Primo Piano

Card. Scola: Rosario in via Sarpi con i cinesi cattolici

Milano - Giovedì 18 maggio, alle ore 21, il cardinale Angelo Scola sarà in via Paolo Sarpi per la recita del Rosario, all’interno di uno dei condomini che nel mese di maggio si riuniscono a pregare. «Tutte le sere diciamo un Rosario davanti alla parrocchia Ss. Trinità, in via Giusti, dove c’è la statua della Madonna. E ogni anno invitiamo le persone che abitano qui a fare lo stesso nei condomini o davanti alle edicole mariane. Quattro o cinque palazzi rispondono positivamente, si tratta in prevalenza di case di ringhiera», spiega il parroco don Mario Longo al settimanale della diocesi di Milano “MilanoSette”.  Persone che tornano a casa dal lavoro e che si riuniscono in cortile e sui ballatoi per pregare e insieme. E poi al termine si fermano per un rinfresco in cui ognuno porta qualcosa. Un modo familiare nella grande Milano, dove spesso invece ci si lamenta del troppo individualismo e della solitudine. «In queste occasioni nella nostra parrocchia si riuniscono anche 200 persone e riempiono i cortili. Una testimonianza davvero bella. Perché dimostra che come nei condomini si può litigare, certo, ma si può anche pregare e come in una famiglia la mamma tiene insieme un po’ tutti, anche in questo caso, ci si riunisce insieme nel nome di Maria», aggiunge don Longo. Nel mezzo del quartiere, vicino al centro città e di forte immigrazione, si trova la comunità cinese. «Nel nostro territorio i cinesi cattolici e praticanti sono una quindicina, nella Diocesi sono molti di più.
Partecipano anche a questa iniziativa anche se, l’orario, proprio in coincidenza della chiusura dei negozi, non è l’ideale per chi ha un’attività commerciale», commenta don Longo. Il Rosario di giovedì sarà un momento come gli altri, normale, da vivere con Maria. Un’occasione di preghiera e di festa insieme alla quale parteciperà anche il cappellano cinese:  “pregheremo insieme e al termine è previsto un momento conviviale con il consueto rinfresco, preparato dagli stessi condomini. Il mio auspicio è che sia un momento di preghiera comune, come al solito, in cui il centro vero di attenzione sia la Madonna», conclude don Longo. (C.C.)
 

Mons. Perego: “muri dentro e fuori ritornano e la libertà di partire e di restare sembra oggi un diritto non esigibile”

Trento - La storia di questi ultimi cinquant’anni della Chiesa in Europa è stata “certamente storia di solidarietà: impegno per la cooperazione, per il condono del debito estero dei Paesi più poveri, micro-progetti più che grandi progetti, iniziative diocesane, campagne nazionali, fondazioni internazionali, obiezione di coscienza alle armi e impegno per la pace, sviluppo di modelli di cooperazione e di autonomia, l’attenzione ai nuovi migranti dopo la caduta del muro di Berlino nel 1989, progetti e iniziative ecumeniche come i recenti corridoi umanitari per tutelare i richiedenti asilo sono alcuni dei segni concreti di una solidarietà della Chiesa in Europa”. A dirlo, sabato pomeriggio, Mons. Gian Carlo Perego, Direttore generale della Fondazione Migrantes e Arcivescovo di Ferrara-Comacchio, intervenendo ad un incontro sul tema della solidarietà all’annuale Festa dell'Europa che si è svolta a Trento con al centro il tema “Siamo Europa”.
Insieme a Mons. Perego l'economista Stefano Zamagni. Nel suo intervento Mons. Perego ha parlato della solidarietà nel magistero della Chiesa Cattolica e su come fare solidarietà. Occorre anzitutto “valorizzare” e “non depredare le risorse dei Paesi più poveri”; “sostenere lo sviluppo economico interno ai Paesi più poveri, favorendo la produzione propria”, “distribuire con massima efficacia ed equità le risorse”. Lo sguardo di Mons. Perego è quindi andato al mondo delle migrazioni dei popoli “che nascono anche da mancati impegni dell’Europa in ordine alla pace, alla giustizia sociale, alla  cooperazione, dal potere crescente delle multinazionali sulle terre (Land Grabbing), dallo sfruttamento delle risorse senza condivisione, accompagnate da fenomeni di chiusura, esclusione sociale e differenza sociale, di abbandono dei poveri e dei migranti economici e forzati, da nazionalismi, protezionismi e populismi che rischiano di ricostruire i muri abbattuti, sono  il segno più concreto e evidente del tradimento del principio della solidarietà”. Per Mons. Perego “sembra mancare oggi un ‘progetto europeo’ che trovi nella solidarietà il suo punto di forza per dare futuro al nostro Continente. Anche la destrutturazione degli istituti di solidarietà, frutto dei movimenti sociali e storicamente garantiti nei Paesi europei, rischiano di indebolire l’accesso ai diritti sociali.  E senza solidarietà si muore, perché vengono a mancare la vita (il tasso di mortalità nei 28 Paesi europei è superiore al tasso di natalità), le relazioni, i legami, lo scambio, che sono le fondamenta per avere un avvenire di dialogo sociale e di pace, di sviluppo”. “Muri dentro e fuori ritornano e la libertà di partire e la libertà di restare sembra oggi un diritto non esigibile”. Il direttore di Migrantes conclude “guardando al Mediterraneo e a come quel Mare confine d’Europa sia oggi il segno di una solidarietà ancora ferita dalle troppe morti e dal tentativo di indebolire l’azione congiunta di istituzioni e società civile nel salvare migranti in mare”. (R. Iaria)
 

Roma: domenica la Festa dei Popoli promossa da Migrantes

Roma - “Costruiamo ponti e non muri”. E’ questo il tema dell’edizione 2017 della festa dei Popoli della diocesi di Roma che si svolgerà domenica prossima. L’iniziativa, promossa dall’Ufficio diocesano per la pastorale delle migrazioni (Migrantes) e dalla Caritas diocesana, si articolerà in tre momenti.
In mattinata, alle 10,00 un forum al Seminario Romano Maggiore, sul tema “Comunità migranti, Chiese e città di Roma: donne in dialogo per l’integrazione tra i popoli” con delle comunità straniere che vivono nella Capitale, “protagoniste di processi di integrazione che creano una convivenza serena nella Basilica di San Giovanni in Laterano, presieduta dal vescovo delegato Migrantes della Conferenza Episcopale del Lazio, Mons. Paolo Lojudice, membro della Commissione CEI per le migrazioni seguita da alcuni momenti di festa. “In un momento in cui la migrazione è vista da molti costantemente come emergenza e problematicità, in particolare dopo i numerosi sbarchi – spiega Mons. Felicolo –, vogliamo mostrare un altro volto della quotidianità della realtà migratoria, che è anche festa, condivisione, integrazione. Perché crediamo che la migrazione sia ricchezza, confronto”.
 

