Primo Piano

Viminale: 85mila sbarchi nel 2017

Roma - Hanno toccato quota 85.183 i migranti sbarcati nel 2017 in Italia, il 20% in più rispetto al 2016, secondo i dati diffusi dal Viminale. In testa alle nazionalità di chi è arrivato sono sempre i nigeriani (13.516), seguiti da bengalesi (7.993), guineani (7.538) e ivoriani (7.151).
I minori non accompagnati sono saliti a 9.761. È la Lombardia ad ospitare la maggiore quota di profughi (13%), seguita da Lazio e Campania (9%), Piemonte, Emilia Romagna e Veneto (8%).
I richiedenti asilo trasferiti in altri Paesi europei secondo il principio della relocation sono 7.396.
 
 

Papa Francesco: “È la solidarietà il rimedio per vincere fame e denutrizione”

Città del Vaticano - Di fronte a flagelli come fame e malnutrizione nessuno può restare «solo preoccupato o rassegnato». Papa Francesco ritiene invece che ognuno debba lottare per rimuovere il più possibile le cause di questi mali. E lo dice chiaramente nel Messaggio inviato ieri alla 40.ma Conferenza della FAO, nel quale annuncia anche il dono di alcune sementi alle famiglie rurali dei Paesi poveri. «La fame e la malnutrizione – è scritto infatti nel testo letto davanti all’Assemblea degli Stati membri dal cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin – non sono soltanto fenomeni naturali o strutturali di determinate aree geografiche, ma sono piuttosto la risultante di una più complessa condizione di sottosviluppo, causata dall’inerzia di molti e dall’egoismo di pochi». In tal senso dunque, prosegue il Papa, «le guerre, il terrorismo, gli spostamenti forzati di persone che sempre più impediscono o almeno condizionano fortemente le stesse attività di cooperazione, non sono delle fatalità, ma piuttosto il risultato di scelte precise».
Ma una volta individuato il problema, bisogna anche mettere in atto le contromisure. Ecco, dunque, l’appello di Francesco: non basta che ogni Paese aumenti il proprio livello di nutrizione e migliori l’attività agricola. Verso chi non ce la fa da solo occorre maggiore solidarietà. «E allora, quando un Paese non è in grado di dare risposte adeguate perché non lo permette il suo grado di sviluppo, le sue condizioni di povertà, i cambiamenti climatici o le situazioni di insicurezza, è necessario – sottolinea il Messaggio di papa Bergoglio – che la FAO e le altre Istituzioni intergovernative siano messe in grado di intervenire specificamente per intraprendere un’adeguata azione solidale. A partire dalla consapevolezza che i beni affidatici dal Creatore sono per tutti, occorre urgentemente che la solidarietà sia il criterio ispiratore di ogni forma di cooperazione nelle relazioni internazionali». Il Pontefice si rivolge dunque ai governi affinché non riducano gli aiuti verso i Paesi poveri, soprattutto «di fronte alle situazioni di crisi sempre più distruttive che si manifestano in diverse aree del pianeta ». Francesco stesso dà l’esempio. «Spinto dal desiderio di incoraggiare i Governi – scrive infatti nel Messaggio – , vorrei unirmi con un contributo al programma della FAO per fornire sementi alle famiglie rurali che vivono in aree dove si sono sommati gli effetti dei conflitti e della siccità. Questo gesto si aggiunge al lavoro che la Chiesa porta avanti secondo la propria vocazione di stare al fianco dei poveri della terra e di accompagnare il fattivo impegno di tutti in loro favore».
Il Papa (che ha anche annunciato di volersi nuovamente recare nella sede della FAO, dopo la visita del 2014, in occasione della Giornata mondiale dell’Alimentazione, il 16 ottobre 2017, quest’anno dedicata ai migranti) si dice altresì convinto che «solo uno sforzo di autentica solidarietà sarà capace di eliminare il numero delle persone malnutrite e prive del necessario per vivere». E assicura che in questa «sfida molto grande per la FAO e per tutte le istituzioni della comunità internazionale» la Chiesa «si sente impegnata in prima fila».
Sulla stessa lunghezza d’onda del Pontefice, anche il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni. «Non possiamo né dobbiamo lasciarci andare alla rassegnazione nella lotta alla fame» ha detto. «Non esiste un numero accettabile di persone che soffrono la fame. Ognuno deve poter raggiungere quella libertà dal bisogno di cibo, e l’Italia non solo è in prima linea per promuovere il dibattito ma anche per il perseguimento dell’obiettivo 'Fame Zero'. Solo un’umanità libera dalla fame sarà in grado di perseguire i valori della pace, della giustizia, dell’eguaglianza. Negare il diritto alla nutrizione vuol dire negare la libertà».
A dare supporto all’appello del vescovo di Roma e del premier italiano sono anche i dati drammatici snocciolati ieri dal direttore generale José Graziano da Silva davanti ai 194 membri dell’Agenzia internazionale che ha sede a Roma. «Quasi il 60% delle persone che soffre la fame – ha sottolineato il numero uno della FAO – vive in Paesi colpiti da guerre e dagli effetti dannosi del cambiamento climatico». In particolare sono 19 i Paesi in situazione grave anche a causa di siccità e inondazioni. E tra questi, Nigeria, Somalia, Sud Sudan e Yemen sono a rischio-carestia, con 20 milioni di persone ben sotto gli standard nutritivi. In tale contesto, «per molti non c’è altra scelta se non incrementare le statistiche dell’emigrazione», ha dichiarato Graziano da Silva. (Mimmo  Muolo)
 

