Primo Piano

Imprenditoria: domani la presentazione di “Italia Africa Business Week IABW”

Roma - Per la prima volta in Italia un evento economico interamente dedicato a imprenditori italiani e africani. È questo “Italia Africa Business Week IABW”, in programma a Roma presso Spazio Eventi Tirso (via Tirso 14) martedì 17 e mercoledì 18 ottobre 2017. Una due-giorni di networking, incontri b2b e conferenze con esponenti di alto livello della cooperazione internazionale, rappresentanti di Paesi africani e del business, per favorire nuove opportunità d’affari tra le PMI africane e italiane e incentivare l’ingresso dei privati nel tessuto produttivo. 
Domani, martedì 19 settembre 2017 alle 11.00 la conferenza stampa di presentazione dell'evento a Roma, Palazzo Confindustria, Sala P (viale dell'Astronomia, 30). Intervengono Cleophas Adrien Dioma, Direttore Generale di IABW, Pietro Sebastiani, Direttore Generale per la Cooperazione allo Sviluppo del Ministero degli Affari Esteri, Giovanni Ottati, Presidente Assafrica & Mediterraneo e Presidente di Vuetel Italia, Fernanda Gellona, Direttore Generale Assobiomedica. 
 

Migrantes: un premio per il volume “Storie di semola e semplicità”

Aprilia - La cultura del dialogo potrebbe rappresentare un potente antidoto alla paura dell’altro e alle radicalizzazioni. È quanto emerge da “Storie di semola e semplicità” (Tau editrice e pubblicato nella collana “Testimonianze delle Migrazioni” a cura della Fondazione Migrantes) premiato, nel pomeriggio di sabato 16 settembre ad Aprilia, in "Books for peace 2017". Il testo si è aggiudicato il primo posto nella sezione saggistica.
Il fenomeno migratorio italiano ed europeo è stato affrontato attraverso prospettive multiple: la cucina, le ibridazioni, la lingua e i dati. Con un linguaggio adatto a tutti, al fine di creare ponti in maniera trasversale, coinvolgendo nella riflessione sia adolescenti che genitori, il testo ha raccontato momenti di convivenza pacifica in un'Italia del confronto.
“La pluralità raggiunge il culmine della propria ricchezza” – sottolinea l’autore- “quando si pone alla base dell'interazione la valorizzazione reciproca”. Nella stessa serata sono stati consegnati i premi speciali  dedicati al giornalismo di inchiesta di Javier Valdez, giornalista ucciso lo scorso maggio nella guerra del narcotraffico messicano. Il premio giornalistico è stato consegnato a Paolo Di Giannantonio per la carriera televisiva; a Fiorenza Sarzanini, del Corriere della Sera, per le inchieste sulla sanità; a Cecilia Leo di La7 per i servizi sull’immigrazione e sulla disabilità andati in onda su Tagadà; ad Enzo Palladini per la correttezza nella cronaca sportiva e a Rita Cavallaro per il libro inchiesta “Oltre l’indizio segreti e verità nell’omicidio Bergamini”. Nell’occasione sono stati consegnati anche i Premi Funvic a frate Lucio Maria Zappatore, parroco di San Marino ai Monti, conosciuto come il parroco che fece parlare romanesco San Giovanni Paolo II con l'esclamazione “Damose da fà”; a frate Amanuel G. Hagos, rettore del Pontificio collegio Etiopico; a Mons. Angelo Magistrelli, rettore del Preseminario S. Pio X e a padre Thomas Woldeselassie, per gli studi teologici. Grande plauso anche al Teatro Helios per l’impegno a favore dell'infanzia.
 
 

