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Migrantes: 10 proposte per migliorare l’accoglienza e l’inclusione sociale dei migranti: dieci proposte

Roma – Come Migrantes abbiamo raccolto 10 proposte che possono aiutare a migliorare l’accoglienza dei migranti  in Italia, con una particolare attenzione ai richiedenti asilo e rifugiati in Europa e in Italia.
  1. Rimane necessario aprire canali di ingresso regolari sia per ricerca occupazione per i migranti che di ingresso umanitario per i rifugiati che già si trovano nei grandi campi profughi vicino alle zone di conflitto: cosa che scoraggerebbe il traffico delle persone e che eviterebbe l’inutile e insostenibile morte di persone in mare(uomini, donne e bambini), che continua e cresce da troppo tempo.
  2. Occorre trovare modalitànuove di gestione dei flussi delle persone in arrivo in Europa, siano essi migranti o richiedenti asilo, realmente comunie che prevedano la possibilità di avere quote certe per ogni Paese europeo e che cerchino, per quanto possibile, di incrociare le disponibilità date dai diversi Paesi con i desideri e le capacità delle persone in arrivo.
  3. Trovare procedure di identificazione e di ricollocamento comuni in Europa che tengano conto del rispetto della dignità umana edei diritti umani delle persone. In questo senso, preoccupa la politica europea della creazione di Hotspots, di fatto centri chiusi che somigliano più a dei CIE che a dei Centri di accoglienza. Inoltre i due momenti – identificazione e ricollocamento – devono viaggiare in sintonia, diversamente si creano tempi lunghi di trattenimento delle persone oltre che inevitabili rifiuti all’identificazione.
  4. Riuscire a dare una risposta più competente e più celere alle persone che fanno domanda d’asilo, da una parte riformando il sistema delle commissioni territoriali, prevedendo più formazione e personale dedicato;dall’altra aumentandone il numero per arrivare a dare a tutti una risposta entro i sei mesi che le normative europee già prevedono e nello stesso tempo provando anche ad accorciare i tempi dei ricorsi dei diniegati,che al momento aspettano anche più di un anno per riuscire ad avere una risposta. I tempi lunghi di attesa, infatti, portano le persone a rimanere in accoglienza senza una risposta anche per un anno e mezzo – due anni, con la dimissione o l’allontanamento dal centro di accoglienza, e i conseguentirischi della irreperibilità, di insicurezzae di sfruttamento delle persone.
  5. Arrivare ad avere un sistema unico e diffuso di accoglienza in Italia, che risponda a medesimi standard, procedure e sia sottoposto a puntuali controlli e verifiche rispetto ai servizi che deve erogare e rispetto alla trasparenza nella gestione dei fondi. Accogliere con trasparenza ed apertura è un reciproco vantaggio sia per chi viene accolto che per chi fa accoglienza Il rapporto sull’accoglienza di migranti e rifugiati in Italia del Ministero dell’Interno dell’ottobre 2015 ha evidenziato come i soldi spesi per l’accoglienza delle persone hanno una ricaduta positiva anche sui comuni e le comunità accoglienti, evidenziando che dei30-35 euro giornalieri per l’accoglienza circa il 37% serve per la retribuzione di operatori e professionisti e circa il 23% vada in spese relative ad affitto di locali, acquisti di beni alimentari e abbigliamento: tutte cose che sono una ricaduta positiva sull’economia locale della comunità che fa accoglienza.
  6. Per arrivare ad avere un sistema unico bisognasuperare la volontarietà di adesione dei comuni, a fronte della garanzia di fondi certi, anche nei tempi di erogazione, e superando l’ottica del co-finanziamento. L’accoglienza dei richiedenti asilo e titolari di protezione internazionale deve diventare un servizio sociale specifico per ogni Comune o unione di piccoli Comuni,forte della collaborazione della rete di enti e associazioni di volontariato sul territorio, in relazione con la scuola e il mondo delle imprese: uno dei servizi alla persona garantiti su tutto il territorio nazionale (in proporzione alla popolazione, al Pil, ai fondi sociali ricevuti e alla quota di persone straniere già presenti).
  7. Rispetto ai minori stranieri non accompagnati bisogna davvero riuscire a superare la prima accoglienza in centri collettivi spesso inadeguati (oserei dire piccoli orfanatrofi) e arrivare a forme diversificate di accoglienza che prevedano non soloaccoglienze in centri piccoli, ma anche affidamenti familiari o appartamenti in semi-autonomia:un sistema di accoglienzafamiliare, unico e interno al sistema di accoglienza per richiedenti asilo nazionale: cosa che si è dichiarato già nella Conferenza Stato-Regioni del luglio 2014, ma che si è ancora lontani dall’aver realizzato. Bisogna anche superare la pratica dell’esame del polso per determinare l’età che è considerata inattendibile, per passare a un esame multidisciplinare (esemplare a questo proposito il protocollo del Tribunale per minori, ASL e Prefettura di Catania). Infine, occorre affidare in tempi brevi i minori non accompagnati, in tempi brevi, tutori specifici, volontari e formati, evitando cumuli di tutele, assolutamente inutili e inefficaci,ad assessori e sindaci.
  8. Una proposta importante, anche in vista delle prossime elezioni amministrative di primavera, riguarda la ripresa di una proposta politica importante, purtroppo finita nei cassetti parlamentari: la proposta di legge per il voto amministrativo ai migranti regolarmente presenti nel nostro Paese. Come si può parlare di inclusione sociale, di integrazione se il mondo di giovani donne e uomini immigrati lavoratori, studenti, imprenditori nel nostro Paese non possono avere diritto a decidere chi li rappresenti nei Consigli comunali e regionali. E’ un ritardo storico grave che va colmato, anche per la nostra sicurezza sociale.
  9. Parlare delle migrazioni e dello spostamento delle persone con competenza e serietà per superare finalmente un’informazione allarmistica ed ideologica del fenomeno, che troppo spesso dimentica il popolo dei migranti, 5 milioni, per fermarsi ad esasperare alcuni casi. Nello specifico, poi, dei richiedenti asilo, non siamo di fronte a un’invasione del nostro Paese (siamo stati sia l’anno scorso che quest’anno intorno a un richiedente asilo ogni mille abitanti), ma siamo di fronte a un momento di grande sofferenza del mondo in cui il numero dei conflitti (di cui la nostra parte di mondo ha la sua responsabilità sia nella creazione che nella mancata gestione) e il numero di spostamento forzato di persone per cambiamenti climatici è davvero molto elevato. Sarebbe ingenuo pensare che tutti questi spostamenti forzati di persone in fuga da guerre e conflitti e da cambiamenti climatici, sempre più numerosi, violenti ed imprevisti, non abbia una ricaduta anche in Europa e in Italia; e non saranno i controlli alle frontiere a fermare le persone in fuga, che sono state obbligate a spostarsi. (mons. Gian Carlo Perego – Direttore Generale Fondazione Migrantes)
 