Forum del Terzo Settore: l’Italia e l’Europa non devono impedire le operazioni di soccorso

Roma - Il Forum del Terzo Settore esprime “viva preoccupazione” per le notizie rilanciate dai mezzi di comunicazione in questi ultimi giorni in merito alla ventilata intenzione da parte delle autorità italiane ed europee di procedere con misure per limitare gli interventi di salvataggio dei migranti che attraversano il Mar Mediterraneo verso l’Europa, fino a prevedere la chiusura dei porti alle navi di soccorso.
Il Forum raccoglie “l’esperienza – si legge in una nota -  di una molteplicità di organizzazioni italiane impegnate per affrontare il fenomeno delle migrazioni con gli strumenti della solidarietà, in Italia e nel mondo. La chiusura dei porti sarebbe una misura inaccettabile, che contraddice i più elementari obblighi di assistenza e solidarietà; misure punitive verso le organizzazioni non governative potrebbero portare alla ingiustificata restrizione della loro capacità di prestare soccorso, in presenza di un’iniziativa europea ancora lacunosa. Ci uniamo – prosegue la nota - a quanti in questi mesi hanno richiamato l’Europa nella sua interezza alle proprie responsabilità in termini di assistenza. In particolare, crediamo che Paesi come l’Italia, che si trovano ad affrontare il carico maggiore del soccorso in mare, non possano essere lasciati soli nella gestione delle fasi di ospitalità di medio e lungo periodo. I governi europei devono assumere scelte coerenti, adottando decisioni credibili per la realizzazione in tempi rapidi di un piano di ricollocazione di rifugiati e migranti dei Paesi dell’Unione”. Da qui  la richiesta del Forum al Presidente del Consiglio Gentiloni e al Ministro Minniti, in vista dell’incontro informale di Tallin di questa settimana, “a fornire rassicurazioni sul fatto che l’Italia non intenda abdicare alle proprie responsabilità in termini di assistenza e solidarietà e richiediamo, in questo senso, un incontro urgente”.
 
 

