Città del Vaticano - Noi e gli angeli abbiamo la stessa vocazione: "Cooperiamo insieme al disegno di salvezza di Dio”. Sta scritto nell’Orazione Colletta odierna e lo approfondisce papa Francesco nella sua omelia mattutina a Casa Santa Marta, in occasione della Festa dei tre arcangeli Michele, Raffaele e Gabriele. A riportare il testo dell'omelia è la Radio Vaticana. “Siamo – per così dire – ‘fratelli’ nella vocazione. E loro stanno davanti al Signore per servirlo, per lodarlo e anche per contemplare la gloria del volto del Signore. Gli angeli sono i grandi contemplativi. Loro contemplano il Signore; servono e contemplano. Ma, anche, il Signore li invia per accompagnarci sulla strada della vita", ha detto il papa. E in particolare Michele, Gabriele e Raffaele, spiega papa Francesco, hanno un “ruolo importante nel nostro cammino verso la salvezza”. “Il Grande Michele è quello che fa la guerra al diavolo”, al “grande drago” al “serpente antico”, che “dà fastidio nella nostra vita” , seduce “tutta la terra abitata” come sedusse la nostra madre Eva con argomenti convincenti e poi, "quando siamo caduti ci accusa davanti a Dio": "'Ma mangia il frutto! Ti farà bene, ti farà conoscere tante cose'… E incomincia, come il serpente, a sedurre, a sedurre … E poi, quando siamo caduti ci accusa davanti a Dio: 'È un peccatore, è mio!'. Questo è mio: è proprio la parola del diavolo. Ci vince per la seduzione e poi ci accusa davanti a Dio: 'È mio. Questo me lo porto con me'. E Michele gli fa la guerra. Il Signore gli chiese di fare la guerra. Per noi che siamo in cammino in questa vita nostra verso il Cielo, Michele ci aiuta a fargli la guerra, a non lasciarsi sedurre". È un lavoro di difesa che Michele fa “per la Chiesa” e per “ciascuno di noi”, diverso dal ruolo di Gabriele, ”l’altro arcangelo di oggi”, quello che, ricorda il Papa, “porta le buone notizie; quello che ha portato la notizia a Maria, a Zaccaria, a Giuseppe”: la notizia della salvezza. Anche Gabriele è con noi, assicura ancora il Papa, e ci aiuta nel cammino, quando ”dimentichiamo” il Vangelo di Dio, che “Gesù è venuto con noi” per salvarci. Il terzo arcangelo che festeggiamo oggi è Raffaele quello che “cammina con noi” e che ci aiuta in questo cammino: dobbiamo chiedergli, è l’invito del Papa, di proteggerci dalla “seduzione di fare il passo sbagliato”. Ecco dunque i nostri compagni di viaggio al servizio di Dio e della nostra vita che Francesco oggi ci insegna a pregare in maniera semplice: “Michele, aiutaci nella lotta; ognuno sa quale lotta ha nella propria vita oggi. Ognuno di noi sa la lotta principale, quella che fa rischiare la salvezza. Aiutaci. Gabriele, portaci notizie, portaci la Buona Notizia della salvezza, che Gesù è con noi, che Gesù ci ha salvato e dacci speranza. Raffale, prendici per mano e aiutaci nel cammino per non sbagliare la strada, per non rimanere fermi. Sempre camminare, ma aiutati da te”.
Primo Piano
Papa: “La verità vi farà liberi (Gv 8,32). Notizie false e giornalismo di pace”
Città del Vaticano - “La verità vi farà liberi (Gv 8,32). Notizie false e giornalismo di pace”. Questo il tema che Papa Francesco ha scelto per la 52a Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali 2018 riguarda le cosiddette “notizie false” o “fake news”, cioè le informazioni infondate che contribuiscono – si legge in una nota - a generare e ad alimentare una forte polarizzazione delle opinioni. Si tratta di una distorsione spesso strumentale dei fatti, con possibili ripercussione sul piano dei comportamenti individuali e collettivi. In un contesto in cui le aziende di riferimento del
social web e il mondo delle istituzioni e della politica hanno iniziato ad affrontare questo fenomeno,
anche la Chiesa vuole offrire un contributo proponendo una riflessione sulle cause, sulle logiche e sulle conseguenze della disinformazione nei media e aiutando alla promozione di un giornalismo professionale, che cerca sempre la verità, e perciò un giornalismo di pace che promuova la comprensione tra le persone”.
La Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, l’unica giornata mondiale stabilita dal Concilio Vaticano II (“Inter Mirifica”, 1963), viene celebrata in molti paesi, su raccomandazione dei vescovi del mondo, la Domenica che precede la Pentecoste (nel 2018, il 13 maggio). Il testo del Messaggio viene tradizionalmente pubblicato in occasione della ricorrenza di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti, il 24 gennaio.
social web e il mondo delle istituzioni e della politica hanno iniziato ad affrontare questo fenomeno,
anche la Chiesa vuole offrire un contributo proponendo una riflessione sulle cause, sulle logiche e sulle conseguenze della disinformazione nei media e aiutando alla promozione di un giornalismo professionale, che cerca sempre la verità, e perciò un giornalismo di pace che promuova la comprensione tra le persone”.
La Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, l’unica giornata mondiale stabilita dal Concilio Vaticano II (“Inter Mirifica”, 1963), viene celebrata in molti paesi, su raccomandazione dei vescovi del mondo, la Domenica che precede la Pentecoste (nel 2018, il 13 maggio). Il testo del Messaggio viene tradizionalmente pubblicato in occasione della ricorrenza di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti, il 24 gennaio.
Studenti di Foligno a Lampedusa per la Giornata della memoria del 3 ottobre
Foligno - Attraverso il Progetto “Cittadini del Mondo” promosso dalla diocesi di Foligno alcuni studenti dell’Istituto Tecnico Tecnologico Leonardo Da Vinci di Foligno, accompagnati dal prof. Carlo Felice docente IRC, saranno presenti a Lampedusa, da oggi fino al 4 ottobre, per commemorare il 3 Ottobre, “Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione”, istituita con la legge n. 45/20016.
Il 3 ottobre 2013 al largo dell’Isola di Lampedusa 368 migranti persero la vita in uno dei più tragici naufragi avvenuti nel Mediterraneo, nell’ambito delle migrazioni dal Nord Africa verso l’Europa.
Gli studenti di Foligno per mezzo di un video da loro realizzato hanno partecipato alla seconda edizione del concorso indetto dal MIUR dal titolo “L’Europa inizia a Lampedusa”, in collaborazione con il Comitato 3 ottobre e con il Patrocinio del Comune di Lampedusa e Linosa. Un progetto destinato a studenti italiani tra i 16 e i 18 anni, ma anche provenienti da diversi Paesi europei, con l’obiettivo di sensibilizzare i giovani sui temi della solidarietà e della cooperazione nei confronti dei migranti. “L'Europa inizia a Lampedusa” è una iniziativa strutturata in quattro giornate formative di educazione globale che prevedono il coinvolgimento di circa 200 ragazzi in attività di laboratori esperienziali, seminari, dibattiti, cineforum, mostre, performance teatrali, incontri con testimoni privilegiati su temi quali le migrazioni internazionali, le emergenze umanitarie, il sistema di accoglienza europeo, le politiche europee e nazionali sull’immigrazione, l'asilo, le cause delle migrazioni, il razzismo e la discriminazione, i diritti dei migranti, il ruolo della società civile (advocacy ed educazione globale) e la capacity building delle associazioni giovanili per i diritti umani.
