Primo Piano

Migranti: 600 persone soccorse

Roma - Il freddo e la pioggia non fermano le partenze dalla costa della Libia. Malgrado il muro delle guardie costiere alzato nel Mediterraneo per fermare le barche stracariche di migranti, la nave Aquarius della Ong Sos Mediterranèe ha intercettato un gommone in difficoltà a circa 70 miglia dalla costa di Tripoli. A bordo 166 persone, tra cui 43 donne, 9 bambini di meno di 13 anni e 23 minori non accompagnati. Ora si trovano tutti al sicuro sulla nave. I volontari della Ong segnalano numerosi casi di ustioni da carburante. 
Intanto ad Augusta è approdata la nave Diciotti della Guardia costiera con a bordo circa 400 migranti soccorsi nei giorni scorsi in mare. Fra loro c'è anche un giovane su una sedia a rotelle. 
 


 

Da inizio anno 400 bimbi annegati

Roma - Ancora una volta, gli ultimi report accendono i riflettori sui più piccoli. I migranti più fragili dei flussi. Sono oltre 400 i bambini morti in mare da inizio anno mentre tentavano la traversata da soli o con parenti. Mentre in migliaia sono stati vittime di abuso, sfruttamento e schiavitù nel loro viaggio attraverso la Libia. Lo dice l’Unicef, ricordando che solo nel 2017 circa 15mila bambini non accompagnati hanno raggiunto l’Italia via mare ed i loro viaggi sono stati generalmente gestiti da responsabili di traffico e tratta. «Per innumerevoli bambini – spiega Ted Chaiban, direttore dei programmi Unicef – la migrazione è sicura e regolare e aiuta loro, le loro famiglie e le comunità a crescere e trasformarsi. Ma esiste un’altra realtà per milioni di bambini in cui la migrazione è molto pericolosa e non compiuta per scelta. La rotta del Mediterraneo Centrale è un esempio significativo, in cui migliaia di bambini vulnerabili rischiano le loro vite ogni anno per raggiungere l’Europa perché non sono disponibili per loro percorsi migratori sicuri e regolari». Stanno invece percorrendo un 'viaggio' sicuro e protetto i 74 rifugiati (51 bambini, 22 donne e un uomo) tutti di nazionalità eritrea o somala, che giovedì sera sono stati trasferiti dalla Libia al Niger con un volo organizzato da ACNUR in collaborazione con la Ong Moas. «Meno di 24 ore fa erano ancora detenuti in Libia, ma adesso hanno ritrovato la speranza» conferma Vincent Chochetel, inviato speciale dell’ACNUR per la Situazione nel Mediterraneo Centrale, I rifugiati saranno ospitati in centri di accoglienza a Niamey. I bambini in centri specializzati dove potranno usufruire di assistenza adeguata, supporto psicosociale ed attività ricreative. L’ACNUR, informa, stabilirà poi quale sia l’opzione migliore per la reintegrazione di ciascun individuo. «Questi ragazzi ora sono fuori pericolo – scrive su twitter Regina Catrambone – e in viaggio verso strutture di transito sicure in Niger da dove saranno ricollocati in Paesi come Canada e Francia».
Rimane invece sempre più critica la situazione a Ventimiglia. In particolare per i migranti minori. Aggravata dal freddo e dalla pioggia che negli ultimi giorni ha ingrossato il fiume Roja, sulle cui sponde vivono circa 200 giovani. «L’emergenza maltempo – spiega Federica Giannotta, responsabile Progetti Italia di Terre des hommes – ripropone con urgenza l’esigenza di prevedere una struttura dedicata ai minori non accompagnati. Il Campo Roja, unica struttura deputata all’accoglienza dei migranti in transito, espone i più vulnerabili a un concreto e grave rischio di abusi». (D.Fas.)
 

Auguri Papa Francesco

Roma - Buon compleanno Papa Francesco! Ieri, Jorge Mario Bergoglio ha compiuto 81 anni. Il Pontefice, come si sa, non ama cerimonie e feste in suo nome. 
"Quando sono tenaci, le radici costituiscono una promessa di futuro, una parabola che si sviluppa dalla lode all’amore, passando per la contemplazione. Quest’immagine, usata dal Santo Padre nel recente viaggio in Myanmar, riaffiora - ricorda in un messaggio la presidenza della CEI - nel nostro cuore in occasione del suo compleanno. Come Vescovi delle Chiese che sono in Italia ringraziamo il Signore per il Pastore saggio che ci ha donato in Papa Francesco, al quale assicuriamo la nostra vicinanza cordiale e fedele". L’augurio "impegnativo di cui ci facciamo interpreti presso le nostre Comunità ci riconsegna alla preghiera per crescere insieme in quella carità che si fa carne e, quindi, luce e pace. Auguri, Santità!"
 

