Rossano - “Fraternità è il sentiero che ci porta ad accogliere l’altro nella sua similarità, diversità e complementarietà rispetto a noi, rinunciando ad una logica intessuta di concupiscenza, di competizione e sapendo rinsaldare quella del dono. Spesso pensiamo che la causa di certi disagi sia il fratello, dimenticando che questo fratello, dono di Dio per la nostra vita è lo specchio in cui possiamo percepirci per quello che realmente siamo”. E’ quanto scrive l’arcivescovo di Rossano-Cariati, monsignor Giuseppe Satriano, nel messaggio per il Natale dal titolo “Buon Natale…anche tu sei mio fratello”, presentato oggi. Per il presule è nel “noi”, nell’ospitalità dell’altro, che il soggetto “dando riceve, condividendo si arricchisce, e perdendosi ritrova sé stesso. Ogni chiusura nell’io scade inesorabilmente in un atto rivendicativo e rende sterile ogni relazione”. Per questo - spiega il presule - siamo chiamati a “superare il livello puramente emotivo della percezione dell’altro, per assumere l’atteggiamento di apertura reale verso chi è diverso da noi”. E tutto questo “ci porta a denunciare con forza quanto, ancora oggi, nella nostra terra di Calabria, non risponde ad una logica evangelica che vede ilfratello accolto e amato per quello che è”. Il pensiero di mons. Satriano va quindi alle varie forme di sfruttamento a cui, “per un pezzo di pane, tanti nostri conterranei, insieme a diversi immigrati, si sottomettono, vivendo situazioni disumane”. E poi “alla piaga del caporalato, troppo presente nelle nostre contrade, ad una certa politica, litigiosa e rinunciataria, spesso imbrigliata in giochi di palazzo, incapace di percorrere con coraggio la strada del bene comune e del rispetto della dignità della persona”. L’invito è quello di “riflettere di più sull’accoglienza dei fratelli immigrati, su cui si specula da tutte le parti, assumendo facili alibi per negare legittime forme di ospitalità. Le sofferenze di tanti non possono lasciarci indifferenti. Il Natale smaschera ogni forma d’ipocrisia e denuncia l’amore di un Dio che ha scelto di farsi povero della nostra povertà”. Mons. Satriano invita, quindi, le comunità ecclesiali, civiche, aggregazioni di vario genere, a porsi in “uno stato di prossimità, gli uni accanto agli altri. Solo così sapremo ridare vita alla quotidianità e nutrire il futuro di luce”.
Primo Piano
Berlino: la vicinanza del capo dello Stato dopo la morte di Fabrizia di Lorenzo
Roma - “La notizia della identificazione di Fabrizia Di Lorenzo tra le vittime della strage di Berlino conferma i peggiori timori dei giorni scorsi. Il dolore per la sua morte è grande”. Lo afferma in una nota il presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, dopo la notizia dell’identificazione della giovane Fabrizia Di Lorenzo, morta a causa dell’attacco verificatosi lo scorso 19 dicembre a Berlino.
“Ancora una volta - scrive il Capo dello Stato - una nostra giovane connazionale rimane, all’estero, vittima della insensata ed esecrabile violenza del terrorismo. Esprimo ai genitori e al fratello di Fabrizia la solidarietà e la vicinanza di tutto il nostro Paese”.
Dopo i fatti di Berlino sono sotto choc anche le 93 Missioni Cattoliche Italiane e i connazionali qui residenti, oltre 700mila, che faticano - dice il delegato nazionale, padre Tobia Bassanelli - a “credere come il terrore possa plagiare a tal punto una persona e impregnarne il cuore di tanto odio da farla diventare un pericolo mortale per tutti. Mostrano la loro solidarietà andando sul posto dell’attentato: portano lumini, fiori, vicinanza, preghiera, che sarà particolarmente presente nelle liturgie del Natale”. (L.M.)
“Ancora una volta - scrive il Capo dello Stato - una nostra giovane connazionale rimane, all’estero, vittima della insensata ed esecrabile violenza del terrorismo. Esprimo ai genitori e al fratello di Fabrizia la solidarietà e la vicinanza di tutto il nostro Paese”.
Dopo i fatti di Berlino sono sotto choc anche le 93 Missioni Cattoliche Italiane e i connazionali qui residenti, oltre 700mila, che faticano - dice il delegato nazionale, padre Tobia Bassanelli - a “credere come il terrore possa plagiare a tal punto una persona e impregnarne il cuore di tanto odio da farla diventare un pericolo mortale per tutti. Mostrano la loro solidarietà andando sul posto dell’attentato: portano lumini, fiori, vicinanza, preghiera, che sarà particolarmente presente nelle liturgie del Natale”. (L.M.)
Diocesi di Cesena-Sarsina: l’invito all’accoglienza da parte del Consiglio Pastorale
Cesena - “Guardare e accogliere l’altro come un bene per noi e non solo come un problema da risolvere”. È quanto si legge in una nota del Consiglio Pastorale della diocesi di Cesena-Sarsina pubblicata dal settimanale diocesano “Il Corriere Cesenate”. “Ci troviamo di fronte a un complesso fenomeno geopolitico - si legge nella nota diffusa dopo l’incontro avuto nei giorni scorsi e presieduto dal vescovo mons. Douglas Regattieri - che non decidiamo noi e non dipende da noi”. “
Per la Chiesa di Cesena-Sarsina accogliere è rispondere all’invito del Signore che chiede di amare il prossimo come noi stessi”, spiegano i membri del Consiglio pastorale che invitano a “educarci al grande cambiamento in atto attraverso un lavoro di conoscenza e di coscienza in grado di fare comprendere che siamo noi i primi a essere amati e accolti da Gesù”. Serve poi “proporre un percorso di educazione all’accoglienza a partire dalle esperienze presenti nel territorio e da quelle dei volontari in campo” e “impegnarci a conoscere meglio la realtà che ci circonda” oltre a “pensare proposte concrete di accoglienza”.
Per la Chiesa di Cesena-Sarsina accogliere è rispondere all’invito del Signore che chiede di amare il prossimo come noi stessi”, spiegano i membri del Consiglio pastorale che invitano a “educarci al grande cambiamento in atto attraverso un lavoro di conoscenza e di coscienza in grado di fare comprendere che siamo noi i primi a essere amati e accolti da Gesù”. Serve poi “proporre un percorso di educazione all’accoglienza a partire dalle esperienze presenti nel territorio e da quelle dei volontari in campo” e “impegnarci a conoscere meglio la realtà che ci circonda” oltre a “pensare proposte concrete di accoglienza”.
