Primo Piano

Migrantes: solidarietà al popolo Rom

Roma - La Fondazione Migrantes esprime la propria solidarietà al popolo rom e sinto, così spesso ingiustamente discriminato, ricordando le parole che Papa Paolo VI rivolse loro nello storico incontro di Pomezia: “Voi nella Chiesa non siete ai margini, ma, sotto certi aspetti, voi siete al centro, voi siete nel cuore”.
Un popolo ricco di storia e di valori. I problemi che oggi lo affliggono, come ad esempio la mancata scolarizzazione di una parte dei suoi figli (che purtroppo torna a essere un problema anche per molte famiglie italiane in condizioni di disagio), non si risolve marginalizzandoli – anzi è proprio questa marginalizzazione e il pregiudizio che rendono così difficile il loro inserimento scolastico – ma assicurando loro, come a ogni cittadino italiano, degne condizioni di vita.
 
 

Mons. Galantino: “serve la politica, non le polemiche”

Roma - In merito al fenomeno migratorio «la Chiesa e le sue realtà non devono e non possono sostituirsi al discernimento della politica e alla responsabilità di chi governa». Ma «non possono neanche girarsi dall’altra parte». Il vescovo Nunzio Galantino sottolinea con forza che tra Stato e Chiesa i «livelli di intervento diversi », ma devono convergere «sempre e tutti verso il Bene comune». E con uguale vigore ribadisce che «i problemi richiedono soluzioni adeguate, non battute polemiche, code di paglia e sorrisetti autocompiaciuti: non stiamo litigando tra bambini a scuola, stiamo parlando di problemi grossi e seri, da persone adulte».
Il segretario generale della Cei è intervenuto ieri alla presentazione del quinto numero del 2018 della rivista Limes, dal titolo «Quanto vale l’Italia». E ha inquadrato il tema da diversi punti di vista. Uno dei quali, appunto, le problematiche relative alla mobilità umana.
«Sfido chiunque – ha detto – a trovare un passaggio in cui il Papa o il cardinale presidente della Cei, Gualtiero Bassetti, o io stesso abbiamo mai sostenuto di essere a favore di una accoglienza 'senza se e senza ma'». Il punto di riferimento per le scelte della Chiesa è la Sacra Scrittura. «In essa, tra l’altro, – ha aggiunto il vescovo – si legge l’espressione scelta dal Papa come apertura del Messaggio per la 104esima Giornata mondiale del migrante e del rifugiato: 'Il forestiero dimorante fra voi lo tratterete come colui che è nato fra voi; tu l’amerai come te stesso perché anche voi siete stati forestieri in terra d’Egitto'. E poi, nel Vangelo di Matteo: 'Ero forestiero e mi avete accolto'».
Galantino ha anche risposto a chi critica la Chiesa e i cattolici per il fatto di non ospitare direttamente tutti i migranti e rifugiati. «Tante famiglie e tante realtà religiose e laiche» accolgono gli stranieri e grazie alla loro disponibilità, «l’Italia vale tanto in Europa». Un’Italia, ha poi aggiunto parlando con i giornalisti, in cui «la solidarietà esiste ancora», come dimostrano ad esempio esperienze di ingresso legale nel Paese come i corridoi umanitari promossi dalla stessa Cei e da alcune organizzazioni cattoliche.
Il segretario dei vescovi ha anche toccato il tema del Mezzogiorno e della natalità. «Il Sud è una sfida ineludibile – ha notato – e non vi si può guardare come uno spazio da conquistare e al quale destinare qualche prebenda al di fuori di serie progettualità». Niente pietismo e paternalismo, dunque, poiché essi «sono stati e continuano ad essere i più efficaci e subdoli alleati del malcostume e del sistema malavitoso, del quale sto sentendo pericolosamente parlare poco».
Infine il patto per la natalità lanciato dal Forum delle Associazioni familiari e sottoscritto da moltissimi politici, alcuni dei quali oggi sono al governo. «Mi piace dire a quanti lo hanno firmato che, se manterranno l’impegno, non faranno un piacere al Papa, ai vescovi o ai credenti. Faranno solo l’interesse del nostro Paese. Un Paese che ha bisogno di politica, non di polemiche». Un Paese che non ha bisogno di «guerre tra poveri» e dove invece si assiste alla «proletarizzazione del ceto medio». A conclusione dell’incontro il direttore di Limes, Lucio Caracciolo, ha commentato: «L’Italia vale molto di più di quanto si pensi e di quanto gli stessi italiani sfiduciati vogliano». (M. Muolo – Avvenire)
 

Mons. Lojudice: no ad esternazioni da bar

Roma - “Il ministro dell’Interno ci sta abituando a esternazioni da bar. È difficile pensare ad un ministro che si esprima in un certo modo”. Così il vescovo ausiliare di Roma e Presidente della Commissione Regionale per le Migrazioni per il Lazio, mons. Paolo Lojudice, in un'intervista a InBlu Radio, il network delle radio della CEI, ha commentato l’annuncio di voler realizzare un censimento sui rom in Italia.
“La maggior parte dei rom in Italia – ha ricordato mons. Lojudice - sono cittadini italiani e la battuta del ministro cade e si vanifica da sola perché priva di significato”. “E’ chiaro – ha aggiunto mons. Lojudice - che la presenza di alcune migliaia di rom che vivono in situazioni molto precarie in alcune zone delle grandi città d’Italia è un problema serio e delicato che deve essere affrontato. Ben venga che per alcuni rom che vivono in quelle condizioni di degrado, come accade per molto italiani, si trovi una soluzione. Ma le problematiche vanno viste non perché si è in presenza di una razza o un’etnia. È un tema complesso e articolato non riconducibile a battute. Mi auguro che qualcuno spieghi al ministro qual’è la problematica e come intervenire in maniera intelligente e concreta per sostenere queste famiglie prima che arrivino a delinquere”. “Spero che nessuno dica mai sui rom – ha proseguito mons. Lojudice - che quella è la loro cultura. Questo sarebbe inaccettabile. Perché un bambino che nasce in un contesto degradato, malfamato e penso ad esempio alla mafia orientativamente purtroppo assumerà quel tipo di situazione. I problemi vanno analizzati in maniera seria altrimenti rischiamo di fare solo battute da bar senza affrontare le situazioni da legislatore o da chi è chiamato a governare un Paese. Queste persone devono essere considerate come esseri umani a prescindere dalle ideologie o dai partiti politici”.
 