Il 3 ottobre 2013 al largo dell’Isola di Lampedusa 368 migranti persero la vita in uno dei più tragici naufragi avvenuti nel Mediterraneo, nell’ambito delle migrazioni dal Nord Africa verso l’Europa.
Gli studenti di Foligno per mezzo di un video da loro realizzato hanno partecipato alla seconda edizione del concorso indetto dal MIUR dal titolo “L’Europa inizia a Lampedusa”, in collaborazione con il Comitato 3 ottobre e con il Patrocinio del Comune di Lampedusa e Linosa. Un progetto destinato a studenti italiani tra i 16 e i 18 anni, ma anche provenienti da diversi Paesi europei, con l’obiettivo di sensibilizzare i giovani sui temi della solidarietà e della cooperazione nei confronti dei migranti. “L'Europa inizia a Lampedusa” è una iniziativa strutturata in quattro giornate formative di educazione globale che prevedono il coinvolgimento di circa 200 ragazzi in attività di laboratori esperienziali, seminari, dibattiti, cineforum, mostre, performance teatrali, incontri con testimoni privilegiati su temi quali le migrazioni internazionali, le emergenze umanitarie, il sistema di accoglienza europeo, le politiche europee e nazionali sull’immigrazione, l'asilo, le cause delle migrazioni, il razzismo e la discriminazione, i diritti dei migranti, il ruolo della società civile (advocacy ed educazione globale) e la capacity building delle associazioni giovanili per i diritti umani.
Aosta: martedì Celebrazione con e per i migranti
Aosta - Il 3 ottobre prossimo ricorre il quarto anniversario del naufragio di Lampedusa, in cui una barca carica di migranti affondò a poche miglia dalle coste di Lampedusa, provocando 368 morti accertati e circa 20 dispersi presunti. I superstiti salvati furono 155, di cui 41 minori.
In occasione di questa ricorrenza, ad Aosta la diocesi ha promosso una celebrazione Eucaristica, che vuole essere un momento di preghiera “con” e “per” i migranti. Sarà celebrata in lingua inglese e francese per favorire la partecipazione dei ragazzi, e vuole essere un momento di condivisione profonda: sarà l’occasione – si legge in una nota - per pregare insieme per quanti sono deceduti durante il viaggio, ma anche per quanti sono rimasti a casa, per chi ha raggiunto l’Europa, per tutti noi che ci troviamo ad accogliere ed accompagnare chi arriva.
In occasione di questa ricorrenza, ad Aosta la diocesi ha promosso una celebrazione Eucaristica, che vuole essere un momento di preghiera “con” e “per” i migranti. Sarà celebrata in lingua inglese e francese per favorire la partecipazione dei ragazzi, e vuole essere un momento di condivisione profonda: sarà l’occasione – si legge in una nota - per pregare insieme per quanti sono deceduti durante il viaggio, ma anche per quanti sono rimasti a casa, per chi ha raggiunto l’Europa, per tutti noi che ci troviamo ad accogliere ed accompagnare chi arriva.
“L’Europa inizia a Lampedusa”: dal 30 settembre al 3 ottobre workshop e incontri
Lampedusa - Approdano da tutta Italia. Ma anche da Austria, Francia, Malta e Spagna. Sono 200 le studentesse e gli studenti che si ritroveranno a Lampedusa per confrontarsi, dibattere, approfondire i temi dell’immigrazione, dell’integrazione e dei diritti delle e dei rifugiati e delle e dei richiedenti asilo, dell’integrazione. Una quattro giorni, da sabato 30 settembre a martedì 3 ottobre, di workshop, incontri, faccia a faccia con migranti e superstiti, esperti e addetti ai lavori. Una scuola oltre la scuola. È il progetto “L’Europa inizia a Lampedusa” che riparte proprio dall’isola simbolo dell’accoglienza. Insieme alle ragazze e ai ragazzi, quest’anno, ci saranno anche il presidente del Senato Pietro Grasso e la ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Valeria Fedeli. Il progetto, affidato all’Italia avendone riconosciuto la grande esperienza in tema di lotta alla criminalità, ha coinvolto sei Paesi dei Balcani occidentali: Serbia, Montenegro, ex Repubblica Yugoslava di Macedonia, Bosnia-Erzegovina, Albania e Kosovo. Cosa significa essere un migrante e un profugo? Come si può tracciare una via che porti alla piena integrazione? Come arrivare a una matura consapevolezza sui temi dell’accoglienza e dell’immigrazione? Quali parole usare per raccontare il fenomeno delle migrazioni? Cosa accade esattamente a Lampedusa, avamposto del Mediterraneo e porta d'accesso dell’Europa? Sono alcune delle domande a cui cercheranno di rispondere le ragazze e i ragazzi che si ritroveranno sull’isola in occasione delle commemorazioni per la Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione, martedì 3 ottobre, nell’anniversario del naufragio di quattro anni fa quando, proprio davanti alle sue coste, persero la vita 368 migranti, una delle più grandi tragedie del Mediterraneo. “L'Europa inizia a Lampedusa”, al suo secondo anno, è un progetto promosso dal ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca in collaborazione con il Comitato 3 ottobre. È reso possibile grazie all’impegno del Fondo Asilo Migrazione e Integrazione (Fami) gestito dal Ministero dell’Interno. Le ragazze e i ragazzi che saranno a Lampedusa frequentano l’ultimo triennio delle scuole secondarie di II grado e provengono da 35 istituti italiani e da 4 istituti di altri paesi europei (Austria, Francia, Malta e Spagna). Con loro anche 40 studentesse e studenti dell’isola e una rappresentante della European Agency For Special Needs and Inclusive Education. Le alunne e gli alunni sono stati selezionati nelle oltre 230 scuole che hanno risposto al bando di concorso lanciato a maggio scorso dal Miur nell’ambito del progetto. Il programma è ricco di momenti di approfondimento: domenica primo ottobre, presso l’Area Marina Protetta, si terrà “Il racconto dei fatti: cronache di un naufragio”, a cura del Comune di Lampedusa e Linosa; lunedì pomeriggio, 2 ottobre, è previsto l’incontro con donne e uomini superstiti della tragedia di quattro anni fa; subito dopo il confronto si sposterà in piazza Castello con il presidente Grasso e la ministra Fedeli (la discussione sarà moderata dal giornalista Giorgio Zanchini, di Rai Uno). Nell’occasione sarà anche inaugurata la “sezione giovani” del Museo della Fiducia e del Dialogo (in corso Roma) che raccoglierà opere artistiche, fotografiche e video, testimonianze e testi in versi o in prosa prodotti dalle ragazze e dai ragazzi. In serata, Grasso e Fedeli ceneranno con le studentesse e gli studenti. Sempre nelle giornate di domenica e lunedì, presso l’Istituto omnicomprensivo Luigi Pirandello, si svolgerà il programma di studio e di confronto dell'iniziativa con diverse sezioni di workshop che saranno realizzate grazie anche al contributo delle associazioni nazionali e internazionali del settore. Per le studentesse e gli studenti sarà un’occasione di apprendimento formale e informale. Gli appuntamenti si concluderanno con la Marcia del 3 ottobre per la Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione (riconosciuta dalla legge n. 45 del 21 marzo 2016) che si snoderà da piazza Castello, alle 8.30 del mattino, per poi raggiungere il monumento Porta d’Europa, opera di Mimmo Paladino. Sfileranno le studentesse e gli studenti che hanno partecipato alle giornate di studio, ma anche le migranti e i migranti superstiti del naufragio. Parteciperanno, tra le autorità, oltre a Grasso e Fedeli, anche Stephane Jaquemet, delegato dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) per il Sud Europa, e il Sindaco di Lampedusa Salvatore Martello. Davanti alla Porta d’Europa si celebrerà un momento di raccoglimento con padre Mussie Zerai e l'Arcivescovo di Agrigento Francesco Montenegro. A conclusione della cerimonia è prevista la commemorazione in mare a bordo delle motovedette della Guardia Costiera e delle barche dei pescatori di Lampedusa.
