Primo Piano

MCI Germania: deceduto don Antonio Bottoni

Francoforte - Nella notte tra sabato e domenica è deceduto don Antonio Bottoni, dal gennaio del 2008 in pensione a Singen, dopo aver lavorato in tre Missioni Cattoliche Italiane della Germania. Don Antonio era nato il 18.10.1935 a Monte San Giovanni Campano (provincia di Frosinone). Era stato ordinato il 29.04.1962, al paese natio, nella diocesi di Frosinone-Veroli-Ferentino. Era giunto in Germania il 18.5.1981, per assumere la guida della Missione Cattolica di Ulm (nella diocesi di Rottenburg-Stuttgart). Vi restò oltre 10 anni, fino al 1992, quando dal primo agosto di quell’anno passò alla MCI di Dreieich, nella diocesi di Mainz. Qui rimase 4 anni. Dal 1.10.1996  passa alla Missione di Singen/Konstanz, nella diocesi di Freiburg, dove rimane fino al giorno del pensionamento (1.1.2008).
La messa di addio alla collettività italiana avrà luogo domani martedì 30 maggio, a Singen, alle ore 17.00, nella chiesa degli italiani, la Theresienkapelle (Fittingstr. 40). La salma partirà subito dopo per l’Italia. Il funerale avrà luogo mercoledì 31 maggio, al paese natio, nella chiesa Santa Maria Della Valle (Via Valle 1), a Monte San Giovanni Campano (Frosinone, Lazio), alle ore 16.00, presieduto dal vescovo diocesano Mons. Ambrogio Spreafico.
“Grati per tutto il lavoro pastorale a servizio dei connazionali in Germania, accompagniamo don Antonio con la nostra preghiera, perché possa entrare in quella pienezza di vita in cui ha sempre creduto e sperato, la vita eterna, nella casa del Padre”, scrive il delegato nazionale delle MCI in Germania e Scandinavia, p. Tobia Bassanelli.
 

Carta di Roma: il rapporto “Navigare a vista”

 
Roma - Di operazioni di ricerca e soccorso i media parlano, e tanto: presenti nel 13% delle notizie sull’immigrazione nei principali quotidiani italiani e nel 18% dei servizi sull’immigrazione dei tg in prima serata e legate soprattutto al racconto di naufragi (39%) e azioni di salvataggio (22%). Ma come se ne parla? A fotografare la rappresentazione mediatica delle operazioni Sar (Search and Rescue) è il rapporto “Navigare a vista – Il racconto delle operazioni di ricerca e soccorso di migranti nel Mediterraneo centrale”, presentato oggi presso l’Associazione Stampa Estera da Osservatorio di Pavia, Associazione Carta di Roma e Cospe.
Nel racconto su Twitter delle operazioni di ricerca e soccorso (Sar) di migranti nel Mediterraneo centrale le Ong parlano più spesso di “persone” (nel 42% dei tweet), le organizzazioni militari di “migranti” (nel 77% dei tweet): il racconto è empatico nel 53% dei tweet delle Ong, nel 6% in quelli dei militari, evidenzia il rapporto. La comunicazione degli operatori Sar è costante fino a maggio 2016 e segue l’andamento e i picchi dei soccorsi. “Da maggio in poi – rileva il rapporto – la comunicazione via Twitter delle organizzazioni militari – Eunavfor Med e Marina militare soprattutto – cala sensibilmente: anzi, ai mesi critici delle operazioni Sar (da giugno ad agosto 2016) non corrisponde una ripresa dei tweet, che continuano a diminuire. La comunicazione delle Ong su Twitter rimane invece costante tutto l’anno”. Tra le organizzazioni militari, si legge nel rapporto, “la Guardia costiera comunica in modo più empatico (11% rispetto allo 0% della Marina militare) e utilizza i termini ‘persone’ e ‘vittime’ a fianco di migranti”. C’è poi una differenza di scelta comunicativa: per i militari “è centrale il soccorso (nel 72% dei tweet)” mentre per le Ong è importante anche il “post rescue, la partenza delle navi dai porti e la denuncia nei confronti delle politiche migratorie”. Il racconto su Twitter fa ampio uso di immagini ma le Ong privilegiano la rappresentazione dei migranti come individui (nel 30% dei tweet usano foto ritratto), solo l’8% nei tweet delle organizzazioni militari. “Marina militare e Guardia costiera adoperano nei tweet un lessico tecnico e cognitivo – si legge nel rapporto -, Moas un lessico prevalentemente emotivo, Medici senza frontiere un lessico cognitivo e universale, Sos Mediterranée un lessico emotivo e universale”.
Per i promotori del Rapporto dal 2016 al 2017 c’è stata sulle tv e sulla carta stampata una “svolta comunicativa” rispetto alle operazioni di ricerca e soccorso in mare (Sar): dalla costruzione mediatica degli eroi, “gli angeli del mare” all’introduzione dell’elemento del “sospetto”, tanto che “gli angeli perdono le ali”. Il rapporto osserva e analizza le strategie di comunicazione degli attori civili e militari impegnati nei soccorsi e il racconto da parte dei media italiani. Ne risulta un’ampia visibilità mediatica delle operazioni di ricerca e soccorso in mare: 13% nei principali quotidiani italiani, 18% nei tg di prima serata nel periodo aprile-ottobre 2016. Sulla stampa nel 2016 c’era stato già un incremento di visibilità del 10% rispetto al 2015 e del 18% sui notiziari di prima serata. I media raccontavano la cronaca dei naufragi e delle azioni di soccorso, anche con una “sovrapposizione narrativa tra unità militari e Ong”. Emergeva “ammirazione e gratitudine per i soccorritori” (il soccorso diventava spettacolo) fino alla svolta comunicativa innescata in maniera tiepida a fine 2016 dal rapporto di Frontex pubblicato dal Financial Times e poi dalle accuse alle Ong di un video-blogger nel marzo 2017, riprese dai media e amplificate poi dalle indagini di alcune procure siciliane e strumentalizzazioni politiche. Nel 2017 “si passa dalla cornice umanitaria e quella securitaria”, rileva il rapporto e “un’ombra negativa spazza via l’alone di positività che aveva caratterizzato il 2016”.
 