Sinodo giovani: Instrumentum laboris, risolvere questione dei “minori non accompagnati”

Città del Vaticano - “Tra i migranti, un’alta percentuale è costituita da giovani”. È uno dei dati citati dall’Instrumentum laboris del Sinodo dei giovani di ottobre, che si sofferma sulla questione dei “minori non accompagnati da un famigliare adulto e da quanti arrivano in un Paese straniero in età scolare avanzata”. “Molti rischiano di finire vittime della tratta di esseri umani e alcuni spariscono letteralmente nel nulla”, la denuncia del testo: “Ad essi vanno aggiunti i giovani delle seconde generazioni, che sperimentano difficoltà in termini di identità e di mediazione tra le culture a cui appartengono, particolarmente quando c’è un grande divario sociale e culturale tra il Paese di partenza e quello di arrivo”. “Non c’è ancora un consenso vincolante sull’accoglienza di migranti e rifugiati, o sulle cause dei fenomeni migratori, malgrado il riconoscimento dell’imperativo universale di prendersi cura della dignità di ogni persona umana”, il grido d’allarme: “Il continuo aumento del numero di migranti e rifugiati, e in modo particolare la condizione delle vittime di tratta e sfruttamento, richiedono di attivare percorsi a tutela giuridica della loro dignità e capacità di azione e al tempo stesso di promuovere cammini di integrazione nella società in cui arrivano”. Senza contare “i tanti giovani che continuano a vivere in condizioni di guerra o di instabilità politica”, alcuni dei quali “vengono arruolati a forza o con la manipolazione in gruppi paramilitari o in bande armate, mentre alcune giovani donne vengono rapite e abusate. Coloro che sopravvivono soffrono varie conseguenze psicologiche e sociali”. Oltre all’accompagnamento specifico dei giovani che si trovano a “diventare adulti in contesti di grande violenza”, per aiutarli a superare i traumi subiti, “altrettanto importanti – si legge nel testo – sono i percorsi di riconciliazione a livello locale o nazionale, perché offrono un contesto in cui le vite dei giovani che hanno vissuto violenze anche brutali possono ritrovare e offrire energie preziose per superare divisioni, rancori, vendette”.
 

Vescovi USA su riforma immigrazione: “avrà un impatto negativo su famiglie e persone più vulnerabili”

New York  Il Presidente della Commissione per le Migrazioni della Conferenza Episcopale Americana, mons. Joe S. Vásquez, vescovo di Austin, ha inviato una lettera a tutti i membri della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti in risposta a due leggi sull’immigrazione che dovrebbero essere proposte questa settimana e che avevano già suscitato contrarietà tra i presuli statunitensi. Nella sua lettera al Congresso – riporta il Sir - Vásquez ha scritto: “Mentre vogliamo veramente una soluzione legislativa per i dreamers (i giovani arrivati bambini negli Usa illegalmente a seguito dei genitori, ndr), non possiamo, in buona fede, approvare i cambiamenti strutturali nel sistema di riforma dell’immigrazione poichè avranno un impatto negativo sulle famiglie e sulle persone più vulnerabili”.
Mons. Vásquez propone di aprire un tavolo di dialogo con i legislatori per offrire nuove soluzioni e opportunità per tutti i soggetti interessati, soprattutto quelli più in difficoltà, e ricorda che da ben 18 anni la Chiesa chiede una riforma delle migrazioni. Pur apprezzando lo sforzo dei rappresentanti della Camera di trovare una soluzione legislativa per i dreamers, i vescovi insistono sul mettere fine alla separazione delle famiglie ai confini degli Usa attraverso un ordine esecutivo e chiedono che la legislazione in discussione nei prossimi giorni “sia bipartisan, offra un percorso di cittadinanza, difenda le famiglie, protegga i più fragili, sia rispettosa della dignità umana anche quando viene applicata per garantire la sicurezza delle frontiere”.
Il vescovo Vasquez aveva già scritto in gennaio per opporsi al disegno di legge noto come H.R. 4760, introdotto a gennaio di quest’anno e anch’esso in discussione questa settimana, dove era evidente la riduzione dei visti per i lavoratori del settore agricolo, la riduzione dei visti di ricongiungimento familiare, i finanziamenti per edificare il muro di confine con il Messico e l’aumento degli agenti impiegati nel Dipartimento di sicurezza. Ciò che preoccupa, particolarmente, i vescovi è un secondo disegno, non ancora classificato e voluto dall’area più conservatrice del partito repubblicano. In questa proposta la Conferenza episcopale ha ravvisato “disposizioni contrarie alla dottrina sociale della Chiesa” perché vengono minate le protezioni in materia di asilo; si estendono le detenzioni dei minori e delle famiglie attraverso la costruzione di tendopoli nei pressi di Flores in Texas; vengono modificate le norme di protezione dei minori non accompagnati e possibili vittime di tratta; si propongono tagli radicali alle politiche migratorie familiari; si prospettano accordi unilaterali, senza alcun trattato o dialogo con Paesi terzi da cui provengono i migranti. “Questo disegno di legge – secondo i vescovi – aumenta considerevolmente il numero di bambini e famiglie in detenzione, il che non è accettabile”.
 
 

“Morire di speranza”: una preghiera ecumenica a Bologna con mons. Zuppi

Bologna - In occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato, Gli uffici Caritas e Migrantes della diocesi di Bologna, insieme alla Comunità di Sant’Egidio, promuovono  per domani, giovedì 21 alle 19, nella chiesa di San Benedetto a Bologna la preghiera ecumenica “Morire di speranza”, presieduta dall’arcivescovo, mons. Matteo Zuppi, per ricordare tutti coloro che hanno perso la vita nei viaggi della speranza verso l’Europa. Alla veglia prenderanno parte rifugiati, immigrati che ricorderanno i nomi e le storie di quanti hanno intrapreso questo viaggio e sono morti.
 

Diocesi di Venezia: sabato eventi di festa, incontri e attività per la Giornata mondiale del rifugiato