Papa a Fatima: l’incontro con una famiglia di profughi siriani del Cara di Castelnuovo

Roma -  “Oggi è un giorno speciale per noi. E’ la seconda volta che incontriamo il Papa. E’ stato bellissimo, siamo molto contenti di averlo incontrato qui a Fatima perché crediamo tanto nella Madonna”. Così il padre della famiglia di profughi siriani in un’intervista a Tv2000, durante lo speciale del ‘Diario di Papa Francesco’, ha raccontato dell’incontro di sabato a Fatima con Papa Francesco. La famiglia siriana aveva già incontrato il Pontefice il 24 marzo 2016 nel Centro di accoglienza per richiedenti asilo (Cara) di Castelnuovo di Porto, alle porte di Roma, uno dei più importanti d’Italia, gestito dal 2014 dalla cooperativa sociale Auxilium. Una famiglia da generazioni in fuga dalla violenza. La capostipite Amina, bisnonna, palestinese di origine, nel 1954 si ritrovò profuga in Giordania. Ha attraversato l’Iraq, la Siria e infine il Mediterraneo, per arrivare con tutti i suoi cari al ‘Cara’ di Castelnuovo di Porto, dove lo scorso anno, nel giovedì santo, ha incontrato per la prima volta Francesco. I suoi pronipoti, sebbene musulmani, portarono le offerte all’altare: il Papa ascoltò la sua storia di dolore e paura, e accolse il desiderio di serenità e pace di un gruppo miracolosamente scampato al naufragio.
Oggi Amina e la sua famiglia hanno raccontato a Francesco la nuova vita in Portogallo, la generosità del Comune di Batalha, la gioia per l’ultimo nato, cittadino europeo e la devozione per la Madonna di Fatima, a cui spesso l’anziana donna ha chiesto protezione.
 

Papa Francesco: su Ong-migranti, “le indagini proseguano e venga fuori tutta la verità”

Fatima -  “Ho letto che c’è questo problema, ma ancora non conosco i dettagli e, per questo, non posso dire. So che c’è un problema e che le indagini vanno avanti. Auguro che proseguano e che tutta la verità venga fuori”. Così Papa Francesco rispondendo alla domanda di un giornalista sul volo di ritorno da Fatima, in merito alle polemiche attuali italiane circa i rapporti Ong-scafisti.
 

Ferrara: il gesto dei bimbi che risana la ferita di Gorino

Ferrara - Nella notte tra il 24 e 25 ottobre scorsi a 12 giovani profughe africane viene impedito di raggiungere la località nel Delta del Po che avrebbe dovuto accoglierle. L’evento suscita in buona parte dell’opinione pubblica un moto di sdegno, arrivando anche tra i banchi di una scuola di Fina- le Emilia, nel bolognese. La classe IV° D della Primaria 'Castelfranchi', riflettendo insieme alle maestre su quei drammatici avvenimenti e sul fatto che una delle ragazze, la 20enne Joy Andrew, portasse in grembo il piccolo Michael (nato circa due mesi dopo, il 12 dicembre, all’Ospedale di Cona, vicino a Ferrara), ha pensato a un gesto di concreta carità. Gli alunni hanno, infatti, deciso di donare a Joy e Michael i soldi risparmiati in due mesi grazie all’acquisto condiviso, col progetto 'Merenda sana', di alimenti più indicati al posto delle merendine. Il denaro è stato quindi donato al Servizio accoglienza alla vita di Ferrara perché lo utilizzi per l’acquisto di vestiario e prodotti di prima necessità per Michael.
Nel Palazzo Arcivescovile, alla presenza dell’amministratore apostolico Mons. Luigi Negri gli alunni, accompagnati dalle insegnanti Antonella Diegoli, Katia Petruzzella e Antonella Barone, hanno donato a Joy anche un beauty case, un’icona da viaggio e un rosario da polso e a Michael tre libri, un giocattolo, un vestitino e un braccialetto, oltre ad alcuni bigliettini con i loro pensieri. Negri ha invece ricevuto in dono, dalle mani di Luca, figlio del Pastore della Comunità rumeno- ortodossa di Finale, una riproduzione di un’icona bizantina e da Malak, bimba araba di famiglia musulmana, una cornice e da Francesco, che da grande sogna di diventare frate, il volume 'Le sette Chiese' dedicato al terremoto del 2012.
Negri ha elogiato i bambini: «Avete sentimenti buoni e grandi nel cuore, grazie anche a persone che vi hanno educato e aiutato nel farli crescere. Sono gesti come il vostro che trasformano l’ostilità del mondo in amicizia. Continuate ad avere quest’apertura verso le persone che incontrate, soprattutto quelle che vivono condizioni difficili. Siate sempre limpidi, senza pregiudizi, buoni e aperti».
Joy vive insieme ad altre nove donne in uno degli appartamenti in città messi a disposizione dall’Associazione Viale K. Per più di dieci ore alla settimana segue due corsi, uno di cucina e uno di lingua italiana. La sua speranza è, ora, di poter riabbracciare il marito e padre di Michael, Lamin, rimasto bloccato in Libia nove mesi fa mentre la moglie incinta si imbarcava verso il nostro Paese. Solo un mese fa Lamin è riuscito ad arrivare in Italia: ora si trova vicino Roma, sta bene e a breve si ricongiungerà col figlio che non ha ancora potuto vedere. (Andrea Musacci)
 

Commissione Europea: un punto d’incontro virtuale “Generazione Erasmus”