 
 
 

Mons. Mazzocato: gli immigrati “un esempio anche per noi che siamo nati e vissuti in questa terra”

Udine - Gli immigrati cattolici, che “in tanti momenti anche difficili” della loro esistenza sono stati sostenuti dalla Forza dello Spirito Santo, possono essere “un esempio anche per noi che siamo nati e vissuti in questa terra e senza ostacoli abbiamo potuto ricevere e vivere la nostra fede cristiana” e nonostante questo “spesso abbiamo ceduto al compromesso diventando cristiani tiepidi”. A dirlo l'arcivescovo di Udine, Mons. Andrea Bruno Mazzocato, celebrando ieri mattina, in Cattedrale, la Santa Messa in occasione della Festa diocesana degli immigrati cattolici, nel giorno della festa dell'Ascensione. Una celebrazione che è stata animata dalle stesse comunità di immigrati cattolici presenti a Udine. A concelebrare, anche Mons. Gian Carlo Perego, da poco nominato da Papa Francesco Vescovo di Ferrara- Comacchio e già Direttore generale della Fondazione Migrantes. In apertura della S. Messa il saluto di don Charles Maanu, Direttore dell'Ufficio diocesano Migrantes. “La Forza dello Spirito Santo ha sostenuto anche voi, care sorelle e fratelli immigrati – ha detto il presule -  in tanti momenti anche difficili della vostra vita. Lo dico perché ho avuto occasione di ascoltare il racconto delle fatiche e insicurezze che avete dovuto affrontare. Vi ha dato la forza di non perdere la fede in Dio, anche quando si voleva negarla; e la speranza che la sua Provvidenza vi accompagnava anche quando dovevate lasciare i vostri paesi che conoscevate bene e le persone a cui eravate legati per andare, come Abramo e come i pellegrini, in terre sconosciute e tra persone estranee. La Forza dello Spirito Santo ha sostenuto le vostre famiglie perché la lontananza e altre prove della vita non rompessero questi rapporti così importanti”.
Secondo l’Arcivescovo, proprio per questa loro esperienza gli immigrati possono “essere un esempio anche per noi che siamo nati e vissuti in questa terra e senza ostacoli abbiamo potuto ricevere e vivere la nostra fede cristiana. Nonostante tutta questa libertà, spesso, abbiamo ceduto al compromesso diventando cristiani tiepidi nella fede e piuttosto egoisti nella nostra mentalità consumistica”. “Questa bella festa delle comunità degli immigrati cattolici – ha concluso Mons. Mazzocato - sia un momento di grazia che ci fa sentire fratelli perché uniti nella stessa fede e nella stessa Chiesa. Apra gli orecchi e i cuori in modo che ci ascoltiamo non superficialmente ma in profondità scoprendo le diverse esperienze che ognuno porta nella sua storia. Ci faccia scoprire, nella festa dell’Ascensione, che siamo una compagnia di pellegrini che, tenendosi per mano, vanno verso il posto che Gesù risorto ha preparato e che sarà, finalmente, la nostra vera terra promessa”.
Nel pomeriggio un momento di approfondimento sul tema “Uno sguardo attento al presente per intravedere il futuro dell'immigrazione” con gli interventi di Mons. Perego e Gian Carlo Blangiardo, ordinario di Demografia all'Università Bicocca di Milano.
“L’appuntamento - sottolinea il Direttore dell’Ufficio diocesano Migrantes, don Charles Maanu - vuol essere un’occasione preziosa di conoscenza, aperta a tutti, per abbattere i pregiudizi e vedere l’altro con occhi nuovi, per favorire l’integrazione e per sottolineare l’unità della Chiesa e la sua universalità. È anche un’opportunità per aprire gli occhi sul fenomeno dell’immigrazione e sulle sue prospettive future nel territorio friulano”.
 