 
 

Migrantes: le strutture di accoglienza in Italia

Roma - Rispetto ai 153.000 sbarcati  attualmente sono accolti in Italia, nelle diverse strutture, al 1 gennaio 2016, 103.792 persone. Nella rete di primissima accoglienza (CDA, CARA, CPSA) sono presenti 7394 persone (2.000 in meno rispetto allo scorso anno). Nelle strutture temporanee di accoglienza sul territorio nazionale sono oggi ospitati 76.394 persone, oltre il doppio rispetto allo scorso anno. Negli Sprar, strutture di seconda accoglienza degli asilanti e rifugiati, sono  accolte 19.715 persone, un numero di poco inferiore a quello scorso anno. Sono alcuni dati forniti questa mattina dal direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Gian Carlo Perego.  La prima regione per numero di persone attualmente accolte è la Lombardia (13.480 persone), segue la Sicilia (12.373 persone), il Lazio (8.232 persone), la Campania (8034), il Piemonte (7.933 persone), il Veneto (7.922), l’Emilia Romagna (6.493), la Puglia (5.839: metà delle persone è accolte in cinque Regioni. Il numero più alto delle persone accolte nei Cara sono in Sicilia (3389), in Puglia (1.734) e in Calabria (1.007). Il più alto numero delle persone accolte nelle strutture di prima accoglienza (CAS) è in Lombardia (12.499). Mentre il più alto numero di persone accolte nelle strutture SPRAR sono invece nel Lazio (4.362), segue la Sicilia (4.023), la Puglia (1.848), la Calabria (1.730), la Campania (1.145): 2/3 dei posti Sprar sono in queste 5 regioni, segno che sono soprattutto i Comuni del Centro-Sud ad avere attivato progetti SPRAR, ha sottolineato mons. Perego aggiungendo che in generale, l’accoglienza “rimane ancora in una situazione di forte precarietà, sia nei porti di arrivo che in molti dei centri di prima accoglienza realizzati, con una forte diversificazione della modalità di accoglienza nelle diverse regioni”.
La maggioranza dei minori non accompagnati accolti nelle strutture hanno un’età compresa tra i 16 e i 17 anni (80,6%) e provengono dall’Egitto (2.499), dall’Albania (1.241), dall’Eritrea (1.218), dal Gambia (1.028), dalla Somalia (771), dalla Nigeria (627), dal Bangladesh (608). Purtroppo l’accoglienza dei 10.952 minori non accompagnati  rimasti in Italia (dato al 30 novembre 2014), nella stragrande maggioranza dei casi avviene ancora – ha detto il direttore Migrantes - in strutture di accoglienza straordinarie  al Sud e solo poco più del 10% in strutture familiari e case famiglia. Metà dei minori sono accolti in due regioni: 3.967 in Sicilia, 1.123 in Calabria, mentre in Piemonte ne sono accolti 285 e 283 in Veneto.
Le richieste d’asilo  nel 2015 sono cresciute a 82.940 rispetto alle 64.689 del 2014, con un aumento di circa il 40%. Le decisioni prese dalle Commissioni nel 2015 sono state 70.037, con un aumento di oltre il 95% rispetto alle 36.179 decisioni nel 2014. Nel 2015 l’esito delle decisioni ha visto un titolo di protezione internazionale (asilo, sussidiaria e umanitaria) per 29.182 persone, pari al 42%, mentre  il diniego  è avvenuto per oltre il 52% delle domande. Il 6% delle persone si sono rese irreperibili. Rispetto al 2014 si sono invertiti i numeri: erano il 60% coloro che avevano ricevuto un permesso di protezione internazionale e il 37% i diniegati.  “Una domanda è lecita: s’indebolisce la protezione internazionale in Italia?”, si è chiesto mons. Perego.
Al momento dell’appello del Papa a estendere l’accoglienza dei richiedenti silo e dei rifugiati nelle parrocchie, nelle comunità religiose, nei monasteri e nei santuari, il 6 settembre scorso, nelle diocesi italiane erano accolte quasi 23.000 persone. Dal settembre ad oggi, sulla base del Vademecum dei Vescovi italiani, “abbiamo assistito a un grande movimento solidale nelle nostre diocesi e parrocchie italiane, con l’estendersi del numero di persone accolte nelle parrocchie:  si stima da 1.000 a oltre 5.000”, ha evidenziato. Soprattutto “laddove i Comuni sono stati latitanti è cresciuto l’impegno dell’accoglienza ecclesiale (ad es. 1 su 2 persone richiedenti asilo e rifugiate accolte in Lombardia sono presso strutture ecclesiali). Complessivamente si stima l’accoglienza di oltre 27.000 persone nelle strutture ecclesiali. Contiamo di fare una rilevazione completa a un anno dall’appello del Papa, anche perché la solidarietà  generata dopo l’appello “è ancora in atto: per i percorsi di preparazione nelle comunità e nei consigli pastorali, per l’individuazione delle strutture, per la costruzione della rete degli operatori volontari, per le collaborazioni istituzionali  da attivare etc.
 

