Primo Piano

Parlamento Europeo: divieto di detenzione e diritto all’istruzione per i minori migranti

Strasburgo - “I minori non devono essere detenuti per fini di immigrazione” e la Commissione europea dovrebbe agire contro gli Stati membri dell’UE “in caso di detenzione prolungata e sistematica dei minori e delle loro famiglie”. Lo ha detto il Parlamento Europeo in una risoluzione non legislativa approvata per alzata di mano oggi.  
Secondo gli ultimi dati dell’Agenzia UE per i diritti fondamentali nel settembre 2016 la Bulgaria era il Paese con il maggior numero di bambini migranti detenuti, mentre in Grecia, Ungheria, Polonia e Slovacchia se ne registra ugualmente un numero elevato. Nessun minore invece è stato trattenuto nei giorni in cui sono stati effettuati controlli in loco a Cipro, Danimarca, Estonia, Germania, Italia, Irlanda, Malta, Spagna o Regno Unito.
Secondo le stime, sono 5,4 milioni i bambini migranti che vivono in Europa, rileva la risoluzione. Si tratta di 1 bambino migrante su 6 nel mondo (dati UNICEF). Quasi la metà di coloro che sono arrivati negli ultimi anni erano bambini non accompagnati o separati dalla propria famiglia. I deputati sottolineano che la mancanza di informazioni affidabili e la lunghezza del ricongiungimento familiare e delle procedure di nomina dei tutori, nonché il timore di essere detenuti, rinviati o trasferiti, si traducono “molto spesso nella fuga dei bambini, che vengono così esposti alla tratta, alla violenza e allo sfruttamento”.
Il Parlamento esorta “le autorità nazionali ad accelerare le procedure per la nomina di tutori per i minori non accompagnati, i quali dovrebbero essere poi ospitati in strutture separate da quelle degli adulti, al fine di evitare qualsiasi rischio di violenza e abuso sessuale”. I deputati chiedono sia data “priorità al trasferimento di minori non accompagnati dalla Grecia e dall’Italia, ma anche che tutte le procedure pendenti di ricongiungimento familiare siano portate a termine senza ritardi”.
Il Parlamento sottolinea l’importanza di istituire “un solido sistema di identificazione e registrazione per garantire che i minori entrino in sistemi di protezione nazionali” e richiede “una maggiore cooperazione tra le autorità preposte all’applicazione delle norme e alla tutela dei minori per individuare e proteggere i bambini scomparsi”.
I deputati europei sono “particolarmente preoccupati” per lo sfruttamento delle ragazze a fini di prostituzione e chiedono agli Stati membri di “intensificare gli sforzi e la cooperazione transfrontaliera per identificare i minori vittime di tratta, abuso e ogni altra forma di sfruttamento”.
Per quanto riguarda le procedure di verifica dell’età, la risoluzione sottolinea che le visite mediche dei bambini dovrebbero sempre essere effettuate “in modo non invadente e nel rispetto della loro dignità”.
 
 

Centro Astalli: “silenzio e indifferenza” sulla morte di migranti “ci rendono responsabili”

Roma - Ieri un naufragio nelle acque della Libia ha causato la morte di almeno nove migranti, i cui corpi sono stati recuperati sulle coste a ovest di Tripoli. Lo rende noto l’OIM, l’Organizzazione Internazionale delle Migrazioni. L’ennesima tragedia sarebbe avvenuta due giorni fa. Tra i corpi recuperati anche quello di un bambino. È di 16 morti e quattro dispersi il bilancio del naufragio di una nave piena di migranti avvenuto tre giorni fa al largo della città di Orano, sulla costa occidentale algerina. Lo riferisce l’emittente algerina “Ennahar Tv”. La nave era partita da Nador, in Marocco, ed era diretta verso le coste spagnole. Le persone a bordo erano tutti cittadini di paesi dell’Africa occidentale. A causare l’incidente sarebbero state le avverse condizioni meteorologiche che in questi giorni hanno colpito le acque del Mediterraneo tra il Nord Africa e la Spagna. Lo scorso 26 aprile diciassette persone hanno perso la vita nel naufragio al largo del Marocco di un barcone con a bordo 34 migranti subsahariani che tentavano di raggiungere le coste dell’Andalusia, L’intervento di una nave del Salvamento Marittimo spagnolo ha tratto in salvo 18 persone, una delle quali però è morta nel trasferimento all’ospedale. Sono stati rinvenuti 4 cadaveri e 12 persone disperse sono considerate morte. Nelle parole di P. Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli un appello: “Muoiono ogni giorno uomini e donne in cerca di una vita libera e degna che nei loro Paesi non riescono ad avere. L’Europa non resti indifferente davanti all’ecatombe di questo secolo. Intervenga creando vie legali d’ingresso, ampliando e facilitando quanto più possibile i programmi di reinsediamento dei rifugiati e prevedendo piani di evacuazione tempestivi dalla Libia dove i migranti non sono al sicuro. Nei prossimi mesi saranno prese importanti decisioni rispetto alle nuove regole del Sistema Comune d’Asilo Europeo: chiediamo ai governi di tutti gli Stati Membri di impegnarsi affinché gli interessi nazionali non vadano a scapito di una piena applicazione del diritto d’asilo, che è uno dei valori fondanti dell’identità europea e da cui dipendono la vita e la dignità di tante persone. Il traffico di essere umani può essere fermato dalla volontà di tutti i Paesi europei e delle istituzioni sovranazionali ad investire in legalità, da un lato creando alternative sicure e praticabili per chi si trova nella condizione di dover migrare; dall’altro agendo da protagonista e propulsore nei tavoli di pace e di cooperazione necessari a risolvere le crisi umanitarie che affliggono i paesi di origine dei migranti”

Migrantes Palermo: dal 14 al 20 maggio la “Settimana dei migranti”