Papa Francesco: offrire a tutti una versione dei fatti il più possibile aderente alla realtà

Città del Vaticano - “Informare correttamente”, “offrire a tutti una versione dei fatti il più possibile aderente alla realtà”. Questo il compito dei giornali aderenti alla FISC, la Federazione Italiana dei Settimanali Cattolici  che oggi, insieme ad una rappresentanza dei giornali aderenti all’Uspi, sono stati ricevuti in udienza da Papa Francesco  nella Sala Clementina, in Vaticano.
Un momento molto sentito dai partecipanti, circa 400, in rappresentanza di 3000 testate, salutati personalmente dal pontefice che per ognuno ha speso una parola.  “Siete chiamati – ha detto il pontefice - a rendere accessibili a un vasto pubblico problematiche complesse, in modo da operare una mediazione tra le conoscenze a disposizione degli specialisti e la concreta possibilità di una loro ampia divulgazione” aggiungendo che la voce di questi periodici “libera e responsabile, è fondamentale per la crescita di qualunque società che voglia dirsi democratica, perché sia assicurato il continuo scambio delle idee e un proficuo dibattito basato su dati reali e correttamente riportati”.
Papa Francesco ha quindi sottolineato come nel nostro tempo, “spesso dominato dall’ansia della velocità, dalla spinta al sensazionalismo a scapito della precisione e della completezza, dall’emotività surriscaldata ad arte al posto della riflessione ponderata”, si avverta “in modo pressante la necessità di un’informazione affidabile, con dati e notizie verificati, che non punti a stupire e a emozionare, ma piuttosto si prefigga di far crescere nei lettori un sano senso critico, che permetta loro di farsi adeguate domande e raggiungere conclusioni motivate”. “Si eviterà di essere costantemente in balia di facili slogan o di estemporanee campagne d’informazione, che lasciano trasparire l’intento di manipolare la realtà, le opinioni e le persone stesse, producendo spesso inutili ‘polveroni mediatici'”.
Per Francesco, lavorare nei giornali aderenti alla FISC significa “sentire” in “modo particolare con la Chiesa locale, vivere la prossimità alla gente della città e dei paesi, e soprattutto leggere gli avvenimenti alla luce del Vangelo e del magistero della Chiesa”.
Elementi che sono “la ‘bussola’ del suo modo peculiare di fare giornalismo, di raccontare notizie ed esporre opinioni”.
Il Pontefice ha sottolineato che “i settimanali diocesani, integrati con le nuove forme di comunicazione digitale, rimangono pertanto strumenti preziosi ed efficaci, che necessitano di un rinnovato impegno da parte dei Pastori e dell’intera comunità cristiana e della benevola attenzione dei pubblici poteri”.
“Si avverte l’urgente bisogno di notizie comunicate con serenità, precisione e completezza con un linguaggio pacato, in modo da favorire una proficua riflessione; parole ponderate e chiare, che respingano l’inflazione del discorso allusivo, gridato e ambiguo”, ha detto il Papa sottolineando come sia importante oggi che, con “pazienza e metodo, si offrano criteri di giudizio e informazioni così che la pubblica opinione sia in grado di capire e discernere, e non stordita e disorientata”.
“La società – ha proseguito – ha inoltre bisogno che il diritto all’informazione venga scrupolosamente rispettato assieme a quello della dignità di ogni singola persona umana coinvolta nel processo informativo, in modo che nessuno corra il rischio di essere danneggiato in assenza di reali e circostanziati indizi di responsabilità”. Da qui l’auspicio  “che non venga meno l’impegno da parte di tutti per assicurare l’esistenza e la vitalità a questi periodici, e che vengano tutelati il lavoro e la dignità del suo compenso per tutti coloro che vi prestano la loro opera”.
 
 

Centro Astalli: lunedì l’inaugurazione dei nuovi locali della mensa per rifugiati

Roma – Saranno inaugurati lunedì mattina, alle 11, i nuovi locali della mensa per richiedenti asilo e rifugiati del Centro Astalli. Interverranno Mons. Angelo De Donatis – Vicario Generale di Sua Santità per la Diocesi di Roma, Luigi Abete, Presidente BNL e P. Camillo Ripamonti, Presidente del Centro Astalli. Sono in media 300 i richiedenti asilo e rifugiati che ogni giorno accedono alla mensa del Centro Astalli. Lo scorso anno 20mila richiedenti asilo e rifugiati hanno usufruito dei servizi offerti in via degli Astalli 14a: mensa, docce, ambulatorio, orientamento socio-legale.
La mensa del Centro Astalli è storicamente il cuore dell’associazione. Per molti rifugiati è il primo approdo una volta giunti a Roma. La mensa rappresenta – spiega una nota - un punto di riferimento sia per i migranti forzati da poco arrivati in città e che sono alla ricerca di assistenza e orientamento, sia per coloro che vivono in Italia da anni ma non riescono a intraprendere un vero percorso verso l’autonomia. Sono ancora molti coloro che continuano a rimanere a forte rischio di esclusione sociale e cercano in un servizio di bassa soglia una risposta immediata a bisogni che vanno ben oltre la necessità primaria del mangiare. In particolare è stato possibile ampliare e organizzare al meglio lo spazio dedicato al centro d’ascolto e agli uffici amministrativi, si è aumentato il numero delle docce e si sono ridistribuiti i locali con i tavoli per il pranzo. Si è migliorato anche lo spazio in cui i rifugiati musulmani (che rappresentano circa il 75% degli utenti) possono raccogliersi in preghiera.
 

