Primo Piano

Rapporto Protezione Internazionale: l’accoglienza nelle diocesi italiane

Roma - Le diocesi coinvolte nell’accoglienza sono risultate 139 su un totale nazionale di 220 (63,2%) e hanno accolto oltre 23.300 richiedenti asilo/titolari di una forma di protezione.
Su tutte prevale l’accoglienza nei Cas (60,7%), seguita dallo Sprar (16,4%), ma accanto a queste vanno segnalate le accoglienze nelle parrocchie e nelle strutture ecclesiali (appartamenti, canoniche, ovvero altri locali messi a disposizione da congregazioni, da istituti della diocesi) che unitamente considerate raggiungono la quota dello Sprar. Sono alcuni dati del Rapporto Protezione Internazionale promosso da Anci, Caritas Italiana, Fondazione Migrantes in collaborazione con Unhcr e presentato a Roma oggi.
Le regioni più coinvolte sono: la Lombardia (con oltre 5.500 accoglienze), il Triveneto (circa 2.700), la Sicilia (2.000). A livello diocesano, le realtà più coinvolte sono Bergamo (con circa 2.200 accoglienze, pari a circa il  10% del totale nazionale), seguita da Milano (oltre 1.600, pari al 7%), segue la diocesi di Teggiano – Policastro (SA), con quasi 1.000 persone (il 4%), e subito dopo Firenze e Cremona (entrambe fra le 550 e le 580 persone).
Dal monitoraggio si rileva inoltre che le strutture complessivamente messe a disposizione dalle diocesi per l’accoglienza sono state 1.755, con una media nazionale di 13 persone accolte a struttura (da intendere riferita al complesso delle modalità di accoglienza sopra riportate, compresa l’ospitalità nelle famiglie).
 

Rapporto Protezione Internazionale: le principali rotte dei migranti

Roma - Nel 2016 sono 551.371 i migranti arrivati irregolarmente in Europa, un numero significativamente più basso rispetto al 2015 (1.822.330 ingressi). La rotta più utilizzata è quella del Mediterraneo centrale. E’ anche la più rischiosa: 5000 morti nel 2016 nel Mediterraneo, di cui 4.500 lungo questa rotta. In tutto 181.459 persone nel 2016 hanno attraversato questa rotta, soprattutto nigeriani (37.554), eritrei (20.721) e guineani (13.550), 25.846 minori. Mediterraneo Orientale. Sono alcuni dati del Rapporto Protezione Internazionale promosso da Anci, Caritas Italiana, Fondazione Migrantes in collaborazione con Unhcr e presentato a Roma oggi.
 Nel corso del 2016 ha rappresentato la seconda rotta d’ingresso in Europa. I numeri nel 2016 sono drasticamente diminuiti a seguito dell’accordo tra l’Ue e la Turchia siglato a marzo. Sono 182.277 i migranti che nel 2016 hanno percorso questa via, la maggioranza dei quali l’hanno percorsa nei primi tre mesi dell’anno; prevalentemente siriani (84.585), afghani (43.120) e iracheni (27.978). Nel 2017, tra gennaio e giugno, gli ingressi irregolari sono stati solo 13.060, in maggioranza siriani (4.600), pakistani (1.478) e iracheni (516). Balcanica é la via di terra che attraversa la Grecia verso altri Paesi dell’Unione europea, A seguito dell’accordo UE-Turchia, lungo questa rotta si è registrata una drastica riduzione, passando dai più di 700.000 attraversamenti irregolari del 2015 ai poco più di 130.261 nel corso del 2016; così, se i passaggi irregolari mensili rilevati nel mese di gennaio 2016 sono ancora intorno ai 60.000, nel mese di settembre ammontano a poco più di 2.000

Rapporto Protezione Internazionale: in Italia altre 8 mila persone escluse dal sistema di protezione

Roma - Sono, secondo un censimento di Msf, insediamenti informali esclusi dai percorsi di accoglienza formali nei quali vivono tra i 6 mila e gli 8800 migranti. Solo a Roma sono tra i 2250 e i 2880. Il dato nel Rapporto Protezione Internazionale promosso da Anci, Caritas Italiana, Fondazione Migrantes in collaborazione con Unhcr e presentato a Roma oggi.
 

Rapporto Protezione Internazionale: migranti salvati in mare

Roma - Nel 2016 sono stati in tutto 178.415, di cui 60.684 salvati da Ong o navi mercantili. 36.424 fino ad aprile 2017, di cui 18.344 salvati da Ong o navi mercantili. E’ il dato fornito dal Rapporto Protezione Internazionale promosso da Anci, Caritas Italiana, Fondazione Migrantes in collaborazione con Unhcr e presentato a Roma oggi.
 

Rapporto Protezione Internazionale: dettaglio accoglienza regionale

Roma - Complessivamente, nel 2016 la maggior parte di migranti risulta ospitata nelle strutture di accoglienza della Lombardia (23.707 persone pari al 12,6%), a cui seguono quelle di Lazio (17.464, il 9,3%), Sicilia (16.555, l’8,8%), Piemonte (14.911, il 7,9%), Campania (14.789, il 7,9%) e Veneto (14.433, il 7,7%). Tra il 2014 e il 2016 il numero degli accolti nelle diverse strutture ha fatto registrare gli incrementi maggiori in Veneto (+533,9% di presenze), Toscana (+395,5%) e Trentino-Alto Adige (+364,1%). Sono alcuni dati del Rapporto Protezione Internazionale promosso da Anci, Caritas Italiana, Fondazione Migrantes in collaborazione con Unhcr e presentato a Roma oggi.
 