Migrantes: nel 2015 in Italia si ferma la migrazione economica e cresce l’emigrazione italiana

Roma - L’Italia, nel contesto europeo, mentre vede fermarsi drammaticamente la migrazione economica – fattore di sviluppo e di crescita fondamentale nel nostro Paese – con il ritorno  di una emigrazione  giovanile che ha superato le 100.000 persone, ha visto ancora nel 2015 un flusso considerevole di migranti forzati arrivare in particolare sulle coste e nei porti della Sicilia, ma anche della Calabria, della Puglia e della Campania, in Sardegna, sebbene inferiore del 9% rispetto al 2014. A dirlo questa mattina è stato il direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Giancarlo Perego, intervenuto alla conferenza stampa di presentazione della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che si celebra domenica prossima. Infatti, lo scorso anno sono arrivati 170.100 persone e quest’anno 153.842 persone. Nel 2015 – ha spiegato - si è assistito a “un cambiamento di rotta, soprattutto per le persone in partenza dal Medio Oriente , dal Corno d’Africa e dall’Asia, che si sono dirette verso la Turchia e sono sbarcate in Grecia: oltre 850.000 persone. A  fronte di una persona sbarcata in Italia ne sono sbarcate cinque in Grecia”.
Mons. Perego ha citato anche alcuni dati sugli sbarchi, sui porti di partenza e sulla nazionalità degli sbarcati.  In Italia, Lampedusa è tornato ad essere il primo porto di sbarco ( con 168 sbarchi e 21160 persone), seguito da Augusta (con 146 sbarchi e 22.391 persone), Pozzallo (con 104 sbarchi e 16.811 perone), Reggio Calabria (con 90 sbarchi e 16931 persone), Catania (con 64 sbarchi e 9.464 persone), Palermo (con 61 sbarchi e 11.456 persone), Trapani (con 55 sbarchi e 8136 persone), Taranto (con 45 sbarchi e 9.160 persone). Sbarchi sono avvenuti anche  a Crotone, a Cagliari, a Salerno, a Corigliano calabro, a Vibo Valentia. Il ritorno  degli sbarchi a Lampedusa dimostra – ha detto il direttore della Migrantes - come “l’operazione Triton, diversamente da Mare nostrum, abbia spostato i salvataggi prevalentemente ai confini delle acque territoriali italiane”.
La partenza delle persone che si sono messe in viaggio nel Mediterraneo è avvenuta in particolare dalle coste della Libia (oltre l’85%), l’8% sono partite dall’Egitto e poche migliaia dalla Turchia, dalla Grecia e dalla Tunisia.
Il cambiamento di rotta delle persone in fuga, ha naturalmente portato con sé il cambiamento delle prime nazionalità delle persone sbarcate, con il protagonismo del Corno d’Africa e dell’Africa Sub-sahariana. Le nazionalità delle persone sbarcate sono in particolare: Eritrea (38.612, con un aumento del 10% rispetto allo scorso anno); Nigeria (21.886, con un aumento del 110% rispetto allo scorso anno); Somalia (12.176, più che raddoppiati rispetto allo scorso anno), Sudan (8.909, triplicati rispetto allo scorso anno) Gambia (8.123, poco meno il numero dello scorso anno), Siria (7.444, 6 volte meno il numero dello scorso anno che la vedeva al primo posto tra le nazionalità delle persone sbarcate). Rimangono simili i numeri delle persone provenienti dal  Senegal e dal Bangladesch (poco più di 5.000). Calano, invece, le persone provenienti dal Mali (5.752, quasi dimezzati rispetto al 2014), dall’Egitto (2.594 rispetto ai 4.095 del 2014), dalla Palestina (1.650 rispetto ai 6.017 dello scorso anno).  Complessivamente sono 65 le nazionale delle persone sbarcate in Italia nel 2015.
 

Alfano: “integrazione nel rispetto di identità, legalità e cultura”

Roma  - L’integrazione è un processo che deve svolgersi nel rispetto delle diverse identità ma anche della legalità  e della cultura del Paese ospitante”. A scriverlo oggi è il Ministro dell’Interno Angelino Alfano in un messaggio inviato alla Fondazione Migrantes in occasione della presentazione della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che si celebra domenica prossima 17 gennaio. Per Alfano il tema dell’integrazione, soprattutto in questo momento storico “dominato dalle minacce del terrorismo di matrice jihadista è destinato ad intersecarsi con quello della sicurezza”.
 

GMM: domenica 17 il Giubileo dei Migranti

Roma - Quest’anno la Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato, che si celebra in tutte le 27.000 parrocchie italiane, avrà un particolare momento celebrativo nella regione Lazio.
Il Lazio è la regione del Centro Italia con il maggior numero di immigrati: oltre 600.000, di cui 500.000 a Roma; ma è anche la regione che ha oltre 400.000 emigranti italiani. 8.000 sono i richiedenti asilo e i rifugiati accolti nei CARA, nei Centri di accoglienza straordinaria e negli SPRAR del Lazio: l’8% degli oltre 100.000 accolti in Italia. A Roma sono presenti anche il maggior numero di comunità cattoliche di immigrati: 55.
Domenica 17 gennaio, in particolare, oltre 6.000 migranti e rifugiati  provenienti dalle 17 diocesi del Lazio, di almeno 30 nazionalità, saranno in piazza San Pietro per partecipare alla preghiera mariana dell’Angelus del Papa. Tra loro ci saranno anche 200 richiedenti asilo del CARA di Castelnuovo di Porto, con le bandiere delle diverse nazionalità presenti al Centro.
Dopo l’Angelus i migranti, attraversando la Porta Santa, andranno nella Basilica di S. Pietro, dove si celebrerà la S. Messa, presieduta dal Card. Antonio Maria Vegliò, Presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti. Ai piedi dell’altare della cattedra ci sarà la Croce di Lampedusa, anche per ricordare il viaggio drammatico, che per oltre 3.700 persone - tra cui quasi 800 bambini - nel 2015 si è concluso in fondo al Mediterraneo, di molti richiedenti asilo.
Le ostie che saranno distribuite durante la Comunione sono state donate dai detenuti, anche stranieri, del carcere di opera, che hanno attivato un progetto-laboratorio.
La Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato del 2016- ha detto oggi mons. Guerino Di Tora, Presidente della Fondazione Migrantes durante la conferenza stampa della  presentazione della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato - diventa un momento particolare, un gesto concreto che caratterizza il Giubileo della misericordia che stiamo vivendo.
 
