Primo Piano

Card. Zuppi: con l’Assunta, incamminati verso il futuro con occhi e cuori ben alzati

15 Agosto 2023 -
La festa dell’assunzione di Maria al cielo ci aiuta, con la dolcezza di rivolgerci ad una madre, ad alzare gli occhi e guardare il cielo. A volte farlo ci fa provare sgomento, vertigine: relativizza la dittatura del nostro io, abituato a piegare tutto a sé. Se non guardiamo il cielo non capiamo la terra e farlo – non si smette di imparare a contemplare il mistero – ci aiuta a vedere il dono che è ogni persona. L’Assunzione di Maria è la sua nascita al cielo. È la Pasqua di Maria, dopo quella del suo Figlio. La morte è nascita alla vita del cielo, figli nel suo Figlio venuto dal cielo per “portarci” in cielo con Lui. La tradizione voleva che, mentre si stava avvicinando il giorno della fine della vita terrena della madre di Gesù, gli apostoli sparsi ovunque nel mondo, avvertiti dagli angeli, si ritrovarono attorno al letto di Maria. E mentre raccontavano le meraviglie della evangelizzazione, Maria si addormentò. E Gesù venne a prenderla tra le sue braccia per portarla con sé nel cielo. Questa scena è divenuta, in Oriente, l’icona che descrive la festa odierna: Maria distesa sul letto con gli apostoli intorno in preghiera e Gesù al centro che tiene tra le sue braccia una bambina: è l’anima di Maria, divenuta “piccola” per il Regno, e che Gesù conduce accanto a sé sul trono. Potremmo dire che la festa di oggi ricorda l’ultimo tratto di quel viaggio che Maria iniziò subito dopo il saluto dell’angelo, come si legge nel Vangelo della Festa di questo anno. Oggi Maria è giunta a destinazione: la Gerusalemme celeste. È la prima creatura umana che fa il suo ingresso nel mondo di Dio, al seguito del Figlio crocifisso e risorto. Ella porta con sé anche il compimento del suo corpo trasfigurato ad opera dello Spirito d’amore, ed è una donna, una madre. La maternità, che ha segnato il suo corpo per amore, entra nella gloria di Dio. Lo splendore del legame materno, che il corpo custodisce per sempre, arricchisce di tenerezza e di gioia il mondo di Dio.

È la ragione del Magnificat di Maria che diviene – deve diventare – anche il nostro Magnificat. Dio rovescia i potenti dai loro troni, posando il suo sguardo – a loro umiliazione – proprio sull’umile fanciulla di Nazareth. Nel cantico di questa giovane donna dobbiamo saper ascoltare il canto di tutte le donne senza nome, le donne che nessuno ricorda, le donne che vengono considerate inutili se non sono proprietà di un uomo, che vengono umiliate per la loro scelta materna, che vengono consegnate ad una vita di seconda scelta – o anche senza alcuna scelta – che l’economia mondiale tiene saldamente in ostaggio. Queste donne, oggi, sono abbracciate da mani affettuose e forti che le sollevano e le conducono sino al cielo. Sì, oggi è anche la festa dell’assunzione delle donne, violate e consumate, ferite nella dignità della loro condizione e umiliate nella loro cura della generazione. È anche l’assunzione di Dosso Fati e della piccola Marie, sua figlia, morte di stenti nel deserto. Sì, l’assunzione di Maria nel cielo di Dio ci parla di un corpo trasfigurato che nulla e nessuno potrà più sfigurare.

La Madre del Signore ci precede e tutti noi, figli di Dio e di questa madre, prendiamo animo. Prendono animo i giovani: sono invitati per primi come Maria ad alzare lo sguardo, ad affrettare il passo – Maria «in fretta» si recò dall’anziana Elisabetta –, a muoversi verso i loro fratelli e le loro sorelle, superando le montagne e colmando le valli. Ho ancora impressa nei miei occhi la distesa enorme dei giovani a Lisbona radunati attorno a papa Francesco. Un incredibile e significativo movimento giovanile – non corporativo, ma veramente universale – che si è manifestato al mondo intero. Molti erano i giovani italiani. La presenza di papa Francesco ha confermato la commozione e la gratitudine di un segno che ha sorpreso la Chiesa stessa: la rinfranca, la rianima, le restituisce la letizia nella quale, come umile ancella, porta il Signore in grembo. I giovani della Gmg hanno sentito la vibrazione di questa presenza del Corpo del Signore, e ci hanno trasmesso l’irradiazione del mistero della compiuta destinazione di questa vita per ogni figlio e figlia che viene in questo mondo.

I giovani della Gmg, con il loro passo lieto, ne riportano l’incanto nelle loro case, nelle loro strade, nelle loro città, nei loro villaggi. Anche nella nostra Italia. L’impegno a rendere il nostro Paese una terra ospitale per tutti, la decisione di nutrire una fraternità vitale fra i popoli, è nelle corde di questa nuovissima generazione, assai più di quanto non sia nelle nostre più adulte. Dobbiamo riconoscerlo. E a loro spetta il compito e la forza di ispirare un nuovo futuro. Sono la nostra speranza. La loro riscoperta dell’insostituibile contatto con i corpi viventi di molti fratelli e sorelle, che ci rende certi della felice diversità dei singoli e della comune umanità di tutti, promette di farsi inarrestabile e incontenibile. La “religione” della guerra – come anche ogni guerra di religione – apparirà sempre più come un disturbo mentale da curare. La guerra deve diventare insopportabile. L’algoritmo mercantile della competizione e dell’esclusione, che giustifica i privilegi e impone gli scarti, deve avere con loro i giorni contati. Questi giovani, che da grandi saranno sollecitati ad abitare il nostro Paese e la stessa Europa, non lo sopporteranno più. Ed è salutare anche per noi adulti fare spazio alla loro audacia, alla loro voglia di un futuro più pulito, più fraterno, più ospitale. La giovane Maria di Nazareth è un esempio per tutti, per i più giovani anzitutto. Sì, i ragazzi e le ragazze radunati a Lisbona ci stanno davanti: si sono levati per tempo e in fretta si sono incamminati verso il futuro. Contro ogni accidioso pronostico di insuperabile smarrimento, hanno preso l’iniziativa di ridestarci al senso del cammino della terra che abitiamo perché sia bella e abitabile da tutti, nessuno escluso. La Madre del Signore, riconciliata per sempre con il corpo vivente che ha portato il Figlio, certamente dal cielo sorride, compiaciuta per il germoglio di un nuovo cielo e di una nuova terra che a Lisbona abbiamo visto. Alziamoci per sollevare chi non ce la fa, chi soffre, quelli che sono caduti a terra o scompaiono nell’immensità del mare, chi è precipitato nella depressione, chi nell’abisso della solitudine. Così il cielo e la terra si uniscono e possiamo vedere pezzi di cielo sulla terra e pezzi della terra salire al cielo. ( Card. Matteo  Zuppi - arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza episcopale italiana)