Rapporto Protezione Internazionale: domande presentate soprattutto a Milano, Bologna e Roma.

Roma - Nel primo semestre 2017 sono le Commissioni territoriali di Torino1, Caserta1 e Palermo ad avere espresso in misura maggiore parere positivo, per oltre 7 su 10 domande esaminate (contro una media di poco più di 4 su 10). I dinieghi sono stati emessi prevalentemente dalle Commissioni di Firenze/Perugia e Bari1 per oltre 8 casi su 10 (contro una media di poco più di 5 dinieghi su 10). Sono alcuni dati del Rapporto Protezione Internazionale promosso da Anci, Caritas Italiana, Fondazione Migrantes in collaborazione con Unhcr e presentato a Roma oggi.
Nel 2016 è presso la Commissione territoriale di Milano che è stato depositato il numero più elevato di richieste di asilo (9.274 pari al 7,5%), in diminuzione rispetto all’anno precedente (erano il 10%). A quella di Milano seguono le commissioni di Bologna e Roma (entrambe 5,6%) e Torino (5%). Nel 2017 la commissione di Milano continua a mantenere il primato del numero di domande presentate (8,4%), a cui segue però Salerno (5,7%) e di nuovo Bologna (5,3%) e Roma (5,1%).
 

Rapporto Protezione Internazionale: donne, anziani e bambini, europei o americani: a loro i maggiori riconoscimenti di status.

Roma - Sul fronte delle domande di protezione internazionale, nel 2016 l’incidenza delle decisioni positive  sono risultate più elevate all’interno dell’universo femminile (58,5%) rispetto a quanto emerge dai dati relativi agli uomini, per i quali la percentuale delle decisioni positive è poco superiore al 38%. Sono alcuni dati del Rapporto Protezione Internazionale promosso da Anci, Caritas Italiana, Fondazione Migrantes in collaborazione con Unhcr e presentato a Roma oggi. Nello specifico, alle prime è stata riconosciuta prevalentemente la protezione umanitaria (nel 30,4% dei casi), seguita dallo status di rifugiato (15,8%) e dalla protezione sussidiaria (12,3%). Anche i maschi hanno ottenuto in maggior misura la protezione umanitaria (19,7%), ma al secondo posto figura la protezione sussidiaria (14,3%) mentre lo status di rifugiato è stato concesso solo ad una quota minore di richiedenti (4,1%). Anche nel primo semestre 2017, sono soprattutto le richiedenti di sesso femminile ad ottenere una decisione positiva. Nello specifico, ad esse è stata accordata la protezione umanitaria nel 29,4% dei casi (contro il 23,7% dei maschi), lo status di rifugiato nel 26,7% (contro il 6,3%) e la protezione sussidiaria nell’8,2% (contro il 10%).
Dalla distribuzione delle decisioni per fasce d’età emerge che sono circa 8 su 10 i minori fino a 17 anni e poco più di 8 su 10 gli anziani con più di 64 anni a cui alla propria domanda di protezione corrisponde un esito positivo. Nettamente più basse le percentuali di riconoscimenti positivi delle due fasce intermedie 18-34 e 35-64 anni (rispettivamente 36,6% e 47,6%).
Nello specifico, ai minori viene riconosciuta la percentuale più alta di protezione umanitaria (40,5% e 59%), la protezione sussidiaria è riconosciuta in misura maggiore ai richiedenti appartenenti alla fascia con oltre 64 anni (37,8%), mentre lo status di rifugiato è riconosciuto in prevalenza ai minori di 13 anni (27,3%). Sono infine le fasce d’età tra i 18-34 e 35-64 anni che presentano le percentuali più elevate di dinieghi (rispettivamente 59,7 e 48,9%). I dati relativi al primo semestre 2017 confermano il maggior numero di esiti positivi riconosciuti ai minorenni e agli ultra sessantacinquenni e una maggiore presenza di dinieghi nelle fasce intermedie.
Come nel 2016, anche nel primo semestre del 2017 ai migranti originari di America ed Europa nella maggioranza dei casi viene accordato un esito positivo mentre sono circa 6 su 10 le domande respinte ai migranti provenienti dal continente africano.
 

Rapporto Protezione Internazionale: i dati sugli sbarchi in Italia. Calano del 30%, aumentano domande di protezione

Roma - Nel 2016, evidenza il Rapporto Protezione Internazionale promosso da Anci, Caritas Italiana, Fondazione Migrantes in collaborazione con Unhcr e presentato questa mattina, 162 mila dei 181.436 migranti sbarcati sulle coste italiane erano partiti dalla Libia. Al 30 ottobre 2017, il numero di sbarchi segna quota 111.302, ovvero il 30% in meno rispetto allo stesso periodo del 2016. Se a livello mondiale i richiedenti protezione provengono soprattutto da Siria, Afghanistan e Sud Sudan, in Italia gli sbarchi coinvolgono per la maggior parte nigeriani (14 mila persone fino a giugno scorso), bengalesi e guineani. Altra caratteristica tutta italiana è l’aumento delle domande di protezione internazionale, a fronte del calo a livello europeo: nel 2016 sono state presentate complessivamente 123.600 domande (+47% rispetto al 2015), e i dati sulle richieste di asilo registrano un ulteriore incremento nei primi sei mesi del 2017, pari al 44% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il tasso di accoglimento delle domande invece si ferma al 43% (status di rifugiato 9%; protezione sussidiaria 9,8%; permesso per motivi umanitari 24,5%).
 