 

Papa Francesco a Genova: è normale che il Mediterraneo diventi un cimitero?

Genova – Papa Francesco, durante il suo viaggio a Genova, ha voluto pranzare, fra gli altri con un folto gruppo di giovani profughi accolti nelle parrocchie e in piccoli appartamenti della diocesi genovese che, in particolare con l’ufficio diocesano Migrantes sta portando avanti già da una decina d’anni lavoro per la loro integrazione. Non ultimo, il “Progetto Sociale Coronata” che prevede, grazie al comodato d’uso gratuito concesso dal Comune, una riqualificazione in chiave sociale dell’ex ospedale San Raffaele di Coronata: tra il parco e le diverse ali della struttura nasceranno – oltre agli spazi che già ospitano circa 80 migranti – anche un ambulatorio di assistenza sanitaria, un auditorium, un blocco mensa, centri ricreativi di ospitalità per persone fragili.
Durante la visita, parlando ai giovani, ha evidenziato che “bisogna avere il coraggio di chiederci se alcune cose sono normali. È normale che il Mediterraneo diventi un cimitero? È normale che tanti Paesi chiudano le porte a questa gente che fugge dalla fame, dalla guerra, dallo sfruttamento? Se non è normale, dobbiamo adoperarci perché non succeda, ci vuole coraggio”.
 
 

Papa Francesco: a Genova ricorda i genitori emigrati

Genova – “È la prima volta che vengo a Genova ed essere così vicino al porto mi ricorda da dove è uscito il mio papà. Questo mi fa una grande emozione… grazie per la vostra accoglienza”. Sono le prime parole di Papa Francesco a Genova ricordando il papà Mario che partì per l’Argentina, all’età di 21 anni, proprio da quel porto. E l’emozione è tanta per Bergoglio.
La famiglia di Mario Bergoglio si imbarcò sul piroscafo “Giulio Cesare” il 1 febbraio 1929 per raggiungere l’Argentina e lavorare in un azienda di alcuni familiari.
Mario Bergoglio in Argentina avrebbe poi conosciuto e sposato Regina Maria Sivori, anche lei emigrata italiana dalla Liguria. E a Genova, al termine della Messa Papa Francesco ha salutato una trentina di suoi lontani parenti provenienti dai Comuni di Grugliasco, Cornigliano, Cogorno-Lavagna.

 