 

Mons. Di Tora: accoglienza come richiamo all’amore

Roma - Il messaggio per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato di questo anno è ben sintetizzato nel titolo “In cammino con i migranti: gesti di accoglienza e di misericordia”. Lo ha ribadito questa mattina il vescovo mons. Guerino Di Tora, presidente della Fondazione Migrantes - nel corso della conferenza stampa per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato.
"L’esperienza cristiana   - ha detto il presule  - viene vista come cammino, non quindi una staticità, una visione di comunione dinamica. In questo contesto porre dei gesti di accoglienza e di misericordia, due aspetti che qualificano l’attuale momento storico, ed in particolare il Giubileo della Misericordia". 
L’accoglienza con un forte richiamo “all’amore di Dio” che raggiunge tutti e ciascuno in un abbraccio del Padre ed altrettante braccia che si aprono e si stringono nell’unica famiglia umana, ha aggiunto. 
Questo amore nel fenomeno migratorio anzitutto scuote le coscienze, non può lasciare nell’indifferenza, l’indifferenza che diventa complicità nel dramma di chi fugge dalla morte, dalla miseria, dalla guerra, e concretamente porta a cercare, scoprire, inventare vie nuove di misericordia corporale e spirituale, sulla scia continuativa del Giubileo del 2000, in cui Papa Giovanni Paolo II aveva parlato di “fantasia della carità”.
I nostri fratelli migranti infatti sono fragili, vittime della mobilità obbligata dalle circostanze del luogo, e quindi alla luce di un volto nuovo delle migrazioni, l’unica via percorribile che Papa Francesco vede è quella della misericordia". Per il presule "Misericordia è anzitutto “dono di Dio” ed esige "risposta al suo amore gratuito.
Attraverso la misericordia si intraprende un cammino, anzi un’ ascesi materiale e spirituale, che partendo dall’accoglienza, porta alla conoscenza, alla presa in carico del fratello e sorella disagiati, fino a riconoscere in loro il volto di Cristo ancora presente nella storia.
Aspetti concreti di questo incontro diventano l’impegno a lavorare nei luoghi di partenza, la questione dell’ “identità” di chi deve modificare vita, cultura, abitudini, una “corretta informazione” per evitare “ingiustificate paure e speculazioni” sulla pelle dei migranti"

Capua: arrivata ieri la Croce di Lampedusa

Capua - Ieri, domenica 10 gennaio, la diocesi di Capua ha accolto la Croce di Lampedusa al Centro Fernandes di Castel Volturno. “Portare nel Centro di accoglienza della ‘città più africana d’Italia’ la Croce realizzata con il legno delle barche naufragate a Lampedusa ha un profondo significato spirituale e sociale”, spiega Antonio Casale, direttore della Migrantes diocesana. “Castel Volturno è stata definita, infatti, la ‘seconda Lampedusa’ per essere da oltre un ventennio l’approdo di migliaia di immigrati in cerca di alloggi di fortuna , lavoro precario e una agognata regolarizzazione”.
La Croce, riferisce un comunicato, è arrivata alle 10.30, trasportata dai giovani della parrocchia della cattedrale di Capua nella quale ha sostato dal giorno dell’Epifania. Subito dopo l’ingresso, si è svolta una preghiera interconfessionale con i rappresentanti della locale moschea e delle chiese pentecostali, cui è seguita la Messa presieduta dall’arcivescovo, monsignor Salvatore Visco. La giornata si è conclusa con una condivisione di cibi etnici, di canti e musiche delle varie comunità di immigrati presenti.
 