Rapporto Protezione Internazionale: in Europa meno arrivi e meno domande di protezione

Roma - Nel mondo ogni giorno 28.300 persone sono costrette a fuggire dalle proprie case. La metà di costoro sono bambini, spesso soli. E il numero totale di chi scappa da guerra, fame e persecuzioni continua a salire: 65,6 milioni alla fine del 2016, 300 mila in più rispetto all’anno precedente. Di questi, 2,8 milioni sono richiedenti asilo. Sono alcuni dati contenuti nel Rapporto Protezione Internazionale in Italia promosso da Anci, Caritas Italiana, Fondazione Migrantes in collaborazione con Unhcr.
Il 55% viene da Siria, Afghanistan e Sud Sudan, vorrebbero rifugiarsi in Germania o negli Stati Uniti, ma il Paese in cui si ritrovano più spesso è la Turchia. Ciò nonostante, le richieste di protezione internazionale rivolte a Paesi dell’Unione europea continuano a calare. E’ la conseguenza degli impedimenti attivati per raggiungere l’Europa, dagli accordi tra Ue e la Turchia alla chiusura del canale balcanico, alla costruzione del muro al confine con la Serbia. Se nel 2015 erano state oltre 1.800.000 le persone in fuga giunte in Europa nel 2016 sono state poco più di 500.000.
 

Protezione Internazionale: presentato questa mattina il Rapporto ANCI-CARITAS-MIGRANTES in collaborazione con UNHCR

Roma - In tutto 3.231 Comuni italiani, il 40% del totale, accolgono richiedenti asilo sul proprio territorio. I posti per i beneficiari degli Sprar sono aumentati di 5 mila unità a luglio e altrettanti sono in fase di valutazione. Gli accordi tra Anci e Viminale per l’accoglienza diffusa dei migranti hanno portato a un cambio di prospettiva anche nell’accoglienza gestita dal governo nei territori: più Comuni coinvolti, meno concentrazioni in pochi comuni, una distribuzione più equa e controllata e strutture sempre meno ‘impattanti’, per favorire l’integrazione. Inizia così a concretizzarsi la richiesta dell'Anci di tenere insieme una duplice esigenza: superare la logica dell'emergenza, visto che le migrazioni sono un fenomeno globale stabile e strutturale; realizzare gradualmente un sistema di accoglienza regolare ed ordinato, salvaguardando il bisogno delle comunità - manifestato dai sindaci - di garantire controllo e integrazione sostenibile.
 
In 5 anni quintuplicati i richiedenti asilo accolti dalla rete Sprar, quasi la metà si inseriscono completamente nella società
Nel  nostro Paese si rafforza la consapevolezza di un’accoglienza sostenibile che viene messa a sistema. Nelle strutture italiane sono ospitati in tutto 205 mila migranti al 15 luglio 2017, continua a crescere il numero dei Comuni interessati all’accoglienza, che sono ormai il 40% del totale (3.231), e crescono i posti Sprar che, da 26 mila, a fine anno potrebbero diventare 35 mila. Contemporaneamente, diminuiscono le situazioni di criticità, anche grazie al lavoro operativo della cabina di regia Anci – ministero dell’Interno, istituita proprio al fine di accompagnare l’applicazione del piano di ripartizione.
Negli ultimi 5 anni, il numero dei migranti presenti nelle strutture di accoglienza è cresciuto costantemente, passando dalle 16.844 presenze del 2012 alle 188.084 nel 2016 (+1.017%).
Per quanto riguarda la sola accoglienza negli Sprar, tra il 2012 ed il 2016 il numero di persone accolte è quintuplicato, passando dalle 7.823 del 2012 alle 34.039 del 2016. L’accoglienza Sprar brilla inoltre rispetto al tasso di integrazione delle persone ospitate, che continua ad aumentare, mentre diminuisce di conseguenza il tempo di permanenza nelle strutture di accoglienza e aumentano dunque le persone che possono beneficiare dei progetti di integrazione. Nel corso del 2016, infatti, sono uscite dall’accoglienza complessivamente 12.171 persone. Di queste il 41,3% aveva  concluso il proprio percorso di integrazione e di inserimento socio-economico: nel 2015 questa percentuale si fermava al 29,5%. E’ il segno evidente del successo nel percorso di integrazione che caratterizza l’accoglienza tramite il canale degli Sprar gestiti dai Comuni. E’ per questo motivo che gli oltre 34 mila beneficiari dei progetti Sprar non corrispondono ai posti disponibili (circa 26 mila): i beneficiari restano in accoglienza nei centri Sprar per un periodo più breve, dando così la possibilità a più persone di usufruire dei servizi erogati dai progetti.
 
I numeri dell’accoglienza: nei Comuni toscani ed emiliano-romagnoli il più alto tasso di accoglienza diffusa. La rete diocesana ospita, da sola, oltre 23.000 persone
Dei 205 mila migranti presenti nelle strutture di accoglienza al luglio 2017, 158.607 sono ospitati dai Centri di accoglienza straordinaria (Cas) e 31.313 dagli Sprar. Se in termini assoluti le Regioni più coinvolte nell’accoglienza sono Lombardia (13,2%) e Campania (9,3%), è in Toscana ed Emilia-Romagna che si è quasi pienamente realizzato il principio dell’accoglienza diffusa sostenuto dall’Anci e perseguito grazie agli accordi con il Viminale: in Toscana l’83% dei Comuni accoglie richiedenti asilo, in Emilia-Romagna il 78,1%.
A livello nazionale, l’accoglienza diffusa dello Sprar è presente inoltre nel 51,4% dei Comuni con meno di 5 mila abitanti. Altro apporto considerevole è quello della rete diocesana, che da sola accoglie 23.365  persone su tutto il territorio nazionale.
 