Assunzione: la Pasqua di Maria è segno di speranza per l’umanità

15 Agosto 2023 - La Vergine Maria, completato il corso della sua vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo. Questo il cuore dell’annuncio che la Chiesa fa in questa solennità del 15 agosto, indicando questo giorno con le parole della tradizione come la “dormitio” o la Pasqua di Maria. La Vergine chiude gli occhi alla terra per riaprirli al Cielo. Un solo istante l’ha separata dal suo ingresso in Cielo e dalla grazia di contemplare di Dio. Alla centralità del dogma, che sembrerebbe riguardare solo lei, si unisce la tenerezza e la sensibilità della Chiesa che così si esprime nella liturgia rivolgendosi al Padre: “Tu non hai voluto che conoscesse la corruzione del sepolcro colei che ha generato il Signore della vita”. Così la festa ci riporta al progetto divino che ha previsto particolari doni di grazia a Maria in vista dei meriti del Figlio e per il bene di tutta l’umanità. Celebrare l’Assunzione di Maria non è solo il ricordo di quanto avvenuto in lei “per la potenza di Dio” ma una prospettiva di grande speranza, sapendo che con lei si è spalancata la strada al Cielo. San Giovanni Maria Vianney, il curato d’Ars, con sacerdotale dolcezza diceva che Maria è salita per prima su scala che il diavolo aveva spezzato e il Figlio aveva ricostruito. Ora lei la tiene ferma dall’alto affinché tutti possano farne buon uso. Possiamo perciò dire che con l’Assunzione si completa la promessa su Maria e si apre il tempo della promessa per tutti noi. Si è così aperto il tempo della speranza e della consolazione nel corso del quale la Vergine ci ricorda che dove lei è già saremo anche noi. L’Assunzione non è quindi la narrazione di un mitologico racconto del “rapimento” verso il Cielo di una creatura, per un capriccio degli dèi, ma l’anticipazione del destino finale per ciascuno uomo che cerca di Dio con sincerità di cuore. In un tempo di smarrimento contempliamo il cielo aperto e in esso il segno grandioso della donna vestita di sole, cioè vestita di Dio; l’invaghimento per la Vergine, condotta nella stanza del Re, è l’invaghimento di Dio per l’uomo, è quella pazzia d’amore di cui Papa Francesco ha parlato ai giovani nell’ultima Giornata mondiale dei giovani.   (Altare Chiesa parrocchiale Santa Maria Assunta - Scala Coeli - CS) È offerta una meravigliosa prospettiva e una sicura promessa all’intera umanità, contro la quale continua a muovere le sue strategie il Maligno che nella parola di Dio è descritto come “l’enorme drago rosso” che precipita giù un terzo delle stelle del Cielo ed è pronto a rapire il figlio. Dio ha preparato un rifugio sicuro per la donna, un rifugio sicuro per il Figlio e per l’intera umanità.Oggi più che mai, mentre nubi tenebrose di guerra e di odio annebbiano il Cielo, creando quella cortina che ci impedisce di guardare verso l’Alto e verso la luce, Maria la piena di Grazia, la piena di Dio, fende la nebbia per far sentire forte la sua presenza a quanti cercano speranza e si adoperano per costruire ponti di amore e di pace. Mentre siamo aggrappati al nostro presente questa festa ci parla del nostro futuro; Maria Assunta in Cielo è la creatura che più di tutte testimonia che il Paradiso è possibile e lei ha già raggiunto la pienezza della salvezza e la trasfigurazione del suo corpo mortale. Tutte le volte che la Madonna si è resa presente alla storia e alle sofferenze dei suoi figli non è mancato mai il richiamo e la prospettiva del Cielo; lei ci aspetta e allo stesso tempo ci sollecita a camminare verso il regno di Dio. La Madre del Signore, immagine della Chiesa stessa, è la garanzia luminosa che il destino di salvezza è assicurato a tutti perché come in lei, così in tutti noi, il Risorto attuerà pienamente la sua redenzione; ella è già quello che anche noi saremo nella nostra pasqua. Questa fede e questa speranza ci liberano dalle paure e dalle angosce della vita presente e ci aiutano a vivere ogni giorno da risorti portando, già qui, nelle oscurità del male la luce del bene. (Enzo Gabrieli)  

Napoli: domani messa internazionale animata dai gruppi etnici

14 Agosto 2023 - Napoli - La Solenne Celebrazione Eucaristica presieduta dall'arcivescovo di Napoli, mons. Mimmo Battaglia, vedrà la partecipazione di tantissimi fedeli napoletani, di turisti e di cattolici appartenenti a gruppi etnici che vivono a Napoli, i quali cureranno le letture bibliche e animeranno la celebrazione con musica, danze e canti etnici. Queste le comunità che hanno garantito la loro presenza: africana-anglofona, africana-francofona, cinese, singalese, etiope-eritrea, filippina, latino-americana- polacca, tamil, ucraina. La celebrazione è coordinata dall’ufficio della pastorale per il turismo, diretto da Don Salvatore Fratellanza, e dall’ufficio Migrantes, diretto da Don Pasquale Langella.  

Papa Francesco: “dolore e vergogna” per i migranti morti in mare

14 Agosto 2023 - Città del Vaticano - "Un altro tragico naufragio è accaduto alcuni giorni fa nel Mediterraneo: quarantuno persone hanno perso la vita. Ho pregato per loro. E con dolore e vergogna dobbiamo dire che dall’inizio dell’anno già quasi duemila uomini, donne e bambini sono morti in questo mare cercando di raggiungere l’Europa". Lo ha detto ieri papa Francesco al termine della preghiera mariana dell'Angelus ricordando i migranti morti in mare per raggiungere l'Europa. "È una piaga aperta della nostra umanità", ha detto incoraggiando "gli sforzi politici e diplomatici che cercano di sanarla in uno spirito di solidarietà e di fratellanza, come pure l’impegno di tutti coloro che operano per prevenire i naufragi e soccorrere i migranti". (R.Iaria)

Emigrato italiano diventa sacerdote in Belgio: la storia di don Gianluca Loperfido

