Primo Piano

“Noi, nati a vita nuova nella veglia del Risorto”

Rimini - «Non ero mai stato in Chiesa in vita mia. Grazie all’amicizia con il professore di religione e i compagni di classe nel dicembre 2015 ho partecipato ad una veglia di preghiera dell’Azione cattolica giovani a Morciano. Grazie a loro pian piano ho capito che mi sarebbe piaciuto vivere la fede attraverso esperienze e condivisione». 17 anni da compiere tra poco, studente del Liceo Scientifico a Riccione, Emanuele Veliu è originario di Valona, Albania. In Italia è sbarcato all’età di 6 anni, viene da una famiglia dove non è mai stata professata e praticata alcuna religione: nella Veglia di Pasqua ha ricevuto Battesimo, Comunione e Cresima. Al suo fianco i padrini: don Massimiliano, Lorenzo, uno dei suoi educatori, ed Elia, un compagno di classe «che considero un fratello». «Don Massimiliano è stato decisivo con il dialogo e con il tempo che mi ha dedicato, gli amici hanno dato spazio alla mia curiosità e mi hanno dato fiducia. Nel settembre 2016 ho vissuto l’esperienza del campo scuola di AC, durante il quale il don mi ha dato la possibilità di vivere la confessione e mi ha chiesto se avessi voluto diventare cristiano. Un momento forte ed emozionante. Al ritorno a casa, non ci ho pensato due volte: mi sentivo chiamato dal Signore». Emanuele ha intrapreso anche il cammino da animatore-educatore Acr. «Il desiderio di diventare cristiano nasce perché nella fede e nella speranza che mi porto nel cuore ho trovato tante certezze. Non mi accontento di una felicità con la f minuscola, ho sete di verità e pienezza. Ho vissuto tanti momenti bui, come ad esempio la perdita di una sorella all’età di 9 anni, che però ho trasformato in momenti di luce: ci è voluto tempo, ma ho capito che ogni cosa è inserita in un progetto più grande di noi». Emanuele è un esempio di come la porta della fede sia sempre aperta. Non c’è età per intraprendere un percorso di fede e di iniziazione cristiana. Lo dimostrano gli altri 28 catecumeni ai quali il vescovo di Rimini, Francesco Lambiasi ha conferito i sacramenti dell’iniziazione cristiana in occasione della Veglia pasquale (l’anno precedente furono 'solo' 12), in Basilica Cattedrale a Rimini. I più giovani, A. ed M. han 14 anni, la più matura è D., 48 anni. Giovani e adulti di sei diverse nazionalità: Albania, Cuba, Brasile, Kurdistan, Marocco, Russia, Scozia e Italia. In viaggio dalla Russia, D. è stata folgorata da una esperienza in San Pietro e tornata a casa il desiderio di far parte della comunità italiana e cristiana le è cresciuto nel cuore, custodito e assecondato dalla comunità parrocchiale di San Gaudenzo. Katie in- vece è originaria della Scozia ma abita in Italia da 10 stagioni. Tra un esame e l’altro di Lingue e Letterature Straniere, si è incamminata sulla 'buona strada' con gli scout di Roncofreddo. «Capivo che c’era qualcosa di più grande e di più forte di me, dovevo riconoscerlo». Durante un anno di stop dalla vita scout, Katie ha avvertito un vuoto dentro: «pensavo fosse la mancanza dei miei compagni, del gruppo, delle iniziative. Una domenica a Messa ho compreso: era Gesù che mi mancava». Katie ha così abbracciato due scelte decisive: è entrata nella comunità capi scout e ha chiesto di iniziare il cammino verso i sacramenti, percorso sbocciato nella Veglia di Pasqua. La sfida ora prosegue. «È quella dell’accompagnamento dei catecumeni e degli adulti che riscoprono la fede da parte di comunità vive, rappresentate da catechisti laici – assicura il responsabile diocesano del catecumenato per adulti, don Giuseppe Vaccarini –. Essi si coinvolgono in prima persona nel cammino delle persone loro affidate anche oltre il tempo del catecumenato». (P.Guiducci)
 
 