Minori stranieri non accompagnati: ancora criticità da risolvere
Un capitolo a parte merita il tema dei minori: al 25 ottobre 2017 sono sbarcati sulle nostre coste 14.579 minori (in tutto il 2016 erano stati 25.846). Il 93,2% sono minori soli. La maggior parte di essi proviene da Guinea, Costa d’Avorio, Bangladesh. Al 30 settembre 2017 sono 18.491 i minori stranieri non accompagnati presenti in Italia, accolti in 2.039 strutture. Rimangono ancora criticità legate soprattutto all’eccessiva durata della permanenza nei centri di prima accoglienza e all’esiguo numero di strutture dedicate e di posti nello Sprar, nonché alle difficoltà dei Comuni di attivare una presa in carico economicamente sostenibile. Nonostante ciò, anche nei confronti dell’accoglienza dei Msna è possibile misurare la sempre maggiore affermazione dell’accoglienza diffusa: se nel 2007 erano solo 36 i Comuni che si facevano carico del problema, nel 2016 si arriva a quota 500: merito anche dell’istituzione di un fondo nazionale voluto dall’Anci e dall’apertura, anch’essa ottenuta dall’Associazione, dei posti Sprar anche per i minori stranieri non accompagnati.
 
“La gestione dell'accoglienza - afferma il delegato Anci all’immigrazione Matteo Biffoni -  è uno sforzo costante per le nostre comunità. Un’accoglienza sostenibile è l’unica strada per gestire sui territori gli arrivi dei richiedenti asilo. Per questo come Anci siamo sempre accanto ai sindaci per risolvere le criticità e per sostenere un’accoglienza diffusa. I passi avanti fatti sono notevoli, anche se resta ancora molto da fare: crescono i posti Sprar, aumenta il numero dei Comuni aderenti, il ministero dell’Interno ha varato un nuovo piano di ripartizione dando risposta alle richieste dei territori ed è stata messa a sistema la fondamentale collaborazione interistituzionale tra Comuni e Prefetture”.
“Gli sforzi delle comunità e dei sindaci per una ripartizione equa e sostenibile del flusso migratorio su tutti i territori – dichiara il segretario generale dell’Anci Veronica Nicotra - vanno ulteriormente riconosciuti e sostenuti. Grazie  ai sindaci che hanno deciso di raccogliere le sfide e le opportunità dell’accoglienza, si sta finalmente procedendo verso quella messa a sistema che consente di superare l’emergenza. I tempi sono dunque maturi per riprendere a discutere di una gestione più ordinata dei flussi”.
 
“Il numero di persone costrette a fuggire da conflitti e persecuzioni in tutto il mondo” evidenzia Stephane Jaquemet, Delegato UNHCR per il Sud Europa “sta raggiungendo i 66 milioni, di questi il 51% sono bambini e bambine, che meritano un futuro lontano dalla guerra, dalla violenza, dallo sfruttamento e dalla paura. Per loro e per tutti gli altri rifugiati nel mondo è di fondamentale importanza che la comunità internazionale si impegni per garantire accoglienza e protezione, mentre si lavora alla risoluzione dei conflitti”
 
 “La situazione della protezione internazionale in Italia e in Europa - afferma il direttore generale di Migrantes Don Giovanni De Robertis - ha aspetti in bianco e nero ma a noi è sembrato importante fornire, oltre a un quadro normativo e statistico, anche la possibilità di ascoltare e incontrare dal vivo persone che vivono ogni giorno e spesso subiscono l’esperienza di ricerca di protezione e le contraddizioni ad essa collegate. Per questo nel concerto alla Basilica dei Santi XII Apostoli ascolteremo alcune testimonianze, sperando che grazie alla loro generosità diventi possibile una vera comprensione e, quindi, un vero incontro”.
 
“Il sentimento sempre più diffuso di ostilità ci preoccupa fortemente e deve farci interrogare anche sulla nostra effettiva capacità di costruire comunità e di alimentare e promuovere una cultura della solidarietà” afferma il direttore della Caritas italiana Don Francesco Soddu. “Come rete ecclesiale - aggiunge - i nostri sforzi si concentrano in questa direzione, sperimentando nuove forme di accoglienza con il coinvolgimento di strutture parrocchiali, diocesane e anche di nuclei familiari

Mons. Perego: “con lo Ius culturae democrazia più solida”