Papa Francesco: Pregare per i governanti, non farlo è un peccato

Città del Vaticano - I cristiani accompagnino con la preghiera i governanti, anche se sbagliano. E’ la forte esortazione di Papa Francesco rivolta questa mattina nell’omelia della Messa a Casa Santa Marta. Anche ai governanti chiede di pregare perché altrimenti il rischio è di chiudersi nel gruppetto del proprio partito. Il governante che, invece, ha coscienza della propria subalternità di fronte al popolo e a Dio, prega.
La riflessione di Francesco parte dalla Prima Lettura odierna e dal Vangelo. San Paolo consiglia a Timoteo di fare preghiere per i governanti. Nel Vangelo, c’è un governante che prega: è il centurione che aveva un servo malato. Amava il popolo, anche se straniero, e amava il servo, infatti se ne preoccupava.
“Quest’uomo sentì il bisogno della preghiera”, nota il Papa. Non solo perché “amava” ma anche perché “aveva la coscienza di non essere il padrone di tutto, non essere l’ultima istanza”. Sapeva che sopra di lui, c’è un altro che comanda. Aveva dei subalterni, i soldati, ma lui stesso era nella condizione di subalterno. E questo lo porta a pregare. Il governante che ha questa coscienza, infatti, prega: “Se non prega, si chiude nella propria autoreferenzialità o in quella del suo partito, in quel circolo dal quale non può uscire; è un uomo chiuso in se stesso. Ma quando vede i veri problemi, e ha questa coscienza di subalternità, che c’è un altro che ha più potere di lui – chi ha più potere di un governante? Il popolo, che gli ha dato il potere, e Dio, dal quale viene il potere tramite il popolo. Quando un governante ha questa coscienza di subalternità, prega".
Papa Francesco rileva, quindi, l’importanza della preghiera del governante, “perché è la preghiera per il bene comune del popolo che gli è stato affidato”. E ricorda, in questo senso, il colloquio avuto proprio con un governante che tutti i giorni passava due ore in silenzio davanti a Dio, nonostante fosse indaffarato. Bisogna dunque chiedere a Dio la grazia di poter governare bene come Salomone che non chiese a Dio oro o ricchezze ma la saggezza per governare.
I governanti, dice Papa Francesco, devono chiedere al Signore questa saggezza. “E’ tanto importante che i governanti preghino” chiedendo al Signore di non togliergli “la coscienza di subalternità” da Dio e dal popolo: “che la mia forza si trovi lì e non nel piccolo gruppetto o in me stesso”.
E a chi potrebbe obiettare dicendo di essere agnostico o ateo, il Papa dice: “Se non puoi pregare, confrontati”, “con la tua coscienza”, con “i saggi del tuo popolo”, ma “non rimanere da solo con il piccolo gruppetto del tuo partito”, sottolinea. “Questo – ribadisce – è autoreferenziale”.
Nella Prima Lettura, Paolo invita, appunto, a pregare per i re, “perché – afferma – possiamo condurre una vita calma e tranquilla, dignitosa e dedicata a Dio”. Francesco nota, però, che quando un governante fa una cosa che non ci piace, viene criticato o, altrimenti, lodato. Viene lasciato solo con il suo partito, con il Parlamento”: “’No, io l’ho votato – l’ho votato dal mio’ – ‘Io non l’ho votato, faccia il suo’. No, noi non possiamo lasciare i governanti da soli: dobbiamo accompagnarli con la preghiera. I cristiani devono pregare per i governanti. ‘Ma, Padre, come vado a pregare per questo, che fa tante cose brutte?’ – ‘Ha più bisogno ancora. Prega, fa penitenza per il governante’. La preghiera d’intercessione – è tanto bello questo che dice Paolo – è per tutti i re, per tutti quelli che stanno al potere. Perché? ‘Perché possiamo condurre una vita calma e tranquilla’. Quando il governante è libero e può governare in pace, tutto il popolo approfitta [beneficia] di questo”.
E il Papa conclude chiedendo di fare l’esame di coscienza sulla preghiera per i governanti: “Io vi chiedo un favore: ognuno di voi prenda oggi cinque minuti, non di più. Se è governante, si domandi: 'Io prego a quello che mi ha dato il potere tramite il popolo?'. Se non è governante, 'io prego per i governanti? Sì, per questo e per quello sì, perché mi piace; per quelli, no'. E hanno più bisogno quelli di questo! 'Prego per tutti i governanti?'. E se voi trovate, quando fate l’esame di coscienza per confessarvi, che non avete pregato per i governanti, portate questo in confessione. Perché non pregare per i governanti è un peccato”. (Debora Donnini – Radio Vaticana)
 
 
 

Papa Francesco incontra i direttori “Migrantes” delle Conferenze Episcopali in Europa

Roma - L’incontro annuale dei vescovi e delegati responsabili per la pastorale dei migranti delle Conferenze Episcopali in Europa si svolgerà quest’anno a Roma, presso la Bonus Pastor, dal 21 al 23 settembre. Due saranno i momenti forti dell’incontro: l’udienza di Papa Francesco in Vaticano prevista per la mattinata di venerdì 22 settembre e il dialogo-confronto con i responsabili per la sezione “Migranti e Rifugiati” del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale.
 A Roma, dopo la presentazione del rapporto sul lavoro delle conferenze episcopali nell’ambito della pastorale dei migranti da parte del prof. Gian Carlo Blangiardo, docente presso l’Università di Milano Bicocca, i direttori nazionali presenteranno le attuali sfide, proprie a ciascun Paese, dell’accoglienza e dell’integrazione dei migranti. Seguirà l’intervento dei responsabili della Santa Sede che riferiranno sulle priorità e i progetti su cui lavora il dicastero vaticano. Questo tempo di dialogo si concluderà con una discussione sulle modalità di coordinamento tra i vari attori della pastorale dei migranti in Europa (Santa Sede, conferenze episcopali, organismi ecclesiali internazionali). I lavori si concluderanno nella mattinata di sabato 23 settembre con una visita al Centro San Saba, gestito dall’Associazione Centro Astalli (il Servizio dei Gesuiti per i rifugiati in Italia) e che ospita uomini richiedenti asilo e titolari di protezione internazionale.
 

Avvenire: “tutti italiani e non ancora cittadini”

Milano - Tanti volti di giovani residenti da anni in Italia e ancora oggi senza cittadinanza. Il quotidiano “Avvenire” ieri mattina apriva con le foto e un titolo “Tutti italiani non ancora concittadini” ed un editoriale affidato al direttore Marco Tarquinio dal titolo “Diamo una legge a presente e futuro”.
“Chi e perché vuol mettere paura agli italiani? Chi e perché prova in tutti i modi a istillarci l’idea che la nostra civiltà non sia più buona né ‘contagiosa’? Chi e perché vuol farci vivere nella chiusura e nella grettezza, in modo da non generare più figli, né dai nostri lombi né grazie alla nostra cultura e al nostro spirito? Chi vuol convincerci che la cittadinanza sia un immeritato stato di grazia, ereditato come una cosa, e non una conquista e riconquista, fatta di diritti e doveri onorevoli e onorati?”, sono le domande del direttore che sottolinea come “quanti sono nati in Italia o in Italia sono arrivati da bambini e pensano e parlano italiano, coloro che crescono e studiano qui, condividendo la nostra cultura e le nostre regole di cittadinanza, assimilando i nostri costumi, e appartengono a famiglie di origine straniera ma residenti in questo nostro Paese con permesso permanente o di lungo periodo (e, dunque, sono figli di persone che qui lavorano, pagano tasse e contributi, e non hanno guai con la giustizia) non sono candidati all’italianità, sono già italiani. Non si tratta di concedere nulla, e tantomeno di regalare qualcosa. Si tratta di riconoscere per legge una realtà, vera, importante e buona. Si tratta di rendersi conto che mantenere in una sorta di limbo un bel pezzo della generazione dei nostri figli è un atto di cecità e di ingiustizia. E che farlo per presunto calcolo politico-elettorale è una piccineria umana, una miseria morale e, insieme, una scelta pratica imprevidente e imprudente”.
Il quotidiano cattolico da mesi tratta questo tema con le storie di tanti giovani non ancora cittadini italiani. “Mentre tanti politici – e purtroppo anche non pochi (dis)informatori – hanno continuato a diffondere slogan e favole cattive contro i nuovi italiani, noi invece – scrive Tarquinio - abbiamo dato loro volto, pubblicando ogni giorno per due mesi quelle che, in dialogo con alcuni lettori, ho definito ‘parole di carne e sangue, di anima e di cuore, di sudore e di intelligenza’. Non pure opinioni, ma storie di vita. E cioè attese e speranze, fatiche e impacci, traguardi e ricominciamenti di giovani che sono italiani non per tradizione, ma per formazione, per adesione, per maturata convinzione. Persone con radici familiari, culturali e religiose in Asia, in America, in Africa o in altre porzioni d’Europa eppure partecipi della nostra cultura, perché la vivono e le vivono dentro. Non sono tutti uguali, non tutto è sempre lineare nelle loro vicende, non sono perfetti, ma sono persone perbene come, fino a prova contraria, ogni altro figlio di questa terra e della civiltà dell’incontro che la fa speciale da secoli, anche grazie alla sua sinora aperta e salda identità cristiana”.
 