Migranti: aumentano i morti

Milano - C’era anche il cadavere di un ragazzo di 16 anni a bordo della nave italiana 'Asso 29' con a bordo circa 1.800 migranti sbarcati nel porto di Vibo Marina. Il giovane, secondo i primi rilievi, sarebbe morto a causa degli stenti durante la traversata. Diverse le donne incinte. Nelle stesse ore migliaia di persone sono state soccorse in vari interventi. Tutti i barconi sarebbero salpati dalla Libia, ma nonostante l’alto numero di mezzi messi in mare dai trafficanti, non si ha notizia di barche intercettate dalle autorità libiche, nelle cui acque dall’inizio dell’anno sono morte quasi 700 persone.
A Vibo Valentia il direttore del 118 ha chiesto di poter salire a bordo prima delle operazioni di sbarco al fine di sincerarsi delle condizioni dei migranti, in viaggio da tre giorni, e dare la precedenza ai casi più gravi. Molte le persone disidratate, con i vigili del fuoco che hanno proceduto a idratare i migranti sul ponte della nave attraverso getti di acqua nebulizzata. Una donna incinta ha partorito nell’ospedale di Vibo e altre 15 donne, su 80, sono in stato di gravidanza. I bambini sono in tutto 80.
E sono quasi 10mila i migranti salvati in mare dal week end di Pasqua a ieri grazie all’opera della Guardia Costiera e delle navi delle organizzazioni non governative. Numeri più alti rispetto alla media dell’anno precedente, sia in termini di arrivi che di morti: sono tredici infatti i corpi rinvenuti negli ultimi giorni, mentre resta il giallo di alcuni naufragi in Libia con almeno 100 dispersi di cui non si sa nulla. Tendenza al rialzo confermata anche dalla richieste di protezione internazionale. Nei primi due mesi del 2017 sono state presentate si legge in un documento del governo - più di 24 mila domande d’asilo, circa il 59 per cento in più rispetto allo stesso periodo del 2016.
Numeri destinati a crescere anche per effetto dei nuovi e massicci sbarchi. A Cagliari termineranno oggi le operazioni di identificazione degli 816 migranti arrivati a Cagliari a bordo della nave norvegese Siem Pilot. Circa 300 profughi hanno lasciato il molo e sono stati trasferiti nelle varie strutture di accoglienza individuate dalla prefettura. Gli altri 500 hanno dormito all’interno del terminal crociere, ma in giornata verranno dislocati nelle varie strutture d’accoglienza. Nella tarda serata di ieri è arrivata la nave 'Peluso 905' nel porto di Crotone. A bordo c’erano migranti, tutti subsahariani: 100 migranti saranno trasferiti in Lombardia; 100 in Emilia Romagna; 50 in Campania; 50 nel Lazio. L’operazione più impegnativa è quella svolta a Catania, dove sono sbarcati 1.181 migranti soccorsi dalla corvetta militare tedesca 'Tender A513 Rhein'. Dalle navi attraccate possono scendere soltanto 50 migranti per volta, per ragioni di sicurezza e per favorire le operazioni di screening sanitario e identificazione. Il sindaco Enzo Bianco, che era rimasto per qualche ora nel porto insieme ai migranti e alle 150 persone impegnate nelle operazioni di accoglienza ha effettuato un nuovo sopralluogo nel Porto. «Ancora una volta - ha detto Bianco - la città di Catania ha saputo fare la propria parte con grande dignità. Devo ringraziare tutti coloro i quali, nonostante lunedì fosse una giornata festiva, sono venuti qui a dare il proprio contributo».
Dalla parte opposta dell’isola, a Palermo, 477 migranti sono arrivati ieri mattina a bordo del cargo panamense 'Tuna 1'. Ad attenderli sul molo, oltre al dispositivo predisposto dalla prefettura, tra cui volontari della Caritas, anche il sindaco Leoluca Orlando. «Nel secondo anniversario della strage che vide morire nel Mediterraneo oltre 700 cittadini che tentavano di raggiungere la Sicilia - ha detto Orlando - la nostra isola continua ad accogliere migranti che sfuggono la fame, la guerra e la miseria in cerca di migliori prospettive di vita. A due anni di distanza da quella tragedia, sembra che l’Europa e i governi degli stati europei non abbiano imparato nulla». (N. Scavo- Avvenire)
 
 

CCIT: dal 21 al 23 l’incontro annuale in Spagna

Roma - Si svolgerà dal 21 al 23 aprile a Guadarrama (Madrid) l’incontro annuale del CCIT (Comité Catholique International pour les Tsiganes) che ogni anno riunisce circa 150 persone tra Rom e operatori pastorali, religiosi e laici,  che si prendono cura dei Rom e dei Sinti offrendo loro momenti di scambio e di riflessione, per rafforzare la collaborazione e il dialogo.
Il tema di quest´anno sarà : "La musica nella vita tra festa e legame sociale".
Per la Fondazione Migrantes sarà presente Mons. Paolo Lojudice, Vescovo ausiliare di Roma e Segretario della Commissione Episcopale per le migrazioni della CEI.
 
 

Calabria: a Tarsia cimitero dei migranti

Tarsia - Il Comune di Tarsia, in provincia di Cosenza, ospiterà un cimitero per le salme dei migranti morti in mare. A comunicarlo è stato il sindaco, Roberto Ameruso. Si tratta, ha spiegato il primo cittadino, di una “grande opera umanitaria che, nel rispetto delle diverse culture religiose, darà dignità alla morte di tutti quegli immigrati vittime dei tragici naufragi, che continuano purtroppo anche in queste ultime ore”. Nei giorni scorsi c’è stato l’ultimo atto preliminare, con la consegna all’Ufficio tecnico comunale del progetto e adesso i lavori potranno partire.
 