Rossano: il dono dell’accoglienza in diocesi
Rossano - nei giorni scorsi, presso la Sala rossa del palazzo San Bennardino di Rossano Calabro (Cs) si è svolto un tavolo d’ incontro dal titolo “Accogliere la vita. Quale vita?”. Un appuntamento colocato all’interno del progetto “La Vita in Cattedra” patrocinato dall’ Arcidiocesi Rossano-Cariati e dalla Consulta delle Aggregazioni Laicali. A questo tavolo hanno partecipato Mons. Giuseppe Satriano, Arcivescovo di Rossano-Cariati, don Giacomo Panizza fondatore del “Progetto Sud” e Maurizio Alfano ricercatore politiche migratorie. Il moderatore dell’incontro è stato Giovanni Fortino direttore dell’Ufficio Migrantes diocesano. Durante l’ incontro sono state ricordate le varie iniziative fatte in questo periodo come l’ assistenza, con l’apporto di molti volontari, durante gli sbarchi avvenuti sulla costa calabrese o l’accoglienza e la distribuzione di beni di prima necessità da Don Piero Frizzarin a Santa Maria delle Grazie o a San Domenico da Don Pino Straface. “La presenza dell’altro ci scomoda ci sconvolge - ha detto Giovanni Fortino direttore dell’Ufficio Migrantes - e non ci fa vedere la ricchezza dell’altro”. Altra iniziativa interessante è quella che coinvolge la comunità di Paludi . Gli abitanti hanno accolto una famiglia iraniana, la madre è una giornalista e ha incominciato a insegnare inglese a un gruppo di persone. Bella è stata anche la testimonianza di alcuni migranti che hanno raccontato il motivo e le varie difficoltà incontrate nel raggiungere l’Italia. Don Giacomo Panizza impegnato fortemente nel sociale ha raccontato la sua esperienza nella piana di Lamezia Terme. Da anni egli vive sotto scorta e ha fondato “Progetto Sud” una comunità autogestita per disabili e i locali dove lavorano è uno stabile confiscato alla mafia, e proprio in questo progetto che Don Giacomo ha aperto un centro per aiutare gli stranieri. “Bisogna prendere una posizione - dice Maurizio Alfano - che noi cristiani spesso tralasciamo, la diversità è una ricchezza”. “Bisogna creare rete, bisogna creare una sinergie tra chiesa e istituzioni politiche - ha detto mons. Giuseppe Satriano - e associazioni laicali per creare una fitta rete e sviluppare con opere concrete il tutto”. Integrazione che qualifica creando un tavolo di lavoro per debellare alcuni gravi problemi che affliggono il territorio come il caporalato o il lavoro nero. (A.L.Banca)
Giornata della Pace: a Bologna la Marcia del 31 dicembre
Bologna - Si terrà a Bologna la 49ª Marcia della pace del 31 dicembre, promossa dalla Cei .La marcia – ha spiegato l’arcivescovo di Bologna, mons. Matteo Maria Zuppi – significa “non accontentarsi di restare a guardare dalla finestra, ma scendere per strada. La pace è sempre qualcosa di artigianale”, per cui serve “l’impegno di ciascuno” per “far cambiare questo mondo”, messo alla prova da quella “terza guerra mondiale a pezzi cui fa spesso riferimento papa Francesco” e di cui in questi giorni vediamo in particolare il dramma siriano.
La Marcia, ha aggiunto mons. Zuppi, “raccoglie uomini e donne, cittadini di buona volontà” e sarà “un momento importante per la nostra città” che “ha un’ antica tradizione d’impegno per la pace e la solidarietà”.
L’appuntamento è per le 14,30 ai Giardini Margherita per la festa di accoglienza. La marcia farà sosta a San Domenico, San Petronio, Paladozza, e si concluderà alle 22,30 nella basilica di San Francesco con la Messa.
La Marcia, ha aggiunto mons. Zuppi, “raccoglie uomini e donne, cittadini di buona volontà” e sarà “un momento importante per la nostra città” che “ha un’ antica tradizione d’impegno per la pace e la solidarietà”.
L’appuntamento è per le 14,30 ai Giardini Margherita per la festa di accoglienza. La marcia farà sosta a San Domenico, San Petronio, Paladozza, e si concluderà alle 22,30 nella basilica di San Francesco con la Messa.
GMM: il 15 le celebrazioni in Italia
Roma - Si celebrerà, il prossimo 15 gennaio, la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato in tutte le parrocchie. In questi giorni le parrocchie italiane stanno ricevendo, dalla Fondazione Migrantes, un sussidio liturgico-pastorale, un manifesto e altro materiale utile all’animazione.
Dal 1991 la Giornata, a livello di Chiesa italiana, vede la realizzazione d’un evento particolare in una delle regioni ecclesiastiche per sostenere e valorizzare le attività a favore del mondo della mobilità: emigrati italiani, immigrati e rifugiati, rom e sinti, fieranti e circensi.
Quest’anno la regione ecclesiastica scelta dalla Commissione episcopale per le migrazioni della Cei è la Lombardia. Il programma prevede, come momento centrale, una solenne liturgia eucaristica a Sant’Angelo Lodigiano, diocesi di Lodi, presieduta dal cardinale Angelo Scola, arcivescovo di Milano e presidente della Conferenza episcopale lombarda. Concelebreranno con lui il presidente della Commissione Cei per le migrazioni e della Fondazione Migrantes, monsignor Guerino Di Tora, i vescovi della regione, i direttori diocesani e il direttore generale della Fondazione Migrantes, monsignor Gian Carlo Perego.
La celebrazione, alle ore 11, dalla Chiesa Santi Antonio Abate e Francesca Cabrini sarà trasmessa in diretta televisiva da Rai Uno con la regia di Dino Cecconi e il commento di Enrico Longo Doria. (Raffaele Iaria)
Dal 1991 la Giornata, a livello di Chiesa italiana, vede la realizzazione d’un evento particolare in una delle regioni ecclesiastiche per sostenere e valorizzare le attività a favore del mondo della mobilità: emigrati italiani, immigrati e rifugiati, rom e sinti, fieranti e circensi.
Quest’anno la regione ecclesiastica scelta dalla Commissione episcopale per le migrazioni della Cei è la Lombardia. Il programma prevede, come momento centrale, una solenne liturgia eucaristica a Sant’Angelo Lodigiano, diocesi di Lodi, presieduta dal cardinale Angelo Scola, arcivescovo di Milano e presidente della Conferenza episcopale lombarda. Concelebreranno con lui il presidente della Commissione Cei per le migrazioni e della Fondazione Migrantes, monsignor Guerino Di Tora, i vescovi della regione, i direttori diocesani e il direttore generale della Fondazione Migrantes, monsignor Gian Carlo Perego.
