Bassano del Grappa - I filippini di molte città italiane (ma anche da Austria, Germania e Svizzera) si ritroveranno a Bassano del Grappa domenica 29 gennaio per festeggiare il “Sinulog”, il festival religioso della comunità cattolica delle Filippine. Se nell’arcipelago asiatico la manifestazione viene celebrata ogni anno a Cebu, in onore del patrono della città che è appunto il Santo Nino (il divino Bambino Gesù), in Italia avviene ogni due anni in una località diversa. Il “sinulog”, una danza antica che ricorda il moto del fiume, e che commemora l’avvento del cristianesimo nelle Filippine con lo sbarco nel 1521 di Ferdinando Magellano, ricorda il coordinatore nazionale, p. Paulino Elmer Bumanglag. Saranno i migranti filippini a danzarla per le vie di Bassano del Grappa, portando un pezzo delle Filippine e della spiritualità asiatica. Il “Sinulog” è un vero e proprio festival religioso, riconosciuto dal Vaticano nel 1981 da Giovanni Paolo II. In Italia i filippini sono circa 165 mila, di cui 1200 nella provincia di Vicenza. Da un anno la piccola comunità cattolica filippina, che si ritrova tutte le settimane nella Chiesa del Centro Scalabrini di Bassano del Grappa, sta preparando l’evento. Alle ore 11.30 sarà celebrata la messa nella Chiesa di San Francesco, presieduta da padre Fabio Baggio, missionario scalabriniano bassanese, d sotto-segretario del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, sezione “Migranti e Rifugiati”. A seguire, per le vie del centro, vi sarà la processione danzante e un concorso di balli tradizionali filippini. È prevista la partecipazione di almeno 1.500 persone dall’Italia e dall’estero. L’iniziativa è organizzata dall’Ufficio Migrantes della diocesi di Vicenza con la comunità filippina di Bassano e la collaborazione dei cappellani filippini del nord Italia.
Primo Piano
Migrantes: nel giorno della Memoria, il ricordo dei minori rom ieri trucidati e oggi dimenticati
Roma - Nel giorno della Memoria, anche quest’anno il ricordo di tutte le vittime del genocidio delle leggi razziali non può dimenticare lo sterminio delle persone e famiglie rom. Le prime deportazioni di rom avvennero nel 1936 a Dachau. Le prime vittime furono rom e sinti della Germania e dell’Austria, deportati nei lager in Polonia. In Ucraina, in Boemia e in Moravia la popolazione rom fu quasi completamente massacrata. Volti e storie di violenze e di morte, anche di molti minori, nei diversi Paesi europei e in Italia, dove sorsero i campi di concentramento dei sinti e rom a Bolzano e in Sardegna, in Molise e Abruzzo, nel Lazio e in Calabria dopo le leggi razziali. Dopo l’8 settembre del 1943, molti rom si unirono alle formazioni partigiane e diedero un contributo importante, spesso dimenticato, alla Resistenza e alla nascita della democrazia in Italia. “Nel giorno della memoria non possiamo dimenticare la tragedia di un popolo europeo – dice Mons. Gian Carlo Perego, Direttore generale della Fondazione Migrantes - purtroppo non ancora riconosciuto in Italia come minoranza, e non richiamare l’attenzione a fatti di discriminazione, di esclusione sociale ancora troppo presenti nelle nostre città nei confronti dei rom, sfociati talora in nuove forme di violenze e di razzismo che devono preoccupare. Al tempo stesso, in questo giorno, desideriamo ricordare i troppi minori rom ancora apolidi nel nostro Paese, che vivono ai margini delle nostre città o la violenza di sgomberi forzati e che rischiano di essere esclusi da percorsi di partecipazione e di cittadinanza. Ieri questi minori rom sono stati i primi ad essere trucidati nelle camere a gas, oggi rischiano di essere ancora dimenticati e ed esclusi”. (R.I.)
Usa: dai vescovi critiche sul muro al confine
Milano - Non si fermano le critiche per l’ordine esecutivo di Trump riguardante la costruzione di un muro lungo il confine con il Messico, una promessa fatta in campagna elettorale per mettere un freno agli ingressi illeciti di migranti negli Usa. La Conferenza Episcopale degli Stati Uniti ha sottolineato che bisogna “costruire ponti tra le persone”, non muri. In una dichiarazione, il Presidente della Commissione per i migranti, monsignor Joe Vasquez, vescovo di Austin, ha criticato duramente la decisione e assicurato che la Chiesa statunitense farà di tutto per essere vicina agli immigrati e alle loro famiglie.
Monsignor Vasquez ha sottolineato che gli immigrati, "soprattutto i più vulnerabili, donne e bambini", saranno ancora di più sfruttati da "trafficanti e contrabbandieri". Il presule ha inoltre denunciato la nuova politica di detenzione ed espulsione degli immigrati annunciata dal nuovo presidente Usa. Tali politiche, ha avvertito, "divideranno le famiglie e alimenteranno il panico e la paura nelle comunità". E ha aggiunto che non si garantisce la "sicurezza degli americani" con una escalation di detenzione degli immigrati. Il vescovo di Austin ha assicurato il sostegno e la solidarietà della Chiesa statunitense a fianco dei migranti. Ogni giorno, ha ammonito, "sperimentiamo il dolore di famiglie che lottano per vivere una vita che abbia una somiglianza di una normale vita familiare. Vediamo bambini traumatizzati".
Monsignor Vasquez ha sottolineato che gli immigrati, "soprattutto i più vulnerabili, donne e bambini", saranno ancora di più sfruttati da "trafficanti e contrabbandieri". Il presule ha inoltre denunciato la nuova politica di detenzione ed espulsione degli immigrati annunciata dal nuovo presidente Usa. Tali politiche, ha avvertito, "divideranno le famiglie e alimenteranno il panico e la paura nelle comunità". E ha aggiunto che non si garantisce la "sicurezza degli americani" con una escalation di detenzione degli immigrati. Il vescovo di Austin ha assicurato il sostegno e la solidarietà della Chiesa statunitense a fianco dei migranti. Ogni giorno, ha ammonito, "sperimentiamo il dolore di famiglie che lottano per vivere una vita che abbia una somiglianza di una normale vita familiare. Vediamo bambini traumatizzati".
Puglia: sabato incontro a Ruvo su “comunicazione e migranti”
Ruvo di Puglia - Sabato 28 gennaio, nell'auditorium della parrocchia Santa Famiglia di Ruvo di Puglia, si terrà un incontro dei giornalisti e degli operatori della comunicazione in occasione della festa di San Francesco di Sales, loro patrono.
Il tema della serata è “Comunicare speranza e fiducia nel nostro tempo. Comunicazione e migranti”, dettato dal messaggio del Papa per la 51esima giornata delle Comunicazioni sociali, ogni anno diffuso nel giorno della festa del Santo (24 gennaio), e dalle sollecitazioni per la Giornata dei migranti, che si celebra il 15 del mese.
Il Vescovo e l'ufficio Comunicazioni sociali e ufficio Migrantes della diocesi invitano gli operatori del settore a questo appuntamento di incontro e confronto. I lavori si apriranno alle 17 con una tavola rotonda. Previsti gli interventi di monsignor Domenico Cornacchia, anche membro della Commissione CEI Migrantes, don Gianni de Robertis, Direttore regionale Migrantes per la Puglia, padre Francesco Mazzotta, Direttore di Tele Dehon, e Sergio De Nicola, giornalista Rai.
Nel corso della serata, moderata da Luigi Sparapano, Direttore dell'ufficio Comunicazioni sociali, saranno presentate alcune testimonianze di migranti e proiettati i cortometraggi “Tama Kelen. Il viaggio che insegna”, per la regia del ruvese Michele Pinto, e "Viaggio pastorale ad Hoboken", diretto da monsignor Giuseppe de Candia, Direttore diocesano Migrantes.
La serata si colloca alla vigilia della marcia diocesana per la pace, prevista domenica 29 gennaio a Molfetta.
Il tema della serata è “Comunicare speranza e fiducia nel nostro tempo. Comunicazione e migranti”, dettato dal messaggio del Papa per la 51esima giornata delle Comunicazioni sociali, ogni anno diffuso nel giorno della festa del Santo (24 gennaio), e dalle sollecitazioni per la Giornata dei migranti, che si celebra il 15 del mese.