Palermo - Dibattiti, incontri, mostre, teatro, musica e cibo. Una ‘Settimana dei migranti’ che è soprattutto una ‘Festa dei popoli’. A Palermo si crede e si lavora alla costruzione di una cultura dell’incontro. E’ “lo spirito - che esprime anche il senso di una sfida decisiva - dell’evento che dal 14 al 20 maggio vedrà il capoluogo siciliano al centro di una intensa, suggestiva e vivace attività”. Mentre altrove “si realizzano muri e barriere di ogni tipo, Palermo – si legge in una nota - crede che sia possibile attraversare percorsi di convivenza, facendo leva su un passato intessuto di contaminazioni e investendo su nuovi modelli di integrazione. Così, questo appuntamento – voluto dall’Arcidiocesi, pensato da Caritas, Migrantes e Ufficio Missionario, e sostenuto da Comune, scuole, realtà di volontariato e associative e comunità di migranti - vuole essere anche un contributo perché la Capitale della cultura si colori ancora di più della bellezza e della ricchezza della diversità”. La Settimana dei migranti sarà presentata l’8 maggio al Palazzo Arcivescovile, nel Salone Lavitrano, alle ore 17, alla presenza dell’arcivescovo, mons. Corrado Lorefice, del sindaco Leoluca Orlando, del presidente della Regione Nello Musumeci e del prefetto Antonella De Miro.
Il tema dei migranti, da anni in vario modo al centro dell’agenda politica, della riflessione civile e dell’impegno sociale, sarà affrontato in diverse tavole rotonde: si cercherà di approfondire la questione dello “straniero” nella teologia biblica e in quella islamica; di sfatare i luoghi comuni alla base di molti pregiudizi; saranno approfondite le risposte positive all’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati e condivise le buone prassi dell’educazione interculturale nelle scuole.
Una mostra proverà ad aprire uno squarcio sui volti giovani dell’Italia multietnica, così come tenteranno di farlo la rappresentazione teatrale “Medea: l’isola delle lacrime” e il concerto dell’orchestra giovanile “Quattro canti” e della corale “Arcobaleno dei popoli”, quale esempio di un dialogo virtuoso tra ragazzi di origini culturali diverse. Attraverso il gioco, la pallavolo e il cricket, aperti all’accoglienza di tutti, si intende contribuire a invertire la tendenza di considerare l’altro come un concorrente o un qualcuno da dominare.
Culmine della settimana sarà la “Festa dei Popoli”, domenica 20, dalla 10 alle 20.30, al Foro Italico: attraverso una ludoteca animata da persone di culture diverse, viene offerta ai bambini l’opportunità di vivere un tempo speciale di gioco e di festa. Gli alunni di due Licei artistici della città esporranno i loro lavori per dire come vedono un futuro con i migranti. Il dono dei loro lavori servirà all’acquisto del materiale scolastico per una scuola in Guinea Bissau. In un altro istituto superiore, poi, si preparano ‘danze interculturali’. Diverse comunità etniche presenti in città daranno a tutti l’opportunità di gustare pietanze tipiche. E’ anche l’opportunità di far vedere le bellezze dei loro Paesi attraverso foto, tessuti e molto altro ancora. In serata, infine, canti, danze, coreografie e presentazione dei vestiti tradizionali. Il programma completo su www.arcobalenodipopoli.it
 
 
 

Gesuiti: studenti dei collegi a confronto su come affrontare la sfida dell’accoglienza

Roma - Migranti e rifugiati accolti o rifiutati, nella storia e nell’attualità. Sull’importante fenomeno al centro del dibattito politico nazionale e internazionale si concentreranno le riflessioni e i contributi di centinaia di studenti dei collegi dei Gesuiti di tutto il mondo, che parteciperanno al 35° Convegno internazionale “I Gesuiti e la storia” dedicato al tema “I Gesuiti e i migranti”, giovedì 3 e venerdì 4 maggio, all’Istituto Gonzaga di Palermo. All’apertura dei lavori, il 3 maggio, interverranno, tra gli altri, Pietro Bartolo, medico a Lampedusa in prima linea nelle cure ai migranti sbarcati, e Simona La Placa, vice presidente del Centro Astalli di Palermo. L’appuntamento internazionale fu ideato da padre Giuseppe Patti, a Palermo, nel 1983 e, giunto alla sua trentacinquesima edizione, permette ai ragazzi di tutte le parti del mondo di dibattere su una delle sfide di oggi. Provenienti dai collegi dei Gesuiti dell’Argentina, della Lituania, dell’Ungheria e da quelli della Provincia Euromediterranea di Malta, Albania, Milano, Torino, Roma, Napoli, Messina, un centinaio di studenti liceali, si confronteranno con i loro coetanei di Palermo sull’emergenza migranti, alla luce delle dell’operato storico dei Gesuiti su questo tema.
La Compagnia di Gesù, infatti, si è dedicata profeticamente a questa urgenza già dal 1980, quando padre Pedro Arrupe, allora generale della Compagnia, fondò il JRS (servizio dei Gesuiti per i rifugiati), per offrire sostegno e accoglienza umana e spirituale ai rifugiati e agli sfollati di qualsiasi nazionalità e religione. Il Centro Astalli è la struttura operativa del JRS in Italia che, con il generoso lavoro dei volontari, offre servizi di primaria e secondaria accoglienza (fornitura di viveri e abbigliamento, assistenza sanitaria, consulenza legale, doposcuola per i bambini, scuola di Italiano per gli adulti, aiuto all’inserimento sociale e lavorativo). Dal Rapporto annuale del Centro Astalli del 2018, si evincono le enormi dimensioni dei fenomeni migratori e l’emergenza dell’integrazione dei rifugiati in Italia. E a Palermo questa struttura è in prima linea nell’accoglienza, operando all’Albergheria e all’Istituto Gonzaga.
“La Sicilia è luogo di sbarchi, di scontri e incontri con questa nuova emergenza e l’identità della Palermo del futuro può essere proprio nell’inclusione e nell’accoglienza – sottolinea il direttore generale dell’Istituto Gonzaga-ISP, padre Vitangelo Denora - Proprio per questo motivo il convegno rilancia questo tema a Palermo, mettendo insieme le istituzioni della Compagnia di Gesù (l’Istituto Gonzaga, il Centro Astalli, l’Istituto Arrupe) nell’impegno di promozione di una cultura dell’accoglienza e dell’inclusione, sfida comune delle istituzioni pubbliche e di quelle religiose, della politica e della società, e di tutte le persone di buona volontà. Gonzaga, Astalli e Arrupe, del resto, hanno già bandito delle borse di studio per la frequenza del liceo internazionale dell’International School Palermo-Gonzaga, mirate all’inclusione sociale e culturale di giovani stranieri meritevoli in un contesto di cittadinanza globale e multiculturale”. Ma sono i giovani i protagonisti del convegno, che nasce proprio per far sentire la loro voce e dare spazio alle loro riflessioni. “Compito prioritario delle scuole dei Gesuiti è quello di educarli ad interessarsi del mondo che li circonda, ad essere consapevoli della responsabilità nei confronti del futuro dell’umanità, a sviluppare sentimenti di giustizia, solidarietà e accoglienza, a impegnarsi nell’azione a servizio degli altri” afferma Anna Sireci, coordinatrice dei convegni.
Le due giornate di studi verteranno proprio sul contributo dei ragazzi con le loro comunicazioni in lingua inglese. Durante le giornate del Convegno si alterneranno tempi di comunicazioni di elevato livello culturale a tempi di visita della città e di incontro concreto con i migranti e le strutture di accoglienza.
Quest’anno il convegno ritorna a Palermo dopo essere stato ospitato negli Istituti di Torino, Milano, Genova, Roma, Bari, Napoli, Messina, Malta, La Coruña e Siviglia (Spagna), Gdynia (Polonia), Miskolc (Ungheria).  
 