La celebrazione, alle ore 11, dalla Chiesa Santi Antonio Abate e Francesca Cabrini sarà trasmessa in diretta televisiva da Rai Uno con la regia di Dino Cecconi e il commento di Enrico Longo Doria. (Raffaele Iaria)
Mci Lucerna: il saluto alle suore Scalabriniane
Lucerna - Domenica 18 Dicembre 2016 presso la chiesa di San Pietro a Lucerna la Comunità Italiana ha ringraziato e salutato le Suore Scalabriniane attive a Lucerna da circa 66 anni: Suor Erminia, Suor Ofelia, Suor Amanda, Suor Rosa. Tra di noi abbiamo avuto l’onore di avere anche la presenza di Suor Milva Caro, superiore della Provincia di San Giuseppe di Piacenza. Le belle parole di Suor Milva ci hanno ricordato come il Sì di Giuseppe a Dio non ha né suono né parole, perché di lui nei Vangeli non c’è nessuna parola, nonostante le sue, in quei tempi, siano state delle scelte molto coraggiose. Gli sono bastate la sua Fede e le parole degli angeli a far crescere in lui la consapevolezza di accettare Maria e di dare il suo nome al bambino che Maria ha partorito. Giuseppe è circondato di umiltà e di silenzio e si appoggia al Signore, accetta il suo disegno, senza diffidenza e diventa così per noi modello di saggezza e umiltà. Un’umiltà che non si ostina a rifiutare l’incarico ricevuto. Come tutte le nostre Suore missionarie di San Carlo Borromeo Scalabriniane, che in silenzio e piene di umiltà in tutti questi anni (circa 66 anni) hanno svolto la loro missione a servizio dei migranti italiani nella cura dei loro figli e anche di altre nazionalità. Lo hanno svolto con tanto amore, passione e tenerezza diventando non solo per i bambini ma anche per la nostra Comunità Italiana di Lucerna, un punto di riferimento per la crescita culturale, sociale e religiosa. Suor Milva ha elencato tutte le Suore che durante questi anni sono passate ad arricchire con la loro presenza la nostra Comunità non dimenticando anche tutte coloro, che nel frattempo hanno già raggiunto la Vita eterna.
È stata una cerimonia molto ricca di emozioni e con tante espressioni di gratitudine da parte di don Mimmo, del Presidente della Stiftung “Asilo Italiano” nella persona del Signor Anton F. Steffen, del Comites nella persona del Consigliere Ippazio Calabrese e da parte del Consiglio Pastorale della Missione Cattolica Italiana del Canton Lucerna nella persona della signora Silvana Pisaturo. Ringraziamo anche la Corale della MCLI e il gruppo musicale giovanile “Arc en ciel” che con i loro canti hanno allietato la funzione liturgica.
Dopo la cerimonia abbiamo condiviso insieme un aperitivo e avuto l’occasione di scambiarci gli auguri per le Feste di natalizie e di farci alcune foto. Un grazie di cuore va anche al Gruppo Dinamico per la loro disponibilità.
Che il Signore sia sempre con voi, care Suore, ovunque vi porti il vostro cammino e che vi possa dare forza e salute per continuare la vostra Missione Divina. Ci mancherete tanto! (Don Mimmo Basile)
È stata una cerimonia molto ricca di emozioni e con tante espressioni di gratitudine da parte di don Mimmo, del Presidente della Stiftung “Asilo Italiano” nella persona del Signor Anton F. Steffen, del Comites nella persona del Consigliere Ippazio Calabrese e da parte del Consiglio Pastorale della Missione Cattolica Italiana del Canton Lucerna nella persona della signora Silvana Pisaturo. Ringraziamo anche la Corale della MCLI e il gruppo musicale giovanile “Arc en ciel” che con i loro canti hanno allietato la funzione liturgica.
Dopo la cerimonia abbiamo condiviso insieme un aperitivo e avuto l’occasione di scambiarci gli auguri per le Feste di natalizie e di farci alcune foto. Un grazie di cuore va anche al Gruppo Dinamico per la loro disponibilità.
Che il Signore sia sempre con voi, care Suore, ovunque vi porti il vostro cammino e che vi possa dare forza e salute per continuare la vostra Missione Divina. Ci mancherete tanto! (Don Mimmo Basile)
Berlino: una riflessione del Missionario italiano don Maciek
Berlino - Ho appena visitato il luogo del terribile atto terroristico avvenuto la sera del 19 dicembre in centro a Berlino, in uno dei più grandi e più significativi mercatini di Natale. Ancora visibili i segni di questo atto barbaro anche se tutta la zona del mercatino è circoscritta con delle transenne per facilitare il lavoro dei servizi di pulizia e per le indagini degli inquirenti. In tutto il centro di Berlino centinaia di agenti di polizia la cui presenza è garanzia di tranquillità e sicurezza per tutti coloro che si recano in questo luogo di memoria. Nell’entrata, vicino alla chiesa del Ricordo e in tanti altri posti della zona del mercato natalizio centinaia di candele, fiori e una folla di gente raccolta in preghiera, in un silenzio irreale, nonostante il freddo e il gelo, qualcuno con le lacrime al viso, e con una domanda nel cuore, scritta anche in tanti posti della piazza: warum, perché? Perché succedono queste cose, perché devono morire 12 persone innocenti, perché tanti feriti, perché tanta sofferenza dei famigliari, amici, di coloro che si sono recati in questo posto per vivere in anticipo il clima del Natale, della pace, della gioia, dell’amore, della famiglia e invece hanno trovato la sofferenza e la morte? E’ successo anche da noi, prima o poi doveva succedere, diceva qualcuno. Ma dobbiamo continuare a vivere, non possiamo spegnere la nostra speranza, non possiamo lasciarci guidare dalla paura, dobbiamo essere uniti, solidali dicevano gli altri, sia berlinesi d’origine sia coloro che ne sono diventati, lavorando, studiando, abitando in questa bella e grande città.
Tra questi anche tanti italiani. Secondo le statistiche 25000 e qualcuno dice che possono essere addirittura 50000 italiani, che vivono la loro vita in questa città, lavorano in maggioranza nella gastronomia, ma anche in tanti altri settori, di cui due punti importanti di riferimento sono l’Ambasciata italiana e la Missione Cattolica Italiana. Come per tutta la popolazione di Berlino anche per noi la notizia dell’attentato di lunedì sera è stata una notizia triste e drammatica. Siamo addolorati e piangiamo tutte le vittime di questa strage. Abbiamo pregato e continueremo a pregare per tutti coloro che hanno sofferto in questo atto terroristico. In modo particolare siamo vicini alla famiglia della nostra connazionale Fabrizia Di Lorenzo. Pregheremo anche per la popolazione di Berlino e di tutta l’Europa che sta soffrendo sempre di più per il terrorismo perché, superando la paura, riesca ritrovare la forza per costruire e difendere una vita di pace, di serenità, di accoglienza e rispetto reciproco. (don Stanislao Maciek – Responsabile della Mci di Berlino)
Tra questi anche tanti italiani. Secondo le statistiche 25000 e qualcuno dice che possono essere addirittura 50000 italiani, che vivono la loro vita in questa città, lavorano in maggioranza nella gastronomia, ma anche in tanti altri settori, di cui due punti importanti di riferimento sono l’Ambasciata italiana e la Missione Cattolica Italiana. Come per tutta la popolazione di Berlino anche per noi la notizia dell’attentato di lunedì sera è stata una notizia triste e drammatica. Siamo addolorati e piangiamo tutte le vittime di questa strage. Abbiamo pregato e continueremo a pregare per tutti coloro che hanno sofferto in questo atto terroristico. In modo particolare siamo vicini alla famiglia della nostra connazionale Fabrizia Di Lorenzo. Pregheremo anche per la popolazione di Berlino e di tutta l’Europa che sta soffrendo sempre di più per il terrorismo perché, superando la paura, riesca ritrovare la forza per costruire e difendere una vita di pace, di serenità, di accoglienza e rispetto reciproco. (don Stanislao Maciek – Responsabile della Mci di Berlino)
Papa Francesco: “accorato” appello per la pace e la riconciliazione in Congo
Città del Vaticano - Papa Francesco ha nuovamente rivolto un “accorato” appello a tutti i congolesi perché, in “questo delicato momento della loro storia, siano artefici di riconciliazione e di pace”. Al termine dell’Udienza generale di questa mattina, davanti a 4000 fedeli provenienti da ogni parte del mondo, il pontefice, dopo aver detto di aver avuto, recentemente, un incontro con il Presidente e il Vice-Presidente della Conferenza Episcopale della Repubblica Democratica del Congo, ha sottolineato che “coloro che hanno responsabilità politiche ascoltino la voce della propria coscienza, sappiano vedere le crudeli sofferenze dei loro connazionali e abbiano a cuore il bene comune. Nell’assicurare il mio sostegno e il mio affetto all’amato popolo di quel Paese” papa Francesco ha invitato “tutti a lasciarsi guidare dalla luce del Redentore del mondo e prego affinché il Natale del Signore apra cammini di speranza”.