Venezia - Sarà una particolare giornata di festa, piena di eventi e specialmente rivolta ai bambini e alle famiglie; s’intitola “Nomi, case, migranti, mari, città” ed è l’iniziativa organizzata nell’intera giornata di sabato 23 giugno 2018 nell’area di Forte Marghera (Mestre) dalla diocesi di Venezia, dal Centro di lingua e cultura italiana per stranieri, dal Coro “Voci dal mondo” e dal gruppo “Prove di un mondo nuovo” (quello che ogni anno promuove le “72 ore” di volontariato per i giovani) nelle vicinanze della Giornata mondiale del rifugiato che ricorre oggi.
Il programma prevede alle ore 9.00 un laboratorio di scrittura creativa per bambini. Con la guida di Daniele Aristarco e in collaborazione con il musicista Gianfranco Galati e l’illustratrice Stephanie Vailati, il laboratorio avrà per titolo “Una lingua imperfetta. Rinominare il mondo”: “Per tanto tempo - dice infatti l'autore - gli uomini hanno inseguito l’utopia di una lingua perfetta, provando a inventarne una artificiale. Una lingua in grado di ricomporre l’infinito mosaico, nato con la Torre di Babele. Io sogno una lingua ‘imperfetta’, una lingua viva, con un vocabolario in costante espansione, alla ricerca di nuovi suoni, nuove strutture, in grado di accrescersi costantemente: di ‘smisurarsi’. Una lingua inventata dai bambini”. Alle 9.30, nella sala conferenze della Fondazione Forte Marghera, ci sarà la presentazione del libro “Io non lascio traccia. Storie di Invisibili” di Denis Baldan. Con l'autore converserà Gianfranco Bonesso, dirigente del Servizio Immigrazione del Comune di Venezia. Seguirà la lettura di un brano tratto dal libro “Fake. Non è vero ma ci credo” di Daniele Aristarco.
Al pomeriggio, presso il museo militare di Forte Marghera, altre iniziative per bambini e ragazzi e adulti, in particolare a cura del Centro di lingua e cultura italiana per stranieri: alle ore 16.00 “Il colore del sapore”, con l'illustratrice Silvia Fabris, per bambini dai 3 ai 5 anni e alle 17.30 laboratorio per bambini dai 6 agli 8 anni, con l'uso di collage e tempere. Gli alunni del Centro di lingua e cultura italiana per stranieri sceglieranno, fra tutte le proposte realizzate, il disegno che possa divenire il simbolo visivo di una scuola di stranieri aperta a tutti coloro che hanno necessità di imparare l’italiano. Al primo e al secondo classificato sarà consegnato anche un premio.
Dalle ore 18.00, con la collaborazione del ristorante Fairouz sarà attivo “Nomi da gustare”, un laboratorio etno-gastronomico aperto a tutti e, dicono gli organizzatori, “sarà questo il momento di rinominare il mondo del gusto e costruire un nuovo vocabolario gastronomico”. E infine, alle ore 20.00, il concerto “Polveriera austriaca” con il Coro “Voci dal mondo” - realtà decennale di integrazione multiculturale attraverso la musica – che accompagnerà la conclusione della giornata con una festa musicale che “riempirà di note le fenditure tra i popoli e le crepe della polveriera già impreziosite dall’oro e dal topazio dell’installazione Fort-Intemporal degli artisti Wendy Krochmal e Bobby Fogel per la Biennale di Architettura. Sulle pareti proiezioni e immagini d’autore a cura di Gianni Pigato.
 
 

Ismu: diminuiscono i richiedenti asilo in Italia

Milano - La Fondazione ISMU segnala che durante i primi cinque mesi e mezzo di quest’anno sono sbarcati in Italia, Grecia, Spagna e Cipro oltre 39mila migranti e che il flusso verso il Mediterraneo e l’Italia risulta in diminuzione. Dal 1° gennaio al 18 giugno 2018 i migranti sbarcati sulle coste italiane sono stati 15.610, contro gli oltre 60mila dello stesso periodo del 2017, con un calo del 77%, scrive la fondazione in un report in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato.  Restano significative le presenze di minori non accompagnati tra gli sbarcati: sono 2.171 i minori soli arrivati tra gennaio e l’11 giugno, e rappresentano oltre il 14% del totale.
Secondo i dati diffusi il 2018 presenta in questi nuovi sbarchi un cambio nelle nazionalità: prevalgono i tunisini (quasi 3mila persone), gli eritrei, i sudanesi, mentre i nigeriani sono scesi al quarto posto. Tra gennaio e maggio 2018 le richieste di asilo hanno registrato una diminuzione del 52%: le domande presentate sono state 28mila, contro le quasi 60mila nello stesso periodo del 2017.
Prevalgono nel nostro Paese le concessioni di protezione umanitaria, che hanno rappresentato il 28% degli esiti (oltre 11mila casi) tra le 40mila domande esaminate fra gennaio e maggio 2018. Sono stati 2.600 i migranti che hanno ottenuto lo status di rifugiato (6,5% del totale), e 1.634 hanno ricevuto la protezione sussidiaria (4%). Non è stata riconosciuta alcuna forma di protezione a oltre 24mila migranti.
I dati del 2017 consentono – scrive l’Ismu - di individuare alcune caratteristiche dei rifugiati: rispetto alla media, lo status di rifugiato registra un valore più alto tra le donne (25%), tra i minori di 13 anni (36%) e tra gli ultrasessantacinquenni (34%, anche se in numero assoluto si tratta di soli 90 casi). Relativamente alle nazionalità, lo status di rifugiato è concesso soprattutto a siriani (93%), somali (37%), eritrei (26%) e iracheni (25%).
Si sta riducendo – evidenzia ancora Ismu - l’impatto degli sbarchi sul sistema di accoglienza italiano: se al 31 dicembre scorso risultavano presenti 183mila migranti (il dato più elevato degli ultimi anni), a fine maggio di quest’anno le presenze sono scese a 167.739.
 

Scalabriniane: condividere il viaggio di chi parte forzatamente

Roma - “In questa giornata è essenziale capire come le politiche migratorie non possono essere dettate da espressioni ‘di pancia’. Questa giornata è un’occasione di riflessione, di azione, di decisione sulle responsabilità personali quotidiane, che possono abbattere i muri di gomma e quel  muro di ‘no’ alla solidarietà che apparentemente sembrano innalzarsi sempre più. Le ultime immagini, parole, atteggiamenti legati alla nave Aquarius sono stati come un’onda; non è mai accaduta tanta chiusura”. 
E’ quanto dichiara in una nota suor Neusa de Fatima Mariano, superiora generale delle missionarie scalabriniane sottolineando che il Mediterraneo, così come il Sudest asiatico, l’Africa, il Venezuela, il Messico, “sono solo alcuni dei luoghi ‘caldi’ e certamente la politica dei corridoi umanitari è una strategia, una soluzione percorribile e utile per salvaguardare le persone e la loro dignità, spesso deturpata durante il viaggio; i corridoi umanitari sono anche un modo per isolare coloro che approfittano senza scrupolo della miseria umana, vendendo la loro libertà”. La lotta ai trafficanti internazionali – ha aggiunto -  di esseri umani penso sia un punto dal quale non ci si possa tirare indietro. Ma davanti a un grido di dolore di centinaia, migliaia di persone, non possiamo rimanere indifferenti, né chiudere gli occhi; come dice Papa Francesco: ciascuno di noi è chiamato ad essere vicino ai rifugiati, a trovare con loro momenti d’incontro, a valorizzare il loro contributo, perché anche loro possano meglio inserirsi nelle comunità che li ricevono”.
 