Papa Francesco: Dio perdona sempre

Città del Vaticano - Papa Francesco riflette sulla parabola del servo spietato e sulla richiesta di Gesù di perdonare settanta volte sette sottolineando che il perdono “non nega il torto subito, ma riconosce che l’essere umano, creato ad immagine di Dio, è sempre più grande del male che commette”. Ieri mattina, davanti a 30mila persone in Piazza san Pietro, prima della recita della preghiera mariana dell’Angelus, il pontefice, commentando il vangelo della domenica, ha evidenziato come non esiste numero di volte per perdonare ma “sempre”, come spiega anche la parabola nella quale emerge tutta “l’incoerenza di colui che prima è stato perdonato e poi si rifiuta di perdonare”. “L’atteggiamento incoerente di questo servo è anche il nostro quando rifiutiamo il perdono ai nostri fratelli mentre il re della parabola è l’immagine di Dio che ci ama di un amore così ricco di misericordia da accoglierci, amarci e perdonarci continuamente”. Ha detto ancora. Il perdono di Dio inizia infatti fin dal battesimo, con il “condono di un debito insolvibile che è il peccato originale”; e poi “con una misericordia senza limiti, ci perdona tutte le colpe non appena mostriamo anche solo un piccolo segno di pentimento”. Di qui la necessità di vincere la “tentazione di chiudere il cuore a chi ci ha offeso e ci chiede scusa”. “Chiunque abbia sperimentato la gioia, la pace e la libertà interiore che viene dall’essere perdonato può aprirsi alla possibilità di perdonare a sua volta”, ha detto ancora il Papa ricordando che il perdono di Dio è “il segno del suo straripante amore per ciascuno di noi”: “è l’amore che ci lascia liberi di allontanarci, come il figlio prodigo, ma che attende ogni giorno il nostro ritorno; è l’amore intraprendente del pastore per la pecora perduta; è la tenerezza che accoglie ogni peccatore che bussa alla sua porta. Il Padre celeste è pieno di amore e vuole offrircelo, ma non lo può fare se chiudiamo il nostro cuore all’amore per gli altri”.
 

L’unica misura del perdono è perdonare senza misura

Il vangelo della domenica (Letture: Siracide 27,33-28,9; Salmo 102; Romani 14,7-9; Matteo 18, 2135)
«Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette », cioè sempre. L’unica misura del perdono è perdonare senza misura. Perché il Vangelo di Gesù non è spostare un po’ più avanti i paletti della morale, ma è la lieta notizia che l’amore di Dio non ha misura. Perché devo perdonare? Perché cancellare i debiti? La risposta è molto semplice: perché così fa Dio.
Gesù lo racconta con la parabola dei due debitori. Il primo doveva una cifra iperbolica al suo signore, qualcosa come il bilancio di una città: un debito insolvibile. «Allora il servo, gettatosi a terra, lo supplicava..»' e il re provò compassione. Il re non è il campione del diritto, ma della compassione. Sente come suo il dolore del servo, e sente che questo conta più dei suoi diritti. Il dolore pesa più dell’oro. E per noi subito s’apre l’alternativa: o acquisire un cuore regale o mantenere un cuore servile come quello del grande debitore perdonato che, 'appena uscito', trovò un servo come lui. 'Appena uscito': non una settimana dopo, non il giorno dopo, non un’ora dopo. 'Appena uscito', ancora immerso in una gioia insperata, appena liberato, appena restituito al futuro e alla famiglia. Appena dopo aver fatto l’esperienza di come sia un cuore di re, «presolo per il collo, lo strangolava gridando: 'Dammi i miei centesimi' », lui perdonato di miliardi!
Eppure, questo servo 'malvagio' non esige nulla che non sia suo diritto: vuole essere pagato. È giusto e spietato, onesto e al tempo stesso crudele. Così anche noi: bravissimi a calare sul piatto tutti i nostri diritti, abilissimi prestigiatori nel far scomparire i nostri doveri. E passiamo nel mondo come predatori anziché come servitori della vita. Giustizia umana è 'dare a ciascuno il suo'. Ma ecco che su questa linea dell’equivalenza, dell’equilibrio tra dare e avere, dei conti in pareggio, Gesù propone la logica di Dio, quella dell’eccedenza: perdonare settanta volte sette, amare i nemici, porgere l’altra guancia, dare senza misura, profumo di nardo per trecento denari.
Quando non voglio perdonare (il perdono non è un istinto ma una decisione), quando di fronte a un’offesa riscuoto il mio debito con una contro offesa, non faccio altro che alzare il livello del dolore e della violenza. Anziché annullare il debito, stringo un nuovo laccio, aggiungo una sbarra alla prigione. Perdonare, invece, significa sciogliere questo nodo, significa lasciare andare, liberare dai tentacoli e dalle corde che ci annodano malignamente, credere nell’altro, guardare non al suo passato ma al suo futuro. Così fa Dio, che ci perdona non come uno smemorato, ma come un liberatore, fino a una misura che si prende gioco dei nostri numeri e della nostra logica. (Ermes Ronchi)
 