Vescovi toscani – Lettera natalizia sull’accoglienza a profughi e richiedenti asilo
Firenze - In occasione del Natale i vescovi della Toscana hanno diffuso un documento per riflettere e sollecitare sul tema dell’accoglienza di richiedenti asilo e profughi. Nel testo viene sottolineato il già grande impegno ecclesiale in Toscana nell’accoglienza, ma anche il fatto che la persistente gravità della situazione invita tutti a fare di più.
I vescovi raccomandano quindi di promuovere nelle comunità parrocchiali una disponibilità all’accoglienza informata e coraggiosa, perché queste diventino protagoniste nell’incontro con i fratelli e le sorelle migranti.
Nella lettera vengono ricordati il vademecum della CEI e le linee guida diffuse dalla Diocesi di Firenze per realizzare una buona accoglienza. Per questo si raccomanda inoltre il necessario e continuo dialogo con le Caritas diocesane e con le istituzioni civili. Infine i vescovi toscani auspicano che cresca un confronto serio sul sistema di ingresso e dell’accoglienza nel nostro Paese e sui molti nodi insoluti che presenta, perché si possa superare la logica emergenziale e dare una migliore e degna risposta a questi fratelli che continuano a fuggire da violenza e miseria.
I vescovi raccomandano quindi di promuovere nelle comunità parrocchiali una disponibilità all’accoglienza informata e coraggiosa, perché queste diventino protagoniste nell’incontro con i fratelli e le sorelle migranti.
Nella lettera vengono ricordati il vademecum della CEI e le linee guida diffuse dalla Diocesi di Firenze per realizzare una buona accoglienza. Per questo si raccomanda inoltre il necessario e continuo dialogo con le Caritas diocesane e con le istituzioni civili. Infine i vescovi toscani auspicano che cresca un confronto serio sul sistema di ingresso e dell’accoglienza nel nostro Paese e sui molti nodi insoluti che presenta, perché si possa superare la logica emergenziale e dare una migliore e degna risposta a questi fratelli che continuano a fuggire da violenza e miseria.
Mci Germania: festa di Natale a Kempten
Kempten - Anche quest’anno sono stati numerosi gli intervenuti alla consueta Festa di Natale della Missione Cattolica Italiana di Kempten, che si è svolta, come l’anno scorso, nella Parrocchia di St.Anton.
L’incontro, è stato organizzato dalla Segretaria della Missione, Pina Baiano, coadiuvata da alcuni componenti del Consiglio Parrocchiale della Missione Cattolica Italiana di Kempten: i coniugi Gisella e Giampiero Trovato, Sandro Fisicaro, l’Insegnante Federica Franzin ed altri ancora.
La Festa è iniziata con la Concelebrazione della S. Messa da parte del Rettore della Missione, Padre B. Zuchowski, e P. Thomas Hagen, nella chiesa parrocchiale. Molto significativa e intonata a questa quarta Domenica d’Avvento l’omelia di P. Hagen in cui ha fatto alcuni azzeccati paralleli con la vita in seno alle famiglie dei nostri giorni. I vari momenti della liturgia son stati intercalati da alcuni canti natalizi, accompagnati alla chitarra dal Presidente del Consiglio Pastorale della Missione, G. Trovato. Molto suggestivo il momento in cui il Celebrante ha invitato tutti i bambini presenti a porsi in cerchio davanti all’altare, per recitare insieme con lui e con il resto della Comunità il Padre Nostro.
Finita questa prima parte della Festa, P. Bruno ha invitato gli intervenuti a recarsi nella vicina, ampia sala parrocchiale, dove sono stati accolti, nuovamente, da lui e da alcuni membri del Consiglio della Missione. Ci sono stati quindi i tradizionali saluti di benvenuto: uno da parte di P. Bruno, e, successivamente, da parte del Corrispondente Consolare di Kempten e dintorni, nonché Vicepresidente Vicario delle ACLI Baviera Fernando A. Grasso che ha portato il saluto del Consolato Generale e del locale Circolo ACLI e che, prima di augurare una buona e allegra serata a tutti, ha ricordato gli orari di ricevimento del suo ufficio multifunzionale e di quelli dei colleghi Tortorici e Macaluso nelle zone di loro competenza, nelle quali, oltre al disbrigo di pratiche consolari, vengono trattati questioni di carattere pensionistico e sociale.
Successivamente ha preso la parola il Presidente delle ACLI Baviera, Carmine Macaluso che, augurando anche lui tanto bene e prosperità per il futuro, ha invitato tutti i presenti ad essere più solidali in seno alla nostra comunità. Sono seguiti quindi i saluti della Signora Pina, che, dopo aver salutato e ringraziato gli intervenuti – arrivati anche da altre città vicine – ha tenuto ad esprimere la sua riconoscenza anche a tutte le persone che l’hanno sostenuta ed aiutata nei preparativi ed ha presentato pure il programma della serata. Sono seguiti poi due brevi interventi da parte dei coniugi Trovato, che hanno dato anche loro il benvenuto e espresso i loro ringraziamenti a tutti coloro che li hanno aiutati nella preparazione della Festa.
Molto belli, spiritosi e veramente intonati all’occasione i vari e numerosi interventi dei piccoli della Missione, che, con i loro canti, brevi scenette e balli hanno riempito di sana gioia, non solo gli animi dei loro parenti, ma anche di tutte le altre persone presenti. .
(Fernando A. Grasso - Vicepresidente vicario delle Acli Baviera)
L’incontro, è stato organizzato dalla Segretaria della Missione, Pina Baiano, coadiuvata da alcuni componenti del Consiglio Parrocchiale della Missione Cattolica Italiana di Kempten: i coniugi Gisella e Giampiero Trovato, Sandro Fisicaro, l’Insegnante Federica Franzin ed altri ancora.
La Festa è iniziata con la Concelebrazione della S. Messa da parte del Rettore della Missione, Padre B. Zuchowski, e P. Thomas Hagen, nella chiesa parrocchiale. Molto significativa e intonata a questa quarta Domenica d’Avvento l’omelia di P. Hagen in cui ha fatto alcuni azzeccati paralleli con la vita in seno alle famiglie dei nostri giorni. I vari momenti della liturgia son stati intercalati da alcuni canti natalizi, accompagnati alla chitarra dal Presidente del Consiglio Pastorale della Missione, G. Trovato. Molto suggestivo il momento in cui il Celebrante ha invitato tutti i bambini presenti a porsi in cerchio davanti all’altare, per recitare insieme con lui e con il resto della Comunità il Padre Nostro.