Papa Francesco: la fede è fredda e ideologica se non si ascolta lo Spirito

Città del Vaticano - Bisogna lasciarsi interpellare dallo Spirito Santo, imparare ad ascoltarlo prima di prendere decisioni. E’ l’esortazione che Papa Francesco rivolge ai fedeli nell’omelia della Messa odierna a Casa Santa Marta. Se non si discerne quello che accade, infatti, la fede è ideologica. Lo Spirito Santo, che muove il cuore, ispira, suscita le emozioni, è al centro dell’omelia. In questa settimana, in vista della Pentecoste, domenica prossima, la Chiesa chiede di pregare perché lo Spirito Santo venga nel cuore, nella parrocchia, nella comunità. Il Papa parte dalla Prima Lettura che – dice – potremmo chiamare “la Pentecoste di Efeso”. La comunità di Efeso aveva, infatti, ricevuto la fede ma non sapeva nemmeno che esistesse lo Spirito Santo. Era “gente buona, gente di fede” ma non conosceva questo dono del Padre. Quando poi Paolo impose loro le mani, discese su di loro lo Spirito Santo e si misero a parlare in lingue.
Lo Spirito Santo, infatti, muove il cuore, come si legge nei Vangeli, dove tante persone - Nicodemo, l’emorroissa, la samaritana, la peccatrice - vengono spinti ad avvicinarsi a Gesù proprio dallo Spirito Santo. Francesco invita quindi a domandarsi quale posto abbia nella nostra vita lo Spirito Santo: “Io sono capace di ascoltarlo? Io sono capace di chiedere ispirazione prima di prendere una decisione o dire una parola o fare qualcosa? O il mio cuore è tranquillo, senza emozioni, un cuore fisso? Ma certi cuori, se noi facessimo un elettrocardiogramma spirituale il risultato sarebbe lineare, senza emozioni. Anche nei Vangeli ci sono questi, pensiamo ai dottori della legge: erano credenti in Dio, sapevano tutti i comandamenti, ma il cuore era chiuso, fermo, non si lasciavano inquietare”.
L’esortazione centrale di Francesco è quindi quella di lasciarsi inquietare dallo Spirito Santo, cioè interpellare, e non avere una fede ideologica: “Lasciarsi inquietare dallo Spirito Santo: ‘Eh, ho sentito questo… Ma padre, quello è sentimentalismo?’ – ‘No, può essere, ma no. Se tu vai sulla strada giusta non è sentimentalismo’. ‘Ho sentito la voglia di fare questo, di andare a visitare quell’ammalato o cambiare vita o lasciare questo …’. Sentire e discernere: discernere quello che sente il mio cuore, perché lo Spirito Santo è il maestro del discernimento. Una persona che non ha questi movimenti nel cuore, che non discerne cosa succede, è una persona che ha una fede fredda, una fede ideologica. La sua fede è un’ideologia, tutto qui”.
Questo era il “dramma” di quei dottori della legge che se la prendevano con Gesù. Il Papa esorta quindi a interrogarsi sul proprio rapporto con lo Spirito Santo: “Chiedo che mi guidi per il cammino che devo scegliere nella mia vita e anche tutti i giorni? Chiedo che mi dia la grazia di distinguere il buono dal meno buono? Perché il buono dal male subito si distingue. Ma c’è quel male nascosto che è il meno buono, ma ha nascosto il male. Chiedo quella grazia? Questa domanda io vorrei seminarla oggi nel vostro cuore”.
Bisogna quindi chiedersi se abbiamo un cuore irrequieto perché mosso dallo Spirito Santo. Il Papa invita anche ad interrogarsi se quando “viene la voglia di fare qualcosa” si chieda allo Spirito Santo che ci ispiri, che “dica di sì o di no”, o si facciano soltanto “i calcoli con la mente”. Nell’Apocalisse l’apostolo Giovanni inizia invitando le “sette Chiese” - le sette diocesi di quel tempo, dice Papa Francesco - ad ascoltare quello che lo Spirito Santo gli dice. “Chiediamo anche noi questa grazia di ascoltare quello che lo Spirito dice alla nostra Chiesa, alla nostra comunità, alla nostra parrocchia, alla nostra famiglia” e a “ognuno di noi”, prosegue il Papa, “la grazia di imparare questo linguaggio di ascoltare lo Spirito Santo”. (Debora Donnini – Radio Vaticana)
 
 

Samir, profugo siriano: Francesco mi ha salvato la vita

Genova - Ha conquistato di primissimo mattino la transenna e non l’ha più mollata. Il Papa voleva vederlo da vicino, vicinissimo. Almeno quanto gli era capitato un anno fa quando da Lesbo era volato con lui in Italia. Samir ha 28 e vive a Genova con il fratello Ghaith, che l’ha raggiunto grazie a un Corridoio umanitario, iniziativa promossa dalla Comunità di Sant’Egidio. Sabato era al santuario della Madonna della Guardia tra le migliaia di giovani liguri. In prima fila. Una posizione guadagnata con la sua fuga da Damasco, tre mesi in Turchia e altri tre in Grecia. “Studio la lingua italiana – spiega – e vorrei imparare bene il mestiere di parrucchiere”.
L’italiano lo parla già bene e gli occhi li brillano quando gli si chiede di papa Francesco: “Mi ha regalato una nuova vita”. Samir è un giovane in fuga. Perché? Damasco non è sulla linea del fronte… “Ma al fronte volevano mandare me e mio fratello. Soldati. In una guerra fratricida”. È un uomo in fuga che però, se scoppiasse la pace, tornerebbe subito in patria: “Qui vivo benissimo. Ma il mio cuore è rimasto in Siria». Se scoppiasse la pace… (Umberto Folena – Avvenire)

 

Calabria: Maria Luisa, nata a bordo

Reggio Calabria - Nel grembo di sua madre, la piccola Maria Luisa è passata attraverso l’orrore della Libia, l’odissea del viaggio in mare a bordo d’una carretta, le fasi concitate del salvataggio disposto dalla nave della Marina militare italiana Libra. E lì, a bordo ha deciso di venire al mondo. Gioia dei suoi genitori stremati, speranza per tutti, consolazione dei volontari impegnati senza sosta nei soccorsi. Mamma e papà, di origini somale, hanno deciso di darle il nome della dottoressa volontaria della Fondazione Rava, la storica onlus milanese impegnata anche sul fronte dei soccorsi ai piccoli migranti, che l’ha fatta nascere.
Maria Luisa Melzi, si chiama, e questo nome la neonata si porterà nella sua nuova vita. Il travaglio è stato molto rapido, in pochissimo tempo un vagito ha allietato l’hangar della nave. La fase successiva è stata invece più complicata e solo l’intervento di Francesca Cirillo, giovane ostetrica toscana di Fondazione Rava, ha consentito di completare le operazioni e poter trasbordare mamma e bambina all’ospedale di Taormina per successivi trattamenti. La bambina è in buona salute. Il pattugliatore Libra invece, col suo carico di 472 migranti è nel frattempo approdato a Reggio Calabria. (S.M.G.)
 