Mantova - «Non una svendita di diritti, bensì l’occasione per dare un futuro al nostro Paese a partire dai tanti ragazzi che vivono e studiano da anni qui, ma che non sono ancora considerati parte attiva della società». Monsignor Giancarlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio, è intervenuto a Mantova, lunedì, in un incontro di riflessione sul disegno di legge che estende la cittadinanza agli stranieri, residenti in Italia, che hanno frequentato un percorso di istruzione o formazione. La serata, organizzata in Seminario, è stata promossa da varie realtà diocesane: Caritas, Pastorale sociale e del lavoro, Fondazione Migrantes.
Ad oggi gli immigrati in Italia sono 5 milioni. Tra questi 2,4 milioni di lavoratori, 1,8 milioni di famiglie e circa 800mila ragazzi che frequentano le nostre scuole. È soprattutto a loro che si rivolge lo Ius culturae, elemento chiave del testo approvato alla Camera nell’ottobre del 2015 e ancora fermo, in attesa di essere discusso, al Senato. «La proposta di legge – ha detto monsignor Perego – può dare a questi giovani un futuro diverso, non fondato sull’incertezza ma sull’inclusione. È necessario riconoscerli come un valore e dare loro la possibilità di essere davvero cittadini, protagonisti di una società che vuole accoglierli». A frenare il percorso della norma è stato il clima di paura e allarmismo che si è diffuso negli ultimi due anni. In base ad alcuni sondaggi, gli italiani favorevoli alla legge erano all’epoca il 75%: ora sono meno del 40%. «La battaglia per questa legge – ha aggiunto l’arcivescovo di Ferrara-Comacchio – è una lotta culturale contro la paura del diverso. Sembra che abbiamo il timore di riconoscere l’altro come un valore aggiunto, eppure queste persone sono un perno delle nostre comunità, perché studiano, lavorano e hanno relazioni sociali. Offrono, cioè, un contributo diretto e tangibile alla società». L’approvazione del disegno di legge va quindi letta in un’ottica più ampia. «Abbiamo l’opportunità di innescare un cambiamento culturale – ha sottolineato il presule – basato su principi come partecipazione, accoglienza e cittadinanza attiva. In altre parole, è un’occasione per costruire una democrazia più forte e solida, da trasmettere alle generazioni future».
Al termine del suo intervento, l’arcivescovo ha auspicato l’impegno della classe politica ad approvare il testo entro la fine della legislatura. Un appello rivolto, in particolare, ai parlamentari di orientamento cattolico: «I cattolici in politica devono portare argomentazioni fondate sulla ragione, che assieme alla fede diventa una miscela capace di ricostruire la società. Il futuro non lo costruiamo da soli, ma nasce dall’incontro con l’altro». (R.Dalla Bella)
 

Persa la mamma, Cisse intanto trova papà

Cosenza - Non è una favola ma una gran bella storia ugualmente. Un racconto di cuore e solidarietà, affetto e aiuto, accoglienza e gratitudine. Ne è protagonista Cisse, bambino di 5 anni originario della Costa D’Avorio sbarcato da solo al porto di Corigliano il 15 luglio. Era in viaggio verso l’Europa assieme alla mamma, che però è stata fermata sulla spiaggia libica dagli scafisti e rinchiusa in un campo lager poiché non aveva i soldi per pagare il viaggio. L’hanno bloccata proprio mentre assieme al figlio e ad altre decine di migranti stava raggiungendo un barcone diretto in Italia. Ha fatto di tutto ma non è riuscita a convincere i mercati di uomini a farla salire sul natante. Ha trovato però il tempo e il coraggio di affidare il piccolo a un connazionale, suo compagno di viaggio, con la speranza che almeno Cisse potesse arrivare nel nostro Paese e in qualche maniera ritrovare il papà che vive da tempo in Europa. Un ultimo, disperato tentativo di mandare almeno lui oltre il Mediterraneo. Il giovane ivoriano ha preso con sé il bambino, assieme al quale è stato poi soccorso in mare e condotto nel porto della cittadina della costa ionica cosentina.
Nei giorni scorsi, grazie all’impegno della Regione Calabria e del movimento Diritti Civili con il suo leader Franco Corbelli, in coda a settimane di ricerche e contatti, pratiche burocratiche e dialoghi a distanza perché il papà di Cisse è stato individuato in Francia, l’uomo è giunto in Calabria riabbracciando il figlio. Ma solo dopo l’esito d’un test del Dna che ha confermato la paternità. Da giorni, grazie all’autorizzazione del tribunale dei minori di Catanzaro, sta incontrando Cisse alla presenza delle figure professionali preposte.
Il piccolo grande cerchio di solidarietà è stato chiuso con l’individuazione pure della mamma prigioniera degli scafisti in un campo lager a Sabratha, dove era stata portata con la forza il giorno della partenza del barcone dalla Libia. Dopo la liberazione la donna è rientrata in Costa D’Avorio e adesso Diritti civili e la Regione stanno lavorando per farla arrivare in Italia grazie a un corridoio umanitario.
Assieme all’impegno di Corbelli ha fatto il possibile il Garante dell’Infanzia della Calabria Antonio Marziale, il suo delegato Maurizio Alfano, l’assessore comunale alle politiche sociali di Corigliano Marisa Chiurco e il responsabile della Regione per l’immigrazione Giovanni Manoccio. Un iter non facile, gestito sempre in collaborazione con 'Save the children' che aveva avuto in consegna il bambino, l’ispettore di polizia che dopo lo sbarco lo ha preso in affido provvisorio e il tribunale per i minorenni di Catanzaro che ha seguito passo passo tutta la procedura.
“Sono felice – racconta Franco Corbelli – di aver potuto ridare a questo povero e sfortunato bambino i suoi genitori: il papà che ha potuto già riabbracciare, e presto, anche la mamma che quando vorrà siamo pronti a far arrivare in Italia. Il papà di Cisse ha espresso il desiderio di portare il suo bambino con lui in Francia. Desiderio che sarà presto esaudito”. (D.Marino - Avvenire)
 

Il Servizio civile apre a 3mila giovani rifugiati

Roma - L’apertura a progetti per coinvolgere giovani titolari di protezione internazionale o umanitaria nel Servizio civile è prevista in una integrazione inserita in queste settimane nell'”avviso pubblico” del Dipartimento Gioventù della Presidenza del Consiglio dello scorso 3 agosto. Gli enti iscritti negli appositi albi e interessati a presentare nuovi progetti di Servizio civile da realizzarsi in Italia e all’estero hanno tempo fino al prossimo 30 novembre. Con una novità, peraltro annunciata nei mesi scorsi: grazie a un’integrazione inserita in queste settimane nell’avviso pubblicato lo scorso 3 agosto (“Presentazione dei progetti di Servizio civile universale per l’anno 2018”), è possibile presentare progetti da realizzare anche con il coinvolgimento di giovani titolari di protezione internazionale ed umanitaria.
Il Dipartimento della Gioventù e del Servizio civile nazionale della Presidenza del Consiglio dei ministri segnala che i posti disponibili per giovani titolari di protezione internazionale e umanitaria sono 3.000, finanziati con risorse del FAMI (il Fondo europeo asilo, migrazione e integrazione) destinate alle politiche di integrazione.
I progetti di servizio civile dovranno essere pensati in modo da coinvolgere sia i volontari ordinari che i giovani rifugiati, «al fine di promuovere il valore inclusivo dell’esperienza».
 