Circensi: Papa Francesco saluta gli artisti del Rony Roller Circus

Città del vaticano - “Ringrazio gli artisti del circo, che ci hanno fatto vedere come la bellezza fa bene all’anima e al corpo”. Così Papa Francesco ha salutato gli artisti del Rony Roller Circus che questa mattina si sono esibiti davanti al pontefice al termine dell’Udienza generale in Piazza San Pietro. “La bellezza che ci hanno fatto vedere non è – ha aggiunto - una bellezza che si trova così: loro la fanno con tanto lavoro, con ore e ore di allenamento, ma alla fine sono riusciti a fare questo che, come ogni bellezza, ci avvicina a Dio”. (Raffaele Iaria)
 

Mattarella su Giornata Rifugiato: “la comunità internazionale deve operare con scelte politiche condivise e lungimiranti per gestire un fenomeno che interessa il globo intero”

Roma – “La tragedia dei rifugiati - donne, uomini e bambini costretti ad abbandonare le proprie case in cerca di un luogo dove poter vivere - è oggi sempre più drammaticamente attuale, come hanno sottolineato anche le Nazioni Unite”. Lo scrive in un messaggio il presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato promossa dall’Onu. Da tempo, l’Italia – sottolinea il capo dello Stato – “contribuisce al dovere di solidarietà, assistenza e accoglienza nei confronti di quanti, costretti a fuggire dalle proprie terre, inseguono la speranza di un futuro migliore per sé e per i propri figli. Obbedisce a sentimento di responsabilità l’impegno dei moltissimi concittadini che, sul suolo nazionale, nel Mediterraneo e in altre più lontane aree di crisi del pianeta, tengono vivo lo spirito di umanità che - profondamente radicato nella nostra Costituzione - contraddistingue il popolo italiano”. In occasione della Giornata Mattarella rivolge “il mio più vivo ringraziamento a tutti coloro che, in Italia e nel mondo, si adoperano con passione, impegno e dedizione, per questa causa. La comunità internazionale – sottolinea - deve operare con scelte politiche condivise e lungimiranti per gestire un fenomeno che interessa il globo intero. L’Unione Europea, in particolare, deve saper intervenire nel suo insieme, non delegando solamente ai Paesi di primo ingresso l’onere di affrontare le emergenze. La gestione attuale dei fenomeni migratori deve lasciare il posto a interventi strutturali che rimuovano le cause politiche, climatiche, economiche e sociali che alimentano tante tristi vicende. Per governare i grandi spostamenti di esseri umani occorre prevenire i conflitti e mettere fine a quelli in corso, sostenere i Paesi di origine dei flussi aiutandoli a combattere carestie e malnutrizione, fornire adeguato sostegno ai Paesi limitrofi e alle aree soggette a ostilità”.
“Consapevole della natura globale di questa sfida”, l’Italia promuove “da tempo – spiega il presidente della Repubblica -  nei consessi europei ed internazionali, una politica che si ispira ai principi della responsabilità, della solidarietà e della condivisione dei doveri e dei compiti tra tutti i Paesi interessati. Anche in seno alle Nazioni Unite, l’Italia è fortemente impegnata nei negoziati in vista dell’adozione di un patto mondiale sui rifugiati, che rappresenta lo strumento per offrire risposte concrete e universalmente accettate. Nel sollecitare la comunità internazionale e l’Unione Europea a compiere passi crescenti su questo terreno, la Repubblica Italiana – conclude il messaggio - si conforma alle norme sancite dal diritto internazionale relative all’accoglienza di coloro che hanno diritto a protezione”.
 
 

Napoli: riapre la chiesa dei Cinesi

Napoli - La prima pietra di inizio lavori fu posta il 6 ottobre 2009; stamattina viene riconsegnata alla città la chiesa della Sacra Famiglia dei Cinesi, che faceva parte del primo nucleo del Collegio dei Cinesi, fondato da Matteo Ripa e che ospita le sue spoglie mortali.
Diocesi, Asl Napoli Centro 1, Regione Campania insieme per restituire a napoletani e cinesi un pezzo della loro comune storia, sulle orme del missionario che, nel Settecento, dopo il ritorno dalla Cina fondò a Napoli il Collegio dei Cinesi, per educare i giovani cinesi che sarebbero poi stati evangelizzatori presso i loro compatrioti. Il Collegio fu il primo nucleo di quello che oggi è l’Istituto Orientale, un autentico ponte tra l’Oriente e l’Occidente, e in particolare tra la Cina e Napoli. Sono state Asl e Regione a finanziare (circa 1,2 milione di euro) l’intervento completo di restauro della chiesa e della cappella e del porticato adiacenti, che restituisce alla città tutta e in particolare al quartiere Sanità, in cui il complesso è ubicato, un elemento importante della sua storia. L’intero complesso religioso è stato oggetto di un intervento di restauro che ha riguardato l’apparato decorativo e le opere mobili. La chiesa fu inaugurata, infatti, nel 1732: nel 1814 fu restaurata, ma per le pessime condizioni in cui versava fu poi chiusa al pubblico, nel 1888, e mai più riaperta. Stamattina, alla riapertura, oltre al card. Crescenzio Sepe interverranno il presidente della regione Campania Vincenzo De Luca e il direttore generale della Asl Napoli 1 Centro Mario Forlenza. Infatti sarà l’occasione per sottoscrivere tra arcidiocesi e Asl, la convenzione per il comodato di uso gratuito a fini religiosi dei locali della chiesa; nonché della convenzione tra Asl, Università Orientale e Croce Rossa per l’apertura di un ambulatorio nel quartiere Gianturco, quale punto di prima assistenza sanitaria alla comunità cinese di Napoli. Tra gli interventi più significativi di restauro certamente quello della tela presente sull’altare maggiore della chiesa, raffigurante la Sacra Famiglia con i ritratti dei primi allievi del Ripa, che poi divennero missionari, Giovanni In e Lucio Vu; l’opera è firmata da Antonio Sarnelli e datata 1769. A sinistra del presbiterio sono collocate anche una tela raffigurante la Visitazione e a destra un’Annunciazione, copia tardiva derivata da Francesco De Mura.( Rosanna Borzillo)
 
 