Aversa: da domani la Festa dei Popoli

Aversa - Integrazione, Accoglienza, Convivenza tra religioni e culture. Parole entrate oramai nel vocabolario quotidiano, ma anche punti fermi della “Festa dei Popoli”, diventata uno dei momenti centrali dell’anno pastorale della diocesi di Aversa.
Giunto alla VII edizione, l’appuntamento che vede la stretta e collaudata sinergia tra diversi uffici diocesani (Ecumenismo e Dialogo, Migrantes, Caritas,  Comunicazioni Sociali, Missionario, Scuola, Pastorale Giovanile) si svolgerà nelle due giornate di venerdì 4 e domenica 6 maggio 2018.
“Conoscere le ragioni delle migrazioni dei popoli, riconoscere e interagire con l’altro, educare alla convivenza culturale e promuovere il dialogo interreligioso sono alcune delle finalità che, sin dal principio, ispirano il nostro percorso”, afferma don Giuseppe Esposito. Il responsabile dell’Ufficio Ecumenismo e Dialogo ricorda il tema al centro di questa settima edizione, “RaccontiamoCi”: “Partiamo dal Vangelo, che ci invita a guardare l’altro come il fratello che cammina con noi in questo mondo: la parola di Gesù ci autorizza a dire ‘sì’  in maniera concreta alla solidarietà e condivisione”.
Il programma della VII Festa dei Popoli si svilupperà dunque in due giornate. Venerdì 4  Maggio alle ore 20:00, presso il PIME di Trentola Ducenta, verrà celebrata la Preghiera Interconfessionale con la presenza dei responsabili delle varie confessioni cristiane e religioni presenti sul nostro territorio diocesano. Domenica 6 Maggio ad Aversa (Piazza Municipio), a partire dalle 18:30, sarà allestito il “Villaggio della Fratellanza” con esposizioni artistiche e artigianali, musiche, danze e gastronomie delle varie tradizioni. Le scuole del territorio presenteranno i progetti ideati e realizzati nell’ambito del Laboratorio “Ritmi e passi dal mondo”. A seguire si esibiranno i gruppi musicali “Gunà Percussion”, composto da elementi africani e italiani, e “Botte E Mane” della Parrocchia San Pietro Apostolo in Caivano.
 
 

8Xmille: domenica la Giornata per la promozione del Sostegno economico alla Chiesa Cattolica

Roma - Si celebra domenica 6 maggio la XXIX Giornata Nazionale di sensibilizzazione dell’8xmille alla Chiesa cattolica. Le parrocchie sono chiamate, in questa Giornata Nazionale, a diffondere il messaggio e a comunicare con trasparenza come la Chiesa usa i fondi destinati dai contribuenti italiani. I modi per farlo sono tanti. Si può comunicare con i propri parrocchiani leggendo un messaggio a fine celebrazione, coinvolgendo l’incaricato diocesano o i referenti parrocchiali per il “sovvenire”, distribuendo il materiale del kit informativo inviato a tutte le comunità o ancora partecipando al concorso TuttixTutti (www.tuttixtutti.it).
“La firma rappresenta un gesto consapevole di partecipazione alla missione della Chiesa – afferma Matteo Calabresi, Responsabile del Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa Cattolica –. È importante ricordarlo ogni anno durante la Giornata Nazionale, informando le comunità sulle destinazioni dei fondi affidati alla Chiesa cattolica che, comunque, non sono automatici e necessitano della libera scelta dei cittadini da rinnovare ogni anno. Partecipare a TuttixTutti, organizzando un incontro formativo, può rappresentare per le parrocchie un’opportunità in più di formazione oltre che un’occasione per vedere una propria attività sociale parrocchiale sostenuta concretamente. Premieremo infatti sia la creatività progettuale sia la creatività pastorale, perché non si può scindere l’evangelizzazione dal promuovere il bene comune”.
La possibilità di destinare l’8xmille durerà per milioni di contribuenti fino al 30 settembre, data di scadenza per presentare la scheda firmata del Modello Unico telematico o la CU (Certificazione Unica, ex CUD). Nelle parrocchie è stata distribuita anche una scheda, alternativa alla CU, utile per destinare l’8xmille, per tutti quei contribuenti esonerati dalla dichiarazione dei redditi. Molti pensionati e lavoratori avranno così la possibilità di esprimersi firmando la scheda per poi consegnarla in busta chiusa ad un CAF o alla posta. Grazie all’80% dei contribuenti che ha scelto di firmare per la Chiesa cattolica, nel 2017 è stato possibile contribuire così alla missione della Chiesa: per il culto e la pastorale nelle diocesi e nelle parrocchie (361 milioni di euro), per i progetti di carità in Italia e nel Terzo Mondo (275 milioni), per sostenere 35 mila sacerdoti diocesani, compresi 500 fidei donum in missione nei Paesi in via di sviluppo (350 milioni di euro).
 