12 Agosto 2023 - Roma - Sarà ordinato sacerdote il prossimo 15 agosto nella parrocchia San Martino di Genk , in Belgio, Gianluca Loperfido, giovane italiano emigrato. Ad imporre le mani mons. Patrick Hoogmaartens, vescovo della diocesi di Hasselt.  Nato a Taranto il 21 marzo del 1990 il neo sacerdote ha svolto lavoro pastorale negli ultimi anni in quattro parrocchie della diocesi belga. “Spesso Papa Francesco ci invita ad andare verso le periferie esistenziali. Io ci sono nato in quartiere periferico dove i problemi erano tanti a causa della precarietà del lavoro, la criminalità, la tossicodipendenza e la povertà soprattutto dagli anni 70 agli anni 90”, dice a www.migrantesonline.it Gianluca: “proprio toccando le ferite di Cristo nei sofferenti che ho imparato che la vita è un dono per gli altri soprattutto per coloro che soffrono e sono emarginati dalla società”. Cresciuto nella parrocchia San Francesco de Geronimo di Taranto, nel quartiere Tamburi il novello sacerdote racconta che da  sempre il parroco don Nino Borsci è stato attento alle diverse situazioni di precarietà del quartiere con la creazione di centri di recupero per persone con dipendenza dalla droga e dall’alcol e per immigrati e senza fissa dimora. “Ricordo – ci dice - che sin da bambino il parroco mi portava con sé a conoscere queste realtà.  Sono cresciuto nella mia parrocchia con i miei altri due fratelli gemelli Roberto e Salvatore, siamo stati chierichetti e abbiamo fatto parte degli scout e ho animato con la chitarra le celebrazioni liturgiche. La Messa, l’Eucarestia è sempre stata la fonte della mia gioia, ero e sono innamorato della Messa, in primo luogo per la bellezza dell’incontro con Cristo e poi per l’incontro e la convivialità con le comunità. Sono state esperienze meravigliose che hanno marcato profondamente il mio cuore”. Tredici anni fa, dopo il diploma, il giovane Gianluca si trasferisce in Belgio, una realtà “a me conosciuta proprio perché ogni anno dopo la scuola trascorrevo le vacanze estive dalla nonna a Winterslag. Proprio a Winterslag, quartiere periferico di Genk, più di 60 anni fa mio nonno si trasferì per lavorare nella miniera di carbone. Purtroppo il nonno non l’ho mai conosciuto perché è morto a 57 anni negli anni 80 a causa della silicosi e un arresto cardiaco. La nonna mi ha sempre raccontato le precarietà e i momenti difficili della loro vita li in Belgio nelle famose baracche con acqua fredda e senza riscaldamento, con tanto sacrifico hanno imparato a costruirsi un futuro con i quattro figli. Anche alcuni di loro hanno lavorato in miniera. Questi racconti ricchi di sofferenza e anche tanta speranza mi hanno fatto maturare personalmente. Ogni anno si recavano in vacanza a Taranto, loro città d’origine ed è proprio lí che mia mamma ha conosciuto mio padre costruendo proprio a Taranto la sua famiglia con ben cinque figli: io sono gemello di Roberto e Salvatore”. All’arrivo in Belgio ha fatto esperienza come cuoco in diversi ristoranti italiani a Genk. È stata una esperienza che mi ha aiutato a maturare la mia scelta vocazionale. “Posso dire – racconta - che la mia scelta di dedicarmi agli altri è nata proprio attraverso tanti incontri con persone in difficoltà, poveri, malati. In quegli anni spesso mi recavo presso la missione cattolica italiana di Waterschei (Genk) dove la comunità di origine italiana mi ha sempre accolto e sostenuto con grande amore e affetto.  Conservo nel mio cuore la loro cura che hanno sempre avuto nei miei confronti. In quegli anni di lavoro sentii forte in me un’inquietudine vocazionale, feci esperienza nel ristorante dove lavoravo di un senza tetto che veniva la notte dopo il mio servizio a prendere del cibo. Con il permesso del proprietario, ogni sera, preparavo del cibo che era avanzato e lo mettevo fuori, il giorno dopo quando vedevo che il cibo era stato preso e consumato, sentivo in me una gioia immensa. Ed è stata proprio questa esperienza che mi ha fatto fare il passo verso il discernimento vocazionale con il missionario italiano a Genk don Gregorio Aiello.  Questa esperienza mi ha fatto comprendere che dovevo dedicare e consacrare la mia vita a Dio che mi chiedeva di dedicare la mia vita a coloro che soffrono e che sono in difficoltà. Ed è proprio questo che continuo a fare con grande gioia”.  Nel 2014 l’ingresso nel seminario maggiore di Lovanio dove ha seguito la formazione filosofica e teologica, ma continuando a “dedicarmi alle persone in difficoltà”.  La “mia” scelta di diventare sacerdote in Belgio è nata “per le mie radici, sono sempre stato legato alla nonna Pasqualina del Belgio. Poi dopo l’esperienza lavorativa non sapevo ancora quale forma dare alla mia vocazione. Ho pensato in quegli anni anche di entrare nei frati minori cappuccini anche per la mia devozione a San Pio da Pietrelcina che ha ispirato la mia vocazione. Ma sapevo che il Signore mi chiamava alla missione in Belgio, una terra multiculturale. In Belgio possiamo ritrovare il mondo in piccolo, ma anche un contesto secolarizzato con poche vocazioni sacerdotali e religiose.  Ho subito dato la mia disponibilità al vescovo della diocesi di Hasselt”.  Dopo otto anni di formazione “ho svolto – continua nel racconto -  un anno di pastorale e un anno come diacono in quattro parrocchie al centro di Genk, in comunità fiamminghe, ma devo dire che a Genk soprattutto le nuove generazioni di italiani è ben presente”. Il neo sacerdote si dice “felice” di dire “Si” al Signore in Belgio, una “nazione che ha bisogno di riscoprire la bellezza dell’incontro con Cristo attraverso l’esperienza in prima istanza della diaconia e facendosi testimoni della bellezza e della gioia di Cristo.  Qui in Belgio le vocazioni sono scarse e nelle chiese la presenza di fedeli non è certo eccessiva, permane in ognuno il bisogno di Dio e di chi aiuti a far riscoprire il senso vero della vita, che si realizza nell’incontro con il Padre. Così ho ritenuto fosse più importante la mia presenza in questa nazione che, come gran parte dell’Europa, ha bisogno di rievangelizzazione”. Don Gianluca celebrerà la sua prima messa il prossimo 20 agosto: a questa celebrazione oltre al responsabile della comunità italiana don Aiello sarà presente anche il direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Pierpaolo Felicolo che nei giorni seguenti visiterà alcune Missioni cattoliche Italiane in Germania e Lussemburgo. (Raffaele Iaria)

Tavolo Asilo: “fermare la deriva del sistema nazionale di accoglienza”