Migranti e rifugiati: da oggi in Italia una delegazione di eurodeputati

Roma - Da oggi fino a venerdì 21 aprile, una delegazione di eurodeputati della Commissione libertà civili, giustizia e affari interni del Parlamento Europeo sarà in visita a Roma e in Sicilia per fare il punto della situazione sulla gestione dei migranti e dei richiedenti asilo da parte dell’Italia, e per visitare il Cara di Castelnuovo di Porto, il porto di Augusta (primo sito in Italia per sbarchi di migranti) e l’hotspot di Pozzallo.
Nel pomeriggio di oggi, gli eurodeputati visiteranno l’International Coordination Centre (ICC) di Pratica di Mare e successivamente incontreranno rappresentanti dell’UNHCR, dell’OIM, dell’ASGI (Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione) e dell’ARCI (Tavolo Asilo). Seguirà un confronto con Federico Gelli, Presidente della Commissione Parlamentare di inchiesta sul sistema di accoglienza ed espulsione dei migranti, con la Commissione per i diritti umani del Senato, con Mauro Palma, Garante dei diritti dei detenuti e con Filomena Albano, Garante per l’infanzia e l’adolescenza. Infine la delegazione incontrerà Domenico Manzione, Sottosegretario di Stato del Ministero dell’Interno.
Nella mattinata di domani, 19 aprile, gli eurodeputati si recheranno al centro di accoglienza per richiedenti asilo (CARA) di Castelnuovo di Porto, per poi trasferirsi a Catania dove saranno ricevuti dal Prefetto Silvana Riccio, dal Questore Giuseppe Gualtieri e dal Procuratore Carmelo Zuccaro.
Sempre nel pomeriggio del 19 aprile è previsto un incontro con le Ong (Save the Children, Terre des Hommes e Comunità di Sant’Egidio), a cui parteciperanno rappresentanti dell’UNHCR e del Comune di Catania.
In serata gli europarlamentari incontreranno il sindaco Enzo Bianco.
Giovedì 20 aprile la delegazione visiterà il porto commerciale di Augusta e le aree riservate alle operazioni di sbarco dei migranti, per poi entrare nell’hotspot di Pozzallo, dove si terrà un incontro con la partecipazione del Prefetto di Ragusa Maria Carmela Librizzi, del Questore Giuseppe Gammino e del sindaco Luigi Ammatuna.
Infine, venerdì 21 aprile, gli eurodeputati si incontreranno con esperti dell’agenzia Frontex, dell’Ufficio europeo per l’Asilo e della Commissione europea presso l’European Regional Task Force (EURTF) di Catania.
La visita si chiuderà con una conferenza stampa, alle ore 10.45, nella Sala Giunta del Comune di Catania.
 
 

Card. Montenegro: “sentimenti di vergogna” davanti alle morti in mare di migranti

Roma – Nelle ultime ore sono arrivate in Sicilia numerosi migranti. Tra questi anche numerosi minori non accompagnati. Almeno 8 i morti. Di fronte a queste notizie si provano sentimenti “di vergogna perché l’uomo dimostra di non avere il coraggio di guardare a determinate realtà e ad affrontarle”, ha detto il card. Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento, intervistato ieri dalla Radio Vaticana. Sentimenti “di sofferenza perché vedere che il povero è costretto a pagare la sua vita con la morte…Vorrei – ha aggiunto - anche sentimenti di speranza che davvero qualcosa possa cambiare perché è impossibile andare avanti così, non possiamo, l’ho detto tante volte, misurare il tempo contando morti. Il mondo ha bisogno di quella Pasqua che significa vita e togliere le pietre dalle tombe, non mettere le pietre sulle tombe, ancora”. L’Europa continua a parlare di muri “di chiudersi… Il problema dell’immigrazione è solo problema di sicurezza e l’Europa – ha detto il card. Montenegro - sta dimostrando la sua povertà. Questa grande Europa poi si è dimostrata piccola e il gigante Golia viene abbattuto e sarà abbattuto perché è impossibile che il mondo si debba misurare con i muscoli, soprattutto con chi è povero”. Per il porporato devono essere i “credenti a incominciare a prendere posizione capovolgendo quello che i forti e i potenti stanno dimostrando. Se noi col Vangelo in mano - io penso a noi cristiani - incominciamo davvero a vivere ciò che il Vangelo ci dice, tutti quelli che ieri sono stati a messa, se tutti col Vangelo in mano incominciamo a sentire ciò che il Signore Gesù ci chiede qualcosa cambierà. Ma in questo ‘tsunami’ di morte alcune volte anche noi ci lasciamo travolgere: gli interessi personali prendono il sopravvento sul pensiero di Dio e questo non è possibile”. (R.I.)
 