Riforma della cittadinanza: di nuovo nelle scuole e nelle piazze per l’approvazione della riforma

Roma - Riprende la mobilitazione per arrivare finalmente, entro novembre, all’approvazione definitiva della legge di riforma della cittadinanza. Dal 13 al 18 novembre in decine di scuole, con lo slogan “A scuola nessuno è straniero” , si terranno incontri e letture per sensibilizzare studenti e insegnanti sulla necessità di arrivare quanto prima all’introduzione nella legislazione italiana dello ius soli e dello ius culturae. Il 20 novembre, Giornata Internazionale delle Nazioni unite per i diritti dell’infanzia, a Roma e in molte altre città italiane saremo in piazza per ribadire ancora una volta l’urgenza della riforma.
Nella stessa giornata verrà nuovamente lanciato lo sciopero della fame promosso dagli insegnanti nei giorni scorsi e a cui hanno aderito associazioni, politici e intellettuali. Saranno anche promosse azioni di pressione sui social. Dopo tante rassicurazioni di esponenti del governo, compreso il presidente del consiglio, sulla volontà di far approvare la legge prima dello scioglimento delle Camere, non ci sono più scuse: il tempo è adesso! Le iniziative sono organizzate da L’Italia sono anch’io, Italiani senza cittadinanza, Insegnanti per la cittadinanza Movimento di Cooperazione Educativa, Centro di Iniziativa Democratica degli Insegnanti, CEMEA, A Buon Diritto, Amnesty International Italia. La Campagna L’Italia sono anch’io è promossa da Acli, Arci, Asgi, Anolf,  Caritas Italiana, Centro Astalli, Cgil, Cisl, Cnca, Comitato 1° Marzo, Comune di Reggio Emilia, Comunità di Sant'Egidio, Coordinamento Enti Locali Per La Pace, Emmaus Italia, Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, Legambiente, Libera, Lunaria, Migrantes, Il Razzismo è Una Brutta Storia, Rete G2 - Seconde Generazioni, Sindacato Emigranti Immigrati, Tavola Della Pace, Terra del Fuoco, Uil, Uisp. Il movimento #Italianisenzacittadinanza è stato fondato nell'ottobre 2016 da giovani cresciuti in Italia. In occasione dell'anniversario del voto della Riforma della legge sulla cittadinanza alla Camera il movimento ha organizzato i flash mob "fantasmi per legge" a Roma, Palermo, Reggio Emilia, Padova, Napoli e Bologna.  
 

Rom: conferenza finale Progetto Working a Cagliari

Cagliari - Promozione di una completa integrazione socio-lavorativa della comunità Rom in Europa: con questo obiettivo ANCI Sardegna da oltre 24 mesi è partner del Progetto Internazionale Working Roma – Stop alle discriminazioni dei Rom in Europa – finanziato con risorse dell’Unione Europea – Asse Giustizia. Nello specifico il progetto Working Roma – che sarà presentato oggi e domani a Cagliari - intende prevenire il razzismo e la xenofobia nel luogo di lavoro, promuovere l’accesso di gruppi vulnerabili alla formazione professionale per favorire il successivo inserimento nel mondo del lavoro e rendere possibile una maggiore comprensione e tolleranza verso la popolazione Rom.
Durante la giornata del 7 novembre, i rappresentanti istituzionali di Italia e Spagna sottoscriveranno un documento contenente le raccomandazioni, stilate dai partner europei, per l’inclusione socio-lavorativa dei Rom in Europa.
In questa occasione saranno presenti i rappresentanti degli altri Paesi europei partner di progetto, quali: Spagna, Slovenia, Portogallo, Romania, Malta, Regno Unito, Grecia e Bulgaria, i rappresentanti dell’Amministrazione Comunale e della Regione, e gli altri protagonisti di un’azione che vede un’ampia intesa tra settori e componenti diverse, dalle amministrazioni locali al mondo dell’associazionismo privato.
I lavori proseguiranno nella giornata di mercoledì 8 novembre, nei locali della Mediateca del Mediterraneo, con una presentazione del lavoro svolto da enti pubblici e associazioni private nel territorio regionale. Ci saranno poi i responsabili delle realtà che da anni lavorano sul territorio per l’integrazione e la scolarizzazione dei Rom: Luisa Milia per la Fondazione Anna Ruggiu, Anna Puddu per la Caritas Diocesana, p. Stefano Messina per Migrantes.
Per raccontare il lavoro degli enti locali saranno presenti Ferdinando Secchi, assessore alle politiche sociali del Comune di Cagliari, Andrea Lutzu sindaco di Oristano e Giuseppina Biosa, assessora ai servizi sociali di Olbia. Sarà inoltre presente Dijana Pavlovic attivista e politica serba da anni impegnata nella difesa dei diritti della popolazione Rom.
 