Mons. Galantino: tema ius soli trasformato in merce elettorale

Roma - Il tema dello ius soli e della mobilità umana “è stato trasformato, in maniera indecente, in merce elettorale”. Lo ha detto oggi a Roma monsignor Nunzio Galantino, Segretario Generale della CEI, a proposito del rischio reale che la legge sulla cittadinanza non venga approvata prima della fine della legislatura. Ne ha fatto cenno durante il suo intervento al convegno sul servizio civile organizzato da Caritas italiana. “C’è gente che non vuole nemmeno provarci solo perché ha paura, ma paura di che? Di perdere quattro voti?”, ha osservato. Mons. Galantino ha criticato “chi dovrebbe guidarci” perché “non sta dando attenzione dovuta ai valori nuovi, forti: non si possono fare certe scelte e andare avanti con l’individualismo sfrenato, i nostri politici hanno paura di parlare di valori”.
 

Reggio Calabria: una mostra sugli sbarchi 2017 nel porto

Reggio Calabria - Approda alla Chiesa di San Giorgio al Corso/Tempio della Vittoria di Reggio Calabria la Mostra fotografica di Marco Costantino “Samaritanus motus est”, promossa dall’Associazione Culturale Anassilaos, e dedicata agli sbarchi dei Migranti al porto di Reggio Calabria nell’anno 2017.
La mostra – esposta fino al 7 gennaio 2018 – sarà inaugurata questa sera alle ore 19,00 presso la Chiesa in contemporanea con l’artistico presepe realizzato dai giovani della Parrocchia. Nell’occasione sarà donata ai presenti la cartolina realizzata dal Sodalizio reggino con l’immagine del Buon Samaritano, opera del giovane artista reggino Alessandro Allegra.
 
 

Card. Turkson: “lungo il cammino delle migrazioni muri, rifiuti, spesso addirittura odio”

Roma - “Assistiamo oggi al fenomeno della migrazione che ha come effetto l’esperienza di rifiuto, di resistenza, di non accoglienza verso chi non appartiene a una comunità. Un sentimento che prende diverse forme. Talvolta è in gran parte xenofobia, altre volte genera populismo. Alla base è evidente una difficoltà di trattare e accettare la diversità”. Così il card. Peter K.A. Turkson, prefetto del Dicastero vaticano per il Servizio dello sviluppo umano integrale, spiega al Sir l’incontro di riflessione che si svolto a Roma per discutere dei fenomeni di xenofobia e populismo che sono in forte crescita in seguito alla crisi migratoria. L’evento è promosso dal Consiglio mondiale delle Chiese insieme al Dicastero vaticano, in collaborazione con il Pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani. L’obiettivo quello di preparare il terreno per una conferenza mondiale sugli stessi temi, in programma dal 21 al 24 maggio 2018. Ad aver accettato l’invito partecipanti da Germania, Italia, Zimbabwe e Costa d’Avorio e rappresentanti delle varie Chiese che compongono l’organismo del Wcc, dalla Chiesa di Grecia, a quella evangelica luterana, metodista, anglicana. Ad aprire oggi i lavori il cardinale Turkson insieme al pastore Olav Fykse Tveit, segretario generale del Consiglio ecumenico delle Chiese (Wcc). “La sfida per le persone che si mettono in viaggio è di trovare un nuovo habitat in cui vivere”, dice il cardinale: “Sono costrette ad abbandonare la loro terra e la decisione di fuggire non è facile da prendere. Spesso queste persone trovano lungo questo camino un muro, talvolta un rifiuto, alcune volte addirittura odio. La xenofobia intesa come paura per lo straniero, si rivela anche sotto forma di rifiuto razziale che viene attribuita alla diversità delle razze. Una forma di razzismo che si è molto amplificata in questi giorni. Alcune volte la paura si manifesta anche in base alla religione. L’Onu ha pubblicato diverse dichiarazioni contro la islamofobia, la cristianofobia, tutte fobie, non solo per il colore della pelle, non solo per lo straniero, ma anche per l’appartenenza a una fede, a una religione, a un intero sistema di vita. Sono fenomeni che testimoniano la difficoltà di accettare l’altro, soprattutto chi è diverso”. Durante la tre giorni di lavoro si sono esplorati le modalità con cui le Chiese possono lavorare insieme per affrontare in modo proattivo questa crescente paura e trovare risposte costruttive modellate sulla spiritualità e sulle tradizioni cristiane di rispetto dei diritti e della dignità umana. Alla base vi è la convinzione del ruolo cruciale che le Chiese possono svolgere nel compito di “promuovere una società umana giusta e più sana”. “I cristiani – dice Turkson – non devono tradire la loro fede. Sono chiamati a condurre l’umanità alla fratellanza universale. Ad essere soprattutto fedeli alla parola di Gesù che ci unisce come fratelli, per essere veri evangelizzatori”.
 