 

Migranti: in tre giorni salvate 8.300 persone

Roma - Sbarchi record nel weekend pasquale, complice il bel tempo e il mare calmo: da venerdì a domenica sono stati salvati 8.300 migranti in 55 diverse operazioni, condotte da navi militari o da Ong. Sono stati recuperati 13 cadaveri (sette persone sono morte dopo essere finite in acqua perché un gommone si è sgonfiato).
Il bilancio è stato fornito da Carlotta Sami, portavoce dell'UNHCR. Diverse le donne incinte soccorse, molte delle quali vittime di violenze, e sette i migranti trovati morti, tra cui proprio una donna in gravidanza. Solo venerdì sono stati 2.074 i migranti soccorsi e salvati nelle acque del Mediterraneo. Sabato poi altri 515 sono sbarcati a Pozzallo, con diverse donne incinte e un cadavere. Fra loro anche quattro scafisti, due senegalesi e due nigeriani, che sono stati arrestati dalla Polizia grazie alle testimonianze raccolte.
Nella giornata di Pasqua si sono registrati tra gli altri due sbarchi in provincia di Reggio Calabria: una nave di Medici senza frontiere con a bordo 649 migranti (tra loro 63 donne e 4 bambini piccoli e un osservatore d'eccezione, il giornalista e scrittore Erri De Luca), e la nave Aquarius, sempre di Msf, che ha soccorso altre 5 imbarcazioni per un totale di 1.163 migranti. Nelle prime ore di Pasquetta ha attraccato a Catania la nave tedesca Rhein, con a bordo altri 1.100 migranti, e poco dopo sono giunte a Porto Empedocle altre 451 persone soccorse in diverse operazioni dalla nave "Chimera" della Marina Militare. A seguire l'arrivo a Messina della nave militare Phanter con 1.267 migranti raccolti in varie operazioni nella giornata di Pasqua.
 
 

Circo: sabato la Giornata mondiale

Roma - Il 15 aprile, da anni, in tutto il mondo si porta l’attenzione sulla realtà del Circo, un tesoro di cultura e di ar-te, ma anche di festa e di incontro che caratterizza alcuni momenti e tempi di vita delle nostre città...

Perugia: domani la presentazione della Mostra “Migranti. La sfida dell’incontro”

Perugia - L’acuirsi dei conflitti nel mondo, in primis quello siriano, amplierà ancor più il fenomeno immigrazione verso il quale Perugia e l’Umbria sono da sempre molto sensibili per la loro forte vocazione internazionale e multiculturale. Una mostra su questo delicato fenomeno non può che contribuire ad una sua maggiore conoscenza e favorire il processo di integrazione dei suoi protagonisti.
Dal 21 aprile al 1° maggio 2017 (dalle ore 11 alle 20), presso la “Sala della Cannoniera” della Rocca Paolina di Perugia, sarà fruibile gratuitamente la Mostra dal titolo “Migranti. La sfida dell’incontro”, organizzata dall’Archidiocesi e dalla Consulta diocesana delle aggregazioni laicali (Cdal) con il patrocinio del Comune di Perugia, dell’Università degli Studi e dell’Università per Stranieri di Perugia.
La mostra sarà presentata in conferenza stampa domani 13 aprile (ore 11), presso la “Sala San Francesco” dell’Arcivescovado (piazza IV Novembre, 6), dal vescovo ausiliare Mons. Paolo Giulietti, da Maddalena Pievaioli, segretaria della Cdal, e da Alessandra Di Pilla, dello staff organizzativo della mostra.
L’inaugurazione dell’esposizione, composta da immagini, testi e brevi video, si terrà il 21 aprile, alle ore 18, presso la “Sala delle Colonne” della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia (corso Vannucci, 47), con un incontro a cui interverranno Farhad Bitani, autore del libro L’ultimo lenzuolo bianco. L’inferno e il cuore dell’Afghanistan (Guaraldi 2014, con prefazione di Domenico Quirico), il cardinale Gualtiero Bassetti e il sindaco di Perugia Andrea Romizi.
La mostra è stata presentata per la prima volta al Meeting di Rimini del 2016 ed attualmente è itinerante, coordinata da Giorgio Paolucci e patrocinata dalla Fondazione Migrantes.
La mostra si prefigge l’obiettivo di «proporre un percorso di immedesimazione nelle vicende umane di coloro che lasciano la loro terra in cerca di un futuro migliore e, insieme, di raccontare e di capire come il rapporto con queste persone interpelli ciascuno di noi, nella consapevolezza che l’incontro è la dimensione fondamentale di ogni esistenza umana».
Quest’esposizione sarà anche «il perno di una serie di eventi dal titolo “Vite agli incroci: testimonianze e dialoghi” – spiegano gli organizzatori –, che saranno ospitati quotidianamente nella “Sala della Cannoniera”, alle ore 18.30. Si tratterà di momenti di approfondimento e di concreta declinazione del tema nella realtà del nostro territorio (la condizione specifica dei migranti nella nostra città; la fisionomia e la storia di alcune comunità; il racconto di alcune esperienze positive già in atto nel campo dell’accoglienza, dell’educazione, del lavoro)».
Per tutto il periodo della mostra sarà disponibile un servizio di visite guidate su prenotazione per scuole, gruppi o singoli, curate da volontari. Le scuole potranno prenotare una visita anche nell’orario 9-11. Le prenotazioni, del tutto gratuite, vanno effettuate attraverso l’apposito sito: mostre.diocesi.perugia.it.
 