Aiuti al Terzo Mondo: 30 milioni di euro per 128 progetti CEI
Roma - Centoventotto progetti per uno stanziamento totale di 30.432.409 euro. Sono i dati sugli interventi caritativi a favore del Terzo Mondo sostenuti dalla Chiesa italiana. Il bilancio per l’ultimo anno è stato tracciato nella riunione dell’apposito Comitato promosso dalla CEI nei giorni scorsi. La gran parte degli interventi nell’ultimo anno si sono concentrati nel continente africano, dove sono stati finanziati 74 progetti per un totale di 21.805.525 euro. Segue l’America Latina, con 29 progetti per quasi quattro milioni di euro. Al terzo posto di questa «classifica della carità» si colloca il continente asiatico con 19 progetti e quasi quattro milioni di euro di impegno finanziario. Due i progetti in Medio Oriente (404mila euro) , tre nell’Europa dell’Est (175mila euro), e uno in Oceania per un impegno di 160mila euro. Tra i progetti scelti, la costruzione di un ospedale nel distretto di Temeke in Tanzania, per far fronte a diversi bisogni urgenti della popolazione locale che, ad oggi, devono percorrere 30 chilometri o più per raggiungere l’ospedale più vicino, e molte persone muoiono durante il tragitto. Il disagio e il pericolo aumentano per le donne in attesa di un figlio. E ancora in Africa, in Repubblica Centro Africana, si erigerà un complesso scolastico per studenti in agraria dell’Isaac nella diocesi di Bangui. Da segnalare tra i 19 progetti che prenderanno vita in Asia, quello in Pakistan per la realizzazione di strutture destinate all’accoglienza per i senzatetto e coloro che soffrono la schiavitù e il lavoro minorile. Finanziato anche un progetto ad Haiti colpita dalle devastazioni dell’uragano Matthew. L’obiettivo del progetto è il sostegno economico, sociale e ambientale di 500 famiglie. Lo schema delle attività vuole agire su più fronti per riattivare un circuito di produzione interrotto dal dissesto meteorologico, istituire un fondo di micro credito, bonificare l’acqua contaminata, riparare le case danneggiate, acquistare semenze e attrezzi agricoli per riavviare le piantagioni.
Card. Bagnasco: l’Europa è un compito spirituale ed etico
Roma - “E’ nostro dovere ricordare a tutti che l’Europa non è un complesso puramente geografico, né soltanto un gruppo di popoli, ma è un compito spirituale ed etico; non è un organigramma, ma è un corpo vivente, una comunità di vita e di destino. L’immagine europea di persona è determinata nel modo più profondo dal cristianesimo”. E’ con questo pensiero che il Card. Angelo Bagnasco, Arcivescovo di Genova e Presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (CCEE) ha aperto i lavori dell’Assemblea Plenaria del CCEE, l’assise ecclesiale che raccoglie i Presidenti di tutte le Conferenze Episcopali del Continente. Nella sessione introduttiva sono intervenuti anche Mons. Tadeusz Kondrusiewicz, Arcivescovo di Minsk-Mohilev, Vasily Zharko, Vice-Primo Ministro della Repubblica di Bielorussia, Andrei Shorets, Sindaco di Minsk, il Metropolita Pavel di Minsk e Zaslavl ed Esarca Patriarcale di tutta la Bielorussia e Mons. Gábor Pintér, Nunzio Apostolico in Bielorussia. Quest’ultimo ha dato lettura del messaggio a firma del Segretario di Stato, il Card. Piero Parolin , che Papa Francesco ha invitato ai partecipanti nel quale “… incoraggia a proseguire l’importante opera volta ad individuare percorsi di collaborazione pastorale tra i vari Paesi, valorizzando le diversità e promuovendo iniziative di solidarietà e di fraternità. Sua Santità auspica che l’incontro contribuisca a rinsaldare i vincoli di unità e di comunione tra i vescovi europei, imprimendo ulteriore e coraggioso impulso alla missione della Chiesa in Europa specialmente in favore dei giovani per aiutarli a scoprire, alla luce della fede, la propria vocazione nella comunità cristiana e nella società”. Hanno partecipato all’apertura dei lavori anche il pastore Vladimir Tatarnikov (luterano), il rabbino Grigori Abramovich e il mufti Abu-Bekir Shabanovich, a testimonianza del buon dialogo tra le varie comunità religiose presenti nel Paese. I lavori sono poi proseguiti con una presentazione della Chiesa Cattolica in Bielorussia e una presentazione di alcune opere di carità da parte di rappresentanti della Chiesa locale. Nella mattinata una rappresentanza dei partecipanti alla Plenaria hanno incontrato il Presidente della Repubblica di Bielorussia, Aleksandr Lukashenko. I lavori della giornata si sono conclusi con la celebrazione eucaristica celebrata nella Chiesa dei Santi Simone ed Elena. Oggi i lavori prevedono una riflessione sui Giovani.