Il Vescovo e l'ufficio Comunicazioni sociali e ufficio Migrantes della diocesi invitano gli operatori del settore a questo appuntamento di incontro e confronto. I lavori si apriranno alle 17 con una tavola rotonda. Previsti gli interventi di monsignor Domenico Cornacchia, anche membro della Commissione CEI Migrantes, don Gianni de Robertis, Direttore regionale Migrantes per la Puglia, padre Francesco Mazzotta, Direttore di Tele Dehon, e Sergio De Nicola, giornalista Rai.
Nel corso della serata, moderata da Luigi Sparapano, Direttore dell'ufficio Comunicazioni sociali, saranno presentate alcune testimonianze di migranti e proiettati i cortometraggi “Tama Kelen. Il viaggio che insegna”, per la regia del ruvese Michele Pinto, e "Viaggio pastorale ad Hoboken", diretto da monsignor Giuseppe de Candia, Direttore diocesano Migrantes.
La serata si colloca alla vigilia della marcia diocesana per la pace, prevista domenica 29 gennaio a Molfetta.
Tratta: una serie di iniziative della Comunità Papa Giovanni XXIII
Rimini - In occasione della Giornata internazionale di preghiera e riflessione contro la tratta di esseri umani, che si celebra l'8 febbraio in memoria di Santa Giuseppina Bakhita, schiava sudanese all'età di 7 anni, la Comunità Papa Giovanni XXIII in collaborazione con enti ed associazioni organizza eventi e manifestazioni in diverse città italiane.
Le iniziative, dal 4 al 12 febbraio, sosterranno la campagna Questo è il mio corpo per la liberazione delle vittime della tratta e dello sfruttamento.
In Italia si stima – si legge in una nota della Papa Giovanni XXIII - che siano tra le 75.000 e le 120.000 le vittime della prostituzione. Il 65% è in strada, il 37% è minorenne, tra i 13 e i 17 anni. La campagna, che chiede l'approvazione di una legge per il contrasto della domanda di prostituzione, può essere sostenuta attraverso la firma della petizione online sul sito www.questoeilmiocorpo.org
Le iniziative, dal 4 al 12 febbraio, sosterranno la campagna Questo è il mio corpo per la liberazione delle vittime della tratta e dello sfruttamento.
In Italia si stima – si legge in una nota della Papa Giovanni XXIII - che siano tra le 75.000 e le 120.000 le vittime della prostituzione. Il 65% è in strada, il 37% è minorenne, tra i 13 e i 17 anni. La campagna, che chiede l'approvazione di una legge per il contrasto della domanda di prostituzione, può essere sostenuta attraverso la firma della petizione online sul sito www.questoeilmiocorpo.org
Commissione UE: “salvare vite umane”
Bruxelles - Numerose le proposte avanzate dalla Commissione sul versante migrazioni in vista del Consiglio europeo del 3 febbraio. Per comprendere la portata delle azioni individuate occorre fare riferimento all’Agenda europea sulla migrazione e sui lavori iniziati nell’ambito del quadro di partenariato che “mira a rafforzare la cooperazione con i Paesi partner” dell’Africa. Si tratta di un pacchetto di interventi operativi sul campo, di finanziamenti, di azioni di taglio politico e diplomatico. La prima proposta intende sostanzialmente ridurre il numero di traversate del Mediterraneo “e salvare vite rafforzando il sostegno esistente alla guardia costiera e alla marina libiche, anche attraverso l’operazione Sophia dell’Eunavfor, nonché l’ampliamento delle attività di formazione grazie a un finanziamento supplementare immediato di 1 milione di euro al programma Seahorse e una sovvenzione di 2,2 milioni di euro nell’ambito del programma di sviluppo e protezione regionale nell’Africa settentrionale e l’istituzione di un centro di coordinamento del salvataggio marittimo”. Ovviamente il primo partner è la Libia, ma la strategia avanzata dalla Commissione (e non è certo la prima in questi anni, purtroppo spesso senza seguito a causa della mancata assunzione di responsabilità da parte degli Stati membri Ue) guarda anche agli altri Paesi africani e non perde di vista il Medio Oriente. Secondo elemento è “intensificare la lotta contro gli scafisti e i trafficanti, garantendo che la rete Seahorse Mediterraneo sia operativa entro la primavera del 2017, per rafforzare le autorità costiere dei Paesi del Nord Africa e consentire una migliore cooperazione operativa fra loro”. Terzo aspetto: “proteggere i migranti, incrementare il reinsediamento e promuovere il ritorno volontario assistito mediante il sostegno all’Unhcr nel suo lavoro con le autorità libiche per affrontare la situazione di quanti necessitino protezione internazionale e per migliorare la situazione dei migranti in Libia”. Quarte punto: “gestire i flussi migratori attraverso le frontiere meridionali della Libia, con il dispiegamento dell’intera gamma di missioni e progetti dell’Ue a sostegno delle autorità libiche nella gestione delle frontiere e nella protezione dei migranti, promuovere il dialogo fra la Libia e i Paesi limitrofi e sfruttando lo slancio offerto dai risultati con il Niger nell’ambito del quadro di partenariato”. Quindi, quinto aspetto, aumentare il finanziamento del Fondo fiduciario dell’Ue per l’Africa “mobilizzando 200 milioni di euro per progetti nel 2017 intesi a sostenere azioni quali la formazione e l’equipaggiamento della guardia costiera libica, migliorare le condizioni per i migranti e intensificare i ritorni volontari assistiti”.
Mons. Galantino: riconoscere la cittadinanza per quanti hanno conseguito il primo ciclo scolastico
Roma - "Ius soli e ius culturae", due concetti che dovrebbero ispirare una legge sulla cittadinanza. Lo ha affermato il Segretario della CEI, Mons. Nunzio Galantino questa mattina presentando, il comunicato finale del Consiglio Episcopale Permanente della CEI . “Quanto sono belli quei ragazzi africani che incontriamo in metropolitana e sentiamo che parlano un autentico romanesco. Perché non devono appartenere a noi? Non si può non far leggi su queste cose. Se eravamo un popolo monocolore ora siamo multicolore". Mons. Galantino ha ricordato che tra le proposte dei vescovi in questi giorni figurano anche quelle di affidare a case famiglia i minori non accompagnati e riconoscere la cittadinanza per quanti hanno conseguito nel nostro Paese il primo ciclo scolastico. “È importante che ai ragazzi che frequentano da noi il primo ciclo scolastico venga riconosciuta la cittadinanza”, ha spiegato aggiungendo che “ripartire dalla legalità è un atto di intelligenza politica che non va confuso con una proposta per allargare l’irregolarità e creare insicurezza per i migranti e per il territorio”. Al contrario, riconoscere la cittadinanza ai ragazzi immigrati che frequentano le nostre scuole “vuol dire cominciare a ridurre la platea dei cosiddetti irregolari: gli immigrati non sono tutti irregolari o clandestini, non è il colore della pelle a fare ‘un irregolare’ e dell’irregolare un delinquente”. Ci sono “fatti che sono sotto gli occhi di tutti”, ha fatto notare il Segretario generale della CEI citando la presenza tra di noi, ad esempio, di ragazzi africani in grado di parlare con perfetto accento romanesco.
“L’Italia sono anch’io” : mobilitazione permanente fino all’approvazione della legge sulla cittadinanza
Roma - Il 13 ottobre 2015, ormai più di un anno fa, la Camera licenziò in prima lettura la proposta di riforma della legge sulla cittadinanza n.91/92. Quel giorno le organizzazioni della campagna “L'Italia sono anch'io”, che tra il settembre 2011 e il marzo 2012 avevano raccolto più di 200mila firme su due proposte di legge di iniziativa popolare sulla riforma della cittadinanza e il riconoscimento del diritto di voto amministrativo dei cittadini stranieri, sperarono in una rapida approvazione definitiva della riforma da parte del Senato.
Invece “non solo la legge non è stata approvata, ma si leggono notizie preoccupanti sul suo destino”, si legge in una nota: “nonostante l’impegno del Presidente Grasso ad accelerarne l’iter, le promesse fatte in un incontro con i promotori della campagna e con esponenti del movimento #ItalianiSenzaCittadinanza dalla relatrice Lo Moro (PD) e dall’allora Presidente della Commissione Finocchiaro (PD), oggi ministro per i rapporti col Parlamento, di calendarizzare e approvare la legge subito dopo il referendum del 4 dicembre, sono state disattese”.