 

Insegnanti: dal 20 novembre in sciopero della fame per la nuova legge sulla cittadinanza

Rimini - Insegnanti nuovamente in sciopero della fame per sollecitare il Parlamento ad approvare le legge sulla riforma della cittadinanza. Promotore è il maestro Franco Lorenzoni, che con lo scrittore e insegnante Eraldo Affinati è da tempo impegnato su questo fronte. Dal convegno Erickson di Rimini, “La qualità dell’inclusione scolastica e sociale”, che da venerdì a domenica ha visto la partecipazione di oltre 4mila tra insegnanti, educatori e genitori, Lorenzoni ha invitato i docenti a digiunare a partire dal 20 novembre, Giornata dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. «La nostra società italiana, carica di storia, di umanesimo, di tolleranza e di inclusione, rischia di chiudersi in risentimenti e paure che separano, non accolgono e dividono. Per queste ragioni – scrivono nella mozione intitolata con un verso tratto dal De Vulgari Eloquentia di Dante Alighieri, “Mia patria il mondo come i pesci il mare” e che è stata consegnata ai rappresentanti delle istituzioni – consideriamo indispensabile prima di tutto che il Parlamento italiano legiferi sulla cittadinanza, come rimedio di civiltà tale da sviluppare nel nostro Paese una serena convivenza tra tutte le nostre diversità. Parliamo dei nostri alunni e alunne che vivono, giorno per giorno, l’avventura con noi dell’educazione. L’inclusione, come universalità ed equità, è per tutti. Se non lo è, col tempo diventa per nessuno e si rischia il ritorno a una società dove sopravvive il più forte». Oltre allo sciopero della fame, è partita una nuova raccolta di firme. «È significativo che siamo noi insegnanti a batterci per questo – spiega Lorenzoni – perché in qualche modo sperimentiamo una cittadinanza costruita sull’ascolto delle diversità».
 

Roma: al via l’VIII Edizione di ProCult, Mostra del Cinema Rumeno 1

Roma - Al via l’ottava edizione di ProCult, Mostra del Cinema Rumeno che si svolgerà a Roma dal 10 al 12 novembre 2017. Promossa da ProEvent insieme all’Ambasciata di Romania in Italia e all’Accademia di Romania a Roma – con il sostegno dell’Istituto Culturale Romeno – negli ultimi anni la Mostra ha creato un proficuo dialogo artistico tra Italia e Romania, diventando un appuntamento fisso dell’agenda capitolina. Quest’anno la Mostra avrà luogo presso l’Accademia di Romania e la Casa del Cinema. Il calendario prevede una “tre giorni” ad ingresso gratuito: sei proiezioni – in lingua originale con sottotitoli in italiano – ci guideranno alla scoperta dell’universo creativo rumeno attraverso film che narrano gli aspetti sociali, politici, ambientali e culturali di questa comunità. Nei film presenti all’ottava edizione della Mostra il luogo diventa protagonista e denominatore comune, spazio determinato dalla mente e dall’anima più che dai confini fisici, ambito soggettivo vissuto emotivamente che acquista importanza in funzione dei sentimenti, dei ricordi e delle suggestioni trasmesse.
Venerdì 10 novembre 2017 alle ore 19:00 apre la Mostra – presso l’Accademia di Romania (Roma, Piazzale José de San Martin) – la proiezione di “Wild Carpathia” di Charlie Ottley, documentario che racconta un luogo incontaminato della Romania come le foreste dei Monti Carpazi, considerate alcune tra le ultime terre selvagge d’Europa. Il documentario, che ha riscosso interesse fin dalla sua prima uscita (anche grazie alla dichiarazione del principe Carlo d’Inghilterra che ha confermato la sua discendenza dal principe rumeno Vlad Ţepeş), mostra la Transilvania in tutta la sua imponenza, accostando immagini della vita contemporanea a quelle dell’immaginario collettivo, i luoghi della natura a quelli della società contemporanea.
Sabato 11 novembre la Manifestazione si sposta presso la Casa del Cinema di Roma – Largo Marcello Mastroianni, 1 – e alle 17:00 il lungometraggio “Doppio” di Catrinel Danaita ci scaraventerà nel pieno di una crisi di mezz’età. George, architetto di successo impegnato con Corina, sente di vivere un’esistenza insoddisfacente ma la sua routine verrà stravolta dall’incontro con una ragazza affascinante. I luoghi della Bucarest “da bere” lasceranno il posto al mistero, ai luoghi del desiderio. Con tre Premi Gopo 2017, tra cui “Miglior lungometraggio di debutto”, “Doppio” ha aperto la seconda edizione dell’Este Film Festival. Alle 19:00 sarà la volta di “A Casa di Papà”, lungometraggio di Andrei Cohn: Robert, un giovane scrittore in un momento di fragilità emotiva, ritorna – per la prima volta dopo la morte della madre – nel villaggio dove è nato. Un giorno gli basterà per confrontarsi con il suo passato, con i luoghi e i protagonisti della sua giovinezza. L’ottava edizione della Mostra del Cinema Rumeno si chiuderà domenica 12 novembre alla Casa del Cinema. Il luogo – nella doppia sfaccettatura di luogo istituzionale e luogo rurale – torna ad essere protagonista di due documentari “emozionali”: alle 17:00 “I Geni Salvati” di Cristina Tilica ci presenta il progetto “Borse di studio per bambini della campagna”, gestito dall’associazione Pro Ruralis di Iaşi. A seguire il documentario “Costanza Sessantacinque” di Tudor Chirila che ripercorre i festeggiamenti del 65° anniversario di attività del Teatro d’Arte Drammatica di Costanza. Presso la Casa del Cinema sarà possibile visitare la mostra fotografica “Artisti da 10 e Lode!”: venti monografie raffiguranti attori e registi rumeni tra più importanti degli ultimi cento anni, corredate da cenni biografici che illustreranno gli aspetti significativi delle loro carriere.
 