Migranti: naufragio con 9 morti

Milano - Nuovo drammatico naufragio al largo della Libia. Nove cadaveri sono stati recuperati dalla guardia costiera libica sulle coste a ovest di Tripoli. Tra i corpi recuperati c'è anche quello di un bambino. A riferire dell' ennesima ed ultima tragedia del mare è l' OIM, l' Organizzazione internazionale per le migrazioni. Si teme però che i morti siano molti di più dei corpi recuperati. Ogni gommone viaggia infatti con a bordo un centinaio di persone. Per il momento non ci sono testimonianze. Potrebbe essere uno dei tanti barconi che partono dalle coste della Libia e che non vengono intercettati lungo la rotta del Mediterraneo centrale, verso l' Europa. «La gente continua a rischiare tutto nella speranza di un futuro migliore. Si deve fare di più - è la sollecitazione dell' OIM - per rendere sicuri e regolari i movimenti nel Mediterraneo». Diminuiscono gli sbarchi, ma non le partenze e i morti. Gli ultimi dati - ufficiali ma spesso incompleti, perché non sappiamo mai quando e in quanti partono dalla Libia - parlano di 9.068 persone giunte in Italia via mare dal primo gennaio, il 75% in meno rispetto allo stesso periodo di un anno fa, e di 370 morti nel tratto di mare compreso fra Nordafrica e la Sicilia. Sono invece 3.479 quelle intercettate e riportate in Libia dalla Guardia costiera di Tripoli, sempre da inizio anno: 1.058, nel solo mese di marzo, con un solo cadavere recuperato. Numeri che potrebbero però non raccontare a fondo quello che veramente accade ancora oggi nel Mediterraneo centrale. Fra Ong che vengono tenute alla larga dalle motovedette della Guardia costiera libica e la situazione ancora molto fragile sulla terraferma che favorisce il business della tratta di essere umani. Ma c'è anche la bella stagione e il mare calmo che spinge a mettere in mare barconi e gommoni insicuri strabordanti di persone. «Le politiche europee di contenimento e respingimento sulla rotta libica non fanno altro che alimentare e rendere più feroce il ciclo di abusi e violenze a danno delle persone che cercano di scappare dalla Libia, dove il traffico di esseri umani sembra avere assunto i tratti di un vero e proprio mercato di schiavi» commenta Giorgia Linardi, portavoce di Sea Watch in Italia. Salvare vite umane, sottolinea l' Oim, deve restare una priorità nella gestione del fenomeno migratorio. «Il numero di morti, anche se diminuito in numeri assoluti (727 nel 2017, 370 nel 2018), è in realtà proporzionalmente aumentato del 75% - prosegue -. L' emergenza umanitaria nel Mediterraneo resta quindi sempre drammaticamente attuale e il rafforzamento delle operazioni di ricerca e soccorso dovrebbe avere la precedenza su qualsiasi altra valutazione politica». Intanto, c'è chi si organizza come può per diventare «gli occhi del Mediterraneo» e dare una possibilità in più per salvare vite umane. Due piloti francesi, Benoît Micolon e José Benavente, hanno acquistato un piccolo aereo da turismo con l' obiettivo di intercettare e aiutare i migranti in difficoltà nel Mediterraneo. Dopo aver investito tutti i loro risparmi - 130mila euro - i due uomini intendono effettuare delle missioni di ricognizione per individuare le imbarcazioni in pericolo al largo della Libia. «C' è urgenza di assistere le navi Ong individuando i canotti e segnalandoli al tempo stesso all' Mrcc ( Maritime Rescue Coordination Centre , il centro di soccorso marittimo) l'organismo ufficiale italiano che gestisce i salvataggi» spiega José Benavente al quotidiano francese Le Monde. Benavente, 49 anni, e Micolon, 35 anni, hanno lasciato sabato scorso la Francia per raggiungere Malta, la base da cui effettueranno le loro ricognizioni, la prima è prevista per oggi. La piccola associazione 'Piloti volontari', così si chiamano i due, ha l' ambizione di diventare 'gli occhi' del Mediterraneo. (Daniela Fassini  - Avvenire)
 
 