Migranti: naufragio in Grecia
Roma - Prima operazione di salvataggio congiunta Marina militare italiane e Guardia Costiera libica. Due imbarcazioni cariche di migranti sono state localizzate e soccorse, mercoledì mattina, a circa 20 miglia a nordest di Tripoli (Libia), all’interno della zona di responsabilità di soccorso recentemente dichiarata dalla Libia. «In zona - spiega la Marina italiana - era presente una unità della Guardia Costiera libica che ha dichiarato 'evento Sar' ( Search and Rescue), assumendo la responsabilità del soccorso e, pertanto, alla sua unità è stato assegnato il ruolo, previsto dalla normativa internazionale, di coordinatore delle azioni di soccorso. Essendo presente in area Nave Doria, il comandante libico ha chiesto che l’unità italiana potesse prestare eventualmente assistenza. Nave Doria ha reso disponibile un adeguato numero di salvagenti per garantire le necessarie condizioni di sicurezza che hanno permesso l’avvio delle operazioni di salvataggio a cura dell’unità libica », conclude la nota. A Catania, ieri mattina, è invece approdata la nave Vos Hestia di save the Children con 776 migranti a bordo. Erano stati tratti in salvo durante cinque operazioni di soccorso. Tra loro ci sono 102 donne, undici delle quali in stato di gravidanza, e 64 minorenni. Nel porto del capoluogo etneo è in corso lo sbarco. Nuova ennesima tragedia del mare, infine, in Grecia. Una bambina di 9 anni è morta dopo essere stata recuperata, insieme ad altre cinque persone, nelle acque davanti all’isola di Kastellorizo dagli uomini di Frontex. Il barcone su cui viaggiava è andato alla deriva a causa del maltempo e, nonostante Frontex sia riuscita a trarre in salvo i migranti, lo stato di salute della bimba era così grave che è la piccola è morta in ospedale. I cinque sopravvissuti del naufragio sono un uomo, una donne e tre bambini. La polizia di frontiera ha tratto in salvo anche altre 20 persone alla deriva.
Papa Francesco: rimorsi di coscienza sono sintomi di salvezza
Città del Vaticano - Non aver paura di “dire la verità sulla nostra vita”, prendendo coscienza dei nostri peccati, confessarli al Signore “perché perdoni”. È l’esortazione del Papa alla Messa mattutina nella cappella di Casa Santa Marta, riflettendo sull’odierno Vangelo di Luca, dedicato alla reazione di Erode alla predicazione di Cristo. Francesco ricorda come alcuni associassero Gesù a Giovanni Battista e a Elia, altri lo identificassero con un profeta. Erode non sapeva quindi “cosa pensare” ma “sentiva dentro” qualcosa, che “non era una curiosità”, era “un rimorso nell’anima”, “nel cuore”: cercava di vedere Gesù “per tranquillizzarsi”. Voleva vedere miracoli compiuti da Cristo ma Gesù - racconta il Papa - non fece “il circo davanti a lui”, quindi lo consegnò a Pilato: e Gesù pagò, con la morte. Quindi ha coperto “un crimine con un altro”, “il rimorso della coscienza con un altro crimine”, come chi “uccide per timore”. Il rimorso della coscienza non è dunque “un semplice ricordare qualcosa”, bensì “una piaga”: “Una piaga che noi quando nella vita abbiamo fatto dei mali, fa male. Ma è una piaga nascosta, non si vede; neppure io la vedo, perché mi abituo a portarla e poi si anestetizza. È lì, alcuni la toccano, ma la piaga è dentro. E quando quella piaga fa male, sentiamo il rimorso. Non solo sono conscio di avere fatto del male, ma lo sento: lo sento nel cuore, lo sento nel corpo, nell’anima, lo sento nella vita. E da lì la tentazione di coprire questo per non sentirlo più”.
È quindi “una grazia sentire che la coscienza ci accusa, ci dice qualcosa”. D’altra parte, ripete Francesco, “nessuno di noi è un santo” e tutti siamo portati a guardare i peccati “degli altri” e non i nostri, compatendo magari chi soffre in guerra o a causa di “dittatori che ammazzano la gente”:
“Noi dobbiamo - permettetemi la parola - ‘battezzare’ la piaga, cioè darle un nome. Dove hai la piaga? ‘Come faccio padre per tirarla fuori?’- ‘Ma prima di tutto prega: Signore, abbi pietà di me che sono peccatore’. Il Signore ascolta la tua preghiera. Poi esamina la tua vita. ‘Se non vedo come e dove c’è quel dolore, da dove viene, che è un sintomo, come faccio?’- ‘Chiedi aiuto a qualcuno che ti aiuti ad uscire; che esca la piaga e poi darle un nome’. Io ho questo rimorso di coscienza perché ho fatto questo, concreto; la concretezza. E questa è la vera umiltà davanti a Dio e Dio si commuove davanti alla concretezza”.
Quella concretezza, spiega il Pontefice, espressa dai bambini in confessione. Una concretezza di dire ciò che si è fatto, per far venire “fuori la verità”. “Così si guarisce”:
“Imparare la scienza, la saggezza di accusare se stesso. Io accuso me stesso, sento il dolore della piaga, faccio di tutto per sapere da dove viene questo sintomo e poi accuso me stesso. Non avere paura dei rimorsi della coscienza: sono un sintomo di salvezza. Avere paura di coprirli, di truccarli, di dissimularli, di nasconderli ... Quello sì, ma essere chiari. E così il Signore ci guarisce”.
La preghiera finale è affinché il Signore ci dia la grazia “di avere quel coraggio di accusare noi stessi” per incamminarci sulla via del perdono. (G. Aquilino – Radio Vaticana)
È quindi “una grazia sentire che la coscienza ci accusa, ci dice qualcosa”. D’altra parte, ripete Francesco, “nessuno di noi è un santo” e tutti siamo portati a guardare i peccati “degli altri” e non i nostri, compatendo magari chi soffre in guerra o a causa di “dittatori che ammazzano la gente”:
“Noi dobbiamo - permettetemi la parola - ‘battezzare’ la piaga, cioè darle un nome. Dove hai la piaga? ‘Come faccio padre per tirarla fuori?’- ‘Ma prima di tutto prega: Signore, abbi pietà di me che sono peccatore’. Il Signore ascolta la tua preghiera. Poi esamina la tua vita. ‘Se non vedo come e dove c’è quel dolore, da dove viene, che è un sintomo, come faccio?’- ‘Chiedi aiuto a qualcuno che ti aiuti ad uscire; che esca la piaga e poi darle un nome’. Io ho questo rimorso di coscienza perché ho fatto questo, concreto; la concretezza. E questa è la vera umiltà davanti a Dio e Dio si commuove davanti alla concretezza”.
Quella concretezza, spiega il Pontefice, espressa dai bambini in confessione. Una concretezza di dire ciò che si è fatto, per far venire “fuori la verità”. “Così si guarisce”:
“Imparare la scienza, la saggezza di accusare se stesso. Io accuso me stesso, sento il dolore della piaga, faccio di tutto per sapere da dove viene questo sintomo e poi accuso me stesso. Non avere paura dei rimorsi della coscienza: sono un sintomo di salvezza. Avere paura di coprirli, di truccarli, di dissimularli, di nasconderli ... Quello sì, ma essere chiari. E così il Signore ci guarisce”.