Centro Astalli: un cd e un incontro a Roma per la Giornata del Rifugiato

Roma - E’ iniziato con un video il “Colloquio sulle Migrazioni” promosso questa sera, presso l’Università Gregoriana, dal Centro Astalli, alla vigilia della Giornata Mondiale del Rifugiato che si celebrerà domani su iniziativa dell’Onu. Il video è la presentazione di Yayla – Musiche Ospitali presentato in occasione di una speciale trasmissione radiofonica “Musiche ospitali” che andrà in onda domani alle ore 21.00 su Radio Rai Tre. Yayla, Musiche Ospitali è un incontro tra artisti di diverse provenienze e generi con i rifugiati per dar vita ad un viaggio musicale in cui i confini vengono superati dalla bellezza delle parole, delle note. Suoni e melodie di un Mediterraneo che ritorna ad essere mare di pace e di ospitalità. Un video – ha detto introducendo i lavori il presidente del Centro Astalli, p. Camillo Ripamonti – “un po’ diverso da quelli degli anni passati, più incentrati sul nucleo tematico della giornata. Abbiamo ascoltato la storia di una donna che fugge e l’ascolto, visivamente rappresentato nel video dalle cuffie, è il primo passo per la comprensione e per il dialogo. Il viaggio forzato – ha spiegato -  attraversa la sua vita, dividendola tra quello che ha lasciato e quello che troverà. Il viaggio passa in mezzo come una ferita che separa dalla vita precedente fatta di volti, affetti perduti e poi recuperati, anche se spesso mai completamente. Ma il viaggio è sempre più spesso per una donna esso stesso causa di ferite, luogo di violenza che a volte drammaticamente si fa seme di una nuova vita”. Il pensiero del religioso “non può che andare a quelle sette donne, sulla nave della vergogna (non nave di una vittoria, checché si continui a ripetere). Sette donne aspettavano un figlio, figli innocenti avvolti nell’intimo mistero di madri costrette a un ulteriore viaggio forzato in quel Mediterraneo che La Pira aveva individuato come mare comune, spazio di responsabilità condivisa da cui partire per costruire la pace attraverso il dialogo. Questo richiamo è tanto più urgente oggi che il Mediterraneo si è trasformato in cimitero di tanti innocenti, in teatro di faziosi scontri politici e in frontiera da armare. E il dialogo può partire solo dagli attori: i rifugiati e i cittadini che si affacciano su questo nuovo lago di Tiberiade, come lo chiamava La Pira”.
Durante l’incontro, moderato da giornalista e saggista Paolo Mieli, il card. Mario Zerai, Nunzio apostolico a Damasco, ha raccontato le sofferenze subito in Siria soprattutto da donne e bambini. “Ci siamo tutti sbagliati sulla Siria", ha detto il porporato - ricordando come il conflitto sia nato dalla scintilla delle proteste di piazza del febbraio 2011 e si sia esteso fino a divenire una guerra che ha coinvolto diversi eserciti. Citando i dati il card. Zerai ha detto che prima dell’inizio del conflitto il paese contava 23milioni di abitanti: oggi cinque milioni e mezzo sono rifugiati di cui 2 milioni e mezzo sono bambini, oltre sei milioni sono gli sfollati interni. Molti di loro sognano di tornare nelle proprie case. “Ho visto – ha detto - con i miei occhi ad Aleppo est, una città distrutta, persone rientrare nei propri appartamenti anche se fatiscenti, senza porte né finestre, senza acqua nè luce. E poi il dramma dei bambini: “sono venuto a sapere di alcuni bambini morti di freddo e di fame a cui erano stati rubati persino gli aiuti umanitari che avevano ricevuto. Per non dire lo strazio di alcuni bimbi cui hanno dovuto amputare gli arti”. E poi le donne, “le tante donne vedove. La guerra ha fatto mezzo milione di morti, un milione e mezzo di feriti. Per fortuna in Siria ci sono stati anche dei buoni samaritani ma anche questi sono presi di mira”. All’incontro anche Mario Primicerio, presidente della Fondazione “Giorgio La Pira” che ha parlato della visione del Mediterraneo secondo il “sindaco santo”.
In vista della Giornata il Centro Astalli ha realizzato un doppio CD dal titolo Yayla. Si tratta dell’incontro tra artisti di diverse provenienze e generi per dar vita a un viaggio musicale in cui i confini vengono superati dalla bellezza delle parole, delle note. Yayla, in turco, vuol dire transumanza. Una parola che evoca il ricordo di quando migrare era un tempo del vivere, una stagione che tornava ogni anno, il respiro di intere comunità. Vie percorse a piedi, collegamenti antichi che fanno parte della natura e della memoria, più che della geografia. Sono molte le parole usate dai popoli del mondo per definire una pratica che scompare, insieme alle sue tradizioni, ai suoi sapori, ai suoi riti. Ora Yayla diviene un cammino musicale intrapreso da cantanti, musicisti, attori, scrittori, operatori che lavorano nel sociale e da chiunque non crede che il fenomeno delle migrazioni debba essere gestito moltiplicando barriere e muri. Yayla nasce dalla voglia di far sentire la bellezza di un incontro che crea armonie inedite e rinnova quelle che ci sono più familiari, spiegano al Centro Astalli: “è un omaggio alla creatività dell’uomo, che nasce e resta migrante, sia quando il viaggio è scelta e scoperta, sia quando il dolore e l’esilio lacerano l’anima”.
Complessivamente sono stati oltre 130 i musicisti che hanno preso parte al progetto Yayla, portando parole e melodie che raccontano e accostano migrazioni antiche e contemporanee. Tra questi Antonella Ruggiero, che ha regalato “Nuova terra” con un nuovo mixaggio, Neri Marcorè con Giua, Edoardo Bennato, che insieme all’americano Jono Manson e al pakistano Saif Samejo ha appositamente registrato una nuova versione de “L’isola che non c’è”; gli statunitensi Ben Glover, Bocephus King, in coppia con Saba Anglana, Thom Chacon con Violante Placido, Ben Glover degli Orphan Brigade, Sara Jane Ceccarelli, Michele Gazich, The Gang, Marius Seck.
Il doppio CD contiene, inoltre, quattro brani recitati, che danno voce ai rifugiati accolti dal Centro Astalli, interpretati da Erri De Luca, Valerio Mastrandrea, Donatella Finocchiaro ed Evelina Meghnagi.
I proventi derivanti dalla vendita di Yayla contribuiranno a sostenere i progetti per le scuole del Centro Astalli, ’Finestre e Incontri’, che ogni anno danno l’opportunità  a migliaia di studenti in tutta Italia di fare un’esperienza diretta di incontro con un rifugiato e un testimone di un’altra religione nella propria classe. (R.I.)
 