ISMU: domande asilo dimezzate nel primo trimestre del 2018

 
Milano - Le gravi crisi che da anni coinvolgono numerosi Paesi del continente africano e ampie aree del Medio Oriente – prima fra tutte la crisi siriana iniziata nella primavera del 2011 - hanno determinato un incremento dell’afflusso di migranti richiedenti protezione internazionale verso l’Europa, in particolare con ingenti arrivi in Grecia e in Italia attraverso il Mediterraneo (oltre 1 milione gli sbarcati nel 2015). Se in Italia nel 2016 si registrava la cifra record di 181mila arrivi (tra questi ben 26mila minori non accompagnati), nel 2017 i migranti approdati sulle nostre coste sono scesi a 119mila. Il calo – dice oggi un report dell’Ismu -  si conferma anche per i primi mesi del 2018: dal 1° gennaio al 2 maggio 2018 infatti sono sbarcati sulle coste italiane 9.467 migranti, il 75% in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.
Secondo i dati del Ministero dell’Interno le richieste di asilo presentate in Italia nel 2017 sono state 130mila, il numero più alto registrato nel nostro paese, più del doppio rispetto a quattro anni fa. Nel confronto con il 2016 le richieste di asilo evidenziano un aumento lieve, pari al +5,4% (nel 2016 le richieste sono state 123.600), dovuto soprattutto al calo delle domande iniziato a luglio “parallelamente al brusco rallentamento degli sbarchi a seguito degli accordi con la Libia”. I dati relativi al primo trimestre del 2018 confermano tale tendenza: nel confronto con il 2017 le richieste di asilo risultano dimezzate - 19mila contro 38mila - e inferiori anche a quelle registrate nel primo trimestre del 2016: “sembra dunque evidente come tale calo sia riconducibile alla considerevole diminuzione degli sbarchi”, si legge nel Report.
Le domande di asilo nell’intero anno 2017 sono state presentate soprattutto da nigeriani, bangladeshi, pakistani, gambiani e ivoriani. Dal 2014 al 2017 la Nigeria è stato il principale Paese di nazionalità dei richiedenti asilo; anche il Pakistan si conferma tra i principali paesi di provenienza dei migranti che chiedono protezione in Italia. Significativo l’aumento di domande di asilo da parte dei migranti originari del Bangladesh.
Il primo trimestre 2018 conferma il primato della Nigeria, ma si evidenzia un calo importante sia in termini assoluti – 2.500 richiedenti contro gli 8.200 del primo trimestre 2017 – sia in termini relativi laddove il peso sul totale dei richiedenti risulta meno significativo: oggi i nigeriani costituiscono il 13% dei richiedenti, mentre rappresentavano oltre un quinto del totale nello stesso periodo dell’anno precedente. Continua ad aumentare, invece, la presenza di richiedenti provenienti dal Bangladesh che nel primo trimestre 2018 con oltre 2.100 domande di asilo costituiscono il secondo gruppo nazionale e rappresentando l’11% di tutti i richiedenti. Al terzo posto si consolida il Pakistan al 10%. Dunque oltre un terzo delle domande di asilo riguarda migranti provenienti da questi tre paesi.
I dati trimestrali confermano anche che le richieste di protezione riguardano soprattutto uomini, essendo tale componente nettamente prevalente (81% nel primo trimestre del 2018) sebbene in lieve calo a favore di un incremento di presenze femminili.  I dati della Commissione Nazionale per il diritto di asilo evidenziano inoltre un importante aumento di domande presentate da minori non accompagnati: nell’intero anno 2017 sono stati oltre 9.700, il numero più elevato del quadriennio preso in esame (erano 2.500 nel 2014) e il 73,5% in più rispetto al 2016. Nel primo trimestre 2018 gli oltre 1.800 minori soli che hanno fatto domanda di asilo nel nostro paese costituiscono il 9,7% del totale dei richiedenti, mentre erano il 6% nello stesso periodo dell’anno precedente e il 5% nel 2016.
Nel corso dell’intero anno 2017 sono state esaminate 82mila domande (10mila meno rispetto al 2016). I migranti a cui non è stata riconosciuta alcuna forma di protezione hanno costituito il 52,4% del totale, cioè 42.700 casi. I dinieghi sono aumentati in particolare dal 2015, diventando la maggioranza degli esiti; negli anni precedenti, invece, tale percentuale era intorno al 30-40%. Confrontando i dati relativi al primo trimestre degli anni dal 2016 al 2018 si osserva che il numero di domande esaminate risulta mediamente sempre intorno alle 22-23 mila unità, e che nei primi tre mesi del 2018 torna a salire la percentuale dei dinieghi (61,4%, comprensivo di non riconoscimenti e irreperibili). Scende invece rispetto al 2017 la quota di coloro a cui viene riconosciuto lo status di rifugiato (6,3 vs 9,4). Tra gli esiti positivi prevale nel nostro Paese la concessione di protezione umanitaria: oltre 6.300 i migranti che hanno ottenuto tale permesso nel primo trimestre del 2018 – il 28% del totale esiti -  e in crescita rispetto agli anni precedenti.
Nell'Unione Europea l'Italia è il secondo paese per numero di domande di protezione internazionale dopo la Germania. Nei Paesi UE  le domande di protezione internazionale hanno registrato un significativo aumento nei recenti anni con il picco di oltre 1milione e 200mila prime domande nel 2016, ma nel corso del 2017 sono crollate raggiungendo la cifra di 650mila e registrando dunque un calo del 46% rispetto all’anno precedente. Ciò è dovuto in gran parte alla riduzione complessiva nel numero di arrivi via mare nell'Ue. Con 198mila prime domande registrate nel 2017 la Germania rappresenta il 31% di tutte le richieste nella UE a 28; seguono l’Italia con 127mila richieste (prime domande di asilo, dati Eurostat), pari al 20% del totale, la Francia (91mila, il 14%), la Grecia (57mila, il 9 %). Relativamente alla graduatoria dei Paesi nel 2014 al secondo posto non vi era l’Italia ma la Svezia, da sempre uno dei Paesi più accoglienti d’Europa. Nel 2015 è stata seconda l’Ungheria e dal 2016 l’Italia si colloca al secondo posto, unico Paese insieme alla Germania con oltre 100mila domande di asilo in entrambi gli anni.
La Germania, nonostante conservi il primato per numero di domande ricevute, registra la più significativa riduzione dall’anno precedente, pari a -73%. Importanti cali in termini relativi anche nei Paesi dell’Est: -90% in Ungheria, - 82% in Bulgaria, -69% in Polonia.
Se il dato complessivo nei paesi UE si è dimezzato rispetto all’anno precedente (31.800 richieste contro le oltre 63mila del 2016), in Italia il trend, spiega l’Ismu,  è in continua crescita. Il nostro Paese supera la Germania e diventa primo destinatario di minori soli in cerca di protezione: oltre 9.900 domande (dati Eurostat), pari a quasi un terzo del totale delle domande presentate in tutti i Paesi UE.
Nel 2017 i Paesi UE hanno concesso la protezione a 538mila richiedenti asilo. Oltre a questi si aggiungono 24mila rifugiati reinsediati. Tra asilo vero e proprio e protezione umanitaria, nel 2017 meno di metà dei richiedenti asilo ha ricevuto una risposta positiva cioè il 43%, tra cui il 46% in prima istanza e il 36% in appello. Il tasso di riconoscimento varia molto sia in base alla cittadinanza dei richiedenti asilo sia al Paese UE di accoglienza. Se dunque prevalgono nella UE gli esiti negativi, tra i primi quattro Paesi membri considerati per numero di richiedenti asilo nel 2017 si osserva che la Germania ha concesso più degli altri una forma di protezione internazionale, essendo il tasso di riconoscimento pari al 47,7%. Il tasso di riconoscimento più basso spetta alla Francia, che ha concesso protezione al 28% dei richiedenti asilo la cui domanda è stata esaminata nel corso del 2017.
Complessivamente si conferma che i siriani hanno registrato la più alta percentuale di decisioni positive, pari al 94%; mentre il tasso di riconoscimento complessivo registrato nella UE nel 2017 per i richiedenti asilo originari dai paesi prevalenti in Italia sono molto inferiori: per il Gambia è del 23%, Nigeria 22%, Pakistan 12%.
I dati italiani sottolineano – spiega ancora l’Ismu - la particolarità del nostro Paese, che accoglie soprattutto migranti africani e asiatici a cui viene “spesso concessa la protezione umanitaria, cioè la forma di protezione meno tutelante e peraltro presente solo in alcune altre normative nazionali. Siria, Afghanistan e Iraq sono le tre principali cittadinanze di richiedenti asilo che hanno ottenuto protezione internazionale nei Paesi UE – in particolare i siriani costituiscono un terzo di tutti i beneficiari. Queste tre provenienze sono assenti in graduatoria nel nostro Paese”.
 