Udine: ieri la festa dei Popoli

Udine – “Stranieri immigrati nostri fratelli in Cristo”: è stato questo il tema che ha accompagnato la quarta edizione della Festa diocesana degli immigrati cattolici della diocesi di Udine che si è svolta ieri, domenica 28 maggio, a partire dalle ore 10.30. Fitto e significativo il programma della giornata iniziato in Cattedrale a Udine con la Santa Messa presieduta dall'arcivescovo di Udine, Mons. Andrea Bruno Mazzocato, e animata dalle comunità immigrate. Alla conclusione della celebrazione il corteo che ha raggiunto la Fondazione Renati per il pranzo condiviso. A seguire, nel pomeriggio, un approfondimento sul tema “Uno sguardo attento al presente per intravedere il futuro dell'immigrazione”, con gli interventi di Mons. Gian Carlo Perego, Arcivescovo di Ferrara-Comacchio e già Direttore generale della Fondazione Migrantes e Gian Carlo Blangiardo, , ordinario di Demografia all'Università Bicocca di Milano. 
 

Papa a Genova: domani pranzo con alcuni richiedenti asilo

Genova – Domani papa Francesco visiterà la diocesi di Genova. All’interno della visita l’incontro a pranzo, nel Santuario della Guardia con alcuni detenuti provenienti dalle due carceri genovesi insieme ad alcuni giovani richiedenti asilo e  persone senza dimora o, semplicemente, poveri. Tra i promotori dell’iniziativa l’Ufficio Migrantes di Genova diretto da Mons. Giacomo Martino che, per rispondere alla richiesta di accoglienza di migranti negli ultimi anni ha dato vita a luoghi di accoglienza, piccoli appartamenti o inserimenti nelle parrocchie per questi, spesso giovani, richiedenti asilo. I migranti , come hanno recentemente scritto i Vescovi della Conferenza Episcopale Ligure sono segni di Dio per il nostro tempo, scrive il settimanale diocesano “Il Cittadino”: “Che cosa ci dice Dio attraverso i flussi migratori, che sembrano inarrestabili? Non è facile rispondere: certamente sollecitano una carità operosa e aperta ad ogni iniziativa. È in opera infatti una prima accoglienza, ma anche, per coloro che vogliono integrarsi nella nostra società, un graduale inserimento in piccoli nuclei e in attività di apprendistato, dove si insegna un mestiere”. I progetti sono realizzati attraverso la Migrantes e la Cooperativa sociale “Un’Altra Storia”, che è costituita da circa 60 operatori ed operatrici, in gran parte giovani. Naturalmente, non si opera da soli: è fondamentale la collaborazione con le Istituzioni civili, a partire dalla Prefettura di Genova, per un’efficace accoglienza dei migranti, talvolta richiedenti protezione internazionale,  nelle varie case di accoglienza ubicate nella città di Genova. Tra i servizi proposti lezioni di italiano, educazione civica e domestica nel Campus di Coronata ove condividono comunitariamente gli aspetti della vita quotidiana ma anche un corso agrario e alcune borse di studio.
 

Migrantes: gli auguri degli Scalabriniani al neo direttore

 
Roma  - “Negli anni il legame tra noi missionari Scalabriniani e la Fondazione Migrantes si è arricchito ed è divenuto sempre più quotidiano, anche grazie alla guida e alle scelte pastorali del direttore uscente e ora arcivescovo di Ferrara-Comacchio, Mons. Gian Carlo Perego”. Così padre Gianni Borin, superiore regionale dei Missionari di San Carlo – Scalabriniani in una nota dopo la nomina del nuovo direttore generale della Fondazione Migrantes, don Gianni de Robertis. “Il futuro che auspichiamo - prosegue padre Borin - va nella stessa direzione: quella della collaborazione come un corpo solo, che è la Chiesa, per il bene dell' umanità migrante oggi così marginalizzata. Le sfide che oggi attendono chiunque si metta al servizio di questa porzione del popolo di Dio eternamente in cammino sono tante, ed il clima che si respira, anche in Italia, non è sempre dei più favorevoli ad una conseguente azione socio-pastorale". Gli scalabriniani confermano perciò l'appoggio alla Fondazione Migrantes e pregano “perché sotto la sua direzione ogni azione intrapresa sia profetica e luminosa”.
 