Papa Francesco: “vincere la paura” di fronte al movimento migratorio

Città del Vaticano - “Discernere le cause, prospettare soluzioni e vincere l’inevitabile paura" di fronte alla "grave emergenza migratoria”. Papa Francesco parla al Corpo diplomato accreditato pressoi la Santa Sede e, dopo aver ricordato alcuni eventi dell’anno trascorso concentra la sua attenzione sul tema migratorio che, nel corso del 2015, ha riguardato soprattutto l’Europa, ma anche diverse regioni dell’Asia e il nord e il centro America.
“Uno spirito individualista è terreno fertile per il maturare di quel senso di indifferenza verso il prossimo, che porta a trattarlo come mero oggetto di compravendita, che spinge a disinteressarsi dell’umanità degli altri e finisce per rendere le persone pavide e ciniche”, ha detto il pontefice introducendo il tema: “Non sono forse questi i sentimenti che spesso abbiamo di fronte ai poveri, agli emarginati, agli ultimi della società? E quanti ultimi abbiamo nelle nostre società! Tra questi, penso soprattutto ai migranti, con il loro carico di difficoltà e sofferenze, che affrontano ogni giorno nella ricerca, talvolta disperata, di un luogo ove vivere in pace e con dignità”.
Papa Bergoglio sottolinea che tutta la Bibbia “ci narra la storia di un’umanità in cammino, perché l’essere in movimento è connaturale all’uomo. La sua storia è fatta di tante migrazioni, talvolta maturate come consapevolezza del diritto ad una libera scelta, sovente dettate da circostanze esteriori”. Oggi tanti fuggono da “guerre orribili, da persecuzioni e violazioni dei diritti umani, o da instabilità politica o sociale, che rendono spesso impossibile la vita in patria”. “Di fronte all’imponenza dei flussi e agli inevitabili problemi connessi – ha detto il Papa – sono sorti non pochi interrogativi sulle reali possibilità di ricezione e di adattamento delle persone, sulla modifica della compagine culturale e sociale dei Paesi di accoglienza, come pure sul ridisegnarsi di alcuni equilibri geo-politici regionali. Altrettanto rilevanti sono i timori per la sicurezza, esasperati oltremodo dalla dilagante minaccia del terrorismo internazionale”.
Per Francesco l’attuale ondata migratoria “sembra minare le basi di quello spirito umanistico che l’Europa da sempre ama e difende”: “non ci si può permettere di perdere i valori e i principi di umanità, di rispetto per la dignità di ogni persona, di sussidiarietà e di solidarietà reciproca, quantunque essi possano costituire, in alcuni momenti della storia, un fardello difficile da portare”. Per il Papa l’Europa, “aiutata dal suo grande patrimonio culturale e religioso”, ha “gli strumenti per difendere la centralità della persona umana e per trovare il giusto equilibrio fra il duplice dovere morale di tutelare i diritti dei propri cittadini e quello di garantire l’assistenza e l’accoglienza dei migranti”. È al nostro Continente, ha sottolineato Francesco, che “molti migranti provenienti dall’Asia e dall’Africa vedono un punto di riferimento per principi come l’uguaglianza di fronte al diritto e valori inscritti nella natura stessa di ogni uomo, quali l’inviolabilità della dignità e dell’uguaglianza di ogni persona, l’amore al prossimo senza distinzione di origine e di appartenenza, la libertà di coscienza e la solidarietà verso i propri simili”. “Gran parte delle cause delle migrazioni - ha detto poi il Papa - si potevano  affrontare già da tempo. Si sarebbero così  potute prevenire tante sciagure o, almeno, mitigarne le conseguenze più crudeli. Anche oggi, e prima che sia troppo tardi, molto si potrebbe fare per fermare le tragedie e costruire la pace. Ciò significherebbe però rimettere in discussione abitudini e prassi consolidate, a partire dalle problematiche connesse al commercio degli armamenti, al problema dell’approvvigionamento di materie prime e di energia, agli investimenti, alle politiche finanziarie e di sostegno allo sviluppo, fino alla grave piaga della corruzione. Siamo consapevoli poi che, sul tema della migrazione, occorra stabilire progetti a medio e lungo termine che vadano oltre la risposta di emergenza. Essi dovrebbero da un lato aiutare effettivamente l’integrazione dei migranti  e i Paesi di accoglienza e, nel contempo, favorire lo sviluppo dei Paesi di provenienza con politiche solidali, che però non sottomettano gli aiuti a strategie e pratiche ideologicamente estranee o contrarie alle culture dei popoli cui sono indirizzate”. “E’ importante – ha detto il Papa al Corpo diplomatico - che le Nazioni in prima linea nell’affrontare l’attuale emergenza non siano lasciate sole, ed è altrettanto indispensabile avviare un dialogo franco e rispettoso tra tutti i Paesi coinvolti nel problema - di provenienza, di transito o di accoglienza - affinché, con una maggiore audacia creativa, si ricerchino soluzioni nuove e sostenibili. Non si possono, infatti, - ha aggiunto – pensare nell’attuale congiuntura soluzioni perseguite in modo individualistico dai singoli Stati, poiché le conseguenze delle scelte di ciascuno ricadono inevitabilmente sull’intera Comunità internazionale. E’ noto, infatti, che le migrazioni costituiranno un elemento fondante del futuro del mondo più di quanto non l’abbiano fatto finora e che le risposte potranno essere frutto solo di un lavoro comune, che sia rispettoso della dignità umana e dei diritti delle persone”.
Il Papa ha quindi espresso una “particolare riconoscenza” verso l’Italia, “il cui impegno deciso ha salvato molte vite nel Mediterraneo e che tuttora si fa carico sul suo territorio di un ingente numero di rifugiati”. Da qui l’auspicio che “il tradizionale senso di ospitalità e solidarietà che contraddistingue il popolo italiano non venga affievolito dalle inevitabili difficoltà del momento, ma, alla luce della sua tradizione plurimillenaria, sia capace di accogliere ed integrare il contributo sociale, economico e culturale che i migranti possono offrire”. (R.I.)
 

Mons. Galantino: “da politica risposte confuse” su migranti

Roma - “Capirei la paura delle persone. Io stesso non mi sento protetto da una politica chiara, certo la realtà è complessa ma le risposte che si stanno dando sono ugualmente confuse e spesso emotive”. Lo ha detto il Segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana, mons. Nunzio Galantino, durante il programma ‘Today’ condotto da Andrea Sarubbi, in onda su Tv2000, commentando la gestione dei migranti da parte dell’Europa. “Abbiamo bisogno di gente più seria nella politica – ha aggiunto mons. Galantino - di gente che questi problemi non li tratti come emergenze ma come un fatto che caratterizza la nostra convivenza e realtà non solo europea. Ci vuole gente che ci metta la testa e che sia meno attenta alle beghe di cortile”. “Le frontiere – ha concluso mons. Galantino - non le chiuderei nella misura in cui queste venissero veramente rispettate. Quando le persone entrano in un Paese si deve capire chi sono realmente, cosa vogliono fare e dove devono andare. Non si possono aprire le frontiere e far entrare la gente comunque perché sarebbe un tradimento e un’illusione anche per loro. Quindi se è negativo ritrattare Schengen, non è neanche positivo far finta che non esista la complessità di questa realtà”.
 

Papa: riprodurre in noi i “lineamenti” di Gesù

Città del Vaticano – “Essere figli di Dio comporta la responsabilità di seguire Gesù, il Servo obbediente, e riprodurre in noi stessi i suoi lineamenti: cioè mansuetudine, umiltà, tenerezza. E questo non è facile, specialmente se intorno a noi c’è tanta intolleranza, superbia, durezza. Ma con la forza che ci viene dallo Spirito Santo è possibile!”. A dirlo è stato ieri mattina Papa Francesco prima della preghiera mariana dell’Angelus in piazza san Pietro e al termine della celebrazione, nella Cappella Sistina, durante la quale ha battezzato 26 bambini: 13 maschi e 13 femmine, tutti figli di dipendenti vaticani.
Papa Bergoglio ha assegnato come “compito a casa della settimana”  la ricerca della data del proprio battesimo, se non la si ricorda, da effettuare con l’aiuto di “genitori, nonni, padrini, parrocchie”, ha detto ancora prima dell’Angelus.
Durante la celebrazione della mattina, in una omelia tenuta a braccio, ha evidenziato come la fede sia l’ “eredità  più grande” che i genitori possono trasmettere ai propri figli.
“Quaranta giorni dopo la nascita Gesù è portato al tempio, Maria e Giuseppe lo portarono per presentarlo a Dio, oggi, la festa del battesimo del Signore, voi portate i vostri figli per ricevere il battesimo, per ricevere quello che avete chiesto all’inizio quando io vi ho fatto la prima domanda, la fede, ‘io voglio per mio figlio la fede’ e così la fede viene trasmessa da una generazione all’altra come una catena”, ha detto il pontefice. “Voi – ha aggiunto il pontefice rivolgendosi ai genitori -   avete chiesto la fede, la Chiesa quando vi consegnerà la candela accesa vi dirà di custodire la fede in questi bambini, e alla fine non dimenticatevi che la più grande eredità che voi potrete dare ai vostri bambini è la fede, cercare che non venga persa, farla crescere e lasciarla come eredità: vi auguro questo oggi, che è un giorno gioioso, che siate capaci di far crescere questi bambini nella fede e che è la più grande eredità che loro ricevano da voi sia proprio la fede”. (Raffaele Iaria)
 