Papa allo Spettacolo viaggiante: “la vocazione della vostra vita e del vostro lavoro è gioia

Città del Vaticano - Compie 70 anni l’Associazione Nazionale Esercenti dello Spettacolo Viaggiante oggi sono stati ricevuti da Papa Francesco. Ad accompagnarli anche una delegazione della Fondazione Migrantes guidata dal presidente, Mons. Guerino Di Tora e da Mons. Piergiorgio Saviola, ex direttore generale della Fondazione, da sempre impegnato nella pastorale con gli operatori dello spettacolo viaggiante.   “Una giostra non finisce di meravigliare, genera una gioia dolce, nei piccoli e nei grandi. In effetti, la vocazione della vostra vita e del vostro lavoro è gioia”, ha detto loro il pontefice sottolineando la fatica di trovare gli spazi adatti per le carovane, spesso situati fuori città, la diffidenza delle comunità che “non sempre apprezzano il valore sociale di questo tipo di spettacolo”. “So bene che la vita del lavoro itinerante non è una vita facile. Conosco i disagi che incontrate con le vostre famiglie, nel vostro continuo andare di luogo in luogo. Non scoraggiatevi, ma continuate il vostro cammino, perché le nostre città e i nostri paesi non perdano il gusto di questa peculiare bellezza attraverso la vostra presenza, la vostra arte, la vostra gioia”. “Il vostro – ha spiegato - è un cammino che, grazie a Dio, è illuminato dalla fede, una fede che vivete soprattutto in famiglia, e questo è molto importante: la famiglia in cammino con Dio, animata dalla fiducia nella Provvidenza. Una fede che trova anche nelle diverse parrocchie che attraversate dei luoghi di riferimento per la sosta spirituale”.
Il pontefice ha ricordato l’incontro durante il Giubileo della Misericordia con molti artisti di strada. “E’ una vocazione – ha sottolineato - che diventa subito missione: la missione di offrire alla gente, ai bambini ma anche agli adulti e agli anziani, occasioni di divertimento sano, pulito. E dentro questa vocazione e missione, come può non esserci la mano di Dio? Dio ci ama e vuole che siamo felici. Dovunque c’è una gioia semplice, pulita, c’è la sua impronta. Perciò, se sapete conservare questi valori, questa genuinità e semplicità, voi siete messaggeri della gioia che piace a Dio, e che viene da Lui”. L’auspicio è che tra le comunità viaggianti e le comunità parrocchiali “ci sia sempre l’apertura, l’incontro, il desiderio di conoscersi e condividere momenti di vita e di preghiera”.
 

 

Papa Francesco: Maria donna coraggiosa contempla Gesù vincitore sulla Croce

Città del Vaticano - Nella Messa mattutina a Casa Santa Marta, questa mattina papa Francesco invita a contemplare la Beata Vergine Maria Addolorata, ai piedi della croce, nel giorno in cui la Chiesa ne fa memoria: “Contemplare la Madre di Gesù, contemplare questo segno di contraddizione, perché Gesù è il vincitore ma sulla Croce, sulla Croce. E’ una contraddizione, non si capisce… Ci vuole fede per capire, almeno per avvicinarsi a questo mistero”.
Maria sapeva e “tutta la vita ha vissuto con l’anima trafitta”. Seguiva Gesù e sentiva i commenti della gente, a volte pro, altre contro ma stava sempre dietro a suo Figlio. E “per questo diciamo che è la prima discepola”, sottolinea Francesco nell'omelia. Maria aveva l’inquietudine che faceva nascere nel suo cuore questo “segno di contraddizione”. Alla fine, era lì, in silenzio, sotto la croce guardando il Figlio. Forse, sentiva commenti del tipo: “Guarda, quella è la Madre di uno dei tre delinquenti”. Ma Lei “mostrò la faccia per il Figlio”: “Questo che io dico adesso sono piccole parole per aiutare a contemplare, in silenzio, questo mistero. In quel momento, Lei ci partorì tutti noi: partorì la Chiesa. ‘Donna’ – Le dice il Figlio – ‘ecco i tuoi figli’. Non dice ‘madre’: dice ‘donna’. Donna forte, coraggiosa; donna che era lì per dire: ‘Questo è mio Figlio: non Lo rinnego’”. Il passo del Vangelo odierno è, quindi, più che per riflettere, da contemplare. “Che sia lo Spirito Santo - conclude - a dire a ognuno di noi quello che di cui abbiamo bisogno”. (Debora Donnini –Radio Vaticana)
 