Bologna massiccia la presenza degli immigrati nelle celebrazione in onore della Madonna di San Luca

Bologna - Sono in corso di svolgimento a Bologna le solenni celebrazioni in onore della Madonna di San Luca, che ogni anno lascia il suo Santuario sul Colle della Guardia e viene venerata in Cattedrale per una settimana, fino alla domenica dell’Ascensione, quando in solenne processione viene riaccompagnata al suo Colle. Si tratta di un evento religioso di grande impatto che trasforma letteralmente la cattedrale cittadina in un santuario, con migliaia di accessi ad ogni ora del giorno. La presenza degli immigrati a questo movimento di devozione popolare – dice il direttore Migrantes di Bologna don Juan Andrès Caniato -  è molto evidente e massiccia. Mercoledì sera il rosario serale è stato recitato in 10 lingue diverse (inglese, francese, polacco, ucraino, spagnolo, malayalam, tamil, srilankese, tagalog, romeno), con la presenza attiva delle comunità cattoliche. Poco prima della partenza dell’Immagine, domenica sera, tutte le parrocchie ortodosse della città (greci, russi, romeni, moldavi, georgiani) si uniranno nella celebrazione di una supplica in onore della Madre di Dio e saranno insieme, cattolici, ortodossi, copti ed eritrei ad accompagnare la venerata Icona per le vie cittadine. Tra gli eventi in programma anche una celebrazione di rito bizantino, con le comunità greco-cattoliche ucraina e romena. “Molti immigrati cristiani – aggiunge don Caniato -  manifestano la loro soddisfazione per queste giornate mariane, nelle quali cambia decisamente il volto della città, con numerose manifestazioni di fede anche esterne e la fede riacquista quella visibilità  popolare oggi sempre più rara nelle nostre città”.
 

CEI: Mons. Raspanti nuovo Vice Presidente per il Sud

Roma - La Conferenza Episcopale Italiana ha un nuovo Vice Presidente per il Sud. L’Assemblea Generale, conclusasi oggi, ha eletto Mons. Antonino Raspanti, vescovo di Acireale.  il nuovo Vicepresidente della CEI per il Sud. Il presule sostituisce il vescovo di Aversa, Mons. Angelo Spinillo, che ha completato il suo mandato quinquennale.  A Mons. Raspanti gli auguri di un proficuo lavoro dalla Fondazione Migrantes. (R. Iaria)
 

Comece: un convegno sulle cause della migrazione

Bruxelles - “Affrontare alla radice le cause della migrazione. Come l’Ue può contribuire a migliorare le prospettive dei giovani africani?”: questo il tema di un convegno che si svolgerà il 30 maggio a Bruxelles su iniziativa della Commissione degli episcopati della Comunità Europea (Comece), Kolping, missio Aachen e la Fondazione Bertelsmann. Sarà il vescovo congolese François-Xavier Maroy Rusengo a tenere la relazione centrale per illustrare “le ragioni per cui i giovani fuggono dai loro Paesi d’origine”, spiegano gli organizzatori. Seguirà il dibattito con Michael Gahler (europarlamentare, capo delegazione per le relazioni con il Parlamento pan-africano), Jean-Louis Ville (direttorato sviluppo umano e migrazione, Commissione europea) e Christian Hanelt (esperto questioni medio-orientali, fondazione Bertelsmann) che presenteranno alla discussione “le iniziative dell’Ue in corso nel quadro del Valletta Action Plan”, documento nato dal Vertice internazionale dedicato all’immigrazione nel contesto della cooperazione Ue-Africa che si è tenuto nel novembre 2015 a Malta e che identificava una serie di misure pratiche che i Paesi firmatari si sono impegnati ad attuare entro la fine del 2016.

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Migrantes: don Giovanni De Robertis nuovo Direttore generale

