e per il momento restano le prime testimonianze della presenza romanì in Italia. La 'festa' per i 600 anni continuerà sabato e domenica, con un programma di iniziative promosse dalle associazioni di riferimento. Ricorda intervenendo alla cerimonia di oggi Tomas Fulli, 43enne sinto bolognese presidente dell'associazione Mirs-Mediatori interculturali rom e sinti: "Quando ancora qualcuno ci dice 'andate a casa vostra", noi rispondiamo che ci siamo già da tanto tempo. Veniamo messi al muro per mancanza di conoscenza, più che altro. Ringraziamo allora associazioni, Comune e Regione per il loro aiuto e per il loro lavoro".
15 Luglio 2022 - Milano - Un padiglione dedicato ai Rom e sinti all’interno della Triennale di Milano. E’ la prima volta che viene data ospitalità in uno spazio espositivo della Triennale per raccontare la vita di un popolo, quello nomade.
8 Giugno 2022 - Roma - “Dal 2016, con costanza e fedeltà, andiamo tutte le settimane in quattro campi rom: Salone, Castel Romano, Candoni e Salviati. Non siamo partiti in contemporanea con tutti, anche perché per ciascuno è stato un inserimento difficile. E proprio la costanza ci ha premiati perché dall’inizio dell’attività ad oggi abbiamo riscontrato un miglioramento del concetto di salute, prendendo in considerazione l’adesione al programma diagnostico e di cura (programmazione di visite specialistiche, indagini strumentali e day hospital) che per le famiglie del campo di Castel Romano è passata dal 25% al 62%. Questo ha significato la riduzione delle visite mancate e il completamento dell’iter diagnostico e terapeutico in un numero maggiore di casi. È un dato molto importante che ci dice due cose: che gli abitanti dei campi hanno imparato a fidarsi di noi e a utilizzare il servizio nel modo corretto, il che ha come conseguenza una forte riduzione delle visite mancate”.
A illustrare i risultati di questi 6 anni di attività dell’ambulatorio mobile dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, attivo dal 2016 in quattro campi rom della capitale, la responsabile del servizio Rosaria Giampaolo. “Un risultato non scontato, l’aumento della percentuale di visite effettuate - tiene a chiarire - se pensiamo anche che molte di queste persone non hanno possibilità di muoversi in automobile e, ad esempio, nel caso di Castel Romano per poter raggiungere il campo devono fare lunghi giri in autobus e poi percorrere tratti a piedi anche superiori al chilometro. È evidente che in queste condizioni non sia facile aderire a un programma di visite mediche”.
Gli operatori dell’ambulatorio mobile, infatti, non si limitano solo a trattare i casi nell’immediato, nel giorno della settimana in cui vanno. “Come attività prettamente ambulatoriale - spiega la pediatra - curiamo le bronchiti, le dissenterie o le influenze, insomma trattiamo le urgenze. Ma poi assistiamo queste persone anche nelle prenotazioni delle visite, qualora emerga la necessità di un percorso diagnostico”.
Riguardo alle patologie più diffuse tra i bambini che vivono nei campi rom, “non ne abbiamo mai riscontrate di specifiche, ma di sicuro alcune legate alle condizioni igieniche dei campi che sono delle realtà difficili. Prevalgono le infezioni cutanee, le impetigini o i parassiti. Molto presente, invece, è la malnutrizione, perché tanti di loro hanno davvero difficoltà a mettere insieme il pranzo con la cena”.
Gli operatori sanitari del Bambini Gesù non si fermano all’attività clinica e al supporto per le pratiche burocratiche legate alla sanità, sono impegnati anche in un importante lavoro di supporto psicologico, di sostegno all’integrazione sociale degli abitanti dei campi e alla scolarizzazione di bambini e ragazzi, principalmente attraverso il rilascio dei certificati per la riammissione dopo la malattia: “Cerchiamo di far andare i bambini a scuola, anche grazie all’importante lavoro della comunità di Sant’Egidio. Sproniamo i più piccoli, ma ci occupiamo anche di educare i genitori rispetto all’importanza dell’andare a scuola, perché per le molte difficoltà e anche per una questione culturale sono più permissivi sul non mandare i bambini. Ci occupiamo anche tanto di stimolare l’autostima che questi bambini non hanno per niente, si sentono diversi dai loro compagni, si sentono discriminati. Abbiamo fatto fare anche delle valutazioni di tipo cognitivo. Il nostro impegno è non fermarci solo all’aspetto acuto”.
Non manca, infine, il lavoro di prevenzione, “ad esempio rispetto all’igiene delle mani e all’uso della soluzione alcolica che non può bastare se le mani sono troppo sporche. Cerchiamo di sensibilizzare sia i piccoli che i grandi anche sull’uso del cellulare e sui suoi rischi. Aiutiamo le famiglie anche a districarsi nel mondo della burocrazia, per chiedere una tessera sanitaria scaduta o per ottenere un’esenzione. Fa parte della promozione umana di queste persone che- conclude Rosaria Giampaolo- devono essere come gli altri, devono sapere come esercitare i propri diritti ed essere messi in condizioni di farlo”. (Dire)