Finita questa prima parte della Festa, P. Bruno ha invitato gli intervenuti a recarsi nella vicina, ampia sala parrocchiale, dove sono stati accolti, nuovamente, da lui e da alcuni membri del Consiglio della Missione. Ci sono stati quindi i tradizionali saluti di benvenuto: uno da parte di P. Bruno, e, successivamente, da parte del Corrispondente Consolare di Kempten e dintorni, nonché Vicepresidente Vicario delle ACLI Baviera Fernando A. Grasso che ha portato il saluto del Consolato Generale e del locale Circolo ACLI e che, prima di augurare una buona e allegra serata a tutti, ha ricordato gli orari di ricevimento del suo ufficio multifunzionale e di quelli dei colleghi Tortorici e Macaluso nelle zone di loro competenza, nelle quali, oltre al disbrigo di pratiche consolari, vengono trattati questioni di carattere pensionistico e sociale.
Successivamente ha preso la parola il Presidente delle ACLI Baviera, Carmine Macaluso che, augurando anche lui tanto bene e prosperità per il futuro, ha invitato tutti i presenti ad essere più solidali in seno alla nostra comunità. Sono seguiti quindi i saluti della Signora Pina, che, dopo aver salutato e ringraziato gli intervenuti – arrivati anche da altre città vicine – ha tenuto ad esprimere la sua riconoscenza anche a tutte le persone che l’hanno sostenuta ed aiutata nei preparativi ed ha presentato pure il programma della serata. Sono seguiti poi due brevi interventi da parte dei coniugi Trovato, che hanno dato anche loro il benvenuto e espresso i loro ringraziamenti a tutti coloro che li hanno aiutati nella preparazione della Festa.
Molto belli, spiritosi e veramente intonati all’occasione i vari e numerosi interventi dei piccoli della Missione, che, con i loro canti, brevi scenette e balli hanno riempito di sana gioia, non solo gli animi dei loro parenti, ma anche di tutte le altre persone presenti. .
(Fernando A. Grasso - Vicepresidente vicario delle Acli Baviera)
Palermo: le storie di 1.700 minori migranti accolti
Palermo - «Molte persone pensano che il mare sia la cosa più difficile da attraversare, in realtà non è così: attraversando il deserto ho visto un sacco di corpi di persone morte, il deserto sembrava un cimitero a cielo aperto per gente che era stata meno fortunata di me».
Omar pronuncia queste parole, con qualche tentennamento linguistico, sotto i tetti affrescati della residenza prefettizia di Villa Pajno a Palermo, e tutti trattengono il fiato. L’orrore a cui hanno assistito i suoi occhi di adolescente in fuga dall’Africa è ancora ben presente.
Ma i ragazzi, arrivati a Palermo come minori stranieri non accompagnati, hanno coraggio da vendere e superano l’emozione iniziale per raccontarsi. L’occasione è data da un’iniziativa voluta dal prefetto Antonella De Miro, in prima linea nel coordinamento degli sbarchi di migranti e dell’accoglienza. «A Palermo tra il 2015 e il 2016 sono sbarcati oltre 26 mila migranti, di questi 2.066 sono minori stranieri non accompagnati» afferma il prefetto. In questo momento i minori non accompagnati in provincia sono 1.700, di cui 700 a Palermo.
Nel 2016, in Italia, secondo i dati diffusi ieri dalla Guardia costiera sono sbarcati 179.624 migranti, 127.574 dei quali uomini, 23.932 donne e 28.019 bambini. L’anno in corso, oltre ad aver segnato il record dei morti in mare (oltre 4.900 da gennaio, ndr) segna anche il triste primato degli arrivi di minori soli. La Guardia costiera, che coordina le operazioni di soccorso nel Mediterraneo, ha rilevato infatti un notevole incremento della presenza di minori non accompagnati (24.929) a bordo dei natanti soccorsi. Ma dopo ogni sbarco comincia l’attività di inclusione. A partire dai più giovani, a cui vanno garantiti l’istruzione e un futuro sereno. Come i ragazzi migranti iscritti al liceo Benedetto Croce, coinvolti nel progetto di alfabetizzazione 'A scuola insieme'. I problemi sono tanti, come spiega Omar, senegalese, diventato maggiorenne lo scorso 8 dicembre, terrorizzato all’idea di essere strappato al suo piccolo mondo di affetti e amicizie che pian piano si sta costruendo. «Il mio amico Amin veniva con me a scuola, dormiva nella mia comunità – racconta – Ora è stato trasferito in un posto per maggiorenni, lontano, non può venire più a scuola. Ora sarà la stessa cosa per me?». Un appello a cui le istituzioni stanno cercando di dare immediata risposta. Amin, del Bangladesh, giunto un anno fa, sarà trasferito a Piana degli Albanesi, da cui potrà raggiungere il liceo Croce. Il prefetto assume un impegno: «A gennaio ho già convocato un tavolo tecnico per cercare di trovare un modo per dare coerenza all’accoglienza e all’inclusione ».
E poi c’è Amarà, appena 14 anni, originario del Mali. La sua avventura è straordinaria, perché incrocia il cuore enorme di una coppia palermitana, capace di aprire le porte di casa all’accoglienza.
Lo racconta Sonia Lo Cascio, assistente sociale, che col compagno Giorgio Barone e i figli ha deciso di prendere in affido quel ragazzino indifeso, arrivato a Palermo ad appena 12 anni. «Perché ho scelto lui? Non lo so. Ho pensato che non avrei più potuto vivere senza vederlo – confida la signora Lo Cascio – Quando l’ho conosciuto nella comunità di accoglienza, ho capito che aveva bisogno di un’attenzione particolare». Di quel viaggio durato due mesi, dal Mali alla Libia, prima di imbarcarsi, Amarà non parla volentieri. I genitori sono morti, ma in Mali ha lasciato tre fratelli, un maschio e due femmine. «Vive come sospeso – dice la mamma palermitana –, pensa sempre a loro e la sua vita qui gli sembra un tradimento verso i fratelli». Per questo Sonia e il suo compagno stanno pensando a un ricongiungimento familiare. Intanto Amarà studia al primo anno di liceo linguistico al Regina Margherita e gioca a calcio nella Fincantieri nel ruolo di attaccante, una vera promessa.
E poi c’è una di quelle storie di cui il sistema di accoglienza palermitano va orgoglioso. Abu Bacar, senegalese, e la moglie Fatima, assieme ad altri giovani migranti accolti dalla Caritas, hanno messo su una cooperativa agricola 'La Carità non finirà mai', con cui coltivano frutta e ortaggi in un terreno delle suore bocconiste a Ciminna e li vendono al mercato di Falsomiele. «Qui ho tutto, un lavoro, una bella moglie, un figlio meraviglioso – dice Abu –. Siamo in regola e abbiamo anche la licenza per vendere come ambulanti. Ora sono felice». (Alessandra Turrisi - Avvenire)
Omar pronuncia queste parole, con qualche tentennamento linguistico, sotto i tetti affrescati della residenza prefettizia di Villa Pajno a Palermo, e tutti trattengono il fiato. L’orrore a cui hanno assistito i suoi occhi di adolescente in fuga dall’Africa è ancora ben presente.