 

La seconda vita dei migranti in Italia su Padre Pio Tv

San Giovanni Rotondo - I migranti non sono una minaccia, ma possono essere una risorsa e diventare quel «prossimo» che il Vangelo chiama ogni cristiano ad amare. È quanto potrà documentare il programma Sotto lo stesso cielo, storie di migranti e di integrazione, realizzato in coproduzione con “Corallo Sat”, il circuito di emittenti cattoliche italiane.
Ogni minuto 24 persone sono costrette ad abbandonare la propria casa, oltre 65 milioni di persone sono scappate da guerre, persecuzioni e violenze, solo nel 2015. Questi sono i numeri, ma dietro questi numeri ci sono volti, vite, storie e, tra queste, ci sono le storie di speranza, di chi qui in Italia ha trovato una seconda casa, sta ricostruendo una nuova esistenza. Ma sono anche le storie di chi accoglie, di chi apre le porte delle proprie abitazioni. Sono storie di migranti e di integrazione, sono storie di famiglie, comunità e parrocchie che hanno accolto sotto il loro stesso tetto, sono storie di incontri che hanno riacceso la speranza.
Padre Pio TV racconterà queste storie nelle dieci puntate del nuovo programma, in onda a partire dal 22 aprile, ogni sabato alle ore 20.35, e sulle emittenti del circuito “Corallo Sat”.
 

Sacri Olii: dall’uliveto di Santa Maria di Mendicino le olive raccolte da migranti

Mendicino - Ogni anno il Santuario di Santa Maria dell'Accoglienza di Mendicino offre l'olio per la Santa Messa del Crisma. L'olio donato è il frutto del lavoro di raccolta dei ragazzi dell'Azione Cattolica parrocchiale e dei giovani migranti che vivono nella cittadina e che, nella parrocchia di Mendicino, stanno seguendo un percorso di catechesi che li porterà a ricevere i sacramenti dell'iniziazione cristiana a Pasqua.
 

ISMU: dall’inizio del 2017 arrivati via mare in Italia oltre 24mila migranti

Milano - Prosegue anche nel 2017 il massiccio flusso di ingressi via mare in Europa, in particolare verso l'Italia che ha visto sbarcare sulle proprie coste oltre 24mila migranti in tre mesi. Tra gli sbarcati, 2.293 minori non accompagnati. Questa la situazione al 5 aprile: per il nostro Paese si tratta di un nuovo aumento, il 30% in più rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. Oltre 10mila arrivi nel mese di marzo appena concluso. Sono dato raccolti e analizzati dall’Ismu .Il confronto con gli arrivi sulle isole Greche, limitati dopo l’accordo UE- Turchia, è notevole: in Grecia il flusso anche in questi primi tre mesi dell’anno resta contenuto, con 4mila sbarcati al 3 aprile. E in Spagna il numero è ancor più ridotto (1.500 arrivi via mare in tre mesi). Complessivamente sono dunque oltre 30mila i migranti giunti via mare in Europa attraverso il Mediterraneo. Rispetto alle provenienze prevalgono in Italia tra gli arrivi più recenti i migranti originari della Nigeria, della Guinea e del Bangladesh, quest’ultimo in notevole crescita.
L’impatto degli sbarchi sul sistema di accoglienza italiano – evidenzia l’Ismu - resta considerevole: al 5 aprile risultano presenti più di 176.470  migranti. In particolare il 78% dei migranti è ospitato in strutture di accoglienza temporanee, il 13,5 % nei centri del sistema SPRAR e il restante 8% negli
Continua seppur a rilento il meccanismo di ricollocamento dei richiedenti asilo in altri Paesi Membri: la situazione al 30 marzo – secondo i dati dell’istituto di ricerca -  indica che complessivamente sono stati ricollocati 16.025 migranti, di cui 4.746 dall’Italia (su un totale di 34.953 previsti) e 11.279 dalla Grecia (su 63.302 previsti per settembre 2017).
Per l’Ismu è già molto significativo anche il numero dei morti e dispersi nel Mediterraneo dall'inizio dell'anno sino al 4 aprile scorso: 663 migranti hanno perso la vita nel viaggio verso l'Europa - 7 persone ogni giorno- e principalmente sulla più pericolosa rotta del Mediterraneo Centrale dal Nord Africa- Libia in particolare all’Italia (602 le vittime).
Nei primi due mesi del 2017 i richiedenti asilo nel nostro Paese sono stati 24mila, in aumento del 60% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Nel 2016 si era già registrato un record con il più alto numero di richieste mai registrato in un ventennio: oltre 123mila  – 10mila ogni mese, il 47% in più rispetto al 2015. Nel 2016 le Commissioni Territoriali hanno esaminato oltre 90mila domande, e per il 60% dei casi l’esito è stato negativo (nel 2015 la percentuale di dinieghi era stata del 39%).
Le domande di asilo in Europa nel 2016 sono state 1.204.300. In Germania, il Paese che accoglie di più sia in termini assoluti che rispetto alla popolazione, si è registrato un vero e proprio boom: 722mila richiedenti, il 63% in più rispetto al 2015. In Italia migranti che hanno fatto richiesta di asilo per la prima volta sono stati oltre 121mila, + 46% rispetto al 2015. Il nostro Paese è al secondo posto come numeri assoluti, ma solo decimo in base al numero di abitanti.
L’Ismu fa anche un Focus sui siriani: 5milioni quelli che hanno abbandonato il proprio paese: 2 milioni e 910mila sono rifugiati in Turchia, 1.011mila in Libano, e 656mila in Giordania: secondo l’Alto Commissariato Onu per i Rifugiati si tratta della più grave crisi umanitaria degli ultimi 25 anni. In tutta Europa le richieste d’asilo presentate da siriani da aprile 2011 a ottobre 2016 sono state 885mila, di cui 867mila nei paesi dell’Unione più Svizzera e Norvegia. Tra i Paesi UE Germania e Svezia insieme rappresentano i due terzi delle domande presentate da siriani.  
 