La preghiera finale è affinché il Signore ci dia la grazia “di avere quel coraggio di accusare noi stessi” per incamminarci sulla via del perdono. (G. Aquilino – Radio Vaticana)
CEI: favorire l’integrazione anche attraverso il riconoscimento di una nuova cittadinanza
Roma- Tra i temi più ripresi ed approfonditi nel confronto tra i Vescovi del Consiglio Permanente della CEI, conclusosi ieri a Roma, si è parlato del tema dell'accoglienza dei migranti con l’attenzione a "favorirne l’integrazione" anche attraverso “il riconoscimento di una nuova cittadinanza a quanti sono nati in Italia, parlano la nostra lingua e assumono la nostra memoria storica, con i valori che porta con sé”. Lo si evince dal comunicato finale del Consiglio Permanente della CEI diffuso questa mattina e presentato dal Segretario generale, Mons. Nunzio Galantino, nel corso di una conferenza stampa presso la Radio Vaticana.
Migrantes: Pino Fabiano nel Consiglio di Amministrazione
Roma – Il Consiglio Permanente della Conferenza Episcopale Italiana, nella sessione autunnale svoltasi a Roma dal 25 al 27 settembre, ha nominato membro del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Migrantes, Pino Fabiano, direttore dell’Ufficio Migrantes della diocesi di Cosenza-Bisignano. Fabiano, da anni impegnato nella pastorale con i migranti, subentra a don Giovanni De Robertis chiamato a guidare, come direttore generale, l’organismo pastorale della CEI. A Fabiano gli auguri di un proficuo lavoro.
Migrantes: nuovo coordinatore della pastorale per i malgasci in Italia
Roma – Il Consiglio Permanente della Conferenza Episcopale Italiana, nella sessione autunnale svoltasi a Roma dal 25 al 27 settembre, ha nominato il nuovo coordinatore nazionale della comunità malgascia in Italia. Si tratta di P. Athanase RAFANOHARANTSOA,sj, gesuita, 56 anni.
I Malgasci in Italia sono circa 1400, di cui 1000 sono cattolici. E fra i cattolici più del terzo sono preti o religiosi venuti per studi o in missione per la loro congregazione religiosa. A Roma, dove vive il coordinatore, la comunità, denominata “Comunità Victoire Rasoamanarivo”, è ospitata nella chiesetta di San Macuto nel Collegio S. Roberto Bellarmino, a pochi passi dalla Parrocchia di Santa Maria in Aquino (P.zza Capranica) da cui dipende. A P. Athanase RAFANOHARANTSOA,sj gli auguri di un proficuo lavoro.
I Malgasci in Italia sono circa 1400, di cui 1000 sono cattolici. E fra i cattolici più del terzo sono preti o religiosi venuti per studi o in missione per la loro congregazione religiosa. A Roma, dove vive il coordinatore, la comunità, denominata “Comunità Victoire Rasoamanarivo”, è ospitata nella chiesetta di San Macuto nel Collegio S. Roberto Bellarmino, a pochi passi dalla Parrocchia di Santa Maria in Aquino (P.zza Capranica) da cui dipende. A P. Athanase RAFANOHARANTSOA,sj gli auguri di un proficuo lavoro.
Tropea: migrazione e integrazione al Seminario di Mcl
Roma – “Lavoro e legalità: immigrazione e integrazione”: sono questi i temi al centro del Seminario internazionale di Studi europei che si terrà a Tropea dal 6 all’8 ottobre. Una manifestazione organizzata dal Mcl in collaborazione con Feder.Agri, Eza, Fondazione Italiana Europa Popolare e Ipcm, promossa con il contributo dell’Ue. Nella tre giorni saranno affrontate questioni centrali per il futuro – quelle legate a immigrazione, integrazione e legalità –, e che hanno ricadute importanti sul nodo cardine della ripresa italiana: il lavoro. Ne parleranno, nel corso delle quattro sessioni in cui è articolato il programma del seminario, il presidente del Mcl, Carlo Costalli, il segretario generale della Feder. Agri Alfonso Luzzi, il segretario generale Fai-Cisl Luigi Sbarra, il copresidente Eza Piergiorgio Sciacqua, l’onorevole Carmen Quintanilla, membro del Parlamento di Spagna, il direttore dell’autorità di gestione del programma di sviluppo rurale della Calabria, Alessandro Zanfino, il vice presidente Mcl Vincenzo Massara, solo per citarne alcuni. Parteciperanno inoltre rappresentanze del mondo della politica, del lavoro, dell’associazionismo, provenienti da Cipro, dalla Spagna, dalla Bulgaria, dall’Austria, dalla Francia, oltre che dall’Italia. Un’occasione – spiegano i promotori - per mettere a confronto esperienze e legislazioni di mezza Europa in materia di lavoro sommerso, di migrazioni, di integrazione nel bacino del Mediterraneo, del ruolo dei corpi intermedi, delle problematiche legate al lavoro femminile: le nuove frontiere dalle quali dipende il futuro di tutti noi.
L’Europa apre vie legali con l’Africa per 50mila persone
Bruxelles - Aprire vie per l’immigrazione legale dall’Africa, con 50.000 posti in Europa per persone bisognose di tutela internazionale e progetti pilota in cooperazione con i paesi africani per la migrazione “economica”. Il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker lo aveva preannunciato il 13 settembre, ieri sono arrivate le proposte concrete di Bruxelles. Questo il giorno dopo la scadenza del piano di ridistribuzione richiedenti asilo da Italia e Grecia (chi è arrivato entro il 26 settembre potrà esser ricollocato anche dopo quella data). A ieri erano 29.144 i richiedenti asilo trasferiti in altri Stati membri (9.078 dall’Italia e 20.066 dalla Grecia). In totale saranno interessate 37.000 persone, visto che, per la drastica riduzione dei flussi, sono molte meno delle 160.000 inizialmente previste da ricollocare. Cuore della nuova proposta della Commissione è un nuovo piano di reinsediamento in Europa da fuori l’Ue di persone bisognose di tutela internazionale. “È necessario – ha detto il commissario alla Migrazione Dimitris Avramopoulos – aprire reali alternative ai viaggi pericolosi”. Il modello è quello, partito nel luglio 2015, con 23.000 profughi siriani portati in Europa da campi di Giordania, Libano e Turchia. La Commissione vuole aggiungere altre 50.000 persone, soprattutto da Libia, Egitto, Niger, Sudan, Ciad ed Etiopia, a disposizione sono 500 milioni di euro. Bruxelles incoraggia inoltre gli Stati a creare “meccanismi di sponsorizzazione privata” che consentano a gruppi privati o a Ong di organizzare e finanziare i reinsediamenti. A breve partirà un progetto pilota. Non basta, la Commissione propone progetti pilota anche per la migrazione legale “economica”, basata sui bisogni degli stati membri a corto di manodopera e in coordinamento con i paesi africani. Inizialmente ci si concentrerà sugli stati che cooperino con l’Europa sul controllo dei flussi irregolari e i rimpatri. A questo si aggiunge la già prevista riforma della Carta Blu, per attirare nell’Ue lavoratori altamente qualificati. Il controcanto sono i rimpatri dei migranti irregolari senza diritto all’asilo. Bruxelles lamenta anzi che solo il 36% di chi ha avuto responso negativo venga rimpatriato, “bisogna incrementare” avverte Avramopoulos.