12 Agosto 2023 -

Roma - Il TAI (Tavolo Asilo e Immigrazione) esprime "profonda preoccupazione per l’ennesima grave crisi del sistema d’accoglienza, e si pone in totale disaccordo con l’approccio emergenziale" del Governo che " ancora una volta punta ad ostacolare il diritto d’asilo e il diritto ad una accoglienza dignitosa". A inizio anno, si legge in una nota,  il Tavolo Asilo e Immigrazione ha chiesto di programmare gli interventi di accoglienza, come previsto dalla normativa. Il Tavolo di coordinamento presso il Viminale si è riunito "però solo il 4 agosto, dopo ripetute richieste e sollecitazioni del Tai, non potendo di fatto contribuire ad alcuna programmazione e limitandosi dunque sostanzialmente a prendere atto di misure emergenziali già assunte dal governo senza il coinvolgimento dei territori e del terzo settore.  Le misure prese dal Governo sono sbagliate e inefficaci e non sono affatto legate al numero di arrivi, del tutto prevedibile e gestibile, ma all’assenza di volontà di trovare soluzioni corrette ed efficaci, scegliendo invece un approccio emergenziale: una decisione che alimenta la retorica dell’invasione".  I firmatari della nota, evidenziano che dopo "avere trasformato in poco tempo i CAS in meri parcheggi per richiedenti asilo, eliminando servizi primari quali l’informativa legale e l'assistenza psicologica, il 7 agosto 2023 il Ministero dell'interno ha emanato una circolare con cui ha dato indicazioni alle prefetture di disporre la cessazione immediata delle misure di accoglienza per coloro che sono riconosciuti titolari di protezione internazionale  e speciale, senza aspettare il rilascio del permesso di soggiorno e senza provvedere al loro trasferimento nel SAI. In sostanza, migliaia di titolari di protezione internazionale o speciale stanno per essere espulsi dai CAS e mandati per strada: in questa direzione si stanno muovendo le prefetture. Tale prassi - si legge nella nota Tai - risulta del tutto illegale in quanto i titolari di protezione internazionale e speciale hanno diritto di essere collocati tempestivamente dai Centri di Accoglienza Straordinaria verso il sistema SAI, e non abbandonati nel giro di pochi giorni.   Una così clamorosa violazione di legge è altresì generatrice di enormi problematiche sociali nei diversi territori, dal momento che migliaia di rifugiati privi di mezzi e senza accoglienza si troveranno allo sbando in strada e dunque a carico del welfare locale. In questo modo, oltre a violare il diritto all'accoglienza dei/delle titolari di protezione internazionale e speciale, il Ministero dell’interno si pone in netto  antagonismo con i Comuni, delegando a loro la questione e senza dotazione di risorse.  La soppressione dei servizi nei CAS non solo contrasta con la normativa europea e italiana in quanto si concretizza in un’elusione dell’accesso ai diritti, ma esclude nei fatti la possibilità di riscontrare la vulnerabilità dei richiedenti asilo, specie di coloro che sono sottoposti alla procedura accelerata. Molte vulnerabilità non possono infatti essere rilevate all’arrivo senza personale competente né tanto meno ciò può avvenire dopo il trasferimento nei CAS nei quali, come sopra evidenziato, vengono cancellati anche servizi fondamentali. In questo contesto di totale sbandamento del sistema pare inevitabile il diffondersi di gravi distorsioni,  come nel caso, evidenziato in occasione dell'incontro del tavolo di coordinamento, delle donne vittime di tratta anche provenienti da paesi di origine sicuri".

I firmatari fanno appello  al Presidente della Repubblica, al Governo, alle Istituzioni italiane ed europee, alla società civile, affinché "si arresti immediatamente la deriva del sistema dell’accoglienza e l'intervento istituzionale venga riportato dentro il quadro previsto dalle direttive europee e perché non si rinnovi una stagione di ghetti e di produzione di disagio sociale estremo, scaricato sui territori. È inaccettabile contrapporre richiedenti asilo a titolari di protezione, quando è chiaro l’obbligo dello Stato di predisporre misure di accoglienza per ognuno di loro. È necessario invertire subito la marcia, non solo impedendo che migliaia di persone titolari di diritti fondamentali e inviolabili vengano trasformate in “senza fissa dimora” e abbandonate per strada, ama anche attivando strutture CAS solo ove strettamente necessario e assicurando comunque standard adeguati e dignitosi della persona umana, investendo da subito la maggior parte delle risorse per un forte e veloce ampliamento del sistema di accoglienza SAI, sia per adulti e famiglie che per i minori non accompagnati".

Mons. Renna: “si apra un confronto politico che non prescinda dall’analisi di ciò che sta accadendo sull’altra sponda del Mediterraneo”

11 Agosto 2023 -
Catania - “A dieci anni da quello sbarco, ci chiediamo se non è possibile mettere fine a tutto questo, dopo tante esperienze come quella del 10 agosto del 2013”. Lo scrive in un messaggio l’arcivescovo di Catania, in occasione della commemorazione, ieri sera a Catania, del decimo anniversario del primo tragico sbarco avvenuto a Catania, alla Plaia, all’altezza del Lido Verde. In quella circostanza persero la vita 6 giovanissimi egiziani a pochi metri dalla riva. “La solidarietà dieci anni fa non è mancata e non mancherà mai, finché ci considereremo esseri umani e cristiani; ma facciamo appello alle forze politiche del nostro Paese, a quanti come cristiani sono dediti al servizio del bene comune: quanto tempo ancora si attenderà per una politica sugli immigrati che tenga conto della grave situazione dalla quale fuggono e che fa di loro delle persone semplicemente bisognose di corridoi umanitari? Fino a quando si chiuderanno gli occhi su ciò che precede l’arrivo sulle nostre coste, ossia le situazioni di violenza che vedono protagonisti i Paesi da cui partono, in cui sostano, in cui gli accordi tra nazioni non sono rispettose dei diritti umani?”, si chiede il presule. “È l’ora – la risposta – di una risposta politica, alla quale la nostra coscienza di credenti e Papa Francesco continuamente ci richiamano. È l’ora di una visione politica autenticamente cristiana sui nostri fratelli e sorelle immigrati, e su ciò che è dovuto loro in quanto persone. È l’ora in cui occorre avere una visione della situazione internazionale dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo attenta allo sviluppo integrale, che non può essere tale senza riconoscere i diritti umani e la democrazia”. L’arcivescovo auspica che, “mentre continua l’accoglienza e la tutela da parte dello Stato, mentre la generosità di associazioni e movimenti umanitari continuano senza sosta, si apra un confronto politico che non prescinda dall’analisi di ciò che sta accadendo sull’altra sponda del Mediterraneo”. Poi un invito a guardare “con speranza all’incontro di Marsiglia del settembre prossimo, nel quale ancora una volta la Chiesa vorrà essere ‘lievito nella massa’ perché l’Europa senta il Mediterraneo come luogo che unisce non solo progetti economici, ma progetti di pace, degni di Paesi democratici e delle appartenenze di fede che invocano Dio come Padre. Continueremo a ricordare non solo per un doveroso sguardo a chi non c’è più e a chi è sopravvissuto, ma perché la memoria sia maestra di etica e di politica”.

Lampedusa: il parroco ha incontrato i superstiti del naufragio

11 Agosto 2023 -
Lampedusa - Una stanza dell’hot spot di Contrada Imbriacola a Lampedusa. Due giovani uomini e una donna della Costa d’Avorio, scioccati e affranti dal dolore. Piangono, non riescono nemmeno a parlare. Tanti silenzi. E mazzi di fiori che passano dalle loro mani a quelle del parroco di San Gerlando a Lampedusa, don Carmelo Rizzo, e di altri due sacerdoti venuti a confortare i superstiti dell’ultimo naufragio nel Canale di Sicilia, durante il quale hanno perso la vita almeno 41 persone. Dopo aver visto annegare i propri cari ed essere stati quattro giorni in balia delle onde su un barchino abbandonato, la loro priorità è stata quella di incontrare ieri i sacerdoti e chiedere preghiere per i defunti. Su quattro superstiti tre sono cattolici. Oltre ad un abbraccio e a poche, difficili parole, di incoraggiamento e conforto, don Carmelo ha chiesto i nomi dei familiari morti: Ross, Silvia, Mohammed. “E’ importante che percepiscano di non essere considerati un numero ma persone”.