Lo Ius culturae è anche nella nobile arte dell’incontro

Roma - Tyson ha il nome giusto per boxare, e per farlo da campione. Tyson di cognome fa Alaoma e poche settimane ad Avellino fa ha vinto il campionato italiano Youth nella categoria 81 kg, perché oltre al nome giusto, evidentemente ha anche il talento necessario per essere un pugile vero. Tyson, 17enne romano di nascita, formazione e di (pesante) accento, non ha però il documento giusto: avrà anche vinto il titolo nazionale, ma lui italiano non è, perché è minorenne, è figlio di genitori nigeriani e, per la legge, è uno dei tanti immigrati di seconda generazione la cui identità resta sospesa. Perché Tyson potrebbe ambire all’azzurro, che poi è anche il suo sogno, se solo fosse italiano anche per la burocrazia. Invece no e così, dopo avere vinto il titolo, sul ring si è avvolto in una bandiera nigeriana. Verdebianco-verde, non verde-biancorosso: una provocazione forte alla percezione che si ha di una fraintesa italianità, «perché sì, per me sono italiano, ma per gli altri no», per dirla con le sue parole.
Tyson Alaoma è riuscito a far parlare di sé, a mettere sul ring lo Ius soli e lo Ius culturae, che qui si sovrappongono, e la forza dello sport ha fatto il resto. Ma oggi, lui è ancora nessuno e centomila, perché chissà quanti ne esistono, di Tyson Alaoma.
Al punto che Tyson rappresenta la realtà di ciò che, recentemente, è diventato anche un film che, qualche chilometro più a nord ma in un contesto del tutto simile, ha raccontato una vicenda che pare quasi ispirata alla sua. Si intitola L’incontro, cortometraggio dei registi bolognesi Massimo Mellara e Alessandro Rossi che, nell’arco di pochi mesi, ha vinto prima il progetto MigrArti 2017 del Mibact, quindi a fine novembre ha trionfato nella sezione “movies” del Matera Sport Film Festival. Ring, letteralmente, significa cerchio, ed è un cerchio che non si chiude, e nel film in questione il giovane pugile si chiama Amin, ha 16 anni e genitori originari del Marocco, nella sua vita non si è mai spostato da Bologna e sta per salire sul quadrato per cercare di conquistare il titolo juniores, contro un avversario soprannominato «il ghanese». Ghanese, l’altro, come lui per la legge è marocchino appunto, non italiano. Il corto di Mellara e Rossi – prodotto da Ilaria Malagutti per Mammut Film, presentato in anteprima lo scorso agosto a Venezia e disponibile gratuitamente sulla piattaforma RaiPlay – si muove sui tratti leggeri della commedia, racconta tutto ciò che di improbabile accade nell’ora prima che Amin salga sul ring: una legge sulla cittadinanza che non ammette deroghe nemmeno per una «promessa dello sport italiano», una madre terrorizzata dalla scelta di una delle giovani figlie di indossare lo hijab perché teme che venga scambiata per un’integralista, un sottobosco di compagni di avventura di un’umanità costretta ai margini; in un film girato con attori non professionisti ma provenienti proprio da quel contesto sociale. Un’ora all’incontro, un’ora di illusioni frantumate, sino al momento in cui inizia una sfida che perde significato, «perché se vinco non cambia niente, se perdo sono il solito marocchino delle periferie». Così Amin, nel corto, vive ciò che sta vivendo Tyson Alaoma, ed è la fotografia di una realtà cieca. In fondo basta guardarsi attorno, nelle scuole, nelle strade, nelle palestre popolari, per scoprire quanti sono i Tyson e gli Amin, migliaia di ragazze e ragazzi che questa sospensione del loro essere la sperimentano ogni giorno. (Lorenzo Longhi – Avvenire)
 
 

Famiglia Cristiana: editoriale sulla bocciatura dello ius soli e dello ius culturae

Milano - Barattare i valori in cambio di consenso sfregia il volto di Paese fin  noto per essere autenticamente solidale. Semina ingiustizie. Crea fratture evitabili. Offende il buon senso. Sul numero 51, oggi in edicola, Famiglia Cristiana traccia un bilancio di questo travagliata fine dell'anno denunciando la bocciatura dello ius soli e dello ius culturae: “Una politica che ha bisogno di emarginare 800 mila minori forse ha sbagliato mestiere”. “Una brutta sconfitta per tutti”, titola il Primo Piano, l'editoriale che apre il giornale. Il vedere “cestinate le nuove norme” che avrebbero potuto rendere cittadini poco più di 800 mila bambini nati in Italia o arrivati qui prima del compimento dei 12 anni grazie allo ius culturae, “cioè frequentando, con promozione finale, un ciclo di studi di almeno cinque anni” genera amarezza.  “Strumentalizzare questa materia è fare un torto all'intelligenza e al senso di umanità”, si legge ancora nel Primo Piano.
 