Il ddl licenziato dalla Camera presenta molte criticità e carenze. Tuttavia la sua rapida approvazione consentirebbe a circa un milione di giovani di origine straniera, italiani di fatto, di diventare italiani anche di diritto. Favorirebbe i processi d’inclusione delle loro famiglie ed eviterebbe di approfondire la distanza già grande tra le istituzioni italiane e le persone di origine straniera.
I promotori della campagna hanno chiesto un nuovo incontro al ministro Finocchiaro, per ricordarle quanto si era impegnata a fare. Richiesta d’incontro è stata inviata anche ai capigruppo del Senato. La campagna ha deciso di indire una mobilitazione permanente fino a che non verranno stabiliti tempi certi per l’approvazione della legge. “Inizieremo – si legge nella nota - con una campagna sui social che continuerà fino a fine febbraio quando intendiamo scendere in piazza per ribadire l’urgenza dell’approvazione di questa importante riforma.
La Campagna L’Italia sono anch’io è promossa dalla Fondazione Migrantes, Acli, Arci, Asgi, Caritas Italiana, Centro Astalli, Cgil, Cnca, Comitato 1° Marzo, Comune di Reggio Emilia, Comunità di Sant'Egidio, Coordinamento Enti Locali Per La Pace, Emmaus Italia, Fcei, Legambiente, Libera, Lunaria, Il Razzismo è Una Brutta Storia, Rete G2 - Seconde Generazioni , Tavola Della Pace, Terra del Fuoco, Ugl, Uil, Uisp.
Invece “non solo la legge non è stata approvata, ma si leggono notizie preoccupanti sul suo destino”, si legge in una nota: “nonostante l’impegno del Presidente Grasso ad accelerarne l’iter, le promesse fatte in un incontro con i promotori della campagna e con esponenti del movimento #ItalianiSenzaCittadinanza dalla relatrice Lo Moro (PD) e dall’allora Presidente della Commissione Finocchiaro (PD), oggi ministro per i rapporti col Parlamento, di calendarizzare e approvare la legge subito dopo il referendum del 4 dicembre, sono state disattese”.
Il ddl licenziato dalla Camera presenta molte criticità e carenze. Tuttavia la sua rapida approvazione consentirebbe a circa un milione di giovani di origine straniera, italiani di fatto, di diventare italiani anche di diritto. Favorirebbe i processi d’inclusione delle loro famiglie ed eviterebbe di approfondire la distanza già grande tra le istituzioni italiane e le persone di origine straniera.
I promotori della campagna hanno chiesto un nuovo incontro al ministro Finocchiaro, per ricordarle quanto si era impegnata a fare. Richiesta d’incontro è stata inviata anche ai capigruppo del Senato. La campagna ha deciso di indire una mobilitazione permanente fino a che non verranno stabiliti tempi certi per l’approvazione della legge. “Inizieremo – si legge nella nota - con una campagna sui social che continuerà fino a fine febbraio quando intendiamo scendere in piazza per ribadire l’urgenza dell’approvazione di questa importante riforma.
La Campagna L’Italia sono anch’io è promossa dalla Fondazione Migrantes, Acli, Arci, Asgi, Caritas Italiana, Centro Astalli, Cgil, Cnca, Comitato 1° Marzo, Comune di Reggio Emilia, Comunità di Sant'Egidio, Coordinamento Enti Locali Per La Pace, Emmaus Italia, Fcei, Legambiente, Libera, Lunaria, Il Razzismo è Una Brutta Storia, Rete G2 - Seconde Generazioni , Tavola Della Pace, Terra del Fuoco, Ugl, Uil, Uisp.
Quelle giovani vite dal futuro sospeso
Cremona - «Vulnerabili e senza voce», così Papa Francesco ha definito i migranti minori nel recente messaggio per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato celebrata il 15 gennaio. Proprio a loro è stato dedicato l’incontro serale di venerdì 20 al Centro Pastorale diocesano di Cremona: don Anton Jicmon, sacerdote rumeno da pochi mesi incaricato diocesano Migrantes ha invitato Mons. Gian Carlo Perego, Direttore generale di Migrantes, per un focus sulla situazione in Italia e nel mondo.
Prima del preciso e circostanziato intervento di Perego, corredato da numeri e percentuali, ha preso la parola don Paolo Arienti, Presidente della F.O.Cr., che ha presentato il volume “Viaggi” della collana “Soul is young”: un testo agile e accattivante dal punto di vista grafico – struggenti le foto di Steve McCurry e Sebastião Salgado – che raccoglie la storia di Iannik, giovanissimo profugo giunto in Italia dopo la dura traversata del Mediterraneo, e le riflessioni di sei suoi coetanei italiani su questo triste fenomeno. Un’operatrice della Cooperativa Nazareth ha poi illustrato i progetti di accoglienza di minori stranieri di questa realtà che fa capo a don Pier Codazzi e che opera sul territorio da circa 10 anni. Nazareth attualmente segue una cinquantina di ragazzi provenienti da Egitto e Centro Africa, ma anche da Kosovo e Albania.
Un’accoglienza non più sul modello di comunità, ma di affido potenziato: i giovanissimi stranieri, infatti, sono ospitati in appartamenti da 2 a 4 posti con un adulto affidatario che spesso è uno straniero che ha compiuto egli stesso un percorso di integrazione e di autonomia. Il Centro Diurno Giona, che fa sempre capo a Nazareth, accompagna i ragazzi durante la giornata attraverso corsi di alfabetizzazione, laboratori vari e attività di manutenzione e pulizia. Da qualche tempo corsi di alfabetizzazione sono proposti da Giona anche negli oratori di Castelverde e Maristella. Decisivo è
anche il lavoro delle parrocchie a favore dell’accoglienza dei minori: è il caso della comunità di San Francesco al quartiere Zaist di Cremona. Il vicario don Matteo Alberti e quattro giovani collaboratori hanno illustrato brevemente il lavoro che si fa attraverso il doposcuola, il corso di mini-basket, il grest e la ferialità.
Piccoli segni di speranza che dicono che è possibile l’integrazione e il rapporto stretto con le famiglie e la scuola senza perdere la propria identità e cultura. Mons. Perego ha ricordato che su 5.024.000 di migranti presenti sul territorio italiano ben 1.100.000 sono minori dei quali 814.000 frequentano le nostre scuole. Circa 650.000 sono nati in Italia ma non hanno la cittadinanza italiana,
gli altri sono giunti per ricongiungimento familiare e vivono – soprattutto se pre-adolescenti – il difficile fenomeno della sradicazione dalla propria terra e della propria cultura. Significativo è anche il fenomeno dei minori non accompagnati: tra il 2014 e il 2016 sono giunti sulle nostre coste 50.000 under 18, dei quali, però solo la metà sono rimasti nel nostro Paese e per i quali sono stati messi in piedi 1.000 comunità residenziali e 1.500 centro diurni, senza contare le tante esperienze di accompagnamento volontario poste in atto soprattutto da oratori e parrocchie: basti pensare che in Lombardia su 10 frequentanti gli oratori ben 6 sono stranieri. Per il direttore Migrantes occorre anzitutto rivedere la legge sulla cittadinanza e far in modo che chi nasce in Italia possa avere la cittadinanza italiana, in secondo luogo occorre chiudere i Centri di accoglienza straordinari dove l’85% dei minori è destinato e favorire invece accoglienze di tipo familiare. Inoltre è necessario che fin dal loro arrivo i minori abbiano un tutore – oggi ci vogliono anche 11 mesi per l’assegnazione di questa figura di riferimento educativo e non può essere certamente il sindaco come accade adesso – che li segua e accompagni in un percorso di integrazione e autonomia. Non da ultimo rivedere la distribuzione dei minori tra le regioni: è impensabile che la Sicilia abbia oltre 7.000 di questi ragazzi e la Lombardia solo 1.000 o addirittura la Val d’Aosta solo 3. (Claudio Rasoli – La Vita Cattolica)
Prima del preciso e circostanziato intervento di Perego, corredato da numeri e percentuali, ha preso la parola don Paolo Arienti, Presidente della F.O.Cr., che ha presentato il volume “Viaggi” della collana “Soul is young”: un testo agile e accattivante dal punto di vista grafico – struggenti le foto di Steve McCurry e Sebastião Salgado – che raccoglie la storia di Iannik, giovanissimo profugo giunto in Italia dopo la dura traversata del Mediterraneo, e le riflessioni di sei suoi coetanei italiani su questo triste fenomeno. Un’operatrice della Cooperativa Nazareth ha poi illustrato i progetti di accoglienza di minori stranieri di questa realtà che fa capo a don Pier Codazzi e che opera sul territorio da circa 10 anni. Nazareth attualmente segue una cinquantina di ragazzi provenienti da Egitto e Centro Africa, ma anche da Kosovo e Albania.