Don Carmelo Rizzo nella parrocchia di San Gerlando a Lampedusa – foto: SIR

Tutti e tre hanno perso un familiare in mare, mogli, mariti o figli.   Parlavano in francese, sono stati aiutati da un mediatore culturale. “Sono molto religiosi, vogliono affidare i loro defunti a Dio, hanno chiesto di pregare per le loro anime – racconta al Sir don Carmelo Rizzo -. Ci hanno consegnato dei fiori da mettere sulle tre bare che sono nel cimitero di Lampedusa. Non so se si tratta delle salme dei loro cari o è solo un gesto simbolico. Erano molto provati dal dolore, non riuscivano a parlare, ci sono stati tanti silenzi e piangevano. Sono supportati da psicologi e altri operatori. Ho chiesto i nomi dei defunti per ricordarli nelle preghiere e fare in modo che non rimangano nell’anonimato. E’ stata una scena molto triste”. “Può sembrare una stupidaggine ma sentirsi chiamati per nome è importante per far percepire che non sono considerate un numero ma una persona, per farli sentire accolti – precisa -. Spesso li consideriamo solo come immigrati, rifugiati o peggio clandestini. Ma dimentichiamo che ogni uomo ha una identità e un nome”. I sacerdoti hanno chiesto se avevano un desiderio, un messaggio. “Hanno risposto che volevano solo pregare. Non hanno nemmeno la rabbia o la forza di denunciare. Erano molto provati e sotto choc”. “Sono rimasto molto colpito – prosegue – perché chiedevano perdono per i loro defunti -, che Dio li perdonasse per i loro peccati. Nella mia mente si alternavano tanti pensieri e sentimenti: ma come è possibile, che colpa possono avere per chiedere perdono? Noi preti siamo abituati a stare in contatto con la morte, ma circostante così sono davvero dure. Perché si potrebbe fare qualcosa e non si fa”. I sentimenti prevalenti nella comunità lampedusa sono la rabbia, la delusione e l’amarezza, sorgono tante domande: “Perché a Lampedusa dobbiamo ancora assistere a tante tragedie? Una cosa è accogliere le persone, un’altra è trovarsi di fronte a persone defunte. Inoltre sapere che tanti sono dispersi in mare e nessuno può prendersi cura di loro è terribile”. Se si tratta di cattolici non appena le salme vengono dissequestrate  si celebrano i funerali a Lampedusa. Ma quando non si sa l’appartenenza religiosa la prassi è organizzare dei momenti di preghiera ecumenici e interreligiosi alla camera mortuaria nel cimitero di Lampedusa. Spesso partecipano anche dei turisti. “Ognuno prega a modo suo. C’è chi recita una poesia, chi fa un canto, chi delle preghiere nella propria religione. Nei prossimi giorni sicuramente lo faremo”. Intanto nell’hot spot di Contrada Imbriacola al momento la situazione è sotto controllo. Ieri sera erano 700 persone ma continuano i trasferimenti verso Porto Empedocle. Negli ultimi mesi ci sono stati periodi in cui si sono sfiorate le 3.000 presenze. “Ora con la gestione della Croce rossa va molto meglio – conferma il parroco di Lampedusa -. Gli standard sono alti, viene curato il rispetto della dignità umana. Spesso ci chiedono di dare supporto spirituale o di organizzare momenti di preghiera. Con le gestioni precedenti questo non accadeva”. Nonostante la “delusione perenne” vissuta dai lampedusani perché le cose non cambiano, il mese scorso è stato celebrato il decimo anniversario della visita del Papa, l’8 luglio 2013: “Quelle esortazioni contro la globalizzazione dell’indifferenza sembra siano rimaste inascoltate. Sono nel ricordo della storia ma nella pratica non è cambiato niente”, afferma don Rizzo. Il parroco racconta che “la guardia costiera è stremata, hanno chiesto aiuto alle Ong perché non ce la fanno a soccorrere tutti. Hanno turni in mare di 30 ore e devono uscire in continuazione perché le emergenze sono tantissime. Con il vento di maestrale le persone si avventurano con barchini di metallo che navigano a pelo d’acqua, appena c’è un’onda si capovolgono. Meno male che ci sono anche le Ong”. (Patrizia Caiffa - Sir)

Migranti: due pesi e due misure

10 Agosto 2023 - Roma- Due fatti con protagonisti i migranti hanno avuto l’onore delle cronache in questi giorni: il naufragio nel mare Mediterraneo di un barchino, con l’ennesimo massacro di 41 migranti, tra cui diversi bambini, e l’uccisione di una donna a Rovereto da parte di un migrante nigeriano, malato di mente, padre di tre figli. L’ennesimo massacro di 41 innocenti, per il disinteresse di tutti in Europa, non ha mosso alcuna piega della politica, mentre l’uccisione di una donna da parte di un nigeriano, in Italia dal 2006, cioè da 17 anni, alcolizzato e tossicodipendente, ha scatenato subito la politica nel gridare allo scandalo e nel proporre subito un decreto legge per tutelare la sicurezza dei cittadini, senza una parola sulla salute mentale da tutelare dei migranti, uno dei problemi seri nelle migrazioni di sempre, con un affondo sui centri per i rimpatri in ogni regione, da sempre rivelatisi luoghi di non tutela, veri e propri lager. Due pesi e due misure nel leggere, non governare le migrazioni. Due pesi e due misure di una politica incapace di trovare le risposte a una delle ‘sfide’ - le migrazioni- del nostro tempo. Due pesi e due misure che continueranno a generare insicurezza, paure, morti. Due pesi e due misure di una Democrazia che si indebolisce. (Mons. Gian Carlo Perego -Presidente Commissione Episcopale per le Migrazioni e della Fondazione Migrantes)

Marcinelle: Acli, “il ricordo del dramma incentivi l’impegno per la sicurezza sul lavoro”

8 Agosto 2023 -

Roma - “Mentre il dibattito nazionale sul lavoro torna al centro dell’attenzione, tra salario minimo e le trasformazioni del Reddito di Cittadinanza, non dobbiamo dimenticare che ogni anno le 'morti bianche' sono più di 1000, già 500 quelle ufficiali di questa prima metà del 2023, in aumento e, ogni mese, l’Inail riceve una media di 250.000 denunce di infortuni”. Ricorda i dati, Emiliano Manfredonia, Presidente nazionale delle Acli, che oggi ha partecipato alla commemorazione del più grande disastro sul lavoro che ha coinvolto cittadini italiani. L’8 agosto 1956, infatti, un’esplosione dovuta a un errore umano uccise 262 persone, di cui 136 italiani, nella miniera di carbone del Bois du Cazier, alle porte della cittadina belga di Marcinelle. “Questi minatori furono ‘moneta di scambiò del nostro governo di allora: uomini in cambio di carbone” spiega Manfredonia.

“Oggi l’Italia  è divenuta a sua volta un Paese di immigrazione, senza che sia cessato, però, il flusso dei nostri connazionali che vanno all’estero a cercare lavoro (novantamila l’anno, soprattutto giovani secondo le ultime stime)” prosegue Manfredonia. Anche le polemiche sulla capacità di gestione dei nostri emigranti non si placano: “siamo qua a testimoniare che le Acli non abbandonano gli emigranti italiani, vecchi e nuovi. Le nostre numerose sedi all’estero, proprio nei Paesi più interessati dall’emigrazione italiana, provano l’impegno dell’Associazione nel seguire tutti i lavoratori, italiani, immigrati ed emigranti” osserva Manfredonia, evidenziando l’altrettanto costante impegno delle Acli per contrastare la piaga degli infortuni sul lavoro, le cosiddette “morti bianche”, “sollecitando costantemente le autorità e i datori di lavoro a rafforzare le condizioni di sicurezza sul posto di lavoro” prosegue il Presidente delle Acli.

