Perugia - “In questo tempo così difficile, nel quale, pur ricordandosi il trentesimo anniversario dell’abbattimento del doloroso muro di Berlino, tanti ipotizzano come sensata la costruzione di nuovi muri, non vi è altra soluzione che il cercare di conoscersi tutti meglio, il più possibile, nella verità e nella fraternità. Conoscere linguaggi e culture di altri popoli apre la mente e il cuore, permette di accogliere e di amare – in piccolo – la ricchezza e la preziosa alterità che differenzia, in grande, le persone e le nazioni”. Lo ha affermato questa mattina il card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve, nell’omelia pronunciata in occasione della celebrazione per l’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università per gli stranieri. “Questa storica e sempre nuova istituzione non rappresenta solo un contenitore di nozioni e uno strumento di apprendimento linguistico destinato a stranieri, ma è una struttura di eccellenza nella sua elaborazione di cultura – ha rilevato Bassetti – sempre con l’impronta originale del suo carisma interculturale. È quanto il magistero ecclesiale attuale, in primis Papa Francesco, raccomandano e appoggiano con tutto il cuore”. Il cardinale ha poi aggiunto con l’“ateneo che già nella sua intestazione si presenta come rivolto agli stranieri, è un formidabile ponte, non solo per far apprezzare la nostra bellissima lingua e cultura italiana nel mondo, ma per contribuire alla formazione umana delle tante migliaia di giovani e adulti che hanno l’occasione di frequentare le vostre aule”. Commentando le letture bibliche, in particolare l’inizio del libro della Sapienza, l’arcivescovo ha evidenziato come “la ‘sapienza’ è connessa inestricabilmente con quell’esercizio di giustizia che è il perdono, la misericordia, l’amore fraterno”. “Nulla – ha ammonito – si può costruire senza queste solide fondamenta: non muri, ma le mura di un unico edificio, l’umanità, talmente esteso da poter accogliere tutti. Sono le uniche possibili difese contro il male, che non va estirpato nell’altro, ma, prima di tutto, dentro di noi”.
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Taranto - C’è anche una donna incinta di due gemelli, tra i 176 migranti dell’Ocean Viking, sbarcati oggi a Taranto. I volontari di Medici senza frontiere e della Sos Mediterranée decidono di chiamarla con un nome di fantasia: Farfuma. “Ha perso il marito”, ci racconta Luisa Albera, project staff Sos Mediterranée, traducendo in italiano l’inglese del medico Juna Paolo Manuel Sanchez e del coordinatore del progetto Berger Jay. Farfuma, “in un bombardamento in un centro di detenzione libico e nella confusione, è riuscita a fuggire”. Con lei “altre tre donne in attesa, 3 bambini fino a 5 anni, 2 tra i 5 ed i 12 anni, 8 fino ai 16 anni, 23 tra i 16 ed i 20”, in tutto in 22 non accompagnati da un adulto. “La prima imbarcazione l’abbiamo trovata di notte vicino ad una piattaforma petrolifera. Era alla deriva già da un giorno, senza possibilità di utilizzare il motore, per cui senza grandi speranze di arrivare da nessuna parte. La seconda era un gommone, partito da più di un giorno ed era molto difficile pensare con quel mezzo raggiungere terra”. Niente curdi o siriani tra i salvati. I 176 sono tutti provenienti dall’Africa subsahariana. “Le condizioni generali sono buone – rassicurano dall’equipaggio – ma è ovvio che va considerato che si tratta di persone che presentano sul corpo segni di tortura e di colpi di arma da fuoco e, per quanto concerne le donne, violenze fisiche”. Tra tutti, colpisce la storia di un quindicenne completamente solo. “È riuscito a scappare da un centro di detenzione in Libia dopo due anni di prigionia”, concludono.
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Lampedusa - Dramma a poche miglia da Lampedusa. Il barcone naufragato lo scorso 7 ottobre potrebbe aver provocato molte più vittime. A una sessantina di metri di profondità ieri è stato individuato il barchino su cui viaggiavano i naufraghi. Accanto, i corpi di dodici persone. Fra loro c’è anche una donna abbracciata a un bambino. I ritrovamenti sono stati effettuati grazie ai robot dei sommozzatori della guardia costiera, a poca distanza dove si era consumato il terribile naufragio. Nella tragedia di fronte all’isola persero la vita 13 donne. Ma ora il terribile ritrovamento. «Il barchino è stato individuato grazie a un sonar – spiega il procuratore aggiunto di Agrigento Salvatore Vella, che conferma i ritrovamenti – a quelle profondità i sommozzatori possono stare davvero pochi minuti». Oggi riprenderanno le ricerche. «Il piano è di mandare giù i sommozzatori per portare su un cadavere alla volta – spiega il procuratore – Ci vorranno almeno tre giorni». E ha aggiunto: «Gli uomini della Guardia costiera ci hanno messo non solo la professionalità ma anche il cuore...».