Un’accoglienza non più sul modello di comunità, ma di affido potenziato: i giovanissimi stranieri, infatti, sono ospitati in appartamenti da 2 a 4 posti con un adulto affidatario che spesso è uno straniero che ha compiuto egli stesso un percorso di integrazione e di autonomia. Il Centro Diurno Giona, che fa sempre capo a Nazareth, accompagna i ragazzi durante la giornata attraverso corsi di alfabetizzazione, laboratori vari e attività di manutenzione e pulizia. Da qualche tempo corsi di alfabetizzazione sono proposti da Giona anche negli oratori di Castelverde e Maristella. Decisivo è
anche il lavoro delle parrocchie a favore dell’accoglienza dei minori: è il caso della comunità di San Francesco al quartiere Zaist di Cremona. Il vicario don Matteo Alberti e quattro giovani collaboratori hanno illustrato brevemente il lavoro che si fa attraverso il doposcuola, il corso di mini-basket, il grest e la ferialità.
Piccoli segni di speranza che dicono che è possibile l’integrazione e il rapporto stretto con le famiglie e la scuola senza perdere la propria identità e cultura. Mons. Perego ha ricordato che su 5.024.000 di migranti presenti sul territorio italiano ben 1.100.000 sono minori dei quali 814.000 frequentano le nostre scuole. Circa 650.000 sono nati in Italia ma non hanno la cittadinanza italiana,
gli altri sono giunti per ricongiungimento familiare e vivono – soprattutto se pre-adolescenti – il difficile fenomeno della sradicazione dalla propria terra e della propria cultura. Significativo è anche il fenomeno dei minori non accompagnati: tra il 2014 e il 2016 sono giunti sulle nostre coste 50.000 under 18, dei quali, però solo la metà sono rimasti nel nostro Paese e per i quali sono stati messi in piedi 1.000 comunità residenziali e 1.500 centro diurni, senza contare le tante esperienze di accompagnamento volontario poste in atto soprattutto da oratori e parrocchie: basti pensare che in Lombardia su 10 frequentanti gli oratori ben 6 sono stranieri. Per il direttore Migrantes occorre anzitutto rivedere la legge sulla cittadinanza e far in modo che chi nasce in Italia possa avere la cittadinanza italiana, in secondo luogo occorre chiudere i Centri di accoglienza straordinari dove l’85% dei minori è destinato e favorire invece accoglienze di tipo familiare. Inoltre è necessario che fin dal loro arrivo i minori abbiano un tutore – oggi ci vogliono anche 11 mesi per l’assegnazione di questa figura di riferimento educativo e non può essere certamente il sindaco come accade adesso – che li segua e accompagni in un percorso di integrazione e autonomia. Non da ultimo rivedere la distribuzione dei minori tra le regioni: è impensabile che la Sicilia abbia oltre 7.000 di questi ragazzi e la Lombardia solo 1.000 o addirittura la Val d’Aosta solo 3. (Claudio Rasoli – La Vita Cattolica)
Migrantes: un passo indietro al nuovo piano UE
Roma - Con il nuovo piano UE, di cui si aspetta ancora il testo definitivo, «finisce l’obiettivo di presidiare il Mediterraneo per salvare vite umane». A dirlo è monsignor Gian Carlo Perego, Direttore generale della Fondazione Migrantes commentando il nuovo piano UE. «Credo che un’operazione di questo genere rafforzerà la tratta e i costi – aggiunge Perego – e mancando anche gli accordi con quei paesi da cui partono le persone non sarà possibile creare alternative. Sarà un grave passo indietro, che porterà al naufragio dell’operazione Mare Nostrum».
Il piano dell’UE per la Libia
Bruxelles - Rafforzare la Guardia Costiera libica e la sorveglianza delle frontiere sud della Libia, migliorare le condizioni dei migranti nel Paese nordafricano e favorirne il rimpatrio volontario. Sono i punti chiave di una comunicazione della Commissione Europea sulla rotta migratoria del Mediterraneo Centrale presentata ieri dall’Alto rappresentante per la politica Estera UE, Federica Mogherini, e dal commissario alla Migrazione, Dimitris Avramopoulos. Le idee della Commissione (che non contengono grandi novità) sono in linea con quelle su cui sta lavorando la presidenza di turno maltese dell’Ue, in vista del Consiglio Europeo informale a Malta del 3 febbraio, che sarà dedicato proprio ai flussi nel Mediterraneo centrale. Nel solo 2016, ricorda la Commissione, 181.000 persone sono arrivate così nell’Ue (Italia in primis), per Bruxelles siamo di fronte a un «movimento strutturale dall’Africa sub-sahariana». Un tema assolutamente cruciale per l’Italia e per Malta, le loro iniziative bilaterali, ha detto Mogherini, «si adattano perfettamente» al pacchetto della Commissione.
L’Alto rappresentante ha precisato che «non si tratta di replicare il modello dell’accordo tra UE e Turchia perché quella è una situazione completamente diversa, e con flussi diversi», vista la difficile situazione interna in Libia e il fatto che si tratta per lo più di migranti 'economici', a differenza dei profughi siriani passati per la Turchia. L’idea di Bruxelles è piuttosto quella di aiutare i libici a migliorare il controllo delle coste libiche e delle proprie acque territoriali per combattere gli scafisti e impedire le partenze. La missione navale Ue anti-scafisti EunavforMed 'Sofia' (che opera in acque internazionali) ha avviato a settembre una missione di addestramento della Guardia Costiera libica, adesso, dice Mogherini, «la vogliamo rafforzare». Si parla di un milione in più, più altri 2,2 milioni per il coordinamento, sotto l’egida del Ministero dell’Interno italiano, con altre missioni di addestramento UE (come quella di Frontex).
«L’obiettivo principale – si legge anche in un documento interno della presidenza maltese di cui Avvenire ha copia – è avere una Guardia Costiera nazionale pienamente addestrata e in grado di monitorare e controllare i confini marittimi del Paese». In teoria, resta la possibilità di consentire a Eunavfor-Med di operare in acque libiche, ma per ora non sembra esserci consenso. Soprattutto, avvertono fonti diplomatiche coinvolte nelle discussioni, «non si parla di un blocco navale». Contemporaneamente, Bruxelles insiste sul miglioramento del controllo delle frontiere meridionali libiche (esiste già una missione UE) e la cooperazione regionale della Libia con Niger e Ciad per controllare i flussi dall’Africa subsahariana, nonché con Tunisia e l’Egitto per evitare che i flussi si allarghino anche a questi due Paesi. Quest’anno inoltre dovrebbe inoltre entrare in funzionare la rete 'Seahorse Mediterranean', per coordinare la sorveglianza delle frontiere marittime dei Paesi delle due rive del Mediterraneo (Ue e nordafricani), chiave contro gli scafisti. Il corollario dello stop ai flussi è la necessità di migliorare la situazione dei migranti in Libia incrementando gli aiuti che l’UE già dà a OIM e ACNUR, sia per migliorare l’accoglienza, sia per favorire i rimpatri volontari assistiti, allargando il programma già in atto. Per i migranti in Libia, i rimpatri e la guardia costiera, la Commissione propone di utilizzare 200 milioni di euro dal Fondo fiduciario per l’Africa lanciato nel 2015.
L’Alto rappresentante ha precisato che «non si tratta di replicare il modello dell’accordo tra UE e Turchia perché quella è una situazione completamente diversa, e con flussi diversi», vista la difficile situazione interna in Libia e il fatto che si tratta per lo più di migranti 'economici', a differenza dei profughi siriani passati per la Turchia. L’idea di Bruxelles è piuttosto quella di aiutare i libici a migliorare il controllo delle coste libiche e delle proprie acque territoriali per combattere gli scafisti e impedire le partenze. La missione navale Ue anti-scafisti EunavforMed 'Sofia' (che opera in acque internazionali) ha avviato a settembre una missione di addestramento della Guardia Costiera libica, adesso, dice Mogherini, «la vogliamo rafforzare». Si parla di un milione in più, più altri 2,2 milioni per il coordinamento, sotto l’egida del Ministero dell’Interno italiano, con altre missioni di addestramento UE (come quella di Frontex).