Bruxelles - Trent'anni fa nasceva il programma Erasmus.  Da allora è nata una generazione Erasmus, composta da nove milioni di ex studenti, apprendisti, volontari, professori ed educatori. Oggi per questa generazione la Commissione europea lancia un  punto di incontro virtuale - Erasmus + - che servirà a costruire insieme il futuro del programma dopo il 2020.
Il Commissario per l'Istruzione, la cultura, i giovani e lo sport Tibor Navracsics ha evidenziato che "Erasmus+ è uno degli strumenti più potenti dell'UE. Per continuare a perfezionarlo e accrescerne il successo è indispensabile coinvolgere l'insieme dei soggetti interessati, vale a dire non soltanto la cosiddetta 'Generazione Erasmus' ma anche le organizzazioni attive nel campo dell'istruzione, della formazione e della gioventù. Questo spazio online offre ai cittadini europei un'occasione concreta per costruire il programma Erasmus+ e l'Europa di domani."
Per rendere gli scambi di idee il più interattivi possibile, la piattaforma offre un insieme di funzionalità diverse: per stimolare la discussione grazie allo scambio di idee, video e documenti, poter discutere e commentare le proposte avanzate, votare per le idee preferite e programmare eventi e gruppi di discussione ovunque in Europa.



 

Migrantes Brescia: presentata ieri la Festa dei Popoli

Brescia - La città di Brescia  vive ore di attesa per l’avvenimento che ogni anno le dà colore e particolare vivacità. Domenica 14 maggio 2017, infatti, la città si ritroverà al Pala Brescia per la Festa dei Popoli, tra musiche, danze, profumi di varia gastronomia. La festa multietnica e multiculturale, però, non sarà solo occasione di sano divertimento. Vi sarà anche motivo di celebrazione e di incontro, sul tema “Insieme siamo costruttori di un popolo nuovo”, con sotto-titolo “Bambini speranza per ripartire”. Soprattutto nella Messa, presieduta dal Vescovo Mons. Luciano Monari, si metterà l’accento sullo sforzo della Chiesa bresciana e della società civile nel favorire itinerari di accoglienza e di integrazione degli immigrati sul territorio, con l’obiettivo di coniugare l’assistenza immediata e la promozione umana delle persone, con particolare attenzione ai temi della formazione, dell’inter-cultura e dell’inter-azione, sempre nel quadro generale della specifica sollecitudine pastorale. In questi giorni di preparazione, padre Gabriele Bentoglio, che è direttore dell’Ufficio Migrantes della diocesi e presidente dell’Associazione Centro Migranti, ha diffuso notizie relative all’impegno della diocesi e dei Missionari Scalabriniani che, insieme ad altri organismi, operatori pastorali e volontari, da anni sono impegnati a fianco delle numerose collettività di immigrati di Brescia e della provincia. Negli ultimi tre anni, dal 2014 al 2016, il Centro Migranti ha assistito 4.316 persone, di cui 2.332 donne (54%) e 1984 uomini (46%). Ogni migrante si è presentato al Centro in media quattro-cinque volte. Le domande presentate dai migranti riguardavano in modo particolare l’aiuto nel disbrigo di varie pratiche (40%); la soluzione del problema abitativo (15,9%); la ricerca di un interlocutore allo sportello d’ascolto (14,6%); la ricerca di occupazione lavorativa (12,8%); una consulenza professionale (6,7%); la domanda di beni e servizi materiali (3,4%); questioni relative all’accoglienza (2,1%); aiuto in materia di assistenza sanitaria (1,5%); domande di sussidi economici (1,3%); il restante 1,7% ha ricevuto sostegno socio-assistenziale ed è stato assistito nell’orientamento professionale e nella formazione scolastica.
I migranti accolti nell’ultimo triennio provenivano da 82 Paesi; uno è risultato apolide. Nei primi posti della lunga lista vi sono persone giunte dall’Ucraina (595), dal Marocco (451), dalle Filippine (329), dalla Moldavia (274), dallo Sri Lanka (214), dal Pakistan (199), dalla Romania (185), dalla Nigeria (169), dall’Albania (164), dall’Egitto (122) e dalla Serbia (109).
 
 
 