Papa Francesco: il cristiano prega per il suo nemico e lo ama

Città del Vaticano - Il perdono, la preghiera, l'amore per chi ci “vuole distruggere”, per il nostro nemico: solo la Parola di Gesù può tanto. Papa Francesco rileggendo il capitolo quinto, versetto 43, dell'odierno Vangelo di Matteo ammette la difficoltà umana di seguire il modello del nostro Padre celeste che ha un amore "universale", quindi rilancia la sfida del cristiano, cioè chiedere al Signore la "grazia" di sapere "benedire i nostri nemici" e di impegnarsi ad amarli. Capiamo - è la riflessione di papa Francesco riportata da Vatican News - che “dobbiamo perdonare i nemici”, “lo diciamo tutti i giorni nel Padre Nostro; chiediamo perdono come noi perdoniamo: è una condizione …”, anche se non facile. Così anche “pregare per gli altri”, per “quelli che ci danno difficoltà”, “che ci mettono alla prova: anche questo è difficile, ma lo facciamo. O almeno, tante volte siamo riusciti a farlo”: “Ma pregare per quelli che vogliono distruggermi, i nemici, perché Dio li benedica: questo è veramente difficile da capire. Pensiamo al secolo scorso, i poveri cristiani russi che per il solo fatto di essere cristiani erano mandati in Siberia a morire di freddo: e loro dovevano pregare per il governante boia che li mandava lì? Ma come mai? E tanti lo hanno fatto: hanno pregato. Pensiamo a Auschwitz e ad altri campi di concentramento: loro dovevano pregare per questo dittatore che voleva la razza pura e ammazzava senza scrupolo, e pregare perché Dio li benedicesse! E tanti lo hanno fatto”. E' la “logica difficile”  di Gesù che, nel Vangelo, è racchiusa nella preghiera e nella giustificazione di quelli che “lo uccidevano” sulla Croce: “perdonali, Padre, non sanno cosa fanno”. Gesù chiede perdono per loro, come fa al momento del martirio, anche Santo Stefano: “Ma quanta distanza, un’infinita distanza fra noi che tante volte non perdoniamo piccole cosine, e questo che ci chiede il Signore e di cui ci ha dato esempio: perdonare coloro che cercano di distruggerci. Nelle famiglie è tanto difficile, a volte, perdonarsi i coniugi dopo qualche disputa, o perdonare la suocera, anche: non è facile. Il figlio, chiedere il perdono al papà, è difficile. Ma perdonare coloro che ti stanno ammazzando, che vogliono farti fuori … Non solo perdonare: pregare per loro, perché Dio li custodisca! Di più: amarli. Soltanto la parola di Gesù può spiegare questo. Io non riesco ad andare oltre”. E' dunque una “grazia” da chiedere, sottolinea il Papa, quella di “capire qualcosa di questo mistero cristiano e essere perfetti come il Padre che tutti i suoi beni dà ai buoni e ai cattivi”. Ci farà bene, conclude, pensare ai nostri nemici, “credo che tutti noi ne abbiamo”: “Ci farà bene, oggi, pensare a un nemico – credo che tutti noi ne abbiamo qualcuno – uno che ci ha fatto del male o che ci vuole fare del male o che cerca di fare del male: a questo. La preghiera mafiosa è: ‘Me la pagherai’. La preghiera cristiana è: ‘Signore, dagli la tua benedizione e insegnami ad amarlo’. Pensiamo ad uno: tutti noi ne abbiamo. Pensiamo a lui. Preghiamo per lui. Chiediamo al Signore di darci la grazia di amarlo”.
 

MCI Basilea: l’attesa per la visita di Papa Francesco

Basilea - Saranno oltre 1000 i fedeli della Missione Cattolica di Lingua Italiana che parteciperanno alla Messa di papa Francesco con la comunità cattolica di Ginevra, nel pomeriggio di giovedì. Un momento “molto atteso” dai fedeli, dice il missionario scalabriniano p. Corrado Caroli che da dicembre guida questa comunità.
A Ginevra la presenza italiana è molto significativa: si tratta di oltre 60mila persone attive con gruppi, associazioni, etc. E la Missione Cattolica Italiana oggi è punto di riferimento per gli emigrati di “vecchia e nuova generazione”, come dice il religioso che sta avviando una serie di iniziative che vanno oltre la pastorale ordinaria: incontri di formazione, culturali e sta pensando alla realizzazione di un oratorio per i ragazzi e i giovani.
L’annuncio della visita e la conferma,  nel programma, di una celebrazione eucaristica per la comunità cattolica, rappresenta un “evento unico”: “ho riscontrato una attenzione particolare  e una voglia di partecipazione molto alta. Vivendo lontano da Roma è grande il desiderio di vedere il papa da vicino, poter avere la possibilità di ascoltare direttamente la sua voce e  forse, come qualcuno si augura, poterlo salutare personalmente”.
Alla messa anche altri italiani provenienti da diverse Missioni Cattoliche Italiane: Zurigo, Berna, etc. “Una visita certamente importante – spiega il Coordinatore nazionale delle MCI in Svizzera don Carlo De Stasio – perché noi come italiani siamo molto legati alla figura del Pontefice che ha conosciuto l’emigrazione attraverso l’esperienza della sua famiglia ed è molto attento al problema migratorio”. Una visita importante anche dal punto di vista ecumenico: “in Svizzera noi viviamo – spiega il sacerdote – fianco a fianco con fedeli di varie confessioni cristiane”.
La Missione Cattolica Italiana di Ginevra ha oltre 115 anni: “una lunga storia chiamata a scrivere pagine nuove,  un invito a camminare insieme, a fare l’esperienza di una famiglia aperta all’incontro con l’altro, nella quotidianità, sul lavoro, in parrocchia, nelle tante situazioni di vita, qualunque sia la storia, l’origine, la cultura, la religione. E’ bello – si legge sul sito -  voltarsi indietro e godere compiaciuti di quanto si è fatto in oltre un secolo, ma è stimolante  sentire che siamo chiamati a guardare avanti, perché altre sfide ci attendono, sfide che esigono da noi scelte precise, che tengano conto dei problemi della nostra gente e delle indicazioni di questa Chiesa, nella quale viviamo e della quale siamo a tutti gli effetti parte integrante a pieno diritto”.
Attualmente in Svizzera vivono 600mila italiani: cinquanta sono le Missioni Cattoliche Italiane con 54 sacerdoti. (Raffaele Iaria)
 

 

Migrantes Catanzaro-Squillace: le iniziative per la Giornata Mondiale del Rifugiato