Ma i ragazzi, arrivati a Palermo come minori stranieri non accompagnati, hanno coraggio da vendere e superano l’emozione iniziale per raccontarsi. L’occasione è data da un’iniziativa voluta dal prefetto Antonella De Miro, in prima linea nel coordinamento degli sbarchi di migranti e dell’accoglienza. «A Palermo tra il 2015 e il 2016 sono sbarcati oltre 26 mila migranti, di questi 2.066 sono minori stranieri non accompagnati» afferma il prefetto. In questo momento i minori non accompagnati in provincia sono 1.700, di cui 700 a Palermo.
Nel 2016, in Italia, secondo i dati diffusi ieri dalla Guardia costiera sono sbarcati 179.624 migranti, 127.574 dei quali uomini, 23.932 donne e 28.019 bambini. L’anno in corso, oltre ad aver segnato il record dei morti in mare (oltre 4.900 da gennaio, ndr) segna anche il triste primato degli arrivi di minori soli. La Guardia costiera, che coordina le operazioni di soccorso nel Mediterraneo, ha rilevato infatti un notevole incremento della presenza di minori non accompagnati (24.929) a bordo dei natanti soccorsi. Ma dopo ogni sbarco comincia l’attività di inclusione. A partire dai più giovani, a cui vanno garantiti l’istruzione e un futuro sereno. Come i ragazzi migranti iscritti al liceo Benedetto Croce, coinvolti nel progetto di alfabetizzazione 'A scuola insieme'. I problemi sono tanti, come spiega Omar, senegalese, diventato maggiorenne lo scorso 8 dicembre, terrorizzato all’idea di essere strappato al suo piccolo mondo di affetti e amicizie che pian piano si sta costruendo. «Il mio amico Amin veniva con me a scuola, dormiva nella mia comunità – racconta – Ora è stato trasferito in un posto per maggiorenni, lontano, non può venire più a scuola. Ora sarà la stessa cosa per me?». Un appello a cui le istituzioni stanno cercando di dare immediata risposta. Amin, del Bangladesh, giunto un anno fa, sarà trasferito a Piana degli Albanesi, da cui potrà raggiungere il liceo Croce. Il prefetto assume un impegno: «A gennaio ho già convocato un tavolo tecnico per cercare di trovare un modo per dare coerenza all’accoglienza e all’inclusione ».
E poi c’è Amarà, appena 14 anni, originario del Mali. La sua avventura è straordinaria, perché incrocia il cuore enorme di una coppia palermitana, capace di aprire le porte di casa all’accoglienza.
Lo racconta Sonia Lo Cascio, assistente sociale, che col compagno Giorgio Barone e i figli ha deciso di prendere in affido quel ragazzino indifeso, arrivato a Palermo ad appena 12 anni. «Perché ho scelto lui? Non lo so. Ho pensato che non avrei più potuto vivere senza vederlo – confida la signora Lo Cascio – Quando l’ho conosciuto nella comunità di accoglienza, ho capito che aveva bisogno di un’attenzione particolare». Di quel viaggio durato due mesi, dal Mali alla Libia, prima di imbarcarsi, Amarà non parla volentieri. I genitori sono morti, ma in Mali ha lasciato tre fratelli, un maschio e due femmine. «Vive come sospeso – dice la mamma palermitana –, pensa sempre a loro e la sua vita qui gli sembra un tradimento verso i fratelli». Per questo Sonia e il suo compagno stanno pensando a un ricongiungimento familiare. Intanto Amarà studia al primo anno di liceo linguistico al Regina Margherita e gioca a calcio nella Fincantieri nel ruolo di attaccante, una vera promessa.
E poi c’è una di quelle storie di cui il sistema di accoglienza palermitano va orgoglioso. Abu Bacar, senegalese, e la moglie Fatima, assieme ad altri giovani migranti accolti dalla Caritas, hanno messo su una cooperativa agricola 'La Carità non finirà mai', con cui coltivano frutta e ortaggi in un terreno delle suore bocconiste a Ciminna e li vendono al mercato di Falsomiele. «Qui ho tutto, un lavoro, una bella moglie, un figlio meraviglioso – dice Abu –. Siamo in regola e abbiamo anche la licenza per vendere come ambulanti. Ora sono felice». (Alessandra Turrisi - Avvenire)
Migranti: nuovo naufragio con 4 bimbi e una donna morti in Turchia
Milano - Si continua a morire nel Mediterraneo. E, come sempre accade, sono soprattutto i più indifesi a pagare il prezzo più alto: nella nuova ed ennesima tragedia che si è consumata nel Mar Egeo, fra Grecia e Turchia, sono quattro bambini e una donna le vittime finora accertate. Ma il bilancio potrebbe essere provvisorio. La notizia dell’ultima tragedia del mare arriva dalle autorità turche che confermano anche di aver salvato altre otto persone. Tra loro c’è anche un bambino di tre anni, che è stato ricoverato all’ospedale di Ayvalik in gravi condizioni. Solo quest’anno, sulla stessa rotta del Mediterraneo Orientale, tra Grecia e Turchia, 429 migranti sono morti sono nel tentativo di raggiungere le piccole isole greche e sbarcare in Europa.
Intanto è salito a 4.906 il numero complessivo dei migranti morti nel Mediterraneo nel 2016, secondo gli ultimi dati diffusi a Ginevra dall’Organizzazione internazionale per le migrazioni. A pochi giorni dalla fine dell’anno, il dato è nettamente superiore ai 3.777 decessi segnalati per tutto il 2015. Il tasso di mortalità nel 2016 è inoltre di gran lunga superiore a quello di un anno fa. Quest’anno un migrante è morto per ogni 73 giunti via mare. Nel 2015 la cifra era di un decesso per 267 arrivi, sottolinea l’Oim in una nota. In prima linea a salvare migranti in mare, la Guardia costiera italiana ieri è stata nominata 'Goodwill Ambassador' di Unicef. «Perché – si legge nella motivazione – con il suo impegno profuso in mare e a terra nell`attuale emergenza che coinvolge l`area del Mediterraneo, rappresenta ovunque lo spirito di solidarietà che deve animare tutti coloro che hanno a cuore le sorti dei bambini e delle bambine del mondo». (D.Fas.)
Intanto è salito a 4.906 il numero complessivo dei migranti morti nel Mediterraneo nel 2016, secondo gli ultimi dati diffusi a Ginevra dall’Organizzazione internazionale per le migrazioni. A pochi giorni dalla fine dell’anno, il dato è nettamente superiore ai 3.777 decessi segnalati per tutto il 2015. Il tasso di mortalità nel 2016 è inoltre di gran lunga superiore a quello di un anno fa. Quest’anno un migrante è morto per ogni 73 giunti via mare. Nel 2015 la cifra era di un decesso per 267 arrivi, sottolinea l’Oim in una nota. In prima linea a salvare migranti in mare, la Guardia costiera italiana ieri è stata nominata 'Goodwill Ambassador' di Unicef. «Perché – si legge nella motivazione – con il suo impegno profuso in mare e a terra nell`attuale emergenza che coinvolge l`area del Mediterraneo, rappresenta ovunque lo spirito di solidarietà che deve animare tutti coloro che hanno a cuore le sorti dei bambini e delle bambine del mondo». (D.Fas.)