Ente Nazionale Circhi: no all’eliminazione degli animali dal circo

Roma - L’Ente Nazionale Circhi lancia un appello al Ministro per i Beni e le attività culturali, Dario Franceschini, e a tutto il Parlamento: “senza animali, il circo – si legge in una nota - perderà la sua ragione di esistere, morirà e verranno ridotti migliaia posti di lavoro. Questa forma di spettacolo e arte sparirà dal nostro Paese, costretta a prendere la strada dell'esilio in nazioni europee ed extraeuropee che, nella quasi totalità dei casi, regolamentano - ma non vietano - gli spettacoli con animali. Sarà la fine per la tradizione del circo italiano, che nell'arte della pista da secoli fa scuola nel mondo e primeggia nei festival internazionali del settore, ottenendo i massimi riconoscimenti proprio nelle discipline dell'ammaestramento. Allo spettacolo italiano verrà meno un volume d'affari di 15 milioni di euro l’anno”. Un “disastroso scenario”  che, secondo l’ENC, si concretizzerà se il Parlamento dovesse trasformare in legge il Ddl n. 2287-bis (atteso in Aula al Senato la prossima settimana) che prevede la “graduale eliminazione dell'utilizzo degli animali nello svolgimento delle attività circensi”. Oggi il Circo italiano conta meno di 2.000 animali, nati in cattività, da generazioni a contatto con l'uomo e non prelevati in natura. “Chi chiede la dismissione degli animali – sottolinea la nota dell’ENC - sostiene che nei circhi vivano in uno stato di sofferenza e malessere. Le evidenze scientifiche dimostrano il contrario”.
“Il metodo di rilevazione dello stress, scientificamente riconosciuto, ha dimostrato che gli animali nei circhi non sono stressati", spiega Raffaella Cocco, Veterinario esperto in comportamento animale (albo FNOVI), professore aggregato di Medicina legale, deontologia e benessere animale e di Patologia comportamentale: “inoltre in cattività vivono circa 1/3 in più, perché idoneamente assistiti per malattie, necessità alimentari e difesa dai pericoli”. Gli animali allontanati dal circo dovrebbero essere accolti in centri di recupero. “Non c'è nulla da recuperare. Costringere gli animali dei circhi in luoghi diversi dai quelli nei quali sono nati e vissuti sarebbe disastroso. E’ una violenza cancellare nell’animale ciò che ha appreso in cattività e che gli ha fatto acquisire le modalità di adattamento conseguenti all’adattamento ad un nuovo ambiente”, dice Maria Antonietta Ruggiero, docente di Pedagogia all'Università Roma Tre. “Per gli etologi l’adattamento comporta una modificazione adattativa che non può essere modificata se non attraverso più generazioni”. In buona sostanza il legislatore - approvando il Ddl citato - metterebbe a repentaglio, oltre che la vita della gente del circo, anche quella degli animali. “Non ci sono né ragioni scientifiche, né morali e neppure pedagogiche che avallino la previsione del Ddl 2287-bis in materia di circhi”, aggiunge Ruggiero. Addirittura per il futuro degli animali sottratti ai circhi si considera anche l’eutanasia, facendo riferimento ad un parere espresso dalla FVE (Federazione Veterinari Europea). “Il che appare paradossale, tenendo conto che da anni tale pratica viene considerata eticamente lecita solo per animali gravemente malati o di estrema pericolosità, un principio che in Italia è diventato legge già nel 2004”, spiega Ettore Paladino, veterinario ufficiale dell’ATS di Bergamo e coordinatore del gruppo di lavoro che nel 2013 ha portato alla stesura del “Regolamento per l'educazione e l'esibizione degli animali nei circhi” voluto dall'Ente Nazionale Circhi.
E’ proprio della cultura circense vivere a stretto contatto con i propri animali. Ciascun animale – spiega l’ENC - è un individuo. Giovani creature di molte specie “sono cresciute negli ambienti circensi, e tutti gli animali vengono curati ogni giorno, con la possibilità di eseguire trattamenti antiparassitari, di profilassi, di valutare le condizioni fisiche e di mettere in atto tutte le attività di cura (accarezzare, spazzolare, pulire, dare da mangiare e da bere). Tutte queste attenzioni portano l’animale ad avere fiducia nell’uomo, condizione incompatibile con un reinserimento in natura”. “In animali che hanno alle spalle dieci generazioni di cattività, la relazione e l’interazione con l’uomo risultano essere, oltre che un arricchimento ambientale, anche un legame affettivo. La separazione da questo legame porta a conseguenze gravissime, come si può vedere in numerosi animali, sequestrati ai proprietari in buone condizioni di salute e di benessere e portati nei centri di recupero, dove subiscono un grave crollo fisico e psicologico”, dichiara Raffaella Cocco.
Prima di licenziare o dismettere progressivamente gli animali dal circo, è quanto “meno doveroso aprire un dibattito costruttivo che poggi su evidenze scientifiche. La maggior parte degli studi scientifici sugli animali nei circhi, nei quali è stato valutato sia l’aspetto comportamentale attraverso prolungate osservazioni nell’arco dell’intera giornata, sia l’aspetto sanitario attraverso una visita clinica e un prelievo di sangue, arrivano agli stessi risultati: il benessere degli animali nei circhi, giudicato da criteri fisici e psicologici, non è generalmente inferiore a quello di altri sistemi di vita”. “E' pertanto irrazionale prendere una posizione contro i circhi per il motivo che gli animali in essi presenti necessariamente soffrano, a meno che non si prenda la stessa posizione nei confronti degli zoo, delle scuderie, dei canili, degli animali domestici che vivono nelle nostre case. Ciò porterebbe a un mondo ancor più antropocentrico e alla rapida estinzione della maggior parte delle specie animali”, conclude Raffaella Cocco. Da ultimo, appare del tutto “irragionevole che il Parlamento legiferi sul circo solo in chiave negativa, lasciando irrisolti i problemi storici della categoria: la mancanza di aree attrezzate comunali (che permetterebbero anche di assegnare spazi maggiori alla stabulazione degli animali), e finanziamenti largamente al di sotto del limite minimo della decenza. Non si può normare in spregio ad un intero settore, secondo una logica penalizzante che non trova riscontro per la restante famiglia dello spettacolo italiano: cinema, teatro, musica e danza, sottolinea l’ENC.
 