Migrantes nella storia della Chiesa in Italia

Un convegno con Mons. Galantino, Mons. Di Tora, Mons. Perego Roma - In occasione dei 30 anni della Fondazione Migrantes e degli oltre 50 dell’UCEI (Ufficio Centrale Emigrazione Italiana) l’ 11 maggio 2018 si terrà presso la sede della Fondazione Migrantes (via Aurelia 796, Roma) la presentazione dell’opera, in cinque volumi, di Simone Varisco sulla storia della pastorale migratoria UCEI/Migrantes, intitolata “Impronte e scie. 50 anni di Migrantes e migranti”.
L’articolazione in cinque volumi segue la scansione dei settori pastorali tradizionalmente di competenza dell’UCEI/Migrantes: emigrazione italiana all’estero, rom e sinti, circensi e gente dello spettacolo viaggiante, immigrazione straniera e profughi in Italia. Precede i volumi un testo istituzionale. Un cammino attraverso cinquant’anni di pastorale, dai documenti d’archivio ai tweet di papa Francesco, che attinge alla memoria storica e al magistero pontificio e della Chiesa in Italia. Ciò allo scopo di evidenziare il carattere di coralità che per tradizione appartiene non soltanto all’operato dell’UCEI prima e della Fondazione Migrantes poi, ma anche all’approccio dell’intera Chiesa alle diverse forme della mobilità umana.
Alla giornata interverranno Mons. Guerino Di Tora, Vescovo Ausiliare di Roma e Presidente della Commissione CEI per le Migrazioni e della Fondazione Migrantes che porterà i saluti dell’organismo pastorale della CEI; Simone Varisco della Fondazione Migrantes ed autore della ricerca, che presenterà il lavoro svolto; Mons. Gian Carlo Perego, Arcivescovo di Ferrara-Comacchio e già Direttore generale della Fondazione Migrantes che si soffermerà sull’impegno dell’organismo pastorale della CEI nella storia; Mons. Silvano Ridolfi con una relazione sul passaggio dall’UCEI alla Migrantes e Mons. Nunzio Galantino, Segretario Generale della CEI che si soffermerà sull’attenzione della Chiesa in Italia alla mobilità oggi.
I lavori saranno conclusi dal Direttore generale della Fondazione Migrantes, Don Giovanni De Robertis.
 
 

Donne e bambine migranti

Roma - Per la prima volta, quest’anno, celebreremo la festa della beata Vergine Maria Madre della Chiesa. Succederà il 21 maggio, il lunedì dopo Pentecoste, come stabilito da Papa Francesco, il cui pontificato ha un costante punto di riferimento proprio nella Madonna, che ha vissuto sulla propria pelle il dramma della migrazione.
“Anche la Madre di Dio, insieme col suo sposo Giuseppe, ha sperimentato la lontananza dalla sua terra. Per lungo tempo anche Lei è stata straniera in Egitto, lontano dai parenti e dagli amici. La sua fede, tuttavia, ha saputo vincere le difficoltà”, ha sottolineato il Papa nell’omelia della messa del Giubileo Mariano. Abbiamo voluto dedicare la newsletter (della campagna “Liberi di partire, liberi di restare” della CEI, ndr) che accompagna il mese di maggio alle donne e alle madri, a quelle che sono costrette a fuggire dal loro Paese e a quelle che le accolgono, a chi cade nelle mani dei trafficanti e a chi dà loro la forza di liberarsi. Alle tante Maria dei nostri giorni che ci aiutano a guardare a Gesù.
(don Leonardo Di Mauro, don Francesco Soddu, don Michele Autuoro, don Gianni de Robertis e don Bruno Bignami)
 
 
 

Migranti e rifugiati per “Nausicaa Valzer”

Roma - Sabato 5 maggio alle ore 17.00 a “Explora” il Museo dei bambini di Roma va in scena “Nausicaa Valzer”, con i richiedenti asilo di Teatro in Fuga 18,  un progetto dedicato alla comprensione della questione delle migrazioni forzate attraverso lo strumento del teatro, realizzato da Artestudio con il contributo di SIAE - Società Italiana degli Autori ed Editori.  
Lo spettacolo vede la partecipazione di 25 attori migranti ed è dedicato alla figlia del re Alcinoo, la quale accoglie Ulisse nella sua isola dopo un ennesimo naufragio, si prende cura di lui, lo conforta e lo conduce con passo incerto alla certezza della condivisione. La storia di Nausicaa è qui “occasione per un teatro indiretto, non dialogico, poetico ed emozionale, che si occupa delle cose indicibili”, si legge in una nota. Un racconto in 3 quadri o 3 tempi, come il valzer,  che lascia aperto il varco all’indefinito, un balbettio narrativo, per immagini e suggestioni, da cui si intravede, tra le crepe dell’azione, il legaccio che unisce l’espressione artistica e la casualità della vita.
 