Roma - E’ don Giovanni  De Robertis il nuovo Direttore generale della Fondazione Migrantes. La nomina è arrivata oggi dal Consiglio Permanente della CEI che si è riunito a Roma, ieri pomeriggio, durante i lavori dell’Assemblea Generale dei vescovi italiani.
Don De Robertis sostituisce Mons. Gian Carlo Perego, chiamato, lo scorso 15 febbraio, da Papa Francesco a guidare la diocesi di Ferrara-Comacchio.
Mons. Perego era stato nominato Direttore generale nel 2009 succedendo a Mons. Piergiorgio Saviola.
Il Presidente della Fondazione Migrantes, Mons. Guerino Di Tora, ringrazia particolarmente Mons. Perego per il lavoro svolto con passione e incondizionata dedizione.
Don De Robertis, della diocesi di Bari-Bitonto, è nato il 26 marzo 1956 ed è stato ordinato sacerdote il 16 aprile del 1983. Ha conseguito la licenza in Teologia Fondamentale presso la Pontificia Università Gregoriana nel 1988. E' stato vicario parrocchiale presso la parrocchia di Santa Maria del Fonte in Carbonara dal 1988 al 1993 e parroco a San Marcello in Bari dal 1993 a oggi. Attualmente è Direttore regionale  Migrantes e Direttore diocesano di Bari-Bitonto.
“Ringrazio i Vescovi italiani e in particolare Mons. Gian Carlo Perego che mi ha preceduto in questo servizio, per la fiducia accordatami. Vivo questa chiamata come il rinnovarsi di quella domanda di Cristo che è risuonata nel Vangelo della mia ordinazione: ‘Mi ami tu più di costoro?’, e del comando conseguente: ‘Pasci le mie pecorelle’.
L'affidamento di una porzione del Suo gregge, questa volta fatto da migranti”, sono le prime parole del neo Direttore. La Fondazione Migrantes - aggiunge – “è sempre stata l'espressione di questo amore di Cristo e dei Vescovi italiani verso questa porzione del gregge spesso afflitta da tanti pericoli, come pecore senza pastore”.
Al nuovo Direttore vanno le felicitazioni di Mons. Di Tora e di tutta la Migrantes con l’augurio di proseguire e sviluppare il lavoro fecondo di chi l’ha preceduto e con l’assicurazione che da quanti, a vario titolo sono impegnati nella Migrantes, avrà la più ampia collaborazione. A Mons. Perego va l’affetto di quanti con lui hanno lavorato in questi anni nella Migrantes, condividendo fraternamente speranze  e difficoltà”.
Come Migrantes, assicuriamo un ricordo nella preghiera a Mons. Gian Carlo Perego perché il "Suo cuore di Pastore trovi una comunità capace di camminare insieme e che il suo amore per la mobilità umana possa sempre accompagnarlo".
 

Migrantes Reggio Emilia-Guastalla: il 4 giugno la Festa dei Popoli

Reggio Emilia - Il 4 Giugno prossimo, nella cattedrale di Reggio Emilia, in occasione della Solennità di Pentecoste si celebrerà la Festa dei Popoli. La liturgia eucaristica – informa il Direttore Migrantes della diocesi di Reggio Emilia-Guastalla Francesco Braghiroli – sarà presieduta da don Daniele Simonazzi, delegato del Vescovo Mons. Massimo Camisasca sarà concelebrata dai cappellani etnici e con i diaconi del servizio diocesano Migrantes. Intanto in questi giorni è arrivato nella diocesi emiliana il primo cappellano cinese: si tratta di don Pietro Sun.
 
 

P. Ripamonti ai leader G7: “far cessare ecatombe nel Mediterraneo”

Roma - “Alla vigilia del G7 chiediamo a istituzioni nazionali e sovranazionali di far cessare immediatamente l’ecatombe del Mediterraneo e di farsi carico di trovare soluzioni durevoli e pacifiche alle crisi umanitarie che in molte parti di Africa e Asia costringono alla fuga milioni di persone”. Questa la richiesta di padre Camillo Ripamonti, Presidente Centro Astalli, appena appresa la notizia dell’ennesimo naufragio di un barcone con a bordo circa 500 migranti diretto verso l’Italia, avvenuto a circa 30 miglia dalle coste libiche.  Padre Ripamonti, in una dichiarazione al Sir, esprime “profondo cordoglio per le vittime” e ribadisce l’urgenza di “creare vie legali di accesso in Europa”.
“Non è bloccando la migrazione che si risolverà un fenomeno complesso come quello della mobilità umana – sottolinea -. È necessario intervenire sulle cause: porre fine a guerre, dittature, carestie e povertà strutturali. I potenti della Terra non possono ritenere di risolvere l’immigrazione con operazioni di deterrenza, di contenimento e di rafforzamento dei confini. È  necessario mettere in atto una nuova politica di cooperazione e di sviluppo sostenibile per tutti”.
 