Festival di Venezia: quattro sguardi sui rifugiati

Venezia - Fra le decine di film e cortometraggi presentati a Venezia vi è stato, nella sezione in concorso, il primo film realizzato dall’artista dissidente cinese Ai Weiwei, Human Flow. Il film, anche se è più corretto definirlo un docu-film, uscirà nelle sale italiane il 3 ottobre, per celebrare la giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione. Human Flow, attraverso la testimonianza diretta di Ai Weiwei, racconta l’esodo che, nell’ultima manciata di anni, ha coinvolto in tutto il mondo 65 milioni di persone.
Nelle Proiezioni speciali del Festival è stato proiettato l’ultimo film di Andrea Segre, regista di Come un uomo sulla terra e La prima neve. L’ordine delle cose è il titolo del suo lungometraggio che racconta la vicenda di Corrado,  un alto funzionario del Ministero degli Interni italiano specializzato in missioni internazionali contro l’immigrazione clandestina.
Fra i 23 cortometraggi selezionati nella II edizione del Premio Migrarti, ospitata dalla Biennale di Venezia, è stato presentato Joy di Daniele Gaglianone. Il premio Migrarti ideato dal ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo è destinato alla promozione di progetti cinematografici volti alla valorizzazione delle culture delle popolazioni immigrate in Italia e Joy racconta proprio le vicende di una ragazza di seconda generazione che confrontandosi con altri stranieri riflette sulla sua identità.
E infine, nella sezione Orizzonti è stato presentato Futuro Prossimo, cortometraggio realizzato dagli studenti dell’Ateneo di Cagliari  con il regista Salvatore Mereu. Il lavoro si avvale di attori non professionisti e racconta la quotidianità dolorosa di una madre e di una figlia straniere in Sardegna.
La Biennale di Venezia ha sostenuto inoltre un’iniziativa di sensibilizzazione promossa da Save the children: una porta rossa che aprendosi spalancava sulle tragiche conseguenze del conflitto in Siria giunto ormai al sesto anno e mezzo. “Non è un film, sta accadendo adesso”, è stato lo slogan dell’iniziativa, che ha avuto per madrina l’attrice Giulia Bevilacqua. Di fronte agli occhi di chi ha spalancato la porta una città siriana bombardata: una scena di devastazione entrata a far parte della quotidianità dei moltissimi minori ancora in Siria.(www.viedifuga.org)
 

MCI Germania e Scandinavia: da lunedì il convegno nazionale

Francoforte - Sarà il tema ecumenico al centro del Convegno annuale delle Missioni Cattoliche Italiana in Germania - Scandinavia e si riuniranno  al Kloster Schöntal (diocesi di Rottenburg-Stuttgart) da lunedì 18 a giovedì 21 settembre. Il tema – spiega il coordinatore nazionale p. Tobia Bassanelli è quello che già caratterizza l’attuale anno pastorale, dagli incontri di Zona a quelli Nazionali, come il Convegno dei Laici (19-21 maggio a Simmern) ed il Meeting dei Giovani (17-18 giugno ad Aschaffenburg). E cioè l’ecumenismo, in occasione del 500° anniversario della Riforma luterana.
La prima giornata, il 19 settembre – spiega – avrà un carattere di studio, con un approfondimento storico-teologico del tema, a cura del direttore della Facoltà di Teologia di Lugano,  il docente di Storia della Chiesa, don Renato Roux, ex missionario a Darmstadt. Nella seconda giornata (mercoledì 20) prevale invece l’approccio pastorale, testimonianze di famiglia appartenenti a confessioni cristiane differenti che con la riflessione sulla nostra esperienza nei lavori di gruppo. La terza ed ultima giornata (giovedì) sarà dedicata, alla relazione del delegato nazionale delle MCI in Germania e Scandinavia, dei Gruppi di studio e al dibattito conclusivo.
“Il Convegno Nazionale – dice p. bassanelli -  è sempre un buon luogo di incontro tra gli operatori pastorali delle MCI in Germania - Scandinavia. Permette quelle conoscenze e quei contatti personali che altrimenti è difficile avere. Promuove un approfondimento comune su temi importanti della nostra pastorale”.
Attualmente in Germania e Scandinavia sono attive 84 Missioni Cattoliche Italiane rette da 68 missionari, la metà italiani. Nella pastorale vi sono inoltre impegnati diaconi suore e collaboratori pastorali.
 

Festival della Missione: a Brescia dal 12 al 15 ottobre

Brescia - Il primo Festival della Missione, che la Fondazione Missio promuove assieme alla Conferenza degli Istituti Missionari Italiani e alla diocesi di Brescia, dal 12 al 15 ottobre prossimo, vuole rilanciare il mandato del Vangelo: “Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli”.
Come scrive Papa Francesco nel messaggio per la Giornata mondiale missionaria 2016 esso «non si è esaurito, anzi ci impegna tutti, nei presenti scenari e nelle attuali sfide, a sentirci chiamati a una rinnovata “uscita” missionaria».
Raccogliendo l’intuizione del giornalista Gerolamo Fazzini la Cimi (Conferenza degli istituti missionari italiani) e l’Ufficio nazionale CEI per la cooperazione missionaria fra le Chiese e il Centro missionario diocesano di Brescia hanno volentieri rilanciato. La Cimi comprende i rappresentanti dei seguenti istituti missionari: Comboniani e Comboniane (Pie Madri della Nigrizia), missionari e missionarie della Consolata, missionari e missionarie della comunità di Villaregia, missionari e missionarie saveriani, Pime (Pontificio Istituto Missioni Estere), missionarie dell’Immacolata, missionarie di Nostra Signora degli Apostoli, Padri Bianchi (Missionari d’Africa), francescane missionarie di Maria, Società delle missioni africane e Verbiti (Società del Verbo Divino).
Il Festival sarà occasione di incontro, dibattiti, presentazioni di libri ed eventi, con un programma fitto e diffuso in ogni piazza della città. Perché proprio un festival in piazza? Nell’Evangelii Gaudium si legge: «Una cultura inedita palpita e si progetta nella città. Ciò richiede di immaginare spazi di preghiera e di comunione con caratteristiche innovative, più attraenti e significative per le popolazioni urbane». (73) Andiamo, allora, in città e nelle piazze per dialogare, contemplare e fare festa per la perenne buona notizia per ogni uomo e per ogni donna  del Vangelo di Gesù. Nelle piazze, come in quel giorno di Pentecoste, inizio della missione dei discepoli. Perché la Chiesa non dimentichi  che è nata in uscita e solo in uscita sarà fedele al suo Maestro.
 