“Il lavoro deve essere sinonimo di dignità per la donna e per l’uomo”, continua. “Per questo non dobbiamo trascurare il tema dei migranti economici, spesso stigmatizzati per la loro scelta rischiosa quando arrivano in Europa attraversando deserti e mari” dice Manfredonia. “Ricordiamo che il Mediterraneo è ormai il più grande cimitero a cielo aperto di persone che fuggono dalla povertà per cercare un futuro migliore per sé e per le proprie famiglie: la loro sicurezza deve essere garantita da politiche migratorie più organiche e che guardino al lungo periodo, che mettano al centro la persona e la sua dignità” conclude Manfredonia.

Marcinelle: Tajani, “ruolo cruciale nel gettare le fondamenta dell’Europa oggi”

8 Agosto 2023 - Marcinelle - La tragedia di Marcinelle ha avuto "un ruolo cruciale nel gettare le fondamenta dell'Europa di oggi e della cittadinanza europea, ispirata ai valori condivisi del rispetto per la dignità umana, dell'uguaglianza, della democrazia e della libera circolazione dei lavoratori. Valori che oggi, più che mai, sono indispensabili per affrontare insieme le sfide globali e assicurare pace, stabilità, sicurezza, crescita economica, prospettive per i giovani". A dirlo, questa mattina, il vice premier e ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani che ha partecipato, in Belgio,  alla cerimonia al Bois du Cazier per il 67mo anniversario della tragedia in cui morirono 262 minatori, di cui 136 italiani. La celebrazione si è aperta con 262 rintocchi di campana e la lettura dei nomi delle vittime. "Ho voluto essere personalmente qui a Marcinelle, a nome del Governo, per portare omaggio ai milioni di italiani che vivono fuori dai confini nazionali e, in particolare, ai connazionali caduti sul lavoro, mentre contribuivano alla crescita economica, sociale e culturale dell'Italia e dei Paesi che li avevano accolti", ha sottolineato il ministro:  "Abbiamo voluto rendere speciale la commemorazione di oggi  con l'omaggio del sorvolo nei cieli di Marcinelle di due Tornado dell'Aeronautica Militare italiana, di cui ricorre il centenario. Un modo per essere più vicini alle nostre comunità, una testimonianza di forte amicizia delle nostre Forze Armate che ogni giorno riempiono tutti gli italiani di orgoglio, lavorando per la sicurezza di tutti noi, in Italia e nei teatri internazionali". Il Belgio  è "un Paese in cui c'è stata una forte emigrazione italiana, fin dagli anni 20 del secolo scorso e in particolare - ha ricordato Tajani -  a partire dal secondo dopoguerra, e che ancora oggi accoglie molti italiani presenti nel mondo accademico, nel settore dei servizi così come in quello delle imprese e della ricerca scientifica".  Alla celebrazione erano presenti, oltre alle autorità locali e federali belghe e il ministro Tajani la Regina emerita del Belgio Paola Ruffo di Calabria, l'ambasciatore italiano in Belgio Federica Favi e l'ambasciatore italiano presso la Nato Marco Peronaci. (R.Iaria)

Migrantes: Marcinelle, una tragedia da non dimenticare

8 Agosto 2023 - Roma - Una tragedia che non vogliamo dimenticare quella avvenuta, 67 anni fa nella miniera di carbone di Bois du Cazier, nei pressi della cittadina belga di Marcinelle. Era l’8 agosto 1956: a causa di un incendio sviluppatosi in quella miniera morirono 262 minatori, 136 dei quali italiani: la sciagura più grave dopo quella avvenuta in un’altra miniera, quella di Monongah, in West Virginia. Nel 2001 l’allora presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, ha istituito la Giornata Nazionale del Sacrificio del Lavoro Italiano nel Mondo per ricordare e onorare i tanti italiani che hanno perso la vita lavorando fuori dei confini nazionali. Una occasione, questa giornata, che non deve farci abbassare la guardia sulla tutela dei diritti dei lavoratori migranti in Europa per evitare che, come succede spesso, siano costretti a subire orari e trattamenti sui posti di lavoro che non tutelano la loro dignità, evidenzia oggi la Fondazione Migrantes sottolineando che il lavoratore merita luoghi di lavoro sicuri, trattamenti adeguati e tutele al passo con i tempi. Il ricordo di queste morti sul lavoro, in questo tempo di una nuova emigrazione italiana giovanile in Europa e nel mondo, come evidenzia da anni il Rapporto Italiani nel Mondo della Migrantes richiama la necessità di una tutela dei lavoratori migranti, siano essi italiani nel mondo e immigrati in Italia. Lo sguardo e l’attenzione della Fondazione Migrantes oggi è proprio a Marcinelle  dove questa mattina 262 rintocchi di campana, uno per ogni minatore scomparso seguiti da altre 10 per i caduti in tutte le miniere del mondo, hanno ricordato quel giorno di 67 anni fa.

Marcinelle: Mattarella, “mantenere salda la tutela dei lavoratori”

8 Agosto 2023 -

Roma - "La doppia ricorrenza dell’anniversario del disastro minerario di Marcinelle e della 'Giornata Nazionale del Sacrificio del Lavoro Italiano nel Mondo' ci consente di ricordare con riconoscenza il sacrificio dei 136 minatori italiani che persero la vita al Bois du Cazier e di tutti i connazionali caduti sul lavoro all’estero". Lo scrive il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione del 67° anniversario della tragedia di Marcinelle e la 22ª giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel mondo rivolgendo un "un caloroso saluto a Sua Maestà la Regina Paola, ai membri della Famiglia reale e alle autorità belghe e italiane convenute in un luogo così altamente simbolico per i nostri Paesi". Ricordando le vittime Mattarella sottolinea come con il loro operato essi "hanno contribuito a promuovere i più alti valori sociali e culturali che animano la Costituzione repubblicana e la stessa Casa comune europea, a cominciare dal diritto al lavoro. Viviamo - aggiunge - mesi difficili, segnati dall’impatto di molteplici crisi di diversa natura: dall’esecrabile aggressione russa all’Ucraina ai tanti conflitti irrisolti in altri quadranti geografici, dal cambiamento climatico all’insicurezza alimentare.  Tutto ciò accresce la precarietà economica e il rischio di sfruttamento di esseri umani. È quindi più che mai necessario mantenere salda la tutela dei lavoratori. Di tutti i lavoratori, ovunque essi si trovino, quale che sia la loro nazionalità, per prevenire e sanare inaccettabili forme di marginalizzazione". Il presidente della Repubblica rinnova le "più sentite espressioni di cordoglio e vicinanza ai familiari delle vittime della tragedia di Marcinelle e di ogni altro tragico evento nel corso del quale cittadini italiani abbiano perso la vita nell’adempimento dei loro doveri professionali" e ringrazia la Regina Paola per "aver onorato con la sua presenza questo momento di memoria". (Raffaele Iaria)