«L’obiettivo principale – si legge anche in un documento interno della presidenza maltese di cui Avvenire ha copia – è avere una Guardia Costiera nazionale pienamente addestrata e in grado di monitorare e controllare i confini marittimi del Paese». In teoria, resta la possibilità di consentire a Eunavfor-Med di operare in acque libiche, ma per ora non sembra esserci consenso. Soprattutto, avvertono fonti diplomatiche coinvolte nelle discussioni, «non si parla di un blocco navale». Contemporaneamente, Bruxelles insiste sul miglioramento del controllo delle frontiere meridionali libiche (esiste già una missione UE) e la cooperazione regionale della Libia con Niger e Ciad per controllare i flussi dall’Africa subsahariana, nonché con Tunisia e l’Egitto per evitare che i flussi si allarghino anche a questi due Paesi. Quest’anno inoltre dovrebbe inoltre entrare in funzionare la rete 'Seahorse Mediterranean', per coordinare la sorveglianza delle frontiere marittime dei Paesi delle due rive del Mediterraneo (Ue e nordafricani), chiave contro gli scafisti. Il corollario dello stop ai flussi è la necessità di migliorare la situazione dei migranti in Libia incrementando gli aiuti che l’UE già dà a OIM e ACNUR, sia per migliorare l’accoglienza, sia per favorire i rimpatri volontari assistiti, allargando il programma già in atto. Per i migranti in Libia, i rimpatri e la guardia costiera, la Commissione propone di utilizzare 200 milioni di euro dal Fondo fiduciario per l’Africa lanciato nel 2015.
“Fuocammare” anche ai César
Parigi - Dopo quella agli Oscar, «Fuocammare» ottiene la nomination anche per i César, la massima ricompensa francese per il cinema. Nella lista diffusa ieri dall’organizzazione del premio edizione 2017, che sarà consegnato a Parigi il 24 febbraio, compare anche il film di Gianfranco Rosi come candidato nella sezione «Miglior documentario».
“Frontalieri”: se ne parla domani a Belluno
Belluno - Sarà presentato domani sera, alle 18,00, presso la sede dell’Associazione Bellunesi nel Mondo, il volume “Frontalieri” curato da Paolo Barcella e Michele Colucci. Ad introdurre il volume Barcella, Gioachino Bratti, Presidente del Comitato di gestione della Biblioteca delle migrazioni “Dino Buzzati”, che organizza l’evento in collaborazione con l’Associazione. Il tema delle frontiere ha conosciuto negli ultimi anni una rinnovata attenzione storiografica. La declinazione continentale delle frontiere italiane, la collocazione europea dei flussi e dei movimenti hanno, però, avuto meno fortuna rispetto allo studio delle frontiere marittime, agli scambi e ai flussi in ambito mediterraneo che – si legge in una nota - probabilmente anche a seguito dell’impatto sull’opinione pubblica delle migrazioni per mare, sono stati riscoperti soprattutto in chiave di storia politica e storia economica. La particolare posizione geografica dell’Italia ha determinato lo sviluppo di una pluralità di frontiere terrestri, coincidenti in larga misura con l’arco alpino. L’attraversamento, il pendolarismo, la sorveglianza, gli statuti particolari, il reclutamento, le condizioni di vita e di lavoro nell’arco alpino sono stati oggetto da diversi decenni di studi e ricerche, che partendo dall’età moderna per arrivare all’età contemporanea hanno disegnato un fitto sistema di continuità, di rotture, di mutamenti nel corso del tempo.
UE: vertice a Malta su migrazioni e post-Brexit
Roma - Macchina organizzativa in funzione a La Valletta, capitale maltese, dove il 3 febbraio sarà ospitato un Consiglio europeo straordinario, deciso da tempo e indirizzato a verificare due temi principali: la risposta ai flussi migratori e quella al Brexit, ovvero il futuro dell’integrazione comunitaria. Nella mattina del 3 febbraio i 28 capi di Stato o di governo UE “affronteranno la dimensione esterna della migrazione”, spiega una nota del Consiglio europeo. “Si prevede che la discussione sarà incentrata sulla rotta del Mediterraneo centrale e la Libia”. La sessione pomeridiana sarà invece “l’occasione per i 27 leader”, dunque senza la presenza della premier britannica May, “di preparare l’imminente 60º anniversario dei Trattati di Roma che si celebrerà il 25 marzo 2017”. Nella capitale italiana, dove il 25 marzo 1957 furono firmati i Trattati costitutivi di Cee ed Euratom, si svolgerà una celebrazione dell’anniversario e si coglierà – almeno questa sembra l’intenzione – l’opportunità per una verifica e rilancio dell’Unione europea.
Ministero del Lavoro: on line i Rapporti annuali sulle comunità migranti in Italia
Roma - Curati dalla Direzione generale dell'Immigrazione e delle politiche di integrazione del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali sono disponibili, on line, i nuovi Rapporti annuali sulle comunità migranti in Italia. Si tratta di 15 rapporti riguardanti altrettanti comunità migranti più numerose nel Nostro paese: albanese, bengalese, cinese, ecuadoriana, egiziana, filippina, indiana, marocchina, moldava, pakistana, peruviana, senegalese, srilankese, tunisina, ucraina.
Papa Francesco: questa mattina la benedizione di una scultura per Lampedusa
Città del vaticano - Sarà collocata nel porto di Lampedusa su iniziativa della Marina Militare la scultura benedetta questa mattina da Papa Francesco prima dell’Udienza generale svoltasi nell’Aula Paolo VI. La scultura, realizzata da un artista pistoiese, Mauro Vaccai, vuole “celebrare l’esempio che l’isola di Lampedusa sta dando al mondo nell’accoglienza dei profughi”. Realizzata da un’artista pistoiese, Mauro Vaccai, l’opera sarà collocata nel porto di Lampedusa su iniziativa della Marina Militare.
Stati Uniti: Trump avvia il “muro” e blocca l’accesso ai profughi
Roma - Proseguono le decisioni a raffica del presidente Usa, Donald Trump. Per oggi è annunciata – scrive l’agenzia Sir - la firma per la costruzione del “muro” al confine con il Messico. Il presidente Trump siglerà anche una direttiva per evitare l’arrivo di profughi mediorientali, compresa la Siria e da altre “nazioni esposte al terrorismo”.
Oscar Cinema:”Fuocoammare” nella cinquina
Roma - Dopo l’Orso d’Oro allo scorso Festival di Berlino e l’Efa, il premio al cinema europeo, Fuocoammare di Gianfranco Rosi potrebbe conquistare anche un Oscar come miglior documentario. Lo ha annunciato l’Academy insieme a tutti i titoli in gara per le prestigiose statuette il prossimo 26 febbraio. Prosegue dunque lo straordinario viaggio di un film che tra i più illustri sostenitori conta Meryl Streep, che a Hollywood vanta un certo peso, e che è stato capace di parlare al pubblico di tutto il mondo.
Quei fari nel buio del mondo
di Ivan Maffeis
Roma - “La realtà, in se stessa, non ha un significato univoco. Tutto dipende dallo sguardo con cui viene colta, dagli ‘occhiali’ con cui scegliamo di guardarla”. Così scrive Papa Francesco.
Occhiali. Davanti a una valanga che ingoia decine di vite, si può correre sui social o in televisione a sfogare la propria indignazione. Occhi polemici tengono sempre pronta la lista dei ritardi e dei colpevoli da consegnare al ludibrio della piazza. C’è una miopia arrogante e denigratoria, che non esita a usare le vittime e specula sul dolore, fino a sporcare la neve con il fango della propaganda. Poco importa se in questo modo si allarga il fronte della tragedia, s’aumentano smarrimento e sfiducia, si getta il discredito su tutti.
Occhiali. Davanti a una valanga che ingoia decine di vite, si può – incuranti delle condizioni proibitive – rimboccarsi le maniche, mettere mano a una pala, in silenzio, insieme, mossi dalle lacrime e dal coraggio, avvolti dall’abbraccio di un intero Paese. Il miracolo più grande, forse, sta proprio in questo riconoscersi parte di un comune destino, partecipi di una comunità, animata da un desiderio di riscatto e rinascita. Ben oltre l’emergenza del momento.
Occhiali. Sguardi diversi conducono a diverse risposte, destinate a rimanere distanti. Quanto lontana è l’indifferenza dal coinvolgimento, l’accidia dal servizio, l’accusa dal metterci del proprio.