Viminale: quest’anno sbarcati 100.325 migranti

Roma - Dall’inizio dell’anno a oggi sono 100.325 i migranti sbarcati sulle coste italiane, il 22,29% in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso (129.104). È quanto emerge dall’ultimo aggiornamento del report quotidiano del Viminale, secondo cui i porti maggiormente interessati dagli sbarchi nel periodo in questione sono, nell’ordine, Augusta, Catania, Pozzallo, Reggio Calabria, Trapani, Lampedusa, Vibo Valentia, Palermo, Salerno e Crotone.
La regione che accoglie più migranti è sempre la Lombardia (14%), davanti a Campania (9%), Emilia Romagna (8%), Lazio (8%), Sicilia (8%), Piemonte (7%), Veneto (7%), Toscana (7%) e Puglia (7%). Sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco, il primo Paese di provenienza è la Nigeria (17%), seguito da Guinea (9%), Bangladesh (9%), Costa d’Avorio (8%), Mali (6%), Eritrea (6%), Gambia (5%), Senegal (5%), Sudan (5%) e Marocco (5%). Da sottolineare che negli scorsi mesi estivi si è registrato un calo degli sbarchi: il -51,3% di luglio e il -81,6% di agosto rispetto agli stessi mesi dell’anno scorso.
 

Papa Francesco: mistero d’amore della Croce, no a “masochismo” spirituale

Città del Vaticano - Papa Francesco ha ripreso stamani la Messa a Santa Marta, dopo la pausa estiva. Nella festa dell’Esaltazione della Croce, nell’omelia il pontefice mette in guardia dalle due tentazioni spirituali davanti alla Croce di Cristo: quella di pensare un Cristo senza croce, cioè di farne “un maestro spirituale” e, dall’altra parte, quella di pensare una croce senza Cristo, cioè essere senza speranza in un una specie di “masochismo" spirituale. Il cuore della riflessione del Papa è stato il “mistero d’amore”, costituito dalla Croce. La Liturgia ne parla come di un albero, nobile e fedele. Francesco evidenzia che non è sempre facile capire la croce. “Soltanto con la contemplazione si va avanti in questo mistero d’amore”, afferma. E Gesù quando vuole spiegarlo a Nicodemo, come ricorda il Vangelo odierno, usa due verbi “salire” e “scendere”: “Gesù sceso dal Cielo per portare tutti noi a salire in Cielo”. “Questo – ribadisce il Papa – è il mistero della croce”. Nella Prima Lettura per spiegarlo San Paolo dice, infatti, che Gesù “umiliò se stesso”, facendosi obbediente fino alla morte di croce: “Questa è la discesa di Gesù: fino al basso, all’umiliazione, svuotò se stesso per amore, e per questo Dio lo esaltò e lo ha fatto salire. Soltanto se noi riusciamo a capire questa discesa fino alla fine possiamo capire la salvezza che ci offre questo mistero d’amore”. Non è facile però, nota Francesco, perché sempre ci sono tentazioni di considerare una metà e non l’altra. Tanto è vero che San Paolo disse una parola forte ai Galati “quando hanno ceduto alla tentazione di non entrare nel mistero d’amore ma di spiegarlo”. Come il serpente aveva incantato Eva e nel deserto aveva avvelenato gli israeliti, così sono stati incantati “da un’illusione di un Cristo senza croce o di una croce senza Cristo”. “Queste sono le due tentazioni” su cui si sofferma Papa Francesco. La prima è, quindi, quella di un Cristo senza croce, cioè di farne “un maestro spirituale”, che ti porta avanti tranquillo: “Un Cristo senza croce che non è il Signore: è un maestro, niente di più. È quello che, senza saperlo, forse cercava Nicodemo. È una delle tentazioni. Sì, Gesù che buono il maestro, ma … senza croce, Gesù. Chi vi ha incantato con questa immagine? La rabbia di Paolo. Presentato Gesù Cristo ma non crocifisso. L’altra tentazione è la croce senza Cristo, l’angoscia di rimanere giù, abbassati, col peso del peccato, senza speranza. È una specie di "masochismo" spirituale. Solo la croce, ma senza speranza, senza Cristo”.
La croce senza Cristo sarebbe, però, “un mistero di tragedia”, dice, come le tragedie pagane: “Ma, la croce è un mistero d’amore, la croce è fedele, la croce è nobile. Oggi possiamo prendere qualche minuto e ognuno farsi la domanda: il Cristo crocifisso, per me è mistero d’amore? Io seguo Gesù senza croce, un maestro spirituale che riempie di consolazione, di consigli buoni? Seguo la croce senza Gesù, sempre lamentandomi, con questo "masochismo" dello spirito? Mi lascio portare da questo mistero dell’abbassamento, svuotamento totale e innalzamento del Signore?”.
E il Papa conclude auspicando che il Signore dia la grazia “non dico di capire, ma di entrare” in questo mistero d’amore: “poi col cuore, con la mente, con il corpo, con tutto, capiremo qualcosa”. (Debora Donnini - Radio Vaticana)
 
 

Cile: il card. Ezzati (Santiago del Cile) in piazza con i circensi

Santiago del Cile - Nei giorni scorsi a Santiago del Cile i circhi della capitale si sono riversati nelle strade del centro con danze, spettacoli e acrobazie per celebrare insieme alla Chiesa cattolica la stagione 2017. Tutti gli artisti, accompagnati dal cappellano padre Marcio Toniazzo, si sono diretti verso la cattedrale dove sono stati accolti dall’arcivescovo di Santiago, cardinale Ricardo Ezzati. “Il circo ha il compito di riempire di gioia, simpatia e fiducia i cuori delle persone e dobbiamo mettere in risalto il suo valore umanizzante. Colorate il grigio della vita quotidiana. Grazie e benvenuti”, ha detto il card. Ezzati. Il cappellano, padre Marcio Toniazzo, ha ricordato che il popolo dei circhi crede in Dio. “Sono persone generose che nominano sempre Dio e aiutano molte persone, fanno le cose con il cuore – ha sottolineato -. Come Chiesa, è una sfida essere con loro, e ricevere la grande ricchezza della famiglia del circo”.
 