CERD: preoccupazione per “discriminazione” nei confronti della comunità rom e sinta in Italia
Roma - A conclusione della novantunesima sessione del Comitato delle Nazioni Unite per l’Eliminazione della Discriminazione Razziale (CERD) terminata lo scorso 9 dicembre, sono state rese note le prime “Osservazioni” adottate in seguito al ciclo di monitoraggio sull’Italia in materia di discriminazione a cui anche Associazione 21 luglio ha portato il suo contributo in termini di raccolta dati. Il Comitato – informa in una nota l’Associazione 21 Luglio - ha espresso “profonda preoccupazione per la persistente discriminazione” cui è sottoposta la comunità rom e sinta residente in Italia, ponendo una particolare attenzione sulla “continua pratica degli sgomberi forzati, che violano i diritti umani e compromettono la frequenza scolastica dei minori, oltre che sulla perpetrazione della segregazione abitativa”. Il Comitato ha sottolineato “l’inadeguatezza degli alloggi e delle aree predisposte, collocate in zone remote rispetto ai centri abitati e ai servizi di base, nettamente separate dalla società maggioritaria e sottoposte a condizioni igienico-sanitarie precarie”, si legge nella nota dell’associazione 21 luglio.
Sul tema della condizione abitativa, il Comitato ha raccomandato allo Stato italiano di fermare “qualsiasi piano che stabilisca la costruzione di nuovi campi o aree abitative che li separino dal resto della società” e di porre fine “all’esistenza e all’uso dei campi segreganti”, prevedendo allo stesso tempo un alloggio adeguato.
Alla luce di queste osservazioni e per sollecitare un intervento dell’Amministrazione Capitolina nella direzione di un superamento definitivo del “sistema campi”, nei giorni scorsi Associazione 21 luglio ha inviato una lettera all’Assessora alla Persona, Scuola e Comunità Solidale Laura Baldassarre e ai dirigenti del Dipartimento Politiche Sociali di Roma Capitale, per “rimarcare la propria condanna per la prosecuzione del Bando di Gara di appalto”, reso pubblico lo scorso luglio, che prevede il reperimento di una nuova area attrezzata per soli rom nel territorio del XV Municipio di Roma. “Appare evidente – si legge nella lettera – il profondo gap presente tra la politica adottata dall’Amministrazione Capitolina, volta a dar vita ancora una volta ad una nuova area per soli rom, e le richieste sempre più pressanti degli organismi europei e internazionali come il CERD”. Associazione 21 luglio ha pertanto chiesto formalmente all’Assessorato “arrestare qualunque procedura rivolta alla realizzazione di una nuova area per soli rom e di uniformarsi alle richieste espresse dal Comitato delle Nazioni Unite”.
Sul tema della condizione abitativa, il Comitato ha raccomandato allo Stato italiano di fermare “qualsiasi piano che stabilisca la costruzione di nuovi campi o aree abitative che li separino dal resto della società” e di porre fine “all’esistenza e all’uso dei campi segreganti”, prevedendo allo stesso tempo un alloggio adeguato.
Alla luce di queste osservazioni e per sollecitare un intervento dell’Amministrazione Capitolina nella direzione di un superamento definitivo del “sistema campi”, nei giorni scorsi Associazione 21 luglio ha inviato una lettera all’Assessora alla Persona, Scuola e Comunità Solidale Laura Baldassarre e ai dirigenti del Dipartimento Politiche Sociali di Roma Capitale, per “rimarcare la propria condanna per la prosecuzione del Bando di Gara di appalto”, reso pubblico lo scorso luglio, che prevede il reperimento di una nuova area attrezzata per soli rom nel territorio del XV Municipio di Roma. “Appare evidente – si legge nella lettera – il profondo gap presente tra la politica adottata dall’Amministrazione Capitolina, volta a dar vita ancora una volta ad una nuova area per soli rom, e le richieste sempre più pressanti degli organismi europei e internazionali come il CERD”. Associazione 21 luglio ha pertanto chiesto formalmente all’Assessorato “arrestare qualunque procedura rivolta alla realizzazione di una nuova area per soli rom e di uniformarsi alle richieste espresse dal Comitato delle Nazioni Unite”.
Papa Francesco: “la follia omicida non trovi più spazio nel nostro mondo”
Città del Vaticano - Papa Francesco “manifesta la propria partecipazione al lutto dei familiari, esprimendo la propria compassione e assicurando la sua vicinanza al loro dolore”. Lo si legge in un telegramma – a firma del Segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin – inviato dal Papa all’arcivescovo di Berlino, monsignor Heiner Koch, dopo il “terribile atto di violenza avvenuto a Berlino, nel quale – oltre a un numero considerevole di feriti – molte persone hanno trovato la morte”.
“Nella preghiera”, prosegue il telegramma, il Papa “affida i defunti alla misericordia di Dio supplicandolo anche per la guarigione dei feriti. Il Santo Padre ringrazia inoltre i servizi di soccorso e di sicurezza per il loro impegno fattivo”.
Il pontefice si unisce a tutti gli uomini di buona volontà che “s’impegnano affinché la follia omicida del terrorismo non trovi più spazio nel nostro mondo. In tal senso implora da Dio Padre misericordioso la consolazione, la protezione e la confortatrice benedizione”.
“Nella preghiera”, prosegue il telegramma, il Papa “affida i defunti alla misericordia di Dio supplicandolo anche per la guarigione dei feriti. Il Santo Padre ringrazia inoltre i servizi di soccorso e di sicurezza per il loro impegno fattivo”.
Il pontefice si unisce a tutti gli uomini di buona volontà che “s’impegnano affinché la follia omicida del terrorismo non trovi più spazio nel nostro mondo. In tal senso implora da Dio Padre misericordioso la consolazione, la protezione e la confortatrice benedizione”.
Mci Berlino: “Vicinanza” alla persone coinvolte nell’attentato di ieri sera
Berlino - “Paura” e “preoccupazione” nella comunità italiana di Berlino per quanto avvenuto ieri nella città tedesca e che ha causato la morte di 12 persone. Al momento dell’attacco – ci dice il responsabile della Missione cattolica Italiana della città, don Stanislao Maciek – erano presenti sul luogo anche tanti italiani che “dopo quello che è avvenuto, oggi vedono messo a rischio la loro sicurezza”. Questa mattina la comunità italiana s è riunita in preghiera. “Qui alla Missione cattolica Italiana- aggiunge don Maciek – sono molte le telefonate che stiano ricevendo per avere informazioni e per esprimere vicinanza alle persone coinvolte. Come Mci di Berlino “siamo vicino” alle famiglie delle vittime e a tutte le persone coinvolte nell’attentato”. Nei prossimi giorni e durante le celebrazioni del Natale “pregheremo per i morti, per i feriti, per i loro familiari e per chiedere a Dio pace nel mondo”. (Raffaele Iaria)
Naufragio nell’Egeo: 5 morti, 4 sono bambini
Roma - Una nuova tragedia nel mar Egeo questa mattina: cinque migranti, quattro dei quali bambini, sono morti nel naufragio di una imbarcazione. Un altro migrante è disperso mentre altri sette sono stati tratti in salvo dall'intervento delle autorità turche. Lo riferisce la guardia costiera turca di Ayvalik, sulla costa ovest del Paese. L'incidente è avvenuto al largo dell'isola greca di Lesbo. I rifugiati, riferisce l'agenzia privata Dogan, erano tutti cittadini afgani.