Mons. Lojudice: basta morti innocenti

Roma - Era affollatissima la Basilica di Santa Maria in Trastevere, ieri sera, per la veglia di preghiera, promossa dalla comunità di Sant’Egidio e presieduta da Mons. Paolo Lojudice, vescovo delegato per la Migrantes della Conferenza Episcopale del Lazio, dopo la morte di tre giovani donne, di etnia rom, nell’incendio del loro camper in sosta alla periferia Est della città. Molti i rom e sinti presenti che con questo gesto hanno voluto essere vicini alla famiglia di Francesca, Angela ed Elisabeth, rispettivamente di 4, 8 e 20 anni. Con loro anche la mamma delle tre vittime e alcuni familiari.
L'elemosiniere vaticano Mons. Konrad Krajewsk ha voluto essere presente partecipando alla preghiera seduto tra i fedeli. Ma anche tanti cittadini, volontari della Comunità di Sant'Egidio e di altre  associazioni, rappresentati della diocesi di Roma, rappresentanti di altre confessioni religiose, il ministro Valeria Fedeli, il prefetto di Roma.
"Da questo momento ci  sia un futuro diverso per la nostra città e per il Paese, un futuro di inclusione per tutti. Da questo momento ci sentiamo più  responsabili tutti soprattutto per  quei cittadini più bisognosi e che vivono ai margini delle nostre città”, ha detto il presidente della Comunità di Sant'Egidio, Marco Impagliazzo, all'inizio della veglia  esprimendo "amicizia e solidarietà" alla famiglia colpita da questo dolore: "fermarsi dopo questo evento tragico ed assurdo ci è sembrato giusto. Non era possibile non fermarsi”. ''Non dovremmo uscire da questa chiesa senza un impegno chiaro e preciso con la nostra coscienza e tra noi che lavoreremo insieme perché i piccoli non soffrano più. Dobbiamo pregare e agire tutti insieme perché nessun bambino, in nessuna parte del mondo sia più crocifisso … Troppi bambini crocifissi! Se vedessimo un bambino in croce saremmo sdegnati! E perché: non sono in croce tutti questi? Quelli sotto le bombe, soggetti a violenze di ogni genere, rapiti, defraudati della loro infanzia, morti nel Mediterraneo, lasciati in un sacchetto della spazzatura appena nati………Dio abbia pietà di noi", è stato il monito di Mons. Lojudice.
Commentando alcuni passi dei Vangeli il presule ha sottolineato che "il bambino nel vangelo e nel pensiero di Gesù è un modello, di vita,  di accoglienza della fede, perché comprende particolarmente il linguaggio della tenerezza e dell'amore, soprattutto quando è espresso attraverso un servizio premuroso, paziente e generoso, animato nei credenti dal desiderio di manifestare la stessa predilezione che Gesù nutriva per i piccoli.  "Ogni essere umano - ha aggiunto il presule - ha valore in se stesso, perché creato ad immagine di Dio, ai cui occhi è tanto più prezioso, quanto più appare debole allo sguardo dell'uomo". Il pensiero di Mons. Lojudice è andato quindi ai piccoli orfani o abbandonati a causa della miseria e della disgregazione familiare, ai fanciulli vittime innocenti dell'Aids o della guerra e dei tanti conflitti armati in atto in diverse parti del mondo,  all'infanzia che muore a causa della miseria, della siccità e della fame. "La Chiesa - ha sottolineato il presule che è anche vescovo ausiliare di Roma e membro della Commissione CEI per le Migrazioni - non dimentica questi suoi figli più piccoli”, ha detto citando una frase di papa Benedetto XVI.  Quante “stragi di innocenti”, quante "lacrime di madri sono raccontate dalla Bibbia: quella voluta dal Faraone in Esodo, quella riportata dal profeta Geremia e poi citata nel Vangelo  dopo la nascita di Gesù", ha ricordato ancora sottolineando che  "Rachele non vuole essere consolata. Questo rifiuto esprime la profondità del suo dolore e l’amarezza del suo pianto. Davanti alla tragedia della perdita dei figli, una madre non può accettare parole o gesti di consolazione, che sono sempre inadeguati, mai capaci di lenire il dolore di una ferita che non può e non vuole essere rimarginata. Un dolore proporzionale all’amore. Ogni madre sa tutto questo; e sono tante, anche oggi, le madri che piangono, che non si rassegnano alla perdita di un figlio, inconsolabili davanti a una morte impossibile da accettare. Rachele racchiude in sé il dolore di tutte le madri del mondo, di ogni tempo, e le lacrime di ogni essere umano che piange perdite irreparabili". Oggi, "nel nostro occidente, nella nostra Italia, nella nostra grande e splendida città di Roma un bambino non può vivere in mezzo alla strada, non può essere rosicchiato dai topi mentre dorme in una baracca, non può essere arso vivo per nessun motivo al mondo… Uccidere anche un solo bambino è uccidere la società,  il futuro, noi stessi". In questo momento "tutti pensiamo alle responsabilità di questa tristissima vicenda e ovviamente a quella di chi ha commesso il fatto: non ci si può credere…chiunque sia …non può essere: non si può arrivare a tanto… Chi non lo pensa, in questo momento? Sarebbe facile scaricarci le coscienze pensando al colpevole,  ad 'un' colpevole…: ma il colpevole è uno solo? Ne siamo convinti?  E le nostre responsabilità dove sono? Quali sono? Sia quella della società civile, dell’amministrazione pubblica che non ha vigilato a sufficienza …  sia quella della comunità cristiana troppo presa da altri problemi…” Per il presule ben vengano i centri diurni, le scuole della pace, i doposcuola parrocchiali… ben vengano i bravi insegnanti delle elementari e delle medie che vivono la loro professione come una vera missione e offrono anche ai bambini rom una attenzione che non è solo di circostanza ma è profonda, significativa e, a volte, salvifica. I campi sono dei “non luoghi” , come - ha detto - "lo sono gli agglomerati popolari dove si accorpano miserie su miserie… e miserie accumulate non possono generare che malessere, violenza, tragedie. Le accuse postume, le lacrime di coccodrillo non servono in questo momento: avremmo potuto…avremmo dovuto…No. L’unica cosa che serve è unire le nostre forze, quelle sane, quelle solide presenti nelle nostre comunità". E allora, ecco il monito: "basta con i conflitti ideologici, pregiudiziali nella società e anche nella chiesa:  mettiamoci in gioco perché nessun bambino soffra, subisca violenza o addirittura muoia di morte violenta, in una maniera così atroce e così devastante, come è accaduto l’altra notte a  Francesca, Angelica ed Elisabeth". Ieri uno striscione appeso sul luogo dove è avvenuto l’incendio, nel quartiere Centocelle di Roma,  circondato da fiori bianchi: “Sono morti del quartiere. Siamo tutti coinvolti”. E ieri sera nella Basilica di Santa Maria in Trastevere un gruppo di bambini indossava una maglietta con la scritta “Non sono pericoloso, sono in pericolo”. Bambini che, mentre si ricordavano i piccoli rom morti negli ultimi anni, con i propri nomi e la causa delle loro morte, a Roma, hanno acceso delle candele. (Raffaele Iaria)
 