 

Scampia: la scuola che abbatte le barriere con i rom

 Napoli - Risuonano da un qualche angolo della scuola le note di una canzone conosciuta, le parole che però arrivano alle orecchie non sono le stesse che hanno tormentato l’estate: 'Siamo quelli dell’Alpi-Levi, quelli col simbolo del cuore…' intonano. «Sono le ultime prove del balletto e della canzone che accolgono gli alunni», spiega l’arcano musicale la sorridente preside Rosalba Rotondo. Un modo simpatico, allegro e originale dell’istituto comprensivo Ilaria Alpi-Carlo Levi di Scampìa per iniziare un nuovo anno scolastico. Canzone peraltro adattata dalla stessa preside, che appassionata di musica acciuffa ogni occasione per far cantare e suonare i suoi 1300 alunni. Con grande divertimento e soddisfazione di tutti. Mamme e nonne comprese. Perché la musica - nel programma dell’istituto è inserito un corso musicale - è una strategia di studio, un percorso trasversale che coinvolge i ragazzi e attira la loro attenzione. Gli alunni della Alpi-Levi infatti studiano e imparano italiano, inglese e spagnolo analizzando i testi delle canzoni. Che poi cantano e ballano in spettacoli organizzati dalla scuola o da altri. Compreso i cori nella vicina parrocchia di san Giuseppe Moscati, accolti dal parroco padre Silvio D’Aniello. Rosalba Rotondo ha cambiato i testi di canzoni famose adattandoli al sacro. «È questo che vogliono i ragazzi», commenta la preside. E Rosalba Rotondo conosce bene desideri, difficoltà, povertà, violenze, stenti, delusioni e i talenti di Scampìa: insegna qui da 34 anni, ma a volte le sembra la prima volta. «Abbiamo un piano strategico, una task force per essere pronti ad ogni evenienza», dice. E lei ha organizzato la ’sua’ scuola come un ospedale con reparti secondo le patologie: 'Si rilevano le criticità, si fanno diagnosi, si elaborano progettualità per un piano di miglioramento' spiega. Anche per confrontarsi con la camorra, nuovamente agguerrita con una faida che dilaga oltre Scampìa.
Guarda positivo, Rosalba Rotondo. Vorrebbe che tutti i suoi alunni avessero successo nella vita: non è possibile forse, non è facile forse, ma si tenta. Coinvolgendo i genitori, specialmente le mamme, spingendoli a partecipare a i progetti, a prendere la licenza della 3ª media, a frequentare corsi professionali per conquistare autonomia. «Sappiamo che siamo in terra di camorra e di droga. Sappiamo pure che si nascondono le responsabilità dietro il problema dei rom» annota.
Appunto i rom. L’istituto Alpi-Levi ha duecento alunni rom, che vivono a stretto contatto con Scampìa. La preside, con i docenti, il primo giorno di scuola è andata all’Auditorium dove sono accampate alcune famiglie dopo l’incendio del campo nomadi del 27 agosto scorso, per accompagnare i bambini in classe. E si aspetta che le altre famiglie siano accolte nella ex caserma Boscariello per riprendere le lezioni. «Non tutti i bambini frequentano, ma cerchiamo di inculcare ai genitori che l’istruzione è fondamentale ». Tra i tanti progetti uno è indirizzato all’integrazione sociale: si chiama 'Riconosci la mia identità, rispetta la mia dignità e saremo uguali' e partecipano mamme rom che insegnano il romanì. È nata poi una cooperativa mista tra nomadi e non. Il progetto più interessante, unico in Italia, è 'Justrom Legal Clinic', inserito nel Programma Congiunto Unione Europea/Consiglio d’Europa sull’accesso alla giustizia per le donne Rom, Sinti e Camminanti. Ogni due settimane è presente all’istituto un pool di avvocati, guidato da Maya Bova, per aiutare le donne rom nelle pratiche giudiziarie specie in ordine alla cittadinanza. «Ci vogliono passione e fantasia per competere con la complessità nella complessità», commenta Rosalba Rotondo. Scelte che hanno incuriosito il ministro dell’istruzione, Fedeli, pronta a visitare l’istituto di Scampìa e a conoscere i percorsi artistici, musicali e i laboratori. (Valeria Chianese – Avvenire)
 

Spettacolo viaggiante e parchi divertimento: oggi l’ANESV festeggia i 70 anni di attività