Il commissario ieri ha inoltre annunciato la proposta di modifica del Codice Schengen per il ripristino temporaneo dei controlli interni per ragioni di sicurezza. La Commissione propone di aumentare dagli attuali sei mesi a un anno la possibilità di deroga per ragioni di sicurezza, introducendo la possibilità di un rinnovo al massimo per altri due anni tre anni in tutto, dunque, contro i quattro chiesti da Francia, Germania e altri paesi. In teoria si sarebbe dovuti tornare alla normalità dall’11 novembre. Di fatto, però, i controlli, introdotti per la crisi migratoria, potranno continuare, Avramopoulos ha spiegato che basterà che gli stati indichino ora come motivazione non più la migrazione ma “minacce legate alla sicurezza interna”. (Giovanni Maria Del Re – Avvenire)
Il commissario ieri ha inoltre annunciato la proposta di modifica del Codice Schengen per il ripristino temporaneo dei controlli interni per ragioni di sicurezza. La Commissione propone di aumentare dagli attuali sei mesi a un anno la possibilità di deroga per ragioni di sicurezza, introducendo la possibilità di un rinnovo al massimo per altri due anni tre anni in tutto, dunque, contro i quattro chiesti da Francia, Germania e altri paesi. In teoria si sarebbe dovuti tornare alla normalità dall’11 novembre. Di fatto, però, i controlli, introdotti per la crisi migratoria, potranno continuare, Avramopoulos ha spiegato che basterà che gli stati indichino ora come motivazione non più la migrazione ma “minacce legate alla sicurezza interna”. (Giovanni Maria Del Re – Avvenire)
Mons. Martino, solo la conoscenza fa superare la paura
Genova - "A Multedo c'è timore, paura e tanta confusione. Oltre 200 persone, sabato sera, hanno gridato con forza la loro paura, il pregiudizio instillato dai media che fanno terrorismo psicologico sullo 'straniero', l' extracomunitario o peggio 'il clandestino'". Lo scrive Mons. Giacomo Martino, direttore dell' Ufficio Migrantes della diocesi di Genova, in un articolo pubblicato su "Il Cittadino" di Genova per rispondere al malcontento di una parte della popolazione di Genova Multedo dove è in fase di allestimento un centro di accoglienza per profughi e richiedenti asilo che verranno ospitati presso le Suore della Neve.
Mons. Martino ha scritto che "nell' ascoltare grida e insulti e vedere i volti trasfigurati dalla paura dei diversi convenuti non ho colto un quartiere razzista, no, ma certamente così altamente pompato e spaventato e pregiudicato dal fenomeno che non ho potuto fare altro che invitarli a venire a vedere le nostre case, incontrare i nostri ragazzi e passare, attraverso l' incontro, dalla paura all' accoglienza, dal rifiuto all' amicizia". Nel testo, ripreso dal Sir, Mons. Martino ha ricordato le esperienze già in essere a Genova spiegando che il Campus organizzato dalla diocesi di Genova va nell' ottica dell' integrazione dei migranti durante il tempo nel quale sono in attesa del permesso di soggiorno. "Questa fase - scrive - gli consente molta interazione con gli italiani sino a far nascere storie di amicizia che sono fondamentali per il loro futuro" perché "una volta ottenuto il permesso per restare in Italia dovendo uscire dal programma della Prefettura hanno l' opportunità di un vero inserimento senza rischiare di diventare i senzatetto del domani". Questo "è il progetto che sabato, tra le grida sprezzanti di alcuni e liberatorie di altri, non ho potuto raccontare" ed è "un progetto che non potremmo mai completare senza gli abitanti di Multedo, una integrazione impossibile senza le associazioni del territorio che spero presto di incontrare perché i nostri ragazzi possano subito farne parte per fare volontariato insieme a tanti residenti".
Mons. Martino ha scritto che "nell' ascoltare grida e insulti e vedere i volti trasfigurati dalla paura dei diversi convenuti non ho colto un quartiere razzista, no, ma certamente così altamente pompato e spaventato e pregiudicato dal fenomeno che non ho potuto fare altro che invitarli a venire a vedere le nostre case, incontrare i nostri ragazzi e passare, attraverso l' incontro, dalla paura all' accoglienza, dal rifiuto all' amicizia". Nel testo, ripreso dal Sir, Mons. Martino ha ricordato le esperienze già in essere a Genova spiegando che il Campus organizzato dalla diocesi di Genova va nell' ottica dell' integrazione dei migranti durante il tempo nel quale sono in attesa del permesso di soggiorno. "Questa fase - scrive - gli consente molta interazione con gli italiani sino a far nascere storie di amicizia che sono fondamentali per il loro futuro" perché "una volta ottenuto il permesso per restare in Italia dovendo uscire dal programma della Prefettura hanno l' opportunità di un vero inserimento senza rischiare di diventare i senzatetto del domani". Questo "è il progetto che sabato, tra le grida sprezzanti di alcuni e liberatorie di altri, non ho potuto raccontare" ed è "un progetto che non potremmo mai completare senza gli abitanti di Multedo, una integrazione impossibile senza le associazioni del territorio che spero presto di incontrare perché i nostri ragazzi possano subito farne parte per fare volontariato insieme a tanti residenti".
Mattarella: “Fenomeno migratorio va governato insieme e a livello europeo”
Roma - Un fenomeno che va governato insieme e affrontato a livello di Unione Europea. Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella da Helsinki torna sul tema del fenomeno migratorio indicando anche la strada da seguire per affrontare la questione: “Stroncare il traffico di essere umani; aprire canali legali e sostenibili per l’immigrazione; aiuti ai Paesi da cui nascono i flussi migratori, esperimento che l’Europa ha iniziato a condurre”. Accanto al Presidente della Finlandia, Sauli Niinistö, che ringrazia perché il Paese ha accolto 779 migranti cioè l’intera quota decisa dalla Commissione Europea, il capo dello Stato italiano ricorda appunto che “uno dei principi importanti della Ue è rispettare le regole in ogni campo, tra questi settori c’è il fenomeno migratorio e quindi vanno rispettate le decisioni prese dalla Commissione Europea”. Quello migratorio infatti è un fenomeno che “non ci si può illudere di rimuovere – aggiunge Mattarella – che va governato e va governato insieme dalla Ue”. Prima di tutto perciò bisogna garantire ai campi in Libia “una condizione civile e dignitosa e l’Italia sta facendo la sua parte”, conclude, ma serve l’impegno di tutti, a partire dalle Nazioni Unite e delle sue Agenzie.
Famiglia Cristiana: reportage in diretta dalla nave delle Ong Acquarius
Milano - nel numero di Famiglia Cristiana, in uscita domani mattina, una lunga intervista di Annachiara Valle al ministro Marco Minniti che tra le tante questioni affronta quella dell'accoglienza in Italia. «Con i Comuni», racconta, «abbiamo firmato un'intesa volta a rafforzare l'accoglienza diffusa. I piccoli numeri permettono una migliore integrazione e spaventano di meno le popolazioni. Come ministro devo preoccuparmi della paura della gente. Paura che va compresa per liberare la popolazione da questa gabbia, mentre i populismi spingono per tenere la gente prigioniera di questo sentimento».