8Xmille: firmare per la Chiesa Cattolica

Roma - Se i rendiconti pubblicati sui siti 8xmille.it e chiediloaloro.it indicano le assegnazioni dei fondi alla Chiesa italiana per macrovoci, la Mappa8xmille – agli stessi indirizzi web – restituisce il dettaglio territoriale delle opere per regione, diocesi, provincia e comune. La geografia della solidarietà, con gli interventi 'firmati' dai fedeli italiani, è in continuo aggiornamento. E la Mappa è uno zoom sulle singole opere finanziate, talvolta anche con foto, video e articoli pubblicati sulla stampa diocesana. In modo da restituire l’aspetto amministrativo, ma anche le ricadute sul territorio, rendendo il senso delle speranze e della dignità restituite. Già oltre 13 mila le voci inserite, ancora tuttavia lontane dal rappresentare la totalità dei contributi erogati.
«Obiettivo della Mappa 8xmille – ricorda il responsabile del Servizio promozione CEI Matteo Calabresi – è anche far scoprire che opere vicine a dove viviamo hanno ricevuto un contributo da tutti i fedeli italiani, attraverso le firme. E che dunque l’8xmille cammina concretamente vicino ai progetti di annuncio del Vangelo, di restauri che tramandano arte e fede, e che in genere una parrocchia da sola non potrebbe sostenere. Dà man forte a piani di pastorale, al sostentamento dei sacerdoti e agli interventi caritativi resi possibili ogni giorno da preti diocesani, fedeli e volontari». Sullo sfondo, l’impegno della Cei per un 'progetto di trasparenza' che superi gli obblighi di legge sulla pubblicazione del rendiconto annuale (come previsto dall’articolo 44 della legge 222 del 1985) ed entri nel dettaglio della vita ecclesiale nazionale. Tre le direttrici fondamentali d’impiego: 398,8 milioni di euro per il culto e la pastorale nelle 226 diocesi; per il sostentamento dei circa 35 mila sacerdoti diocesani e missionari, 350 milioni di euro. E infine per i progetti caritativi 270 milioni di euro. Ad esempio, la Mappa mostra il corrispettivo della prima macro-voce segnalando, tra gli altri, i nuovi spazi parrocchiali di Ss.Cosma e Damiano a Borgaro Torinese (Torino) per i 14 mila abitanti di una cittadina alle porte del capoluogo, che a lungo si è riunita per la liturgia in un prefabbricato, e dove l’edilizia residenziale continua a crescere sulle aree industriali dismesse (contributo 2 milioni di euro). Fondi per 72 mila euro hanno invece provveduto al consolidamento della chiesa seicentesca del Carmine, gioiello barocco nel centro storico di Oristano. La Mappa registra tra gli altri – sul fronte carità – l’Emporio per la spesa gratuita delle famiglie in difficoltà a Grosseto (50 mila euro) o la casa 'La Madre' (120 mila euro) che accoglie donne e minori. Sul sito http://sictm.chiesacattolica. it/ infine un progetto analogo per il Terzo Mondo: con ospedali, scuole, formazione di medici e insegnanti. E risposte alle emergenze umanitarie e ambientali: dal soccorso alle famiglie irachene in Giordania alla ricostruzione post terremoto 2016 in Ecuador (500 mila euro). (Laura Delsere)
 
 
 

Ismu:oltre 5.500 minori stranieri non accompagnati sbarcati nei primi mesi del 2017

Milano - In base alle elaborazioni della Fondazione Ismu si segnala che proseguono sostenuti gli sbarchi sulle coste italiane: dal 1° gennaio all’8 maggio 45mila migranti sono giunti attraverso il Mediterraneo in Italia, e tra questi oltre 5.500 i minori che da soli hanno affrontato il terribile viaggio dalle coste libiche. Rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, i minori non accompagnati giunti via mare in Italia sono aumentati di un quinto. In base ai dati UNHCR, le principali nazionalità rilevate nei primi tre mesi dell’anno sono Guinea (579 minori), Gambia (565) e Bangladesh (489). Attraverso i dati del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali è possibile conoscere più nel dettaglio alcune caratteristiche dei minori non accompagnati censiti e presenti nelle strutture di accoglienza italiane, sebbene tali dati, come è noto, si riferiscano anche a minori che hanno raggiunto l’Italia via terra o via aerea (in particolare risultano rilevanti le presenze di minori provenienti da Albania e Balcani). La situazione al 31 marzo 2017, oltre a evidenziare una importante presenza in termini assoluti (sono 15.500 i minori censiti e presenti nelle strutture di accoglienza), mostra alcune specifiche caratteristiche dei giovani accolti. Sta aumentando ad esempio – si legge in una nota dell’Ismu - la componente femminile: se infatti fino al 2015 la presenza maschile era nettamente predominante (95% dei minori), oggi le giovani sole costituiscono il 7,1% di tutti i minori censiti (1.091 a fine marzo). Tra le minori il 74% ha un’età compresa tra i 16 e i 17 anni. Ma diversamente dai maschi che sono soprattutto 17enni e 16enni (rispettivamente il 61% e il 24% di tutto il collettivo maschile),  vi è anche una presenza più giovane in particolare nella fascia di età 7-14 anni (il 15% delle minori, percentuale più che doppia rispetto ai maschi). La Nigeria è nettamente il primo Paese di provenienza con oltre 528 minori non accompagnate (48% del collettivo femminile). Al secondo posto le giovani eritree (152 presenti, pari 14%), al terzo le albanesi con 95 presenze (8,7%). Tra tutti i minori nigeriani, la componente femminile incide per il 40%. Secondo i dati del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali si confermano numerosi coloro che abbandonano le strutture di accoglienza italiane che li ospitano: la situazione registrata al 31 marzo indica che sono 5.170 i minori che risultano irreperibili. Si tratta per lo più di giovani egiziani, eritrei, somali, afghani che vogliono soggiornare in Italia svincolati dall’accoglienza istituzionale o spesso aggiungere parenti e reti amicali nei paesi del nord Europa.  L’Ismu ricorda che in linea con quanto previsto dalla Comunicazione della Commissione Europea del 12 aprile 2017 The protection of children in migration, nella quale si afferma l'importanza di promuovere protocolli e procedure per rispondere e affrontare in modo sistematico il fenomeno dei minori non accompagnati che si rendono irreperibili, è stato da poco firmato un protocollo d’intesa che prevede la condivisione delle informazioni e dei dati tra il dipartimento della Pubblica Sicurezza ed il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali con l'obiettivo di tutelare i minori stranieri non accompagnati, in particolare, dal traffico di esseri umani e dallo sfruttamento nel mondo del lavoro.
 