 

Rapporto Centro Astalli: alcuni dati

Roma - Anche nel 2016 i servizi del Centro Astalli sono stati possibili grazie all’impegno di 634 volontari nelle diverse sedi in cui il Centro  opera (Roma, Palermo, Catania, Trento, Vicenza, Napoli, Milano, Padova). L’interesse e l’entusiasmo non cala, come mostra il fatto che solo a Roma, nel corso dell’anno, ai 270 volontari in servizio si sono aggiunte circa 200 nuove disponibilità. Particolarmente significativo – si legge nel Rapporto Astalli presentato oggi a Roma -  è stato l’impegno di 17 giovani in Servizio Civile, un’occasione importante di formazione e di servizio, che coinvolge anche cittadini stranieri. Al lavoro quotidiano dei volontari si unisce il prezioso sostegno dei molti benefattori che con le loro offerte hanno sostenuto e rafforzato la nostra possibilità di accompagnare, servire e difendere i rifugiati in Italia: a tutti loro va il nostro sentito ringraziamento. Il Centro ha anche registrato una crescente disponibilità delle comunità religiose ad essere coinvolte nelle comunità di ospitalità: a Roma 27 ordini religiosi sono pienamente coinvolti nel programma e due congregazioni si sono aperte a questa esperienza anche a Trento. “Questi segnali concreti di speranza ci incoraggiano a proseguire con convinzione nel nostro lavoro, certi che il nostro impegno comune possa contribuire a costruire una società più giusta, libera, inclusiva e attenta alle potenzialità e alle aspirazioni di ciascuno”.
 
 
 

Lo sforzo dell’accoglienza: il Rapporto 2017 del Centro Astalli

Roma - La chiusura, sia pur non totale, della rotta balcanica ha concentrato sulla rotta del Mediterraneo centrale la maggior parte degli arrivi via mare dei migranti forzati. Allo stesso tempo, il ripristino dei controlli alle frontiere interne dell’Europa fa sì la maggior parte dei migranti che arriva resti in Italia. Nel corso del 2016 sono sbarcati in Italia 181.436 migranti, di cui 25.772 minori non accompagnati. Le richieste di protezione internazionale presentate in Italia nel corso dell’anno sono state 123.000.
Ormai sistematicamente i richiedenti asilo allo sbarco vengono distribuiti in tutte le regioni d’Italia e il sistema di accoglienza nazionale ha registrato alla fine del 2016 un totale di presenze pari a 176.554 persone. La maggior parte di questi posti però continuano ad essere offerti da centri di accoglienza straordinaria (CAS) che non sempre includono lo stesso livello di servizi mirati all’integrazione e soprattutto non prevedono un coinvolgimento diretto dei Comuni in cui si trovano. Il Centro Astalli, che gestisce sia centri di accoglienza straordinaria (a Trento, Vicenza e Grumo Nevano-Na) che centri SPRAR (a Roma, Trento, Vicenza, Palermo), auspica che la rete SPRAR, che alla fine del 2016 accoglieva appena 23.822 persone, diventi al più presto l’unico sistema di accoglienza per richiedenti e titolari di protezione internazionale, affinché a tutti gli accolti possano essere garantito un efficace supporto all’integrazione, secondo standard uniformi.
Allo stesso tempo, notiamo – si legge nel rapporto 2017 del Centro dei Gesuiti presentato a Roma questa mattina - che il percorso di chi arriva in Italia è sempre più difficile. Sempre più spesso incontriamo persone che, ritrovandosi escluse, per un motivo o per l’altro, dai percorsi ordinari per la domanda d’asilo e l’accoglienza, sono sempre più disorientate e faticano a trovare ascolto e risposta ai loro bisogni.
Un altro elemento di preoccupazione riguarda più specificamente la procedura d’asilo: “dall’esperienza delle persone che si rivolgono ai nostri servizi vediamo che la probabilità di vedersi riconoscere la protezione internazionale nell’ultimo anno si è ridotta, anche se i motivi della migrazione forzata non appaiono sostanzialmente diversi dagli anni precedenti. Sembra anzi crescere – si legge - la vulnerabilità delle persone che accompagniamo e proprio per chi è più traumatizzato sembra difficoltoso accedere a un adeguato orientamento alla procedura. Anche per questa ragione ci appare grave e pericolosa l’accelerazione e semplificazione dei ricorsi a fronte di un diniego in prima istanza, che rischia di ridurre ulteriormente il numero delle persone che riescono a vedere riconosciuto il proprio diritto alla protezione”.
Il Centro Astalli sottolinea anche la mancata esenzione dal ticket che continua a rendere difficile l’accesso dei migranti  a cure effettive e a scoraggiare i percorsi di prevenzione. Anche nel 2016 numerosi rifugiati regolarmente iscritti al Servizio Sanitario Nazionale, ma impossibilitati a sostenere il costo di farmaci e visite mediche, sono stati costretti a chiedere assistenza all’ambulatorio del Centro Astalli. Per la maggior parte dei rifugiati, ma in particolare per quelli più segnati dai traumi della fuga e del viaggio, per le madri sole e per i nuclei familiari numerosi, i percorsi verso l’autonomia si confermano faticosi. Lavoro e casa sono evidentemente le esigenze più pressanti: nel 2016 è aumentata molto la richiesta al servizio di ricerca lavoro e la lunga lista di attesa per l’inserimento nel progetto di comunità di ospitalità (oltre 200 colloqui realizzati) conferma che il bisogno è grande e che, ovviamente, riusciamo a farvi fronte solo in parte, si legge nel rapporto che evidenzia come per tutto il 2016 il lavoro culturale e di sensibilizzazione del Centro Astalli è cresciuto, con buona risposta. Nell’ambito dei due progetti nelle scuole, Finestre e Incontri, sono stati coinvolti 26.436 studenti in 14 province italiane (2.700 di più rispetto all’anno precedente).  A maggio 2016, più di 200 iscritti hanno partecipato al corso “Oltre il muro dell’indifferenza” e l’ampia partecipazione alle iniziative per la Giornata del Rifugiato organizzate in tutta Italia confermano l’interesse e la volontà di partecipazione di una parte significativa della società italiana. (R.I.)
 