Nel contesto in cui viviamo abbiamo già visto tutto, raggiunti come siamo da una mole di informazioni che non sappiamo come gestire e che spesso non aiuta a vedere, conoscere, capire. Si distingue e ci affascina il tratto di chi sa riconoscere come la storia dell’uomo – troppe volte scritta con la voce dei guerrieri – sia attraversata anche da un altro filo. È speranza che intesse capolavori; come fa capire il Papa, parla “in tantissime edizioni nelle vite dei santi”, che rendono questa stessa storia una storia sacra.
Per il cristiano, lo sguardo sulla realtà nasce dal Vangelo: non sgorga a comando, richiede umile e paziente fedeltà per leggere ciò che accade con gli occhi e il cuore del Risorto, fino a scorgere nella stagione invernale il grano di domani. È sapienza che nulla ha a che spartire con “un ottimismo ingenuo che non si lascia toccare dallo scandalo del male”; anzi, alla sua luce contraddizioni e responsabilità diventano ancor più visibili e pesanti. Educa a distinguere, a chiamare per nome le cose, a superare gli stereotipi che impediscono di avvicinarsi agli altri. Non alza muri, costruisce ponti.
Non a caso, la comunicazione immaginata e proposta da Papa Francesco è a servizio di una cultura dell’incontro. Dice di un andare verso l’altro, ma anche disponibilità a fargli spazio e ad accoglierne il mistero. Dice di un donare e di un ricevere. Più semplicemente, dice reciprocità.
Piattaforme e dispositivi digitali ampliano a dismisura la possibilità di ascolto, parola, condivisione. Quanti accettano di uscire dalla quiete del porto e di esporre la vela al vento dello Spirito, pongono le condizioni per ritrovarsi “fari nel buio di questo mondo”. Grazie a loro, come oggi nel cuore del Gran Sasso, ogni nuovo dramma diventa “scenario di una possibile buona notizia, dal momento che l’amore riesce sempre a trovare la strada della prossimità e a suscitare cuori capaci di commuoversi, volti capaci di non abbattersi, mani pronte a costruire”. (Ivan Maffeis)
Occhiali. Davanti a una valanga che ingoia decine di vite, si può correre sui social o in televisione a sfogare la propria indignazione. Occhi polemici tengono sempre pronta la lista dei ritardi e dei colpevoli da consegnare al ludibrio della piazza. C’è una miopia arrogante e denigratoria, che non esita a usare le vittime e specula sul dolore, fino a sporcare la neve con il fango della propaganda. Poco importa se in questo modo si allarga il fronte della tragedia, s’aumentano smarrimento e sfiducia, si getta il discredito su tutti.
Occhiali. Davanti a una valanga che ingoia decine di vite, si può – incuranti delle condizioni proibitive – rimboccarsi le maniche, mettere mano a una pala, in silenzio, insieme, mossi dalle lacrime e dal coraggio, avvolti dall’abbraccio di un intero Paese. Il miracolo più grande, forse, sta proprio in questo riconoscersi parte di un comune destino, partecipi di una comunità, animata da un desiderio di riscatto e rinascita. Ben oltre l’emergenza del momento.
Occhiali. Sguardi diversi conducono a diverse risposte, destinate a rimanere distanti. Quanto lontana è l’indifferenza dal coinvolgimento, l’accidia dal servizio, l’accusa dal metterci del proprio.
Nel contesto in cui viviamo abbiamo già visto tutto, raggiunti come siamo da una mole di informazioni che non sappiamo come gestire e che spesso non aiuta a vedere, conoscere, capire. Si distingue e ci affascina il tratto di chi sa riconoscere come la storia dell’uomo – troppe volte scritta con la voce dei guerrieri – sia attraversata anche da un altro filo. È speranza che intesse capolavori; come fa capire il Papa, parla “in tantissime edizioni nelle vite dei santi”, che rendono questa stessa storia una storia sacra.
Per il cristiano, lo sguardo sulla realtà nasce dal Vangelo: non sgorga a comando, richiede umile e paziente fedeltà per leggere ciò che accade con gli occhi e il cuore del Risorto, fino a scorgere nella stagione invernale il grano di domani. È sapienza che nulla ha a che spartire con “un ottimismo ingenuo che non si lascia toccare dallo scandalo del male”; anzi, alla sua luce contraddizioni e responsabilità diventano ancor più visibili e pesanti. Educa a distinguere, a chiamare per nome le cose, a superare gli stereotipi che impediscono di avvicinarsi agli altri. Non alza muri, costruisce ponti.
Non a caso, la comunicazione immaginata e proposta da Papa Francesco è a servizio di una cultura dell’incontro. Dice di un andare verso l’altro, ma anche disponibilità a fargli spazio e ad accoglierne il mistero. Dice di un donare e di un ricevere. Più semplicemente, dice reciprocità.
Piattaforme e dispositivi digitali ampliano a dismisura la possibilità di ascolto, parola, condivisione. Quanti accettano di uscire dalla quiete del porto e di esporre la vela al vento dello Spirito, pongono le condizioni per ritrovarsi “fari nel buio di questo mondo”. Grazie a loro, come oggi nel cuore del Gran Sasso, ogni nuovo dramma diventa “scenario di una possibile buona notizia, dal momento che l’amore riesce sempre a trovare la strada della prossimità e a suscitare cuori capaci di commuoversi, volti capaci di non abbattersi, mani pronte a costruire”. (Ivan Maffeis)
Palermo: presentato il Rapporto Protezione Internazionale
Palermo - E’ stato presentato a Palermo il Terzo Rapporto sulla protezione internazionale in Italia 2016. A livello mondiale, nel 2015, circa 34mila persone al giorno sono state costrette a fuggire dalle loro case per l’acuirsi di conflitti e situazioni di crisi, ovvero una media di 24 persone al minuto: si sono così contati, nel 2015, oltre 65 milioni migranti forzati nel mondo, di cui 21,3 milioni di rifugiati, 40,8 milioni di sfollati interni e 3,2 milioni di richiedenti asilo. Si trovano in regioni in via di sviluppo i Paesi che accolgono il maggior numero di rifugiati a livello mondiale. La Turchia si conferma il Paese che ospita il maggior numero di rifugiati con 2,5 milioni di persone accolte, rispetto agli 1,6 milioni dello scorso anno.
In Europa, nel 2015, sono state presentate 1.393.350 domande di protezione internazionale: un valore più che raddoppiato rispetto all’anno precedente. La Germania, con 476.620 domande presentate (pari al 36% delle istanze in UE) si conferma il primo paese per richieste di protezione internazionale, seguita da Ungheria, Svezia, Austria e Italia. Questi primi cinque paesi raccolgono il 74,8% delle domande presentate nell’Unione Europea. Alla fine di ottobre 2016 si contano 4.899 persone che hanno perso la vita nel tentativo di raggiungere l'Europa, di queste 3.654 nel Mar Mediterraneo. Sempre alla fine di ottobre 2016, sono arrivate in Italia 159.432 persone (+13% rispetto all'anno precedente), fra cui 19.429 minori non accompagnati (12,1%); alla stessa data in Italia 171.938 persone accolte in diverse strutture di accoglienza (CARA, CDA, CPSA, CAS, SPRAR).
Questo in estrema sintesi il quadro generale che ci restituisce il Terzo Rapporto sulla protezione internazionale in Italia 2016 presentato a Palermo presso l’Aula Magna “V. Li Donni” del Dipartimento Scienze Economiche Aziendali Statistiche Viale delle Scienze e realizzato dagli Uffici diocesani per la pastorale delle Migrazioni, della Carità e dei Problemi sociali, Lavoro, Giustizia e Pace.
Cristina Molfetta, redattrice del Rapporto per la Migrantes, ha presentato i dati del Rapporto sulla protezione internazionale 2016, evidenziando numeri e aspetti nuovi delle migrazioni forzate a livello nazionale, europeo, internazionale. Commentando i dati ha sottolineato come purtroppo sia evidente la crescita del numero delle accoglienze in strutture precarie e straordinarie (oltre il 300% in tre anni), mentre il numero delle persone richiedenti asilo e rifugiati negli SPRAR è aumentata solo del 20%: dati che chiedono di continuare un impegno di accoglienza diffusa e organica sul territorio nazionale, a tutela di un diritto fondamentale, quale è l’asilo.