GMM: le iniziative a Catania

Catania - La Migrantes di Catania, in vista della  Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, propone, si da domenica 10 gennaio, una serie di iniziative. Domenica 10 gennaio, infatti, in serata, presso la chiesa San Leone Vescovo,  è prevista una cena multietnica. Mercoledì 13 gennaio, alle ore 20, nella chiesa Santa Maria Ogninella, sarà celebrata la veglia di preghiera in memoria delle vittime del mare dei viaggi verso l’Europa. Sabato 16 gennaio, alle ore 16, al campo sportivo San Leone Vescovo, migranti ed italiani si sfideranno in quadrangolare di calcio. Domenica 17 gennaio, Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, alle ore 17.15, in Piazza Università, il raduno delle comunità multietniche in costume tradizionale e l’inizio della processione verso la Basilica Cattedrale. Qui, alle ore 18, la celebrazione della messa, presieduta dall’arcivescovo mons. Salvatore Gristina.
 

GMM: martedì la conferenza stampa di presentazione

Roma - “Migranti e rifugiati ci interpellano. La risposta del Vangelo della misericordia”. È questo il tema scelto da Papa Francesco per la prossima Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che si celebrerà domenica 17 gennaio.
Martedì 12 gennaio alle ore 10.00 a Roma, presso la Sala Marconi della Radio Vaticana (piazza Pia, 3), saranno presentate le iniziative della Chiesa Italiana per la celebrazione della Giornata.
Alla conferenza stampa interverranno mons. Guerino Di Tora, Vescovo Ausiliare di Roma e Presidente della Commissione Episcopale per le migrazioni e della Fondazione Migrantes e Mons. Gian Carlo Perego, Direttore generale della Fondazione Migrantes.
Modera l’incontro don Ivan Maffeis, Sottosegretario della CEI e Direttore dell’Ufficio Nazionale per le comunicazioni sociali.
 
 

Juncker: salvare Schengen

Bruxelles - Salvare Schengen. Per Bruxelles e per la nuova presidenza olandese dell’Ue la "missione" per i prossimi sei mesi è questa. Una missione difficile, ha ammesso il premier olandese Mark Rutte, di fronte a quella che ha definito «una delle più gravi sfide della storia dell’Ue». «Dobbiamo salvare Schengen, è un dovere collettivo – ha detto il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker, nella conferenza stampa ad Amsterdam per l’avvio del semestre olandese – non si può andare avanti con questo processo con ogni giorno un nuovo stato membro che reintroduce i controlli di frontiera». Parole pronunciate proprio nel giorno in cui la Svezia ha annunciato il prolungamento all’8 febbraio dei controlli alle frontiere, incassando però la «comprensione» di Juncker, visto «il peso enorme» sopportato.
«Non abbiamo tempo da perdere» ha detto Rutte. La primissima priorità è chiara: «dobbiamo ridurre in modo considerevole i flussi di migranti che giungono in Europa» ha sottolineato il premier. Le altre due priorità della presidenza olandese sono, ha detto Rutte, «far funzionare lo schema di redistribuzione (dei richiedenti asilo n.d.r.)» nonché «garantire che ogni paese faccia la sua parte in termini di accoglienza». Il premier sa che sarà arduo tenere insieme un’Unione sempre più divisa, ma insiste che «nessun paese può risolvere questi problemi da solo. Per esser forte, l’Europa dovrà essere unita». «Schengen – avvertiva intanto da Berlino il cancelliere Angela Merkel – può funzionare solo se vi è una responsabilità congiunta per accogliere i profughi e una responsabilità congiunta per proteggere le frontiere esterne».
«Reinsediamenti (di rifugiati da fuori Ue, n.d.r.), ridistribuzione e protezione delle frontiere vanno assieme – ha detto per parte sua Juncker – ho fiducia che nel 2016 faremo dei buoni progressi». Intanto però il premier slovacco Robert Fico ha fatto sapere che la Slovacchia non accoglierà profughi musulmani, «non vogliamo che accada da noi quello che è successo a Colonia», ha detto.
Un passaggio cruciale per arginare i flussi è l’accordo Ue-Turchia raggiunto in autunno. E infatti il primo vice presidente della Commissione Frans Timmermans ha annunciato un viaggio ad Ankara, domenica. «Nelle ultime settimane – ha lamentato – le cifre (di migranti giunti in Grecia attraverso la Turchia n.d.r.) sono rimaste piuttosto elevate. Abbiamo visto primi risultati incoraggianti, ma siamo ancora lontani dall’esser soddisfatti». Secondo l’Onu, in effetti, la scorsa settimana si registrava ancora una media di 3.005 ingressi in Grecia, grosso modo quanto a dicembre - e nonostante l’inverno che di solito argina i flussi. La cosa preoccupa moltissimo la Germania, prima iniziatrice dell’accordo, non a caso prima di Ankara Timmermans sarà a Berlino. Si tratterà però, ha detto il vice presidente, anche di «individuare in una fase molto preliminare chi abbia diritto alla protezione internazionale e chi invece no, per un rimpatrio veloce». Bruxelles preme però anche per la sua proposta, avanzata a dicembre, di squadre di guardie di frontiera Ue a sostegno dei paesi per le frontiere esterne. «Dobbiamo riportare Schengen alla sua origine – ha avvertito Juncker – e per farlo occorre questo strumento», che «è una priorità». Il Consiglio Europeo di dicembre ha sostenuto l’idea, ma resta controversa la possibilità di dispiegare squadre Ue ai confini esterni anche contro la volontà dello stato interessato. (Giovanni Maria Del Re – Avvenire)