Rom: questa sera veglia di preghiera per le tre giovani vittime di ieri

Roma - Sarà Mons. Paolo Lojudice, delegato Migrantes per il Lazio e membro della Commissione CEI per le Migrazione, a presiedere, questa sera, nella basilica di Santa Maria in Trastevere, una veglia di preghiera promossa dalla Comunità di sant’Egidio dopo la morte di Francesca, Angela ed Elisabeth, le tre sorelle rom di 4, 8 e 20 anni, avvenuta ieri nell’incendio che ha distrutto il loro camper, nel parcheggio di un centro commerciale di Roma. Alla veglia parteciperanno autorità cittadine, insieme a famiglie rom e abitanti della Capitale. Per la Migrantes il direttore di Roma e del Lazio Mons. Pierpaolo felicolo. Ieri sera papa Francesco ha voluto far giungere il suo “conforto” alla famiglia attraverso l’Elemosiniere Mons. Krajewski che si è recato in visita per portare “un saluto e un aiuto concreto ai genitori e agli otto fratelli”. (R.I.)
 

Seminario: progettare interventi di inclusione sociale per migranti e rifugiati

Roma - Si terrà a Roma il 18 e il 19 maggio 2017 la prima edizione del seminario formativo ‘Progettare interventi di inclusione sociale per migranti e rifugiati’, promosso da Programma integra e rivolto a operatori del settore e a coloro che sono interessati a conoscere strumenti e metodologie per la progettazione di interventi finalizzati a facilitare i percorsi di integrazione di migranti e rifugiati. La scadenza per la presentazione delle domande è  15 maggio 2017. Gli incontri si svolgeranno a Roma giovedì 18 maggio 2017 dalle ore 14,30 alle 17,30 e venerdì 19 maggio 2017 dalle ore 10,00 alle 17,00, in Via Assisi, 78. Il seminario è a numero chiuso e prevede un massimo di 15 partecipanti. A conclusione del percorso è previsto il rilascio dell’attestato di partecipazione.
Per informazioni Programma integra - e-mail: comunicazione@programmaintegra.it
 
 

Brescia: oggi la presentazione della Festa dei Popoli

Brescia - Si avvicina un appuntamento annuale che per la città di Brescia è ormai tradizione: la Festa dei Popoli, domenica 14 maggio 2017, nel Pala Brescia, dove tutto si concentrerà su un tema entusiasmante e impegnativo: “Insieme siamo costruttori di un popolo nuovo”, con sotto-titolo “Bambini speranza per ripartire”, per l’attenzione che si darà ai minori migranti, in linea con il Messaggio di Papa Francesco per la giornata mondiale del migrante e del rifugiato di quest’anno. La festa sarà presentata questa mattina nel corso di una conferenza stampa
P. Gabriele Bentoglio, che è direttore dell’Ufficio Migrantes della diocesi e presidente dell’Associazione Centro Migranti, riferisce che quest’anno saranno 26 le comunità etniche che animeranno in vario modo la giornata della festa, sia la Messa del mattino sia lo spettacolo del pomeriggio. Saranno attivi protagonisti migranti provenienti da Albania, Algeria, Benin, Bolivia, Brasile, Burkina Faso, Costa D’Avorio, Eritrea, Filippine, Ghana, Grecia, Madagascar, Marocco, Messico, Moldavia, Nigeria, Perù, Romania, Senegal, Siria, Sri Lanka, Tunisia e Ucraina, oltre alla numerosa comunità Sickh, a rappresentanti delle collettività musulmane e, ovviamente, a gruppi italiani provenienti da varie parti della provincia di Brescia e della Lombardia.
P. Bentoglio ha comunicato che questa edizione della Festa dei Popoli è anche l’occasione per una valutazione dell’impegno della Chiesa bresciana e della società civile nei percorsi di accoglienza e, soprattutto, di integrazione degli immigrati sul territorio, con l’obiettivo di coniugare l’assistenza immediata e la promozione umana delle persone, con particolare attenzione ai temi della formazione, dell’inter-cultura e dell’inter-azione, sempre nel quadro generale della specifica sollecitudine pastorale.
In effetti, nell’arco del 2016, L’Ufficio Migrantes, che lavora in sinergia con l’Associazione Centro Migranti, ha interagito con 10 scuole secondarie di I e II grado, nel Comune di Brescia, disponibili a realizzare un percorso di sensibilizzazione sulla cittadinanza attiva, con lo scopo di favorire la partecipazione degli stranieri alla vita pubblica e sociale nella municipalità di Brescia e sensibilizzare la comunità d’accoglienza favorendo conoscenza e rispetto reciproci.
Da novembre 2016 a maggio 2017, sono stati erogati due corsi di lingua italiana nell’ambito del progetto FEI “Vivere in Italia. Quarta edizione”. Si tratta di corsi di prima alfabetizzazione, destinati a migranti di recente immigrazione o a coloro che, pur essendo in Italia da tempo, non possiedono una conoscenza delle nozioni basilari della lingua.
Inoltre, a partire dal mese di luglio del 2010, è stato attivato un punto di ascolto, d’informazione e orientamento sui servizi, sugli eventi e sui bandi per richiesta contributi, in accordo con il Comune di Brescia.
 
 
 