Anche la situazione dei minori non accompagnati, quasi raddoppiati nel 2016 rispetto al 2015 – ha proseguito Cristina Molfetta - vede ancora un’accoglienza in strutture straordinarie (12.000 su 14.000), inoltre concentrata sia nelle strutture straordinarie che negli SPRAR per i minori soprattutto in Sicilia (ad esempio, 10 volte più che in Veneto e 5 volte più che in Lombardia) e in Calabria, con la crescita anche del numero degli irreperibili (almeno 8.000 nel 2016): un tema che chiede urgentemente l’approvazione definitiva e l’entrata in vigore della legge Zampa-Pollastrini.
“I numeri presentati - ha sottolineato il direttore dell’ Ufficio Pastorale dell’Arcidiocesi di Palermo don Carmelo Torcivia – evidenziano quanto sia sempre più urgente l’attuazione un sistema di accoglienza organizzato, sostenibile e radicato sul territorio, per rispondere in modo efficace e proporzionato alla crescita della domanda di protezione internazionale nel nostro Paese.
“Bisogna– ha proseguito Torcivia – andare nella direzione del rafforzamento e dell’aumento del numero dei Comuni che aderiscono allo Sprar, l’unico sistema che garantisce una gestione pienamente trasparente delle misure di accoglienza, una diffusione delle strutture che rispetti criteri di proporzionalità con la popolazione residente, e la costruzione di percorsi di condivisione con la cittadinanza e il mondo del terzo settore qualificato, tutti elementi imprescindibili per vincere la partita dell’accoglienza. Per la Chiesa, soprattutto i minori, “vulnerabili e senza voce”, come il papa ci ha ricordato il 15 gennaio scorso in occasione della Giornata Mondiale del migrante, sono oggi la più forte provocazione a ripensare non solo il welfare e la democrazia ma anche la nostra vita ecclesiale, all’insegna della cura responsabile. A partire dal quadro europeo e nazionale è stata presentata la situazione siciliana.
Al 31 dicembre 2015 i migranti complessivamente presenti nelle varie strutture di accoglienza sono oltre 114.400 (+64% rispetto allo stesso periodo del 2014). Nel dettaglio:
In Europa, nel 2015, sono state presentate 1.393.350 domande di protezione internazionale: un valore più che raddoppiato rispetto all’anno precedente. La Germania, con 476.620 domande presentate (pari al 36% delle istanze in UE) si conferma il primo paese per richieste di protezione internazionale, seguita da Ungheria, Svezia, Austria e Italia. Questi primi cinque paesi raccolgono il 74,8% delle domande presentate nell’Unione Europea. Alla fine di ottobre 2016 si contano 4.899 persone che hanno perso la vita nel tentativo di raggiungere l'Europa, di queste 3.654 nel Mar Mediterraneo. Sempre alla fine di ottobre 2016, sono arrivate in Italia 159.432 persone (+13% rispetto all'anno precedente), fra cui 19.429 minori non accompagnati (12,1%); alla stessa data in Italia 171.938 persone accolte in diverse strutture di accoglienza (CARA, CDA, CPSA, CAS, SPRAR).
Questo in estrema sintesi il quadro generale che ci restituisce il Terzo Rapporto sulla protezione internazionale in Italia 2016 presentato a Palermo presso l’Aula Magna “V. Li Donni” del Dipartimento Scienze Economiche Aziendali Statistiche Viale delle Scienze e realizzato dagli Uffici diocesani per la pastorale delle Migrazioni, della Carità e dei Problemi sociali, Lavoro, Giustizia e Pace.
Cristina Molfetta, redattrice del Rapporto per la Migrantes, ha presentato i dati del Rapporto sulla protezione internazionale 2016, evidenziando numeri e aspetti nuovi delle migrazioni forzate a livello nazionale, europeo, internazionale. Commentando i dati ha sottolineato come purtroppo sia evidente la crescita del numero delle accoglienze in strutture precarie e straordinarie (oltre il 300% in tre anni), mentre il numero delle persone richiedenti asilo e rifugiati negli SPRAR è aumentata solo del 20%: dati che chiedono di continuare un impegno di accoglienza diffusa e organica sul territorio nazionale, a tutela di un diritto fondamentale, quale è l’asilo.
Anche la situazione dei minori non accompagnati, quasi raddoppiati nel 2016 rispetto al 2015 – ha proseguito Cristina Molfetta - vede ancora un’accoglienza in strutture straordinarie (12.000 su 14.000), inoltre concentrata sia nelle strutture straordinarie che negli SPRAR per i minori soprattutto in Sicilia (ad esempio, 10 volte più che in Veneto e 5 volte più che in Lombardia) e in Calabria, con la crescita anche del numero degli irreperibili (almeno 8.000 nel 2016): un tema che chiede urgentemente l’approvazione definitiva e l’entrata in vigore della legge Zampa-Pollastrini.
“I numeri presentati - ha sottolineato il direttore dell’ Ufficio Pastorale dell’Arcidiocesi di Palermo don Carmelo Torcivia – evidenziano quanto sia sempre più urgente l’attuazione un sistema di accoglienza organizzato, sostenibile e radicato sul territorio, per rispondere in modo efficace e proporzionato alla crescita della domanda di protezione internazionale nel nostro Paese.
“Bisogna– ha proseguito Torcivia – andare nella direzione del rafforzamento e dell’aumento del numero dei Comuni che aderiscono allo Sprar, l’unico sistema che garantisce una gestione pienamente trasparente delle misure di accoglienza, una diffusione delle strutture che rispetti criteri di proporzionalità con la popolazione residente, e la costruzione di percorsi di condivisione con la cittadinanza e il mondo del terzo settore qualificato, tutti elementi imprescindibili per vincere la partita dell’accoglienza. Per la Chiesa, soprattutto i minori, “vulnerabili e senza voce”, come il papa ci ha ricordato il 15 gennaio scorso in occasione della Giornata Mondiale del migrante, sono oggi la più forte provocazione a ripensare non solo il welfare e la democrazia ma anche la nostra vita ecclesiale, all’insegna della cura responsabile. A partire dal quadro europeo e nazionale è stata presentata la situazione siciliana.
Al 31 dicembre 2015 i migranti complessivamente presenti nelle varie strutture di accoglienza sono oltre 114.400 (+64% rispetto allo stesso periodo del 2014). Nel dettaglio:
- nelle strutture temporanee CARA/CDA/CPSA gli immigrati accolti erano 7.394,
- nei centri di accoglienza straordinaria (CAS) 76.683
- e nei centri SPRAR oltre 30.300.
“La Sicilia - ha affermato don Sergio Natoli dell’Ufficio Migrantes - ha un ruolo importante nell’accoglienza allo sbarco ed inoltre si caratterizza rispetto al resto d’Italia per un elevato numero di migranti residenti nelle strutture temporanee (CARA/CDA/CPSA) pari al 45,8% del totale e nei centri SPRAR, 20,1%, subito dopo il Lazio con il 22,4% delle presenze”.
Rispetto ai 76.683 migranti accolti nei CAS, la quota maggiore è ospitata in strutture della Lombardia (16,3%), Veneto (9,9%), Piemonte (9,1%) e Campania (9%). Se al 30 giugno 2016 risultavano presenti nelle diverse strutture 135.045 migranti (96.701 nelle strutture temporanee, 14.848 nei centri di prima accoglienza e hotspot e 23.496 nei centri SPRAR) a fine ottobre 2016 gli accolti nelle diverse strutture erano 171.938 migranti, di cui 133.727 nelle strutture temporanee (pari al 77,7% del totale), 14.015 (8,1%) nei centri di prima accoglienza, 1.225 (0,7%) negli hotspot e 22.971 (13,3%) nei centri SPRAR.
Le problematiche legate allo sbarco, all’accoglienza post-sbarco ed alla presenza dei minori rappresentano perciò – ha detto Alfonso Cinquemani - il banco di prova della Sicilia rispetto al complesso fenomeno dei migranti forzati. Qui bisogna subito enfatizzare il ruolo del sistema SPRAR nell’accoglienza, la situazione delicata degli Hotspot e quella altrettanto difficile della gestione dei minori.