Mons. Nosiglia: diversità di culture e tradizioni “non creino muri ma siano ponti”

Torino - “La festa dell’Epifania è la vera festa dei popoli, che trovano il loro punto di incontro e di comunione attorno al Salvatore, divino bambino di Betlemme”. Ha esordito così monsignor Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino, nell’omelia della Messa per la solennità dell’Epifania e la Festa dei popoli, annuale celebrazione con le comunità immigrate in città. Soffermandosi sui problemi posti dalla “diversità di culture, di tradizioni religiose e civili, di linguaggi e di costumi”, monsignor Nosiglia ha spiegato: “La paura del diverso, le conflittualità che nascono, l’incapacità di procedere su vie di integrazione da una parte e dall’altra, atteggiamenti di rifiuto e di indifferenza latenti in molti ed espliciti per fortuna in pochi, fanno parte ormai del nostro vivere quotidiano. I mass media poi aggravano questa situazione, perché esasperano, a volte, i casi limite e diffondono una mentalità ed una cultura di sospetto e di insicurezza”. Tuttavia, il monito del presule, “le diversità non debbono creare muri, ma servire come ponti su cui impostare vie di dialogo e convergenze amicali e di condivisione, operando uniti per una società più giusta, solidale e pacifica”.
La festa anticipa l’annuale Giornata mondiale del migrante e del rifugiato del 17 gennaio prossimo, che quest’anno ha per tema “Migranti e rifugiati ci interpellano. La risposta del Vangelo della misericordia”, messaggio inviato ai migranti e alla Chiesa da Papa Francesco. (SIR)
 

Card. Scola: “Non dimentichiamo che siamo tutti un’unica famiglia umana”

Milano - “Al di là di tutte le diversità di cultura, etnia e religione, siamo un’unica famiglia umana e questo per un cristiano come pure per un musulmano che creda in Dio, è un dato di fatto molto importante ma, purtroppo, anche per la radice del male che sta in noi,  largamente dimenticato oggi”. E’ quanto ha detto ieri il card. Angelo Scola durante la messa dell’Epifania con le comunità etniche presenti a Milano- «Spesso – continua – ci smarchiamo gli uni dagli altri e, per affermare il giusto valore di una nazione o di un popolo, perdiamo il senso dell’appartenenza a questa unica famiglia. Invece, c’è un’esperienza, al di là delle tradizioni, che ci accomuna come uomini. Per noi cristiani, proprio la festa dell’Epifania – ha spiegato il presule - indica come Dio è venuto perché noi potessimo essere figli nel Figlio dell’unico Padre. Credo che l’ospitalità che, non a caso, è sempre stata praticata dall’umanità, sia fondamentale. Questo non vuol dire nascondersi i problemi perché è chiaro che il meticciamento di popoli, in atto in tutto il pianeta, è un fenomeno che ci farà penare ancora per decenni. Occorre guardare in faccia la realtà, con molto realismo, evitando gli estremismi inutili”. Il card. Scola ha poi invitato a pranzo una famiglia musulmana di origine palestinese: “ho voluto fare questo piccolo gesto perché, come ci ripete il Santo Padre, senza ospitalità il nostro essere uomini si impoverisce». Un segno «piccolo», come lo definisce, ma tanto più importante oggi, in un momento in cui infuriano le polemiche sull’accoglienza, anche a livello comunale. «È evidente – commenta l’Arcivescovo – che una situazione che sta diventando strutturale, come quella dell’immigrazione che non è più pura emergenza, generi conflitti. Bisogna viverla “dall’interno”, trovando la strada per dialogare e capire chi deve rinunciare a cosa in qualche occasione. È giusto dare a chi è italiano come a chi viene da fuori, ma ci si deve mettere attorno a un tavolo per decidere insieme, trovando una via di uscita adeguata per risolvere l’uno e l’altro dei problemi».
 

Card. Bagnasco: “I muri non arresteranno questa marcia”

Genova - Non c’è nessun muro che possa fermare questa marcia, non possiamo pensare di fermare la marcia dei popoli soprattutto dal sud verso il nord del mondo, la moltitudine dei poveri, dei feriti di coloro che vivono drammi di guerra e di violenza di persecuzione per la fede verso Paesi che si spera possano offrire un domani migliore e una libertà più vera».
Nel giorno dell’Epifania, il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della cei,  ha commentato con queste parole l’emergenza dei migranti e la decisione di vari Paesi europei di chiudere le frontiere. In precedenza, nell’omelia della Messa, il porporato aveva invece ricordato che «i Magi rappresentano una grande marcia di popoli, una moltitudine in movimento che si avvia verso un unico punto luminoso che è Cristo».

Calabria: un cimitero internazionale per i migranti

Tarsia - Un cimitero internazionale per i migranti nello stesso luogo in cui durante il fascismo sorgeva il più grande campo d’internamento italiano. È contrada Ferramonti di Tarsia, nell’entroterra cosentino, dove a fine mese cominceranno i lavori per il camposanto che sarà intitolato al piccolo Aylan Kurdi, il bimbo di tre anni trovato senza vita sulla spiaggia di Bodrum, in Turchia. L’opera sarà realizzata grazie alla collaborazione tra Comune, Regione e il movimento Diritti civili che per anni ha lavorato per la concretizzazione dell’idea. Il cimitero internazionale dei
migranti, prima opera simile in Italia, si estenderà su un terreno di 10mila metri quadrati e prevede un investimento di 4 milioni. Dovrebbe accogliere anzitutto quanti perdono la vita nei viaggi della speranza verso la ricca Europa. Il progetto esecutivo è stato realizzato dall’ufficio tecnico del Comune di Tarsia e rientra nell’ambito dell’esecuzione dell’ampliamento del cimitero cittadino. Soddisfatti per l’ormai imminente avvio dei lavori il sindaco Roberto Ameruso e il leader dei Diritti civili Franco Corbelli. Nelle prossime settimane è prevista l’acquisizione dei suoli con circa 50 mila euro, quindi l’inizio delle opere di sbancamento e la realizzazione della recinzione. «A breve il presidente della Regione Oliverio – ha spiegato Corbelli – incontrerà i vertici del dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del Ministero dell’Interno per mettere a punto gli ultimi dettagli. Oliverio ha anche in animo d’incontrare i rappresentanti delle religioni presenti sul territorio italiano in modo da avere tutte le indicazioni sulle modalità di sepoltura». (D.M.- Avvenire)
 