Napoli: oggi incontro del card. Sepe con le comunità migranti

Napoli - Oggi ultimo incontro dei  “dialoghi con la Città” dell’arcivescovo di Napoli, il card. Crescenzio Sepe dedicato al tema migratorio. Questa sera, nella Chiesa S. Maria di Costantinopoli al Museo, alle ore 18, il tema sarà “I colori dell’umanità, la festa delle diversità: incontro con le comunità dei migranti nello spirito della Lettera Pastorale “Accogliere i pellegrini”. 
Dopo il saluto introduttivo del Vicario Episcopale per la Cultura, don Adolfo Russo, e del Direttore dell’Ufficio diocesano Migrantes, don Pasquale Langella, seguiranno cinque brevi testimonianze intervallate da cinque momenti musicali e folkloristici a cura delle comunità etniche presenti a Napoli. Le conclusioni e prospettive saranno affidate al porporato.
 
 

MCI: incontro Commissioni episcopali per le migrazioni Italia – Svizzera

Roma - Si è svolto nei giorni scorsi a Roma l’incontro bilaterale delle Delegazioni delle Conferenze Episcopali d’Italia e della Svizzera per le migrazioni. La delegazione italiana era guidata dal Presidente della Commissione Episcopale per le Migrazioni della CEI, Mons. Guerino di Tora (con lui il Direttore generale della Fondazione Migrantes, Don Gianni De Robertis). Per la Svizzera il Vescovo di Sion e Delegato della Migrazioni della Conferenza Episcopale Svizzera, Mons. Jean-Marie Lovey, Patrick Renz, Direttore nazionale di Migratio della Conferenza Episcopale Svizzera e il coordinatore nazionale delle Missioni Cattoliche di Lingua Italiana in Svizzera, Don Carlo De Stasio. Tra i temi al centro della discussione la preparazione dei sacerdoti per il servizio all’estero, la promozione di tematiche migratorie nella formazione dei sacerdoti, della situazione delle Missioni Cattoliche Italiane in Svizzera.
Durante l’incontro è stata ribadita la collaborazione tra le due Chiese, attraverso la Fondazione Migrantes e Migratio. Entrambi gli uffici hanno una lunga storia di collaborazione. La presenza delle Missioni Cattoliche Italiane in Svizzera è così distribuita: Basilea, 21 comunità; Coira, 13 comunità; Lausanne, Ginevra, Friburgo (LGF), 11 comunità; St. Gallen, 4 comunità; Sion, 1 comunità. Nelle varie comunità partecipano non solo gli italiani ormai stabili in Svizzera ma anche tanti nuovi arrivati. Al servizio della comunità italiane ci sono 54 sacerdoti: 33 diocesani e 21 religiosi. Tra loro ci sono anche sacerdoti di altra nazionalità che parlano bene l’italiano, hanno studiato e maturato esperienze pastorali in Italia e sono ben accolti dalle comunità di lingua italiana. La maggior parte dei missionari ha chiesto personalmente al proprio ordinario di poter svolgere il servizio pastorale nelle missioni cattoliche di lingua italiana. Sono pochi – si legge in una nota diffusa oggi - i missionari che sono stati sollecitati dal proprio vescovo a tale missione.  La Migrantes si è impegnata a promuovere una serie di incontri nei Seminari teologici italiani per sensibilizzare i futuri sacerdoti al tema migratorio.
Durante l’incontro è emerso il bisogno per i nuovi missionari in emigrazione che arrivano dall’Italia in Svizzera, di avere il tempo necessario per poter apprendere la lingua del posto e inserirsi nel nuovo contesto sociale e ecclesiale. All’esame delle due Commissioni la possibilità per il “candidato” di espletare un corso propedeutico di sei mesi con tali finalità.
Oggi il coordinatore è impegnato nella “Coordinazione” al 50% del tempo a disposizione. Sarebbe opportuno “valutare la possibilità di una maggiore percentuale di impegno lavorativo”. All’attenzione delle due Commissioni anche la possibilità di pensare, per le comunità più grandi, ad una fisionomia canonica più stabile come quella della “parrocchia personale”. Sono tre quelle già attive a Zurigo, Basilea e Winterthur. Inoltre si è espressa collaborazione attiva delle comunità di seconda e terza generazione nell’accoglienza dei migranti, rifugiati e richiedenti asilo e profughi oggi in Svizzera.
 
 
 
 
 