Marcinelle: aperte le commemorazioni alla presenza del vice premier italiano Tajani

8 Agosto 2023 - Roma - 262 rintocchi di campana per ricordare le vittime 262 vittime - 136 italiane - della tragedia al Bois du Cazier di Marcinelle, in Belgio. Così si è aperta questa mattina la commemorazione di questa tragedia alla presenza del vice premier e ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, la Regina emerita del Belgio Paola Ruffo di Calabria, l'ambasciatore italiano in Belgio Federica Favi e l'ambasciatore italiano presso la Nato Marco Peronaci oltre ad autorità belghe. Sono stati letti i nomi delle vittime seguito dal sorvolo di due Tornado del sesto stormo dell'Aeronautica italiana. "Marcinelle  è una tragedia che ci ricorda l'importanza per il nostro Paese dell'emigrazione storica, che, con grande sacrificio, affrontò spesso durissime condizioni di vita e di lavoro all'estero", scrive Tajani in un intervento sul Messaggero.

Gmg: una chiesa italiana a Lisbona

4 Agosto 2023 - Lisbona - I 65mila giovani italiani che in questi giorni sono a Lisbona per la Giornata Mondiale della Gioventù hanno, oltre a “Casa Italia” un altro punto di riferimento. Nel centro storico della capitale del Portogallo dal XV secolo esiste la chiesa di Nostra Signora di Loreto, nota come la Chiesa degli Italiani. Fu infatti costruita nella metà del ‘500 dagli italiani che vivevano a Lisbona. La chiesa è situata nel quartiere ‘Chiado’, zona nobile, nel luogo dove nel Trecento c’erano le mura che chiudevano la città a occidente, vicino alla torre di porta di Santa Caterina. Il terreno su cui sorge fu acquistato dagli italiani dove esisteva un antico eremo dedicato a Sant’Antonio, trasformato e ampliato nel 1573. Il titolo di chiesa degli italiani gli fu attribuito nel 1518, la costruzione attuale, di stampo neoclassico, risale al 1676, perché un incendio del 1651 aveva distrutto buona parte dell’edificio; anche il terremoto del 1755 mise a dura prova il fabbricato. L’interno della chiesa è a una sola navata con il soffitto decorato con l’effige della Madonna di Loreto ad opera del pittore Pedro Alexandrino, mentre la statua posizionata sull’altare centrale è in legno di cedro del Libano; sulle pareti laterali si aprono 12 cappelle rivestite di marmo italiano e decorate con dodici statue dipinte che rappresentano gli apostoli. I quattro altari laterali sono dedicati ai santi: Giovanni Battista, Carlo Borromeo, Francesco di Assisi e Francesco di Paola. Sulla facciata, nella parte superiore è posizionata la statua della Madonna, nel portale oltre alle insegne pontificie si possono notare due angeli attribuiti a Francesco Borromini, invece nelle nicchie laterali sono collocate le statue di San Pietro e San Paolo, sempre di lavorazione italiana. Molti personaggi sono stati legati a questo luogo a cominciare da Cristoforo Colombo, al re del Portogallo D. João VI e consorte, a Maria Pia di Savoia regina consorte di D. Luìs, Angelo Roncalli nelle vesti di cardinale nel 1956 celebrò qui una messa. Il poeta Fernando Pessoa, e non solo lui, l’ha citata in un’opera letteraria. (Raffaele Iaria)  

GMG: mons. Baturi, “mettersi in movimento, incontrare ed essere portatori di gioia”

3 Agosto 2023 -
“La meta del viaggio è l’incontro”. Lo ricorda mons. Giuseppe Baturi, arcivescovo di Cagliari e segretario generale della Cei, che ai ragazzi di Venezia, radunati nella Cappella di Casa Italia a Lisbona, consegna tre indicazioni: “mettersi in movimento, incontrare ed essere portatori di gioia”. “Il senso del camminare non sta nel punto di partenza né forse in quello di arrivo, quanto nello scoprire la presenza di un Dio che prende dimora presso il suo popolo”, spiega mons. Baturi che assicura: “È lungo il cammino che cresce il vigore, come recita il Salmo e come tanti anziani continuano a testimoniarci”. Così, sottolinea, anche se “camminiamo e ci affatichiamo non siamo mai soli: siamo in movimento perché Dio ci attira a sé e non fa mancare i suoi doni”. I ragazzi ascoltano, alcuni prendono appunti, qualcuno si abbraccia. “Il viaggio – osserva il segretario generale della Cei – si fa per un incontro, che riaccade continuamente, in quanto non ci conosciamo mai abbastanza”. In quest’ottica, “anche nei giorni della Gmg, la speranza è quella di incontrare esperienze d’amore, persone che possano confortarci per come guardano le cose e per come ci guardano”. E l’incontro, precisa mons. Baturi, “non è complicità o convivenza banale, ma è dono, perché è l’amico che svela il nostro vero volto, ci aiuta a comprendere noi stessi e a leggere ciò che abbiamo dentro”. Nella sua breve catechesi, mons. Baturi riprende il racconto evangelico della visita di Maria alla cugina Elisabetta, che fa da filo rosso alla Gmg di Lisbona: “Quando ci presentiamo agli altri, portiamo qualcosa che è più di noi stessi. Come Maria, anche noi portiamo Dio che in qualche modo si rende visibile, si comunica con il nostro abbraccio e la nostra disponibilità a visitare gli altri”. Di qui l’invito ad essere “portatori di Cristo e dunque di gioia”. Questo significa “saper guardare le speranze degli altri, le loro ansie, le loro domande”. “Cristo vive in noi e attraverso di noi vuole raggiungere gli altri”, spiega l’arcivescovo esortando i ragazzi a “portare gioia a tutti, con umiltà e senza arroganza, specialmente a quanti sono nel dubbio, a chi cerca una ragione per sperare”. “Camminiamo verso i fratelli e le sorelle portando la gioia”, ripete mons. Baturi precisando che “la gioia non è un sentimento, ma la presenza di Dio che investe la nostra vita e la cambia”.

Prefettura Prato: avviso per accoglienza ai minori stranieri non accompagnati

3 Agosto 2023 - Prato -  Un avviso esplorativo per l'attivazione di centri di accoglienza straordinari, nella provincia, per minori stranieri non accompagnati è stato pubblicato oggi dalla prefettura di Prato. L'avviso riguarda l'affidamento a strutture di servizi di prima accoglienza per un numero complessivo massimo di 15 minori. La scelta di avviare la procedura scaturisce, spiega una nota, dalla necessità di rispondere "al bisogno di assistenza e soccorso ai minori stranieri non accompagnati che, nell'ambito del considerevole flusso migratorio di cittadini extracomunitari richiedenti la protezione internazionale che sbarcano sulle coste della Sicilia, è prevedibile giungano in questa provincia, a seguito di una distribuzione sul territorio nazionale". La normativa prevede, in particolare, che, in caso di arrivi consistenti e ravvicinati di minori non accompagnati, qualora l'accoglienza non possa essere assicurata dai comuni, il prefetto provveda ad attivare centri temporanei, di piccole dimensioni, in cui il minore, che deve avere meno di 14 anni, è ospitato per il tempo strettamente necessario al trasferimento nei progetti Sai (ex Sprar) o nelle strutture comunali.