Padova: ieri Festa delle genti

Padova - Nell'Epifania del Signore al Tempio della Pace di Padova il vescovo  mons. Claudio Cipolla ha celebrato l'Eucaristia con le comunità cattoliche di altra madrelingua. Secondo un'ormai consolidata tradizione, infatti, l’ufficio Migrantes di Padova organizza e coordina in questa solennità la Festa delle genti.
Un'occasione in cui tutti insieme – ucraini, africani anglofoni e francofoni, cinesi, croati, filippini, polacchi, indiani, romeni greco-cattolici e di rito latino, ispano-americani, srilankesi e italiani – animano la celebrazione eucaristica, chi con canti, chi con l'offertorio, chi con le preghiere dei fedeli, nel segno che alla mensa del Signore ogni diversità si fa comunione.
In questa occasione il presule ha voluto dare il tono dell’ “incontro di famiglia”, la famiglia dei credenti in Gesù, sottolineando il tema della fratellanza che supera le diversità di provenienza, etnia, cultura: «Siamo tra noi tutti fratelli e sorelle. Ci vogliamo bene perché sediamo attorno alla stessa mensa preparata per noi dal Signore», e attorno alla mensa «prima di ogni diversità vediamo, approfondiamo e godiamo la nostra unità e la nostra comunione». E se essere fratelli non esclude le difficoltà e il rischio di divisioni; essere cristiani invita a superare le separazioni e vincere le tentazioni insite nella debolezza umana, quella debolezza per cui Dio stesso «ha voluto farsi nostro compagno e fratello: uno di noi, pellegrino e viandante, profugo in Egitto, per vivere con noi e sostenere il nostro cammino». Dio ha voluto farsi fratello dell'uomo e i magi si sono messi in cammino per vedere questa meraviglia: «uno spettacolo che sorprende tutti i popoli». 
Le comunità cattoliche di altra madrelingua hanno ringraziato il vescovo e don Elia Ferro della Migrantes diocesana  per questa possibilità di celebrare insieme e sentirsi tutti figli, uniti allo stesso altare, e in particolare hanno espresso vivo ringraziamento al vescovo per il vigore, l'incoraggiamento e la testimonianza. 
La celebrazione si è conclusa con il canto "Venite fedeli" che accomuna le diverse comunità, quindi tutti insieme nel cortile del centro parrocchiale per un momento di condivisione con piatti tipici delle diverse culture.

Avellino: il 15 Gennaio la presentazione del Rapporto Immigrazione

Avellino - L'anno che si è concluso ha fatto registrare numerose vittime: uomini, donne e bambini in fuga da guerre e carestie. La Diocesi di Avellino è da tempo impegnata per fornire aiuto e assistenza. Sono circa 4mila le persone assistite, ma si prevede un notevole aumento delle richieste a causa dei continui sbarchi sulle coste italiane e greche.
In Irpinia gli immigrati sono oltre 11mila. Venerdì 15 Gennaio c'è attesa per la presentazione del XXIV Rapporto Immigrazione di Caritas italiana e Fondazione Migrantes (ore 10.00 al Centro Sociale Campanella di Torrette di Mercogliano) al quale parteciperà il direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Giancarlo Perego.
 

Palermo: minore straniero non tesserato, FIGC condannata per discriminazione

Palermo - Federazione Italiana Gioco Calcio condannata per il mancato tesseramento di un minore straniero non accompagnato da parte di una squadra di calcio dilettantistico giovanile. Il Tribunale di Palermo ha riconosciuto il diritto del ragazzo, originario del Mali e affidato ad una famiglia di Palermo, di partecipare al campionato di calcio al pari dei suoi coetanei. Il Giudice Michele Ruvolo, in particolare, ha dichiarato discriminatorio il comportamento della FIGC, la quale aveva opposto il proprio diniego alla richiesta di una squadra giovanile palermitana di tesserare il minore. L’opposizione della Federazione era stata motivata con le limitazioni imposte dal regolamento FIFA all’iscrizione di calciatori minorenni stranieri non accompagnati, richiamando le disposizioni che mirano a tutelare i giovani da manovre speculative ai loro danni.
Argomentazioni, queste, non accolte dal Tribunale palermitano, secondo il quale la situazione personale e familiare del ragazzo e la volontà della società sportiva di farlo partecipare al campionato ufficiale, dimostrerebbero l’assenza di possibili comportamenti speculativi ai danni del minore.
Il Giudice, quindi, ha ravvisato il danno materiale patito dal ragazzo per non avere potuto partecipare come i suoi compagni di squadra alle competizioni ufficiali, ordinando alla FIGC l’immediata iscrizione e il provvisorio tesseramento del minore per il campionato 'Giovanissimi Regionali e Sperimentali' 2015/2016.
La sentenza è stata accolta con soddisfazione dal sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, e dall’Assessora alla cittadinanza sociale Agnese Ciulla, alla quale è affidata la tutela del minore.
Per il presidente del comitato regionale della Federcalcio, Santino Lo Presti, è la lunghezza della procedura che nel caso del giovane maliano è diventata discriminatoria. “Capisco il ragazzo – ha commentato Lo Presti – non può giocare con i suoi compagni e si sente discriminato perché senza tesserino non può partecipare ai campionati ufficiali. Noi abbiamo cercato di accelerare l’iter, per questo e anche per altri casi, ma dobbiamo fare i conti con i regolamenti della Fifa. Questo caso – ha aggiunto il responsabile siciliano della Federcalcio – può anche aiutare a far capire alla Federazione internazionale che queste procedure devono essere più snelle e meno rigide, si tratta di un bambino, si tratta di campionati per ragazzini, se un ragazzo vuole giocare ha il diritto di farlo, soprattutto se alle spalle ha persone che lo seguono e ne sono responsabili. Mi auguro – ha concluso – che questa sentenza possa in qualche modo cambiare le cose”. (Luca Insalaco)