Tribunale di Milano: bonus nascita anche alle donne straniere

Milano - “Secondo il Tribunale di Milano la legge istitutiva del cosiddetto premio alla nascita di 800 euro una tantum non conferiva all’Inps alcun potere di restringere il numero di beneficiari, escludendo le mamme straniere prive di permesso di soggiorno di lungo periodo”. È quanto si legge in una nota diffusa dall’Associazione studi giuridici sull’immigrazione (Asgi) rispetto all’ordinanza pronunciata ieri dal Tribunale di Milano. “Non è quindi neppure necessario – come avevano fatto invece altri giudici – fare riferimento a quelle norme comunitarie che prevedono la parità di trattamento per i titolari di permesso unico lavoro”, prosegue l’Asgi, rilevando che “in questo caso è proprio la legge nazionale istitutiva a prevedere il beneficio con la massima ampiezza (persino senza alcun limite di reddito) e, dunque, non può essere l’Inps ad escludere l’una e l’altra categoria di stranieri”.
“Confidiamo che ora l’Inps si adegui rapidamente alla decisione del Tribunale – dichiara Alberto Guariso, che assisteva le associazioni ricorrenti (Asgi, Apn e Fondazione Piccini) – evitando così il diffondersi di un contenzioso che sarebbe non solo oneroso per lo stesso Inps, ma, soprattutto, ingiusto per la difformità di trattamento che verrebbe a crearsi in una materia così delicata tra chi agisce in giudizio e chi fa affidamento sulle erronee comunicazioni dell’Inps”. “Nel frattempo – prosegue la nota – è importante che tutte le donne straniere che si trovano almeno al settimo mese di gravidanza entro il 31.12.2017 facciano domanda all’Inps al fine di poter beneficiare della decisione milanese che, lo ricordiamo, riguarda la ‘discriminazione collettiva’ e quindi tutte le donne straniere regolarmente soggiornanti in Italia, indipendentemente dal titolo di soggiorno”.
 

Marche: pellegrinaggio delle comunità ungheresi a Tolentino

Tolentino - Il terremoto dell’anno scorso nel Centro Italia ha danneggiato molte chiese. Tra queste quella di Tolentino dedicata al Sacro Cuore di Gesú. Il priore della Chiesa, Andrea Carradori scrisse una lettera al primo ministro ungherese, Viktor Orbán chiedendo l’aiuto per la ricostruzione. La risposta è arrivata molto presto: il ministro degli esteri, Péter Szijjártó l’8 marzo ha consegnato  150 milioni di fiorini ungheresi per la ricostruzione della Chiesa. I lavori sono terminati, la Chiesa é stata riportata al suo splendore e sabato scorso, 9 dicembre, è stato benedetta in occasione della Festa della Traslazione della Santa Casa di Loreto. I Vespri sono stati officiti da Mons. Giuseppa Sciacca, Vescovo titolare di Fondi, Segretario del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, alle presenza di Mons Nazzareno Marconi, Vescovo di Macerata-Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia, Mons Lajos Varga, Vescovo ausiliare di Vác, in rappresentanza della Conferenza Episcopale Ungherese. Alla ceremonia ha partecipato una delegazione ufficiale del Governo Ungherse. Il primo ministro Viktor Orbán, che peronalmente non poteva venire, ha inviato i suoi saluti tramite Zoltán Balogh. ministro delle risorse umane. Gli ungheresi che vivono in Italia erano rappresentanti da una delegazione composta da un centinaio di persone guidati da Mons. László Németh, coordinatore nazionale Migrantes per la pastorale dei cattolici ungheresi che vivono in Italia. “Sono venuti in pellegrinaggio i membri delle comunitá ungheresi della zona (Marche-Loreto) ma anche da Padova, Parma, Bologna, Firenze, e Roma, dice il coordinatore. L’organizzazione del pellegrinaggio é stato realizzato grazie al contributo della Fondazione Migrantes. Per gli ungheresi presenti oltre la liturgia é stato un momento importante anche l’incontro con i rappresentanti del Governo Ungherese e con i due ambasciatori ungheresi. Il gesto di aiuto del Governo ungherese – aggiunge Mons. Németh - sottolinea la “sensibilità del Governo ungherese per tutelare le comuni radici cristiane in Europa”. In serata il comune di Tolentino ha offerto un concerto di gala in onore alla Delegazione Ungherese nel Polieame Piceno. Domenica 10 dicembre Mons. Lajos Varga ha celebrato una Santa Messa in linqua ungherese nella Chiesa restaurata. Pomeriggio i pelllegrini ungheresi hanno visitato la Santa Casa nella Basilica di Loreto.(L.N.)
 

“Una bella giornata giornata di scuola”

Roma - Una  “bella giornata di scuola”. Così Bruno Aletta, dirigente scolastico dell’Istituto comprensivo “Antonio Gramsci”, ha descritto la mattinata di oggi nel suo istituto per la presentazione del “Il racconto degli italiani nel mondo. RIM Junior 2017”, un volume realizzato dalla Fondazione Migrantes e scritto da Daniela Maniscalco. In circa 200 pagine il volume spiega, con un linguaggio rivolto ai ragazzi adolescenti la storia e l’attualità dell’emigrazione italiana. A parlare del volume, dopo che gli studenti ne hanno descritto i contenuti attraverso alcuni disegni, performance e alcuni video, mons. Guerino Di Tora, presidente della Fondazione Migrantes, mons,  Pierpaolo Felicolo, direttore regionale Migrantes della diocesi di Roma  e Vinicio Ongini, esperto della Direzione generale per lo studente, l'integrazione, la partecipazione e la comunicazione del Miur, moderati dalla giornalista de “il Mattino” Donatella Trotta.  Per mons. Di Tora “la globalità di movimento è un fenomeno nuovo e non momentaneo.  Chi viene in Italia fugge dalla guerra e dalla fame”, come si è ascoltato durante l’incontro attraverso le testimonianze di Yassine, 21 anni originario del Marocco, e Mardoche, 19 anni fuggito dal Congo, che in quell’istituto hanno frequentato la scuola di italiani per stranieri promossa con il contributo della Fondazione Migrantes. Il presule ha anche voluto sottolineare l’importanza dell’integrazione evidenziando la facilità he bambini e  ragazzi di apprendere la nuova lingua e di imparare a giocare con i loro compagni di classi senza difficoltà. Per mons. Felicolo l’ integrazione “non è assimilazione perché ognuno ha il diritto di mantenere i valori che ha dentro ma convivenza nel rispetto di ognuno”, parlando quindi di “grammatica della fantasia” nel dialogo costruttivo insieme. Aprendo i lavoro Ongini ha sottolineato che l’ integrazione è fatta di tanti ingredienti. Nella scuola italiana oggi “c’è l’Onu” per la presenza di tanti alunni di diverse provenienze.