 
 

Piemontesi nel mondo: al Santuario di Oropa il convegno “Migrare nel XXI secolo, partire o viaggiare?”

Biella – I piemontesi nel mondo torneranno a radunarsi al Santuario di Oropa, da venerdì 14 a domenica 16 luglio. Il vasto programma si apre con la visita guidata al Santuario ed al Sacro Monte, al Museo dei tesori ed agli appartamenti reali, dalle ore 16 di venerdì 14. Sabato, nell'ambito della manifestazione “Ritorno ad Oropa dei Piemontesi nel mondo. Racconti, memorie e speranze di ieri e di oggi” il convegno intitolato “Migrare nel XXI secolo, partire o viaggiare?”, approfondimento sull'emigrazione attuale con i contributi di docenti, imprenditori che sono diventati ambasciatori delle eccellenze piemontesi all’estero, studiosi di cultura e di linguistica, figli di migranti cresciuti in bilico tra culture diverse e giovani. In apertura – ore 9.30 presso la Sala Convegni del Santuario di Oropa - i saluti di don Michele Berchi, rettore del Santuario, don Gianni Panigoni e Paola Aglietta, amministratori delegati del Santuario e di autorità della Regione Piemonte e del Comune di Biella. A seguire la presentazione della mostra “L’emigrazione piemontese nel mondo” (sala Dottrina).
 

Tv2000 cambia frequenza ma resta sul canale 28 del Digitale Terrestre

Roma - Tv2000, da oggi, 3 luglio 2017, cambia frequenza ma non canale: sarà infatti sempre visibile al canale 28 del Digitale Terrestre. L’emittente della CEI, in seguito ad un accordo siglato con il Centro Televisivo Vaticano, passa sul MUX TIMB2 dell’operatore di rete Persidera. La rete di diffusione (broadcast) è composta da 812 siti per la diffusione del segnale DVB-T in modalità SFN. “Siamo una televisione a diffusione nazionale – commenta il Direttore generale di Tv2000, Lorenzo Serra - sempre più seguita e conosciuta. Il nostro obiettivo rimane quello di garantire ai telespettatori un servizio diffuso e di buona qualità, come è avvenuto negli anni passati con la Rai, che ringraziamo della sempre proficua collaborazione. Tv2000, a partire da fine maggio ha avviato le comunicazioni ai propri teleascoltatori e le relative operazioni per procedere al cambio definitivo di operatore, lasciando il sistema gestito dalla Rai e passando su quello di Persidera”. “E’ importante precisare – conclude Serra - che Tv2000 sarà sempre visibile sul canale 28 del telecomando (LCN28) perché cambierà solo la frequenza associata al canale. E’ nostra cura procedere ad una campagna di comunicazione capillare attraverso molteplici forme (web, numero verde collegato a Call Center, comunicazioni via radio, via social e spot all’interno della stessa emittente)”. Tutte le informazioni necessarie per la risintonizzazione del televisore sono disponibili sul sito http://www.cambiafrequenza.tv2000.it/.
 