ACNUR: procedure più veloci per i rifugiati

Milano - Il profugo viene spesso considerato, oggi in Europa, come un invasore, un pericolo per la propria sicurezza e prosperità. Ma si dimentica che l’accoglienza è un valore fondante della stessa identità del Vecchio Continente. E che lo 'straniero' rappresenta, in concreto, una risorsa per la società e le economie dei Paesi dove trova riparo. L’Alto commissario dell’Onu per i rifugiati, Filippo Grandi, parlando ieri a Milano, ha insistito sulla necessità di instaurare un dialogo con chi si ostina a dare risposte nazionaliste all’immenso e multiforme fenomeno dei richiedenti asilo: una posizione di chiusura, quest’ultima, finalizzata a esaudire temporaneamente le proprie irrazionali paure ma che in realtà non tiene conto della realtà. Perché di fronte ci sono delle persone che fuggono da guerre, persecuzioni e carestie e l’accoglienza non è un favore che viene concesso ma un diritto sancito da leggi.
Intervenendo al convegno 'Accogliere emergenze, promuovere diritti' promosso dal Centro studi Souq della Fondazione Casa della carità, Grandi ha avanzato anche delle proposte per affrontare il dramma che sta sconvolgendo l’Europa. Le priorità sono quelle di «professionalizzare le commissioni territoriali che esaminano le richieste di asilo, velocizzare le procedure di riconoscimento della protezione internazionale, insistere sulle politiche di ricollocamento e investire sui Paesi di transito dei rifugiati». «Un altro punto fondamentale – ha proseguito l’Alto commissario – è l’apertura di canali legali e corridoi umanitari, come avviene in Canada, Paese che per noi rappresenta un modello basato anche sull’iniziativa dei privati. Qui vengono accolti 300mila migranti ogni anno: chi arriva è dichiarato subito 'nuovo cittadino canadese' perdendo i requisiti di rifugiato». Secondo Grandi, poi, «occorre insistere sulle politiche di ricollocamento, perché dei 160mila posti approvati dall’Ue nell’estate del 2015 oggi siamo a poco più di 20mila. L’Europa fin qui ha fallito. I ricollocamenti sono una battaglia da continuare, bisogna battersi per quote obbligatorie e sanzioni in caso di rifiuti. L’Italia e l’Europa non sono il Paese e il continente su cui c’è la massima pressione di rifugiati: soffrono di più le nazioni che confinano con quelle in guerra. Non bisogna scaricare ad altri le proprie responsabilità ma investire per condividere l’impegno di accoglienza ». Al convegno di Milano è intervenuta anche Emma Bonino: «È fondamentale – ha detto – che insieme all’accoglienza dei migranti ci occupiamo pure della loro integrazione, per evitare che finiscano vittime di sfruttamento: lo strumento principale per questo è il lavoro, il cardine della proposta di legge di iniziativa popolare 'Ero Straniero-L’umanità che fa bene', il cui obiettivo è raccogliere le 50mila firme necessarie per la presentazione al Parlamento. La campagna, promossa tra gli altri dalla Fondazione Casa della Carità presieduta da don Virginio Colmegna e dalle Acli, ha lo scopo di superare la legge Bossi-Fini e vincere la sfida dell’immigrazione puntando su accoglienza, lavoro e inclusione. (Fulvio Fulvi – Avvenire)
 
 

Migrantes: difendere e salvare la vita deve rimanere la preoccupazione al centro della politica europea

 
Roma - “Ancora morti nel Mediterraneo e ancora soprattutto bambini. Nello stesso giorno sono stati uniti nel ricordo e nella preghiera i ragazzi uccisi nell'attentato di Manchester e i bambini  trafficati e morti al largo della Libia”. A dirlo è il Direttore Generale della Fondazione Migrantes, Mons. Gian Carlo Perego, dopo l’ennesimo naufragio che ha causato diversi morti. Finora sono stati recuperati 31 cadaveri che viaggiavano su un barcone con a bordo circa 500 migranti diretto verso le nostre coste. “Le vittime di entrambe le stragi sono nostri figli e fratelli. Difendere e salvare la vita – afferma il presule - soprattutto dei ragazzi e giovani, deve rimanere la preoccupazione al centro della politica europea. Se la sicurezza deve interessare tutti, oggi forse dobbiamo scegliere la pace come condizione fondamentale di sicurezza,  corridoi umanitari per la sicurezza dei richiedenti protezione internazionale, cooperazione e sviluppo per difendere la libertà di non partire e di vivere nella propria terra. Ogni semplice chiusura, ogni condanna senza impegno – conclude Mons. Perego - rischia di aggravare la situazione”. (R.I.)
 
 

CEI: gli auguri della Migrantes al neo Presidente, il Card. Bassetti

Roma - La Fondazione Migrantes con il suo Presidente S.E. Mons. Guerino Di Tora e il Direttore generale S.E. Mons. Gian Carlo Perego, esprime gioia per la nomina, da  parte di Papa Francesco, di S. Em. il Card. Gualtiero Bassetti, Arcivescovo di Perugia-Città della Pieve, a Presidente della Conferenza Episcopale Italiana. Nell’assicurare al neo Presidente la collaborazione totale e nel formulargli gli auguri più fervidi di buon lavoro La Migrantes ringrazia Papa Francesco per questa nomina.  Inoltre la Fondazione  ringrazia il S. Em. il Card. Angelo  Bagnasco che ha guidato la Conferenza Episcopale Italiana negli ultimi 10 anni e che è stato molto vicino al tema della mobilità umana e alle nostre iniziative e proposte.