Catanzaro - Il prossimo 20 giugno si celebrerà la “Giornata Mondiale del Rifugiato”, un appuntamento annuale voluto dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica sulle condizioni di chi fugge da guerre e persecuzioni. Una ricorrenza che, oggi più che mai, assume un significato importante soprattutto in Italia, dove in queste ultime settimane si è posto l’accento sulla necessità di una regolamentazione seria dei flussi migratori e delle politiche di accoglienza. È in quest’ottica che la Migrantes diocesana di Catanzaro-Squillace e la Fondazione Città Solidale Onlus vogliono incrementare significativamente i momenti di incontro con la popolazione, attraverso l’iniziativa del Servizio Centrale SPRAR “Porte Aperte”, appuntamenti che non vogliono essere solo un’occasione sui generis, ma momenti ed opportunità di vera e propria condivisione di quelle che sono le buone prassi legate ad un’accoglienza integrante sul territorio. Come lo scorso anno, l’iniziativa è in collaborazione con la campagna #WithRefugees di UNHCR (con il Patrocinio della Provincia di Catanzaro e di molti Comuni), per ribadire, ancora una volta, che l’Italia sta dalla parte dei rifugiati. La nostra Chiesa locale, attraverso i suoi organismi preposti, vuole, quindi, aprirsi ancora di più al territorio partendo dagli SPRAR per adulti di Gasperina e Girifalco che hanno accolto ieri la popolazione nelle proprie strutture offrendo una panoramica di tutti i servizi messi a disposizione dei beneficiari, ma anche e soprattutto per far conoscere gli usi e le tradizioni ed il lungo viaggio degli ospiti che giungono da paesi lontani alla ricerca di un futuro migliore. Appuntamento che si replicherà a San Pietro Apostolo presso lo SPRAR per Minori Stranieri non accompagnati, nella giornata del 20, attraverso un momento di sport che si terrà al campo sportivo, seguito dalla proiezione del film “Fuoco ammare” e da un momento di convivialità con balli e canti popolari africani. Nello SPRAR “Catanzaro- Minori”, sito nel Comune di Squillace, l’evento “Porte Aperte” si terrà nella data del 23 e avrà un titolo singolare “Nya Sewo-Scialamuni”, connubio di due dialetti (mandinka e calabrese), che significa “Divertiamoci”. Del resto, l’età dei beneficiari e la loro voglia di divertirsi, valorizzando momenti di condivisione e leggerezza, non potevano suggerire un titolo migliore. La serata sarà inaugurata dal saluto delle istituzioni locali per poi passare all’apertura vera e propria del Centro ai cittadini. Saranno, inoltre, presenti con i loro prodotti gastronomici ed artigianali le aziende che ospitano i tirocini formativi rivolti ai beneficiari accolti nello SPRAR. La serata sarà allietata dalle canzoni del gruppo folk calabrese “Lisarusa”, da esibizioni canore dei beneficiari del centro e dalle barzellette dell’intrattenitore Vono. Un momento di apertura al territorio sarà realizzato - sempre in questo mese - anche a San Sostene, in occasione dell’inaugurazione del centro Sprar per minori (20 posti). A concludere il ciclo delle manifestazioni, giorno 29 giugno (dalle 16 alle 20), la seconda edizione della gara podistica promozionale, che si terrà presso il campo scuola “Pietro Mennea” di Catanzaro e che vedrà la partecipazione di tutti gli ospiti e operatori degli SPRAR attualmente gestiti da dalla Fondazione Città Solidale Onlus. Un evento aperto al territorio che vedrà la partecipazione della UISP Catanzaro e della Scuola atletica leggera di Catanzaro. Lo Sport sicuramente può rappresentare uno dei veicoli di maggiore coinvolgimento del territorio e nello stesso tempo può trasmettere i valori insiti nella cultura sportiva. Attraverso le attività sportive, le persone s’incontrano, si confrontano, si sostengono, istaurano rapporti di amicizia, sono solidali tra loro, imparano a rispettare le regole proprie della piccola comunità della quale fanno parte. Queste iniziative possono essere riassunte nel pensiero di Padre Piero Puglisi, direttore della Migrantes e Presidente di Fondazione Città Solidale Onlus: “Vogliamo, in questo anno e soprattutto in questo periodo, ribadire che la realizzazione di un’integrazione e di una interazione sul territorio è possibile. La nostra deve essere un’accoglienza che va oltre la semplice e mera ospitalità e che veda nei nostri beneficiari, con un supporto metodico e professionale degli operatori, cittadini a pieno titolo sul territorio nazionale. Fondazione Città Solidale, oggi più che mai, vuole ribadire che la sua Mission è stare sempre a fianco dei più deboli e, per questo, si impegna a favorire momenti di incontro con la popolazione. I nostri centri Sprar (Girifalco, Gasperina, San Pietro Apostolo, Catanzaro, Squillace, Satriano, san Sostene, con oltre 150 persone straniere accolte, tra donne, uomini, adulti e minori) sono aperti alla popolazione non solo in occasione della giornata mondiale del rifugiato ma in ogni momento dell’anno, perché ogni persona di buona volontà, venendo a vedere, conoscendo ... possa comprendere meglio senza lasciarsi condizionare da giudizi e pregiudizi. I volontari e le comunità che ci sostengono sono già tante, pensiamo infatti che solo ‘mettendo le mani in pasta’ si possano superare stereotipi e costruire - dal basso e da dentro - un mondo migliore, più giusto e, per questo, più umano”. (Migrantes Catanzaro-Squillace)
 

Pozzuoli: sabato la festa dei popoli “Popoli diversi e uguali”

Pozzuoli -  “Popoli, diversi e uguali “ è stato il tema della IX edizione del festival dei Popoli a Pozzuoli. Alle 11.30 nella Chiesa San Marco, sabato scorso, si sono ritrovati insieme diversi gruppi di etnie cristiane per celebrare la Santa Eucaristia per l’evangelizzazione del popolo che ha dato il via all’evento che ormai è diventato una grande occasione di incontro e di accoglienza  nella Chiesa Puteolana.
La Santa Messa è stata presieduta dal direttore diocesano Migrantes della diocesi e concelebrata da altri sacerdoti etnici (dalla Nigeria, Tanzania, Costa D’Avorio e Rep. Dem. Del Congo). Il direttore ha ricordato l’amore di Cristo che ci fa suoi amici: “Sarà Gesù ad avvicinarsi alla nostra umanità: Voi siete miei amici. Non più servi, ma amici. Parola dolce, musica per il cuore dell'uomo. L'amicizia, qualcosa che non si impone, non si finge, non si mendica. Che dice gioia e uguaglianza: gli amici sono alla pari, non c'è un superiore e un inferiore, chi ordina e chi esegue. È l'incontro di   libertà. Vi chiamo amici: un Dio che da Signore e Re si fa amico, che si mette alla pari dell'amato!
Ma perché dovremmo scegliere di rimanere dentro questa logica? La risposta è semplice, per essere nella gioia: questo vi dico perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. L'amore è da prendere sul serio, ne va del nostro benessere, della nostra gioia. Dio, un Dio felice (‘la mia gioia’), spende la sua pedagogia per tirare su figli felici, che amino la vita con libero e forte cuore e ne provino piacere, e ne gustino la grande bellezza. E’ l’amore di Cristo che fa accoglienza, ci rende tutti uguali pur essendoci diversi nelle culture, lingue e tradizioni. Dio è amore e l’amore ama. Amiamoci come egli ci ha amato, accogliamoci come Cristo ci ha accolto”.
Altri momenti durante la celebrazione Eucaristica sono stati l’animazione del coro Nigeriano e Peruviano; la danza della presentazione dei doni dell’offertorio e il gloria cantato in lingua spagnola. La preghiera dei fedeli in maniera spontanea in 5 lingue: Inglese, Swahili, Igbo, Indiana-Malayalam e in Italiano per concludere.
Dopo la celebrazione un gruppo hanno tenuto animazione e giochi per i ragazzi e bambini; nuovi italiani con intrattenimenti di musiche etniche e meravigliose interazioni tra le etnie. Alle 13.30 la mostra di fotografie sull’immigrazione, accoglienze e diverse attività fotografiche delle iniziative dell’ufficio Migrantes diocesano. Nel pomeriggio l’esibizione culturale delle diverse etnie con gli rispettivi abiti tradizionali e nazionale. La giornata si è conclusa con le consegne degli attestati di merito agli alunni che hanno frequentato il corso di lingua e cultura italiana e l’attestato del corso di cucina Italiana ed internazionale, edizione 2018. Corsi organizzati dall’ufficio Migrantes diocesano. (Sara Tortorelli – Segreteria Migrantes diocesi  di Pozzuoli)
 