 

Mons. Cantafora: gli Apostoli furono migranti in terre straniere

Lamezia Terme - Gli apostoli furono migranti e accolti in terre straniere, un fatto che “ci fa ripensare alle migliaia di uomini, donne e bambini che ancora in quest’ultimo anno, disperati, hanno tentato di attraversare con mezzi di fortuna le stesse acque”. E’ quanto ha detto ieri il Vescovo di Lamezia Terme, mons. Luigi Cantafora...

Migrantes: sollecitare l’Ue ad accogliere sul serio

Roma – “Io credo che sia una provocazione, una provocazione che può essere anche utile in questo momento in cui l’Europa, oltre ad aver fatto degli annunci, non ha fatto seguito con una serie di azioni che sono importanti. Se non fosse una provocazione, sarebbe inaccettabile”...

L’Italia a Ue: possibile blocco ai porti

Roma - L’emergenza migranti spinge l’Italia a una mossa forte. Di fronte ai numeri ancor più imponenti di questi giorni, il nostro Paese alza la voce e spinge l’ambasciatore italiano Maurizio Massari a un passo formale con la Commissione Europea...

Parroco Lampedusa: “la nostra presenza al molo cerca di essere una presenza di accoglienza

Torino - “La nostra presenza al molo cerca di essere una presenza di accoglienza in mezzo ad una realtà orientata alla difesa. A Lampedusa, infatti, le forze dell’ordine difendono ‘noi’ da ‘loro’ così come il personale medico sta lì per difendere ‘noi’ da quelle che potrebbero portare i migranti in termini di malattie e infezioni. E poi c’è il personale di Frontex che è lì per difendere i confini”. Lo ha affermato don Carmelo La Magra, parroco di Lampedusa, intervenendo a Pianezza (To) alla 67ª Settimana nazionale di aggiornamento pastorale del Centro di orientamento pastorale. Nel suo intervento don La Magra ha ripercorso la storia di quest’isola di 6mila abitanti, una realtà rispetto alla quale “nella storia è stato impossibile per i popoli non incontrarla”. Il sacerdote ha ricordato come “dal 1° gennaio 2017 ad oggi più di 1.500 persone sono naufragate in mare senza mai essere recuperate”. Don La Magra ha denunciato anche come su alcune notizie ci sia il quasi totale silenzio dei media: “Qualche settimana fa una motovedetta libica il cui personale è stato addestrato dalla Marina italiana ha sparato ad una motovedetta italiana. Il motivo è che pensavano fossero migranti”. “Solo Avvenire ha dato la notizia e immagino non ne abbiate sentito parlare nei telegiornali”, ha osservato. “Ancora ieri – ha aggiunto – sono stati portati a Lampedusa in elicottero un ragazzo che non ce l’ha fatta ed è morto sull’isola, un ragazzo in avanzato stato di ipotermia e uno ferito da un colpo di pistola dalla Guardia costiera libica”. “Qualcuno vorrebbe far diventare Lampedusa frontiera. E la frontiera presuppone che dall’altro lato ci sia il nemico”, ha ammonito il sacerdote.​
 

Licata: la persona al centro di ogni ricerca

“Al centro di ogni ricerca c’è la persona”. Delfina Licata, dell’Area ricerca e documentazione della Fondazione Migrantes intervenendo oggi al Corso di formazione sulle linee migratorie  in corso a Roma.  
Licata ha spiegato il ruolo della ricerca all’interno dell’organismo pastorale della Cei sottolineando il grande lavoro finora svolto con la creazione di una rete italiana e all’estero su tutti i settori della mobilità umana. “Per un lavoro serie e costruttivo - ha detto la ricercatrice - occorre oggi aprirsi alle collaborazione con altre strutture istituzionali e della ricerca scientifica ed è quello che la Fondazione Migrantes ha fatto finora e continuerà a fare. Ogni ricerca - ha concluso -  rappresenta uno strumento di sensibilizzazione sui temi della mobilità umana”.
 