Firenze: un progetto per parlare di migrazioni nelle scuole

Firenze - Quando si parla del fenomeno migratorio, degli sbarchi nelle coste siciliane, sembra quasi di assistere ad una fredda lezione di statistica, dove a susseguirsi sono solo i numeri, le percentuali. E si finisce così, senza neanche accorgercene, per dimenticare che dietro quelle cifre si nascondono delle persone come noi. Indifferenza, ma anche crescenti episodi di discriminazione, xenofobia, razzismo. Per questo è sempre più necessario riuscire a sensibilizzare l’opinione pubblica, a fare chiarezza su questo fenomeno. Un cambiamento di prospettiva che è prima di tutto culturale e che ha come punto di partenza le nuove generazioni. E sono proprio i giovani i destinatari del progetto pilota – che partirà a gennaio 2018 -, promosso da Caritas in collaborazione con la Commissione Migrantes di Firenze, il Centro Missionario Diocesano e il Centro Internazionale Studenti Giorgio La Pira, rivolto alle scuole secondarie di primo e secondo grado, il cui obiettivo è quello di stimolare un dibattito aperto ed informato su questi temi, rendendo protagonisti gli studenti attraverso un approccio dialogico e partecipativo. Obiettivo è quello di sensibilizzare sempre più i ragazzi a una positiva percezione del fenomeno migratorio, evidenziando le cause, gli effetti, favorendo la cultura dell’accoglienza e dell’incontro. Per questo saranno utilizzati ausili audiovisivi, giochi di ruolo e attività pratiche, oltre che presentazioni e narrazioni di esperienze dirette con il supporto di esperti e testimonianze.
 

Roma: cena di beneficienza per i senza fissa dimora

Roma - In questi giorni invernali molti cittadini italiani e stranieri stanno subendo i freddo e le difficoltà del tempo invernale. Molti sono costretti a vivere per strada.
Tra le iniziative di beneficienza di questi giorni domani sera, 14 dicembre, presso la mensa della comunità di Sant’Egidio a Roma una serata con tanti ospiti: dai prestigiatori del Circolo degli Illusionisti, a Cinzia Tedesco nota cantante jazz, a Giò di Sarno accompagnata da Francesco Scarpino alla chitarra e altri ospiti. La “Cena di Beneficienza per l’Emergenza Freddo” è giunta al settimo anno e “riusciamo a realizzare questa iniziativa che ci aiuta “a dare sollievo nel periodo più difficile dell’anno a fratelli meno fortunati di noi. 
Con il vostro aiuto è stato possibile garantire a loro una vita più dignitosa ma soprattutto è stata data una speranza a chi spesso si sente escluso e ‘invisibile’ agli occhi della Società”. 
 

Rimini: grandi numeri per la mostra “Presepi dal Mondo”