Per i piccoli Comuni montani l’accoglienza è un’opportunità

Milano - Che l’accoglienza dei migranti potesse diventare da problema del presente a risorsa per il futuro del territorio, i piccoli comuni di montagna l’hanno capito da tempo e si sono mossi di conseguenza. Spopolamento, invecchiamento della popolazione, cessazione dei servizi e dissesto idrogeologico sono (alcuni) dei problemi con cui quotidianamente queste comunità sono chiamate a misurarsi e che l’arrivo dei migranti ha portato le amministrazioni locali a considerare sotto una luce diversa. E non si tratta di semplici suggestioni, ma di una pratica, anzi di sette “buone pratiche”, analizzate e raccontate dalla ricerca “Montanari per forza”, che sarà presentata questa mattina a Torino nel corso del convegno “Il mondo in paese”, promosso da Compagnia di San Paolo, Regione Piemonte, Città metropolitana di Torino e associazione Dislivelli, che ha condotto lo studio con Maurizio Dematteis e Alberto Di Gioia. Con oltre 14mila migranti ospitati, pari all’8% del totale nazionale, il Piemonte è la quarta regione italiana per accoglienza. Coinvolte non sono soltanto le grandi città, ma anche e, forse, soprattutto, i piccoli comuni di montagna. A livello nazionale, infatti, circa il 30% dei migranti arrivati in Italia, è ospitato in aree montane. Realtà dove l’arrivo di piccoli gruppi di migranti, all’interno del progetto di accoglienza diffusa, ha fatto davvero la differenza.
Come ad Ormea, comune di 1.650 abitanti nell’Alta valle del Tanaro, in provincia di Cuneo, dove l’arrivo di 35 migranti, ormai più di un anno fa aveva scatenato proteste che il sindaco, Giorgio Ferraris, ha placato assumendo in proprio la gestione dei nuovi arrivati. Con 84mila euro ha ristrutturato la vecchia casa di riposo, non più utilizzata, che ora ospita i migranti e con i contributi per la loro gestione, circa 18mila euro al mese, paga lo stipendio alla decina di giovani, tutti di Ormea, che hanno trovato lavoro grazie al progetto di accoglienza.
Più complesso il programma di micro assistenza diffusa in Valsusa, che coinvolge 20 Comuni, firmatari di un protocollo con la Prefettura per il coordinamento degli interventi, che prevede l’accoglienza in piccoli numeri in appartamenti reperiti sul mercato privato. «Si tratta di un modello di governance di un’intera valle – spiegano gli autori della ricerca – esportabile in altri contesti montani, caratterizzati da una certa coesione territoriale, che permette di valutare la capacità di assorbimento sociale delle singole realtà coinvolte». Un «volano di sviluppo» è diventato anche il progetto di accoglienza portato avanti a Pettinengo (Biella) dall’associazione Pacefuturo, che è riuscita a tenere insieme le esigenze degli immigrati con quelle dei locali in difficoltà. «Partendo dalla condivisione degli obiettivi con le altre realtà locali impegnate nella solidarietà (dal Comune alla Parrocchia, dai servizi sociali agli imprenditori locali attenti ai problemi sociali) – racconta la ricerca di Dislivelli – l’associazione porta avanti progetti che coinvolgono fasce deboli e non, stranieri e autoctoni, pubblico e privato».
Centrale in tutti e sette i progetti è la funzione del lavoro (volontario o, in alcuni casi, anche retribuito) svolto dai migranti. Che, per esempio, si prendono cura dei boschi o effettuano la manutenzione di sentieri e muretti a secco. «L’obiettivo è duplice – concludono i ricercatori – dimostrare alla popolazione locale che gli ospiti non rimangono inoperosi e quindi, in qualche modo, restituiscono qualcosa al territorio a fronte dell’accoglienza. Inoltre, lavorando impegnano le giornate e possono venire in contatto con la realtà locale in cui vivono». (Paolo Ferrario – Avvenire)
 
 

La Guardia costiera libica riporta a Tripoli 300 migranti

Roma - Primi effetti degli accordi di collaborazione sottoscritti di recente tra Italia e Libia: ieri la Guardia Costiera libica - alla quale l’Italia ha donato anche alcune unità navali - ha soccorso in acque internazionali e riportato nel porto di Tripoli un barcone in navigazione verso l’Italia, a bordo del quale vi erano più di 350 migranti.
«Una pattuglia della Guardia costiera di Tripoli ha intercettato e portato in salvo oltre 350 migranti clandestini a 19 miglia nautiche al largo di Sabratha» ha confermato il portavoce della Marina libica Ayoub Kacem. I migranti erano ammassati su una «grande barca di legno lunga 18 metri» e «nonostante i limitati mezzi sono stati salvati», ha detto da parte sua il colonnello Abu Ajela, un ufficiale della marina libica. Almeno 12 donne, alcune incinte, si trovavano a bordo del barcone e figurano tra i sopravvissuti: la maggior parte dei migranti è originaria del Marocco e del Bangladesh, secondo un fotografo dell’agenzia Afp. I migranti avevano inviato una richiesta di soccorso alla centrale operativa di Roma della Guardia Costiera italiana. Il barcone, inoltre, era stato avvistato ancora in acque libiche da alcuni mezzi aerei impegnati sul Mediterraneo centrale. Ricevute le due segnalazioni, la centrale operativa di Roma della Guardia costiera ha allertato la Guardia costiera libica che - diversamente rispetto a quanto accaduto in passato - ha preso il comando delle operazioni di soccorso.
 

Sant’Egidio: dolore e vicinanza ai rom, vittime di inaudita violenza

Roma - La Comunità di Sant'Egidio esprime il "proprio dolore e la propria vicinanza" alla famiglia rom colpita dal " gravissimo atto di violenza" che ha provocato la morte di due bambine di 4 e 8 anni e di una ragazza di 20 anni, uccise nell'incendio del loro camper la notte scorsa a Roma. "Di fronte a una tragedia che lascia sgomenti, occorre - su legge in una nota - fermarsi e interrogarsi sulle condizioni di vita in cui tanti rom sono costretti a vivere nella capitale d'Italia, ma anche sulla diffusione di pregiudizi e di disprezzo nei loro confronti, che alimentano un vero e proprio antigitanismo". La Comunità di Sant'Egidio "si stringe attorno a questo popolo, composto in larga parte di bambini, e invita tutti, istituzioni e cittadini, ad adoperarsi per superare le cause dell'emarginazione".


 