Migrantes Gorizia: il 1 luglio festa dei popoli

Gorizia - Anche quest’anno si svolgerà la tradizionale "Festa dei popoli", momento di incontro tra le diverse comunità etniche presenti sul territorio diocesano.
La manifestazione, promossa dall’Ufficio diocesano Migrantes di Gorizia in collaborazione con il Comune e la Parrocchia di Gradisca d’Isonzo, avrà luogo sabato 1 luglio nella città della fortezza. Il programma prevede alle ore 18 animazione e giochi per bambini. Alle 19 la Santa Messa plurilingue animata dai gruppi etnici presso il Duomo di Gradisca d’Isonzo. La giornata si concluderà alle 20 con la cena etnica seguita da uno spettacolo di musiche e danze dei vari paesi partecipanti.
Nell’ambito della festa, alle ore 17.30, presso l’Enoteca regionale "La Serenissima" verrà inaugurata una mostra, proveniente dalla scorsa edizione del Meeting dell’Amicizia dei popoli, su "Migranti, la sfida dell’incontro", realizzata con la collaborazione della Fondazione Migrantes.
Dopo l’inaugurazione, alle 18.00, è in programma una visita guidata. La mostra si presenta come una documentazione fotografica di storie e dati della migrazione oggi in atto, corredata da interviste di alcuni protagonisti e permette a tutti i visitatori la possibilità di guardare con
apertura e avvicinarsi con consapevolezza a fatti, persone, eventi e cause fornendo una comprensione approfondita del fenomeno che investe, per la sua drammaticità, la vita di milioni di persone.
 

Insalaco: conoscere le leggi per meglio operare

Roma - L’accoglienza non è una “scelta” ma una richiesta “esplicita” della legge. “Se non si comprende questo andiamo fuori strada”. Ecco l’importanza di conoscere le leggi per “operare” concretamente per “salvaguardare e tutelare prima di tutto la dignità di ogni uomo, donna o bambini”. A dirlo questa mattina Luca Insalaco, giornalista e avvocato, intervenendo al corso di formazione Migrantes "Linee di pastorale migratoria" in corso a Roma su iniziativa della Fondazione Migrantes.  Per Insalaco è "importante dunque, riuscire a maneggiare termini e nozioni in maniera consapevole e responsabile". Da qui la disamina del giovane avvocato sui principali istituti in materia di diritto dell'immigrazione, partendo dalla fase di ingresso in Italia degli stranieri fino alle dinamiche della loro necessaria integrazione e ai temi di attualità come  quello della cittadinanza e dei minori stranieri non accompagnati. La nuova legge approvata nei giorni scorsi – si è augurato Insalaco - sui minori stranieri non accompagnati possa essere applicata proprio per tutelare i più vulnerabili” come anche le norme sul caporalato “possano costituire un argine contro lo sfruttamento sul lavoro”. Il relatore ha quindi trattato i temi sul l'integrazione degli stranieri attraverso il lavoro, l'istruzione, il diritto all'unità familiare e il riconoscimento dei diritti sociali con esempi concreti legati alla sua attività professionale. "Un modo, questo - ha spiegato - non solo per dare immediatezza all'esposizione, ma rendere i contenuti concretamente utilizzabili dai circa 70 partecipanti al corso nella loro attività pastorale".​
 

Mci Bradford: blog per raccontare la Missione cattolica italiana

Bradford - Un blog pensato dalla Missione cattolica italiana di Bradford, collegato a tutte le altre missioni europee, dalla Svizzera alla Francia, dal Belgio alla Germania al Liechtenstein. L’idea è di don Lorenzo Frosio, sacerdote della diocesi di Bergamo, “prestato” alla Chiesa di Inghilterra e Galles cinque anni fa, così che potesse seguire i nostri connazionali del nord, i cattolici italiani emigrati a Manchester, Leeds, Newcastle, Sheffield.
“Il blog è nato un anno fa, grazie anche alla passione per l’online di un giovane, Edoardo Fiorani, che cura l’aspetto tecnico, ma per la prima volta siamo riusciti a collegarci alle altre missioni europee”, spiega don Frosio: “un reportage fotografico dall’Africa, dove sono stato qualche settimana fa, ha attirato l’attenzione di 250 utenti ma, in media, ci leggono 50-100 persone. È il 10% di tutti gli italiani cattolici del nord, circa 500, molti dei quali sono anziani. Per questo dobbiamo semplificare il materiale che mettiamo. La sfida che ci troviamo ad affrontare è trovare argomenti che interessino e, soprattutto, attirare i giovani, le nuove generazioni di italiani, che sono meno interessati alla religione rispetto agli anziani”, aggiunge il sacerdote. Info: https://mcibradford.wixsite.com/mysite.​
 