Migrantes: con le Missioni Cattoliche italiane in Germania vicini alle famiglie delle vittime dell’attentato a Berlino
20 Dicembre 2016 - Roma - "L’attentato terroristico nel mercato natalizio di Berlino rischia di portare nell’atmosfera di pace del Natale rabbia e paura”, afferma Mons. Giancarlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes: “non dobbiamo cedere a questi sentimenti, ma ritrovare il desiderio di pace ancora di più nelle città della Siria e nelle numerose città di almeno 45 paesi del mondo dove guerra e terrorismo seminano morte. Al tempo stesso, siamo vicini, attraverso le nostre Missioni Cattoliche di lingua italiana in Germania, ai familiari delle vittime e alle comunità segnate da questo nuovo atto terroristico in un Paese accogliente e aperto da sempre a processi intelligenti e diffusi di integrazione”.
“Paura” e “preoccupazione” sono state espresse dalla comunità italiana di Berlino per quanto avvenuto ieri nella città tedesca e che ha causato la morte di 12 persone. Al momento dell’attacco - ci dice il responsabile della Missione cattolica Italiana della città, don Stanislao Maciek - erano presenti sul luogo anche tanti italiani che “dopo quello che è avvenuto, oggi vedono messo a rischio la loro sicurezza”. “Qui alla Missione cattolica Italiana- aggiunge don Maciek - sono molte le telefonate che stiamo ricevendo per avere informazioni e per esprimere vicinanza alle persone coinvolte. Come Mci di Berlino “siamo vicini” alle famiglie delle vittime e a tutte le persone coinvolte nell’attentato”. Nei prossimi giorni e durante le celebrazioni del Natale “pregheremo per i morti, per i feriti, per i loro familiari e per chiedere a Dio pace nel mondo”.
Anche tutte le altre comunità italiane in Germania - sono quasi 700.000 gli italiani residenti in Germania - sono molto “scosse” per l’attentato al mercato di Natale di Berlino. Lo dice oggi il delegato nazionale delle Missioni Cattoliche Italiane in Germania e Scandinavia, p. Tobia Bassanelli. Il sacerdote si augura “che non aumenti il numero dei morti e che la paura non allontani le persone da queste simpatiche tradizioni tedesche e da altri momenti di grande partecipazione della vita quotidiana”. “Colpisce - aggiunge - il fatto che il terrorismo raggiunga ora la capitale tedesca, i suoi simboli più visitati, ed il cuore dell’Europa”. La Delegazione delle Missioni cattoliche Italiane in Germania si augura che questo “terribile attentato non venga usato per aumentare un già troppo ampio risentimento nei confronti dei rifugiati e di quella accoglienza che ha reso la Germania uno dei Paesi di riferimento più significativi”. (Raffaele Iaria)
Scalabriniane portano in processione crocifisso fatto con legno barconi
Siracusa - Ogni migrante porta con sé una storia, fatta (anche) di legno. Quel legno delle barche grazie al quale si può attraversare il Mediterraneo. Oggi quello stesso materiale è diventato un crocifisso. Le suore missionarie Scalabriniane di Siracusa hanno portato in processione quel simbolo di viaggio, di migrazione e di speranza in occasione delle celebrazioni di Santa Lucia, patrona della città.
“Ogni persona, in questo pianeta, è degna di rispetto e di memoria – ha dichiarato suor Neusa de Fatima Mariano, superiora generale delle Scalabriniane - Ecco perché quel crocifisso per noi è il simbolo della speranza in Gesù Cristo risorto ma anche un segnale di memoria. Noi, tutta quella gente - soprattutto chi ha perso la vita tra le onde - non la vogliamo dimenticare. Avere memoria degli altri è un diritto umano. La nostra comunità di Siracusa si sta dimostrando come un 'pronto soccorso' per tutti coloro i quali arrivano sulle coste italiane in cerca di un sorriso. Lo Stato deve aiutare la Chiesa per questa sua opera caritatevole che fa parte della nostra missione. L'Europa deve ascoltare gli appelli del Mediterraneo: dobbiamo fare ponti, non muri”.
“Ogni persona, in questo pianeta, è degna di rispetto e di memoria – ha dichiarato suor Neusa de Fatima Mariano, superiora generale delle Scalabriniane - Ecco perché quel crocifisso per noi è il simbolo della speranza in Gesù Cristo risorto ma anche un segnale di memoria. Noi, tutta quella gente - soprattutto chi ha perso la vita tra le onde - non la vogliamo dimenticare. Avere memoria degli altri è un diritto umano. La nostra comunità di Siracusa si sta dimostrando come un 'pronto soccorso' per tutti coloro i quali arrivano sulle coste italiane in cerca di un sorriso. Lo Stato deve aiutare la Chiesa per questa sua opera caritatevole che fa parte della nostra missione. L'Europa deve ascoltare gli appelli del Mediterraneo: dobbiamo fare ponti, non muri”.
Mci Germania: comunità italiana “scossa” dopo l’attentato di ieri a Berlino
Francoforte - La comunità italiana in Germania è molto “scossa” per l’attentato al mercato di Natale di Berlino ed è “vicina” al dolore dei familiari delle vittime e dei numerosi feriti. Lo dice oggi il delegato nazionale delle Missioni Cattoliche Italiane in Germania e Scandinavia, p. Tobia Bassanelli, dopo l’attentato che ieri sera ha causato, a Berlino, la morte di 12 persone. P. Bassanelli si augura “che non aumenti il numero dei morti e che la paura non allontani le persone da queste simpatiche tradizioni tedesche e da altri momenti di grande partecipazione della vita quotidiana”. “Colpisce – aggiunge - il fatto che il terrorismo raggiunga ora la capitale tedesca, i suoi simboli più visitati, ed il cuore dell’Europa”. P. Bassanelli informata che sono tanti coloro che in queste ore stanno telefonando alla Missione Cattolica Italiana di Berlino, al missionario don Stanislao Maciak per avere informazioni e per esprimere la propria vicinanza. La Delegazione delle Missioni cattoliche Italiane in Germania si augura che questo “terribile attentato non venga usato per aumentare un già troppo ampio risentimento nei confronti dei rifugiati e di quella accoglienza che ha reso la Germania uno dei Paesi di riferimento più significativi”.
Secondo il Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes in Germania vivono oltre settecentomila cittadini con passaporto italiano. (Raffaele Iaria)
Secondo il Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes in Germania vivono oltre settecentomila cittadini con passaporto italiano. (Raffaele Iaria)