Roma -  Con una cerimonia presso l’Auditorium AGIS, in Via di Villa Patrizi, 10 l’ANESV, associazione di categoria degli esercenti del luna park e parchi divertimento, festeggerà oggi i 70 anni dalla sua costituzione. Saranno premiati i soci con maggiore anzianità di iscrizione, alcuni da 60 anni, alla presenza del Direttore Generale del Mibact Cutaia e di alcuni Parlamentari della Commissione Cultura e della Commissione Trasporti della Camera dei Deputati, tra i quali la Presidente Piccoli Nardelli e i parlamentari Rampi e Crivellari.
Domani un folto gruppo di esercenti sarà ricevuto da Papa Francesco in udienza. Essi renderanno omaggio al Pontefice che apprezza le attività che portano festa in tutte le località. L’Associazione Nazionale Esercenti Spettacoli Viaggianti (ANESV), socio fondatore dell’ A.G.I.S., Associazione Generale Italiana dello Spettacolo, ed aderente a Federturismo Confindustria,  tutela gli interessi delle imprese che svolgono attività di spettacolo viaggiante in forma itinerante, dei parchi permanenti di divertimento, a carattere tematico, acquatico e faunistico e dei parchi avventura, si legge in una nota.
L’ A.N.E.S.V è rappresentata nella Consulta per i problemi dello spettacolo del Ministero per i beni e le attività culturali, è “attualmente il più qualificato interlocutore del mondo politico”, della Amministrazione pubblica e degli Enti locali.  L’ ANESV ha promosso l’approvazione della legge 18 marzo 1968, n. 337, che riconosce la funzione sociale del settore, e la sottoscrizione di un protocollo d’ intesa con l’ ANCI per la tutela e lo sviluppo del settore in collaborazione con le Amministrazioni locali. L’Associazione è rappresentata con un proprio esponente nel Gruppo di lavoro europeo che elabora la norma tecnica EN13814 sulla sicurezza delle attrazioni. L’ANESV è inoltre aderente a IAAPA Europe ed U.F.E., organizzazioni europee costituite tra le imprese di settore, nonché’ componente dell’ A.A.S.V.C.E., Ente morale che gestisce la Casa di Riposo di Scandicci (Fi), istituzione che assiste gli anziani della Categoria.
 
 

Minori stranieri: costretti a lavorare per fuggire

Palermo - Non un barcone e via. Il minore straniero che approda in Italia ha alle spalle un viaggio durato in media un anno e due mesi, fatto di lavori in ogni paese che ha attraversato, di arresti, rapimenti un Libia e pagamento d riscatto. Tra i ragazzini che lasciano i Paesi dell’Africa e del Medioriente da soli uno su tre scappa da violenze domestiche, il 70% da violenze di qualsiasi tipo, la metà ha trascorso un’infanzia avendo un accesso limitato ai mezzi di sostentamento. La maggior parte di loro, accolti in Sicilia, racconta di aver lavorato durante il viaggio. Un giovane gambiano, arrivato in Sicilia dopo aver trascorso un anno e sei mesi in viaggio, racconta di aver attraversato Senegal, Mauritania e Algeria, lavorando sempre, per guadagnare i soldi necessari per la traversata. Ma non voleva neppure arrivare in Europa, gli sarebbe bastato trovare un lavoro dignitoso e un po’ di libertà in uno Stato nordafricano. Più della metà dei ragazzi che approdano in Italia non avevano infatti questo come obiettivo iniziale. Lo dimostrano anche le tabelle dei flussi di migrazione interna agli stessi paesi africani, elaborate dalla Ong svizzera Reach Initiative, che ha realizzato con Unicef uno studio su 'Minori in transito in Italia e in Grecia', condotto in Sicilia, intervistando 720 minori stranieri non accompagnati tra i 15 e i 17 anni in 72 centri di accoglienza. Un nigeriano ha dovuto affidare la sua vita al 'datore di lavoro'. «Ho parlato col capo per andarmene dalla Libia – racconta – lui mi ha detto che dovevo prendere il barcone, mi ha detto di non preoccuparmi, avrebbe pensato lui a tutto. Da quel momento per ogni giorno di lavoro mi dava solo cinque dinari, il resto (quindici dinari) lo metteva da parte per pagare il barcone». E poi c’è l’incubo del carcere. Un ragazzo gambiano dice «di essere stato arrestato tre volte senza un motivo e di aver dovuto pagare la cauzione per tre volte». (Alessandra Turrisi)
 

Bari: i libri entrano nel campo rom Japigia

Bari - Domani al campo rom di Japigia a Bari una iniziativa sulla lettura  con la partecipazione del direttore generale della Fondazione Migrantes, don Gianni De Robertis. Tema dell'iniziativa è "Leggere è ri-conoscersi"  all'interno del Festival letterario delle Periferie Urbane "Chi legge arriva primo" promosso dalla casa editrice Stilo con il sostegno della Siae con l'obiettivo "di entrare a fondo nelle periferie della città di Bari, togliendo il velo a luoghi suggestivi e nascosti e costruendovi eventi che parlassero di cultura e dell'incontro con l'Altro". Tra le testimonianze anche quella di suor Chiara delle Piccole Sorelle di Gesù, testimone della fraternità nomade. 
 

Juncker: “rendo omaggio all’Italia per la sua generosità”

Strasburgo - "Rendo omaggio all’Italia per la sua generosità”: lo ha affermato questa mattina il Presidente della Commissione Jean-Claude Juncker presentando il Discorso sullo stato dell’Unione davanti all’Europarlamento a Strasburgo. Ampio il capitolo sulle migrazioni e diversi i riferimenti all’Italia e al suo impegno su questo versante, e al lavoro svolto “assieme al mio amico Paolo Gentiloni” e al suo governo. “Nel Mediterraneo – ha affermato Juncker – l’Italia deve salvare l’onore dell’Europa”. Ha poi ricordato' riferisce il Sir, che “non tutti i Paesi danno eguale prova di solidarietà”, lasciando il maggior peso delle migrazioni sui Paesi di primo arrivo, Italia e Grecia. Juncker ha parlato della situazione “tragica” nei campi di raccolta in Libia e altri Paesi africani, situazione da risolvere a carico di Ue e Onu insieme. Juncker si è poi soffermato sui rimpatri, sugli investimenti necessari per lo sviluppo dell’Africa (“Dobbiamo fare molto di più”) e sulla necessità di “aprire vie legali di immigrazione” verso l’Europa.