Servizio civile: cresce l’interesse di richiedenti asilo e rifugiati. Uno studio della Fondazione Migrantes

Roma - È dedicato all’ “Apertura del servizio civile ai rifugiati e ai richiedenti asilo” l’ultimo numero dei “Quaderni” della Fondazione Migrantes, l’organismo della Conferenza Episcopale Italiana per l'assistenza religiosa ai migranti, italiani e stranieri. La rivista, curata in questa edizione da Gianluca Corsini, riprende e amplia un saggio già pubblicato nel Rapporto Caritas Italiana  e Fondazione Migrantes 2016 dal titolo “Giovani, stranieri e Servizio Civile”.
A partire dal 2013, anno di apertura di questa esperienza anche ai giovani non italiani, sono stati 3.089 i volontari stranieri avviati al servizio civile nazionale, a fronte di 10.449 domande complessivamente presentate. La ricerca Migrantes analizza in particolare il triennio 2014-2015-2016, evidenziando come “tra tutte le domande presentate dai cittadini stranieri per progetti svolti sul territorio nazionale, di carattere regionale o nazionale, quelli che hanno potuto effettivamente partecipare al bando sono stati 610 nel 2014, 2.583 nel 2015 e 3.247 nel 2016. 
L’incremento delle domande appare molto accentuato e pari al 532% in soli tre anni di ammissione al Servizio Civile dei cittadini stranieri”. Questo aumento per Migrantes “evidenzia l’interesse dei giovani stranieri alla partecipazione al Servizio Civile pur condividendo il fatto che, al pari dei giovani italiani, non tutti i giovani stranieri abbiano espresso interesse per questo tipo di servizio al solo fine di partecipare al bene comune mettendo a disposizione della difesa della patria le loro motivazioni e attitudini. La partecipazione, in generale, e a questo servizio in particolare, è da considerarsi in questo specifico caso un primo, vero e deciso passo di integrazione”. 
L’interesse dei giovani stranieri “può sembrare a primo impatto – si legge nella ricerca - esclusivamente legato al compenso mensile previsto, ma sicuramente non è l’unico, almeno non per la maggioranza dei ragazzi stranieri che hanno presentato domanda. Dal confronto dei dati appare evidente che l’incremento ha riguardato prevalentemente il Centro-Nord, ma anche il Sud, seppure con meno evidenza, è cresciuto con continuità”.
Inoltre “per quanto concerne l’andamento delle domande è utile anche sommare le percentuali tra i selezionati e gli idonei per notare che tra tutti i cittadini stranieri che hanno presentato domanda, circa il 70% è risultato idoneo allo svolgimento del servizio civile. I non idonei si mantengono costanti intorno al 30% circa ad eccezione del 2014, anno in cui la loro percentuale è minima rispetto alle domande totali pervenute”.
Nello studio della Migrantes si evidenzia non solo l’aumento delle domande da parte dei giovani stranieri, ma anche del numero di progetti dedicati agli immigrati e ai richiedenti asilo come destinatari, che nell’Ambito Assistenza nel “triennio 2014-2016 sono passati da 83 progetti che prevedevano l’impegno di 238 volontari a 310 progetti con 1.062 volontari impegnati”. “I progetti, previsti attraverso bandi a carattere nazionale e regionale – dettaglia lo studio -, sono distribuiti sul territorio nazionale non in modo uniforme. In alcune regioni quali Campania, Calabria, Lombardia, Emilia Romagna, Lazio, Toscana, Sicilia e Veneto, sia il numero dei progetti che quello dei volontari occupati, sono stati considerevolmente superiori rispetto alle altre regioni. In particolare la Campania è passata da 11 a 78 progetti nel 2015 per poi diminuire drasticamente a 49 progetti. Campania, Puglia, Sicilia e Toscana vedono un calo, spesso sostanziale dei progetti dal 2015 al 2016”.
“L’accoglienza non è né un costo e né un beneficio. L’accoglienza è un sentimento che vive di passione e di amore per il prossimo”, scrive Migrantes nella conclusioni di questa ricerca. “Se consideriamo i 3 miliardi dati alla Turchia per fermare i migranti – spiega - , se questi fossero stati utilizzati in Europa per accogliere, di questi, il 60% almeno sarebbe ricaduto nel territorio europeo. Considerando che i costi del personale rappresentano il 34,9% dei costi di accoglienza, praticamente circa 1 miliardo di euro sarebbe andato per le spese del personale. Considerando poi uno stipendio medio di 6000 euro al mese la ricaduta sarebbe stata la creazione di almeno 5000 posti di lavoro, senza considerarne gli effetti induttivi nell’economia. Allo stesso modo, se gli stessi fondi fossero stati utilizzati per progetti di Servizio Civile, le ricadute economiche e sociali sarebbero state ingenti, forse anche utili ad una uscita anticipata dalla crisi economica”. “I benefici dell’accoglienza, rispetto alla costruzione di muri sono evidenti. Molto più evidenti se si considera l’accoglienza attraverso progetti come quelli di Servizio Civile, che fanno camminare insieme, formano e fanno crescere nella solidarietà ed inclusione due mondi, il mondo che ospita e quello che viene ospitato”, conclude la ricerca. (FSp – Redattore Sociale)
 

Papa Francesco: la recita del Rosario per la pace in Siria e Medio Oriente

Roma – Papa Francesco ieri pomeriggio si è recato in pellegrinaggio al Santuario mariano del Divino Amore. Qui, all’inizio del mese mariano, ha presieduto la recita del Santo Rosario per la pace nella “martoriata Siria” e nel mondo. Ad accogliere il pontefice, fra gli altri, Vicario generale per la diocesi di Roma, mons. Angelo De Donatis e mons. Paolo Lojudice, vescovo Ausiliare per il Settore Sud della Capitale.
 

Taranto: conferenza nazionale su salute di bambini e madri migranti

Taranto - Dopo Vancouver, Beirut, Coventry e Sidney, fa tappa in Italia, a Taranto, la conferenza internazionale del 2018 del Rotary, l’organizzazione animata da oltre un milione di persone impegnate nel promuovere progetti volti a risolvere i problemi più pressanti del mondo: dall’alfabetizzazione alla pace, dall’acqua alla salute.

Quasi 1.000 persone tra scienziati, esponenti religiosi e delle istituzioni, leader delle comunità e giovani di tutto il mondo si incontreranno nel Teatro Orfeo della città ionica il 27 e 28 aprile per la conferenza internazionale del Rotary «Salute materna, infantile e pace», focalizzata sulla tutela della madre e del minore migranti. All’evento interverranno, tra gli altri, l’olandese Frans Timmermans, vicepresidente della Commissione Europea, l’australiano Ian Riseley, primo presidente dell’ultracentenaria storia del Rotary International a relazionare in Puglia, Stefano Vella, direttore Centro per la Salute Globale - Istituto Superiore di Sanità e mons. Guerino Di Tora, presidente della Commissione Cei per le Migrazioni.