 
 

Mons. Galantino: il valore dell’informazione e della formazione sul tema migrazioni

Roma - Parlare delle migrazioni e dello spostamento delle persone con “competenza e serietà per superare finalmente un’informazione allarmistica ed ideologica del fenomeno, che troppo spesso dimentica il popolo dei migranti, 5 milioni, per fermarsi ad esasperare alcuni casi”. E’ quanto ha chiesto Mons. Nunzio Galantino, Segretario Generale della CEI, intervenendo questa mattina alla presentazione del Rapporto del Centro Astalli 2017. Nello specifico, poi, dei richiedenti asilo, “non siamo – ha spiegato - di fronte a un’invasione del nostro Paese (siamo stati sia l’anno scorso che quest’anno intorno a 3 richiedenti asilo ogni mille abitanti), ma siamo di fronte a un momento di grande sofferenza del mondo in cui il numero dei conflitti (di cui la nostra parte di mondo ha la sua responsabilità sia nella creazione che nella mancata gestione) e il numero di spostamento forzato di persone per cambiamenti climatici è davvero molto elevato. Sarebbe ingenuo – ha detto il Segretario Generale della CEI - pensare che tutti questi spostamenti forzati di persone in fuga da guerre e conflitti e da cambiamenti climatici, sempre più numerosi, violenti ed imprevisti, non abbia una ricaduta anche in Europa e in Italia; e non saranno i controlli alle frontiere a fermare le persone in fuga, che sono state obbligate a spostarsi; né saranno sufficienti occasionali e sporadici corridoi umanitari non condivisi e costruiti dentro un sistema europeo”.
I volti dei migranti, siano essi costretti a mettersi in viaggio per la fame e la sete, la guerra e i disastri ambientali, perseguitati politici o religiosi e vittime di tratta, chiedono – ha concluso -  una “comunità attenta ad ‘accogliere’, tutelare’, ‘promuovere’, ‘integrare’.  Sono i quattro verbi che papa Francesco ha  usato  parlando a un seminario internazionale su ‘Migrazioni e pace e che, ci auguriamo, possano segnare l’impegno di tutti”. (R.I.)
 

Mons. Galantino: ricollocamenti in Europa siano “realmente funzionanti”e basati “sulla solidarietà di tutti i Paesi”