Gmg: dal palco della festa degli italiani un messaggio per i giovani, “Non abbiate paura dei fallimenti, insegnano a crescere”

3 Agosto 2023 -
Lisbona - Come sciami con le bandiere tricolore. Così i giovani italiani sono arrivati nel Passeio Maritimo de Algès per partecipare alla festa degli italiani. Qualcuno ha portato il proprio dialetto, qualcun altro la propria bandiera regionale. Ma tutti accomunati dal senso di appartenenza all’Italia. “Che bello incontrare qui degli italiani! – dicono alcuni dei ragazzi presenti -. Troviamo subito un senso di famiglia e di casa”. Ai piedi del palco, si sono ritrovati tanti dei 65mila Italiani presenti, alcuni di loro arrivati parecchie ore prima della festa. C’è chi ha realizzato quasi un vero e proprio accampamento per essere in prima fila, per ascoltare i propri beniamini, per saltare, cantare, fare festa e poi ascoltare anche le testimonianze che durante la serata sono state pronunciate da sportivi, attori e tante persone impegnate nel sociale. Come Cristina Chirichella. La pallavolista ha incoraggiato i giovani a non avere paura delle sconfitte: “Servono come le vittorie. Perché permettono di migliorarci”. “Quando trovate la vostra passione, buttatevici a capofitto perché vi regalerà tante emozioni”. Poi, il palco tutto per il prof. Enrico Galiano, che ha ricordato ai ragazzi che “voi non siete il futuro, siete il presente”. Tra storie di successi e fallimenti, i ragazzi hanno scelto di ascoltare dalle sue parole le seconde. “A 17 anni avevo tre sogni: diventare insegnante, scrittore e trovare una ragazza. Ho sempre rinunciato, ho buttato via la palla al decimo palleggio. Non fate il mio stesso errore! Meglio cadere cercando di volare che stare fermi per paura di cadere”. Tante le canzoni simbolo degli anni ’80, ’90 e del 2000. Veri e propri tormentoni. Come “Notte prima degli esami”, cantata da Fiat 131. La musica ha lasciato spazio a messaggi sociali dedicati ai giovani. Con veri e propri appelli. Come il “no” alla droga. E il tema della partecipazione politica e del voto. “La partita del cambiamento si gioca qui e ora. Si gioca insieme”, ha detto don Luigi Ciotti. “Non temiate di essere fragili! Ci permette di essere più veri e più forti. Chi non riconosce la propria fragilità difficilmente accoglie quella degli altri”. “Nella fede, non dobbiamo temere dei dubbi. Anche i dubbi conducono a Dio. Dio ci dà appuntamento nella fragilità. Vangelo e costituzione sono testimonianza cristiana e responsabilità civile. Non diventino soprammobili. Altrimenti la legalità resta in superficie”. E ancora: “Essere credibili significa essere responsabili. Abbiamo bisogno di una politica capace di soddisfare la fame e la sete di giustizia delle persone. Una politica che sia servizio”. Al termine del suo intervento, l’attezione alla comunicazione social, che “non è mai relazione”. “E la relazione è la via per conoscere se stessi e gli altri”.

Un monito sulla violenza contro le donne. E l’incoraggiamento a non voltare le spalle ai migranti. Ne ha parlato l’operatore umanitario Gennaro Giudetti, impegnato nella difesa dei diritti umani nelle zone di conflitto: “Mi ha spinto a partire il fatto di non essere indifferente. I grandi cambiamenti passano da piccoli passi, cambiando il quotidiano. Sono partito per l’Albania e non mi sono più fermato. L’opposto di indifferenza è empatia – ha ricordato -, avere cura degli altri. Il cambiamento lo costruiamo assieme”. Altra testimonianza, altre parole di incoraggiamento, quelle dell’attrice, ex miss Italia, Giusy Buscemi: “Anche io ho le mie crisi, ma non bisogna smettere mai di sognare e desiderare. Mi chiedo: qual è la mia buona battaglia? La sto combattendo? È un’arte decidere ogni giorno di combatterla. Mentre c’è chi la combatte per guadagnare potere, io voglio combatterla per amare”. Nell’ultima parte della serata, la preghiera con lo scambio dei doni tra i giovani di Italia e Portogallo, alla presenza del presidente della Cei, il card. Matteo Zuppi, del segretario generale, mons. Giuseppe Baturi, e del vescovo ausiliare di Lisbona, mons. Américo Manuel Alves Aguiar. “Credo che tutti noi in questi giorni ci stiamo allenando a imparare ad amare Gesù, a essere protagonisti”, ha detto il card. Zuppi. “Il nostro protagonismo non ingrossa la squadra degli individualisti. È una via per non perdere la nostra vita”. Infine, il pensiero all’Ucraina, dove “tante persone cercano una luce”. (Filippo Passantino - Sir)

GMG: card. Zuppi, “il terrorismo e le mafie colpiscono tutti, come accade con la guerra”

2 Agosto 2023 -
Lisbona - “Ogni volta che passo dalla stazione di Bologna leggo i nomi e l’età. Lì potevamo esserci tutti. Il terrorismo, come le mafie, colpiscono tutti. Ed è quello che succede in tante parti del mondo con la violenza organizzata e giustificata della guerra. La storia nostra e il nostro essere cristiani non è fuori dal mondo. Dobbiamo leggere la presenza del Signore nella nostra vita, così come è. Anche nelle tragedie di una bomba messa in maniera vigliacca, senza volto e con tante complicità”. Lo ha detto questa mattina il card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, durante la catechesi con i giovani alla Gmg di Lisbona. “Qualche volta pensiamo che l’essere cristiani è come prendere la maturità: quando si arriva, è fatta. E invece no, è una ricerca che ci accompagna tutta la vita, con tante contraddizioni”, ha aggiunto il cardinale: “Io amo la Chiesa anche con tutte le difficoltà. Diffidate di quelli che sembrano angeli: c’è qualcosa che non funziona. L’amore vince il male e nessuno di noi è libero dal male. Ce lo portiamo dentro, qualche volta facciamo delle cose non buone. E il Signore non si scandalizza, ma ci vuol bene, deboli, fragili come siamo. Ci aiuta a cambiare perché ci ama e ci chiede di amare”. Quindi il card. Zuppi ha ricordato che viviamo “in un mondo in cui ci sono tante guerre, tante divisioni, tante inimicizie, tanti pregiudizi, tante incapacità a stare insieme”. A Bologna, ha concluso con una denuncia pubblica, “non si affitta agli stranieri! Ci sono tanti stranieri che lavorano, a cui noi non affittiamo le case. E solo perché sono stranieri, tendenzialmente africani. E questo fa male? Certo. Ha delle conseguenze? Sì”.
(Foto Siciliani-Gennari/SIR)