Migranti: in tre giorni salvati 10mila persone

Milano - E’ il grande esodo senza fine. Poche volte, dall’inizio della crisi umanitaria, si erano visti così tanti soccorsi in pochi giorni. Oltre 10mila migranti salvati da domenica. Tanto che il ministro dell’Interno Marco Minniti, diretto a Washington per impegni istituzionali, ha deciso di rimanere in Italia per gestire di persona l’emergenza degli sbarchi. Dal Canada, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, parla di una Ue «inconsapevole e insensibile» di fronte a un Italia «in prima linea a salvare migliaia di vite umane nell’ambito di un fenomeno epocale».
Il bollettino della Guardia costiera diffonde i numeri delle persone salvate, le salme recuperate (in tutto tre). Un lungo elenco delle operazioni di salvataggio, (71 complessive da domenica) le navi coinvolte, e gli arrivi previsti nei porti italiani. I numeri raccontano di un grande esodo in atto che non ha precedenti. I migranti, intrappolati nell’inferno libico, stanno facendo di tutto per fuggire e raggiungere l’Europa, anche a costo di perdere la vita o la cosa più preziosa che possiede una donna: il bimbo in grembo. E così è successo. Su un pattugliatore della guardia costiera, in navigazione verso il porto di Pozzallo con 673 migranti a bordo, c’è infatti anche il cadavere di un neonato. Il piccolo era nato nel barcone durante la navigazione nel Mediterraneo, dalla Libia alla Sicilia. Negli ultimi soccorsi in mare ha partecipato anche la Marina spagnola, salvando 229 persone in difficoltà e a rischio naufragio.
E anche se dall’inizio dell’anno a oggi sulle coste italiane sono sbarcati solo il 14,42% in più di migranti (complessivamente 73.380) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, secondo i dati diffusi dal Viminale, quest’ultima 'ondata' ha riacceso le polemiche politiche.
 Ma c’è anche un altro 'fronte caldo' che nelle ultime ore desta preoccupazione. A Ventimiglia, lungo il confine francese, prosegue la 'caccia' ai migranti organizzata dalla gendarmerie d’Oltralpe. Sono circa 200, sui 400 che la notte di domenica si sono messi in marcia verso la Francia dall’accampamento sulle sponde del fiume Roja, i profughi bloccati a Sospel. Sono stati raccolti al posto di polizia di Ponte san Luigi. Da qui, con alcuni pullman, saranno trasferiti al Cie di Taranto. Un altro gruppo, rintracciato dalla polizia italiana, è tornato sulle sponde del Roja.
Una situazione «insostenibile», tuona il vescovo di Ventimiglia-Sanremo, mons, Antonio Suetta che, di fronte ai fatti delle ultime ore, rinnova l`appello alla Francia e all`Unione europea «perché intervengano con misure idonee per far fronte a una situazione insostenibile». C’è preoccupazione soprattutto per i minori, che rappresentano una parte consistente dei migranti presenti a Ventimiglia. «È una vergogna che, in barba alle norme del diritto, questi ragazzi vengano riammessi in Italia senza che sia garantito loro il diritto di chiedere asilo in terra francese – aggiunge il vescovo – La Francia deve prendere atto di questo». Anche Medici senza frontiere lancia l’allarme. «Siamo molto preoccupati per i migranti dispersi lungo il confine – spiega Federico Saracini, coordinatore di progetto per la Ong a Ventimiglia – tra cui molti minori non accompagnati che da diverse settimane dormivano lungo il fiume Roja in condizioni indegne». Ma la Prefettura di Imperia precisa che «tra il numero considerevole di persone respinte dalla Francia non ci sono minori»​
 