Nel mondo 65 milioni di persone scappano dal loro Paese a causa di conflitti armati o di persecuzione, e il 90% dei decessi dovuti ai conflitti armati è costituito da civili, metà dei quali sono bambini. Quello Mediterraneo è oggi, spiega una nota, il fronte più caldo di questo doloroso processo planetario. Da qui la scelta di Taranto, culla della Magna Grecia e crocevia del Mediterraneo, che da oltre mezzo secolo cerca di coniugare una delle condizioni di vita per cui il Rotary si impegna quotidianamente, la salute, e il lavoro.

Siria: a Piacenza incontro su “segno di pace”

Piacenza - Si chiama “Siria: un segno di pace” ed è l'iniziativa organizzata a Piacenza, per il prossimo 3 maggio, dalle suore missionarie scalabriniane di Piacenza e dalla Comunità di Sant'Egidio. L'obiettivo è quello di concentrare l'attenzione sulle emergenze umanitarie in atto nel Paese e cercare di illustrare quali possano essere le soluzioni da intraprendere. L'appuntamento è nella casa provinciale delle suore – che sin dalla loro fondazione si occupano di migrazione – in piazzetta S. Savino 29, alle 21.

“L'emergenza umanitaria siriana va compresa nella sua complessità – spiega suor Milva Caro, superiora della Provincia europea delle scalabriniane – Questa porta a una analisi, anche sotto un punto di vista umanitario, che è necessaria e doverosa per l'Europa. Analizzeremo le priorità dettate dalla cronaca di questi giorni e alcune delle prospettive di solidarietà, come nel caso dei corridoi umanitari. Un percorso di pace passa anche attraverso comunità sempre più consapevoli che la propria vita non finisce con un confine, ma è il passaporto per l'intero mondo”.

Papa Francesco: in Cielo Gesù lavora e prega per noi

Città del Vaticano - Il Cielo non è un posto un po' noioso, come alcuni pensano, ma l' incontro con Gesù. Lo dice papa Francesco a Casa santa Marta, parlando, riferisce Vatican News, della promessa di felicità eterna fatta da Dio. Noi camminiamo nella vita sicuri, fidandoci di questa promessa.

E’ alla prima Lettura della liturgia di oggi che il pontefice dedica la sua riflessione. Si tratta del brano degli Atti degli Apostoli che riporta il discorso di Paolo nella sinagoga di Antiochia.
Gli abitanti di Gerusalemme e i loro capi, dice l’apostolo, non hanno riconosciuto Gesù e lo hanno condannato, ma lui dopo essere morto è resuscitato. “E noi, conclude, vi annunciamo che la promessa fatta ai Padri si è realizzata, perché Dio l’ha compiuta per noi, loro figli, resuscitando Gesù”.

Con nel cuore questa promessa di Dio, prosegue il Papa, il popolo si è messo in cammino e con la sicurezza che gli derivava dal sapersi “un popolo eletto”. Il popolo, spesso infedele, “si fidava della promessa, perché sapeva che Dio è fedele”. E per questo andava avanti, fidandosi della fedeltà di Dio: “anche noi siamo in cammino: noi siamo in cammino. Siamo in cammino … e quando facciamo questa domanda – ‘Sì, in cammino: ma in cammino, dove?’ – ‘Sì, in cielo!’ – ‘E cosa è, il cielo?’. E lì, incominciamo a scivolare nelle risposte, non sappiamo bene come dire ‘cosa è il cielo’. E tante volte pensiamo a un cielo astratto, un cielo lontano, un cielo … sì, si sta bene lì … Alcuni pensano: ‘Ma, sarà un po’ noioso stare lì, tutta l’eternità?’. No: il cielo non è quello.  Noi camminiamo verso un incontro: l’incontro definitivo con Gesù. Il cielo è l'incontro con Gesù”.

Il Papa dice che dobbiamo tornare su questo pensiero: “Io sto camminando nella vita per incontrare Gesù”. Un incontro che ci farà godere per sempre, afferma il Papa che si  domanda: “cosa fa Gesù, nel frattempo? E risponde: non sta seduto ad aspettarmi ma, come dice il Vangelo, lavora per noi. Lui stesso infatti ha detto: ‘Abbiate fede anche in me’ e ‘Vado a prepararvi un posto’. E qual è il lavoro di Gesù? L’intercessione. La preghiera di intercessione”: “Gesù prega per me, per ognuno di noi. Ma questo dobbiamo ripeterlo per convincerci: Lui è fedele e Lui prega per me. In questo momento”.

Francesco ricorda le parole di Gesù nell’Ultima Cena, quando a Pietro promette:  “io pregherò per te”. E quello che dice a Pietro l’ha detto a tutti noi: “Io prego per te”: “E ognuno di noi deve dire: 'Gesù sta pregando per me', sta lavorando, ci sta preparando quel posto. E Lui è fedele; Lui è fedele: lo fa, perché lo ha promesso. Il cielo sarà questo incontro, un incontro con il Signore che è andato lì a preparare il posto, l’incontro di ognuno di noi. E questo ci dà fiducia, fa crescere la fiducia”.

Gesù è il sacerdote intercessore, fino alla fine del mondo. “Che il Signore ci dia questa consapevolezza di essere in cammino con questa promessa – conclude il Papa -  il Signore ci dia questa grazia: di guardare su e pensare: ‘Il Signore sta pregando per me’ ”.

Bellunesi nel Mondo: il 19 maggio l’Assemblea annuale

Belluno –Si svolgerà il prossimo 19 maggio a Belluno la 53esima Assemblea annuale dell’Associazione dei Bellunesi nel Mondo.  “L’Assemblea – scrive il presidente Oscar De Bona– è uno dei momenti più importanti dell’Associazione Bellunesi nel Mondo, perché vi è un incontro diretto con i nostri emigranti, con le nostre Famiglie e, in questi ultimi anni, con i membri di Bellunoradici.net (giovani Bellunesi che hanno intrapreso la strada dell’emigrazione)”. Lo scorso anno, il 2017, si sono iscritti all’Aire (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero) 1292 Bellunesi. Attualmente, fa sapere l’associazione, i bellunesi iscritti all’Aire sono 51.301: “un dato che deve farci assolutamente riflettere e del quale discuteremo in occasione dell’Assemblea del 19 maggio”.