Rimini - Subito grandi numeri per la mostra dei Presepi dal Mondo, organizzata dalla Caritas Diocesana di Rimini in collaborazione con le comunità di immigranti residenti nel territorio (una trentina quelle che hanno aderito alla proposta) e l’Ufficio Migrantes e giunta alla 15esima edizione (l’anno scorso la mostra fece registrare oltre 20mila visite). Nella prima settimana sono state quasi  cinque mila le persone hanno visitato gli oltre 300 presenti nella Sala dell’Arengo del Palazzo del Podestà (in piazza Cavour), una decina le classi di scuole elementari e medie che hanno svolto la visita guidata. E in tanti hanno già prenotato per le prossime settimane.
 Il percorso inizia passando attraverso la Porta  di una casa perché Gesù è nato in una famiglia; una famiglia povera e Santa. E in ogni presepe la natività è posta in una casa caratteristica della gente povera del paese rappresentato; come la capanna di bambù delle Filippine o il “tucul” dell'Etiopia. Giuseppe, Maria e Gesù hanno i vestiti tipici e il colore della pelle tipici del paese rappresentato.
Ogni comunità attraverso il proprio presepe vuole far conoscere ai visitatori, il proprio paese d’origine, la cultura, l’economia, la vita sociale e religiosa. Presepi che raccontano dei laboratori nei quali vene data un’opportunità di lavoro e di vita ai ragazzi di e alle ragazze di una missione in Etiopia, in Cambogia, in Indonesia, in Bangladesh e nello Zimbabwe..
Presepi che raccontano le storie del Perù, dell’Ucraina, delle Filippine, della Colombia,  del Camerun, della Cina e dell’Ecuador, della Romania, del Venezuela e dell'Albania. Vere e proprie opere d’arte allestite dalle comunità di immigrati.
Una Mostra che - spiega una nota - dice condivisione di popoli, solidarietà, cura del creato. Un modo per dire che la diversità è una ricchezza e una risorsa. Una Mostra che dice Speranza perché non c’è nessun paese così povero che non sia abitato da Gesù, non  c’è nessun popolo, per quanto emarginato sia, che non sia amato da Gesù. Una speranza testimoniata anche dallo spazio nel quale i ragazzi richiedenti asilo accolti dalla Caritas diocesana hanno voluto raccontare cos'è per loro, cristiani, musulmani, protestanti, credenti e non credenti, la Salvezza: un Paese che ti accoglie, una mano che ti stringe, una persona che ti ascolta, l'approdo in una terra ospitale dopo una drammatica traversata del mare.. E dal presepe fatto a Lampedusa con i legni delle barche naufragate.
Assoluta novità: un “presepe” che rappresenta la Pasqua con i vari momenti della passione di Gesù: il monte degli ulivi, il sinedrio, l'”ultima cena”, il calvario: Gesù che nasce per amarci, ci ama fino alla fine e sconfigge la morte.
Molto positivi i commenti lasciai dai visitatori; in particolare si nota come molti turisti, presenti a Rimini per le festività, tornano ogni anno a visitare la Mostra.
 
 
 
 

Bulgaria: premio “Persona dell’anno” al missionario italiano padre Cortesi

Roma - Il missionario passionista padre Paolo Cortesi ha ricevuto a Sofia (Bulgaria) la prestigiosa onorificenza “Persona dell’anno”. Il premio viene assegnato ogni anno da parte del Comitato bulgaro Helsinki per il contributo per la difesa dei diritti umani ed è la prima volta che viene conferito a una persona non bulgara e rappresentante di una confessione religiosa. Nel mese di marzo padre Cortesi – riferisce il Sir - aveva ospitato una famiglia di profughi siriani nella città di Belene dove è parroco, ma in seguito a proteste locali i migranti avevano dovuto lasciare la città mentre il sacerdote riceveva minacce per la propria vita. “Questo premio è una sorpresa per me perché lo scopo del nostro lavoro è la carità, non abbiamo bisogno di ricompense”, ha detto padre Cortesi durante la cerimonia. “Spero che la vicenda con la famiglia siriana ci aiuti a crescere nei rapporti umani”. Il sacerdote ha inoltre detto che “in Italia per esempio molte persone a volte hanno paura dei bulgari, degli ucraini… ma l’uomo è uomo, non ci sono persone di prima categoria e di seconda”. Padre Cortesi ha sottolineato l’importanza di aiutare le persone bisognose e nuovamente ha ricordato le parole del Papa nei confronti dei migranti che devono essere aiutati per integrarsi, trovare lavoro, imparare la lingua. “Tutti abbiamo paura, ma in aiuto ci vengono la fede, l’istruzione, la compassione che ci spingono a condividere quello che abbiamo”. Il missionario aggiunge: “La gente qui è buona, ma a volte basta poco per accendere il fuoco…”.
 

Migrantes Andria: compie 10 anni “Sorrisi di Natale”

Andria - Compie dieci anni l'evento "Sorrisi di Natale", promosso dalla casa di accoglienza "S. Maria Goretti" e dall'Ufficio Migrantes della diocesi di Andria. "Un'opera di solidarietà e misericordia, che un piccolo gruppo di volontari e imprenditori condivisero insieme nel lontano 2007 per dare vita a una iniziativa natalizia, regalando al prossimo soprattutto a quanti sono dimenticati ed esclusi, che giacciono davanti alle nostre porte, case, chiese, piazze e stazioni, sorrisi, carezze, abbracci e anche regali", spiega una nota. Quest'anno l'iniziativa si terrà domenica 17 dicembre, presso la casa di accoglienza S. Maria Goretti, ad Andria, a partire dalle ore 10. Le condizioni di povertà di tanti uomini, donne e bambini sono al cuore della missione della Casa di Accoglienza "S. Maria Goretti" della diocesi di Andria, ricorda la nota, a firma di don Geremia Acri, per il quale "è palese, che il volto della povertà è cambiato, non sono quasi più i bisogni primari (cibo, vestiti) ad angustiare le vite umane ma la solitudine, le ingiustizie, i soprusi, la lontananza delle istituzioni, le dipendenze e i rapporti conflittuali familiari. Il Cristo, fattosi carne, è entrato nelle trame esistenziali degli uomini e delle donne per inondarle di grazia e speranza. In questa prospettiva, la comunità sociale di cristiani e non, è chiamata a testimoniare quotidianamente le opere di misericordia e carità per causare un rovesciamento delle logiche dominanti", che hanno seppellito "ogni slancio di amore verso il prossimo, il povero, il debole, l' emarginato".