Nel numero del settimanale il giornalista e scrittore Daniele Biella porta la sua esperienza a bordo della Acquarius per una decina di giorni. Il suo racconto, in esclusiva, inizia con queste drammatiche parole: «No more Lybia, no more Lybia». Biella riferisce di una delle tre azioni di salvataggio di cui è stato testimone: «L'urlo, festoso», scrive, «arriva dritto come un pugno in faccia. Non provoca dolore, ma forti giramenti di testa sì, al solo pensiero del suo significato. Mi guardo attorno: sono su un rhib, gommone di salvataggio, in un punto infinitesimale del Mar Mediterraneo. Attorno a me acqua a non finire, sopra la testa un disarmante cielo terso. A pochi centimetri dall a messa a fuoco della mia macchina fotografica, venti persone dalla pelle nerissima - arrivate fin lì assieme ad altre cento con un gommone grigio chiaro, prima di essere raggiunto dai rhib dei soccorritori dell'Ong Sos Mediterranée - hanno il cuore che batte all'impazzata: urlano, si abbracciano, piangono di gioia».
Nel numero del settimanale il giornalista e scrittore Daniele Biella porta la sua esperienza a bordo della Acquarius per una decina di giorni. Il suo racconto, in esclusiva, inizia con queste drammatiche parole: «No more Lybia, no more Lybia». Biella riferisce di una delle tre azioni di salvataggio di cui è stato testimone: «L'urlo, festoso», scrive, «arriva dritto come un pugno in faccia. Non provoca dolore, ma forti giramenti di testa sì, al solo pensiero del suo significato. Mi guardo attorno: sono su un rhib, gommone di salvataggio, in un punto infinitesimale del Mar Mediterraneo. Attorno a me acqua a non finire, sopra la testa un disarmante cielo terso. A pochi centimetri dall a messa a fuoco della mia macchina fotografica, venti persone dalla pelle nerissima - arrivate fin lì assieme ad altre cento con un gommone grigio chiaro, prima di essere raggiunto dai rhib dei soccorritori dell'Ong Sos Mediterranée - hanno il cuore che batte all'impazzata: urlano, si abbracciano, piangono di gioia».
Papa Francesco: accogliamo i migranti con le braccia ben aperte
Città del Vaticano - “Migranti, richiedenti asilo e rifugiati” ci ricordano quotidianamente "che Cristo stesso ci chiede di accogliere i nostri fratelli e sorelle migranti e rifugiati con le braccia ben aperte. Proprio così, con le braccia ben aperte, pronte a un abbraccio sincero, affettuoso e avvolgente, un po' come questo colonnato di Piazza San Pietro, che rappresenta la Chiesa madre che abbraccia tutti nella condivisione del viaggio comune". Con queste parole papa Francesco ha voluto lanciare un appello sulla necessità di accogliere a braccia aperte i profughi che sospinti dalla speranza di una vita più degna per sé e per i propri familiari lasciano tutto dietro le loro spalle.
Papa Francesco ha poi aggiunto un saluto di benvenuto anche "ai rappresentanti di tante organizzazioni della società civile impegnate nell'assistenza a migranti e rifugiati che, assieme alla Caritas, hanno dato il loro sostegno alla raccolta di firme per una nuova legge migratoria più attinente al contesto attuale". La proposta di legge di iniziativa popolare "Ero straniero" è quella a cui papa Francesco ha fatto implicito riferimento, promossa tra gli altri dal centro Astalli, Fondazione Migrantes e da Caritas italiana.
Durante l’udienza il papa ha salutato giovani profughi del progetto di Caritas italiana "Protetto. Rifugiato a casa mia" e ha lanciato la campagna di Caritas Internationalis "Share the Journey" (#sharethejourney). "Inizia oggi la campagna della Caritas Internationalis, ‘Condividere il Viaggio’ a sostegno - ha detto il papa salutando i pellegrini di lingua inglese - delle famiglie costrette a migrare; vi incoraggio ad aderire a quest’iniziativa lodevole come segno di solidarietà con questi nostri fratelli e sorelle bisognosi. Su tutti voi e sulle vostre famiglie invoco la gioia e la pace del Signore nostro Gesù Cristo".
Papa Francesco ha poi aggiunto un saluto di benvenuto anche "ai rappresentanti di tante organizzazioni della società civile impegnate nell'assistenza a migranti e rifugiati che, assieme alla Caritas, hanno dato il loro sostegno alla raccolta di firme per una nuova legge migratoria più attinente al contesto attuale". La proposta di legge di iniziativa popolare "Ero straniero" è quella a cui papa Francesco ha fatto implicito riferimento, promossa tra gli altri dal centro Astalli, Fondazione Migrantes e da Caritas italiana.
Durante l’udienza il papa ha salutato giovani profughi del progetto di Caritas italiana "Protetto. Rifugiato a casa mia" e ha lanciato la campagna di Caritas Internationalis "Share the Journey" (#sharethejourney). "Inizia oggi la campagna della Caritas Internationalis, ‘Condividere il Viaggio’ a sostegno - ha detto il papa salutando i pellegrini di lingua inglese - delle famiglie costrette a migrare; vi incoraggio ad aderire a quest’iniziativa lodevole come segno di solidarietà con questi nostri fratelli e sorelle bisognosi. Su tutti voi e sulle vostre famiglie invoco la gioia e la pace del Signore nostro Gesù Cristo".
Papa Francesco: “do il benvenuto ai migranti, richiedenti asilo e rifugiati”
Città del Vaticano - “Sono lieto di accogliere i rappresentanti della Caritas, qui convenuti per dare inizio ufficiale alla campagna ‘Condividiamo il viaggio’, che ho voluto far coincidere con questa udienza”. È il saluto del Papa, subito dopo la catechesi dell’udienza generale di oggi, a piazza San Pietro, prima di cominciare i saluti nelle varie lingue. “Do il benvenuto ai migranti, richiedenti asilo e rifugiati che, assieme agli operatori della Caritas Italiana e di altre organizzazioni cattoliche, sono segno di una Chiesa che cerca di essere aperta, inclusiva e accogliente”, l’omaggio di Francesco: “Grazie a tutti voi per il vostro instancabile servizio”. “Avete già fatto l’applauso – ha proseguito Francesco rivolgendosi a braccio ai 20mila fedeli presenti in piazza San Pietro -. Meritano veramente tutti un grande applauso!”. “Con il vostro impegno quotidiano, voi ci ricordate che Cristo stesso ci chiede di accogliere i nostri fratelli e sorelle migranti e rifugiati con le braccia ben aperte”, le parole di Francesco: “Proprio così, con le braccia ben aperte!”, ha proseguito facendo lui stesso il gesto. “Quando le braccia sono aperte – ha detto il Papa ancora a braccio – sono pronte a un abbraccio sincero, affettuoso e avvolgente, un po’ come questo colonnato di piazza San Pietro, che rappresenta la Chiesa madre che abbraccia tutti nella condivisione del viaggio comune”.