 
 

Tratta di esseri umani più fiorente della droga

Roma - Un traffico più fiorente di quello della droga. È la tratta di esseri umani, che colpisce anche i bambini, vittime di schiavitù domestica, di pedofilia, di trapianto di organi. E perfino di adozioni internazionali. La denuncia di nuovi allarmanti risvolti arriva dal seminario in Vaticano sull’assistenza alle vittime di tratta. A illustrarne i risultati è monsignor Marcelo Sanchez Sorondo, cancelliere della Pontificia accademia delle Scienze sociali. Ed è Rani Hong, statunitense di origini indiane, a raccontare il suo rapimento a 7 anni, lo sfruttamento, il viaggio in Canada e poi l’adozione. «I profitti della tratta stanno cominciando a superare quelli del narcotraffico», conferma Margaret Archer, presidente della Pontificia accademia Rani Hong oggi presiede negli Usa la Tronie Foundation. Drammatico il suo racconto: «A 7 anni sono stata rapita dal mio villaggio del Sud dell’India, in Kerala. Mio padre era malato, una donna della comunità si è offerta di aiutarci portandomi con sé per mantenermi ed educarmi. Mia madre mi avrebbe potuto visitare tutti i giorni. Così ha fatto, ma dopo un mese non c’ero più. Mi aveva venduta come schiava a un altro padrone dall’altra parte del Paese. Mi misero in gabbia per abituarmi alla sottomissione. Sono stata picchiata, affamata, torturata. Ormai debilitata dalle malattie, a 8 anni sono stata venduta alle adozioni internazionali in Canada, poi sono andata negli Stati Uniti e sono stata adottata. Dopo 20 anni sono tornata in India e ho ritrovato la mia madre biologica, che ha pensato a un miracolo».
Nel 2006 col marito Trong Hong, ex bambino soldato in Vietnam, ha fondato una ong non profit per le vittime di tratta. «Pensiamo che la schiavitù sia finita – dice Rani Hong – ma è un problema enorme la vendita di bambini sia fisicamente che online», attraverso il deep web, la rete internet sommersa. «Succede in molte forme, dalla schiavitù domestica alla vendita nelle adozioni internazionali. Sì – assicura Rani Hong – è un mercato fiorente e in crescita».
Sorondo conferma che il web sommerso «è una delle strade principali dove si adescano i bambini, per la prostituzione, il traffico di organi, il lavoro forzato». Diverse le proposte formulate durante il seminario: un modello elaborato in Canada per individuare e controllare transazioni sospette da parte di banche e istituzioni finanziarie; il controllo del web sommerso, non indicizzato dai motori di ricerca, programmi di reinserimento delle vittime sul modello delle
best practices adottate in Messico che integrano aiuto spirituale, psicologico, umano, medico ed economico. Perché come dice Jami Solli, fondatrice della Alleanza globale per l’aiuto legale, «il risultato della tratta è la morte sociale delle vittime». (Luca Liverani – Avvenire)
 

Mons. De Luca: quello dell’ emigrazione è un problema di tutti

Teggiano Policastro - “Ventisei morti sono tanti. Qui a Salerno non sono mai arrivate tante salme tutte insieme. Papa Francesco nel corso della conferenza internazionale sui migranti, organizzata dalla Federazione Internazionale delle Università Cattoliche, è stato molto duro e deciso su quelle che sono le regole dell' accoglienza, dell' integrazione e della protezione di quanti vengono in Italia fuggendo da violenze e soprusi”.  A dirlo oggi al quotidiano “Il Mattino” è  il vescovo della diocesi di Teggiano- Policastro, mons. Antonio De Luca, vescovo delegato della Conferenza Episcopale della Campania. “Per la Chiesa il rispetto dei diritti umani  - ha detto il presule - è un elemento fondamentale per il quale si sta chiedendo sempre con maggiore forza agli organismi internazionali di vigilare. Per noi accoglienza è integrazione, ma è anche partenze controllate lecite”.
Il presule cita i  corridoi umanitari che sono “non soltanto competenza dell' Italia, ma un dovere morale ed umano di tutta l' Europa. Ed è proprio nei confronti dell' Europa un po' disattenta che la Chiesa, specialmente in questo momento, intende prendere posizione perché ancora non sono stati creati questi corridoi umanitari. Quello dell' emigrazione è un problema di tutti”
 

Mantova: questa sera incontro su “Ius soli, oltre il sangue e la razza”

Mantova - Nel messaggio per la 104ª Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, prevista il 14 gennaio 2018, papa Francesco ha richiamato l’attenzione sul diritto di ogni persona a vedere riconosciuta la cittadinanza. Il dibattito sull’approvazione ha causato numerose polemiche, ad esempio da parte di chi vede nello Ius soli una possibile minaccia all’identità culturale italiana o teme un aumento vertiginoso delle richieste di cittadinanza.
Per aiutare a comprendere meglio un tema delicato e di grande attualità, la Caritas e l’Ufficio Migrantes della diocesi di Mantova, insieme al Centro missionario e all’Ufficio di Pastorale sociale organizzano, per questa sera, lunedì 6 novembre, alle 20.45, nell’aula magna del Seminario di Mantova, l’incontro “Ius soli, oltre il sangue e la razza”. Ospite della serata mons. Giancarlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio e già direttore generale della Fondazione Migrantes della Cei, che affronterà i vari aspetti che compongono la proposta di legge per la cittadinanza dei bambini nati in Italia.