Migrantes: modelli di pastorale delle migrazioni e sacramenti durante il corso di formazione

Roma - “E’ molto importante che le radici culturali e religiose di ogni gruppo etnico debbano essere custodite e conservate” ed è “importante superare l'inevitabile isolamento etnico che esso può produrre se non si costruisce un ‘dinamismo dell'incontro’ che permette di costruire l'unico popolo di Dio, l'unica Chiesa di Gesù Cristo, l’unica comunità degli uomini che superi e colmi le distanze tra le diverse ‘isole’ dell’arcipelago umano formato dalle differenti comunità etniche”. A dirlo oggi pomeriggio p. Sergio Natoli dell’Ufficio Migrantes di Palermo...

P. Bentoglio: le migrazioni come sfida alla Chiesa

Roma - Le migrazioni costituiscono un fenomeno strutturale del nostro tempo e continueranno a rappresentare, nella loro evoluzione, una sfida alla Chiesa, alle comunità internazionale e ai singoli Stati”. A dirlo, questa mattina,  il Direttore dell’Ufficio Migrantes di Brescia, e già Sotto-Segretario del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, p. Gabriele Bentoglio, durante il corso di Linee di pastorale migratoria in corso a Roma e promosso dalla Fondazione Migrantes. L’azione del missionario/cappellano per i migranti potrebbe - secondo il religioso -  privilegiare anzitutto la promozione di progetti d’integrazione dei migranti nella società e nella Chiesa, per “impedire lo sviluppo di comunità parallele, l’isolamento e la formazione di ghetti, salvaguardando le identità dei migranti nel rispetto delle norme di convivenza civile”. Oggi il missionario/cappellano dei migranti si muove tra “l’azione di guida nella maturazione della propria gente e quella di animazione della chiesa di arrivo: assume la funzione di ponte e di raccordo tra chiese”. Infatti – ha spiegato p. Bentoglio,   dopo aver ripercorso alcuni documenti del magistero e del ruolo del missionario dei migranti -  il missionario “punta a diventare presenza attiva nella chiesa locale, senza con questo dover seguire in tutto e per tutto il sistema pastorale locale tradizionale. Questa pastorale missionaria risulta necessaria sia per la comunità dei migranti sia per la comunità indigena, anche perché la parrocchia territoriale non sembra essere in grado di offrire uno spazio di espressione umana e spirituale all’immigrato e ai giovani delle seconde e terze generazioni”.
Per padre Bentoglio la parrocchia, “sebbene continui ad essere la forma di prassi pastorale più diffusa, non può rimanere insensibile ai mutamenti che sono sotto gli occhi di tutti e, nelle nostre società multiculturali, multietniche e multireligiose, essa può rinnovarsi coltivando varie forme di dialogo interculturale, superando la tendenza a ignorare o ad esasperare le diversità”. Da qui la necessità di “esplorare la possibilità di erigere parrocchie interculturali, che dovrebbero essere sempre più la norma nella prassi delle Chiese locali, con il passaggio da una molteplicità di missioni mono etniche (sia di migranti che di autoctoni) ad una concezione intercomunitaria della pastorale”. Le tradizionali strutture pastorali “non possono ignorare che oggi viviamo in una società plurireligiosa: la sollecitudine verso quelli che chiamiamo i ‘lontani’ (gli atei, gli agnostici e i non praticanti) e verso i migranti non cattolici rappresenta una sfida che esige un incontro complesso e globale, che per essere fecondo deve passare attraverso il dialogo del quotidiano, il dialogo della solidarietà e il dialogo del reciproco scambio. Le precarietà, alle quali le migrazioni odierne sono sottoposte, sollecitano una presenza nei contesti di frontiera, sia nel senso geografico che culturale e sociale: vale a dire che l’attenzione specifica e costante del missionario con i migranti, che è e rimane un missionario di frontiera, dovrebbe saper cogliere le situazioni di frontiera, nelle quali la missione va alla periferia per riportare al centro ciò che è marginale. Per questo – ha concluso - è importante prestare un’attenzione speciale alle categorie più sfruttate, emarginate e vulnerabili, come i migranti irregolari, le donne, i minori, le vittime della tratta e del traffico, i rifugiati e gli sfollati”.