Durante l’udienza ha citato il poeta francese Charles Péguy che “ci ha lasciato pagine stupende sulla speranza”, ha detto il Papa: “Egli dice poeticamente che Dio non si stupisce tanto per la fede degli esseri umani, e nemmeno per la loro carità; ma ciò che veramente lo riempie di meraviglia e commozione è la speranza”: “Che quei poveri figli – scrive Péguy – vedano come vanno le cose e che credano che andrà meglio domattina”. Poi l’aggancio con l’attualità: “L’immagine del poeta richiama i volti di tanta gente che è transitata per questo mondo – penso ai migranti – e che ha lottato tenacemente nonostante l’amarezza di un oggi difficile, colmo di tante prove, animata però dalla fiducia che i figli avrebbero avuto una vita più giusta e più serena”.
Durante l’udienza ha citato il poeta francese Charles Péguy che “ci ha lasciato pagine stupende sulla speranza”, ha detto il Papa: “Egli dice poeticamente che Dio non si stupisce tanto per la fede degli esseri umani, e nemmeno per la loro carità; ma ciò che veramente lo riempie di meraviglia e commozione è la speranza”: “Che quei poveri figli – scrive Péguy – vedano come vanno le cose e che credano che andrà meglio domattina”. Poi l’aggancio con l’attualità: “L’immagine del poeta richiama i volti di tanta gente che è transitata per questo mondo – penso ai migranti – e che ha lottato tenacemente nonostante l’amarezza di un oggi difficile, colmo di tante prove, animata però dalla fiducia che i figli avrebbero avuto una vita più giusta e più serena”.
“A Ciambra”: un film sui rom di Gioia Tauro candidato all’Oscar
Roma - Sarà A Ciambra di Jonas Carpignano la produzione italiana a correre per l’Oscar come miglior film straniero. Il viaggio nel mondo rom di Gioia Tauro raccontato con la cinepresa dal giovane regista italo-americano è stato scelto da una apposita commissione istituita dall’Anica in una rosa di 14 altri lavori.
Dopo la presentazione a Cannes (alla “Quinzaine des Realisateurs”), ora il lungometraggio, sostenuto dal progetto LuCa (intesa tra Fondazione Calabria Film Commission e Lucana Film Commission) e coprodotto da Martin Scorsese, è pronto per “la notte dell’Academy Awards” che si terrà ad Hollywood domenica 4 marzo, mentre il 23 gennaio saranno annunciate le cinquine dei candidati per ogni categoria. Ci si aspetta, dunque, una nomination per il film Made in Italy. La vicenda è ambientata nel quartiere rom Ciambra di Gioia Tauro. La pellicola racconta la vicenda di Pio, un ragazzino rom che a quattordici anni beve, fuma ed è uno dei pochi in grado di integrarsi tra le varie realtà del luogo: gli italiani, gli immigrati africani e la sua gente. Pio segue ovunque suo fratello Cosimo imparando il necessario per sopravvivere sulle strade della città.
Quando Cosimo scompare, però, le cose per Pio iniziano a mettersi male: dovrà provare di essere in grado di assumere il ruolo di suo fratello e decidere se è veramente pronto a diventare un uomo. Jonas Carpignano, appena trentenne, nipote diretto del celebre regista Luciano Emmer, di madre afroamericana e padre italiano, ha vissuto e studiato in Italia e negli Stati Uniti. Attualmente vive e lavora come scrittore, regista e produttore proprio a Gioia Tauro, in Calabria. I film candidati a rappresentare l’Italia nella corsa alla statuetta erano 14, tutti distribuiti nelle sale del territorio nazionale tra il 1° ottobre 2016 e il 30 settembre 2017. A Ciambra ha avuto la meglio su Cuori puri di Roberto De Paolis, L’equilibrio di Vincenzo Marra, Una famiglia di Sebastiano Riso, Fortunata di Sergio Castellitto, Gatta Cenerentola di Alessandro Rak, Ivan Cappiello, Marino Guarnieri e Dario Sansone, Ho amici in paradiso di Fabrizio Maria Cortese, L’ora legale di Salvatore Ficarra e Valentino Picone, L’ordine delle cose di Andrea Segre, Sicilian ghost story di Antonio Piazza e Fabio Grassadonia, La stoffa dei sogni di Gianfranco Cabiddu, La tenerezza di Gianni Amelio, Tutto quello che vuoi di Francesco Bruni e La vita in comune di Edoardo Winspeare. (Fulvio Fulvi)
Dopo la presentazione a Cannes (alla “Quinzaine des Realisateurs”), ora il lungometraggio, sostenuto dal progetto LuCa (intesa tra Fondazione Calabria Film Commission e Lucana Film Commission) e coprodotto da Martin Scorsese, è pronto per “la notte dell’Academy Awards” che si terrà ad Hollywood domenica 4 marzo, mentre il 23 gennaio saranno annunciate le cinquine dei candidati per ogni categoria. Ci si aspetta, dunque, una nomination per il film Made in Italy. La vicenda è ambientata nel quartiere rom Ciambra di Gioia Tauro. La pellicola racconta la vicenda di Pio, un ragazzino rom che a quattordici anni beve, fuma ed è uno dei pochi in grado di integrarsi tra le varie realtà del luogo: gli italiani, gli immigrati africani e la sua gente. Pio segue ovunque suo fratello Cosimo imparando il necessario per sopravvivere sulle strade della città.
Quando Cosimo scompare, però, le cose per Pio iniziano a mettersi male: dovrà provare di essere in grado di assumere il ruolo di suo fratello e decidere se è veramente pronto a diventare un uomo. Jonas Carpignano, appena trentenne, nipote diretto del celebre regista Luciano Emmer, di madre afroamericana e padre italiano, ha vissuto e studiato in Italia e negli Stati Uniti. Attualmente vive e lavora come scrittore, regista e produttore proprio a Gioia Tauro, in Calabria. I film candidati a rappresentare l’Italia nella corsa alla statuetta erano 14, tutti distribuiti nelle sale del territorio nazionale tra il 1° ottobre 2016 e il 30 settembre 2017. A Ciambra ha avuto la meglio su Cuori puri di Roberto De Paolis, L’equilibrio di Vincenzo Marra, Una famiglia di Sebastiano Riso, Fortunata di Sergio Castellitto, Gatta Cenerentola di Alessandro Rak, Ivan Cappiello, Marino Guarnieri e Dario Sansone, Ho amici in paradiso di Fabrizio Maria Cortese, L’ora legale di Salvatore Ficarra e Valentino Picone, L’ordine delle cose di Andrea Segre, Sicilian ghost story di Antonio Piazza e Fabio Grassadonia, La stoffa dei sogni di Gianfranco Cabiddu, La tenerezza di Gianni Amelio, Tutto quello che vuoi di Francesco Bruni e La vita in comune di Edoardo Winspeare. (Fulvio Fulvi)