 
 
 
 
 
 
 

Morire di speranza; una preghiera ecumenica con mons. Semeraro

Roma - In occasione della Giornata mondiale del rifugiato 2018 la Fondazione Migrantes, insieme ad ACLI, Centro Astalli, Caritas Italiana, Comunità di Sant’Egidio, Federazione delle Chiese evangeliche in Italia e Agenzia Scalabriniana per la Cooperazione, per il dodicesimo anno consecutivo, organizzano una veglia ecumenica in memoria delle vittime dei viaggi verso l’Europa a cui partecipano comunità e associazioni di immigrati, rifugiati e organizzazioni di volontariato. La preghiera ecumenica si svolgerà giovedì 21 giugno nella Basilica di Santa Maria in Trastevere alle ore 18,00 e sarà presieduta dal vescovo di Albano e segretario del Consiglio dei Cardinali, mons. Marcello Semeraro.
Dal 1988, sottolineano le organizzazioni promotrici, sono morte lungo le frontiere dell'Europa almeno 35.000 persone. Nel 2017 sono stati 3.116 i migranti morti nel Mediterraneo mentre tentavano di raggiungere l'Europa via mare, con una media di quasi 10 morti al giorno. E il 2018 purtroppo si mostra altrettanto agghiacciante: da gennaio ad oggi risultano morte 587 persone.
Il dato è aggiornato al 22 aprile 2018 e si basa sulle notizie censite negli archivi della stampa internazionale degli ultimi 27 anni. Ma i numeri reali “potrebbero essere molto più grandi. Nessuno sa quanti siano i naufragi di cui non abbiamo mai avuto notizia. Lo sanno soltanto le famiglie dei dispersi, che dal Marocco allo Sri Lanka, si chiedono da anni che fine abbiano fatto i loro figli partiti per l'Europa e mai più tornati”.
Ai naufragi nel Mediterraneo si vanno ad aggiungere i viaggi che finiscono tragicamente nel Sahara, i rimpatri forzati a cui corrisponde spesso la morte in carceri disumane, e non ultimi, episodi di violenza contro i migranti che si verificano nei paesi di transito e alle frontiere.
La preghiera “Morire di speranza” è promossa per “non dimenticare la speranza di tante persone e la sofferenza di chi cerca protezione in Europa; per non rassegnarsi o assuefarsi alle tragedie ma impegnarsi per un mondo più umano e giusto”. Le associazioni promotrici chiedono ai governi, ai legislatori e alla comunità europea di “porre in essere ogni sforzo per proteggere i profughi e salvaguardare la vita e la dignità dei migranti. Aprire vie legali per chi ha diritto di chiedere asilo, attivare programmi adeguati di reinsediamento per i rifugiati e stabilire quote d’ingresso per i lavoratori stranieri sono misure non derogabili per governare il complesso fenomeno delle migrazioni e rendere le nostre società più inclusive e per questo sicure”.
 

Frontex: meno 82% di arrivi via mare

Roma - Il numero dei migranti arrivati in Italia attraverso il Mediterraneo Centrale in maggio è caduto a circa 4.100, in calo dell’82% rispetto al maggio 2017.  Lo comunica Frontex.
Nei primi cinque mesi del 2018, il totale degli arrivi è di circa 13.450, in calo del 77% rispetto a un anno prima. Tra gli arrivi, sono soprattutto migranti tunisini ed eritrei, che contano per il 37% del totale.
 

Migrantes: non lasciamoci contagiare dall’indifferenza e dal rifiuto

Una nota del Direttore Generale della Fondazione Migrantes Don Gianni De Robertis Roma - La Giornata Mondiale del Rifugiato, promossa dalle Nazioni Unite,  cade quest’anno in un momento di profonda tristezza e preoccupazione per quanto vediamo accadere attorno a noi. Non mi riferisco alla giusta richiesta perché l’ingresso dei migranti avvenga in modo legale e responsabile, e perché di esso si faccia carico l’Europa nel suo insieme, ma al moltiplicarsi di parole e gesti di odio, di disprezzo o di scherno verso uomini, donne, bambini in fuga dalla guerra e da situazioni di morte, persone che spesso hanno subito torture, violenze, visto morire persone care, come molte di quelle che erano sulla nave Aquarius. Ha fatto male vedere al porto di Valencia ad attenderli, accanto a molti che erano andati per un gesto di benvenuto, anche altri con striscioni che recitavano: “Non vogliamo i migranti. Andatevene”. Eppure coloro che arrivano sulle nostre coste (poche decine di migliaia di persone) non sono un numero ingestibile se paragonato alle dimensioni dell’Europa, e ancor meno se confrontato con il numero dei rifugiati nel mondo (oltre 22 milioni, e 68 milioni di migranti forzati), quasi tutti accolti in Paesi molto poveri, quelli limitrofi alle zone di guerra, guerre di cui nessuno di noi può dirsi del tutto innocente.
Cosa sta accadendo all’Italia e all’Europa?
Papa Francesco parlando ai partecipanti al Forum internazionale “Migrazioni e pace” diceva: “C’è un’indole del rifiuto che ci accomuna, che induce a non guardare al prossimo come a un fratello da accogliere, ma a lasciarlo fuori dal nostro personale orizzonte di vita, a trasformarlo piuttosto in un concorrente, in un suddito da dominare. Di fronte a questa indole del rifiuto, radicata in ultima analisi nell’egoismo e amplificata da demagogie populistiche, urge un cambio di atteggiamento, per superare l’indifferenza e anteporre ai timori un generoso atteggiamento di accoglienza verso coloro che bussano alle nostre porte. Per quanti fuggono da guerre e persecuzioni terribili, spesso intrappolati nelle spire di organizzazioni criminali senza scrupoli, occorre aprire canali umanitari accessibili e sicuri. Un’accoglienza responsabile e dignitosa di questi nostri fratelli e sorelle comincia dalla loro prima sistemazione in spazi adeguati e decorosi. I grandi assembramenti di richiedenti asilo e rifugiati non hanno dato risultati positivi, generando piuttosto situazioni di vulnerabilità e di disagio. I programmi di accoglienza diffusa, già avviati in diverse località, sembrano invece facilitare l’incontro personale, permettere una migliore qualità dei servizi e offrire maggiori garanzie di successo”.
Oggi vogliamo ripetere ai tanti che continuano a credere in una umanità più fraterna e solidale, quella che il Signore ci ha insegnato, le parole pronunciate da un profeta del nostro tempo: “In piedi, costruttori di pace!”, non lasciamoci contagiare dall’indifferenza e dal rifiuto.