Roma - Occorre “trovare procedure d’identificazione e di ricollocamento comuni in Europa che tengano conto del rispetto della dignità umana e dei diritti umani delle persone e che siano realmente funzionanti e basate sulla solidarietà di tutti i Paesi dell’Unione”. Lo ha segnalato il Segretario Generale della CEI, Mons. Nunzio Galantino, alla presentazione del Rapporto 2017 del Centro Astalli su richiedenti asilo e rifugiati, oggi a Roma. Galantino ha espresso “preoccupazione” per “gli esiti delle politiche di gestione dei flussi migratori” a livello europeo, segnalando che “gli hotspots, la relocation e i rimpatri sono misure di controllo delle frontiere, che stanno operando una vera e propria selezione di nazionalità ammesse nell’Unione, lasciando migliaia di persone escluse dall’ingresso bloccate senza altra prospettiva che quella di rivolgersi ai trafficanti”. Peraltro, la “preselezione fra migranti ai quali viene consentito di presentare la domanda di asilo e altri ai quali questa possibilità viene negata, sulla base della provenienza da una nazione considerata sicura”, ha rilevato, “contravviene al principio contenuto nella Convenzione di Ginevra e recepito dall’ordinamento italiano secondo cui la domanda di protezione internazionale può essere presentata da tutti e tutti hanno diritto ad un esame individuale e completo della domanda”. Mentre la relocation non è ora “né celere, né efficace”, poiché “le persone che inoltrano tale domanda rimangono in attesa 2 o 3 mesi prima di essere trasferite in quei (sinora pochi) Paesi che hanno dato la disponibilità ad accoglierle”, dal momento che “il sistema non è basato sull’obbligatorietà per i Paesi dell’Unione di mettere a disposizione delle quote per accogliere i richiedenti asilo trasferiti dai Paesi a più forte pressione migratoria”. Da qui l’appello per nuove procedure e “modalità  nuove di gestione dei flussi delle persone in arrivo in Europa, siano essi migranti o richiedenti asilo, realmente comuni  e che prevedano la possibilità di avere quote certe per ogni Paese europeo e che cerchino, per quanto possibile, di incrociare le disponibilità date dai diversi Paesi con i desideri e le aspettative delle persone in arrivo”.
 

Mons. Galantino: aprire la possibilità di un permesso di soggiorno umanitario per i diniegati

Roma - “Aprire la possibilità di un permesso di soggiorno umanitario anche per i numerosi diniegati (stimati nei prossimi mesi in 40.000), per evitare la situazione di irregolarità per molte persone, soprattutto al Sud, che genererebbe sfruttamento, non tutela della dignità della persona e insicurezza”. È quanto ha chiesto questa mattina il Segretario Generale della CEI, Mons. Nunzio Galantino, intervenendo a Roma alla presentazione del Rapporto 2017 del Centro Astalli. “Ripartire dalla legalità – ha detto Mons. Galantino – è fondamentale sia per chi potrà fermarsi in Italia sia per chi dovrà rientrare nel proprio Paese. La legalità e l’impegno a farla rispettare è il primo passo verso una politica seria e intelligente di accoglienza e d’inclusione dei migranti”. Il Segretario Generale della CEI ha chiesto anche di giungere a “un sistema unico e diffuso di accoglienza in Italia”, prevedendo “un accreditamento da parte di enti e strutture del privato sociale e del no profit, un piano di zona e un tavolo territoriale, superando l’empasse di una logica statalista che vede solo i Comuni e nessun altro come soggetti proponenti di un progetto di accoglienza dei rifugiati”. Da migliorare pure il percorso delle domande di protezione internazionale, per dare “una risposta più competente e più celere” a quanti fanno richiesta, entro i 6 mesi già previsti dalle normative europee, e “allo stesso tempo provando anche ad accorciare i tempi dei ricorsi dei denegati, che al momento aspettano anche più di un anno”. Infine, ha annotato Galantino, “superare la prima accoglienza in centri collettivi spesso inadeguati” per i minori stranieri non accompagnati, prevedendo “forme diversificate di accoglienza” con “centri piccoli, ma anche affidamenti familiari o appartamenti in semi autonomia”. Le migrazioni – ha spiegato il Segretario della CEI - sono un ‘segno dei tempi’ – come più volte hanno ripetuto papa Benedetto e papa Francesco – ma anche una ‘sfida pastorale’, che “interpella le nostre comunità” e una “‘sfida sociale’ per le nostre città”. “Basta ‘leggere’ serenamente e realisticamente i numeri, i volti e le storie dei migranti in Italia – ha aggiunto – per comprendere come le città e le comunità cristiane siano chiamati a raccogliere questa sfida e a ripensare luoghi, strutture e percorsi per un cammino di incontro e di scambio. Premessa fondamentale per costruire senza conflittualità e contrapposizioni sociali il nostro futuro insieme”. Il segretario generale ha quindi fatto riferimento alla “serie infinita e ormai insopportabile di attentati che si stanno drammaticamente consumando ovunque”. Questi, ha osservato, “non contribuiscono certo a leggere il fenomeno migratorio in maniera corretta”, divenendo anzi “esca appetibile per chi non ha alcun interesse di offrire un contributo perché questo fenomeno complesso e inarrestabile rappresenti una chance”.
 

Sbarco nel Salento: trovati 75 migranti

Roma - Settantacinque migranti sono stati rintracciati all’alba di ieri nei pressi di Otranto appena sbarcati da un natante che ha raggiunto la costa adriatica salentina facendo poi perdere le tracce.
L’allarme, per la presenza di persone sulla provinciale, è stato dato da alcuni passanti ai poliziotti del commissariato di Otranto. È scattata così la macchina del soccorso coordinata dalla Prefettura di Lecce. Dei 75 migranti individuati, 27 sono uomini, 17 le donne e 31 i minori.
I bambini farebbero parte di nuclei familiari di nazionalità curda e irachena. Sono stati trasferiti al centro di accoglienza Don Tonino Bello di Otranto.