“Il continuo arrivo in Italia di minori stranieri soli, per i quali occorre attivare subito validi percorsi di accoglienza, costituisce – ha proseguito Laura Purpura - una sfida per le istituzioni, per gli operatori, per le strutture residenziali, per i soggetti del privato sociale, per i singoli e le famiglie. L’accoglienza dei MSNA dentro strutture di I o II livello, se pure costituisce una necessaria risposta alle esigenze del minore, potrebbe preludere, se il ragazzo lo desidera, ad una esperienza di tipo familiare, quale l’affido. Anche papa Francesco, qualche mese fa, ha lanciato un appello all’accoglienza dei migranti all’interno di comunità religiose e famiglie. Una famiglia affidataria consente al minore di sperimentare relazioni affettive ed educative che una struttura difficilmente può fornire, nel rispetto dei suoi legami familiari e della sua cultura di appartenenza. L’affido dei MSNA è una sfida impegnativa, perché riguarda spesso adolescenti con un vissuto di sofferenza e sottoposti a notevoli cambiamenti culturali, ma può facilitare il processo di crescita di questi ragazzi e il loro percorso di integrazione”.
Un compito importante è poi quello di preservare dalla malattia un patrimonio di salute psico-fisica che all’inizio risulta essere integro. Da questo punto di vista importante è stato il ruolo della ASP di Palermo (Palermo e Lampedusa) “nell’accoglienza iniziale (sbarchi) e nell’assistenza post-sbarco nei centri di prima accoglienza per adulti e minori, mediante triage e assistenza medica allo sbarco, monitoraggio dei centri, realizzazione del libretto sanitario personale, invio dei medici di continuità assistenziale con cadenza settimanale nei centri e coinvolgimento dei PPI nell’assistenza - ha affermato Ornella Dino -. Particolare impegno è poi stato dedicato ai minori non accompagnati, tema rilevante e particolarmente critico per ragioni che investono sia l’ospitalità che la definizione dello stato giuridico (tutele, permessi di soggiorno, determinazione dell’età, progetto educativo personalizzato. Tutte questioni che se non risolti possono danneggiare la salute mentale di questi ragazzi”. Quello del disagio mentale, legato al vissuto ma, anche, indotto dallo stato di invisibilità nei centri, è stato trattato ampiamente nel rapporto che ha voluto mappare le risposte che in varie parti d’Italia sono state messe in atto. Tra le varie esperienze, quella palermitana del Servizio di Etnopsicologia del Policlinico di Palermo, si caratterizza per un’azione metodologica integrata tra psicologia e antropologia, con importanti risultati soprattutto nel campo della prevenzione del danno psichico.
“E’ importante – ha sottolineato Maria Chiara Monti – porre attenzione sui minori stranieri non accompagnati, quali soggetti vulnerabili, sottolineando che un’efficace presa in carico psicologica transita attraverso la conoscenza specifica delle realtà di provenienza di questi ragazzi: es. i bambini talibé del Senegal, i bambini shegué del Congo o le bambine devadasi dell’India”. La raccomandazioni del Rapporto 2016 – hanno concluso Mario Affronti, direttore dell’Ufficio Migrantes regionale, Sergio Mattaliano e Giuseppe Notarstefano - riguardano innanzitutto le problematiche presenti alle frontiere mediante un approccio orientato alla tutela dei diritti umani. Il difficile obiettivo di armonizzare le attività di controllo alle frontiere con le garanzie di protezione, deve sempre e comunque essere ispirato alla tutela dei diritti umani. Nessuna situazione di emergenza potrà mai giustificare un approccio diverso da quello orientato verso la tutela dei diritti delle persone. Nello specifico si raccomanda: ��che l’Unione Europea ottemperi ai suoi obblighi internazionali per la protezione dei diritti umani alle sue frontiere esterne, sostenendo e rafforzando sempre più le operazioni di ricerca e salvataggio; ��che venga impedita la restrizione della libertà di movimento e rispettato il diritto di lasciare qualsiasi Paese, incluso il proprio, anche attraverso un rapido accesso ai documenti di identità e di viaggio; ��che vengano ampliati i canali umanitari di ingresso in Europa anche attraverso il rilascio di visti da richiedere alle ambasciate dei Paesi di transito ed origine; ��che venga implementata al più presto da tutti gli Stati membri la previsione di distribuire i richiedenti la protezione internazionale giunti in Europa attraverso quote in grado di rispondere all’effettivo bisogno; ��che si lavori ad una revisione del Regolamento di Dublino volta innanzitutto all’eliminazione del riferimento al paese di primo ingresso; ��che vengano attivati presso tutti i valichi di frontiera e le aree di ingresso o di transito servizi di assistenza e orientamento in favore di cittadini stranieri intenzionati a richiedere protezione internazionale; ��che l’Ue monitori gli accordi bilaterali fra gli Stati membri e i paesi di origine dei migranti e dei richiedenti la protezione internazionale. A livello nazionale ci deve essere, poi, la definitiva implementazione di un sistema unico di accoglienza attraverso la fattiva collaborazione degli enti locali e con il prezioso contributo del terzo settore. Nella ricomposizione di un sistema unico, è necessario dunque che medesime linee guida e identici standard – nonché puntuali e stringenti controlli sull’utilizzo dei fondi – disciplinino comunemente tutte le misure di accoglienza e gli interventi adottati. Nello specifico si raccomanda: ��la piena messa in atto della cd. Filiera dell’accoglienza così come definita nel decreto legislativo 142/2015 (questa prima parte in grassetto) con particolare riferimento all’attivazione di hub di prima accoglienza sia per gli adulti, sia per i minori stranieri non accompagnati; ��la piena applicazione della direttiva del Ministro dell’Interno dell’11 ottobre 2016, “Regole per l’avvio di un sistema di ripartizione graduale e sostenibile dei richiedenti asilo e dei rifugiati sul territorio nazionale attraverso lo SPRAR”; ��l’adozione di standard predefiniti in ogni contesto di accoglienza, strutturale o straordinario; ��la predisposizione di programmi di formazione e aggiornamento rivolti sia a forze dell’ordine che ad operatori dell’accoglienza; ��il disegno di legge sulle “misure di protezione dei minori stranieri non accompagnati” prosegua il suo iter al Senato, dopo l’approvazione alla Camera il 26 ottobre 2016; ��modalità comuni di monitoraggio e di valutazione degli interventi in tutti i contesti di accoglienza, che consentano di verificare l’efficienza e l’efficacia degli interventi adottati.
Le politiche e le strategie, infine, devono mirare all’inserimento socio-economico. L’idea che l’accoglienza possa essere di per sé l’unica risposta ad ogni esigenza e bisogno delle persone rischia di rappresentare un limite. Durante il periodo di accoglienza, dunque, è necessario mettere gli ospiti in condizione di acquisire strumenti che possano consentire loro di sentirsi padroni della propria vita e di agire autonomamente, una volta usciti dai programmi di assistenza. Nello specifico si raccomanda: ��politiche e programmi specifici, a livello nazionale e regionale, volti a facilitare l’inserimento socio-economico-abitativo di titolari di protezione internazionale e umanitaria, adottando una loro equiparazione alle categorie in Italia maggiormente svantaggiate; ��il rafforzamento delle azioni di accompagnamento ai percorsi di inclusione sociale durante il periodo di accoglienza; ��l’avvio di progetti di volontariato, come da circolare inviata dal Ministero dell’Interno alle prefetture nel 2014, al fine di stringere accordi con gli enti locali per favorire lo svolgimento di attività di volontario, da parte dei richiedenti la protezione internazionale ospiti nei centri di accoglienza; �� l’inserimento lavorativo delle persone in modo legale e professionale, evitando che necessariamente vadano incontro a sfruttamento e a condizioni di vita e di lavoro aberranti. La cura dell’informazione sul tema delle migrazioni forzate È necessario, anche in collaborazione con l’Associazione Carta di Roma, favorire la formazione degli operatori della comunicazione e un’informazione corretta, diffusa e puntuale sui nuovi fenomeni delle migrazioni forzate, così che non si creino i presupposti per una lettura ideologica nell’opinione pubblica foriera talvolta di contrapposizioni e conflittualità sociali.
La Chiesa palermitana ha particolarmente a cuore questo pezzo di umanità sofferente, “carne di Cristo”, come ama ripetere il suo pastore mons. Corrado Lorefice, volto vero ed autentico del Dio cristiano, banco di prova di ogni comunità religiosa che trova se stessa solo nel prendersi cura “dei minori perché sono tre volte indifesi: perché minori, perché stranieri e perché inermi, quando, per varie ragioni, sono forzati a vivere lontani dalla loro terra d’origine e separati dagli affetti familiari” (Messaggio di Papa Francesco, Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, 15 gennaio 2017), perché nella chiesa nessuno “è straniero né ospite ma siamo tutti concittadini dei santi e membri della famiglia di Dio” (M.A.)