L’8xmille, la libera scelta che convince i cittadini

Roma - Addio Unico, arriva il modello Redditi, ma sul fronte della firma 8xmille non ci sono novità sostanziali. Anche quest’anno per destinare la quota Irpef alla Chiesa cattolica sarà necessario utilizzare l’apposita scheda all’interno del modello fiscale. E andrà compilata sia in caso di obbligo di presentazione della dichiarazione, sia in caso di esonero, indicando codice fiscale e generalità. La firma va posta nel riquadro «Scelta per la destinazione dell’Otto per mille dell’Irpef» nella casella «Chiesa cattolica». Per chi sceglierà la modalità telematica di invio all’Agenzia delle entrate (agenziaentrate.gov.it), il gesto fluido della biro con le nostre generalità – come accade già da diversi anni – verrà sostituito da un 'flag' selezionato sul computer, per esprimere a chi destinare l’8xmille. Due le alternative per la consegna, con scadenze differenti. Nel primo caso, il modello Redditi e la scheda possono essere predisposti da qualsiasi intermediario fiscale abilitato alla trasmissione telematica (dunque commercialisti o Caf) che provvederà anche ad inviarli entro il 30 settembre. È bene in ogni caso ricordare personalmente all’intermediario fiscale che si vuol esprimere la scelta per destare l’8xmille.
Diversamente, chi predisporrà da solo il modello dovrà consegnarlo via internet entro il 30 settembre. Ma se il contribuente non è obbligato all’invio telematico, i termini di consegna presso gli uffici postali sono decisamente anticipati: dal 2 maggio al 30 giugno. Dunque è già in corso il bimestre entro cui avvalersi di questa modalità.
Lo scorso anno sono stati oltre 15 milioni i contribuenti che hanno assegnato l’8xmille dell’Irpef complessivo alla Chiesa cattolica. Una quota in continuo aumento nell’ultimo decennio (nel 2000 si fermava a 11,4 milioni). Il numero oltrepassa quello dei cattolici praticanti, e segnala un non formale apprezzamento per l’operato di sacerdoti e volontari da parte di non credenti o 'lontani'.
Una ricerca GFK Eurisko calcola che i praticanti si fermerebbero al 53,4% del totale, con un firmatario su 3 lontano da abitudini religiose o – per il 13,9% – distante dalla fede. Alla Chiesa cattolica, che ogni anno si affida alla libera scelta dei cittadini per le sue risorse, sono così stati assegnati 1.018 milioni di euro, utilizzati – com’è indicato nella ripartizione 2016, disponibile tutto l’anno sui siti web sovvenire.it e 8xmille.it – secondo tre macro-voci: culto e pastorale (39,5%, con 398 milioni di euro); sostentamento dei sacerdoti diocesani, compresi circa 600 missionari nel Terzo mondo (34%, con 350 milioni di euro); infine opere caritative in Italia e nei Paesi in via di sviluppo (26,5%, con 270 milioni di euro). Nella prima macro-voce sono compresi anche i fondi, pari ad 80 milioni di euro nel 2016, per la 'nuova edilizia di culto', ossia per gli oratori, per gli spazi parrocchiali e le nuove chiese che, seppure in costante diminuzione negli ultimi anni, sono ancora necessarie nelle zone di nuova espansione urbana); e contributi per 60 milioni di euro destinati al restauro di pievi e cattedrali, per continuare a tramandare fede e cultura in un Paese come l’Italia, dove oltre il 75% del patrimonio artistico è ecclesiastico.
All’interno delle risorse per culto e pastorale sono compresi inoltre piani pastorali nazionali, come il 'Progetto Policoro', con cui la Cei ha dato vita a decine di corsi di formazione professionale in funzione anti-disoccupazione, prima destinati al solo Mezzogiorno, oggi attivati in tutte le regioni italiane. Obiettivo è insegnare ai giovani a creare cooperative, che approdano dopo circa un anno sul mercato grazie al sostegno dei tutor. Sono stati così attivati nel tempo oltre 4 mila posti di lavoro, grazie all’impegno congiunto in ogni diocesi degli uffici di Pastorale giovanile, Caritas e Servizio di pastorale del lavoro. Il 'Progetto Policoro' ogni anno è sostenuto dall’8xmille con circa 1 milione di euro. E la rendicontazione in progress delle cooperative giovanili che hanno preso il largo dal Friuli a Sicilia e Sardegna è sul sito progettopolicoro.it. All’interno della macro-voce sul sostentamento dei sacerdoti c’è invece l’impegno degli oltre 35 mila preti diocesani, compresi missionari inviati nel Terzo mondo e sacerdoti ormai anziani, che hanno dedicato la vita al Vangelo e ai fratelli. L’8xmille affianca le «Offerte per il sostentamento dei sacerdoti» nell’obiettivo di assicurare ai pastori una remunerazione decorosa, che va da 870 euro netti al mese per un sacerdote appena ordinato, fino a 1.354 euro per un vescovo ai limiti della pensione. Infine i fondi caritativi in Italia (185 milioni) sostengono la rete di accoglienza agli ultimi e ai 'nuovi poveri' della Chiesa, oltre a mense, case-famiglia per donne e minori in difficoltà, progetti per anziani e disabili. Nei Paesi in via di sviluppo (con 85 milioni nel 2016) sono stati state sostenute missioni, scuole e ospedali - http://sictm.chiesacattolica. It/ (Laura Delsere)
 

UNHCR: due naufragi nel Mediterraneo centrale

Roma - Nel corso delle ultime ventiquattro ore l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ha ricevuto informazioni “allarmanti” relative a due nuovi naufragi nel Mediterraneo Centrale. Il primo naufragio è avvenuto venerdì sera, quando un gommone è affondato dopo diverse ore di navigazione con 132 persone a bordo. Circa 50 persone sono state tratte in salvo e fatte sbarcare a Pozzallo (Sicilia) nella giornata di domenica 7 maggio. Altre 82 persone sarebbero invece morte o disperse. Un altro naufragio è avvenuto sulla costa della Libia domenica 7 maggio. Secondo uno dei partner dell’UNHCR, l’International Medical Corps, una donna e sei uomini sono stati salvati dalle Guardie costiere libiche. Circa 163 persone sarebbero morte o disperse durante questo tragico evento.
Con questi due naufragi il numero totale di persone che hanno perso la vita o che risultano disperse nel tentativo di attraversare il mare e raggiungere l’Italia dall'Africa settentrionale raggiunge quota 1.300 dall'inizio dell'anno. Dall’inizio del 2017, oltre 43mila migranti e richiedenti asilo hanno percorso il Mediterraneo Centrale per raggiungere l'Italia.
Come sottolineato dall'Alto Commissario Filippo Grandi nella giornata di domenica, le operazioni di salvataggio in mare, che coinvolgono tra gli altri la Guardia Costiera Italiana, in coordinamento con Frontex e le ONG, sono di importanza fondamentale. È altrettanto urgente affrontare le cause che spingono le persone alla fuga, nonché offrire alternative percorribili a questi viaggi pericolosi per le persone che hanno bisogno di protezione internazionale, prevedendo per esempio vie accessibili e sicure per raggiungere l'Europa, tra cui il ricongiungimento familiare, la ricollocazione e il reinsediamento.